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Massimiliano Lanza

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  1. Massimiliano Lanza

    Giulia Bianchi, diario del 1940

    Inizia a s Massimiliano Lanza Giulia Bianchi Diario del 1940 Prefazione dell'autore Mi sono preoccupato, come da promessa che decisi di mantenere tempo fa nei confronti di un amica, di redigere una sorta di Diario che una giovane donna, Giulia Bianchi - * 1916 - + 2003 - (il cui scritto mi fu fornito dalla figlia) scrive durante un periodo di degenza in un sanatorio all'interno di un istituto religioso, declamando, paradossalmente i ricordi più belli. La storia che leggerete è una storia di malattia che poi diventa una storia di guarigione, tra tenebre e luce; l'inquietudine, la sofferenza fisica, diventano grazia, gioia: “trasformerò i vostri lutti in gioia”, come afferma la Bibbia! Cercherò di trascrivere questo diario con lo stesso linguaggio, con pochissime varianti e correzioni, più che altro per una questione stilistica, quasi rifinendo leggermente il testo, con l'aggiunta di qualche breve didascalia, per trasmettere alla figlia e ai lettori che lo affronteranno, l'originalità di un messaggio che una donna santa (o almeno potrebbe essere tale) trasmette. 09 marzo 2020, Massimiliano Lanza Massimiliano Lanza (Biografia) Giulia era una persona semplice, semplice ma, come si evince leggendo il suo diario, decisamente acculturata e corretta nella sintassi della lingua italiana, benché discostandosi dal linguaggio odierno. Dirò alcune note biografiche mie in sintesi: Massimiliano Lanza, nato a Biella nel 1970 ha conseguito l'Attestato presso la Scuola Diocesana di Formazione Teologica presso il Seminario Vescovile di Biella nel 1996. Nel 1988 ha terminato studi di formazione professionale e si è avviato al mondo del lavoro. Nel 1992 ha conseguito l'Attestato di Qualifica di Videoterminalista. Nel 2000 ha conseguito il Diploma di Maturità Magistrale presso l'Istituto Magistrale “Rosa Stampa” di Vercelli. Nel 2004 la patente informatica ECDL e nel 2006 l'Attestazione di superamento di Studi teologici presso il Seminario Vescovile di Biella (Tesi: “Il peccato originale”) e la Facoltà teologica di Milano dove ha avuto delle dispense per potersi preparare all'esame di Baccalaureato. Nel 2017 si è Laureato in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro con 80/110 (Tesi: “Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities” in collaborazione con l'ASL di Biella). È scrittore dilettante, poeta e pittore naif (dilettante), lavora come Assistente Amministrativo ed è Infermiere Generalista volontario (superamento corsi singoli presso Università del Piemonte Orientale) al Day-Hospital area medica dell'ASL di Biella – Fondazione Clelio Angelino, Associazione Italiana Leucemie. Vive a Borriana con i genitori, ha fatto parte del Rinnovamento Carismatico, dell'Ordine Francescano Secolare e della Società San Vincenzo de Paoli, ha conosciuto e frequentato il Movimento dei Focolari. È fervente Cattolico tradizionalista e un po' “ribelle” alle gerarchie ecclesiastiche anche se si è mantenuto sempre nell'obbedienza (Giulia mi ha conosciuto e sapeva pregi e difetti del sottoscritto…). Caratterizzato da un carattere forte, negli ultimi anni ha avuto diversi problemi di salute, che ha superato, ma vuole combattere fino in fondo la sua battaglia (prima finirà il seguente testo). L'irruenza del suo carattere, nonostante i numerosi anni di studio, non gli hanno permesso di compiere nessuna carriera di rilievo. È attualmente iscritto al concorso per Collaboratori Amministrativi Contabili area D dell'Asl di Vercelli. Giulia Bianchi (8 agosto 1940) Istituto “Cottolengo” in località Bioglio (Biella) “I mie ricordi più belli” Capitolo I Una giornata triste Si hanno delle ore così tristi, così angosciose nelle quali l'anima ha bisogno di vedere dinnanzi al suo sguardo non una pagina, che non riuscirebbe a leggere, ma un solo pensiero che dà sollievo e conforto. Nell'ora della sua passione, Gesù ha pronunciato quella parola che è tutta la storia della vita. “Fiat”: Non lasciarti opprimere povero cuore. Dio ti guarda con occhio paternamente pietoso, il dolore è la prova sublime dell'amore, il sacrificio ti rende più grande dinanzi a Dio: Fiat! Soffri in pace; passerai questa triste giornata, domani non resterà che la tua purezza, e la bellezza di quell'angoscia che si avrà purificato per cielo: Fiat! La felicità è come il profumo che inebria: il dolore che accascia rende silenzioso lo spirito, e, quanto lo spirito si raccoglie, piange, prega, e sospira la patria eterna. Dio è geloso come una madre; perché sente le mani dei suoi figli che si stringono alla Croce, non cerca più altro, li abbraccia e, dopo le ore angosciose, viene la calma serena, dolce, soave, perché è l'amplesso divino. Fiat! In queste ore di cupa tristezza si vorrebbe essere lontani da tutti, essere soli in una profonda solitudine. Ma Dio lo nota questo abbandono del cuore, perché vuole che l'anima abbia questi momenti di abbandono e questi non sono conosciuti da lei e da Dio. Fiat! Dinanzi all'altare, ai piedi del tabernacolo, si troverà una sorgente divina di consacrazioni. Lo scoramento si si è insinuato lentamente nell'anima1; non lasciare, o mio cuore, che la disperazione ti accasci: pensa che è la mano di Dio che ti batte attorno per purificarti, staccarti, condurti a ricorrere a Lui; il dolore santificato dalla rassegnazione è come una consacrazione dell'anima a Dio: Fiat! Dinnanzi all'altare, ai piedi del tabernacolo si troverà una sorgente divina di consacrazione. Quando l'angoscia opprime ed è rattristato lo spirito, e a quella misteriosa sorgente che bisogna dissetare le ardenti brame del cuore. Nelle tue mani raccomando il mio spirito: il cuore stretto dall'angoscia si perde e l'anima scossa mormora; prudenza, leggerezza nei consigli. Fa tanto bene e dà tanta forza il tacere le proprie pene!… Quando ci vediamo incompresi e giudicati sfavorevolmente, che gioia difendersi?… Lasciamo correre, non diciamo niente, è così dolce lasciare che ci giudicano come vogliono!...Oh! Beato silenzio che dà tanta pace all'anima. Tutto sarà per lui, tutto e anche quando non avrò nulla da offrirgli, gli offrirò questa mente. Nella direzione delle anime, non lasciarmi mai correre per restare in pace, non combattiamo senza misura, senza un momento di tregua, anche se non siamo sicuri di vincere, che importa il successo?… Se incontriamo un'anima sgradita, non diciamo “non c'è più niente da fare!”. Non capisce!… Bisogna abbandonarla!… Non ne posso più!...” Oh! Parlar così è una viltà, bisogna fare il nostro dovere fino in fondo”. Facciamo del nostro cuore un giardino di delizie nel quale il nostro Dolce Salvatore venga a riposarsi2. Essendo che gigli di purezza… e poi non dimentichiamo mai che la verginità è un silenzio profondo di ogni cosa terrena: non solo di quelle inutili, ma di tutto. Che grazia quella di essere vergine e sposa di Gesù! Deve essere una cosa ben sublime, dal momento che la più pura e la più intelligente di tutte le creature avrebbe preferito restare vergine piuttosto che divenire Madre di un Dio. I cuori più puri sono spesso i più provati dalle tentazioni, ed immersi nelle tenebre, essi credono allora di aver perduto quel candore e pensano alle spine che circondano la loro corazza. Invece no, i gigli fra le spine che le circondano sono più preservanti, ed in essi Gesù prende le sue delizie. Beato Colui che fu trovato degno di soffrire le tentazioni. Capitolo II Frammenti Eucaristici La spina che forse punge più acutamente il cuore allorquando si soffre e piange è il pensiero che gli altri siamo insensibili al racconto delle nostre pene, e le ascolti solo per cortesia umana, ma non le senta con la carità cristiana. Come fa male il dover talvolta palesare, od anche solo lasciar capire le nostre angosce a gente senza cuore!… Dove però si è certi, infallibilmente certi, di essere ascoltati, compresi e compatiti con amore, è spesso il Tabernacolo. Il Cuore di Gesù è il cuore di un uomo che ha sofferto martiri ineffabili, ma è pure il Cuore di un Dio che ama gli sventurati di amore infinito… Essere compresi ed essere amati, che vi è di meglio per un cuore che soffre?… certi cuori, privilegiati dalla grazia, non hanno che una speranza sola: quella di amare Gesù in terra e di goderlo poi in cielo: il resto per loro non è nulla. Bella speranza! Ma quanti soffi gelati non vi candono sopra per avvizzirle e farle morire! Non c'è che un riparo solo per salvarla: nasconderla vicino al tabernacolo di Gesù. Vi è una certa fiamma contro la quale si squagliano i ghiacci più intensi. Quando un cuore vive con Gesù Sacramentato, invitatelo pure ad amare, a desiderare altro fuori di lui: esso on vi comprenderà. E quando una tentazione non riesce a farsi comprendere, è già vinta. E sopratutto nei giorni della sventura che sia conosce quanto sia prezioso il balsamo di un'amicizia sincera. Certe anime che nei giorni della prosperità dimenticano Gesù per godersi le delizie delle vita senza timore di essere disturbati da un rimorso, quando sono colpite da un disinganno o da una disgrazia, non hanno più difficoltà dio trattenersi qualche poco davanti al Sacramento, sembra che lo loro indole sia trasformata. Però di trasformato non c'è nulla: c'è solo l'istinto Eucaristico il quale si sveglia in esse sotto la sforzi del dolore, e lo spinge verso il Tabernacolo, dove poco a poco trova un conforto che prima non sognava neppure potesse trovarsi in terra. Forse un tempo addietro dicevano d'aver perduta la Fede, ma non era perduta, era solo sepolta sotto un mucchio di godimenti, scomparsi i quali la fede, senza la fatica di molte ricerche e discussioni difficili, si palesò in tutta la bellezza e soavemente le circondusse a Gesù Sacramentato. La vita è il dovere voluto e adempiuto. Siamo in questo mondo per vivere, nessun dubbio. L'importante è saper capire in che cosa precisamente consiste la vita. Per qualche disgraziato (da compiangere e da condannare, ma anche più che compiangere che da condannare), la vita consiste nei godimenti materiali, nella soddisfazione pagana dei sensi, nelle animalità de piaceri… Questa non è vita che in essa l'anima non fa che degradarsi e spegnersi, morta prima di morire, infangata e fradicia. Per altri vivere è brillare in società, avere su di sé gli occhi del mondo slanciati sulle capacità del nostro insegno, sulla fastosità della nostra posizione sociale, sulle nostre doti di avvenenza e di eleganza, sulle nostre qualità di spigliatezza e il loro vivere è affermarsi sugli altri, vedere delle schiene piegate, sentirsi rivestiti di ammirazione e di invidia, andare sulla bocca di tutti, passare tra turibuli di incenso e di lodi e di complimenti… Poveri illusi anche questi! Che se si guardano dentro in sincerità, si sentiranno vuoti, malcontenti, irrequieti, insoddisfatti sempre. Quello che il mondo ci può dare non estingue mai la sete. “Vivere – dice una Santa scrittrice francese – vuol dire saper amare, pensare, patire secondo la volontà di Dio, vuol dire praticare il dono di noi stessi agli altri e con tutto, con le gioie, coi desideri, con gli affetti, con dolore compare una specie di intimo inno sublime che giungeva col mormorio delle sue note al prossimo e lo risveglierà forse dal sonno, dal torpore morale in cui vivono tante povere creature… Vivere è sforzo, e azione continua, è il dovere compiuto anche nelle ore di aridità, anche quando il nostro dovere pare difficile e le nostre occupazioni quotidiane private di ogni attrattiva: è il dovere compiuto ance in quelle ore in cui ci viene negata ogni consolazione in terra , cioè quanto facciamo ci apre tanta poca cosa, tanto inutile cosa da farci sensazione che non serviamo a nulla, che la nostra vita non vale la pena di viverla. È precisamente in queste circostanze che dobbiamo incoraggiarci a darci una spinta, che vivere è appunto lavorare in umiltà e semplicità e perseveranza sotto l'occhio di Dio elevando a Lui il cuore, affinché ci dia la volontà di fare, se è necessario, conto sulla nostra volontà. “Giaculatoria: Virgo potens, ora pro nobis3”. Capitolo III Essere messi da parte Triste, ben triste pensiero questo!… Perché non strazi il cuore e non ci riempia l'anima d'amarezza, bisogna meditarlo davanti al Crocifisso. O Gesù! Gesù dimenticato4 nelle lunghe ore della vostra passione , e sovente anche nell'Eucarestia, si sconosciuta e non curata: lasciate, lasciate ch'io guardi, con occhio calmo e sereno quel terribile stato di abbandono che forse mi serbate per l'avvenire. Essere messi da parte è il sentirsi che ci lasciano in un angolo, inutili a tutto, convinti che nessuno volge a noi un pensiero, che nessuna affezione giunga fino a noi; trascurati come un vecchio mobile che ha servito lungamente, e del quale, benché inutile, non si riesce a sbarazzarsi (l'originale è non si può sbarazzarsi). Essere messi da parte è il sentire che non si è più buoni a nulla, nemmeno ad essere consultati; come vecchi foglietti dei quali si sono tolti tutti i pensieri, e che ora si respingono perché annoiano. Essere messi da parte è il sentirsi ridotti, al silenzio, ed all'inazione in una casa che si animava colla propria attività: forse perché le forze sono indebolite, l'intelligenza meno pronta, o perché è scomparso quello splendore che ci circondava per la protezione di un superiore o per la carica di cui eravamo rivestiti. Essere messi da parte è il sentire venir meno a poco a poco intorno a sé ed andarsene giorno per giorno quel prestigio che ci circondava come di una luce dolce ed amabile, quella simpatia che ci attorniava di sorrisi e di benevolenza e vedere coloro che noi chiamiamo e crediamo nostri amici ritirarsi lentamente uno ad uno. Oh quale angoscia deve provare il povero cuore che ha conservato tutta la sua potenza d'amore e di sacrificio, ed al quale Dio ha riservato quella dura prova dell'abbandono! Non conoscete intorno a voi dei cuori che piangono lacrime silenziose e presso i quali forse, per abitudine, passate indifferenti? Vecchi ed infermi obbligati in casa, che non mancano di nulla, senza dubbio dal punto di vista materiale, ma che non sono mai rallegrati da un raggio affettuoso, che si ritirano nella loro camera, sotto pretesto di riposo quando di prepara una festa, e che, più d'una volta, hanno tanto amato quella parola così dura: è ben noiosa!5… Abbandonati nelle famiglie e nelle comunità, ai quali si parla appena, che si sopra caricano di lavoro, che si trovano sempre in fallo, pei quali (non ho corretto volutamente – sembra un linguaggio poetico, dantesco oserei dire - ma oggi si direbbe “per i quali”) non si ha mai una parola di benevolenza, perché non sono simpatici, perché hanno qualche difetto di carattere, che l'amore continuato potrebbe guarirle, perché sono mal giudicati. Essi sono: Colpevoli giudicati, pentiti e perdonati davanti a Dio, ma che non hanno potuto essere riabilitati agli occhi degli uomini. Calunniati sui quali Dio ha lasciato tutta l'apparenza del male, e che gli uomini schivano come schiverebbero un appestato!… Oh! Se ce ne sono intorno a voi, andate qualche volta, andate a far loro l'elemosina di uno sguardo, d'una parola, d'una semplice stretta di mano. Restate qualche momento presso di loro, e per dare ad essi un po' di gioia, fate loro comprendere che sono utili ancora. Credetelo, essi hanno ricevuto da Dio una missione salutare per coloro che li circondano. E voi, poveri abbandonati, che osate appena mostrare la piaga del vostro cuore e che più sovente, non trovate nessuno a cui mostrarla, volgete in alto, lassù al cielo, i vostri occhi pieni di lacrime e mandate quel a grido sfuggito ad un cuore che sanguinava come il vostro. O Gesù, Gesù! Voi almeno non mi abbandonerete. No, cari abbandonati. Dio non vi lascia da parte. Egli s'avvicina tanto più a voi quanto gli altri se ne allontanano. Guardatevi innocenti da ogni mormorazione, e per calmare le rivolte inevitabili della natura dite sovente: è dura questa prova, ma poiché Dio me l'ha mandata , è necessaria per me… E nelle ore pensose in cui il vostro cuore ulcerato lascerà sfuggire questo grido: Chi dunque pensa a me? Ascoltate il vostro Angelo custode: Che pensa a te, povera anima? Dio, la Santa Vergine, gli Angeli, il Cielo, il Cielo tutto e sempre. “Vivere con Gesù, Amare sempre Gesù, Morire con Gesù6”. Capitolo IV Visione Il tiepido bacio del sole di aprile, innanzi all'incanto di sterminati campi fioriti, la mente ondeggiava fluttuante in incerti, vaghi pensieri, per poi arrestarsi in un sogno di sublimi ideali che in linee più distinte determinarono una dolce visione: Nel centro d'ignota città le vie si intrecciavano per poi stendersi, dileguarsi lontano, lontano… Alzo lo sguardo e leggo: Via del piacere… mi avvio… ma un angelo mi arresta e, con un piglio severo mi dice: non proseguire, qui folleggiano i mondani, in suoni, canti, danze, invitanti piaceri; essi sciupano la vita… Coronati di rose abbiano il dovere, l'anima, Dio… Ma li attende l'eterno pianto. Ebbene, supplicai, angelo benedetto, tu mi guidi per altra via… la via del cielo. Vieni – mi rispose soavemente l'angelo spirito – mi sorprese un nome: Via della vanità… spinsi avido lo sguardo: era il lusso sfrenato del trionfo, della moda tiranna. E l'angelo: su questa via si trova solo leggerezza, volubilità, illusione. 1Tipico fenomeno che coinvolge i mistici e in particolare i santi o beati: la notte dell'anima. Significa che il mistico non è più sicuro della sua spiritualità, del suo rapporto ieratico (religioso, sacrale) con Dio, più propriamente è convinto che Dio non sia più dalla sua parte, che Dio non lo ami più. Questo stadio viene sempre superato. 2Bellissimo passaggio, poetico, umanizzante… accade quando le anime beate vedono Dio come uno di loro, nella Bibbia Emmanuele significa Dio-con-noi, è Gesù, il Dio antropizzato. 3Vergine potente, prega per noi (traduzione dal Latino). 4Il “Gesù abbandonato” è un concetto teologico elaborato in seno al “Movimento dei Focolari”, fondato da Chiara Lubich, di venerata memoria. La figlia di Giulia fa parte del Movimento dei Focolari o Opera di Maria, ed è un movimento ecclesiale riconosciuto dalla Sede Apostolica. 5Passaggio oscuro e di difficile interpretazione, degno certamente di una teologa e di una mistica (in mente ho il “Castello Interiore” di Santa Teresa d'Avila (Teresa la Grande). (N.d.A.) 6Sembra la giaculatoria tanto cara a San Giovanni Bosco: “Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l'anima mia, Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell'ultima mia agonia, Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l'anima mia”. crivere la tua storia...
  2. Lettura ad Alta Voce: la cura dell’altro e di sé in una prospettiva delle “Medical Humanities” Relatore: Prof. Vincenzo Alastra Anno Accademico: 2015/2016 1 Sommario Considerazioni generali sulla lettura 3 Lettura e life skills 9 Efficacia della lettura 11 Che cos’è il movimento LAAV e i suoi obiettivi 13 Obiettivi generali dell’Associazione e Mission 13 Il movimento LaAV 15 Il valore della Lettura ad Alta Voce 16 Definizione di un circolo LaAV e compito dei volontari 17 Storie che toccano 19 Genesi del progetto 23 Il Progetto e il suo ambiente 25 La lettura ad alta voce e la narrazione come strumento ricreativo e di socialità 26 Risultati attesi e destinatari del progetto 26 Fasi del progetto e annotazioni metodologiche e operative 27 Fase di prima ideazione 27 Fase di perfezionamento 27 Fase di sperimentazione 27 Fase di consolidamento 28 Fase di sviluppo 28 Principi della Pedagogia della lettura ad alta voce 30 La traccia dell’intervista 32 Intervista a Lettore n. 1 34 Intervista a Lettore n. 2 42 Intervista a Lettore n. 3 50 Considerazioni sulle interviste presentate 56 Considerazioni conclusive 57 Riferimenti bibliografici 58 Sitografia 61 2 La Lettura come occasione dello Sviluppo Considerazioni generali sulla lettura Secondo la Psicologia culturale: “La lettura è un'attività fondata su un meta artefatto, il linguaggio e su degli artefatti, i libri". Essa è un'attività intellettuale che inizia all'età di 5-6 anni, con l'inizio dell'Istruzione primaria. La lettura è integrata da voce umana, trasmissioni radio e televisive, le quali non rappresentano più pura e semplice “lettura”. Bruner affermava che i racconti sono la “moneta corrente della lettura” (Mantovani, 2008). La lettura è, inoltre, un’attività umana che permette l'utilizzo di risorse e mezzi idonei a sviluppare delle competenze specifiche. È una tra le più importanti attività mentali ideata dall’uomo, utile alla vita umana: leggendo un libro aumento, la mia cultura personale e miglioro la mia condizione. Tuttavia, da molti, vi è un pregiudizio, la lettura non è considerata soddisfacente e, inoltre, è classificata un'attività inutile e negativa. Federico Batini afferma che la lettura è un’attività che impegna la percezione visiva, sviluppa l’empatia e si distingue da altre forme di comunicazione (Batini, 2015). Essa è comunicazione efficace, in altre parole processo che consente di trasmettere informazioni. La lettura è riconosciuta universalmente come uno dei più potenti strumenti, utilizzati nella comunità umana per condividere informazioni, attribuire significato all’esperienza, generare idee e quadri valoriali e visioni del mondo. La lettura è importante, soprattutto a scuola, ma 3 anche altrove. In Italia una quota molto bassa di popolazione “annovera la lettura tra le proprie attività ricorrenti”. (Batini, 2015). Le motivazioni che dimostrano l’essenzialità della lettura sono che essa aiuta a parlare, a leggere e a scrivere meglio; a livello scientifico, la lettura è “ un potente supporto per prolungare la propria autonomia preservando il decadimento cognitivo”. (Batini, 2015). Inoltre Batini (2011) afferma che la lettura permette di fare esperienze complesse, e sviluppare (anche a livello celebrale) l’empatia: i dialoghi che sono letti in un romanzo, ad esempio, sono coinvolgenti, emotivamente incarnati, ampliano e alimentano i propri repertori, sono efficaci. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri, cioè di riconoscerne e condividerne le emozioni. Il concetto di empatia è stato mutuato dalla filosofia, studiato da Edith Stein, alunna di Edmund Husserl. La teoria filosofica a riguardo parte dall’aspetto del fenomeno così com’è osservato allo scopo di rivivere in se stessi il vissuto altrui. Infatti, utilizzare l’empatia, significa comprendere come si sente l’altra persona non solo con la testa, ma anche interiormente, tenendo conto che l'ascolto attivo, umano e interessato delle persone prossime a noi è la base per una buona empatia. Essa è riconoscimento e condivisione delle emozioni altrui, come abilità di mettersi nei panni degli altri senza essere sopraffatti dalle loro emozioni. Altri autori sostengono che sviluppi la: “Capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo, senza farsi travolgere da essi e senza perdere il contatto con se stessi". Vuol dire “sentire il modo più intimo e personale con l’altro come fosse proprio, immergersi nella sua soggettività, nel suo modo di vedere e di sentire senza che ci sia identificazione” (Cecchetto, Romeo, 2015). È un processo basato sul sentire al posto dell’altro; non è solamente sostituirsi all’altro, ma unirsi senza dimenticarsi di sé. Infine, la lettura, sul piano neurologico, attiva maggiormente alcuni nostri circuiti celebrali, influendo anche su altri aspetti della vita quotidiana. Secondo la psicologia e in particolare attraverso il contributo di: 4 Maria Clara Levorato (2000), psicologa e psicoterapeuta, afferma che l’uso della narrativa sarebbe utile a favorire “una ricapitolazione degli aspetti del sé indicativi, per questo può svolgére una funzione importante per la crescita della persona, consentendole di esplorare se stessa e le proprie emozioni attraverso il coinvolgimento affettivo e mettendo alla prova i sistemi di credenze che danno significato alla realtà”. Levorato, ci orienta ad avere il senso critico, in altre parole saper analizzare informazioni, situazioni ed esperienze in modo oggettivo, distinguendo la realtà dalle proprie impressioni soggettive e i propri pregiudizi, significa riconoscere i fattori che influenzano pensieri e comportamenti propri e altrui e per questo aiuta a rimanere lucidi nelle scelte. Il senso critico va inteso come "la capacità di esaminare una situazione... e di assumere una posizione personale in merito. Tale capacità costituisce il fondamento di un atteggiamento responsabile nei confronti delle esperienze e relativamente autonomo rispetto ai condizionamenti ambientali" (Galimberti, 1992). In sintesi, il senso critico consente di analizzare informazioni e situazioni in modo oggettivo, valutando vantaggi e svantaggi, distinguere la realtà dei fatti dalle proprie impressioni soggettive e i propri pregiudizi e interpretazioni personali, riconoscere i fattori esterni che influenzano pensieri e comportamenti propri e altrui. Per quanto riguarda invece l’educazione: Michéle Petit (Petit, 2010), ha messo in evidenza che gli studenti di provenienza agiata leggevano più libri degli altri e ciò contribuiva a migliorare il loro rendimento scolastico. La lettura, continua Petit, è collegata al miglioramento delle qualità legate al linguaggio. A riguardo necessario prendere buone decisioni, atte a valutare le qualità intellettuali degli studenti: prendiamo una decisione quando valutiamo le diverse possibilità che abbiamo e le conseguenze che ne possono derivare. Una decisione non è mai buona in assoluto, ma lo è rispetto a una specifica situazione e a se stessi. 5 Una buona decisione tiene conto della complessità dell’essere umano, di se stessi con le proprie priorità, i propri obiettivi, i propri punti di forza e debolezza. Il luogo in cui si prende una buona decisione è tra le persone in relazione, l’ambiente in cui vivono (oggetti, spazi, clima atmosferico, ecc) e il loro clima emotivo con i propri obiettivi, valori, bisogni. Per questo per prendere buone decisioni è importante avere una giusta consapevolezza di sé e un equilibrato senso critico; è importante gestire le proprie emozioni, il che non significa controllarle, ma utilizzarle quali strumenti per agire, senza farsi travolgere o trasportare dalle emozioni, cioè reagire. Esse ci rendono padroni di se stessi, perché ci permettono di rimanere lucidi, efficaci senza perdere la testa: significa scegliere i propri comportamenti, quindi essere intenzionali nelle scelte valutandone gli effetti su noi stessi e sugli altri. Le emozioni contengono informazioni importanti sui nostri valori e saperle gestire ci permette di scegliere le nostre azioni, cioè agire anziché re-agire agli stimoli. Esse migliorano la padronanza di sé e ci aiutano a essere intenzionali nelle scelte. A questo punto sarà più facile risolvere i problemi, in altre parole individuare soluzioni efficaci a una situazione problematica tenendo presente l’ambiente e le persone coinvolte, includendo se stessi. Risolvere i problemi in modo efficace significa soddisfare sia i bisogni razionali e pratici che quelli relazionali ed emotivi. Per trovare una soluzione è necessario avere compreso con esattezza il problema, quindi avere utilizzato il proprio senso critico e successivamente utilizzare la propria creatività. Chi riesce a risolvere problemi in modo efficace comprende il problema, individua più soluzioni scegliendo la più efficace rispetto al contesto (persone, ambiente, ecc...) e ai propri bisogni, razionali, relazionali o emotivi. Per quanto concerne la narrativa. Walter Benjamin, sostiene “che l’arte di narrare si avvia al suo tramonto” (Benjamin, 2011) ossia rischia di scomparire! Il narratore è la rappresentazione di chi legge, a se stesso e agli altri”. Benjamin ha affermato che “lavora con la materia prima dell’esperienza. Il suo talento è la sua vita; la sua dignità quella di saperla raccontare”. La 6 lettura ad Alta Voce può essere un mezzo possibile per recuperarne il valore. Benjamin, continuando, aveva in mente i narratori di un tempo, pensava ai racconti di tradizione orale dei mercanti, dei contadini. Le figure citate tendono a scomparire e in un certo senso manca la tradizione orale del racconto. Sempre in merito alla letteratura Antonio Trabucchi afferma che la letteratura è invenzione e scoperta di cose che non conoscevamo. La lettura è creativa. Secondo il poeta Gianni Rodari “Occorre una grande fantasia, una forte immaginazione per essere un grande scienziato, per immaginare cose che non esistono ancora, per immaginare un mondo migliore di quello in cui viviamo e mettersi a lavorare per costruirlo”. Egli era uno scrittore e un poeta, a sostegno del fatto che molti tendono ad associare la creatività ad artisti, bambini e coloro i quali "si possono permettere di sognare o fantasticare". In realtà a tutti noi la creatività serve per pensare alle opportunità possibili, avere idee originali per trovare soluzioni, uscire da situazioni difficili o da schemi comportamentali che ci bloccano. In quest’ambiente la creatività diventa sinonimo di abilità nel trovare possibilità, curiosità, idee originali, autorevolezza e personalità, varietà d’interessi. Così definita la creatività, è molto utile nella soluzione dei problemi, nella presa di decisioni, permette di elaborare scelte originali da compiere nelle situazioni difficili e può rappresentare un ottimo antidoto allo stress. A questo proposito è necessario gestire lo stress, in altre parole l'abilità di riconoscere il proprio stato di stress, risalire alle cause che provocano le tensioni nella vita quotidiana. Gestirlo significa tornare a uno stato di benessere psicofisico, trovare strategie per modificare l'ambiente, noi stessi, i pensieri, le emozioni, le reazioni abituali. Umberto Galimberti (1992) definisce lo stress come una "reazione emozionale intensa a una serie di stimoli esterni che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche di natura adattiva", quindi lo stress è qualcosa che noi fatichiamo a controllare; le risposte che portano a una risoluzione sono quelle che ci aiutano ad adattare il comportamento in ogni situazione. Per gestirlo al meglio è necessario riconoscere le cause di tensione e di stress della vita quotidiana e delle situazioni eccezionali che la vita ci pone. Gestire lo stress significa trovare strategie per modificare lo stato in cui ci troviamo, intervenendo sull'ambiente oppure su noi stessi, 7 modificando i pensieri, le emozioni, le azioni e le nostre reazioni abituali. Gli uomini devono essere capaci di creare e mantenere relazioni importanti, ma anche essere in grado di interrompere relazioni inadeguate, essere assertivi, cioè capaci di affermare se stessi, dichiarare i propri bisogni e le proprie opinioni nel rispetto degli altri, delle loro idee e dei loro bisogni, senza prevaricazioni o sottomissioni, saper scegliere e/o creare relazioni in cui: “Ognuna delle parti in causa della relazione è consapevole dei propri bisogni, diritti e doveri”. Si può sintetizzare che ognuno è libero di esprimere e soddisfare i propri bisogni, di scegliere e assumersi la responsabilità per le proprie scelte; inoltre è necessario capire che esistono buoni confini tra le persone coinvolte: non c’è fusione, conflitto o indifferenza e il rapporto è positivo e costruttivo. Come evidenzia Torodov (2008), la lettura permette di vivere meglio. In buona sostanza egli affermava che “quando mi chiedo perché amo la letteratura mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere. Non le chiedo più, come negli anni dell’adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potevo subire durante gli incontri con persone reali; piuttosto che rimuovere le esperienze vissute, mi fa scoprire mondi che si pongono in continuità con esse e mi permette di comprenderle meglio”. È necessario, completando il pensiero di Torodov, avere consapevolezza di sé: la consapevolezza di sé ha a che fare con “conoscere sé stessi”. Essere consapevole significa saper identificare: i propri punti di forza, le proprie aree deboli, il proprio modo di reagire di fronte alle situazioni, le proprie preferenze (es. in quali situazioni sto bene e in quali non mi sento a mio agio?), i propri desideri, i propri bisogni, le proprie emozioni. La consapevolezza emotiva è la base per una buona consapevolezza di sé e consiste nel saper 8 riconoscere i segnali emotivi del proprio corpo e assegnare un nome alle emozioni che si provano e che ci "informano" sulle nostre preferenze, gusti e bisogni. Anche in conformità a tutti gli autori citati, è dimostrato che la lettura, nel suo complesso, sia un efficace strumento per incrementare l’autonomia della persona, il potere su se stessi, il controllo di ciascuno nella vita, se utilizzata in modo adeguato: rappresenta il più straordinario strumento di “empowerment” che abbiamo, soprattutto quando leggiamo per gli altri (pensiamo agli attori che declamano brani della Divina Commedia, dei Promessi Sposi o della Bibbia)1. . Lettura e life skills Le competenze fornite dalla lettura, sono state classificate anche dall’OMS; si tratta delle Life Skills: Le competenze individuate come necessarie per lavorare soprattutto in ambito educativo e contribuire a una crescita sana e completa dei bambini e dei ragazzi, sono di carattere personale, legate alla capacità di stare in relazione, alla buona consapevolezza di sé, al saper gestire le emozioni, a sviluppare il senso critico, saper scegliere, prendere decisioni ed essere creativi. Contemporaneamente, occorre trovare soluzioni ai problemi che si presentano, saper gestire lo stress, il tutto senza sottovalutare la capacità di sviluppare empatia, coltivare le relazioni e la comunicazione interpersonale: abilità queste ultime che, se non sono efficaci, possono aumentare la complessità di alcune situazioni. Alla luce di una ricerca sul deterioramento cognitivo di alcuni anziani (gennaio 2014) ricoverati in due diverse strutture (RSA) della aretino è fatto accenno ad una sintesi su un ricerca condotta in tema di lettura ad Alta voce, in cui venne organizzato un progetto tra l’Università di Perugia e “due diverse strutture dell’Aretino”, allo scopo di “curare e combattere la demenza nelle sue varie tipologie. La ricerca è stata condotta tra gennaio e aprile 2014. Si è partiti da un corso: “Metodologia della Ricerca Educativa dell’Osservazione e Valutazione”; lo stesso è stato condotto dal Professor Federico Batini, gli studenti afferivano al Corso di Laurea di Scienze dell’Educazione e Scienze Tecniche Psicologiche dei Processi Mentali. Fu un’esperienza di vita, oltre che di studio e lavoro. Gli studenti sono stati attori fondamentali durante le Letture ad Alta Voce, hanno pubblicato dati scientifici inerenti la sperimentazione effettuata, hanno attestato la valenza del training di cui si parla “come terapia non farmacologica relativa ai danni cognitivi di memoria” e come “lavoro costante di registrazione dei diari di bordo”, i quali hanno portato a “una mole rilevante di dati qualitativi che vanno a rinforzare la valenza e l’efficacia del training che per ciò che concerne altri domini psicologici, emotivi, relazionali e di qualità della vita in generale dei pazienti. Anche per gli studenti le “retroazioni formative sono state importanti” (Cfr. Batini, Bartolucci 2015 pag. 196, in da Alastra, Batini, 2015 pag. 196). 9 Queste competenze, intercalate nel primo capitolo del nostro lavoro, sono ciò che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce nel 1993 come le Life Skills, ossia quella abilità “cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale. In altre parole, abilità e capacità che ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana [dalle] competenze che portano a comportamenti positivi e di adattamento che rendono l’individuo capace (to enable) di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni". Descritte in questo modo, le competenze che possono rientrare tra le Life Skills sono innumerevoli e la natura e la definizione delle Life Skills si possono differenziare in base alla cultura e al contesto. In ogni caso, analizzando il campo di studio delle Life Skills emerge l’esistenza di un nucleo fondamentale di abilità che sono alla base delle iniziative di promozione della salute e benessere di bambini e adolescenti (…) Le Life Skills, così come noi le intendiamo, possono essere insegnate ai giovani come abilità che si acquisiscono attraverso l’apprendimento e l’allenamento. Inevitabilmente, i fattori culturali e sociali determineranno l’esatta natura delle Life Skills. Per esempio, in alcune società, il contatto visivo potrà essere incoraggiato nei ragazzi per una comunicazione efficace, ma non per le ragazze. Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti e i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo. Inoltre, esse, se ben acquisite e applicate, possono influenzare il modo in cui ci sentiamo rispetto a noi stessi e agli altri e il modo in cui noi siamo percepiti dagli altri. Le Life Skills contribuiscono alla nostra percezione di autoefficacia, autostima e fiducia in noi stessi, giocano un ruolo importante nello sviluppo del benessere mentale. La promozione del benessere mentale incrementa la nostra motivazione a prenderci cura di noi stessi e degli altri, alla prevenzione del disagio mentale e dei problemi comportamentali e di salute." In sintesi, l’OMS, elenca le seguenti dieci Life Skills come2: http://www.lifeskills.it/le-10-life-skills (sito consultato in data 10 novembre 2015). 10 Consapevolezza di sé, gestione delle emozioni e dello stress, empatia, relazioni e comunicazione efficaci, risolvere problemi, prendere decisioni, pensiero critico e creatività. Tali competenze possono essere raggruppate secondo tre aree: Emotive: forniscono consapevolezza di sé, aiutano a gestire le emozioni e a controllare lo stress; Relazionali: sviluppano empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci; Cognitive: aiutano a risolvere i problemi, a prendere decisioni, sviluppano il senso critico e la creatività. Il termine di Life Skills è generalmente riferito a una gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale sia su quello sociale. In altre parole, sono abilità e capacità che ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana3. Efficacia della lettura Dopo quanto affermato sin qui, aggiungiamo che la lettura diventa efficace quando: Il lettore medesimo è concentrato su ciò che il testo propone: è necessaria una certa concentrazione quando si legge il testo, rispettandone la punteggiatura, evitando distrazioni e facendo sì che la lettura sia auto formativa anche per il lettore stesso, con la finalità di acquisire nuove conoscenze. Il lettore trasmette un messaggio a dei destinatari, i quali, ascoltando e memorizzando i testi proposti acquisiscono non solo conoscenze ma nuove competenze. (Batini, 2015) Il testo ha un linguaggio comune, utilizzabile per un pubblico di ascoltatori omogeneo, facilmente traducibile in un'altra lingua: il testo è semplice, di facile comprensione per tutti, per le persone meno acculturate (che non hanno avuto una buona formazione, causa le http://www.lifeskills.it/le-10-life-skills (sito consultato in data 10 novembre 2015). 11 problematiche sociali e di vita) ma anche per gli intellettuali. Il messaggio dell’emittente verso il destinatario deve essere chiaro, senza alcun fraintendimento e, soprattutto, fruibile. Le parole, lette da un testo scritto, hanno un ordine preciso e anche una loro logica; ogni testo è ricco di grammatica, semantica, significati, parole chiave. Le descrizioni possono essere anche molto particolareggiate, ricche di elementi grammaticali, avverbi, sostantivi, verbi, aggettivi. Un altro aspetto altrettanto importante sono i dialoghi, i quali hanno lo scopo di farci conoscere i personaggi dei romanzi, il loro modo di pensare, ciò che l’autore vuole comunicarci, eccetera. Il linguaggio, in buona sostanza, deve suscitare emozioni e portare l’uditorio a confrontare i testi narrati sulla propria vita: se i testi parlano di vita vissuta, sono reali e suscitano interesse sempre crescente da parte dei pazienti o utenti, in base al contesto. 12 2. La Lettura ad Alta Voce Che cos’è il movimento LAAV e i suoi obiettivi Il movimento Lettura ad Alta Voce (LaAV), diffuso in varie regioni d’Italia, mira a realizzare interventi e azioni di sviluppo della lettura ad alta voce in ambienti sanitari e socio assistenziali (anche carceri e scuole). Il progetto, pensato per soddisfare le esigenze delle categorie fragili, costituisce una proposta in favore di chi, ricoverato in ospedale, è tenuto lontano dalle opportunità offerte dalla Letture a causa di più svariati motivi (età avanzata, funzioni fisiologiche e cognitive compromesse, particolari condizioni sociali e assistenziali). La lettura ad alta voce è, pertanto, un’occasione per “umanizzare” l’esperienza di ospedalizzazione. In queste situazioni il progetto si colloca in un più ampio panorama d’interventi volti a sostanziare una nuova idea di ospedale, orientato a offrire cura e assistenza di qualità, ma anche occasioni utili per rafforzare abitudini e stili di vita salutari e sperimentare strumenti di crescita e arricchimento personale. Obiettivi generali dell’Associazione e Mission L’associazione di carattere educativo e avente attinenza con il ben-essere delle persone e la loro buona vita di pazienti, ricoverati in Ospedale, studenti, detenuti in Case Circondariali, Ospiti di RSA, ecc., intende raggiungere obiettivi specifici nella pratica della Lettura ad Alta Voce. A riguardo è necessario acquisire consapevolezza e punti di vista più ricchi sulla propria 13 condizione: consapevolezza di avere delle potenzialità da spendere, di là dal ceto sociale, nel campo della Lettura ad Alta Voce, sviluppando un linguaggio condiviso e termini più efficaci per descrivere la propria realtà all’esperto (per esempio dialogare meglio con le altre persone, servizi, Enti, istituzioni, etc.): è necessario, soprattutto per quanto riguarda i volontari, non soltanto narrare brani, romanzi, fiabe, ma anche saper ascoltare i pazienti-utenti. Lo scopo è consolidare atteggiamenti e comportamenti, conoscenze e competenze di riflessione, partecipazione, progettazione rispetto alla propria situazione: bisogna saper riflettere, a fine lettura, sui temi proposti, far da moderatore, favorire la partecipazione dell’uditorio, pensare a letture nuove da esporre. È fondamentale diffondere buone pratiche in tema di stili di vita sani, rinforzando, attraverso la relazione, il processo del raccontare, dell’ascoltare e del riflettere insieme, la motivazione al cambiamento: cercare sempre di relazionarsi con i pazienti, proponendo buoni valori nelle tematiche trattate, riflettendo insieme senza imporre nulla. Occorre attivare relazioni espressive, tenere compagnia, promuovere momenti lucidi e ricreativi tra pari: i lettori non sono superiori agli uditori e sul piano umano sono presenti. È bene risvegliare ricordi, offrire un’occasione di ascolto: buona pratica consiste nel ricordare ciò che gli ascoltatori hanno sperimentato nella loro vita e, nei limiti del tempo fruibile, ascoltare il loro vissuto. È altrettanto importante favorire l’ascolto e formare alla lettura recuperandone il gusto: cercare di far amare la lettura, promuovere l’abitudine alla lettura come cultura, come crescita civile, di senso e di valori, come forma d’invecchiamento attivo. In buona sostanza far capire, soprattutto quando ci si trova di fronte a pazienti anziani, che si è ancora atti a crescere civilmente, a comprendere ancora il senso della vita e dei valori, favorendo il risveglio delle competenze cognitive degli adulti coinvolti (lettori, volontari, ospiti, eventuali parenti e operatori della struttura, precisando che sul punto in oggetto si è già parlato più sopra). Per terminare è importante stimolare a raccontarsi e generare spunti di lettura/riflessione, utilizzabili dagli utenti della Lettura ad Alta Voce terminata la loro condizione di degenza: al termine del percorso sia i lettori sia gli uditori si sono “auto formati” alle tematiche trattate. 14 Il movimento LaAV Il Movimento Letture ad Alta Voce è una rete di circoli con diffusione a livello nazionale; il movimento fa capo a Nausika, associazione che si occupa di produzione artistica e culturale. Essa promuove ad ampio raggio il valore della lettura come strumento efficace e alla portata di tutti per creare condizioni di benessere nell'ambito della società civile. Essa consiste in Circoli di lettura, diffusi in varie città italiane, organizzata in una rete di volontari, il cui motto è “Io leggo per gli altri”, un modo piacevole e salutare per mettersi a disposizione degli altri. La LaAV è “Un’esperienza estremamente significativa nel panorama del paradigma narrativo è il successo crescente del movimento nazionale di lettori volontari, in essere ormai dal 2009, denominato Lettura ad Alta Voce. L’ammissione di questo progetto è promuovere ad ampio raggio il valore della lettura, come veicolo di crescita delle comunità” (Evangelista, 2015). L’organizzazione (dati aggiornati al 2014) è presente in otto regioni italiane, si sostanzia in quattrocento lettori volontari, i quali, nel complesso, garantiscono la lettura per sei ore al giorno, sette giorni su sette, per persone “che si trovano in situazione di bisogno o difficoltà: presso ospedali, reparti pediatrici, RSA, centri diurni, case circondariali, ecc.” (Evangelista, 2015). Lo scopo è diffondere la cultura della lettura e dell‘ascolto anche in luoghi non necessariamente vocati a tali pratiche; ciò che conta non è la letteratura ma le storie e la loro capacità di renderci comunità, per uscire dai luoghi dell’isolamento. “Toccare con le storie, e lasciarsi toccare da esse, è un altro modo possibile di percorrere il nostro viaggio su questa terra da esseri (più) umani”. (Evangelista, 2015). I Circoli di lettura promuovono eventi occasionali o strutturati, di diverso tipo, propongono laboratori e letture nelle scuole, cogliendo ogni occasione possibile per leggere. Sempre Evangelista sostiene che “La LaAV favorisce l'incontro tra donne e uomini, giovani e anziani, adulti e bambini, persone deboli e persone in grado di dare sostegno, appartenenti a 15 tutte le classi sociali e ai vari livelli di istruzione. La LaAV abbatte le barriere razziali, perché è anche un modo di viaggiare, attraverso il racconto di storie provenienti da ogni paese del mondo. E' un divertimento economico, sostenibile, uno spazio laico per creare comunità”. Il valore della Lettura ad Alta Voce La lettura ad Alta Voce ha dimostrato notevole utilità se ci si approccia adeguatamente ad aspetti di personalizzazione, socializzazione e formazione reciproca. È necessario attivare processi educativi, formativi e di orientamento. “La lettura ad Alta voce costituisce una sorta di “ginnastica passiva” con caratteristiche affatto differenti da quella: l’ascolto è un’esperienza intensa, attiva, proprio in relazione alla funzione vicariante dell’esperienza a cui abbiamo già fatto riferimento. Lettura individuale silenziosa e lettura ad altra voce costituiscono un mezzo a basso costo ed alto potenziale, per contribuire a determinare il proprio destino”. (Batini, 2015). Percorrendo questa strada chi scrive, ha tentato, riportando pochissime note che la generosità altrui ha contribuito al progetto LaAV; i volontari sviluppano doti umane e socialmente è un’esperienza rilevante. Si tratta di persone che, a livello di volontariato, dedicano il loro tempo a leggere per gli altri. È un semplice gesto ma rivoluzionario, è un modo di replicare ovunque, con il medesimo atteggiamento del giardiniere, il quale è paziente percorrendo il lungo tempo della cura. “Implicarsi in un racconto (da narratore e/o da ascoltatore) è un modo di assumersi una responsabilità, esprimere dei pensieri ad alta voce significa selezionare delle informazioni dal flusso continuo dei pensieri, valorizzarle rispetto ad altre, ma anche liberarsene, affidarle a qualcuno, per condividerne il peso o per poterle osservare da un nuovo punto di vista”. Tutto ciò è utile alla salute degli utenti, intesa come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e 16 sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità4 (OMS, 1948) ”. (Evangelista, 2015). Chi legge ad alta voce deve essere anche pronto ad ascoltare, così gli aspiranti medici devono imparare ad ascoltare i pazienti per capire le loro patologie; ascoltare e narrare così che il racconto stesso diventa una sorte di viaggio in cui ci si educa vicendevolmente ad ascoltare. Infine, la narrazione del paziente non è un optional. (Baldini, 1984). Definizione di un circolo LaAV e compito dei volontari “I circoli LaAV hanno due tipologie di attività costitutive, che servono a definire un circolo LaAV come tale: Uno o più servizi presso istituti per anziani, reparti pediatrici, altri reparti di ospedale, centri per disabili, centri giovanili. Tali servizi dovranno essere caratterizzati dalla continuità (consigliata almeno una presenza settimanale) e da un numero di volontari atto a garantire il servizio anche in caso d’indisponibilità di qualcuno; La riunione dei lettori del circolo deve avere finalità organizzativa (dei servizi, delle attività) e per leggere insieme (letture brevi)”. I volontari LaAV non sono attori, non sono performer, non devono essere particolarmente bravi o dotati nella lettura, devono semplicemente avere la volontà di dedicare del tempo agli altri per condividere, ad Alta Voce, le proprie letture. I volontari LaAV si conoscono attraverso incontri del circolo in cui la mediazione è costituita dalla lettura (ci si conosce attraverso le letture stesse); essi sono contagiosi, promuovono la lettura. La Lettura ad Alta Voce per gli altri diverte, suscita emozioni, rassicura, accompagna, fa viaggiare, sviluppa l'immaginazione, aiuta a "pensare" il futuro, stimola il ricordo del passato, permette di elaborare metafore di riferimento per la risoluzione di problemi personali, consente http://www.lifeskills.it/le-10-life-skills (sito consultato in data 10 novembre 2015). 17 di "uscire" da eventuali situazioni di difficoltà legati alla propria condizione temporanea o meno (malati, anziani non autosufficienti, soggetti con varie forme di disagio). La Lettura ad Alta Voce facilita l'instaurarsi di relazioni significative, fa sperimentare al lettore la "potenza" di uno strumento così semplice, di verificare concretamente gli effetti della condivisione che la lettura è in grado di attivare”. (Dal sito www.narrazioni.it). La lettura è sempre somministrata da due persone. In questo modo è più agevole interagire con gli ascoltatori che hanno spesso bisogno di attenzioni particolari, (il destinatario è comunemente un soggetto fragile e sofferente, quindi non in condizione ottimale), inoltre tale modo stimola il confronto e la riflessione sull’esperienza. Storie che toccano Il contributo di Martina Evangelista su Lettura ad Alta Voce (Evangelista, 2015) è stato fondamentale nello studio trattato. M. Evangelista ha elaborato una riflessione su alcuni casi concreti, basati sulla sua esperienza, personale e professionale. Essa ha riscontrato che l’approccio narrativo permette di migliorare gli ambienti formativi e di cura, riuscendo a portare 18 a compimento la mission della relazione, in altre parole il benessere del soggetto, fulcro della formazione e della cura. Evangelista ha trattato le narrazioni condivise, le quali mettono in moto l’empatia e facilitano le relazioni di aiuto. Essa afferma che raccontare o ascoltare una storia rende più brevi le distanze, un modo di comunicare facile e stabilisce un contatto emozionale. Evangelista, quando le nacque il primo figlio, si stupì di quanto accadde nel momento in cui si rivolse all’Azienda Sanitaria Locale, allo scopo di ottenere le esatte informazioni sull’Iter da seguire. Una persona addetta, dietro una scrivania, le fornì, senza alcuna spiegazione, un foglio di Excel, il quale conteneva tutte le date previste per visite e controlli in base alla data dell’ultimo ciclo. Le visite erano stabilite prima della settimana di gravidanza, quindi si trattava di un errore del Computer ed era quindi assurdo presentarsi a visite nel passato. Essa aveva bisogno d’indicazioni precise, di una guida riguardo alla gravidanza; ciò non accadde, tant’è vero che uscì dall’ospedale “inascoltata, piena di dubbi, con un senso di autostima leso, come se le mie poche certezze non avessero valore” (Evangelista, 2015). Lei provò delusione e amarezza, si sentiva anche sola: era la prima volta che “aveva detto ad alta voce” a qualcuno, ad eccezione del marito, che avrebbe dato alla luce un bambino, e in cambio aveva ricevuto informazioni inutili che sembravano sancissero la sua completa incapacità. La descrizione appena fornita dimostra che la comunicazione interpersonale, per ottenere il suo campo di relazione, utile anche per chi si occupa di Lettura ad Alta Voce, deve “prescindere dall’ascolto reciproco” (Evangelista, 2015). L’ascolto attivo e l’empatia, in tale situazione, sono possibili e applicabili a tutti gli operatori e le persone implicate in relazioni di aiuto: addetti alla formazione, operatori sanitari e della cura, consulenti professionali di vario tipo, educatori, genitori, dirigenti di comunità, ecc. Per sviluppare meglio gli aspetti trattati sarebbe necessario organizzare dei corsi di formazione. Evangelista continua la sua narrazione, descrivendo un episodio diverso avvenuto qualche mese dopo: andò a farsi visitare da un’ostetrica, con sé aveva in mano una tabella con numeri e dati incomprensibili. L’ostetrica iniziò a porre due domande, fastidiose, apparentemente inutili ma fondamentali: 19 Come sei nata? Che rapporto hai con tua madre? Rielaborando il proprio progetto esistenziale, rispondendo alle domande “circolari”, hanno permesso alla “paziente” di accrescere in qualche modo la consapevolezza di sé. L’implicazione in un racconto favorisce sia il narratore sia l’ascoltatore ad assumersi le proprie responsabilità. Esprimere dei pensieri ad alta voce significa poter attingere dal flusso continuo dei pensieri, significa dare valore rispetto ad altro. Se si narra di fatti drammatici, è importante, alla fine, liberarsene, “affidarle a qualcuno, per condividerne il peso o per poterle osservare da un nuovo punto di vista”. (Evangelista, 2015). La studiosa ricorda un episodio di Lettura ad Alta Voce, non in ospedale ma a scuola, dove il docente lesse lo incipit di un celebre romanzo che trattava di formazione. In quel momento capì che la sua vita sarebbe cambiata e proprio l’episodio in questione la porta a esplorare un universo nuovo. Aveva capito che le parole erano in grado di toccare, abbracciare, contenere, creare, istituire dei legami. L’approccio narrativo ha la proprietà di ribaltare le relazioni interpersonali in ambienti di formazione e di cura, portando a compimento la mission della relazione stessa, in altre parole “il benessere dei soggetti posti al suo centro” (Evangelista, 2015). Il racconto e l’ascolto non prescindono l’uno dall’altro giacché entrambi sono atti concreti di appartenenza cosciente a una situazione: usando il linguaggio matematico si possono definire congruenti. Le narrazioni devono essere scelte con la caratteristica di linguaggio pulito, scorrevole, trasversale, ossia capibile da tutti e con una caratteristica praticità. Per terminare il concetto, una metafora appropriata sarebbe che ognuno di noi è costituito da storie, probabilmente prima ancora di nascere. “Siamo innanzi tutto stratificazioni di storie, e poi atomi d’idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno” (Evangelista, 2015). Evangelista sostiene che le micro narrazioni visive, prive di un linguaggio verbale, danno senso al mondo appena ne facciamo parte e gli aneddoti che gli altri raccontano su di noi, le imprese dei nostri avi, di cui siamo postfazione, la storia che noi influenziamo più o meno direttamente, le piccole narrazioni e le grandi narrazioni ci hanno affascinato e ci hanno aperto la conoscenza verso altri mondi, proprio perché i racconti ci relazionano con il mondo e, prima ancora, con noi stessi. 20 Le narrazioni servono a capire, a spiegare, a conoscere correttamente le storie di cura, quindi formative. È necessario, per capire ancor meglio tale meccanismo, ascoltare i bambini e le loro storie. Nell’approccio narrativo alle relazioni, lo stimolo alla lettura del racconto richiama i vissuti personali, ma, sostanzialmente, è un invito a fruire e a conoscere collettivamente storie eterogenee, riguardanti il patrimonio letterario, cinematografico, musicale e artistico-culturale. Tra le narrazioni, degni di nota sono le biografie, alcuni brani di romanzi, poesie, racconti, film, canzoni, giochi di ruolo, immagini, performance teatrali, ecc. L’espressione attraverso il racconto non significa necessariamente parlare apertamente di sé; l’emotività può anche essere veicolata attraverso metafore espresse per mezzo d’immagini, posizioni del corpo, letture ad alta voce, esercizi di scrittura espressiva, ecc. Il racconto deve essere inserito in un ambiente famigliare, ma anche neutro, circoscritto, delicato e sicuro adatto agli ascoltatori coinvolti. In altre parole “inserito in un setting identificabile” in cui si sospende il giudizio e in cui i partecipanti sono consapevoli degli obiettivi da raggiungere, aderendovi spontaneamente”. La contestualizzazione di un vissuto inserito in una cornice narrativa e metaforica è efficace almeno per due ragioni: Il soggetto sceglie liberamente come inserirsi in metafora, facendo vivere una delle parti di sé che preferisce, che, generalmente, riguarda il modo in cui il soggetto vorrebbe essere; L’immedesimazione in metafora avviene senza filtri relazionali, immediatamente e istintivamente, con caratteristiche del tutto simili al processo ludico. Per facilitare l’approccio verso l’apertura e la comunicazione, occorre adottare il principio dell’accoglienza, favorendo uno imprinting e/o un apprendimento positivo, creare le condizioni per l’apertura a prospettive e punti di vista diversi per avviare il racconto. Inoltre occorrono la disposizione emotiva meno formale e la più diretta possibile. Infine, è necessario concedere tempo agli uditori, tenendo conto che le pause e i silenzi parlano più di molte domande. 21 L’esperienza del circolo LaAV di Biella: il progetto Calliope Narrazione, scrittura e lettura, apparentemente e certamente alla portata di ognuno, rappresentano un formidabile strumento d’interpretazione del mondo tutt’altro che banale, sia per le persone che le praticano, sia per la cultura in cui esse sono situate. Ciò che rende la lettura una competenza non scontata ai nostri giorni sono i differenti stadi di conservazione delle funzioni cognitive e la disponibilità di risorse (energie fisiche e mentali, disposizione d’animo, competenze di lettura, dispositivi di supporto ai testi come libri, giornali, computer ed occhiali). 22 Per questo motivo leggere ad alta voce per altri costituisce una proposta di supporto e intermediazione rivolta a chiunque possa essere tenuto lontano dalle opportunità offerte dalla lettura a causa dei più diversi motivi (età avanzata, funzioni fisiologiche e cognitive compromesse, particolari condizioni sociali e per l’assistenza). Genesi del progetto Il circolo LaAV di Biella è nato nell’aprile 2014, dopo il convegno nazionale “Pensieri Circolari”, che ha coinvolto studiosi e partecipanti dell’intero territorio nazionale. Il convegno ha rappresentato un’importante opportunità per approfondire e diffondere l’approccio narrativo- esperienziale nella formazione del personale sanitario e socio - educativo. L’occasione di riflessione e di stimolo è stata così fertile e ricca che molti, tra gli organizzatori e i partecipanti, si sono attivati per importare nelle singole realtà operative alcuni frammenti o interi progetti presentati e promossi nel corso del convegno. Tra questi vi è il progetto di Lettura ad Alta voce. Inizialmente gli incontri tra maggio e novembre 2014 si sono tenuti nel vecchio nosocomio, poi, a partire dal dicembre 2014, nel nuovo Ospedale sito in Via dei Ponderanesi 2; inizialmente si è partiti con sette volontari anche dipendenti dell’ASL, in particolare della Struttura Complessa di Formazione e Comunicazione, una dipendente della Struttura di Medicina Riabilitativa (la capo sala del Reparto è stata una delle sostenitrici al progetto) poi nel febbraio 2015 l’invito è stato esteso a tutti previo tesseramento. L’associazione Nausikaa chiede un contributo che contiene spese assicurative e spese di gestione. Il 28 maggio 2015 si è svolta la festa della Lettura ad Alta Voce in collaborazione con ASL BI, Rotary Club, con gli Istituti di Istruzione Superiore “Rubens Vaglio”, “Quintino Sella”, “Giuseppe e Quintino Sella”, “Cossatese e Valle Strona”. Durante la giornata gli studenti, a turno e in diversi reparti, hanno compiuto l’esperienza della Lettura ad Alta Voce. Le letture si sono compiute all’Ex RSA di Bioglio “Madonna Dorotea”, ospitata ora in Ospedale (tale struttura, a seguito d’importanti lavori di ristrutturazione che hanno coinvolto l’edificio originario, dall’ottobre 2013 trova 23 sistemazione presso il Presidio Ospedaliero dell’A.S.L. BI. La struttura ospita letti di Continuità Per l’assistenza destinati ad accogliere temporaneamente i pazienti dimessi da alcuni Reparti ospedalieri (Geriatria Post-Acuzie, Medicina Riabilitativa, Pronto Soccorso). Si tratta, nello specifico, di persone che, pur non avendo più necessità di ospedalizzazione e pur avendo superato la fase acuta della patologia, hanno ancora bisogno di particolari terapie riabilitative in ambito fisiatrico e geriatrico, di cui non potrebbero usufruire a domicilio), alla Struttura Complessa di Medicina Fisica e della Riabilitazione, presso il Dipartimento di Emergenza (Pronto Soccorso), in Pediatria e in alcuni altri reparti, e negli atri, sul tetto giardino (sia la parte dell’ala Est sia la parte dell’ala Ovest). Oltre alle letture ad Alta Voce ci sono stati spettacoli, performance, interventi musicali. Dopo la giornata, oltre i momenti di lettura consueti, che si svolgono regolarmente il martedì e il giovedì, dalle ore diciassette alle diciotto, il martedì presso l’ex RSA di Bioglio, il giovedì presso la Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa. Oltre ai servizi menzionati, degno di nota è il servizio di Book Sharing (scambio gratuito di testi) e il progetto Musica Circolare, in altre parole un pianoforte situato di fronte alla Caffetteria, zona Piastra ambulatoriale, in cui, a turno, è suonato da chi lo desidera o dai professionisti in campo musicale, oltre a varie iniziative in Ospedale e sul territorio con scopi divulgativi del progetto. Il Circolo LaAV di Biella si è sviluppato nelle seguenti fasi (Allegato alla deliberazione n. 772 dello 01-12-2014): Il Progetto e il suo ambiente Il progetto qui presentato mira a realizzare interventi e azioni di promozione della lettura ad alta voce in contesti sanitari e socio assistenziali (quindi soprattutto in favore di fasce di popolazione vulnerabili quali degenti di unità di cura e utenti di servizi diagnostici). Tale progetto si colloca in un più ampio panorama d’interventi volti a sostanziare una nuova idea di ospedale, che offra non solo cura e assistenza di qualità, ma anche occasioni utili a rafforzare e acquisire competenze capaci di supportare abitudini e stili di vita salutari e a sperimentare strumenti di 24 crescita e arricchimento personale. Un ospedale quindi che può essere definito di “Rigenerazione”, intendendo, con questo termine, un processo riflessivo e generativo che considera gli spazi fisici, mentali e culturali che attendono al luogo di cura come uno spazio fertile dove promuovere stili di vita sani e di ben-essere per la comunità. Esso si propone di intercettare e valorizzare le risorse presenti nella comunità locale, al fine di comprendere azioni che si configurino come esperienze arricchenti e “rigeneranti”, in grado di contribuire fattivamente al benessere dei cittadini-utenti. La lettura ad alta voce e la narrazione come strumento ricreativo e di socialità La lettura è universalmente riconosciuta come uno dei più potenti strumenti, utilizzati nelle comunità umane, per condividere informazioni e attribuire significato all’esperienza umana, costruendo così idee, quadri valoriali e visioni del mondo. La valorizzazione e la diffusione delle pratiche di lettura condivisa, si configura pertanto come substrato dal quale possono essere implementate le life skills personali (vedi sopra). Risultati attesi e destinatari del progetto Si vuole proseguire il progetto ampliando le realtà/ambienti di lettura, scegliendo quelli in cui i pazienti abbiano una prolungata presenza in ospedale (oncologia, dialisi …). La degenza lunga è preferibile in quanto: l’organizzazione della struttura ospitante è predisposta a ritmi di lavoro calmi, in cui il concetto di “tempo da occupare” possa assumere valore; 25 nel lungo periodo di allontanamento dal proprio domicilio può essere maggiormente indicativo proporre spazi di socializzazione e umanizzazione del ricovero; esistono maggiori condizioni per creare continuità nell’occasione di lettura tra chi legge e chi ascolta (pur non essendo lo stesso il volontario che legge). Si prevede che il progetto a regime possa raggiungere circa quattrocentoottantadue utenti rappresentati dal potenziale della popolazione ospitabile nel nuovo nosocomio. Fasi del progetto e annotazioni metodologiche e operative Fase di prima ideazione In questa fase è stata preparata l'ipotesi progettuale, dallo svolgimento del Convegno Pensieri Circolari (10-11 aprile 2014) in cui si è svolto tra le altre cose, il primo effettivo incontro l’Associazione nazionale LAAV. Fase di perfezionamento Sono ricomprese in questa fase le riunioni preliminari, in cui sono abbozzati i tempi e i modi della “lettura” e il reclutamento e ingaggio dei primi “lettori” interessati. Questa fase si è svolta all’interno di una cornice di sostenibilità ecologica sia con riferimento alla situazione ove si è andati a operare sia per quel gruppo di utenti sia per quanto riguarda il gruppo di volontari che hanno attivato il progetto. In tal senso è stata attivata, con i referenti della Struttura ospitante, una costante negoziazione sui tempi e sui modi dello svolgimento della lettura. 26 Fase di sperimentazione Le letture hanno avuto ufficialmente inizio il 28 maggio 2014 e fin da subito si sono condotte azioni di prima verifica. Si è tenuto conto di confezionare una locandina, attraverso la quale comunicare le date che si riferiscono alla presenza dei lettori nella Struttura. La fase di sperimentazione ha coinvolto gli ospiti della RSA di Bioglio, prevedendo un incontro a settimana di circa un’ora. In virtù dell’elevato turn over degli ospiti, non è stato possibile definire con gli interessati generi letterari e temi preferiti. Per questo motivo per ogni incontro sono preparate letture di diverso genere e per vari gusti. Esse sono costituite generalmente da brevi racconti contenenti una morale, romanzi di avventura, favole, storie, miti e leggende legati a diversi specifici territori, poesie. Si cerca comunque di prediligere racconti che offrano un rimando a esperienze di vita, capaci di risvegliare ricordi in chi ascolta e attivare semplici commenti e considerazioni fra gli uditori. Affinché l’ascoltatore possa percepire il senso del piacere che accompagna una lettura, non sono comunque tralasciati testi che piacciano e appassionino il lettore, che, di volta in volta, sceglierà fra quelli ritenuti più adatti. La lettura è sempre somministrata da due persone. In questo modo è più agevole interagire con ascoltatori che hanno spesso bisogno di attenzioni particolari, (Il destinatario è comunemente un soggetto fragile e sofferente, quindi non in condizione ottimale); inoltre tale modo stimola il confronto e la riflessione sull’esperienza. Fase di consolidamento Attraverso la partecipazione alla Giornata NAZIONALE LAAV, che si è svolto ad Arezzo in data 1° giugno 2014, ha preso l’avvio, il circolo LAAV di Biella in connessione con l'associazione nazionale. Il gruppo si è consolidato e il ritmo di lettura presso l’RSA è diventato regolare. Nel periodo estivo la programmazione della lettura è stata bisettimanale, per tornare settimanale da settembre. 27 In questa fase si è affinato il metodo di proposte delle letture e la norma di conduzione degli incontri. Si vuole segnalare, altresì, l’avvio di una pratica di lettura in oncologia. Fase di sviluppo Ha caratterizzato questa fase la programmazione d’incontri periodici di supervisione, l’ampliamento del progetto con reclutamento di volontari attraverso l'associazionismo locale e gli incontri con i presidi delle scuole superiori della provincia di Biella. Dall’incontro con i Presidi ci si attende il coinvolgimento futuro degli studenti, nel ruolo di lettori volontari. A proposito di questo possibile coinvolgimento si evidenzia qui come la partecipazione al progetto da parte degli studenti e dei docenti possa rafforzare la sua potenzialità formativa e educativa. Infatti, le pratiche di lettura e le attività previste dal progetto si configurano come potenziali occasioni formative e educative volte non soltanto ad accrescere le personali capacità di lettura degli studenti, ma possono esercitare, allo stesso tempo, molteplici effetti su diverse aree di sviluppo socio emotivo, in primis su quella relazionale e comunicativa. Tali occasioni potranno essere poi ulteriormente valorizzate attraverso il presidio di opportuni ambienti di educazione e di confronto e di rielaborazione dell’esperienza con il docente. In questa fase che prevede la nascita e la cura di una “comunità di lettori” saranno programmati periodici incontri tra i volontari volti a rinnovare senso e motivazioni che accompagnano l’esperienza e a valutare possibili sviluppi ed evoluzioni del progetto. Tra quelli al momento potenzialmente praticabili, vi sono l’organizzazione d’incontri e seminari temi sull’argomento, l’organizzazione di Reading e sessioni di letture in modo che possano coinvolgere, oltre che gli utenti, la quasi totalità dei dipendenti dell’Azienda. Si prevede inoltre di attivare nel prossimo futuro un corso di lettura espressiva per tutti i partecipanti al progetto. Ci si propone inoltre di ricercare nuovi spazi e contesti di lettura nel nuovo ospedale”. 28 Principi della Pedagogia della lettura ad alta voce Alla luce di quanto ha trattato Federico Batini, nel suo contributo in Formazione, narrazione, cura, è presentata una sintesi sui punti che interessano la pedagogia della LaAV e a ciascuno è data una breve spiegazione. Assaggiare: assaggi al plurale di storie con tematiche diverse: il volontario deve poter leggere e conoscere un ventaglio di letture diverse, soprattutto di generi letterari diversi che servano principalmente a sé stesso. È necessario leggere diverse storie, differenti per tipologia di linguaggio e contenuto, in modo di avere una buona cultura letteraria; Socializzazione: la lettura deve diventare un’esperienza umana felice e contagiosa. Per essere “testimoni” credibili della lettura è necessario leggere a propria volta, condividendo la propria esperienza di lettore; 29 Pluralità e reiterazione: è necessario leggere una certa varietà di testi, per attirare persone con gusti personali e idee diverse e per ampliare i gusti di chi ascolta. È necessario far cogliere la ricchezza della polisemia e della semantica; Gradualità e fiducia: dai testi semplici e brevi, possiamo arrivare ai testi complessi; ciò deve essere una regola. Sono certamente necessari appuntamenti fissi di lettura e volta per volta è necessario rispettare i gusti e i livelli di fruizione dei soggetti con cui si lavora; Brevità e accessibilità: utilizzare testi brevi e di facile comprensione; Prossimità: le storie narrate non devono essere distanti (metaforicamente) dalla vita degli ascoltatori, con storie i cui personaggi hanno delle somiglianze con la vita reale; Scelta e mediazione: i brani sono scelti in base ai gusti del lettore ma deve mediare tra le attese dell’uditorio; Partecipazione: gli ascoltatori possono diventare, occasionalmente o permanentemente dei lettori per gli altri o lettori tout court; Assaggi e sperimentazioni: non aver timore di leggere solamente delle parti di alcuni testi; è molto importante non concentrarsi e fissarsi su un solo genere, consentendo agli ascoltatori di sperimentare generi e modalità differenti; Ascolto attivo reciproco: occorre incoraggiare lo sviluppo della competenza dell’ascolto attivo. Esso è un ascolto partecipe e in qualche modo è a completamento di quanto ascoltato. Il lettore si percepisce realmente accolto giacché sta donando agli altri e aumenta la fiducia e l’efficacia della lettura; nell’ascolto attivo si attiva la percezione di elementi non immediatamente accessibili, quali ad esempio la musicalità di un testo, lo stile letterario, lo stile del lettore stesso e le emozioni che condivide esponendo la storia; Personalizzazione e ambiente: non si legge mai la stessa storia. Lettore e ascoltatore fanno diventare l’esperienza unica, perché vi sono ascoltatori diversi, lettori diversi, contesti diversi; Accettazione: per costituire una comunità di lettori è necessario che il lettore, di là delle competenze, deve essere accettato dagli altri. 30 4. Interviste sul campo In questo capitolo vengono riportate i testi delle interviste condotte a tre volontari del Circolo LaAV di Biella. Completano il capitolo alcune osservazioni e commenti sintetici. La traccia dell’intervista. L’intervista si è articolata in 13 domande poste nell’ordine di seguito descritto. Può descrivermi brevemente come funziona il vostro Circolo? Quanti sono i soci? Quali sono i ruoli e le funzioni principali del circolo? Come viene organizzata l’attività e la vita associativa? Cosa significa per lei leggere ad alta voce? Che cosa la motiva a questa forma di volontariato? Che cosa racconta in particolare di lei questa attività di volontariato? 31 In che modo si prepara alla lettura? Quali sono i suoi personali criteri di scelta delle letture che propone? Puoi segnalarmi qualche aneddoto o episodio che le ha fatto particolarmente piacere e dal quale ha tratto rinnovato entusiasmo e interesse a continuare in questa attività? Le è mai capitato di sentirsi in difficoltà nel corso di un incontro di lettura? Se sì, mi racconta cosa è successo? Che tipo di interazioni si instaurano tra i fruitori? Nella sua esperienza di lettore la lettura ad alta voce ha favorito una messa in gioco delle persone presenti all’incontro? Condivide con qualcuno questa attività di volontario? La promuove fra i suoi amici? Ha qualche particolare desiderio, sogno o aspirazione per la vita dell’associazione? Desidera aggiungere qualcosa? 32 Intervista a Lettore n. 1 La prima intervista è stata maggiormente dinamica, forse meno sistematica ma è stata, tra le tre, la più interessante sul piano affettivo e umano. La persona intervistata, un Impiegata esterno all’ASL BI, con un retaggio culturale molto valido e con studi umanistici alla base, ha narrato la sua esperienza presso la SPDC (Psichiatria), con le difficoltà ma anche la soddisfazione di un rapporto ormai biennale con i pazienti del Reparto e con una grande tenacia e determinazione a proporre loro testi di vario genere e in particolare la vita degli animali. L’amore per i pazienti psichiatrici ha caratterizzato nella lettrice un entusiasmo nei loro confronti che ha reso importante il suo servizio di volontariato. Può descrivermi brevemente come funziona il vostro Circolo? Il nostro circolo è composto di volontari che provengono da varie realtà. Il nucleo originario apparteneva all’ASL. I primi lettori erano dipendenti dell’ASL o collaboratori 33 dell’Azienda Sanitaria. L’idea è nata in un contesto di narrazione, di Medical Humaniets, in cui si toccavano gli ambiti della medicina narrativa, in un ambito di cura in senso lato. Il circolo è partito in una cerchia ristretta, poi si è allargato, ha quindi coinvolto persone che svolgono le professioni più disparate, pensionati, eccetera, insomma, persone che condividono la passione per la lettura e vogliono svolgere un’attività di volontariato che coinvolga anche la loro passione. Il circolo, in realtà, non ha un’organizzazione particolarmente rigida, ha un coordinatore e poi ha delle riunioni periodiche a partecipazione abbastanza variabile: alcune volte ci si raduna in gran numero, altre volte ci si raduna tra poche persone. Tutto ciò è causato dalla varietà di persone che frequentano il circolo, persone con situazioni ed esigenze diametralmente diverse. In realtà non esiste un comitato organizzativo vero e proprio ma, di volta in volta, è possibile organizzare un evento specifico, facendo conto sulle forze disponibili e si capisce quanto si possa chiedere, in termini di disponibilità, ai soci presenti. L’organizzazione è molto fluida. Quanti sono i soci? Quali sono i ruoli e le funzioni principali del circolo? I soci sono, all’incirca, una trentina. Il Coordinatore è il Dott. Alastra, che cerca di essere presente il più possibile. La persona che principalmente coordina l’attività è, storicamente, Rosa Introcaso. Ultimamente ci si è organizzati nel seguente modo: Ciascun reparto in cui si svolge la lettura ha una referente, una sorta di organizzatore dei turni di lettura nel contesto di riferimento. Ci siamo dati la seguente regola: a ogni cantiere di lettura, nuovo, appena aperto, sarà assegnato un coordinatore che si dovrà occupare di curare i rapporti con la coordinatrice infermieristica del reparto, per organizzare il servizio, cercando di predisporre anche i turni di lettura dei volontari che desiderano leggere nel reparto specifico. 34 Come viene organizzata l’attività e la vita associativa? Ci si raduna tra soci circa ogni mese e mezzo per fare il punto della situazione. La partecipazione degli incontri non è tassativa, ma è importante l’incontro: si rilevano le difficoltà organizzative, un po’ per capire se ci sono dei reparti con cantieri di lettura perché non sono sufficienti i volontari, per organizzare eventi particolari, quali la festa della lettura, ecc. Cosa significa per lei leggere ad alta voce? Per me leggere ad alta voce significa forzare un po’ la mia area di confort: io non ho figli, quindi non ho l’esperienza di lettura con i bambini e nemmeno ho ricordi della mia mamma che mi leggesse favole. Per me leggere ad alta voce è stata un’esperienza nuova e anche che mi mette un po’ in imbarazzo: sono una lettrice che, come tutte le altre persone, è abituata a leggere a mente per conto proprio; quando frequentavo l’università ero abituata a studiare mentalmente e nemmeno ero abituata a ripetere ad alta voce. Che cosa la motiva a questa forma di volontariato? Che cosa racconta in particolare di lei questa attività di volontariato? Mi motiva il fatto che unisca la passione per leggere e il fatto che possa rendermi utile a persone sofferenti. Mi motiva particolarmente il contesto in cui sono stabilmente 35 inserita, ovvero il reparto di psichiatria. È un tipo di fragilità che non dico che mi piaccia ma mi ci trovo a mio agio e mi piace frequentare il reparto, che sento vicino. In qualche modo trasmetto i miei gusti in campo di lettura e la magia che per me hanno le parole, la loro potenza evocativa, la facoltà di aprire molte finestre, tra cui le finestre della sofferenza. Ti racconterò poi un piccolo episodio a riguardo che mi ha particolarmente colpita. In che modo si prepara alla lettura? Quali sono i suoi personali criteri di scelta delle letture che propone? Di solito colleziono le letture proposte provando a mettermi dalla parte degli uditori; per esempio leggendo in psichiatria, devo cercare di eliminare tutti gli elementi di disturbo nei confronti dei pazienti; l’episodio che ti racconterò, dimostra, al contrario, che pur prendendo tutte le precauzioni a riguardo non sempre sono utili. I criteri di scelta che utilizzo sono quantitativi: scelgo testi brevi poiché la capacità di attenzione dei pazienti, nel caso specifico del reparto che frequento, è labile. Utilizzo testi semplici con un linguaggio semplice, non forbito né complesso, con dei riferimenti culturali accessibili. Leggo soprattutto fiabe o comunque racconti di animali, oppure storie in cui ci sia una morale che stimoli la discussione e il confronto anche acceso. Il confronto, anche sostenuto, alcune volte accade ed è accaduto durante i miei turni di lettura. Puoi segnalarmi qualche aneddoto o episodio che le ha fatto particolarmente piacere e dal quale ha tratto rinnovato entusiasmo e interesse a continuare in questa attività? 36 Gli episodi sarebbero tanti, uno che mi ha fatto particolarmente piacere è la storia di un signore di novanta anni che ho potuto vedere due volte. Il paziente ha avuto due ricoveri e, a distanza di mesi, quando mi ha visto in sala ricreativa nel momento in cui sono entrata per leggere, si ricordava non solo di me ma soprattutto le letture che gli avevo proposto. Egli si ricordava ancora di due letture perché una era stata fatta su sua richiesta, io frequento il reparto una volta la settimana e lui era stato ricoverato per più settimane e, da una volta all’altra, mi aveva chiesto se potevo proporre una lettura specifica che puntualmente avevo presentato. Egli si ricordava, sia di me, sia della lettura richiesta e anche di un’altra; si era ricordato che una gli piaceva più dell’altra, quindi avevo inciso nella sua memoria un fatto riguardante la lettura. Il secondo episodio fu spiacevole ma non drammatico: avevo proposto una lettura da un libro “Momenti di trascurabile felicità” di Piccolo ed era una pagina che avevo classificato come un “racconto innocuo”, non disturbante. Non mi sembrava un brano che avesse suscitato turbamento, ma che infondesse, al contrario, serenità, perché parlava del rapporto che le persone hanno con le code, che si fanno in banca, in posta, al supermercato, ecc. Il racconto era piuttosto scherzoso; in reparto vi era una ragazza ricoverata, molto giovane, che nel momento in cui sentì il racconto affermò; “mi ricorda una persona, veramente identica a quella del racconto” e, la paziente, mi aveva chiesto il testo integrale di cui ero sprovvista in quel momento. Mi era spiaciuto di non averlo con me. La ragazza mi sembrò colpita dal racconto, colpita positivamente. Nel frattempo ero tornata nel pomeriggio perché, in quel periodo, affiancavo anche una presenza musicale in psichiatria, nel senso che mi recavo a leggere al mattino, e all’incontro con il musicista il pomeriggio. Nella pausa pranzo mi ero recata a fare delle fotocopie a completamento dello stralcio di racconto che avevo letto per regalarlo a quella ragazza. Io entrai e le dissi: “Ti ho portato la fotocopia di quel racconto”. Fu molto cortese nell’affermare: “Scusami, ma devo ancora riprendermi dal turbamento che quel racconto ha suscitato in me, il racconto mi ha provocato e ho dovuto persino 37 prendere una pastiglia di ansiolitico aggiuntiva e sono andata in crisi!”. Io mi scusai e disse: “Non c’è problema, ma è un episodio che devo assolutamente dimenticare”. Il fatto, oltre a crearmi imbarazzo e dispiacere, mi ha dato una lezione di vita: oltre ad essere prudente nella scelta dei testi, non puoi mai prevedere che cosa vai a toccare con quel testo, quindi è necessario “prendersi sulle spalle” il carico del rischio, che è ineludibile (concetto di rischio educativo). Le è mai capitato di sentirsi in difficoltà nel corso di un incontro di lettura? Se sì, mi racconta cosa è successo? Io mi reco in psichiatria dalle ore 16 alle ore 17 e il mio arrivo è spesso concomitante con l’arrivo della merenda, oppure la merenda arriva mentre sto leggendo: in quei momenti, a volte, mi sento un po’ a disagio perché c’è un po’ di confusione attorno a me, c’è della distrazione che io non sono sempre capace di gestire. Mi sento a disagio perché comprendo che, da un lato il momento della merenda è importante per i pazienti, dall’altro lato sono lì a prestare un servizio che non so se interrompere, se proseguire, eccetera. Ho una difficoltà di collocazione! A proposito di “imbarazzo”, è da notare che, una volta, in Medicina interna, è capitato che un paziente, prima della lettura stesse guardando la TV; l’abilità della lettrice è stata di dire: “Carissimo, per cortesia spenga, anche perché ciò che trasmettono è brutto, è tragico, è meglio leggere un libro”. Alla fine la volontaria ha ottenuto lo scopo e la televisione, durante la lettura, è rimasta spenta. È necessario, con dolcezza e fermezza, in tali casi, coinvolgere gli utenti in modo corretto. Che tipo di interazioni si instaurano tra i fruitori? A volte, ci sono delle bellissime sorprese perché, anche quelle persone che non vogliano interagire, o non essere in grado di farlo, o di non farcela perché in quel momento non 38 stanno bene e quindi non vogliono ascoltare, in occasione di incontri successivi, in ricoveri a distanza di tempo, ti riconoscono e si ricordano delle letture. Tu, mentalmente, ti dici: “Sembrava che il paziente dormisse e invece ti ha ascoltato”. Spesso ci sono anche delle interazioni intense: io ho incontrato, dopo il periodo di degenza, dei pazienti; ricordo una paziente particolare che recentemente è deceduta e alla quale dedicherei un pensiero. La ragazza scriveva poesie e l’avevo conosciuta qui in psichiatria, l’avevo rivista perché avevo acquistato i suoi libri di poesie (il motivo per cui c’eravamo incontrati) e dopo qualche settimana è mancata. Di solito (con voce commossa) c’è un affetto molto spontaneo, spesso ci si saluta baciandosi. Nella Struttura Complessa di Oncologia del Presidio Ospedaliero di Biella capitano molto spesso episodi simili, in questo caso tra volontari di associazioni ed enti diversi. Nella sua esperienza di lettore la lettura ad alta voce ha favorito una messa in gioco delle persone presenti all’incontro? Sicuramente ci sono state situazioni stimolanti in tal senso, impreviste, perché alla fine sono entrate in relazione con loro, la cosa più interessante e anche lo scopo che mi sono prefissa, più del fatto che entrino in relazione con me. Le persone, con le loro situazioni, è meglio che si conoscano e interagiscano tra loro. Avvengono degli scambi, anche nelle cose più banali. Io parlo sempre degli animali; tra loro, a volte, avvengono casi di questo genere. Io amo i gatti, per esempio, spesso leggo storie di animali perché vedo che scatena diversi confronti tra loro, racconti, aneddoti, essendo un’attività entusiasmante. 39 Condivide con qualcuno quest’ attività di volontario? La promuove fra i suoi amici? Ci provo spesso, anche tramite facebook, lo pubblicizzo e dico che esiste quest’attività. È chiaro che è difficile seguirla: io cerco di dare punti di riferimento, spesso li indirizzo a Rosa I., così, perché mi sembra un’ottima cosa! Ha qualche particolare desiderio, sogno o aspirazione per la vita dell’associazione? Personalmente percepisco quest’associazione come molto legata all’Ospedale perché, a mio parere, si potrebbe anche lavorare su lettura e scrittura, quindi sviluppare dei piccoli laboratori di scrittura, utilizzando poi gli scritti nati in quell’ambiente come letture. È necessario, a tal proposito, far circolare micro storie di pazienti (raccogliendo le storie che vengono create) e leggerle, anziché trarre brani da libri, riviste, internet, eccetera. In buona sostanza, anziché leggere testi di scrittori affermati, leggere testi di gente comune. Certi ambienti sarebbero favoriti, restando soprattutto in ospedale. Mi piace molto l’idea che si sviluppi la lettura individuale, in camera con rapporto volontario-paziente 1:1. In tal modo si possono scegliere le letture che piacciono al paziente, nel caso, soprattutto, di lungodegenze. Immagino situazioni abbastanza estreme come rianimazione, medicina intensiva e semi-intensiva, in situazione di degenze molto lunghe in cui non se ne conosce la prognosi. Desidera aggiungere qualcosa? Penso che la Lettura ad Alta voce sia un’esperienza da proporre a molti, anche per il rapporto con la fragilità, perché un volontariato “soft”, un tipo di volontariato in cui non 40 c’è la corporeità in gioco (spesso frenante). Abbiamo la parola, con tutto il suo valore e con tutta la sua forza ed è un avvicinamento alla fragilità che può significare tanto. Intervista a Lettore n. 2 L’intervista è stata proposta a un’Infermiera professionale dedita alla formazione. Durante l’intervista è emersa l’unione tra il precedente ruolo sul campo e l’attuale, dalla parte di formatrice e lettrice al contempo. Le risposte hanno una valida sistematicità, tenendo conto che la professionista aveva padronanza sia sull’aspetto del lavoro infermieristico, sia sull’aspetto dell’esperienza di educatrice e formatrice, di colleghi e di chiunque maturasse attitudini e interessi ad un cammino di formazione sulle Medical Humanities. Può descrivermi brevemente come funziona il vostro Circolo? 41 Il nostro circolo è composto all’incirca da circa venti soci. Si tratta di un circolo sostanzialmente piccolo, come ben sai, che si occupa di promuovere l’attività di lettura ad alta voce nei contesti fragili, in particolare il contesto che abbiamo scelto per ovvi motivi è l’azienda ospedaliera. C’è una ventina d’iscritti, anche molto attivi: tra coloro che consideriamo attivi, si ritrovano nei reparti e leggono con cadenza bimensile. Altri ci frequentano, conoscono la nostra attività, ci supportano dall’esterno, frequentano meno l’attività nei reparti. Quanti sono i soci? Quali sono i ruoli e le funzioni principali del circolo? Tra i soci attivi, circa una ventina, e i sostenitori, è all’incirca una quarantina di persone che sono state in diverso modo sensibilizzate e che, in diverso modo, partecipano alla vita del circolo. Come ruoli abbiamo il ruolo del Coordinatore e Organizzatore delle attività che, all’interno del circolo è ricoperto dal Dr. Alastra, e, inoltre, ci sono dei coordinatori di area di lettura a cui fanno riferimento un numero di lettori e che sono coloro i quali si occupano della stesura dei calendari di lettura, che tengono i contatti con le realtà in cui andiamo a leggere, che ovviamente esercitano un’attività di vivacizzazione di quella che è la vita del circolo, fondamentalmente presso i soci. Abbiamo quattro cantieri di lettura aperti: SPDC (Psichiatria), Neurologia, Medicina Riabilitativa e Cardiologia. Si pensa di aprire anche altri cantieri in futuro, valutando prima le forze disponibili sul campo. La Neurologia e la Cardiologia sono cantieri aperti di recente. Intendiamo aprire cantieri di lettura in Pediatria (reparto in cui abbiamo diversi simpatizzanti e sostenitori tra i genitori dei bambini degenti), pensiamo poi anche alla rianimazione. 42 Come viene organizzata l’attività e la vita associativa? Cerchiamo di tenerci in contatto tra i diversi partecipanti all’attività, tra i coordinatori di area e i lettori, e, con un certo scambio verbale ed epistolare, in prossimità di quelle che sono le attività di lettura anche soltanto per chiedersi com’è andata, se ci sono stati dei problemi, se ci sono questioni da segnalare o no. Sono poi organizzate delle riunioni che possono essere con una cadenza bimensile o ogni tre mesi, per fare il punto della situazione con tutti quelli che sono i coordinatori di area e le persone che sono comunque interessate a prendere parte un po’ più attiva all’organizzazione dei lavori. Tutto ciò è un aspetto del funzionamento che, a mio parere, va ancora un po’ “rodato”, ma probabilmente meglio pensato, meglio gestito. Insomma, è ancora in corso di rodaggio-costruzione. È tutto un discorso a livello organizzativo - pratico e tutto ciò che può essere una possibile attività di sviluppo dell’attività. Cosa significa per lei leggere ad alta voce? Personalmente amo leggere, la lettura è un qualcosa per me naturale. La lettura ad alta voce aggiunge al mio piacere personale per la lettura il fatto che può permettermi di instaurare un ponte relazionale con altre persone nell’ambito di momenti di socialità, che possono essere piacevoli per me e per chi ascolta. È un momento relazionale, se vogliamo estemporaneo, ed è questo il motivo per cui mi piace contribuire a realizzare. Mi piace leggere ad alta voce ai miei genitori e ai miei amici, se capita l’occasione. Mi capita ai miei famigliari, ma sono più contenta di poterlo svolgere in una struttura di degenza, in cui le persone possano trarne un beneficio o possano essere aiutate a pensare ad un futuro migliore. 43 Insomma, è anche il tuo mestiere, professione che prima svolgevi direttamente a contatto con i pazienti…. Sì, alla fine è sempre un modo per prendersi cura delle persone in un’altra forma. È una piccola pillola, in un certo modo”rigenerativa”, anche a livello personale e spero che lo possa essere per le persone che usufruiscono di questa opportunità, insomma di questo tipo di servizio. Che cosa la motiva a questa forma di volontariato? Che cosa racconta in particolare di lei questa attività di volontariato? Il motivo è che mi piace mettermi in gioco ed essere in situazione con le persone, nell’aspetto relazionale, nell’aspetto comunicativo, nell’aspetto importante. Se dovessi scegliere un’attività di volontariato, questa risponde maggiormente alle mie corde. In che modo si prepara alla lettura? Quali sono i suoi personali criteri di scelta delle letture che propone? Mi piace andare a scartabellare tra quelli che sono i temi, i testi, i libri della narrativa che ho letto nei tempi passati e che per qualche motivo penso che potrebbero avere un senso da proporre, che potrebbero far scoprire argomenti certamente già letti. 44 Normalmente, il giorno prima della lettura, riprendo dei testi, cerco di organizzare contributi di diversa natura, racconti di diverso genere che possano interessare varie categorie di ascoltatori, in base alle personali sensibilità. Ovviamente cerco tra gli argomenti che piacciano a me, che hanno senso e significato all’aspetto della creatività, come riferimento all’autore, scegliendo tra gli autori che mi accompagnano nel cammino della vita di lettura. In sostanza l’unico criterio che utilizzo è diversificare i temi affrontati, se c’è la possibilità, cerco di metterlo in campo e tutto ciò che riguarda la necessità di organizzare le letture per un uditorio che potrebbe comunque creare delle difficoltà, far riscontrare una scarsa attenzione. Fatte salve le caratteristiche citate, cerco appunto di diversificare il più possibile i brani che scelgo. Puoi segnalarmi qualche aneddoto o episodio che le ha fatto particolarmente piacere e dal quale ha tratto rinnovato entusiasmo e interesse a continuare in questa attività? Gli episodi che mi hanno fatto piacere sono stati diversi. Una delle cose per me maggiormente piacevole è leggere con una persona, Gabriella, alla quale avevamo proposto quest’attività durante la sua degenza. Il fatto di ritrovarmela adesso in coppia, ora che è attiva ed è migliorata fisicamente, avere modo di rivederla mi arreca un grande piacere. Ci sono state occasioni in cui ho re incontrato persone che non frequentavo da molto tempo. È stato piacevole riscoprirle anche in un momento così breve, un tempo fugace quale può essere un’ora di lettura all’interno della struttura. Ogni volta che le persone ti ascoltano, gli s’illuminano gli occhi e tutte le volte che accade fa molto piacere e costituisce le motivazioni per proseguire. 45 Le è mai capitato di sentirsi in difficoltà nel corso di un incontro di lettura? Se sì, mi racconta cosa è successo? Difficoltà vere e proprie non ne ho mai incontrate. Mi sento a disagio, tenendo conto che le persone non sono così orientate nel tempo e nello spazio e mi pongo la domanda se la loro scelta sia stata libera o dettata da altri motivi; i pazienti si distraggono, non sono consapevoli. In quel momento mi sento io a disagio. Quando invece si sono verificati episodi in cui le persone, magari, per motivi diversi, o perché affaticati, o perché distratti da altre preoccupazioni e probabilmente hanno chiesto di abbandonare la sessione di lettura. Tuttavia, tutto questo processo, non lo avverto come un qualcosa di difficile. È capitato, a volte, di essermi sentita in difficoltà, ma in un contesto particolare di lettura che era la SPDC, ovvero il Reparto Psichiatrico, ma, in quel caso, l’ascoltatore, il paziente, non era stabile, si alzava, disturbava il restante uditorio, interrompeva diverse volte la lettura e quindi aveva creato un lieve disagio. Che tipo di interazioni si instaurano tra i fruitori? Questo è un aspetto molto interessante perché a volte capita che io, durante i nostri incontri di lettura, trovi delle occasioni in cui le persone, che sono all’interno della struttura si conoscono, perché ci sono state probabilmente delle precedenti occasioni per fare conoscenza, a volte non solo si conoscono, ma si riconoscono e si ritrovano addirittura parenti (è accaduto in qualche occasione!). In certi casi si ritrovano a essere vicini di casa o cose di questo genere. Tutto questo processo che si osserva non solo è divertente ma anche molto interessante! Di fatto l’aspetto della personalità è quello che riguarda il scambiarsi pareri su quello che è stato ascoltato, esprimere la propria opinione, a esternare il proprio punto di vista è una questione prioritaria cui tengo 46 particolarmente. Il tipo di relazione che s’instaura è legata all’esprimere i propri punti di vista sul racconto, sulla lettura. Nella sua esperienza di lettore la lettura ad alta voce ha favorito una messa in gioco delle persone presenti all’incontro? Io cerco sempre di farlo, penso che sia una delle finalità della LaaV. Io cerco in qualche modo di sollecitare ciò che è l’espressione del proprio punto di vista, poi non sempre le persone sono disponibili. Ogni caso va valutato in base all’ambiente e alla situazione che ci si trova dinanzi. È necessario rendersi conto fino a quando è bene, fino a quando in qualche modo si possa o no procedere in quella direzione. Quando trovo un contesto favorevole cerco di mettere in gioco gli astanti. È un qualcosa di bello, d’interessante, accresce la capacità delle persone di aprire in qualche modo i loro orizzonti. È un aspetto che, dal mio punto di vista, tonifica molto quello che è la lettura proposta all’interno della struttura. Tanto più siamo capaci di alimentare un buono scambio di considerazioni rispetto a qualche tema proposto, siamo lieti di farlo. Buona significa rispettosa dei punti di vista, una conversazione capace di ascoltarli, di accoglierli, di indagarli e motivarli adeguatamente, penso che sia importante farlo e in qualche modo favorirlo. Condivide con qualcuno questa attività di volontario? La promuove fra i suoi amici? Promuoverla la promuovo, condividerla con gli altri di sicuro. Condivido questa passione con gli amici, anche perché mi piacerebbe che la famiglia dei lettori ad alta voce crescesse, nell’attesa di pensare sempre più attività coinvolgenti e rivolte anche ad altre realtà, non soltanto un’esperienza ospedaliera. La condivido anche con qualche collega, la condivido con qualche amica. 47 Ha qualche particolare desiderio, sogno o aspirazione per la vita dell’associazione? La prima cosa è accrescere il numero dei volontari lettori, con la possibilità di crescere insieme come lettori ad alta voce. Sarebbe un buon obiettivo anche con l’aumento delle proprie competenze di lettura ma anche creando dei contesti dove potersi scambiare delle informazioni sugli autori, eccetera. Mi piacerebbe organizzare delle attività che coinvolgano i giovani, assolutamente sì. Tutto ciò sarebbe da proporre a bambini e ragazzi nelle scuole, come d’altronde era accaduto durante la “Festa della lettura”, coinvolgendo gli Istituti Superiori biellesi, tra cui I.I.S. “Cossatese e Valle Strona”, I.I.S. “Q. Sella”, Liceo “G. e Q. Sella”, I.T.C.S. “E. Bona”. Desidera aggiungere qualcosa? Innanzi tutto desidero ringraziarti per le domande che hai posto perché mi hanno fatto riflettere un po’ sull’esperienza della lettura ad alta voce. Può darsi che mi vengano in mente altre cose che potrebbero essere utili al percorso di studi che stai affrontando ed eventualmente potrei anche condividere in via telematica. Penso che sia importante trovare occasioni e ambiti per promuovere in più modi la lettura, tanto la lettura ad alta voce che la lettura personale perché mi rendo conto che siamo veramente indietro rispetto a quelle che sono i parametri minimamente accettabili rispetto alla produzione di testi legati alle competenze specifiche piuttosto che altro. Si legge spesso per necessità e dovere e non per piacere. Una cosa che mi piacerebbe organizzare sarebbero dei circoli di lettori che si scambiano il proprio piacere per la lettura raccontandosi dei libri o dei testi che sono stati letti. Non so se tutto ciò può rientrare nelle competenze di un circolo ad alta voce. 48 Intervista a Lettore n. 3 Alla luce di un’esperienza nel campo della Medicina Fisica e della Riabilitazione, una Fisioterapista narra la sua esperienza sul campo, evidenziando pregi e difetti del sistema Lettura ad Alta Voce. Può descrivermi brevemente come funziona il vostro Circolo? Il nostro circolo funziona in questo modo: siamo un gruppo di volontari che ci rechiamo in alcuni reparti dell’Ospedale degli Infermi di Biella: Medicina Riabilitativa, Cardiologia, SPDC. Ogni reparto ha un referente che organizza il numero di persone presenti al gruppo di lettura, poi ci si trova, si legge ai pazienti e, terminata la lettura, si torna alla propria abitazione o alle proprie occupazioni. Una volta l’anno ci s’incontra per condividere le proprie idee, le proprie esperienze, per valutare eventuali questioni da migliorare, come procedere, se sia necessario aprire qualche altro cantiere in qualche 49 altro reparto, eventualmente chiuderli, se non c’è una sufficiente risposta da parte dei pazienti. Quanti sono i soci? Quali sono i ruoli e le funzioni principali del circolo? I soci sono circa una trentina. A capo del Circolo vi è il Presidente e vi sono delle persone che sarebbero i referenti dei vari reparti. Ad esempio, io stessa sono la referente della Medicina Riabilitativa. Il referente è chi si deve impegnare maggiormente per l’associazione, deve organizzare e stilare il calendario degli incontri, eventualmente raffrontarsi con la Capo Sala del reparto nel caso insorgessero dei problemi. Inoltre, i vari Referenti fanno capo a un’altra persona, la referente del Circolo, per consegnare i calendari, in modo che lei stessa abbia davanti a sé tutto il calendario, il prospetto dettagliato essendone la coordinatrice. Alla fine ci sono poi i lettori, che sono una parte importante del tutto. I lettori sono detti anche volontari. Come viene organizzata l’attività e la vita associativa? Abbiamo delle riunioni periodiche come circolo LaAV, con i Referenti, il Presidente del Circolo, la Coordinatrice, in cui si cerca di migliorare un pochino, al fine di valutare le attività che si possono svolgere o meno. Cosa significa per lei leggere ad alta voce? È un modo di fare volontariato in una maniera diversa. A me piace leggere e condividere ciò che leggo con gli altri. Condivido con gli altri una cosa bella, considerando che oggi la lettura sta perdendo il suo valore. La Televisione e Internet sostituiscono i libri e la lettura. 50 Che cosa la motiva a questa forma di volontariato? Che cosa racconta in particolare di lei questa attività di volontariato? Io leggo in dialetto piemontese. Mi hanno dato un libro con dei racconti ambientati in zona e lo propongo sempre quando mi reco a fare una lettura. Un giorno, essendo in Medicina Riabilitativa, propongo una lettura in dialetto. Una signora mi disse di essere originaria dell’Albania, da poco in Italia, e non avrebbe compreso una lettura in dialetto, tanto più con una scarsa comprensione anche della lingua italiana. Abbiamo archiviato dunque la lettura e abbiamo preferito un’altra lettura in italiano. Alla fine giunse la figlia della signora e la signora, ovviamente, lasciò la sala; appena uscita, lei con la figlia, le persone rimaste mi dissero: “adesso ci legge la storia in piemontese?”. Anche quando si racconta una storia in italiano, talvolta capita che a chi non interessa non si presenta all’incontro (tra i pazienti). Di solito i pazienti che vengono sono interessati e si vede la partecipazione, oppure la gente che racconta una sua esperienza, ti racconta di quando aveva vissuto una vicenda simile. Tutte queste cose sono interessanti, si può interagire, è bello ascoltare il racconto degli altri e poi vedere le persone che tornano in camera ringraziarti per aver trascorso un’ora diversa (“grazie per aver trascorso un’ora diversa!”). Tutto ciò ti stimola a proseguire ed è incoraggiante. In che modo si prepara alla lettura? Quali sono i suoi personali criteri di scelta delle letture che propone? È da un paio di anni che leggo, per cui mi sono fatta un po’ un mio bagaglio e oramai le letture che propongo sono sempre le stesse, anche se i pazienti cambiano. Integro molte volte le letture e ho notato che, dove leggiamo noi, si tratta prevalentemente di pazienti anziani. A loro piacciono molto le storie di Mauro Corona, che trattano dell’ambiente alpino, oppure le storie di Guccini che sono racconti di accadimenti passati, di ciò che è 51 accaduto nel passato, storie di vita degli anni ’50 e ’60. Oltre al repertorio che ho detto, vanno per la maggiore i racconti di animali, non la favola ma racconti reali. A disposizione ho un testo di un veterinario inglese che racconta la sua esperienza. Sono racconti di animali realmente accaduti, in stalle, fattorie e altrove. I pazienti, la gente, sono quindi riportati al loro mondo e al loro passato: essi ci si ritrovano e sono interessati. Puoi segnalarmi qualche aneddoto o episodio che le ha fatto particolarmente piacere e dal quale ha tratto rinnovato entusiasmo e interesse a continuare in questa attività? Tutte le volte che si va a leggere c’è sempre la persona che emerge dal gruppo, l’elemento trainante che comunque intavola il discorso. Ad esempio una volta abbiamo letto un racconto inerente i cavalli e queste persone hanno iniziato a parlare delle loro esperienze o memorie e tutto ciò non può che fare piacere. Un episodio preciso non c’è, tutte le volte c’è effettivamente qualcuno che intavola il discorso. Le è mai capitato di sentirsi in difficoltà nel corso di un incontro di lettura? Se sì, mi racconta cosa è successo? A disagio non mi sono mai sentita. Devo dire che, qualche volta, succede che, soprattutto quando ci si reca a leggere in Post-degenza, che i pazienti vengano “scaricati” in soggiorno senza che a loro stessi importasse l’ascolto dei brani. In tal caso non ci si sente a disagio ma si ha quasi l’impressione di fare un torto ai pazienti. L’unica soluzione, quando ci si rende conto, è di riportarli in camera, chiedendoti perché il paziente è stato portato ugualmente all’ora di lettura. Ad altri lettori sono capitate anche situazioni simili. 52 Che tipo di interazioni si instaurano tra i fruitori? Se trovi il racconto giusto avviene l’interazione, a volte succede che persone che non si conoscono si ritrovano compaesani, oppure si raffrontano su fatti simili avvenuti in due paesi limitrofi. A volte riconoscono le persone per parentela, oppure rivelano di essere figli di persone vissute nello stesso paese nel passato, eccetera. Il dialogo che si sviluppa non è “fuori tema” ma inerente all’argomento trattato, ad esempio se si tratta di animali, l’argomento sarà gli animali e via dicendo. Il biellese è una zona piccola e quindi, bene o male, ci si conosce un po’ tutti. Nella sua esperienza di lettore la lettura ad alta voce ha favorito una messa in gioco delle persone presenti all’incontro? Solamente il fatto di andare a leggere mette in gioco. Il fatto di fare volontariato, prendere e andare in un reparto, mettendoti a diposizione delle persone è notevole, soprattutto perché è un qualcosa di volontario. Condivide con qualcuno quest’ attività di volontario? La promuove fra i suoi amici? Io lo propongo soprattutto tra i colleghi, però non c’è mai stato nessuno che si sia effettivamente interessato. Le mie colleghe sono molto contente quanto vado a leggere perché capiscono anche che per i pazienti sia importante ma nessuna di loro si è mai offerta. Personalmente condivido e lo dico ma non ho mai avuto finora dei riscontri. 53 Ha qualche particolare desiderio, sogno o aspirazione per la vita dell’associazione? Sarebbe bello poterlo ampliare in più reparti e trovare volontari che vengono perché, purtroppo, alle volte, le persone si vedono interessate ma poi non si presentano. A me personalmente piacerebbe poterlo fare in pediatria con i bambini. Le intenzioni ci sono e sono serie ma non è stato ancora aperto il cantiere. Desidera aggiungere qualcosa? In medicina riabilitativa abbiamo fatto qualcosa in più e segnalo l’iniziativa Musica e lettura. Io personalmente l’ho fatto per qualche volta, sempre con la stessa persona e le persone, i pazienti, apprezzano moltissimo musica e lettura. E.. puoi dirmi come funziona? Inizia l’incontro e ci si suddividono le parti, prima l’ascolto di una canzone e poi la lettura di un brano, a fasi alterne, insomma. La cantante con cui collaboriamo ha un suo piccolo repertorio, lei propone diversi titoli che le persone scelgono, lei utilizza chitarra e voce e i pazienti apprezzano davvero molto. A volte ti chiedono una canzone in più e una lettura in meno! La musica in generale fa sì che le persone si distraggano maggiormente, passino un’ora diversa tralasciando i loro problemi fisici. 54 Considerazioni sulle interviste presentate Le interviste ivi proposte, hanno evidenziato come la Lettura ad Alta voce cambi la vita delle persone, le quali comprendono l’importanza del volontariato che intende “curare” i pazienti i quali, ascoltando le letture proposte, riflettono in sé stessi e accettano meglio le condizioni di sofferenza e di disagio sociale. Essi vincono la solitudine, l’abbandono, l’inedia, la pesantezza dei tempi ospedalieri e della degenza. Al contempo chi svolge questa forma di volontariato (e sono state intervistate persone che dedicano la vita a esso, o comunque sono diventate ottime professioniste sul campo) si arricchisce interiormente, capisce meglio le esigenze degli altri e impara, nel migliore dei modi, in un’evoluzione crescente, ad aiutare le persone in modo non invasivo ma attuando con essi una relazione. 55 Considerazioni conclusive Lo studio ivi riportato parla di lettura ad Alta Voce, in particolare abbiamo incentrato il discorso sulle proposte di opere di narrativa e romanzi, da presentare al “pubblico” di Ospedali, RSA, Carceri e Scuole. In ciascuno degli ambiti appena citati la lettura, ha un suo particolare significato. Il nostro studio e si vedano le interviste descritte in precedenza, è stato calibrato soprattutto in ambito sanitario, in particolare nel presidio Ospedaliero “Degli Infermi” di Biella, ambito in cui si è sviluppata la nostra ricerca. La tesi si è snodata con il contributo di studiosi, formatori, educatori sul campo, sviluppando una parte teorica sull’importanza della lettura, sullo sviluppo dei circoli LaAV, in particolare la Sezione di Biella, sulla base dell’esperienza di Martina Evangelista, grande studiosa e ricercatrice sul campo. Al termine dello studio sono state riportate delle interviste, le quali hanno reso più corposo il lavoro e al contempo hanno fornito note di vita quotidiana legate alla Lettura ad Alta Voce. 56 Riferimenti bibliografici Alastra V., Batini F. [a cura di], Pensieri Circolari, Formazione, Narrazione e Cura, Pensa Multimedia, Lecce, 2015 Baldini M., Educare all’Ascolto Batini F. (2009), “Narrative Consueling and Life Skill”, Enciclopedia XIII, 26 Batini F. (2011), Storie che crescono. Le storie al nido e alla scuola dell’infanzia, Bergamo, Junior Batini F., Bartolucci M., (2014), “Reading, memory and dementia: a pilot study – Lettura, memoria, declino cognitivo: uno studio pilota”, in Formazione, lavoro e persona, IV, 11, pp. 116-127. Batini F., Giusti S., (a cura di) (2009), Le storie siamo noi. Gestire le scelte e costruire la propria vita con le narrazioni, Napoli, Liguori. Batini F., Giusti S., (a cura di) (2013), Autori e interpreti delle nostre storie, Lecce-Brescia, Pensa Multimedia Batini F. (2015), Perché le storie? Lettura, sviluppo, Educazione e… futuro…,, in Alastra V., Batini F., [a cura di], Pensieri Circolari, Narrazione, formazione cura, Pensa Multimedia, Lecce 57 Bellington J. Et al (2013), “A literature-based intervention for older people living with dementia” Perspectives in public health, 133, 3, pp. 165-173. Benjamin W. (2011), Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov (1936), trad. it. con note e commento di A. Baricco, Einaudi, Torino Berns G., Blaine K., Prietula M., Pye B.E., (2013), “Short – and Long-Term Effects of a Novel on Connectivity in the Brain” in Brain Connectivity, 3,6 Bruner J.S., Jolly A., Sylva K. (1981), Il gioco, Roma, Armando Cozza G., (2012), Me lo leggi? Racconti , fiabe e filastrocche per un dialogo d’amore con il nostro bambino, Torino, Il Leone Verde Donanoni M. (2010), META@FORMING crescere e migliorare attraverso l’esperienza in metafora, Roma, Dante Alighieri Evangelista M. (2015), Storie che toccano , in Alastra V., Batini F., [a cura di], Pensieri Circolari, Narrazione, formazione cura, Pensa Multimedia, Lecce Galimberti U. (1992), Dizionario di psicologia, UTET Giusti S., Batini F. [a cura di], Imparare dalla Lettura, Le storie siamo noi, Loescher, Torino, 2013 Giusti S., Batini F., Imparare dalla lettura, Loescher, Torino, 2015 Levorato M.C. (2000), Le emozioni della lettura, Il Mulino, Bologna Mantovani G., (2008), Analisi del discorso e contesto sociale. Il Mulino, Bologna OCSE (2007), Valutare le competenze in scienze, lettura e matematica. Quadro di riferimento di Pisa 2006, trad. it Armando, Roma 58 Petit M. (2010), Leggere per vivere in tempi incerti, Brescia-Lecce, Pensa Multimedia (traduzione a cura di Federico Batini, l’edizione originale è quella italiana). Schulz von Thun F. (1997), Parlare insieme, Milano, Tea Straccioli G. (2010), Ludografia: raccontare e raccontarsi con il gioco, Roma, Carocci Tabucchi A. (2009), Elogio della letteratura, Agra, Atene Torodov T. (2008), La letteratura in pericolo (2007) trad. it. Garzanti, Tea, Milano Tropea S. (2012), A paradigmatic shift from stories “as told”, so stories ad tool. Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D. (1971), Pragmatica della Comunicazione Umana, Roma, Astrolabio Zannini L. (2008), Medical Humanist e Medicina Narrativa, Nuove prospettive nella formazione dei professionisti della cura, Milano, Raffaello Cortina editore. Sitografia 59 http://www.narrazioni.it/it/index.php/laav-279 http://www.narrazioni.it/it/index.php/laav-279 http://www.narrazioni.it/it/index.php/laav-279 http://www.produzionidalbasso.com/pdb_1237.html https://www.facebook.com/LaAvLettureAdAltaVoce https://www.facebook.com/LaAvLettureAdAltaVoce https://www.facebook.com/LaAvLettureAdAltaVoce www.farpensare.org www.iss.it/cmnr , sezione Medicina Narrativa www.narrazioni.it http://www.lifeskills.it/ 60
  3. Massimiliano Lanza

