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ioly78

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  1. ioly78

    L'incidente

    @dyskolos Vuoi sapere d'istinto che farei? Lo lascerei. Farò un'attenta riflessione anche se in preda, sempre, a mille dubbi.
  2. ioly78

    L'incidente

    Ciao @dyskolos, innanzitutto ringrazio anche te per aver letto e commentato il mio frammento. Che dire, le tue impressioni sul mio incipit le ho gradite davvero tanto perché sembra che tu sia entrato nella mia testa quando l’ho ideato e scritto. Due riflessioni voglio farle anch’io però. 1- L’incipit può ingannare ma non è un thriller. Anzi, a dire la verità non riesco a collocarlo in un genere e la cosa mi lascia perplessa. Forse sarebbe il caso, (magari in altro spazio), di confrontarmi con voi per capire se appartiene a un genere, ma sono io che non riesco a capirlo! Voi senz’altro siete più esperti di me. 2- "Sarà l’ultimo abbraccio, ma non lo sa": ti confesso che nella prima versione, l’incipit non solo era più lungo (sempre con questo ritmo “alto”) ma v’erano molti più “sarà l’ultimo/a”… pensa che disastro era! Mi sono poi resa conto che erano inutili e li ho ridotti a due. Però hai ragione, forse davvero ne basta uno. E infatti credo che, in seconda revisione lo toglierò. Grazie! 3- questa figura dell’amico non descritto è già stata oggetto di dibattito. C’è chi mi ha giustamente suggerito che, o lo “narravo” di più, o lo forse era il caso di eliminarlo. Mi ha messo in crisi. Mentre tu sostieni che invece “calza a pennello”. Sono confusa. Lo ammetto! Qui, per fare le cose proprio precise precise, mancherebbero tre virgole. Però in questo modo tieni alto il ritmo, anche a leggero discapito di regole grammaticali. Ottimo Io avrei addirittura tolto anche la congiunzione alla fine dell'elenco (Indossa il casco afferra le chiavi affretta il passo abbraccia distrattamente il suo amico.). Ma sono un pazzo, lo so 4- qui mi hai riempito il cuore di gioia, perché sono pazza anch’io! E non so se sia un bene o un male 5- lo so. Ci sto lavorando da quando ho letto il tuo commento, ad essere sincera 6 - sì, è il mio anno di nascita! Quindi dici che sarà un buon raccolto? P.S. Voglio assolutamente leggere qualcosa di tuo. Grazie grazie e ancora grazie
  3. ioly78

    L'incidente

    Vero! Scusami, sono nuova e non sono ancora abituata! Chiedo venia
  4. ioly78

    L'incidente

    Mi hai messo in crisi! Ora ci lavoro e vedo se riesco a dare un "lampo" d'amico. O altrimenti lo elimino. Grazie ancora
  5. ioly78

