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LeonardoColombi

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  1. LeonardoColombi

    Salve a tutti !

    Benvenuto anche da parte mia
  2. LeonardoColombi

    salute a tutti!

    Ciao e benvenuta anche da parte mia
  3. LeonardoColombi

    - Eliminato dall'amministrazione -

    Ciao a tutti, sperando di non risultare molesto ne approfitto per segnalarvi che sulle pagine del mio blog ho avviato un giveaway per promuovere "Ipermercati for dummies", un testo di genere umoristico auto-prodotto tramite Youcanprint. Per quanti fossero interessati, è possibile partecipare fino al 31 gennaio e provare a vincere una copia del mio testo Qui il link al contest: eliminato dall'amministrazione Grazie in anticipo a quanti vorranno aderire all'iniziativa
  4. LeonardoColombi

    Opera Sei - David Riva

    Titolo: Opera Sei Autore: David Riva Editore: Edizioni XII Prezzo: 13,00 N. Pagine: 204 ISBN: 978-88-95733-20-3 Trama: Hao Myung è un artista. Una potente associazione internazionale finanzia le sue operazioni di chirurgia plastica, che trasformano pochi prescelti – ognuno con la sua storia, i suoi drammi, le sue nere intenzioni – in opere d’arte. Siamo oltre la body-art e l’Arte Carnale, ben al di là di quelli che chiunque considererebbe i limiti umani, i confini dell’Arte: Myung installa sulla sua prima opera cilindri cavi che ne attraversano da parte a parte il busto, a un’altra prolunga l’aorta in un tratto esterno – così che il sangue scorra a vista –, a un’altra ancora sostituisce la calotta cranica con una copertura trasparente... Tuttavia queste opere non sanno che verranno commercializzate, una volta acquisita quella che ritengono la manifestazione esteriore della propria essenza più vera. Il destino di Ester sembra segnato: ha compiuto le sue scelte, ha iniziato la sua trasformazione. Desidera che tutti vedano, infine, com’è davvero. Eppure attorno a lei qualcuno si sta muovendo per trovarla e riportarla a casa, e forse per porre fine al disegno allucinante. L’unica certezza è che Ivan non si fermerà di fronte a nulla. Prima che lei diventi l’opera numero sei. Recensione Catalogare un romanzo, sintetizzarne l’essenza, definirne genere e filone di appartenenza non sono sempre operazioni di facile adempimento, soprattutto per non scadere nella semplificazione o riduzione dell’opera stessa. Nello specifico, classificare Opera Sei come un thriller non renderebbe affatto giustizia al testo scritto da David Riva e pubblicato nel 2010 da Edizioni XII nella collana Mezzanotte. Opera Sei possiede, in effetti, molti elementi tipici del genere thriller ma questi caratterizzano in realtà solo una parte del romanzo che a tratti accarezza l’horror e il drammatico, mentre in altre parti propone interessanti riflessioni e citazioni legate all’estetica e all’arte in generale che potrebbero quasi farlo sembrare una sorta di saggio, una dissertazione sui limiti che il linguaggio artistico può delineare o a cui deve sottostare. La narrazione si dipana tra passato e presente, alternando tra loro capitoli che permettono al lettore di seguire l’evolversi della storia o che consentono all’autore di approfondire la caratterizzazione dei propri personaggi, descrivendo antefatti e background del mondo descritto nel romanzo. Per la maggior parte gli eventi si concentrano tra aprile e maggio 1993 e si svolgono in città europee quali Venezia, Parigi, Dresda o Sempach presso le quali si concentrano le ricerche di Ester Kuzminova, splendida ragazza studiosa d’arte destinata a diventare l’opera numero sei del dottor Hao Myung. Quest’ultimo è un chirurgo di fama internazionale che, supportato dalla potente e misteriosa Metafisica, influente organizzazione a cui partecipano i più illustri nomi dell’economia mondiale, realizza arte sperimentando tecniche mediche all’avanguardia e materiali innovativi sui corpi di pochi selezionati volontari. Questi ultimi sono ignari del reale destino a cui si espongono - saranno venduti come pezzi unici nel contesto di segretissime aste clandestine, esseri (oggetti?) tanto preziosi quanto disturbanti per la loro eccentrica esteriorità - semplicemente accettano le proposte del chirurgo cinese, sottoponendosi a dolorosi sacrifici e irreversibili interventi chirurgici, per ritrovare se stesse e mostrare al mondo ciò che realmente sentono di essere. Così come si legge nella sintetica ma suggestiva quarta di copertina del romanzo, l’operato di Myung, vero e proprio artista d’avanguardia, esplora e ridefinisce i limiti del tollerabile e dell’arte in generale, spingendosi oltre la body art e l’Arte carnale, facendo propri alcuni concetti del transumanismo. Ecco allora che il busto di Daniel Crosby, amante del medico cinese, viene attraversato da tubi cilindrici cavi realizzati in titanio; l’aorta di Gerardo Ortiz viene imprigionata in un condotto di cristallo che fuoriesce dal torace per consentire la visione del sangue mentre scorre; la calotta cranica di Fatwa al-Shanfara, donna di impareggiabile intelligenza, viene sostituita con una copertura trasparente per la visione dell’encefalo; al corpo della splendida modella Dolores Almerica vengono invece applicati innumerevoli led luminosi; infine a Sean Elfgorn vengono applicate placche metalliche per rivestirne interamente il corpo per renderlo un essere corazzato. Uomini e donne con una storia e un passato, ciascuna con ambizioni e desideri da attuare attraverso l’evoluzione del proprio corpo, un cambiamento estremo per raggiungere la completa e totale realizzazione di sé. Marmo da rendere arte: un obbiettivo che il dottor Myung può consentire loro di