    Le avventure di Gino

    G.I.N.O. = Generale Imperatore Nerone (moderno) Offensivo, è l'acronimo del Boss che comanda. Il suo comandare è altamente insolito, a dir poco comico e surreale, è anche insegnante, ma che fa inginocchiare sulle noci e usa la bacchetta per percuotere, offende con le labbra, parla in dialetto Piemontese, è razzista verso tutto i meridionali d'Italia, eppure con la sua "presunta arroganza" riesce a farmi amare e non odiare. Della serie tanto fumo, tutto arrosto, urli e lettere contro, avvocati, giudici e quant'altro. Una storia drammatica, ma anche comica anzi, "tragicomica".
  4. Massimiliano Lanza

    La luce

    Sia la luce, e la luce fu! E DIo vide che era una cosa buona La luce è vita, la luce è gioia, la luce è splendore, la luce dà nomi: Aurora, Gloria, La luce è gloria, la luce è rutilio, la luce è scintilla, la luce, senza di essa non saremmo nulla, il Buon DIo l'ha creata, vedere la luce, anche i ciechi possono vedere ma con altri occhi, ma anche loro percepiscono la luce, dobbiamo amare i ciechi come noi stessi! La luce, gioia per gli occhi, lume per le tenebre del cuore, la luce, astro che la promana, la luce, galassia a spirale o planetaria o di altro tipo, La luce, Felicità di ogni uomo, uguale per ogni uomo su questa terra! Massimiliano Lanza
  5. Inizia a scrivere la tua storia.. “SLIDING DOORS, LA FILOSOFIA DI LEIBNIZ SECONDO VOI” Titolo: "Leibiniz, l'informatico del '600 – '700 secondo me" scadenza 20/12/2019 Capitolo I: Leibiniz si presenta Ciao a tutti, Sono Gottfried Wihelm Leibniz, l'antesignano della scienza del futuro, l'informatica! Io sono un autodidatta, mi sono accostato alla biblioteca di mio Padre, poi ho studiato filosofia, diritto, matematica a Lipsia e a Jena, ho discusso la tesi a carattere logico-matematico. A me non interessava insegnare nelle università, m’interessava la vita di corte e mi piaceva l'organizzazione del sapere. Nel 1668 mi sono dato alla politica diventando consigliere dell'elettore di Magonza, Giovanni Filippo Schonborn. Dopo essere stato in diverse corti, sempre pensando alla logica e alla matematica, sono entrato in contatto con Pietro il Grande e con Eugenio di Savoia, anche se m’importava fondare delle accademie e così avvenne: nel 1700 ho fondato l’Accademia delle scienze di Berlino (anche se non si poteva sempre parlare di scienza vera e propria, ma ho fatto del mio meglio!). Oltre a tutto ciò ho attraversato l'Europa, ho scoperto il calcolo infinitesimale e tanti altri tipi di calcoli, ho collaborato e litigato con Newton, sono morto ad Amburgo ed ora vi parlo dal "paradiso dei filosofi"; anzi, un illuminista nel paradiso cristiano è un po' insolito, non vi pare? Sono sepolto in una Chiesa luterana, con Gesù che mi rimprovera il fatto d’essere illuminista, ma elogia che, grazie a me, l'umanità verso il progresso: ha pensato a me, forse il buon Dio crea alcune persone appositamente, ma è Lui che decide, io ne sono onorato! Ho conosciuto tanti matematici e scienziati: Arnauld, Melebranche, Huygens, Newton, Spinoza, Samule Clarke e l'italiano (vostro connazionale) Antonio Muratori. Capitolo II: La logica secondo Gottfried Wihelm Quand'ero giovane mi interessai di logica, avevo vent'anni nel 1666 e scrissi la Dissertatio de arte Combinatoria. Mi ispirai ad un certo Hobbes e studiai la logica obiettivamente. Le operazioni mentali per me erano una sorta di calcolus ratiocinator. La parte più interessante che studiai (ma ioo ero non privo di ingenuità, la dedicai alla logica simbolica (ma perché dovetti affrontare argomenti così difficili o cercarmi guai?). L'ingenuità mia stette nel fatto ce io facevo coincidere verità con correttezza dal punto di vista di quest'ultima (ma che caspita di ragionamenti facevo?). Per me lòe affermazioni diventavano vere solo quando erano formalmente corrette (sembro un giurista, un burocrate, certo un matematico più che un filosofo). I posteri dicono che avessi inaugurato il trionfo della sintassi sulla semantica, che gli amici positivisti se ne appropriarono. I posteri dicono che la grammatica viene insegnata sulla base dei miei modelli, insomma anche la grammatica italiana o tedesca, è pura logica e matematica! I cari posteri, da me, hanno inventato l'informatica, con frasi senza senso ma architetture informatiche sensate. Ero convinto che si potesse creare un linguaggio universale e necessario semplicemente combinando dei simboli, sul significato dei quali vi doveva essere un consenso preventivo. Il mio amico Hobbes sì che la sapeva lunga, ma per me ragionare è calcolare, ovvero i concetti possono essere sostituiti dai simboli, più facile, apparentemente, vi pare? Cari miei lettori, non c'è più bisogno di usare frasi auliche e solenni, frasi prolisse, lunghe discussioni: gli esseri umani possono parlare anche con simboli, cosa che oggi miei uomini e donne del futuro, utilizzate con Tablet, Pc e Smartphone. Capitolo III: Un linguaggio universale della scienza Un linguaggio universale della scienza Nella prima fase della sua vita convinto che molte cose si sarebbero risolte con il buon senso, ma non era così; ideai un linguaggio universale per le scienze, sempre basato su simboli, che i miei amici studiosi chiamarono "pasigrafia": nella mia epoca, nel Settecento, voleva dire che un sistema di segni convenzionali, universali per tutti, potevano essere compresi da persone di lingua diversa, ma ciò, secondo me è mera utopia. La cosa compleassa era quella di stabilire corrispondenze tra le parole di una data lingua e dei simboli leggibili nella lingua propria. A tal proposito voglio vedere che cosa farete voi, miei cari lettori! I numeri arabi, che ognuno legge nella propria lingua, sono un qualcosa che rappresenta quanto vio ho detto. I missionari Gesuiti cattolici che si recavano in Cina e Giappone, ritenevano (azzardandosi) che i simboli di tali lingue potessero essere imparati e utilizzati come linguaggio comune dalla popolazione mondiale. A proposito di "pasigrafia" i miei posteri inventarono l'alfabeto morse e il telegrafo, inventarono i segnali stradali e il linguaggio dei segni per i sordomuti. Non so spiegare tali fenomeni perché li ho solo previsti, anzi visti “dall'alto”. Nel 1714 scrissi la Monadologia, in cui capiie che la logica non poteva spiegare tutti gli eventi ricchidi contraddizioni, cioè eventi che una spiegazione logica o una giustificazione non ce l'hanno. Capitolo IV: La natura analitica delle proposizioni Cari amici, se volete capire la mia “logica”, dovete comprendere e studiare l'analisi logica, focalizzandovi su Soggetto, Predicato Verbale e Complemento oggetto. I miei amici scienziati hanno poi inventato e studiato i predicati: essi ci dicono ciò che è vero e ciò che non è vero: in questo modo è facile, tutti possono capire una procedura scientifica di tale portata, non è più logica, ma di nuovo buon senso, verità e giustizia. Per me l'analisi logica è pura matematica, sono algoritmi, come spiegava un mio antenato-scienziato di nome Euclide. La matematica è commensurabile, Dio no, è incommensurabile. Studiate e capirete, leggere e capirete, pregate e capirete. Dicono che anche il mio amico Cartesio abbia usato il mio metodo, ma no, forse no, lui era per Cogito Ergo Sum. Cambiando discorso sempre su Cartesio, si può considerare, come il mio collega rifiutava il concetto di materia “viva”, perché significava che fosse magica! Ciò significa che la legge della gravitazione universale di Newton sia magia? Non credo proprio. E lui lo sapeva! .
  6. Massimiliano Lanza

    Massimiliano Lanza si presenta

    Sono il Dr. Massimiliano Lanza, nato a Biella nel 1970. Dopo il DIploma di Maturità Magistrale indirizzo SOciopsicopedagogico ho studiato per 11 anni Teologia laureandomi con tesi "Il Peccato Originale" nel 2004. Nel 2008 ho conseguito il Master Post Laurea in Informatica delle Scienze Umane. Nel 2017 la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e COnsulenza del Lavoro con tesi "Lettura ad ALta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities". Attualmente studio Giurisprudenza (III anno, LM 5 anni a ciclo unico). Ho conseguito anche l'attestato di Corsi Singoli in Scienze Infermieristiche. Ho studiato presso i seguenti atenei: Università del Piemonte Orientale, Università degli studi di Torino, Università degli Studi dell'Insubria, Università degli studi di Pavia. Lavoro come Assistente Amministrativo nel Comparto Scuola, lavoro svolto con corsi universitari ancora in corso dal 2000 in poi. Sono Poeta, Scrittore, Disegnatore e dilettante in Pittura Naif, in complesso ho studiato anche altre materie tra le quali Storia, Filosofia, Musicologia e Ingegneria Industriale (con due progetti a cui manca il brevetto di Ingegneria Biomedica).
  7. Massimiliano Lanza

    Sociopsicopedagogico

    Stavo salendo sul treno, con molta difficoltà a percorrere gli alti gradini dei famosi treni italiani, littorine diesel a mo' di catorcio, eppure mezzo indispensabile affinché potessi raggiungere l'Istituto a Vercelli. Abitavo ed abito tutt'ora nella piccola provincid di Biella, 900 Km2 circa, tra montagne e la parte della pianura padana che collima con il nord Piemonte. Sopra di noi vi è la Val d'Ossola, il famoso VCO, Verbano Cusio Ossola e dopo il verbano si arriva in Isvizzera. Salivo sul treno e poi a metà strada cambio, Santhià, una piccola cittadina del Vercellese, della pianura vercellese, a ridosso e nelle vicinanze delle risaie vercellesi. Da Santhìa vi erano i sottopassaggi (che figata! sai che roba!) e da lì ti ritrovavi sul binario e i treni erano un poco meglio. Sia gli Interregionali ma anche i regionali, non scomode littorine ma treni veri e propri, come gli interr, treni elettrici vecchia moda. Poi salivi su un E444 e nel giro di dici minuti ti ritrovavi a vercelli, il treno arrivava da Torino e fermava, dopo Vercelli, a Novara, Magenta e Rho (città che esce spesso nella "Settimana Enigmistica". Sceso in stazione feci una fotocopia (vi era una macchina che funzionava a monete adiacente al Bar della Stazione) di un pagellino intermedio alla pagella e mi recai a scuola, 750 metri più avanti, in corso Italia 48 a Vercelli, dopo il CNOFS/Fap Sacro Cuore delle Figlie di Maria Ausiliatrice...
  8. Massimiliano Lanza

    La II guerra Mondiale

    Il Secondo Conflitto Mondiale (Word Second War) inizia il 1° settembre 1939, alle ore 5.00 del Mattino, invadendo la Caserma di Oświęcim, poi diventato Auschwitz (in tedesco Konzentrationslager Auschwitz, abbreviato KL Auschwitz[2] o anche KZ Auschwitz). In seguito divenne sede del famigerato campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II), situato a Birkenau (in polacco Brzezinka), il campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III), situato a Monowitz, (in polacco Monowice).
  9. Massimiliano Lanza

