Vai al contenuto

ioly78

Scrittore
  • Numero contenuti

    56
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

24 Piacevole

Su ioly78

  • Rank
    Sognatore
  • Compleanno 18/06/1978

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Roma

Visite recenti

167 visite nel profilo
  1. ioly78

    Scrivere in dialetto salentino. Qualcuno mi aiuti!

    Ciao, ti ringrazio per la disponibilità. Se dovessi aver bisogno ancora d'aiuto ( e penso di sì perché sto aggiungendo qualche battuta di dialogo in più, ti scriverò senz'altro.
  2. ioly78

    Scrivere in dialetto salentino. Qualcuno mi aiuti!

    Romana d'adozione da circa vent'anni, ormai... ma siciliana di nascita!
  3. ioly78

    Scrivere in dialetto salentino. Qualcuno mi aiuti!

    Grazie infinite @Persefone De Noir, colgo l'occasione per scriverti in privato, se sei d'accordo.
  4. ioly78

    Scrivere in dialetto salentino. Qualcuno mi aiuti!

    Ciao @dyskolos, ti ringrazio per la disponibilità. Per non annoiare il forum, se non ti è di troppo disturbo, ti mando un messaggio privato con le "frasi di dialogo" incriminate, e magari ci confrontiamo! Sono siciliana anch'io... in due, qualcosa verrà fuori!
  5. Salve, cerco qualcuno di buon cuore che conosca il dialetto salentino e, soprattutto, che lo sappia scrivere. Nel mio romanzo ci sono poche battute di un dialogo diretto che coinvolge un personaggio pugliese. (Provincia di Lecce, per l'esattezza); ho provato anche a cercare sul web, ma con scarsi risultati. Spero di non aver sbagliato a inserire qui la discussione. Nel caso, mi scuso in anticipo. Se qualcuno può aiutarmi, ve ne sarei grata! Grazie
  6. Errata corrige, perdonatemi, per scrupolo ho letto velocemente la legge sul diritto d'autore, (perché in effetti avevo delle perplessità) e posto qui, a beneficio di tutti, l'art. 70 che a me sembra centrare il punto della questione sulle citazioni all'interno dei libri. In base all'interpretazione, sembra che sia molto rischioso inserirle... quindi, nel mio caso, penso proprio che le eliminerò e troverò altri espedienti! L'art. 70 cita: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali." È interessante poi, l'ultimo comma: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta."
  7. Spero di aver trovato la sezione giusta per inserire questo post. Nel mio romanzo, nell'ordine, vengono citate due marche di abbigliamento, e alcuni brani musicali, anzi, per la verità, oltre che i titoli, i personaggi cantano anche qualche strofa. Nel caso delle 2 marche, mi servono per identificare un contesto sociale (gente coi soldi), locali alla moda ecc. ecc. ed è evidente che, in certi ambienti, spesso ci si abbiglia con certe marche che in qualche modo identificano uno status symbol. (Nulla di diffamante, solo la citazione delle marche). Secondo voi è un problema? Nel caso delle canzoni, anche qui, sono soltanto citate, (non sono espressi giudizi di valore), e peraltro, per i personaggi che ne accennano qualche strofa, sono significative del loro stato psicologico. Pensate che anche questo possa costituire un problema? Sarebbe seccante eliminarle, perché verrebbe meno il senso di alcuni passaggi della narrazione! Si accettano consigli dai più esperti. Grazie
  8. ioly78

