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  1. danfit

    Calibano Editore

    Salve a tutti, sto valutando una proposta di pubblicazione con Calibano. La proposta è uguale a quelle già riportate. Qualcuno ha qualcosa da dire rispetto al POST pubblicazione? Come è andata la collaborazione con la CE in fase di lancio commerciale e vendita? Grazie in anticipo per le eventuali risposte.
  2. danfit

    Pubblicare con CE in data ben precisa

    Grazie davvero per il tempo che mi avete dedicato nelle risposte. I vostri consigli sono preziosi e opportuni. Vedrò di iniziare a muovermi subito
  3. danfit

    Pubblicare con CE in data ben precisa

    Ciao a tutti, vorrei sottoporvi una questione: il mio prossimo libro, avendo a che fare con la presente stagione calcistica, deve uscire necessariamente a maggio (a fine campionato insomma), per non "invecchiare prematuramente". Trattandosi - tra le altre cose - di un'analisi di ciascuna giornata già in corso di scrittura (il giorno dopo ogni partita scrivo l'analisi relativa, quindi il libro "si sta scrivendo" a scadenza fissa), esso si concluderà necessariamente con l'ultima partita di maggio (in quel momento poserei la penna) e vorrei che il libro uscisse immediatamente dopo. Non vorrei pubblicare in self e confido, per una serie di ragioni, di pubblicare con CE. Una CE seria però - giustamente a mio avviso - dovrebbe prendersi tempo per pubblicare (per l'editing, le grafiche e tutto il resto). Insomma: come si può conciliare velocità di pubblicazione appena terminata l'opera e "serietà" delle operazioni da parte di una CE, che normalmente pubblica a mesi di distanza dalla ricezione del manoscritto? Qualcuno si è trovato in una situazione simile? Spero di essermi in qualche modo spiegato pur essendo sabato mattina . Un caro saluto!
  4. danfit

    Tempo

    Commento: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/49913-la-controra/?do=findComment&comment=877571 TEMPO Il vento la neve le nuvole, il mare il cielo. E la pioggia, quasi dimenticavo. Rimarrebbe la nebbia ma ho evocato a sufficienza: perfino i poeti devono riposare.
  5. danfit

    La controra

    @Francesco Bisesti ciao, bellissimo frammento davvero. Mi pare inappuntabile sintatticamente. Poi - qui è una questione di gradimento personale - mi piace lo scrivere asciutto e insieme evocativo. Quando si evoca, appunto, si tende spesso a barocchismi, ad appesantire la scrittura con una quantità di aggettivi improponibile, ma non è il tuo caso. Ripeto: apprezzo l'equilibrio snello del tuo rammentare. Procedo un po' a casaccio: Qui avrei usato due immagini diverse perché la struttura è un po' ridondante, dato che gli arabeschi sono appunto disegni. Questo dettaglio incuriosisce e temporizza. Bello davvero. Non conosco il gioco e ora lo vado a "googlare". La descrizione iniziale è efficacissima perché attraverso la descrizione del tuo cammino ci accompagna in bottega in prima persona. Questo "desacralizzare" un tema letterario trito e ritrito è uno dei passaggi che ho gradito maggiormente, unito a quello dell'osservazione "non moralistica" del ristoro dopo il dovere. Questo finale restituisce il senso del racconto. Ne evoca il tema senza citarlo. Il nascondere l'idea della controra dietro le lente sequenze di azioni e immagini è ciò che rende il tuo scrivere così piacevole. Bravo!
  6. danfit

