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Mattia Gallucci

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  1. Mattia Gallucci

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    NANO-TECNOLOGIA: classe di personaggio del Dungens and Dragons basata su un nano proveniente dal futuro, il quale mette le sue abilità meccaniche e ingegneristiche al servizio del team.
  2. Mattia Gallucci

    Booktrailer: utili, inutili, sfiziosi, denunciabili?

    Correzione: la musica nel primo video (L'Unico Sole) non è degli Imagine Dragons. Facevo riferimento ad un altro filmato dove effettivamente veniva usata una loro canzone, ma non era un booktrailer (erano paragrafi salienti da leggere con una musica intrigante sotto)
  3. Mattia Gallucci

    Lo strano mondo di Shaun e Maddie [Cap 1 - Parte 2]

    Clicca qui per la parte 1 Finalmente incontriamo Maddie, la seconda protagonista. ____________________________________ «Come sarebbe a dire “tutti”?» Jou si prese del tempo per rispondere, e nel farlo indicò con un gesto all’apparenza del tutto casuale il grande manifesto alle sue spalle.. «Allora, vediamo… sono sicuro che tu conosca Ronin.» “Ronin: Twin Blades”, oppure “Twin Blades Ronin”: due nomi apparentemente identici per riferirsi allo stesso capolavoro. L’affascinante titolo pubblicato dalla JouSoft, il gioco che aveva portato il loro impero a crescere attraverso le innovazioni di cui era composta la sua struttura, la creatura di cui Jou stesso conservava gelosamente un prezioso ricordo proprio lì sotto il naso di entrambi. «Certo che lo conosco!» rispose Shaun entusiasta, indicando a sua volta il manifesto del samurai senza esitare un secondo. «Un gioco fantastico, dico davvero. L’estrema caratterizzazione dei personaggi, il numero immenso di scelte disponibili e l’intreccio della storia, così complicato… e il numero dei finali! Quel gioco è semplicemente...» «Ho capito, ho capito. Sei stato chiarissimo.» Jou sorrise mostrandogli una mano, poi riprese a parlare senza nemmeno voltarsi a guardare la sua creatura. Probabilmente conosceva la locandina a memoria. «Il nuovo gioco si allontana molto da Ronin in tutte le sue specifiche, ma hanno qualcosa in comune. Non si tratta soltanto di un nuovo titolo, ma di un intero e complesso sistema di simulazione creato da noi. Un’intelligenza artificiale dal potenziale pressoché infinito, in grado di imparare dal giocatore, di conoscerlo e di creare un'avventura longeva e ramificata che possa combaciare con i gusti di tutti gli ospiti.» Jou era entusiasta, e Shaun si lasciò condizionare dalla passione con cui parlava della sua opera. Il visionario scienziato dovette ricomporsi prima di riprendere a parlare, e riprese a scegliere le sue parole con cura. «Proviamo a fare un esempio. Diciamo che il tuo genere preferito sia il survival...» Shaun reagì ancora una volta tempestivamente e lo interruppe senza accorgersi del lampo nei suoi occhi: lo scienziato aveva scelto di proposito quel genere per il suo esempio. «Adoro il survival.» aveva subito affermato, cascando ingenuamente nella sua trappola. «Bene, bene.» rispose Jou cogliendo la palla al balzo. «Allora il gioco ti verrà incontro il più possibile, proponendoti di tanto in tanto alcuni elementi tipici dei videogiochi di sopravvivenza.» Il discorso riuscì a rapirlo. «Sembra fantastico, senza dubbio!» «Questo è uno dei motivi per cui sei stato scelto. Dicono che tu ti sia fatto notare per il tuo talento, e specialmente nelle categorie più “movimentate” del settore videoludico, quindi la tua mente ha riflessi allenati e un ritmo di apprendimento molto veloce: qualità perfette per testare un gioco come quello che abbiamo creato qui.» Shaun si rese conto che Jou era privo di accento. Il suo americano non subiva alcuna inflessione dalle radici orientali dell'uomo. Eppure Shaun era abbastanza sicuro che Jou avesse vissuto a Tokio o da quelle parti per un bel po' di tempo. Chissà quanti anni aveva passato a studiare la lingua per raggiungere quel livello. Considerando l'offerta, distolse lo sguardo dal giovane imprenditore e osservò le proprie dita battere sulla scrivania, le sue unghie scandire il tempo. In pochi secondi formulò il pensiero che lo avrebbe portato alla sua domanda successiva. «Siete i primi ad esplorare questo campo?» «Che io sappia, sì. Il brevetto