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  1. :A:

    :A:

    Oooh. :-o Sorry! Comunque troppo buono. L'inchino resta valido. ;-)
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    Grazie, Dani e Panzer. Snow: troppo buona. (Inchin')
  3. :A:

    Horror, Orrore, Gotico e Paura

    Se teniamo conto che nel termine gotico ha fondamentale importanza anche l'ambiente (in effetti il termine nasce prima in ambito architettonico), l'unico "gotico contemporaneo" che mi viene in mente è la trilogia di Gormenghast di Mervyn Peake. Tornando alla "genericità" dell'utilizzo moderno, senza stare a leggere testi accademici e navigando un po' in rete... - vedi citati come esempi di "Modern Gothic" gli scritti di Daphne du Maurier, che ha scritto "Gli uccelli", da cui fu tratto l'omonimo film di Hitchcok. Anche se non si è letto il libro, molti avranno visto il film: è un horror o un "gotico"? - Quando uscì l'antologia "New Gothic: a collection", si parlò di "sophisticated horror". - I romanzi di Patrick Mc Grath (e alcuni romanzi di Joyce Carol Oates) vengono definiti "gotici". Io gli scritti di McGrath e alcuni romanzi della Oates li definirei "horror con pretese letterarie". - Ecc.
  4. :A:

    Horror, Orrore, Gotico e Paura

    Eh. Se dobbiamo stare all'accademia, il romanzo gotico è un tipo di romanzo storicamente connotato, dalla seconda metà del '700 (l'iniziatore ufficiale è Walpole con il Castello di Otranto) fino a inizio '800. Le trame propongono elementi orrorifici (nel senso "che provocano paura nel lettore"), esotici (l'Italia per gli inglesi era esotica), per l'epoca morbosi (vedi "Il monaco" di Matthew Lewis). Una specie di controcanto irrazionale rispetto all'illuminismo, che all'epoca era il pensiero imperante. (Aggiungo: tipicamente c'era una fanciulla candida e ingenua in pericolo. Di solito a essere in pericolo era la sua verginità). Il problema è che in epoca contemporanea il termine gotico viene usato abbastanza a minchia per indicare romanzi genericamente "dark", non abbastanza paurosi da essere definiti horror. So che sono generico, ma è generico anche l'utilizzo che se ne fa attualmente, purtroppo....
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    Grazie anche a te!
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    Grazie, Jack.
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    OK. Allora grazie per la fiducia. ;-)
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    In senso ironico?
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    Grazie mille.
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    :A:

    Grazie.
  11. :A:

    Horror, Orrore, Gotico e Paura

    Premetto che sono sempre dubbioso sulla definizione di "genere", direi che l'horror è sempre stato quello di più difficile catalogazione. Quantomeno perchè se si seguono parametri strutturalisti (alla Todorov, per esempio, che personalmente considero datato, ma giusto per partire da un teorico stra-noto), vorrebbe dire che è horror ogni racconto che presenti certi elementi "contenutistici": ovvero, se ci sono vampiri, zombie, lupi mannari, mostri, demoni, fantasmi, è un horror. Ma Twilight è il perfetto contraltare a questa ipotesi: ci sono i vampiri, ma paura non fa. In realtà l'horror avrebbe come possibile e sfuggente definizione "racconto che provoca paura nel lettore". Solo che questa definizione faceva uscire di testa un (ex) strutturalista rigoroso come Todorov, che si chiedeva: "Com'è possibile catalogare un genere in base alla reazione che dovrebbe avere sui lettori, se questa reazione è soggettiva e varia da lettore a lettore?" Dubbio interessante. Lo stesso che si potrebbe avere, per esempio, nei confronti della commedia (quante volte capita di dire che una certa commedia non ci fa ridere?). La mia risposta personale (che sembra solo spostare il problema, forse) è che l'horror non è un genere, ma un "modo narrativo", al pari - per esempio - della commedia. Cioè: l'horror è una modalità con cui puoi scrivere un racconto, a prescindere dalla trama. Puoi raccontare (faccio un esempio senz'altro imperfetto, non prendetelo come definitivo) la storia di una separazione tra coniugi come una commedia o come un horror, ma stai sempre raccontando di un matrimonio che si interrompe. A volte il "modo" è talmente prevalente che diventa la ragione di essere del racconto, per questo abbiamo narrativa che si può definire horror tout court. Che l'horror sia stato invece definito come "genere" credo sia dovuto alle solite esigenze di marketing: faceva comodo avere nello stesso scaffale della libreria romanzi che avevano come scopo quello di fare paura. Ma se già si distingue tra paura e schifo (penso a tutta la corrente dello splatter estremo dallo splatterpunk in poi) si trovano differenze rilevantissime tra i romanzi che vengono etichettati come horror. Ed è per questo che direi che come etichetta unificante non funziona molto bene. Chissà se si è capito qualcosa...
  12. :A:

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    Non so come parlare di me senza nominare i titoli delle mie cose, il regolamento mi pare vieti ogni forma di autopromozione. Ci provo, nel caso, prego i moderatori di farmelo notare o di editare direttamente. Comunque: a parte sceneggiare qualche corto e qualche storia breve a fumetti, ho esordito con due volumi a fumetti nel 2009, poi con una raccolta di racconti e un romanzo (Il Ghigno di Arlecchino, appunto), nel 2010 e l'anno scorso sono usciti un altro volume a fumetti e un altro romanzo che le Feltrinelli hanno deciso di mettere sullo scaffale di fantascienza (forse è quello che ha visto Kaname). Per il momento mi sto dedicando alla regia: ho appena finito di dirigere un corto e sto co-dirigendo una docu-fiction. Non campo delle cose che scrivo, nel caso qualcuno avesse il dubbio.
  13. :A:

    :A:

    Ciao, sono Adriano Barone. Scribacchio. Non sono sicuro che avrò molto tempo per postare sul forum, ma avendo visto che è appena nata una discussione interessante sull'horror, ho pensato di dire la mia. :A: è la tag che uso ovunque, mi identifica probabilmente più del nome e cognome. Cheers.
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