Vai al contenuto

Unius

Supercritico
  • Numero contenuti

    6.886
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    18

Unius ha vinto il 24 agosto 2017

Unius ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

1.499 Più unico che raro

Su Unius

  • Rank
    Supercritico
  • Compleanno 23 marzo

Informazioni Profilo

  • Provenienza
    Sardegna
  • Interessi
    Camminare sulle rive del mare d'inverno.
    La delusione e una struggente nostalgia mi accompagnano.
    Ho scordato come si cammina sull'acqua.

Visite recenti

15.657 visite nel profilo
  1. Unius

    [FdI 2018-3] Soldati

    @M.T. Il titolo mi ha attirato… Un racconto che inizialmente si avvicina alle atmosfere del Deserto dei Tartari, di Buzzati. Libro che mi ha sempre coinvolto anche perché in seguito da militare vissi per anni esperienze simili, in una sperduta caserma ai confini del nord est… Qui l’ispirazione è su un altro libro. Ma a me interessano atmosfere e introspezioni, in particolare di ambientazione militare, non necessariamente scene di guerra… Mi piace l’idea di questo soldato scelto fra scelti per dare l’inizio a un’invasione. Che non si tratti di un fanatico ottuso è evidente dal suo comportamento in seguito, così come si può dire lo stesso per il suo antagonista. Anche in fondo all’animo di rudi guerrieri può covare umanità e desiderio di pace e armonia dunque, questo è un bel messaggio. Lo avrei approfondito, nei limiti dello spazio consentito perché, se dal punto di vista umano possiamo commuoverci per questi due guerrieri, volendo mostrare una sia pur blanda parvenza di veridicità di condotta dobbiamo anche convenire che questi due soldati, se erano considerati i migliori rappresentanti dei loro rispettivi eserciti, erano stati il frutto di un abbaglio, un’errata valutazione da parte dei loro comandanti. Non li avrebbero mai scelti per una missione così importante se avessero sospettato che potevano “sciogliersi” davanti a un tramonto… Non è una critica, bada bene, solo una constatazione dal punto di vista tecnico dell’ambientazione. Io stesso ho scritto un racconto in un MI passato, circa un soldato di guardia in un luogo squallido, nel quale riusciva a vedere tutta la bellezza del mondo… In pratica i tuoi personaggi, l’invasore in particolare, subiscono un cambiamento che a mio parere è troppo repentino. Lo avrei fatto risaltare con più gradualità e una dosata teatralità. Il fatto che i due non si parlino è perfettamente funzionale alla storia; appartenendo a due nazioni contrapposte potrebbero avere lingue diverse. Avrei insistito nella descrizione di gesti, pensieri, ambiente circostante, odori; una sorta di lenta e graduale compenetrazione sia nei rispettivi animi che nella natura e ambiente che li circonda. Oltre alla luce del tramonto, l’odore del muschio, le luci color arancio sulle mura, frammiste alle ombre avanzanti della sera, visioni di cortili interni, immaginazioni, aspettative di altre vite in fermento sotto quello splendido, epocale tramonto, da raccontare ai nipoti. Ma queste sono mie deduzioni e fantasie. Ho apprezzato il testo.
  2. Unius

