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Parole nel cassetto

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  1. Parole nel cassetto

    Nevicava quel giorno?

    Ti trovi in difficoltà con il tedesco o proprio con la mappa? Chiedi solo per sapere cosa spiegare
  2. Parole nel cassetto

    Nevicava quel giorno?

    Amo scrivere narrativa storica, in particolar modo legata ai grandi eventi. E, ça va sans dire, a volte le condizioni meteorologiche sono importanti per descrivere compiutamente l'evento. In genere, quando ne ho bisogno, uso questo sito. Ci si trovano le mappe meteorologiche dalla metà dell'Ottocento in poi, per l'Europa e, in modo un po' più approssimativo, per l'intero emisfero boreale. Riportano la temperatura nelle diverse fasce orarie e i valori di pressione, per cui è abbastanza facile dedurre se il tempo fosse sereno, nuvoloso o piovoso. Ovviamente, il sito è gratuito.
  3. Parole nel cassetto

    [Sfida 28] Lisandro

    Ciao, @Marcello! Cito questa frase in particolare, perché mi ha colpita. Adoro le descrizioni dei luoghi, soprattutto quando sono sensate e danno al lettore l'effetto che lo scenario sia come uno dei personaggi. Vivo, presente, "che si sente". E questa spiaggia deserta, questo oceano, li ho sentiti dentro. Ottimo passaggio. Credo molto nei momenti significativi, nei singoli istanti capaci di cambiare il corso delle cose, le scelte di una vita. Sarà perché mi è successo davvero, o chissà per quale altro motivo, però le sensazioni di Mauricio somigliano molto a quelle che ho vissuto in passato, e non posso non apprezzarle. Alcune cose, forse, le avrei dette diversamente – ma si tratta di inezie, di un articolo determinativo al posto di uno indeterminativo, di un passato remoto che non avrei usato, dei puntini di sospensione, di una battuta di un dialogo che avrei spostato. Inezie, che nemmeno vale la pena di dirti. Una cosa sola: le scarpe. Ho seguito il loro tragitto, i lacci annodati che passano dietro il collo. Poi le ritrovo in un altro punto, appoggiate per caso, e, visto che su queste scarpe torni tre volte, è un dettaglio che ho notato. Ottimo lavoro, comunque.
  4. Parole nel cassetto

    Dividere il libro

    Ciao! Posso darti una risposta un po' impopolare e un po' cattiva? Fossi in te, proverei a finire tutto, a lasciar sedimentare per un po' lo scritto e poi rivederlo. A volte, soprattutto quando si è ai primi tentativi, può succedere di arrivare a concepire "trilogie" la cui trama, però, è troppo poco articolata per un corpus così sostanzioso. A volte basta riguardare il lavoro nel suo complesso a qualche mese di distanza, e rendersi conto di punti che avrebbero potuto avere spazi diversi, con picchi di tensione diversi, e, svolti in un altro modo, sarebbero riusciti a tenere il lettore incollato alle pagine. Spesso, poi, soprattutto nei fantasy, buona parte dello "spazio" è occupato da spiegazioni sul worldbuilding che potrebbero avere tempi diversi (o sparire del tutto). Teniamo sempre presente anche il lettore, che magari è disposto a investire una quindicina di euro per il libro di un esordiente, ma non i quasi cinquanta che servirebbero per arrivare alla fine della storia. Bisogna sempre fare in modo che chi si approccia alla nostra storia tragga soddisfazione da ciò che legge.
  5. Parole nel cassetto

    Kindle Direct Publishing

    Anche nel mio caso ha funzionato. Sono aumentati i lettori su ku e molti di questi credo siano arrivati al cartaceo (altrimenti non mi spiego le cifre, dal momento che io non ho fatto alcun tipo di promozione). E dire che è un romanzo talmente particolare che non credo che avrei mai trovato qualcuno talmente pazzo da investirci su
  6. Parole nel cassetto

    Premio Letterario RTL 102.5 e Mursia Romanzo Italiano [16/03/2020]

    Oh, questo mi era sfuggito... Quasi quasi...
  7. Parole nel cassetto

    Kindle Direct Publishing

    Ah, ma quella non è un problema. Ognuno è libero di esprimere la sua opinione, direi, favorevole o contraria che sia. Devo dire che, se non altro, ho avuto la fortuna di poter contare sull'aiuto di una mia collega, che mi ha permesso di perfezionare la forma, e di avere un certo numero di favori da riscuotere con altri amici, per cui ho avuto ottime grafiche, una buona impaginazione e via discorrendo.
  8. Parole nel cassetto

    Kindle Direct Publishing

    Dopo una lunga serie di offerte e rifiuti, lo scorso dicembre ho deciso di pubblicare una mia opera in self utilizzando Kindle Direct Publishing. Devo dire che, tutto sommato, sono soddisfatta. Ho ricevuto nei giorni scorsi il primo pagamento delle royalties – non moltissimo, ma comunque più di quanto il libro avrebbe reso restando chiuso in un cassetto. Credo proprio che pubblicherò anche il secondo usando questo canale.
  9. Parole nel cassetto

    Quanto scrivete?

