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Danny Rochester

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  5. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scena 8

    commento - Gioie di casto amor - Povero Mario, alle prese con i suoi dilemmi; solo, abbandonato, in questo popoloso deserto che chiamano Leeds. Beh, prima di lui, Leeds era effettivamente un popoloso deserto per me. Passa un giorno, due, tre; so che è impegnato con le prove dell'Andrea Chenier, ma, per quanto sia frustrante, non voglio andare a sentirlo, sarebbe una pressione indebita. Me lo immagino mentre canta "Un dì all'azzurro spazio guardai profondo", con il pensiero che corre a quel cielo blu, al vento, ai prati ricoperti non di viole ma d'erica, al mio bacio e alle mie carezze. Altri due giorni e, in una fresca, piacevole serata, qualcuno suona alla mia porta. Proprio lui, in jeans scuri e camicia bianca, un braccio misteriosamente nascosto dietro la schiena, ha i capelli tagliati cortissimi e un sorriso irresistibile, più affascinante che mai. "Cosa ci fa il primo tenore dell'Opera North alla mia umile porta?" chiedo, sottolineando la domanda con un basso fischio; no, in questo momento non riesco proprio ad essere sottile. Senza dire una parola, mi porge una rosa bianca: è grande e profumata, di quelle che si trovano solo dai fioristi, e al giusto prezzo. Ma tu guarda, Tamara dice che sono uno degli ultimi veri gentiluomini inglesi rimasti, nonostante l'accento, e a quanto pare ne sono rimasti talmente pochi che dobbiamo addirittura importarli dalla Slovenia! Comunque, la mia espressione deve risultare decisamente strana, dato che Mario ritiene necessaria una puntualizzazione. "è la rosa bianca dello Yorkshire, ero sicuro che ti sarebbe piaciuta, oppure ne preferivi una d'argento profumata da una goccia di olio persiano?" Sopraffatto da tanto charme, io, senza dire una parola, lo stringo e faccio per baciarlo; le nostre labbra si accarezzano per qualche attimo, poi lui si ritrae delicatamente. "Possiamo parlare, Ben?" "Certo che sì! Mettiti pure comodo." E lo faccio sedere su una poltroncina "Ti va una birra?" "Meglio di no, grazie." "Sei sicuro? In frigorifero ho una scorta di Ales scozzesi artigianali, roba di qualità!" "Non ne dubito, tu badi alla qualità in tutto quello che fai..." Uno dei migliori complimenti possibili e immaginabili "... ma per adesso niente alcolici, davvero!" "Allora ci facciamo un tè!" Mi precipito verso la dispensa, apprestandomi alla celebrazione di quel grande rituale inglese, ma Mario ha altre idee: "Benjamin Davies!" esclama, tra il divertito e l’esasperato, "Per favore datti una calmata e siediti qui." "D'accordo, il tè lo beviamo dopo." Mi siedo di fronte a lui "Dimmi tutto." Mi guarda intensamente, leggermente agitato, come chi deve pronunciare un discorso importante preparato in anticipo da tempo. "Come già ti ho detto, non ho mai avuto una storia importante con nessuno. Sono sempre stato troppo preso dagli studi, dalla musica, e finora sono sempre riuscito a farmeli bastare; però..." Capisco già dove vuole andare a parare "... non mi sono mai immaginato insieme a un altro uomo, e…" "Fermo! Mario, di qualsiasi cosa siano fatte le anime, le nostre sono identiche." "Lo so, Benjamin. L'ho capito anch'io" Lo dice in tono fermo, serissimo, con gli occhi che brillano "E allora? Non ti basta questo? L’importante è che tu l’abbia riconosciuto; poi, che tu ti senta gay, etero o qualsiasi altra cosa, mi interessa ben poco. Non tormentarti con queste cose, Mario." Non mi risponde, se non con un sorriso tirato "Ho bisogno di sapere una cosa, Mario Valerijancic. È già da un po’ di tempo che voglio farti questa domanda: chi sono io, per te?" "Sei la persona più sorprendente che io abbia mai conosciuto. Intelligente, curioso, dolce a modo tuo, fedele a te stesso, costi quel che costi. Questo mi piace tantissimo. E quel bacio... per troppo tempo mi sono considerato solo un tenore, un artista, tu mi hai fatto sentire... un uomo. Ti amo, Benjamin. Ti amo come non ho mai amato nessuno." "Ma?" "Ma devo chiederti un po' di pazienza, spero che mi capirai. Non mi sento pronto per un rapporto più fisico." Allora è così che stanno le cose. Mi alzo e vado verso la finestra, dandogli le spalle, con le braccia incrociate dietro la schiena. Molto teatrale, lo so. "Voglio essere molto chiaro con te, Mario. Arrivati a questo punto, la relazione platonica non è più un'opzione. E tu lo sai benissimo, altrimenti non avresti ricambiato quel bacio. Avresti potuto allontanarmi, dirmi che preferivi restassimo amici, L'avrei capito, l'avrei accettato, e invece sei tornato da me, e mi hai appena detto che mi ami. Grandioso, ma se davvero mi ami, se vuoi stare con me..." Mi riavvicino a lui "Io voglio anche il tuo corpo, tutto-quanto." Gli premo il pollice sul pomo di Adamo e lo faccio scivolare in basso, percorrendogli la linea dello sterno e slacciandogli un bottone della camicia lungo il tragitto. Mi guarda con un mix di adorazione, sorpresa e timore. "Posso aspettarti, per un po' di tempo." Mi dirigo in cucina, per preparare il tè e, già che ci sono, metto nello stereo "Unforgettable With Love" di Natalie Cole; perfetto per una serata intima e romantica. E poi in quell'album c'è "Nature Boy", una delle mie canzoni preferite. "The greatest thing you'll ever learn, is just to love and be loved in return." "Ben, ti piacerebbe trasferirti da me?" Così, su due piedi, mentre stiamo sorseggiando il tè. "Sarebbe una piccola seccatura logistica, ma un passo enorme verso la beatitudine del Walhalla." Lui non riesce a trattenersi, e spruzza una sorsata di tè sulla poltroncina; ridiamo entrambi come bambini. Apprezzo moltissimo quell'iniziativa, anche perché il mio appartamento è poco meglio di una topaia mentre il suo è decisamente confortevole ed elegante, oltre che troppo grande per una persona sola. E poi l'intimità sarà utile ad entrambi, avremo la possibilità di studiarci reciprocamente e approfonditamente, un po' in tutti i sensi, e arrivare al passo finale, o per lo meno al passo finale di questa fase, con la massima naturalezza. Tra di noi si instaura un'atmosfera di totale rilassatezza, e la serata si conclude con il nostro secondo bacio, stavolta dolce e calmo, intimo. Un bacio di ottimo auspicio per una relazione appena nata.
  6. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Grace Jones - Unlimited Capacity for Love
  7. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Killing Joke - Love like Blood
  8. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Deep Purple - Child in Time
  9. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scene 5 e 6