    L'incidente

    Buonasera @Kikki, sono molto contenta che hai letto con attenzione il mio primo frammento e che ti sia piaciuto. Ho trovato il tuo commento molto interessante e centrato. Mi hai dato ottimi suggerimenti e ti ringrazio per questo. Provo a fare qualche precisazione, così vedo se ho capito ciò che mi hai fatto notare. non capisco la comparsa di profumi e voracità dopo la prima frase. La prima, sul telefono, la capisco perché focalizziamo l'attenzione sul telefono che, insieme al protagonista, aspettiamo che squilli, ma quelle due parole lì in mezzo che funzione hanno? Capisco che tu abbia usato voracità per attaccarti alla frase dopo, anche se il realtà non serve e avresti potuto inserirla ugualmente, ma profumi? In prima lettura ho cercato legami con la giacca a vento, ma non ne trovi. Io eliminerei entrambi. 1- “Profumi e voracità”: Avrei potuto narrare così. “i profumi dei piatti sulla tavola lo inebriano. È goloso, eccitato all'idea che fra pochi istanti si ingozzerà; perché è vorace, lui.” Avrei quindi potuto descrivere compiutamente il luogo: una tavola imbandita, la sua giacca a vento appesa dietro la sedia, i profumi invianti dei piatti, la sua voracità nel cibarsi. In realtà poi ho capito che non volevo spiegare. Volevo soltanto dare un ritmo veloce al “Prologo” ( perché in verità, nel mio romanzo, l’incipit, è intitolato così); volevo offrire soltanto dei flash. C’è una giacca a vento che custodisce il telefono; ci sentono profumi e c’è lui, vorace. Probabilmente non sono riuscita a trasmettere questi flash, che invece sono risultati “parole” a casaccio slegate dal contesto! Rifletterò su questo. Grazie molte. metterei un punto e virgola, serve una pausa più lunga secondo me. Ragionerei anche sul cercare qualcosa di diverso dal naso umido perché, anche se ho capito subito cosa intendevi, non ho potuto fare a meno di pensare a un cane. 2- “Il naso umido”: Hai ragione, infatti nella prima versione c’era un punto e virgola, poi tolto all’ultimo minuto. Ora mi sorge il dubbio di aver sbagliato. Mi sa che ci voleva. Lo inserirò, com'era nella prima versione. Sull’espressione utilizzata, invece, (anche se mi ha fatto sorridere che tu abbia pensato ad un cane perché è vero, caspita, sì che è vero ), il naso umido è l’esatta descrizione di come “sente” il suo naso, un tizio che lo usa non soltanto per odorare… ma anche per inalare… (ma nel Prologo non svelo nulla). Non è gocciolante, perché questo si addice ad un soggetto raffreddato, o allergico magari. No. Il naso del tizio è umido. Umido è una cosa diversa… diciamo che è un indizio sull’uso “particolare” che il tizio fa, del suo naso. Quindi, l’espressione è voluta, perché indica una particolare “condizione” perenne con cui convive. La sensazione del naso umido. metterrei: il tovagliolo. Usando un allontani il lettore dalla scena, con il rimane attaccato alla bocca del protagonista, perché è il suo tovagliolo, non uno a caso 3- “Un tovagliolo”: hai ragione. Questo fatto che rimane attaccato alla bocca del tizio rende esattamente l’idea. Non ci avevo pensato. Grazie mille ecco, questa frase mi sembra estemporanea in questa piccola narrazione. Toglierei suo in ogni caso. Arriva troppo all'improvviso. Dov'era questo amico mentre il protagonista aspettava la telefonata? Mangiava, si asciugava il naso? Non faceva o diceva niente? Se puoi eliminarlo io lo toglierei, oppure gli darei più spazio, ma con attenzione perché hai portato della tensione nella narrazione e un dialogo o delle spiegazioni rischierebbero di rovinarla. 4- “abbraccia distrattamente il suo amico”: Arriva all’improvviso. Hai colto nel segno. Il Prologo ha un ritmo che genera tensione; che è esattamente ciò che voglio trasmettere al lettore. Non voglio fornire informazioni maggiori; non sono rilevanti ai fini della storia perché questo incipit in realtà non è ancora la storia. Nel Prologo infatti, tutto è sospeso. Non rivelato. Tutto e niente, nel Prologo, può essere importante. Ci sono profumi, ma non li narro, c’è un amico, in compagnia del tizio, a tavola con lui, ma non lo narro. Deve arrivare all’improvviso perché il lettore mantenga alta la tensione e comprenda, via via, che la presenza dell’amico non è un punto dirimente del Prologo. E infatti, quando mi avverti di stare attenta nel narrare, magari inserendo un dialogo, cogli ancora una volta nel segno. Non gli ho dato spazio proprio per questo. Semplicemente, la presenza dell’amico è un’informazione, nulla più. lui non può sapere se c'è sangue sulla sua faccia, mettilo sull'asfalto nel caso. Prova a togliere le e per sostituirle con delle virgole, mi sembra che ne acquisti in ritmo 5- “sangue sulla faccia” si o no: è vero. Il tizio non può saperlo ma il narratore sì. Il narratore “vede”, il narratore sa. Tutta la storia darà informazioni che il narratore conosce a differenza dei personaggi. Il narratore è onnisciente. Conosce passato, presente e futuro. qui perché il futuro? Prova a usare il presente così rispetti anche i tempi verbali che hai usatoLa fine mi piace molto, è ben in linea con il resto dell'incipit. Non ho la più pallida idea di cosa possa succedere dopo nel tuo romanzo e anche questa è una cosa buona secondo me. Non so se il protagonista sia morto o vivo. A me è piaciuto 6- “Sarà l’ultimo”: ottimo suggerimento. Il fatto che il narratore sia onnisciente, quindi sa che sarà l’ultimo abbraccio, o l’ultimo pasto, non significa che renda bene utilizzare il tempo futuro. Col presente diventa tutto più immediato. Forse anche più incisivo. Grazie del suggerimento. Sono contenta che tu “non abbia la più pallida idea di cosa succeda dopo”… perché è proprio questo il punto. E qui mi ricollego all’inizio del tuo graditissimo commento, a quando cioè mi scrivi “trovo che tu abbia rivelato poco e allo stesso tempo troppo”. Il Prologo, cioè l’incipit del romanzo, rivela quanto basta per “entrare”, nelle pagine successive, all’interno della storia che è ancora tutta da scrivere, o meglio, tutta da leggere. Infatti il tizio del prologo non è il protagonista del romanzo… ha la funzione di “gancio”; fa da tramite fra i protagonisti e l’inizio della storia. Spero di essermi spiegata e di essere riuscita a precisare meglio alcuni miei punti di vista. Grazie ancora dei suggerimenti. A presto.
  6. ioly78