lo abbiamo registrato, no?» Jou accennò ad una risata. Anche Shaun rise, nonostante non avesse capito la battuta. «Voglio essere sincero con te: il lavoro che svolgerai con noi verrà classificato come un esperimento, e non come un effettivo impiego.» Il ragazzo mostrò la confusione di chi è colto di sorpresa da uno scherzo di pessimo gusto. Non si trattava di un tiro mancino dell'azienda: Jou non era certamente il tipo, e perdere tempo non era previsto sulla tabella di marcia. «La tua paga però sarà la stessa, senza alcuna variazione.» specificò Jou, accorgendosi infine della sua espressione allarmata. «Cambieranno soltanto le parole sulla fattura finale. Nulla di più, te lo assicuro.» Shaun non voleva passare per uno particolarmente legato ai soldi. Prese le distanze da quella affermazione dicendo semplicemente: «Tranquillo, non ti preoccupare. Il progresso prima di tutto!» Lo scienziato sembrò divertito dallo slogan, anche se Shaun si sentì molto a disagio nel parlare come il personaggio di una pubblicità. Voleva soltanto assecondare il suo nuovo capo. «Mi piace la tua energia. Dato che hai già sostenuto i test medici e che li hai superati alla grande, questo colloquio non è altro che una banalità burocratica.» Shaun si illuminò, una luce brillante nello sguardo. «Vuole dire che...» «Sei assunto e cominci subito, sì.» Jou battè una mano sulla scrivania trionfante, con un largo e brillante sorriso tra le labbra, poi si alzò per primo e fece strada verso una porta alle sue spalle. «Vieni con me, è il momento di conoscere il resto della squadra.» Passarono dall'ufficio ad una nuova stanza, una sorta di laboratorio incrociato con una sala riunioni. Un largo tavolo riempiva gran parte dello spazio, e su di esso erano sparsi migliaia di fogli, una dozzina di computer, qualche bicchiere di carta e altri oggettini alla rinfusa. «Scusa il disordine.» aveva detto Jou alzando le spalle. «A volte il luogo di lavoro diventa un po'... informale.» «Immagino.» disse Shaun. In realtà, non aveva capito neanche quella frase. «Ecco, lei sarà la tua collega e compagna di esperimento.» Jou si volse verso di lui e con un gesto di presentazione della mano sinistra guidò il suo sguardo oltre il tavolo. Lì, su una delle sedie, c'era un'incantevole ragazza dai grandi occhi azzurri e dai lunghi capelli biondi. Non somigliava affatto ad un'appassionata di videogiochi. «Si chiama Madeleine e...» «Maddie.» lo interruppe la ragazza. «Mi chiamo Maddie.» Jou annuì con un sorriso, dimostrandosi molto comprensivo e accondiscendente. «Dicevo, si chiama Maddie e voi due insieme esplorerete il vostro fantastico mondo personale, sviluppato in modo attivo dalla vostra mente. Durante i primi test abbiamo appurato che le avventure elaborate dal nostro software sono concettualmente complesse ma mai impossibili da completare e che nessuna avventura somiglia mai una di quelle affrontate in precedenza. Contribuiscono allo sviluppo l’umore, i pensieri e i gusti dei giocatori. Oggi per la prima volta inseriremo in partita due personaggi anziché uno soltanto. Sarà molto interessante vedere le reazioni del programma in relazione ad eventi del genere, quindi studieremo tutta la sessione dall'inizio alla fine.» «Solo noi due?» domandò Shaun, irrequieto. «Voglio dire... non verrà nessun altro?» «Nessuno.» disse Jou con un sorriso. «Questo vi rende dei privilegiati, e se non vi è ancora chiaro... sono certo che ve ne renderete conto molto presto.» Sembrava così sicuro delle potenzialità del suo videogioco, che Shaun preferì lasciar cadere la conversazione. Maddie si alzò dalla sedia, poi entrambi vennero scortati da Jou attraverso una nuova porta, e infine giù per le scale per un paio di piani. Fino ad allora, nessuno di loro disse più una parola. Si ritrovarono in una grande sala, gremita di scienziati ed impiegati vari. Al centro della stanza li attendevano due strane capsule rivestite di metallo, schermi e processori vari, e Shaun immaginò che facessero parte della rivoluzionaria console videoludica di cui lo scienziato amava vantarsi. «Questa è una versione provvisoria.» chiarì Jou, nascondendo con la mano destra un sorrisetto colpevole. «Al momento della pubblicazione non ci sarà bisogno di acquistare una vasca di deprivazione sensoriale per giocare, basteranno il visore e la tuta.»
  4. Mattia Gallucci