    I racconti dell'Ottava Luna – Quarto ciclo

    Per la mia settimana scelgo La Biblioteca di @M.T.
  3. Unius

    La Biblioteca

    @M.T. Ciao. Non ho letto la versione di Ferragosto d’Inchiostro bensì solo questa che, come hai detto, hai arricchito di particolari. Ho una particolare predilezione per testi che descrivano possibilità di cambiamento nella storia del mondo o, a mio parere, nei vari piani dei mondi. Ritengo sia impossibile cambiare il passato di questo nostro mondo: nel bene e nel male quello che è avvenuto è incancellabile. Se mi fermo qui potrei essere scambiato per uno dalla mente arida, senza fantasie o sbocchi, ma la realtà è molto più vasta e drammatica, al limite della pura follia quantistica. Posso accennare (perché il discorso trascenderebbe), che i vari piani dei mondi sono infiniti, i minuti secondi inclusi nei millenni sarebbero un numero troppo limitato per rappresentarli, così come le sue varie epoche che si distanziano di frammenti di tempo nei vari piani. Chi in teoria potesse andare indietro in uno di questi piani non tornerebbe indietro nel mondo dove è nato, ma in un altro apparentemente uguale e qualsiasi modifica potesse apportare, influenzerebbe solo quel piano, non quello da cui proviene e nessuno degli altri. Nessun paradosso del nonno o effetto Butterfly reggerebbe, perché chi uccidesse un suo parente causerebbe la sua non esistenza su quel piano e basta, ininfluente, lasciando inalterati gli infiniti destini degli altri infiniti piani. Questa lunga paranoia per dire che su questo nostro piano nessuno riuscirà mai a fermare o cambiare quello che ha fatto Hitler; probabile si riesca su altri piani, andando in quelle epoche. Amo pensare che vi siano piani d’esistenza dove la Controriforma non è mai avvenuta, dove la Rivoluzione francese è stata sconfitta in Vandea e dove Napoleone è stato fucilato da tenente d’artiglieria, per non parlare delle guerre mondiali mai avvenute, dei vari olocausti noti e dimenticati o sconosciuti mai avvenuti… amo pensarlo… Il tuo personaggio bibliotecario sembra avere una conoscenza che potrebbe portarlo un giorno a influire sul destino dell’umanità, ma a mio parere sarebbe troppo limitante se potesse agire solo sul suo ridotto piano di nascita, considerato come unico, e comunque non credo sia concesso farlo. Il vero potere potrebbe essere quello di spostarsi su un altro piano quasi uguale, dove tutto sta ancora per accadere, nella sequenza infinita di accadimenti. Influire su uno o più piani poco prima che accada quello che è accaduto da noi, in una catena ordinata di eventi che porti, forse un giorno, alla nascita di un mondo perfetto, frutto di infinite esperienze. Questo sarebbe divino e chissà, forse le religioni possono includere un piano del genere... Meglio che mi fermo. Certi testi fanno pensare, comunque. Non tenere conto di quello che ho detto.
  4. Unius

    Canzoni fasciste sull'occupazione in Etiopia

    Ma no dai... non evitare. Se sei fortunato puoi incontrare qualche discendente di queste ragazze... saranno felici di discutere come l'Italia sia diventata una vera cloaca oasi di civiltà, che loro cattivoni fascisti volevano impedire...
  5. Unius

    [FdI 2018 - 2 Fuori Concorso] Il tormento.

    Indubbiamente scritto bene, non sarò certo io a dire il contrario... Si leggono e si vedono le scene come in un film. E si intuiscono le sensazioni e i pensieri di entrambi i protagonisti. C'è studio, costruzione, analisi, per quanto il testo sia breve. Sensazioni e pensieri dei protagonisti che non posso condividere immergendomi nella storia, dal punto di vista comportamentale intendo, ma questa è una mia idea. Gli uomini, certi uomini, specie di una certa età, preferiscono oltre che le bionde e le more anche le giovanissime. Non è naturale che lo debbano fare come un dogma di pseudo virilità o pura assecondazione degli istinti, anche se la tendenza odierna è purtroppo quella. Ma il discorso sarebbe lungo e poco pertinente all'analisi. Preferisco, alle parole di Gene Hackman, il comportamento e le sensazioni di Adso da Melk.
  6. Unius