raggiungere, esattamente come promesso a Ester, la bellissima ragazza tedesca che vuole rimuovere tutta l’epidermide del proprio corpo. Ingenua e delusa dalla propria esistenza, maledetta dalla bellezza irreale che possiede e che finisce per condizionare ogni rapporto sociale, la ragazza ha fatto perdere le proprie tracce alla madre la quale, preoccupata, chiede l’aiuto di Ivan, amico di famiglia, ex-agente segreto russo e, in realtà, padre di Ester. E sarà proprio la ricerca di quest’ultima che porterà il lettore a vivere un’esperienza conturbante, coinvolgendolo in una sfida contro il tempo per strappare la ragazza ad un destino orribile a cui sembra essere stata condannata e al contempo lasciandosi irretire dal miraggio estetico rappresentato dall’arte estrema del dottor Myung. La narrazione rimane infatti in bilico tra condanna e fascino di ciò che viene realizzato dall’abile medico cinese, sperimentazione e riscoperta dell’essere. E sono molte gli interrogativi che il testo, soprattutto grazie ai capitoli interamente occupati dalle lettere scritte dall’artista cinese o dalla bella Ester, lancia al lettore, senza pretendere di fornire risposta. Viene completamente demandando al lettore il compito di decretare se la scelta di Ester, voluta per sé solamente, è un sogno romantico oppure una follia senza pari, così come il giudizio sulle azioni di Ivan e sui doveri che egli sente nei confronti di una figlia per la quale non c’è mai stato. Nemmeno viene fornito al lettore un giudizio in merito all’esito delle trasformazioni a cui sono soggetti i volontari di Metafisica: si tratta di abomini oppure di straordinarie opere d’arte, di egocentrici capricci o ammirevoli esempi di vita? Eppure, per quanto estreme e folli, condivisibili o meno, le sei opere ottengono quasi con serenità una sorta di realizzazione di sé, conseguendo una nuova dimensione esistenziale e una forma estetica che il loro corpo celava alla vista e, addirittura, a loro stessi. L’atmosfera che il romanzo fa respirare è in ogni caso tesa, cupa, sinistra. Quella che le parole scritte descrivono non è di certo una storia solare e dai contorni nitidi ma che ciononostante sa farsi apprezzare in virtù di un’ottima leggibilità e di capitoli brevi e suggestivi, talvolta nervosi, talvolta struggenti - penso ad esempio al capitolo 36, poetico epilogo di Daniel Crosby sulla spiaggia di Ua Pou. Probabilmente il fascino morboso che le creazioni di Myung posseggono costituiscono un ulteriore incentivo alla lettura o, di contro, un fattore di allontanamento dal testo anche se, va detto, l’elemento orrorifico è presente ma non in forma esplicita, semmai suscitato dalle immagini macabre e raccapriccianti che certe immagini suscitano. Il registro utilizzato così come il lessico, appropriato e decisamente di buon livello, costituiscono un ulteriore pregio del romanzo e denotano l’attenzione posta dall’editore nel pubblicare un testo di qualità. D’altra parte, l’esperienza in campo medico maturata da David Riva ha giovato all’autore consentendogli di introdurre nel testo precisi termini tecnici e di ricorrere al giusto distacco tipico dei professionisti del campo sanitario. La sua penna non denota infatti particolari reazioni in merito alle operazioni a cui si sottopongono Ester e gli altri pazienti del dottor Myung, semmai sono le emozioni di artista e volontari a vibrare distintamente tra le righe dando anima e corpo a personaggi che, nonostante le non moltissime pagine a disposizione, risultano caratterizzati e ben delineati. Globalmente, quindi, Opera Sei rappresenta un prodotto letterario decisamente sopra la media, molto curato e ben realizzato, una sensazione che si avverte già dalla splendida copertina e dalla regia che governa la narrazione. Di contro può risultare una lettura non immediata, soprattutto per le riflessioni artistico filosofiche che di tanto in tanto inframezzano l’azione e giungono a far luce sul modo di sentire di Ester; oltre a ciò i numerosi capitoli che alternano presente e passato possono disturbare quei lettori che prediligono uno sviluppo lineare della trama e rischiano di perdersi tra le varie locations citate. Infine, se proprio proprio un difetto più marcato lo si vuole indicare, sebbene si tratti di un paio di punti solamente, vi sono due date che non possono che suscitare perplessità per un testo ambientato nel 1993 – non è mai facile citare testi futuri che verranno scritti solamente qualche anno più tardi. La scelta di collocare gli eventi sul finire del secolo scorso risulta inoltre una mossa astuta, che ha permesso all’autore di limitare massicciamente la tecnologia a disposizione del mondo e dei personaggi descritti: probabilmente l’uso di cellulari o di internet avrebbe finito con l’interferire nelle dinamiche proposte nel libro, addirittura finendo con lo svilire il potenziale artistico, nonché economico, delle opere del dottor Myung rendendole più facilmente svendibili nel rapidissimo mercato mediatico di oggigiorno, costantemente affamato di scoop, scandali e freaks. Al di là di questo, un’ambientazione collocata in anni più recenti non ne avrebbe probabilmente intaccato il messaggio lasciando il lettore a riflettere su quesiti legati al senso più profondo dell’arte, sui limiti cui essa deve sottostare – ammesso che ne abbia o che debba, certo – o su quelli che governano il corpo che possediamo, fermo restando che le opere di Metafisica considerano il proprio un riflesso della propria anima, materiale plastico da modellare per esporre semplicemente la propria essenza e non mera carne da esaltare o deturpare a piacimento per assecondare una moda passeggera.
  5. LeonardoColombi