    Grazie! Ho cercato di rendere il protagonista (in larga parte basato su me stesso) un personaggio il più possibile complesso e sfaccettato; il sarcasmo è un tratto importante della sua personalità, ma non il più rilevante ai fini della storia. Diciamo che l'ho dosato come si doserebbe una spezia forte. Vero! Diciamo che con quell'espressione ho voluto sottolineare una certa leggera tendenza alla pomposità di questo personaggio. Il "politeismo" di Ben avrà un ruolo piuttosto importante nel proseguo della storia, per quanto riguarda i dettagli sul passato di Mario li ho inseriti sia per contestualizzare meglio il personaggio che per dare un'idea sul come si evolve il rapporto tra i due: a questo punto, Mario è colpito dalla passione e dalla curiosità di Ben e sente di poter condividere con lui la sua storia. Ci arriveremo, ci arriveremo
  10. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Kate Bush - The Song of Solomon
  11. Danny Rochester

    Come veduto volentieri t'avrei... Atto I, Scena 7

    commento - Sommer lächelt erstaunt und matt - è un periodo strano; dolcissimo, ma strano. Un periodo di attesa, di indecisione, di tattica. "Per me ce l'hai in pugno, Lord Mountbatten, solo che lui non lo sa ancora. Ora devi sono passare all'attacco, e al più presto!" Questa è Tamara, ovviamente, che la fa un po' troppo facile ma sostanzialmente ha ragione. Ci sono però delle domande a cui non riesco a trovare una risposta precisa, e uno stratega come me fatica a lanciarsi senza conoscere perfettamente il terreno; è uno dei miei tanti limiti. Prima di tutto, cosa siamo di preciso l'uno per l'altro? Ormai ci conosciamo da due mesi e siamo entrati in piena confidenza; lui si è sistemato in un appartamento molto carino, in compagnia di un pianoforte e una chitarra, e quasi sempre mangiamo insieme. Finora, da parte di Mario, non una sola domanda stupida o una battuta idiota; è molto discreto, cosa che di solito apprezzo molto, non fosse che quel tipo di discrezione non è compatibile con i sentimenti che provo per lui. Per il resto parliamo di tutto e tra le nostre anime è in atto uno scambio reciproco e fecondo; ha proprio ragione Oscar Wilde quando dice che influenzare un altro essere è uno dei più grandi piaceri della vita, ma le mie motivazioni sono ben diverse da quelle di Lord Henry e Mario non mi sembra affatto come Dorian Gray. Lui, d'altro canto si è messo in testa di insegnarmi a suonare il piano, e a poco a poco, con infinita pazienza, ci sta anche riuscendo. Quando siamo insieme, cerco di osservarlo attentamente senza che se ne renda conto, ma senza ricavarci molto. Incredibile come riesca a nascondersi bene dietro a quel sorriso così limpido e sincero. Un bel giorno d'estate, probabilmente ispirato da Afrodite o Freija, che in quei giorni prego spesso, silenziosamente, gli propongo un'escursione nel parco nazionale delle Yorkshire Dales, che lui accetta con la sua solita curiosità. In quella giornata così tersa, le Valli sono ancora più belle del solito, belle e solitarie, come uno specchio della mia anima. Camminiamo già da un paio d'ore, parlando pochissimo; Mario sembra quasi perso, fuori dal suo elemento in quel paesaggio brullo, così diverso da quello della sua Slovenia. Ci fermiamo in una brughiera ricoperta di cespugli d'erica; il terreno è un continuo, dolce saliscendi, alla nostra sinistra, un torrente che più in là si inoltra in un fitto bosco, sulla destra, un piccolo, antichissimo Menhir, in lontananza, sullo sfondo, un minuscolo paesino di pastori e agricoltori, con le case in granito; lo circondano pascoli e piccoli appezzamenti coltivati delimitati da bassi muretti. "Significa tanto per te, questo posto." "Heimat." Rispondo, semplicemente, in quella parola c’è già tutto. Annuisce. "Gia, Heimat." E in quel momento scivolo in una specie di sogno ad occhi aperti, come a volte mi capita. Al posto del menhir, vedo