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Lollowski

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  1. Lollowski

    Er manager perfetto

    @@Monica grazie del passaggio e della critica. Quando dici che alcune immagini sono un po' eccessive concordo con te, ma fa parte di un modo di raccontare piuttosto pittoresco e proprio delle periferie. Lollo
  2. Lollowski

    Is Arutas

    @Soir Bleue come al solito mi è piaciuto molto leggere la tua critica, pur avendo stroncato lo scritto ti ringrazio per il tuo tempo. Capita a volte di vivere attimi di felicità ed ho provato umilmente a descrivere un momento che è rimasto nella sua banalità (un uomo, una donna, un tramonto e un mare piuttosto incazzato) inciso nella mia memoria. Intenti ruffiani non ci sono ma sicuramente ho provato a curare di più la forma e sì ho indugiato sulle parole. @Gianfranco P grazie del passaggio e dello scambio con @Soir Bleue. Detto questo quando leggo questi scambi fra di voi, alcune poesie dell'officina mi viene da pensare di essere come un bambino che sta giocando senza troppa consapevolezza con cose che nemmeno capisce. Valuterò con più attenzione cosa postare e se postare. Lollo
  3. Lollowski

    Is Arutas

    @Solitèrnon so dirti quanto sia legato alla Sardegna pur non essendo sardo. Vivi in una terra meravigliosa. Grazie del passaggio
  4. Lollowski

    Is Arutas

    @Gianfranco P @edotarg Grazie del passaggio!! Lollo
  5. Lollowski

    All’imbrunire

    @@Monica E si...e più passa il tempo più questa sensazione nostalgica si acuisce. Bella poesia Lollo
  6. Lollowski

    Is Arutas

    @@Monica Grazie del passaggio e della tua interpretazione
  7. Lollowski

    Is Arutas

    C'è questo tramonto, che senza troppa fretta affoga all'orizzonte, e che si tinge di colori troppo scontati. E poi ci siamo io e te, su questo scoglio umido e butterato. Vicini, in silenzio, perché le parole spesso fanno solo rumore allora non rimane che ascoltare la violenta melodia del mare. Per cui non ti racconterò di questa luce che muore in un ultimo rantolo screziato, di questo mare d’oro e ossidiana ormai troppo cupo, che sbatte su questa roccia martoriata tramandando una storia di pazienza e di forza. Tacerò il maestrale che ci urla contro il suo possente canto. Non ti dirò nulla di noi due, te lo giuro, e di me soprattutto che ti sto aggrappato perso in questa gloria
  8. Lollowski

    Ottobre (il tiglio)

    @Gianfranco P Siamo in autunno, un tiglio (essenza meravigliosa) perde le sue foglie. L'introduzione mi predispone ad una certa malinconia (odio la stagione fredda, per cui l'autunno per me è foriero di cattive notizie), l'uso delle rime e delle assonanze secondo me funziona non risulta stucchevole e ha un bel ritmo (non so perché il ritmo e l'incipit silvano mi ricorda la pioggia nel pineto, dovrei rileggerla...), bello il legame tra l'ultima parola della prima strofa e la prima della seconda. Non so come fate ma io ogni volta che provo a scrivere in rima, tranne se uso il romanesco, ho la sensazione di scrivere come un bambino... L'età che avanza, stanchezza e disillusione penetrano lentamente nel nostro animo. Allora, come il tiglio lascia cadere le proprie foglie, così il soggetto della poesia congeda e lascia andare via ricordi, momenti e attimi che un tempo significavano vita. Ci vedo certa desensibilizzazione e un certo stanco disincanto. La vita ci mette spesso di fronte a prove che alla lunga provocano per reazione e per amore della sopravvivenza di allontanarci da noi stessi. Spesso ci si scopre cinici e stanchi. E così, ci si ritrova a contemplare la parabola di quella foglia con uno sbadiglio annoiato, invece di fare di tutto per trattenere quella caduta tenendoci stretti sentimenti, ricordi e sensazioni. Erigiamo muri per proteggerci dalla vita, così facendo otteniamo protezione ma anche isolamento. Il tiglio sperimenterà però una nuova primavera, in una alternanza ciclica di morte e vita proprio delle piante e che l'uomo non può sperimentare. Il poeta invece teme che questo suo abbandono sia definitivo e tombale e si domanda, con il capo chino e vinto se il suo paragonarsi al tiglio non sia un grande equivoco. A me è piaciuta, il senso (se l'ho colto) mi è arrivato forte e chiaro, la struttura de versi e le rime danno ritmo e ingentiliscono la malinconica ironia che traspare dallo scritto. Lollo
  9. Lollowski