    [MI114] La ronda di notte

    @flambar Ciao. Il titolo "La ronda di notte" è il titolo del quadro che dipinse Rembrandt, che raffigurava una ronda notturna ad Amsterdam, la sua città, nei primi anni del Seicento... per parlare di quel quadro ci vorrebbe un libro; non a tutti piace la pittura, Rembrandt, l'Olanda del Seicento... Il racconto faceva parte di una gara, MI 114 (Messaggi d'Inchiostro n. 114) gare di scrittura che si tengono ogni due settimane, per ora sospese con l'estate, ma che riprenderanno. In queste gare ci sono due utenti, due giudici, che hanno vinto la gara precedente e che propongono due argomenti di loro scelta da trattare sotto forma di racconto, adeguandosi a quello che hanno proposto nei loro argomenti. Queste gare iniziano a mezzogiorno e si ha tempo fino a mezzanotte per scrivere e postare un racconto. Si tratta di un esercizio, un divertimento e una passione, niente di molto impegnativo. Poi si viene votati dagli altri partecipanti alla gara e i due che ottengono più voti sono i prossimi giudici del prossimo MI, diretti da un arbitro dello Staff. L'argomento che avevo scelto io era il cambiamento, come una persona possa cambiare davanti a un avvenimento e a me è venuto in mente di scrivere un testo basato sulla vita e su un quadro di questo grande pittore, anche perchè conosco la sua storia... tutto qui. Se vuoi vedere la gara (ormai archiviata) di MI 114, clicca qui, così ti fai un'dea, nel caso volessi partecipare alle prossime gare, che ottengono sempre molti commenti e molta visibilità sul forum. Spero di non aver creato confusione...
  7. Unius

    I racconti dell'Ottava Luna – Quarto ciclo

    Scusate il ritardo, ho appena comprato il pc nuovo e ho impiegato un pomeriggio tra cominciare a farlo funzionare e connettere tramite wireless al mio povero vecchio telefono di casa, un fatto per me abbastanza assurdo per quanto comodo... (assurdo che ci sia riuscito subito...) Allora, i racconti della mia settimana (quelli dal 30 luglio al 05 agosto, sono questi: Racconti: Senza titolo, di @theco (rimosso su richiesta dell'autore) " Storm Tropicali " di @flambar Guardia Vecchia - Isola della Maddalena, di @flambar Racconti lunghi: La Biblioteca, di @M.T. Hieroglyphs, di @Senjougahara Hitagi Alina, di @Kikki [FdI 2018 - 2 Fuori Concorso] Il tormento, di @Pulsar
  8. Penso che vivere in un paese dove vengono attaccate, demolite e criminalizzate persone che avvisano altre persone di stare attente ai ladri e che prendono a male parole i ladri, penso che sia molto avvilente. Con tutto rispetto per i genitori 1 e genitori 2 dei ladri.

    1. Mostra commenti precedenti  1 da mostrare
    2. Unius

      Unius

      Beh, i ladri esistevano anche prima del '68...

      Preferirei non usare l'offesa, anche nei confronti di chi è agli antipodi del mio pensiero;  non serve a niente ed è riduttivo usarla, bensì porre argomentazioni opposte unite  a un dosato sarcasmo...

      Non serve agitarsi con chi non la pensa  e non vuol vivere come noi, meglio rispondere con calma. Si avrà più tempo per pensare e per porre argomentazioni e si innervosirà la controparte. Molto meglio, credimi.

      Le offese portano a scontri, dapprima verbali e poi fisici e da lì alla guerra (esagero, ma non tanto, visti i tempi...) ci vuole poco.

      Te lo dice uno che la guerra e i suoi effetti, purtroppo, li ha visti e subiti. E non è piacevole.

    3. masterofnumbers

      masterofnumbers

      Guarda con quella gentaglia ottusa è inutile intavolare conversazioni. Dall'alto della loro spocchiosità credono sempre di avere in tasca la verità assoluta su tutto come certi imbrattacarte di sinistra. Ti incazzi e basta.

    4. Niko

      Niko

      @masterofnumbers ti ho detto più volte di moderare le parole.

