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Danny Rochester

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Tutti i contenuti di Danny Rochester

  1. Danny Rochester

    Miller, Madeline

    Topic in omaggio a questa bravissima scrittrice americana, che nei suoi primi due romanzi ha "rielaborato" la mitologia classica con stile e originalità, aggiungendoci molto del suo ma senza mai scadere nel pacchiano e nella modernizzazione forzata; per chi cerca letture "leggere" ma senza rinunciare allo stile e ai contenuti, è veramente una garanzia. Ho adorato La Canzone di Achille, soprattutto per la prima parte, in cui narra con grande umanità e partecipazione emotiva le vicende di Patroclo e Achille prima della guerra di Troia e per il finale mozzafiato, di grandissimo impatto emotivo. Altrettanto bello il suo secondo romanzo, Circe, più lento e rarefatto (la vicenda narrata dura letteralmente un numero imprecisato di secoli), con una splendida caratterizzazione psicologica della protagonista, esplorata in tutte le sue sfaccettature. Mi piace moltissimo il suo modo di scrivere, molto elegante ed evocativo, che trasmette efficacemente non solo le emozioni dei personaggi ma anche le atmosfere fascinose e leggermente malinconiche dei paesaggi mediterranei in cui ha ambientato le sue storie; sia la Canzone di Achille che Circe sono libri in cui ci si immerge completamente. Attualmente, è impegnata a scrivere un retelling basato su "La tempesta" di William Shakespeare, sono già curiosissimo e non vedo l'ora che esca. Insomma, credo si sia capito che sono un suo grande fan. E voi?
  2. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scene 1 e 2

    Il mio commento - Il Prologo - Si può, si può, signore, signori? Certo che posso, ci mancherebbe altro. Mi chiamo Benjamin Davies. Ben. Il mio nome è un omaggio a Benjamin Britten; non perché mamma e papà amassero Britten, figuriamoci, è già tanto se conoscono di nome Mozart e Beethoven, ma perché così ho deciso io. Ora, cosa posso dirvi di me che vi possa interessare? Sono un genio incostante, un cinico sognatore, un individuo la cui classe sociale effettiva e quella interiore non potrebbero essere più divergenti. In parole povere, un disadattato, spesso orgoglioso di esserlo. Altro? Vediamo: divoratore di libri, musicofilo non praticante, da qualche tempo inguaribile melomane. Il mio repertorio preferito? Sostanzialmente Meyerbeer, Britten e tutto quello che ci sta in mezzo; questo non mi impedisce di amare anche Kate Bush, il mio concittadino Marc Almond, Patrick Wolf, i Pet Shop Boys, gli ABBA e un mucchio di altra gente che, per un motivo o per l’altro, soddisfa i miei personalissimi requisiti artistici. Di tanto in tanto mi diletto a scrivere; vorrei saperlo fare con il fuoco di Emily Brontë, l'eleganza di E.M. Forster, l'ironia di Kurt Vonnegut e la visionarietà di H.P. Lovecraft, con cui tra l'altro condivido l'abitudine di trascorrere parecchio tempo in universi paralleli di mia creazione; in pratica, mi arrangio come posso. Per chi non lo sapesse, quando ho detto di essere concittadino di Marc Almond intendo che sono cresciuto e vivo a Leeds, West Yorkshire, Inghilterra, Regno Unito. Leeds? C'è di meglio, c'è di peggio. Inghilterra? Mi ispira solo un senso di appartenenza abbastanza generico e blando. Regno Unito? Ormai è solo muffa. Sono invece singolarmente, profondamente legato allo Yorkshire, alla sua bellezza schiva e solitaria. Ho girato la mia terra in lungo e in largo, per me ogni occasione è buona per esplorare le sue colline, brughiere e campagne, i siti storici, le antiche dimore di personaggi celebri; nonostante il freddo, nonostante l'umidità, nonostante la solitudine. Lo Yorkshire però non è solo contemplazione e poesia: la rivoluzione industriale e la successiva deindustrializzazione hanno trasformato molte città in luoghi sporchi, deprimenti e talvolta pericolosi, ma quella bellezza antica e dignitosa è comunque rimasta, e, seguendo l'esempio della mia terra, anch'io voglio conservare la bellezza della mia anima, a dispetto di un mondo che si ostina a voler viaggiare a un ritmo così diverso dal mio. A volte mi chiedo se non avrei una vita più facile e soddisfacente a Londra, o magari a San Francisco, qualcosa del genere, ma no, questo non è proprio possibile. Noi romantici abbiamo inevitabilmente un lato conservatore. Chissà se era così anche per Emily Brontë? - Mon petit table - Un tempo, diciamo pure in una vita precedente, tanto ho ormai rimosso dalla mia memoria quel periodo, avevo un lavoro "vero", e con "vero" intendo ragionevolmente ben pagato e neppure