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Unius

Supercritico
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1.523 Più unico che raro

Su Unius

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    Supercritico
  • Compleanno 23/03/1958

Informazioni Profilo

  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Sardegna

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17.364 visite nel profilo
  1. Unius

    Amo Buzzati

    @cynthia collu Amo anche io Buzzati, oltre ai suoi racconti, alcuni magistrali, i suoi romanzi, in particolare Il deserto dei Tartari, Il segreto del bosco vecchio e Bàrnabo delle montagne... starei delle ore a parlarne e a scriverne... Il deserto dei Tartari mi colpì fin da adolescente, amavo pensare che la mia vita potesse assomigliare a quella del tenente Drogo... mai avrei immaginato che negli anni a venire, per molti, molti anni, la mia vita sarebbe poi stata molto simile a quella del romanzo. O l'averla voluta accostare al racconto contribuì a farmela pesare di meno, facendomi vedere luci e speranze, umanità, anche dove parevano non esserci. Il segreto del bosco vecchio... come non rimanere affascinati dalla figura di quello spirito degli alberi che si incarna nel corpo di un uomo, diventando una guardia forestale per impedire che il bosco, dove dimorano gli spiriti degli alberi suoi fratelli, venga abbattuto? Mi ha sempre commosso la figura di quello spirito che per non destare sospetti beveva vino, fumava e giocava a carte con gli umani, pur senza provarne nessun desiderio o interesse... La commovente figura di Bàrnabo delle montagne, che viene cacciato dai guardiaboschi per non aver adempiuto il suo dovere di difendere una polveriera dai briganti e quando poi avrà la possibilità di farsi giustizia rinuncerà alla vendetta, rimanendo per sempre solo nelle sue montagne... Buzzati è uno scrittore forte, intenso, una scrittura che sembra una sobria e realistica scultura intagliata nel legno, che mi affascina. Mi ostino a considerarlo uno dei miei Maestri. Spero che non se la prenda a male, vedendo che razza di allievo si è ritrovato suo malgrado...
  2. Unius

    Una bambina sbagliata - Incipit

    Ciao @cynthia collu Hai messo molta vita in questo frammento, nonostante sia presente la Morte. Noto che hai una particolare attenzione per le parlate locali; in Su biccu per il sardo, qui il pugliese... e questo mi piace; condivido anche io questo interesse per le parlate locali, perché penso che siano ancora un appiglio, uno degli ultimi, verso l'appiattimento totale al quale ci hanno costretti in questi ultimi decenni, tanto che quando alla televisione sento parlare dei giornalisti da sperduti paesi dei confini d'Italia, giornalisti locali, perché lì non ci vuole andare nessuno, rimango sempre piacevolmente stupito dalla loro parlata locale poco rappresentata, poco presente da risultare quasi "straniera" e penso: esistono anche italiani che parlano diversamente dal vernacolo dei telegiornali, che sembrano tutti nà famija... Ma a parte le mie velate, innocue, tenui polemiche contro l'appiattimento, quest'attenzione a simili particolari linguistici denota anche una cura verso la storia, la vita, l'introspezione più intima dei personaggi. Si sente che sono "vivi" che hanno già vissuto e che sono colti da te nel momento doloroso della morte del padre. Rievocano momenti del loro passato, con particolari a volte drammatici, a volte oserei dire più "leggeri", ma molto veri, tratteggiati con brevi pennellate, tocchi di colore che fanno intuire tutto il mondo, la vita che si trova dietro di loro. Mi hanno colpito per la loro rappresentazione del dolore le scene dell'ospedale, quel vecchio sul letto... scene che ho presenti nella mia memoria anche per la mia storia personale e mi sono immedesimato, mi sembrava di esserci in quella stanza. Per essere un frammento sei riuscita a condensare, per quanto mi riguarda, un notevole concentrato di emozioni e rappresentazioni che invogliano a saperne di più. La scrittura è, a mio parere, perfetta. Niente da aggiungere, niente da togliere.
  3. Unius

    [MI 119] Storia di una promessa

    @Adelaide J. Pellitteri Ti ringrazio per la lettura e il commento di questo racconto. Riconosco che certe idee che mi vengono andrebbero ponderate meglio, specie negli MI, dove considero quello che metto come delle bozze, delle prove che poi in seguito, forse, grazie all'intervento di chi commenta, posso intervenire meglio e con calma.
  4. Unius

    Simbolo di morte

    @swetty Fai morire il tuo povero operaio spaziale come sono morti gli astronauti del film (stranamente fatto uscire in USA nel 1977 mi pare...) nel film Capricorn One, incentrato su una missione su Marte girata in un capannone, con fuga degli astronauti, braccati e uccisi tutti per non parlare, tranne uno che riusciva ad arrivare davanti ai mass media per dire che era tutto un falso... Mi piace insistere e smontare verità inculcate con la Coca Cola...
  5. Unius