    Io ho l'abitudine di dedicare la pausa pranzo ai miei tentativi di scrittura. A volte progetto, a volte scrivo, a volte edito. Ma per me la pausa pranzo è sacra: un momento tutto per me e per questa passione che mi accompagna da una vita. In genere, mi prefiggo di portare a compimento un certo progetto (o più di uno) in un certo periodo. Le scadenze – scommesse con me stessa – mi motivano molto.
  10. Parole nel cassetto

    M a r t i n

    @flambar amo molto le storie che raccontano esperienze di vita vissuta, storie che parlano di cose che gli autori conoscono. Quando mi trovo davanti così tante belle informazioni messe a disposizione dei lettori, inutile, mi viene sempre da pensare al potenziale narrativo che vi si nasconde. Ho letto i commenti e ho scoperto che sei uno scrittore "in formazione" – lo siamo un po' tutti, no? In continua evoluzione, apprendisti, sperimentatori. Questo si nota, per via di alcune ingenuità ed esitazioni, uno stile magari ancora un po' acerbo e da perfezionare, ma è una cosa "normale" (passami il termine) per chiunque stia ancora cercando la sua strada. Volevo porti una domanda, soprattutto: qual è la storia che vuoi raccontare? Te lo chiedo perché in alcune parti ho avuto la sensazione che perdessi un po' il filo della narrazione, con delle informazioni che, seppur suggestive, non erano del tutto in linea con il filo principale del tuo racconto (parlo degli scarafaggi, per esempio). In compenso, la mia curiosità è rimasta un po' delusa del fatto che il segreto di Martin rimanesse, per l'appunto, un segreto. Sia ben chiaro, non ho intenzione di bocciare il tuo racconto, né di muoverti critiche indefinite. Penso solo che, una volta definita a priori la vicenda che vuoi raccontare, sarà più facile e più efficace narrarla. La narrativa è, per buona parte, fatta di tecniche ed espedienti! Pensavo, per esempio, a un inizio in medias res (l'incontro con Martin, per esempio), a uno sviluppo in cui la vicenda di Martin e quella della nave si uniscono (le donne brune portano male, no?) e a un finale come quello che hai scritto, abbastanza inaspettato (il sostituto è un tocco interessante), in cui il segreto svelato pone il narratore davanti a una scelta etica. Rimane il fatto che è davvero bello trovare una storia in cui chi racconta sa cosa dire, e come farlo.
  11. Parole nel cassetto

    Incubo che impedisce di scrivere: La grammatica.

    Mi è capitato di editare testi impegnativi, scritti da persone per cui l'italiano non era la prima lingua, e di accompagnare una ragazza con gravi deficit cognitivi a scrivere il suo primo racconto. È stato bello. Questo è quello che dicevo nel mio commento: sulla forma si può lavorare. È un percorso condiviso, sempre. Grazie per aver espresso così bene questo concetto.
  12. Parole nel cassetto

    Incubo che impedisce di scrivere: La grammatica.

    Vorrei specificare che il Manuale di scrittura non creativa che ho suggerito sopra è tutto fuorché un manuale di scrittura creativa. Dalle incertezze ortografiche e sintattiche più comuni fino alla chiarezza espositiva, è un testo che nulla ha a che fare con la creatività.
  13. Parole nel cassetto

    Incubo che impedisce di scrivere: La grammatica.

    @EscoPocoParloMeno ciao! Sai, quella della "grammatica" è una cosa che mi sento dire spesso, quando ho a che fare con autori emergenti (e ancora di più con chi si permette di criticarli). Spesso, la "grammatica" viene usata come criterio principale per valutare la qualità di uno scritto – e, ancora più spesso, si fanno ricadere sotto quell'etichetta tante altre cose (il registro, tanto per fare un esempio) in realtà indipendenti. La forma, come tutto il resto, si impara. Un buon manuale (ce ne sono di carini, come il Manuale di scrittura non creativa di Roncoroni, o Per scrivere bene nuotate bene di Pontiggia) e l'aiuto di un beta reader possono permetterti di progredire e acquisire sicurezza. Ma non dimenticare che, tra tutti i (macroscopici) difetti che un testo può avere, spesso la forma è quello più facile da sistemare. È una cosa che spesso viene ritenuta assurda dalle persone a cui la dico, ma è davvero così.
  14. Parole nel cassetto

    Benzina

    @Ospite Rica contattami pure quando vuoi!
  15. Parole nel cassetto

    Benzina

    Ciao! Che dire... Sono davvero colpita dalla maturità stilistica che dimostri in questo racconto. Mi piace molto l'uso ritmato della punteggiatura, e ho notato alcuni piccoli accorgimenti tecnici, qua e là, indubbiamente degni di attenzione. L'incipit, per esempio, merita un discorso più approfondito. Personalmente, amo questo genere di avvio (il foreshadowing iniziale ha sempre un suo fascino), anche se, in questo caso, l'ho trovato un po' fuorviante, con un richiamo che, nel corso del testo, finisce per essere associato alla violenza fisica, che però non si manifesta. Ti segnalo un'altra cosa in particolare: quell'aggettivo "americana" che fa perdere per un attimo il narratore. Si perde anche nel finale, quando i sentimenti del padre vengono detti e non interpretati. A livello di svolgimento, invece, ho fatto fatica solo a ricostruire la scena dello zaino. Un paio di incertezze verbali (passato prossimo al posto dell'imperfetto) e credo di aver finito Davvero, però, gran bello stile. Il resto, alla fine, sono questioni secondarie.
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