troppo faticoso, ma non voglio parlare di questo. Per gli Dei, no! Il solo ricordo per me è veleno; un bel giorno me ne andai, ed eccoci finalmente al presente. "Ehi, Lord Mountbatten, ho qualcosa che ti potrebbe interessare!" Sono intento a smistare una pila di CD e DVD appena arrivati, dividendo gli articoli per genere musicale e sistemandoli in rigoroso ordine alfabetico sui rispettivi espositori, quando lei mi chiama, con la sua voce sonante e leggermente roca da fumatrice incallita venata da una percepibile nota di ironia e affetto. Tamara Kane, la mia capa, e la mia migliore amica. Lavoro per lei, anzi, con lei, da due anni; le serviva un commesso che la aiutasse a portare avanti il negozio, io risposi al suo annuncio e, fin dai primo incontro, capii di essere finalmente sulla strada giusta. Tamara è una sessantacinquenne ex chitarrista di una band punk al femminile, che aveva conosciuto personalmente Johnny Rotten e Joe Strummer, era stata una groupie dei Damned e degli Stranglers, e tante altre belle cose. Passati i trent'anni, aveva aperto un negozio di dischi a Leeds che, in onore ai suoi trascorsi, aveva chiamato Spirit of 77, e, in un modo o nell'altro era riuscita a mandarlo avanti con discreto successo. Fin dal primo momento mi trovò interessante, probabilmente perché i suoi aiutanti abituali erano o fattoni di vario genere o studenti universitari con altri pensieri per la testa, e io non appartenevo a nessuna di queste due categorie. Fu un colloquio di lavoro assai curioso, parlammo quasi esclusivamente di musica, e la conquistai definitivamente menzionando il mio amore per Marc Almond, con cui lei aveva avuto l'onore di dividere il palcoscenico di qualche sudicio locale di Leeds, nel 1979 circa. "Sai, non mi dispiacerebbe dare un'aria più presentabile a questo posto", concluse infine, "ma ti avviso, non posso pagarti granché e non posso prometterti che ti terrò per più di qualche mese, quindi pensaci bene". Ma io, amareggiato e stufo com'ero della mia vecchia vita, non ci pensai un attimo di più, mi licenziai e, due anni dopo, sono ancora lì; il suo secondo in comando, così mi definisce. Somiglia parecchio ad Annie Lennox, Tamara, capelli corti e lineamenti vagamente androgini; non altrettanto bella e decisamente meno glamour, però; in questo momento indossa un paio di vecchi jeans da lavoro, larghi, e una vecchia t-shirt dei Ramones, i suoi capelli sono tinti di un bel verde foresta, che si abbina bene ai suoi occhi marrone scuro. Tiene tra due dita un biglietto, che mi sventola davanti con fare sornione, sorridendo leggermente. "Il Trovatore?", chiedo con il tono più affettatamente aristocratico di cui sono capace; dopo Salome, Macbeth, Medea, La Gioconda e Peter Grimes un'altra delle mie opere preferite a cui, grazie ai contatti di Tamara, avrei potuto assistere dal vivo, all'Opera North, dieci minuti a piedi dal mio appartamento, e a un prezzo stracciato. "Domani pomeriggio ci sono le prime prove, ti concedo una mezza giornata libera. E, mi raccomando, non ringraziarmi troppo..." "Ehi, zia Tam! Non lo starai viziando un po' troppo?" Questa è June Carver. Junie. In realtà non è nipote di Tamara, neanche parente in senso stretto, però è la figlia di una sua ex compagna di band, quindi, in un certo senso, sono effettivamente zia e nipote attraverso l'arte. Che dire di June? Ha ventidue anni, studia medicina all'università e vuole specializzarsi in cardiologia; lavora al negozio da tre mesi, per mettere soldi da parte e, nel tempo libero, è una pittrice di notevole talento. Per me è una specie di enigma; sfugge a qualsiasi tentativo di facile caratterizzazione, questo mi porta ad avere di lei una grande stima e perfino una specie di affetto fraterno, anche se siamo due persone completamente diverse e tra noi è un battibecco continuo. "Sai, June: l'Opera North è il motivo numero due per cui non me ne sono ancora andato da Leeds. Il motivo numero uno ovviamente è lo Spirit of 77." Ammicco a Tamara che, con un gesto della mano, mi manda bonariamente al diavolo. "Perché non ci vieni con me, qualche volta? Troppo roba da vecchi per te?" Lei mi guarda in modo strano. E quelle occhiate che ogni tanto mi lancia proprio non riesco a capirle. Ma forse è solo per via dei suoi occhi, che sono scuri e grandi, molto penetranti, e contrastano singolarmente con una fisionomia esile, carnagione pallida e capelli di un biondo scandinavo, chiarissimo. "Verrò all'opera il giorno in cui tu andrai a un concerto dei Coldplay." "Oh, se la metti così... mi dispiace per te allora."
  3. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scena 8