    Il sistema elettorale americano

    Commento: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/49699-il-dio-interiore-emerge-per-i-pori-della-pelle/?do=findComment&comment=876894 IL SISTEMA ELETTORALE AMERICANO Ogni quattro anni viene fuori puntuale il solito ritornello: il sistema di voto per eleggere il Presidente degli Stati Uniti è poco chiaro, se non del tutto incomprensibile. Eppure la procedura appare limpida, a condizione che si interpreti la logica sottostante al rapporto tra cittadini ed eletti. I due candidati alla presidenza si individuano attraverso le elezioni primarie, che si tengono di norma tra i mesi di gennaio e giugno nell’anno delle elezioni generali. Tutto ha inizio con il caucus dell’Iowa. Il caucus dell’Iowa è una particolare marmotta americana che vive nei dintorni di Davenport. Nei giorni della candelora un apposito caucus - nominato da una commissione bipartisan – viene sguinzagliato nei boschi del luogo e il repubblicano che riesce a catturarlo si aggiudica la nomination per lo Stato dell’Iowa. La stessa operazione si ripete l’indomani per i candidati democratici. Si va poi avanti Stato per Stato, con i candidati minori che si defilano progressivamente appoggiando i colleghi di partito che si sono rivelati più competitivi. Il momento decisivo per le primarie si ha in corrispondenza del “Super Tuesday”, che è il martedì in cui il maggior numero di Stati esprime la propria preferenza per i contendenti di un partito e dell’altro. Quest’anno nel Super Tuesday hanno votato i delegati di quattordici Stati: Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont. Ciascuno dei candidati è stato chiamato a elencare a memoria e in ordine alfabetico la lista di questi Stati: per i democratici l’ha spuntata all’ultimo Biden che ha dimenticato di citare solo il North Carolina, mentre Sanders ha invertito la posizione di California e Colorado e si è scordato del Minnesota; per i repubblicani si è presentato il solo Trump che ha vinto appellandosi al quinto emendamento. Arrivati a novembre i due sfidanti si contendono la Casa Bianca. Il popolo elegge indirettamente il Presidente attraverso i cittadini aventi diritto di voto. Il diritto di voto si acquisisce attraverso la sottoscrizione di una polizza assicurativa, così. Gli elettori possono esprimere le proprie preferenze in diversi tempi e modalità: voto in anticipo per posta, combinato disposto tra televoto e giuria di qualità, app "A quale Presidente assomigli" su Facebook, adesivi sul lunotto delle automobili, retweet di post in Caps Lock, sparatorie occasionali tra tesserati di partito. Come si accennava, i voti popolari non vanno al candidato Presidente, ma servono ad incassare il favore dei Grandi Elettori. Ogni Stato, in proporzione alla popolazione, è rappresentativo di un certo numero di Grandi Elettori. Nessuno ha mai visto in volto uno di questi Grandi Elettori, che si vocifera siano stati confinati nel nord dell’Alaska oltre la Barriera. Secondo la leggenda i Grandi Elettori si presentano come uomini alti e magrissimi, dalla pelle livida come alabastro. Sono armati di spade di cristallo lunghe e sottili in grado di frantumare l'acciaio, e la loro carne brucia e sublima al contatto con il vetro di drago estratto dalle miniere in Ohio. Una volta completato lo spoglio, il candidato sconfitto viene scortato oltre la Barriera dai Guardiani della Notte, sacrificato su un altare posticcio e dato in pasto alla maggioranza vincente dei Grandi Elettori associati ai candidati per sorteggio, salvo ricorso al Tar del Lazio entro 60 giorni dalla data delle elezioni. In caso di parità si va ai rigori.
  7. danfit

    Il Dio interiore emerge per i pori della pelle

    Buongiorno @Freedom Writer, mi complimento sinceramente per il tuo racconto. Dal punto di vista grammaticale e sintattico mi pare inappuntabile. La scelta lessicale è altrettanto precisa e, mi viene da dire, potente. Mi soffermo ora su sulla questione della comprensione degli eventi del testo: a quanto leggo per qualcuno è stata parzialmente problematica e non nego che anche per me è stato così. In particolare - ma forse per colpa mia - ho scambiato le "rotelle" del primo capoverso per quelle di una carrozzina, e tutto è venuto di conseguenza: ho creduto che Gioacchino si fosse gettato dal cornicione senza morire ma rimanendo paralizzato (nell'espressione "la Morte non porta rimborsi" avevo letto questo). Lo spaesamento in genere comunque mi piace come sensazione nel leggere. In effetti, alla seconda lettura tutto mi è stato chiaro e devo dire che uscire dalle nebbie per il me lettore dà maggiore soddisfazione di non entrarci affatto. In altri termini, amo i racconti in cui in un certo modo si lascia al lettore, tramite qualche indizio, la possibilità di ricostruire autonomamente cosa succeda, anche non prendendoci per forza: il lettore per me è parte della costruzione e, in genere, non mi piace accompagnarlo per mano (almeno per quanto riguarda i racconti brevi: se ci si "allunga" il lettore potrebbe in effetti spazientirsi e mollare tutto). Per tutte queste ragioni ho davvero gradito la lettura. Anche il tono, che spesso per temi del genere è in qualche modo ahimè lacrimevole, è per me perfettamente neutro. Bravo!
  8. danfit