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Salve a tutti, dopo aver letto il vostro interessante dibattito sugli avverbi in -mente, mi son fatta venire lo scrupolo e ho contato i miei in -mente sparsi qua e là per la scrittura. Ebbene, sono ventitré! In, diciamo, al momento, 124 cartelle. E tutti funzionali, ovviamente! Ho deciso di lasciarne qualcuno all'interno dei dialoghi diretti, perché, ho fatto la prova sostituendoli o con più articolate spiegazioni, o togliendoli e basta. Risultato: dialoghi artefatti. In effetti, se ci pensiamo, quando colloquiamo siamo "naturali"... mica dobbiamo necessariamente (daje!) avere l'ansia di pronunciarli! Quindi, secondo voi, nei dialoghi non formali, è ammesso qualche avverbiuccio?! Esempio: "Ciao!" "Come, ciao" "Me ne vado a casa; ti saluto." "Praticamente mi stai scaricando!" Non è lo scrittore a scriverlo; è il personaggio a pronunciarlo! Che ne pensate?
  9. ioly78

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Salve, vorrei essere abilitata alla lettura di questa sezione. Classe 1978! Pertanto, ultra maggiorenne, direi. Grazie in anticipo Iolanda
  10. ioly78

    [MI 134] F.C. Quella linea sottile

    ciao @Marcello, curiosando fra i racconti non ho esitato un attimo, quando ho letto il tuo nome! Ho cliccato e finalmente ti ho letto. È la prima cosa che leggo, di te; non ho quindi un metro di paragone con altri tuoi componimenti. Complimentarmi per l'ottima scrittura è superfluo. Non lo farò. Voglio però farti sapere che io ho sentito in pancia tutta la rabbia. La mortificazione. L'umiliazione che diventa vendetta. E, se posso permettermi, m'è arrivata anche tanta impotenza... a tratti anche disperazione che si fa rassegnazione. Consolazione, più che reale soddisfazione per l'omicidio. Io ho sentito tutto questo... immediato! E quand'è così, quando ti senti come il protagonista di cui leggi, allora la scrittura è magica! Spero di rileggerti. A presto
  11. Grazie @Miss Ribston, ho capito il metodo da utilizzare. Il tuo dialogo di esempio è perfetto. Mi ha fatto "sentire" le urla e la tensione crescente! In realtà, i comportamenti dei personaggi vengono descritti. O meglio, lo stato d'animo che precede un dialogo "acceso" è scandagliato nei particolari; e ciò, allo scopo di preparare il lettore alla lite che seguirà. Devo affinare i non-detti, probabilmente, questo sì. Ci sono però alcuni passaggi estemporanei, cambi d'umore repentini, contesti che non si prestano, come dire, alla preparazione... nonostante abbia fornito indizi circostanziali, mescolati qui e là... Nella mia testa, immagino che il lettore possa vivere in tempo reale, la sorpresa dell'arrabbiatura, in un dialogo che si sviluppa, improvviso. Devo cambiare prospettiva. Non ho scelta, se voglio risultare credibile. Grazie ancora!
  12. Salve a tutti, nel mio romanzo ci sono dei dialoghi diretti in cui i miei personaggi litigano, e ovviamente, presi dalla rabbia, urlano. Ora, io non ho osato scrivere intere frasi in maiuscolo, perché è orrendo, e secondo me, anche sbagliato. Allora ho provato a descrivere, fra un dialogo e un altro, che, per esempio, quello era un tono arrabbiato; o che il tizio, quella cosa lì l'ha detta urlando, ma voglio essere meno invadente e lasciare che dialogo fluisca senza interruzioni che spezzano il pathos. Risultato? Non so che fare. Esempio: "La smetti!?" urla Sempronio, in preda alla rabbia "Smettila tu, che non capisci niente! Niente!" anche Caia ha preso a urlare. "Io? Ah, sono io a non capire niente? Sta zitta... Zitta devi stare!" (immaginate il tono esasperato; qui ad esempio, nella mia testa c'è un crescendo... quel "Sta zitta... Zitta devi stare" è urlato! Ecco; ora Immaginatevi che questo dialogo duri per quattro o cinque "botta e risposta" in cui entrambi alzano spesso la voce. Posso specificare, ogni santa volta, che stanno urlando?! Non mi piace proprio, smette di essere spontaneo. Ma qual è l'alternativa? Grazie a chi vorrà darmi dei suggerimenti.
  13. ioly78