    commento - Gioie di casto amor - Povero Mario, alle prese con i suoi dilemmi; solo, abbandonato, in questo popoloso deserto che chiamano Leeds. Beh, prima di lui, Leeds era effettivamente un popoloso deserto per me. Passa un giorno, due, tre; so che è impegnato con le prove dell'Andrea Chenier, ma, per quanto sia frustrante, non voglio andare a sentirlo, sarebbe una pressione indebita. Me lo immagino mentre canta "Un dì all'azzurro spazio guardai profondo", con il pensiero che corre a quel cielo blu, al vento, ai prati ricoperti non di viole ma d'erica, al mio bacio e alle mie carezze. Altri due giorni e, in una fresca, piacevole serata, qualcuno suona alla mia porta. Proprio lui, in jeans scuri e camicia bianca, un braccio misteriosamente nascosto dietro la schiena, ha i capelli tagliati cortissimi e un sorriso irresistibile, più affascinante che mai. "Cosa ci fa il primo tenore dell'Opera North alla mia umile porta?" chiedo, sottolineando la domanda con un basso fischio; no, in questo momento non riesco proprio ad essere sottile. Senza dire una parola, mi porge una rosa bianca: è grande e profumata, di quelle che si trovano solo dai fioristi, e al giusto prezzo. Ma tu guarda, Tamara dice che sono uno degli ultimi veri gentiluomini inglesi rimasti, nonostante l'accento, e a quanto pare ne sono rimasti talmente pochi che dobbiamo addirittura importarli dalla Slovenia! Comunque, la mia espressione deve risultare decisamente strana, dato che Mario ritiene necessaria una puntualizzazione. "è la rosa bianca dello Yorkshire, ero sicuro che ti sarebbe piaciuta, oppure ne preferivi una d'argento profumata da una goccia di olio persiano?" Sopraffatto da tanto charme, io, senza dire una parola, lo stringo e faccio per baciarlo; le nostre labbra si accarezzano per qualche attimo, poi lui si ritrae delicatamente. "Possiamo parlare, Ben?" "Certo che sì! Mettiti pure comodo." E lo faccio sedere su una poltroncina "Ti va una birra?" "Meglio di no, grazie." "Sei sicuro? In frigorifero ho una scorta di Ales scozzesi artigianali, roba di qualità!" "Non ne dubito, tu badi alla qualità in tutto quello che fai..." Uno dei migliori complimenti possibili e immaginabili "... ma per adesso niente alcolici, davvero!" "Allora ci facciamo un tè!" Mi precipito verso la dispensa, apprestandomi alla celebrazione di quel grande rituale inglese, ma Mario ha altre idee: "Benjamin Davies!" esclama, tra il divertito e l’esasperato, "Per favore datti una calmata e siediti qui." "D'accordo, il tè lo beviamo dopo." Mi siedo di fronte a lui "Dimmi tutto." Mi guarda intensamente, leggermente agitato, come chi deve pronunciare un discorso importante preparato in anticipo da tempo. "Come già ti ho detto, non ho mai avuto una storia importante con nessuno. Sono sempre stato troppo preso dagli studi, dalla musica, e finora sono sempre riuscito a farmeli bastare; però..." Capisco già dove vuole andare a parare "... non mi sono mai immaginato insieme a un altro uomo, e…" "Fermo! Mario, di qualsiasi cosa siano fatte le anime, le nostre sono identiche." "Lo so, Benjamin. L'ho capito anch'io" Lo dice in tono fermo, serissimo, con gli occhi che brillano "E allora? Non ti basta questo? L’importante è che tu l’abbia riconosciuto; poi, che tu ti senta gay, etero o qualsiasi altra cosa, mi interessa ben poco. Non tormentarti con queste cose, Mario." Non mi risponde, se non con un sorriso tirato "Ho bisogno di sapere una cosa, Mario Valerijancic. È già da un po’ di tempo che voglio farti questa domanda: chi sono io, per te?" "Sei la persona più sorprendente che io abbia mai conosciuto. Intelligente, curioso, dolce a modo tuo, fedele a te stesso, costi quel che costi. Questo mi piace tantissimo. E quel bacio... per troppo tempo mi sono considerato solo un tenore, un artista, tu mi hai fatto sentire... un uomo. Ti amo, Benjamin. Ti amo come non ho mai amato nessuno." "Ma?" "Ma devo chiederti un po' di pazienza, spero che mi capirai. Non mi sento pronto per un rapporto più fisico." Allora è così che stanno le cose. Mi alzo e vado verso la finestra, dandogli le spalle, con le braccia incrociate dietro la schiena. Molto teatrale, lo so. "Voglio essere molto chiaro con te, Mario. Arrivati a questo punto, la relazione platonica non è più un'opzione. E tu lo sai benissimo, altrimenti non avresti ricambiato quel bacio. Avresti potuto allontanarmi, dirmi che preferivi restassimo amici, L'avrei capito, l'avrei accettato, e invece sei tornato da me, e mi hai appena detto che mi ami. Grandioso, ma se davvero mi ami, se vuoi stare con me..." Mi riavvicino a lui "Io voglio anche il tuo corpo, tutto-quanto." Gli premo il pollice sul pomo di Adamo e lo faccio scivolare in basso, percorrendogli la linea dello sterno e slacciandogli un bottone della camicia lungo il tragitto. Mi guarda con un mix di adorazione, sorpresa e timore. "Posso aspettarti, per un po' di tempo." Mi dirigo in cucina, per preparare il tè e, già che ci sono, metto nello stereo "Unforgettable With Love" di Natalie Cole; perfetto per una serata intima e romantica. E poi in quell'album c'è "Nature Boy", una delle mie canzoni preferite. "The greatest thing you'll ever learn, is just to love and be loved in return." "Ben, ti piacerebbe trasferirti da me?" Così, su due piedi, mentre stiamo sorseggiando il tè. "Sarebbe una piccola seccatura logistica, ma un passo enorme verso la beatitudine del Walhalla." Lui non riesce a trattenersi, e spruzza una sorsata di tè sulla poltroncina; ridiamo entrambi come bambini. Apprezzo moltissimo quell'iniziativa, anche perché il mio appartamento è poco meglio di una topaia mentre il suo è decisamente confortevole ed elegante, oltre che troppo grande per una persona sola. E poi l'intimità sarà utile ad entrambi, avremo la possibilità di studiarci reciprocamente e approfonditamente, un po' in tutti i sensi, e arrivare al passo finale, o per lo meno al passo finale di questa fase, con la massima naturalezza. Tra di noi si instaura un'atmosfera di totale rilassatezza, e la serata si conclude con il nostro secondo bacio, stavolta dolce e calmo, intimo. Un bacio di ottimo auspicio per una relazione appena nata.
  4. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scene 5 e 6