    Simbolo di morte

    @swetty Se vuoi davvero trovare un modo clamoroso per far suicidare quei poveri operai spaziali, mettici un comando che li faccia uscire dalla magnetosfera terrestre, addentrarsi cioè nelle fasce di Van Allen situate fra i 200 e 1000 chilometri di altezza dalla terra. Nessun manufatto creato dall'uomo uscirebbe indenne da quel contatto, disintegrandosi all'istante per le temperature impossibili. Dico "modo clamoroso" perché evidentemente quando sono andati sulla luna con astronavi di alluminio e carta stagnola, nonché con pellicole fotografiche che non si sono dissolte, evidentemente sono riusciti a "scavalcare" le fasce...
  6. Unius

    [MI 119] Storia di una promessa

    Ciao @cynthia collu Ti ringrazio per la tua lettura e il commento. Ammetto parecchie mie mancanze, punteggiature e a capo, che sono una specie di maledizione per me, ma cercherò di stare più attento per il futuro. La mia esposizione non è stata molto felice, per quanto l'avessi chiara in mente... Il protagonista è arrabbiato con il vecchio per il fatto che nella vecchia miniera allevi dei maiali e lo abbia scambiato per un turista prima di parlare. (Forse da qui hai pensato che il protagonista, al quale non ho dato un nome, fosse Franz). Subito dopo però il protagonista arrabbiato sfida il vecchio, parlando nel dialetto del paese, a chiamare la polizia, così vedranno anche loro se è tutto in regola, a cominciare dalla proprietà degli animali, vaccini eccetera... È arrabbiato anche per essersi arrabbiato con un vecchio, gli hanno insegnato a rispettare i vecchi, ma lui a questo punto decide che in certi casi possono esserci dei limiti. Non sempre vecchio è sinonimo di saggezza e comprensione. Concordo per la frase "avvoltolata". Si poteva rendere diversamente. Sì vero... tendo a far finire i protagonisti o in lacrime o ammazzati... Intendi il protagonista, quello che alla fine piange? Non era Franz, era il protagonista che aveva sentito la storia da ragazzino, raccontata dal nonno e che da grande ritornava al paese, dopo tanti anni, in casa di sua madre. Franz compare solo nella prima parte del racconto, poi scompare per sempre. Ammetto di non essere riuscito a rendere appieno l'idea, ti ringrazio dei preziosi consigli, ne terrò conto.
  7. Unius

    Su biccu/L'Angolo

    Mia dabbenaggine... mia immensa dabbenaggine.
  8. @Biohazard Nessuna guerra fra città o percorsi in estesi territori può essere una cosa noiosa da descrivere, se si hanno buoni spunti ed esempi. L'Iliade descrive l'ultimo anno di guerra a Troia, dei soldati accampati da quasi dieci anni davanti a una città, eppure Omero narra l'ultimo anno in una maniera spettacolare, dove succede veramente di tutto. Tutta la storia del mondo di allora praticamente, naturale e divino. Per una ritirata, sempre per rimanere all'antico, una buona lettura è Anabasi, di Senofonte, una marcia di 10000 mercenari greci in Medio Oriente... oppure la Storia di Tucidide, dove si narra anche della peste scoppiata ad Atene... I classici sono una miniera per trovare ispirazione. Ma forse può risultare pesante come lettura. In effetti... Come diceva poi @Black durante la guerra possono avvenire miriadi di episodi, puoi creare storie e metastorie interne, da una parte e dall'altra e far progredire la guerra senza descriverla di sana pianta ma descrivendo l' "indotto" , tutto quello che circola intorno a una guerra... un vero mondo variegato e trasformato, una moltitudine di personaggi ed episodi... Manzoni parlava della calata di mercenari in guerra nell'Italia del Seicento, nei Promessi sposi, e non descrisse mai una battaglia, ma gli effetti sui suoi personaggi... Mi rendo conto che non si ama leggere i classici forse, per come sono stati presentati a scuola o se proprio non se ne vuole sapere, ma qualche punto di riferimento bisogna pure metterselo, poi si trasforma a proprio uso e consumo. Ti assicuro che la scrittura non finirà mai.
  9. Unius