    L'incubo di scrivere un romanzo

    Ciao @Shiki Ryougi, quando ti ho letta, non ho potuto fare a meno di pensare alla mia "condizione". Non ho consigli migliori da darti, (ne hai ricevuti di validi e utilissimi, che per la verità, hanno fatto comodo anche a me); ma se può aiutarti, mi sento come te. La scrittura è la seconda vita, per me. Quella che non ho osato vivere per paura di fallire, di testarmi e scoprirmi incostante, meno appassionata di quello che credevo. Insomma per evitare di scontrarmi con i limiti. Con la consapevolezza di non essere una scrittrice, e non riuscire quindi, a concretizzare la passione nell'atto più importante: scrivere, seriamente, un romanzo. Che dovrebbe essere, a sensazione mia, il concentrato di tutto ciò che sei, e di tutto ciò che puoi diventare. Il romanzo è lo specchio di te stessa. Almeno, per me è così. C'è un altro problema, nel mio caso: il pudore. Sai quella sensazione che ti blocca perché un po' ti vergogni se pensi che dovrai leggerti? Che in fondo, per scrivere, devi anche un po' scavare... e poi rileggere ciò che hai tirato fuori (d'istinto); ecco, il momento della rilettura è quello che mi fa più paura. Ebbene, nonostante le mie costanti sensazioni ansiogene, io, lo scorso anno, ho finalmente iniziato a scrivere il mio romanzo. Non c'è stata una regola. Niente scaletta, niente coerenza... nel senso che non c'ho pensato. Intanto, ho raccolto fiato ed energie e ho scritto. Ché se pensavo, di sicuro mi bloccavo. Di sicuro spezzavo l'energia liberatoria dello scrivere. Soltanto due mesi fa, a mente serena, e dopo aver fatto "decantare" il delirio di quelle pagine, ho cominciato a metterci razionalità. Ho letto molto sulle tecniche di scrittura, mi sono documentata su tanti aspetti, come dire, meno di pancia, e più concreti. Roba da "esperti" del mondo della scrittura e anche del mondo editoriale. Fino a giungere su questo forum! E sto capendo che scrivere non è solo un'arte; o la capacità di tirar giù una bella idea. No. Scrivere è difficile; richiede una conoscenza approfondita di nozioni tecniche che, anche se possono sembrare sterili e fredde al cospetto dell'ispirazione e del libero fluire della creatività, sono fondamentali. Disciplinano i "deliri" e portano la scrittura, dapprima rozza, a un livello superiore. La rendono matura. Centrata. In sintesi: sì! Sto attraversando la vergogna e il pudore, e, poco a poco, dopo un anno di lavoro, è adesso che sto davvero "plasmando" ciò che ho scritto. C'è, a mio modesto parere, un tempo per liberare l'energia istintiva, e un tempo per ordinare e sistemare; e fare schemi, modellare i personaggi, riscriverli, togliere, aggiungere. Correggere, sottolineare, cancellare... Lanciati nell'avventura!
  14. Ok! Ricevuto il messaggio. Niente font diversi. Opterò per le virgolette alte, allora. Il corsivo già l'ho riservato ai pensieri, quindi non credo di utilizzarlo anche per i testi degli SMS, altrimenti si fa davvero confusione! Ah! Quindi "Garamond", "Time New Roman" ecc. ecc. in gergo, si chiamano font?! Sono un disastro, scusatemi! Grazie ancora a te e @Edmund Duke
  15. @dyskolos, ti prego! Il rischio alberodinatale no eh! Approfitto della tua gentilezza e già che ci sono, ti chiedo un suggerimento: secondo te, quale carattere word posso usare per i testi dei messaggi? Sì, quei vecchi SMS che non si usano più ma nella mia storia sono ancora di gran moda! Perché in fondo, a me, quest'idea che il lettore legge direttamente l'SMS mi piace assai! Grazie in anticipo
×