    - O mon miroir fidèle, dis moi que je suis beau - Tardo pomeriggio: mi preparo al grande momento con una doccia lunga e calda, poi mi piazzo davanti allo specchio; posso sostenere il mio sguardo senza nessun problema, e questo è già tanto, ma mi piace veramente quello che vedo? Difficile da dire. Nonostante non mi sia mai degnato di fare sport, a parte le mie lunghe passeggiate nelle Valli, ho un fisico asciutto per natura, i capelli di un biondiccio-castano indistinto, lineamenti nel complesso non sgradevoli, occhi di una sfumatura a metà tra il verde e il grigio. Non sono privo di un certo fascino non convenzionale, almeno per le convenzioni di questa epoca, che funziona molto bene su persone non convenzionali come Tamara e Mario. E, tanto tempo fa, funzionava anche sulla maggior parte delle mamme, che al primo impatto vedevano in me un bravo ragazzo, tanto educato, serio e tranquillo, il fidanzatino ideale per le rispettive figlie. "Peccato" che a me non interessano le ragazze, e men che meno le loro mamme. Già, davvero un peccato. La carnagione pallida non mi dispiace particolarmente, dopotutto è un retaggio delle mie radici celtiche e sassoni, ma vorrei almeno un po' di peli sul petto e una barba decente, purtroppo la stupida Madre Natura non me li ha concessi; via quei bislacchi peletti adolescenziali dal mio mento e dalle mie guance, i baffetti invece possono rimanere al loro posto, per ora. Profumo? meglio di no, mi limito a un leggero dopobarba, e una veloce pettinata, per quello che può servire. Non male, sembro quasi uscito da un libro di Edward Morgan Forster; nella mia fantasia, almeno. Per quanto riguarda il vestiario, scelgo un paio di pantaloni beige e una camicia blu scuro, bel contrasto, che arricchisco sia a livello stilistico che simbolico con un ciondolo a forma di tridente. Si, può andare, per l'ennesima volta mi autocomplimento per il mio sobrio ma creativo senso dell'eleganza e del buon gusto. Mi guardo ancora negli occhi; la mia espressione abituale è distante, i più direbbero fredda, spesso adombrata da un velo di alterigia, ma in quel momento lo sguardo brilla di trepidazione: che Patroclo abbia finalmente trovato il suo Achille? O forse il contrario? Mario è un dono degli Dei, di questo ne sono certo, ma è un dono ancora tutto da scoprire e, soprattutto, da interpretare, e starà a me farlo nel modo giusto. Ma c'è già una cosa di cui sono sicuro: che svegliarmi ogni mattina con lui nel mio letto, ancora addormentato, sarebbe il mio Walhalla in terra. Possibile che ci sia proprio questo nel mio destino? - In fernem land - "Di dove sei, esattamente? Lubiana? Maribor?" Chiedo sfoggiando il mio sorriso più disinvolto, dopo aver tracannato un altro sorso di birra: ormai ho quasi finito la seconda media, Mario è appena a metà della prima. "Conosci bene il mio paese!" esclama lui, compiaciuto "Sapere il nome di due città significa conoscere bene?" "Ne sai più del 90% degli inglesi sulla Slovenia, e sull'opera, e su chissà cos'altro! Comunque, sono nato e cresciuto a Koper, sul mare, al confine con l'Italia." "Dev'essere molto diverso da Leeds, immagino." "Il clima è decisamente migliore lì, e mi manca terribilmente il mare, ma niente nostalgie. Ho sempre voluto girare il mondo cantando, e Leeds non poi così male come punto di partenza. L’Opera North non sarà La Scala e nemmeno La Fenice, ma è raro se non impossibile trovare sovrintendenti competenti e appassionati come Mr. McKillen." La birra e la costata di manzo dello Yorkshire stanno cominciando a fare effetto, rendendolo adorabilmente loquace. "Sai, mia madre è farmacista e figlia di farmacisti; famiglia molto ricca, almeno per la Slovenia, di origini veneziane. Io avrei potuto studiare in quel campo e vivere tranquillamente e agiatamente, ma è stata proprio mamma ad insegnarmi che non sempre la strada più facile è la migliore, per non parlare di papà!" "Immagino che tu stia per raccontarmi una storia molto interessante." "Non ti sto annoiando, vero?" Non potresti neanche