    L'incidente

    Mi piace. Mi fa venir voglia di leggere tutto il resto. Solo una cosa, mi lascia perplessa l'ultima frase " Ora si sente", non lo so la trovo fuori contesto. Ciao @EscoPocoParloMeno, sono molto contenta che ti sia piaciuto e che ti abbia suscitato la voglia di continuare nella lettura! Provo a spiegarti quel "Ora si sente". Come avrai notato, quando descrivo l'incidente e soprattutto lo stato in cui si trova il tizio, qualche battuta prima, scrivo che "non si sente", cioè che, nonostante l'impatto, nonostante sia riverso a terra, non riesce a sentire niente. Forse nemmeno si rende conto delle sue condizioni. Ma, quando "lo raccolgono dall'asfalto", cioè negli istanti successivi, quando lo sollevano da terra, sollecitando quindi il suo corpo, il tizio "si sente". Sente cioè, tutta la violenza dell'impatto subito e acquista consapevolezza della gravità di ciò che gli è accaduto, anche psicologicamente. Un saluto
  7. ioly78

    L'incidente

    Ciao @Fraudolente, grazie per aver letto il mio frammento. Troppo buono, con quel"pelo nell'uovo"! Però ti confesso che quella "sua giacca a vento" in effetti, m'è sempre stata sul groppone ( sì, hai ragione, s'era capito subito che fosse di sua proprietà! ) e quasi la eliminerei... Adoro! Grazie ancora, alla prossima. p.s. daje
  8. ioly78

    L'incidente

    ciao @fkafka, ti ringrazio moltissimo per aver letto il mio frammento e soprattutto, ti ringrazio per il commento. Sono molto felice che ti sia piaciuto il ritmo e ti abbia invogliato a proseguire nella lettura. Sono alle prese col mio primo romanzo e sono ancora “acerba” e certamente i vostri suggerimenti mi saranno di grande aiuto. Ma veniamo ad alcune precisazioni in modo da poterci confrontare e poterti spiegare le mie intenzioni narrative. 1- L’uso della punteggiatura: è il mio tarlo! Lo so, in alcuni passaggi avrei dovuto, correttamente, utilizzare le virgole. Il mio intento, tuttavia, è non soltanto mantenere alto il ritmo ma soprattutto, quello che vorrei trasmettere al lettore è l’ansia del tizio che, ricevuta la telefonata, compie alcuni gesti in fretta, in preda alla frenesia, per l’appunto. Vorrei che il lettore vivesse “in tempo reale” l’evento. Ho provato infatti a fare l’esperimento di leggere certi passaggi, prima con la punteggiatura corretta, poi, senza. È vero, faccio fatica senza l'uso delle virgole e sembra che debba rincorrere la lettura; ma è questo l’effetto che voglio. Generare la stessa ansia che prova il tizio che deve scappare via dalla cena. È un azzardo, forse? 2- “Perché lo ha capito che non c’è più tempo”: Hai ragione, la frase, senza quel “lo”, scorre senz'altro meglio. Però, quel “lo ha capito” è un rafforzativo; nel senso che “inchioda” il tizio alla consapevolezza che di tempo, ne ha davvero poco. E anche qui, spero di essermi spiegata 3- Il finale: verissimo quello che hai notato. È affrettato. Ancora una volta, è il mio intento. Non voglio narrare troppo. Non voglio offrire immediatamente al lettore troppi particolari della personalità del tizio che sta in sella al motorino. Se lo avessi fatto “pensare” molto, avrei senz’altro trasformato quella che vuole essere un’istantanea, un frammento, (siamo nel posto giusto) in una narrazione già più compiuta, già svelata, in parte. Nel mio romanzo, in realtà, l’incipit ha un titolo: “Prologo”. È tutto sfumato, nel prologo; tutto sospeso, in attesa cioè di una storia che non è ancora cominciata, al momento del prologo; che deve ancora essere letta! p.s. Una nota a margine: Il tizio del prologo non è il protagonista Spero di averti dato una visione più completa dei miei intenti e spero anche di poter ricevere ulteriori suggerimenti. Leggerò presto qualcosa di te? Grazie ancora e a presto
  9. ioly78