    Su biccu/L'Angolo

    @cynthia collu Fin dal titolo mi ero accorto che c'era qualcosa della Sardegna e infatti... Un paio di piccole notazioni... I due vecchi non hanno reagito, detto qualcosa, nemmeno con il loro sguardo? Non hanno detto chi erano, visto che la protagonista sembra non conoscerli bene? Sembrerebbe un'azione arida da parte della figlia, invece denota molto amore. Certi padri, di una cera razza, darebbero la vita per i figli, pur senza avergli mai sorriso. Ho avuto delle vaghe reminiscenze di Gavino Ledda in "Padre padrone", pur trattandosi di tutt'altra contestualizzazione. Anche lui aveva avuto un rapporto duro con il padre, ma lo considerava un Re, un Re omerico. Con la e chiusa, molto chiusa. Qui c'è un mondo di ricerca di atmosfere, di occulte, rassicuranti compagnie nelle notti di una ragazzina terrorizzata dall'urlare di genitori. Con poche, accurate parole hai evocato perfettamente una scena angosciante. Le scene seguenti, le risate che si fanno ai funerali, anche da parte dei parenti del morto, sono scene ordinarie che accadono, passate anche in proverbio. Io ne ho esperienza, però non riesco ancora a darmene una ragione. Dicono che la vita deve andare avanti. Dicono. Una scena talmente reale che l'ho vista. Sto cercando pure io di trovare una risposta. Il padre, nel suo lento declino, ammettiamo pure nella sua disperata ricerca di qualcosa, poteva ricercare da solo, ammesso e non concesso, secondo me... (sono talvolta di pensieri manichei) Questo padre che non si comporta in maniera esemplare, perché beve, alza le mani sulla moglie e sulla figlia, sembra non avere sentimenti, tantomeno dialogo con la sua famiglia, a un certo punto diventa umano, forse in concomitanza con il suo smettere di bere, diventa umano, colloquiale, nostalgico, affettuoso, quando parla della sua lingua, della sua terra lontana... la Sardegna. E tu sai e io so cosa vuol dire. Non si può spiegare questo sentimento. Ognuno ha la sua terra, certo, ma non ho mai visto l'attaccamento che hanno i sardi per la loro terra, non ho mai visto due persone di un'altra regione che si incontrano fuori della loro terra, presentarsi, scoprirsi della stessa terra e stringersi calorosamente la mano, come fratelli, quasi mettersi a piangere per la gioia, per la nostalgia... Sarà che l'ho anche provato questo sentimento, tanto tempo fa, e ho sentito di molti che l'hanno provato... È per me commovente vedere quest'uomo che aspetta fuori del bar, per paura di entrare, di riprendere a bere con gli amici. È commovente vederlo stare lì in piedi, con quei suoi piedi piccoli per il suo corpo grande dentro il cappotto, aspettare che passi l'ora e rincasare. Se c'è qualcosa che può nobilitare un uomo sono anche piccoli gesti, piccoli sguardi, piccoli grandi immensi desideri di luoghi amati, che ricambiano questo amore riempiendo l'anima. Non c'è niente di più doloroso che vivere in esilio, perché abbandonare i propri luoghi, la propria gente è esilio, qualunque sia il motivo, per quanto si possa vivere in terre che offrono qualsiasi cosa, ma un angolo, unu biccu, come dicono i logudoresi, dove potersi incontrare con la propria gente, la propria lingua, con i propri coetanei, con i quali si è nati e cresciuti insieme in una terra che per quanto povera ti ama, ti ha sempre amato e sempre ti amerà, abbandonare questo è troppo. Si vive lo stesso, si lavora, ci si fa una famiglia, ma ci si sente svuotati dentro, il mondo esterno sembra non avere anima, nonostante le luci e i colori e i lussi che non si sono mai potuti avere. Questo racconto mi ha commosso. Scritto in maniera ammirevole.
  10. Unius

    Guanto di Sfida

    Nessuna offesa, ci mancherebbe...
  11. Unius

    Su biccu

    Il racconto di @cynthia collu è questo, mi ha mandato MP per cancellarlo per eventualmente ripostarlo in seguito togliendo i caratteri in eccesso.
  12. Unius

    Non fate caso a me

    Ciao @Huginnthejay benvenuta al WD. Non porti sensi di colpa, se ci si iscrive a un forum di scrittura, si ama la scrittura, si scrive, si è scrittori nel senso che ci si mette in gioco, ci si confronta con altri che hanno la nostra stessa passione. Per orientarti al meglio nel forum dai uno sguardo al link di benvenuto, ricco di utili consigli. Buona permanenza.
  13. Unius