    Gruppo Editoriale Armenia

    Concordo con Villegas: la notizia che Asengard in un certo senso sia stata "salvata" mi fa piacere ma spero che riescano a mantenersi ugualmente indipendenti nelle scelte editoriali. Vedremo come evolverà la situazione. In ogni caso sono felice
  6. LeonardoColombi

    Gruppo Editoriale Armenia

    Personalmente non saprei, credo che dipenda da dinamiche legate alla vita dell' "azienda": ci sono molte realtà aziendali che quotidianamente falliscono, anche al di fuori del mondo dell'editoria intendo. Ad ogni modo, credo che la tua domanda potrebbe essere interessante e che, per non andare OT, converrebbe postarla in un 3d a parte
  7. LeonardoColombi

    Scantabauchi Edizioni

    Temo di aver già avuto conferma della tipologia: credo sia EAP in quanto viene prevista la copertura dei costi di pubblicazione da parte dell'autore, almeno per la prima edizione. Non appena avrò informazioni più precise, comunque, provvederò ad aggiornare la segnalazione avviata con questo 3d.
  8. LeonardoColombi

    Scantabauchi Edizioni

    Nome: Scantabauchi Generi trattati: narrativa, umorismo, fantastico e fci-fi, saggistica (in lingua veneta e non) Invio manoscritti: non specificato Contatti: info@edizioniscantabauchi.it Distribuzione: on-line dal loro sito http://www.edizioniscantabauchi.it/html/libreria.htm Sito web: http://www.edizioniscantabauchi.it/ Facebook: https://it-it.facebook.com/Edizioni-Scantabauchi-srl-115377965277303/
  9. LeonardoColombi