    L'incidente

    Salve a tutti, eccomi alle prese con il mio primo frammento. È l'incipit del mio romanzo. Roma, 28 marzo 2003 Il telefono è custodito nella tasca profonda della giacca a vento. Profumi. Voracità. La stessa con cui ingoia ogni boccone; beve, prende fiato, torna sul piatto a testa bassa. Sarà l’ultimo pasto, ma non lo sa. Il naso umido gli dà noia, sbuffa infastidito, si porta alla bocca un tovagliolo di carta; prima si asciuga le labbra, poi si tampona le narici. Sta squillando? Impossibile. Avrebbe sentito la giacca a vento vibrare. Ha qualcosa fra i denti, muove la lingua, se ne libera e manda giù un altro sorso di vino. Sta vibrando. La tavola vacilla quando si alza di scatto mentre fruga dentro le tasche della sua giacca a vento appesa dietro la sedia. Il fiato affannoso. Il cuore accelerato. Il viso teso e il corpo rigido come il ghiaccio. È il segnale che stava aspettando. Indossa il casco afferra le chiavi affretta il passo e abbraccia distrattamente il suo amico. Sarà l’ultimo abbraccio, ma non lo sa. In pochi istanti è in strada, sul suo scooter, intriso di pensieri. Il luogo dell’incontro non gli è chiaro. Forse è mejo se richiamo. Non c’è tempo. Non lo può disperdere il tempo. Intanto va, un po’ confuso. Si tiene in equilibrio e qualche volta accelera; è sicuro di aver dimenticato qualcosa d’importante da qualche parte, anche se non riesce a ricordare cosa. Inserisce la freccia, svolta a sinistra e imbocca una via interna di quartiere; farà prima, perché lo ha capito che non c’è più tempo. L’odore è quello della gomma bruciata. Riesce a sentire il vociare chiassoso e il calpestio delle suole sui vetri in frantumi. Rotea la testa di un millimetro, riesce anche ad allungare lo sguardo: una ruota, un faro. Il suo faro. Oddio! Do’ sta er motorino!? Si agita, fa per muoversi. Le mani. Le gambe. Il bacino. Non si sente. Eppure non c’è sangue sulla faccia e non ha freddo e non ha dolore. Lo raccolgono dall’asfalto. Ora si sente.
  10. ioly78