    La terza guerra mondiale

    Un giorno del 2026, la Francia attacca la coalizione araba capeggiata e aiutata da Russia, Cina e India; la flotta del neocostituito Impero Ottomano attacca la flotta USA nel Mediterraneo, distruggendola quasi interamente, una nuova ma gigantesca Pear Harbour, con morti feriti e mezzi miliatari distrutti. Partono due Mig francesi e bombardano la zona del centro di Teheran. Il giorno dopo RUssia, Cina e India dichiarano guerra a Francia e Stati Uniti. Interviene al loro fianco l'Inghilterra contro la flotta ottomana e la coalizione RCI e gli dichiara guerra. Il giorno dopo interviene l'Italia, il governo di Estrema Destra capeggiato da forze coalizzate in parlamento, dichiara guerra alla triplice ottomana intesa e di lì inizia tutto...
  10. Su questo testo non ho fatto nessuna prefazione in particolare, tranne dire che il testo racchiude una miriade di scritti e audio proveniente da Whatsapp, Facebook, Ecc. i quali sono stati trascritti. Direi che la prefazione corrisponde al sottotitolo “Politica, sociologia, scienza, storia, tecnologia, polemiche (è scoppiata la polemica!), progressisti, modernisti, cattocomunisti, conservatori, finti “fascisti”, gli intelligenti e i somari”. Capitolo I Da dove parte la santità? Che cos'è questa cosa grande che io e te dobbiamo fare? Non posso accontentarmi di cose piccole, io devo fare cose belle… hai vent'anni? Allora è giunto il momento di puntare in alto… come puoi accontentarti? Come diceva Sant'Agostino: “c'è un'inquietudine santa nel cuore tuo…”. Il segreto è “non buttare via niente della tua vita”. Ti serve tutto, ma quanto ti è già accaduto non hai saputo sfruttarlo bene e anche quello che ti accadrà. Dio può trasformare in bellezza anche la storia più disperata! “Non abbiate paura di essere santi”, perché ne hai paura? Noi abbiamo paura di andare fino in fondo, ma bisogna andare fino in fondo, non abbiamo nulla da perdere nella realtà, ma abbiamo paura, tanta paura… abbiamo paura di credere alla bellezza che noi siamo ma Cristo crede in noi, egli muore e risorge per amore tuo ma crede in te! Noi abbiamo lo stesso valore del sangue di Cristo, ma se la tristezza regna nel nostro cuore perdiamo tutto il valore che abbiamo faticosamente conquistato. La fortuna è Cristo che per noi è stato flagellato, torturato, crocifisso, è morto ma poi è risorto! Lui ritiene che ne valga la pena e si possa fare. Dio ti ama perché ti ha creato lui e sa che sei bello, sa che sei bella… sai perché ti ha creato Dio? Perché senza di te non si può fare, si sono persone che solo tu puoi amare, ci sono cose che solo tu puoi fare, parole che solo tu puoi dire, sentimenti che solo tu puoi provare! In nome di Cristo, sii te stesso di fronte a Dio! Speriamo che ci sia qualche coraggioso in questa terra! Bé, cari amici lettori, come lo sapessi per esperienza, ma sì, sono credente, qualcuno c'è e anche nei tempi recenti! Capitolo II Amici, vi commento il Vangelo di Natale: il 25 dicembre, Natale, rappresenta la festa del Solstizio di Inverno ed è una festa pagana (all'origine) che è stata mutuata dal Cattolicesimo per farla sua! Per chi non lo sapesse, vi è stato un errore di sei anni a causa di Dionigi il Piccolo Aeropagita, quindi Gesù dovrebbe essere nato sei anni dopo il convenzionale anno zero o d.C.. Tutto ciò perde di importanza di fronte al fatto che Gesù sia venuto nel mondo. Il Natale, importantissima solennità, offre la possibilità di celebrare quattro Messe diverse per tipologia di Letture bibliche: la messa Vespertina della Vigilia, la messa della notte, la messa dell'aurora e la messa del giorno. Il commento e la narrazione non le proseguo perché sono contenute nei testi (di cui uno già prodotto – Commentari Biblici A, B e C). Tuttavia ho deciso di riportare a mo' di copia-incolla questa parte: “Commentari Biblici riferiti alle letture evangeliche di Mercoledì 25 dicembre 2013 – Natale del Signore - Solennità A cura di Massimiliano Lanza Il Natale, importantissima solennità, offre la possibilità ai fedeli di ben quattro Messe diversificate per tipologia di letture bibliche; abbiamo analizzato solamente i vangeli. 1) Matteo 1,1-25. La pericope riporta inizialmente la genealogia di Gesù. Chi conosce poco la Bibbia, questo elenco dice molto poco ed è addirittura arido, chi conosce al di là della media la S. Scrittura avrà un'idea più vicina alla comprensione, chi conosce a fondo la Bibbia avrà una visione globale e la genealogia dice tanto! In questa sede non faremo un analisi della simbologia dei numeri (14 generazioni per 3) ma un dato è certo: Cristo si rivela nella storia, nella storia reale! Tra queste generazioni ci sono personaggi gloriosi ma anche personaggi umani e peccatori, perché Gesù prende su di sè la storia dell'uomo, bella o brutta che sia, perché Gesù ama l'uomo e lo redime totalmente! Anche questo fa parte del mistero del Natale! Per integrare questa pericope evangelica, la quale narra il mistero dell’elezione di Maria a ricevere Gesù Cristo nel grembo verginale, sono ispirato ad utilizzare una frase di Karl Barth, teologo protestante, della Scuola protestante liberale: “Il segno di un tale mistero (l’Immacolata concezione), che è rivelato dall’avvenimento della risurrezione, è il miracolo della nascita di Gesù Cristo: il fatto di essere concepito per opera dello Spirito Santo e di essere nato dalla vergine Maria” (Karl Barth, la dottrina della elezione, Torino, 1983, p. 974 – Angelo Stefano Bessone, Prediche della Domenica, Biella, 1986, pp. 28-29). Barth, protestante, non nega tuttavia l'illibatezza e l'importanza della Vergine Maria nella storia della salvezza, la quale ha ricevuto il Cristo. Giuseppe è l’immagine dell’uomo giusto, tanto è vero che decide di licenziare (dal greco apolusai – significato lett. ripudiare) in segreto. Invece, analizzando il verbo precedente - ebouletze, possiamo dire che Giuseppe, prima della rivelazione dell’angelo in sogno, lasciò alla sorte in segreto Maria, evitandole la condanna per lapidazione, legge vigente per le donne colte in flagrante adulterio; in realtà Maria è la Tota Pulchra, non possiede il marchio del peccato delle origini. Il termine sogno è reso in greco con onar, da cui l’aggettivo “onirico” (si veda Sigmund Freud, sulla psicologia dei sogni – ricordiamo che Freud, nonostante il suo ateismo, scrisse i cinque pilastri sull’amore che ricordano molto da vicino il “comandamento dell’amore” di Gesù). In questo caso San Giuseppe ha un rivelazione e non una manifestazione dall’inconscio. Il termine partorirà è reso con texetai e significa anche essere partoriti, essere generati. Il termine Emmanuele – emmanouel può essere anche tradotto con “con noi è Dio”, la traduzione classica è “Dio-con-noi”, cioè Dio non si accontenta solamente di averci creato ma è dentro di noi. Il suffisso el richiama a Dio. Maria è colei “che non aveva conosciuto uomo”, conoscere un uomo o una donna nella cultura ebraica, significava aver avuto rapporti coniugali con lei/lui; soprattutto nel caso delle donne il marito poteva utilizzare il divorzio, l'atto di ripudio, separandosi così dalla donna, peccatrice. Se la stessa fosse stata colta in flagranza di adulterio, la legge ebraica prevedeva la condanna capitale. Giuseppe è un giusto e come ho già affermato intendeva evitare a Maria tale sorte, ma nel frattempo la visione celeste impedisce a Giuseppe di lasciare la futura moglie, difficile da capire ma penso sorprendente il fatto che egli, nonostante conoscesse i fatti, rimase in silenzio. I vangeli non attribuiscono parole a Giuseppe come invece fa regolarmente la filmografia, ma in tal caso si tratta di fiction. Concludo con una domanda? Anche noi siamo capaci di rimanere in silenzio anche di fronte ai drammi della vita? Per riuscirci prendiamo esempio dalla sposo di Maria. 2) Luca 2,1-14. Il Censimento di Cesare Augusto: Si parla di censimento apograjesJai – apografestzsai: la traduzione del termine oltre che di censimento ha un suo sinonimo, ossia iscrizione in un registro; si parla di gioia e il termine è reso in greco con euaggelion - euanghelion, che appunto richiama al termine italiano Evangelo, ossia buona notizia; si parla di gloria e il termine è reso in greco con doxa - doxa, il suo significato si trova al quarto brano evangelico commentato. Si parla di un segno e il termine è reso in greco con shmeion – semeion e oltre a segno traduce indizio, marchio, suggello, segnale, indicazione, segni di potenza (miracoli, soprattutto attribuiti a Gesù). Il termine è in Luca ma è assai più noto nell'Evangelo di Giovanni in cui il segno richiama al miracolo. Riflettendo sulla pericope di Luca 2 possiamo intuire che il miracolo più grande è la venuta di Cristo in mezzo a noi con la sua nascita circa 2000 anni fa. Il miracolo più grande è che Dio in suo figlio Gesù ci redime dai peccati. 3) Luca 2,15-20: in tale pericope i termini salienti sono meditando (Maria meditava nel suo cuore le parole riferite a suo figlio, senza aggiungere chiacchere) e avvenimento: il primo termine è reso in greco con sumballo – sumballo e, oltre a meditare, significa confrontarsi: la meditazione, in buona sostanza, è il confronto con la realtà. Maria si è confrontata con suo figlio, accettando anche ciò che risultava lontano dalla sua intelligenza e intuizione ma serbandolo nell'intimo con saggezza, certa di una comprensione futura; avvenimento è reso in greco con rhma – rema, derivato di rematoV – rematos, significa accadimento/avvenimento ma anche sinonimo di parola, detto, enunciato. Maria non si lascia spaventare dagli avvenimenti legati a suo figlio ma accetta la volontà di Dio, obbedisce apparentemente in silenzio. La saggezza della donna esemplare la spinge però a conservare nel cuore le Parole di Dio. Anche noi siamo pronti a far tacere noi stessi ed accogliere le parole di Dio? Con Sant'Ignazio di Antiochia dico: O Signore, prendi e ricevi la mia sensibilità, la mia intelligenza, la mia immaginazione, i miei affetti, tutto è tuo e a te io lo restituisco. 4) Giovanni 1,1-18. Da una riflessione di un Arcivescovo: IL MONDO del peccato sarà vinto per sempre se opereremo con Cristo Giorno per giorno, con fede. Dobbiamo accogliere quel bambino di Betlemme come salvatore, è il Verbo che si è fatto carne, egli era la vita e non si può "vivere senza la vita". Accogliere Cristo significa accogliere ogni persona, accogliere Dio nella maniera più profonda, vivere la vita e la rinascita di Gesù oggi in questo mondo. Dio ci indica la strada della gratuità, c'è una dimensione di gratuità nella nostra vita, Gesù si spoglia della sua divinità. In Gesù troviamo il Salvatore, perché ha provato l'esperienza umana, perché in modo solidale vive la vita umana. Fin dalla nascita è stato rifiutato, è nato in una stalla, ha dovuto emigrare in Egitto. Dobbiamo recuperare la gratuità della vita; tale cultura supera ogni fase di crisi, dobbiamo avere la speranza di chi vive accanto a noi ed è precario, semplicemente perché ci manca anche una semplice relazione con lui; tali persone hanno bisogno dell'amore e della tenerezza di Dio. Se siamo in grado di far sperare agli altri un futuro migliore, dando anche del superfluo, davvero saremo uniti a Dio! L'augurio di oggi dovrebbe essere quello di donarsi agli altri. Papa Francesco ha parlato dell'importanza della casa per trovare un luogo sereno e sicuro. Invitiamo le istituzioni a muoversi in tale direzione; dobbiamo trovare una soluzione a chi non può pagare l'affitto nelle case, soprattutto in case popolari. La mia riflessione: Verbum caro factum est: il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la gloria di Lui, pieno di grazia e verità. Verbo (parola) logos – logos: dal greco si traduce con parola, discorso, menzione, dichiarazione, affermazione, risposta, promessa, detto, proverbio, massima, ordine, comando, proclamazione, dottrina, ipotesi (in filosofia), questione, soggetto, argomento, fama, tradizione, leggenda, conversazione, dialogo, eccetera, eccetera; tutto ciò che richiama discorsi e parole riguarda il termine logos; nella tradizione Neotestamentaria è la Parola di Dio fatta persona con la venuta di Gesù. Carne - sarx – sarx oltre al significato di carne, si riferisce al corpo fisico, materialità, corporeità dell'uomo, carne, uomo, uomo terreno, criterio, intelletto umano, natura umana, secondo criteri dettati dall'umana natura, carne, condizione di peccato. Gloria - (Kabod - ebraico) – doxa - doxa in Greco: la sua traduzione richiama diversi sinonimi, nella fattispecie: deliberazione, immaginazione, errore, apparenza, volere, opinione altrui, gloria, onore, splendore, stima, plauso, magnificenza, fulgore, splendore, rutilio, manifestazione di Dio comunicata ai salvati; il termine è utilizzato moltissimo nei formulari liturgici, sia Cattolici, che greco-ortodossi. Grazia – caritoV – karitos: il primo significato dal greco è grazia, poi viene generosità, amabilità, benevolenza, favore, gratitudine, ringraziamento, condizione di grazia, dono. verità - aleJeiaV – alezeias: dal greco il primo significato è verità, poi vengono realtà, condizione oggettiva, reale delle cose, veracità, sincerità, manifestazione di Cristo, criterio per l'agire morale del cristiano. Il Natale parla rappresentativamente della bellezza di Dio e il teologo protestante K. Barth asseriva: parlando di bellezza di Dio: soltanto per spiegare la sua gloria, che in ogni caso racchiude e porta ad espressione come quella che noi chiamiamo bellezza. Il Figlio di Dio, Gesù, Figlio per eccellenza ci ha resi figli nel Figlio, creati a sua immagine. Dio ha assunto la nostra carne, si è calato nella nostra realtà, assumendo tutto di noi, la vita umana e anche la morte. Egli non ha solamente assunto il peccato perché Gesù è Dio, non è creatura peccatrice ma il suo Spirito ci rende simili a lui, come lo è già sua madre, Maria. Egli non ha scelto una generazione di angeli perfetti o di nobili virtuosi ma si è calato nella realtà, la sua discendenza ha anche emeriti peccatori. Dio ama l'uomo così com'è ed è Lui a credere in Noi più che noi a credere in Lui, per quanto ci reputiamo credenti. Siamo pronti a diventare strumento nelle mani di Dio? Massimiliano Lanza1” Capitolo III Sulla filosofia di Leibniz Leibniz si presenta Ciao a tutti, Sono Gottfried Wihelm Leibniz, l'antesignano della scienza del futuro, l'informatica! Io sono un autodidatta, mi sono accostato alla biblioteca di mio Padre, poi ho studiato filosofia, diritto, matematica a Lipsia e a Jena, ho discusso la tesi a carattere logico-matematico. A me non interessava insegnare nelle università, m’interessava la vita di corte e mi piaceva l'organizzazione del sapere. Nel 1668 mi sono dato alla politica diventando consigliere dell'elettore di Magonza, Giovanni Filippo Schonborn. Dopo essere stato in diverse corti, sempre pensando alla logica e alla matematica, sono entrato in contatto con Pietro il Grande e con Eugenio di Savoia, anche se m’importava fondare delle accademie e così avvenne: nel 1700 ho fondato l’Accademia delle scienze di Berlino (anche se non si poteva sempre parlare di scienza vera e propria, ma ho fatto del mio meglio!). Oltre a tutto ciò ho attraversato l'Europa, ho scoperto il calcolo infinitesimale e tanti altri tipi di calcoli, ho collaborato e litigato con Newton, sono morto ad Amburgo ed ora vi parlo dal "paradiso dei filosofi"; anzi, un illuminista nel paradiso cristiano è un po' insolito, non vi pare? Sono sepolto in una Chiesa luterana, con Gesù che mi rimprovera il fatto d’essere illuminista, ma elogia che, grazie a me, l'umanità verso il progresso: ha pensato a me, forse il buon Dio crea alcune persone appositamente, ma è Lui che decide, io ne sono onorato! Ho conosciuto tanti matematici e scienziati: Arnauld, Melebranche, Huygens, Newton, Spinoza, Samule Clarke e l'italiano (vostro connazionale) Antonio Muratori. La logica secondo Gottfried Wihelm Quand'ero giovane mi interessai di logica, avevo vent'anni nel 1666 e scrissi la Dissertatio de arte Combinatoria. Mi ispirai ad un certo Hobbes e studiai la logica obiettivamente. Le operazioni mentali per me erano una sorta di calcolus ratiocinator. La parte più interessante che studiai (ma io ero non privo di ingenuità, la dedicai alla logica simbolica (ma perché dovetti affrontare argomenti così difficili o cercarmi guai?). L'ingenuità mia stette nel fatto ce io facevo coincidere verità con correttezza dal punto di vista di quest'ultima (ma che caspita di ragionamenti facevo?). Per me le affermazioni diventavano vere solo quando erano formalmente corrette (sembro un giurista, un burocrate, certo un matematico più che un filosofo). I posteri dicono che avessi inaugurato il trionfo della sintassi sulla semantica, che gli amici positivisti se ne appropriarono. I posteri dicono che la grammatica viene insegnata sulla base dei miei modelli, insomma anche la grammatica italiana o tedesca, è pura logica e matematica! I cari posteri, da me, hanno inventato l'informatica, con frasi senza senso ma architetture informatiche sensate. Ero convinto che si potesse creare un linguaggio universale e necessario semplicemente combinando dei simboli, sul significato dei quali vi doveva essere un consenso preventivo. Il mio amico Hobbes sì che la sapeva lunga, ma per me ragionare è calcolare, ovvero i concetti possono essere sostituiti dai simboli, più facile, apparentemente, vi pare? Cari miei lettori, non c'è più bisogno di usare frasi auliche e solenni, frasi prolisse, lunghe discussioni: gli esseri umani possono parlare anche con simboli, cosa che oggi miei uomini e donne del futuro, utilizzate con Tablet, Pc e Smartphone. Un linguaggio universale della scienza Nella prima fase della sua vita convinto che molte cose si sarebbero risolte con il buon senso, ma non era così; ideai un linguaggio universale per le scienze, sempre basato su simboli, che i miei amici studiosi chiamarono "pasigrafia": nella mia epoca, nel Settecento, voleva dire che un sistema di segni convenzionali, universali per tutti, potevano essere compresi da persone di lingua diversa, ma ciò, secondo me è mera utopia. La cosa complessa era quella di stabilire corrispondenze tra le parole di una data lingua e dei simboli leggibili nella lingua propria. A tal proposito voglio vedere che cosa farete voi, miei cari lettori! I numeri arabi, che ognuno legge nella propria lingua, sono un qualcosa che rappresenta quanto vio ho detto. I missionari Gesuiti cattolici che si recavano in Cina e Giappone, ritenevano (azzardandosi) che i simboli di tali lingue potessero essere imparati e utilizzati come linguaggio comune dalla popolazione mondiale. A proposito di "pasigrafia" i miei posteri inventarono l'alfabeto morse e il telegrafo, inventarono i segnali stradali e il linguaggio dei segni per i sordomuti. Non so spiegare tali fenomeni perché li ho solo previsti, anzi visti “dall'alto”. Nel 1714 scrissi la Monadologia, in cui capii che la logica non poteva spiegare tutti gli eventi ricchidi contraddizioni, cioè eventi che una spiegazione logica o una giustificazione non ce l'hanno. Capitolo IV: La natura analitica delle proposizioni Cari amici, se volete capire la mia “logica”, dovete comprendere e studiare l'analisi logica, focalizzandovi su Soggetto, Predicato Verbale e Complemento oggetto. I miei amici scienziati hanno poi inventato e studiato i predicati: essi ci dicono ciò che è vero e ciò che non è vero: in questo modo è facile, tutti possono capire una procedura scientifica di tale portata, non è più logica, ma di nuovo buon senso, verità e giustizia. Per me l'analisi logica è pura matematica, sono algoritmi, come spiegava un mio antenato-scienziato di nome Euclide. La matematica è commensurabile, Dio no, è incommensurabile. Studiate e capirete, leggere e capirete, pregate e capirete. Dicono che anche il mio amico Cartesio abbia usato il mio metodo, ma no, forse no, lui era per Cogito Ergo Sum. Cambiando discorso sempre su Cartesio, si può considerare, come il mio collega rifiutava il concetto di materia “viva”, perché significava che fosse magica! Ciò significa che la legge della gravitazione universale di Newton sia magia? Non credo proprio. E lui lo sapeva! Capitolo IV Di omelie di sacerdoti ne ho sentite tante, ne ricordo una di un presbitero Domenicano (i Domenicani o Ordo Predicatorum [o.p.} sono dei veri predicatori, amici dell'Ordine Francescano) il quale, parlando di San Giuseppe, esordì con una battuta di spirito dicendo: “San Giuseppe era un uomo paziente, adesso, invece, gli uomini, fanno che mettere in cinta le donne quando vogliono e se ne vanno” oppure, sempre lo stesso sacerdote: “San Giuseppe era paziente con Maria, ora non c'è nessun problema, via una, ce ne sono altre dieci”. A volte, per accattivarsi l'oratorio, i buoni retori predicatori non fanno altro che delle battute (accettabili se non sono volgari, anche se non ortodosse e poco sante) e le persone evitano di dormire durante l'omelia. Capitolo V Stavo guardando un documentario sui ponti e si parlava che solo con l'invenzione del calcestruzzo le cose cambiarono, per non parlare della malta, usata spesso dai romani: la cupola del Pantheon non crollerà mai! Capitolo VI Una volta scrissi: “ SLIDE!! 06/03/14 La funzione di trasmissione del segnale motorio è l’EFFERENZA, dal cervello va al midollo, da qui viene trasmesso ai muscoli attraverso i nervi periferici; le fibre essendo molto lunghe possono essere colpite da varie patologie, ISCHEMIA, TRAUMI, INFIAMMAZIONI; i chemioterapici danno effetti collaterali a livello del SNP, in alcuni casi il nervo periferico va incontro a processi degenerativi senza sapere la vera causa; anche a causa dell’invecchiamento che lo fa diventare più fragile; anche nei pz non malati al di sopra per esempio dei 75 anni; magari un insieme di concause minori (terapie farmacologiche, intolleranza agli zuccheri, predisposizione a malattie CV); all’interno del nervo periferico ci sono assoni più grandi (che servono per lo stimolo al movimento) e fibre più piccole non sempre mielinizzate (sensibilità termo dolorifica); la MIELINA è presente nel SNC e nel SNP, è un isolante che permette una conduzione più rapida, sono mielinizzate solo quelle che hanno un diametro maggiore e una necessità di trasmissione più rapida, come le fibre che controllano il movimento; il NEURONE PRIMARIO si trova nei gangli delle radici dorsali, PSEUDOUNIPOLARI (struttura a T), prototipo del neurone sensitivo; il sistema SENSITIVO si trova nei gangli, dei prolungamenti che vanno in parte a comporre il nervo periferico e un prolungamento che va nel SNC verso il midolo spinale, poi al TALAMO e la CORTECCIA. SEMEIOTICA DEL DEFICIT: Segni clinici legati al deficit MODALITA’ INSORGENZA: acuta, subacuta, cronica Parte distale o prossimale, uno o più nervi, DEFICIT DI FORZA: di solito nelle parti distali cioè mani e piedi, inciamperà; quando la malattia è diffusa soprattutto, dopo un po’ di tempo visto che il segnale non arriverà correttamente al muscolo il pz potrà avere minore trofismo muscolare (da non confondersi col tono, che è la resistenza che la parte del corpo oppone al movimento), che è proprio la massa muscolare; la mancata trasmissione fisiologia potrà causa una parziale disconnessione tra fibre muscolari e nervi, il muscolo potrà avere contrazioni spontanee non comandate dal nervo (FASCICOLAZIONI), come dei guizzi sotto la pelle che il muscolo può avere; MIOCHIMIE: contrazioni spontanee più strutturate perché riguardano più unità motorie; NEUROMIOTONIA: difetto del rilascio della fibra DISTURBI DELLA SENSIBILITA’: · Il soggetto sente di meno · Disturbi qualitativi, il pz percepisce in maniera diversa lo stimolo, tocca una superficie calda e la sente fredda, o una liscia la sente con formicolio (PARESTESIE); cioè la fibra è danneggiata non trasmette bene e trasmette stimoli anomali; i nervi innervano anche gli organi, ci può essere eccesso o mancanza di sudorazione, sbalzi di pressione o battito cardiaco, deficit di nervi VEGETATIVI AUTONOMICI; per valutare i nervi periferici più grandi si può usare la tecnica di esame DEI RIFLESSI OSSOTENDINII, cioè un martelletto di gomma che da una stimolazione SENSITIVA (di pressione), con questa pressione si attivano le fibre che innervano quel tendine e si vede il riflesso; si vede sia l’afferenza che l’efferenza; se il nervo periferico è danneggiato ci può essere una riduzione dei riflessi osteotendinei, o perché le fibre non trasmettono lo stimolo, o perché quelle motorie sono danneggiate o una combinazione delle due; i guizzi sottopelle possono essere anche fisiologiche dopo per esempio attività fisica; MONONEUROPATIA: coinvolto solo un nervo, per es SINDROME DEL TUNNEL CARPALE, dovuto a intrappolamento del mediano per un passaggio stretto, conflitto tra il canale carpale e il nervo mediano; oppure intrappolamento del NERVO SCATICO a livello del ginocchio; situazioni meccaniche; MONORADICOLOPATIA: per es ERNIA DISCALE, situazioni meccaniche; diabete invece agisce a livello sistemico POLINEUROPATIE: di solito iniziano dai piedi o dalle mani per arrivare alle parti prossimali, possono colpire anche le fibre sensitive; bisogna indagare se è colpita più la mielina o più l’assone; di solito quelle assonali sono più gravi di quelle demielinizzanti; ELETTRONEUROGRAFIA: per vedere la velocità dei nervi, stimolando uno stimolo elettrico al nervo, si registra vedendo se la fibra conduce bene; se la velocità è ridotta di solito vuol dire che le MIELINA è danneggiata, se varia l’AMPIEZZA allora è l’assone a non funzionare bene (se il potenziale prodotto dallo stimolo è più basso del normale); esistono delle malattie che portano anche a DEFORMITA’ ARTICOLARI. NEUROPATIE DISIMMUNI: Il sistema immunitario aggredisce il nervo periferico dando danni acuti o cronici GUILLEM BARRE’ (GBS): Entro poche settimane il pz non riesce più a deambulare, nel tempo si diffonde anche ad altre funzioni (capacità respiratoria, battito cardiaco) che di solito portano il pz al ricovero perché sono un emergenza neurologica; comincia dai piedi arrivando alle parti prossimali, forma di paralisi acuta; di solito causata da infezione o vaccini, c’è stimolazione del SI; ipersensibilità contro la mielina che viene scambiato con l’agente esterno; prevalentemente demielinizzante, si può avere produzione aumentata di proteine, riscontrabile con il liquido cerebrospinale (in cui galleggia il cervello e il midollo spinale), non si trova un aumento di cellule infiammatorie se non minimo (nelle meningiti o encefaliti abbiamo aumento di cellule e anche di proteine); rallentamento di conduzione nervosa, a volte la conduzione può essere bloccata con latenza lunga a livello distale per avere risposta elettrica del nervo; di solito è la mielina ad essere colpita nelle malattia autoimmuni neurologiche ma esistono anche forme assonali; malattie piuttosto rare (circa 5-10 casi su 100000); a Novara 10-15 all’anno, ma sono malattie che è importante riconoscere perché trattabili farmacologicamente; se non riconosciute con tempismo possono portare a forte disabilità o addirittura a morte; GM1: una componente della mielina, un ganglioside, che viene ad essere riversato di anticorpi specifici, tipici di questa forma a blocchi di conduzione (MMN) PLASMAAFERESI: pulizia del plasma da questi anticorpi e per un po’ di tempo il nervo funziona; NEUROPATIA DIABETICA: complicanza più frequente del diabete, 15% nei primi 5 anni e 75% dopo 40 anni; la patogenesi è di tipo vascolare quindi in realtà può essere considerata una complicanza vascolare del diabete; forme asimmetriche più rare!! Ora il piombo viene poco utilizzato quindi è un problema minore il danno da piombo; anche se in paesi in via di sviluppo è ancora presente; va in sofferenza la GIUNZIONE NEUROMUSCOLARE; il segnale dal nervo motore deve arrivare al muscolo e si deve liberare l’acetilcolina; la struttura può essere danneggiata perché esistono degli anticorpi che danneggiano i recettori che ricevono l’acetilcolina; quindi quando c’è la liberazione il recettore può essere danneggiato e non funzionare bene; può essere danneggiato la parte principale (AChR) o proteine vicino; MIASTENIA GRAVIS (forma classica): danneggiata la struttura post-sinaptica; patologia in aumento (80 su 100000), ogni anno c’è un caso nuovo circa, sono pz che vivono a lungo; ci sono anche casi giovanili prima dei 40 anni; il segno clinico più importante all’esordio è la VISIONE DOPPIA, i muscoli che muovono gli occhi sono tra i più finemente innervati e quindi vanno incontro prima all’affaticamento; se la malattia colpisce solo gli occhi non è pericoloso, ma se l’affaticabilità interessa i muscoli respiratori la persona può anche morire per paralisi respiratoria; l’indebolimento è progressivo durante la giornata; solo il 10 15% rimane confinata agli occhi (stadio 1); in alcuni di questi soggetti c’è difficoltà a rimozione del TIMO che invece di atrofizzarsi, sopravvive e fa maturare questi anticorpi, a volte va incontro a ipertrofia o anche a crescita neoplastica; dando acetilcolina al pz il pz migliora; oppure si da una stimolazione elettrica ripetitiva al pz; se si va a stimolare delle fibre ripetutamente con stimoli continui posso vedere nella risposta un decremento di ampiezza per l’esaurimento di acetilcolina; il pz non guarisce anche se si toglie il TIMOMA, ma si toglie perché se viene fatto nel pz giovane a inizio malattia si può avere un miglioramento clinico, e perché può evolvere in neoplasia maligna; le forme senza anticorpi sono molto meno, perché la possibilità di trovare altri anticorpi è molto migliorata; TERAPIA: si aumenta la produzione di acetilcolina bloccandone il degrado, si può dare anche CORTISONE e IMMUNOGLOBULINE; SINDROME MIASTENIFORME: danneggiata la struttura PRESINAPTICA, forma più rara, in occasione di tumori si possono trovare anticorpi che danneggiano la parte presinaptica; di solito c’è sotto un tumore, ma se si sottopone a un maggiore carico di lavoro il pz può migliorare, perché c’è un difetto di rilascio, i canali del calcio presinaptici sono importanti per questa trasmissione, quando arriva lo stimolo elettrico vengono attivati i canali del ca che aprono le vescicole di acetilcolina, quindi più si stimola più aumenta il potenziale; MIOPATIE Molto rare nell’adulto, pochi centri se ne occupano, riguardano molto più i bambini; di solito sono malattie EREDITARIE (DUCHENNE o BECKER) o INFIAMMATORIE, INFETTIVE, METABOLICHE; le forme ereditarie sono quelle più importanti; DUCHENNE mutazione neoformata, senza legame genetico; è una malattia in cui manca una proteina responsabile del mantenimento della fibra muscolare, quindi queste degenerano man mano che si contraggono, sono più fragili e danneggiabili; compare già nel secondo anno di vita; tipicamente fa fatica ad alzarsi in piedi, deve appoggiarsi alle ginocchia (tipico delle malattie neuromuscolari); alla lunga le fibre vanno incontro a fenomeni di necrosi e il tess muscolare viene sostituito da tessuto connettivo, i muscoli si ingrandiscono, vengono perse le caratteristiche di elasticità muscolare e il bambino cammina sulle punte; in pochi anni il bambino finisce sulla sedia a rotelle, da anche INSUFFICIENZA CARDIACA perché viene colpito anche il muscolo cardiaco; di solito tra i 15 20 anni il bambino muore; DIAGNOSI: se il muscolo va in sofferenza si liberano degli ENZIMI, quindi questi si trovano maggiormente nel sangue (CREATIN FOSFOCHINASI); con un esame specifico ad ago si può investigare la fibra muscolare, si vede se il muscolo soffre (fenomeni di rimaneggiamento muscolare) o fenomeni di attività spontanea del muscolo; si può fare anche un analisi genetica; DISTROFIA DI BECKER: stesso tipo di trasmissione col cromosoma X con però ridotta espressione e il pz può deambulare fino ai 15 20 anni; qua è ridotta e non assente la DISTROFINA SCAPOLO OMERALE NO!!! DISTROFIA MIOTOMICA: forma dominante legata a un difetto genetico del cromosoma 19 in cui si espande una tripletta codificante e causa la MIOTOMIA, impossibilità di rilascio del muscolo, va in una brusca contrazione involontaria che si rilascia lentamente, malattia che combina una IPOSTENIA MUSCOLARE con fenomeno miotomico, il soggetto stringe il pugno e non riesce più a rilasciarlo MIOPATIE METABOLICHE NO!!! CLINICA: STANCHEZZA, CRAMPI, DOLORI, CDK E MIOGLOBINA nel sangue e urine MIOPATIE INFIAMMATORIE: danneggiamento con meccanismo autoimmune, linfociti citotossici che danneggiano le fibre muscolari, più spesso quelli prossimali con anche dolore, malessere generale, ves alta, muscolo con necrosi a causa di attacco dei linfociti t citotossici; DERMATOMIOSITE: più spesso associata a neoplasie, forma PARANEOPLASTICA TERAPIA: stessa delle altre malattie infiammatorie del nervo, IMMUNOGLOBULINE, IMMUNOSOPPRESSORI, CORTISONE, colpiscono più i bambini, nell’adulto il deficit è più prossimale, si ha atrofia o pseudoipertrofia con manifestazioni cardiache; CDK aumentano nelle malattie del muscolo, con l’esame ad ago si andrà a investigare l’alterazione dell’attività muscolare che nelle malattie del nervo è diversa; Biella, 10/03/2016 Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche Lezioni: a) Neurologia (14-16); b) Geriatria (16-18). Neurologia (a) Docente: Prof. Cristoforo Comi, medico dal 1997, docente di Neurologia ai futuri medici, infermieri, Fisioterapisti, specializzandi in Neurologia a Novara MALATTIA CELEBRO VASCOLARI La Neurologia, oggi, opera a livello o a regime di Day-hospital, meno a livello di degenza. Parliamo dell’Ictus, o stroke, dal latino o dall’inglese “colpo”. Lo stroke può essere ischemico, oppure emorragico. Il concetto è simile all’infarto cardiaco, con la differenza che il tessuto celebrale, è molto più fragile, va in necrosi molto più rapidamente. Definizione di ICTUS (WHO): Si tratta di una disfunzione focale o globale dell’encefalo, a insorgenza acuta o subacuta, dovuta a causa vascolare che determina TIA, Transit Ischemical Attack e può avere una durata da uno a sessanta minuti. Brain Attack: può avere una durata da 1 a 24 H. Prevalenza di ICTUS in Italia: ogni giorno 536 casi; capita anche per l’età avanzata (siamo secondi solo dopo il Giappone!!). Dopo il Giappone abbiamo la percentuale di anziani più elevata e pertanto aumentano i casi di ICTUS. A Novara, in neurologia, ci sono 1000 ricoveri all’anno di cui il 60% sono ICTUS! Esordio e andamento Insorgenza acuta Deficit neurologico focale, andamento peggiorativo, andamento migliorativo (TIA e Brain Attack). - Stazionarietà DEFICIT NEUROLOGICI FOCALI: - EMIPARESI - EMIANESTESIA - EMIANOPSIA - ATASSIA - AFASIA - DIPLOPIA - PARALISI FACCIALE - DISARTRIA - DISFAGIA A ciascuna di queste è applicato un punteggio: più è alto il punteggio, più è a rischio il soggetto. L’ICTUS è una malattia eterogenea: 1) Ischemia da trombo-embolismo da ATS di grossi tronchi arteriosi; 2) Ischemia cardioembolica. - La mortalità acuta (30 gg) dopo l’Ictus è pari a circa il 20%, mentre quella dopo un anno ammonta al 30% circa. - Le emorragie (parenchimali e sub aracnoidee). MALATTIE CELEBRO VASCOLARI FOCALI SONO L’85% Si tratta di un tappo che chiude la circolazione e avviene, solitamente, sui vasi di grosso calibro. Possono essere: - Basilari - Vertebrali - Carotidi interne 1) Aterosclerosi Cerebrale 2) Aterosclerosi Cerebrale Media (vedere il triangolo di Willis 1) Arco aortico 2) Tronco aortico L’infarto più è distale più è piccolo e non compromette la parte dell’emisfero. Infarto singola branca ACM L’infarto branca superiore ACM Il tempo incede sull’esito diagnostico dell’ICTUS, soprattutto per chi abita nei centri urbani in cui ci siano molti grandi ospedali. Infarto celebrare acuto (6 ore) con segni iniziali di sofferenza cerebrale: si nota una perdita dei confronti dei nuclei sella base e una tenue ipodensità. L’ipodensità più marcata è segno della C.M. iperdeusa nella fase iperacuta di un ictus ischemico. Meccanismo steno – occlusivo - Tromboflebite aterosclerotica - Embolia cariogena L’Ecocolor-doppler è utile a individuare il volume del sangue che scorre nelle arterie. Fattori di rischio dell’ICTUS: - Età - Ipertensione arteriosa - Diabete mellito MALATTIE CELEBRO VASCOLARI, MAGGIORI FATTORI: LA FIBRILLAZIONE ATRIALE. EMBOLIA CARDIOGENA - Malattia del nodo seno-atriale - Pervietà del forame orale La fibrillazione atriale e neurologica vascolare F.A. è la causa più comune d’ictus ischemico nella popolazione anziana. Avviene occlusione embolica dell’arteria celebrale media di sinistra. Malattia ATS dei piccoli vasi arteriosi (sindromi lacunari). - Meccanismo emodinamico - Malattie ematologiche - Altre cause Infarti lacunari: Infarti di piccole dimensioni, situati in profondità, in zone non corticali degli emisferi e nel tronco encefalico (lacunar stroke). - Infarto lacunare (vasculiti) Arteriti in corso di collagenopatie - Lupus Eritematoso Sistemico (LES) - Mal di Jo Green - - Renarterite nodosa: arteriti granulomatose. - Mal di takayasu - Arterite temporale - Arterite giganto-cellulare intracranica. VASCULITI SISTEMICHE - Malattia di Wegener; - Malattia di Charg-Strauss; - Malattia di Balcet; - Malattia di Burger - Sarcoidosi Principali sindromi - Sindromi del circolo carotideo: 1) Sindrome totale della carotide interna (CI) o della carotide media (ACM). 2) Insorgenza improvvisa di : - Emiplegia …. Braccio - Emiplegia FBC Afasia Infarto totale ACM di DX. 3) ACA = Sindrome dell’Arteria Cerebrale Anteriore; ACP = sindrome dell’Arteria Cerebrale Posteriore. 4) Sindrome di occlusione delle arterie talari (?); 5) Infarto del cervelletto; 6) Sindromi lacunari del tronco; COME TRATTARE L’ICTUS Prevenzione primaria: correzione fattori di rischio: ICTUS Trattamento fase acuta Prevenzione secondaria Riabilitazione L’Ospedale Maggiore di Novara è il secondo del Piemonte e uno dei più grandi Ospedali d’Italia. Occorre: - Prevenzione primaria; - Farmaci: statine per il colesterolo; - La prevenzione: fase acuta - Poi: somministrazione di trombolitici per mezzo di trombo lisi; - Tenere la pressione né troppo alta, né troppo bassa, fare esami del sangue, Emogas analisi, eccetera - È necessario ripristinare un rapporto ematico per prevenire l’edema. Emorragia celebrale a sede tipica Emorragia cerebrale primaria profonda dell’iperteso: Non sono perdite caratteristiche (in ordine di frequenza): - Striato (putamen o dinamico-capsulare) - Talamo (Talamo - capsulare) - Cervelletto Emorragia cerebrale a sede atipica Malformazione …. Venosa (MAV) L’infarto celebrale colpisce per l’85%, l’emorragia celebrale per il 18% Emorragia sub aracnoidea L’aracnoide è appena sotto la Dura madre: nello spazio interstiziale, nei pressi del liquor celebrale. Sarebbe la sede più frequente di aneurismi intracranici in una casistica non selezionata. Gli aneurismi sono molto frequenti. 12/03/14 Una volta si Registrava l’attività cerebrale e i SEGNI e SINTOMI del pz facendogli un video, vedendo una correlazione; il COMA viene spesso stadiato con l’EEG, anche la diagnosi di MORTE CEREBRALE; NEUROBIOLOGICHE COGNITIVE: disturbi della memoria PSICOLOGICHE: depressione e ansia SOCIALI: stigma Una crisi non è sufficiente per fare diagnosi di epilessia, ma la diagnosi di epilessia deve avere almeno una crisi epilettica; può venire una crisi per es nell’anziano che prende le benzodiazepine per 6 anni e poi smette all’improvviso di prenderle. DISTRIBUZIONE BIMODALE, ha due picchi, prevalentemente i bambini adolescenti e gli anziani; FOCALE: la scarica elettrica nasce da una piccola parte del cervello, se la scarica si propaga secondariamente diventa generalizzata GENERALIZZATA: Originano da un area più bassa (di solito ipotalamica), e si ha interessamento di circuiti bilateralmente CRISI TONICO-CLONICHE GENERALIZZATE FASE POST CRITICA: Spossato, tende a dormire, pian piano riacquista il colore della cute e la coscienza CRISI MIOCLONICHE GENERALIZZATE Di solito il pz è cosciente CRISI A TIPO ASSENZA, EEG: Ogni quadratino ce ne sono 3 (3hz) di sequenze di complessi punta-onda, inizio improvviso e fine brusca; ASSENZA ATIPICA: forme appartenenti a sindromi gravi dell’infanzia Oggi non si usano più i termini SEMPLICI e COMPLESSE, si preferisce descrivere la COSCIENZA; cioè con o senza ALTERAZIONE; a seconda di dove parte la scarica ci sarà una diversa manifestazione clinica; FENOMENI VEGETATIVI: la nausea, il disagio gastrico, per es l’AURA EPIGASTRICA CRISI LOBO TEMPORALE: paura intensa (si può scambiare per attacchi di panico), coscienza preservata, durano secondi o minuti; CRISI FOCALE MOTORIA: può partire con delle clonie alla faccia, ma poi passa nella mano; continua ad avere automatismi, con dei movimenti random, EPILESSIA: spesso sono dovute a mutazioni di canali (per es del sodio) che si trovano sulla membrana dei neuroni EPILESSIA CON ASSENZE DELL’INFANZIA (CAE) detta anche piccolo male: Importante perché le assenze e le crisi si ripetono, e una delle più frequenti infantili, tra i 4 e gli 8 anni; EPILESSIA MIOCLONICA GIOVANILE: frequenti al mattino, speso fotosensibili; es ragazzina in gita con deprivazione del sonno e prima crisi; la TERAPIA ANTIEPILETTICA risolve le crisi solo nel 70% di casi, anche provando tutti gli antiepilettici; il 30% va seguito per il trattamento neurochirurgico, si andrà ad individuare precisamente l’area interessata e verrà poi rimossa; spesso farmaci TERATOGENI, poi se la pz ha una crisi convulsiva durante la gravidanza rischia di fare male a se e al bambino, è necessario trovare un bilancio rischio/beneficio tra terapia e avere crisi; si imposta una terapia prima che inizi la gravidanza usando il minimo dosaggio possibile e evitando i farmaci più teratogeni; si da ACIDO FOLICO nei primi 3 mesi (organogenesi), è raccomandato il parto naturale e l’allattamento; non dovrà perdere sonno, dimenticare la somministrazione del farmaco soprattutto vicino alla gravidanza; 14/03/14 problema rilevante e invalidante, il neurologo si trova spesso ad affrontarlo, il problema è capire se il mal di testa è benigno o se è spia di una malattia grave (cefalea secondaria, per es a un tumore o un emorragia che comprimono le strutture agosensibili); quindi la prima domanda è se il pz ha una malattia pericolosa o se è una CEFALEA PRIMARIA, che è o un EMICRANIA o una CEFALEA TENSIVA, oppure forme più rare; vanno cercati dei segni come la rigidità nucale nelle meningiti oltre che ai segni classici di cefalea, anche l’articolazione temporo mandibolare, alcuni hanno problemi e questa difficoltà di masticazione si riflette sulla postura e sensibilità delle zone circostanti dando cefalea cronica, che è curabile con terapia odontoiatrica; oppure una SINUSITE, può avere una cefalea continua e si può guardare se c’è opacamento dei seni; FUNZIONE VISIVA: aumento pressione endocranica si riflette sul fondo dell’occhio, o assimetrie delle pupille, problematiche nel movimento oculare; la neurologia nasce come concetto di diagnosi di sede, correlare il segno neurologico e la sede del problema; una crisi ipertensiva può manifestarsi con cefalea, e abbassando la pressione migliorerà anche la cefalea; AUSCULTAZIONE VASI CAROTIDEI: soprattutto per le fistole, produzione di un tipico soffio TAC: si fa sempre in caso di cefalea, perché altrimenti si potrebbe etichettare come cefalea primaria un problema più grave; quindi adesso si fa quasi sempre di routine; CEFALEA A GRAPPOLO: una forma di dolore molto intenso che si presenta in attacchi ravvicinati fra loro che vengono definiti grappoli di attacchi, per es sta bene per 5 mesi e 5 giorni di fila grappoli di cefalea, c’è anche una componente VEGETATIVA molto importante (sudorazione, rossore del volto), vengono definite forme di cefalea AUTONOMICA; CEFALEA SECONDARIA se una persona non ha mai avuto cefalea fino ai 40 anni e poi presenta cefalea è probabile che sia secondaria; ICTUS è un caso un po’ a se, da cefalea solo se c’è molto edema intorno all’ischemia, se no normalmente l’ischemia non è dolorosa; la CEFALEA è invalidante è fastidioso, con costi sociali pesanti, ma nella gran parte dei casi non è pericolosa per la vita, escluse le condizioni secondarie; EMICRANIA: colpisce persone giovani, è una causa di disabilità maggiore della cefalea tensiva, ma non perché sia più frequente (circa la metà della tensiva) ma perché costringe la persona a completa inattività perché è molto più fastidiosa, ha vomito e peggioramento del dolore appena si muove o fa qualcosa, è molto variabile da soggetto a soggetto anche come frequenza, e potrebbe dare difficoltà nella diagnosi differenziale col grappolo; è difficile che sia emicrania se è mal di testa lieve; è più frequente nei paesi occidentali, questo per una questione GENETICA di razza caucasica, che è più ricca, e lo stile di vita dei paesi industrializzati favorisce l’emicrania perché è più frenetico, non è sufficiente ma è un fattore predisponente, per es lo studente può avere emicrania dopo aver fatto un esame per un rilassamento psicofisico; se la forma è solo nel periodo mestruale si tratta in modo diverso perché non avrebbe senso dare una terapia per tutto il mese; l’emicrania si modifica grazie alla terapia e perché alcuni sviluppano una forma tensiva sotto l’emicrania, magari il pz parte con un emicrania, poi sviluppa anche una CEFALEA TENSIVA, che quando diminuisce l’emicrania poi rimane solo tensiva; infatti nella realtà non c’è una differenza così netta tra tensiva e emicrania, alcune forme sono una coabitazione delle due, con vari attacchi a volte di emicrania e a volte tensivi; magari uno con cefalea non mangia e quindi dopo gli viene l’attacco, oppure dormono meno o bevono un po’ di più, devono seguire uno stile di vita più regolare e controllato, vini (soprattutto con molta anidride solforosa) possono peggiorare il malditesta; gluttamato di sodio (presente nel cibo cinese) il diametro dei vasi, quindi la vasodilatazione e vasocostrizione ha un ruolo importante nell’emicrania, per es se mangio molto gelato in fretta, colpi di freddo e caldo variano rapidamente il diametro vascolare e quindi possono dare cefalea; la SEROTONINA determina una modificazione del calibro vasale, dando costrizione e dilatazione rapida, quindi ci sono farmaci che agiscono sul recettore della serotonina; OSMOFOBIA: ipersensibilità agli odori; alcuni hanno una FASE PRODROMICA (fase che precede la cefalea) eccitatoria e altri inibitoria, nello stesso soggetto di solito è sempre lo stesso dopo; AURA EMICRANICA: c’è in una percentuale bassa, presenza di segni neurologici legati all’attacco, ci sono alterazioni neurologiche visive (forme geometriche, scintille, perdita di campo visivo), sono fenomeni rari (circa il 15%), può essere anche SENSITIVA (formicolio), raramente di tipo MOTORIO (movimento o parola); è importante interrompere il CICLO VIZIOSO, se c’è un attacco e non viene spezzato il cerchio ci può essere cronicizzazione del fenomeno, è importante identificare il tipo di emicrania e trattarlo in maniera precisa; aiutano molto i DIARI dove il pz annota la frequenza, l’intensità degli attacchi, nausa, vomito, aura; perché da questo si può arrivare a una terapia su misura fatta bene; FASE ALGICA: di solito non va oltre le 24 ore, se va avanti più a lungo si può parlare di STATO EMICRANICO; in questa fase Il pz tenderà a stare al buio e silenzio, sdraiato, senza fare attività fisica, mentre con cefalea tensiva il pz ha beneficio a fare una passeggiate; ci sono anche persone che hanno alcuni attacchi con aura e altri senza; si può avere anche ISCHEMIA di una zona di encefalo in occasione di attacchi emicranici, se non si tratta in modo adeguato possono esserci delle cronicizzazioni; serve il diario perché dovrebbe dover fare la profilassi; si possono dare anche consigli di comportamenti di vita; alcuni pz prendono continuamente farmaci e si crea una sindrome da abuso di farmaci, questo perché c’è l’uso dell’automedicazione, i FANS non vanno mai presi con l’emicrania, danno effetto parziale ma alla lunga danno più danni che benefici!! TRIPTANI: farmaci che da il neurologo per l’emicrania, bloccano l’attività riflessa vascolare; quelli di ultima generazione sono più rapidi e più efficaci; esistono soggetti che rispondono a un triptano rispetto a un altro, quindi c’è anche una soggettività a questi farmaci; CEFALEA TENSIVA Forma più frequente, meno grave dell’emicrania, ci sono statistiche disomogenee perché magari non vanno neanche dal neurologo questi pz, ha un impatto notevole economico, quelle lieve sono compatibili con l’attività lavorativa, più frequente nelle donne, età più avanzata, favorita da patologie osteoarticolari; anche i vizi posturali possono dare rischio elevato di cefalea; il picco è verso i 50 anni; probabilmente è un termine di molte forme che dipende da molti fattori diversi, i fattori scatenanti sono simili all’emicrania, ma qui c’è più omogeneità per la specificità del dolore pulsante; attacchi con intensità più bassa, frequenza minore dell’emicrania; pz spesso estremamente nevrotici; sentore di CERCHIO ALLA TESTA (come avere un casco stretto in testo), non c’è forma con aura, non c’è rapporto con il ciclo e migliora con una blanda attività fisica; alla prima visita il neurologo esclude che sia una forma secondaria (perché la cefalea tensiva assomiglia a forme secondarie) e dare il diario al paziente; spesso sono persone insoddisfatte o con problemi psicologici; la terapia è più difficile che nell’emicrania perché meno intenso il dolore, prima si potrebbe agire sullo stile di vita prima di dare terapie, curare l’insonnia, gli attacchi di panico, l’ansia ecc; se non si riesce a fare si usano gli ANTIINFIAMMATORI o dei MIORILASSANTI (che però alterano la lucidità mentale, darà sonnolenza), ora esistono delle formulazioni con la thc usati per la spasticità, potrebbero funzionare anche con la cefalea; Biella, 16/03/2016 Neurologia – Lezione due Università del Piemonte Orientale Scuola di Medicina Dipartimento di Medicina Transazionale Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche 2° anno – 2° semestre. Lezione tenuta da: Dott. Cristoforo Comi Dott. Giacomo Tondo Clinica Neurologica Università del Piemonte Orientale Argomento: demenze neuro-degenerative. Definizione di demenza Compromissione intellettiva acquisita, cronica e progressiva di normali funzioni cognitive. Criteri DSM IV – American Psychiatric Association (APA). a)Presenza di deficit cognitive multipli; b) È una malattia neurologica. Per il 30% colpisce pazienti > di ottanta anni. Nel 2000 vi erano venti milioni di pazienti dementi al mondo, nel 2020 se ne prevedono quaranta milioni, nel 2050 sessanta milioni. Le cause sono: ü Per il 42% alzhaimer ü Per il 20% si tratta di patologie vascolari ü Per il 10% di patologie miste. Quadro cognitivo La demenza provoca il declino cognitivo, in altre parole: incapacità a ricordare i contenuti amnestici acquisiti e ad immagazzinare nuove informazioni. Alterazioni della memoria diacronica. Manifestazioni cliniche: - Mancanza di consapevolezza; - Sindrome atopica di Reich; - Afasia sul linguaggio - Aprassia sulla memoria Manifestazioni cliniche: o Alterazioni dell’umore (depressione, ansia, irritabilità); o Disturbi delle percezioni. Test da applicare NPS che calcola il MMSE: Mini Mental State Examination. MCI = Mild Cognitive Impairments. Alterazioni della memoria, ma normali funzioni cognitive. Attività quotidiane MCI – Criteri diagnostici 1) Disturbo di memoria definito come la presenza di uno dei seguenti: ……………………………. ??????????? Dopo quarantotto mesi la metà degli MCI diventa un caso di Alzhaimer. Classificazione delle demenze Degenerative o primarie Corticali - Malattia di Alzhaimer - Fronto temporale e malattia di Pick Demenza vascolare ischemica Provoca: - Depressione - Disturbi metabolici - Intossicazione da farmaci - Infezioni dello SNC - Lesioni strutturali - Idrocefalo normo teso Malattia di Alzhaimer Il primo caso descritto dal Dott. Alzheimer. “Come ti chiami? - Augusta E il tuo cognome? - Augusta”. Epidemiologia 50% di tutte le forme di demenza primaria. Esordio - Gene App 21 (APP CRON 21 – Peptide precursore amiloide). - Prenesenicina 2(PSEN1) – CROM 14 - Preneselinina 2 (psen 2) – CROM 1 Malattia di Alzheimer Fisiopatologia Causa le placche beta amiloidi. Beta amiloide La proteina precorritrice dell’amiloide. Gomiti neuro fibrillare I microtubuli (supporto interneo dei neuroni, sono stabilizzati da una patina chiamata Tau). Nell’Alzheimer la modificazione delle tau provoca il collasso dei microtubuli e le terminazioni dei gomitoli neuro fibrillari. Malattia di Alzheimer – patogenesi Fattori di rischio: ü Età ü Storie famigliari ü Mutazioni su cromosomi 1,14 e 21 ü Apo E  4 ü Trauma cranico. NEUROPATOLOGIA Quadro macroscopico: - Atrofia corticale temporale mesiale bilaterale - Sistema convergico (ippocampo). - Livelli corticali di chat (correlato con deficit cognitivo); livelli acme – recettori nicotinici. correlazione anatomo-clinica Brain cross sections I primi segni sono visibili Nella corteccia entorinale, suoi …………….. nell’ippocampo - Le modificazioni possono iniziare 10 – 20 anni prima. - Iniziale atrofica cerebellare e perdita neuronale - I sintomi di AD lieve includono il deficit mnesico (ematoma recente), alterazione del giudizio (trascuratezza per l’igiene e per il vestirsi), ansia e cambiamenti del tono dell’umore. I sintomi di AD: - Atrofia molto marcata; - Sindrome alogica; - Dipendenza totale del caregiver. La morte insorge dopo otto o dieci anni. Sistemi cognitivi: si utilizza la PET Importanza della clinica Diagnosi caratteri clinici (NINCDS – ADRDA) Deficit di due o più aree cognitive. - Peggioramento progressivo della memoria. - Importante il dosaggio della vitamina B12 - TC e Rm cranio – encefalo - RMN e PET scan, per indicare i marcatori della diagnosi - Genotipizzazione (ACP, RS1, PS2). Malattia di Alzheimer: terapia; terapia: sistema colinergico, proiezioni verso aree di interesse cognitivo. Uso degli inibitori dell’insieme ACETIL – COLISTENASI. TEMATICA della AD MODERATA Trementina (??) proteina ad eridov (??), farmaco antagonista del recettore del glutammato. ALTRE TERAPIE Terapia comportamentale a base di: Antidepressivi; Antipsicotici atipici. Terapie di riabilitazione: Neuro cognitiva nelle fasi iniziali, in altre parole selegilina, vitamina E, giuko biloba (???). Risultati aneddotici Immunoterapia – vaccino VS Abete, modulatori della secretasi. Demenze Fronto temporali Accumulo di proteina Tau iperfosforilata. - Malattia di Pick - Variante frontale: apatia (inerzia, depressione, ritiro sociale o disinibizione (impulsività), concetti sociali inopportuni, linguaggio inappropriato , iperafasia) + deficit esecutivo. Afasia non fluente progressiva: : anomia, linguaggio telegrafico, mutismo. Demenza semantica ATROFIA DELLA CORTECCIA CELEBRALE Demenza a corpi di Keily Il 15% delle demenze sono degenerative Si crea un deficit congenito e parkinsoniano (scogliosi). Differenziali sono con AD e PD; i corpi di lewy sono accumuli intra – cito - plasmatici di alfa . DEMENZA VASCOLARE REQUISITI DI BASE - Infarti lacunari - Assenza di storia di stroke - Demenza progressiva. Diagnostica della demenza vascolare - Anamnesi - Inizio associato a stroke con possibile miglioramento sintomatico. SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA Si tratta di una malattia dei motoneuroni, definita anche come malattia di Charcot. Sindrome del II motoneurone. Ipotrofia muscolare Ipotonia, iposenia, caratteristiche del segno di Babiuscky. Possono essere associati episodi di spasticità. La sindrome dei I motoneurone è l’ipotrofia muscolare. SLA significa Sclerosi Laterale Amiotrofica, caratterizzata da riso e pianto spastico. Il crampo muscolare è determinato da una contrazione muscolare involontaria, improvvisa e dolorosa. Disturbi di forza (arti superiori), disturbi di forza (arti inferiori). Esordio raro: insufficienza respiratoria acuta. Diagnosi di Elettromiografia. Elettromiografia: esame ad ago che misura ricca attività spontanea, rellutamento (???) ridotto, unità motorie di ampiezza e durata. Elettro neurografia: simile alla precedente; SMT = Stimolazione Magnetica Trascranica: ridotto numero di unità motorie. Diagnosi di SLA – criteri di El Scorial Decorso clinico progressione costante lineare Un epidemiologo molto famoso, Prof. Chiò, docente Città della Salute della Scienza – Torino, esperto di SLA ha collaborato con il Procuratore Guariniello, causa insorgenza della SLA in vari ambiti, tra cui quello calcistico, poiché i prati sintetici favorivano l’insorgere della malattia. Ha sviluppato un percorso ottimale per accelerare la diagnosi. La collaborazione deve essere tra Medico di Base e Neurologo. IL MORBO DI PARKINSONS Scoperto da James Parkinsons nel 1817. Egli non era propriamente un neurologo, la neurologia ancora non esisteva come disciplina, tuttavia egli monitorò alcuni casi. Alcune considerazioni: all’epoca in Inghilterra l’aspettativa di vita era solamente di cinquant’anni, cioè difficile determinare il fenomeno di studio. Casi di Parkinsons certamente se ne vedevano di meno e quindi meno pazienti si ammalavano e la malattia stessa era rara. In una popolazione come l’attuale, in cui i 2/3 delle persone hanno più di 65 anni, la diagnosi su un parkinsons è più facile che accada. Il tremore è la percezione che colpisce di più riguardo alla malattia. Aspetto della postura, con il tronco piegato in avanti. L’incidenza è di 11 nuovi casi annui, la prevalenza è > 200/100.000. La maggiore prevalenza di anziani è inferiore solo al Giappone per quanto riguarda la situazione italiana. Incidence and Prevalence Incidence Prevalence Number of new cases Total number of people In a population, in a population with the Usually / 100.000 condition, Around 11 per 100.000 Le cumulative incidence A livello di Per annum minuts Death Around 100-200 per 100.000 Neuropatologia. Avviene una degenerazione di neuroni dopominergici. - Degenerazione della sostanza nera - Presente un taglio sagittale - È una malattia la cui diagnosi è ispettiva - Avvengono: 1) Traumi piccoli; 2) Sono pendolari; 3) La scrittura si modifica: i pazienti scrivono piccolo. 4) Ipertono plastico (dovuto a rigidità). In campo cognitivo i pazienti soffrono di instabilità. Caratterizzato da: Bradicinesia (> a riposo) Tremore (4-6 HZ) Rigidità Sintomi maggiori: riduzione ritmica e dei movimenti spontanei a, riduzione, ampiezza del passo e sincinesie pendolari, micrografia, ipocinesia, bradicinesia. Fenomeno del coltello a serramanico. Sintomi non motori Anosmia Depressione, dolore (freezing shoulder) Brain back criteria: Step 1 Diagnosis of parkinsonians syndrome Step 2 Exclusion criteria for IPD Step 3 Supportive criteria for IPD syndrome Brady / Hipomilesia - Hipomilesia – Poverty of movement /loss or facial expression, arm sing, gesture, passive movement/Reinforcement – C / Involuntary Rhythmical 4-6 Hertz, still rolling, first symptom in 75%, also occur 20% never developed it – gestural ADL tremor can a postural instability. Cast cardinal feature to appear limited diagnostic specificity in the elderly pull test /early falls creed flag. Step 2: History of repeated strokes / History of repeated head injury. History of definitive encephalitis. / cerebella signs palsy / cerebella paugs (???) / negative response to career doses for levodopa. Step 3 – Positive supportive criteria. [> 3 for ‘definitive’ PD] / Accuracy of diagnosis Brain bank post –mortem series 24% error rate. 10% latest studies / 2% MD specialists / community series. Follow up and review of diagnosis is important. Elementi negative diagnosis alternative. To support diagnostic. RMN encefalo (normale in PD) - Specs Dat scna - Scintigrafia miocardica. Parkinsonismi Parkinsonismo vascolare / parkinsonismo iatrogeno / MSA = Atrofia aldisisemica. - Directonomia (incontinenza urinaria, ipotensione ortostatica). - Parkinsonismo scarsamente responsivo e L-dopa - Sindrome cerebellare - Iperrelessia / Babinski / Stridor laringeo, - Psd Parkinsonismo prevalentemente acinesico – rigido – disturbo del movimento (acinesia, rigidità, distonia, riflesso miotonico, tremore, instabilità posturale), asimmetrico. - Segni corticali (aprassia, ipoestesia, arto alieno, disfasai, demenza, segni di liberazione frontale). - Segni bulbari o rimozioni. - Terapia farmacologica (L. Dopa)- Dopanico agonisti. Biella, 22/03/2016 SCLEROSI MULTIPLA Dott. Cristoforo COMI, Struttura Complessa di Neurologia a Direzione Universitaria – Novara (NO), Ospedale Maggiore della Carità – Università degli Studi del Piemonte Orientale – Scuola di Medicina La Sclerosi Multipla è una malattia frequente nei più giovani. Essa provoca disabilità nei giovani ed è seconda dopo i traumi; ha un impatto socio - economico notevole. La Sclerosi Multipla è una malattia demielinizzante del Sistema Nervoso Centrale. Anche precocemente vengono danneggiate delle cellule neuronali. I neuroni vengono colpiti a causa del danneggiamento della guaina e danneggiano anche gli assoni. Il sistema nervoso centrale possiede meno capacità rigenerative. Alcune molecole sono bersagliate, riconosciute dalle cellule di difesa come corpi estranei e vengono attaccate. Attivazione immunitaria e infiammazione. I parte della malattia: la base è più guaribile ma, se non si riesce a bloccare la malattia, diventa maggiormente degenerativa. Abbiamo un sistema di difesa che difende dall’auto-immunità. I linfociti attivati devo essere riprodotti nel tempo. Sclerosi Multipla (S.M.) Principale causa di disabilità neurologica nel giovane adulto. - Prevalenza: 70/100.000; - Più frequente nel sesso femminile = 3:2; - Esordio clinico: 20 – 40 anni, con il picco intorno ai 30 anni. Le persone di etnia nordeuropea sono le maggiormente colpite, nonché gli Stati Uniti. Gli Akeuaziti (Ebrei colpiti maggiormente e geneticamente dalla patologia), prima e durante il nazismo, migrarono negli Stati Uniti e il numero di ammalati di sclerosi, nella East Cost degli U.S.A. è molto elevato. Processo Virale Mimetismo molecolare, diffusione dell’Epitopo. Studi di migrazione Soggetti che migrano dopo i 15 anni: rischio area precedente. Soggetti che migrano prima di 15 anni: rischio nuova area di: - Sclerosi multipla; - Componente genetica. 1. Aggregazione famigliare: aumenta rischio relativo nei fratelli (20-40 anni); 2. Predisposizione razziale: gruppi etnici resistenti residenti in regioni ad alto rischio. 3. Correlazioni suggestive: tre elementi loci (??) polimorfici e la suscettibilità alle malattie. Interessamento dei nervi cranici: · Disturbi visivi: Neurite Ottica Retro Bulbare (NORB); · Diplopia: pareri oculomotori di Oftalmologia intermediale; · Nevralgia trigeminale; · Paresi facciali; · Infiammazione del nervo ottico; · Esame delel lettere e se il paziente non vede bene è necessario l’intervento del Neurologo, può fare molti esami, TAC, eccetera · Rischio della verifica di visione doppia. In base alle esperienze del nostro docente che è stato negli Stati Uniti, dove ha lavorato come medico, già circa quindici anni or sono le organizzazioni sanitarie erano maggiormente progredite rispetto ai nostri standard, per cui già allora gli Infermieri potevano fare una anamnesi, prima ancora della successiva diagnosi medica. Accade ora con i giovani Infermieri , freschi di Laurea, i quali sono ugualmente in grado di fare anamnesi, anche se per ora tutto ciò accade soltanto nei grandi ospedali. Interessamento delle vie sensitive: · Parestesia /cinestesia; · Dolore neurogeno; · Segno di Lh Ermitte (sensazione di scossa elettrica lungo la schiena); · Il formicolio può essere un sintomo di sclerosi (termine dialettale = ranf). Interessamento motorio cortico – spinale: · Emisindrome motoria; · Sindrome midollare; · Spasticità. Interessamento motorio cerebellare: · Atassia; · Triade di Charcot; · ---------------------????????????? Interessamento sfinterico: · Minzione imperiosa / urgenza; · Incontinenza. Interessamento cognitivo comportamentale: · Depressione; · Demenza; · Psicosi. Da vecchi si ha una bassa reazione cognitiva, quindi una demenza. Decorso clinico Primo episodio (Clinically isolated syndrome) Remission Intervallo libero da sintomi Ricaduta Secondo episodio 1. Progressione dei sintomi sin dall’esordio; 2. Reflessing remmitting; 3. Secondary Chronic Multiple sclerosis progressive. I tipi due e tre sono quelli su cui bisogna prestare maggiormente attenzione nella clinica e anche sui risultati. -----------------------------------------------------------------------DIAGNOSI: ü Macrolite della storia clinica; ü Evidenza di disseminazione spazio-temporale; ü Diagnostica strumentale: - Risonanza magnetica nucleare; - Esame del liquor; - Potenziali evocati. OLIGLOCLONAL BANDS IN CFS PROGNOSI + - Esordio: Esordio: NORB Sintomi motori Sintomi sensitivi Età avanzata Sesso femminile Sesso maschile Le donne sono maggiormente colpite dalla malattia ma guariscono più facilmente. Viene valutata la disabilitù nel tempo per mezzo dell scale EDSS: - Punteggio sistema; - Funzionale nell’esame neurologico; - Punteggio autonomia della deambulazione; - GRAVIDANZA: ü Tendenza alla riduzione delle ricadute durante la gravidanza, ed aumento delle cadute nel puerperio; ü Nessun effetto sulla evoluzione generale della malattia. - VACCINAZIONI: Assenza di effetti negativi, anzi modo protettivo di vaccinazione anti-influenzale; Nessun rischio complicante e vaccinazione anti-epatite B. - TERAPIA DELLE RICADUTE: o Ciclo steroideo (cortisone) metilpredisolone e.v. Prevenzione per esempio (vale per le ricadute). - TERAPIA IMMUNOMODULANTE: · I linea: ü Terapia orale ü Meniflunomide 24/03/14 È un problema rilevante dal punto di vista socio economico; l’attenzione negli ultimi anni è stata rivolta a cercare di capire quali fossero i segni premonitori della demenza e cercare di bloccarla, identificare la fase PRODROMICA, con dei farmaci anche non tradizionali (biologici, vaccini, anticorpi ancora in sperimentazione) e bloccare la morte neuronale; è una condizione che probabilmente inizia nell’età adolescenziale e man mano si perdono questi neuroni; quindi si identifica con dei TEST COGNITIVI l’inizio della demenza, lavorano soprattutto sulla MEMORIA, perché l’halzaimer inizia solitamente con disturbi della memoria; se la demenza però inizia a livello frontale non la identifico con i test della memoria, però i disturbi della memoria sono la maggioranza quindi si punta su quella prevenzione; non bisogna confondere il deficit della memoria (attiva, procedurale) con una persona che si distrae o è disattento o sovrappensiero o simili; se una persona ha una lesione cerebrale come un MENINGIOMA, una volta tolto magari le funzioni cognitive recuperano, se è maligno avrà altri problemi oltre la demenza, quindi con la TAC o la RMN posso notare problemi reversibili; in un pz diabetico per esempio scompensandosi l’equilibrio metabolico può avere anche un transitorio DEFICIT COGNITIVE, quindi bisogna sempre escludere cause ormonali, elettrolitiche ecc.; bisogna stare anche attenti ai parenti che potrebbero dire che era normale fino al giorno prima in realtà è demente da tempo ma i parenti vogliono abbandonarlo …. DECLINO COGNITIVO: Inizia ad avere difficoltà a vestirsi, a cucinare, a parlare dopo magari 6-10 anni dalla diagnosi, non è il quadro di esordio FORME FRONTALI (oppure fase in cui si estende anche a livello frontale): compaiono i DISTURBI DEL COMPORTAMENTO, difficile da gestire da parte del caregiver; è la parte emotivamente più problematica; con la progressione si possono avere difficoltà anche a mettere in ordine informazioni acquisite oltre ad avere difficoltà ad acquisire nuove informazioni; SINDROME ALOGICA DI REICH: solo il corpo senza la persona, con una degenerazione totale del SN Alcune malattie colpiscono inizialmente altre aree del cervello e che si estendono anche a funzioni cognitive, in cui la demenza è un fenomeno collaterale o successivo all’evoluzione della malattia, quindi sono demenze che iniziano nella corteccia o che iniziano in altre zone e colpiscono successivamente la corteccia; è sempre necessario indagare in una nuova diagnosi di demenza che non ci siano fattori come lesioni, uso di farmaci, depressione ecc. ALZAIMHER Molto frequente, circa il 20% dei casi sono familiari, ci sono mutazioni a carico di 3 geni che globalmente in tutta la popolazione mondiale sono responsabili del 20 25% dei casi, ci sono zone molto frequenti e zone in cui non ci sono proprio, sono famiglie che si sono trasmesse il difetto genetico; oltre queste 3 mutazioni gli altri casi sono SPORADICI, probabilmente c’è un ruolo della genetica ma non legato alla trasmissione di un singolo difetto in un singolo gene, ci sono più geni predisponenti e protettivi che danno il fenotipo alzhaimer, la patogenesi è molto complessa e comporta una progressiva perdita di neuroni che è caratteristica anche dell’invecchiamento; perdere tutti questi neuroni comporta anche una incapacità di FUNZIONI BIOLOGICHE normale, si perde la componente cellulare più nobile (neuroni) e viene meno l’OMEOSTASI, generando un evoluzione che diventa più ripida, all’inizio una perdita lieve con poi un crollo rapido; spesso ci sono pz che arrivano al DEA con diagnosi di alzaihmer di 2 anni prima più o meno stabili con poi un crollo; questo perché ci sono dei momenti di peggioramento (INFEZIONE, cambiamento normali abitudini di vita, l’anziano va in vacanza con la famiglia e lui esce fuori di testa perché è tolto dal suo habitat naturale); la prima manifestazione è la PERDITA DELLE CELLULE, che si vede come ATROFIA del tessuto, sia con una TAC o RMN sia analizzando il tessuto sulla persona morta; ci sono modificazioni che sono extracellulare, deposito di AMILOIDE all’esterno della cellula, ma è causa o effetto della malattia? Domanda ancora aperta; vedendo che ci sono anche alterazioni INTRACELLULARI di proteine di impalcatura del neurone (proteina rau del microtubulo), senza questi pilastri crolla la struttura cellulare del neurone; si sa che l’amiloide normalmente c’è ma viene eliminata perché il taglio del frammento dell’amiloide lungo da parte delle proteasi e viene eliminata o se fatta male l’amiloide si deposita; i neuroni vanno in sofferenza perché non riescono a eliminare sostanze che non dovrebbero stare li e che la cellula sana normalmente elimina, trovare dei depositi vuol dire che ci sono meccanismi di eliminazione che non funzionano; la placca è dovuta all’aggregazione di proteine che normalmente sono solubili, mentre se si stacca il frammento a bastoncino dell’amiloide si crea il deposito; COMPLESSO DI PROTEASI: cestino di spazzatura della cellula, se le sostanze che devono essere eliminate vanno in questo cestino la cellula sta bene, se succede qualcosa a questo complesso la cellula muore e si sviluppa la malattia degenerativa; questo vale per molte malattie neurologiche, cambiano le sostanze che si accumulano e dove si accumulano; si è visto che chi prende anti infiammatori per anni ha minore rischio di sviluppare Alzheimer, ma probabilmente può essere la malattia cronica che protegge dall’ Alzheimer e non la terapia; ESTROGENI: ruolo dibattuto, compare nelle donne in menopausa più frequentemente, magari è il calo di ormoni che favorisce, un minimo di razionale può esserci, sembra che il mantenimento della fertilità sia protettivo negli sviluppi di demenza; PARADIGMA DELLA NEUROLOGIA: quello che vediamo nel pz è in relazione del punto in cui la malattia colpisce (CORRELAZIONE ANATOMO CLINICO); l’aumento delle potenzialità di cura sta portando a vedere forme molto avanzate di malattia degenerativa; anche se manteniamo persone molto deficitate in vita per molto tempo in condizioni eticamente particolari; nella FORMA INIZIALE se faccio una RMN il cervello è macroscopicamente normale, poi inizio a vedere alterazioni a livello TEMPORALE nell’ Alzheimer r breve finché vengono colpiti i lobi FRONTALI e si ha la forma più grave; nell’alzaimher non esistono terapie in grado di arrestare la malattia, ci sono due categorie di farmaci: · BENEFICIO SINTOMATICO: inizio di vantaggio con poi crollo parallelo alla storia naturale della malattia, il miglioramento può durare da 1 a 3 anni, poi crollano con la stessa rapidità dei pz che hanno Alzheimer e non assumono terapia; sono rimborsati e danno sollievo a inizio malattia; sono gli INIBITORI DELL’ACETILCOLINESTERASI, simili ai farmaci per la miastenia, si è visto che i neuroni superstiti se hanno più ACH migliorano temporaneamente la funzione, è un palliativo che consente all’apparato di funzionare un po’ meglio per qualche tempo, o la MEMANTINA, migliora indirettamente la trasmissione dei neuroni polinergici, migliora la memoria, agisce in parallelo all’altro gruppo di farmaci; si possono usare in ASSOCIAZIONE, PARKINSON Malattia frequente, a Novara circa 200 persone colpite, nell’ospedale di Novara arriviamo a circa 300 350 pz; dati riferiti alla forma più frequente (IDIOPATICA), ci sono anche cause VASCOLARI, si può avere lo stesso fenotipo con cause non degenerative ma problematiche di circolazione intracerebrali, la SINUCLEINA si deposita perché non viene processata correttamente; ci può essere o meno il TREMORE, ma sicuramente c’è la LENTEZZA, che è la caratteristica fondamentale, c’è anche la RIGIDITA’ sempre, a volte il tremore è a riposo e scompare al movimento; unilaterale e fortemente ASIMMETRICA; non colpisce solo il movimento ma anche altre funzioni e altre zone, quindi può anche avere sintomi NON MOTORI (calo tono dell’umore, stitichezza, diminuzione PA), esintomi prodromici di varie malattie neurologiche (perdita olfatto (ANOSMIA) e disturbi sonno (RBD)), se il sonno rem si infiltrano in altre fasi del sonno il pz è agitato e molesto; DIAGNOSI · LENTEZZA MOVIMENTO · Almeno uno tra INSTABILITA’ POSTURALE, TREMORE e RIGIDITA’ MUSCOLARE (fase avanzata) Pz che gesticolano poco, pz che fanno fatica a fare movimenti ripetitivi (battere per terra il piede, chiudere e aprire le dita), si vede una riduzione dell’ampiezza del movimento, tipico della BRADICINESIA; il TONO non c’entra con la TROFIA, è la resistenza che offre quando lo muoviamo, IPOTONO quando l’arto è flaccido (es lesione del plesso brachiale) oppure IPERTONO (rigidità, spasticità dopo lesione del motoneurone, specialmente il primo, il secondo diventa iperattivo e c’è spasticità); il TROFISMO è la normale fisiologia del muscolo che è trofico perché innervato; il TREMORE riguarda più frequentemente l’arto superiore, l’INSTABILITA’ POSTURALE solitamente è più tardiva; bisogna escludere altre sindromi atipiche parkinson simili, sono più difficili da diagnosticare per la presenza anche di altri segni; a inizio malattia il livello di accuratezza della diagnosi è più basso, ci sono studi che dimostrano che c’è un tasso del 25% di errori, ora il tasso è diminuito al 10% e scende al 2% negli esperti; non esiste un test diagnostico, è una diagnosi CLINICA, l’unico esame è una SCINTIGRAFIA CEREBRALE (DAT SCAN), in questo caso legando la sostanza radioattiva al trasportatore della dopamina, se c’è disturbo del segnale vuol dire che si usa meno dopamina, e quindi avere il segnale sotto un certo livello è più suggestivo di una malattia di parkinson; all’inizio c’è un rallentamento della velocità di ragionamento, ha una funzione cognitiva apparantemente meno brillante ma ci arriva, un po’ dopo; ci sono anche forme di transizione tra alzaimher e parkinson; in fase avanzata queste due malattie sembrano simili, con compromissione cognitiva e motoria; la RMN nel parkinson serve solo a escludere altre sindromi che si possono manifestare in modo simile, se ho un pz che la sviluppa a 79 anni magari faccio solo tac, se ha 40 anni faccio anche RMN perché è un caso più complesso; GENETICA: gene che codifica per una proteina (PARCHINA) Ci sono anche forme in cui c’è il parkinson pià altro (per es demenza), le ultime 3 della slide hanno parkinson e demenza, l’ultima e la terzultima sono malattie della TAU, forme in cui è colpita quella proteina tubulare, le demenze fronto temporali sono anche loro della TAU; sono malattie che agiscono su vie comuni quindi potrebbero portare a rimedi terapeutici; certe terapie fanno venire il parkinson, per esempio il PLASIL in soggetti predisposti, specialmente farmaci usati per disturbi psichiatrici (schizofrenia, bloccanti della dopamina), ma anche calcio antagonisti; importante che l’esame scintigrafico è normale perché c’è blocco recettoriale, non è un problema della dopamina; VASCOLARE: fenotipo simile a quello classico. 