volendo, penso, ma mi limito ad incoraggiarlo a proseguire. "Andjelko Valerijancic, mio papà, è un pastore protestante" Mi trattengo a stento dal fischiettare "Son of a preacher man" di Dusty "e in Slovenia sono quasi tutti cattolici, compresa la famiglia di mamma. Lo detestavano tutti, a parte lo zio Ivo, e il fatto non navigasse nell'oro non facilitava le cose; ma loro se ne sono fregati." "Sei religioso?" "Potrei dire di sì, di certo mi aiuterebbe nel mio lavoro, ma in realtà io... guarda, la risposta più onesta che posso darti è che non lo so. Ma a proposito, quel ciondolo, è un simbolo religioso se non sbaglio?" "L'hai notato e la prima cosa a cui hai pensato non è stata il logo della Maserati? I miei più vivi complimenti, Mario Valerijancic!" E ancora quella risata divertita e un po' buffa: non ne ho mai abbastanza, per non parlare dello sguardo vivo e luminoso. "A volte mi piace pensare che gli Dei siano reali. Gli dei classici, quelli norreni, quelli celtici, tutti insieme. La mitologia mi affascina. Non è facile da spiegare." "Sei veramente strano, Benjamin. In senso buono, intendo." "Grazie" ammicco leggermente "Anche tu! Comunque, tornando sulla Terra, da come ne hai parlato, i tuoi genitori sembrano persone fantastiche, ti mancano?" "Mi mancano loro e il mare, come ti ho già detto. E mio zio Ivo, e qualche amico." Eccolo, il momento ideale per sondare il terreno: "Ragazze?" "Oh, tra conservatorio, lezioni e poi il lavoro non ho mai avuto tempo per un rapporto stabile, e non ho ancora trovato quella giusta. E tu?" Ormai non si torna indietro "Io sono uno scapolo convinto." Confirmed bachelor, è l'espressione che uso. "Cioè? Sei una specie di libertino?" "Oh, no. Anche se a volte vorrei esserlo. Vuol dire che mi piacciono gli uomini." Mi aspetto che cada il gelo, ma lui continua a sorridere, rilassato. Beve una lunga sorsata di birra, forse sta pensando che avrebbe dovuto capirlo prima, ma non ne sono sicuro, non lascia trapelare molto. "C'è altro che dovrei sapere?" Chiede con una lieve punta di ironia, o almeno così mi sembra. "Che il mio segno nell'oroscopo cinese è il serpente, i miei colori preferiti il verde, il blu e l'arancione e ho un debole per Robbie Williams. Per le sue canzoni, intendo. Anche. Ma ora dimmi, chi ti ha insegnato a cantare così? E hai anche solo una vaga idea di quanto sia pazzescamente bella la tua voce?" "La seconda domanda faccio finta di non averla sentita." un sorrisetto furbo, un occhiolino, o forse me lo sono solo immaginato "Ma posso dirti che ho cominciato a sette anni, nel coro della congregazione di papà. Coro per modo di dire, eravamo in sette, e io riuscivo a sovrastarli tutti; qualche anno dopo ho cominciato a studiare seriamente, canto ma anche pianoforte e chitarra classica. Non pensavo ad altro che alla musica, finché a sedici anni cominciai a prendere lezioni da un'ex soprano di coloratura, rinomatissima, costosissima, con gli agganci giusti. È stato un disastro. Mi stava distruggendo la voce, ancora un po' e mi sarei ritrovato a cantare come un certo tenore tedesco! Shhh, non dirlo a nessuno!" "Ouch! E sei scappato a gambe levate, giusto?" "Sbattendo la porta!" Provo ad immaginarmi la scena, e non oso neanche immaginare il colore della mia faccia in quel momento. "Così mi sono ritrovato senza contatti e raccomandazioni. Ma non me ne importa. Da lì ho continuato da solo, con l'aiuto di mio zio Ivo, che ai tempi è stato corista alla Fenice. A ventidue anni ho debuttato come Uldino in Attila, a Lubiana, e ora eccomi qua." E continuiamo a parlare, della musica, della birra, dei nostri paesi e di tante altre cose; alla fine ci diamo appuntamento per un'altra cena insieme. Ho come la sensazione di essere entrato in una terra straniera; la destinazione finale e anche il percorso sono ancora un mistero, ed è meglio accontentarsi di vivere alla giornata, godendosi al meglio momenti così. Istintivamente, so che anche per lui dev'essere lo stesso.
  5. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scene 3 e 4