    Booktrailer: utili, inutili, sfiziosi, denunciabili?

    Da ragazzino, circa sei o sette anni fa, trovai su youtube un trailer per il libro Hyperversum della nostrana Cecilia Randall e dissi "Wow che figata dovrebbero farci un film!" Anni dopo quel pensiero mi è tornato in mente quando, dopo aver realizzato i miei primi romanzi, mi sono ritrovato a chiedermi in quale modo il web avrebbe potuto aiutarmi nella diffusione del mio materiale. Pensando a quel vecchio booktrailer in cui figurava Orlando Bloom ho pensato: perché no? Così a distanza di anni ho realizzato 3 booktrailer, ma uno di questi è andato perso per sempre (avevo usato Di Caprio come voce narrante, era bellissimo) Questo topic però non serve soltanto a postarli (ed eventualmente far ricredere chi sostiene che i booktrailer siano o tutti oguali o comunque inconcludenti) ma a porre delle domande riguardanti il tema. Avete esperienze con i booktrailer? Se la risposta è sì, allora quanto credete siano utili nella promozione di un romanzo? (che sia self o con CE) Li trovate una perdita di tempo? Qualche CE ha espresso pareri in proposito o ne fa uso? Poi la qualità dei suddetti trailer da me realizzati, come vi sembra? Valida? Ah e infine, potrei essere denunciato per aver usato spezzoni di film? (trailer più che altro, e comunque nel secondo caso ho cercato di sgusciarne fuori come un'anguilla scrivendo due righe sul copyright all'inizio) Stessa domanda per la musica, visto che in entrambi i trailer ho usato canzoni degli Imagine Dragons **link rimossi dallo staff**
  5. Mattia Gallucci

    Animale da Palcoscenico - Capitolo 1

    Mi piacciono i testi che riescono ad essere spinti senza diventare per forza volgari o sfociare in determinate situazioni. Mi prendo del tempo per fanti un commentario, mi servirà per postare qualcosa di mio nel pomeriggio. Ripasso tutti i passi, che spasso. Sto impazzendo. L'ultima frase sembra quasi un riferimento alla prima e all'uso dell'assonanza da parte dell'autore. Libera interpretazione, ma il pensiero mi ha fatto ridere. Ecco la mano sinistra agguanta la pistola per prima, Mmmmh non sono esattamente un feticista dell'uso di "ecco" ma secondo me ci vorrebbe una virgola subito dopo. "Ecco, la mano sinistra agguanta la pistola per prima". Oppure in alternativa coniugare il verbo in agguantare, così da non dover aggiungere il suddetto comma. sta per calare il sipario...Purtroppo la pistola Spazierei dopo i tre punti. ho sempre evitato di contraddire una donna, fin da quando lessi di un tizio finito evirato. Mi servì un dizionario per capire e diversi giorni per dimenticare. La linea comica misto splatter dice che vestito da ballerino sembro un ex gay diventato eterosessuale per poi finire a fare la drag queen in un mattatoio. Che cara. Sembra un Bukowski coperto di glitter, non so se rendo l'idea. L'acidità del Charles ma tutta rosa e favolosa. Mi piace che tu abbia cercato di raccontare attraverso questa scena la routine di un ballerino, cercando di scavalcare tutti gli stereotipi che si è cucito addosso. Quando parla della sua fama passata mi torna in mente Birdman. Comunque è una bella scena, continuerei a leggere ancora per qualche pagina cercando di capire dove andrà a parare questi protagonista solo per il semplice fatto che è inusuale e lontano da ciò che consumo di solito. Forse il volume delle contumelie è un po' alto, e in quel caso prenderei davvero spunto dal già citato Bukowski.
  6. Mattia Gallucci

