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Ilaris

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  1. Ilaris

    Penna e Spada - Il topic per le votazioni

    Grazie @Emy e complimenti anche a te Sei sempre una leonessa, non ci sono guai tecnici che ti possano fermare Grazie anche a coloro che hanno letto, commentato e votato, e al giudice @queffe per la preziosa assistenza (non vedo l'ora di vedere il tuo commento, comunque vada!)
  2. Ilaris

    Mezzogiorno d'inchiostro 144 – Topic ufficiale

    @caipiroska grazie della tempestività ero fuori traccia anch'io
  3. Ilaris

    Mezzogiorno d'inchiostro 144 – Topic ufficiale

    @caipiroska è meglio che te lo chieda, prima di continuare a scrivere fuori traccia anch'io... per singolo episodio intendi una circostanza in cui il gattofobo deve comunque dissimulare la sua fobia, giusto?
  4. Ilaris

    Mezzogiorno d'inchiostro 144 – Topic ufficiale

    @caipiroska il racconto potrebbe essere incentrato su un singolo episodio in cui il protagonista deve fare i conti con la sua fobia, oppure la dissimulazione deve essere il perno del racconto? grazie
  5. Ma chi propone testi non si sta candidando , non sta chiedendo di essere assunto. Il testo deve parlare da sé, che l'abbia scritto un accademico o un alcolizzato per lo più scansafatiche. Secondo il tuo discorso avremmo solo le opere di Umberto Eco; Bukowski non avrebbe avuto alcuna chance.
  6. Ilaris

    Te lo do io il Natale! [Off topic]

    Mi tenta, mi tenta... c'è qualcuno che vuol far coppia scriteriata scrittevole con me?
  7. Ilaris

    [Sfida 35] Nel buio

    @aladicorvo Sono felice che tu abbia apprezzato la mia ricetta, anche le le dosi sono un po' sballate @Kuno mi fa molto, molto piacere, perché è stata la prima volta che ho scritto qualcosa in prima persona e al presente Hai ragione, un santo o quasi Grazie mille, sono felice che ti sia piaciuto
  8. Ilaris

    Blackout poetry 1 - Off topic

    @Ippolita2018 Mi piacerebbe provarci, ma sono negata per la poesia... Sicuramente passerò a leggervi, è un contest intrigante
  9. Ilaris

    [Sfida 35] Nel buio

    Per errore non ho taggato @Emy , sopra
  10. Ilaris

    [Sfida 35] Nel buio

    Nel mio caso la scelta del noir mediterraneo è stata obbligata. Quando Emy ha scelto il genere ho pensato: "e adesso che faccio?" Mi è venuto in mente “Giungla d’asfalto”, uno dei pochi noir che ho letto, bellissimo. Non avrei saputo da che parte cominciare per ricreare anche solo l’1% di quelle atmosfere. Tanto di cappello a chi riesce, come @FranCorvo , a far suoi i topoi del noir classico americano. Ho riflettuto sul finale. Alla fine ho cercato di immedesimarmi nel personaggio e ha prevalso il mero calcolo, più che il travaglio interiore che pure c'è: meglio rischiare e credere al ragazzo, quando dice che non l’ha visto in faccia, piuttosto che subire le inevitabili e sicure conseguenze per aver ucciso un ostaggio dopo che è stato pagato il riscatto. Grazie mille per le tue bellissime parole, @Befana Profana , e per l'ardito accostamento letterario . Sono felice che il racconto ti sia piaciuto
  11. Ilaris

    [Sfida 35] Nel buio

    @Alessandro1982 grazie per gli utilissimi appunti; sono contenta che nel complesso ti sia piaciuto Vista l'ambientazione nel periodo storico "caldo" per la piaga dei sequestri ho immaginato una certa severità nei controlli da parte delle forze dell'ordine. Per la violenza dell'impatto che l'ha catapultato sul vetro (all'epoca le cinture di sicurezza non erano obbligatorie), ed è sotto temporaneo shock esatto @Poeta Zaza grazie di cuore @FranCorvo Un bel sollievo! Volevo evitare l'ambientazione americana e di proposito ho trattato il noir mediterraneo (scoperto su Wikipedia ); rischiavo di travisarlo, da ignorante quale sono in materia mi sembrava che visti i protagonisti del mio racconto non fosse appropriato metterne molti In realtà la boa era questa e penso di averla rispettata (il grassetto è mio); ovviamente discorso a parte sul fatto di non essere riuscita a stupire: Grazie per i preziosissimi consigli, sono contenta che nel complesso ti sia piaciuto @Silverwillow Grazie infinite! Confesso che ero dubbiosa; arrivata a circa metà racconto ho salvato due versioni: "noir prima" e "noir terza", con aggiustamenti per l'una e per l'altra. In prima persona era meglio, e ho continuato per quella strada. Grazie ancora, sono felice che ti sia piaciuto
  12. Ilaris