24/03/14 IDROCEFALO NORMOTESO A inizio malattia la difficoltà a camminare può ricordare il parkinson e quindi andare in diagnosi differenziale; il liquido cerebro spinale non viene assorbito in maniera sufficiente o ha una cinetica alterata, nel normoteso non c’è una vera ipertensione, quindi anche fare una derivazione al peritoneo non avrebbe molto senso, ci può essere dilatazione dei ventricoli; a volte si può decidere di togliere un po’ di liquido e vedere se ci corrisponde un miglioramento, in questo caso non sarebbe normoteso, ma le camere si dilatano molto, togliendo liquor il cervello si porta vicino alla struttura normale pur essendo ai limiti alti della pressione e non iperteso; MSA (ATROFIA MULTISISTEMICA) DISFUNZIONE del SISTEMA NEUROVEGETATIVO, come cali di pressione (ipotensione ortostatica), controllo del sistema vegetativo genito urinario, impotenza; malattie più diffuse del parkinson ma che possono essere identiche nelle prime settimane e poi coivolgere più sistemi; MSA – P: c’è un parkinson simmetrico scarsamente responsivo alla terapia, la rigidità e la lentezza del movimento sono molto evidenti rispetto a tutto il resto MSA – C: forma più cerebellare, con incoordinazione motoria, tremore cinetico, PSP: TAUPATIA, collasso microtubulare, fenotipo parkinsoniano ma anche una demenza e disturbo verticale della motilità oculare; c’è demenza oltre a una caratteristica difficoltà a muovere gli occhi verso il basso e verso l’alto, forma più spesso scambiata per una concomitanza di halzaimer più parkinson; DEMENZA A COLPI DI LEVY: allucinazioni visive, cambiamenti della condizione clinica all’inizio della malattia all’interno della giornata; la risposta alla terapia farmacologica non sempre c’è, anzi potrebbe anche avere un effetto paradosso peggiorativo sul quadro clinico; FTD – PARKINSONISMO: si cerca di incasellare le malattie ma ci sono molti pazienti che non entrano pienamente in una categoria; LEVODOPA: farmaco storico per il parkinson, farmaco migliore, soprattutto per i pz che iniziano nell’età tra i 70 e 75 anni; MALATTIA DI HUNTINGTON Colpisce i NUCLEI dei NEURONI; malattia EREDITARIA NEURODEGENERATIVA rara in cui convivono aspetti COGNITIVI e MOTORI, all’inizio è tipico il MOVIMENTO INVOLONTARIO, classificabili come IPERCINESIE o DISCINESIE, cioè invece di essere un movimento all’interno di un asse di equilibrio come il tremore; ha dei punti in comune con il Parkinson perché è lo stesso circuito funzionale, qui si ha ipercinesia grossolanamente evidete, movimenti involontari ampi, continui che cambia continuamente sede, è come se la persona fosse continuamente in movimento, malattia molto grave che porta a morte in pochi anni, dominata almeno all’inizio da ipercinesia, rapida, improvvisa, irregolare, aritmica, un pz che cerca di camuffare i movimenti sentendosi a disagio, cerca di inserirli in una sequenza motoria normale per renderli meno imbarazzanti; movimenti che disturbano la capacità normale di movimento, primo provvedimento è cercare di limitare i movimenti involontari; questi movimenti diventano marginali con l’avanzare della malattia, riguardano sia il volto che gli arti e il tronco, le persone che prendono per moltissimi anni levodopa possono avere movimenti simili nelle fasi avanzate di parkinson, questo perché non viene più metabolizzata in modo corretto; la degenerazione dei neuroni del nucleo caudato è la causa principale; ATETOSI: movimento tipo polipo, ipercinesia più lenta; espansione del gene, molto instabile, più è espanso e più è precoce l’esordio, dipende dall’instabilità del gene e dalla tendenza di anticipare nelle generazioni successive (soprattuto se è paterna); il pz quando cammina non fa un passo uguale all’altro, hanno un modo di camminare strano, due passi breve e uno lungo per es, viene definito IRREGOLARE, molto anarchico e irregolare, anche la direzione non è lineare, hanno anche difficoltà di equilibrio, il pz non riesce a stare fermo (IMPERSISTENZA MOTORIA), il TONO MUSCOLARE è RIDOTTO; COMPONENTE COGNITIVA e AFFETTIVA: spesso DEPRESSO, altissimo rischio di suicidio, anche perché si rendono conto del loro destino avendolo avuto in famiglia; di solito c’è un disturbo OSSESSIVO COMPULSIVO prima del DETERIORAMENTO COGNITIVO, adottano comportamenti identici e rituali, non fanno determinate cose per ragioni scaramantiche, schema motorio molto ossessivo, iperordinati, legati a sequenze motorie; TERAPIA: si può fare poco perché non si riesce ad arrestare la perdita neuronale, anche se conosciamo il difetto (il gene malato), questo perché dovrei cercare di riparare il gene con approccio di terapia genica ma la sequenza è molto grande ed è difficile farlo in tessuti diversi; anche le terapie CELLULARI (STAMINALI o altri approcci teoricamente difendibili e applicabili) non hanno mai trovato applicazione perché mettere dentro cellule nuove non cambierebbe molto, perché sono cellule che non hanno apprendimento; si può bloccare i movimenti involontari del pz, cosa che funziona all’inizio, ma quando il pz progredisce anche la sequenza motoria normale semplice non è più possibile quindi farebbe ancora peggio bloccare il movimento, potrebbe dare anche disfagia per esempio; quindi si tratta solo la prima fase di malattia; SLA La ricerca non ha dato molti frutti, perché siamo lontanissimi da avere un vantaggio terapeutico, è una malattia incurabile; fondamentalmente ha delle varianti, ma accomunate dalla ATROFIA MUSCOLARE, SCLEROSI perché quando si perdono neuroni si vede una sostituzione con cellule della glia, colpisce i NEURONI DI MOTO, la MIOTROFIA colpisce di solito muscoli delle mani (ad artiglio, scavata), poi a seconda che sia colpito il primo o secondo neurone si possono avere segni differenti; all’inizio della malattia ci possono essere più segni del primo neurone, come aumento riflessi osteotendinii, molto scattanti, con la presenza del segno piramidale di BABINSKI, che si dovrebbe vedere solo nel bambino piccolo; SPASTICITA’: aumento del tono muscolare, cioè della resistenza alla mobilizzazione passiva del segmento analizzato, la differenza con la rigidità del parkinson riguarda sia estensori che flessori, nella spasticità prevale l’ipertono nei muscoli FLESSORI degli arti superiori e un ipertono ESTENSIVO degli arti inferiori; all’inizio l’arto ha una resistenza enorme e poi di colpo molla (fenomeno del COLTELLO A SERRAMNICO), tipico della spasticità e se è proprio evidente non c’è bisogno di fare la manovra; esistono malattie del motoneurone associate a demenza, se il pz vive a lungo ha il tempo di fare ammalare anche altri neuroni, e sviluppa DEMENZE FRONTALI; DIAGNOSI: si può avere un supporto dalla NEUROFISIOLOGIA, se il muscolo non viene più innervato in maniera adeguata dal motoneurone avrà manifestazioni differenti dal muscolo correttamente innervato, ci sono potenziali più ampi ma meno frequenti, ridotto numero di unità motorie però, si può fare analisi dei muscoli delle mani; ci sono altre cause di mancato collegamento tra muscolo e SNC (NEUROPATIE MOTORIE per esempio); POLIOMIELITE: infezione da virus che va a colpire i neuroni motori, ma il danno da virus è localizzato e di solito c’è miotrofia dell’arto, è uguale alla sla ma è monofasica, l’infezione finisce e anche i problemi motori; i sottotipi sono importanti per la prognosi, forme che colpiscono il 1 sono più gravi di quelle del 2; FORMA BULBARE grave perché da paralisi respiratoria, avrà decordo più rapido, va in diagnosi differenziale con la miastenia bulbare, ma quest’ultima è trattabile e la sla bulbare no; ERRORI DIAGNOSTICI MIELOPATIA Sono malati particolari, hanno necessità assistenziali enormi, 5-10 casi su 100 000, incidenza e prevalenza molto vicini, mortalità molto rapida; perdono capacità di camminare, mangiare, hanno un costo enorme le cure e il percorso di questa malattia, l’età media di insorgenza è di circa 60 anni; GENETICA: casi a trasmissione dominante, sono stati scoperti 6 geni nuovi negli ultimi anni; TRATTOGRAFIA: conta quanti fasci sono sopravvissuti, analisi quantitativa dei fasci cortico spinali 26/03/14 Ci sono casi in cui la malattia è degenerativa sin dall’inizio (FORME PROGRESSIVE), o in cui diventa degenerativa; non è tra le malattie più frequenti in neurologia ma è tra le più frequenti nei GIOVANI, malattie che incidono molto sui costi INDIRETTI (mancata produttività); guardando la storia della neurologia dagli anni 90 a oggi nel mondo SM sono uscite molte terapie che hanno cambiato favorevolmente il panorama, quindi attualmente sono malattie curabili (rallentamento dell’evoluzione della malattia); non sempre porta a disabilità e a sedia a rotelle, in circa metà dei casi non ci si accorge neanche visivamente che il pz sia affetto; quando c’è una autoreattività e il sistema immunitario non riconosce la mielina la attacca e la distrugge, in realtà non è solo il danno alla mielina, ma la malattia può colpire anche direttamente i neuroni; tutti noi abbiamo delle cellule del sistema immunitario che sono abbondanti e che sono pronte ad essere attivate per microorganismi o per cellule che si riproducono e devono essere bloccate (tumori); queste cellule a volte hanno dei traditori all’interno che attaccano quello che dovrebbero difendere, questo deriva dal fatto che ci sono errori nella produzione di queste cellule, e poi perché le cellule malate hanno delle analogie con le cellule normali; le cellule iniziano a morire anche quando non c’è una forte reazione infiammatoria, perché l’infiammazione si accende e si spegne; la forma più frequente è con una fase SUB ACUTA (infiammatoria) che poi lascia il pz in una fase di REMISSIONE (che può portare con se degli strascichi), se in questo fase avanzano meccanismi degenerativi il pz peggiora anche se non ha una continuazione di malattia; sembra che il grosso dell’effetto favorente dei virus avvenga nell’età pediatrica, sono virus che colpiscono le persone quando hanno un sistema IMMUNITARIO e NERVOSO non ancora maturo, mentre se l’adulto viene in contatto con questi virus ha una probabilità bassa di aver intaccato il proprio sistema immunitario; se due bambini fratelli o gemelli vengono separati e vivono in due aree diversi possono avere comunque un rischio dipendente dalla famiglia, nei fratelli è più basso che nei gemelli (soprattutto omozigoti), in più c’è una assenza dell’effetto dell’ambiente all’interno della famiglia, e chi ha una malattia autoimmune abbia più rischio di averne due, una cosa interessante emersa negli ultimi anni è che prendendo 1000 malati di SM e mille che non hanno malattie autoimmuni, è merso che alcune varianti di geni che producono proteine del sistema immunitario sono distribuite in modo diverso, quindi grazie alla genetica si possono vedere modificazioni predisponenti la malattia e l’evoluzione; dalla retina in poi è interesse NEUROLOGICO, si infiamma il NERVO OTTICO e la pz non vede più, oppure la persona vede doppio con entrambi gli occhi, ma se vede doppio solo con un occhio è un distacco della retina; la malattia si chiama SCLEROSI (connettivo che sostituisce gli ormoni morti) MULTIPLA perché interessa diverse aree dell’encefalo e/o del midollo, ma in tempi diversi, perché deve esserci un evoluzione di queste lesioni negli anni, perché viene colpita una zona piuttosto che un'altra? Forse perché ci sono zone con permeabilità delle venule maggiore, perché le sostanze infiammatorie devono uscire dal torrente sanguineo ed entrare nelle cellule neuronali, ma in realtà è una possibile spiegazione, la vera risposta non c’è ancora; SEGNO DI LHERMITTE: la comparsa di una sensazione di scossa elettrica lungo la colonna vertebrale a seguito di una brusca flessione del collo; si piega velocemente il collo in avanti e compare una scossa, dava indicazioni diagnostiche soprattutto prima che ci fosse la RMN (fino agli anni 80), la ricchezza dei segni clinici era la base per sospettare la malattia, e le prime terapie efficaci nascono negli anni 80, prima si faceva solo cortisone; la RMN serve per fare diagnosi ma anche per vedere se la terapia è efficace per rallentare la malattia; DANNO ALLE VIE MOTORIE: danno più grave della malattia, perché non potersi muovere è una grossa limitazione, o un EMISINDROME classica oppure può essere colpito il MIDOLLO (BILATERALE) PARAPARESI o PARAPLEGIA (se è più grave) se interessa arti inferiori, TETRAPARESI o TETRAPLEGIA se interessa la parte superiore; è uscito da poco un farmaco derivante da THC che conserva l’effetto MIORILASSANTE senza l’effetto PSICOTROPO; hanno spesso un INCONTINENZA URINARIA se è interessato il MIDOLLO, perdono un po’ il controllo, ora si studia anche l’INTERESSAMENTO COGNITIVO, se il pz ha DEFICIT COGNITIVO è meglio non dare la vera cannabis ma si possono dare i farmaci derivati senza effetto psicotropo; chi inizia dopo hanno più spesso LESIONE MOTORIA (dopo i 40 anni) EVOLUZIONE 85-90% dei casi, pz con NEURITE OTTICA, FORMICOLIO, PERDITA DI FORZA per 15 giorni nelle gambe; non si può predire se il pz con SM evolverà o meno, se la pz avrà o meno un altro ATTACCO, nel decorso di sx [slide] dopo varie ricadute si può arrivare a fare PROGRESSIVA; DIAGNOSI Nel giovane ci può essere anche ICTUS, il tempo di sviluppo però dell’EMISINDROME da SM va da 2 giorni a anche qualche settimana, sarà poco probabile lesione vascolare (che si manifesta in secondi o minuti) e sarà difficile che si tratti di tumore che è molto più lento; EVIDENZA DI DISSEMINAZIONE SPAZIO-TEMPORALE: la si ottiene con la RMN, che è capace di vedere le lesioni ma anche di datarle, si capisce se la zona è infiammata o riparata, questo aiuta molto; quindi la RMN è l’ESAME CENTRALE per SM e importante per capire se la terapia funziona; ESAME DEL LIQUOR: liquido che serve per proteggerlo dai colpi, poi questo ambiente offre degli scambi a livello biochimico; esiste una produzione di ANTICORPI all’interno del SN, quindi l’analisi del LIQUIDO CEREBRO SPINALE vede se si producono anticorpi, SENSIBILE ma poco SPECIFICO, se ne produce pochi o non ha infiammazione o ha una malattia a stadio iniziale con poca infiammazione, una persona che ha un solo episodio e non ha altre lesioni non può essere etichettato come SM, è probabile che in futuro il trattamento si inizierà già su questi pz; ma adesso devono esserci lesioni in punti diversi; SCALA EDSS: non per seguire andamento biologico della malattia, perché biologicamente se colpisce… Se tratto l’infiammazione riduco il numero di ricadute sicuramente però la disabilità a lungo termine la intacco poco perché dipende dai meccanismi riparativi, se la persona ha la sfortuna di essere un cattivo riparatore andrà male anche con tecniche estreme o simili; quindi il bisogno irrisolto è trovare farmaci e trattamenti per la NEURODEGENERAZIONE, infatti il trattamento della fase DEGENERATIVA non è molto utile; il topo e il ratto sono animali poco costosi ma lontani dall’uomo, mentre le scimmie sono più simili ma costosi. NATAMIZUMAB: anticorpo monoclonale, molto specifico, che agisce sul sistema delle INTEGRINE, che sono molecole che consentono alle cellule attivate del sistema immune e che fanno il danno nel SN di passare dal comparto vascolare al sistema nervoso, con questo farmaco riesco a diminuire l’effetto di queste cellule, il problema è che togliendo queste cellule se quella persona ha contratto un virus in precedenza, in particolare il JC VIRUS, che ha iniziato a interessare il mondo medico quando si è scoperto l’AIDS, questo virus presente nell’ambiente limita molto l’uso del natamizumab, perché rischia di riattivarlo, è una terapia straordinaria ma è sicuro solo nei pz che non hanno contratto il JC, soprattutto se immaginiamo un impiego per lungo tempo, se è positivo si può usare per brevi periodi ma è pericoloso, le terapie più efficaci sono anche le più aggressive nella SM, il JC provoca una LEUCOENCEFALITE MULTIFOCALE PROGRESSIVA, distrugge in maniera massiva la mielina; NEUROMIELITE OTTICA: assomiglia molto la SM, si usa un approccio di trattamento che mira a bloccare gli anticorpi (PLASMAFERESI, IMMUNOGLOBULINE)”. Capitolo VII Lo so, cari amici lettori, con quest'ultimo capitolo vi ho annoiato un po', ma tra le mie vicende della vita c'è anche la Medicina e Chirurgia. Ma penso, lunghezza della vita permettendo, che riuscirò a farvi ancora divertire. Questo testo, ed è una digressione che mi sembra appropriata, è anche un insieme di molte argomentazioni, non sempre concatenate e logiche tra di loro e, un metodo fondamentale, comodo per non scrivere troppo, è il classico metodo copia-incolla. Una volta conobbi una ragazza on line, Jyuliya (credo fosse Estone o Russa), dopo poche chat mi invaghii di lei ed ecco il testo di un'e-mail che le scrissi, adattata con un linguaggio corretto ma il più possibile verosimile a quanto scrissi: “Cara Jyuliya, ho letto la tua e-mail. Come stai? Spero bene. Questa settimana è stata intensa, tra lavoro, studio e numerose preghiere ho dovuto tirar fuori il meglio di me! Io sono credente e prego molto. La novità è che sto migliorando, ma la mia disabilità rimane e non c'è soluzione di sorta, almeno per ora, di lenirla o farla scomparire del tutto, comunque non posso lamentarmi, la scienza si sta interrogando a come risolvere la mia patologia. A volte la nostra routine quotidiana può dare veramente fastidio, purtroppo capita spesso che ci annoiamo. Io amo molto il mio lavoro e non ho questo genere di problemi (cioè, a dire il vero è esattamente il contrario, ovvero la lettera risale al 2011, oggi, nel 2019-20, epoca in cui scrivo il testo non amo per niente il mio lavoro, lo svolgo perché sono salariato e non sono un accidioso; tuttavia sto prendendo la piega di preparare concorsi in altri enti pubblici, cambiare professione, fare della mia seconda professione (non retribuita e non ufficiale) la mia vera professione, ma le difficoltà sono insormontabili), però a volte soffro, soprattutto perché ci sono persone che secondo me non hanno buoni valori, ma lasciamo stare questo discorso. [Una volta sul posto di lavoro tentarono di farmi accoppiare con una sessantenne con diversi problemi lei stessa, anche se molto colta e istruita: Laurea in Lingue e Letterature Straniere, lingue studiate Francese e Russo, tesi di Laurea su Fedor Dostoevskij in lingua originale Russa, musicista, scrittrice di canzoni, poetessa e scrittrice, insomma un florilegio di passioni e studi – anche lei amava il suo lavoro… direte “ha fatto la battuta” - ma purtroppo non era certo la persona adatta per me, il mio scopo, nel matrimonio è fare figli, non solo, ma il compito precipuo è salvaguardare e proseguire la specie e il nome… non voglio che la mia famiglia sia in via di estinzione, ad evitare tutto ciò ci hanno già pensato altri, i miei fratelli, poiché ho un fratello e una sorella]. A me, oltre il lavoro e i miei studi nel campo dell'Archeologia biblica, mi interessano molto l'arte, mi piace disegnare e sono un appassionato di videogiochi sulla Seconda guerra mondiale (nel 2011). Io sono contento che tu mi voglia bene e che voglia trovare l'amore entro la fine dell'anno o in breve tempo ma ricordati sempre che sono disabile e che dovrai vivere una situazione difficile con me.... Te la sentiresti? Spero di sì, altrimenti dimmelo subito e continuiamo ad essere amici, comunque sono molto contento della tua lettera! Ho visto le foto, sei proprio bella… (pericolosi i tre puntini di sospensione, oserei dire ambigui e sospetti) mi piacerebbe abbracciarti e baciarti (attento Massimiliano, sei credente e praticante, poi ti devi confessare...), sei stupenda! Lo voglio! Se per te andrà bene la situazione penseremo come organizzarci. TI saluto e ti abbraccio di cuore, Massimiliano”. Riporto ora la sua risposta, l'ho corretta poiché è stata tradotta con Google traduttore ed è inattendibile in molti punti e riporto solo ciò che è intelligibile, ossia: “Buon giorno il mio!!!! (divertente, senza prendere per il naso la persona che scrive, per cui riporto l'originale) Come stai? Cosa c'é di nuovo nella tua vita? Come ti senti? Spero che tu stia bene. Penso che dovresti essere interessato a sapere qualcosa su di me. A volte mi sento come se stessi vivendo lo stesso giorno che si ripete con il suo ciclo ogni volta. Ogni giorno, quando vado a lavorare, vedo le stesse persone e i superiori. Sono stanca del mio lavoro, ma a me piace l'occupazione che svolgo (contraddizione vera e propria), come già sai io lavoro a scuola! È bello insegnare alla gente! (?) Uscire di casa la mattina mi rende consapevole come sarà la mia intera giornata. La cosa più importante nella mia vita è che l'uomo che vivrà con me sia molto felice della nostra relazione. T'interessa essere felice nella tua vita? Che cos'è per te la felicità? (mi sembra di essere dallo psicologo o in un gruppo di lavoro per adolescenti in oratorio); la sua risposta: “Per me, la felicita è compiuta quando posso avere vicino le persone che amo e amare loro. Ho sempre cura dei miei cari, ho perlomeno ho sempre avuto cura di loro, ora che non ci sono più me ne rendo conto. Ero molto stanca di essere sola. Non posso spiegarlo a parole, ma in tutti questi anni non ho trovato un uomo decente per me stessa. Avevo un tempo un uomo che ho molto amato e rispettato”. Fin qui credevo fosse una donna ma la seguente mi fece abbandonare subito l'idea: “Sono una donna ma in realtà mi piacerebbe un'altra donna per me. Sto cercando qualcuno che distruggerà (o che riuscirà a distruggere) la mia solitudine. Non ho il Personal Computer a casa, ma ugualmente parlo con te quando sono al lavoro (e brava, così se tutto va bene sarai licenziata, licenziat.. o, va bè, è lo stesso)! A volte vado negli Internet Cafe (saggia idea) per poter scrivere con te. Cosi posso ottenere le risposte on-line dal mio migliore amico (???). Le tue lettere mi aiutano a non essere solo. Parlare con te è molto importante per me. Mia madre mi ha dato alcuni consigli per creare un buon padre di famiglia. Lei mi ha dato questo consiglio: trovare l'amore su Internet. Mi ha detto che l'amore non ha eta, ma ora nella mia vita sei venuto tu, caro! E sono molto felice. Ogni volta che mi scrivi una lettera sei sempre più vicino a me. Sto dicendo la verità, mi fiderò di te per tutta la mia vita. E sono sicuro che non mi tradirai. [E poi scrive…]: E tu non barare troppo (???). Mi piace comunicare con te (con chi? Con un baro, magari a poker – ho sempre l'impressione, anche a distanza di tempo, che la persona in questione mi abbia letteralmente “preso per il culo”). La vita nella mia città è dura, ma i suoi abitanti sono brave persone. Sono felice di parlare con i miei concittadini (e le soluzioni sono due: o è il Sindaco, oppure perché ca…. Parli con me se parli sempre con i tuoi compaesani). Nella mia città non riesco a trovare l'uomo giusto, poiché la maggior parte sono persone troppo anziane o troppo giovani, non c'è una via di mezzo. I ragazzi con cui ho parlato sono andati a vivere nelle città vicine. Molti ragazzi che conosco sono rimasti in città, ma ci si trova di tanto in tanto per una bella bevuta (o sbronza, come preferite). Sento che quest'anno avrò un grande cambiamento, me lo ha detto anche l'oroscopo (andiamo bene, proprio bene!...). Quest'anno voglio trovare l'amore. Ho finito la lettera e mi aspetto una rapida risposta da parte tua (penso che sia ancora lì che aspetti, ma avrà già trovato, presumo, l'amore della sua vita). Ti auguro tutto il meglio. Sto aspettando la tua risposta. Il tuo amico Jyuliya!” Capitolo VIII Nel presente capitolo riporto uno scritto sulla mia patologia che mi ha causato l'invalidità, è l'inizio di un altro testo che ho approntato in passato, leggete: “La distrofia muscolare, questa sconosciuta Prefazione Il libro che sto per scrivere non è un romanzo, sembra un manuale per gli studenti di una Scuola di Medicina ma non lo è, è un testo di divulgazione scientifica nella specializzazione in area medica di Neurologia, una parte della specializzazione, anche se, chi scrive, benché laureato ed esperto di Medicina non sia un medico. La presente è più che altro una storia di malattia, non di guarigione, considerando che non sono l’unico caso nella mia famiglia ad aver ereditato la malattia. Nella mia patogenesi vi è il bisnonno da parte materna e uno zio sempre di parte materna. Innanzi tutto è una malattia degenerativa muscolare, ereditaria, portata da un soggetto sano, la mamma. Nella mia presunzione ho deciso di scrivere un testo sulla Distrofia Muscolare e spero che sia gradito a chi lo leggerà o per lo meno serva a qualcuno e a qualcosa. Con quale titolo l'autore scrive? I titoli sono stati già accennati precedentemente. Mi chiamo Massimiliano Lanza e ho iniziato a studiare medicina da “autodidatta” alla tenera età di 12 anni, frequentavo la seconda media! Quell'anno il programma di scienze prevedeva lo studio dell'anatomia, quindi del corpo umano. Ci fu un argomento che più di tutti suscitò il mio interesse: il cervello! La conseguenza è che approfondii talmente le questioni inerenti l'anatomia e la fisiologia da trascurare tutto il resto. Alla fin fine si trattava di un vero trattato di anatomia! Ero sempre piuttosto attento, quando veniva il Pediatra a casa per mio fratello, ad osservare le procedure di visita, piuttosto che ascoltare ciò che diceva a mia madre, con una propensione a vedere una sorta di “storia di cura” nata da tali discorsi. Per non parlare del fascino che emanava la fatiscente ed abnorme struttura (ora la terza in Italia) dell'Ospedale San Giovanni Battista (Molinette) di Torino, nel 1988, quando in via Cherasco 15, ci presentammo a visita neurologica, io e mio fratello, accompagnati dal fisioterapista e genitori, dopo essere arrivati in treno a Porta Nuova. Ci sarebbero altri episodi che non racconterò ora ma che emergeranno nel corso della narrazione. Il vero studio che ho compiuto in area medica parte effettivamente dal 2012 anche se, dal 2009, ho iniziato ad affrontare autonomamente alcune tematiche. Tra il 2014 e il 2017, tra conferenze in ASL Biella, tra studi autonomi, conferenze ascoltate presso il Nosocomio biellese, tra attestati e anche ECM conseguiti, ho sostenuto anche a corsi singoli i programmi del Dipartimento di Medicina Transazionale dell'Università del Piemonte Orientale, tra corsi effettivamente frequentati e altri di cui ho avuto le dispense, grazie anche ad una compagna di corso e ad un'amica la quale mi ha prestato tutti i libri di medicina, quelli in possesso, durante i suoi studi e anche dopo il suo passaggio al C.d.L. in Fisioterapia. Tra il 2014 e fino ai giorni nostri (a parte un periodo di malattia causa un ricovero d'urgenza in Cardiologia, causato anche dalla mia patologia), sono volontario presso l'A.I.L., Associazione Italiana Leucemia, Fondazione Clelio Angelino sede di Biella, prima presso la Struttura Complessa di Oncologia e poi presso in Day Hospital in area medica, curando la parte amministrativa della S.C. di Ematologia. Alcune di queste notizie le leggerete nella mia biografia. La Medicina, oltre all'Astrofisica e all'Astronomia, sono i miei campi di interesse preferiti, in parte anche trattati a livello accademico. Biografia dell'autore particolare non aggiornata: Massimiliano Lanza è nato a Biella nel 1970, di famiglia di origini umili di cui va fiero, figlio di un Operaio Tessile e di un Impiegata, ha vissuto nel comune di Borriana (BI) fin dalla nascita. Ha frequentato le scuole elementari presso il suo comune, le Scuole Medie presso la Scuola Media statale di Ponderano (BI) e successivamente presso la scuola Media Salesiana di San Cassiano a Biella. Dopo alcuni anni di frequenza all'ITIS “Q. Sella” e di corsi di Formazione Professionale si è dedicato al mondo del lavoro nel tessile. Riprendendo poi gli studi nel 1992 ha conseguito la qualifica professionale da Videoterminatista e poi in seguito ha conseguito il Diploma di Maturità Magistrale – indirizzo Sociopsicopedagogico presso l'Istituto Magistrale Statale “Rosa Stampa” di Vercelli. Ha poi frequentato l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara, Istituto affiliato alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, anni in cui si è poi riaffacciato al mondo del lavoro presso Poste Italiane e poi successivamente, dopo una breve parentesi di lavoro nel privato, nel mondo della Scuola Pubblica. In quegli anni, con una frequenza personalizzata, ha frequentato e sostenuto gli esami presso la Scuola di Teologia del Seminario Diocesano di Biella, con le integrazioni già frequentate in Facoltà. Per un solo anno ha poi frequentato il Corso di Laurea in Filosofia presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale. Successivamente ha frequentato il Corso di Laurea in Servizio Sociale e poi in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro del Dipartimento di Culture, politiche e società e poi di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino, succursale di Biella Città Studi. Ha sostenuto la tesi per gli studi teologici intitolata “Il Peccato Originale”. Ha sostenuto la tesi di laurea per gli studi in scienze sociale “Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities”. Quest'ultima tesi l'ha preparata interamente presso l'Ospedale degli Infermi di Biella, sotto la direzione della Struttura Complessa di Formazione e Comunicazione, iniziando anche le attività di volontariato nel campo della Lettura ad Alta Voce ai pazienti della Medicina Riabilitativa e successivamente in campo Ematologico con la Fondazione Clelio Angelino aderente all'Associazione Italiana Leucemia (A.I.L.), prima presso la Struttura Complessa di Oncologia, poi presso il Day Hospital area Medica. Successivamente all'ultima tesi ha frequentato diversi corsi singoli presso il Corso di Laurea in Scienze Infermiristiche, sede di Biella, due moduli di un Master in Humanities and Information Thecnology (I.C.T), per un anno ha frequentato di dipartimento di Scienze dell'Università dell'Insubria frequentando il C.D.L. in Ingegneria della Sicurezza, per un altro anno il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'ambiente dell'Università di Pavia, frequentando il Corso di Laurea in Scienze Geologiche e poi presso l'Università Milano Bicocca frequentando il Corso di Formazione “Genere, politica e istituzioni”. Svolge libera attività di studio e ricerca avvalendosi dei servizi della Biblioteca Biomedica dell'Azienda Sanitaria Locale di Biella. Massimiliano Lanza, Biografia (sintetica): nato a Biella il 25/08/1970, dopo il Diploma di Maturità Magistrale indirizzo sperimentale socipsicopedagogico, ha intrapreso per 4 anni la Scuola Diocesana (Diocesi di Biella) di Formazione Teologica, per 6 anni il Corso Istituzionale in Sacra Teologia con tesi "Il Peccato Originale" e per un solo anno l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Da vent'anni lavora per il mondo della scuola, presso l'Istituto di Istruzione Superiore "G. E Q. Sella" di Biella; in questi anni, limitatamente a tempi e circostanze, ha continuato gli studi: nel 2008 ha conseguito il Master Post Laurea (solo a corsi singoli) in Didattica a Distanza e Filosofia Medievale sul Web presso la Drengo Srl di Roma; Nel 2016 ha conseguito l'Attestato a corsi singoli in Scienze Infermieristiche presso l'Università degli studi del Piemonte Orientale presso la sede di Biella; nel 2017 ha conseguito la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro (L-19) presso l'Università degli studi di Torino con tesi: "Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities", nel 2018 l'Attestato in Ingegneria della Sicurezza presso l'Università Insubria di Varese, nel 2019 il corso di Formazione Universitaria in Criminologia presso l'Università Nuova Bicocca di Milano e attualmente è iscritto al III anno (dopo riconoscimento crediti) al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico (LMG/01) in Giurisprudenza presso l'ateneo torinese. Ha curato per due trienni i commentari biblici anno A, B e C del lezionario, e a tal proposito ha collaborato con alcuni enti sociali e religiosi. Ha pubblicato su www.lulu.com diversi e-book di natura teologica, scientifica, sociologica e politologica. Capitolo I Una nascita e uno sviluppo iniziale normali Sono nato durante l'estate del 1970, il 25 agosto alle 9.50 di mattino, al reparto di ostetricia dell'Ospedale di Biella. Come tutti i bambini ho avuto uno sviluppo normale, un bimbo come tutti, con una crescita nella norma. La patologia si è scoperta all'età di sei anni, al termine di una visita medica presso lo studio di un Neurologo di fama, il Prof. Bergamini dell'Università di Torino. A prima vista la diagnosi fu chiara: distrofia muscolare. A dire il vero si susseguirono poi una quindicina di giorni di ricovero presso il nosocomio biellese nei quali, attraverso esami clinici e con l'ultimo esame, l'elettromiografia, venne confermata definitivamente la diagnosi (sette anni dopo a livello di commissione medico legale come minore non deambulante). Tuttavia ci ritorneremo perché seguirà un capitolo dedicato all'argomento. Fino a sei anni dunque tutto normale (a parte alcuni fatti premonitori). A cinque anni bisognava che imparassi a viaggiare in bicicletta senza il supporto delle rotelle. Fu un impresa farmi imparare le semplici regole (a parere dei grandi) per mantenermi in equilibrio, pedalare con il mezzo di trasporto. Alla fine ci riuscii! Ero sempre lento nell'imparare, soprattutto ciò che aveva un risvolto pratico. Non camminavo veloce ma i sintomi della malattia ancora non comparivano, anche se le prime difficoltà nel correre, sporadicamente, comparivano. Un episodio lo ricordo con lucidità: avevo cinque anni, ultimo anno di Scuola Materna (ora si chiama Scuola dell'Infanzia), e accadde un fatto da “bambini” già atti alla difesa e in un certo senso all'uso della forza. I compagni di asilo, “litigando” con me o giocando, mi assalirono e saltarono addosso, al punto che mi spaventai, non per il fatto in sé ma perché avevo difficoltà a districarmi e a rialzarmi. Era un primo sintomo? Come ho già scritto la rivelazione si ebbe l'anno dopo ma c'è un fatto, slegato dalla patologia, che deve essere raccontato: quando nacqui avevo entrambi i piedi divaricati (cercare il termine esatto, se possibile, per cui dovettero poi ingessare gli stessi e, di conseguenza, il pediatra prescrisse scarpe ortopediche (che tenni credo fino alla fine della scuola elementare e che ogni anno acquistavo). I ricordi non sono proprio nitidi, ma ricordo che papà mi portava a Torino una volta l'anno, ad acquistarle. Ci recavamo alla stazione di Santhià in auto, prendevamo il treno per Torino Porta Nuova, prendevamo il taxi e ci recavamo in Piazza Castello in un negozio di Ortopedia (allora non vi erano molti negozi nelle zone provinciali e bisognava recarsi al capoluogo di regione). La città sabauda la rividi varie volte, in primis per visite mediche, per diversi anni e poi anche per altro, per studi in tempi più vicini all'epoca in cui scrivo”. Capitolo IX Ora riporto l'inizio di un altro testo che approntai tempo fa: “Massimiliano Lanza Giulia Bianchi Diario del 1940 Prefazione dell'autore Mi sono preoccupato, come da promessa che decisi di mantenere tempo fa nei confronti di un amica, di redigere una sorta di Diario che una giovane donna (il cui scritto mi fu fornito dalla figlia) scrive durante un periodo di degenza in un sanatorio all'interno di un istituto religioso, declamando, paradossalmente i ricordi più belli. La storia che leggerete è una storia di malattia che poi diventa una storia di guarigione, tra tenebre e luce; l'inquietudine, la sofferenza fisica, diventano grazia, gioia: “trasformerò i vostri lutti in gioia”, come afferma la Bibbia! Cercherò di trascrivere questo diario con lo stesso linguaggio, con pochissime varianti e correzioni, più che altro per una questione stilistica, quasi rifinendo leggermente il testo, con l'aggiunta di qualche breve didascalia, per trasmettere alla figlia e ai lettori che lo affronteranno, l'originalità di un messaggio che una donna santa (o almeno potrebbe essere tale) trasmette. 27 marzo 2019, Massimiliano Lanza Giulia Bianchi (8 agosto 1940) Istituto “Cottolengo” in località Bioglio (Biella) “I mie ricordi più belli” Capitolo I Una giornata triste Si hanno delle ore così tristi, così angosciose nelle quali l'anima ha bisogno di vedere dinnanzi al suo sguardo non una pagina, che non riuscirebbe a leggere, ma un solo pensiero che dà sollievo e conforto. Nell'ora della sua passione, Gesù ha pronunciato quella parola che è tutta la storia della vita. “Fiat”: Non lasciarti opprimere povero cuore. Dio ti guarda con occhio paternamente pietoso, il dolore è la prova sublime dell'amore, il sacrificio ti rende più grande dinanzi a Dio: Fiat! Soffri in pace; passerai questa triste giornata, domani non resterà che la 2 tua purezza, e la bellezza di quell'angoscia che si avrà purificato per cielo: Fiat!”. Capitolo X ccc Massimiliano Lanza, Biografia: nato a Biella il 25/08/1970, dopo il Diploma di Maturità Magistrale indirizzo sperimentale socipsicopedagogico, ha intrapreso per 4 anni la Scuola Diocesana (Diocesi di Biella) di Formazione Teologica, per 6 anni il Corso Istituzionale in Sacra Teologia con tesi "Il Peccato Originale" e per un solo anno l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Da vent'anni lavora per il mondo della scuola, presso l'Istituto di Istruzione Superiore "G. E Q. Sella" di Biella; in questi anni, limitatamente a tempi e circostanze, ha continuato gli studi: nel 2008 ha conseguito il Master Post Laurea (solo a corsi singoli) in Didattica a Distanza e Filosofia Medievale sul Web presso la Drengo Srl di Roma; Nel 2016 ha conseguito l'Attestato a corsi singoli in Scienze Infermieristiche presso l'Università degli studi del Piemonte Orientale presso la sede di Biella; nel 2017 ha conseguito la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro (L-19) presso l'Università degli studi di Torino con tesi: "Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities", nel 2018 l'Attestato in Ingegneria della Sicurezza presso l'Università Insubria di Varese, nel 2019 il corso di Formazione Universitaria in Criminologia presso l'Università Nuova Bicocca di Milano e attualmente è iscritto al III anno (dopo riconoscimento crediti) al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico (LMG/01) in Giurisprudenza presso l'ateneo torinese. Ha curato per due trienni i commentari biblici anno A, B e C del lezionario, e a tal proposito ha collaborato con alcuni enti sociali e religiosi. Ha pubblicato su www.lulu.com diversi e-book di natura teologica, scientifica, sociologica e politologica. 1Massimiliano Lanza, Commentari Biblici Anno A, B, C, stampato in proprio, autoproduzione, ad uso privato degli studenti.
  11. Su questo testo non ho fatto nessuna prefazione in particolare, tranne dire che il testo racchiude una miriade di scritti e audio proveniente da Whatsapp, Facebook, Ecc. i quali sono stati trascritti. Direi che la prefazione corrisponde al sottotitolo “Politica, sociologia, scienza, storia, tecnologia, polemiche (è scoppiata la polemica!), progressisti, modernisti, cattocomunisti, conservatori, finti “fascisti”, gli intelligenti e i somari”. Capitolo I Da dove parte la santità? Che cos'è questa cosa grande che io e te dobbiamo fare? Non posso accontentarmi di cose piccole, io devo fare cose belle… hai vent'anni? Allora è giunto il momento di puntare in alto… come puoi accontentarti? Come diceva Sant'Agostino: “c'è un'inquietudine santa nel cuore tuo…”. Il segreto è “non buttare via niente della tua vita”. Ti serve tutto, ma quanto ti è già accaduto non hai saputo sfruttarlo bene e anche quello che ti accadrà. Dio può trasformare in bellezza anche la storia più disperata! “Non abbiate paura di essere santi”, perché ne hai paura? Noi abbiamo paura di andare fino in fondo, ma bisogna andare fino in fondo, non abbiamo nulla da perdere nella realtà, ma abbiamo paura, tanta paura… abbiamo paura di credere alla bellezza che noi siamo ma Cristo crede in noi, egli muore e risorge per amore tuo ma crede in te! Noi abbiamo lo stesso valore del sangue di Cristo, ma se la tristezza regna nel nostro cuore perdiamo tutto il valore che abbiamo faticosamente conquistato. La fortuna è Cristo che per noi è stato flagellato, torturato, crocifisso, è morto ma poi è risorto! Lui ritiene che ne valga la pena e si possa fare. Dio ti ama perché ti ha creato lui e sa che sei bello, sa che sei bella… sai perché ti ha creato Dio? Perché senza di te non si può fare, si sono persone che solo tu puoi amare, ci sono cose che solo tu puoi fare, parole che solo tu puoi dire, sentimenti che solo tu puoi provare! In nome di Cristo, sii te stesso di fronte a Dio! Speriamo che ci sia qualche coraggioso in questa terra! Bé, cari amici lettori, come lo sapessi per esperienza, ma sì, sono credente, qualcuno c'è e anche nei tempi recenti! Capitolo II Amici, vi commento il Vangelo di Natale: il 25 dicembre, Natale, rappresenta la festa del Solstizio di Inverno ed è una festa pagana (all'origine) che è stata mutuata dal Cattolicesimo per farla sua! Per chi non lo sapesse, vi è stato un errore di sei anni a causa di Dionigi il Piccolo Aeropagita, quindi Gesù dovrebbe essere nato sei anni dopo il convenzionale anno zero o d.C.. Tutto ciò perde di importanza di fronte al fatto che Gesù sia venuto nel mondo. Il Natale, importantissima solennità, offre la possibilità di celebrare quattro Messe diverse per tipologia di Letture bibliche: la messa Vespertina della Vigilia, la messa della notte, la messa dell'aurora e la messa del giorno. Il commento e la narrazione non le proseguo perché sono contenute nei testi (di cui uno già prodotto – Commentari Biblici A, B e C). Tuttavia ho deciso di riportare a mo' di copia-incolla questa parte: “Commentari Biblici riferiti alle letture evangeliche di Mercoledì 25 dicembre 2013 – Natale del Signore - Solennità A cura di Massimiliano Lanza Il Natale, importantissima solennità, offre la possibilità ai fedeli di ben quattro Messe diversificate per tipologia di letture bibliche; abbiamo analizzato solamente i vangeli. 1) Matteo 1,1-25. La pericope riporta inizialmente la genealogia di Gesù. Chi conosce poco la Bibbia, questo elenco dice molto poco ed è addirittura arido, chi conosce al di là della media la S. Scrittura avrà un'idea più vicina alla comprensione, chi conosce a fondo la Bibbia avrà una visione globale e la genealogia dice tanto! In questa sede non faremo un analisi della simbologia dei numeri (14 generazioni per 3) ma un dato è certo: Cristo si rivela nella storia, nella storia reale! Tra queste generazioni ci sono personaggi gloriosi ma anche personaggi umani e peccatori, perché Gesù prende su di sè la storia dell'uomo, bella o brutta che sia, perché Gesù ama l'uomo e lo redime totalmente! Anche questo fa parte del mistero del Natale! Per integrare questa pericope evangelica, la quale narra il mistero dell’elezione di Maria a ricevere Gesù Cristo nel grembo verginale, sono ispirato ad utilizzare una frase di Karl Barth, teologo protestante, della Scuola protestante liberale: “Il segno di un tale mistero (l’Immacolata concezione), che è rivelato dall’avvenimento della risurrezione, è il miracolo della nascita di Gesù Cristo: il fatto di essere concepito per opera dello Spirito Santo e di essere nato dalla vergine Maria” (Karl Barth, la dottrina della elezione, Torino, 1983, p. 974 – Angelo Stefano Bessone, Prediche della Domenica, Biella, 1986, pp. 28-29). Barth, protestante, non nega tuttavia l'illibatezza e l'importanza della Vergine Maria nella storia della salvezza, la quale ha ricevuto il Cristo. Giuseppe è l’immagine dell’uomo giusto, tanto è vero che decide di licenziare (dal greco apolusai – significato lett. ripudiare) in segreto. Invece, analizzando il verbo precedente - ebouletze, possiamo dire che Giuseppe, prima della rivelazione dell’angelo in sogno, lasciò alla sorte in segreto Maria, evitandole la condanna per lapidazione, legge vigente per le donne colte in flagrante adulterio; in realtà Maria è la Tota Pulchra, non possiede il marchio del peccato delle origini. Il termine sogno è reso in greco con onar, da cui l’aggettivo “onirico” (si veda Sigmund Freud, sulla psicologia dei sogni – ricordiamo che Freud, nonostante il suo ateismo, scrisse i cinque pilastri sull’amore che ricordano molto da vicino il “comandamento dell’amore” di Gesù). In questo caso San Giuseppe ha un rivelazione e non una manifestazione dall’inconscio. Il termine partorirà è reso con texetai e significa anche essere partoriti, essere generati. Il termine Emmanuele – emmanouel può essere anche tradotto con “con noi è Dio”, la traduzione classica è “Dio-con-noi”, cioè Dio non si accontenta solamente di averci creato ma è dentro di noi. Il suffisso el richiama a Dio. Maria è colei “che non aveva conosciuto uomo”, conoscere un uomo o una donna nella cultura ebraica, significava aver avuto rapporti coniugali con lei/lui; soprattutto nel caso delle donne il marito poteva utilizzare il divorzio, l'atto di ripudio, separandosi così dalla donna, peccatrice. Se la stessa fosse stata colta in flagranza di adulterio, la legge ebraica prevedeva la condanna capitale. Giuseppe è un giusto e come ho già affermato intendeva evitare a Maria tale sorte, ma nel frattempo la visione celeste impedisce a Giuseppe di lasciare la futura moglie, difficile da capire ma penso sorprendente il fatto che egli, nonostante conoscesse i fatti, rimase in silenzio. I vangeli non attribuiscono parole a Giuseppe come invece fa regolarmente la filmografia, ma in tal caso si tratta di fiction. Concludo con una domanda? Anche noi siamo capaci di rimanere in silenzio anche di fronte ai drammi della vita? Per riuscirci prendiamo esempio dalla sposo di Maria. 2) Luca 2,1-14. Il Censimento di Cesare Augusto: Si parla di censimento apograjesJai – apografestzsai: la traduzione del termine oltre che di censimento ha un suo sinonimo, ossia iscrizione in un registro; si parla di gioia e il termine è reso in greco con euaggelion - euanghelion, che appunto richiama al termine italiano Evangelo, ossia buona notizia; si parla di gloria e il termine è reso in greco con doxa - doxa, il suo significato si trova al quarto brano evangelico commentato. Si parla di un segno e il termine è reso in greco con shmeion – semeion e oltre a segno traduce indizio, marchio, suggello, segnale, indicazione, segni di potenza (miracoli, soprattutto attribuiti a Gesù). Il termine è in Luca ma è assai più noto nell'Evangelo di Giovanni in cui il segno richiama al miracolo. Riflettendo sulla pericope di Luca 2 possiamo intuire che il miracolo più grande è la venuta di Cristo in mezzo a noi con la sua nascita circa 2000 anni fa. Il miracolo più grande è che Dio in suo figlio Gesù ci redime dai peccati. 3) Luca 2,15-20: in tale pericope i termini salienti sono meditando (Maria meditava nel suo cuore le parole riferite a suo figlio, senza aggiungere chiacchere) e avvenimento: il primo termine è reso in greco con sumballo – sumballo e, oltre a meditare, significa confrontarsi: la meditazione, in buona sostanza, è il confronto con la realtà. Maria si è confrontata con suo figlio, accettando anche ciò che risultava lontano dalla sua intelligenza e intuizione ma serbandolo nell'intimo con saggezza, certa di una comprensione futura; avvenimento è reso in greco con rhma – rema, derivato di rematoV – rematos, significa accadimento/avvenimento ma anche sinonimo di parola, detto, enunciato. Maria non si lascia spaventare dagli avvenimenti legati a suo figlio ma accetta la volontà di Dio, obbedisce apparentemente in silenzio. La saggezza della donna esemplare la spinge però a conservare nel cuore le Parole di Dio. Anche noi siamo pronti a far tacere noi stessi ed accogliere le parole di Dio? Con Sant'Ignazio di Antiochia dico: O Signore, prendi e ricevi la mia sensibilità, la mia intelligenza, la mia immaginazione, i miei affetti, tutto è tuo e a te io lo restituisco. 4) Giovanni 1,1-18. Da una riflessione di un Arcivescovo: IL MONDO del peccato sarà vinto per sempre se opereremo con Cristo Giorno per giorno, con fede. Dobbiamo accogliere quel bambino di Betlemme come salvatore, è il Verbo che si è fatto carne, egli era la vita e non si può "vivere senza la vita". Accogliere Cristo significa accogliere ogni persona, accogliere Dio nella maniera più profonda, vivere la vita e la rinascita di Gesù oggi in questo mondo. Dio ci indica la strada della gratuità, c'è una dimensione di gratuità nella nostra vita, Gesù si spoglia della sua divinità. In Gesù troviamo il Salvatore, perché ha provato l'esperienza umana, perché in modo solidale vive la vita umana. Fin dalla nascita è stato rifiutato, è nato in una stalla, ha dovuto emigrare in Egitto. Dobbiamo recuperare la gratuità della vita; tale cultura supera ogni fase di crisi, dobbiamo avere la speranza di chi vive accanto a noi ed è precario, semplicemente perché ci manca anche una semplice relazione con lui; tali persone hanno bisogno dell'amore e della tenerezza di Dio. Se siamo in grado di far sperare agli altri un futuro migliore, dando anche del superfluo, davvero saremo uniti a Dio! L'augurio di oggi dovrebbe essere quello di donarsi agli altri. Papa Francesco ha parlato dell'importanza della casa per trovare un luogo sereno e sicuro. Invitiamo le istituzioni a muoversi in tale direzione; dobbiamo trovare una soluzione a chi non può pagare l'affitto nelle case, soprattutto in case popolari. La mia riflessione: Verbum caro factum est: il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la gloria di Lui, pieno di grazia e verità. Verbo (parola) logos – logos: dal greco si traduce con parola, discorso, menzione, dichiarazione, affermazione, risposta, promessa, detto, proverbio, massima, ordine, comando, proclamazione, dottrina, ipotesi (in filosofia), questione, soggetto, argomento, fama, tradizione, leggenda, conversazione, dialogo, eccetera, eccetera; tutto ciò che richiama discorsi e parole riguarda il termine logos; nella tradizione Neotestamentaria è la Parola di Dio fatta persona con la venuta di Gesù. Carne - sarx – sarx oltre al significato di carne, si riferisce al corpo fisico, materialità, corporeità dell'uomo, carne, uomo, uomo terreno, criterio, intelletto umano, natura umana, secondo criteri dettati dall'umana natura, carne, condizione di peccato. Gloria - (Kabod - ebraico) – doxa - doxa in Greco: la sua traduzione richiama diversi sinonimi, nella fattispecie: deliberazione, immaginazione, errore, apparenza, volere, opinione altrui, gloria, onore, splendore, stima, plauso, magnificenza, fulgore, splendore, rutilio, manifestazione di Dio comunicata ai salvati; il termine è utilizzato moltissimo nei formulari liturgici, sia Cattolici, che greco-ortodossi. Grazia – caritoV – karitos: il primo significato dal greco è grazia, poi viene generosità, amabilità, benevolenza, favore, gratitudine, ringraziamento, condizione di grazia, dono. verità - aleJeiaV – alezeias: dal greco il primo significato è verità, poi vengono realtà, condizione oggettiva, reale delle cose, veracità, sincerità, manifestazione di Cristo, criterio per l'agire morale del cristiano. Il Natale parla rappresentativamente della bellezza di Dio e il teologo protestante K. Barth asseriva: parlando di bellezza di Dio: soltanto per spiegare la sua gloria, che in ogni caso racchiude e porta ad espressione come quella che noi chiamiamo bellezza. Il Figlio di Dio, Gesù, Figlio per eccellenza ci ha resi figli nel Figlio, creati a sua immagine. Dio ha assunto la nostra carne, si è calato nella nostra realtà, assumendo tutto di noi, la vita umana e anche la morte. Egli non ha solamente assunto il peccato perché Gesù è Dio, non è creatura peccatrice ma il suo Spirito ci rende simili a lui, come lo è già sua madre, Maria. Egli non ha scelto una generazione di angeli perfetti o di nobili virtuosi ma si è calato nella realtà, la sua discendenza ha anche emeriti peccatori. Dio ama l'uomo così com'è ed è Lui a credere in Noi più che noi a credere in Lui, per quanto ci reputiamo credenti. Siamo pronti a diventare strumento nelle mani di Dio? Massimiliano Lanza1” Capitolo III Sulla filosofia di Leibniz Leibniz si presenta Ciao a tutti, Sono Gottfried Wihelm Leibniz, l'antesignano della scienza del futuro, l'informatica! Io sono un autodidatta, mi sono accostato alla biblioteca di mio Padre, poi ho studiato filosofia, diritto, matematica a Lipsia e a Jena, ho discusso la tesi a carattere logico-matematico. A me non interessava insegnare nelle università, m’interessava la vita di corte e mi piaceva l'organizzazione del sapere. Nel 1668 mi sono dato alla politica diventando consigliere dell'elettore di Magonza, Giovanni Filippo Schonborn. Dopo essere stato in diverse corti, sempre pensando alla logica e alla matematica, sono entrato in contatto con Pietro il Grande e con Eugenio di Savoia, anche se m’importava fondare delle accademie e così avvenne: nel 1700 ho fondato l’Accademia delle scienze di Berlino (anche se non si poteva sempre parlare di scienza vera e propria, ma ho fatto del mio meglio!). Oltre a tutto ciò ho attraversato l'Europa, ho scoperto il calcolo infinitesimale e tanti altri tipi di calcoli, ho collaborato e litigato con Newton, sono morto ad Amburgo ed ora vi parlo dal "paradiso dei filosofi"; anzi, un illuminista nel paradiso cristiano è un po' insolito, non vi pare? Sono sepolto in una Chiesa luterana, con Gesù che mi rimprovera il fatto d’essere illuminista, ma elogia che, grazie a me, l'umanità verso il progresso: ha pensato a me, forse il buon Dio crea alcune persone appositamente, ma è Lui che decide, io ne sono onorato! Ho conosciuto tanti matematici e scienziati: Arnauld, Melebranche, Huygens, Newton, Spinoza, Samule Clarke e l'italiano (vostro connazionale) Antonio Muratori. La logica secondo Gottfried Wihelm Quand'ero giovane mi interessai di logica, avevo vent'anni nel 1666 e scrissi la Dissertatio de arte Combinatoria. Mi ispirai ad un certo Hobbes e studiai la logica obiettivamente. Le operazioni mentali per me erano una sorta di calcolus ratiocinator. La parte più interessante che studiai (ma io ero non privo di ingenuità, la dedicai alla logica simbolica (ma perché dovetti affrontare argomenti così difficili o cercarmi guai?). L'ingenuità mia stette nel fatto ce io facevo coincidere verità con correttezza dal punto di vista di quest'ultima (ma che caspita di ragionamenti facevo?). Per me le affermazioni diventavano vere solo quando erano formalmente corrette (sembro un giurista, un burocrate, certo un matematico più che un filosofo). I posteri dicono che avessi inaugurato il trionfo della sintassi sulla semantica, che gli amici positivisti se ne appropriarono. I posteri dicono che la grammatica viene insegnata sulla base dei miei modelli, insomma anche la grammatica italiana o tedesca, è pura logica e matematica! I cari posteri, da me, hanno inventato l'informatica, con frasi senza senso ma architetture informatiche sensate. Ero convinto che si potesse creare un linguaggio universale e necessario semplicemente combinando dei simboli, sul significato dei quali vi doveva essere un consenso preventivo. Il mio amico Hobbes sì che la sapeva lunga, ma per me ragionare è calcolare, ovvero i concetti possono essere sostituiti dai simboli, più facile, apparentemente, vi pare? Cari miei lettori, non c'è più bisogno di usare frasi auliche e solenni, frasi prolisse, lunghe discussioni: gli esseri umani possono parlare anche con simboli, cosa che oggi miei uomini e donne del futuro, utilizzate con Tablet, Pc e Smartphone. Un linguaggio universale della scienza Nella prima fase della sua vita convinto che molte cose si sarebbero risolte con il buon senso, ma non era così; ideai un linguaggio universale per le scienze, sempre basato su simboli, che i miei amici studiosi chiamarono "pasigrafia": nella mia epoca, nel Settecento, voleva dire che un sistema di segni convenzionali, universali per tutti, potevano essere compresi da persone di lingua diversa, ma ciò, secondo me è mera utopia. La cosa complessa era quella di stabilire corrispondenze tra le parole di una data lingua e dei simboli leggibili nella lingua propria. A tal proposito voglio vedere che cosa farete voi, miei cari lettori! I numeri arabi, che ognuno legge nella propria lingua, sono un qualcosa che rappresenta quanto vio ho detto. I missionari Gesuiti cattolici che si recavano in Cina e Giappone, ritenevano (azzardandosi) che i simboli di tali lingue potessero essere imparati e utilizzati come linguaggio comune dalla popolazione mondiale. A proposito di "pasigrafia" i miei posteri inventarono l'alfabeto morse e il telegrafo, inventarono i segnali stradali e il linguaggio dei segni per i sordomuti. Non so spiegare tali fenomeni perché li ho solo previsti, anzi visti “dall'alto”. Nel 1714 scrissi la Monadologia, in cui capii che la logica non poteva spiegare tutti gli eventi ricchidi contraddizioni, cioè eventi che una spiegazione logica o una giustificazione non ce l'hanno. Capitolo IV: La natura analitica delle proposizioni Cari amici, se volete capire la mia “logica”, dovete comprendere e studiare l'analisi logica, focalizzandovi su Soggetto, Predicato Verbale e Complemento oggetto. I miei amici scienziati hanno poi inventato e studiato i predicati: essi ci dicono ciò che è vero e ciò che non è vero: in questo modo è facile, tutti possono capire una procedura scientifica di tale portata, non è più logica, ma di nuovo buon senso, verità e giustizia. Per me l'analisi logica è pura matematica, sono algoritmi, come spiegava un mio antenato-scienziato di nome Euclide. La matematica è commensurabile, Dio no, è incommensurabile. Studiate e capirete, leggere e capirete, pregate e capirete. Dicono che anche il mio amico Cartesio abbia usato il mio metodo, ma no, forse no, lui era per Cogito Ergo Sum. Cambiando discorso sempre su Cartesio, si può considerare, come il mio collega rifiutava il concetto di materia “viva”, perché significava che fosse magica! Ciò significa che la legge della gravitazione universale di Newton sia magia? Non credo proprio. E lui lo sapeva! Capitolo IV Di omelie di sacerdoti ne ho sentite tante, ne ricordo una di un presbitero Domenicano (i Domenicani o Ordo Predicatorum [o.p.} sono dei veri predicatori, amici dell'Ordine Francescano) il quale, parlando di San Giuseppe, esordì con una battuta di spirito dicendo: “San Giuseppe era un uomo paziente, adesso, invece, gli uomini, fanno che mettere in cinta le donne quando vogliono e se ne vanno” oppure, sempre lo stesso sacerdote: “San Giuseppe era paziente con Maria, ora non c'è nessun problema, via una, ce ne sono altre dieci”. A volte, per accattivarsi l'oratorio, i buoni retori predicatori non fanno altro che delle battute (accettabili se non sono volgari, anche se non ortodosse e poco sante) e le persone evitano di dormire durante l'omelia. Capitolo V Stavo guardando un documentario sui ponti e si parlava che solo con l'invenzione del calcestruzzo le cose cambiarono, per non parlare della malta, usata spesso dai romani: la cupola del Pantheon non crollerà mai! Capitolo VI Una volta scrissi: “ SLIDE!! 06/03/14 La funzione di trasmissione del segnale motorio è l’EFFERENZA, dal cervello va al midollo, da qui viene trasmesso ai muscoli attraverso i nervi periferici; le fibre essendo molto lunghe possono essere colpite da varie patologie, ISCHEMIA, TRAUMI, INFIAMMAZIONI; i chemioterapici danno effetti collaterali a livello del SNP, in alcuni casi il nervo periferico va incontro a processi degenerativi senza sapere la vera causa; anche a causa dell’invecchiamento che lo fa diventare più fragile; anche nei pz non malati al di sopra per esempio dei 75 anni; magari un insieme di concause minori (terapie farmacologiche, intolleranza agli zuccheri, predisposizione a malattie CV); all’interno del nervo periferico ci sono assoni più grandi (che servono per lo stimolo al movimento) e fibre più piccole non sempre mielinizzate (sensibilità termo dolorifica); la MIELINA è presente nel SNC e nel SNP, è un isolante che permette una conduzione più rapida, sono mielinizzate solo quelle che hanno un diametro maggiore e una necessità di trasmissione più rapida, come le fibre che controllano il movimento; il NEURONE PRIMARIO si trova nei gangli delle radici dorsali, PSEUDOUNIPOLARI (struttura a T), prototipo del neurone sensitivo; il sistema SENSITIVO si trova nei gangli, dei prolungamenti che vanno in parte a comporre il nervo periferico e un prolungamento che va nel SNC verso il midolo spinale, poi al TALAMO e la CORTECCIA. SEMEIOTICA DEL DEFICIT: Segni clinici legati al deficit MODALITA’ INSORGENZA: acuta, subacuta, cronica Parte distale o prossimale, uno o più nervi, DEFICIT DI FORZA: di solito nelle parti distali cioè mani e piedi, inciamperà; quando la malattia è diffusa soprattutto, dopo un po’ di tempo visto che il segnale non arriverà correttamente al muscolo il pz potrà avere minore trofismo muscolare (da non confondersi col tono, che è la resistenza che la parte del corpo oppone al movimento), che è proprio la massa muscolare; la mancata trasmissione fisiologia potrà causa una parziale disconnessione tra fibre muscolari e nervi, il muscolo potrà avere contrazioni spontanee non comandate dal nervo (FASCICOLAZIONI), come dei guizzi sotto la pelle che il muscolo può avere; MIOCHIMIE: contrazioni spontanee più strutturate perché riguardano più unità motorie; NEUROMIOTONIA: difetto del rilascio della fibra DISTURBI DELLA SENSIBILITA’: · Il soggetto sente di meno · Disturbi qualitativi, il pz percepisce in maniera diversa lo stimolo, tocca una superficie calda e la sente fredda, o una liscia la sente con formicolio (PARESTESIE); cioè la fibra è danneggiata non trasmette bene e trasmette stimoli anomali; i nervi innervano anche gli organi, ci può essere eccesso o mancanza di sudorazione, sbalzi di pressione o battito cardiaco, deficit di nervi VEGETATIVI AUTONOMICI; per valutare i nervi periferici più grandi si può usare la tecnica di esame DEI RIFLESSI OSSOTENDINII, cioè un martelletto di gomma che da una stimolazione SENSITIVA (di pressione), con questa pressione si attivano le fibre che innervano quel tendine e si vede il riflesso; si vede sia l’afferenza che l’efferenza; se il nervo periferico è danneggiato ci può essere una riduzione dei riflessi osteotendinei, o perché le fibre non trasmettono lo stimolo, o perché quelle motorie sono danneggiate o una combinazione delle due; i guizzi sottopelle possono essere anche fisiologiche dopo per esempio attività fisica; MONONEUROPATIA: coinvolto solo un nervo, per es SINDROME DEL TUNNEL CARPALE, dovuto a intrappolamento del mediano per un passaggio stretto, conflitto tra il canale carpale e il nervo mediano; oppure intrappolamento del NERVO SCATICO a livello del ginocchio; situazioni meccaniche; MONORADICOLOPATIA: per es ERNIA DISCALE, situazioni meccaniche; diabete invece agisce a livello sistemico POLINEUROPATIE: di solito iniziano dai piedi o dalle mani per arrivare alle parti prossimali, possono colpire anche le fibre sensitive; bisogna indagare se è colpita più la mielina o più l’assone; di solito quelle assonali sono più gravi di quelle demielinizzanti; ELETTRONEUROGRAFIA: per vedere la velocità dei nervi, stimolando uno stimolo elettrico al nervo, si registra vedendo se la fibra conduce bene; se la velocità è ridotta di solito vuol dire che le MIELINA è danneggiata, se varia l’AMPIEZZA allora è l’assone a non funzionare bene (se il potenziale prodotto dallo stimolo è più basso del normale); esistono delle malattie che portano anche a DEFORMITA’ ARTICOLARI. NEUROPATIE DISIMMUNI: Il sistema immunitario aggredisce il nervo periferico dando danni acuti o cronici GUILLEM BARRE’ (GBS): Entro poche settimane il pz non riesce più a deambulare, nel tempo si diffonde anche ad altre funzioni (capacità respiratoria, battito cardiaco) che di solito portano il pz al ricovero perché sono un emergenza neurologica; comincia dai piedi arrivando alle parti prossimali, forma di paralisi acuta; di solito causata da infezione o vaccini, c’è stimolazione del SI; ipersensibilità contro la mielina che viene scambiato con l’agente esterno; prevalentemente demielinizzante, si può avere produzione aumentata di proteine, riscontrabile con il liquido cerebrospinale (in cui galleggia il cervello e il midollo spinale), non si trova un aumento di cellule infiammatorie se non minimo (nelle meningiti o encefaliti abbiamo aumento di cellule e anche di proteine); rallentamento di conduzione nervosa, a volte la conduzione può essere bloccata con latenza lunga a livello distale per avere risposta elettrica del nervo; di solito è la mielina ad essere colpita nelle malattia autoimmuni neurologiche ma esistono anche forme assonali; malattie piuttosto rare (circa 5-10 casi su 100000); a Novara 10-15 all’anno, ma sono malattie che è importante riconoscere perché trattabili farmacologicamente; se non riconosciute con tempismo possono portare a forte disabilità o addirittura a morte; GM1: una componente della mielina, un ganglioside, che viene ad essere riversato di anticorpi specifici, tipici di questa forma a blocchi di conduzione (MMN) PLASMAAFERESI: pulizia del plasma da questi anticorpi e per un po’ di tempo il nervo funziona; NEUROPATIA DIABETICA: complicanza più frequente del diabete, 15% nei primi 5 anni e 75% dopo 40 anni; la patogenesi è di tipo vascolare quindi in realtà può essere considerata una complicanza vascolare del diabete; forme asimmetriche più rare!! Ora il piombo viene poco utilizzato quindi è un problema minore il danno da piombo; anche se in paesi in via di sviluppo è ancora presente; va in sofferenza la GIUNZIONE NEUROMUSCOLARE; il segnale dal nervo motore deve arrivare al muscolo e si deve liberare l’acetilcolina; la struttura può essere danneggiata perché esistono degli anticorpi che danneggiano i recettori che ricevono l’acetilcolina; quindi quando c’è la liberazione il recettore può essere danneggiato e non funzionare bene; può essere danneggiato la parte principale (AChR) o proteine vicino; MIASTENIA GRAVIS (forma classica): danneggiata la struttura post-sinaptica; patologia in aumento (80 su 100000), ogni anno c’è un caso nuovo circa, sono pz che vivono a lungo; ci sono anche casi giovanili prima dei 40 anni; il segno clinico più importante all’esordio è la VISIONE DOPPIA, i muscoli che muovono gli occhi sono tra i più finemente innervati e quindi vanno incontro prima all’affaticamento; se la malattia colpisce solo gli occhi non è pericoloso, ma se l’affaticabilità interessa i muscoli respiratori la persona può anche morire per paralisi respiratoria; l’indebolimento è progressivo durante la giornata; solo il 10 15% rimane confinata agli occhi (stadio 1); in alcuni di questi soggetti c’è difficoltà a rimozione del TIMO che invece di atrofizzarsi, sopravvive e fa maturare questi anticorpi, a volte va incontro a ipertrofia o anche a crescita neoplastica; dando acetilcolina al pz il pz migliora; oppure si da una stimolazione elettrica ripetitiva al pz; se si va a stimolare delle fibre ripetutamente con stimoli continui posso vedere nella risposta un decremento di ampiezza per l’esaurimento di acetilcolina; il pz non guarisce anche se si toglie il TIMOMA, ma si toglie perché se viene fatto nel pz giovane a inizio malattia si può avere un miglioramento clinico, e perché può evolvere in neoplasia maligna; le forme senza anticorpi sono molto meno, perché la possibilità di trovare altri anticorpi è molto migliorata; TERAPIA: si aumenta la produzione di acetilcolina bloccandone il degrado, si può dare anche CORTISONE e IMMUNOGLOBULINE; SINDROME MIASTENIFORME: danneggiata la struttura PRESINAPTICA, forma più rara, in occasione di tumori si possono trovare anticorpi che danneggiano la parte presinaptica; di solito c’è sotto un tumore, ma se si sottopone a un maggiore carico di lavoro il pz può migliorare, perché c’è un difetto di rilascio, i canali del calcio presinaptici sono importanti per questa trasmissione, quando arriva lo stimolo elettrico vengono attivati i canali del ca che aprono le vescicole di acetilcolina, quindi più si stimola più aumenta il potenziale; MIOPATIE Molto rare nell’adulto, pochi centri se ne occupano, riguardano molto più i bambini; di solito sono malattie EREDITARIE (DUCHENNE o BECKER) o INFIAMMATORIE, INFETTIVE, METABOLICHE; le forme ereditarie sono quelle più importanti; DUCHENNE mutazione neoformata, senza legame genetico; è una malattia in cui manca una proteina responsabile del mantenimento della fibra muscolare, quindi queste degenerano man mano che si contraggono, sono più fragili e danneggiabili; compare già nel secondo anno di vita; tipicamente fa fatica ad alzarsi in piedi, deve appoggiarsi alle ginocchia (tipico delle malattie neuromuscolari); alla lunga le fibre vanno incontro a fenomeni di necrosi e il tess muscolare viene sostituito da tessuto connettivo, i muscoli si ingrandiscono, vengono perse le caratteristiche di elasticità muscolare e il bambino cammina sulle punte; in pochi anni il bambino finisce sulla sedia a rotelle, da anche INSUFFICIENZA CARDIACA perché viene colpito anche il muscolo cardiaco; di solito tra i 15 20 anni il bambino muore; DIAGNOSI: se il muscolo va in sofferenza si liberano degli ENZIMI, quindi questi si trovano maggiormente nel sangue (CREATIN FOSFOCHINASI); con un esame specifico ad ago si può investigare la fibra muscolare, si vede se il muscolo soffre (fenomeni di rimaneggiamento muscolare) o fenomeni di attività spontanea del muscolo; si può fare anche un analisi genetica; DISTROFIA DI BECKER: stesso tipo di trasmissione col cromosoma X con però ridotta espressione e il pz può deambulare fino ai 15 20 anni; qua è ridotta e non assente la DISTROFINA SCAPOLO OMERALE NO!!! DISTROFIA MIOTOMICA: forma dominante legata a un difetto genetico del cromosoma 19 in cui si espande una tripletta codificante e causa la MIOTOMIA, impossibilità di rilascio del muscolo, va in una brusca contrazione involontaria che si rilascia lentamente, malattia che combina una IPOSTENIA MUSCOLARE con fenomeno miotomico, il soggetto stringe il pugno e non riesce più a rilasciarlo MIOPATIE METABOLICHE NO!!! CLINICA: STANCHEZZA, CRAMPI, DOLORI, CDK E MIOGLOBINA nel sangue e urine MIOPATIE INFIAMMATORIE: danneggiamento con meccanismo autoimmune, linfociti citotossici che danneggiano le fibre muscolari, più spesso quelli prossimali con anche dolore, malessere generale, ves alta, muscolo con necrosi a causa di attacco dei linfociti t citotossici; DERMATOMIOSITE: più spesso associata a neoplasie, forma PARANEOPLASTICA TERAPIA: stessa delle altre malattie infiammatorie del nervo, IMMUNOGLOBULINE, IMMUNOSOPPRESSORI, CORTISONE, colpiscono più i bambini, nell’adulto il deficit è più prossimale, si ha atrofia o pseudoipertrofia con manifestazioni cardiache; CDK aumentano nelle malattie del muscolo, con l’esame ad ago si andrà a investigare l’alterazione dell’attività muscolare che nelle malattie del nervo è diversa; Biella, 10/03/2016 Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche Lezioni: a) Neurologia (14-16); b) Geriatria (16-18). Neurologia (a) Docente: Prof. Cristoforo Comi, medico dal 1997, docente di Neurologia ai futuri medici, infermieri, Fisioterapisti, specializzandi in Neurologia a Novara MALATTIA CELEBRO VASCOLARI La Neurologia, oggi, opera a livello o a regime di Day-hospital, meno a livello di degenza. Parliamo dell’Ictus, o stroke, dal latino o dall’inglese “colpo”. Lo stroke può essere ischemico, oppure emorragico. Il concetto è simile all’infarto cardiaco, con la differenza che il tessuto celebrale, è molto più fragile, va in necrosi molto più rapidamente. Definizione di ICTUS (WHO): Si tratta di una disfunzione focale o globale dell’encefalo, a insorgenza acuta o subacuta, dovuta a causa vascolare che determina TIA, Transit Ischemical Attack e può avere una durata da uno a sessanta minuti. Brain Attack: può avere una durata da 1 a 24 H. Prevalenza di ICTUS in Italia: ogni giorno 536 casi; capita anche per l’età avanzata (siamo secondi solo dopo il Giappone!!). Dopo il Giappone abbiamo la percentuale di anziani più elevata e pertanto aumentano i casi di ICTUS. A Novara, in neurologia, ci sono 1000 ricoveri all’anno di cui il 60% sono ICTUS! Esordio e andamento Insorgenza acuta Deficit neurologico focale, andamento peggiorativo, andamento migliorativo (TIA e Brain Attack). - Stazionarietà DEFICIT NEUROLOGICI FOCALI: - EMIPARESI - EMIANESTESIA - EMIANOPSIA - ATASSIA - AFASIA - DIPLOPIA - PARALISI FACCIALE - DISARTRIA - DISFAGIA A ciascuna di queste è applicato un punteggio: più è alto il punteggio, più è a rischio il soggetto. L’ICTUS è una malattia eterogenea: 1) Ischemia da trombo-embolismo da ATS di grossi tronchi arteriosi; 2) Ischemia cardioembolica. - La mortalità acuta (30 gg) dopo l’Ictus è pari a circa il 20%, mentre quella dopo un anno ammonta al 30% circa. - Le emorragie (parenchimali e sub aracnoidee). MALATTIE CELEBRO VASCOLARI FOCALI SONO L’85% Si tratta di un tappo che chiude la circolazione e avviene, solitamente, sui vasi di grosso calibro. Possono essere: - Basilari - Vertebrali - Carotidi interne 1) Aterosclerosi Cerebrale 2) Aterosclerosi Cerebrale Media (vedere il triangolo di Willis 1) Arco aortico 2) Tronco aortico L’infarto più è distale più è piccolo e non compromette la parte dell’emisfero. Infarto singola branca ACM L’infarto branca superiore ACM Il tempo incede sull’esito diagnostico dell’ICTUS, soprattutto per chi abita nei centri urbani in cui ci siano molti grandi ospedali. Infarto celebrare acuto (6 ore) con segni iniziali di sofferenza cerebrale: si nota una perdita dei confronti dei nuclei sella base e una tenue ipodensità. L’ipodensità più marcata è segno della C.M. iperdeusa nella fase iperacuta di un ictus ischemico. Meccanismo steno – occlusivo - Tromboflebite aterosclerotica - Embolia cariogena L’Ecocolor-doppler è utile a individuare il volume del sangue che scorre nelle arterie. Fattori di rischio dell’ICTUS: - Età - Ipertensione arteriosa - Diabete mellito MALATTIE CELEBRO VASCOLARI, MAGGIORI FATTORI: LA FIBRILLAZIONE ATRIALE. EMBOLIA CARDIOGENA - Malattia del nodo seno-atriale - Pervietà del forame orale La fibrillazione atriale e neurologica vascolare F.A. è la causa più comune d’ictus ischemico nella popolazione anziana. Avviene occlusione embolica dell’arteria celebrale media di sinistra. Malattia ATS dei piccoli vasi arteriosi (sindromi lacunari). - Meccanismo emodinamico - Malattie ematologiche - Altre cause Infarti lacunari: Infarti di piccole dimensioni, situati in profondità, in zone non corticali degli emisferi e nel tronco encefalico (lacunar stroke). - Infarto lacunare (vasculiti) Arteriti in corso di collagenopatie - Lupus Eritematoso Sistemico (LES) - Mal di Jo Green - - Renarterite nodosa: arteriti granulomatose. - Mal di takayasu - Arterite temporale - Arterite giganto-cellulare intracranica. VASCULITI SISTEMICHE - Malattia di Wegener; - Malattia di Charg-Strauss; - Malattia di Balcet; - Malattia di Burger - Sarcoidosi Principali sindromi - Sindromi del circolo carotideo: 1) Sindrome totale della carotide interna (CI) o della carotide media (ACM). 2) Insorgenza improvvisa di : - Emiplegia …. Braccio - Emiplegia FBC Afasia Infarto totale ACM di DX. 3) ACA = Sindrome dell’Arteria Cerebrale Anteriore; ACP = sindrome dell’Arteria Cerebrale Posteriore. 4) Sindrome di occlusione delle arterie talari (?); 5) Infarto del cervelletto; 6) Sindromi lacunari del tronco; COME TRATTARE L’ICTUS Prevenzione primaria: correzione fattori di rischio: ICTUS Trattamento fase acuta Prevenzione secondaria Riabilitazione L’Ospedale Maggiore di Novara è il secondo del Piemonte e uno dei più grandi Ospedali d’Italia. Occorre: - Prevenzione primaria; - Farmaci: statine per il colesterolo; - La prevenzione: fase acuta - Poi: somministrazione di trombolitici per mezzo di trombo lisi; - Tenere la pressione né troppo alta, né troppo bassa, fare esami del sangue, Emogas analisi, eccetera - È necessario ripristinare un rapporto ematico per prevenire l’edema. Emorragia celebrale a sede tipica Emorragia cerebrale primaria profonda dell’iperteso: Non sono perdite caratteristiche (in ordine di frequenza): - Striato (putamen o dinamico-capsulare) - Talamo (Talamo - capsulare) - Cervelletto Emorragia cerebrale a sede atipica Malformazione …. Venosa (MAV) L’infarto celebrale colpisce per l’85%, l’emorragia celebrale per il 18% Emorragia sub aracnoidea L’aracnoide è appena sotto la Dura madre: nello spazio interstiziale, nei pressi del liquor celebrale. Sarebbe la sede più frequente di aneurismi intracranici in una casistica non selezionata. Gli aneurismi sono molto frequenti. 