    Gruppo Editoriale Armenia

    Pure io sono parecchio dispiaciuto. Posseggo e ho letto alcuni loro titoli con molto piacere e, a dire il vero, pensavo stessero andando benone. Vedrò almeno di recuperare qualche loro testo prima che sia troppo tardi.
  10. LeonardoColombi

    Aphelion

    Titolo: Aphelion Autore: Kristle Reed Editore: nel 2008 edito da 0111 Edizioni, dal 2009 libro autoprodotto su IlMioLibro Genere: Fantasy Pagine: 168 La trama in breve: New York, 1905. Dreamland è un gigantesco parco dei divertimenti che sorge a Coney Island. Tra le varie attrazioni, il parco ospita un Freak Show dove si esibiscono mostruosi fenomeni da baraccone, tenuti in gabbia. In una di queste gabbie c’è il vampiro Goran. Mostra i denti, agita il mantello e fa del suo meglio per spaventare gli spettatori. Ad assistere alla sua esibizione ci sono Emil e Ailis, due giovani vampiri. Quando la bella Ailis decide di liberare il prigioniero, scopre che Goran è un uomo affetto da un lieve ritardo mentale e che non sa nemmeno di essere un vampiro. È semplicemente una creatura sfortunata che ha imparato a recitare una parte, senza sapere perché. Commossa dall’animo gentile di Goran, Ailis decide comunque di aiutarlo. Decisione che, come prevedibile, darà il via a una serie di problemi e difficoltà che avranno il duplice effetto di stravolgere e arricchire l’immortale esistenza di entrambi. Un romanzo in cui la vera protagonista è la notte. Una favola gotica in una New York d’altri tempi. (fonte Il mio Libro) il mio commento (originariamente postato nel mio blog: http://leonardocolombi.blogspot.com/2011/04/titolo-aphelion-autore-kristle-reed.html) Premetto che ho letto questo romanzo nell'ambito di una catena di lettura. Il titolo del testo è molto particolare e suggestivo, attinente alle dinamiche descritte nel romanzo in quanto proprio il sole (1) gioca un ruolo importante nelle vicende narrate, sia all'atto pratico che metaforico. Anche l'immagine scelta per la copertina, seppure un po' sfocata, è molto azzeccata e chiara, esplicita nell'identificare la tipologia di esseri che saranno protagonisti della narrazione. Pure il volto di donna scelto è perfetto per evocare quello di Ailis e catturare l'attenzione di eventuali lettori, soprattutto di sesso maschile. L'impaginazione e la rilegatura sono di discreta fattura e permettono una piacevole fruizione del testo. La strategia di proporre capitoli molto brevi, ciascuno di seguito all'altro, rappresenta inoltre un buon incentivo alla lettura. Senza contare che lo stile utilizzato dall'autrice è molto buono, a tratti poetico, indiscutibilmente molto evocativo, ben equilibrato nel proporre ora brani più descrittivi ora testi più introspettivi. Di certo induce a proseguire con le pagine del libro e a "vedere" i personaggi e l'ambientazione proposte. Le uniche pecche riguardano alcune ripetizioni facilmente eliminabili ma che, almeno nella versione in mio possesso, hanno appesantito e reso irritante la lettura di certe parti. In fondo, esistono sinonimi, pronomi e sostantivi proprio per evitare l'ossessivo utilizzo di nomi propri. La New York descritta, poi, sa di vissuto e si percepisce la passione per l'autrice per tali locazioni. Forse c'è effettivamente stata, forse no: in ogni caso è riuscita nell'intento di proporre immagini vivide e realistiche, di tanto in tanto concedendo spazio a riflessioni e rendicontazioni simil-storiche, proprio per aumentare il grado di immedesimazione del lettore e aiutarlo nel vivere con maggior forza le vicende descritte. Anche se, di tanto in tanto, qualche riferimento temporale sembra essere sfuggito di mano. I personaggi proposti non sono moltissimi ma ben caratterizzati. Al di là dei gestori del DreamLand di Coney Island, quelli su cui più si è concentrata l'autrice veneta sono i tre vampiri Emil, Ailis e Goran. Il primo è un giovane ragazzo che ha accettato la sua condizione di non morto imparando a vivere nuove esperienza esistenziali all'insegna delle forti emozioni, dell'omicidio e della sfida. Ailis invece è una quindicenne irlandese, avvenente e sensibile, divenuta immortale