    Loop Infame

    @Solitèr, @Gianfranco P, @@Monica grazie per il passaggio e mi stupisce sempre constatare quanto l'interpretazione di uno scritto possa ispirare "soluzioni" lontane e come in questo caso anche migliori di quello che io volevo esprimere. In realtà le cose che scrivo partono sempre da una situazione reale che mi fa scattare una riflessione che io poi riporto su carta di solito partendo dalla descrizione del contesto. Banale e scontato ma io funziono così. Quella sera di san Lorenzo mi è venuto in mente, complici anche una serie infinita di letture di fantascienza e fantasy che se fosse stato vero che guardando una stella cadente si potesse vedere veramente un desiderio avverato allora io se avessi espresso il desiderio di non vedere soddisfatti gli altri, avrei creato questo loop irrisolvibile (e infame) che avrebbe congelato l'intero cosmo: non potendo esaudire il desiderio degli altri esaudiva il mio, ma esaudendo il mio avrebbe negato i desideri agli altri. Una sorta di virus.... Ho immaginato che essendo l'universo immensamente vasto ci sarebbe voluto qualche minuto prima che tutto si fermasse in questa scelta impossibile e così mi sono goduto un ultima sigaretta. Spero di essermi spiegato. Grazie ancora per l'attenzione e scusate la banalità della spiegazione commisurata alle vostre Lollo
  10. Lollowski

    Loop Infame

    Ieri notte ho visto una solitaria stella cadente finire la sua discesa nella gloria di un cielo notturno. Ho espresso il mio desiderio con un ghigno sghembo e infame sul volto. Di non voler vedere soddisfatti i desideri delle altre persone che come me in quella notte di vento e di veglia l’avessero scorta nella sua meravigliosa parabola. Poi mi sono seduto a fumare, aspettando la fine del mondo.
  11. Lollowski

    Stand by me

    Mi è piaciuto subito questa poesia dal tono malinconico e mi ci sono immedesimato, chi non ha vissuto esperienze simili? Bella la descrizione della lotta e te lo dico da lottatore, hai raccontato in modo realistico le sensazioni che si provano quando un avversario ti sovrasta e lo stallo che a volte si crea fra due volontà entrambe determinate a prevalere sull'altro. Hai anche descritto bene lo stato emotivo che si vive prima di cominciare uno scontro (ancora di più uno scontro di strada) e poi quando si decide per l'azione e la lotta ha inizio. Paura dell'avversario (in apparenza), considerazioni sulla proprio incolumità e poi quella strana lucida serenità che ti abbraccia durante l'azione e che ti fa percepire tutto durante lo scontro (a volte sembra quasi di essere fuori dal corpo sopratutto quando si ripassa nella memoria l'esperienza) pur essendo completamente assorbiti dal proprio nemico. Dico in apparenza perché in vero la sfida che tu hai deciso di lanciare è prima di tutto una sfida contro se stessi. Guardi gli occhi dell'avversario e ci scopri il tuo riflesso. L'avversario è uno specchio, tutto quello che si teme in questi casi è relativo ai proprio limiti, tant'è che una volta iniziato lo scontro tutto scompare, la paura superata e si rimane assorbiti dall'azione. Versi molto attuali purtroppo. Anche un ragazzo qualche giorno fa si è messo di fronte a dei "leader" ed è finito male Questo verso non mi suona forse: Decine di ragazzi intorno a noi erano spettatori della nostra lotta, quasi tutti sconfitti dal leader Mi piace questa tua mancanza di risentimento e anche il fatto che in qualche modo traspare se non ammirazione almeno rispetto per quel ragazzo, la tristezza di saperlo morto e la voglia di essergli amico. Umano e comprensibile il fatto che rinunceresti alla lotta e a qualcosa di te per la vita di quel ragazzo. Lollowki
  12. Lollowski