    Arancio

    Ciao e grazie a entrambi per aver letto. Provo a rispondere a tutti e due in un colpo solo. Per quanto riguarda l'aspetto comico, ovviamente non discuto: il tono può trovare gradimento o meno, com'è giusto che sia. Sulla questione della comprensione dell'ambientazione e di cosa stia accadendo: è stata una scelta (come prima, condivisibile o meno). Volevo in un certo modo lasciare al lettore, tramite qualche indizio, la possibilità di ricostruire autonomamente cosa fosse successo, anche non prendendoci per forza: non mi andava di accompagnarlo per mano. L'interpretazione che io avevo in testa era questa: ho scelto il Vermont perché confina con l'Alaska e in un certo modo mi ricordava (come scenario) il tentativo di fuga dal ridotto della Valtellina nell'aprile del '45. Sì, c'è una guerra civile seguita alla non accettazione di Trump del risultato elettorale. I no-vax e i qanonisti sono con lui. I no-vax che riempiono fossati di placebo, boh, ha del surreale, mi faceva ridere. La linea Starbucks è un fronte, sponsorizzato (non ho detto la battuta direttamente!). La presenza dei caschi blu è per aggiungere un elemento di "drammaticità" al conflitto, che è evidentemente sfuggito di mano ai contendenti. Eccetera. Colgo una contraddizione tra i commenti: l'uno mi dice che è un testo quasi "elitario", l'altro che sono "retorico". A ciascuno il suo, va bene così. Opinione, nel mio caso non condivisa. Grazie (sinceramente) per i commenti che in ogni caso sono "food for thoughts" Alla prossima lettura
  9. danfit

    Una poltrona per uno

    Ciao e grazie per gli ultimi commenti, soprattutto i pareri sul finale sintetizzati nel riferimento ai "baffi alla Gioconda" di @ViCo mi fanno (sinceramente) riflettere. A presto!
  10. danfit

    Padre Vostro

    Ciao @Freedom Writer, grazie davvero per le tue parole e anche per i consigli. A presto
  11. danfit

    Trump l'oeil

    Ciao @polveredargento, trovo le tue osservazioni davvero pertinenti e d'aiuto. In particolare tendo a usare in maniera imprecisa i due punti e la virgola, tendendo a scambiarli. Per qualche misterioso motivo non riesco a quotare bene. Hai scritto "L'uso del verbo fare per introdurre un dialogo diretto". Forse hai ragione, ma oltre a "dire", cosa usare nel caso? Il disorientamento è in effetti voluto, volevo replicare nel lettore il senso di totale spaesamento di Donald nel sentirsi consolare rispetto a una vicenda con in quel momento non lo coinvolge affatto (sì, si parla di Kennedy ) Hai ragione, sai Grazie davvero, un commento veramente costruttivo
  12. danfit