    Il mio commento - E versi melanconici, un trovator cantò - Seduto in platea, guardo distrattamente chi, come me, è venuto ad assistere alle prove; studenti del conservatorio e over 60, praticamente nessun altro, e poi ci sono io. Onestamente, devo ammettere che lo spettacolo lascia quasi sempre molto a desiderare: questo Trovatore, ad esempio, ha una scenografia e costumi inguardabili, e tra gli interpreti principali se ne salvano solo due. Jeff Boxworth, la star dell'Opera North, già ascoltato in Macbeth e La Gioconda, che canta la parte del Conte di Luna con un piglio da autentico baritono verdiano, gusto interpretativo e una bella presenza scenica; mi piacerebbe molto scambiarci due parole e magari farmi autografare il mio Trovatore con Gwyneth Jones e Peter Glossop. L'attrazione più grande è però Manrico, tale Mario Valerijancic: un ragazzo della mia età, più o meno, con una voce sublime da vero tenore spinto-drammatico; quando canta "ah sì, ben mio" mi dà la sensazione di galleggiare sull'oro liquido. È così che si sentivano le platee che gremivano i teatri ai tempi di Corelli e Del Monaco, della Callas e della Tebaldi? Forse, quello di cui sono certo è che io, nelle mie precedenti esperienze operatiche dal vivo, non avevo mai provato sensazioni simili. Ben mio, penso tra me: che cosa curiosa, lo so che in italiano la pronuncia è diversa, ma non posso fare a meno di notarlo, e me ne accorgo solo adesso. Strani pensieri. Finite le prove, mentre l'orchestra e tutti gli altri cantanti prendono la via del backstage, lui scende in platea e si ferma a salutare e ringraziare gli spettatori; mi faccio coraggio, prendo un profondo respiro e vado a complimentarmi con lui. È alto più o meno come me, cioè leggermente più basso della media, di corporatura solida. "Mr. Valerijancic!" Esordisco tendendogli la mano, che lui stringe calorosamente "Complimenti, che voce meravigliosa!" "Grazie! Sei anche tu del conservatorio?" Il suo inglese è leggermente rigido e scolastico, ma ha una voce bellissima anche nel parlato, e non solo quella: mascella squadrata, barba ben curata, labbra rosee e carnose al punto giusto, naso aggraziato, fronte ampia, sopracciglia folte e orecchie piccole e leggermente sporgenti, ma soprattutto quei meravigliosi occhi castani, espressivi e luminosi, accesi dal sorriso più dolce che abbia mai visto. "Non sono del conservatorio; lavoro in un negozio di dischi. Mi chiamo Benjamin, come Benjamin Britten" Inclina leggermente la testa, con aria incuriosita. "Grandissimo compositore, Britten, peccato che non abbia scritto nessun ruolo adatto alla mia voce." Sorrido con aria estatica e, dalla sensazione di calore che sento sui bordi delle orecchie, capisco di essere rosso in viso. "Hai detto che lavori in un negozio di dischi?" "Si, lo Spirit of 77" rispondo mentre dalla tasca dei pantaloni estraggo un biglietto da visita tutto stropicciato, che casualmente si trovava lì. "Passa pure a trovarci se ne hai il tempo, ci farebbe molto piacere." "Passerò sicuramente, sono arrivato da pochissimo nella vostra città e ci rimarrò per qualche tempo, e voglio ambientarmi bene." "Allora ti aspetto! Ah, un'ultima cosa, ti dispiacerebbe autografarmi questo?" gli chiedo porgendogli il mio Trovatore: sgrana gli occhi come un bambino davanti al giocattolo tanto desiderato, in un'espressione di genuina delizia. "Non sapevo neanche che Gwyneth Jones avesse mai interpretato Leonora!" Accompagna l'affermazione con un basso fischio di ammirazione, e noto che anche lui ha preso un colorito più roseo del normale "Senti, non ho niente per scrivere a portata di mano, potresti per favore lasciarmelo per uno o due giorni? Vorrei ascoltarlo. Te lo riporto quando passerò dal tuo negozio." Neppure nei miei sogni più deliranti avrei potuto immaginare qualcosa di simile. - Il balen del suo sorriso - Il giorno dopo sono ancora euforico, e rido di gusto alle benevole frecciatine di Tamara, che ovviamente ha capito al volo la situazione, ma Mario non si fa vedere, e neanche la mattinata successiva, o il primo pomeriggio. "Non è che il tuo bel tenore dagli occhi dolci ti ha tirato un pacco e si è intascato a gratis il tuo preziosissimo Trovatore?" "Impossibile, no, assolutamente impossibile!" Rispondo in tono più secco di quanto avessi voluto, ma sono le quattro del pomeriggio e di lui neanche l'ombra. Passa un'altra ora, e poi altri dieci minuti; ormai non manca molto alla chiusura. La porta si apre, suona il campanello, mi giro di scatto e me lo ritrovo davanti. Lui, con il mio Trovatore in mano, indossa jeans scuri e una bella camicia amaranto, "Mr. Valerijancic, benvenuto!" "Ciao, Benjamin! E ti, prego, chiamami Mario!" "Questo Trovatore è stupendo, grazie per avermelo prestato." Lo riprendo, lo apro e, sul retro della copertina, trovo il suo autografo e una dedica, in calligrafia larga e forse un po' pomposa, ma molto elegante. To Benjamin, a very special guy. Il più bel complimento che mi si possa fare. Cerco di non dare troppo a vedere la mia euforia, e fortunatamente Tamara mi viene in aiuto, iniziando una piacevole conversazione, di quelle che si usano per rompere il ghiaccio con qualcuno; un'ex punk rocker attempata e un giovane uomo elegante e dai modi garbati; vederli chiacchierare amabilmente è uno spettacolo improbabile, direi tenero, e una dimostrazione che non tutta l'umanità è una deprimente carrellata di stereotipi, come spesso mi ritrovavo a pensare qualche anno prima. E sorrido, non riesco a smettere di sorridere. In tutto questo, June rimane al computer, stranamente in disparte, silenziosa. Ogni tanto ci lancia qualche sguardo indagatore ma, in quel momento, ho in testa ben altri pensieri per farci veramente caso. Comunque, viene fuori che Mario è sloveno, ha ventotto anni, tre più di me, ed è stato recentemente ingaggiato come primo tenore dall'Opera North, con un contratto di due anni; per il momento alloggia al conservatorio di Leeds, in attesa di sistemarsi meglio. "Cos'hanno in programma per te dopo Il Trovatore?", gli chiedo, "Andrea Chenier, La Fanciulla del West, Tosca e Otello per il momento, poi si vedrà." "Tutte opere italiane. Hai mai cantato Wagner? Con quella voce saresti perfetto." "L'anno scorso ho cantato Erik nell'Olandese Volante, a Zagabria, e sto studiando Lohengrin per conto mio, in futuro vorrei arrivare a Siegmund, Siegfried e Tristan, prima ovviamente dovrei farmi notare da un grande teatro" aggiunge con una leggera nota di disappunto e amarezza "Per Tristan saresti l'ideale, mild und leise come sei!". Questo, ovviamente, mi limito a pensarlo. Gli mostro il nostro scaffale dedicato alla lirica, non fornitissimo la comunque più che dignitoso, e alla fine acquista almeno una dozzina tra CD e DVD, e intanto parliamo, e parlando arriviamo all'ora di chiusura del negozio. "Ti va di suggerirmi qualcosa che ti piace? Niente classica, qualsiasi altra cosa, non importa il genere." E qui capisco definitivamente che anche lui, in un modo o nell'altro, è interessato a me; cosa proporgli: perchè non un pezzo del mio cuore? Cerco nello scaffale dedicato agli artisti pop-rock britannici e trovo proprio quello che fa al caso mio: Tropical Brainstorm di Kisty MacColl, album meraviglioso che avrò ascoltato più di un centinaio di volte, dai miei diciassette anni in poi. "Bella copertina!" esclama osservando quel pesce volante che guizza fuori dall'acqua "Cos'è, bossanova?" "Anche, ma non solo; è qualcosa di molto speciale per me" E, come preso da un'improvvisa ispirazione, aggiungo "Ti andrebbe di parlarne stasera, davanti a una birra e una bella bistecca di manzo dello Yorkshire? C'è una steakhouse fantastica qui vicino, se non hai niente da fare, ovviamente" ascoltandomi, mi pare di scorgere un latente doppio senso, assolutamente non voluto, ve lo garantisco, in questa mia proposta, ma Mario non se ne accorge minimamente e accetta con piacere.
  6. Danny Rochester