davanti a me una casa, un bel cottage in mattoni, piccolo, intimo, accogliente. Davanti alla casa ci siamo io e Mario, leggermente invecchiati, vestiti come gentiluomini di campagna d'altri tempi. Sorridenti, fianco a fianco, ognuno con una mano sulla spalla dell'altro, le teste inclinate che si sfiorano leggermente, gli sguardi pieni di indicibile felicità e fierezza. Capisco che quello è il momento di agire, che solo io posso fare in modo che quella visione diventi il mio, il nostro futuro. Mi piazzo davanti a lui, frontalmente, gli stringo le braccia intorno al collo e lo bacio, così velocemente e improvvisamente da non dargli neanche il tempo di elaborare una prima reazione. Comunque ,ricambia. Le nostre labbra e lingue si intrecciano alla perfezione, il suo mento ispido solletica il mio, le mie mani gli accarezzano le guance, le sue si avvinghiano alla mia schiena, un vento fresco ci culla entrambi, diffondendo nell'aria il leggero aroma dell'erica. In quel momento, l'estate sorride, stupita e languida, ma per il palpito della nascita, non nel presagio della fine. E poi il distacco: ha il fiato corto e la tempesta perfetta negli occhi. Sarà spaventato? Anche, ma c'è molto altro. Pentito? No, quello che gli leggo in volto è shock, nessuna traccia di rimorso. Eccitato? Certo che sì, ma è anche sopraffatto, in primis da sé stesso. I suoi occhi sono leggermente umidi, tanto che quasi temo possa scoppiare a piangere; guizzano in tutte le direzioni possibili, ma alla fine ritornano sempre su di me. Ho fatto quello che dovevo, ora è il momento di lasciarlo solo con i suoi pensieri, qualsiasi essi siano, fino a quando si sentirà pronto a rispondere, in un modo o nell'altro. Ripercorriamo il sentiero a ritroso, fianco a fianco, vicini ma senza mai toccarci, e in assoluto silenzio, e il silenzio continua anche nel viaggio di ritorno verso Leeds. "Ben, è meglio se per qualche giorno non ci vediamo. Solo qualche giorno, te lo prometto. Ho bisogno di..." Breve pausa "Riflettere." "Certo." "Grazie." Conclude, sollevato; lo osservo attraverso lo specchietto retrovisore della macchina, ha uno sguardo assorto, solo apparentemente tranquillo. In realtà, posso già intuire i pensieri che si agitano nella sua testa, si capisce che sta prendendo quella situazione tremendamente sul serio. Arrivati in città, mi fermo sotto al suo appartamento, per farlo scendere "Grazie, Ben. è stata una bellissima giornata." "Sono felice che ti sia piaciuta; sai, se non hai visto la Valli non puoi dire di conoscere lo Yorkshire." "Ora lo conosco, e mi piace. Tutto quanto. Ciao." Scende dalla macchina, mi sorride timidamente e scompare nella portineria del suo alloggio.
  12. Danny Rochester

    Neuronauta incipit

    Io avrei usato l'aggettivo "carica", più naturale e anche più elegante Questo passaggio è veramente bello ed evocativo, anche inquietante da un certo punto di vista. Un buon modo di concludere, piacevole contrasto con il frammento precedente. A parte questo poco da dire, è un incipit sci-fi/thriller molto accattivante e scritto bene, che invoglia a continuare la lettura.
  13. Danny Rochester

    [Gioco] Catena musicale

    Al Stewart - Time Passages
  14. Danny Rochester

    Quali sono i libri che vi hanno commosso?

    Maurice - E.M. Foster Babij Jar - Anatolij Kuznecov Salomè - Oscar Wilde Memorie di Adriano - Marguerite Yourcenar La Canzone di Achille - Madeline Miller La Ricerca di Iranon - H.P. Lovecraft
  15. Danny Rochester

    Quali sono le vostre citazioni preferite

    "Un grande poeta, un poeta veramente grande, è la meno poetica di tutte le creature. Ma i poeti minori sono affascinanti. E quanto peggiori le loro poesie, tanto più attraenti mi paiono. Il solo fatto di aver pubblicato un volume di sonetti di secondo ordine rende un uomo irresistibile." Oscar Wilde, Il Ritratto di Dorian Gray
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