    Arancio

    Commento: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/49072-mi-141-–-fuori-concorso-girasoli/?do=findComment&comment=875933 ARANCIO Il Segretario di Stato Pompeo fu incaricato di radunare altri uomini a difesa del ridotto del Vermont. Centinaia di NoVax continuavano a scavare e a riempire il fossato di placebo, mentre i Qanonisti presidiavano la Linea Starbucks. “And strike and strike and strike and strike and strike and strike until you have victory, I hear a sound of abundance of rain I hear a sound of victory, I hear a sound of abundance of rain I hear a sound of victory, I hear a sound of abundance of rain I hear a sound of victory…” “I hear a sound of victory” ripeteva Donald. Il ronzio del biplano mise fine al mantra. Qualcuno prese il consueto pacco di tweet ciclostilati nella tipografia clandestina e lo caricò sul vano dell’aereo. Dopo il rifornimento di carburante, il mezzo partì verso sud per lanciare i messaggi di Trump sulla città di New York. “Avete sollecitato Fastweb per l’installazione della linea?” chiese il Presidente. “Signore, Fastweb non opera in America. Come le dicevamo ieri, non c’è nessuna possibilità di accedere ad Internet da quassù”. Trump si abbandonò su una poltrona e chiuse gli occhi. Pence prese un ceppo di quercia e lo gettò nel camino: la cascata di scintille che seguì si spinse fino al centro della stanza. “Donald” disse, “dobbiamo resistere. Pompeo arriverà presto con i passaporti diplomatici, potremo attraversare il Canada senza problemi. Il peschereccio russo ci aspetta nello stretto di Bering” “Ma come ci muoveremo in Alaska? I democratici sono ovunque, Mike” “Fidati di me” fece Pence accovacciandosi e prendendogli una mano tra le sue. “In Alaska gli aerei di Kim ci faranno strada. In qualche modo ce la caveremo”. Due giorni dopo Pompeo ordinò via radio WWG1WGA! e una parte dei Qanonisti si mosse verso il Maine per attaccare Littleton. Non c'era speranza contro i caschi blu, ma il diversivo permise a Trump di guadagnare tempo. L'indomani Pompeo piombò al rifugio a cavallo di una motoslitta, tirò fuori i documenti falsi e suggerì di partire senza indugio. Il vicepresidente si camuffò indossando una mascherina FFP2 e delle lenti a contatto azzurre: in più si era già fatto rasare a zero la testa. Trump rifiutò la mascherina e il resto in favore di barba posticcia, occhiali da sole e una specie di grosso colbacco in testa. Un piccolo convoglio raffazzonato, formato da due jeep e un furgone, puntò verso il confine canadese. Sulle fiancate dei mezzi luccicavano i nomi di Biden ed Harris, con la E del candidato democratico sagomata da tre strisce rosse a rievocare la bandiera degli Stati Uniti. Trump aveva preteso di sedersi alla guida del van in testa al corteo: “Sono ancora io il Commander in Chief, chiaro? And strike and strike and strike and strike and strike and strike until you have victory, I hear a sound of abundance of rain I hear a sound of victory, I hear a sound of abundance of rain I hear a sound of victory…”. Nessuno ebbe la forza di replicare. La colonna incappò nel primo posto di blocco dei partigiani democratici dopo aver viaggiato per poco più di venti miglia. "Abbassa il finestrino, amico. Parole d'ordine?" fece una sentinella col mitra spianato. "SARÒ IL PRESIDENTE DI TUTTI" rispose Trump. “Bene. Che ci fate da queste parti ragazzi?” “Portiamo armi e viveri alle pattuglie di confine e ci uniamo a loro” “Ok. God bless America, fratello. ♫ ♪ Oh-oh say can you see… ♪ ♫” “♫ ♪ …by the dawn’s early light… ♪ ♫” cantò Donald di richiamo, portandosi il cappello al cuore. Fu arrestato immediatamente.
  13. danfit

    [MI 141 – Fuori concorso] girasoli

    Ciao. Il tono lirico del testo è reso molto bene. Traspare la "necessità" dell'espressione da parte del pittore, come se fosse incontenibile, come uno sfogo senza rabbia. Questo è il maggior merito del testo: chi parla (scrive) è dimesso ma, in un certo modo, forza all'ascolto. In certi momenti la lirica si fonde con la poesia, tipo qui: È una immagine efficacissima, molto "mobile". Tutto il tema del contrasto tra il fare e disfare la speranza raggiunge il picco nell'espediente dei girasoli recisi. Mi piace moltissimo questa immagine. Per quanto riguarda la forma, correggerei (per mio gusto) qualcosa: Qui il testo è un po' ridondante. Questo da un lato restituisce la sorta di "ebbrezza" di Vincent, dall'altro appesantisce la lettura. Eliminerei il "di così". Qui "in sé", che rafforza inutilmente e mal suona col plurale (secondo me). Credo "chi", refuso. Qui la scrittura spezzettata, che in genere non amo, restituisce quel sentimento di "appassimento" che anima (o disanima) il testo: quindi la trovo efficace. La chiusa, infine, mi piace davvero. Bel lavoro
  14. danfit

    Trump l'oeil

    Ciao e grazie per la lettura e il commento. In effetti non avevo pensato al fattore età, ma più a un tessuto che esprimesse l'appartenenza a un ceto sociale elevato. Ho voluto immaginare che il personaggio "Trump", con tutte le sue sfumature che per certi versi appaiono oggi disturbate, venisse fuori da una delusione d'amore del giovane Donald. Questo disamore ha trasformato un dolciastro Donald nel Trump che conosciamo oggi (attraverso la tintura arancione). La frase finale è una parodia della non accettazione di Trump del risultato delle ultime elezioni. Così come ha perso le elezioni e frigna per via paralegale, fa lo stesso adesso che ha perso Susannah, in ossequio al personaggio Trump che ormai è diventato.
  15. danfit

    Una poltrona per uno

    Ciao, grazie per la lettura e per il tuo commento. Capisco che per un non-scacchista la prima parte possa apparire ostica, ma l'intento era costruire un crescendo di tensione a prescindere. Che poi ci sia riuscito o meno questo è un altro discorso. 😅 Per il resto, sono molto attratto dai cambi repentini di registro, me ne assumo la responsabilità 😊
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