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  7. Danny Rochester

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    Al Stewart - Feel Like
  8. Danny Rochester

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  9. Danny Rochester

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  10. Danny Rochester

    [N2019-1B] La cubana

    Dispiace dirlo, ma mi ha convinto poco. Più che un racconto a se stante questa scena sembra un frammento di qualcosa di più esteso, soprattutto perchè non viene rivelato il movente della donna. Inoltre (questa è secondo me la debolezza più grande) mi sembra alquanto inverosimile che qualcuno si porti in giro una testa mozzata in una scatola di cartone, quindi un elemento importante della vicenda poggia su basi abbastanza deboli. Il dialogo in cui Yanelis e l'ispettore si danno del "voi" mi sembra piuttosto forzato perchè questo racconto non evoca di certo un'ambientazione "retrò" che potrebbe giustificare questa scelta stilistica. Non ho ben capito il perchè lei "regala" cento dollari al venditore di hot dog: non aveva monete o anche solo banconote di taglio più piccolo? La prima cosa a cui ho pensato è stata una forma di corruzione, avrebbe avuto molto più senso così, invece rimane un'immagine sensazionalistica fine a se stessa. A pelle mi sembra molto forzato anche lo sparo alla gamba del ragazzo con la cresta, ma dopotutto ho letto ben pochi thriller/polizieschi. Questo mi è piaciuto invece, un modo incisivo ed efficace per iniziare attirando immediatamente l'attenzione del lettore. Splendido esempio di etica professionale Comunque è un racconto scritto con stile molto scorrevole e anche piacevole, L'elemento che rimane più impresso è sicuramente l'isteria della protagonista, che è resa molto bene; però non fa per me, senz'altro anche per una questione di gusto personale.
  11. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Grace Jones - Unlimited Capacity for Love
  12. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Killing Joke - Love like Blood
  13. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Deep Purple - Child in Time
  14. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scena 7

    commento - Sommer lächelt erstaunt und matt - è un periodo strano; dolcissimo, ma strano. Un periodo di attesa, di indecisione, di tattica. "Per me ce l'hai in pugno, Lord Mountbatten, solo che lui non lo sa ancora. Ora devi sono passare all'attacco, e al più presto!" Questa è Tamara, ovviamente, che la fa un po' troppo facile ma sostanzialmente ha ragione. Ci sono però delle domande a cui non riesco a trovare una risposta precisa, e uno stratega come me fatica a lanciarsi senza conoscere perfettamente il terreno; è uno dei miei tanti limiti. Prima di tutto, cosa siamo di preciso l'uno per l'altro? Ormai ci conosciamo da due mesi e siamo entrati in piena confidenza; lui si è sistemato in un appartamento molto carino, in compagnia di un pianoforte e una chitarra, e quasi sempre mangiamo insieme. Finora, da parte di Mario, non una sola domanda stupida o una battuta idiota; è molto discreto, cosa che di solito apprezzo molto, non fosse che quel tipo di discrezione non è compatibile con i sentimenti che provo per lui. Per il resto parliamo di tutto e tra le nostre anime è in atto uno scambio reciproco e fecondo; ha proprio ragione Oscar Wilde quando dice che influenzare un altro essere è uno dei più grandi piaceri della vita, ma le mie motivazioni sono ben diverse da quelle di Lord Henry e Mario non mi sembra affatto come Dorian Gray. Lui, d'altro canto si è messo in testa di insegnarmi a suonare il piano, e a poco a poco, con infinita pazienza, ci sta anche riuscendo. Quando siamo insieme, cerco di osservarlo attentamente senza che se ne renda conto, ma senza ricavarci molto. Incredibile come riesca a nascondersi bene dietro a quel sorriso così limpido e sincero. Un bel giorno d'estate, probabilmente ispirato da Afrodite o Freija, che in quei giorni prego spesso, silenziosamente, gli propongo un'escursione nel parco nazionale delle Yorkshire Dales, che lui accetta con la sua solita curiosità. In quella giornata così tersa, le Valli sono ancora più belle del solito, belle e solitarie, come uno specchio della mia anima. Camminiamo già da un paio d'ore, parlando pochissimo; Mario sembra quasi perso, fuori dal suo elemento in quel paesaggio brullo, così diverso da quello della sua Slovenia. Ci fermiamo in una brughiera ricoperta di cespugli d'erica; il terreno è un continuo, dolce saliscendi, alla nostra sinistra, un torrente che più in là si inoltra in un fitto bosco, sulla destra, un piccolo, antichissimo Menhir, in lontananza, sullo sfondo, un minuscolo paesino di pastori e agricoltori, con le case in granito; lo circondano pascoli e piccoli appezzamenti coltivati delimitati da bassi muretti. "Significa tanto per te, questo posto." "Heimat." Rispondo, semplicemente, in quella parola c’è già tutto. Annuisce. "Gia, Heimat." E in quel momento scivolo in una specie di sogno ad occhi aperti, come a volte mi capita. Al posto del menhir, vedo davanti a me una casa, un bel cottage in mattoni, piccolo, intimo, accogliente. Davanti alla casa ci siamo io e Mario, leggermente invecchiati, vestiti come gentiluomini di campagna d'altri tempi. Sorridenti, fianco a fianco, ognuno con una mano sulla spalla dell'altro, le teste inclinate che si sfiorano leggermente, gli sguardi pieni di indicibile felicità e fierezza. Capisco che quello è il momento di agire, che solo io posso fare in modo che quella visione diventi il mio, il nostro futuro. Mi piazzo davanti a lui, frontalmente, gli stringo le braccia intorno al collo e lo bacio, così velocemente e improvvisamente da non dargli neanche il tempo di elaborare una prima reazione. Comunque ,ricambia. Le nostre labbra e lingue si intrecciano alla perfezione, il suo mento ispido solletica il mio, le mie mani gli accarezzano le guance, le sue si avvinghiano alla mia schiena, un vento fresco ci culla entrambi, diffondendo nell'aria il leggero aroma dell'erica. In quel momento, l'estate sorride, stupita e languida, ma per il palpito della nascita, non nel presagio della fine. E poi il distacco: ha il fiato corto e la tempesta perfetta negli occhi. Sarà spaventato? Anche, ma c'è molto altro. Pentito? No, quello che gli leggo in volto è shock, nessuna traccia di rimorso. Eccitato? Certo che sì, ma è anche sopraffatto, in primis da sé stesso. I suoi occhi sono leggermente umidi, tanto che quasi temo possa scoppiare a piangere; guizzano in tutte le direzioni possibili, ma alla fine ritornano sempre su di me. Ho fatto quello che dovevo, ora è il momento di lasciarlo solo con i suoi pensieri, qualsiasi essi siano, fino a quando si sentirà pronto a rispondere, in un modo o nell'altro. Ripercorriamo il sentiero a ritroso, fianco a fianco, vicini ma senza mai toccarci, e in assoluto silenzio, e il silenzio continua anche nel viaggio di ritorno verso Leeds. "Ben, è meglio se per qualche giorno non ci vediamo. Solo qualche giorno, te lo prometto. Ho bisogno di..." Breve pausa "Riflettere." "Certo." "Grazie." Conclude, sollevato; lo osservo attraverso lo specchietto retrovisore della macchina, ha uno sguardo assorto, solo apparentemente tranquillo. In realtà, posso già intuire i pensieri che si agitano nella sua testa, si capisce che sta prendendo quella situazione tremendamente sul serio. Arrivati in città, mi fermo sotto al suo appartamento, per farlo scendere "Grazie, Ben. è stata una bellissima giornata." "Sono felice che ti sia piaciuta; sai, se non hai visto la Valli non puoi dire di conoscere lo Yorkshire." "Ora lo conosco, e mi piace. Tutto quanto. Ciao." Scende dalla macchina, mi sorride timidamente e scompare nella portineria del suo alloggio.
  15. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scene 5 e 6