      Ti sospendo per un mese, sarai il benvenuto a mente fredda. Cerca di evitare queste uscite infelici in futuro. 

  9. Unius

    [MI 113] L' VIII° trionfo

    @flambar Salute, ti ringrazio per la lettura e il commento di questo mio racconto. Quasi tutto quello che scrivo lo ambiento in Sardegna o nel mondo militare, cose che conosco bene, ma a volte invado anche altri campi, facendo riferimento a racconti sentiti da altri o letti o immaginati mettendo assieme diverse esperienze.
  10. Oggi ho visto la rievocazione di una strage  a causa di un attentato che avvenne in Italia 38 anni fa.

    Non farò nomi, ma sono rimasto disgustato nel risentire la voce di un noto politico dell'epoca, molto noto, morto da anni, che piangeva addolorato dicendo di aver visto dei bambini straziati all'ospedale. Lo stesso politico che alla fine della 2^ guerra mondiale ordinò di fucilare dei ragazzi fascisti di 16 anni che si erano arresi ai suoi baricaderos. Non capisco di cosa doveva sentirsi indignato.

  11. Unius

    Comandante Otto Muller

    Perchè l'ho indossata per tanti anni, era la mia divisa. Sono stato 36 (trentasei) anni nell'Esercito... Da quello che dici penso che ogni giorno della tua vita possa diventare il capitolo di un romanzo.
  12. Unius

    Comandante Otto Muller

    @flambar Mi è piaciuta la tua storia, si sente che è la tua vita ed è una vita davvero interessante e ricca di umanità ed episodi che meritano di essere raccontati e conosciuti. Anche io devo dirti di riguardare un pochino la punteggiatura e la costruzione delle frasi, piccole cose, in quanto scrivere qualcosa vuol dire specialmente ri-scrivere, e quello porta via più tempo. Al tuo posto allungherei di più questa breve pagina, mettendo molti più particolari, perchè si intuisce che hai moltissimo da raccontare. Tu sai naturalmente tutto e forse non ritieni opportuno descrivere molte cose che possono sembrarti piccolezze, ma un lettore che non conosce una vita avventurosa e piena di sacrifici ama entrare nei particolari. Anche io ho letto Capitan Miki e ancora lo rimpiango. Ho ancora qualche vecchio giornaletto, di quelli che costavano cinquanta lire e ogni tanto vado a vederlo, oltre a Tex e Blek. Insegnavano anche qualcosa quei giornaletti, al contrario della robaccia di oggi, perchè allora venivano scritti in un buon italiano e si imparava anche da quello. Mi permetto di consigliarti, se pensi di scrivere la storia della tua vita, di iniziare a descrivere mano a mano gli episodi, come hai fatto adesso, ma poi rivedere lo scritto e ampliarlo di particolari, rileggere con calma, aggiungere qualcosa, togliere... e così via, un episodio dopo l'altro, inserendo anche tue considerazioni personali su quella vita, alla luce dell'esperienza che ti sei fatto di conseguenza. Ritengo che con pazienza, non avere fretta, sarai in grado di descrivere un interessante romanzo autobiografico, una cosa poco comune ai giorni nostri. Per avere esempi di scrittura di mare, molto di mare, mi permetto di consigliarti di leggere un ottimo libro che io lessi da ragazzo, L'isola del tesoro, di Stevenson, una scrittura molto asciutta e condensata che in due righe descrive la vita di mare e anche l'ottimo Moby Dick di Melville, storia drammatica della caccia a una balena e degli uomini che vi parteciparono. Conosco la vita di alcuni comandanti della nostra Marina Militare. Uno per tutti, il grande e dimenticato eroe di guerra, Comandante Carlo Fecia di Cossato, leggendario comandante del Tazzoli... P.S. Una piccola curiosità: ho visto la foto del tuo profilo. Cosa ci fai con gli anfibi dell'Esercito, pantaloni in mimetica vegetata e maglietta verde oliva, sempre esercito? Vestivo così in estate fino a due anni fa, prima di andare in pensione... La mia è solo curiosità...
  13. Unius