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    HOT-EL: albergo dove la temperatura non scende mai sotto i 35
  7. Mattia Gallucci

    Il gioco del Testo Alfabetico

    Era quasi arrivato, trasalì: il feroce orco che rapiva negretti evolvendosi  RNEPLHAMIVBUZOGUSEQATIFOC
  8. Mattia Gallucci

    Argento Vivo Edizioni

    Quindi se ho consegnato a Febbraio per la valutazione posso stare fresco e non pensarci fino all'anno che verrà?
  9. Mattia Gallucci

    Lo strano mondo di Shaun e Maddie [Cap 1 - Parte 1]

    Grazie
  10. Mattia Gallucci

    Anonimato su wd e non solo

    Perdonami ma stavo scrivendo da un pub, il messaggio è stato veloce ma ci tenevo a rispondere. Sì, come dicevo, la mia intenzione era fare un esempio che fosse interno al forum e inerente al discorso in questione, e non polemizzare sul gesto in sé. Effettivamente a trovarti taggato avrai pensato "Che vuole questo da me?" ma non era affatto la mia intenzione e chiedo scusa per averti dato modo di pensarlo.
  11. Mattia Gallucci

    Anonimato su wd e non solo

    Sì in quel punto mi sono espresso male, l'avevo interpretato così e comunque mi serviva solo per dimostrare un punto.
  12. Mattia Gallucci

    Anonimato su wd e non solo

    Faccio parte di quelli che ci mettono nome, cognome, faccia (non come avatar magari, ma già partendo da questi dati puoi trovarmi un po' ovunque e scoprire che faccia ho) Ho esperienze personalissime con l'anonimato online: arrivo da forum che sono la parte più sudicia e immonda della rete, dove l'anonimato permette di sparare a zero su tutti gli utenti che hanno commesso l'errore di parlare di sé e della propria vita. Questo ovviamente non è il caso di Writer's Dream, un salottino letterario di metà 800 a confronto con certi gulag virtuali, ma il principio è simile: se usi il tuo vero nome, autorizzi altri usarlo. Guarda la mia presentazione, dove @lucantropo ha finto di sbagliare e chiamarmi Matteo (come puoi provare che ha sbagliato? è possibile sbagliare quando hai un nome davanti e, anzi, lo hai già quotato in precedenza?) Certo, in questo caso era un test di pazienza per il nuovo arrivato, un po' di sano nonnismo che tanto la rete ne è satura, ma se Lucantropo è arrivato a questo la colpa dovrebbe essere mia solo perché ho scelto di usare il mio nome in rete? Un tale comportamento (qualora fosse appurato che non si tratta di un errore, cosa che m'annoio a giudicare) è tollerato in un contesto civile? Ci sono tante scuole di pensiero a riguardo. Nel campo del marketing è ancora diverso: il tuo obiettivo è rimandare un pubblico ad un prodotto o un marchio, e se quel marchio è il tuo nome (nome d'arte) poche sono le alternative. Ho letto che qualcuno lo fa per sfuggire a chi conosce, e quindi nasce un alterego. Personalmente non mi scoccerebbe affatto se chi mi conosce fuori da questo forum dovesse trovare questo messaggio e dire "ehi, lo conosco quello", e poi essere fermato per strada alla domanda "ma tu scrivi su quel sito lì?". Mi irritano di più quelle persone che, puramente online: "ehi, non ti conosco ma mi prenderò confidenze come se fossimo fratelli"
  13. Mattia Gallucci

    TAUT Editori

    Ho mandato qualcosa 3 giorni fa, un romanzo. Non sono certo che abbiano avuto modo di leggerlo tutto in 3 giorni, ma così mi hanno detto nella risposta negativa. Solerti se non altro.
  14. Mattia Gallucci

    Treis - Capitolo 1 - Parte 1/3

    Sollevò la testa per guardarsi intorno e capì dove si trovava. Subito dopo Si trovava in una stanza. Ripetizione a parte (una sciocchezza, può sfuggire), forse tendi ad andare a capo troppo spesso, solo per scrivere frasi brevi come: Silenzio. Non sono un fan dei licantropi ma il testo è scritto bene, incuriosisce al punto giusto. Successivamente si avrà modo di approfondire la situazione del protagonista, come autore hai più di un pretesto per portare avanti la storia.
  15. Mattia Gallucci