    Guanto di Sfida

    Grazie, @Emy, buona sfida anche a te!
  13. Ilaris

    Guanto di Sfida

  14. Ilaris

    [Sfida 35] Nel buio

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/49394-nel-pomeriggio/?do=findComment&comment=870183 È immobile, accucciato in posizione fetale. È stremato. Lo hanno fatto camminare senza sosta per ore, tra sterpi e avvallamenti scoscesi, sotto la minaccia dei fucili. Adesso ha mani e piedi ben legati. Ho la gola secca per l’ansia. Mi ripeto che ormai manca poco, e che l’unica cosa di cui devo preoccuparmi è seguire le istruzioni di Aldo. Farò scendere il ragazzo vicino al bivio per Demilargus. Indosserò il passamontagna e solo allora gli toglierò il cappuccio. Tornerò indietro e abbandonerò l’auto rubata in un canalone di scolo a mezzo chilometro da Passada. Raggiungerò il paese a piedi passando per i campi, e chiamerò il padre dalla cabina telefonica sulla via del mattatoio, che a quest’ora è deserta. Regolo lo specchietto retrovisore per tenerlo d’occhio. Devo mantenermi concentrato anche sulla strada. Aldo mi ha assicurato che da queste parti non ci sono pattuglie, ma io resto vigile. Ho un’ottima vista, e se dovessi scorgere un posto di blocco forse farei in tempo ad accostare e a scappare per la campagna buia. Forse. La madama mi ha fermato una settimana fa, mentre tornavo al laboratorio. Mi hanno ordinato di scendere, mi puntavano addosso i mitra. Sono rimasto con le mani sulla testa per tutto il tempo che hanno impiegato a perquisire il furgone. Ho dovuto spiegare con voce alta e chiara che vivo in Sardegna da dieci anni, da quando mi sono sposato, e che i sacchi di zucchero e farina mi servono per la mia pasticceria. Hanno aperto il più grosso e ci hanno frugato dentro. Poi mi hanno rimesso in mano i documenti e mi hanno fatto cenno di andare, senza neanche l’accenno di un sorriso e senza abbassare le armi. Guardo di nuovo nello specchietto retrovisore. Dio, quant’è magro. Deve aver perso molti chili. Nelle foto che hanno trasmesso al telegiornale era un bel ragazzo in salute, fino a due mesi fa. Adesso è solo un fagotto di vestiti sporchi e puzza come un animale selvatico. Ma è fortunato. I poliziotti lo porteranno all’ospedale per farlo visitare e quando uscirà gli faranno ala per proteggerlo dalla ressa dei giornalisti. Avrebbero potuto ritrovarlo morto, se suo padre non avesse pagato i due miliardi del riscatto. Dirò ad Aldo che questa è l’ultima volta. Sono andato troppo oltre. Ma lui sa che ho bisogno di lavorare ancora per lui, per farmi abbuonare un’altra parte di interessi. Solo così sarò in grado di restituirgli il prestito e di continuare l'attività per far vivere dignitosamente la mia famiglia. Aldo si fida di me. Non parlerei mai, neanche se i poliziotti dovessero ammazzarmi di botte. Vorrei dire al ragazzo che ha avuto un assaggio di quanto sia sottile il ghiaccio su cui tutti quanti, ricchi e disgraziati, camminiamo per tutto il tempo che ci è concesso vivere su questa terra. «Tra poco saremo arrivati» gli dico invece, camuffando il mio accento romano. «Continua a stare tranquillo, e presto potrai tornare a casa.» Resta immobile. «Mi hai sentito?» gli chiedo con tono duro. Fa segno di sì con la testa, e io respiro di sollievo. Tra poco, mi ripeto, sarà tutto finito. Riabbasso gli occhi sulla strada e per un attimo il tempo si ferma, nello spazio che mi separa dal grosso cinghiale abbagliato dai fari. Vedo i suoi occhi brillare e il riflesso argenteo della pelliccia ispida. Nel momento in cui vengo catapultato sul parabrezza sento un fragore, come di uno scoppio che squarcia le lamiere; l’agonia dell’animale permane nell'aria con un verso stridulo fino a che della violenza dell’impatto non restano che degli scricchiolii metallici, e il martellare del mio cuore che pompa sangue e paura attraverso i tagli provocati dal vetro scheggiato. Sono vivo, cosciente e incredulo. Provo a muovere braccia e gambe, e mi stupisco che l’urto non abbia intaccato l’abitacolo. Scendo dall’auto. Nulla, adesso, mi separa dal buio e dal freddo della notte. Lo spettacolo delle stelle assurdamente luminose nel cielo nero mi riporta alla realtà, e