per mano di Emil e con il quale ha instaurato un rapporto particolare, a tratti di sudditanza a tratti di complicità. Goran, infine, è un vampiro di origini rumene, quasi quarantenne, anch'esso "figlio" di Emil prima che quest'ultimo emigrasse a New York. Rapito e trascinato a DreamLand come fenomeno da baraccone, Goran è inconsapevole della propria condizione di non morto ma sarà proprio grazie ad Ailis che saprà comprendere cosa è diventato e a maturare, sia come uomo che come vampiro. Inutile dire che, tra i tre, si creeranno tensioni e simpatie, complicità e invidie, oltre a legami di tipo sentimentale (complicate anche dall'incapacità di parlare inglese da parte del vampiro rumeno). La tragedia però accompagna, da sempre, la condizione dei vampiri e anche questa storia non fa eccezione alcuna. Quelli proposti sono infatti creature delle tenebre costrette a uccidere per vivere, ma sono anche obbligati a nascondersi dal sole e dalla società, in pratica dei reietti incompresi. Personalmente mi hanno ricordato abbastanza i non morti di Anne Rice e di Stephenie Meyer, molto votati all'introspezione e concentrati sulla propria condizione di vita tragica ma romantica. Posseggono una forza e una ferocia inaudita, il dono dell'immortalità, però conservano larga parte di quell'umanità che rende tali gli uomini. Anzi, sono forse ancora più sensibili, ingenui e capaci di cogliere le piccole sfumature dell'esistenza, fattore questo che amplifica il conflitto che vivono con se stessi e con il mondo. Un contrasto impossibile da eliminare o da ignorare, esplicitato da quella necessità di sottrarsi al sole, di starne lontani il più possibile. Sono creature condannate in pratica, e per loro non c'è speranza, nemmeno se possiedono il dono della bellezza o se nel loro cuore albergano anche sentimenti nobili (di trombare invece non se ne parla...). C'è anche da dire però che, tutto sommato, non si pongono nemmeno grandi ideali o progetti esistenziali. Strana cosa per chi ha tutta l'eternità davanti e che, immagino, voglia garantirsi di poter cacciare e continuare a nutrirsi. O a divertirsi, altra cosa a cui non si può pensare: perché non uscire a ballare ogni tanto? Potrebbe essere un'occasione di adescamento, no? Oltretutto, la loro esistenza è forse cadenzata in modo troppo forte dalla necessità di cacciare/nutrirsi, quasi che non sia loro concesso fare o anche solo aspirare ad altro. In fondo, oltre al GreenWood Cemetery non hanno altri nascondigli, nemmeno temono di venir scoperti durante le loro scorribande notturne. A tratti, invece, la fine della loro condizione vampiresca diviene un desiderio dolce, un sogno di redenzione, una fuga. Il contrasto tra queste due spinte credo rappresenti proprio una delle caratteristiche essenziali del romanzo, ulteriormente sottolineata dal legame che sospinge Ailis ora verso Emil, ora verso Goran, che rappresentano due poli opposti dell'essere vampiro. In conclusione, Aphelion è stata una lettura piacevole e delicata, molto suggestiva che però, nonostante qualche colpo di scena qua e là, ha di contro una certa linearità e assenza di eventi "esterni" che giungano a creare squilibri o a introdurre novità. Certo, c'è l'uccisione della madre di Ailis che causa non poche incomprensioni e divisioni, innescando gli eventi che porteranno alla tragedia del finale, ma nessun grosso imprevisto o dinamica messa in atto da personaggi che non siano i tre protagonisti. Ad esempio, c'è da chiedersi perché, nonostante una media di almeno dieci omicidi per notte, ogni notte, non venga organizzata nessuna ronda né un aumento della sorveglianza notturna in certe zone. Possibile poi che nessun cittadino della grande mela si sia mai accorto di loro, nemmeno scorgendoli da lontano dirigersi verso uno dei più grandi cimiteri di New York? Note: (1) L'afelio è il punto dell'orbita terrestre che risulta più lontano dal Sole.
  11. LeonardoColombi

    Gruppo Editoriale Armenia

    Da quel che ne so, no, pubblica romanzi fantasy, horror et similia...basta dare un'occhiata al catalogo
  12. LeonardoColombi

    Short Challenge: A quando l'utente 1500?