    Le parolacce

    Mah... Diciamo che è una questione di gusti allora, mettiamola così. Io sono cresciuto quasi come tutti gli altri, sentendo qua e là parolacce e purtroppo anche bestemmie. Ma non ho mai sentito il bisogno di interloquire con un "cazzo!" per aumentare l'effetto di quello che stavo dicendo, anche perché cazzo vuol dire cazzo e nel discorso salta fuori l'emblema... il simbolo materiale del cazzo... insomma.... Non mi ha mai fatto sentire potente usarlo per impressionare chi non lo usava. Non parlo poi delle bestemmie. Un tempo mi pare fosse pure considerato reato bestemmiare in luoghi pubblici e ancora agli inizi degli anni Ottanta nell'Esercito se un soldato di leva bestemmiava veniva duramente ripreso dai superiori... chiaramente retrogradi per l'intellighenzja... in quanto con questo comportamento repressivo impedivano il formarsi dell'attuale fogna... società... Magari avessero sdoganato solo le parolacce. Oggi hanno sdoganato ben altro, mi pare. Poi, certo, nella vita reale quando uno è incazzato dice cazzo. Che ha risolto? Tutti i ragazzini e le ragazzine lo dicono, e tutti i ragazzini e le ragazzine fumano per strada, di nascosto dei genitori. Lo fanno solo loro, di massima. Dobbiamo adeguarci? Io non mi adeguo, ognuno è libero di fare come vuole finché paga le tasse, non ruba e non stupra. Con i dovuti distinguo della cronaca, ma tiremm innanz... E poi, ribadisco. Non voglio fare un elenco di romanzi, ma sono state scritte moltitudini di opere in tutte le epoche, ambientate nei più sordidi bassifondi e non mi pare di ricordare parolacce. Forse parole e atteggiamenti volgari, ma è un'altra cosa. E poi condivido quello che dice @Kuno Un conto è il linguaggio reale, un conto è il linguaggio scritto, che non può essere come il reale, proprio a livello di scrittura. Il linguaggio reale è pieno di sospiri, interruzioni, ripetizioni, gente che ansima, balbetta, sbaglia, sbadiglia, rutta, scorreggia... dice parolacce e bestemmia... ci mettiamo tutto tutto? Chi leggerebbe questa schifezza? OH! Non dubito che in certi ambienti sarebbe un successo. Ma fino a quando? Non si è mai fatto, ci si può provare. Anche i poveracci senza cultura e gli snob acculturati che fanno finta di essere del popolo che lavora e che è disoccupato si annoierebbero, come ci si annoia a leggere libri di calciatori, chef e barzellettieri tuttologi... Io se vedo che un libro, scritto da un autore di grido comincia con un: "Cazzo! anche oggi una giornata di merda! E quella puttana che non viene... dove cazzo è andata?Io, scusate, il libro lo butto, non mi ispira leggerlo. Non ci sto. Cosa mi può dire? Che è vita reale? Ma che vadano a... fare altro in quel paese. Fermo restando che tutto l'universo mondo globale può liberamente bearsi di queste perle e credersi altamente civilizzato. Ma non può pretendere che tutti tutti si adeguino. Si adeguino loro e vivano loro in questo bel mondo che evidentemente è fatto a loro immagine e somiglianza. C...o! (e qui mi autocensuro) Chi mi conosce sa che non ho mai usato tante volgarità in quasi dieci anni di WD. Oggi indignarsi non è più di moda, forse troppo retrò, quindi reazionario, quindi... eccetera eccetera. Non me ne frega niente.
  14. Unius

    Piccolo e fragile mondo

    Ciao @Hella Woland benvenuta al WD. Accorata presentazione la tua. Ma Hella non deve essere così pessimista. Il massimo potere che agli esseri umani è dato è di attraversare il ponte. Capisco che molti considerino il ponte tutta la vita e costruiscono e demoliscono realtà e sogni su questo ponte, pensando forse di essere immortali e di vivere per sempre sul ponte. Come se non esistesse altro. Ma alla fine, con il passare del tempo, tutti dobbiamo arrivare alla fine del ponte. Ecco. La vita è oltre il ponte. Bisogna cominciare ad averne una tenue consapevolezza, rispetto, tenere presente questa cosa, farla crescere con la pazienza, l'esperienza, l'amore e cercare dentro noi stessi quella scintilla di Infinito, chiamiamola anche Dio, gli uomini devono avere un nome per non perdersi. Dobbiamo cercare quella scintilla in noi stessi e ambire a unirci alla Luce Universale. Allora, attraversare il ponte, incontrare i nostri simili, relazionarsi con loro, diventerà piacevole, lieve. Avremo un motivo per vivere in serenità e armonia con il Creato. Non ne conosco altri, di motivi.
  15. Unius

    Arrivo trafelata, ma mi riprenderò presto.

    Ciao @Verrienti benvenuta al WD e buona permanenza.
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