    Io nemico

    Carissimo @flambar il discorso sarebbe davvero lungo e andrebbe oltre le motivazioni e le argomentazioni a un semplice commento a un racconnto... se ti va un giorno potremo continuare anche in messaggio privato... Al più per dirti che io non sono certo un bigotto, sono decine di anni che non entro in una chiesa se non per qualche funerale purtroppo, non parliamo poi di confessarmi, anche perchè io sono della "vecchia guardia" e non posso tollerare che la Comunione possa essermi data da persone non consacrate o peggio ancora in mano... Dio... mica possiamo conoscerlo, non è certo quel vecchio con la barba dipinto nelle chiese antiche, quando la gente non sapeva ancora leggere nè scrivere e bisognava disegnare le storie dei Vangeli, perchè vedessero, capissero e immaginassero anche senza leggere e pregassero... Dio è molto di più. Gazzelle e zebre fanno parte della natura, come i leoni e seguono la loro natura: vivono e muoiono così non per cattiveria di Dio o del leone, ma perchè è quella la loro natura. Il leone uccide e mangia per vivere. L'uomo uccide il suo simile e basta. Ma l'uomo è creatura divina, altrimenti siamo solo scimmie. Cerco di dire nei testi che provo a scrivere che oltre all'istinto abbiamo anche un'anima, al contrario degli animali. L'istinto ci porta a uccidere, fare del male, prevaricare sugli altri, l'anima, la coscienza ci dice che è sbagliato farlo e ne pagheremo le conseguenze se lo facciamo. Non so come. Per questo ci vuole la fede e la mia fede non è per niente perfetta, ma mi piace pensare che ci sia un'altra Giustizia superiore oltre a quella dei tribunali e delle cancellerie degli uomini...
  14. Unius

    Io nemico

    @flambar Ciao, grazie per la lettura e il commento. Naturalmente è un racconto inventato, ma sono convinto che fatti del genere siano accaduti, in tutti i tempi e in tutti i fronti di guerra. La storia non ha interesse, non vuole divulgare questi piccoli insignificanti e sconosciuti episodi. Guai se gli uomini sapessero che a parte politica, religione e guerre, sono sempre uomini, cioè fratelli. Il potere di una piccola parte di uomini su altri non avrebbe più senso Ci aveva provato qualcuno a dirlo, oltre duemila anni fa; lo hanno messo in croce e ancora oggi cercano di nascondere e trasformare e ridicolizzare quello che aveva detto.
  15. Unius