    Lo strano mondo di Shaun e Maddie [Cap 1 - Parte 1]

    Non so se il commento qui sopra sia abbastanza approfondito per postare qualcosa di mio, frequento il portale da poco e fatico un po' su alcuni oscuri passaggi. Questi sono i primi 7000 caratteri di un romanzo che sto scrivendo, una sorta di fantascienza dai 16 anni in su. Il titolo è provvisorio. Inoltre, non vedrete ombra di Maddie nel testo (compare più tardi e lo spazio era poco ) Il mio obiettivo è scoprire se questa primissima parte riesce ad incuriosire un lettore completamente estraneo all'intera faccenda. E se ho sbagliato a postare non picchiatemi, giuro che ci sto provando con tutto il cuore _________________________________________________________ Shaun si stava annoiando da morire. Se ne stava fermo sulla sedia girevole, in quell’ufficio enorme e bianco, mordicchiando i cordini della sua felpa nera. Lo avevano pregato di aspettare pazientemente e di non andarsene in giro a curiosare fin quando Jou Miura non fosse stato pronto a riceverlo, ma lui non aveva ascoltato. Si era reso necessario un secondo avvertimento, seguito da serie minacce: se non si fosse mostrato collaborativo, l'avrebbero sbattuto fuori a calci ancora prima di cominciare. Allora dovette calmarsi, perché non poteva permettersi un fallimento simile. Era ad un passo dal dimostrare ai suoi genitori che dedicare la sua vita ai videogiochi in fondo non era stata una totale perdita di tempo. Quel giovane dagli sgargianti capelli rossi era diventato rapidamente famoso nel settore. Le sue dita lunghe e nodose davano il loro meglio tra le levette di un controller e riusciva a distinguersi durante qualsiasi torneo. Se non per le sue tante vittorie schiaccianti sugli avversari, almeno per la sua abitudine di presentarsi incappucciato ed affrontare così interi gironi. Lo faceva sentire a suo agio, e comunque nessuno era mai venuto a lamentarsi direttamente con lui per quel dettaglio. Quando si parlava di sparatutto, strategici, stealth e, più in generale, di combattimento, non vi erano segreti per Shaun. La sua passione però consumava molto più di quanto lui riuscisse a mettere da parte tra un torneo e un’intervista. Le donazioni di seguaci affezionati aiutavano un po’, ma tra i suoi hobby e il vizio delle sigarette, finiva per divorare ogni entrata e ritrovarsi al punto di partenza. Aveva tentato di diventare sempre più famoso, in ogni modo, arrivando persino a tingersi i capelli di quella tonalità di rosso così oscenamente accesa per attirare l’attenzione di qualche ragazzino in più, senza rendersi mai conto di aver perso da tempo l’ingenua passione con cui aveva cominciato. La svolta era arrivata con quella telefonata, così misteriosa. Un suo vecchio amico del settore pubblicitario lo aveva messo in contatto con un tizio che si spacciava per Jou Miura e, per farla breve, alla fine era venuto fuori che si trattava proprio di lui. Lo sviluppatore di videogiochi più famoso al mondo, creatore di “Twin Blades Ronin”, si era detto interessato a collaborare soltanto con Shaun per testare il suo nuovo progetto segreto. Fin dalla sorprendente uscita di Ronin era risaputo che la JouSoft fosse da tempo al lavoro su qualcosa di grosso, e nell'ambiente in cui si trovava in quel momento tutto suggeriva un invidiabile patrimonio societario: la scrivania ricurva davanti a lui, bianca come le pareti, il pavimento e il soffitto, oppure l'ampia poltrona di pelle nera di fronte al suo sguardo, o ancora le librerie fittamente organizzate per categoria. Doveva trovarsi nell'ufficio personale di Jou, perché stava osservando enormi scaffali dedicati a videogiochi, libri, musica. Al di là della scrivania, su di un muro, era appesa una grossa locandina incorniciata: una sorta di enorme manifesto dedicato ad un videogioco il cui protagonista aveva l’aspetto di una sorta di antico samurai caduto in disgrazia, con il titolo ben