    Grazie! Ho cercato di rendere il protagonista (in larga parte basato su me stesso) un personaggio il più possibile complesso e sfaccettato; il sarcasmo è un tratto importante della sua personalità, ma non il più rilevante ai fini della storia. Diciamo che l'ho dosato come si doserebbe una spezia forte. Vero! Diciamo che con quell'espressione ho voluto sottolineare una certa leggera tendenza alla pomposità di questo personaggio. Il "politeismo" di Ben avrà un ruolo piuttosto importante nel proseguo della storia, per quanto riguarda i dettagli sul passato di Mario li ho inseriti sia per contestualizzare meglio il personaggio che per dare un'idea sul come si evolve il rapporto tra i due: a questo punto, Mario è colpito dalla passione e dalla curiosità di Ben e sente di poter condividere con lui la sua storia. Ci arriveremo, ci arriveremo
  16. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Kate Bush - The Song of Solomon
  17. Danny Rochester

    Neuronauta incipit

    Io avrei usato l'aggettivo "carica", più naturale e anche più elegante Questo passaggio è veramente bello ed evocativo, anche inquietante da un certo punto di vista. Un buon modo di concludere, piacevole contrasto con il frammento precedente. A parte questo poco da dire, è un incipit sci-fi/thriller molto accattivante e scritto bene, che invoglia a continuare la lettura.
  18. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Al Stewart - Time Passages
  19. Danny Rochester

    Quali sono i libri che vi hanno commosso?

    Maurice - E.M. Foster Babij Jar - Anatolij Kuznecov Salomè - Oscar Wilde Memorie di Adriano - Marguerite Yourcenar La Canzone di Achille - Madeline Miller La Ricerca di Iranon - H.P. Lovecraft
  20. Danny Rochester

    Quali sono le vostre citazioni preferite

    "Un grande poeta, un poeta veramente grande, è la meno poetica di tutte le creature. Ma i poeti minori sono affascinanti. E quanto peggiori le loro poesie, tanto più attraenti mi paiono. Il solo fatto di aver pubblicato un volume di sonetti di secondo ordine rende un uomo irresistibile." Oscar Wilde, Il Ritratto di Dorian Gray
  21. Danny Rochester

    Cosa state leggendo?

    Appena finito "Madre Notte" di Kurt Vonnegut. Amara riflessione sulla natura umana mascherata da romanzo spionaggistico; veramente toccante e profondo nonostante una prosa elementare per non dire scadente, ma il fascino di Vonnegut sta anche in questo. L'ironia tipica dall'autore qui è ovviamente molto meno "spumeggiante" rispetto ai altri suoi lavori a tema fantascientifico come "Le Sirene di Titano", ma c'è e rende il tutto ancora più vivido e tridimensionale. Che dire di più su un libro che contiene passaggi come "Dite quel che volete sul sublime miracolo di una fede senza dubbi, ma io continuerò a ritenerla una cosa assolutamente spaventosa e vile" o, meglio ancora, "Ci sono centinaia di buoni motivi per combattere, ma neanche uno per odiare senza riserve e per credere che un Dio onnipotente sia d'accordo con noi. Dov'è il male? è quella parte di ogni uomo che vuole odiare a tutti i costi, che vuole odiare e avere anche Dio dalla sua. è quella parte di ogni uomo che trova tanto attraente qualsiasi genere di brutalità."
  22. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Nick Cave & The Bad Seeds - Midnight Man
  23. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Al Stewart - A Man for all Seasons
  24. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scene 5 e 6

    Una delle cose più importanti per me Obiezione accolta
  25. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Tears for Fears - Mad World
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