    Er manager perfetto

    Dodici ore de lavoro continuato senza fa ‘n fiato, ricco sfonnato, ‘ncravattato e sempre sbarbato, muscoli scorpiti e sempre abbronzato: ‘na bionda come moje...da mozzatte er fiato. La domenica a messa tutto impettato, omo de successo e marito da sogno, da tutti ‘nvidiato. La giornata era scandita in maniera perfetta: sveglia, colazione e n’ora de corsetta poi subbito ar lavoro pe’ ‘na riunione: metteva tutti sotto, con quer soriso da leone. Alle due se prenneva ‘na mezz’ora giusto er tempo de n’allenamento, poi dieci minuti nell’abbronzatora: che si volevi da esse leone drento, diceva che lo dovevi da esse pure fora. Parlava de forza, volontà e ambizione de debolezza come ‘n triste peccato: nessuna pietà per l’animale azzoppato, che nella savana, se sa, nun c’e redenzione. Portatore de sani e condivisi valori, Chiesa, famija e tanta preghiera La sera a casa co‘n mazzo de fiori alle fije leggeva ‘na storia ogni sera. Ma come tanti ommini nella sua posizione, nell’abbisso dell’animo un grido strideva come si la vita sua e la sua affermazione, fossero solo ‘na vetrina che esporre doveva pe’ coprire i suoi momenti d’oscura abiezione. La madina iniziava co’ na grassa pippata pe’ regge la botta de ‘na lunga giornata, je serviva ‘na spinta pe’ usci da quer cesso, pe’ buttase nella mischia e avecce successo. Li nervi tesi dopo ‘na lunga, faticosa riunione li distenneva co’ la segretaria sotto ar bancone riguardo er matrimono e er suo giuramento, quello era solo no’ svago... un piccolo divertimento. Ma l’amore è come un seme testardo che cresce pure sur tereno deserto, e pure in quell’animo arido, bastardo, anche se quell’amore strideva pe’ certo co’ tutte le sue convinzioni...cresceva beffardo. E tre sere su sette er manager a lavoro urtimato, ‘mbocava na’ strada buia e marfamata: cor core che batteva all’impazzata, e ‘n senso de anticipazione, quasi senza er fiato. Parcheggiava davanti a ’no strano gigante: Madame George era er suo nome d’arte, er brasialiano n’vasato co’ na certa veemenza, se lo sbatteva sur cofano, senza arcuna clemenza. E mentre quer cristo de forza se lo lavorava er manager ar cofano der Maserati s’agrappava: come un pupo frignante alla gonna della mamma senza più maschere, infine se stesso, come in un dramma. E quanno che a fine seduta ‘na cinquanta j’allungava, e je faceva: “Te porto via da ‘sto schifo, fuggimo lontano!” Madame George cor soriso distaccato replicava: “ahò! n’tanto damme la cinquanta poi ne parlamo...” insino a che vedenno ‘n cliente di lontano, lo congedava. Così ner nero della notte in silenzio guidava e se concedeva l’unico momento de introspezione, chiedennose chi era veramente e cosa era quell’amore e perchè nella vita reale ogni santo giorno recitava, mentre in quei venti minuti de folle ardore sentiva de esse sincero, anche si pagava. E quanno che a casa rientrava a capo chino, vinto, e s’aggirava in quer dedalo de’ stanze oscure, quer villone milionario je sembrava un labirinto: e lui er Minotauro, perso in se stesso e nelle sue paure consapevole de nun esse nissuno, d’esse finto.
  13. Lollowski

    Sul bordo del marciapiede spunta un tarassaco

    dimeticavo @Talia
  14. Lollowski

    Sul bordo del marciapiede spunta un tarassaco

    Seguono pensieri sparsi spero non troppo sconclusionati. Ho da poco finito un libro intitolato "plant revolution" di Stefano Mancuso un ricercatore/divulgatore che si occupa di vita vegetale. Un libro che sorprende e che ci fa capire quanta poca considerazione abbiamo per un essere vivente che circa un miliardo di anni fa scelse una strategia adattiva diversa dalla nostra, opposta direi , e di come si sia rivelata vincente. Essendo circodanti da piante le diamo quasi per scontate, sarebbero ( e di fatto lo stanno diventando sempre più) un modello di ispirazione sorprendente e ancora poco studiato per la scienza. C'è forza in un seme, una forza e che è capace di pentratre la dura roccia, di germogliare e creare nuova vita. Il tarassaco è una di quelle erbacee che cresce ovunque, la degnamo di un'occhiata fugace quando è in fiore o di una breve attenzione quando stacchiamo lo stelo per soffiare via i semi formati dopo la fioritura, il dente di leone. Poi ce ne dimentichiamo. La maggior parte delle persone non sono nemmeno in grado di riconoscerla. La bellezza è ovunque, spesso nemmeno ce ne accorgiamo. Quel tarassaco che cresce indomito su un terreno creato dall'uomo appunto per essere "deserto" ci ricorda che lo sguardo deve essere attento e carpire la gloria di quel fiore giallo e mai darla per scontata. In questo l'occhio del poeta è allenato. Ci suggerisce anche la nostra debolezza nei confronti della natura. Quella pianta comune fa una cosa che l'uomo non è in grado di fare, è solo una piccola piantina ma ci dice che in fondo siamo solo purviscolo e che il mondo andrà benissimo avanti anche quando noi non ci saremo più. Il tarassaco ci ricorda inoltre la forza della pazienza, la lentezza del seme che germoglia (invisibile il suo movimento a occhi nudo) è in grado di rompere il duro asfalto, le radici penetrano fino a trovare il terreno e dunque nutrimento rendendo in grado la pianta di sopravvivere in un ambiente ostile. Ci racconta che la forza nasce dal radicamento, chi pratica arti marziali sa che se manca una buona base, se non ci si radica a terra si rimane in balia dell'avversario e degli eventi. Poesia ben scritta nella sua totale semplicità: come il tarassaco può passare inosservata, ma se la si legge con attenzione può regalare buone riflessioni. Da amante del mondo vegetale o apprezzato molto. Lollo
  15. Lollowski

    Intuizione

    @AzarRudif grazie per le tue parole e.... vedrò di sostituire screziare con altro. Ora che me lo hai fatto notare mi sembra abusato anche a me.....
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