    Complimenti al vincitore! In ogni caso credo si tratti di un risultato più che buono per il forum stesso, che dimostra di essere vitale e appettibile
  13. LeonardoColombi

    Laformadelibro - Promozione scrittori

    Ciao a tutti, sperando di non postare qualcosa di già noto, segnalo il seguente link relativo ad una proposta della libreria "Laformadelibro" di Padova per la promozione degli scrittori: http://www.progettogiovani.pd.it/newsview_set.asp?key=4335&set=1
  14. LeonardoColombi

    Il mendicante di sogni

    Titolo: Il mendicante di sogni Autore: Miriam Mastrovito Editore: La penna blu edizioni Genere: Fantasy Pagine: 144 La Trama: I sogni racchiudono i desideri, le fantasie e a volte anche le paure degli uomini. Che succederebbe se ne fossimo privati? È quello che cercherà di impedire Joshua, approdato a Chissà Dove, il magico regno in cui la fata Maya custodiva i sogni prima che il perfido Nergal la depredasse e le strappasse le ali riducendola in fin di vita. La sua impresa, costellata di splendidi capolavori disegnati sull’asfalto, si intreccia con le indagini del Commissario Zanetti, che lo riterrà un pericoloso serial killer, e con la rinascita di Daniel, un bambino appena uscito dal coma, che ha promesso a Maya, la sua salvatrice, due ali fatte di petali bianchi… (fonte La Penna Blu Edizioni) Il mio commento: "Il mendicante di sogni" appartiene alla collana "Il calamaio azzurro", che raccoglie opere di genere fantasy. Di per sé il libro si presenta da subito molto bene, con una copertina chiara ed evocativa, che gioca con i toni del nero e del bianco, suggerendo e incuriosendo grazie all'immagine proposta di cui, durante la narrazione, risulterà maggiormente chiaro il significato. La rilegatura è buona così come risulta idonea la scelta di un font con dimensione proporzionata a quella delle pagine, al fine di agevolare la fruizione del testo e non affaticare. Il ricorso a capitoli brevi, che si sviluppano nell'arco di poche pagine, consente inoltre un notevole stimolo alla lettura che, per altro, risulta scorrevole e mai noiosa: lo stile dell'autrice è infatti molto buono, sufficientemente frizzante e variegato nel lessico, con assenza di refusi e un buon uso della punteggiatura. La storia in sé è, di fatto, una sorta di fiaba moderna, un urban fantasy che si sviluppa nel nostro mondo e che prevede l'interazione tra persone umane ed esseri appartenenti alla dimensione (onirica?) di Chissà Dove, luogo in cui risiede la fata Maya e dal quale provengono i sogni che possiamo sognare o rincorrere nella nostra umana esistenza. I personaggi che incontriamo nel corso della narrazione sono tesi al ripristino di un equilibrio che, nelle prime pagine, viene deturpato dal malvagio di turno, lo stregone Nergal che ha causato una frattura dimensionale causando la perdita dei sogni. Una missione di ripristino a cui si va ad aggiungere l'impegno per donare a Maya due ali nuove, essendo le precedenti state distrutte proprio dal nemico di cui sopra. Strano a dirsi, le persone coinvolte nelle quest non hanno alcun problema ad accettare l'esistenza di un mondo al di là di quello ordinario, anzi. Ecco allora che Joshua, ex tossicodipendente, diviene una sorta di mendicante in grado di far transitare le persone che possiedono un sogno dal nostro mondo a Chissà Dove. Sul suo cammino incontrerà per lo più gli ultimi della società, forse coloro che ancora conservano dei sogni autentici e sinceri: un clochard, una bambina storpia, un tossicodipendente, una prostituta matta ma anche giovani appassionati di musica e vecchi romantici, tutti disposti a fidarsi di lui e a raccontare al mendicante di sogni il proprio di sogno. Un fatto questo che risulta forse un po' troppo semplicistico e immediato. Accanto a Joshua, che non si scompone minimamente della propria facoltà di far svanire le persone per trasferirle a Chissà Dove (e se Maya in realtà fosse una sorta di strega avida di anime e che l'ha semplicemente ingannato?), troviamo Daniel un ragazzino di dieci anni circa che si è da poco risvegliato