    Io nemico

    Io nemico Tutto cominciò in tempo di guerra. Mio nonno Vincenzo viveva a Santineu, un piccolo paese in riva al mare, al centro del Golfo degli Olivi. Era vedovo, aveva una figlia, Eleonora, che all’epoca aveva sedici anni e un figlio che si chiamava Emanuele, morto ancora bambino. Una vita dura, difficile. Campavano con una misera pensione di guerra, un orto e qualche animale. In lontananza si vedeva il porto di Karalis, che gli Alleati bombardavano quasi ogni giorno. I Tedeschi cominciavano lentamente a cedere. Si diceva che in alcune zone gli Alleati fossero riusciti a sbarcare; soldati del nostro esercito disertavano unendosi ai partigiani. Mio nonno non amava i Tedeschi, non amava gli Alleati, non amava i partigiani. Un giorno vide un grosso aereo nero, con i vetri luccicanti al sole, volare a bassa quota, lasciandosi dietro una scia di fumo nero. Sorvolò la casa e si diresse verso il mare aperto, perdendo quota. Quando toccò l’acqua, cercando disperatamente di ammarare, sollevò vortici di schiuma bianca. Il nonno aveva smesso di lavorare ed era rimasto a guardare con la zappa in mano. Mi raccontò che l’aereo si era quasi spezzato in due, avvolto di fumo bianco e affondava a vista d’occhio. Alcuni uomini si erano buttati in mare, avevano l’elmetto, forse erano paracadutisti. Erano tedeschi. Vennero all’improvviso due aerei da caccia alleati che si lanciarono sui rottami mitragliando all’impazzata. Ma cosa mitragliavano a fare, pensava il nonno, quei soldati non potevano difendersi in nessun modo… I proiettili della mitraglia sollevavano altra schiuma… I soldati in acqua erano lontani dalla riva, ma mio nonno affermava di aver sentito delle grida disperate. Era ritornato a casa scuotendo la testa. Non capiva perché accanirsi così contro un nemico battuto, inerme. Non capiva. Quella notte Davò, il vecchio cane, non la smetteva di abbaiare. Il nonno uscì per vedere cosa fosse. Davò abbaiava verso la spiaggia. Il nonno ebbe un presentimento, liberò il cane e lo seguì. Era una notte di luna piena bellissima e calda Lungo il bagnasciuga giaceva un uomo avvolto in una rete strappata mista a pezzi di tavole rotte. Sembrava morto, il corpo scomposto dentro l’uniforme nera e sporca. Il nonno lo rivoltò e sentì un flebile lamento. – Mama… mama… Era giovanissimo. Vent’anni non li aveva di sicuro. Il nonno tagliò la rete con il suo coltello, si caricò il corpo in spalla e lo portò a casa. Era l’unica cosa che poteva fare. Lo mise su una stuoia vicino al camino, accese un fuoco. Sua figlia osservava silenziosa in un angolo, atterrita. Chiamarono il dottor Peigosu, che era un vecchio amico del nonno. Il dottore visitò quel soldato. – Non ha ferite superficiali, ma se l’è vista brutta di sicuro: è pieno di lividi e ha battuto la testa. Io lo medico, ma questo bisogna consegnarlo alle autorità… – Se ci fossero… sono tutti scappati e poi qui siamo isolati… chi vuoi che se accorga… – Vuoi tenerlo con te? Vincenzo, sei matto. Sai cosa sono quei doppi fulmini sul colletto? E… guarda il cinturone… Sollevò la fibbia di acciaio luccicante con incisa un’aquila sopra una svastica. – Lo so, è un tedesco. – Gott mit uns! Vuol dire: Dio è con noi! Hanno il barbaro coraggio... – Dio è con noi! Come Emanuele! – Che c’entra la buonanima di tuo figlio? – Don Procopio mi aveva detto che il nome Emanuele voleva dire “Dio è con noi”… Emanuele se ne è andato. Ora viene questo, con questa scritta… Non voglio sapere altro. Dottore: so che non mi tradirai… – Ci conosciamo da sempre… ma tu sei matto… Verrò a vederlo ogni tanto. Si riprenderà, ci vuole tempo… Ma tu sei matto. Le cose andarono così. Quel soldato si riprese, lentamente. Era molto debole, camminava a fatica, zoppicava. Quando cominciò a parlare, non si capiva una parola. Mio nonno si spiegava a gesti. Aveva provveduto a far sparire la divisa del soldato, bruciandola. In un cantuccio della casa aveva nascosto il cinturone con la scritta che lo aveva colpito. Passò del tempo, la guerra volgeva al termine. Il