12/03/14 Una volta si Registrava l’attività cerebrale e i SEGNI e SINTOMI del pz facendogli un video, vedendo una correlazione; il COMA viene spesso stadiato con l’EEG, anche la diagnosi di MORTE CEREBRALE; NEUROBIOLOGICHE COGNITIVE: disturbi della memoria PSICOLOGICHE: depressione e ansia SOCIALI: stigma Una crisi non è sufficiente per fare diagnosi di epilessia, ma la diagnosi di epilessia deve avere almeno una crisi epilettica; può venire una crisi per es nell’anziano che prende le benzodiazepine per 6 anni e poi smette all’improvviso di prenderle. DISTRIBUZIONE BIMODALE, ha due picchi, prevalentemente i bambini adolescenti e gli anziani; FOCALE: la scarica elettrica nasce da una piccola parte del cervello, se la scarica si propaga secondariamente diventa generalizzata GENERALIZZATA: Originano da un area più bassa (di solito ipotalamica), e si ha interessamento di circuiti bilateralmente CRISI TONICO-CLONICHE GENERALIZZATE FASE POST CRITICA: Spossato, tende a dormire, pian piano riacquista il colore della cute e la coscienza CRISI MIOCLONICHE GENERALIZZATE Di solito il pz è cosciente CRISI A TIPO ASSENZA, EEG: Ogni quadratino ce ne sono 3 (3hz) di sequenze di complessi punta-onda, inizio improvviso e fine brusca; ASSENZA ATIPICA: forme appartenenti a sindromi gravi dell’infanzia Oggi non si usano più i termini SEMPLICI e COMPLESSE, si preferisce descrivere la COSCIENZA; cioè con o senza ALTERAZIONE; a seconda di dove parte la scarica ci sarà una diversa manifestazione clinica; FENOMENI VEGETATIVI: la nausea, il disagio gastrico, per es l’AURA EPIGASTRICA CRISI LOBO TEMPORALE: paura intensa (si può scambiare per attacchi di panico), coscienza preservata, durano secondi o minuti; CRISI FOCALE MOTORIA: può partire con delle clonie alla faccia, ma poi passa nella mano; continua ad avere automatismi, con dei movimenti random, EPILESSIA: spesso sono dovute a mutazioni di canali (per es del sodio) che si trovano sulla membrana dei neuroni EPILESSIA CON ASSENZE DELL’INFANZIA (CAE) detta anche piccolo male: Importante perché le assenze e le crisi si ripetono, e una delle più frequenti infantili, tra i 4 e gli 8 anni; EPILESSIA MIOCLONICA GIOVANILE: frequenti al mattino, speso fotosensibili; es ragazzina in gita con deprivazione del sonno e prima crisi; la TERAPIA ANTIEPILETTICA risolve le crisi solo nel 70% di casi, anche provando tutti gli antiepilettici; il 30% va seguito per il trattamento neurochirurgico, si andrà ad individuare precisamente l’area interessata e verrà poi rimossa; spesso farmaci TERATOGENI, poi se la pz ha una crisi convulsiva durante la gravidanza rischia di fare male a se e al bambino, è necessario trovare un bilancio rischio/beneficio tra terapia e avere crisi; si imposta una terapia prima che inizi la gravidanza usando il minimo dosaggio possibile e evitando i farmaci più teratogeni; si da ACIDO FOLICO nei primi 3 mesi (organogenesi), è raccomandato il parto naturale e l’allattamento; non dovrà perdere sonno, dimenticare la somministrazione del farmaco soprattutto vicino alla gravidanza; 14/03/14 problema rilevante e invalidante, il neurologo si trova spesso ad affrontarlo, il problema è capire se il mal di testa è benigno o se è spia di una malattia grave (cefalea secondaria, per es a un tumore o un emorragia che comprimono le strutture agosensibili); quindi la prima domanda è se il pz ha una malattia pericolosa o se è una CEFALEA PRIMARIA, che è o un EMICRANIA o una CEFALEA TENSIVA, oppure forme più rare; vanno cercati dei segni come la rigidità nucale nelle meningiti oltre che ai segni classici di cefalea, anche l’articolazione temporo mandibolare, alcuni hanno problemi e questa difficoltà di masticazione si riflette sulla postura e sensibilità delle zone circostanti dando cefalea cronica, che è curabile con terapia odontoiatrica; oppure una SINUSITE, può avere una cefalea continua e si può guardare se c’è opacamento dei seni; FUNZIONE VISIVA: aumento pressione endocranica si riflette sul fondo dell’occhio, o assimetrie delle pupille, problematiche nel movimento oculare; la neurologia nasce come concetto di diagnosi di sede, correlare il segno neurologico e la sede del problema; una crisi ipertensiva può manifestarsi con cefalea, e abbassando la pressione migliorerà anche la cefalea; AUSCULTAZIONE VASI CAROTIDEI: soprattutto per le fistole, produzione di un tipico soffio TAC: si fa sempre in caso di cefalea, perché altrimenti si potrebbe etichettare come cefalea primaria un problema più grave; quindi adesso si fa quasi sempre di routine; CEFALEA A GRAPPOLO: una forma di dolore molto intenso che si presenta in attacchi ravvicinati fra loro che vengono definiti grappoli di attacchi, per es sta bene per 5 mesi e 5 giorni di fila grappoli di cefalea, c’è anche una componente VEGETATIVA molto importante (sudorazione, rossore del volto), vengono definite forme di cefalea AUTONOMICA; CEFALEA SECONDARIA se una persona non ha mai avuto cefalea fino ai 40 anni e poi presenta cefalea è probabile che sia secondaria; ICTUS è un caso un po’ a se, da cefalea solo se c’è molto edema intorno all’ischemia, se no normalmente l’ischemia non è dolorosa; la CEFALEA è invalidante è fastidioso, con costi sociali pesanti, ma nella gran parte dei casi non è pericolosa per la vita, escluse le condizioni secondarie; EMICRANIA: colpisce persone giovani, è una causa di disabilità maggiore della cefalea tensiva, ma non perché sia più frequente (circa la metà della tensiva) ma perché costringe la persona a completa inattività perché è molto più fastidiosa, ha vomito e peggioramento del dolore appena si muove o fa qualcosa, è molto variabile da soggetto a soggetto anche come frequenza, e potrebbe dare difficoltà nella diagnosi differenziale col grappolo; è difficile che sia emicrania se è mal di testa lieve; è più frequente nei paesi occidentali, questo per una questione GENETICA di razza caucasica, che è più ricca, e lo stile di vita dei paesi industrializzati favorisce l’emicrania perché è più frenetico, non è sufficiente ma è un fattore predisponente, per es lo studente può avere emicrania dopo aver fatto un esame per un rilassamento psicofisico; se la forma è solo nel periodo mestruale si tratta in modo diverso perché non avrebbe senso dare una terapia per tutto il mese; l’emicrania si modifica grazie alla terapia e perché alcuni sviluppano una forma tensiva sotto l’emicrania, magari il pz parte con un emicrania, poi sviluppa anche una CEFALEA TENSIVA, che quando diminuisce l’emicrania poi rimane solo tensiva; infatti nella realtà non c’è una differenza così netta tra tensiva e emicrania, alcune forme sono una coabitazione delle due, con vari attacchi a volte di emicrania e a volte tensivi; magari uno con cefalea non mangia e quindi dopo gli viene l’attacco, oppure dormono meno o bevono un po’ di più, devono seguire uno stile di vita più regolare e controllato, vini (soprattutto con molta anidride solforosa) possono peggiorare il malditesta; gluttamato di sodio (presente nel cibo cinese) il diametro dei vasi, quindi la vasodilatazione e vasocostrizione ha un ruolo importante nell’emicrania, per es se mangio molto gelato in fretta, colpi di freddo e caldo variano rapidamente il diametro vascolare e quindi possono dare cefalea; la SEROTONINA determina una modificazione del calibro vasale, dando costrizione e dilatazione rapida, quindi ci sono farmaci che agiscono sul recettore della serotonina; OSMOFOBIA: ipersensibilità agli odori; alcuni hanno una FASE PRODROMICA (fase che precede la cefalea) eccitatoria e altri inibitoria, nello stesso soggetto di solito è sempre lo stesso dopo; AURA EMICRANICA: c’è in una percentuale bassa, presenza di segni neurologici legati all’attacco, ci sono alterazioni neurologiche visive (forme geometriche, scintille, perdita di campo visivo), sono fenomeni rari (circa il 15%), può essere anche SENSITIVA (formicolio), raramente di tipo MOTORIO (movimento o parola); è importante interrompere il CICLO VIZIOSO, se c’è un attacco e non viene spezzato il cerchio ci può essere cronicizzazione del fenomeno, è importante identificare il tipo di emicrania e trattarlo in maniera precisa; aiutano molto i DIARI dove il pz annota la frequenza, l’intensità degli attacchi, nausa, vomito, aura; perché da questo si può arrivare a una terapia su misura fatta bene; FASE ALGICA: di solito non va oltre le 24 ore, se va avanti più a lungo si può parlare di STATO EMICRANICO; in questa fase Il pz tenderà a stare al buio e silenzio, sdraiato, senza fare attività fisica, mentre con cefalea tensiva il pz ha beneficio a fare una passeggiate; ci sono anche persone che hanno alcuni attacchi con aura e altri senza; si può avere anche ISCHEMIA di una zona di encefalo in occasione di attacchi emicranici, se non si tratta in modo adeguato possono esserci delle cronicizzazioni; serve il diario perché dovrebbe dover fare la profilassi; si possono dare anche consigli di comportamenti di vita; alcuni pz prendono continuamente farmaci e si crea una sindrome da abuso di farmaci, questo perché c’è l’uso dell’automedicazione, i FANS non vanno mai presi con l’emicrania, danno effetto parziale ma alla lunga danno più danni che benefici!! TRIPTANI: farmaci che da il neurologo per l’emicrania, bloccano l’attività riflessa vascolare; quelli di ultima generazione sono più rapidi e più efficaci; esistono soggetti che rispondono a un triptano rispetto a un altro, quindi c’è anche una soggettività a questi farmaci; CEFALEA TENSIVA Forma più frequente, meno grave dell’emicrania, ci sono statistiche disomogenee perché magari non vanno neanche dal neurologo questi pz, ha un impatto notevole economico, quelle lieve sono compatibili con l’attività lavorativa, più frequente nelle donne, età più avanzata, favorita da patologie osteoarticolari; anche i vizi posturali possono dare rischio elevato di cefalea; il picco è verso i 50 anni; probabilmente è un termine di molte forme che dipende da molti fattori diversi, i fattori scatenanti sono simili all’emicrania, ma qui c’è più omogeneità per la specificità del dolore pulsante; attacchi con intensità più bassa, frequenza minore dell’emicrania; pz spesso estremamente nevrotici; sentore di CERCHIO ALLA TESTA (come avere un casco stretto in testo), non c’è forma con aura, non c’è rapporto con il ciclo e migliora con una blanda attività fisica; alla prima visita il neurologo esclude che sia una forma secondaria (perché la cefalea tensiva assomiglia a forme secondarie) e dare il diario al paziente; spesso sono persone insoddisfatte o con problemi psicologici; la terapia è più difficile che nell’emicrania perché meno intenso il dolore, prima si potrebbe agire sullo stile di vita prima di dare terapie, curare l’insonnia, gli attacchi di panico, l’ansia ecc; se non si riesce a fare si usano gli ANTIINFIAMMATORI o dei MIORILASSANTI (che però alterano la lucidità mentale, darà sonnolenza), ora esistono delle formulazioni con la thc usati per la spasticità, potrebbero funzionare anche con la cefalea; Biella, 16/03/2016 Neurologia – Lezione due Università del Piemonte Orientale Scuola di Medicina Dipartimento di Medicina Transazionale Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche 2° anno – 2° semestre. Lezione tenuta da: Dott. Cristoforo Comi Dott. Giacomo Tondo Clinica Neurologica Università del Piemonte Orientale Argomento: demenze neuro-degenerative. Definizione di demenza Compromissione intellettiva acquisita, cronica e progressiva di normali funzioni cognitive. Criteri DSM IV – American Psychiatric Association (APA). a)Presenza di deficit cognitive multipli; b) È una malattia neurologica. Per il 30% colpisce pazienti > di ottanta anni. Nel 2000 vi erano venti milioni di pazienti dementi al mondo, nel 2020 se ne prevedono quaranta milioni, nel 2050 sessanta milioni. Le cause sono: ü Per il 42% alzhaimer ü Per il 20% si tratta di patologie vascolari ü Per il 10% di patologie miste. Quadro cognitivo La demenza provoca il declino cognitivo, in altre parole: incapacità a ricordare i contenuti amnestici acquisiti e ad immagazzinare nuove informazioni. Alterazioni della memoria diacronica. Manifestazioni cliniche: - Mancanza di consapevolezza; - Sindrome atopica di Reich; - Afasia sul linguaggio - Aprassia sulla memoria Manifestazioni cliniche: o Alterazioni dell’umore (depressione, ansia, irritabilità); o Disturbi delle percezioni. Test da applicare NPS che calcola il MMSE: Mini Mental State Examination. MCI = Mild Cognitive Impairments. Alterazioni della memoria, ma normali funzioni cognitive. Attività quotidiane MCI – Criteri diagnostici 1) Disturbo di memoria definito come la presenza di uno dei seguenti: ……………………………. ??????????? Dopo quarantotto mesi la metà degli MCI diventa un caso di Alzhaimer. Classificazione delle demenze Degenerative o primarie Corticali - Malattia di Alzhaimer - Fronto temporale e malattia di Pick Demenza vascolare ischemica Provoca: - Depressione - Disturbi metabolici - Intossicazione da farmaci - Infezioni dello SNC - Lesioni strutturali - Idrocefalo normo teso Malattia di Alzhaimer Il primo caso descritto dal Dott. Alzheimer. “Come ti chiami? - Augusta E il tuo cognome? - Augusta”. Epidemiologia 50% di tutte le forme di demenza primaria. Esordio - Gene App 21 (APP CRON 21 – Peptide precursore amiloide). - Prenesenicina 2(PSEN1) – CROM 14 - Preneselinina 2 (psen 2) – CROM 1 Malattia di Alzheimer Fisiopatologia Causa le placche beta amiloidi. Beta amiloide La proteina precorritrice dell’amiloide. Gomiti neuro fibrillare I microtubuli (supporto interneo dei neuroni, sono stabilizzati da una patina chiamata Tau). Nell’Alzheimer la modificazione delle tau provoca il collasso dei microtubuli e le terminazioni dei gomitoli neuro fibrillari. Malattia di Alzheimer – patogenesi Fattori di rischio: ü Età ü Storie famigliari ü Mutazioni su cromosomi 1,14 e 21 ü Apo E  4 ü Trauma cranico. NEUROPATOLOGIA Quadro macroscopico: - Atrofia corticale temporale mesiale bilaterale - Sistema convergico (ippocampo). - Livelli corticali di chat (correlato con deficit cognitivo); livelli acme – recettori nicotinici. correlazione anatomo-clinica Brain cross sections I primi segni sono visibili Nella corteccia entorinale, suoi …………….. nell’ippocampo - Le modificazioni possono iniziare 10 – 20 anni prima. - Iniziale atrofica cerebellare e perdita neuronale - I sintomi di AD lieve includono il deficit mnesico (ematoma recente), alterazione del giudizio (trascuratezza per l’igiene e per il vestirsi), ansia e cambiamenti del tono dell’umore. I sintomi di AD: - Atrofia molto marcata; - Sindrome alogica; - Dipendenza totale del caregiver. La morte insorge dopo otto o dieci anni. Sistemi cognitivi: si utilizza la PET Importanza della clinica Diagnosi caratteri clinici (NINCDS – ADRDA) Deficit di due o più aree cognitive. - Peggioramento progressivo della memoria. - Importante il dosaggio della vitamina B12 - TC e Rm cranio – encefalo - RMN e PET scan, per indicare i marcatori della diagnosi - Genotipizzazione (ACP, RS1, PS2). Malattia di Alzheimer: terapia; terapia: sistema colinergico, proiezioni verso aree di interesse cognitivo. Uso degli inibitori dell’insieme ACETIL – COLISTENASI. TEMATICA della AD MODERATA Trementina (??) proteina ad eridov (??), farmaco antagonista del recettore del glutammato. ALTRE TERAPIE Terapia comportamentale a base di: Antidepressivi; Antipsicotici atipici. Terapie di riabilitazione: Neuro cognitiva nelle fasi iniziali, in altre parole selegilina, vitamina E, giuko biloba (???). Risultati aneddotici Immunoterapia – vaccino VS Abete, modulatori della secretasi. Demenze Fronto temporali Accumulo di proteina Tau iperfosforilata. - Malattia di Pick - Variante frontale: apatia (inerzia, depressione, ritiro sociale o disinibizione (impulsività), concetti sociali inopportuni, linguaggio inappropriato , iperafasia) + deficit esecutivo. Afasia non fluente progressiva: : anomia, linguaggio telegrafico, mutismo. Demenza semantica ATROFIA DELLA CORTECCIA CELEBRALE Demenza a corpi di Keily Il 15% delle demenze sono degenerative Si crea un deficit congenito e parkinsoniano (scogliosi). Differenziali sono con AD e PD; i corpi di lewy sono accumuli intra – cito - plasmatici di alfa . DEMENZA VASCOLARE REQUISITI DI BASE - Infarti lacunari - Assenza di storia di stroke - Demenza progressiva. Diagnostica della demenza vascolare - Anamnesi - Inizio associato a stroke con possibile miglioramento sintomatico. SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA Si tratta di una malattia dei motoneuroni, definita anche come malattia di Charcot. Sindrome del II motoneurone. Ipotrofia muscolare Ipotonia, iposenia, caratteristiche del segno di Babiuscky. Possono essere associati episodi di spasticità. La sindrome dei I motoneurone è l’ipotrofia muscolare. SLA significa Sclerosi Laterale Amiotrofica, caratterizzata da riso e pianto spastico. Il crampo muscolare è determinato da una contrazione muscolare involontaria, improvvisa e dolorosa. Disturbi di forza (arti superiori), disturbi di forza (arti inferiori). Esordio raro: insufficienza respiratoria acuta. Diagnosi di Elettromiografia. Elettromiografia: esame ad ago che misura ricca attività spontanea, rellutamento (???) ridotto, unità motorie di ampiezza e durata. Elettro neurografia: simile alla precedente; SMT = Stimolazione Magnetica Trascranica: ridotto numero di unità motorie. Diagnosi di SLA – criteri di El Scorial Decorso clinico progressione costante lineare Un epidemiologo molto famoso, Prof. Chiò, docente Città della Salute della Scienza – Torino, esperto di SLA ha collaborato con il Procuratore Guariniello, causa insorgenza della SLA in vari ambiti, tra cui quello calcistico, poiché i prati sintetici favorivano l’insorgere della malattia. Ha sviluppato un percorso ottimale per accelerare la diagnosi. La collaborazione deve essere tra Medico di Base e Neurologo. IL MORBO DI PARKINSONS Scoperto da James Parkinsons nel 1817. Egli non era propriamente un neurologo, la neurologia ancora non esisteva come disciplina, tuttavia egli monitorò alcuni casi. Alcune considerazioni: all’epoca in Inghilterra l’aspettativa di vita era solamente di cinquant’anni, cioè difficile determinare il fenomeno di studio. Casi di Parkinsons certamente se ne vedevano di meno e quindi meno pazienti si ammalavano e la malattia stessa era rara. In una popolazione come l’attuale, in cui i 2/3 delle persone hanno più di 65 anni, la diagnosi su un parkinsons è più facile che accada. Il tremore è la percezione che colpisce di più riguardo alla malattia. Aspetto della postura, con il tronco piegato in avanti. L’incidenza è di 11 nuovi casi annui, la prevalenza è > 200/100.000. La maggiore prevalenza di anziani è inferiore solo al Giappone per quanto riguarda la situazione italiana. Incidence and Prevalence Incidence Prevalence Number of new cases Total number of people In a population, in a population with the Usually / 100.000 condition, Around 11 per 100.000 Le cumulative incidence A livello di Per annum minuts Death Around 100-200 per 100.000 Neuropatologia. Avviene una degenerazione di neuroni dopominergici. - Degenerazione della sostanza nera - Presente un taglio sagittale - È una malattia la cui diagnosi è ispettiva - Avvengono: 1) Traumi piccoli; 2) Sono pendolari; 3) La scrittura si modifica: i pazienti scrivono piccolo. 4) Ipertono plastico (dovuto a rigidità). In campo cognitivo i pazienti soffrono di instabilità. Caratterizzato da: Bradicinesia (> a riposo) Tremore (4-6 HZ) Rigidità Sintomi maggiori: riduzione ritmica e dei movimenti spontanei a, riduzione, ampiezza del passo e sincinesie pendolari, micrografia, ipocinesia, bradicinesia. Fenomeno del coltello a serramanico. Sintomi non motori Anosmia Depressione, dolore (freezing shoulder) Brain back criteria: Step 1 Diagnosis of parkinsonians syndrome Step 2 Exclusion criteria for IPD Step 3 Supportive criteria for IPD syndrome Brady / Hipomilesia - Hipomilesia – Poverty of movement /loss or facial expression, arm sing, gesture, passive movement/Reinforcement – C / Involuntary Rhythmical 4-6 Hertz, still rolling, first symptom in 75%, also occur 20% never developed it – gestural ADL tremor can a postural instability. Cast cardinal feature to appear limited diagnostic specificity in the elderly pull test /early falls creed flag. Step 2: History of repeated strokes / History of repeated head injury. History of definitive encephalitis. / cerebella signs palsy / cerebella paugs (???) / negative response to career doses for levodopa. Step 3 – Positive supportive criteria. [> 3 for ‘definitive’ PD] / Accuracy of diagnosis Brain bank post –mortem series 24% error rate. 10% latest studies / 2% MD specialists / community series. Follow up and review of diagnosis is important. Elementi negative diagnosis alternative. To support diagnostic. RMN encefalo (normale in PD) - Specs Dat scna - Scintigrafia miocardica. Parkinsonismi Parkinsonismo vascolare / parkinsonismo iatrogeno / MSA = Atrofia aldisisemica. - Directonomia (incontinenza urinaria, ipotensione ortostatica). - Parkinsonismo scarsamente responsivo e L-dopa - Sindrome cerebellare - Iperrelessia / Babinski / Stridor laringeo, - Psd Parkinsonismo prevalentemente acinesico – rigido – disturbo del movimento (acinesia, rigidità, distonia, riflesso miotonico, tremore, instabilità posturale), asimmetrico. - Segni corticali (aprassia, ipoestesia, arto alieno, disfasai, demenza, segni di liberazione frontale). - Segni bulbari o rimozioni. - Terapia farmacologica (L. Dopa)- Dopanico agonisti. Biella, 22/03/2016 SCLEROSI MULTIPLA Dott. Cristoforo COMI, Struttura Complessa di Neurologia a Direzione Universitaria – Novara (NO), Ospedale Maggiore della Carità – Università degli Studi del Piemonte Orientale – Scuola di Medicina La Sclerosi Multipla è una malattia frequente nei più giovani. Essa provoca disabilità nei giovani ed è seconda dopo i traumi; ha un impatto socio - economico notevole. La Sclerosi Multipla è una malattia demielinizzante del Sistema Nervoso Centrale. Anche precocemente vengono danneggiate delle cellule neuronali. I neuroni vengono colpiti a causa del danneggiamento della guaina e danneggiano anche gli assoni. Il sistema nervoso centrale possiede meno capacità rigenerative. Alcune molecole sono bersagliate, riconosciute dalle cellule di difesa come corpi estranei e vengono attaccate. Attivazione immunitaria e infiammazione. I parte della malattia: la base è più guaribile ma, se non si riesce a bloccare la malattia, diventa maggiormente degenerativa. Abbiamo un sistema di difesa che difende dall’auto-immunità. I linfociti attivati devo essere riprodotti nel tempo. Sclerosi Multipla (S.M.) Principale causa di disabilità neurologica nel giovane adulto. - Prevalenza: 70/100.000; - Più frequente nel sesso femminile = 3:2; - Esordio clinico: 20 – 40 anni, con il picco intorno ai 30 anni. Le persone di etnia nordeuropea sono le maggiormente colpite, nonché gli Stati Uniti. Gli Akeuaziti (Ebrei colpiti maggiormente e geneticamente dalla patologia), prima e durante il nazismo, migrarono negli Stati Uniti e il numero di ammalati di sclerosi, nella East Cost degli U.S.A. è molto elevato. Processo Virale Mimetismo molecolare, diffusione dell’Epitopo. Studi di migrazione Soggetti che migrano dopo i 15 anni: rischio area precedente. Soggetti che migrano prima di 15 anni: rischio nuova area di: - Sclerosi multipla; - Componente genetica. 1. Aggregazione famigliare: aumenta rischio relativo nei fratelli (20-40 anni); 2. Predisposizione razziale: gruppi etnici resistenti residenti in regioni ad alto rischio. 3. Correlazioni suggestive: tre elementi loci (??) polimorfici e la suscettibilità alle malattie. Interessamento dei nervi cranici: · Disturbi visivi: Neurite Ottica Retro Bulbare (NORB); · Diplopia: pareri oculomotori di Oftalmologia intermediale; · Nevralgia trigeminale; · Paresi facciali; · Infiammazione del nervo ottico; · Esame delel lettere e se il paziente non vede bene è necessario l’intervento del Neurologo, può fare molti esami, TAC, eccetera · Rischio della verifica di visione doppia. In base alle esperienze del nostro docente che è stato negli Stati Uniti, dove ha lavorato come medico, già circa quindici anni or sono le organizzazioni sanitarie erano maggiormente progredite rispetto ai nostri standard, per cui già allora gli Infermieri potevano fare una anamnesi, prima ancora della successiva diagnosi medica. Accade ora con i giovani Infermieri , freschi di Laurea, i quali sono ugualmente in grado di fare anamnesi, anche se per ora tutto ciò accade soltanto nei grandi ospedali. Interessamento delle vie sensitive: · Parestesia /cinestesia; · Dolore neurogeno; · Segno di Lh Ermitte (sensazione di scossa elettrica lungo la schiena); · Il formicolio può essere un sintomo di sclerosi (termine dialettale = ranf). Interessamento motorio cortico – spinale: · Emisindrome motoria; · Sindrome midollare; · Spasticità. Interessamento motorio cerebellare: · Atassia; · Triade di Charcot; · ---------------------????????????? Interessamento sfinterico: · Minzione imperiosa / urgenza; · Incontinenza. Interessamento cognitivo comportamentale: · Depressione; · Demenza; · Psicosi. Da vecchi si ha una bassa reazione cognitiva, quindi una demenza. Decorso clinico Primo episodio (Clinically isolated syndrome) Remission Intervallo libero da sintomi Ricaduta Secondo episodio 1. Progressione dei sintomi sin dall’esordio; 2. Reflessing remmitting; 3. Secondary Chronic Multiple sclerosis progressive. I tipi due e tre sono quelli su cui bisogna prestare maggiormente attenzione nella clinica e anche sui risultati. -----------------------------------------------------------------------DIAGNOSI: ü Macrolite della storia clinica; ü Evidenza di disseminazione spazio-temporale; ü Diagnostica strumentale: - Risonanza magnetica nucleare; - Esame del liquor; - Potenziali evocati. OLIGLOCLONAL BANDS IN CFS PROGNOSI + - Esordio: Esordio: NORB Sintomi motori Sintomi sensitivi Età avanzata Sesso femminile Sesso maschile Le donne sono maggiormente colpite dalla malattia ma guariscono più facilmente. Viene valutata la disabilitù nel tempo per mezzo dell scale EDSS: - Punteggio sistema; - Funzionale nell’esame neurologico; - Punteggio autonomia della deambulazione; - GRAVIDANZA: ü Tendenza alla riduzione delle ricadute durante la gravidanza, ed aumento delle cadute nel puerperio; ü Nessun effetto sulla evoluzione generale della malattia. - VACCINAZIONI: Assenza di effetti negativi, anzi modo protettivo di vaccinazione anti-influenzale; Nessun rischio complicante e vaccinazione anti-epatite B. - TERAPIA DELLE RICADUTE: o Ciclo steroideo (cortisone) metilpredisolone e.v. Prevenzione per esempio (vale per le ricadute). - TERAPIA IMMUNOMODULANTE: · I linea: ü Terapia orale ü Meniflunomide 24/03/14 È un problema rilevante dal punto di vista socio economico; l’attenzione negli ultimi anni è stata rivolta a cercare di capire quali fossero i segni premonitori della demenza e cercare di bloccarla, identificare la fase PRODROMICA, con dei farmaci anche non tradizionali (biologici, vaccini, anticorpi ancora in sperimentazione) e bloccare la morte neuronale; è una condizione che probabilmente inizia nell’età adolescenziale e man mano si perdono questi neuroni; quindi si identifica con dei TEST COGNITIVI l’inizio della demenza, lavorano soprattutto sulla MEMORIA, perché l’halzaimer inizia solitamente con disturbi della memoria; se la demenza però inizia a livello frontale non la identifico con i test della memoria, però i disturbi della memoria sono la maggioranza quindi si punta su quella prevenzione; non bisogna confondere il deficit della memoria (attiva, procedurale) con una persona che si distrae o è disattento o sovrappensiero o simili; se una persona ha una lesione cerebrale come un MENINGIOMA, una volta tolto magari le funzioni cognitive recuperano, se è maligno avrà altri problemi oltre la demenza, quindi con la TAC o la RMN posso notare problemi reversibili; in un pz diabetico per esempio scompensandosi l’equilibrio metabolico può avere anche un transitorio DEFICIT COGNITIVE, quindi bisogna sempre escludere cause ormonali, elettrolitiche ecc.; bisogna stare anche attenti ai parenti che potrebbero dire che era normale fino al giorno prima in realtà è demente da tempo ma i parenti vogliono abbandonarlo …. DECLINO COGNITIVO: Inizia ad avere difficoltà a vestirsi, a cucinare, a parlare dopo magari 6-10 anni dalla diagnosi, non è il quadro di esordio FORME FRONTALI (oppure fase in cui si estende anche a livello frontale): compaiono i DISTURBI DEL COMPORTAMENTO, difficile da gestire da parte del caregiver; è la parte emotivamente più problematica; con la progressione si possono avere difficoltà anche a mettere in ordine informazioni acquisite oltre ad avere difficoltà ad acquisire nuove informazioni; SINDROME ALOGICA DI REICH: solo il corpo senza la persona, con una degenerazione totale del SN Alcune malattie colpiscono inizialmente altre aree del cervello e che si estendono anche a funzioni cognitive, in cui la demenza è un fenomeno collaterale o successivo all’evoluzione della malattia, quindi sono demenze che iniziano nella corteccia o che iniziano in altre zone e colpiscono successivamente la corteccia; è sempre necessario indagare in una nuova diagnosi di demenza che non ci siano fattori come lesioni, uso di farmaci, depressione ecc. ALZAIMHER Molto frequente, circa il 20% dei casi sono familiari, ci sono mutazioni a carico di 3 geni che globalmente in tutta la popolazione mondiale sono responsabili del 20 25% dei casi, ci sono zone molto frequenti e zone in cui non ci sono proprio, sono famiglie che si sono trasmesse il difetto genetico; oltre queste 3 mutazioni gli altri casi sono SPORADICI, probabilmente c’è un ruolo della genetica ma non legato alla trasmissione di un singolo difetto in un singolo gene, ci sono più geni predisponenti e protettivi che danno il fenotipo alzhaimer, la patogenesi è molto complessa e comporta una progressiva perdita di neuroni che è caratteristica anche dell’invecchiamento; perdere tutti questi neuroni comporta anche una incapacità di FUNZIONI BIOLOGICHE normale, si perde la componente cellulare più nobile (neuroni) e viene meno l’OMEOSTASI, generando un evoluzione che diventa più ripida, all’inizio una perdita lieve con poi un crollo rapido; spesso ci sono pz che arrivano al DEA con diagnosi di alzaihmer di 2 anni prima più o meno stabili con poi un crollo; questo perché ci sono dei momenti di peggioramento (INFEZIONE, cambiamento normali abitudini di vita, l’anziano va in vacanza con la famiglia e lui esce fuori di testa perché è tolto dal suo habitat naturale); la prima manifestazione è la PERDITA DELLE CELLULE, che si vede come ATROFIA del tessuto, sia con una TAC o RMN sia analizzando il tessuto sulla persona morta; ci sono modificazioni che sono extracellulare, deposito di AMILOIDE all’esterno della cellula, ma è causa o effetto della malattia? Domanda ancora aperta; vedendo che ci sono anche alterazioni INTRACELLULARI di proteine di impalcatura del neurone (proteina rau del microtubulo), senza questi pilastri crolla la struttura cellulare del neurone; si sa che l’amiloide normalmente c’è ma viene eliminata perché il taglio del frammento dell’amiloide lungo da parte delle proteasi e viene eliminata o se fatta male l’amiloide si deposita; i neuroni vanno in sofferenza perché non riescono a eliminare sostanze che non dovrebbero stare li e che la cellula sana normalmente elimina, trovare dei depositi vuol dire che ci sono meccanismi di eliminazione che non funzionano; la placca è dovuta all’aggregazione di proteine che normalmente sono solubili, mentre se si stacca il frammento a bastoncino dell’amiloide si crea il deposito; COMPLESSO DI PROTEASI: cestino di spazzatura della cellula, se le sostanze che devono essere eliminate vanno in questo cestino la cellula sta bene, se succede qualcosa a questo complesso la cellula muore e si sviluppa la malattia degenerativa; questo vale per molte malattie neurologiche, cambiano le sostanze che si accumulano e dove si accumulano; si è visto che chi prende anti infiammatori per anni ha minore rischio di sviluppare Alzheimer, ma probabilmente può essere la malattia cronica che protegge dall’ Alzheimer e non la terapia; ESTROGENI: ruolo dibattuto, compare nelle donne in menopausa più frequentemente, magari è il calo di ormoni che favorisce, un minimo di razionale può esserci, sembra che il mantenimento della fertilità sia protettivo negli sviluppi di demenza; PARADIGMA DELLA NEUROLOGIA: quello che vediamo nel pz è in relazione del punto in cui la malattia colpisce (CORRELAZIONE ANATOMO CLINICO); l’aumento delle potenzialità di cura sta portando a vedere forme molto avanzate di malattia degenerativa; anche se manteniamo persone molto deficitate in vita per molto tempo in condizioni eticamente particolari; nella FORMA INIZIALE se faccio una RMN il cervello è macroscopicamente normale, poi inizio a vedere alterazioni a livello TEMPORALE nell’ Alzheimer r breve finché vengono colpiti i lobi FRONTALI e si ha la forma più grave; nell’alzaimher non esistono terapie in grado di arrestare la malattia, ci sono due categorie di farmaci: · BENEFICIO SINTOMATICO: inizio di vantaggio con poi crollo parallelo alla storia naturale della malattia, il miglioramento può durare da 1 a 3 anni, poi crollano con la stessa rapidità dei pz che hanno Alzheimer e non assumono terapia; sono rimborsati e danno sollievo a inizio malattia; sono gli INIBITORI DELL’ACETILCOLINESTERASI, simili ai farmaci per la miastenia, si è visto che i neuroni superstiti se hanno più ACH migliorano temporaneamente la funzione, è un palliativo che consente all’apparato di funzionare un po’ meglio per qualche tempo, o la MEMANTINA, migliora indirettamente la trasmissione dei neuroni polinergici, migliora la memoria, agisce in parallelo all’altro gruppo di farmaci; si possono usare in ASSOCIAZIONE, PARKINSON Malattia frequente, a Novara circa 200 persone colpite, nell’ospedale di Novara arriviamo a circa 300 350 pz; dati riferiti alla forma più frequente (IDIOPATICA), ci sono anche cause VASCOLARI, si può avere lo stesso fenotipo con cause non degenerative ma problematiche di circolazione intracerebrali, la SINUCLEINA si deposita perché non viene processata correttamente; ci può essere o meno il TREMORE, ma sicuramente c’è la LENTEZZA, che è la caratteristica fondamentale, c’è anche la RIGIDITA’ sempre, a volte il tremore è a riposo e scompare al movimento; unilaterale e fortemente ASIMMETRICA; non colpisce solo il movimento ma anche altre funzioni e altre zone, quindi può anche avere sintomi NON MOTORI (calo tono dell’umore, stitichezza, diminuzione PA), esintomi prodromici di varie malattie neurologiche (perdita olfatto (ANOSMIA) e disturbi sonno (RBD)), se il sonno rem si infiltrano in altre fasi del sonno il pz è agitato e molesto; DIAGNOSI · LENTEZZA MOVIMENTO · Almeno uno tra INSTABILITA’ POSTURALE, TREMORE e RIGIDITA’ MUSCOLARE (fase avanzata) Pz che gesticolano poco, pz che fanno fatica a fare movimenti ripetitivi (battere per terra il piede, chiudere e aprire le dita), si vede una riduzione dell’ampiezza del movimento, tipico della BRADICINESIA; il TONO non c’entra con la TROFIA, è la resistenza che offre quando lo muoviamo, IPOTONO quando l’arto è flaccido (es lesione del plesso brachiale) oppure IPERTONO (rigidità, spasticità dopo lesione del motoneurone, specialmente il primo, il secondo diventa iperattivo e c’è spasticità); il TROFISMO è la normale fisiologia del muscolo che è trofico perché innervato; il TREMORE riguarda più frequentemente l’arto superiore, l’INSTABILITA’ POSTURALE solitamente è più tardiva; bisogna escludere altre sindromi atipiche parkinson simili, sono più difficili da diagnosticare per la presenza anche di altri segni; a inizio malattia il livello di accuratezza della diagnosi è più basso, ci sono studi che dimostrano che c’è un tasso del 25% di errori, ora il tasso è diminuito al 10% e scende al 2% negli esperti; non esiste un test diagnostico, è una diagnosi CLINICA, l’unico esame è una SCINTIGRAFIA CEREBRALE (DAT SCAN), in questo caso legando la sostanza radioattiva al trasportatore della dopamina, se c’è disturbo del segnale vuol dire che si usa meno dopamina, e quindi avere il segnale sotto un certo livello è più suggestivo di una malattia di parkinson; all’inizio c’è un rallentamento della velocità di ragionamento, ha una funzione cognitiva apparantemente meno brillante ma ci arriva, un po’ dopo; ci sono anche forme di transizione tra alzaimher e parkinson; in fase avanzata queste due malattie sembrano simili, con compromissione cognitiva e motoria; la RMN nel parkinson serve solo a escludere altre sindromi che si possono manifestare in modo simile, se ho un pz che la sviluppa a 79 anni magari faccio solo tac, se ha 40 anni faccio anche RMN perché è un caso più complesso; GENETICA: gene che codifica per una proteina (PARCHINA) Ci sono anche forme in cui c’è il parkinson pià altro (per es demenza), le ultime 3 della slide hanno parkinson e demenza, l’ultima e la terzultima sono malattie della TAU, forme in cui è colpita quella proteina tubulare, le demenze fronto temporali sono anche loro della TAU; sono malattie che agiscono su vie comuni quindi potrebbero portare a rimedi terapeutici; certe terapie fanno venire il parkinson, per esempio il PLASIL in soggetti predisposti, specialmente farmaci usati per disturbi psichiatrici (schizofrenia, bloccanti della dopamina), ma anche calcio antagonisti; importante che l’esame scintigrafico è normale perché c’è blocco recettoriale, non è un problema della dopamina; VASCOLARE: fenotipo simile a quello classico. 24/03/14 IDROCEFALO NORMOTESO A inizio malattia la difficoltà a camminare può ricordare il parkinson e quindi andare in diagnosi differenziale; il liquido cerebro spinale non viene assorbito in maniera sufficiente o ha una cinetica alterata, nel normoteso non c’è una vera ipertensione, quindi anche fare una derivazione al peritoneo non avrebbe molto senso, ci può essere dilatazione dei ventricoli; a volte si può decidere di togliere un po’ di liquido e vedere se ci corrisponde un miglioramento, in questo caso non sarebbe normoteso, ma le camere si dilatano molto, togliendo liquor il cervello si porta vicino alla struttura normale pur essendo ai limiti alti della pressione e non iperteso; MSA (ATROFIA MULTISISTEMICA) DISFUNZIONE del SISTEMA NEUROVEGETATIVO, come cali di pressione (ipotensione ortostatica), controllo del sistema vegetativo genito urinario, impotenza; malattie più diffuse del parkinson ma che possono essere identiche nelle prime settimane e poi coivolgere più sistemi; MSA – P: c’è un parkinson simmetrico scarsamente responsivo alla terapia, la rigidità e la lentezza del movimento sono molto evidenti rispetto a tutto il resto MSA – C: forma più cerebellare, con incoordinazione motoria, tremore cinetico, PSP: TAUPATIA, collasso microtubulare, fenotipo parkinsoniano ma anche una demenza e disturbo verticale della motilità oculare; c’è demenza oltre a una caratteristica difficoltà a muovere gli occhi verso il basso e verso l’alto, forma più spesso scambiata per una concomitanza di halzaimer più parkinson; DEMENZA A COLPI DI LEVY: allucinazioni visive, cambiamenti della condizione clinica all’inizio della malattia all’interno della giornata; la risposta alla terapia farmacologica non sempre c’è, anzi potrebbe anche avere un effetto paradosso peggiorativo sul quadro clinico; FTD – PARKINSONISMO: si cerca di incasellare le malattie ma ci sono molti pazienti che non entrano pienamente in una categoria; LEVODOPA: farmaco storico per il parkinson, farmaco migliore, soprattutto per i pz che iniziano nell’età tra i 70 e 75 anni; MALATTIA DI HUNTINGTON Colpisce i NUCLEI dei NEURONI; malattia EREDITARIA NEURODEGENERATIVA rara in cui convivono aspetti COGNITIVI e MOTORI, all’inizio è tipico il MOVIMENTO INVOLONTARIO, classificabili come IPERCINESIE o DISCINESIE, cioè invece di essere un movimento all’interno di un asse di equilibrio come il tremore; ha dei punti in comune con il Parkinson perché è lo stesso circuito funzionale, qui si ha ipercinesia grossolanamente evidete, movimenti involontari ampi, continui che cambia continuamente sede, è come se la persona fosse continuamente in movimento, malattia molto grave che porta a morte in pochi anni, dominata almeno all’inizio da ipercinesia, rapida, improvvisa, irregolare, aritmica, un pz che cerca di camuffare i movimenti sentendosi a disagio, cerca di inserirli in una sequenza motoria normale per renderli meno imbarazzanti; movimenti che disturbano la capacità normale di movimento, primo provvedimento è cercare di limitare i movimenti involontari; questi movimenti diventano marginali con l’avanzare della malattia, riguardano sia il volto che gli arti e il tronco, le persone che prendono per moltissimi anni levodopa possono avere movimenti simili nelle fasi avanzate di parkinson, questo perché non viene più metabolizzata in modo corretto; la degenerazione dei neuroni del nucleo caudato è la causa principale; ATETOSI: movimento tipo polipo, ipercinesia più lenta; espansione del gene, molto instabile, più è espanso e più è precoce l’esordio, dipende dall’instabilità del gene e dalla tendenza di anticipare nelle generazioni successive (soprattuto se è paterna); il pz quando cammina non fa un passo uguale all’altro, hanno un modo di camminare strano, due passi breve e uno lungo per es, viene definito IRREGOLARE, molto anarchico e irregolare, anche la direzione non è lineare, hanno anche difficoltà di equilibrio, il pz non riesce a stare fermo (IMPERSISTENZA MOTORIA), il TONO MUSCOLARE è RIDOTTO; COMPONENTE COGNITIVA e AFFETTIVA: spesso DEPRESSO, altissimo rischio di suicidio, anche perché si rendono conto del loro destino avendolo avuto in famiglia; di solito c’è un disturbo OSSESSIVO COMPULSIVO prima del DETERIORAMENTO COGNITIVO, adottano comportamenti identici e rituali, non fanno determinate cose per ragioni scaramantiche, schema motorio molto ossessivo, iperordinati, legati a sequenze motorie; TERAPIA: si può fare poco perché non si riesce ad arrestare la perdita neuronale, anche se conosciamo il difetto (il gene malato), questo perché dovrei cercare di riparare il gene con approccio di terapia genica ma la sequenza è molto grande ed è difficile farlo in tessuti diversi; anche le terapie CELLULARI (STAMINALI o altri approcci teoricamente difendibili e applicabili) non hanno mai trovato applicazione perché mettere dentro cellule nuove non cambierebbe molto, perché sono cellule che non hanno apprendimento; si può bloccare i movimenti involontari del pz, cosa che funziona all’inizio, ma quando il pz progredisce anche la sequenza motoria normale semplice non è più possibile quindi farebbe ancora peggio bloccare il movimento, potrebbe dare anche disfagia per esempio; quindi si tratta solo la prima fase di malattia; SLA La ricerca non ha dato molti frutti, perché siamo lontanissimi da avere un vantaggio terapeutico, è una malattia incurabile; fondamentalmente ha delle varianti, ma accomunate dalla ATROFIA MUSCOLARE, SCLEROSI perché quando si perdono neuroni si vede una sostituzione con cellule della glia, colpisce i NEURONI DI MOTO, la MIOTROFIA colpisce di solito muscoli delle mani (ad artiglio, scavata), poi a seconda che sia colpito il primo o secondo neurone si possono avere segni differenti; all’inizio della malattia ci possono essere più segni del primo neurone, come aumento riflessi osteotendinii, molto scattanti, con la presenza del segno piramidale di BABINSKI, che si dovrebbe vedere solo nel bambino piccolo; SPASTICITA’: aumento del tono muscolare, cioè della resistenza alla mobilizzazione passiva del segmento analizzato, la differenza con la rigidità del parkinson riguarda sia estensori che flessori, nella spasticità prevale l’ipertono nei muscoli FLESSORI degli arti superiori e un ipertono ESTENSIVO degli arti inferiori; all’inizio l’arto ha una resistenza enorme e poi di colpo molla (fenomeno del COLTELLO A SERRAMNICO), tipico della spasticità e se è proprio evidente non c’è bisogno di fare la manovra; esistono malattie del motoneurone associate a demenza, se il pz vive a lungo ha il tempo di fare ammalare anche altri neuroni, e sviluppa DEMENZE FRONTALI; DIAGNOSI: si può avere un supporto dalla NEUROFISIOLOGIA, se il muscolo non viene più innervato in maniera adeguata dal motoneurone avrà manifestazioni differenti dal muscolo correttamente innervato, ci sono potenziali più ampi ma meno frequenti, ridotto numero di unità motorie però, si può fare analisi dei muscoli delle mani; ci sono altre cause di mancato collegamento tra muscolo e SNC (NEUROPATIE MOTORIE per esempio); POLIOMIELITE: infezione da virus che va a colpire i neuroni motori, ma il danno da virus è localizzato e di solito c’è miotrofia dell’arto, è uguale alla sla ma è monofasica, l’infezione finisce e anche i problemi motori; i sottotipi sono importanti per la prognosi, forme che colpiscono il 1 sono più gravi di quelle del 2; FORMA BULBARE grave perché da paralisi respiratoria, avrà decordo più rapido, va in diagnosi differenziale con la miastenia bulbare, ma quest’ultima è trattabile e la sla bulbare no; ERRORI DIAGNOSTICI MIELOPATIA Sono malati particolari, hanno necessità assistenziali enormi, 5-10 casi su 100 000, incidenza e prevalenza molto vicini, mortalità molto rapida; perdono capacità di camminare, mangiare, hanno un costo enorme le cure e il percorso di questa malattia, l’età media di insorgenza è di circa 60 anni; GENETICA: casi a trasmissione dominante, sono stati scoperti 6 geni nuovi negli ultimi anni; TRATTOGRAFIA: conta quanti fasci sono sopravvissuti, analisi quantitativa dei fasci cortico spinali 26/03/14 Ci sono casi in cui la malattia è degenerativa sin dall’inizio (FORME PROGRESSIVE), o in cui diventa degenerativa; non è tra le malattie più frequenti in neurologia ma è tra le più frequenti nei GIOVANI, malattie che incidono molto sui costi INDIRETTI (mancata produttività); guardando la storia della neurologia dagli anni 90 a oggi nel mondo SM sono uscite molte terapie che hanno cambiato favorevolmente il panorama, quindi attualmente sono malattie curabili (rallentamento dell’evoluzione della malattia); non sempre porta a disabilità e a sedia a rotelle, in circa metà dei casi non ci si accorge neanche visivamente che il pz sia affetto; quando c’è una autoreattività e il sistema immunitario non riconosce la mielina la attacca e la distrugge, in realtà non è solo il danno alla mielina, ma la malattia può colpire anche direttamente i neuroni; tutti noi abbiamo delle cellule del sistema immunitario che sono abbondanti e che sono pronte ad essere attivate per microorganismi o per cellule che si riproducono e devono essere bloccate (tumori); queste cellule a volte hanno dei traditori all’interno che attaccano quello che dovrebbero difendere, questo deriva dal fatto che ci sono errori nella produzione di queste cellule, e poi perché le cellule malate hanno delle analogie con le cellule normali; le cellule iniziano a morire anche quando non c’è una forte reazione infiammatoria, perché l’infiammazione si accende e si spegne; la forma più frequente è con una fase SUB ACUTA (infiammatoria) che poi lascia il pz in una fase di REMISSIONE (che può portare con se degli strascichi), se in questo fase avanzano meccanismi degenerativi il pz peggiora anche se non ha una continuazione di malattia; sembra che il grosso dell’effetto favorente dei virus avvenga nell’età pediatrica, sono virus che colpiscono le persone quando hanno un sistema IMMUNITARIO e NERVOSO non ancora maturo, mentre se l’adulto viene in contatto con questi virus ha una probabilità bassa di aver intaccato il proprio sistema immunitario; se due bambini fratelli o gemelli vengono separati e vivono in due aree diversi possono avere comunque un rischio dipendente dalla famiglia, nei fratelli è più basso che nei gemelli (soprattutto omozigoti), in più c’è una assenza dell’effetto dell’ambiente all’interno della famiglia, e chi ha una malattia autoimmune abbia più rischio di averne due, una cosa interessante emersa negli ultimi anni è che prendendo 1000 malati di SM e mille che non hanno malattie autoimmuni, è merso che alcune varianti di geni che producono proteine del sistema immunitario sono distribuite in modo diverso, quindi grazie alla genetica si possono vedere modificazioni predisponenti la malattia e l’evoluzione; dalla retina in poi è interesse NEUROLOGICO, si infiamma il NERVO OTTICO e la pz non vede più, oppure la persona vede doppio con entrambi gli occhi, ma se vede doppio solo con un occhio è un distacco della retina; la malattia si chiama SCLEROSI (connettivo che sostituisce gli ormoni morti) MULTIPLA perché interessa diverse aree dell’encefalo e/o del midollo, ma in tempi diversi, perché deve esserci un evoluzione di queste lesioni negli anni, perché viene colpita una zona piuttosto che un'altra? Forse perché ci sono zone con permeabilità delle venule maggiore, perché le sostanze infiammatorie devono uscire dal torrente sanguineo ed entrare nelle cellule neuronali, ma in realtà è una possibile spiegazione, la vera risposta non c’è ancora; SEGNO DI LHERMITTE: la comparsa di una sensazione di scossa elettrica lungo la colonna vertebrale a seguito di una brusca flessione del collo; si piega velocemente il collo in avanti e compare una scossa, dava indicazioni diagnostiche soprattutto prima che ci fosse la RMN (fino agli anni 80), la ricchezza dei segni clinici era la base per sospettare la malattia, e le prime terapie efficaci nascono negli anni 80, prima si faceva solo cortisone; la RMN serve per fare diagnosi ma anche per vedere se la terapia è efficace per rallentare la malattia; DANNO ALLE VIE MOTORIE: danno più grave della malattia, perché non potersi muovere è una grossa limitazione, o un EMISINDROME classica oppure può essere colpito il MIDOLLO (BILATERALE) PARAPARESI o PARAPLEGIA (se è più grave) se interessa arti inferiori, TETRAPARESI o TETRAPLEGIA se interessa la parte superiore; è uscito da poco un farmaco derivante da THC che conserva l’effetto MIORILASSANTE senza l’effetto PSICOTROPO; hanno spesso un INCONTINENZA URINARIA se è interessato il MIDOLLO, perdono un po’ il controllo, ora si studia anche l’INTERESSAMENTO COGNITIVO, se il pz ha DEFICIT COGNITIVO è meglio non dare la vera cannabis ma si possono dare i farmaci derivati senza effetto psicotropo; chi inizia dopo hanno più spesso LESIONE MOTORIA (dopo i 40 anni) EVOLUZIONE 85-90% dei casi, pz con NEURITE OTTICA, FORMICOLIO, PERDITA DI FORZA per 15 giorni nelle gambe; non si può predire se il pz con SM evolverà o meno, se la pz avrà o meno un altro ATTACCO, nel decorso di sx [slide] dopo varie ricadute si può arrivare a fare PROGRESSIVA; DIAGNOSI Nel giovane ci può essere anche ICTUS, il tempo di sviluppo però dell’EMISINDROME da SM va da 2 giorni a anche qualche settimana, sarà poco probabile lesione vascolare (che si manifesta in secondi o minuti) e sarà difficile che si tratti di tumore che è molto più lento; EVIDENZA DI DISSEMINAZIONE SPAZIO-TEMPORALE: la si ottiene con la RMN, che è capace di vedere le lesioni ma anche di datarle, si capisce se la zona è infiammata o riparata, questo aiuta molto; quindi la RMN è l’ESAME CENTRALE per SM e importante per capire se la terapia funziona; ESAME DEL LIQUOR: liquido che serve per proteggerlo dai colpi, poi questo ambiente offre degli scambi a livello biochimico; esiste una produzione di ANTICORPI all’interno del SN, quindi l’analisi del LIQUIDO CEREBRO SPINALE vede se si producono anticorpi, SENSIBILE ma poco SPECIFICO, se ne produce pochi o non ha infiammazione o ha una malattia a stadio iniziale con poca infiammazione, una persona che ha un solo episodio e non ha altre lesioni non può essere etichettato come SM, è probabile che in futuro il trattamento si inizierà già su questi pz; ma adesso devono esserci lesioni in punti diversi; SCALA EDSS: non per seguire andamento biologico della malattia, perché biologicamente se colpisce… Se tratto l’infiammazione riduco il numero di ricadute sicuramente però la disabilità a lungo termine la intacco poco perché dipende dai meccanismi riparativi, se la persona ha la sfortuna di essere un cattivo riparatore andrà male anche con tecniche estreme o simili; quindi il bisogno irrisolto è trovare farmaci e trattamenti per la NEURODEGENERAZIONE, infatti il trattamento della fase DEGENERATIVA non è molto utile; il topo e il ratto sono animali poco costosi ma lontani dall’uomo, mentre le scimmie sono più simili ma costosi. NATAMIZUMAB: anticorpo monoclonale, molto specifico, che agisce sul sistema delle INTEGRINE, che sono molecole che consentono alle cellule attivate del sistema immune e che fanno il danno nel SN di passare dal comparto vascolare al sistema nervoso, con questo farmaco riesco a diminuire l’effetto di queste cellule, il problema è che togliendo queste cellule se quella persona ha contratto un virus in precedenza, in particolare il JC VIRUS, che ha iniziato a interessare il mondo medico quando si è scoperto l’AIDS, questo virus presente nell’ambiente limita molto l’uso del natamizumab, perché rischia di riattivarlo, è una terapia straordinaria ma è sicuro solo nei pz che non hanno contratto il JC, soprattutto se immaginiamo un impiego per lungo tempo, se è positivo si può usare per brevi periodi ma è pericoloso, le terapie più efficaci sono anche le più aggressive nella SM, il JC provoca una LEUCOENCEFALITE MULTIFOCALE PROGRESSIVA, distrugge in maniera massiva la mielina; NEUROMIELITE OTTICA: assomiglia molto la SM, si usa un approccio di trattamento che mira a bloccare gli anticorpi (PLASMAFERESI, IMMUNOGLOBULINE)”. Capitolo VII Lo so, cari amici lettori, con quest'ultimo capitolo vi ho annoiato un po', ma tra le mie vicende della vita c'è anche la Medicina e Chirurgia. Ma penso, lunghezza della vita permettendo, che riuscirò a farvi ancora divertire. Questo testo, ed è una digressione che mi sembra appropriata, è anche un insieme di molte argomentazioni, non sempre concatenate e logiche tra di loro e, un metodo fondamentale, comodo per non scrivere troppo, è il classico metodo copia-incolla. Una volta conobbi una ragazza on line, Jyuliya (credo fosse Estone o Russa), dopo poche chat mi invaghii di lei ed ecco il testo di un'e-mail che le scrissi, adattata con un linguaggio corretto ma il più possibile verosimile a quanto scrissi: “Cara Jyuliya, ho letto la tua e-mail. Come stai? Spero bene. Questa settimana è stata intensa, tra lavoro, studio e numerose preghiere ho dovuto tirar fuori il meglio di me! Io sono credente e prego molto. La novità è che sto migliorando, ma la mia disabilità rimane e non c'è soluzione di sorta, almeno per ora, di lenirla o farla scomparire del tutto, comunque non posso lamentarmi, la scienza si sta interrogando a come risolvere la mia patologia. A volte la nostra routine quotidiana può dare veramente fastidio, purtroppo capita spesso che ci annoiamo. Io amo molto il mio lavoro e non ho questo genere di problemi (cioè, a dire il vero è esattamente il contrario, ovvero la lettera risale al 2011, oggi, nel 2019-20, epoca in cui scrivo il testo non amo per niente il mio lavoro, lo svolgo perché sono salariato e non sono un accidioso; tuttavia sto prendendo la piega di preparare concorsi in altri enti pubblici, cambiare professione, fare della mia seconda professione (non retribuita e non ufficiale) la mia vera professione, ma le difficoltà sono insormontabili), però a volte soffro, soprattutto perché ci sono persone che secondo me non hanno buoni valori, ma lasciamo stare questo discorso. [Una volta sul posto di lavoro tentarono di farmi accoppiare con una sessantenne con diversi problemi lei stessa, anche se molto colta e istruita: Laurea in Lingue e Letterature Straniere, lingue studiate Francese e Russo, tesi di Laurea su Fedor Dostoevskij in lingua originale Russa, musicista, scrittrice di canzoni, poetessa e scrittrice, insomma un florilegio di passioni e studi – anche lei amava il suo lavoro… direte “ha fatto la battuta” - ma purtroppo non era certo la persona adatta per me, il mio scopo, nel matrimonio è fare figli, non solo, ma il compito precipuo è salvaguardare e proseguire la specie e il nome… non voglio che la mia famiglia sia in via di estinzione, ad evitare tutto ciò ci hanno già pensato altri, i miei fratelli, poiché ho un fratello e una sorella]. A me, oltre il lavoro e i miei studi nel campo dell'Archeologia biblica, mi interessano molto l'arte, mi piace disegnare e sono un appassionato di videogiochi sulla Seconda guerra mondiale (nel 2011). Io sono contento che tu mi voglia bene e che voglia trovare l'amore entro la fine dell'anno o in breve tempo ma ricordati sempre che sono disabile e che dovrai vivere una situazione difficile con me.... Te la sentiresti? Spero di sì, altrimenti dimmelo subito e continuiamo ad essere amici, comunque sono molto contento della tua lettera! Ho visto le foto, sei proprio bella… (pericolosi i tre puntini di sospensione, oserei dire ambigui e sospetti) mi piacerebbe abbracciarti e baciarti (attento Massimiliano, sei credente e praticante, poi ti devi confessare...), sei stupenda! Lo voglio! Se per te andrà bene la situazione penseremo come organizzarci. TI saluto e ti abbraccio di cuore, Massimiliano”. Riporto ora la sua risposta, l'ho corretta poiché è stata tradotta con Google traduttore ed è inattendibile in molti punti e riporto solo ciò che è intelligibile, ossia: “Buon giorno il mio!!!! (divertente, senza prendere per il naso la persona che scrive, per cui riporto l'originale) Come stai? Cosa c'é di nuovo nella tua vita? Come ti senti? Spero che tu stia bene. Penso che dovresti essere interessato a sapere qualcosa su di me. A volte mi sento come se stessi vivendo lo stesso giorno che si ripete con il suo ciclo ogni volta. Ogni giorno, quando vado a lavorare, vedo le stesse persone e i superiori. Sono stanca del mio lavoro, ma a me piace l'occupazione che svolgo (contraddizione vera e propria), come già sai io lavoro a scuola! È bello insegnare alla gente! (?) Uscire di casa la mattina mi rende consapevole come sarà la mia intera giornata. La cosa più importante nella mia vita è che l'uomo che vivrà con me sia molto felice della nostra relazione. T'interessa essere felice nella tua vita? Che cos'è per te la felicità? (mi sembra di essere dallo psicologo o in un gruppo di lavoro per adolescenti in oratorio); la sua risposta: “Per me, la felicita è compiuta quando posso avere vicino le persone che amo e amare loro. Ho sempre cura dei miei cari, ho perlomeno ho sempre avuto cura di loro, ora che non ci sono più me ne rendo conto. Ero molto stanca di essere sola. Non posso spiegarlo a parole, ma in tutti questi anni non ho trovato un uomo decente per me stessa. Avevo un tempo un uomo che ho molto amato e rispettato”. Fin qui credevo fosse una donna ma la seguente mi fece abbandonare subito l'idea: “Sono una donna ma in realtà mi piacerebbe un'altra donna per me. Sto cercando qualcuno che distruggerà (o che riuscirà a distruggere) la mia solitudine. Non ho il Personal Computer a casa, ma ugualmente parlo con te quando sono al lavoro (e brava, così se tutto va bene sarai licenziata, licenziat.. o, va bè, è lo stesso)! A volte vado negli Internet Cafe (saggia idea) per poter scrivere con te. Cosi posso ottenere le risposte on-line dal mio migliore amico (???). Le tue lettere mi aiutano a non essere solo. Parlare con te è molto importante per me. Mia madre mi ha dato alcuni consigli per creare un buon padre di famiglia. Lei mi ha dato questo consiglio: trovare l'amore su Internet. Mi ha detto che l'amore non ha eta, ma ora nella mia vita sei venuto tu, caro! E sono molto felice. Ogni volta che mi scrivi una lettera sei sempre più vicino a me. Sto dicendo la verità, mi fiderò di te per tutta la mia vita. E sono sicuro che non mi tradirai. [E poi scrive…]: E tu non barare troppo (???). Mi piace comunicare con te (con chi? Con un baro, magari a poker – ho sempre l'impressione, anche a distanza di tempo, che la persona in questione mi abbia letteralmente “preso per il culo”). La vita nella mia città è dura, ma i suoi abitanti sono brave persone. Sono felice di parlare con i miei concittadini (e le soluzioni sono due: o è il Sindaco, oppure perché ca…. Parli con me se parli sempre con i tuoi compaesani). Nella mia città non riesco a trovare l'uomo giusto, poiché la maggior parte sono persone troppo anziane o troppo giovani, non c'è una via di mezzo. I ragazzi con cui ho parlato sono andati a vivere nelle città vicine. Molti ragazzi che conosco sono rimasti in città, ma ci si trova di tanto in tanto per una bella bevuta (o sbronza, come preferite). Sento che quest'anno avrò un grande cambiamento, me lo ha detto anche l'oroscopo (andiamo bene, proprio bene!...). Quest'anno voglio trovare l'amore. Ho finito la lettera e mi aspetto una rapida risposta da parte tua (penso che sia ancora lì che aspetti, ma avrà già trovato, presumo, l'amore della sua vita). Ti auguro tutto il meglio. Sto aspettando la tua risposta. Il tuo amico Jyuliya!” Capitolo VIII Nel presente capitolo riporto uno scritto sulla mia patologia che mi ha causato l'invalidità, è l'inizio di un altro testo che ho approntato in passato, leggete: “La distrofia muscolare, questa sconosciuta Prefazione Il libro che sto per scrivere non è un romanzo, sembra un manuale per gli studenti di una Scuola di Medicina ma non lo è, è un testo di divulgazione scientifica nella specializzazione in area medica di Neurologia, una parte della specializzazione, anche se, chi scrive, benché laureato ed esperto di Medicina non sia un medico. La presente è più che altro una storia di malattia, non di guarigione, considerando che non sono l’unico caso nella mia famiglia ad aver ereditato la malattia. Nella mia patogenesi vi è il bisnonno da parte materna e uno zio sempre di parte materna. Innanzi tutto è una malattia degenerativa muscolare, ereditaria, portata da un soggetto sano, la mamma. Nella mia presunzione ho deciso di scrivere un testo sulla Distrofia Muscolare e spero che sia gradito a chi lo leggerà o per lo meno serva a qualcuno e a qualcosa. Con quale titolo l'autore scrive? I titoli sono stati già accennati precedentemente. Mi chiamo Massimiliano Lanza e ho iniziato a studiare medicina da “autodidatta” alla tenera età di 12 anni, frequentavo la seconda media! Quell'anno il programma di scienze prevedeva lo studio dell'anatomia, quindi del corpo umano. Ci fu un argomento che più di tutti suscitò il mio interesse: il cervello! La conseguenza è che approfondii talmente le questioni inerenti l'anatomia e la fisiologia da trascurare tutto il resto. Alla fin fine si trattava di un vero trattato di anatomia! Ero sempre piuttosto attento, quando veniva il Pediatra a casa per mio fratello, ad osservare le procedure di visita, piuttosto che ascoltare ciò che diceva a mia madre, con una propensione a vedere una sorta di “storia di cura” nata da tali discorsi. Per non parlare del fascino che emanava la fatiscente ed abnorme struttura (ora la terza in Italia) dell'Ospedale San Giovanni Battista (Molinette) di Torino, nel 1988, quando in via Cherasco 15, ci presentammo a visita neurologica, io e mio fratello, accompagnati dal fisioterapista e genitori, dopo essere arrivati in treno a Porta Nuova. Ci sarebbero altri episodi che non racconterò ora ma che emergeranno nel corso della narrazione. Il vero studio che ho compiuto in area medica parte effettivamente dal 2012 anche se, dal 2009, ho iniziato ad affrontare autonomamente alcune tematiche. Tra il 2014 e il 2017, tra conferenze in ASL Biella, tra studi autonomi, conferenze ascoltate presso il Nosocomio biellese, tra attestati e anche ECM conseguiti, ho sostenuto anche a corsi singoli i programmi del Dipartimento di Medicina Transazionale dell'Università del Piemonte Orientale, tra corsi effettivamente frequentati e altri di cui ho avuto le dispense, grazie anche ad una compagna di corso e ad un'amica la quale mi ha prestato tutti i libri di medicina, quelli in possesso, durante i suoi studi e anche dopo il suo passaggio al C.d.L. in Fisioterapia. Tra il 2014 e fino ai giorni nostri (a parte un periodo di malattia causa un ricovero d'urgenza in Cardiologia, causato anche dalla mia patologia), sono volontario presso l'A.I.L., Associazione Italiana Leucemia, Fondazione Clelio Angelino sede di Biella, prima presso la Struttura Complessa di Oncologia e poi presso in Day Hospital in area medica, curando la parte amministrativa della S.C. di Ematologia. Alcune di queste notizie le leggerete nella mia biografia. La Medicina, oltre all'Astrofisica e all'Astronomia, sono i miei campi di interesse preferiti, in parte anche trattati a livello accademico. Biografia dell'autore particolare non aggiornata: Massimiliano Lanza è nato a Biella nel 1970, di famiglia di origini umili di cui va fiero, figlio di un Operaio Tessile e di un Impiegata, ha vissuto nel comune di Borriana (BI) fin dalla nascita. Ha frequentato le scuole elementari presso il suo comune, le Scuole Medie presso la Scuola Media statale di Ponderano (BI) e successivamente presso la scuola Media Salesiana di San Cassiano a Biella. Dopo alcuni anni di frequenza all'ITIS “Q. Sella” e di corsi di Formazione Professionale si è dedicato al mondo del lavoro nel tessile. Riprendendo poi gli studi nel 1992 ha conseguito la qualifica professionale da Videoterminatista e poi in seguito ha conseguito il Diploma di Maturità Magistrale – indirizzo Sociopsicopedagogico presso l'Istituto Magistrale Statale “Rosa Stampa” di Vercelli. Ha poi frequentato l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara, Istituto affiliato alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, anni in cui si è poi riaffacciato al mondo del lavoro presso Poste Italiane e poi successivamente, dopo una breve parentesi di lavoro nel privato, nel mondo della Scuola Pubblica. In quegli anni, con una frequenza personalizzata, ha frequentato e sostenuto gli esami presso la Scuola di Teologia del Seminario Diocesano di Biella, con le integrazioni già frequentate in Facoltà. Per un solo anno ha poi frequentato il Corso di Laurea in Filosofia presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale. Successivamente ha frequentato il Corso di Laurea in Servizio Sociale e poi in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro del Dipartimento di Culture, politiche e società e poi di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino, succursale di Biella Città Studi. Ha sostenuto la tesi per gli studi teologici intitolata “Il Peccato Originale”. Ha sostenuto la tesi di laurea per gli studi in scienze sociale “Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities”. Quest'ultima tesi l'ha preparata interamente presso l'Ospedale degli Infermi di Biella, sotto la direzione della Struttura Complessa di Formazione e Comunicazione, iniziando anche le attività di volontariato nel campo della Lettura ad Alta Voce ai pazienti della Medicina Riabilitativa e successivamente in campo Ematologico con la Fondazione Clelio Angelino aderente all'Associazione Italiana Leucemia (A.I.L.), prima presso la Struttura Complessa di Oncologia, poi presso il Day Hospital area Medica. Successivamente all'ultima tesi ha frequentato diversi corsi singoli presso il Corso di Laurea in Scienze Infermiristiche, sede di Biella, due moduli di un Master in Humanities and Information Thecnology (I.C.T), per un anno ha frequentato di dipartimento di Scienze dell'Università dell'Insubria frequentando il C.D.L. in Ingegneria della Sicurezza, per un altro anno il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'ambiente dell'Università di Pavia, frequentando il Corso di Laurea in Scienze Geologiche e poi presso l'Università Milano Bicocca frequentando il Corso di Formazione “Genere, politica e istituzioni”. Svolge libera attività di studio e ricerca avvalendosi dei servizi della Biblioteca Biomedica dell'Azienda Sanitaria Locale di Biella. Massimiliano Lanza, Biografia (sintetica): nato a Biella il 25/08/1970, dopo il Diploma di Maturità Magistrale indirizzo sperimentale socipsicopedagogico, ha intrapreso per 4 anni la Scuola Diocesana (Diocesi di Biella) di Formazione Teologica, per 6 anni il Corso Istituzionale in Sacra Teologia con tesi "Il Peccato Originale" e per un solo anno l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Da vent'anni lavora per il mondo della scuola, presso l'Istituto di Istruzione Superiore "G. E Q. Sella" di Biella; in questi anni, limitatamente a tempi e circostanze, ha continuato gli studi: nel 2008 ha conseguito il Master Post Laurea (solo a corsi singoli) in Didattica a Distanza e Filosofia Medievale sul Web presso la Drengo Srl di Roma; Nel 2016 ha conseguito l'Attestato a corsi singoli in Scienze Infermieristiche presso l'Università degli studi del Piemonte Orientale presso la sede di Biella; nel 2017 ha conseguito la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro (L-19) presso l'Università degli studi di Torino con tesi: "Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities", nel 2018 l'Attestato in Ingegneria della Sicurezza presso l'Università Insubria di Varese, nel 2019 il corso di Formazione Universitaria in Criminologia presso l'Università Nuova Bicocca di Milano e attualmente è iscritto al III anno (dopo riconoscimento crediti) al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico (LMG/01) in Giurisprudenza presso l'ateneo torinese. Ha curato per due trienni i commentari biblici anno A, B e C del lezionario, e a tal proposito ha collaborato con alcuni enti sociali e religiosi. Ha pubblicato su www.lulu.com diversi e-book di natura teologica, scientifica, sociologica e politologica. Capitolo I Una nascita e uno sviluppo iniziale normali Sono nato durante l'estate del 1970, il 25 agosto alle 9.50 di mattino, al reparto di ostetricia dell'Ospedale di Biella. Come tutti i bambini ho avuto uno sviluppo normale, un bimbo come tutti, con una crescita nella norma. La patologia si è scoperta all'età di sei anni, al termine di una visita medica presso lo studio di un Neurologo di fama, il Prof. Bergamini dell'Università di Torino. A prima vista la diagnosi fu chiara: distrofia muscolare. A dire il vero si susseguirono poi una quindicina di giorni di ricovero presso il nosocomio biellese nei quali, attraverso esami clinici e con l'ultimo esame, l'elettromiografia, venne confermata definitivamente la diagnosi (sette anni dopo a livello di commissione medico legale come minore non deambulante). Tuttavia ci ritorneremo perché seguirà un capitolo dedicato all'argomento. Fino a sei anni dunque tutto normale (a parte alcuni fatti premonitori). A cinque anni bisognava che imparassi a viaggiare in bicicletta senza il supporto delle rotelle. Fu un impresa farmi imparare le semplici regole (a parere dei grandi) per mantenermi in equilibrio, pedalare con il mezzo di trasporto. Alla fine ci riuscii! Ero sempre lento nell'imparare, soprattutto ciò che aveva un risvolto pratico. Non camminavo veloce ma i sintomi della malattia ancora non comparivano, anche se le prime difficoltà nel correre, sporadicamente, comparivano. Un episodio lo ricordo con lucidità: avevo cinque anni, ultimo anno di Scuola Materna (ora si chiama Scuola dell'Infanzia), e accadde un fatto da “bambini” già atti alla difesa e in un certo senso all'uso della forza. I compagni di asilo, “litigando” con me o giocando, mi assalirono e saltarono addosso, al punto che mi spaventai, non per il fatto in sé ma perché avevo difficoltà a districarmi e a rialzarmi. Era un primo sintomo? Come ho già scritto la rivelazione si ebbe l'anno dopo ma c'è un fatto, slegato dalla patologia, che deve essere raccontato: quando nacqui avevo entrambi i piedi divaricati (cercare il termine esatto, se possibile, per cui dovettero poi ingessare gli stessi e, di conseguenza, il pediatra prescrisse scarpe ortopediche (che tenni credo fino alla fine della scuola elementare e che ogni anno acquistavo). I ricordi non sono proprio nitidi, ma ricordo che papà mi portava a Torino una volta l'anno, ad acquistarle. Ci recavamo alla stazione di Santhià in auto, prendevamo il treno per Torino Porta Nuova, prendevamo il taxi e ci recavamo in Piazza Castello in un negozio di Ortopedia (allora non vi erano molti negozi nelle zone provinciali e bisognava recarsi al capoluogo di regione). La città sabauda la rividi varie volte, in primis per visite mediche, per diversi anni e poi anche per altro, per studi in tempi più vicini all'epoca in cui scrivo”. Capitolo IX Ora riporto l'inizio di un altro testo che approntai tempo fa: “Massimiliano Lanza Giulia Bianchi Diario del 1940 Prefazione dell'autore Mi sono preoccupato, come da promessa che decisi di mantenere tempo fa nei confronti di un amica, di redigere una sorta di Diario che una giovane donna (il cui scritto mi fu fornito dalla figlia) scrive durante un periodo di degenza in un sanatorio all'interno di un istituto religioso, declamando, paradossalmente i ricordi più belli. La storia che leggerete è una storia di malattia che poi diventa una storia di guarigione, tra tenebre e luce; l'inquietudine, la sofferenza fisica, diventano grazia, gioia: “trasformerò i vostri lutti in gioia”, come afferma la Bibbia! Cercherò di trascrivere questo diario con lo stesso linguaggio, con pochissime varianti e correzioni, più che altro per una questione stilistica, quasi rifinendo leggermente il testo, con l'aggiunta di qualche breve didascalia, per trasmettere alla figlia e ai lettori che lo affronteranno, l'originalità di un messaggio che una donna santa (o almeno potrebbe essere tale) trasmette. 27 marzo 2019, Massimiliano Lanza Giulia Bianchi (8 agosto 1940) Istituto “Cottolengo” in località Bioglio (Biella) “I mie ricordi più belli” Capitolo I Una giornata triste Si hanno delle ore così tristi, così angosciose nelle quali l'anima ha bisogno di vedere dinnanzi al suo sguardo non una pagina, che non riuscirebbe a leggere, ma un solo pensiero che dà sollievo e conforto. Nell'ora della sua passione, Gesù ha pronunciato quella parola che è tutta la storia della vita. “Fiat”: Non lasciarti opprimere povero cuore. Dio ti guarda con occhio paternamente pietoso, il dolore è la prova sublime dell'amore, il sacrificio ti rende più grande dinanzi a Dio: Fiat! Soffri in pace; passerai questa triste giornata, domani non resterà che la 2 tua purezza, e la bellezza di quell'angoscia che si avrà purificato per cielo: Fiat!”. Capitolo X ccc Massimiliano Lanza, Biografia: nato a Biella il 25/08/1970, dopo il Diploma di Maturità Magistrale indirizzo sperimentale socipsicopedagogico, ha intrapreso per 4 anni la Scuola Diocesana (Diocesi di Biella) di Formazione Teologica, per 6 anni il Corso Istituzionale in Sacra Teologia con tesi "Il Peccato Originale" e per un solo anno l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Da vent'anni lavora per il mondo della scuola, presso l'Istituto di Istruzione Superiore "G. E Q. Sella" di Biella; in questi anni, limitatamente a tempi e circostanze, ha continuato gli studi: nel 2008 ha conseguito il Master Post Laurea (solo a corsi singoli) in Didattica a Distanza e Filosofia Medievale sul Web presso la Drengo Srl di Roma; Nel 2016 ha conseguito l'Attestato a corsi singoli in Scienze Infermieristiche presso l'Università degli studi del Piemonte Orientale presso la sede di Biella; nel 2017 ha conseguito la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro (L-19) presso l'Università degli studi di Torino con tesi: "Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities", nel 2018 l'Attestato in Ingegneria della Sicurezza presso l'Università Insubria di Varese, nel 2019 il corso di Formazione Universitaria in Criminologia presso l'Università Nuova Bicocca di Milano e attualmente è iscritto al III anno (dopo riconoscimento crediti) al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico (LMG/01) in Giurisprudenza presso l'ateneo torinese. Ha curato per due trienni i commentari biblici anno A, B e C del lezionario, e a tal proposito ha collaborato con alcuni enti sociali e religiosi. Ha pubblicato su www.lulu.com diversi e-book di natura teologica, scientifica, sociologica e politologica. 1Massimiliano Lanza, Commentari Biblici Anno A, B, C, stampato in proprio, autoproduzione, ad uso privato degli studenti.
  12. Massimiliano Lanza