dal coma in cui era caduto a seguito di un incidente. Suo il compito di forgiare le ali della fata, una missione nella quale verrà assistito e affiancato dalla giovanile ed energica nonna Lilia, ancora innamorata del suo Neville, il sassofonista di colore a cui diede il suo cuore prima di venir costretta a sposare l'uomo per lei scelto da un padre più che ottuso e autoritario. Al pari del mendicante di sogni, anche nonna e nipote condividono la medesima immediata capacità di accettare l'esistenza di Chissà Dove e di non curarsi di genitori o figli partendo addirittura per un viaggio senza ritorno verso le isole tropicali. "Mai fidarsi dei nonni", verrebbe da pensare nel leggere del rapimento consensuale o nel ponderare sulla probabile apprensione della madre del bambino. Sarà pure un impegno dettato dall'obbedienza ad una causa superiore, ma l'introduzione di qualche criticità avrebbe sicuramente reso più movimentata e credibile la vicenda. Addirittura, nonostante la differenza di età sembra che la loro "voce" sia identica, un difetto di cui secondo me soffre un po' tutto il romanzo: quasi tutti i personaggi sembrano parlare allo stesso modo, come se avessero sperimentato le medesime esperienze. Il finale, infine, risulta un po' strozzato: viene ristabilito parte dell'equilibrio iniziale, Maya ha le ali nuove e Nergal è stato sconfitto...ma poi? Si è davvero concluso tutto per il meglio? Oppure, all'improvviso, Maya getterà la maschera per rivelare a tutti di esser stati parte di un ignobile complotto essendo lei una strega malvagia alla ricerca di schiavi da impiegare nelle miniere che, morto Nergal, ora gli appartengono di diritto? Magari al solo scopo di ottenere il potere necessaria a distruggere la Terra? Certamente questo scenario non appartiene al libro però il solo citarlo può far riflettere sul fatto che l'opera non è esente da difetti. Al di là della fluidità con cui si svolgono gli eventi, senza particolari intoppi, molte dinamiche risultano un po' troppo semplificate. Si tratta di una favola fantasy, certo, ma allo stesso tempo l'aggiunta di alcuni ulteriori capitoli, di qualche ostacolo e caratterizzazione in più non avrebbero che giovato al romanzo, soprattutto considerando che l'opera si sviluppa nel corso di 136 pagine circa e non vi era quindi il rischio di appesantire troppo la narrazione. Nel complesso comunque il lavoro proposto costituisce una buona esperienza per il lettore che ha modo di farsi coinvolgere in un testo a metà tra la favola moderna e l'urban fantasy. Una caratteristica di originalità va poi alla volontà di portare in scena gli ultimi della società, anche insistendo su certe situazioni che, credo, fanno certamente riflettere. La solitudine, la delusione personale e la sofferenza che un tossicodipendente sperimenta non sono certamente argomenti di banale trattazione, soprattutto quando poi queste persone sono coinvolte in spirali esistenziali da cui sembra non esserci redenzione e la sorte appare solamente come un'entità cinica e crudele. L'invito al sogno è infine un messaggio più che apprezzabile e che, soprattutto in tempi come i nostri, aiuta a ritrovare un po' di genuinità e semplicità, lontano dalla frenesia e dallo sfarzo con cui troppo spesso veniamo distratti e storditi. A patto però che quella nel mondo dei sogni non divenga una fuga dalla realtà, un modo per rifiutarla o nascondersi ad essa: deve essere invece un impulso all'azione, un modo per guardare con occhi nuovi alla vita. Allo stesso tempo sognare o sperare il bene dei propri cari o di se stessi deve essere una sorta di salvagente a cui aggrapparci per riemergere alla vita e affrontare l'esistenza più che un pericoloso fardello capace di farci sprofondare in un vortice di autocommiserazione, bloccandoci per sempre (fonte http://leonardocolombi.blogspot.com/ )
  15. LeonardoColombi

    Short Challenge: A quando l'utente 1500?

    Spero non valgano anche gli spambot come utenti sennò ... Ad ogni modo, io sparo 17 maggio 2011....
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