mi ricordo di lui. Mi affretto ad aprire lo sportello posteriore per estrarlo dalla macchina, incurante del dolore alle tempie e della sensazione di caldo umido sul viso. Giace silenzioso, a terra tra i sedili. Lo sollevo per le braccia facendolo gemere di dolore. Lo adagio con cautela sul ciglio della strada, poi gli tolgo il cappuccio e lo scuoto con delicatezza. «Forza, ragazzo, forza!» Apre gli occhi. Quando vede che non ho il passamontagna li spalanca per un attimo in una reazione incontrollata, poi torna a serrarli e i lineamenti del viso vengono storpiati da un’espressione di terrore. «Io… non ho visto bene, non l’ho vista!” mi dice, incespicando con le parole. “Io… glielo giuro, è buio!» Mi alzo di scatto e faccio un passo indietro, agghiacciato dalla mia stupidità. «Sta’ zitto e non ti muovere!» gli urlo. Rifletti, sta’ calmo e rifletti, mi dico. Rifletti. No, non può avermi visto in faccia, perché davo le spalle alla macchina e non ero illuminato come lui dalla luce proveniente dalla portiera aperta. Mi butto sul sedile, afferro il passamontagna dal vano del cruscotto e me lo infilo. Prendo torcia e pistola, e spengo la lampadina interna. La massa inerte del cinghiale è incastrata sotto il parafango divelto. Il motore è fuori uso. Si è già formata una pozzanghera per l’olio che continua a gocciolare. Guardo la strada, avanti e dietro di me: nessun barlume di fari in avvicinamento. Siamo in una zona disabitata. È un tratto secondario e poco trafficato anche di giorno, ma qualcuno può passarci da un momento all’altro. Si fermerà, vedendo la macchina incidentata. Se non troverà nessuno penserà che chi era alla guida si sia allontanato per chiedere aiuto. «Dobbiamo andarcene da qui» gli dico. «Se cerchi di fregarmi ti sparo. Mi hai capito?» Annuisce. Faccio presto a tagliare la corda che gli lega i piedi, il coltello è affilato e tagliente. Geme di nuovo dal dolore mentre lo aiuto a tirarsi su. Nel controllare che le sue mani siano ben legate dietro alla schiena mi accorgo di un filo di sangue rappreso sulla sua mano destra. Aldo mi ha accennato che è scivolato malamente su un pendio, durante la marcia. Gli tiro su la manica: il braccio è tumefatto e pieno di escoriazioni. La camicia è sporca di sangue anche sul torace. Si sono limitati a cambiargli quella strappata, senza fasciargli le ferite. Ha un tatuaggio: una piccola rosa in mezzo a chiazze di sangue rappreso misto a terra e ghiaia. Avvicino la torcia. C'è anche un sole, quasi indistinguibile. Il ragazzo si regge in piedi a stento. Forse aveva già qualcosa di lussato e l’urto dell’incidente ha peggiorato le sue condizioni. «Ce la fai a camminare?» gli chiedo. «Si, ce la faccio. Ce la faccio!» mi risponde. Deve farcela. Sa che non posso lasciarlo qui. Potrebbero cominciare a darmi la caccia prima che riesca a raggiungere la mia auto. C’è qualcos’altro, dietro alla sua paura. Questo bastardo figlio di papà che gioca a fare l’hippie mi ha visto in faccia. Può descrivermi a quelle stesse autorità di polizia che disprezza in nome degli ideali di amore e libertà. Dirà che ho l’accento romano. Ho dimenticato di camuffarlo, dal momento dell’incidente. Sono lucido, ora. Illumino il terreno con la torcia e do una spinta al ragazzo per fargli segno di muoversi. Ci inoltriamo nel campo di stoppie. Da qui sono in grado di seguire la direzione verso est, orientandomi con la stella polare. Aldo fa bene a fidarsi di me. Sono in gamba. Stiamo camminando da ore, o forse da poche decine di minuti. Ma ci siamo allontanati abbastanza. «Fermati» gli dico. Sono dietro di lui e gli punto la pistola sulla nuca. Il ragazzo intuisce cosa sta succedendo e si lascia cadere a terra, in ginocchio, senza voltarsi. «Glielo giuro, non l'ho vista, era buio...» La sua voce si sente appena. Ricorderà per sempre questo momento della prigionia, quello in cui è stato più vicino alla morte. No, penso mentre abbasso l'arma, la mia vita sarebbe fottuta comunque. Lo lascio solo e singhiozzante nel buio, e riprendo il cammino.
  15. Ilaris

    [Gioco] Catena musicale

    Lynyrd Skynyrd - Sweet Home Alabama
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