    Commentari Biblici Anno Liturgico C

    Commentari biblici anno C 2015/2016 La presente bozza, che si spera diventerà un volume, rappresenta la raccolta di tutti i commentari biblici effettuati dall'autore nell'anno liturgico 2015/2016, riguardanti i Vangeli domenicali e festivi dell'anno C, proclamazione dell'Evangelo Secondo Luca. Massimiliano Lanza, Biografia: nato a Biella il 25/08/1970, dopo il Diploma di Maturità Magistrale indirizzo sperimentale socipsicopedagogico, ha intrapreso per 4 anni la Scuola Diocesana (Diocesi di Biella) di Formazione Teologica, per 6 anni il Corso Istituzionale in Sacra Teologia con tesi "Il Peccato Originale" e per un solo anno l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Da vent'anni lavora per il mondo della scuola, presso l'Istituto di Istruzione Superiore "G. E Q. Sella" di Biella; in questi anni, limitatamente a tempi e circostanze, ha continuato gli studi: nel 2008 ha conseguito il Master Post Laurea (solo a corsi singoli) in Didattica a Distanza e Filosofia Medievale sul Web presso la Drengo Srl di Roma; Nel 2016 ha conseguito l'Attestato a corsi singoli in Scienze Infermieristiche presso l'Università degli studi del Piemonte Orientale presso la sede di Biella; nel 2017 ha conseguito la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro (L-19) presso l'Università degli studi di Torino con tesi: "Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities", nel 2018 l'Attestato in Ingegneria della Sicurezza presso l'Università Insubria di Varese, nel 2019 il corso di Formazione Universitaria in Criminologia presso l'Università Nuova Bicocca di Milano e attualmente è iscritto al III anno (dopo riconoscimento crediti) al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico (LMG/01) in Giurisprudenza presso l'ateneo torinese. Ha curato per due trienni i commentari biblici anno A, B e C del lezionario, e a tal proposito ha collaborato con alcuni enti sociali e religiosi. Massimiliano Lanza Commentari biblici anno C 2015/2016 La presente bozza, che si spera diventerà un volume, rappresenta la raccolta di tutti i commentari biblici effettuati dall'autore nell'anno liturgico 2015/2016, riguardanti i Vangeli domenicali e festivi dell'anno C, proclamazione dell'Evangelo Secondo Luca. Massimiliano Lanza, Biografia: nato a Biella il 25/08/1970, dopo il Diploma di Maturità Magistrale indirizzo sperimentale socipsicopedagogico, ha intrapreso per 4 anni la Scuola Diocesana (Diocesi di Biella) di Formazione Teologica, per 6 anni il Corso Istituzionale in Sacra Teologia con tesi "Il Peccato Originale" e per un solo anno l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Da vent'anni lavora per il mondo della scuola, presso l'Istituto di Istruzione Superiore "G. E Q. Sella" di Biella; in questi anni, limitatamente a tempi e circostanze, ha continuato gli studi: nel 2008 ha conseguito il Master Post Laurea (solo a corsi singoli) in Didattica a Distanza e Filosofia Medievale sul Web presso la Drengo Srl di Roma; Nel 2016 ha conseguito l'Attestato a corsi singoli in Scienze Infermieristiche presso l'Università degli studi del Piemonte Orientale presso la sede di Biella; nel 2017 ha conseguito la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro (L-19) presso l'Università degli studi di Torino con tesi: "Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities", nel 2018 l'Attestato in Ingegneria della Sicurezza presso l'Università Insubria di Varese, nel 2019 il corso di Formazione Universitaria in Criminologia presso l'Università Nuova Bicocca di Milano e attualmente è iscritto al III anno (dopo riconoscimento crediti) al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico (LMG/01) in Giurisprudenza presso l'ateneo torinese. Ha curato per due trienni i commentari biblici anno A, B e C del lezionario, e a tal proposito ha collaborato con alcuni enti sociali e religiosi. 3 Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 novembre 2015 – I DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Geremia 33,14-16 Tessalonicesi 3,12-4,2 Luca 21,25-28.34-36 Il linguaggio è apocalittico. Oggi celebriamo la prima domenica dell'avvento del Signore. Ci accompagnino le parole di Giovanni Paolo II, aprite, spalancate le porte a Cristo ed egli vi salverà. Come i primi cristiani, diciamo: vieni Signore Gesù! Oggi applichiamo anche il Credo, là dove afferma: "Aspetto la risurrezione della carne e la vita del mondo che verrà, Amen". L'avvento apre una stagione nuova per la comunità cristiana. Quel figlio che c’è dato è segno e garanzia di una promessa di un futuro, inizio di un'umanità riconciliata dentro l'amore di Dio che di fa carne nell'Immanuel, il Dio con noi. Prepararsi per il Natale è un dovere sacrosanto per un cristiano, un appuntamento antico di venti secoli. È un appuntamento sempre nuovo perché Dio è novità assoluta, perché Dio non si ripete mai, sempre nuovo è il tempo della vita! Ogni momento ci offre esperienze identiche, caratteri originali e singolari. La nostra coscienza ha i suoi limiti. Ogni volta Dio suggerisce e indica a ciascuno di noi itinerari sorprendenti e singolari; ci invita a essere fedeli, responsabili, vivaci in modo crescente. Moltman J. afferma che dobbiamo avere speranza nella vita eterna, durevole e sicura. Bessone A.S. afferma che l'Avvento propone una speranza realistica e il credente attende il sole che sorge dall'alto. Geremia, nella pericope contenuta nella prima lettura, ci presenta il Messia, Gesù, come i profeti avevano previsto! Nel testo evangelico è contenuto il termine apolutrwsiV - apolytrosis, che significa redenzione, perché Dio ci vuole bene e vuole salvarci tutti (se lo vogliamo!). Occorre regalarsi alcuni momenti dello spirito: la preghiera quotidiana è importante per coltivare l'amicizia e la comunione con Dio durante la Settimana, di là dalla Messa domenicale, sempre indispensabile, ma non basta! Dobbiamo rompere i ritmi stressanti del lavoro e mettersi in ascolto del Figlio e del Padre, è necessario confrontarsi con la Parola di Dio, lasciarsi penetrare e orientare, è il Signore che parla! E per chi ci crede davvero anche i regali di qualche messa la settimana. Questo momento dello Spirito dovrebbe essere il pane quotidiano, un'esigenza interiore, una necessità. Dobbiamo avere fame e sete di Dio. In secondo luogo dobbiamo santificare il lavoro: il dovere di ogni giorno non è tempo perso ma il luogo normale dell'incontro con Dio, facendo tutto con amore, serenità, competenza e professionalità come persone giuste e oneste. La preghiera impegna la vita e la vita si fa preghiera. Siamo i sacerdoti della vita e il lavoro diventa il nostro sacrificio, la nostra Messa. In terzo luogo dobbiamo impegnarci per il servizio agli ultimi, a cominciare da coloro di casa nostra e della nostra comunità. Ogni persona che incontro mi porta il mistero di Dio, innanzi tutto l'attenzione: dobbiamo accorgerci che gli altri ci sono e hanno dei problemi. La cosa più importante è l'ascolto, farci carico delle loro esigenze e urgente e dare una mano in concreto a chi ha bisogno. Dio è dentro, s’incarna a tutte le situazioni di disagio. I poveri sono la “carne di Dio”. Cristo non nasce perché Cristo è già nato e noi non ci siamo accorti, abbiamo a volte detto di no e non accolto. Maria, la madre di Dio, ci doni la sua mente, il suo cuore ma soprattutto la sua fede e il suo amore. Di parole ne abbiamo già pronunciate molte e con queste ultime auguro a tutti voi un buon cammino d'avvento! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 06 dicembre 2015 – II DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Baruc 5,1-9 Filippesi 1,4-6.8-11 Luca 3,1-6 Oggi la pericope evangelica ci dice che la "Parola di Dio, che è eterna, tocca l'uomo nel tempo" (Bessone A.S., Prediche della Domenica : 15), ma non i potenti, Giovanni il Battista, semplice come tanti altri personaggi biblici. Con Lui si può dire che la Parola di Dio affonda letteralmente, come afferma Bessone A.S., essa cade su un giovane di circa 26-28 anni, un germoglio che spunta nel deserto, luogo sterile, che è però predicatore efficace. La prima lettura ci ha fatto intravedere quello che saremo: Gerusalemme sarà ricostruita e il popolo ritorna alla città, perché è un popolo nuovo. La prima lettura è di Baruc, nello spazio temporale tra Baruc e noi nasce Gesù Cristo, il quale ha adempiuto la sua promessa. L'Evangelista Luca narra che “nell'anno quindicesimo dell'Impero di Tiberio" scende il fiume di grazia verso di noi, la Parola, il Logos, Dio stesso! La nostra è l'unica Religione in cui Iddio scende e si fa carne: è l'annuncio del Natale: “il Verbo si è fatto carne”! Ci sono proclamate le grandi opere di Dio! Giovanni il Battista anticipa ciò che avverrà con la Vergine Maria ma Egli predica con "forti parole", Maria fa silenzio. Entrambi perseguono lo stesso obiettivo ma in modo diverso; in Maria, ad esempio, c'è stato il sì, in modo diverso a Giovanni Battista, il migliore dopo Cristo tra i nati di donna e Maria la migliore dopo Cristo tra i nati di donna, direi per entrambi i migliori insieme a Cristo, anche se Cristo viene sempre prima di tutto! Il capitolo proposto oggi dalla Chiesa è parte del cosiddetto "trittico pre-sinottico", in altre parole l'evangelo di Luca, nella sua fase preparatoria, attinto dalla tradizione orale. Vi è, nonostante quanto affermato sopra, una separazione tra Giovanni il Battista e Gesù, è inserita la genealogia di Gesù, la conversione ha un carattere pratico e quotidiano. Giovanni il Battista ci fa capire che "c'è un deserto abitato da abitanti velenosi (il peccato), ma anche un deserto buono", un deserto di purificazione, orientato dalla parola, efficace e feconda; egli inaugura un "secondo esodo". G. B. "non annunzia un codice religioso e morale... ma predica la penitenza in vista della remissione dei peccati" (B. Prete). Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio è una frase importantissima e il termine greco di riferimento è soterion, da soteria, salvezza. Terminando possiamo affermare che, una volta che siamo raggiunti dalla Parola “divina”, siamo sanati. Giovanni Battista, dopo la discesa della parola si è fatto testimone invocando il Signore. Che cosa dobbiamo dire ai fratelli dopo aver ascoltato la Parola? "Rallegratevi, o fratelli, i vostri nomi sono scritti nel cielo"! Gli angeli, a Natale dicono ai pastori: vi annunziamo una grande gioia. Cristo risorto: i discepoli gioirono nel vedere il Signore. Amen Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di martedì 08 dicembre 2015 – IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA (Solennità) A cura di Massimiliano Lanza. Genesi 3,9-15.20 Efesini 1,3-6.11-12 Luca 1,26-38 Maria, priva del peccato originale, è la piena di grazia; lei ci spinge ad assomigliare sempre di più a Dio, al suo Figlio Gesù, sforzandoci di diventare santi e immacolati in Dio, come la Vergine Immacolata. Dio ha guardato Maria con occhio di predilezione e l'ha preservata dal peccato originale. Siamo peccatori fragili e siamo inclini al peccato. Dio ci vuole bene, come un padre vuole bene a suo figlio in qualsiasi condizione si trovi. Dio non annulla la ragione umana, il bisogno di capire. Se siamo capaci di cogliere i segni dei tempi possiamo interpretare la volontà di Dio su di noi e troviamo una spiegazione alla croce, alla redenzione. È necessario iniziare una relazione nuova. Dio si rivela nella storia, segue naturalmente la storia dell’uomo. In Maria vi è l'accettazione, lei è la cariV - karis, in altre parole piena di grazia, lei è la gioia, infatti, la giusta traduzione non è “Ave Maria” (sebbene terminologicamente corretto) ma “Rallegrati Maria”, non è un semplice saluto, ma identifica teologicamente Maria nella storia della salvezza cristiana. Il termine kecaritomenh - kecharitomene – è un passivo – l'ordine è venuto da Dio e viene da Dio stesso. Il termine significa piena di grazia ed è un aoristo passivo, derivante da ecortasqhn - ecortastzev. Il filosofo Wiggestein, autore del Tractatus Logicus Philosoficus, ha parlato dell'importanza del giardino, superiore alla casa, nel giardino l'uomo è stato ingannato dal serpente e in un giardino l'uomo è stato redento. Paradiso deriva da paradeison e significa giardino. Il giardino è un recinto, e da lì vi è la derivazione del claustrum, della clausura. La domanda provocatoria è: vogliamo veramente stare nel giardino soprannaturale di Dio o rimanere legati alla carne che porta alla corruzione? Chi ha orecchi intenda Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 13 dicembre 2015 – III DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Sofonia 3,14-18 Filippesi 4,4-7 Luca 3,10-18 La pericope (brano) evangelica di oggi contiene il secondo saggio della predicazione di Giovanni il Battista. Rigaux B. ci dice che il contenuto dei versetti da 10 a 14 è scritto in un "greco elegante". Giovanni il Battista era certamente un personaggio che provocava un certo fascino e molti si recavano da lui con motivazioni scarsamente religiose. Essi chiedono quale sia la via da percorrere e gli è indicata dal Battista. Il brano che leggiamo ha delle similitudini con le prescrizioni evangeliche che Gesù dava ai discepoli. Tutti danno la disponibilità a seguire il maestro (non Gesù, in questo caso ma Giovanni). Essi sono persone di diverse categorie sociali che però intendono convertirsi seriamente, in contraddizione ai curiosi Farisei e Dottori della Legge, i quali erano paragonati a delle "vipere", incapaci di compiere gesti di autentica conversione. Lo schema della pericope oggi proposta è quello didattico della domanda- risposta, con il quale Luca ci fa conoscere lo stile di predicazione del Precursore, il quale non esorta al fanatismo o a compiere strane imprese, ma desidera che i propri adepti siano impegnati nelle loro umili vicende reali, nella loro situazione professionale di vita. Per stemperare l'uditorio da ogni esagerazione non esorta gli stessi a lasciare i loro mestieri, ma a svolgerli nella giustizia e con amore. Egli consiglia: Alle folle di lasciare il superfluo, quale vestiario e cibo, ai meno abbietti; Ai soldati di non maltrattare e non estorcere. In ogni condizione di vita, dunque, è possibile la conversione e la pratica, con discrezione e carità, della propria professione. La predicazione del Battista costituiva un problema; certamente il tono era diverso da Gesù, anche se, come il Divin Maestro, controbatte in continuazione Farisei, Scribi e Dottori della Legge. L’ambiente della sua predicazione era particolare e particolare era l'atteggiamento assunto, sino a suscitare nelle folle il pensiero che potesse essere il Messia atteso, giacché le attese messianiche erano diffuse. Egli non si presta all'equivoco, dicendo che non è lui il messia sperato. Le contrapposizioni aiutano alla fine a capire. Egli contrappone il proprio battesimo a quello di Gesù (acqua-fuoco), afferma che il Cristo è più forte di lui. È un'economia nuova di salvezza, presto inaugurata da Gesù, riferita all'economia vecchia di salvezza (Giovanni Battista), il quale è raffigurazione di Elia. Gesù è il "nuovo Elia". Luca, tuttavia non contrappone i due. A disposizione per eventuali chiarimenti sull'esegesi auguro a tutti buona Domenica. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 20 dicembre 2015 – IV DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Michea 5,1-4 Ebrei 10,5-10 Luca 1,39-48 La liturgia della Parola della domenica odierna ci porta alle seguenti considerazioni: Non dobbiamo essere condizionati dal giudizio umano: ciò che è insignificante ha grande significato davanti a Dio; Il luogo dei natali di Gesù non era noto (ora lo è) ma Dio rende Grandi i poveri, gli ultimi. Betlemme di Efrata significa Betlemme Feconda (oggi la città è denomina Ain-Karim, 6 Km a ovest di Gerusalemme); I sacrifici degli antichi rimediavano al peccato solo nell'immediato. Gesù Cristo ci redime completamente; Sant’Elisabetta elogia nella cugina Maria il dono della fede perfetta. Ispirata spiritualmente, Maria esprime il Magnificat, cantico di origine Veterotestamentaria, ispirato al Cantico di Anna e altri similari. Maria ha ricevuto la rivelazione da parte dell'Angelo di Dio e si reca in fretta dalla cugina Elisabetta. Le note storiche sono precise ma essenziali. Luca evangelista ci fa ascoltare due discorsi: 1) La lode di Elisabetta che proclama Maria Beata; 2) Maria che esalta la potenza salvifica di Dio. La sintesi dei fatti? Un incontro, un saluto, un sussulto. Un fatto nuovo accade: Elisabetta riceve il dono dello Spirito Santo che la spinge a pronunciare una parte delle parole utilizzate poi dalla Chiesa nella preghiera dell'Ave Maria. Grazie a tale ispirazione considera la presenza di Maria e ne intuisce il profondo nesso spirituale: la proclama benedetta (dal greco euloghmenh - eulogemene) tra le donne, per merito di un "frutto benedetto" (dal greco euloghmenoV - eulogemenos) nel suo seno. "La Benedizione è l'esuberanza di tutto ciò che è pieno e che trabocca!" (Bessone A.S., Prediche della domenica - C, 1985, pag. 30). È un "frutto umano", un bambino, come affermò Bessone A.S.: "Dio è più umano dell'uomo". Maria è benedetta essendo la madre del Benedetto, il Signor Gesù, per questo è beata (dal greco macaria - makaria) avendo ricevuto, come detto prima, il dono della fede perfetta. Essa lo è (beata) perché ha udito e messo in pratica la Parola del Signore. S’intuisce una grande dignità correlata a Maria e al bambino che sta per nascere, definita (e può essere interessante capire il pensiero della Chiesa appena nata) Madre di Dio (la madre del mio Signore). La maternità di Maria è costituita da un unico duplice aspetto, fisico e spirituale. Maria, come anche affermano i Padri della Chiesa, ha concepito Gesù nel suo corpo, nella sua mente e nel suo cuore. Sul piano fisico ha avuto una gravidanza inimitabile, su quello spirituale un esempio a tutti i credenti. Nel suo grembo porta il Santo, "colui che è fonte di ogni benedizione e sorgente della gioia messianica" (Rossano P., Nuovissima Versione della Bibbia, Luca, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1978, pag. 74). Maria inizia a proclamare il Magnificat, dimostrando di essere la serva del Signore in una situazione di bassezza. Joseph Ratzinger, il Papa emerito Benedetto XVI, così scrisse: "Vi sono troppe poche persone capaci di vivere nel silenzio, di fondarsi sulla Parola di Dio, di lasciarsi penetrare da essa così che questa divenga realmente il loro pane. Chi di noi potrebbe dire che la Sacra Scrittura, i Salmi, sono divenuti il linguaggio spontaneo del cuore? In fondo, ci cibiamo di minestra di lenticchie quando [invece] nella Sacra Scrittura c'è la Parola che esce dalla bocca di Dio. (Bessone A.S., 1985 : 32-33; cit. da Ratzinger Joseph, Predicazione e dogma, Brescia 1974, p. 333). Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture evangeliche di Venerdì 25 dicembre 2015 – Natale del Signore - Solennità A cura di Massimiliano Lanza Il Natale, importantissima solennità, offre la possibilità ai fedeli di ben quattro Messe diverse per tipologia di letture bibliche. 1) Santa Messa vigilare "Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" Riferimenti biblici: Isaia 62,1-5 Salmo 88: "La mia alleanza gli sarà fedele". Atti degli Apostoli 13,16-17.22-25 Vangelo: Matteo 1,1-25 I lettura: La pericope è tratta dal Profeta Isaia. Analizziamo alcune parti: Abbandonata: dall'Ebraico 'azubah. Sarai chiamata mio compiacimento (in essa): hepçibah / e la tua terra sposata: è un componimento poetico che il Signore dedica a Gerusalemme che si fa addirittura suo sposo. lettura: La pericope è di tipo pasquale, tratta da Atti degli Apostoli. "Dio trasse per Israele un salvatore" si può tradurre anche con Dio suscitò, risuscitò per Israele un salvatore. Il verbo greco è egeirw egeiro e, tra gli altri significati, abbiamo sono risvegliato, risuscito, ergo; tutto ciò per dimostrare che il Cristo è risorto definitivamente nella storia e anche la Solennità del Natale richiama oltre al tema importantissimo dell'incarnazione, l’altrettanto importante mistero della risurrezione. La lettura fa una sorta di resoconto storico collegando Davide e la sua dinastia a Giovanni Battista (l'ultimo profeta dell'Antico Testamento) a Gesù, il Dio-con-noi che ci salva. Vangelo: La pericope riporta inizialmente la genealogia di Gesù. Chi conosce poco la Bibbia, questo elenco dice pochissimo ed è addirittura arido, chi conosce di là dalla media la S. Scrittura avrà un'idea più vicina alla comprensione, chi conosce a fondo la Bibbia avrà una visione globale e la genealogia dice tanto! In questa sede non faremo un’analisi della simbologia dei numeri (14 generazioni per 3) ma un dato è certo: Cristo si rivela nella storia realmente! Tra queste generazioni ci sono personaggi gloriosi ma anche umani e peccatori, perché Gesù prende su di sé la storia dell'uomo, bella o brutta che sia, perché Gesù ama l'uomo e lo redime totalmente! Anche questo fa parte del mistero del Natale! Per integrare questa pericope evangelica, la quale narra il mistero dell’elezione di Maria a ricevere Gesù Cristo nel grembo verginale, sono ispirato a utilizzare una frase di Karl Barth, teologo protestante, della Scuola liberale: “Il segno di un tale mistero (l’Immacolata concezione), che è rivelato dall’avvenimento della risurrezione, è il miracolo della nascita di Gesù Cristo: il fatto di essere concepito per opera dello Spirito Santo e di essere nato dalla vergine Maria” (Karl Barth, la dottrina dell’elezione, Torino, 1983, p. 974 – Angelo Stefano Bessone, Prediche della Domenica, Biella, 1986, pp. 28-29). Barth, protestante, non nega tuttavia l'illibatezza e l'importanza della Vergine Maria nella storia della salvezza, la quale ha ricevuto il Cristo. Giuseppe è l’immagine dell’uomo giusto, tanto è vero che decide di licenziare (dal greco apolusai – apolusai – significato lett. ripudiare) in segreto. Invece, analizzando il verbo precedente - eboulhJh – ebouletze, possiamo dire che Giuseppe, prima della rivelazione dell’angelo in sogno, lasciò alla sorte in segreto Maria, evitandole la condanna per lapidazione, legge vigente per le donne colte in flagrante adulterio; in realtà Maria è la Tota Pulchra, non possiede il marchio del peccato delle origini. Il termine sogno è reso in greco con onar – onar, da cui l’aggettivo “onirico” (si veda Sigmund Freud, sulla psicologia dei sogni – ricordiamo che Freud, nonostante il suo ateismo, scrisse i cinque pilastri sull’amore che ricordano molto da vicino il “comandamento dell’amore” di Gesù). In questo caso San Giuseppe ha una rivelazione e non una manifestazione dall’inconscio. Il termine partorirà è reso con texetai – texetai e significa anche essere partoriti, essere generati. Il termine Emmanuele – emmanouhl – emmanouel può essere anche tradotto con “con noi è Dio”, la traduzione classica è “Dio-con-noi”, cioè Dio non si accontenta solamente di averci creato ma è dentro di noi. Il suffisso hl – el richiama a Dio. Maria è colei “che non aveva conosciuto uomo”, in altre parole la conoscenza di un uomo o una donna nella cultura ebraica, significava aver avuto rapporti coniugali con lei/lui; soprattutto nel caso delle donne il marito poteva utilizzare il divorzio, l'atto di ripudio, separandosi così dalla donna, peccatrice. Se la stessa fosse stata colta in flagranza di adulterio, la legge ebraica prevedeva la condanna capitale. Giuseppe è un giusto e come ho già affermato, intendeva evitare a Maria tale sorte, ma nel frattempo la visione celeste impedisce a Giuseppe di lasciare la futura moglie, difficile da capire ma penso sorprendente il fatto che egli, nonostante conoscesse i fatti, rimase in silenzio. I vangeli non attribuiscono parole a Giuseppe come invece fa regolarmente la filmografia, ma in tal caso si tratta di fiction. Termino con una domanda: Anche noi siamo capaci di rimanere in silenzio anche di fronte ai drammi della vita? Per riuscirci prendiamo esempio dallo sposo di Maria. 2) Santa Messa della Notte (celebrata dalle 21.30 in poi o tradizionalmente alle ore 24) "Gloria a Dio nel più alto dei cieli" Riferimenti biblici: Isaia 9,1-3.5-6 Salmo novantacinque: "Cantate al Signore un canto nuovo". Tito 2,11-14 I lettura: Dio castiga il suo popolo ma usa misericordia qualora faccia frutti di conversione e si converta (così possiamo interpretare ancora una volta da Isaia). Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, ecc.: appellativi utilizzati anche al momento in cui il Faraone saliva al trono, termini mutuati probabilmente dal paganesimo e attribuiti a Gesù opportunamente adattati a Dio vivo e vero. lettura: tipico brano biblico utilizzato per le feste natalizie: dimostra la salvezza di Dio in atto ed è di stile apocalittico, dimostrando la vicina parusia (venuta del Signore). Essa ci esorta a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo. Nell'attesa della beata speranza del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo: nell'attesa gloriosa del Signore che verrà a rinnovare i nostri cuori nella pace, che verrà definitivamente con il suo Regno: in quel momento Dio sarà tutto in tutti. Vangelo: Luca 2,1-14 Il Censimento di Cesare Augusto: Si parla di censimento apograjesJai – apografestzsai: la traduzione del termine oltre che di censimento ha un suo sinonimo, ossia iscrizione in un registro; si parla di gioia e il termine è reso in greco con euaggelion - euanghelion, che appunto richiama al termine italiano Evangelo, ossia buona notizia; si parla di gloria e il termine è reso in greco con doxa - doxa, il suo significato si trova al quarto brano evangelico commentato. Si parla di un segno e il termine è reso in greco con shmeion – semeion e oltre a segno traduce indizio, marchio, suggello, segnale, indicazione, segni di potenza (miracoli, soprattutto attribuiti a Gesù). Il termine è in Luca ma è assai più noto nell'Evangelo di Giovanni in cui il segno richiama al miracolo. Riflettendo sulla pericope di Luca, possiamo intuire che il miracolo più grande è la venuta di Cristo in mezzo a noi con la sua nascita circa 2000 anni fa. Il miracolo più grande è che Dio in suo figlio Gesù ci redime dai peccati. 3) Santa Messa dell'Aurora (quasi ovunque celebrata solo nelle Cattedrali o nelle Parrocchie più popolate - come la Santa Messa vigilare) "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" Riferimenti biblici: Isaia 62,11-12 Salmo novantasei: "Una luce si è levata per il giusto". Tito 3,4-7 I lettura: la pericope in Oggetto è tratta dal "Libro della Consolazione" di Isaia. Ecco arriva il tuo Salvatore: l'incarnazione del Verbo che sopporta la croce e risorge. Città non Abbandonata: si tratta della Gerusalemme celeste che sarà sempre illuminata dalla Luce dell'Agnello (Gesù, il Salvatore). II lettura: richiama al dono del Battesimo e, consequenzialmente, dello Spirito Santo (lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo). "Si sono manifestati la bontà di Dio": Dio ci ama e crede in noi; abbiamo la sua grazia nel sacramento del Battesimo e con la conferma del suo Santo Spirito, per cui affrontiamo le "erte" della vita con brio attendendo una ricompensa più grande. Vangelo: Luca 2,15-20 Nella pericope che stiamo analizzando i termini salienti sono meditando (Maria meditava nel suo cuore le parole riferite a suo figlio, senza aggiungere chiacchiere) e avvenimento: il primo termine è reso in greco con sumballo – sumballo e, oltre a meditare, significa confrontarsi: la meditazione, in buona sostanza, è il confronto con la realtà. Maria si è confrontata con suo figlio, accettando anche ciò che era lontano dalla sua intelligenza e intuizione ma serbandolo nell'intimo con saggezza, certa di una comprensione futura; avvenimento è reso in greco con rhma – rema, derivato di rematoV – rematos, significa accadimento/avvenimento ma anche sinonimo di parola, detto, enunciato. Maria non si lascia spaventare dagli avvenimenti legati a suo figlio, ma accetta la volontà di Dio, obbedisce apparentemente in silenzio. La saggezza della donna esemplare la spinge, però, a conservare nel cuore le Parole di Dio. Anche noi siamo pronti a far tacere noi stessi e accogliere le parole di Dio? Con Sant'Ignazio di Antiochia dico: O Signore, prendi e ricevi la mia sensibilità, la mia intelligenza, la mia immaginazione, i miei affetti, tutto è tuo e a te io lo restituisco. 4) Santa Messa del Giorno "Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”. Riferimenti biblici: Isaia 52,7-10 Salmo novantasette: "Il Signore ha manifestato la sua salvezza". Ebrei 1,1-6 I lettura: "come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi": il messaggero è quasi certamente Giovanni Battista, il precursore di Gesù. "Senti? Le tue sentinelle alzano la voce": la voce è Giovanni il Battista, voce di uno che grida nel deserto, preparate la via al Signore, eccetera, eccetera. lettura: in questa pericope tratta dall'epistola agli Ebrei ci sono annunziati gli ultimi tempi, la pienezza del mondo grazie alla restaurazione di Gesù. Figlio: è Gesù, il Figlio di Dio per eccellenza, superiore a tutti i profeti dell'Antico Testamento. Costituito erede: tratta la filiazione divina, Gesù è erede in parti uguale con il Padre essendo seconda persona della Santissima Trinità. Vangelo: Giovanni 1,1-18 Da una riflessione di Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino: "il mondo del peccato sarà vinto per sempre se opereremo con Cristo Giorno per giorno, con fede. Dobbiamo accogliere quel bambino di Betlemme come salvatore, è il Verbo che si è fatto carne, egli era la vita e non si può "vivere senza la vita". Accogliere Cristo significa accogliere ogni persona, accogliere Dio nella maniera più profonda, vivere la vita e la rinascita di Gesù oggi in questo mondo. Dio ci indica la strada della gratuità, c'è una dimensione di gratuità nella nostra vita, Gesù si spoglia della sua divinità. In Gesù troviamo il Salvatore, perché ha provato l'esperienza umana, perché in modo solidale vive la vita umana. Fin dalla nascita è stato rifiutato, è nato in una stalla, ha dovuto emigrare in Egitto. Dobbiamo recuperare la gratuità della vita; tale cultura supera ogni fase di crisi, dobbiamo avere la speranza di chi vive accanto a noi ed è precario, semplicemente perché ci manca anche una semplice relazione con lui; tali persone hanno bisogno dell'amore e della tenerezza di Dio. Se siamo in grado di far sperare agli altri un futuro migliore, dando anche del superfluo, davvero saremo uniti a Dio! L'augurio di oggi dovrebbe essere quello di donarsi agli altri. Papa Francesco ha parlato dell'importanza della casa per trovare un luogo sereno e sicuro. Invitiamo le istituzioni a muoversi in tale direzione; dobbiamo trovare una soluzione a chi non può pagare l'affitto nelle case, soprattutto in case popolari". La mia riflessione: Verbum caro factum est: il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, piena di grazia e verità. Verbo (parola) logos – logos: dal greco si traduce con parola, discorso, menzione, dichiarazione, affermazione, risposta, promessa, detto, proverbio, massima, ordine, comando, proclamazione, dottrina, ipotesi (in filosofia), questione, soggetto, argomento, fama, tradizione, leggenda, conversazione, dialogo, eccetera, eccetera; tutto ciò che richiama discorsi e parole riguarda il termine logos; nella tradizione Neotestamentaria è la Parola di Dio fatta persona con la venuta di Gesù. Carne - sarx – sarx oltre al significato di carne, si riferisce al corpo fisico, materialità, corporeità dell'uomo, carne, uomo, uomo terreno, criterio, intelletto umano, natura umana, secondo criteri dettati dall'umana natura, carne, condizione di peccato. Gloria - (Kabod - ebraico) – doxa - doxa in Greco: la sua traduzione richiama diversi sinonimi, nella fattispecie: deliberazione, immaginazione, errore, apparenza, volere, opinione altrui, gloria, onore, splendore, stima, plauso, magnificenza, fulgore, splendore, rutilio, manifestazione di Dio comunicata ai salvati; il termine è utilizzato moltissimo nei formulari liturgici, sia Cattolici, che greco-ortodossi. Grazia – caritoV – karitos: il primo significato dal greco è grazia, poi viene generosità, amabilità, benevolenza, favore, gratitudine, ringraziamento, condizione di grazia, dono. Verità - aleJeiaV – alezeias: dal greco il primo significato è verità, poi viene realtà, condizione oggettiva, reale delle cose, veracità, sincerità, manifestazione di Cristo, criterio per l'agire morale del cristiano. Il Natale parla rappresentativamente della bellezza di Dio e il teologo protestante K. Barth asseriva: parlando di bellezza di Dio: soltanto per spiegare la sua gloria, che in ogni caso racchiude e porta ad espressione come quella che noi chiamiamo bellezza. Il Figlio di Dio, Gesù, Figlio per eccellenza ci ha resi figli nel Figlio, creati a sua immagine. Dio ha assunto la nostra carne, si è calato nella nostra realtà, assumendo tutto di noi, la vita umana e anche la morte. Egli non ha solamente assunto il peccato perché Gesù è Dio, non è creatura peccatrice ma il suo Spirito ci rende simili a lui, come lo è già sua madre, Maria. Egli non ha scelto una generazione di angeli perfetti o di nobili virtuosi ma si è calato nella realtà, la sua discendenza ha anche emeriti peccatori. Dio ama l'uomo così com'è ed è Lui a credere in Noi più che noi a credere in Lui, per quanto ci reputiamo credenti. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 27 dicembre 2015 – OTTAVARIO DÌ NATALE - FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA C - A cura di Massimiliano Lanza. Siracide 3,3-7.14-17a Colossesi 3,12-21 Luca 2,41-52 La festa odierna è stata introdotta alla fine del secolo scorso da Papa Leone XIII. La famiglia attuale è entrata in crisi a causa, come afferma Bessone A.S. dal "processo d’industrializzazione". L'antica famiglia racchiudeva in sé le ultime generazioni ed era sotto l'autorità del vecchio padre, il Patriarca, il quale aveva potere assoluto su tutti i discendenti. La famiglia patriarcale (oggi è diffusa nell'occidente la famiglia mononucleare) era di natura economica: il lavoro univa la famiglia, a differenza di oggi che la divide! Accadeva che i giovani e i validi provvedessero ai vecchi e ai malati, garantendo anche la continuità delle tradizioni. La famiglia dell'epoca era caratterizzata dall'unità, fattore assai difficile oggi per una svariata serie di motivi. La chiesa vuole, per le famiglie, per le persone, lo sviluppo della libertà e proprietà privata (e chi scrive, non sta elogiando la Rivoluzione Francese!), e dei mezzi di produzione economica. È necessario aiutare le famiglie a crescere, soprattutto dando un'adeguata retribuzione ai lavoratori (lo scrivente non intende fare da sindacalista!). Per spiegare meglio la famiglia, alla luce di quanto afferma il Padre Caldelari C., bisogna necessariamente riferirsi a Dio, creatore e Padre: essa trae origine dal concetto teologico summenzionato, ossia nella famiglia si generano i figli, si fa comunità, si è genitori, si è padri e madri. Inoltre, la vita è "dono" e "mistero", cioè sicuramente c’è donata e il perché è sconosciuto: una cosa sappiamo di per certo, ovvero che Dio ci vuole bene e ci ha pensati in una famiglia, dove ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Di fronte a dono e mistero, i nostri atteggiamenti devono essere riconoscenza e responsabilità, riflettendo sul fatto che la vita stessa viene da "Qualcun altro", Dio! La pericope evangelica di oggi ci dice che "i suoi genitori (di Gesù) erano soliti andare a Gerusalemme ogni anno per la festa di Pasqua". Era legge che ogni israelita si recasse tre volte all'anno a Gerusalemme (a Pasqua, a Pentecoste e alla festa delle Capanne) dall'età di dodici anni in poi, al tempio di Gerusalemme. Se una persona risiedeva a più di una giornata di cammino, ne era esentata. La famiglia di Gesù ne era esentata ma per devozione e desiderio, vi si reca ugualmente. A Luca evangelista non preoccupa tutto ciò, poiché ne dà un significato molto cristologico. Gesù vi si reca con i genitori durante la festa di Pasqua, quindi in brano evangelico contiene un forte richiamo pasquale. Il riferimento a Gerusalemme è negativo: la città in cui si mettevano a morte i profeti, la città che mise a morte Gesù Cristo. A Gerusalemme succede che i genitori di Gesù: Perdono momentaneamente il Figlio; Non ne comprendono subito il mistero (impenetrabile per loro, figuriamoci per noi! Solo la fede può arrivare a far comprendere il mistero); Gesù proclama i diritti del "Padre suo"; Gesù evangelizza nel tempio, la capitale della spiritualità rabbinica; Gesù subirà passione, morte e glorificazione grazie al tempio; Gesù è ritrovato dopo tre giorni e ciò richiama la permanenza nel sepolcro, la disavventura del Profeta Giona nel ventre della balena (esempio veterotestamentario profetico riferito al Cristo). Cristo è "mistero totale" e ne intravediamo il destino pasquale. Secondo il teologo Laurentin R. "è un gesto profetico destinato a significare il mistero della sua e morte e del suo ritorno al Padre". Nel racconto, scritto con un genere letterario storico e accurato (tipico di Luca, medico ed evangelista), notiamo che Gesù parla nel tempio con autorità, sapendo con esattezza ciò che dice, essendo autorevole esegeta della Parola di Dio e con una concreta dimostrazione che cresceva in età, sapienza e grazia. Sempre secondo ciò che afferma Laurentin, possiamo dire che Gesù sostenendo "devo occuparmi delle cose del Padre mio" (dal greco en toiV tou partoV mou - en tois tu patros mu) accentra la sua autorità sul Padre, è consapevole di essere il Figlio di Dio per eccellenza e di dover subire la passione, proprio ciò che costituiva il mistero più grande! Spero sia comprensibile a tutta la mia mailing list una spiegazione un pochino più sistematica... Ancora auguri di Buon Natale e Buon anno! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Siete invitati, inoltre a prendere nota, liberamente, della bibliografia. Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Leone XIII (1898), Rerum Novarum, Lettera enciclica sulla giustizia, San Paolo, n. 34 Commentari Biblici riferiti alle letture evangeliche di Venerdì 01 gennaio 2016 – Maria Santissima Madre di Dio - Solennità "I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio" Riferimenti biblici: Numeri 6,22-27 Salmo 66: "Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra". Galati 4,4-7 Vangelo: Luca 2,16-21 A cura di Massimiliano Lanza La solennità odierna riguarda: La maternità (santa) di Maria: definizione dogmatica (cioè secondo i dogmi promulgati, secondo la dottrina cattolica) di Maria Madre di Dio; Il dono della Pace: la tradizionale "giornata della pace" è stata voluta da Papa Paolo VI ben 49 anni or sono! Il dono della benedizione. Inoltre, oggi dobbiamo parlare di tre aspetti: la benedizione, la misericordia e la gioia. Tali aspetti li troviamo nella Liturgia della Parola di oggi: I lettura: il libro dei numeri ci parla della benedizione: il Signore prescrive una benedizione per i figli di Israele: “Il Signore vi benedica e custodica.... ” La benedizione di Dio è il favore e la protezione sul popolo eletto, il quale doveva ancora affrontare il cammino nel deserto per giungere alla terra promessa. Salmo responsoriale: Il Salmo responsoriale aiuta a rafforzare il concetto di benedizione: “Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto”. II lettura: Ma quando venne la pienezza dei tempi: l'epoca definitiva della venuta di Gesù; in termini teologici: tempo escatologico. In greco la pienezza dei tempi è il cosiddetto "pleroma", dal greco to plhrwma tou cronou - TO PLEROMA TU CRONU. Dio è libero e quindi, di conseguenza, con la venuta del Messia, l'uomo è un uomo libero, non più schiavo del peccato. Vangelo: La pericope di oggi, ad eccezione del versetto 15 che non è riportato e del versetto 21 in aggiunta, è pressappoco la stessa del Vangelo di Natale letto durante la terza Messa, la celebrazione dell'aurora; a parte le aggiunte e il versetto 21 il commento è pressappoco lo stesso. Naturalmente, sul versetto 21, ho aggiunto un brevissimo commento sempre mio. Il brano evangelico odierno ci parla della gioia: i pastori che tornarono “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto” (il Signore Gesù!). "Luca ama sottolineare l'aspetto propagandistico del Vangelo" (Ghidelli C., 1978). La gioia degli angeli con i pastori è simile a molti scritti riferiti ai manoscritti di Qumran, in cui si nota la comunità angelica che gioisce riguardo ai grandi interventi divini nella storia, anche perché la comunità è luogo di manifestazione della presenza divina (sempre da quanto afferma Ghidelli C.). L'armata celeste presente con Gesù alla mangiatoia dimostra che non si tratta della nascita di un uomo qualunque ma del Figlio di Dio, quello per eccellenza. Nell'inno che inizia con "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" vi è il termine greco eudociaV - EUDOKIAS: il prefisso eu significa buono e gli esegeti sono divisi nel comprendere se si tratti di buona volontà degli uomini che corrispondono al disegno divino, oppure benevolenza di Dio che agisce indipendentemente dai peccati degli uomini. Questa frase inizia un inno di lode a Dio e non si capisce se la divisione metrica sia binaria o ternaria. La versione più attendibile, alla fine, è che la "benevolenza divina viene a visitarci in casa nostra" (H. H. Bainton). Alla fine Dio ci porta la pace, un dono gratuito. Nella pericope vi sono tre aspetti rilevanti (anche riguardo la pace): Il binomio gloria-pace; Il binomio Dio-uomini; Il binomio cielo-terra. In tale pericope i termini salienti sono meditando (Maria meditava nel suo cuore le parole riferite a suo figlio, senza aggiungere chiacchere) e avvenimento: il primo termine è reso in greco con sumballo – sumballo e, oltre a meditare, significa confrontarsi: la meditazione, in buona sostanza, è il confronto con la realtà. Maria si è confrontata con suo figlio, accettando anche ciò che risultava lontano dalla sua intelligenza e intuizione ma serbandolo nell'intimo con saggezza, certa di una comprensione futura; avvenimento è reso in greco con rhma – rema, derivato di rematoV – rematos, significa accadimento/avvenimento ma anche sinonimo di parola, detto, enunciato. Maria non si lascia spaventare dagli avvenimenti legati a suo figlio ma accetta la volontà di Dio, obbedisce apparentemente in silenzio. La saggezza della donna esemplare la spinge però a conservare nel cuore le Parole di Dio. Anche noi siamo pronti a far tacere noi stessi ed accogliere le parole di Dio? Con Sant'Ignazio di Antiochia dico: O Signore, prendi e ricevi la mia sensibilità, la mia intelligenza, la mia immaginazione, i miei affetti, tutto è tuo e a te io lo restituisco. Al termine del brano evangelico si parla di circoncisione e dell'imposizione del nome e, come previsto dall'Angelo, il bambino di chiama Gesù, ovvero Dio- salva. Cristo si assoggetta dunque alla legge ebraica e anche tale sottomissione è per il nostro bene, per la nostra salvezza. Lasciamoci dunque redimere e salvare da Gesù! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 03 gennaio 2016 – SECONDA DOMENICA DOPO NATALE - ANNO C A cura di Massimiliano Lanza "Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”. Riferimenti biblici: Siracide 24,1-4.8-12 Salmo 147: "Glorifica il Signore Gerusalemme". Efesini 1,3-6.15-18: Vangelo: Giovanni 1,1-18 La pericope evangelica di oggi è lla stessa letta durante la Santa Messa del giorno di Natale, tralasciando alcune parti e ad eccezione di prima e seconda lettura di cui aggiungerò una brevissima esegesi e la nota sulla consuetudine natalizia a fine meditazione. La pericope riportata nella prima lettura dell'Antico Testamento tratta dal libro del Siracide, ci parla di aspetti fondamentali: la Sapienza è Gesù Cristo stesso che si è incarnato e così tutta la descrizione. Al versetto otto vi è l'espressione "Fissa la tenda in Giacobbe" che richiama il Vangelo di oggi con il “, venne ad abitare [il Verbo, Gesù, la parola, il logos – logos]. Tal elogio glorificativo e descrittivo riguarda il Figlio di Dio in maniera esclusiva. La pericope neotestamentaria tratta da Efesini, al versetto 6 dice: "secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto". Sul termine grazia, si veda la descrizione sotto. La chiave di lettura dell'epistola sta nel fatto che Paolo si sia ispirato a esporre il piano, il progetto che Dio (con il suo mistero) ha per ciascuno di noi. Al versetto 18 dice: "Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente..." e per mente Paolo intende il cuore! L'uomo amerà Dio con tutto il suo cuore e altre frasi simili... Il termine mente è tradotto dal greco cardiaV - cardias che significa appunto cuore e sta per mente. Verbum caro factum est: il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, pieno di grazia e verità. Verbo (parola) logos – logos: dal greco si traduce con parola, discorso, menzione, dichiarazione, affermazione, risposta, promessa, detto, proverbio, massima, ordine, comando, proclamazione, dottrina, ipotesi (in filosofia), questione, soggetto, argomento, fama, tradizione, leggenda, conversazione, dialogo, eccetera, eccetera; tutto ciò che richiama discorsi e parole riguarda il termine logos; nella tradizione Neotestamentaria è la Parola di Dio fatta persona con la venuta di Gesù. Carne - sarx – sarx oltre al significato di carne, si riferisce al corpo fisico, materialità, corporeità dell'uomo, carne, uomo, uomo terreno, criterio, intelletto umano, natura umana, secondo criteri dettati dall'umana natura, carne, condizione di peccato. Gloria - (Kabod - ebraico) – doxa - doxa in Greco: la sua traduzione richiama diversi sinonimi, nella fattispecie: deliberazione, immaginazione, errore, apparenza, volere, opinione altrui, gloria, onore, splendore, stima, plauso, magnificenza, fulgore, splendore, rutilio, manifestazione di Dio comunicata ai salvati; il termine è utilizzato moltissimo nei formulari liturgici, sia Cattolici, che greco-ortodossi. Grazia – caritoV – karitos: il primo significato dal greco è grazia, poi viene generosità, amabilità, benevolenza, favore, gratitudine, ringraziamento, condizione di grazia, dono. Verità - aleJeiaV – alezeias: dal greco il primo significato è verità, poi vengono realtà, condizione oggettiva, reale delle cose, veracità, sincerità, manifestazione di Cristo, criterio per l'agire morale del cristiano. Il Natale parla rappresentativamente della bellezza di Dio e il teologo protestante K. Barth asseriva: parlando di bellezza di Dio: soltanto per spiegare la sua gloria, che in ogni caso racchiude e porta ad espressione come quella che noi chiamiamo bellezza. Il Figlio di Dio, Gesù, Figlio per eccellenza ci ha reso figli nel Figlio, creati a sua immagine. Dio ha assunto la nostra carne, si è calato nella nostra realtà, assumendo tutto di noi, la vita umana e anche la morte. Egli non ha solamente assunto il peccato perché Gesù è Dio, non è creatura peccatrice ma il suo Spirito ci rende simili a lui, come lo è già sua madre, Maria. Egli non ha scelto una generazione di angeli perfetti o di nobili virtuosi ma si è calato nella realtà, la sua discendenza ha anche emeriti peccatori. Dio ama l'uomo così com'è ed è Lui a credere in Noi più che noi a credere in Lui, per quanto ci reputiamo credenti. A quando detto finora aggiungo una breve postilla: la consuetudine di Celebrare il Natale il 25 dicembre risale agli albori del IV secolo. Giovanni Paolo aveva affermato che il Natale ricordava la festa del solstizio d'Inverno, il cosiddetto giorno del "sole invitto" (Bessone A.S., Prediche della Domenica C, Biella, 1986) in cui si adorava il Dio sole in attesa dei grigiori dell'inverno. I cristiani, per contrastare usanze pagane, iniziarono dunque a celebrare il Natale: per il cristianesimo il sole da adorare è Gesù Cristo Nostro Signore, incarnato per noi. A conclusione della riflessione odierna, possiamo affermare che Dio ci ha dato il meglio e vuole il meglio per l'umanità, per coloro che lo seguono e che vorranno seguirlo. La prima lettura dal libro sapienziale del Siracide, l'Inno cristologico di Efesini e il prologo del Vangelo di Giovanni rappresentano il mistero di Dio che è grande e che non rinuncia, credendo nell'uomo (inteso come cristiano o chi vuole farsi cristiano), ad attuare il piano di salvezza. Dio si fatto realmente carne e, come affermò Schillebeelcx, ci ha amati rendendosi visibile. Sta all'uomo, infine, rispondere alla chiamata, accettando l'amore e la benevolenza infinita di Dio! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella 10. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 10 gennaio 2016 – BATTESIMO DEL SIGNORE – (Festa) A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 3,15-16.21-22 (I lettura Isaia 40,1-5.9-11 ; II lettura Lettera a Tito 2,11-14; 3,4-7) Note introduttive: Gesù è proclamato Figlio di Dio Prediletto (dal Padre) durante il battesimo, in cui appare su di lui lo Spirito Santo in “forma corporea”. Il Padre stesso riconosce in Gesù il Messia “inviato ai poveri” (Biffi I.). Egli viene proclamato sacerdote, profeta e re. Oggi si attua il mistero di Cristo che “porta su di sé i peccati del mondo” (Biffi I.). Il Signore ci salva (e vuole salvare tutti!) non per nostro merito ma per i meriti della sua misericordia, i meriti della sua passione, morte e risurrezione, il frutto del Battesimo al fiume Giordano. Egli si è offerto una volta per tutte per noi! Leggendo il brano evangelico ci accorgiamo che Gesù riceve lo Spirito Santo e subito dopo prega, a dimostrazione di quanto affermato inizialmente e aggiungendo che la preghiera era un tema caro a Luca; c’è da dire, a parere degli esegeti e dimostrando il tutto, che in realtà Gesù prega alla fine della discesa della colomba (il tempo verbale è un presente, mentre durante il battesimo è all’aoristo, al passato). Accettando il battesimo, benché non fosse necessario data la sua figliolanza divina, Cristo attua per noi il disegno della salvezza, mostrandoci il volto del Padre. Nota storica: La festa liturgica del Battesimo del Signore, dopo il Concilio Vaticano II, sostituisce la Prima Domenica del Tempo Ordinario o per Annum. Anticamente (teologicamente è ancora un concetto valido) il Battesimo del Signore veniva ricordato durante la solennità dell’Epifania (tra i tanti significati già delineati, il Padre Callisto Caldelari, Frate Francescano Minore elvetico, ce ne fornisce un altro: “bella manifestazione”). Infatti, nel breviario Romano del nuovo ordine, è affermato che durante l’Epifania, si contemplano tre prodigi: Gesù si manifesta al mondo, viene battezzato al Giordano e, infine, si ricorda il miracolo compiuto a Cana di Galilea, in cui cambiò l’acqua in vino (Cfr. Antifona ai II Vespri per il testo originale, noi abbiamo sintetizzato). A conferma di quanto sinteticamente affermato la Chiesa, durante l’anno liturgico C, celebra l’Epifania, la prima domenica utile (a conclusione del Tempo di Natale) il Battesimo del Signore e infine celebra la domenica successiva le nozze di Cana (Cfr. Bessone A.S.). Per arrivare al nucleo: Con il battesimo, porta del cielo, rigenerazione (il cui pegno è lo Spirito Santo) siamo chiamati a diventare “fedeli imitatori del Signore”. Egli ha dato l’esempio e i credenti lo seguono. L’imitazione di Cristo (fra l’altro è anche il titolo di un libro il cui autore è anonimo) non è semplice, significa prendere la propria croce e seguirlo. Lo vedremo fra breve: nella pericope evangelica odierna la prima lettura ci fa intuire la figura di Giovanni il Battista (“una voce”), complementare a Gesù, tant’e vero che egli veniva spesso scambiato con il Messia, per la gente era il frutto delle aspettative messianiche. Il Battista lo sa bene e, onde evitare confusioni, fornisce prova di contrapposizione tra Gesù e sé stesso o per lo meno si mostra quasi inadeguato (io non son degno di sciogliergli i legacci dei sandali, cioè si pone più umile di un gesto molto umiliante) nei confronti di Dio. Egli parla del suo battesimo (di acqua) differente dal battesimo divino (di fuoco e Spirito Santo); Giovanni chiude l’Antico Testamento, Gesù ne è superiore inaugurando il nuovo. La prima lettura è tratta da Isaia, dal Libro delle Consolazioni, scritto da un profeta vissuto alla fine dell’Esilio, è il famoso “Deutero-Isaia”. Nel brano odierno è ivi trattato il tema del buon pastore, profezia di carattere messianico. Gli esegeti, tra le righe, riconducono le descrizioni alla figura di Giovanni il Battista, come affermavano sopra. Nel battesimo, inoltre, si ricorda il valore vitale e salvifico dell’acqua: tutti sanno che l’acqua è anche distruttiva (pensiamo al diluvio universale ma, meno metaforicamente, alle alluvioni!). Dalla distruzione dell’acqua, solitamente si sviluppa la vita (la natura è rigenerante!), così come accade in grandi tratti fluviali soggetti a fenomeni di inondazione. Il termine, battesimo, a conforto di quanto affermato, deriva da bapto - bapto, che significa immergere. Dopo il battesimo Gesù emerge e si aprirono i cieli, discese la colomba, esattamente come dopo il diluvio, ovvero la storia ricomincia nuovamente in Cristo! I Padri della chiesa latini disquisirono abbondantemente sull’argomento. Con l’evento oggi descritto si dimostra teologicamente la divinità di Gesù, in quanto Seconda Persona della Santissima Trinità. Un secondo concetto teologico, desunto chiaramente da Luca durante l’episodio al Giordano,è che gli avvenimenti narrati richiamano alla Pasqua e alla Pentecoste, ovvero il fondamento della Chiesa e del Cristianesimo, grazie a Gesù che inaugura la salvezza per tutta l’umanità. Lasciamoci guidare dall’Agnello, Gesù Cristo, lasciamoci cambiare, convertire, affinché il terreno scosceso si trasformi in piano e possiamo essere consolati! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Biffi Inos (1984), Introduzione e commenti a Messale di ogni giorno, Piemme, Casale Monferrato Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Merk A., Barbaglio G. [a cura di] (1990), Nuovo Testamento, Greco e Italiano, EDB, Bologna Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 17 gennaio 2016 – SECONDA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 2,1-12 (I lettura Isaia 62,1-5 ; II lettura Seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 6,13-15.17-20) Il Vangelo di oggi rappresenta l’inizio della vita pubblica di Gesù, il miracolo delle Nozze di Cana. Secondo l’evangelista Giovanni il primo “segno” o “miracolo” di Cristo avviene a un matrimonio, perché Dio, come affermava il Padre Caldelari, si sposa con l’umanità. Il profeta Isaia parla di Gerusalemme terra sposta (cfr. la Prima lettura Liturgia odierna). Certamente la trasformazione dell’acqua in vino è paragonabile al “segno sacramentale” dell’Eucarestia: la diffidenza dell’acqua è trasformata nella sicurezza e nella gioia del vino. Il prodigio narrato nella pericope evangelica della II domenica per Annum anno C è la gioia: la felicità di essere con Gesù, tant’è vero che sono invitati anche i discepoli. Bessone afferma che “il vino simboleggia tutto ciò che la vita può avere di piacevole”, per esempio l’amicizia. Secondo Dufour rappresenterebbe “la gioia che può offrire la terra pur con la sua ambiguità”. Il Cantico dei Cantici ci parla spesso del vino accostato all’amore tra lo sposo e la sposa. Il testo afferma “Dammi da bere i baci della tua bocca; le tue carezze entusiasmano più del vino” (Cantico dei Cantici 1,2). Schnackenburg affermava che “il vino ha importanza poiché è un dono di Gesù, un segno di lui e per lui”. Nell’Antico Testamento il vino è segno dell’inizio del tempo della salvezza, per il Nuovo è simbolo escatologico dei tempi messianici, perché, a dire di san Paolo apostolo “questo ha preparato Dio per coloro che lo amano” (Cfr. Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 2,9). Ricordiamo, inoltre, che Gesù ha bevuto “del frutto della vita” durante l’ultima cena, simboleggiando il suo sangue sparso per la remissione dei peccati. Il buon vino di Cana rappresenta la carità di Dio, “il segno della gioia che la venuta del messia realizza”. Sant’Agostino affermava che “quando si pensa che la festa finisca salta fuori il vino buono, conservato fino allora, il vino nuovo mai gustato prima”. Per terminare l’esegesi di oggi, vi è una frase su cui porre l'accento: Gesù dice a sua Madre Maria che non è ancora venuta la sua ora. Quale ora? Il momento fatidico della salvezza della croce! La colletta di oggi dice che Cristo si è unito all’umanità, si è sposato con essa, proprio attraverso la croce, con quel sangue che ci ha redento e resi simili a Lui! Egli l’ha “abbondantemente riversato su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha mostrato il disegno del suo volere, rappacificando, con il sangue della croce gli esseri della terra e quelli del cielo”. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Schnackenburg R. (1973) , Il Vangelo di Giovanni, Vol. I, Brescia Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 24 gennaio 2016 – TERZA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 1,1-4; 4,14-21 (I lettura Neemia 8,2-4.5-6.8-10; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 12,12-31) Oggi, nella prima e seconda lettura si parla di assemblea. L'assemblea è importantissima e la stiamo sperimentando in questo momento. Nella liturgia è centrale la Parola di Dio. Ascoltando la prima lettura vediamo che il Popolo di Israele addirittura piange ascoltando le parti della Sacra Scrittura. Il Concilio Vaticano II ha dato impulso alla Parola di Dio e noi ringraziamo i padri conciliari: nei tempi antichi la Santa Messa era in Latino e la maggior parte della popolazione non la capiva, la Messa era valida anche solamente al momento della consacrazione ma oggi, essendo le celebrazioni in italiano, è molto formativo e importante ascoltare e meditare la Parola di Dio. A nessuno chiesto di fare il Teologo o il Biblista ma tutti possono leggere la Bibbia per conto proprio e pregare e crescere con essa, ovviamente la leggiamo alla luce del Magistero della Chiesa ma oggi tutti possiamo partecipare alla lettura e ascolto della Parola. Sapete, c'è molta ignoranza al tempo presente, lo ripeto non dobbiamo essere dei biblisti ma comunque documentarci sulla storia della salvezza così come dice il Signore. Tali parole siano scolpite nel nostro cuore. Tutta la tradizione scritta ci dice che dopo il peccato originale tutto si è confuso e oggi noi assistiamo continuamente alla confusione. Siamo totalmente disorientati, noi cristiani, che a volte disorientiamo il mondo. Tutti noi vogliamo sempre fare “bella figura”, possediamo Chiese splendide sul piano artistico e architettonico. Tutto ciò per dare onore a Dio Padre in Cristo Gesù e nello Spirito Santo. Come segno dei tempi dobbiamo dare attenzione al nostro corpo, alla nostra anima. Dobbiamo trovare nutrimento pieno dalla parola che annunciata; la Buona Novella viene a essere una notizia anche drammatica. Nessuno vuole stare male. Il Figlio di Dio pone l’accento dov'è la ferita. La Buona Notizia che viene data a Nazareth: “oggi si è adempiuta la Scrittura che avete ascoltato”. Questo luogo è inondato da una notizia splendente ma questa buona novella diventa poi momento di discussione e di discordia, Gesù quasi buttato giù dal precipizio in cui si collocava la città. Oggi, è necessaria l'unione con tutti, soprattutto con le persone che soffrono: la Scrittura è esposta ai credenti, non alla luce del mondo ma alla Luce del Figlio di Dio, con la coscienza di Pietro che tenderebbe a rinnegare Gesù ma che non lo fa e parla secondo la sua Grazia. Alla luce del Figlio di Dio dobbiamo vedere le sue piaghe, le quali ci guariscono da tutti i malanni, soprattutto morali e che scandalizzano i piccoli: il nostro compito, in nome di Dio, è sanare i più deboli. Al Dio della vita noi chiediamo di presentarci una sposa, la Chiesa con un abito bianco, il profeta Osea ci venga in aiuto in questo. Se un membro è ferito, dobbiamo aiutarlo e generare dei passi che portano alla salvezza (Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, Omelie dal 14 al 31 gennaio 2013, Anno della Fede, pp. 2-3). Fin dagli inizi della sua opera Luca si presenta e disegna cosa intende fare. L’esegesi di oggi parte dal capitolo uno di Luca per poi passare al capitolo quattro, un altro paragrafo sulla vita pubblica di Gesù. I primi versetti introducono l’opera lucana, rivelano la sua intenzione, essere un evangelista, distinguendosi dallo storico e identificandosi con un Teologo della salvezza, come affermò Lohse. Luca sa che non è solo, dietro di lui c’è la comunità dei credenti, la Chiesa. Luca era un medico, pertanto il suo stile era preciso e coglieva il particolare, il suo Vangelo si rivolgeva al ceto degli intellettuali. L’evangelista sceglie accuratamente e compone ordinatamente. Nella predicazione della Chiesa primitiva si proclamava che solo in Gesù Cristo vi è la salvezza, ovvero per tutti quelli che aderiscono Gesù Cristo, lo accettano e ricevono il Suo Battesimo. È necessario affermare che Dio ama tutti e vuole tutti salvati, i modi possono essere molteplici. L’opera lucana, nel suo complesso, richiama il kerygma apostolico primitivo, in altre parole l’annuncio del Regno di Dio. Annunciare il Regno di Dio significa annunciare la verità. Il soggetto della pericope evangelica odierna è riferito al libro del Profeta Isaia, alla profezia di 61,1-2, dal libro delle consolazioni, già contenuto nel “trito Isaia”. Finezza letteraria ma non solo, a dimostrare che il Nuovo Testamento contiene l’Antico. Secondo Luca Gesù è stato investito dallo Spirito Santo durante il Battesimo al fiume giordano e lo Spirito lo accompagnerà sempre. La fama di Gesù si diffondeva certamente in tutte le regioni limitrofe, egli legge un brano di Isaia e così inizia il racconto di oggi, ambientato a Nazareth. Vi è qui una curiosità: nelle traduzioni dai manoscritti si evince che Luca utilizza non Nazareth ma Nazara. Secondo E. Osty Gesù fece diverse visite a Nazareth, città in cui aveva trascorso l’infanzia: nella prima visita viene festeggiato, nella seconda suscita meraviglia, nella terza viene minacciato. Secondo Schurmann H. le visite sono semplicemente aggiunte posteriori, probabilmente da autori della cerchia di San Luca. Le parole convertitevi e credete al vangelo sono programmatiche e paradigmatiche: programmatiche perché ai catecumeni (coloro che si preparavano a ricevere il battesimo, chiaramente adulti) veniva proposto come “programma di vita”, paradigmatiche perché richiamano lo schema pentecostale (ossia riferito alla discesa dello Spirito Santo, il quale ha formato l’Ecclesia); il paradigma è il contenuto di un concetto più importante, tant’è vero che la Filosofia, la Politologia, l’Etica e persino la Teologia utilizzano criteri appunto paradigmatici. Gli occhi erano tutti fissi su Gesù, perché in quel momento si compiva un atto liturgico. “Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha consacrato con l’unzione”: Gesù dona all’umanità sollievo, finalmente le profezie si attuano, il suo vangelo si caratterizza per la liberazione dell’uomo dal peccato, dalla gioia messianica, dall’intervento di Dio sui poveri e gli oppressi, alla proclamazione dell’anno di Grazia (da cui la derivazione del Giubileo). Egli ha presentato in “termini inequivocabili” la sostanza dell’evangelo. “Oggi si è compiuta questa scrittura”: in Cristo Gesù si attuano le promesse antiche (il verbo ivi usato è al tempo perfetto, in altre parole indica il compimento di un evento del passato i cui effetti perdurano al presente). Il messaggio di Gesù è di grande consolazione, egli proclama guarigione, liberazione, libertà e grazia! Egli si rivolge agli anawim, termine ebraico che significa oppressi e contriti di cuore, è l’annuncio del tempo del perdono, del tempo della pace! La pace è dono di Dio ed è anche riconciliazione con il suo amore. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, Omelie dal 14 al 31 gennaio 2013, Anno della Fede – ad uso privato per gli studenti. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 31 gennaio 2016 – QUARTA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 4,21-30 (I lettura Geremia 1,4-5.17-19 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 12,31-13,13) Per comprendere il senso della pericope evangelica di questa domenica è necessario riflettere sulla preghiera di colletta, propria dell’anno C: “O Dio, che nel profeta, accolto dai pagani e rifiutato in patria manifesti il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fa che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell’annunzio missionario del Vangelo”: il coraggio è forza necessaria per l’annuncio, analizzate le tristi statistiche sulla frequenza dell’assemblea domenicale, dati che devono fare riflettere, soprattutto perché culturalmente la religione e le religioni hanno una grande importanza, anche culturalmente (Karl Marx definiva le religioni oppio dei popoli!). Come può notare chi mi legge, la pericope evangelica riprende la finale della scorsa domenica e inizia così la narrazione. Come pro-memoria mi ricollego a quanto scritto domenica scorsa: “Oggi si è compiuta questa scrittura”: in Cristo Gesù si attuano le promesse antiche (il verbo ivi usato è al tempo perfetto, in altre parole indica il compimento di un evento del passato i cui effetti perdurano al presente). Il messaggio di Gesù è di grande consolazione, egli proclama guarigione, liberazione, libertà e grazia! Egli si rivolge agli anawim, termine ebraico che significa oppressi e contriti di cuore, è l’annuncio del tempo del perdono, del tempo della pace! La pace è dono di Dio ed è anche riconciliazione con il suo amore”. Il vangelo di oggi ci parla di un Gesù che non è riconosciuto come profeta, ma solamente il “figlio di Giuseppe”. A differenza della scorsa volta gli scribi e il popolo lo vogliono buttare giù da un dirupo, soprattutto dopo l’affermazione (contenuta solo nel Vangelo di San Luca): al tempo di Elia soltanto a una Vedova, per sopperire alla siccità e carestia, fu mandato il profeta, in Zarepta di Sidone e solo a un lebbroso, Naaman il Siro, fu mandato il profeta Eliseo per la guarigione. Perché? Il motivo è semplice: il popolo non voleva sentire le parole pungenti di Gesù (la profezia non afferma mai concetti divertenti), voleva essere superiore alla Parola di Dio (della serie ascoltiamo l’omelia e poi non la viviamo e pratichiamo) e il vero precipizio sono le tenebre dell’ateismo, teorico o pratico che sia, e del peccato (gli storici e gli archeologi biblici non sanno dire se in quel punto esistesse un burrone o meno). La predicazione di Gesù per una parte dell’uditorio era “piena di grazia”, per un'altra parte suscitava meraviglia ma anche invidia e livore. A volte capita a chi è di umili origini diventare scienziato, teologo, filosofo, docente e di non essere apprezzato, dicendo che non è sufficientemente preparato chi non appartiene a un elevato ceto sociale: San Paolo dirà che “tra di noi non ci sono molti nobili, non molti ricchi”, a dire che la ricchezza vera sta in Cristo. Ghidelli afferma che a tutto ciò Gesù “risponde con chiarezza e reagisce con fermezza”. “Nessun profeta è bene accetto in patria”: Gesù non è bene accetto, è emarginato, deriso, non capito, suscita polemiche e odio, eppure compito non solo Suo ma di ogni predicatore è di predicare con coraggio, di dichiarare la verità, anche quando è scomoda! Il profeta Ezechiele ebbe una rivelazione a riguardo, esortato da Dio a vaticinare (cioè a profetare, a tenere omelie come si direbbe oggi, a predicare insomma) a Israele, che il popolo ascolti o non ascolti, a dire che non sempre l’inviato, l’apostolo di Dio è bene accolto. Schmid J. affermava ”che già gli antichi profeti hanno dato la preferenza agli stranieri, e un profeta agisce sempre per mandato divino … che per divino volere la sua patria deve passare in seconda linea di fronte ai forestieri, anche quando si tratta di miracoli … che la libera elezione di Dio non ha alcun riguardo a vincoli di parentela o di patria”. Quest’ultima a rafforzare il concetto che abbiamo prima espresso. Alla fine del brano il popolo lo porta sul precipizio ma non possono fargli alcun male, perché non è ancora venuta la sua ora, la morte in croce. Gesù è indifferente alle critiche, passa in mezzo a loro, volta le spalle e se ne va! Per terminare affermo che l’annuncio della Verità scaturente dalla Buona Novella deve essere proposto, non imposto, ignorando le critiche e parlando sempre con carità, come afferma la seconda lettura, l’Epistola di Paolo di oggi: Vi mostro una via migliore di tutte, dice san Paolo … la carità non si adira, non si vanta, non si gonfia, non risponde al male ricevuto, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta! La carità deriva dal termine greco agaph – agape ed è il massimo dell’amore, cioè la sicurezza assoluta che viene da Dio e che ama tutta l’umanità, soprattutto i peccatori. San Paolo dice che rimangono tre cose: fede, speranza e carità, ma la più importante è la carità. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2016), Commentari biblici, Anno Pastorale 2015-16, in Omelie anno C – ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 febbraio 2016 – QUINTA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 5,1-11 (I lettura Isaia 6,1-2.3-8 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 15,1-11) Il titolo da proporre per questa quinta domenica del Tempo Ordinario è una domanda: siamo tutti profeti? Molto spesso noi cristiani avvertiamo tutta la nostra impurità e indegnità, così come capitò al profeta Isaia. Non c’è nulla da fare: Dio è perfettamente santo, le creature, noi, no! Dio però è Onnipotente, è in grado di cancellare e distruggere tutte le nostre iniquità. Con Dio non solo siamo perdonati ma anche in grado di svolgere la sua missione in terra, come suoi discepoli e apostoli. A tal fine la nostra risposta è contenuta nella prima lettura: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. Ed io risposi: “Eccomi, manda me!”. Come affermava il buon Joseph Ratzinger dobbiamo ringraziare Dio che ha scelto strumenti inadeguati (gli uomini) per proclamare la Buona Novella! Per completare la risposta alla domanda iniziale, prima di addentrarci nell’esegesi, con le parole di Serafino Falvo (quando era ancora appartenente alla Congregazione dei Gesuiti), ex religioso Napoletano, affermo che il profetismo, la santità, sono comuni a tutti i cristiani! Talvolta anche le persone virtuose affermano che non possono né fare miracoli né profetare, con frasi del tipo “Farò del mio meglio, ma certo non posso fare miracoli!”… L’ultima frase, per chi ha fede e la coltiva, non è buona. La fede smuove le montagne e, fugando ogni pensiero di tipo eccessivamente carismatico o solo protestante (le correnti meno equilibrate, chiaramente), i doni del Signore sono per tutta la Chiesa, dal Papa all’ultimo dei battezzati, se possiamo fare confronti. La profezia non è predire il futuro ma affermare ciò che Dio vuole per noi qui e ora. Essere profeti è una buona cosa, salvo che chi parla annuncia un Vangelo diverso e San Paolo ci insegnava “anatema sit!”, sia anatema, cioè maledizione. Chi annuncia deve avere la condotta coerente alle parole, rendersi conto che è Dio che parla tramite lui o lei, attenersi al testo sacro. In ogni caso nella liturgia di oggi, sia la prima lettura sia il Vangelo disegnano racconti di vocazione: il primo, la chiamata di Isaia, la seconda di Pietro che diventa “pescatore di uomini” dopo il miracolo della pesca abbondante. Il racconto di Luca è di stile tradizionale e, come sempre, le fonti sono accurate. Il profeta, benché diverso da Dio sia raffigurato come un re seduto su di un trono glorioso. Il termine santo, riferito a Dio, il tri-aghios, cioè il tre volte santo (richiamo alla Trinità) è tradotto dal greco agioV - aghios che significa senza terra, “che trascende la terra, al di là della terra” (A.S.B., 1986). La pericope evangelica di oggi contiene tre elementi: La prima predicazione di Gesù; La pesca miracolosa; La chiamata di Pietro. Gesù è identificato come il Maestro, dal greco epistata – epistata e richiama il termine filosofico epistemologia, riferito ovvero al metodo di docenza: Gesù insegnava alle folle su una barca! Insegnava ai semplici e ai colti, senza alcuna discriminazione. Le folle, riprendendo il titolo di un testo di Karl Rahner, diventano uditori della parola, essi sono servitori e uditori della parola. Gesù non fa altro che annunciare la parola di Dio agli uomini, non parola umana agli uomini ma parola divina agli uomini e donne del tempo presente. Dopo la predicazione Cristo e i discepoli partono con la barca e si recano alla pesca e Pietro mette alla prova la sua fede, crede fermamente nel Maestro e getta prontamente le reti. Come risposta tutti sono entusiasti, Pietro si riconosce indegno e peccatore, Gesù lo esorta a non temere, a lasciare tutto (cosa che subitamente fanno) e a seguirlo. La frase “d’ora in poi sarai pescatore di uomini” può anche essere tradotta con “da questo momento prenderai, conservandoli vivi, degli uomini”. Tutto ciò si attuerà pienamente solo con il Cristo Risorto! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Falvo S. (1977), Il risveglio dei carismi, San Paolo, Bari Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2016), Commentari biblici, Anno Pastorale 2015-16, in Omelie anno C – ad uso privato. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di mercoledì 10 febbraio 2016 – Le Sacre Ceneri - COMMENTO AL VANGELO, LEGGI MATTEO 6,1-6.16-18 A cura di Massimiliano Lanza Il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà Gesù, sovvertendo la logica farisaica, nel capitolo VI di Matteo ci parla di tre capisaldi di capitale importanza per i giudei, l'elemosina, la preghiera e il digiuno. I farisei ne avevano fatto delle norme esteriori, pensando al plauso che avrebbero ricevuto dagli uomini ma il Padre nostro che vede nel segreto, Lui solo ci ricompenserà! La Preghiera, dal greco proseuchestze - proseuchsJe è anche la supplica e Gesù fa leva sulla preghiera personale, cioè di chiuderci in camera e pregare Dio in segreto. Vi è indubbiamente una parte pubblica della preghiera, pensiamo alla Santa Messa, ai Vespri o al Santo Rosario: per evitare di inorgoglirsi le azioni liturgiche menzionate devo essere praticate con attenzione, concentrazione e umiltà, evitando inutili e dispersive distrazioni o peggio giudicare o addirittura criticare gli astanti, peccato molto grave, ancor più durante la Messa; chi soffre di tale peccato ha il tempo della Quaresima per porvi rimedio. La traduzione del termine digiuno è anche la frase-sinonimo sono sobrio. Un inno della Liturgia della Ore di rito Romano afferma "sia parca e frugale la mensa, sia sobria la lingua ed il cuore... è tempo di ascoltare la voce dello Spirito", accogliendo la parola di Gesù: Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Non si tratta di non mangiare ma di non mettere al primo posto il cibo e il solo nutrimento ma anche di nutrirci dell'Eucarestia e della Parola di Dio leggendo la Bibbia, in particolare il Nuovo Testamento e in modo assai speciale il Vangelo di Gesù (ricordiamo che i Vangeli Canonici sono quattro: Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Come sempre a voi le considerazioni personali! Buona Quaresima! Massimiliano Lanza Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 14 febbraio 2016 – PRIMA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 4,1-13 (I lettura Deuteronomio 26,4-10 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Romani 10,8-13) La Quaresima, si evince dall’orazione di colletta, è “segno sacramentale della nostra conversione”, in altre parole una rappresentazione esatta di come deve essere la nostra vita spirituale, uno spaccato di cristianesimo applicato, un orientamento della nostra vita alle esigenze del Vangelo. Una particolarità: per il rito Romano la Quaresima è già iniziata il mercoledì delle ceneri, secondo il rito Ambrosiano la Quaresima inizia oggi con la prima domenica; il rito Romano, però, ha il tempo di Avvento più corto; il rito Ambrosiano, in realtà, ha il tempo liturgico di Avvento più lungo di due settimane e ciò compensa in qualche modo la mancanza delle ceneri e dei giorni seguenti alle stesse. Ritornando al commento, affermiamo che lo Spirito datore di vita lo porta nel deserto, luogo di morte. Le tentazioni sono ridotte a tre, in realtà sono di più perché si dice "il diavolo esaurì ogni tentazione". L'uomo non può vivere solo di pane o solo di pietre. La seconda tentazione: il potere su qualche situazione, persona, realtà, istituzione, ecc. La tentazione in oggetto ci accompagna sempre e allora dobbiamo rimettere Dio al primo posto. La terza tentazione. L'ultima: piegare Dio ai nostri bisogni e alle nostre richieste. Attraversando le tre tentazioni scopriamo che questi momenti vanno "attraversati". Gesù si allontana quaranta giorni dalla folla prima di iniziare l'attività pubblica. Non dobbiamo evitare le tentazioni ma attraversarle con la stessa forza di Cristo! Certo: il diavolo tornerà ("se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce"). La Quaresima è il tempo per ordinare la propria vita. Quel Dio cui far spazio si rivela in Gesù Cristo che è il Signore che da vita. Nella malattia, sofferenza, solitudine chiediamo la forza che questo tempo di Quaresima sia tempo di riscoperta di Lui e di Lui (Gesù) solo! La prima lettura ci parla della gratitudine del popolo eletto verso Dio che li ha liberati dalla schiavitù d’Egitto e che li libera ancora dalla schiavitù del peccato. Il soggetto è il dono della terra promessa, tanto caro a Israele. In questi pochi versetti si narra la storia della salvezza. La seconda lettura ci parla del dono della salvezza che proviene dalla fede. È necessario credere, soprattutto con il cuore, alla morte e risurrezione di Cristo, centro di tutto l’anno liturgico e vita cristiana (la seconda lettura è una pericope tratta dalla lettera ai Romani; l’epistola parlava di giustificazione per mezzo della fede). La pericope ci parla poi anche della ribellione di Israele con il peccato e richiama il battesimo cristiano. Il Vangelo ci parla delle tre tentazioni di Gesù: il cibo (il Messia non è un filantropo), il potere (il Messia non è un dittatore), la sfida a Dio (solo Dio è da glorificare). A rimedio di tutto ciò dobbiamo dividere il cibo a chi non ne ha (cosa non sempre facile, per chiunque), gestire meglio il potere politico, valutarsi limitatamente al nostro essere umani. Cristo vince in virtù e in forza dello Spirito Santo, frutto della Pentecoste. Il dono dello Spirito è esposto dall’evangelista Luca sia nel Vangelo sia negli Atti degli Apostoli. Dio ha poi sconfitto il Diavolo con i suoi stessi mezzi: Satana aveva ingannato Adamo ed Eva con un albero e Gesù sconfigge il male sull’albero della croce. In Luca, gli avvenimenti inerenti, le tentazioni, a differenza di Matteo, tendono verso il futuro, la risurrezione, la redenzione di Gesù. Per Matteo la rilevanza è nel passato, poiché considera la liberazione attuata nell’Esodo. Nello specifico Luca: Correla le tentazioni di Gesù al Battesimo; Correla le tentazioni alla Passione di Gesù (… si allontanò (il tentatore) per tornare al tempo fissato). A riguardo Lo studioso Dupont ci dice che l’espressione acri kairou – acri kairu (tempo fissato, dal greco) è ricca di significato (la traduzioni potrebbe anche essere “per un certo tempo”). La terza tentazione si attua a Gerusalemme, centro della spiritualità Ebraica, il cavallo di battaglia di Luca sul luogo sacro per eccellenza. Le tentazioni finiscono a Gerusalemme, per il momento, per ritornare poi al momento della prova finale, la crocifissione La terza tentazione, inoltre, ci parla di potere, Thn exousian – Ten exusian, il dominio del demonio che vuole far entrare l’umanità nelle tenebre, a differenza di Cristo che la fa entrare nella gloria della risurrezione; Secondo lo studioso Paoli, i tre vizi umani descritti nel Vangelo sono sostanzialmente avarizia, tirannia e vanagloria. “L’uomo nel Vangelo è tra lo Spirito e Satana: la sua scelta è tra queste tre linee, ed è una scelta non una eredità. Sono uomo e quindi sono valere, avere e potere. Devo farmi, non partendo da zero, ma da una posizione alienata, decaduta, e la mia scelta ha necessariamente il carattere di una liberazione. L’uomo nuovo nasce in questo processo di liberazione”. Riguardo alla “trappola delle tentazioni” il teologo evangelico Kark Barth così afferma: “La nostra attività è veramente determinata da quello che vogliamo. Noi siamo costretti a raggiungere lo scopo che ci siamo prefissi (…). Ormai l’uomo diventa lo schiavo e lo zimbello delle cose, di tutta la natura e la cultura di cui non ho saputo vedere la negazione e la fondazione in Dio; e ormai non c’è più alcun potere superiore che lo protegga da ciò che egli stesso ha posto come il suo Altissimo”. Buona domenica a tutti! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Barth K. (1962), L’epistola ai Romani, Milano, p. 26 Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Biffi Inos (1984), Introduzione e commenti a Messale di ogni giorno, Piemme, Casale Monferrato Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J.(1968-69), Le salut Gentil et e signification théologique du Livre der Actes, in N.T. St. 6, 132-155 Ghidelli C. (1977), Atti degli Apostoli, Torino Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie anno C – ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 21 febbraio 2016 – SECONDA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,28-36 (I lettura Genesi 15,5-12.17-18 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,17 – 4,1) La domenica odierna ci dice che il volto di Cristo si trasfigura e dimostra la bellezza di Dio che lascia un segno profondo nell'umanità. Il bello ci piace: sia ciò che vediamo con gli occhi, sia ciò che sperimentiamo nella vita. Dio ha messo in noi un desiderio profondo di bellezza. Abramo è invitato a guardare le stelle e a contarle. Dobbiamo cercare il volto e la grandezza di Dio e invocarlo su di noi in questa forma. Benché ancora lontana la Pasqua, la trasfigurazione ci presenza il Cristo già risorto, considerando anche che i Vangeli sono stati scritti alla luce della risurrezione. Tuttavia non dimentichiamo che con Mosè ed Elia, apparsi con Gesù, egli parlava della sua dipartita in Gerusalemme. La croce per Gesù, le angosce e le sofferenze della vita per noi credenti, sono esperienze di crescita e preludio di vita nuova. Leggendo la prima lettura, un passo di Genesi, si nota come Dio terminò con Abramo un’alleanza, fatto che sarà ricordato più avanti da San Paolo: il patriarca era un segno a mo’ di esempio per tutti i cristiani. Nella seconda lettura San Paolo ci dice che saremo trasfigurati ma nei cieli, concetto espresso con parole affabili. Per capire l’esperienza del Figlio di Dio è necessario leggere il prefazio della Messa riferito alla seconda domenica di Quaresima: “Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”. La trasfigurazione è la parte più importante dell’opera Lucana: con l’episodio della confessione di fede di Pietro e con la pericope odierna, assistiamo ad una vera e propria teofania, così come accade ad Abramo. Il ministero di Gesù sta volgendo al termine, giungendo a Gerusalemme e alla croce. La trasfigurazione, inoltre, richiama all’esodo (l’uscita di Israele dalla schiavitù egiziana) e all’ascensione di Gesù che avviene al termine del periodo post- pasquale. Il richiamo è comunque alla doxa – doxa, la gloria. Per arrivare alla gloria è necessario passare per la persecuzione e per tanto si parla di un nuovo esodo con Gesù. Luca presenta le tre teofanie principali di Gesù: il battesimo, la trasfigurazione, la pasqua-pentecoste. Il primo e il secondo sono preludio dell’ultimo. L’evangelo di oggi può essere trampolino di lancio per uno studio comune tra antico e nuovo testamento. La pericope di oggi (e le altre parti del vangelo lucano) è ricca di teofanie veterotestamentarie e di letteratura apocalittica giudaica. Le teofanie sono così catalogate: Il monte: di significato profondamente cristologico, paragonabile al discorso della montagna in Matteo e altrove – ricordiamo Mosè al Monte Sinai; Mosè ed Elia: rappresentavano la Legge e i grandi Profeti dell’Antico Testamento. Gesù è identificato come il nuovo Mosè (il quale aveva visto Dio e non era morto, come si credeva presso gli antichi ebrei). Elia rappresenta Gesù poiché, alla sua morte, salì direttamente in cielo con un “carro di fuoco”, simile uququinqqqqqqqquindi al Risorto. In realtà Luca si preoccupa di far risaltare Elia profeta nella persona di Gesù. Elia e Mosè hanno a che fare con un monte, il Carmelo per il primo e il Sinai per il secondo, così come Cristo che si trasfigurò sul monte. Egli attua in totale la legge di Mosè, i profeti e anche i salmi, i quali sono per antonomasia profetici; La gloria, poi, è un attributo messianico assai rilevante. Gesù è qui definito il figlio prediletto e il profeta, è il Messia sofferente identificato nel deutero - Isaia. Il brano di oggi non è correlato direttamente con quanto affermato sopra ma implicitamente è ivi contenuto il destino di sofferenza del Cristo. Egli rimase inascoltato! Il tema del riposo: si tratta di una questione escatologica, cioè la pace interiore che viene soltanto da Dio; La tenda: è simbolo nuziale, del matrimonio tra Dio e l’umanità, essa richiama a Mosè, che veniva “ricevuto da Dio” nella tenda del convegno; La voce dal cielo: è l’autorevolezza di Dio che entra in gioco a dare ufficialità alla missione del Figlio Prediletto, Gesù: egli è identificato come il Figlio regale, il Servo sofferente e il profeta. Per terminare i punti appena enucleati, cito, con C. Ghidelli, Riesenfeld: “Non bisogna dimenticare, sempre come riferimento alla trasfigurazione, che la nuova realtà, personificata da Gesù, a proposito dei prototipi presenti nell’Antico Testamento e nel culto giudaico, rappresenta non una seconda riproduzione né una spiritualizzazione, ma una seconda creazione nel quadro però delle antiche categorie e degli antichi motivi”. Luca fornisce in questo brano riferimenti cronologici precisi (otto giorni dopo) e, tipico di Luca, è raffigurato un Cristo sempre orante. Sul piano letterario, a differenza di Matteo, tralascia il termine greco metamorfoomai - metamorfoomai per evitare fraintendimenti con la cultura pagana, come sostiene A. Feulliet. I due uomini rappresentano i due angeli presenti al momento della risurrezione e al momento dell’ascensione. Dopo tutte le spiegazioni esegetiche riportate, un altro particolare è di estrema importanza: il post trasfigurazione fa convergere Gesù a Gerusalemme, capitale e centro di tutta la spiritualità giudaica, culla della Chiesa, centro di tutta la cristianità. Un altro particolare è che la trasfigurazione è un racconto simile all’episodio del Getsemani: il Cristo orante e la debolezza dei discepoli. I capisaldi sono dunque preghiera e vigilanza. Pietro, Giacomo e Giovanni, testimoni dell’evento, sono ancora troppo ignoranti per capire e, infatti, ne esce l’espressione: ”Maestro, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Cfr. brano evangelico). La nube che giunge inizia a far rendere conto ai discepoli di quanto accadeva, subentra il timore, Dio è coinvolgente. La voce del Padre “questo è il figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!” rappresenta l’ufficialità di Gesù rivelato come il prediletto che compie la missione redentiva dell’umanità. Una particolarità: Secondo Rengstorf, un esegeta biblico deutonico, l’evento della trasfigurazione si svolse probabilmente in ore notturne, tempo propizio per la preghiera di Gesù. In effetti, nella notte avvengono l’esodo, la creazione, la risurrezione di Cristo. La Chiesa riproduce tutti gli aspetti citati durante la celebrazione della Veglia Pasquale (pasqua significa passaggio ed esodo uscita). Termino con una citazione: Paolo VI, sabato 5 agosto 1978, il giorno prima della sua morte scrisse: “Sulla cima del Tabor, Cristo svela per qualche istante la sua divinità e il precedente destino della figura umana”. Noi vediamo il corpo di Cristo nostro fratello ma è anche il nostro corpo che va verso la gloria, la nostra sorte e il nostro splendore. Ci aiuti Maria, la donna della fede, pronta come Abramo a celebrare il suo “eccomi”. I discepoli, quando videro il Signore Risorto, gioirono nel cuore; i credenti devono sperare che la Quaresima li faccia progredire nella costante ricerca della bellezza di Dio. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Feulliet A. (1959), Le récit Lucanien de la tentation, in Bi. 40, pagg. 613-631 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie anno C – ad uso privato. Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie anno B – ad uso privato Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 28 febbraio 2016 – TERZA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 13,1-9 (I lettura Esodo 3,1-8.13-15 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 10,1-6.10-12) Il vangelo di oggi contiene due parti distinte: la prima ci dice che tutti siamo peccatori, la seconda che Dio dà a tutti i peccatori, la possibilità di pentirsi e salvarsi. La prima parte è spiegata commentando due episodi di cronaca (di cronaca nera, così anche come accade oggi) reali, la seconda per mezzo di una parabola. Ritornando alla prima parte è da notare che i giudei credevano che a ogni peccato corrispondesse un castigo materiale, qui in terra prima ancora che nell’eternità. I due fatti erano un eccidio operato dal governatore Pilato e una disgrazia umana che a tutti può accadere. Il primo episodio avvenne perché il Governatore fermò la rivolta degli Zeloti, un gruppo fanatico nei confronti della Legge e tradizione ebraica, il quale voleva sovvertire la “dittatura” imperiale romana (gli Israeliani, al di là delle polemiche attuali, difendono comunque sé stessi dagli oppressori). Di là dalle ultime considerazioni, gli Israeliti ragionavano che se a quelle persone erano accadute tali cose, significava che erano peccatori irresoluti e quindi meritevoli di un castigo. Gesù rifiuta tale visuale, dicendo che, in realtà, tutti gli uomini sarebbero meritevoli di castighi: a conforto di quanto affermato la preghiera dell’Atto di contrizione contiene la frase “perché peccando, ho meritato i tuoi castighi”, ma contiene anche la frase “e molto più perché sei infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa” (parte positiva della preghiera). Alla fine il messaggio di Gesù è che dobbiamo convertirci (sinonimo di fare penitenza), cioè invertire la nostra rotta, appunto essere buoni (non a Natale o a Pasqua ma sempre), amare di più il prossimo, pregare di più e meglio. Come affermato nel 2013, “Gesù mette in guardia sulla ricerca della falsa sicurezza; ci dice di evitare di fare il rapporto peccato-punizione ma il suo Invito riguarda la conversione. L'invito è produrre frutti di bene. I segni di Gesù devono portare alla conversione. Se non ci pentiamo e non cambiamo direzione di marcia, non possiamo arrivare verso Dio. Le sventure invitano alla conversione. Da una religiosità di abitudine dobbiamo arrivare ad una fede vissuta”. Dimostrando quanto affermato sopra, notiamo come, a un certo punto, Gesù esordisca dicendo: “Credete che quei galilei abbiano subito tale sorte perché Erano più peccatori di tutti gli altri Galilei? Vi dico che non è così; anzi, se non convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. I Farisei pensavano che fosse giusta la loro sorte, peccatori e loro, invece giusti. Gesù, ancora una volta, ribalta la situazione, fa il teologo “dogmatico”, ed esorta tutti a cambiare, ad essere vigilanti, perché a chiunque può accadere (e i mass-media, attualmente, ne danno forte risalto). Cristo è addolorato perché i Farisei non voglio convertirsi, tutti presi nei loro ragionamenti, tutti concentrati sul fatto che solo loro sono “giusti”. Egli allora aggiunge la parabola del fico sterile (comune a Luca), il quale ha bisogno di cure. Quali? La misericordia e il perdono. Il teologo J. Schmid diceva che il fico era un’immagine molto in voga per rappresentare Israele. Nel Vangelo, lo ricordiamo, oltre al fico, è utilizzata l’immagine della vigna, nonché nei profeti Veterotestamentarii. Se si leggesse attentamente la pericope evangelica, si evince che da tre anni la pianta era sterile. Tre anni sono il tempo del ministero messianico, il tempo in cui Gesù predica, il tempo finale prima della croce. Gli studiosi, nonostante questa felice intuizione, dicono che non è certo il collegamento tra un evento e l’altro. “Signore, lascialo ancora per quest’anno”: significa l’anno di grazia del Signore, richiamo al tempo del Giubileo (ricordiamo i giubilei avvenuti nella storia della Chiesa). Secondo Luca, in realtà, Gesù attende ancora la conversione di Scribi e Farisei, cosa che purtroppo non avvenne. Riguardo al fico scrissi nel passato: “Il Papa emerito, Benedetto XVI, durante la sua ultima omelia, prima delle dimissioni, il 13 febbraio 2013, giorno delle Sacre Ceneri, affermò che pochi sono disposti ad agire sul proprio cuore. La prima lettura dell’attuale domenica ci parla della trascendenza e dell'immanenza di Dio; il pensiero va all'episodio singolare del roveto ardente. Dio non preclude la possibilità di redimersi, vedi l'episodio del fico. Dio non ha creato all'inferno e non manda nessuno all'inferno, all'inferno ci andiamo noi e se non seguiamo i suoi comandamenti ci autocondanniamo con il nostro peccato”. Per terminare affermo che l’uomo è un triste peccatore ma la colpa è felice, come affermava Sant’Agostino: “O felice colpa, che mi ha dato un così grande redentore”! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie anno C – ad uso privato Ortensio da Spinetoli (1982), Luca, Cittadella Editrice, Assisi, pagg. 454 - 456 Rengstorf Karl Heinrich (1980), Luca, Brescia, pag. 280 Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 06 marzo 2016 – QUARTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 15,1-3.11-32 (I lettura Giosuè 5,9.10-12 ; II lettura Seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 5,17-21) Il vangelo di oggi è la classica parabola del Figliol prodigo, esemplificazione dell’amore di Dio ma anche dell’invidia da parte dei cosiddetti “giusti”. Per spiegare la misericordia di Dio, concetto contenuto nella pericope evangelica, parto da un Enciclica, edita da Giovanni Paolo II nel 1980, “Dives in misericordia”. L’episodio, qui non riportato interamente, parla di un uomo che aveva due figli, uno leale, l’altro no, un ingrato! Il secondo chiede al Padre di dividere l’eredità e parte per un paese lontano, vivendo da dissoluto e sperperando i suoi averi con le prostitute. Pentito, ritorna dal padre, accettando ogni eventuale punizione che gli avesse inflitto. Il Padre (immagine di Dio) invece di punirlo, lo redime, gli ridà la dignità perduta e lo accetta di nuovo a casa. Fa festa, il figlio perduto è stato ritrovato. L’altro fratello, tornando dai campi, sente la musica e apprende che era tornato il fratello prodigo, che suo padre festeggiava. Egli è arrabbiato e forse, pensandoci, lo sarebbe chiunque ma i beni del padre erano sempre a sua disposizione; egli, come tutti i peccatori, non accetta che il padre, Dio, possa perdonarlo. A volte capita di sentire l’espressione “Dio dovrebbe fare venire il cancro ai delinquenti punendoli”, come se noi potessimo gestire la situazione e dare a Dio consigli. Il Santo papa afferma: “Quel figlio, che riceve dal padre la porzione di patrimonio che gli spetta e lascia la casa per sperperarla in un paese lontano, vivendo da dissoluto, è in un certo senso l’uomo di tutti i tempi […]”. L’uomo, dopo aver sperperato i suoi averi, conosce la miseria e la fame, si fa assumere da un allevatore di porci ma continua a vivere la povertà. In questa situazione “avrebbe voluto saziarsi con qualche cosa, magari anche con le carrube che mangiavano i porci. Ma persino questo veniva rifiutato. L’analogia si sposta chiaramente verso l’interno dell’uomo”. Gesù ha affermato che dall’interno dell’uomo esce il male e non vi entra dall’esterno. Egli, come argomentava il Papa, aveva perso davvero la cosa più importante, la dignità di figlio. Non se ne rende ancora conto, neanche quando afferma: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui muoio di fame”! Egli misura se stesso con il metro dei beni che aveva perduto, che non “possiede” più, mentre i salariati in casa di suo padre li “posseggono”. Come si svela in questo brano la misericordia di Dio? La figura del genitore, del padre, come abbiamo già affermato sopra, è figura di Dio Padre. “Il padre del figliol prodigo è fedele alla sua paternità, fedele a quell’amore , che da sempre elargiva al proprio figlio. Tale fedeltà […] si esprime ancor più pienamente con quella gioia, con quella festosità così generosa nei confronti del dissipatore, dopo il ritorno, che è tale da suscitare l’opposizione e l’invidia del fratello maggiore, il quale non si era mai allontanato dal Padre e non ne aveva abbandonato la casa”. La gioia del padre sta nel fatto che era stata salvata l’umanità del figlio (in quest’occasione, appunto, si commuove, ma sono lacrime di gioia). Al figlio fedele egli afferma che bisognava fare festa perché suo fratello era morto ed è stato ritrovato, è “risuscitato dal male”. Il padre ama suo figlio e quest’amore è pari all’inno della carità di San Paolo apostolo: “La carità è paziente, è benigna la carità […], non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto […], si compiace della verità […], tutto spera, tutto “sopporta” e non “avrà mai fine””. Anche tutti noi credenti abbiamo forti pregiudizi, talvolta, sulla misericordia. Valutiamo la divina misericordia esteriormente e invece è un qualcosa d’interiore. La misericordia di Dio, quando ci perdona (basta che lo vogliamo), dimentica il male da noi commesso. La parabola del figliol prodigo, terminando questa prima parte, “esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione” (realtà espressa anche nella liturgia di domenica scorsa). Veniamo ora a un’esegesi più dettagliata ma che sicuramente proporrà anche concetti simili: La parabola di oggi è stata pronunciata da Gesù per scribi e farisei. Essa è stata variamente interpretata. È battezzata con vari nomi: la parabola del figliol prodigo, la parabola del padre misericordioso, la parabola dei due figli, ecc. Il messaggio, in effetti, va considerato tenendo conto del punto di vista di entrambi. La richiesta del patrimonio con il verbo “dammi” da parte del figlio scapestrato in sé e per sé non è peccaminosa. Il peccato è riferito a vari fattori: secondo Schlatter perché ha dilapidato i beni del padre, per Bornhauser perché conduceva una vita immorale, per Lyonner era l’immagine di Adamo che voleva essere autonomo rispetto a Dio. L’Antico Testamento contiene vari brani sulla liceità, anche giudaica, di ereditare e avere beni paterni. Il fatto che il fratello dilapidò i beni con le prostitute è simbolo d’impurità legale; il fatto, invece, che si saziasse di carrube è segno di grave miseria. Il centro, il nucleo, della parabola è l’amore del padre più che il pentimento del figlio. Egli riconosce tuttavia di avere peccato, segno del suo itinerario interiore di conversione. Egli percepisce la dimensione verticale del suo male, cioè di aver peccato contro il cielo (immagine di Dio) e contro il padre. Ascoltando le righe del vangelo di oggi viene in mente il peccato del re Davide, il quale, come il figliol prodigo, afferma, di non essere più degno. Allontanandosi da casa cerca la libertà, ritornando acquisisce la vera libertà e soprattutto, come abbiamo già affermato, la vera libertà. Non basta essere giusti per salvarsi, ma bisogna entrare nella logica nuova inaugurata da Gesù, l’amore. L’amore si attua nella partecipazione alla comunione, è l’agape, il massimo che si possa desiderare! Dio è amore! L’immagine del padre misericordioso è la fotocopia di Dio, prima che ci rechiamo a chiedere perdono lui ci ha già perdonati e ci abbraccia con vero affetto! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14) Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia. Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo! La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione. Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa. In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale. Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero. Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia). Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori. Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico. Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni). La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Schnackenburg R. (1977), Il Vangelo di Giovanni, Brescia, II, pp. 306-306 Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 20 marzo 2016 – DOMENICA DELLE PALME – SETTIMANA SANTA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: 1) Alla processione Luca 19,28-40; 2) Durante la Celebrazione Eucaristica Luca 22,14 – 23,56 (I lettura Isaia 50,4-7 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11) Oggi inizia ufficialmente la Settimana Santa, tempo di passione e di rievocazione dei passi principali della storia salvifica. Commenterò, come molti predicatori ed esegeti fanno, il vangelo introduttivo, il quale ci parla del Re che entra in Gerusalemme su un puledro e viene acclamato dalle folle, le quali lo condanneranno poco dopo. Vengono rievocati dunque i segni della salvezza, mediteremo sul mistero della Croce che ha salvato l’umanità. Il puledro che cavalca Gesù è figlio d’asina e ben sappiamo come il termine “asino” sia stata usato, e lo è tutt’ora, per denigrare lo studente che non ha studiato o la persona che non è colta, oppure chi sfoggia bellamente la propria ignoranza. Gesù sceglie un puledro non puro, perché ha “nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli”. L’asino è comunque un simpatico e tenero animale, tutt’altro che stupido. Un tempo l’arcivescovo di Marsiglia, ai tempi il Cardinale Etchegaray, così scriveva: “Io vado avanti come un asino… Sì, proprio come quell’animale che un dizionario biblico così descrive: “L’asino della Palestina è molto vigoroso, sopporta il caldo, si nutre di cardi; ha una forma di zoccoli che rende molto sicuro il suo incedere, costa poco il mantenerlo. I suoi difetti sono la caparbietà e la pigrizia” (Dheilly, pag. 52). Io vado avanti come quell’asino di Gerusalemme, che, in quel giorno della festa degli ulivi, divenne la cavalcatura regale e pacifica del Messia. Io non sono sapiente, ma una cosa so: di portare Cristo sulle mie spalle e la cosa mi rende più orgoglioso”. La domenica odierna è anche detta da alcuni liturgisti, da alcuni esegeti, un segno “pre-pasquale”. La seconda lettura di oggi, utilizzata in tutti e tre gli anni liturgici è un inno cristologico: “Cristo Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e diventando simile agli uomini. Apparso in forma umana umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre”. A riguardo di quest’ultima non c’è nulla da dire, soltanto è doveroso inginocchiarsi a quella croce che ci dà la salvezza! A differenza del vecchio Adamo che voleva essere simile e superiore a Dio, il nuovo Adamo, l’uomo Cristo Gesù, si umilia fino alla morte di croce per essere gradito al Padre. L’episodio odierno, dell’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, insieme ai versetti 41-44, è conclusione di una precedente sessione. Dopo l’introduzione seguono delle note topografiche (si trovavano, prima di Gerusalemme a Betfage e poi a Betania. Gesù poi si reca nel tempio ad insegnare, come era accaduto all’inizio del Vangelo così accade alla fine, perché alla fine del racconto quasi ci siamo. Da notare che Betania è il paese di Marta, Maria e Lazzaro, il terzo fratello che Gesù ha risorto (ricordiamo il famoso episodio della risurrezione di Lazzaro). Egli manda i suoi discepoli a sciogliere un asino, che però ha dei proprietari; sembra che i discepoli di Gesù lo rubino, in realtà l’espressione originale greca fa capire che i nostri beni appartengono prima di tutto al Signore e sono a Lui necessari. Prima dell’episodio Gesù aveva previsto “troverete un puledro legato”, dimostrando il profetismo messianico che principalmente viene da Dio. Quando fu vicino alla discesa del Monte degli Ulivi: è una precisazione che solo Luca ci offre. Gli apostoli osannavano Cristo per i miracoli e i segni compiuti; molto probabilmente, anche se l’episodio è contenuto in una pericope del Vangelo di Giovanni, si allude alla Risurrezione di Lazzaro. Benedetto Colui che viene (termine greco o ercomenoV - o ercomenos)…: la redazione lucana è molto specifica. Egli toglie l’espressione di origine aramaica Hosanna in ragione dei suoi destinatari che parlano il greco: invece di regno scrive re, secondo la profezia di Zaccaria, simile a Matteo, dimostrando che la finalità di questa pericope evangelica, che introduce l’inizio della settimana santa, mostra Gesù che, entrando gloriosamente in Gerusalemme è contemporaneamente Profeta, Re, Messia e Salvatore. come Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Mgr. Etchegaray (1978), in Bollettino diocesano di Marsiglia, Marsiglia (Francia) Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 27 marzo 2016 – PASQUA DÌ RISURREZIONE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo della notte: Luca 24,1-12; Vangelo del giorno: Giovanni 20,1-9 ; alla Santa Messa Vespertina per l’anno C si legge Luca 24,13-35 (I lettura Atti degli Apostoli 10,34.37-43 ; II lettura Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi 3,1-4 oppure I lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 5,6-8) A cura di Massimiliano Lanza Cristo è Risorto secondo le Scritture! Alcune parti del presente commento sono state tratte dallo scorso anno (la liturgia del giorno ha le stesse letture, cambiano i vangeli della notte e il vangelo della Santa Messa vespertina, celebrata la sera della domenica, per intenderci). Tornando alla nostra esegesi, possiamo affermare che la frase sopra riportata, il titolo, per intenderci, è tratta dal Credo, Gesù "è veramente risorto secondo le scritture". Il bel tempo della Quaresima è terminato e si attua pienamente, anche a livello liturgico (la liturgia terrestre interconnessa con la celeste), la pienezza dell'anno, la festa della Redenzione con la celebrazione della Pasqua, Solennità per eccellenza, frutto della precedente passione e morte di Gesù in croce. Il patibolo (ed è dimostrato dagli scritti giovannei) è la gloria di Dio per l'uomo vivente. Cristo è risorto nei nostri cuori ed è sempre vivo e presente in mezzo a noi! Le letture della Veglia della Notte (o serale) sono diverse, Antico e Nuovo Testamento; il senso delle nove letture (qualora fossero lette completamente poiché alcune sono obbligatorie, altre no) è che Dio si è sempre rivelato nella storia dell'uomo ma "ultimamente si è rivelato per mezzo del Figlio che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha creato il mondo". Ora un’occhiata al lezionario della Messa del giorno: I lettura La pericope è tratta da Atti degli Apostoli 10,34.37-43, la traduzione è precedente alla riforma dei lezionari. Gesù incomincia dalla Galilea la sua predicazione come riporta il brano biblico; un'altra traduzione può essere "i suoi inizi in Galilea". Ricordate, durante le feste natalizie, la famosa frase "Galilea delle genti, il popolo immerso nelle tenebre vide una grande luce". Quale? La luce del Cristo vivente, la luce del Cristo risorto. Il Cristo è apparto a testimoni prescelti, i quali erano a lui familiari. La familiarità è stata proprio il modo di rivelarsi pienamente di Dio in Gesù. Si può dire: "Abbiamo vissuto famigliarmente in sua compagnia per quaranta giorni dopo la sua risurrezione dai morti". Parlando di risurrezione dobbiamo ricordare la prima, condizione sine qua non (eccetto il peccato grave) di tutti i battezzati (percepibile solo a livello spirituale come armonia) e la seconda, alla fine del mondo: i vivi che ci saranno risorgeranno direttamente e gli altri là dove saranno morti e/o sepolti. Si parla anche di prima risurrezione o prima morte (per chi fu morto fisicamente prima della fine del mondo) e di seconda risurrezione o morte, in altre parole con il corpo le persone risorgeranno (ed è certo che accadrà a tutti, ma non tutti saranno nella gioia, per quanto Dio non si stanchi di cercarci) e andranno chi alla Vita eterna chi alla dannazione eterna. Salmo responsoriale La pericope salmodica è tratta dal Salmo 117 e ci dice che grande è la misericordia di Dio, il quale in Gesù è "testata d'angolo" ma scelta e preziosa davanti a Dio Padre. II lettura La seconda lettura di oggi è una pericope tratta da Colossesi 3,1-4: il brano biblico parla della risurrezione spirituale in attesa della gloriosa. Vangelo La liturgia del giorno propone in alternativa al Vangelo della Veglia (suggerito) la pericope di Giovanni 20,1-9 e, leggendo il brano, s’individua da subito: L'imperizia dei Discepoli a riconoscere la redenzione attuata da Cristo; L'evangelista Giovanni fa entrare prima Pietro dimostrando la preminenza del Papa nella Chiesa. La pericope evangelica letta anche durante la Solennissima Veglia Pasquale è tratta da Luca 24,1-12 (racconto della risurrezione) ed è di seguito commentato: la pericope evangelica è tratta dal capitolo ventiquattresimo di Luca, strutturato così: Esperienze al sepolcro; Apparizione ai discepoli di Emmaus (che commenterò); Apparizione agli Apostoli (non commentata qui); Ascensione di Gesù (commentata al momento della domenica omonima). Solo i primi due versetti concordano con Marco, dopo di che, se abbiamo iniziato a conoscere l’evangelista Luca, è opera a sé. L’attuazione della Risurrezione va creduta con un atto di fede; Luca ci dà un’esemplificazione di una spiegazione che coniuga le istruzioni di Gesù ai discepoli per il periodo post-risurrezione e i profeti che avevano vaticinato la dipartita e avevano previsto la risurrezione di Cristo. Gesù viene qui definito “il vivente tra i morti”. Negli altri due vangeli sinottici (cioè leggibili anche in tre colonne con temi e racconti paralleli) Gesù è definito “il crocifisso” (staurwJhnai- staurotzenai), anche nel momento della risurrezione. La differenza è che Luca lo identifica con il vivente (ton zwnta – ton zonta): Il verbo greco che richiama la vita compare soltanto in Luca. Si evidenzia “Il carattere redentivo del messianismo di Gesù”, come affermava Rigaux. necessario affermare che Luca insiste anche sull’incredulità dei discepoli, ma ciò sarà chiarificato nei versetti successivi. Tuttavia, solo con l’invio dello Spirito Santo nasce la Chiesa e solo allora la fede “la farà da padrona” e scomparirà ogni sentimento di incredulità. Nel fatto della risurrezione vi sono un fatto storico e uno metastorico (al di dà della storia): la risurrezione è un avvenimento salvifico, che rientra a completare, come affermano i professionisti in campo teologico, l’economia della salvezza. Luca, tuttavia, tiene separato il momento storico da quello metastorico, tiene separata la fede e la ragione, viene da pensare. Egli, tuttavia, insiste anche sulla possibilità di passare dai fatti osservati alla fede, ammaestrati solamente dallo Spirito divino. La fede nella risurrezione percorre una triplice via, così come suggerisce Danielou: Attraverso la Parola di Dio; Attraverso il ricordo delle parole di Cristo; Attraverso il riferimento alle Scritture, “che avevano annunciato l’azione escatologica della effusione dello Spirito per rinnovare tutte le cose e nel riconoscimento che questa azione si compie nella risurrezione”. Secondo l’evangelista Luca lo schema della risurrezione è il seguente: L’Angelo del Signore presente; La voce dell’Angelo; La paura del veggente; Il veggente si prostra; L’Angelo del Signore lo solleva e gli dà l’annuncio della risurrezione. Alcune pagine del Vecchio Testamento contengono delle apparizioni con sequenze simili. Il Papa emerito, Benedetto XVI, fa notare che lo schema è accompagnato dalla tematica della luce. Sant’Agostino aggiunge che le parole non servono di fronte al mistero ma solo il “giubilo”. Tutto ciò è contenuto nel Preconio di Pasqua, l’Exultet pasquale, in cui vi è la famosa frase di Agostino: “Felice colpa, se abbiamo meritato un così grande redentore”. ui La pericope evangelica che verrà letta durante la celebrazione vespertina è tatta da Luca 24,13-35 (episodio dei discepoli di Emmaus) ed è di seguito commentato: la struttura del racconto è composto dal: Dialogo dei due discepoli con un pellegrino, sulla cronaca del processo, condanna e pena capitale comminata a Cristo; Gesù fa una sorta di “esegesi” sulle sacre scritture, alla luce di Mosè, dei Profeti e dei Salmi; Riconoscimento di Gesù durante la cena; Notizie circa il ritorno a Gerusalemme. Dupont definisce l’episodio un “capolavoro” di tutto il Vangelo. Si intuisce il Kerigma, l’annuncio che questa pericope fornisce e la confessione di fede che ne scaturisce. L’episodio ha una dimensione liturgico-sacramentale, con chiara allusione eucaristica: vi è un accenno alla cena e, prima, spezza il pane. Tuttavia Laconi ci esorta ad andare oltre, perché il tema è sempre la risurrezione. A riguardo vi anche un altro schema: Aspetto storico: apparizione del Risorto; Aspetto teologico: riconoscimento dello stesso; Aspetto catechetico: prassi liturgica desunta dai gesti compiuti. Personaggi e luoghi: I due discepoli sono personaggi definiti; il villaggio di Emmaus è altrettanto un luogo indefinito. Il non riconoscere Gesù significa che non capivano il mistero della vita, morte e risurrezione del Signore. Il cuore dei due discepoli è triste, pigro e tardo. Rappresentarli dialoganti in cammino significa che anche tra gli Ebrei vi era l’usanza dei filosofi peripatetici greci, i quali riflettevano su tematiche spirituali (a loro modo) passeggiando. Venendo al linguaggio vi è da segnalare il verbo paroiceiV – paroikeis: significa stato di uno straniero che si trova in una città: Cristo viene scambiato per un forestiero, secondo la traduzione latina “advena sum, peregrinus habito”. I due discepoli avevano bisogno di un po’ di fede, dato che per loro la morte di Gesù era una tragedia (doveva essere il condottiero di Israele a liberare il popolo dall’oppressione romana). Per Gesù invece la sua morte è necessaria (stolti e tardi di cuore a non credere alle parole dei profeti- così disse loro). Luca sottolinea che la responsabilità dei capi spirituali è rilevante riguardo la morte di Gesù. Schlier dice che il sepolcro vuoto, tornando ancora ad una tematica di fede, non è prova della risurrezione ma riferimento e rimando ad essa. Koch afferma che il sepolcro vuoto porta al nucleo dell’evento. Nauck, invece, afferma che il sepolcro vuoto è testimonianza del risorto. In buona sostanza il messaggio di oggi è che la salvezza di Cristo passa attraverso la sofferenza, dal greco: paJein h eiselJein eiV ten dwxan - Pathein e eiselthein eis ten doxan. Come augurio di Pasqua, desidero ricordare a me stesso e a tutti i miei lettori che Dio ci vuole bene! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J. (1960), Le salut des gentils et la signification théologique du Livre des Actes, in N.T.St., n. 6 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti. Rigaux B. (1970), Temoignage de l’evangile de Luc, Bruges Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 – II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19) A cura di Massimiliano Lanza Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto. La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco. La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”. La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso. Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”. La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata! Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”. Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità! “Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore. Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere! Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca! Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo. Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono! La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti. Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 10 aprile 2016 – III DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 21,1-19 (I lettura Atti degli Apostoli 5,27-32.40- ; II lettura Apocalisse 5,11-14) A cura di Massimiliano Lanza Per iniziare ho estrapolato da altri commentari quanto segue: “Se non abbiamo un rapporto di amore con Dio e con Gesù, non lo possiamo seguire. L'amore di Cristo deve essere quello che Lui ha rivelato in mezzo a noi. L'amore è fare la volontà del Padre fino a sacrificare se stessi; il sacrificio é autentico quando seguiamo i suoi comandamenti e facciamo la volontà del Padre, come Lui ha fatto. Dobbiamo avere fiducia in Cristo Risorto! È necessaria allora la fiducia piena in Dio, non soltanto sempre e secondo la logica degli uomini! Il Signore interviene nella nostra vita solamente se lo mettiamo al primo posto: egli è stato definito come "il Risorto operante". Lo preghiamo? Chiediamo a Lui aiuto? È necessario far intervenire in noi la parola del Signore! L'esperienza dei Santi è per noi fondamentale e ne possiamo cogliere nuovi stimoli: Madre Teresa di Calcutta, ad esempio, diceva di prestarsi come strumenti nelle mani del Risorto. Il Signore è ancora e sempre presente! San Massimiliano Kolbe, morto nel 1941 ad Auswicht, diceva che voleva costituire una Cooperativa, una società con Dio, tra il suo peccato e la sua Grazia. “Voglio, o Signore, che la mia volontà coincida con la Tua! Amen” Dio chiede la corresponsione di un amore grande a Pietro che però è amato di amore infinito. Nella confessione lodiamo Dio, più che elencare i peccati; Dio ci ama, non ci chiede promesse, sa che siamo fragili e lo tradiamo in continuazione ma lui crede in noi e ci ama. Tuttavia la Confessione è la manifestazione assoluta dell’Amore di Gesù, che perdona i peccati e ci dona la Salvezza eterna; Egli ci rispetta nella nostra libertà, ci ama di amore eterno e infinito.” Venendo al commento redatto ho scritto quanto segue: La pericope evangelica contiene due racconti: L’episodio della pesca miracolosa (racconto abusato e molte volte ironizzato); L’episodio della professione di fede di Pietro all’amore di Dio. Dio lo perdona per il rinnegamento e gli affida la missione apostolica. La pesca descrive una Chiesa operosa. Essi si recano a pescare di notte, cioè una Chiesa sempre presente. Il testo greco dice che Pietro era nudo, cioè, essendo un pescatore (e vista l’epoca, non esistevano tute impermeabili), è in prima fila per “lavorare”. Tutto ciò è simbolico. La Chiesa non è un’anarchia, è Pietro a prendere l’iniziativa e tutti gli altri lo imitano. Anche a una Chiesa ordinata e anch’essa coinvolta nel processo di rivoluzione digitale, potrebbe toccarle la vacuità in sorte. Infatti, gli apostoli, finché non arrivò Gesù non presero nulla. La barca si riempì di 153 grossi pesci. Secondo San Girolamo, la zoologia greca considerava che le specie ittiche conosciute fossero 153. A riguardo Sant’Agostino affermò che la somma aritmetica da uno a diciassette faceva Chiaramente si deduce che il numero rappresentato è simbolico e significa pesca abbondante. Viene poi successivamente descritto molto semplicemente il pasto di Gesù, apparso risorto agli Apostoli. Schnackenburg affermò: “Sotto quest’aspetto egli ritorna sempre a manifestarsi nella sua comunità credente”. Il primo a riconoscere il Signore è l’apostolo Giovanni, il discepolo che amava; in realtà non c’è (come viene da pensare) rivalità o discriminazione con San Pietro: la Chiesa spirituale (giovannea) ha bisogno della Chiesa istituzionale (petrina), anche per dimostrare, oltre al primato petrino, il perdono di Gesù dopo il rinnegamento. Secondo Schnackenburg molti studiosi tendono a “riabilitare” la figura di Pietro negli incontri con il Risorto. Tuttavia, la tradizione ortodossa chiama “Santo teologo” l’apostolo Giovanni, verità ma non conflitto con Pietro. Il pasto con Gesù è dunque simbolo dell’eucarestia. Una curiosità: l’Evangelo di Giovanni ha due finali, una al capitolo venti, l’altra al capitolo ventuno, letto l’odierna domenica. Il capitolo ventuno sarebbe un’aggiunta postuma, datata circa il 100 d.C. Su chi l’abbia aggiunto, gli esegeti hanno formulato varie ipotesi: alcuni affermano si tratti di un discepolo della cerchia giovannea, chi l’Evangelista Luca e altre ipotesi che non riporto. L’insegnamento della pericope evangelica odierna è che Dio ci chiede, nel nostro cuore, se realmente lo amiamo. Dio ci ama effettivamente tutti di un amore incommensurabile e ha fiducia in noi. Anche noi, come l’Apostolo Giovanni, alla domanda “mi ami?” rispondiamo: “tu sai tutto, lo sai che ti amo”. Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti. Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 17 aprile 2016 – IV DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 10,27-30 (I lettura Atti degli Apostoli 13,14.43- ; II lettura Apocalisse 7,9.14b-17) A cura di Massimiliano Lanza Il brevissimo brano evangelico (non per questo privo di contenuti) di questa domenica pone l’accento sulla figura del Pastore. Il Pastore di cui si parla è Cristo risorto che è “esattamente la mano di Dio”. I chierici che regolarmente leggono l’Ufficio Divino, alla prima preghiera dell’Ufficio delle Letture, al momento dell’invitatorio leggono il Salmo novantaquattro, il quale dà un’idea di Dio creatore e pastore: “Nella tua mano sono le profondità della terra e le vette dei monti”. La Nuova Vulgata, la Bibbia in Latino promulgata da San Giovanni Paolo II arreca quest’espressione: “In manu eius sunt profunda terrae et altitudines montium ipsius sunt”. Sono molteplici i testi che parlano della mano, ossia dell’intervento di Dio e pertanto è difficile elencarli dettagliatamente. La mano è la stessa di Cristo risuscitato, quella di Dio con le “dita lunghe”, una mano dolce, carezzevole, giusta e anche severa, una mano forte come quella di un pastore, una mano che chiude il recinto e nessun nemico lo può aprire. Nessuna “pecora” scappa dalle mani del pastore divino. Il profeta Geremia dice con le parole di Dio: “Io susciterò dei pastori che le faranno pascolare; esse non avranno più paura né timore; nessuna andrà perduta. Oracolo del Signore” (Geremia 23,4). La prima lettura afferma “abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna”. I destinati alla vita eterna per i rabbini sono tutti gli ebrei, per i cristiani è necessario prima il Battesimo e la professione di fede in Cristo. In proposito Sant’Agostino, nell’opera De correptione et gratia afferma: “Se qualcuno di essi perisce, é Dio che sbaglia; ma nessuno di essi perisce, perché Dio non sbaglia; se taluni di loro periscono, Dio è vinto dalla colpa umana; ma nessuno di loro perisce, perché Dio non può assolutamente essere vinto”. La frase “nessuno le rapirà dalla mia mano” è riferita alla predestinazione. San Tommaso d’Acquino afferma: “Coloro che, in forza della predestinazione divina, sono ordinati ad avere la vita eterna, sono scritti semplicemente nel libro della vita e mai ne saranno cancellati” (S. Th., I, q. 24, a.3). La predestinazione, continua il Santo teologo, ha le caratteristiche dell’assoluta gratuità e dell’infallibile efficacia. Dio salverà infallibilmente quanti non si rifiutano di essere salvati. San Paolo, a proposito del Pastore, afferma che nessuna creatura “potrà mai strapparci dall’amore di Dio che ci giunge nel Cristo Gesù, nostro Signore” (Cfr. Romani 8,38). Tutto quanto scritto è positivo. Tuttavia, la seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse parla di gioia preceduta dalla persecuzione, alludendo probabilmente a quella di Nerone, utilizzata come esempio. Alla fine si parla di felicità escatologica (ovvero riferita alla fine dei tempi), allusione a vita futura, eccetera. Ritornando ancora al brano evangelico la frase “Io e il Padre siamo una cosa sola” è richiamo al mistero della Trinità. Gesù è la seconda persona del “circolo trinitario”. Per terminare affermiamo che Gesù è riconosciuto dalle pecore mediante la voce e pensiamo umanamente com’è importante; talvolta riconosciamo le persone tramite la voce (pensate ai non vedenti quando è importante!). In realtà la domanda che tutti noi dovremmo farci, è la seguente: ascoltiamo la voce di Gesù (la parola di Dio, una persona ispirata, una testimonianza) o continuiamo ad ascoltare le mille voci del nostro mondo? Sappiamo che se ascoltiamo Gesù abbiamo una guida e un difensore. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova 26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 – V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5) Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo. È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato. Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine didwmi - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”. Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse. Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco ouranon cainon – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco ghn cainhn – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è apelJon – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione. Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è numfon – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa. Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma: o qeoV met autwn estai – O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro. Il termine penJoV – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno". Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti. Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 – VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22- ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23) La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio. Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati. La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere. Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui… Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali: La presenza dello Spirito; La dimora divina in noi; L’insegnamento dello Spirito Santo. I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma): Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano; Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre; Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato. Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115 Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25 Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 08 maggio 2016 – ASCENSIONE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 24,46-53 (I lettura Atti degli Apostoli 1,1-11 ; II lettura Ebrei 9,24-28; 10,19-23) Con l’ascensione di Cristo la nostra umanità è entrata nella gloria, l’uomo ha varcato la soglia della casa di Dio! Noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo nostro capo nella gloria. Sentire Cristo con l’intelligenza significa conoscerlo, ma non una conoscenza superficiale o soltanto storico-biografica. Cristo va conosciuto ancora più profondamente, impossessandosi del suo messaggio; è certo che chi consegue tale conoscenza e accetta di sentirlo spiritualmente rimarrà affascinato dalle sue parole. Non è sufficiente la conoscenza della mente, è indispensabile anche la conoscenza del cuore. Cristo è molto esigente e ci domanda l’impossibile: “Siate perfetti, com’è perfetto il Padre mio che è nei cieli”. Ci chiede cose difficili, è vero, ma ci dona la forza per superarle. Venendo al testo: “… li benedì”: è il gesto tipicamente sacerdotale con il quale Gesù si congeda dai suoi. Esso può indicare anche il carattere sacerdotale di Gesù Messia. Dobbiamo notare che il terzo vangelo termina così com’era iniziato: all’inizio Zaccaria era nel Tempio a svolgere le proprie funzioni sacerdotali; alla fine i discepoli, dopo aver ricevuto la benedizione del Risorto, sono nel tempio a lodare e benedire Dio. “Si separò da loro ed era portato nel cielo”: con i migliori esegeti riteniamo autentica anche la seconda parte di Atti degli Apostoli 1,9-11. Il fatto avviene durante il gesto benedicente di Cristo ed è seguito da un atto di fede dei discepoli, i quali lo avevano appena adorato. Il significato è di carattere sacerdotale e richiamo al ristoro di Gesù alla destra del Padre: per i primi cristiani è la prova lampante dell’autenticità della missione, della verità e dell’insegnamento che scaturisce dall’episodio provvidenziale della passione-morte di Gesù. “Nel cielo”: Luca vi vuole trasmettere la dimensione teologica dell’evento fondandolo sulla sua realtà storica. All’evento corrisponde una dimensione terrestre (Gesù che si cela alla vista dei suoi al momento dell’Ascensione): la dimensione è storica, orientata al passato, ma anche proiezione al futuro, aspetto cristologico dell’Ascensione. Ormai Cristo è entrato nel seno del Padre, nel pieno della sua signoria ma vi è anche un aspetto ecclesiale, in altre parole lo Spirito Santo che sarà effuso sulla Chiesa da Gesù, ormai entrato nella gloria. L’Ascensione ha una sua dimensione storica, prefigurazione del ritorno glorioso del Figlio dell’uomo sulle nubi del cielo. “Se ne ritornarono a Gerusalemme”: la capitale Israelitica è la città nella quale saranno indissolubilmente legati gli inizi della predicazione apostolica. In essa i cristiani ricevettero il dono dello Spirito Santo e pertanto nasce la Chiesa. Infine è il tema della gioia a concludere il vangelo lucano: “Questa gioia e questo atteggiamento di preghiera sono indice della fede degli apostoli. Essi sanno ormai con tutta certezza che il Signore vive, oggi più che mai, in mezzo a loro, avendo egli portato a termine la sua missione salvifica”. Un altro commentario focalizza su due aspetti: Gesù fu elevato in alto: “L’Alto, la Nube, il Cielo è Dio stesso”. Si tratta di una caratteristica della liturgia secondo il Rito Romano: “In Cristo asceso al Cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a te nella gloria”. La partenza di Gesù da questa terra non significa abbandono o fuga, ma è presenza più estesa di Gesù nella Chiesa. La salita di Gesù al Padre è condizione per cui Cristo si può realmente afferrare. “Salito al cielo, siede alla destra del Padre” è l’articolo del Credo, come a dire: alla destra di una re, siede solo un re, alla destra di Dio solo Dio. La Chiesa come corpo di Cristo è ricettacolo della forza di Cristo. “Di questo vuoi siete testimoni”: occorre essere testimoni della presenza di Gesù. Il testimone “testimonia fatti, non chimere”. Testimoniare è dunque un verbo che, in prospettiva biblica assume il significato di affermazione che s’impone. Per terminare affermiamo: “Quando verrà […] lo Spirito di verità […] egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio” (Giovanni 15,26). Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Congar Yves (1983), La tradizione della Chiesa, Roma, pag. 61 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 – PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza 1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici); 2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17). A cura di Massimiliano Lanza Veni creator Spiritus, imple superna gratia! Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare. Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua. La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore. Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo. San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola. Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore. Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo! Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di: Parlare ed esortare; È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo; È dono che Dio elargisce gratuitamente. La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata). L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti. Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria. Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 22 maggio 2016 – SANTISSIMA TRINITÀ (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 16,12-15 (I lettura Proverbi 8,22-31 ; II lettura Romani 5,1-5). A cura di Massimiliano Lanza Dopo averlo celebrato a Pasqua e Pentecoste, anche oggi entriamo nel vivo del Mistero di Dio. Per spiegare la Trinità (ammesso che si possa) è necessario, come afferma Padre Caldelari, rispondere a due domande: Perché vi è una festa dedicata alla Santissima Trinità? Perché Gesù, nel Vangelo, ne parla poco (o almeno così sembra)? La prima domanda ha una facile risposta: la solennità odierna è relativamente recente, poiché fu introdotta nel Medioevo, a corollario del Tempi forti liturgici celebrati nell’anno: Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua-Pentecoste. La Santissima Trinità è la “ciliegina sulla torta” di tutto l’anno liturgico, a completamento, come già è avvenuto con la Pentecoste, della Pasqua. In realtà, tutte le collette, tutte le preghiere liturgiche e anche altre devozionali, tutte le orazioni richiamano al Padre, a dire che anche Lui è festeggiato. Se ricordate, la scorsa domenica, ho comunque fatto accenno al mistero di oggi con la seguente affermazione: “… Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso”. La formula battesimale: “Andate in tutto il mondo e battezzate ogni creatura nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” è tardiva, aggiunta in seguito nei vangeli come espressione liturgica della chiesa primitiva adorante il mistero di Cristo. A proposito di vangelo rilevante è la pericope di oggi: “Molte cose ho ancora da dirvi – dice Gesù – ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Il “peso” era davvero oneroso per i pii israeliti, gli apostoli e i discepoli di Gesù. Difficile era per loro comprendere la realtà teandrica di Dio, unico in tre persone (i farisei avrebbero potuto anche accusare Gesù di politeismo non comprendendo la verità). A conforto di tutto ciò Gesù afferma: “Quando verrà lo spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera”. La colletta afferma: “… tu che nel figlio ci hai riconciliati …” (a conforto che la Trinità è riconciliazione). In buona sostanza la Trinità inabita in noi ed è scintilla divina nel nostro cuore. Non è possibile dire fino in fondo chi sia veramente Gesù senza arrivare alla Santissima Trinità. La “Trinità economica” è ciò che propone la Chiesa. Non ha nulla a che fare con l’economia ma sta a dire che Dio si rivela anche come Figlio e Spirito Santo; tutto ciò avviene nell’economia dell’opera di redenzione della sua casa che siamo noi. A contrapporre la dottrina trinitaria vi è il monoteismo ebraico (i cui rappresentanti erano Sabellio e Prassea), il quale vuole salvare l’unità di Dio (os monarchiam tenemus) riducendo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo a semplici modi o attributi “secondo cui l’unico Dio si manifesta agli uomini nella storia della salvezza”. In sostanza si trattava di una Trinità immanente, quasi materiale. Il pericolo è di leggere la dottrina trinitaria come se Padre, Figlio e Spirito fossero tre individui subordinati al Padre; non sono tre creature! Anche Ario diffuse una simile eresia. La Chiesa, contro gli ebraizzanti, reazionari, contrappone che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono tre persone, cioè agiscono personalmente; contro i grecizzanti contrappone la dottrina secondo la quale le tre persone hanno la medesima sostanza, cioè sono divine. Il prefazio di oggi, ad un certo punto, proclama: “… non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza”. Non si tratta di giochi di parole ma di verità teologiche. Dio è un essere sociale, come affermava il Teologo anglicano G.A. Gordon, pertanto il Padre e il Figlio sono uniti dal vincolo di amore dello Spirito Santo. All’interno della Trinità vi è un procedere tra le persone, le quali però si aprono alle creature, a noi, agli uomini e alle donne che popolano la faccia della terra. Sant’Agostino la identifica come “relazione sussistente”, in altre parole dono totale di Dio in sé e per l’umanità. Per terminare si può dire che “Padre e Figlio cesserebbero di esistere, se per un solo istante esitassero a porre il segno del loro vincolo di amore, lo Spirito Santo …”. Buona festa trinitaria a tutti! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2016), Commentari biblici, “Pentecoste!”, anno pastorale 2015 - 2016 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti – in corso d’opera Schmaus M. (1958), Essenza del Cristianesimo, Alba, pp. 209-223 Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26). A cura di Massimiliano Lanza Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica. La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio. Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie. Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc. La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica. J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto oi apostoloi - oi apostoloi ma con oi dwdeca – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”. Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta. Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia. Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re 17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 1,11-19). A cura di Massimiliano Lanza Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si parla di risurrezione. La prima lettura parla della risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo concordano. I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio, non si tratta di magia, le parole diventano opere (confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta, solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone). Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione come fondamento teologico. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo” apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il discorso della risurrezione con l’attesa della sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il Buddismo). L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il battezzatore (v. 22: i morti risorgono). Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra). Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone. Qui Gesù svelato come vero uomo (si commuove alla vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si parlato anche di morte e un altro commento afferma: “Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei nostri corpi!”. La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato - epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del popolo che deve “imparare”. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 12 giugno 2016 – XI DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 7,36 – 8,3 (I lettura Secondo Libro di Samuele 12,7-10.13 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 2,16.19-21). A cura di Massimiliano Lanza La domenica odierna è un prezioso richiamo alla misericordia di Dio, sempre pronto a perdonare le nostre miserie. È nuovamente l’incontro tra la miseria e la Misericordia, come affermava Sant’Agostino, l’incontro tra la povertà umana e la ricchezza di Dio. Vi sono due fatti narrati nella prima lettura e nel Vangelo a confermarlo. La prima lettura narra del pentimento del Re Davide, il quale aveva fatto morire un suo fedele condottiero in battaglia, facendolo mettere in una posizione rischiosa da uno dei suoi generali, per sposare sua moglie Betzabea. Il profeta Natan fa notare a Davide che Dio disprezza il suo gesto, considerandolo una grande ingiustizia, con le conseguenze legate al peccato. Egli riconosce la sua colpa: “Ho peccato contro il Signore”. La risposta arriva prontamente: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai”. Il Vangelo parla di un banchetto cui Gesù è invitato. Il racconto che si ascolta è tipico di Luca; sostanzialmente: una prostituta (erroneamente definita come Maria Maddalena) cosparge i piedi di Gesù con un unguento profumato, li bagna con le lacrime che asciuga con i capelli, si pente! Egli si trova in casa di un fariseo e, secondo le prescrizioni rituali, tratte dal libro del Levitico, non era possibile avere contatti con le prostitute, ritenute impure. Egli era considerato un profeta e, secondo la mentalità farisaica, un profeta non pranza con peccatori e meretrici. La risposta di Gesù è eloquente: a chi “si perdona poco”, significa che “ama poco”. Il paragone precedente era condonare dei debiti, avendo un amore più grande a chi si condona di più. Alla fine la donna è perdonata per la sua fede che la salva. Tutto ciò accadde perché il fariseo di nome Simone, aveva invitato Gesù a mangiare con lui. Tali inviti sono accettati volentieri da Gesù, che approfitta, con un esempio reale, a esortare il popolo alla misericordia. La meretrice di cui parlo sopra è anonima, tuttavia rappresenta una certa categoria di persone alle quali Cristo rivolge una particolare attenzione, lui amico dei peccatori. Egli accetta tutti i peccatori e rivolge indistintamente la conversione e la salvezza. Non c’è detto il modo in cui questa donna passa dal disordine alla conversione: essa deve il perdono dei suoi molti peccati a un precedente incontro con Gesù, poiché quando entra nella casa, essa ha già maturato il pentimento per il male fatto. Il fariseo, non accetta la cosa, ragiona tra sé (se costui fosse un profeta) e in un certo senso mormora contro Gesù reputandolo incapace di leggere i cuori. In realtà, leggendo i pensieri del fariseo in un'altra prospettiva, tendono a dimostrare che si tratta veramente di una profezia, quella di Gesù, una profezia nuova. Egli entra in dialogo con il fariseo per giustificare il suo atteggiamento e anche quello della donna. Tale dialogo esiste sia in una forma ellenistica sia in una forma rabbinica. Alcuni esperti lo definiscono un dialogo di tipo socratico (ossia riferito al grande filosofo greco Socrate). La domanda è posta da un avversario il quale risponde con una contro domanda, la quale sollecita una risposta dell’avversario che viene definitivamente debellato. L’altro esempio che fa Gesù è un creditore che aveva due debitori. Egli prese spunto da un episodio della vita comune. Tutto converge alla riconoscenza del debitore per il condono ricevuto. “Emerge già a questo punto la liberalità - bontà del padrone e la riconoscenza – amore del debitore”. Alla fine il fariseo risponde correttamente, ma la sua risposta è scolasticamente esatta, non a livello di umanità. Egli rimane sempre un fariseo, il quale è caduto in una “domanda-trabocchetto”. Egli non ha colto il significato profondo dell’intervento di Gesù. Egli vuole dimostrare che la donna aveva in sé un amore esuberante, femminile, che si traduceva in gesti, ma questi gesti avevano bisogno di essere rettamente interpretati. Alla fine si può dedurre che l’amore è l’effetto e conseguenza del perdono! Rigaux afferma: “Si ha torto a vedere nell’amore testimoniato a Gesù durante il banchetto la ragione del perdono. Non è l’amore che dona il perdono ma la fede e il pentimento. La peccatrice ha inteso e accolto la parola del Maestro prima di compiere il suo gesto. Essa ha colto l’occasione di esprimere al suo benefattore l’omaggio della sua contrizione e della sua riconoscenza amorosa. Essa sa che le sue numerose colpe le sono perdonate. Simone prende per peccatrice colei che ha trovato in Gesù il suo salvatore”. La pericope evangelica si chiude con il ministero itinerante di Gesù e le donne che, con gli apostoli, seguono Gesù. Egli guarisce queste donne dai loro mali, compie esorcismi, guarigioni, le eleva a una condizione più elevata di quanto la mentalità orientaleggiante avesse imposto. In Gesù l’umanità trova il salvatore contro tutti i mali. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Rigaux B. (1970), Témoignage de l’evanglile de Luc, Bruges Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 19 giugno 2016 – XII DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,18-24 (I lettura Zaccaria 12,10-11; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 3.26-29). A cura di Massimiliano Lanza La domenica odierna ci esorta a ricercare la versa sapienza e soprattutto a riconoscere il Cristo, ad esempio perseguendo l’ideale evangelico delle beatitudini. Dobbiamo seguire il Figlio di Dio e non il figlio della perdizione (il diavolo), il quale è fautore della falsa sapienza, quale ad esempio il disprezzo del dolore, umiliante per l’uomo e non mezzo di crescita e sensibilizzazione. È falsa sapienza affermare che la giustizia e il perdono sono inconciliabili. Tale “vera” sapienza ha il suo maestro in Gesù, il quale non si colloca nel chiuso di un’aula ma su di un colle aperto. La cattedra di Cristo ci insegna a compiere atti di amore verso il Padre e verso i fratelli. A differenza di Marco, Luca omette alcune parti nel suo Vangelo (chiamate nel loro complesso “la grande omissione”), non tratta l’itinerario di Gesù verso Gerusalemme, omette i rimproveri di Gesù a Pietro, avendo deciso di dare rilievo e rispetto al primo degli apostoli (la pericope di oggi si colloca nel momento della confessione di fede di Pietro). Gesù si sforza di fare capire ai suoi di superare definitivamente l’indecisione dei loro contemporanei circa la sua reale identità. Egli aveva pregato per loro prima di sceglierli, così ora si ritira in preghiera per manifestare loro il destino della crocifissione. Gesù è il Cristo di Dio, in altre parole l’unto, il consacrato, il salvatore dell’uomo. Nell’Antico Testamento la parola unto, consacrato compare spesso e sta ad indicare il re di Israele oppure un personaggio scelto da Jahvé per una missione speciale. Qui Pietro esprime la sua fede in Gesù di Nazareth. Egli non coglie tuttavia l’interezza del mistero di Gesù. Per tale ragione Gesù si appresta a completare il quadro abbozzato da Pietro indicando le sofferenze che sarebbero avvenute contro il Messia. Pietro, tuttavia, è debole e, nel momento del pericolo, non esiterà a tradire il Messia. Gesù rimarca sulla necessità che il Figlio dell’Uomo sia crocefisso ed esprime una necessità conseguente dal punto di vista salvifico. Senza alcuna ombra di fatalismo o determinismo storico, Dio porta a compimento la sua realtà salvifica proprio attraverso tanti eventi o accadimenti storici concatenati. Figlio dell’uomo è uno dei titoli che è dato a Gesù, il quale è anche il Cristo Storico. Il richiamo è riferito al profeta Daniele e anche al Messia sofferente di Isaia. Il titolo, a detta dei migliori studiosi, è assai antico nell’ambiente evangelico ed ha una certa rilevanza dogmatica. Inoltre esprime, a detta di Schweizer e Cullmann, una solidarietà profonda con l’umanità sofferente. Un altro titolo sarebbe Figlio di Davide, poiché di discendenza davidica, ma apriremmo un’altra parentesi. Stiamo dunque riflettendo sul primo annunzio inerente alla passione di Gesù, momento comprensibile, da parte degli apostoli, solo dopo la risurrezione. Il brano di oggi suscitò la riflessione nelle prime comunità cristiane, soprattutto il mistero della sofferenza. Vi sono due aspetti importanti da considerare: Gesù invita a prendere la propria croce e seguirlo, perché è salvezza; Le sofferenze della vita rappresentano la croce: non salvano in sé e per sé ma solo se le mettiamo nelle sue mani. A me stesso e a tutti rivolgerei la domanda: voi chi dite che sia Gesù? La domanda fondamentale: chi è per me, per te Gesù? Ai dodici Egli rivolge questa inquietante domanda. Il Maestro non era semplicemente un profeta. Per tutti risponde Pietro: tu sei il Cristo di Dio! Le sue parole indicano una fede illuminata dall'alto. Gesù non è un profeta, lo stesso Messia e Salvatore che ha preso su di sé la nostra umanità per liberarci. Questo Gesù è il Cristo di Dio ma la vera identità di Gesù di Nazareth diventa più chiara se la si mette al pari della croce. A noi cristiani si aprono altre possibilità. Oggi il Cristo di Dio ci aiuta a rinvigorire la nostra fede un po' stanca. Per te che porti ogni giorno la croce pesante, ti rendi conto di essere riuscito a scoprire che non è una zavorra ma è un trampolino per la risurrezione! Massimiliano Lanza Bibliografia: Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 26 giugno 2016 – XIII DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,51-62 (I lettura Primo Libro dei Re 19,16.19-21; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 5,1.13-18). Il Vangelo di questa domenica ci parla di situazioni umanamente difficili da gestire. Gesù ci chiede semplicemente di mettere al posto dell’umano il divino. I termini di paragone, del tutto simili a Matteo, sono: le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo … (risposta al “ti seguirò dovunque tu vada”), oppure “lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. In realtà, entrando nello specifico, la domenica odierna può essere definita come la domenica della libertà nel servizio e si correla soprattutto al mondo del lavoro, al mondo dell’educazione e al mondo della finanza, nonché gli aspetti inerenti i colleghi di lavoro, il “vicino di lavoro”. In tutti i settori grossomodo elencati si può insinuare un tipo di servizio non libero, il contrario del Vangelo! In essi può invece attuarsi la bellezza del Regno di Dio. Il vangelo odierno è parallelo, se vogliamo, alla prima lettura: Eliseo sta arando ed Elia, gettandogli addosso il mantello, lo fa profeta, suo successore. Alla fine Gesù nel vangelo dirà: nessuno che ha messo mano all’aratro si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio. Una spiegazione alla durezza della pericope evangelica di oggi è la seguente: Non bisogna fondare la propria fede sulle sicurezze materiali o psicologiche; Non ci si deve aggrappare ad un passato morto e definitivamente superato; È necessario andare avanti verso quella porzione di campo che attende il nostro lavoro. Per quel che riguarda l’esegesi la frase “scenda un fuoco dal cielo” per quei samaritani che non accolsero Gesù, era già accaduto ad Elia quando aveva augurato una sorte simile ai suoi avversari. Egli sgrida i discepoli poiché Gesù intendeva convertire anche i Samaritani ma la sua sequela richiedeva scelte radicali. Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo è una frase che richiama la sua sepoltura, l’unico momento in cui il Dio fatto uomo poserà il capo. Alla fine di tutte queste brevi digressioni qual è la sostanza del discorso? Chi pensa di progettare il futuro da sé, senza Dio, rischia di essere escluso dal suo Regno! La ricetta è proprio la libertà nel servizio, che tutti gli uomini, siano credenti oppure no sono tenuti a perseguire. Massimiliano Lanza Bibliografia: Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di mercoledì 29 giugno 2016 – SANTI PIETRO E PAOLO – solennità - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Matteo 16,13-19 (I lettura Atti degli Apostoli 12,1-11; II lettura – Seconda Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 4, 6- 17.18). A Gesù che chiede cosa i discepoli pensano di lui risponde Simon Pietro con la caratteristica professione di fede: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". A ciò risponde il Cristo stesso: "Beato te, Simone... né la carne né il sangue te l'hanno rivelato ma il Padre mio che sta nei cieli". Nel famoso prologo del Vangelo Giovanneo si dirà che "non da volere di carne né da volere di sangue, ma da Dio sono stati generati". La risposta di Gesù è similmente contenuta anche altrove. Leggendo la prima lettura o ascoltandola nella proclamazione, si evince come la Chiesa intera sia unita al suo pastore e come una preghiera incessante salga affinché Pietro sia liberato e così avviene. Pietro primo degli apostoli, in seguito solamente il Vescovo di Roma il quale presiedeva, nella comunione della carità, anche le altre Chiese (ricordiamo Sant'Ignazio di Antiochia); solo dopo alcune generazioni di Vescovi si arriverà a definirlo papa, come unico rappresentante dell'unità della Chiesa. Pietro e Paolo sono uniti nel martirio e, secondo quando scrisse Sant'Agostino, benché martirizzati in momenti diversi, Pietro precedette, Paolo seguì e, aggiungiamo noi, martirizzati entrambi sul colle Vaticano, meritano di essere celebrati in un'unica festa! Essi erano un cuor solo e un'anima sola per la gloria di Dio. Il brano famosissimo di Giovanni 21,15-19, appendice del Vangelo stesso, fa dire a Pietro, interpellato dal Maestro, per tre volte "certo Signore, tu lo sai che io ti amo". Pietro aveva rinnegato per tre volte il Cristo perché aveva timore e per tre volte accetta il Cristo per amore seguendolo poi con il grande Apostolo Paolo nel martirio: proprio grazie ad esso la Chiesa fa scaturire dal suo seno "fiumi di acqua viva" e nuovi cristiani che seguiranno l'annunzio del Cristo. Massimiliano Lanza Bibliografia: Lanza M. (2015), Riflessioni private sulla solennità di Pietro e Paolo, ad uso privato degli studenti. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 luglio 2016 – XIV DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 10,1-12.17-20 (I lettura Isaia 66,10-14c ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 6,14-18). La domenica odierna ci porta al tema della missione. Sembrerebbe una chiesa un po’ improvvisata. Il numero di settantadue discepoli rappresenta, in realtà, tutte le genti pagane rispetto all’ebraismo. La missione è mondiale ma è insidioso il pensiero di Gesù: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”. Il Signore manda i discepoli senza molti mezzi di sussistenza e li invita a farsi ospitare, non per approfittare del prossimo ma per una questione pratica (all’epoca l’ospitalità era molto diffusa). Se scorrete la pericope evangelica, si nota che anche “alcune donne” si apprestavano alla missione, tra cui “Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni” (Luca 8,3). Chi annuncia il Vangelo ha diritto di vivere anche da questo lavoro, diritto di vivere, intendiamoci, non di arricchirsi (e qui sospendo il giudizio su alcuni ecclesiastici ricchi). Il Vangelo può essere annunciato da tutti: poveri, ricchi, ignoranti e sapienti, catechisti e semplici laici, contadini o operai, impiegati o quadri, dirigenti e politici; più speculativamente può essere annunciato meglio da Teologi, Vescovi, Cardinali, dai Papi, se tutti questi rendono buona testimonianza. Riguardo alla povertà apro una parentesi: il Papa (a partire da Paolo VI in poi, particolarmente con Giovanni Paolo II e i suoi 104 viaggi) viaggia in aereo, allo scopo, però, di raggiungere terre lontane e sempre per evangelizzare, non per fare turismo! Sant’Agostino rifiuta un’eredità, allo scopo di mantenere sobria la sua diocesi di Ippona. In realtà un cristiano santo potrebbe gestire una banca, con un forte distacco. Tutte le cose materiali dovrebbero essere usate con distacco, a maggior ragione beni più grandi. Come si diceva domenica scorsa, anche nel mondo della finanza si può essere cristiani! San Gregorio VII fu un Papa illuminato, in grado di usare il denaro con criterio e santità, così come afferma Joseph Lortz; inoltre, egli dirigeva la Chiesa da imperatore (allora si usava.) ma mantenendo distacco e non perdendo la spiritualità. I discepoli ebbero successi ma anche insuccessi. Tra i successi vi era l’esorcismo ma anche il monito di Gesù: “Non rallegratevi, però, perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Avere i propri nomi scritti nel cielo, significa che i meriti vengono da Dio e non dall’uomo, strumento. La pericope evangelica di oggi è estratta da un brano più lungo con la seguente struttura: Istruzioni ai discepoli da parte di Cristo; Minacce contro i renitenti; Il ritorno dei discepoli. Luca scrive tenendo conto degli altri evangelisti e s’ispira particolarmente a Matteo, sempre vangelo sinottico, come già spiegai. Il contesto, come già affermato, è la sequela radicale verso Gesù, cioè la donazione totale a lui e anche di lui, visto che sta per giungere a Gerusalemme, luogo del processo e supplizio conseguente. Come detto sopra i settantadue rappresentano anche i popoli pagani, dato che all’epoca si credeva che le nazioni pagane fossero settantadue, quindi una missione aperta alla mondialità. In realtà il numero settantadue era anche lo stesso dei collaboratori di Mosè, quindi riveste un duplice significato. Infine settantadue siamo tutti noi battezzati, impegnati nella quotidianità ad annunziare Cristo. Gesù, inoltre, invita i discepoli a utilizzare la preghiera prima di qualsiasi azione di predicazione. Il fatto che esortasse a non salutare nessuno lungo la via, era anche qui pratico, non era questione di maleducazione, poiché i saluti orientali comportavano dei convenevoli di lunga durata. Tuttavia ha anche il significato di considerare le persone tutte uguali, evitando i favoritismi personali. Il modo per praticare tutto quanto ho scritto è chiedere a Dio i doni del “coraggio apostolico” e della “libertà evangelica” che non si arrende di fronte alla difficoltà! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica, anno C, Tipografia Ferraro, Ivrea (TO) Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lortz J. (1975), Storia della Chiesa in prospettiva di Storia delle Idee, San Paolo Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 10 luglio 2016 – XV DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 10,25-37 (I lettura Deuteronomio 30,10-14 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi 1,15-20). La domanda caratterizzante la quindicesima domenica è “Maestro, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” La risposta potrebbe essere che Gesù non cambia la Bibbia ma la realizza. Il proprio pensiero teologico Gesù lo fa dichiarare a un dottore della legge: “Che cosa è scritto nella legge, che cosa vi leggi?”. La sintesi è fatta dal testo di Deuteronomio, atto costitutivo della preghiera uoqu quotidiana del devoto ebreo la recita dello “Shemà Israel” (il “che cosa vi leggi” significa “recita”): Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente” e da un altro testo tratto dal libro del Levitico: “amerai il prossimo tuo come te stesso”. L’inquisitore di Gesù è in linea con il maestro, l’ortodossia degli ebrei prevede l’amore di Dio e l’amore del prossimo prioritari, tanto da far dire a Cristo “hai risposto bene”, ossia ad angolo retto, in greco orJwV – orthos. L’inquisitore però non perde l’abitudine di giustificarsi e chiede a Dio chi sia il suo prossimo: Gesù risponde con il racconto del buon Samaritano che si legge nella pericope evangelica odierna. La narrazione, potrebbe essere considerata un “incidente stradale”, giacché per strada un povero era stato derubato e malmenato. Un sacerdote e un levita passano davanti all’uomo ferito e non si fermano: ciò dovrebbe far pensare a tanti ecclesiastici ma anche a tanti laici devoti, i quali frequentano la Santa Messa e poi fuggono di fronte alla sofferenza, altrui e propria. L’altruismo che Gesù elogia nel Samaritano non è sentimentale, ovvero ha una base teologica: la verità di Dio passa dalla mente alla bocca e dalla bocca si trasferisce al cuore, dal cuore, alla parti “periferiche” del corpo”, per poter compiere opere di misericordia, come desidera il Papa regnante e come desideravano i suoi venerati predecessori. Se Dio non amasse l’uomo, l’uomo non varrebbe nulla! Vedendo il prossimo, vediamo Dio! Il Samaritano diventa figura del Cristo che realizza perfettamente il comandamento dell’Amore! Raffigura i beati degli ultimi tempi, paragonati ai beati del discorso della montagna. Gesù propone una vera e propria lezione di catechesi in tre momenti: Enuclea un principio dottrinale: l’amore di Dio e del Prossimo; Fornisce indicazioni pratiche; Dialoga con il suo interlocutore. Egli risponde alla domanda del dotto con un’altra domanda. Qui il prossimo è identificato con chiunque. Il Samaritano, un nemico dei giudei, un non osservante (ai giorni nostri diremo un eretico e uno scomunicato), soccorre il povero. Vero israelita è chi ama realmente ed è anche vero discepolo di Gesù. Il buon Samaritano aveva un cuore attento, a differenza del sacerdote e del levita. Egli è da imitare: “Va e anche tu fa lo stesso”! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica, anno C, Tipografia Ferraro, Ivrea (TO) Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 17 luglio 2016 – SEDICESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 18,38-42 (I lettura Genesi 18,1-10 ; II lettura Seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 1,24-28) Oggi prima lettura e Vangelo sono concordi sul senso dell’ospitalità. Un esempio di omelia per la liturgia odierna Luca è particolarmente sensibile all'universo femminile e per ciò ci racconta l'episodio di Marta e Maria che ci mette in crisi. Il racconto che è narrato passa, o meglio deve passare al nostro cuore, rivelerebbe le verità di come siamo noi stessi nei riguardi del Signore. Gesù entra per farci fare un cammino di conversione, per proporre a noi un cambiamento radicale. Le due donne sono sole, da Giovanni sappiamo che hanno un fratello, Lazzaro, risuscitato da Gesù. Gesù conosce le tradizioni ebraiche che infrangono il buon costume. A Gesù poco importano le critiche; Marta è la padrona, la governatrice della casa in cui si trovano. A lei tocca l'accoglienza e la preparazione per l'ospite era una sorta di rituale, l'ospite era sacro, all'epoca ci s’intratteneva. L'accoglienza la attua Maria. In Ebraico non esiste la parola discepolo al femminile, non esiste discepola: Gesù, parlando con Maria, sovverte tale tradizione. Maria ascolta Gesù e interviene nella discussione. Nella Genesi vi è un termine, esed, riferito alla donna, la donna è l'aiuto che Dio ci dona. Dio crea la donna per l'uomo perché sia Sua presenza di Dio per l'altro; oggi avviene nel matrimonio sacramentale. Quando Marta chiede a Gesù, l'aiuto lo fa in tale situazione; chiede un aiuto perché possa ricevere anche lei la libertà dai doveri, che spesso caratterizzano la nostra vita. La risposta di Gesù non si lascia attendere, la parte migliore è fare la volontà di Dio, compiere ciò che lui dice e nessuno può toglierci la libertà. Papa Francesco ha detto di "non lasciarci togliere la speranza". La libertà è costituita dall'ascolto della Parola di Dio. Il Signore ci invita a dare la giusta importanza alle cose e il primo compito è ascoltare Dio che viene a visitarci. La priorità è l'ascolto e l'accoglienza di Dio che è presente sempre nella nostra vita. Dio viene in nostro aiuto e quest’accoglienza permette ad Abramo di realizzare la promessa di Dio. Dio stesso ci conferma che le sue promesse sono realizzate. Abramo uccise un vitello e accolse Dio in casa sua, è sproporzionato ma significa che a Dio bisogna dare tutto e così Dio può realizzare le sue promesse. Quando noi spalanchiamo il nostro cuore, Dio ci permette di far diventare realtà la sua parola. Sara sorride all'annuncio del figlio, fisicamente sa che è impossibile ma nulla è impossibile a Dio e tutto ciò si realizzerà nella sua vita. A noi oggi Dio invita ad accogliere la sua parola. L'invio è far entra Dio nella nostra vita e vedremo come Dio è fedele, proprio quando non ce lo aspettiamo più Dio compie quanto ciò aveva realizzato; sperimenteremo così una fede vissuta e autentica. Essere discepoli del Signore non è un qualcosa che provoca reazioni di simpatia e Dio, attraverso di noi, ci rende collaboratori e strumenti di salvezza al mondo: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Dio è chi può dare valore alla nostra vita. La nostra Chiesa travalica i muri, arriva soprattutto agli ammalati, ma anche ai carcerati: anche loro hanno bisogno di amore. Il mondo ha perso Cristo, è in crisi perché ha perso il Signore e quando arriveremo davanti al tribunale di Dio, diremo: ho accolto, accoglici. Non puoi dire amo Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi. Gesù ci invita ad amare i fratelli, come noi stessi, anche se non è possibile, ma dobbiamo amarci gli uni gli altri come Dio ha amato noi: ci dia il Signore la grazie per mettere in pratica la parola, agitur seguitur esse, l'agire segue il suo essere come diceva San Tommaso D'Acquino, e allora viviamo così. Esegesi Il luogo in cui ci troviamo è Betania, dove vivevano le due sorelle di Lazzaro. I padri della Chiesa hanno voluto leggervi la superiorità della contemplazione sull’azione. Alcuni autori moderni dicono che si tratta di un esempio di Gesù per raccomandare il valore di due ministeri vigenti nella chiesa primitiva: la liturgia e la diakonia (il servizio). Siamo di fronte a due tipologie di apostolato: Maria diventa il tipo del vero discepolo di Cristo, perché ascolta la Parola di Dio. La Parola di Dio ha un posto prioritario nella vita del cristiano, il quale deve poter contemplare. Il cristiano deve far fruttificare il seme della parola nel suo cuore e deve mettere al secondo posto le faccende terrene, compiendole ma non rinunciando alla vita spirituale. Marta è il tipo impegnato nella vita pastorale (altrettanto importante ma non bastante da sola), sottovalutando però il valore della salvezza, il dono che Gesù offre. Quando Marta si mette ai piedi del Signore, fa notare proprio il corretto atteggiamento del discepolo perfetto. Gesù, del resto, con lei vuole essere un vero maestro, che loda o rimprovera ma, in ogni caso, superando la prassi dei rabbini i quali non si degnavano di istruire le donne. Marta vuole servire Gesù a tutti i costi ma si dimentica che egli non è venuto per essere servito ma per servire, è Lui che compie la diakonia. Lei vuole servire un pasto decente a Gesù e finisce per perdere il gusto per il “vero cibo”: la fame e la sete della giustizia e della verità. Secondo Moffat Maria sceglie il piatto migliore. La parte migliore scelta da Maria è certamente la Parola di Dio. “Gesù si trova al centro della scena, tanto che in lui si incarna in modo molto chiaro la salvezza. In sostanza non si parla delle due sorelle, ma di Gesù, poiché quello che oggi è indispensabile è appunto lui stesso”. Marta vedeva il figlio, chi immola la Vita Eterna anzi, Vita Eterna lui stesso. Orientamenti pastorali A tavola si fanno le migliori discussioni, si è allegri, vi è il senso del convivio, dell’accoglienza e della comunicatività. I pilastri per un pranzo “sociale” sarebbero la cordialità, l’amicizia, la comunicazione, ricco o povero sia il convivio. Marta e Maria, da sempre, rappresentano la vita della Chiesa. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2013), Commentari Biblici anno pastorale 2012-13, in omelie ed esegesi Rengstorf Kark Heinrich, o.c. in Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 24 luglio 2016 – DICIASSETTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 11,1-13 (I lettura Genesi 18,20-21.23-32 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi 2,12-14) Il Vangelo di oggi ci parla del valore della preghiera. Le nostre preghiere sono sempre esaudite; il Signore ci dà sempre ciò che gli chiediamo! Gesù ci invita ad avere fiducia che la preghiera sia esaudita ed è di una forza impressionante! Quando non esaudisce le nostre preghiere, il Signore non lo fa per difetto ma per eccesso: non ci esaudisce perché preghiamo male e chiediamo di più di quanto dovremmo. Matteo afferma che Gesù dà “cose buone”, Luca dice che il Signore effonde lo Spirito Santo su chi prega. Gesù afferma “se anche voi che siete cattivi date cose buone ai vostri figli, molto di più farà il Padre Celeste” (il verbo è ponhroi – poneroi). A riguardo vi sono anche altri contributi. Il Concilio Vaticano II, nella Sacrosantum Concilium, ricorda che Cristo è presente quando la Chiesa (riunita) prega e loda e ha promesso “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro”. La preghiera cristiana ha inizio da Dio e compimento in Dio. “Credi nella presenza di Cristo?” dicono i monaci di Taizé – “Credi nella presenza di Cristo in te, anche se non ne senti alcuna risonanza sensibile”. Quando non chiedo nulla, la mia preghiera è giusta, potente ed efficace. Una preghiera tratta dalla Liturgia, così afferma: “Dio Onnipotente ed eterno, perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare”. Callisto Caldelari così afferma che la nostra preghiera si basa sul “dammi”, “fammi”, eccetera. La preghiera di Cristo è invece incentrata sulla domanda “venga il regno di Dio sulla terra”. Nella prima lettura Abramo, con la forza della sua insistenza e tenacia, tenta di far desistere il Signore, rappresentato dal misterioso pellegrino, di risparmiare Sodoma e Gomorra che avrebbero meritato il castigo. Abramo è tuttavia il giusto che intercede con insistenza presso Dio. Il Vangelo di oggi è una piccola Catechesi di Gesù sulla preghiera. È una delle esigenze fondamentali sia a livello personale, sia comunitario proposta da Gesù. Ogni vero e buon maestro proponeva ai discepoli una preghiera tipica che conteneva la sintesi della propria dottrina, del proprio insegnamento. Gesù si propone di fare la stessa cosa. Un tema caro a Luca è Cristo in preghiera, luogo d’incontro tra Lui e il Padre. Gesù rivolge la sua preghiera al Padre, la Liturgia rivolge le preci eucaristiche, le collette e altre orazioni al Padre. Il termine Padre in Matteo ha un sapore giudaico (vedi il verbo abinu), in Luca più specificamente cristiano. Entro le tensioni teologiche del “già e non ancora” vanno lette e interpretate tutte le questioni inerenti il rapporto con il Padre. La preghiera è certamente un qualcosa che a noi, pellegrini sulla terra, riveste una forte rilevanza spirituale. Santificare Dio e il suo nome era un concetto tipico dell’Antico Testamento, soprattutto nelle correnti dell’ebraismo e del giudaismo. La volontà di Dio è sempre salvifica; Dio si manifesta nella pienezza dei tempi anche a livello universale, nella sua giustizia salvifica, nella sua santità che ci santifica e infine nella sua misericordia che elargisce il perdono. Luca ci dice “dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano”: egli pensa maggiormente al pane “escatologico” (cioè, come dicevamo altre volte, inerente la pienezza dei tempi o anche il paragone al pane eucaristico). L’indicazione di quotidiano è la derivazione dal greco epiousion – epiusion, che significa anche necessario, pane per il giorno seguente, ecc. può significare anche “pane assegnato”, necessario, sufficiente. Perdonaci i nostri peccati, a differenza di Matteo che dice “rimetti a noi i nostri debiti”, si passa qui dal concetto giuridico all’ambiente storico. Vi è una rilevanza dell’ostinazione dell’uomo al peccato sanata da Dio. Ci deve essere un sincero pentimento accettando il perdono da Dio, arrivando a una vera e propria metanoia, la conversione. Dio ci perdona ma noi dobbiamo avere un atteggiamento simile a Lui nei nostri confronti. Luca utilizza il tempo verbale al presente, a differenza di Matteo, perché l’obbligo del perdono è quotidiano e continuo. Dopo il Pater, continua la pedagogia della preghiera con la parabola dell’amico insistente, il quale fa cedere la controparte e ottiene ciò che desidera. J. Schmid afferma: “Se questa interpretazione è giusta, in prima linea non sta l’interpellante ma l’interpellato”. La fiducia, basata sulla fede, è il fulcro della preghiera cristiana. Chiedete, cercate e bussate, sono i tre imperativi della preghiera. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 31 luglio 2016 – DICIOTTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 12,13-21 (I lettura Qoèlet 1,2; 2,21-23 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi 3,1-5.9-11) Nella prima lettura troviamo una pagina meravigliosa tratta dal Libro del Qoèlet, dove uno scrittore certamente pessimista afferma: “Vanità delle vanità perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro”. La pericope evangelica di oggi narra di un contenzioso per un’eredità di cui Gesù avrebbe dovuto fare da arbitro. Egli si rifiuta, non fa sociologia e la sua missione verte su ben altro, oltre anche gli stessi problemi sociali. L’eredità spettava al primogenito e in caso di lite doveva intervenire il giudice; è scelto Gesù perché veritiero e imparziale. Egli sposta l’attenzione ai veri tesori, quelli per il futuro, la vita eterna, l’incorruttibilità! I farisei si ritenevano sapienti anche per il denaro, ma Gesù propone loro un’altra sapienza, un’altra via (l’Ebreo era certo che l’accumulo di denaro proveniva dalla benevolenza di Dio). Tradizionalmente tale introduzione precede, come afferma Dupont, il racconto del ricco stolto. Egli ha pensato a sfruttare – prosegue Dupont – “le sue ricchezze solo per la vita presente e non ha visto la possibilità di trarne vantaggio anche per la vita futura”. Un salmo afferma: “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”. Il significato non è mancare di rispetto agli animali ma significa che l’uomo pensa solo alle ricchezze quando ne è in possesso e non pensa al paradiso, uno stato superiore ed eterno alle ricchezze. Rigaux afferma che Dio vorrebbe che il ricco stolto si liberasse di se stesso: il suo errore (afferma Dupont) è stato quello di non ascoltare né i Sapienti, né Dio. È necessario avere tesori indefettibili per salvarsi l’anima. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J.(1968-69), Le salut Gentil et e signification théologique du Livre der Actes, in N.T. St. 6, 132-155 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Rigaux B. (1970), Temoignage de l’evangile de Luc, Bruges Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 – DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19). La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore. La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi. Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso. Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi). I soggetti del vangelo della domenica odierna sono: La Vigilanza nell’attesa; La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa; La tragicità di questo tempo di attesa; Essere capaci a leggere i segni dei tempi; Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire. Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”. Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini. Vi è un termine greco di riferimento, oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278 Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 14 agosto 2016 – VENTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 12,49-57 (I lettura Geremia 38,4-6.8-10 ; II lettura Lettera agli Ebrei 12,1-4). È inevitabile, la sequela del vangelo genera divisione! Cristo divide l’umanità con il vangelo, con tutte le sue pretese e soprattutto con il ritorno di Gesù a Gerusalemme per il sacrificio della croce: propriamente parla della sua dipartita, della sua passione, morte e risurrezione. Egli vorrebbe portare un fuoco sulla terra e lo vuole portare acceso: è il Battesimo dello Spirito Santo! È il vivo desiderio di Gesù di passare attraverso la sua morte, redenzione di tutta l’umanità. Questo fuoco è in linea con il battesimo (di sangue) sulla croce. È opportuno capire però il giusto significato che non deve essere ristretto solo a tali argomenti. L’evangelista Luca presenta il suo scritto in una prospettiva storico-salvifica, si orienta verso la totalità del mistero pasquale che comprende la Pentecoste e la Parusia (seconda venuta) del Signore. In tale contesto le immagini del fuoco e del battesimo si dilatano fino a farci intravedere il mistero della Pentecoste e l’imminenza del Giudizio Divino. È sorprendente la frase che Lui ha portato non la pace ma la divisione! La pace è dono messianico per eccellenza, “sintesi di tutti i doni di Dio all’uomo”; non si tratta però di un quieto vivere, poiché le persecuzioni da sempre incombono sui cristiani e sulla Chiesa. Gesù non annuncia una pace facile e comoda (come asserivano da sempre i falsi profeti). Il povero profeta Geremia (calato in una cisterna sporca!) non annunciò tempi facili, il suo vaticinare (parlare in modo profetico) creava scompiglio nella società giudaica di allora. Gesù è venuto a portare “la divisione”, perché potessimo guardarci dentro. Il Vangelo ha delle esigenze radicali e comporta quindi divisione, nei confronti del mondo, dove, a volte, sono compromessi gli affetti più cari. La fedeltà a Cristo deve essere assoluta e la spada è ciò che si oppone a tale fedeltà, all’insegnamento del Signore. Tale divisione diventa “positiva” quando le sue cause sono Cristo e il Vangelo. Per comprendere quanto fin qui affermato la necessità è quella di saper leggere i segni dei tempi: la vigilanza non consiste soltanto in forza e coraggio ma anche in capacità di lettura e soprattutto la capacità di andare controcorrente! Il discorso di Gesù non è rivolto soltanto ai potenti della terra ma anche alle folle, le quali devono imparare a giudicare ciò che è giusto. Il paragone di Gesù è calzante: sapete dire “che tempo farà” (oggi la meteorologia è una scienza tecnologicamente sviluppata), in base ai segni premonitori e non sapete giudicare i tempi definitivi della salvezza inaugurati da Cristo. Non si trattava solamente d’incapacità ma d’ipocrisia, poiché i segni a riguardo erano abbondanti ed eloquenti. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di lunedì 15 agosto 2015 – ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE - Solennità - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: S. M. Vigilare: Luca 11,27-28 (I lettura Primo Libro delle Cronache 15,3-4.15-16; 16,1-2 - II LETTURA Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi 15.54-57); S. M. del Giorno: Luca 1,39-56 (I lettura Apocalisse 11,19; 12,1-6.10 - II LETTURA Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi 15.20-26). Oggi è Santa Maria Assunta in cielo. E' una solennità importantissima, perché è la condizione cui arriveranno i credenti, dopo Cristo che è la primizia e poi chi sarà di Cristo e poi sarà il giudizio finale, in altre parole il giudizio di amore e fiducia che Dio ha per ciascuno di noi. La festa odierna è il Dogma dell'Assunzione di Maria, proclamato da Pio XII nel 1950. Alle porte di Gerusalemme vi è una Chiesa intitolata alla "Dormizio virginis", in cui la tradizione definisce il luogo in cui è morta e ascesa al cielo la Vergine Maria. La festa odierna richiama l'Ascensione e la prima lettura di oggi, testo tratto da Apocalisse, definisce Maria (o meglio così si deduce teologicamente) come la Chiesa; da quel momento in poi, Chiesa e Maria sono la stessa immagine. Le devozioni Mariane talvolta sono "esagerate" poiché Maria è una sola, le rappresentazioni su Maria sono un'infinità: bianca, nera, messicana, meticcia, iconizzata, scolpita come statua, rappresentata in dipinti in chiese ma è la stessa e unica Maria, la stessa Madonna che veneriamo. Il vangelo proclamato durante la Santa Messa vigilare dice: "Beati piuttosto chi ascolta la Parola di Dio e la osservano" e così ha fatto Maria, così c’è chiesto a noi credenti. Gesù vuole evidenziare il fatto che a tutti i credenti è estendibile la prerogativa di essere fratelli, sorelle, padri e madri di Gesù (è la caratteristica del vero credente che si oppone agli avversari). Tutto ciò lo afferma una donna dal popolo (la quale però dichiarava beati i “parenti” di Gesù ma, senza saperlo, ha fatto in modo che Gesù accennasse alla “parentela spirituale”) e tutti sappiamo come poco fossero considerate le donne all’epoca! Si tratta quindi di un simbolo. Maria è un modello per i credenti. La Madre santa ha avuto il privilegio di essere la Madre di Dio, la Theotokos. Se leggiamo le litanie lauretane o altre litanie specifiche alla Vergine riconosciamo che Maria rappresenta tutte le categorie umane e sociali, nel bello e nel cattivo tempo, nella buona o nella cattiva sorte. Lei ha avuto un privilegio ma è rimasta umile, non per niente "santa". Dio ci aiuti a seguire l'esempio, anche solo imitandone il silenzio. L'Assunzione di Maria riguarda la condizione cui noi arriveremo, dopo la vita terrena. La condizione sarà di un corpo glorificato e incorruttibile ma che sempre, per l'eternità loderemo Dio. La mamma occupa un posto privilegiato nella vita umana, vuoi da un punto di vista umano, vuoi da un punto di vista spirituale, com’è avvenuto con Maria. Lei, preservata dal peccato originale, è strumento di salvezza. Oggi incontra il volto del Padre nella Gerusalemme celeste, con Gesù, che non ha mai abbandonato in ogni giorno della sua vita, è stata sempre con Lui, fin sotto la croce. É stata la prima, tra i credenti, ad accogliere il regno di Dio e ad osservare la sua Parola. Per seguire Maria dobbiamo vivere in comunione piena con il suo Figlio, Gesù. La prima lettura ci parla anche di "draghi" i quali non ci fanno perdere la speranza e affidiamoci allora a Maria che in Gesù ci porta la pace; il Magnificat è l'incontro di Dio con le creature per le quali siamo poi "assunti" in cielo. Vi è pure il Magnificat di tutte le donne sofferenti e che subiscono vari soprusi (stupri e omicidi, purtroppo). Mettiamo in pratica il Magnificat e viviamo la devozione a Maria come questione di Fede, fiducia, amore e sincerità, esercitando, per quanto possibile, la perfezione di una relazione basata sul cuore puro. Il magnificat è il canto di ringraziamento di Maria al suo creatore. Lei affermerà: ”D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Lei è consapevole di essere beata davanti a Dio. Oggi la Chiesa, nella sua sapienza, capisce che Maria è certamente assunta in cielo. Essa, dopo aver trascorso un tempo sulla terra, ritorna a Dio, e lo fa tramite suo figlio. Lei è regina del Cielo e della terra, essa è la regina nostra, è come una mamma, Maria, essendo la madre mia, diventa mia regina. C'è anche Maria, la nostra fede non si basa solo nella relazione tra me creatura e Dio creatore, ma anche Maria ci è stata affidata da Dio e allora siamo quel discepolo cui è stata affidata la madre. Senza Maria non si va da nessuna parte. La nostra fede è nella Santissima Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il Cielo ha avuto bisogno di questa giovane e la terra, con fare protestante, non riconosce più Maria. Che questa madre assunta in Cielo sia un modello per noi. Inviate pure vostri commenti ed osservazioni ai seguenti indirizzi di posta elettronica: massimiliano.lanza.121@istruzione.it maestro.max@hotmail.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Lanza M. (2013-2015), Commentari Biblici, anni vari, ad uso privato per gli studenti Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 21 agosto 2016 – VENTUNESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 13,22-30 (I lettura Isaia 66,18-21 ; II lettura Lettera agli Ebrei 12,5-7.11-13). Oggi si parla della porta stretta per entrare in Paradiso (come direbbe un buon catechista per infanti). Cristo è la porta, è il passaggio, la Pasqua eterna nel suo Regno. Dobbiamo conoscere Dio e non basta seguire un cattolicesimo tradizionale o perché così ci è stato insegnato, per questo ci dirà (speriamo mai) non vi conosco, qualora non arrivassimo al grado spirituale di conoscenza. Conoscere, per la Bibbia è un rapporto stretto, intimo e filiale con una persona, nel caso Dio! Dobbiamo essere uomini e donne di fede e non solamente seguaci della storia! Nelle letture bibliche di oggi riecheggia il tema dell’universalità nel Nuovo Regno, dove gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi. Gli ultimi rappresentano i pagani che si convertono, i primi rappresentano i Giudei, esclusi perché, nella loro presunzione, non comprendono la conversione, si ritengono esclusivamente giusti e non possono piacere a Dio. Gesù afferma: “Sforzatevi” di entrare nella porta stretta, in altre parole il verbo greco agwnizesJe - agonizesthe. Esprime l’idea di lotta e di aggressività (contro lo spirito del male!), di prontezza e di urgenza. Occorre non perdere tempo! (Ghidelli). Occorre, dunque, solo ed esclusivamente seguire le istruzioni del Divin Maestro! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 28 agosto 2016 – VENTIDUESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 14,1.7-14 (I lettura Siracide 3,17-18. 20.28-29 ; II lettura Lettera agli Ebrei 12,18-19.22-24). Dio non odia i potenti, anche se ci spinge a stare dalla parte degli umili, degli ultimi, degli indifesi, delle categorie fragili in generale. Non dobbiamo mai odiare i nobili, i potenti, i responsabili delle nazioni, i capi, ma nemmeno avere troppo a che fare con loro. La massima cristiana “chi si umilia sarà esaltato” ha le sue radici nel cuore della realtà cristiana: la morte e la risurrezione di Gesù. Dio non ha bisogno né della nostra sapienza, né della nostra superbia! Un prefazio canta: “Tu non hai bisogno della nostra lode… i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva”. L’umiltà non fa parte della tirannia di Dio, non mina la nostra libertà. Il Cardinale Carlo Maria Martini affermava che l’umiltà è riconoscere di non sapere. Il termine greco per indicare umile è tapeinwJesetai - TAPEINOTSESETAI, da cui la derivazione del termine italiano “tapino” e non credo qui di fornire successive spiegazioni. I sacerdoti, i religiosi e i laici di rito Romano o Ambrosiano che leggono il Breviario (la Liturgia delle Ore), recitano, ogni giorno durante i Vespri, il cantico della Beata Vergine Maria, il “Magnificat”. La versione latina della vulgata a un certo punto afferma: “Deposuit potentes de sede et exsultabunt umiles” (“Ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili”). La cornice in cui si ambienta la pericope evangelica della XXII domenica è il banchetto, inserito nel ciclo delle “Parabole dell’invito divino”. Cristo è dunque invitato a pranzo per discutere sulla questione del sabato (il giorno sacro agli ebrei). Gli Scribi e i Dottori della Legge intendono porre un tranello a Gesù, per poterlo condannare su questioni canoniche. Un altro elemento da notare è la presenza del pane, richiamo certamente al Pane di vita e, più teologicamente, in maniera velata, al pane eucaristico. Gesù si trova, ancora una volta, a confronto con persone pregiudizievoli. A lui si presume che non gli importasse molto. Gli apostoli hanno visto Cristo, noi no, ci fidiamo di quanto ci è stato tramandato. Eppure Cristo lo possiamo riconoscere: egli è manifestato soprattutto nei poveri, negli umili, nei diseredati. Cerchiamolo! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 04 settembre 2016 – VENTITREESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 14,25-33 (I lettura Sapienza 9,13-18; II lettura Lettera ai Romani 9,10.12-17). La pericope evangelica di oggi si riassume così: non è facile seguire l’esempio e gli insegnamenti di Gesù. Continua così il viaggio di Gesù verso Gerusalemme e tutto ciò che dice, è ormai rivolto a tutti i “cristiani”. Nella pericope evangelica odierna Gesù non vuole abolire il quarto comandamento, onora il padre e la madre, ma lo porta a perfezione facendoci mettere Dio al primo posto. Il termine odiare significa posporre, amare meno. Il fatto di odiare padre, madre, moglie, marito, figli e figlie e perfino la propria vita non va inteso letteralmente, ma nel senso di una radicalità alla sequela di Cristo. Umanamente è impossibile ma Cristo Gesù lo rende fattibile! La parabola è la costruzione della torre, per la cui costruzione bisogna essere in grado di portarla a termine. È necessario riflettere prima di intraprendere un’impresa: in campo cristiano ognuno ha la propria missione ed è inutile seguire sogni e miraggi, perché certe “vocazioni” sono specifiche per alcuni credenti e bisogna avere capacità, forza e tenacia per portarle a termine. Il fallimento è scandaloso e imperdonabile! Per seguire Gesù, a detta dell’evangelista Luca, è necessario abbandonare tutto, proprio tutto, anche le nostre angosce e paure! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 11 settembre 2016 – VENTIQUATTRESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 15,1-32 (I lettura Libro dell’Esodo 32,7-11.13-14; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 1,12-17). Nella prima parte della pericope evangelica si gioca sul binomio perdere-trovare (pensiamo alla pecorella smarrita). L’immagine che scorgiamo è quella del Cristo Buon Pastore, il quale va in cerca dell’unico peccatore che ha però bisogno di conversione! La gioia poi per la conversione del peccatore ha una dimensione comunitaria, poiché il pastore lo comunica agli amici. Vi è più gioia in cielo: la parola cielo sostituisce Dio dato che gli Ebrei non lo potevano nominare invano. Di là degli aspetti menzionati possiamo dire che Dio va in cerca della pecora dispersa e non aspetta che torni da sé. Nella seconda parte della pericope evangelica odierna si parla, ancora una volta, della misericordia di Dio; per spiegarla parto da un Enciclica, modifica da Giovanni Paolo II nel 1980, “Dives in misericordia”. L’episodio, qui non riportato interamente, parla di un uomo che aveva due figli, uno leale, l’altro no, un ingrato! Il secondo chiede al Padre di dividere l’eredità e parte per un paese lontano, vivendo da dissoluto e sperperando i suoi averi con le prostitute. Pentito, ritorna dal padre, accettando ogni eventuale punizione che gli avesse inflitto. Il Padre (immagine di Dio) invece di punirlo, lo redime, gli ridà la dignità perduta e lo accetta di nuovo a casa. Fa festa il figlio perduto è stato ritrovato. L’altro fratello, tornando dai campi, sente la musica e apprende che era tornato il fratello prodigo, che suo padre festeggiava. Egli è arrabbiato e forse, pensandoci, lo sarebbe chiunque ma i beni del padre erano sempre a sua disposizione; egli, come tutti i peccatori, non accetta che il padre, Dio, possa perdonarlo. A volte capita di sentire l’espressione “Dio dovrebbe fare venire il cancro ai delinquenti punendoli”, come se noi potessimo gestire la situazione e dare a Dio consigli. Il Santo papa afferma: “Quel figlio, che riceve dal padre la porzione di patrimonio che gli spetta e lascia la casa per sperperarla in un paese lontano, vivendo da dissoluto, è in un certo senso l’uomo di tutti i tempi […]”. L’uomo, dopo aver sperperato i suoi averi, conosce la miseria e la fame, si fa assumere da un allevatore di porci ma continua a vivere la povertà. In questa situazione “avrebbe voluto saziarsi con qualche cosa, magari anche con le carrube che mangiavano i porci. Ma persino questo veniva rifiutato. L’analogia si sposta chiaramente verso l’interno dell’uomo”. Gesù ha affermato che dall’interno dell’uomo esce il male e non vi entra dall’esterno. Egli, come argomentava il Papa, aveva perso davvero la cosa più importante, la dignità di figlio. Non se ne rende ancora conto, neanche quando afferma: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui muoio di fame”! Egli misura se stesso con il metro dei beni che aveva perduto, che non “possiede” più, mentre i salariati in casa di suo padre li “posseggono”. Come si svela in questo brano la misericordia di Dio? La figura del genitore, del padre, come abbiamo già affermato sopra, è figura di Dio Padre. “Il padre del figliol prodigo è fedele alla sua paternità, fedele a quell’amore , che da sempre elargiva al proprio figlio. Tale fedeltà […] si esprime ancor più pienamente con quella gioia, con quella festosità così generosa nei confronti del dissipatore, dopo il ritorno, che è tale da suscitare l’opposizione e l’invidia del fratello maggiore, il quale non si era mai allontanato dal Padre e non ne aveva abbandonato la casa”. La gioia del padre sta nel fatto che era stata salvata l’umanità del figlio (in quest’occasione, appunto, si commuove, ma sono lacrime di gioia). Al figlio fedele egli afferma che bisognava fare festa perché suo fratello era morto ed è stato ritrovato, è “risuscitato dal male”. Il padre ama suo figlio e quest’amore è pari all’inno della carità di San Paolo apostolo: “La carità è paziente, è benigna la carità […], non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto […], si compiace della verità […], tutto spera, tutto “sopporta” e non “avrà mai fine””. Anche tutti noi credenti abbiamo forti pregiudizi, talvolta, sulla misericordia. Valutiamo la divina misericordia esteriormente e invece è un qualcosa d’interiore. La misericordia di Dio, quando ci perdona (basta che lo vogliamo), dimentica il male da noi commesso. La parabola del figliol prodigo, terminando questa prima parte, “esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione” (realtà espressa anche nella liturgia di domenica scorsa). Veniamo ora a un’esegesi più dettagliata ma che sicuramente proporrà anche concetti simili: La parabola di oggi è stata pronunciata da Gesù per scribi e farisei. Essa è stata variamente interpretata. È battezzata con vari nomi: la parabola del figliol prodigo, la parabola del padre misericordioso, la parabola dei due figli, ecc. Il messaggio, in effetti, va considerato tenendo conto del punto di vista di entrambi. La richiesta del patrimonio con il verbo “dammi” da parte del figlio scapestrato in sé e per sé non è peccaminosa. Il peccato è riferito a vari fattori: secondo Schlatter perché ha dilapidato i beni del padre, per Bornhauser perché conduceva una vita immorale, per Lyonner era l’immagine di Adamo che voleva essere autonomo rispetto a Dio. L’Antico Testamento contiene vari brani sulla liceità, anche giudaica, di ereditare e avere beni paterni. Il fatto che il fratello dilapidò i beni con le prostitute è simbolo d’impurità legale; il fatto, invece, che si saziasse di carrube è segno di grave miseria. Il centro, il nucleo, della parabola è l’amore del padre più che il pentimento del figlio. Egli riconosce tuttavia di avere peccato, segno del suo itinerario interiore di conversione. Egli percepisce la dimensione verticale del suo male, cioè di aver peccato contro il cielo (immagine di Dio) e contro il padre. Ascoltando le righe della seconda parte del vangelo di oggi viene in mente il peccato del re Davide, il quale, come il figliol prodigo, afferma, di non essere più degno. Allontanandosi da casa cerca la libertà, ritornando acquisisce la vera libertà e soprattutto, come abbiamo già affermato, la vera libertà. Non basta essere giusti per salvarsi, ma bisogna entrare nella logica nuova inaugurata da Gesù, l’amore. L’amore si attua nella partecipazione alla comunione, è l’agape, il massimo che si possa desiderare! Dio è amore! L’immagine del padre misericordioso è la fotocopia di Dio, prima che ci rechiamo a chiedere perdono lui ci ha già perdonati e ci abbraccia con vero affetto! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 18 settembre 2016 – VENTICINQUESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 16,1-13 (I lettura Amos 8,4-7; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 2,1-8). Il Vangelo di oggi ci dice che non possiamo servire Dio e il denaro (mammona, secondo la precedente traduzione biblica). La lezione verte sulla jilarguria – philarguria: amore per il denaro. Dio non condanna il possesso dei beni terreni ma il loro cattivo uso, eventualità che si può facilmente verificare. Il Vangelo definisce l’uomo ricco ingiusto: oiconomon thV adiciaV - oikonomon tes adikias. Il termine scaltro è reso con jronimoV – phronimos. Altre considerazioni: 1) Gesù va alla ricerca della sua creatura perché non si perda. Dobbiamo essere ancorati con forza all'amore di Dio come Padre. Nel Vangelo esalta e loda chi gli ha derubato del suo. È una parola controcorrente, come può il padrone lodare l'amministratore dei beni se manca qualcosa? L'amministratore cerca consensi tra i debitori perché quando sarà licenziato, qualcuno di essi possa aiutarlo. Come domenica scorsa un figlio per convenienza ritorna dal Padre, così questa domenica di nuovo un Padre che accoglie e perdona. Non potete servire Dio e la ricchezza, dare a Dio la centralità e il primato, il primo posto a Dio nella nostra esistenza. Nulla e nessuno può prendere il sopravvento nella nostra vita. In tutta umiltà dobbiamo riconoscere che nei confronti di Dio abbiamo un figlio amato. Non si possono servire due padroni. Maria, nostra Madre, è l'esempio della figliolanza riconosciuta con amore. Dio vuole preghiere e suppliche affinché siamo salvati! 2) Dio ci dimostra che le persone disoneste, purtroppo, sono più scaltre delle oneste, le quali vivono fede da Chiesa come edificio o da sacrestia, invece di fare come dice il Papa, ossia sporcarsi tra l'umanità, rischiando di sbagliare ma amando il prossimo. San Paolo esorta Timoteo a camminare sulla retta via come Cristiano. Oggi assistiamo al male che dilaga, siamo il 17% di persone privilegiate contro l'83% di poveri, provocati dal nostro egoismo o di gruppi, nazioni,nei confronti di altre. Nella prima lettura vediamo che già ai tempi degli israeliti si "compravano i poveri per niente". Ciò che oggi abbiamo ascoltato sarebbe terreno di riflessione catechetica e teologica. Esorto tutti, me compreso, a cogliere l'invito di Papa Francesco, uscire dalle sacrestie e fare del bene all'umanità. È necessario riflettere sul monito all'accoglienza! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline. Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. 49. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 25 settembre 2016 – VENTISEIESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 16,19-33 (I lettura Amos 6,1.4-7; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 6,11-16). La Domenica odierna la potremmo nominare "... della giustizia" poiché si parla di un'ingiustizia terrena che poi diventa giustizia divina. Nella prima lettura è intravisto il castigo per i "buontemponi" che sfruttano le forze e i proventi (già miseri dei poveri) e non pensano ai reali problemi della società. Le persone menzionate sono le prime a "aprire" le fila verso l'esilio in Babilonia. Il Buon Gesù ci fa capire, tramite un racconto parabolico, la differenza nell'aldilà tra un egoista e un povero mendicante, l'egoista all'Inferno e il povero mendicante in Paradiso. In realtà, se i lettori notano, il ricco non è nominato, mentre il mendicante sì: Lazzaro. In realtà Gesù non si preoccupa di definire le due persone, non dice, in effetti, neanche se i due praticassero la fede o meno. Nella narrazione è chiaro però il contrappasso, il ricco senza Dio nell'aldilà e il povero con Dio nell'aldilà. Il ricco, nel caso della vicenda narrata, è "stolto", come tutti quelli che si costruiscono il paradiso in terra in modo artificiale e Dio sa come l'uomo ne sia capace! Se si vive come se Dio non esistesse alla fine, le conseguenze sarebbero devastanti, in questa vita e nella futura! Ricchi o poveri dobbiamo accogliere il meglio nella nostra vita: Cristo Gesù! Più facilmente, nonostante le difficoltà, arriveremo alla salvezza. Il povero si nutriva di ciò che cadeva dalla mensa del padrone, non da briciole e in tal caso, durante un processo di "beatificazione", la controparte avrebbe di che obiettare! Venendo al testo, il sostantivo mendicante è reso in Greco con ptwcoV - ptokos e sul significato possiamo definire mendicante chi si deprime e anche chi si rannicchia per spavento, spaventato da un mondo iniquo, consumista ed egoista anche se tra i ricchi c'è l'altruista (ricordiamo che Dio non odia i ricchi). Il sostantivo inferno è reso con il termine Basanous (basanous), e il significato sta appunto a Luogo di tormento, si potrebbe anche dire Luogo di tortura, tormento, sofferenza e infermità. All'inferno, fortunatamente, non ci manda Dio ma lo scegliamo noi stessi, le nostre opere cattive ci dicono la strada da percorrere; il brano evangelico su cui abbiamo disquisito è il dito puntato di Gesù contro i Farisei e gli Scribi, i quali accumulavano ricchezze disprezzando i poveri e usando "bilance false". Siamo chiamati a meditare su noi stessi e le nostre "false sicurezze", non solo in denaro ma anche spirituali. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 02 ottobre 2016 – VENTISETTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 17,5-10 (I lettura Abacuc 1,2-3; 2,24; II lettura Seconda Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 1, 6-8.13-14). La pericope evangelica appena letta ci dice che oggi è la domenica della fede potente in Dio ma anche dei servi inutili, i giusti sono i servi inutili. Il giusto vivrà mediante la fede! È l'affermazione del profeta Abacuc nella prima lettura, il cavallo di battaglia di San Paolo nel Nuovo Testamento e anche, tristemente il cavallo di battaglia dello scisma causato da Lutero nel XVI secolo! Dobbiamo cogliere il mondo di Dio. Che grande fortuna poter aver la fede trasmessa e testimoniata, che è un dono dato a tutti quelli che lo desiderano! "La Chiesa, sposa di Cristo, ci annuncia sempre la stessa parola, lo stesso Vangelo. Il Vangelo ci dice: "Signore, aumenta in noi la fede!" Sarebbe bello che anche noi condividessimo questa richiesta". Vedendo le sofferenze del mondo diciamo: "perché, Signore, il dolore, la sofferenza, la morte? Dio ha dato una risposta esistenziale, Gesù è entrato nella vicenda umana, ha condiviso il dolore umano e l'ha inchiodato con lui sulla croce". La fede apre la porta a orizzonti grandi. Se l'uomo ci chiude la porta, noi entriamo dalla finestre, ciò anche che affermò il Santo di Pietrelcina quando disse: "se anche Dio chiude la porta Maria ci apre la finestra e ci fa entrare nel Regno! Una volta fatto tutto quello che dovevamo, riconosciamo che siamo servi inutili, la realtà di un cammino spirituale. Alcuni esegeti affermano che essere servi inutili significa iniziare ad amare, per "amore", non per "obbligo". Non dobbiamo fermarci all'obbligo, perché l'obbligo presuppone il timore e il timore presuppone il castigo, l'amore non ha timore. L'evangelista Luca distingue sempre gli Apostoli (i dodici) da cui derivano i Vescovi e i pastori dai discepoli, da cui derivano sacerdoti e diaconi e anche noi laici, in un certo senso diaconi perché in qualche modo al servizio della Chiesa. Allora sorge la domanda e anche un po' di confusione: siamo servi inutili, semplici servi o amici? Qual è l’ambiente ideale? La risposta è: servi inutili significa anche ordinari [douloi acreioi - duloi achreìoi = dal greco significa servi inutili o anche servi ordinari] e il servo è sì inutile ma anche amico di Dio e il Signore si compiace di lui, il termine greco è eudokew - eudokeo, cioè compiacimento. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 09 ottobre 2016 – VENTOTTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 17,11-19. La domenica odierna il Signore ci invita al ringraziamento; le letture bibliche contengono due momenti di riconoscenza: l’episodio di Naaman il Siro (prima lettura) e l’episodio del lebbroso Samaritano, l’unico che ringrazia tra i dieci sanati, l’unico peccatore (considerato così dagli ebrei di Gerusalemme), a differenza degli altri nove che si ritenevano giusti. Naaman il Siro pensa di ringraziare Eliseo con un regalo materiale che rifiuta. Allora, come regalo, si impegna nei confronti del profeta a non più sacrificare per gli déi ma al Dio vero! Nel Vangelo abbiamo ascoltato l'episodio dei dieci lebbrosi guariti. Vedendo Gesù a distanza, doverosa per le prescrizioni ebraiche che impedivano ai Lebbosi di avvicinarsi ai "sani", i malati (possiamo interpretare anche nello spirito) alzano la voce - hran jonhn - eran fonen: il termine eran deriva da airo (airw) e oltre ad alzare significa elevare, accrescere, esagerare, eccitare la voce a provocare una reazione da parte dell'interlocutore ma significa anche pongo, riporto (come se i dieci volessero riportare il precedente stato di salute, quello sano, grazie a Gesù). L'alzare la voce è anche inteso come apportare, arrecare (arrecare il coraggio alla voce), trascinare via, cioè prendendo Gesù e tenendolo per sé, significa anche alzare, prendere afferrare, espiare il peccato, distruggere il peccato, la richiesta a Gesù era, in buona sostanza, la distruzione dal peccato. Al termine della richiesta i lebbrosi furono sanati: venne messa alla prova la loro fede e ottennero la guarigione. Il termine greco è ecaJarisJhsan - ecatzaristzesan e il suo sinonimo è mondati. Lo straniero è il Samaritano e sappiamo che i samaritani erano nemici dei giudei; nella pericope odierna vediamo come il nostro personaggio sia stato l'unico su dieci a ringraziare il Signore per il miracolo e precedentemente il dono della fede. Il termine greco è allogenhV - alloghenes e significa che proviene da altrove, appunto Samaria. Ricordiamo che anche nell'episodio del malcapitato percosso e derubato dai briganti, sempre un samaritano si appresta a soccorrerlo. Per la seconda volta vediamo come la salvezza di Gesù sia rivolta ai pagani, perché, i suoi compatrioti, mancano di fede e carità ma anche noi oggi rischiamo di essere relegati in tale categoria. Come ha affermato oggi il Santo Padre non siamo più capaci, anche in famiglia, a dire "permesso, grazie, scusa", parole semplicissime che però hanno una rilevanza semantica notevole. La grazia, come affermava uno dei più grandi padri della Chiesa, Sant'Agostino, è gratis. Noi, "che siamo i cattivi", non siamo capaci a ringraziare, perché? Perché Dio è il nostro ringraziamento e già l'eucarestia, Dio che ringrazia, diventa, per Suo merito, ringraziamento da parte nostra! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 16 ottobre 2016 – VENTINOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 18,1-8. la prima volta, nei tre anni del ciclo liturgico, che ricorre questa domanda, senza risposta, da parte di Gesù: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. È necessario per noi cristiani riflettere su questa frase che richiama la fine dei tempi. é l'argomento di cui vorrei parlare oggi, perchè si parla, come avete ascoltato, si parla del valore della preghiera - la donna, con la sua insistenza ottiene giustizia dal giudice disonesto e Mosè fa vincere Israele in battaglia con il gesto delle mani alzate - e la fine dei tempi. Oggi però dobbiamo anche riflettere sulla fine dei tempi e lo dobbiamo fare con fede. Nel momento cui recitiamo il Padre Nostro (e mi auguro che lo preghiamo tutti i giorni) diciamo "liberaci dal male" e, mentre preghiamo con tali parole, pensiamo al grande mistero di Dio che sconfigge il male, di Gesù, che ha inchiodato il peccato una volta per tutte sulla croce. Ritornando al tema della preghiera, dobbiamo dire che essa non deve essere condizionata e deve essere scevra da interessi personali. Dio chiede una preghiera incessante con una fede non interrotta, un credo professato ogni giorno. La preghiera deve poter sempre essere presente nella nostra vita perché abbiamo il bisogno fondamentale di Dio, il quale non è il giudice ingiusto che cede alle nostre richieste ma fa prontamente giustizia quando preghiamo autenticamente, genuinamente e con la ricerca costante di Dio. Dio desidera essere cercato ed amato, Dio non è semplice e potente guaritore ma è Padre. Dio è un Padre al quale io non posso farne a meno, Dio è un Padre che non si cerca solo al momento del bisogno. Dio vuole la preghiera con il cuore, perché è un padre su cui possiamo sempre contare. Analizzando questo brano possiamo dire che la vedova è il simbolo della persona, debole, indifesa, povera, disattesa e maltrattata e per tale caratteristiche chiede giustizia. Sul testo greco c'è una frase che dice dall'originale - macroJumei ep autoiV ; - macrozumei ep'autois? = Li farà a Lungo aspettare? Si può anche tradurre con li farà pazientemente aspettare? La risposta sta nel fatto che i tempi del Signore, talvolta, sono lunghi e certamente non come i fedeli si aspetterebbero; la risposta è no ma dobbiamo essere pazienti fino al momento in cui saremo esauditi. L'invito a pregare incessantemente è contenuto in ciascuna delle lettere di San Paolo, anzi, sembra che Paolo raccomandi vivamente la pia pratica. Gesù ci dice di non sprecare parole ma al contempo di insistere con la preghiera: essa è come il respiro "dell'anima" e, dato che dobbiamo respirare sempre pena la morte, dovrebbe essere un atteggiamento automatico e al contempo vitale! Joseph Ratzinger (prima di essere Papa Benedetto XVI) scriveva sull'importanza della trascendenza, bloccata dalla storia attuale o comunque combattuta e perseguitata. Ratzinger ci esorta anche a difendere, pregando, i nostri fratelli cristiani e poveri nei paesi dove sono perseguitati e ci spinge ad essere missionari, cioè far trasparire da noi il germe divino che proviene dalla Santissima Trinità che ci ha creati!! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 23 ottobre 2016 – TRENTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 18,9-14. Il tema conduttore della domenica odierna è la preghiera, di nuovo ritornata come "respiro dell'anima", anche se intesa in modo diverso. La preghiera è ossigeno per la vita spirituale, tema ricorrente ma nel brano evangelico va evidenziata la parabola, la rappresentazione: due uomini, un fariseo e pubblicano, entrambi pregano ma il risultato è l'opposto: un atteggiamento da evitare, l'altro da imitare. La preghiera riguarda l'intimo dell'uomo. Il fariseo, in realtà, enuclea le sue virtù, non guarda a Dio ma a sé stesso, è in piedi, con atteggiamento presuntuoso e saccente. Egli, alla fine, accusa chi si comporta male, ma Dio preferisce il pubblicano, perché si pente e fa ammenda dei suoi peccati. Egli ha sbagliato ma è giustificato perché confessa gli errori. Il fariseo in realtà comincia bene e dice "ti ringrazio", tuttavia, al di là della "forma" successiva era veramente un pio, un puro, un separato, lo stesso significato della parola "fariseo". Il pubblicano era un "ladro qualificato" quindi, tra le righe, il Giudeo osservante non aveva tutti i torti ma Gesù smonta questo modo di fare. L'errore del fariseo è la sua autosufficienza, egli è ricco, non ha altri problemi! Il fariseo non è cattivo perché sta ritto in piedi ma perché non rende merito a chi lo fa stare in piedi con un fondamento, ovvero Dio! Abbassarsi di fronte a Dio è un modo nobile per alzarsi ed essere sostenuto da Lui. E poi non dimentichiamo la morte, dobbiamo essere umili perché destinati a rimanere distesi e a ritornare ad essere terra, humus. Le migliori sculture, nell'antichità, non erano raffigurate in piedi. San Paolo, alla fine ci dice "chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere". La Prima lettura non ci dice di non pregare ma di pregare con il cuore; i poveri, disarmati, pregano con il cuore e Dio non li discrimina. Giovanni Paolo I, il papa del sorriso, diceva che "una giornata senza preghiera è una giornata persa". Le tematiche di oggi sono: preghiera, digiuno, giustificazione, umiliazione, esaltazione. Sull'umiliazione, Plummer sosteneva che "l'umiltà è il passaporto per essere ammessi nel Regno di Dio". Il termine “giusto” in greco è exthemeo - exthemeò, nel testo originale "essere giusti" è reso con exouJenountaV - exouthenountas - è ricorrente anche in Paolo (Cfr. Romani 14,3). Sempre in greco la preghiera è anche una supplica, tradotto da proseuch - proseuchè. Digiuno ha lo stesso significato indicato sul testo ed è tradotto dal sostantivo nesteuw - nesteuo. Umiliazione è resa dal sostantivo tapeinwn - tapeinon; il termine tapino deriva da qui. Esaltazione è resa dal sostantivo uyon - ufon, che significa altezza sociale, ma anche l'altezza di Dio e del Cielo, inoltre significa elevo e innalzo. Penso che il fariseo pensasse proprio all'altezza sociale e, commento personale, niente a che fare con Dio. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 30 ottobre 2016 – TRENTUNESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 19,1-10. Per tradurre l'omelia odierna, l'uomo ha il desiderio naturale, ma inefficace di vedere Dio. Ecco perché Zaccheo sale sul Sicomoro; tale fatto rappresenta tutti noi, abbiamo uno stimolo, inefficace però, di vedere Dio. Se qualcuno di voi è andato in Palestina si sarà recato a Gerico che si trova pressapoco al centro della Terra Santa, è un'oasi nel deserto, dove, con una certa approssimazione si intravede la pianta su cui salì il nostro Zaccheo. Zaccheo è insoddisfatto e vuole vedere Gesù; Diventa un incontro efficace per Zaccheo perché Gesù lo chiama; Zaccheo non cambia mestiere, si converte. Chi era Zaccheo? Gesù lo cerca, lo trova, va a casa sua. Per Gesù Zaccheo è importante! Zaccheo si rende conto di quel che è solo incontrando Gesù. Noi, se non facciamo delle cose grosse, ci sentiamo "persone per bene". Il Cristiano non è colui che non deve fare male ma è colui che deve fare il bene. Se non incontriamo Dio sul serio pensiamo di essere giusti. Il bene che coltiviamo in una famiglia, avendo anche la possibilità di studiare, lo dobbiamo far fruttare per gli altri. Don Oreste Benzi qui era un maestro: "tu non puoi essere un borghese ma in comunione con Dio e con il prossimo. Ciascuno di noi mette quanto ha ricevuto, dà il suo dono. Don Oreste Benzi diceva che ogni uomo ha la sua vocazione, la sua chiamata specifica. Anche i poveri hanno la chiamata che è la chiamata necessaria per tutta l'umanità, la chiamata per rendere più umano il mondo. I poveri non sono da mantenere, non è un compito del cristiano, il quale, però, deve essere vicino al povero per poter compiere il cammino con lui. Molte persone pensano di non valere nulla perché la società non le considera migliori, ma le membra più deboli sono le più necessarie. Don Oreste dice che sono state pensate tante rivoluzioni, comunismo, totalitarismo, nazismo, tutto è passato: se tu metti Gesù al centro della vita vedrai ciò che prima non potevi vedere. Mettere Dio al centro è una novità davanti agli occhi, dobbiamo aprire gli occhi perché Dio vuole salvarci dal male, a volte semplicemente tiepidezza e tristezza! Il Signore venuto perché noi abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza. Deve cambiare il nostro cuore! Ci sono tante ingiustizie, non è giusto l'aborto, non è giusto l'attuale sistema carcerario perché non è educativo, è diseducativo! I cristiani non devono tacere ma devono parlare, devono gridare la verità. La grande rivoluzione, chi vuole mettere veramente Dio nella propria vita, non siamo più soli! Geremia parlava di zoppi, ciechi, la donna partoriente. I poveri non vanno aiutati e rimanere nei propri agi, non serve tale aiuto. La grande rivoluzione, ipotizzata anche da Don Benzi, la vita è tutto dono, grazia, anche la debolezza è grazia, ci avviciniamo a persone concrete che possono stare vicino a noi! Il Segreto di Don Oreste era quello di Maria, lo stesso di tutti noi. "Zaccheo significa Dio ricorda", come ha anche affermato il Santo Padre. Riprendendo la prima omelia possiamo dire che l'uomo ha il desiderio naturale, ma inefficace di vedere Dio. Tutti gli uomini sono dunque inadeguati a vedere Dio. Gesù riconosce Zaccheo come figlio di Abramo ma nella linea della fede, così la conclusione del brano evangelico. Gesù alza gli occhi e vede Zaccheo, i due quindi hanno lo stesso intento, l'uno ricerca l'altro. Vi è un avverbio, molto ricorrente in Luca, che ci chiarisce quanto detto, l'avverbio shmeron - SEMERON, che significa il giorno d'oggi, oggi, il momento, il tempo presente, l'oggi di cui si parla, per Zaccheo: oggi la salvezza è entrata in questa casa. La restituzione quantitativa dei beni da parte di Zaccheo, è ben di più delle prescrizioni ebraiche che fissavano ad un quinto del reddito la cifra massima da elargire ai poveri; la conversione il nostro uomo la fa iniziare da qui. Luca rivolge la sua attenzione soprattutto ai peccatori, evidenziando la bontà di Dio e per tal motivo si parla della conversione di un pubblicano, Zaccheo. Il termine salvezza è reso invece con swthria - soteria e l'originale greco traducibile con liberazione, salvezza, salute, camino della salvezza o per la salvezza, salvezza eterna, totale e definitiva. La conversione non è un punto di arrivo per Zaccheo, comporta un lungo cammino e il fatto di voler restituire quattro volte tanto e dare la metà dei beni a poveri è solo l'inizio di questo bel cammino che porterà alla salvezza "eterna, totale e definitiva". Da aggiungere che il momento della conversione ci aiuta e grazie ad esso siamo "già salvi" ma comporta che coltiviamo e teniamo accesa la nostra lampada. Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 06 novembre 2016 – TRENTADUESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 20,27-38. Dio è l'origine della vita in senso umano. Se Dio non avesse voluto una realtà non l'avrebbe nemmeno creata. Noi cristiani dobbiamo vivere la vita umana come una testimonianza di fede. I fratelli Maccabei erano pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri. Siamo in tempi difficili, dobbiamo essere fedeli all'insegnamento della Chiesa e all'insegnamento del Papa. Amiamo Dio sopra ogni cosa e sopra la nostra vita? Anche noi vogliamo testimoniare nella nostra vita la nostra fede in Gesù Cristo e la vita eterna. Vogliamo testimoniare che stiamo camminando verso la casa del Padre. Gesù ha detto che dove c'è Lui saremo anche noi. Gesù è la vita e dona sé stesso. In Lui partecipiamo alla vita vera, Gesù ci dona la vita immortale. Maria è la madre di Cristo, la madre della vita eterna. Dio ci guarisce con tutta la mente e con tutta la forza. Dobbiamo cercare di capire il bene che c'è! La vita è più forte del male e del peccato e in Cristo possiamo vincere! Aggiungiamo di seguito uno stralcio di un’omelia tenuta in una casa circondariale alcuni anni fa: “Dobbiamo privilegiare la vita eterna. Siamo in una casa circondariale. Il carcere assomiglia ad un cimitero ma la vita all'interno è presente! C'è voglia di vivere anche se la vita è molto faticosa. In un carcere, aspettando il tempo entro il quale si può uscire, attendendo a progetti e sogni si attende di poter vivere, si attende la risurrezione. Una volta usciti si diventa dei "ri-sorti". Nella pericope evangelica odierna vi è subito una polemica [antilegonteV - antilegontes] tra i Sadducei, i quali, legati soltanto ai primi cinque libri della Bibbia, la Torah, negavano la risurrezione. In realtà anche all'inizio la Sacra Scrittura parla del Dio dei vivi, di Abramo, Isacco e Giacobbe. Essi negano che vi sia, "dicono che non c'è" risurrezione dei morti e che solo l'anima continua la vita"; i farisei comprendevano la risurrezione ma anche per loro la vita futura è continuazione della presente. Gesù afferma (dal testo originale): "isaggheloi gar eisin, cai uioi eisin Qeou thV anastasewV uioi onteV - isaggheloi gar eisin, cai uioi eisin Theou tes anastaseos uioi ontes - e gioca sui termini: immortalità, figliolanza divina, risurrezione. La traduzione, naturalmente è "e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli di Dio e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio". Il termine isaggheloi - isaggheloi significa uguale, simili agli angeli. I Sadducei derivavano il loro pensiero dal pensiero ellenistico (greco) che nega la risurrezione e parla solo di immortalità dell'anima. oV aggheloi - os aggheloi: significa come gli angeli.. "saranno come angeli di Dio". I Sadducei negavano la risurrezione e Gesù fa presente che Lui è il Signore dei vivi e afferma che nel Pentateuco (i primi cinque libri, la legge, la Torah) contiene la dottrina della risurrezione: nel roveto ardente Dio si presenta a Mosè (MwushV - moyses) come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe e non è un Dio dei morti ma dei vivi. Accettiamo Gesù nella nostra vita e saremo partecipi di certo della risurrezione futura. Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 novembre 2016 – TRENTATREESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 21,5-19. Dobbiamo incollarci a Cristo! Come sarebbe diversa la vita se lasceremo entrare la presenza buona di Cristo. Si parla del dono dell'immaginazione (chi non era entrato nel Tempio lo immaginava) e del tempo del pellegrinaggio a Gerusalemme. Per Israele il Tempio significava che il Signore era in mezzo a loro e senza il tempio la nazione "era persa". Senza lo Spirito Santo le cose non sono più vere. Anche se vi sono le Rivelazioni private (e buona parte la Chiesa approva) c'è sempre prima la fede. Nella pericope si parla di guerre, rivoluzioni: l'insegnamento è che di fronte ad esse non dobbiamo provare terrore, ma dobbiamo provare gioia quando ci si riunisce, perché nemmeno un capello del nostro capo cadrà. Non possiamo avere paura di Dio, perché significherebbe che non lo conosciamo. La pericope evangelica proposta la domenica introduce la Grande apocalisse Lucana, che si concluderà al v. 36. Si parla della distruzione del tempio: materialmente le chiese, come edifici materiali, deperiscono e crollano, ma spiritualmente la Chiesa è la nostra casa in cui coabitiamo con Cristo e i mattoni siamo noi, pietre vive impiegate per la costruzione del tempio. Nell'esegesi odierna vorrei farvi fare attenzione sugli ultimi due versetti del brano evangelico, il v. 18 e il 19: "Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà". Il termine perirà deriva da apolhtai - apoletai e può essere tradotto anche con lascio dietro, abbandono, perdo, cesso di essere, vengo meno, rimangi indietro, m'allontanano, ma anche seguo, oppure mi separo da, abbandono, lascio, dimentico (il rischio reale di dimenticare Dio), vengo lasciato, rimango (questi ultimi termini più positivi), permango, resto, resto per il futuro: non perirà significa anche che, al contrario, vivremo in eterno. "Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime". Parla della perseveranza (upomonh - upomonè) che salva e fa guadagnare anime. Il termine greco comprende entrambi i significati sopportazione e costanza di fronte alle persecuzioni. A livello semantico si parla di costanza, perseveranza, sopportazione, pazienza, attesa, speranza. E noi? Siamo pronti ad essere costanti, a perseverare, a sopportare, ad essere pazienti attendendo e sperando la venuta del Signore? Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 20 novembre 2016 – NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO RE DELL’UNIVERSO – SOLENNITà ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 23,35-43. Gesù è Re per chi soffre, per chi è povero, è Re per gli ultimi. Egli soffre per chi vive nel peccato. Anche Re Davide ha sperimentato il peccato! Dio vuole farsi Re nei nostri cuori; il Regno di Cristo è debole ma il Buon Ladrone ha accesa la lampada accesa per la fede. Gli altri, Farisei, Dottori della Legge, Soldati romani, stanno a guardare e, anzi, dileggiano il Cristo. L'altro condannato tenta Cristo come fece Satana nel deserto: se tu sei il Figlio di Dio salva te stesso e anche noi! L'altro non sfida Gesù e non lo insulta ma scende nel suo Io e formula una preghiera di soccorso e di aiuto: egli riconosce il proprio peccato, cosa che la società odierna rifiuta. Chi guarda i propri peccato e il Cristo nella fede entra nel Regno di Dio. e chiediamo a Gesù: "ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno" e la sua risposta "oggi sarai con me in paradiso". Oggi vediamo la figura di Gesù che è Re, il Re dei giudei. Mentre i farisei e i dottori della legge stavano a vedere senza fede, mentre i soldati romani lo schernivano, un uomo, il "buon ladrone", a differenza dell'altro, fa la sua professione di fede nella Misericordia di Gesù. La risposta non si fa attendere: oggi sarai con me in paradiso. L'oggi per l'evangelista Luca significa sempre. San Giovanni Crisostomo dice del ladrone: O ammirabile ladrone! Hai veduto un uomo crocifisso e lo proclamasti Dio! Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato.
  13. Massimiliano Lanza