in vista accanto al logo della Jousoft. Per Shaun e il resto del grande pubblico del settore l’uomo chiamato Jou Miura era una sorta di leggenda, un genio rivoluzionario sempre alla ricerca di innovazioni. Collaborare con il suo marchio testando un nuovo videogioco sviluppato da lui significava mettere le mani su un gioco vergine, il prototipo di una potenziale opera d’arte dell’epoca contemporanea. Una volta considerato questo punto di vista, l'ipotesi di poter essere pagato profumatamente faceva solo da contorno. Un contorno molto saporito, comunque. Aveva atteso pazientemente per circa venti o trenta minuti, e finalmente la sua curiosità era stata soddisfatta. Jou Miura in persona si era presentato in ufficio con un largo sorriso, accogliendolo a braccia aperte. I tratti orientali molto marcati tradivano le sue origini nipponiche e i suoi sorrisi incorniciati da un sottile pizzetto rivelavano file infinite di denti bianchissimi e perfettamente dritti. Riconoscendolo, Shaun era scattato in piedi fulmineamente. «Scusa se ti ho fatto aspettare!» aveva detto lo sviluppatore come prima cosa. Almeno era consapevole del suo ritardo sui tempi stabiliti. Inoltre era molto informale e aveva cominciato la conversazione con toni tranquilli, per nulla rigidi. «Nessun problema, signor Miura… anzi, Jou.» Shaun aveva paura di commettere errori di pronuncia e cercò di scandire il nome molto lentamente. Forse aveva marcato troppo sull'ultima lettera, perché lui aveva scosso la testa con un sorrisetto. In ogni caso, dimostrandosi molto comprensivo, gli disse: «Chiamami Joe se ti è più comodo.» «Va bene!» ribatté Shaun emozionato, allungando la mano verso l'uomo per una formale stretta di mano. Jou non aveva risposto, anzi riuscì a sottrarsi al contatto con uno scatto laterale. «Perdonami, Shaun... Io non credo nel contatto fisico.» «Okay...» aveva detto Shaun, in imbarazzo. Jou aveva preso posto sulla poltrona, continuando a sorridere. Indossava un completo nero, giacca e pantaloni abbinati, insieme ad una camicia bianca dall'aspetto molto morbido e costoso. Niente cravatta. «Comincio facendoti una domanda, poi ti lascerò del tempo per chiedermi quello che vuoi.» La domanda si fece attendere. L'uomo in abito elegante portò i gomiti sulla scrivania e cominciò a battere i polpastrelli di una mano contro quelli dell'altra. Shaun, che pendeva dalle sue labbra, rimase in silenzio per tutto il tempo necessario. «Che cosa cerchi in un videogioco?» Credeva che il miliardario intendesse propinargli un quesito molto più complicato, ma poi Jou se ne era uscito con una domanda di circostanza. Shaun, che nel corso degli anni si era preparato una serie di risposte standard per domande simili, rispose in fretta e recitando la parte del ragazzo spontaneo e alla mano. «Mi attirano le sfide, le battaglie epiche, l'incertezza della riuscita. Quella scarica di adrenalina che ti dice che stai rischiando la vita, anche se in realtà sei al sicuro a casa tua. Una buona colonna sonora può aiutare molto. In pratica, cerco sempre un gioco che sia capace di risvegliare un'emozione in me, visto che quello che si trova in giro è ormai spazzatura». Jou Miura sembrò molto colpito dalla risposta del ragazzo. «Capisco come ti senti. Mio caro Shaun, non è un caso che l'universo ti abbia portato qui oggi!» Shaun si trattenne dal leccarsi esplicitamente i baffi. Era curiosissimo riguardo alla proposta della JouSoft, di qualunque cosa si trattasse. Avrebbe accettato a scatola chiusa qualsiasi condizione. «Sto ancora cercando di rendermene conto.» disse soltanto, cercando di sembrare tranquillo. Jou rise. «Cercherò di fugare ogni tuo dubbio senza rovinarti la sorpresa. Scommetto che hai molte domande.» «Ne ho alcune, sì. Voglio dire... di che genere è il gioco di cui stiamo parlando?» Il signor Miura si strinse nelle spalle. «Tutti.»
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