    Un'ingiustizia fra bambine

    Ciao @ZuccheroFilato, è la prima volta che mi appresto a commentare un frammento, pertanto mi scuso se non riuscirò a sembrare sciolta, ma devo ancora entrare bene nel meccanismo delle "critiche"/commenti. Spero ti siano in ogni caso graditi. Forse risulterebbe più fluido così: "Quand'era in quarta elementare, nella sua classe, arrivò una bambina ripetente". Ti ho evidenziato in grassetto la parola classe, perché successivamente leggo che la bimba in questione è una compagna di classe; mentre invece tu scrivi sezione. Il termine "ripetente" personalmente non piace. Troverei un sinonimo meno brutale. Mi piace moltissimo la frase che ti ho evidenziato in grassetto, bravo! A mio avviso però, viene penalizzata dal modo in cui è formulata la descrizione iniziale. C'è una fastidiosa ripetizione del verbo avere. "Aveva lunghi... e l'aria di avere..." Proverei così: "I capelli li portava lunghi, flosci e unti alla vista, e aveva l'aria di chi ha perso troppo in fretta ogni goccia d'innocenza". L'idea che vuoi rendere, sulla bimba ripetente, secondo me è già chiara con la frase precedente, quella che m'è piaciuta tanto. Ad ogni modo, anche questa frase non mi suona fluida. Provo a riformularla con qualche ulteriore considerazione: "Fra le bambine della classe, era l'unica ad avere avuto le prime mestruazioni e quei seni pronunciati ne certificavano la prova. Marchiavano la differenza fra lei e le altre". (puoi utilizzare anche il termine "menarca", che indica, appunto, le prime mestruazioni. Il termine "ciclo" è qui utilizzato impropriamente. Esso non indica il momento in cui si ha la mestruazione). Se mi sono "allargata" scusami! Ma se ho capito bene, il tuo intento è, appunto, marchiare la differenza con il resto delle sue compagne di classe. Quindi, perché non raccontarlo specificamente? Narralo di più. Scrivilo proprio; così risulta più incisivo. Riesco ad intuire trattasi di "crescita esplosiva della bimba ripetente" ma non lo spieghi. Nel senso, stai volendo far notare che, dal punto di vista della bimba, questa crescita è un evento misterioso? Se è così, allora scrivilo, in modo da far comprendere meglio lo stato d'animo della bimba. Ad esempio: "...come se quell'evento, per lei inspiegabile e, pertanto, misterioso, l'avesse privata..." Ho reso l'idea? Ti chiedo: la bimba ripetente ha un nome, immagino! Perché non lo sveli? Sarebbe più semplice, col nome svelato, scrivere: " X era profondamente indispettita da Alma". Secco. A mio parere risulta più efficace. E infatti, eliminerei "in particolare", che mi fa perdere il ritmo della narrazione e mi riporta alla mente un trattato, o una relazione tecnica! Piccolo invito alla riflessione: a dieci anni, ti sembra strano che i bimbi possano mostrare intelligenza e sensibilità? Altra riflessione: stai narrando di bambini. Eliminerei, personalmente, la frase che ti ho segnato. Troppo "pesante"; quasi un'espressione arcaica (ma sono gusti personali). Forse utilizzerei termini più leggeri per descrivere i sentimenti della bimba ripetente. "Attizzare odio e violenza nel petto" mi suona troppo forte e poco appropriato. Anche perché poi lo spieghi bene dopo che tipo di sentimenti covano nella bimba e quali convinzioni ella partorisce, nella sua mente di bimba; nello specifico mi riferisco a quando utilizzi termini come mollezza, debolezza. Mi sembra quindi di capire che la bimba pensa di non sentirsi sensibile, o profonda, o intelligente e, per contro, trasforma le qualità di Alma, in punti deboli. È dunque invidiosa? È questo il sentimento che prova? È per questo che comincia a bullizzare Alma? Per reazione? Se è così, prova a partire da queste domande per descrivere cosa prova la bimba X. Forse qui avrei usato il discorso diretto: " Sei brutta, cretina e scema". Le sentiva dire Alma mentre ruzzolava per le scale. L'angolo resta fermo. È il viso di Alma ad impattare, perché è Alma ad essere in movimento. Forse però, più che angolo, scriverei "spigolo di un gradino". Cioè specificherei che è un corpo contundente a far male, nell'impatto. Non un "angolo" non meglio identificato. Preferisco una frase più semplice e fluida. Per esempio: "Le chiesero di spiegare le motivazioni di quell'orrendo gesto; la bambina ripetente farfugliò frasi confuse senza tuttavia mostrare alcun cenno di pentimento mentre Alma, interrompendola di continuo, strillava, furiosa e impotente: "Mi ha spinto. Mi ha fatto male. È cattiva! Dice solo bugie." Spero di averti dato interessanti spunti di riflessione e mi auguro di leggere presto qualche altro frammento del romanzo che stai scrivendo. A presto
  11. ioly78

    Innamorarsi del proprio romanzo

    @dyskolos, ti ringrazio tanto. Resto stupita; io tutte queste cose nemmeno le sapevo. E adesso non vedo l'ora di provare. Grazie Ti farò sapere com'è andata l'esperienza.
  12. ioly78

    Otago

    Buonasera, qualcun altro, oltre gli utenti che ho letto sin qui, ha avuto o ha in corso, un'esperienza di collaborazione con questa agenzia letteraria? Sto collezionando una serie di nomi di agenzie a cui vorrei affidare la lettura del mio primo romanzo e vorrei fare una scrematura anche basandomi sui vostri preziosi consigli. Grazie
  13. ioly78

    Beretta Mazzotta Agenzia Editoriale

    Grazie @Cerusico, davvero utile questa tua sintesi sull'esperienza fatta.
  14. ioly78

    Assenza totale di autovalutazione

    @Alexmusic, sì hai ragione. In questi giorni stavo giusto dando un'occhiata alla sezione Officina, molto interessante. Seguirò il tuo consiglio.
  15. ioly78

    Innamorarsi del proprio romanzo

    Caro @Renato Bruno, mi hai dato un ottimo consiglio. Non ci avevo pensato mai. Registrarsi per ascoltarsi successivamente; un'idea geniale. E grazie anche per tutto il resto. Mi piace un sacco questa cosa della "trappola narrativa". Non semplice da realizzare però, per una inesperta come me. Ma ci proverò.
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