soldato tedesco aveva imparato a parlare un po’ d’italiano, con qualche termine frammischiato in dialetto. Adesso si faceva capire. Non ricordava niente, nemmeno l’incidente aereo, non sapeva dire niente di sé stesso. – Ha perso la memoria – diceva il dottore. – Capita, dopo un incidente come il suo. Potrebbe tornargli, però. – Cosa vuoi dire dottore… Che se si ricorda ci ammazza tutti, a me e a Eleonora? – No, non volevo dire questo. Non sappiamo nemmeno il suo nome… – Si chiama Emanuele – aveva risposto mio nonno, con gli occhi lucidi. – Certo… Certo. Non poteva chiamarsi in un altro modo. Emanuele aiutava volentieri il nonno nei lavori di campagna. Aveva imparato a zappare, raccogliere le patate e i pomodori, mungere le mucche e le capre, fare il formaggio… Aveva un sorriso bello ma triste, una cicatrice sulla tempia, , i capelli biondi, gli occhi azzurri, che a volte si perdevano a osservare il mare. Era inevitabile che la gente si accorgesse di lui. Il nonno aveva cercato di raccontare balle inverosimili sul suo conto, presentandolo come un lontano parente che veniva dal continente, rimasto mezzo invalido per un incidente; nessuno ci aveva creduto. Ma non succedeva niente; ancora non si conoscevano le sorti della guerra, che sembrava non finire mai, per quanto il posto dove vivevano i miei fosse abbandonato da sempre e da tutti. Andava bene così, tanto più che Emanuele era un ragazzo tranquillo e lavorava volentieri anche in compagnia di altri più anziani di lui, perché i giovani erano quasi tutti in guerra; sempre con quel suo sorriso timido e triste, sempre rispettoso e gentile. Si rideva anche per come si esprimeva in dialetto, ma si faceva capire bene e migliorava di giorno in giorno. Si abituarono a lui. Ma la guerra stava finendo davvero. Quando ormai era evidente che gli Alleati avrebbero vinto, i tedeschi si ritirarono definitivamente e alcuni reparti sbandati passarono intorno a Santineu. Le bande partigiane li attaccavano con ferocia, i tedeschi rispondevano con altrettanta ferocia e con rappresaglie. Avvenne uno scontro poco lontano dal paese, i partigiani uccisero un tedesco. Il suo reparto arrivò in paese una domenica. Entrarono in chiesa durante la messa e presero dieci persone a caso, fra le quali mio nonno, sua figlia e il dottore. Misero tutti in fila a lato della chiesa. Il tenente tedesco parlava abbastanza bene in italiano. Fece radunare la gente del paese. Disse che se entro tre ore non si presentava l’assassino del suo soldato, avrebbe fatto fucilare quelle persone. C’era un silenzio di morte a Santineu. Tutti aspettavano qualcosa che sapevano non sarebbe mai accaduta. Un uomo si diresse zoppicando verso il tenente. Era Emanuele. – Io! – Urlò. – Io sono stato! Solo io! Prego! – Sei stato tu? – disse calmo l’ufficiale. – Sissignore. Io! Prego! Emanuele si batteva una mano sul petto, come a dire che era proprio lui quello che cercavano. Il tenente lo guardò con attenzione. Emanuele indossava il berretto di nonno, vecchi pantaloni laceri di velluto, camicia e faccia sporche di terra e di sudore, le mani nere e piene di calli, scarponi rotti. – Molto bene! Liberate gli ostaggi! – disse il tenente. Con un sorriso crudele fece cenno a Emanuele di mettersi al loro posto. Gli disse – Prego! Emanuele chinò leggermente il capo, sorrise come a chiedere scusa, quel suo sorriso triste, quando incontrò lo sguardo del nonno. Sorrise timidamente agli altri che lo guardavano pietrificati mentre gli passavano davanti increduli. Sorrise con uno sguardo luminoso e lucido a Eleonora, che svenne fra le braccia di una donna. Quando Emanuele fu davanti al muro e vide il plotone schierarsi di fronte a lui, si tolse il berretto tenendolo in mano, il viso serio, lo sguardo fisso. L’ufficiale diede gli ordini in tedesco, con voce stentorea. Emanuele scattò sull’attenti, a testa alta. La scarica di fucili fu breve e secca. Ogni tanto io guardo il suo cinturone, Gott mit uns, l'unica cosa rimasta di lui. Emanuele… era mio padre. Eleonora… mia madre.
×