    tutto fatto male

    Lavori fatti male: come stanare (ironicamente) i lavoratori pelandroni
  14. Massimiliano Lanza

    Vangelo Secondo Luca commentato

    Massimiliano Lanza Commentari biblici anno C 2015/2016 La presente bozza, che si spera diventerà un volume, rappresenta la raccolta di tutti i commentari biblici effettuati dall'autore nell'anno liturgico 2015/2016, riguardanti i Vangeli domenicali e festivi dell'anno C, proclamazione dell'Evangelo Secondo Luca. Massimiliano Lanza, Biografia: nato a Biella il 25/08/1970, dopo il Diploma di Maturità Magistrale indirizzo sperimentale socipsicopedagogico, ha intrapreso per 4 anni la Scuola Diocesana (Diocesi di Biella) di Formazione Teologica, per 6 anni il Corso Istituzionale in Sacra Teologia con tesi "Il Peccato Originale" e per un solo anno l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Da vent'anni lavora per il mondo della scuola, presso l'Istituto di Istruzione Superiore "G. E Q. Sella" di Biella; in questi anni, limitatamente a tempi e circostanze, ha continuato gli studi: nel 2008 ha conseguito il Master Post Laurea (solo a corsi singoli) in Didattica a Distanza e Filosofia Medievale sul Web presso la Drengo Srl di Roma; Nel 2016 ha conseguito l'Attestato a corsi singoli in Scienze Infermieristiche presso l'Università degli studi del Piemonte Orientale presso la sede di Biella; nel 2017 ha conseguito la Laurea in Scienze dell'Amministrazione e Consulenza del Lavoro (L-19) presso l'Università degli studi di Torino con tesi: "Lettura ad Alta Voce: la cura degli altri e di sé alla luce delle Medical Humanities", nel 2018 l'Attestato in Ingegneria della Sicurezza presso l'Università Insubria di Varese, nel 2019 il corso di Formazione Universitaria in Criminologia presso l'Università Nuova Bicocca di Milano e attualmente è iscritto al III anno (dopo riconoscimento crediti) al corso di Laurea Magistrale a ciclo unico (LMG/01) in Giurisprudenza presso l'ateneo torinese. Ha curato per due trienni i commentari biblici anno A, B e C del lezionario, e a tal proposito ha collaborato con alcuni enti sociali e religiosi. 3 Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 novembre 2015 – I DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Geremia 33,14-16 Tessalonicesi 3,12-4,2 Luca 21,25-28.34-36 Il linguaggio è apocalittico. Oggi celebriamo la prima domenica dell'avvento del Signore. Ci accompagnino le parole di Giovanni Paolo II, aprite, spalancate le porte a Cristo ed egli vi salverà. Come i primi cristiani, diciamo: vieni Signore Gesù! Oggi applichiamo anche il Credo, là dove afferma: "Aspetto la risurrezione della carne e la vita del mondo che verrà, Amen". L'avvento apre una stagione nuova per la comunità cristiana. Quel figlio che c’è dato è segno e garanzia di una promessa di un futuro, inizio di un'umanità riconciliata dentro l'amore di Dio che di fa carne nell'Immanuel, il Dio con noi. Prepararsi per il Natale è un dovere sacrosanto per un cristiano, un appuntamento antico di venti secoli. È un appuntamento sempre nuovo perché Dio è novità assoluta, perché Dio non si ripete mai, sempre nuovo è il tempo della vita! Ogni momento ci offre esperienze identiche, caratteri originali e singolari. La nostra coscienza ha i suoi limiti. Ogni volta Dio suggerisce e indica a ciascuno di noi itinerari sorprendenti e singolari; ci invita a essere fedeli, responsabili, vivaci in modo crescente. Moltman J. afferma che dobbiamo avere speranza nella vita eterna, durevole e sicura. Bessone A.S. afferma che l'Avvento propone una speranza realistica e il credente attende il sole che sorge dall'alto. Geremia, nella pericope contenuta nella prima lettura, ci presenta il Messia, Gesù, come i profeti avevano previsto! Nel testo evangelico è contenuto il termine apolutrwsiV - apolytrosis, che significa redenzione, perché Dio ci vuole bene e vuole salvarci tutti (se lo vogliamo!). Occorre regalarsi alcuni momenti dello spirito: la preghiera quotidiana è importante per coltivare l'amicizia e la comunione con Dio durante la Settimana, di là dalla Messa domenicale, sempre indispensabile, ma non basta! Dobbiamo rompere i ritmi stressanti del lavoro e mettersi in ascolto del Figlio e del Padre, è necessario confrontarsi con la Parola di Dio, lasciarsi penetrare e orientare, è il Signore che parla! E per chi ci crede davvero anche i regali di qualche messa la settimana. Questo momento dello Spirito dovrebbe essere il pane quotidiano, un'esigenza interiore, una necessità. Dobbiamo avere fame e sete di Dio. In secondo luogo dobbiamo santificare il lavoro: il dovere di ogni giorno non è tempo perso ma il luogo normale dell'incontro con Dio, facendo tutto con amore, serenità, competenza e professionalità come persone giuste e oneste. La preghiera impegna la vita e la vita si fa preghiera. Siamo i sacerdoti della vita e il lavoro diventa il nostro sacrificio, la nostra Messa. In terzo luogo dobbiamo impegnarci per il servizio agli ultimi, a cominciare da coloro di casa nostra e della nostra comunità. Ogni persona che incontro mi porta il mistero di Dio, innanzi tutto l'attenzione: dobbiamo accorgerci che gli altri ci sono e hanno dei problemi. La cosa più importante è l'ascolto, farci carico delle loro esigenze e urgente e dare una mano in concreto a chi ha bisogno. Dio è dentro, s’incarna a tutte le situazioni di disagio. I poveri sono la “carne di Dio”. Cristo non nasce perché Cristo è già nato e noi non ci siamo accorti, abbiamo a volte detto di no e non accolto. Maria, la madre di Dio, ci doni la sua mente, il suo cuore ma soprattutto la sua fede e il suo amore. Di parole ne abbiamo già pronunciate molte e con queste ultime auguro a tutti voi un buon cammino d'avvento! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 06 dicembre 2015 – II DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Baruc 5,1-9 Filippesi 1,4-6.8-11 Luca 3,1-6 Oggi la pericope evangelica ci dice che la "Parola di Dio, che è eterna, tocca l'uomo nel tempo" (Bessone A.S., Prediche della Domenica : 15), ma non i potenti, Giovanni il Battista, semplice come tanti altri personaggi biblici. Con Lui si può dire che la Parola di Dio affonda letteralmente, come afferma Bessone A.S., essa cade su un giovane di circa 26-28 anni, un germoglio che spunta nel deserto, luogo sterile, che è però predicatore efficace. La prima lettura ci ha fatto intravedere quello che saremo: Gerusalemme sarà ricostruita e il popolo ritorna alla città, perché è un popolo nuovo. La prima lettura è di Baruc, nello spazio temporale tra Baruc e noi nasce Gesù Cristo, il quale ha adempiuto la sua promessa. L'Evangelista Luca narra che “nell'anno quindicesimo dell'Impero di Tiberio" scende il fiume di grazia verso di noi, la Parola, il Logos, Dio stesso! La nostra è l'unica Religione in cui Iddio scende e si fa carne: è l'annuncio del Natale: “il Verbo si è fatto carne”! Ci sono proclamate le grandi opere di Dio! Giovanni il Battista anticipa ciò che avverrà con la Vergine Maria ma Egli predica con "forti parole", Maria fa silenzio. Entrambi perseguono lo stesso obiettivo ma in modo diverso; in Maria, ad esempio, c'è stato il sì, in modo diverso a Giovanni Battista, il migliore dopo Cristo tra i nati di donna e Maria la migliore dopo Cristo tra i nati di donna, direi per entrambi i migliori insieme a Cristo, anche se Cristo viene sempre prima di tutto! Il capitolo proposto oggi dalla Chiesa è parte del cosiddetto "trittico pre-sinottico", in altre parole l'evangelo di Luca, nella sua fase preparatoria, attinto dalla tradizione orale. Vi è, nonostante quanto affermato sopra, una separazione tra Giovanni il Battista e Gesù, è inserita la genealogia di Gesù, la conversione ha un carattere pratico e quotidiano. Giovanni il Battista ci fa capire che "c'è un deserto abitato da abitanti velenosi (il peccato), ma anche un deserto buono", un deserto di purificazione, orientato dalla parola, efficace e feconda; egli inaugura un "secondo esodo". G. B. "non annunzia un codice religioso e morale... ma predica la penitenza in vista della remissione dei peccati" (B. Prete). Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio è una frase importantissima e il termine greco di riferimento è soterion, da soteria, salvezza. Terminando possiamo affermare che, una volta che siamo raggiunti dalla Parola “divina”, siamo sanati. Giovanni Battista, dopo la discesa della parola si è fatto testimone invocando il Signore. Che cosa dobbiamo dire ai fratelli dopo aver ascoltato la Parola? "Rallegratevi, o fratelli, i vostri nomi sono scritti nel cielo"! Gli angeli, a Natale dicono ai pastori: vi annunziamo una grande gioia. Cristo risorto: i discepoli gioirono nel vedere il Signore. Amen Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di martedì 08 dicembre 2015 – IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA (Solennità) A cura di Massimiliano Lanza. Genesi 3,9-15.20 Efesini 1,3-6.11-12 Luca 1,26-38 Maria, priva del peccato originale, è la piena di grazia; lei ci spinge ad assomigliare sempre di più a Dio, al suo Figlio Gesù, sforzandoci di diventare santi e immacolati in Dio, come la Vergine Immacolata. Dio ha guardato Maria con occhio di predilezione e l'ha preservata dal peccato originale. Siamo peccatori fragili e siamo inclini al peccato. Dio ci vuole bene, come un padre vuole bene a suo figlio in qualsiasi condizione si trovi. Dio non annulla la ragione umana, il bisogno di capire. Se siamo capaci di cogliere i segni dei tempi possiamo interpretare la volontà di Dio su di noi e troviamo una spiegazione alla croce, alla redenzione. È necessario iniziare una relazione nuova. Dio si rivela nella storia, segue naturalmente la storia dell’uomo. In Maria vi è l'accettazione, lei è la cariV - karis, in altre parole piena di grazia, lei è la gioia, infatti, la giusta traduzione non è “Ave Maria” (sebbene terminologicamente corretto) ma “Rallegrati Maria”, non è un semplice saluto, ma identifica teologicamente Maria nella storia della salvezza cristiana. Il termine kecaritomenh - kecharitomene – è un passivo – l'ordine è venuto da Dio e viene da Dio stesso. Il termine significa piena di grazia ed è un aoristo passivo, derivante da ecortasqhn - ecortastzev. Il filosofo Wiggestein, autore del Tractatus Logicus Philosoficus, ha parlato dell'importanza del giardino, superiore alla casa, nel giardino l'uomo è stato ingannato dal serpente e in un giardino l'uomo è stato redento. Paradiso deriva da paradeison e significa giardino. Il giardino è un recinto, e da lì vi è la derivazione del claustrum, della clausura. La domanda provocatoria è: vogliamo veramente stare nel giardino soprannaturale di Dio o rimanere legati alla carne che porta alla corruzione? Chi ha orecchi intenda Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 13 dicembre 2015 – III DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Sofonia 3,14-18 Filippesi 4,4-7 Luca 3,10-18 La pericope (brano) evangelica di oggi contiene il secondo saggio della predicazione di Giovanni il Battista. Rigaux B. ci dice che il contenuto dei versetti da 10 a 14 è scritto in un "greco elegante". Giovanni il Battista era certamente un personaggio che provocava un certo fascino e molti si recavano da lui con motivazioni scarsamente religiose. Essi chiedono quale sia la via da percorrere e gli è indicata dal Battista. Il brano che leggiamo ha delle similitudini con le prescrizioni evangeliche che Gesù dava ai discepoli. Tutti danno la disponibilità a seguire il maestro (non Gesù, in questo caso ma Giovanni). Essi sono persone di diverse categorie sociali che però intendono convertirsi seriamente, in contraddizione ai curiosi Farisei e Dottori della Legge, i quali erano paragonati a delle "vipere", incapaci di compiere gesti di autentica conversione. Lo schema della pericope oggi proposta è quello didattico della domanda- risposta, con il quale Luca ci fa conoscere lo stile di predicazione del Precursore, il quale non esorta al fanatismo o a compiere strane imprese, ma desidera che i propri adepti siano impegnati nelle loro umili vicende reali, nella loro situazione professionale di vita. Per stemperare l'uditorio da ogni esagerazione non esorta gli stessi a lasciare i loro mestieri, ma a svolgerli nella giustizia e con amore. Egli consiglia: Alle folle di lasciare il superfluo, quale vestiario e cibo, ai meno abbietti; Ai soldati di non maltrattare e non estorcere. In ogni condizione di vita, dunque, è possibile la conversione e la pratica, con discrezione e carità, della propria professione. La predicazione del Battista costituiva un problema; certamente il tono era diverso da Gesù, anche se, come il Divin Maestro, controbatte in continuazione Farisei, Scribi e Dottori della Legge. L’ambiente della sua predicazione era particolare e particolare era l'atteggiamento assunto, sino a suscitare nelle folle il pensiero che potesse essere il Messia atteso, giacché le attese messianiche erano diffuse. Egli non si presta all'equivoco, dicendo che non è lui il messia sperato. Le contrapposizioni aiutano alla fine a capire. Egli contrappone il proprio battesimo a quello di Gesù (acqua-fuoco), afferma che il Cristo è più forte di lui. È un'economia nuova di salvezza, presto inaugurata da Gesù, riferita all'economia vecchia di salvezza (Giovanni Battista), il quale è raffigurazione di Elia. Gesù è il "nuovo Elia". Luca, tuttavia non contrappone i due. A disposizione per eventuali chiarimenti sull'esegesi auguro a tutti buona Domenica. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 20 dicembre 2015 – IV DOMENICA DÌ AVVENTO C A cura di Massimiliano Lanza. Michea 5,1-4 Ebrei 10,5-10 Luca 1,39-48 La liturgia della Parola della domenica odierna ci porta alle seguenti considerazioni: Non dobbiamo essere condizionati dal giudizio umano: ciò che è insignificante ha grande significato davanti a Dio; Il luogo dei natali di Gesù non era noto (ora lo è) ma Dio rende Grandi i poveri, gli ultimi. Betlemme di Efrata significa Betlemme Feconda (oggi la città è denomina Ain-Karim, 6 Km a ovest di Gerusalemme); I sacrifici degli antichi rimediavano al peccato solo nell'immediato. Gesù Cristo ci redime completamente; Sant’Elisabetta elogia nella cugina Maria il dono della fede perfetta. Ispirata spiritualmente, Maria esprime il Magnificat, cantico di origine Veterotestamentaria, ispirato al Cantico di Anna e altri similari. Maria ha ricevuto la rivelazione da parte dell'Angelo di Dio e si reca in fretta dalla cugina Elisabetta. Le note storiche sono precise ma essenziali. Luca evangelista ci fa ascoltare due discorsi: 1) La lode di Elisabetta che proclama Maria Beata; 2) Maria che esalta la potenza salvifica di Dio. La sintesi dei fatti? Un incontro, un saluto, un sussulto. Un fatto nuovo accade: Elisabetta riceve il dono dello Spirito Santo che la spinge a pronunciare una parte delle parole utilizzate poi dalla Chiesa nella preghiera dell'Ave Maria. Grazie a tale ispirazione considera la presenza di Maria e ne intuisce il profondo nesso spirituale: la proclama benedetta (dal greco euloghmenh - eulogemene) tra le donne, per merito di un "frutto benedetto" (dal greco euloghmenoV - eulogemenos) nel suo seno. "La Benedizione è l'esuberanza di tutto ciò che è pieno e che trabocca!" (Bessone A.S., Prediche della domenica - C, 1985, pag. 30). È un "frutto umano", un bambino, come affermò Bessone A.S.: "Dio è più umano dell'uomo". Maria è benedetta essendo la madre del Benedetto, il Signor Gesù, per questo è beata (dal greco macaria - makaria) avendo ricevuto, come detto prima, il dono della fede perfetta. Essa lo è (beata) perché ha udito e messo in pratica la Parola del Signore. S’intuisce una grande dignità correlata a Maria e al bambino che sta per nascere, definita (e può essere interessante capire il pensiero della Chiesa appena nata) Madre di Dio (la madre del mio Signore). La maternità di Maria è costituita da un unico duplice aspetto, fisico e spirituale. Maria, come anche affermano i Padri della Chiesa, ha concepito Gesù nel suo corpo, nella sua mente e nel suo cuore. Sul piano fisico ha avuto una gravidanza inimitabile, su quello spirituale un esempio a tutti i credenti. Nel suo grembo porta il Santo, "colui che è fonte di ogni benedizione e sorgente della gioia messianica" (Rossano P., Nuovissima Versione della Bibbia, Luca, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1978, pag. 74). Maria inizia a proclamare il Magnificat, dimostrando di essere la serva del Signore in una situazione di bassezza. Joseph Ratzinger, il Papa emerito Benedetto XVI, così scrisse: "Vi sono troppe poche persone capaci di vivere nel silenzio, di fondarsi sulla Parola di Dio, di lasciarsi penetrare da essa così che questa divenga realmente il loro pane. Chi di noi potrebbe dire che la Sacra Scrittura, i Salmi, sono divenuti il linguaggio spontaneo del cuore? In fondo, ci cibiamo di minestra di lenticchie quando [invece] nella Sacra Scrittura c'è la Parola che esce dalla bocca di Dio. (Bessone A.S., 1985 : 32-33; cit. da Ratzinger Joseph, Predicazione e dogma, Brescia 1974, p. 333). Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture evangeliche di Venerdì 25 dicembre 2015 – Natale del Signore - Solennità A cura di Massimiliano Lanza Il Natale, importantissima solennità, offre la possibilità ai fedeli di ben quattro Messe diverse per tipologia di letture bibliche. 1) Santa Messa vigilare "Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" Riferimenti biblici: Isaia 62,1-5 Salmo 88: "La mia alleanza gli sarà fedele". Atti degli Apostoli 13,16-17.22-25 Vangelo: Matteo 1,1-25 I lettura: La pericope è tratta dal Profeta Isaia. Analizziamo alcune parti: Abbandonata: dall'Ebraico 'azubah. Sarai chiamata mio compiacimento (in essa): hepçibah / e la tua terra sposata: è un componimento poetico che il Signore dedica a Gerusalemme che si fa addirittura suo sposo. lettura: La pericope è di tipo pasquale, tratta da Atti degli Apostoli. "Dio trasse per Israele un salvatore" si può tradurre anche con Dio suscitò, risuscitò per Israele un salvatore. Il verbo greco è egeirw egeiro e, tra gli altri significati, abbiamo sono risvegliato, risuscito, ergo; tutto ciò per dimostrare che il Cristo è risorto definitivamente nella storia e anche la Solennità del Natale richiama oltre al tema importantissimo dell'incarnazione, l’altrettanto importante mistero della risurrezione. La lettura fa una sorta di resoconto storico collegando Davide e la sua dinastia a Giovanni Battista (l'ultimo profeta dell'Antico Testamento) a Gesù, il Dio-con-noi che ci salva. Vangelo: La pericope riporta inizialmente la genealogia di Gesù. Chi conosce poco la Bibbia, questo elenco dice pochissimo ed è addirittura arido, chi conosce di là dalla media la S. Scrittura avrà un'idea più vicina alla comprensione, chi conosce a fondo la Bibbia avrà una visione globale e la genealogia dice tanto! In questa sede non faremo un’analisi della simbologia dei numeri (14 generazioni per 3) ma un dato è certo: Cristo si rivela nella storia realmente! Tra queste generazioni ci sono personaggi gloriosi ma anche umani e peccatori, perché Gesù prende su di sé la storia dell'uomo, bella o brutta che sia, perché Gesù ama l'uomo e lo redime totalmente! Anche questo fa parte del mistero del Natale! Per integrare questa pericope evangelica, la quale narra il mistero dell’elezione di Maria a ricevere Gesù Cristo nel grembo verginale, sono ispirato a utilizzare una frase di Karl Barth, teologo protestante, della Scuola liberale: “Il segno di un tale mistero (l’Immacolata concezione), che è rivelato dall’avvenimento della risurrezione, è il miracolo della nascita di Gesù Cristo: il fatto di essere concepito per opera dello Spirito Santo e di essere nato dalla vergine Maria” (Karl Barth, la dottrina dell’elezione, Torino, 1983, p. 974 – Angelo Stefano Bessone, Prediche della Domenica, Biella, 1986, pp. 28-29). Barth, protestante, non nega tuttavia l'illibatezza e l'importanza della Vergine Maria nella storia della salvezza, la quale ha ricevuto il Cristo. Giuseppe è l’immagine dell’uomo giusto, tanto è vero che decide di licenziare (dal greco apolusai – apolusai – significato lett. ripudiare) in segreto. Invece, analizzando il verbo precedente - eboulhJh – ebouletze, possiamo dire che Giuseppe, prima della rivelazione dell’angelo in sogno, lasciò alla sorte in segreto Maria, evitandole la condanna per lapidazione, legge vigente per le donne colte in flagrante adulterio; in realtà Maria è la Tota Pulchra, non possiede il marchio del peccato delle origini. Il termine sogno è reso in greco con onar – onar, da cui l’aggettivo “onirico” (si veda Sigmund Freud, sulla psicologia dei sogni – ricordiamo che Freud, nonostante il suo ateismo, scrisse i cinque pilastri sull’amore che ricordano molto da vicino il “comandamento dell’amore” di Gesù). In questo caso San Giuseppe ha una rivelazione e non una manifestazione dall’inconscio. Il termine partorirà è reso con texetai – texetai e significa anche essere partoriti, essere generati. Il termine Emmanuele – emmanouhl – emmanouel può essere anche tradotto con “con noi è Dio”, la traduzione classica è “Dio-con-noi”, cioè Dio non si accontenta solamente di averci creato ma è dentro di noi. Il suffisso hl – el richiama a Dio. Maria è colei “che non aveva conosciuto uomo”, in altre parole la conoscenza di un uomo o una donna nella cultura ebraica, significava aver avuto rapporti coniugali con lei/lui; soprattutto nel caso delle donne il marito poteva utilizzare il divorzio, l'atto di ripudio, separandosi così dalla donna, peccatrice. Se la stessa fosse stata colta in flagranza di adulterio, la legge ebraica prevedeva la condanna capitale. Giuseppe è un giusto e come ho già affermato, intendeva evitare a Maria tale sorte, ma nel frattempo la visione celeste impedisce a Giuseppe di lasciare la futura moglie, difficile da capire ma penso sorprendente il fatto che egli, nonostante conoscesse i fatti, rimase in silenzio. I vangeli non attribuiscono parole a Giuseppe come invece fa regolarmente la filmografia, ma in tal caso si tratta di fiction. Termino con una domanda: Anche noi siamo capaci di rimanere in silenzio anche di fronte ai drammi della vita? Per riuscirci prendiamo esempio dallo sposo di Maria. 2) Santa Messa della Notte (celebrata dalle 21.30 in poi o tradizionalmente alle ore 24) "Gloria a Dio nel più alto dei cieli" Riferimenti biblici: Isaia 9,1-3.5-6 Salmo novantacinque: "Cantate al Signore un canto nuovo". Tito 2,11-14 I lettura: Dio castiga il suo popolo ma usa misericordia qualora faccia frutti di conversione e si converta (così possiamo interpretare ancora una volta da Isaia). Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, ecc.: appellativi utilizzati anche al momento in cui il Faraone saliva al trono, termini mutuati probabilmente dal paganesimo e attribuiti a Gesù opportunamente adattati a Dio vivo e vero. lettura: tipico brano biblico utilizzato per le feste natalizie: dimostra la salvezza di Dio in atto ed è di stile apocalittico, dimostrando la vicina parusia (venuta del Signore). Essa ci esorta a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo. Nell'attesa della beata speranza del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo: nell'attesa gloriosa del Signore che verrà a rinnovare i nostri cuori nella pace, che verrà definitivamente con il suo Regno: in quel momento Dio sarà tutto in tutti. Vangelo: Luca 2,1-14 Il Censimento di Cesare Augusto: Si parla di censimento apograjesJai – apografestzsai: la traduzione del termine oltre che di censimento ha un suo sinonimo, ossia iscrizione in un registro; si parla di gioia e il termine è reso in greco con euaggelion - euanghelion, che appunto richiama al termine italiano Evangelo, ossia buona notizia; si parla di gloria e il termine è reso in greco con doxa - doxa, il suo significato si trova al quarto brano evangelico commentato. Si parla di un segno e il termine è reso in greco con shmeion – semeion e oltre a segno traduce indizio, marchio, suggello, segnale, indicazione, segni di potenza (miracoli, soprattutto attribuiti a Gesù). Il termine è in Luca ma è assai più noto nell'Evangelo di Giovanni in cui il segno richiama al miracolo. Riflettendo sulla pericope di Luca, possiamo intuire che il miracolo più grande è la venuta di Cristo in mezzo a noi con la sua nascita circa 2000 anni fa. Il miracolo più grande è che Dio in suo figlio Gesù ci redime dai peccati. 3) Santa Messa dell'Aurora (quasi ovunque celebrata solo nelle Cattedrali o nelle Parrocchie più popolate - come la Santa Messa vigilare) "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" Riferimenti biblici: Isaia 62,11-12 Salmo novantasei: "Una luce si è levata per il giusto". Tito 3,4-7 I lettura: la pericope in Oggetto è tratta dal "Libro della Consolazione" di Isaia. Ecco arriva il tuo Salvatore: l'incarnazione del Verbo che sopporta la croce e risorge. Città non Abbandonata: si tratta della Gerusalemme celeste che sarà sempre illuminata dalla Luce dell'Agnello (Gesù, il Salvatore). II lettura: richiama al dono del Battesimo e, consequenzialmente, dello Spirito Santo (lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo). "Si sono manifestati la bontà di Dio": Dio ci ama e crede in noi; abbiamo la sua grazia nel sacramento del Battesimo e con la conferma del suo Santo Spirito, per cui affrontiamo le "erte" della vita con brio attendendo una ricompensa più grande. Vangelo: Luca 2,15-20 Nella pericope che stiamo analizzando i termini salienti sono meditando (Maria meditava nel suo cuore le parole riferite a suo figlio, senza aggiungere chiacchiere) e avvenimento: il primo termine è reso in greco con sumballo – sumballo e, oltre a meditare, significa confrontarsi: la meditazione, in buona sostanza, è il confronto con la realtà. Maria si è confrontata con suo figlio, accettando anche ciò che era lontano dalla sua intelligenza e intuizione ma serbandolo nell'intimo con saggezza, certa di una comprensione futura; avvenimento è reso in greco con rhma – rema, derivato di rematoV – rematos, significa accadimento/avvenimento ma anche sinonimo di parola, detto, enunciato. Maria non si lascia spaventare dagli avvenimenti legati a suo figlio, ma accetta la volontà di Dio, obbedisce apparentemente in silenzio. La saggezza della donna esemplare la spinge, però, a conservare nel cuore le Parole di Dio. Anche noi siamo pronti a far tacere noi stessi e accogliere le parole di Dio? Con Sant'Ignazio di Antiochia dico: O Signore, prendi e ricevi la mia sensibilità, la mia intelligenza, la mia immaginazione, i miei affetti, tutto è tuo e a te io lo restituisco. 4) Santa Messa del Giorno "Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”. Riferimenti biblici: Isaia 52,7-10 Salmo novantasette: "Il Signore ha manifestato la sua salvezza". Ebrei 1,1-6 I lettura: "come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi": il messaggero è quasi certamente Giovanni Battista, il precursore di Gesù. "Senti? Le tue sentinelle alzano la voce": la voce è Giovanni il Battista, voce di uno che grida nel deserto, preparate la via al Signore, eccetera, eccetera. lettura: in questa pericope tratta dall'epistola agli Ebrei ci sono annunziati gli ultimi tempi, la pienezza del mondo grazie alla restaurazione di Gesù. Figlio: è Gesù, il Figlio di Dio per eccellenza, superiore a tutti i profeti dell'Antico Testamento. Costituito erede: tratta la filiazione divina, Gesù è erede in parti uguale con il Padre essendo seconda persona della Santissima Trinità. Vangelo: Giovanni 1,1-18 Da una riflessione di Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino: "il mondo del peccato sarà vinto per sempre se opereremo con Cristo Giorno per giorno, con fede. Dobbiamo accogliere quel bambino di Betlemme come salvatore, è il Verbo che si è fatto carne, egli era la vita e non si può "vivere senza la vita". Accogliere Cristo significa accogliere ogni persona, accogliere Dio nella maniera più profonda, vivere la vita e la rinascita di Gesù oggi in questo mondo. Dio ci indica la strada della gratuità, c'è una dimensione di gratuità nella nostra vita, Gesù si spoglia della sua divinità. In Gesù troviamo il Salvatore, perché ha provato l'esperienza umana, perché in modo solidale vive la vita umana. Fin dalla nascita è stato rifiutato, è nato in una stalla, ha dovuto emigrare in Egitto. Dobbiamo recuperare la gratuità della vita; tale cultura supera ogni fase di crisi, dobbiamo avere la speranza di chi vive accanto a noi ed è precario, semplicemente perché ci manca anche una semplice relazione con lui; tali persone hanno bisogno dell'amore e della tenerezza di Dio. Se siamo in grado di far sperare agli altri un futuro migliore, dando anche del superfluo, davvero saremo uniti a Dio! L'augurio di oggi dovrebbe essere quello di donarsi agli altri. Papa Francesco ha parlato dell'importanza della casa per trovare un luogo sereno e sicuro. Invitiamo le istituzioni a muoversi in tale direzione; dobbiamo trovare una soluzione a chi non può pagare l'affitto nelle case, soprattutto in case popolari". La mia riflessione: Verbum caro factum est: il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, piena di grazia e verità. Verbo (parola) logos – logos: dal greco si traduce con parola, discorso, menzione, dichiarazione, affermazione, risposta, promessa, detto, proverbio, massima, ordine, comando, proclamazione, dottrina, ipotesi (in filosofia), questione, soggetto, argomento, fama, tradizione, leggenda, conversazione, dialogo, eccetera, eccetera; tutto ciò che richiama discorsi e parole riguarda il termine logos; nella tradizione Neotestamentaria è la Parola di Dio fatta persona con la venuta di Gesù. Carne - sarx – sarx oltre al significato di carne, si riferisce al corpo fisico, materialità, corporeità dell'uomo, carne, uomo, uomo terreno, criterio, intelletto umano, natura umana, secondo criteri dettati dall'umana natura, carne, condizione di peccato. Gloria - (Kabod - ebraico) – doxa - doxa in Greco: la sua traduzione richiama diversi sinonimi, nella fattispecie: deliberazione, immaginazione, errore, apparenza, volere, opinione altrui, gloria, onore, splendore, stima, plauso, magnificenza, fulgore, splendore, rutilio, manifestazione di Dio comunicata ai salvati; il termine è utilizzato moltissimo nei formulari liturgici, sia Cattolici, che greco-ortodossi. Grazia – caritoV – karitos: il primo significato dal greco è grazia, poi viene generosità, amabilità, benevolenza, favore, gratitudine, ringraziamento, condizione di grazia, dono. Verità - aleJeiaV – alezeias: dal greco il primo significato è verità, poi viene realtà, condizione oggettiva, reale delle cose, veracità, sincerità, manifestazione di Cristo, criterio per l'agire morale del cristiano. Il Natale parla rappresentativamente della bellezza di Dio e il teologo protestante K. Barth asseriva: parlando di bellezza di Dio: soltanto per spiegare la sua gloria, che in ogni caso racchiude e porta ad espressione come quella che noi chiamiamo bellezza. Il Figlio di Dio, Gesù, Figlio per eccellenza ci ha resi figli nel Figlio, creati a sua immagine. Dio ha assunto la nostra carne, si è calato nella nostra realtà, assumendo tutto di noi, la vita umana e anche la morte. Egli non ha solamente assunto il peccato perché Gesù è Dio, non è creatura peccatrice ma il suo Spirito ci rende simili a lui, come lo è già sua madre, Maria. Egli non ha scelto una generazione di angeli perfetti o di nobili virtuosi ma si è calato nella realtà, la sua discendenza ha anche emeriti peccatori. Dio ama l'uomo così com'è ed è Lui a credere in Noi più che noi a credere in Lui, per quanto ci reputiamo credenti. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 27 dicembre 2015 – OTTAVARIO DÌ NATALE - FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA C - A cura di Massimiliano Lanza. Siracide 3,3-7.14-17a Colossesi 3,12-21 Luca 2,41-52 La festa odierna è stata introdotta alla fine del secolo scorso da Papa Leone XIII. La famiglia attuale è entrata in crisi a causa, come afferma Bessone A.S. dal "processo d’industrializzazione". L'antica famiglia racchiudeva in sé le ultime generazioni ed era sotto l'autorità del vecchio padre, il Patriarca, il quale aveva potere assoluto su tutti i discendenti. La famiglia patriarcale (oggi è diffusa nell'occidente la famiglia mononucleare) era di natura economica: il lavoro univa la famiglia, a differenza di oggi che la divide! Accadeva che i giovani e i validi provvedessero ai vecchi e ai malati, garantendo anche la continuità delle tradizioni. La famiglia dell'epoca era caratterizzata dall'unità, fattore assai difficile oggi per una svariata serie di motivi. La chiesa vuole, per le famiglie, per le persone, lo sviluppo della libertà e proprietà privata (e chi scrive, non sta elogiando la Rivoluzione Francese!), e dei mezzi di produzione economica. È necessario aiutare le famiglie a crescere, soprattutto dando un'adeguata retribuzione ai lavoratori (lo scrivente non intende fare da sindacalista!). Per spiegare meglio la famiglia, alla luce di quanto afferma il Padre Caldelari C., bisogna necessariamente riferirsi a Dio, creatore e Padre: essa trae origine dal concetto teologico summenzionato, ossia nella famiglia si generano i figli, si fa comunità, si è genitori, si è padri e madri. Inoltre, la vita è "dono" e "mistero", cioè sicuramente c’è donata e il perché è sconosciuto: una cosa sappiamo di per certo, ovvero che Dio ci vuole bene e ci ha pensati in una famiglia, dove ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Di fronte a dono e mistero, i nostri atteggiamenti devono essere riconoscenza e responsabilità, riflettendo sul fatto che la vita stessa viene da "Qualcun altro", Dio! La pericope evangelica di oggi ci dice che "i suoi genitori (di Gesù) erano soliti andare a Gerusalemme ogni anno per la festa di Pasqua". Era legge che ogni israelita si recasse tre volte all'anno a Gerusalemme (a Pasqua, a Pentecoste e alla festa delle Capanne) dall'età di dodici anni in poi, al tempio di Gerusalemme. Se una persona risiedeva a più di una giornata di cammino, ne era esentata. La famiglia di Gesù ne era esentata ma per devozione e desiderio, vi si reca ugualmente. A Luca evangelista non preoccupa tutto ciò, poiché ne dà un significato molto cristologico. Gesù vi si reca con i genitori durante la festa di Pasqua, quindi in brano evangelico contiene un forte richiamo pasquale. Il riferimento a Gerusalemme è negativo: la città in cui si mettevano a morte i profeti, la città che mise a morte Gesù Cristo. A Gerusalemme succede che i genitori di Gesù: Perdono momentaneamente il Figlio; Non ne comprendono subito il mistero (impenetrabile per loro, figuriamoci per noi! Solo la fede può arrivare a far comprendere il mistero); Gesù proclama i diritti del "Padre suo"; Gesù evangelizza nel tempio, la capitale della spiritualità rabbinica; Gesù subirà passione, morte e glorificazione grazie al tempio; Gesù è ritrovato dopo tre giorni e ciò richiama la permanenza nel sepolcro, la disavventura del Profeta Giona nel ventre della balena (esempio veterotestamentario profetico riferito al Cristo). Cristo è "mistero totale" e ne intravediamo il destino pasquale. Secondo il teologo Laurentin R. "è un gesto profetico destinato a significare il mistero della sua e morte e del suo ritorno al Padre". Nel racconto, scritto con un genere letterario storico e accurato (tipico di Luca, medico ed evangelista), notiamo che Gesù parla nel tempio con autorità, sapendo con esattezza ciò che dice, essendo autorevole esegeta della Parola di Dio e con una concreta dimostrazione che cresceva in età, sapienza e grazia. Sempre secondo ciò che afferma Laurentin, possiamo dire che Gesù sostenendo "devo occuparmi delle cose del Padre mio" (dal greco en toiV tou partoV mou - en tois tu patros mu) accentra la sua autorità sul Padre, è consapevole di essere il Figlio di Dio per eccellenza e di dover subire la passione, proprio ciò che costituiva il mistero più grande! Spero sia comprensibile a tutta la mia mailing list una spiegazione un pochino più sistematica... Ancora auguri di Buon Natale e Buon anno! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Siete invitati, inoltre a prendere nota, liberamente, della bibliografia. Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Leone XIII (1898), Rerum Novarum, Lettera enciclica sulla giustizia, San Paolo, n. 34 Commentari Biblici riferiti alle letture evangeliche di Venerdì 01 gennaio 2016 – Maria Santissima Madre di Dio - Solennità "I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio" Riferimenti biblici: Numeri 6,22-27 Salmo 66: "Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra". Galati 4,4-7 Vangelo: Luca 2,16-21 A cura di Massimiliano Lanza La solennità odierna riguarda: La maternità (santa) di Maria: definizione dogmatica (cioè secondo i dogmi promulgati, secondo la dottrina cattolica) di Maria Madre di Dio; Il dono della Pace: la tradizionale "giornata della pace" è stata voluta da Papa Paolo VI ben 49 anni or sono! Il dono della benedizione. Inoltre, oggi dobbiamo parlare di tre aspetti: la benedizione, la misericordia e la gioia. Tali aspetti li troviamo nella Liturgia della Parola di oggi: I lettura: il libro dei numeri ci parla della benedizione: il Signore prescrive una benedizione per i figli di Israele: “Il Signore vi benedica e custodica.... ” La benedizione di Dio è il favore e la protezione sul popolo eletto, il quale doveva ancora affrontare il cammino nel deserto per giungere alla terra promessa. Salmo responsoriale: Il Salmo responsoriale aiuta a rafforzare il concetto di benedizione: “Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto”. II lettura: Ma quando venne la pienezza dei tempi: l'epoca definitiva della venuta di Gesù; in termini teologici: tempo escatologico. In greco la pienezza dei tempi è il cosiddetto "pleroma", dal greco to plhrwma tou cronou - TO PLEROMA TU CRONU. Dio è libero e quindi, di conseguenza, con la venuta del Messia, l'uomo è un uomo libero, non più schiavo del peccato. Vangelo: La pericope di oggi, ad eccezione del versetto 15 che non è riportato e del versetto 21 in aggiunta, è pressappoco la stessa del Vangelo di Natale letto durante la terza Messa, la celebrazione dell'aurora; a parte le aggiunte e il versetto 21 il commento è pressappoco lo stesso. Naturalmente, sul versetto 21, ho aggiunto un brevissimo commento sempre mio. Il brano evangelico odierno ci parla della gioia: i pastori che tornarono “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto” (il Signore Gesù!). "Luca ama sottolineare l'aspetto propagandistico del Vangelo" (Ghidelli C., 1978). La gioia degli angeli con i pastori è simile a molti scritti riferiti ai manoscritti di Qumran, in cui si nota la comunità angelica che gioisce riguardo ai grandi interventi divini nella storia, anche perché la comunità è luogo di manifestazione della presenza divina (sempre da quanto afferma Ghidelli C.). L'armata celeste presente con Gesù alla mangiatoia dimostra che non si tratta della nascita di un uomo qualunque ma del Figlio di Dio, quello per eccellenza. Nell'inno che inizia con "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" vi è il termine greco eudociaV - EUDOKIAS: il prefisso eu significa buono e gli esegeti sono divisi nel comprendere se si tratti di buona volontà degli uomini che corrispondono al disegno divino, oppure benevolenza di Dio che agisce indipendentemente dai peccati degli uomini. Questa frase inizia un inno di lode a Dio e non si capisce se la divisione metrica sia binaria o ternaria. La versione più attendibile, alla fine, è che la "benevolenza divina viene a visitarci in casa nostra" (H. H. Bainton). Alla fine Dio ci porta la pace, un dono gratuito. Nella pericope vi sono tre aspetti rilevanti (anche riguardo la pace): Il binomio gloria-pace; Il binomio Dio-uomini; Il binomio cielo-terra. In tale pericope i termini salienti sono meditando (Maria meditava nel suo cuore le parole riferite a suo figlio, senza aggiungere chiacchere) e avvenimento: il primo termine è reso in greco con sumballo – sumballo e, oltre a meditare, significa confrontarsi: la meditazione, in buona sostanza, è il confronto con la realtà. Maria si è confrontata con suo figlio, accettando anche ciò che risultava lontano dalla sua intelligenza e intuizione ma serbandolo nell'intimo con saggezza, certa di una comprensione futura; avvenimento è reso in greco con rhma – rema, derivato di rematoV – rematos, significa accadimento/avvenimento ma anche sinonimo di parola, detto, enunciato. Maria non si lascia spaventare dagli avvenimenti legati a suo figlio ma accetta la volontà di Dio, obbedisce apparentemente in silenzio. La saggezza della donna esemplare la spinge però a conservare nel cuore le Parole di Dio. Anche noi siamo pronti a far tacere noi stessi ed accogliere le parole di Dio? Con Sant'Ignazio di Antiochia dico: O Signore, prendi e ricevi la mia sensibilità, la mia intelligenza, la mia immaginazione, i miei affetti, tutto è tuo e a te io lo restituisco. Al termine del brano evangelico si parla di circoncisione e dell'imposizione del nome e, come previsto dall'Angelo, il bambino di chiama Gesù, ovvero Dio- salva. Cristo si assoggetta dunque alla legge ebraica e anche tale sottomissione è per il nostro bene, per la nostra salvezza. Lasciamoci dunque redimere e salvare da Gesù! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 03 gennaio 2016 – SECONDA DOMENICA DOPO NATALE - ANNO C A cura di Massimiliano Lanza "Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”. Riferimenti biblici: Siracide 24,1-4.8-12 Salmo 147: "Glorifica il Signore Gerusalemme". Efesini 1,3-6.15-18: Vangelo: Giovanni 1,1-18 La pericope evangelica di oggi è lla stessa letta durante la Santa Messa del giorno di Natale, tralasciando alcune parti e ad eccezione di prima e seconda lettura di cui aggiungerò una brevissima esegesi e la nota sulla consuetudine natalizia a fine meditazione. La pericope riportata nella prima lettura dell'Antico Testamento tratta dal libro del Siracide, ci parla di aspetti fondamentali: la Sapienza è Gesù Cristo stesso che si è incarnato e così tutta la descrizione. Al versetto otto vi è l'espressione "Fissa la tenda in Giacobbe" che richiama il Vangelo di oggi con il “, venne ad abitare [il Verbo, Gesù, la parola, il logos – logos]. Tal elogio glorificativo e descrittivo riguarda il Figlio di Dio in maniera esclusiva. La pericope neotestamentaria tratta da Efesini, al versetto 6 dice: "secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto". Sul termine grazia, si veda la descrizione sotto. La chiave di lettura dell'epistola sta nel fatto che Paolo si sia ispirato a esporre il piano, il progetto che Dio (con il suo mistero) ha per ciascuno di noi. Al versetto 18 dice: "Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente..." e per mente Paolo intende il cuore! L'uomo amerà Dio con tutto il suo cuore e altre frasi simili... Il termine mente è tradotto dal greco cardiaV - cardias che significa appunto cuore e sta per mente. Verbum caro factum est: il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, pieno di grazia e verità. Verbo (parola) logos – logos: dal greco si traduce con parola, discorso, menzione, dichiarazione, affermazione, risposta, promessa, detto, proverbio, massima, ordine, comando, proclamazione, dottrina, ipotesi (in filosofia), questione, soggetto, argomento, fama, tradizione, leggenda, conversazione, dialogo, eccetera, eccetera; tutto ciò che richiama discorsi e parole riguarda il termine logos; nella tradizione Neotestamentaria è la Parola di Dio fatta persona con la venuta di Gesù. Carne - sarx – sarx oltre al significato di carne, si riferisce al corpo fisico, materialità, corporeità dell'uomo, carne, uomo, uomo terreno, criterio, intelletto umano, natura umana, secondo criteri dettati dall'umana natura, carne, condizione di peccato. Gloria - (Kabod - ebraico) – doxa - doxa in Greco: la sua traduzione richiama diversi sinonimi, nella fattispecie: deliberazione, immaginazione, errore, apparenza, volere, opinione altrui, gloria, onore, splendore, stima, plauso, magnificenza, fulgore, splendore, rutilio, manifestazione di Dio comunicata ai salvati; il termine è utilizzato moltissimo nei formulari liturgici, sia Cattolici, che greco-ortodossi. Grazia – caritoV – karitos: il primo significato dal greco è grazia, poi viene generosità, amabilità, benevolenza, favore, gratitudine, ringraziamento, condizione di grazia, dono. Verità - aleJeiaV – alezeias: dal greco il primo significato è verità, poi vengono realtà, condizione oggettiva, reale delle cose, veracità, sincerità, manifestazione di Cristo, criterio per l'agire morale del cristiano. Il Natale parla rappresentativamente della bellezza di Dio e il teologo protestante K. Barth asseriva: parlando di bellezza di Dio: soltanto per spiegare la sua gloria, che in ogni caso racchiude e porta ad espressione come quella che noi chiamiamo bellezza. Il Figlio di Dio, Gesù, Figlio per eccellenza ci ha reso figli nel Figlio, creati a sua immagine. Dio ha assunto la nostra carne, si è calato nella nostra realtà, assumendo tutto di noi, la vita umana e anche la morte. Egli non ha solamente assunto il peccato perché Gesù è Dio, non è creatura peccatrice ma il suo Spirito ci rende simili a lui, come lo è già sua madre, Maria. Egli non ha scelto una generazione di angeli perfetti o di nobili virtuosi ma si è calato nella realtà, la sua discendenza ha anche emeriti peccatori. Dio ama l'uomo così com'è ed è Lui a credere in Noi più che noi a credere in Lui, per quanto ci reputiamo credenti. A quando detto finora aggiungo una breve postilla: la consuetudine di Celebrare il Natale il 25 dicembre risale agli albori del IV secolo. Giovanni Paolo aveva affermato che il Natale ricordava la festa del solstizio d'Inverno, il cosiddetto giorno del "sole invitto" (Bessone A.S., Prediche della Domenica C, Biella, 1986) in cui si adorava il Dio sole in attesa dei grigiori dell'inverno. I cristiani, per contrastare usanze pagane, iniziarono dunque a celebrare il Natale: per il cristianesimo il sole da adorare è Gesù Cristo Nostro Signore, incarnato per noi. A conclusione della riflessione odierna, possiamo affermare che Dio ci ha dato il meglio e vuole il meglio per l'umanità, per coloro che lo seguono e che vorranno seguirlo. La prima lettura dal libro sapienziale del Siracide, l'Inno cristologico di Efesini e il prologo del Vangelo di Giovanni rappresentano il mistero di Dio che è grande e che non rinuncia, credendo nell'uomo (inteso come cristiano o chi vuole farsi cristiano), ad attuare il piano di salvezza. Dio si fatto realmente carne e, come affermò Schillebeelcx, ci ha amati rendendosi visibile. Sta all'uomo, infine, rispondere alla chiamata, accettando l'amore e la benevolenza infinita di Dio! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella 10. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 10 gennaio 2016 – BATTESIMO DEL SIGNORE – (Festa) A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 3,15-16.21-22 (I lettura Isaia 40,1-5.9-11 ; II lettura Lettera a Tito 2,11-14; 3,4-7) Note introduttive: Gesù è proclamato Figlio di Dio Prediletto (dal Padre) durante il battesimo, in cui appare su di lui lo Spirito Santo in “forma corporea”. Il Padre stesso riconosce in Gesù il Messia “inviato ai poveri” (Biffi I.). Egli viene proclamato sacerdote, profeta e re. Oggi si attua il mistero di Cristo che “porta su di sé i peccati del mondo” (Biffi I.). Il Signore ci salva (e vuole salvare tutti!) non per nostro merito ma per i meriti della sua misericordia, i meriti della sua passione, morte e risurrezione, il frutto del Battesimo al fiume Giordano. Egli si è offerto una volta per tutte per noi! Leggendo il brano evangelico ci accorgiamo che Gesù riceve lo Spirito Santo e subito dopo prega, a dimostrazione di quanto affermato inizialmente e aggiungendo che la preghiera era un tema caro a Luca; c’è da dire, a parere degli esegeti e dimostrando il tutto, che in realtà Gesù prega alla fine della discesa della colomba (il tempo verbale è un presente, mentre durante il battesimo è all’aoristo, al passato). Accettando il battesimo, benché non fosse necessario data la sua figliolanza divina, Cristo attua per noi il disegno della salvezza, mostrandoci il volto del Padre. Nota storica: La festa liturgica del Battesimo del Signore, dopo il Concilio Vaticano II, sostituisce la Prima Domenica del Tempo Ordinario o per Annum. Anticamente (teologicamente è ancora un concetto valido) il Battesimo del Signore veniva ricordato durante la solennità dell’Epifania (tra i tanti significati già delineati, il Padre Callisto Caldelari, Frate Francescano Minore elvetico, ce ne fornisce un altro: “bella manifestazione”). Infatti, nel breviario Romano del nuovo ordine, è affermato che durante l’Epifania, si contemplano tre prodigi: Gesù si manifesta al mondo, viene battezzato al Giordano e, infine, si ricorda il miracolo compiuto a Cana di Galilea, in cui cambiò l’acqua in vino (Cfr. Antifona ai II Vespri per il testo originale, noi abbiamo sintetizzato). A conferma di quanto sinteticamente affermato la Chiesa, durante l’anno liturgico C, celebra l’Epifania, la prima domenica utile (a conclusione del Tempo di Natale) il Battesimo del Signore e infine celebra la domenica successiva le nozze di Cana (Cfr. Bessone A.S.). Per arrivare al nucleo: Con il battesimo, porta del cielo, rigenerazione (il cui pegno è lo Spirito Santo) siamo chiamati a diventare “fedeli imitatori del Signore”. Egli ha dato l’esempio e i credenti lo seguono. L’imitazione di Cristo (fra l’altro è anche il titolo di un libro il cui autore è anonimo) non è semplice, significa prendere la propria croce e seguirlo. Lo vedremo fra breve: nella pericope evangelica odierna la prima lettura ci fa intuire la figura di Giovanni il Battista (“una voce”), complementare a Gesù, tant’e vero che egli veniva spesso scambiato con il Messia, per la gente era il frutto delle aspettative messianiche. Il Battista lo sa bene e, onde evitare confusioni, fornisce prova di contrapposizione tra Gesù e sé stesso o per lo meno si mostra quasi inadeguato (io non son degno di sciogliergli i legacci dei sandali, cioè si pone più umile di un gesto molto umiliante) nei confronti di Dio. Egli parla del suo battesimo (di acqua) differente dal battesimo divino (di fuoco e Spirito Santo); Giovanni chiude l’Antico Testamento, Gesù ne è superiore inaugurando il nuovo. La prima lettura è tratta da Isaia, dal Libro delle Consolazioni, scritto da un profeta vissuto alla fine dell’Esilio, è il famoso “Deutero-Isaia”. Nel brano odierno è ivi trattato il tema del buon pastore, profezia di carattere messianico. Gli esegeti, tra le righe, riconducono le descrizioni alla figura di Giovanni il Battista, come affermavano sopra. Nel battesimo, inoltre, si ricorda il valore vitale e salvifico dell’acqua: tutti sanno che l’acqua è anche distruttiva (pensiamo al diluvio universale ma, meno metaforicamente, alle alluvioni!). Dalla distruzione dell’acqua, solitamente si sviluppa la vita (la natura è rigenerante!), così come accade in grandi tratti fluviali soggetti a fenomeni di inondazione. Il termine, battesimo, a conforto di quanto affermato, deriva da bapto - bapto, che significa immergere. Dopo il battesimo Gesù emerge e si aprirono i cieli, discese la colomba, esattamente come dopo il diluvio, ovvero la storia ricomincia nuovamente in Cristo! I Padri della chiesa latini disquisirono abbondantemente sull’argomento. Con l’evento oggi descritto si dimostra teologicamente la divinità di Gesù, in quanto Seconda Persona della Santissima Trinità. Un secondo concetto teologico, desunto chiaramente da Luca durante l’episodio al Giordano,è che gli avvenimenti narrati richiamano alla Pasqua e alla Pentecoste, ovvero il fondamento della Chiesa e del Cristianesimo, grazie a Gesù che inaugura la salvezza per tutta l’umanità. Lasciamoci guidare dall’Agnello, Gesù Cristo, lasciamoci cambiare, convertire, affinché il terreno scosceso si trasformi in piano e possiamo essere consolati! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Biffi Inos (1984), Introduzione e commenti a Messale di ogni giorno, Piemme, Casale Monferrato Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Merk A., Barbaglio G. [a cura di] (1990), Nuovo Testamento, Greco e Italiano, EDB, Bologna Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 17 gennaio 2016 – SECONDA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 2,1-12 (I lettura Isaia 62,1-5 ; II lettura Seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 6,13-15.17-20) Il Vangelo di oggi rappresenta l’inizio della vita pubblica di Gesù, il miracolo delle Nozze di Cana. Secondo l’evangelista Giovanni il primo “segno” o “miracolo” di Cristo avviene a un matrimonio, perché Dio, come affermava il Padre Caldelari, si sposa con l’umanità. Il profeta Isaia parla di Gerusalemme terra sposta (cfr. la Prima lettura Liturgia odierna). Certamente la trasformazione dell’acqua in vino è paragonabile al “segno sacramentale” dell’Eucarestia: la diffidenza dell’acqua è trasformata nella sicurezza e nella gioia del vino. Il prodigio narrato nella pericope evangelica della II domenica per Annum anno C è la gioia: la felicità di essere con Gesù, tant’è vero che sono invitati anche i discepoli. Bessone afferma che “il vino simboleggia tutto ciò che la vita può avere di piacevole”, per esempio l’amicizia. Secondo Dufour rappresenterebbe “la gioia che può offrire la terra pur con la sua ambiguità”. Il Cantico dei Cantici ci parla spesso del vino accostato all’amore tra lo sposo e la sposa. Il testo afferma “Dammi da bere i baci della tua bocca; le tue carezze entusiasmano più del vino” (Cantico dei Cantici 1,2). Schnackenburg affermava che “il vino ha importanza poiché è un dono di Gesù, un segno di lui e per lui”. Nell’Antico Testamento il vino è segno dell’inizio del tempo della salvezza, per il Nuovo è simbolo escatologico dei tempi messianici, perché, a dire di san Paolo apostolo “questo ha preparato Dio per coloro che lo amano” (Cfr. Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 2,9). Ricordiamo, inoltre, che Gesù ha bevuto “del frutto della vita” durante l’ultima cena, simboleggiando il suo sangue sparso per la remissione dei peccati. Il buon vino di Cana rappresenta la carità di Dio, “il segno della gioia che la venuta del messia realizza”. Sant’Agostino affermava che “quando si pensa che la festa finisca salta fuori il vino buono, conservato fino allora, il vino nuovo mai gustato prima”. Per terminare l’esegesi di oggi, vi è una frase su cui porre l'accento: Gesù dice a sua Madre Maria che non è ancora venuta la sua ora. Quale ora? Il momento fatidico della salvezza della croce! La colletta di oggi dice che Cristo si è unito all’umanità, si è sposato con essa, proprio attraverso la croce, con quel sangue che ci ha redento e resi simili a Lui! Egli l’ha “abbondantemente riversato su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha mostrato il disegno del suo volere, rappacificando, con il sangue della croce gli esseri della terra e quelli del cielo”. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Schnackenburg R. (1973) , Il Vangelo di Giovanni, Vol. I, Brescia Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 24 gennaio 2016 – TERZA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 1,1-4; 4,14-21 (I lettura Neemia 8,2-4.5-6.8-10; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 12,12-31) Oggi, nella prima e seconda lettura si parla di assemblea. L'assemblea è importantissima e la stiamo sperimentando in questo momento. Nella liturgia è centrale la Parola di Dio. Ascoltando la prima lettura vediamo che il Popolo di Israele addirittura piange ascoltando le parti della Sacra Scrittura. Il Concilio Vaticano II ha dato impulso alla Parola di Dio e noi ringraziamo i padri conciliari: nei tempi antichi la Santa Messa era in Latino e la maggior parte della popolazione non la capiva, la Messa era valida anche solamente al momento della consacrazione ma oggi, essendo le celebrazioni in italiano, è molto formativo e importante ascoltare e meditare la Parola di Dio. A nessuno chiesto di fare il Teologo o il Biblista ma tutti possono leggere la Bibbia per conto proprio e pregare e crescere con essa, ovviamente la leggiamo alla luce del Magistero della Chiesa ma oggi tutti possiamo partecipare alla lettura e ascolto della Parola. Sapete, c'è molta ignoranza al tempo presente, lo ripeto non dobbiamo essere dei biblisti ma comunque documentarci sulla storia della salvezza così come dice il Signore. Tali parole siano scolpite nel nostro cuore. Tutta la tradizione scritta ci dice che dopo il peccato originale tutto si è confuso e oggi noi assistiamo continuamente alla confusione. Siamo totalmente disorientati, noi cristiani, che a volte disorientiamo il mondo. Tutti noi vogliamo sempre fare “bella figura”, possediamo Chiese splendide sul piano artistico e architettonico. Tutto ciò per dare onore a Dio Padre in Cristo Gesù e nello Spirito Santo. Come segno dei tempi dobbiamo dare attenzione al nostro corpo, alla nostra anima. Dobbiamo trovare nutrimento pieno dalla parola che annunciata; la Buona Novella viene a essere una notizia anche drammatica. Nessuno vuole stare male. Il Figlio di Dio pone l’accento dov'è la ferita. La Buona Notizia che viene data a Nazareth: “oggi si è adempiuta la Scrittura che avete ascoltato”. Questo luogo è inondato da una notizia splendente ma questa buona novella diventa poi momento di discussione e di discordia, Gesù quasi buttato giù dal precipizio in cui si collocava la città. Oggi, è necessaria l'unione con tutti, soprattutto con le persone che soffrono: la Scrittura è esposta ai credenti, non alla luce del mondo ma alla Luce del Figlio di Dio, con la coscienza di Pietro che tenderebbe a rinnegare Gesù ma che non lo fa e parla secondo la sua Grazia. Alla luce del Figlio di Dio dobbiamo vedere le sue piaghe, le quali ci guariscono da tutti i malanni, soprattutto morali e che scandalizzano i piccoli: il nostro compito, in nome di Dio, è sanare i più deboli. Al Dio della vita noi chiediamo di presentarci una sposa, la Chiesa con un abito bianco, il profeta Osea ci venga in aiuto in questo. Se un membro è ferito, dobbiamo aiutarlo e generare dei passi che portano alla salvezza (Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, Omelie dal 14 al 31 gennaio 2013, Anno della Fede, pp. 2-3). Fin dagli inizi della sua opera Luca si presenta e disegna cosa intende fare. L’esegesi di oggi parte dal capitolo uno di Luca per poi passare al capitolo quattro, un altro paragrafo sulla vita pubblica di Gesù. I primi versetti introducono l’opera lucana, rivelano la sua intenzione, essere un evangelista, distinguendosi dallo storico e identificandosi con un Teologo della salvezza, come affermò Lohse. Luca sa che non è solo, dietro di lui c’è la comunità dei credenti, la Chiesa. Luca era un medico, pertanto il suo stile era preciso e coglieva il particolare, il suo Vangelo si rivolgeva al ceto degli intellettuali. L’evangelista sceglie accuratamente e compone ordinatamente. Nella predicazione della Chiesa primitiva si proclamava che solo in Gesù Cristo vi è la salvezza, ovvero per tutti quelli che aderiscono Gesù Cristo, lo accettano e ricevono il Suo Battesimo. È necessario affermare che Dio ama tutti e vuole tutti salvati, i modi possono essere molteplici. L’opera lucana, nel suo complesso, richiama il kerygma apostolico primitivo, in altre parole l’annuncio del Regno di Dio. Annunciare il Regno di Dio significa annunciare la verità. Il soggetto della pericope evangelica odierna è riferito al libro del Profeta Isaia, alla profezia di 61,1-2, dal libro delle consolazioni, già contenuto nel “trito Isaia”. Finezza letteraria ma non solo, a dimostrare che il Nuovo Testamento contiene l’Antico. Secondo Luca Gesù è stato investito dallo Spirito Santo durante il Battesimo al fiume giordano e lo Spirito lo accompagnerà sempre. La fama di Gesù si diffondeva certamente in tutte le regioni limitrofe, egli legge un brano di Isaia e così inizia il racconto di oggi, ambientato a Nazareth. Vi è qui una curiosità: nelle traduzioni dai manoscritti si evince che Luca utilizza non Nazareth ma Nazara. Secondo E. Osty Gesù fece diverse visite a Nazareth, città in cui aveva trascorso l’infanzia: nella prima visita viene festeggiato, nella seconda suscita meraviglia, nella terza viene minacciato. Secondo Schurmann H. le visite sono semplicemente aggiunte posteriori, probabilmente da autori della cerchia di San Luca. Le parole convertitevi e credete al vangelo sono programmatiche e paradigmatiche: programmatiche perché ai catecumeni (coloro che si preparavano a ricevere il battesimo, chiaramente adulti) veniva proposto come “programma di vita”, paradigmatiche perché richiamano lo schema pentecostale (ossia riferito alla discesa dello Spirito Santo, il quale ha formato l’Ecclesia); il paradigma è il contenuto di un concetto più importante, tant’è vero che la Filosofia, la Politologia, l’Etica e persino la Teologia utilizzano criteri appunto paradigmatici. Gli occhi erano tutti fissi su Gesù, perché in quel momento si compiva un atto liturgico. “Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha consacrato con l’unzione”: Gesù dona all’umanità sollievo, finalmente le profezie si attuano, il suo vangelo si caratterizza per la liberazione dell’uomo dal peccato, dalla gioia messianica, dall’intervento di Dio sui poveri e gli oppressi, alla proclamazione dell’anno di Grazia (da cui la derivazione del Giubileo). Egli ha presentato in “termini inequivocabili” la sostanza dell’evangelo. “Oggi si è compiuta questa scrittura”: in Cristo Gesù si attuano le promesse antiche (il verbo ivi usato è al tempo perfetto, in altre parole indica il compimento di un evento del passato i cui effetti perdurano al presente). Il messaggio di Gesù è di grande consolazione, egli proclama guarigione, liberazione, libertà e grazia! Egli si rivolge agli anawim, termine ebraico che significa oppressi e contriti di cuore, è l’annuncio del tempo del perdono, del tempo della pace! La pace è dono di Dio ed è anche riconciliazione con il suo amore. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, Omelie dal 14 al 31 gennaio 2013, Anno della Fede – ad uso privato per gli studenti. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 31 gennaio 2016 – QUARTA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 4,21-30 (I lettura Geremia 1,4-5.17-19 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 12,31-13,13) Per comprendere il senso della pericope evangelica di questa domenica è necessario riflettere sulla preghiera di colletta, propria dell’anno C: “O Dio, che nel profeta, accolto dai pagani e rifiutato in patria manifesti il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fa che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell’annunzio missionario del Vangelo”: il coraggio è forza necessaria per l’annuncio, analizzate le tristi statistiche sulla frequenza dell’assemblea domenicale, dati che devono fare riflettere, soprattutto perché culturalmente la religione e le religioni hanno una grande importanza, anche culturalmente (Karl Marx definiva le religioni oppio dei popoli!). Come può notare chi mi legge, la pericope evangelica riprende la finale della scorsa domenica e inizia così la narrazione. Come pro-memoria mi ricollego a quanto scritto domenica scorsa: “Oggi si è compiuta questa scrittura”: in Cristo Gesù si attuano le promesse antiche (il verbo ivi usato è al tempo perfetto, in altre parole indica il compimento di un evento del passato i cui effetti perdurano al presente). Il messaggio di Gesù è di grande consolazione, egli proclama guarigione, liberazione, libertà e grazia! Egli si rivolge agli anawim, termine ebraico che significa oppressi e contriti di cuore, è l’annuncio del tempo del perdono, del tempo della pace! La pace è dono di Dio ed è anche riconciliazione con il suo amore”. Il vangelo di oggi ci parla di un Gesù che non è riconosciuto come profeta, ma solamente il “figlio di Giuseppe”. A differenza della scorsa volta gli scribi e il popolo lo vogliono buttare giù da un dirupo, soprattutto dopo l’affermazione (contenuta solo nel Vangelo di San Luca): al tempo di Elia soltanto a una Vedova, per sopperire alla siccità e carestia, fu mandato il profeta, in Zarepta di Sidone e solo a un lebbroso, Naaman il Siro, fu mandato il profeta Eliseo per la guarigione. Perché? Il motivo è semplice: il popolo non voleva sentire le parole pungenti di Gesù (la profezia non afferma mai concetti divertenti), voleva essere superiore alla Parola di Dio (della serie ascoltiamo l’omelia e poi non la viviamo e pratichiamo) e il vero precipizio sono le tenebre dell’ateismo, teorico o pratico che sia, e del peccato (gli storici e gli archeologi biblici non sanno dire se in quel punto esistesse un burrone o meno). La predicazione di Gesù per una parte dell’uditorio era “piena di grazia”, per un'altra parte suscitava meraviglia ma anche invidia e livore. A volte capita a chi è di umili origini diventare scienziato, teologo, filosofo, docente e di non essere apprezzato, dicendo che non è sufficientemente preparato chi non appartiene a un elevato ceto sociale: San Paolo dirà che “tra di noi non ci sono molti nobili, non molti ricchi”, a dire che la ricchezza vera sta in Cristo. Ghidelli afferma che a tutto ciò Gesù “risponde con chiarezza e reagisce con fermezza”. “Nessun profeta è bene accetto in patria”: Gesù non è bene accetto, è emarginato, deriso, non capito, suscita polemiche e odio, eppure compito non solo Suo ma di ogni predicatore è di predicare con coraggio, di dichiarare la verità, anche quando è scomoda! Il profeta Ezechiele ebbe una rivelazione a riguardo, esortato da Dio a vaticinare (cioè a profetare, a tenere omelie come si direbbe oggi, a predicare insomma) a Israele, che il popolo ascolti o non ascolti, a dire che non sempre l’inviato, l’apostolo di Dio è bene accolto. Schmid J. affermava ”che già gli antichi profeti hanno dato la preferenza agli stranieri, e un profeta agisce sempre per mandato divino … che per divino volere la sua patria deve passare in seconda linea di fronte ai forestieri, anche quando si tratta di miracoli … che la libera elezione di Dio non ha alcun riguardo a vincoli di parentela o di patria”. Quest’ultima a rafforzare il concetto che abbiamo prima espresso. Alla fine del brano il popolo lo porta sul precipizio ma non possono fargli alcun male, perché non è ancora venuta la sua ora, la morte in croce. Gesù è indifferente alle critiche, passa in mezzo a loro, volta le spalle e se ne va! Per terminare affermo che l’annuncio della Verità scaturente dalla Buona Novella deve essere proposto, non imposto, ignorando le critiche e parlando sempre con carità, come afferma la seconda lettura, l’Epistola di Paolo di oggi: Vi mostro una via migliore di tutte, dice san Paolo … la carità non si adira, non si vanta, non si gonfia, non risponde al male ricevuto, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta! La carità deriva dal termine greco agaph – agape ed è il massimo dell’amore, cioè la sicurezza assoluta che viene da Dio e che ama tutta l’umanità, soprattutto i peccatori. San Paolo dice che rimangono tre cose: fede, speranza e carità, ma la più importante è la carità. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2016), Commentari biblici, Anno Pastorale 2015-16, in Omelie anno C – ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 febbraio 2016 – QUINTA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 5,1-11 (I lettura Isaia 6,1-2.3-8 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 15,1-11) Il titolo da proporre per questa quinta domenica del Tempo Ordinario è una domanda: siamo tutti profeti? Molto spesso noi cristiani avvertiamo tutta la nostra impurità e indegnità, così come capitò al profeta Isaia. Non c’è nulla da fare: Dio è perfettamente santo, le creature, noi, no! Dio però è Onnipotente, è in grado di cancellare e distruggere tutte le nostre iniquità. Con Dio non solo siamo perdonati ma anche in grado di svolgere la sua missione in terra, come suoi discepoli e apostoli. A tal fine la nostra risposta è contenuta nella prima lettura: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. Ed io risposi: “Eccomi, manda me!”. Come affermava il buon Joseph Ratzinger dobbiamo ringraziare Dio che ha scelto strumenti inadeguati (gli uomini) per proclamare la Buona Novella! Per completare la risposta alla domanda iniziale, prima di addentrarci nell’esegesi, con le parole di Serafino Falvo (quando era ancora appartenente alla Congregazione dei Gesuiti), ex religioso Napoletano, affermo che il profetismo, la santità, sono comuni a tutti i cristiani! Talvolta anche le persone virtuose affermano che non possono né fare miracoli né profetare, con frasi del tipo “Farò del mio meglio, ma certo non posso fare miracoli!”… L’ultima frase, per chi ha fede e la coltiva, non è buona. La fede smuove le montagne e, fugando ogni pensiero di tipo eccessivamente carismatico o solo protestante (le correnti meno equilibrate, chiaramente), i doni del Signore sono per tutta la Chiesa, dal Papa all’ultimo dei battezzati, se possiamo fare confronti. La profezia non è predire il futuro ma affermare ciò che Dio vuole per noi qui e ora. Essere profeti è una buona cosa, salvo che chi parla annuncia un Vangelo diverso e San Paolo ci insegnava “anatema sit!”, sia anatema, cioè maledizione. Chi annuncia deve avere la condotta coerente alle parole, rendersi conto che è Dio che parla tramite lui o lei, attenersi al testo sacro. In ogni caso nella liturgia di oggi, sia la prima lettura sia il Vangelo disegnano racconti di vocazione: il primo, la chiamata di Isaia, la seconda di Pietro che diventa “pescatore di uomini” dopo il miracolo della pesca abbondante. Il racconto di Luca è di stile tradizionale e, come sempre, le fonti sono accurate. Il profeta, benché diverso da Dio sia raffigurato come un re seduto su di un trono glorioso. Il termine santo, riferito a Dio, il tri-aghios, cioè il tre volte santo (richiamo alla Trinità) è tradotto dal greco agioV - aghios che significa senza terra, “che trascende la terra, al di là della terra” (A.S.B., 1986). La pericope evangelica di oggi contiene tre elementi: La prima predicazione di Gesù; La pesca miracolosa; La chiamata di Pietro. Gesù è identificato come il Maestro, dal greco epistata – epistata e richiama il termine filosofico epistemologia, riferito ovvero al metodo di docenza: Gesù insegnava alle folle su una barca! Insegnava ai semplici e ai colti, senza alcuna discriminazione. Le folle, riprendendo il titolo di un testo di Karl Rahner, diventano uditori della parola, essi sono servitori e uditori della parola. Gesù non fa altro che annunciare la parola di Dio agli uomini, non parola umana agli uomini ma parola divina agli uomini e donne del tempo presente. Dopo la predicazione Cristo e i discepoli partono con la barca e si recano alla pesca e Pietro mette alla prova la sua fede, crede fermamente nel Maestro e getta prontamente le reti. Come risposta tutti sono entusiasti, Pietro si riconosce indegno e peccatore, Gesù lo esorta a non temere, a lasciare tutto (cosa che subitamente fanno) e a seguirlo. La frase “d’ora in poi sarai pescatore di uomini” può anche essere tradotta con “da questo momento prenderai, conservandoli vivi, degli uomini”. Tutto ciò si attuerà pienamente solo con il Cristo Risorto! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Falvo S. (1977), Il risveglio dei carismi, San Paolo, Bari Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2016), Commentari biblici, Anno Pastorale 2015-16, in Omelie anno C – ad uso privato. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di mercoledì 10 febbraio 2016 – Le Sacre Ceneri - COMMENTO AL VANGELO, LEGGI MATTEO 6,1-6.16-18 A cura di Massimiliano Lanza Il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà Gesù, sovvertendo la logica farisaica, nel capitolo VI di Matteo ci parla di tre capisaldi di capitale importanza per i giudei, l'elemosina, la preghiera e il digiuno. I farisei ne avevano fatto delle norme esteriori, pensando al plauso che avrebbero ricevuto dagli uomini ma il Padre nostro che vede nel segreto, Lui solo ci ricompenserà! La Preghiera, dal greco proseuchestze - proseuchsJe è anche la supplica e Gesù fa leva sulla preghiera personale, cioè di chiuderci in camera e pregare Dio in segreto. Vi è indubbiamente una parte pubblica della preghiera, pensiamo alla Santa Messa, ai Vespri o al Santo Rosario: per evitare di inorgoglirsi le azioni liturgiche menzionate devo essere praticate con attenzione, concentrazione e umiltà, evitando inutili e dispersive distrazioni o peggio giudicare o addirittura criticare gli astanti, peccato molto grave, ancor più durante la Messa; chi soffre di tale peccato ha il tempo della Quaresima per porvi rimedio. La traduzione del termine digiuno è anche la frase-sinonimo sono sobrio. Un inno della Liturgia della Ore di rito Romano afferma "sia parca e frugale la mensa, sia sobria la lingua ed il cuore... è tempo di ascoltare la voce dello Spirito", accogliendo la parola di Gesù: Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Non si tratta di non mangiare ma di non mettere al primo posto il cibo e il solo nutrimento ma anche di nutrirci dell'Eucarestia e della Parola di Dio leggendo la Bibbia, in particolare il Nuovo Testamento e in modo assai speciale il Vangelo di Gesù (ricordiamo che i Vangeli Canonici sono quattro: Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Come sempre a voi le considerazioni personali! Buona Quaresima! Massimiliano Lanza Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 14 febbraio 2016 – PRIMA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 4,1-13 (I lettura Deuteronomio 26,4-10 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Romani 10,8-13) La Quaresima, si evince dall’orazione di colletta, è “segno sacramentale della nostra conversione”, in altre parole una rappresentazione esatta di come deve essere la nostra vita spirituale, uno spaccato di cristianesimo applicato, un orientamento della nostra vita alle esigenze del Vangelo. Una particolarità: per il rito Romano la Quaresima è già iniziata il mercoledì delle ceneri, secondo il rito Ambrosiano la Quaresima inizia oggi con la prima domenica; il rito Romano, però, ha il tempo di Avvento più corto; il rito Ambrosiano, in realtà, ha il tempo liturgico di Avvento più lungo di due settimane e ciò compensa in qualche modo la mancanza delle ceneri e dei giorni seguenti alle stesse. Ritornando al commento, affermiamo che lo Spirito datore di vita lo porta nel deserto, luogo di morte. Le tentazioni sono ridotte a tre, in realtà sono di più perché si dice "il diavolo esaurì ogni tentazione". L'uomo non può vivere solo di pane o solo di pietre. La seconda tentazione: il potere su qualche situazione, persona, realtà, istituzione, ecc. La tentazione in oggetto ci accompagna sempre e allora dobbiamo rimettere Dio al primo posto. La terza tentazione. L'ultima: piegare Dio ai nostri bisogni e alle nostre richieste. Attraversando le tre tentazioni scopriamo che questi momenti vanno "attraversati". Gesù si allontana quaranta giorni dalla folla prima di iniziare l'attività pubblica. Non dobbiamo evitare le tentazioni ma attraversarle con la stessa forza di Cristo! Certo: il diavolo tornerà ("se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce"). La Quaresima è il tempo per ordinare la propria vita. Quel Dio cui far spazio si rivela in Gesù Cristo che è il Signore che da vita. Nella malattia, sofferenza, solitudine chiediamo la forza che questo tempo di Quaresima sia tempo di riscoperta di Lui e di Lui (Gesù) solo! La prima lettura ci parla della gratitudine del popolo eletto verso Dio che li ha liberati dalla schiavitù d’Egitto e che li libera ancora dalla schiavitù del peccato. Il soggetto è il dono della terra promessa, tanto caro a Israele. In questi pochi versetti si narra la storia della salvezza. La seconda lettura ci parla del dono della salvezza che proviene dalla fede. È necessario credere, soprattutto con il cuore, alla morte e risurrezione di Cristo, centro di tutto l’anno liturgico e vita cristiana (la seconda lettura è una pericope tratta dalla lettera ai Romani; l’epistola parlava di giustificazione per mezzo della fede). La pericope ci parla poi anche della ribellione di Israele con il peccato e richiama il battesimo cristiano. Il Vangelo ci parla delle tre tentazioni di Gesù: il cibo (il Messia non è un filantropo), il potere (il Messia non è un dittatore), la sfida a Dio (solo Dio è da glorificare). A rimedio di tutto ciò dobbiamo dividere il cibo a chi non ne ha (cosa non sempre facile, per chiunque), gestire meglio il potere politico, valutarsi limitatamente al nostro essere umani. Cristo vince in virtù e in forza dello Spirito Santo, frutto della Pentecoste. Il dono dello Spirito è esposto dall’evangelista Luca sia nel Vangelo sia negli Atti degli Apostoli. Dio ha poi sconfitto il Diavolo con i suoi stessi mezzi: Satana aveva ingannato Adamo ed Eva con un albero e Gesù sconfigge il male sull’albero della croce. In Luca, gli avvenimenti inerenti, le tentazioni, a differenza di Matteo, tendono verso il futuro, la risurrezione, la redenzione di Gesù. Per Matteo la rilevanza è nel passato, poiché considera la liberazione attuata nell’Esodo. Nello specifico Luca: Correla le tentazioni di Gesù al Battesimo; Correla le tentazioni alla Passione di Gesù (… si allontanò (il tentatore) per tornare al tempo fissato). A riguardo Lo studioso Dupont ci dice che l’espressione acri kairou – acri kairu (tempo fissato, dal greco) è ricca di significato (la traduzioni potrebbe anche essere “per un certo tempo”). La terza tentazione si attua a Gerusalemme, centro della spiritualità Ebraica, il cavallo di battaglia di Luca sul luogo sacro per eccellenza. Le tentazioni finiscono a Gerusalemme, per il momento, per ritornare poi al momento della prova finale, la crocifissione La terza tentazione, inoltre, ci parla di potere, Thn exousian – Ten exusian, il dominio del demonio che vuole far entrare l’umanità nelle tenebre, a differenza di Cristo che la fa entrare nella gloria della risurrezione; Secondo lo studioso Paoli, i tre vizi umani descritti nel Vangelo sono sostanzialmente avarizia, tirannia e vanagloria. “L’uomo nel Vangelo è tra lo Spirito e Satana: la sua scelta è tra queste tre linee, ed è una scelta non una eredità. Sono uomo e quindi sono valere, avere e potere. Devo farmi, non partendo da zero, ma da una posizione alienata, decaduta, e la mia scelta ha necessariamente il carattere di una liberazione. L’uomo nuovo nasce in questo processo di liberazione”. Riguardo alla “trappola delle tentazioni” il teologo evangelico Kark Barth così afferma: “La nostra attività è veramente determinata da quello che vogliamo. Noi siamo costretti a raggiungere lo scopo che ci siamo prefissi (…). Ormai l’uomo diventa lo schiavo e lo zimbello delle cose, di tutta la natura e la cultura di cui non ho saputo vedere la negazione e la fondazione in Dio; e ormai non c’è più alcun potere superiore che lo protegga da ciò che egli stesso ha posto come il suo Altissimo”. Buona domenica a tutti! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Barth K. (1962), L’epistola ai Romani, Milano, p. 26 Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Biffi Inos (1984), Introduzione e commenti a Messale di ogni giorno, Piemme, Casale Monferrato Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J.(1968-69), Le salut Gentil et e signification théologique du Livre der Actes, in N.T. St. 6, 132-155 Ghidelli C. (1977), Atti degli Apostoli, Torino Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie anno C – ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 21 febbraio 2016 – SECONDA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,28-36 (I lettura Genesi 15,5-12.17-18 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,17 – 4,1) La domenica odierna ci dice che il volto di Cristo si trasfigura e dimostra la bellezza di Dio che lascia un segno profondo nell'umanità. Il bello ci piace: sia ciò che vediamo con gli occhi, sia ciò che sperimentiamo nella vita. Dio ha messo in noi un desiderio profondo di bellezza. Abramo è invitato a guardare le stelle e a contarle. Dobbiamo cercare il volto e la grandezza di Dio e invocarlo su di noi in questa forma. Benché ancora lontana la Pasqua, la trasfigurazione ci presenza il Cristo già risorto, considerando anche che i Vangeli sono stati scritti alla luce della risurrezione. Tuttavia non dimentichiamo che con Mosè ed Elia, apparsi con Gesù, egli parlava della sua dipartita in Gerusalemme. La croce per Gesù, le angosce e le sofferenze della vita per noi credenti, sono esperienze di crescita e preludio di vita nuova. Leggendo la prima lettura, un passo di Genesi, si nota come Dio terminò con Abramo un’alleanza, fatto che sarà ricordato più avanti da San Paolo: il patriarca era un segno a mo’ di esempio per tutti i cristiani. Nella seconda lettura San Paolo ci dice che saremo trasfigurati ma nei cieli, concetto espresso con parole affabili. Per capire l’esperienza del Figlio di Dio è necessario leggere il prefazio della Messa riferito alla seconda domenica di Quaresima: “Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”. La trasfigurazione è la parte più importante dell’opera Lucana: con l’episodio della confessione di fede di Pietro e con la pericope odierna, assistiamo ad una vera e propria teofania, così come accade ad Abramo. Il ministero di Gesù sta volgendo al termine, giungendo a Gerusalemme e alla croce. La trasfigurazione, inoltre, richiama all’esodo (l’uscita di Israele dalla schiavitù egiziana) e all’ascensione di Gesù che avviene al termine del periodo post- pasquale. Il richiamo è comunque alla doxa – doxa, la gloria. Per arrivare alla gloria è necessario passare per la persecuzione e per tanto si parla di un nuovo esodo con Gesù. Luca presenta le tre teofanie principali di Gesù: il battesimo, la trasfigurazione, la pasqua-pentecoste. Il primo e il secondo sono preludio dell’ultimo. L’evangelo di oggi può essere trampolino di lancio per uno studio comune tra antico e nuovo testamento. La pericope di oggi (e le altre parti del vangelo lucano) è ricca di teofanie veterotestamentarie e di letteratura apocalittica giudaica. Le teofanie sono così catalogate: Il monte: di significato profondamente cristologico, paragonabile al discorso della montagna in Matteo e altrove – ricordiamo Mosè al Monte Sinai; Mosè ed Elia: rappresentavano la Legge e i grandi Profeti dell’Antico Testamento. Gesù è identificato come il nuovo Mosè (il quale aveva visto Dio e non era morto, come si credeva presso gli antichi ebrei). Elia rappresenta Gesù poiché, alla sua morte, salì direttamente in cielo con un “carro di fuoco”, simile uququinqqqqqqqquindi al Risorto. In realtà Luca si preoccupa di far risaltare Elia profeta nella persona di Gesù. Elia e Mosè hanno a che fare con un monte, il Carmelo per il primo e il Sinai per il secondo, così come Cristo che si trasfigurò sul monte. Egli attua in totale la legge di Mosè, i profeti e anche i salmi, i quali sono per antonomasia profetici; La gloria, poi, è un attributo messianico assai rilevante. Gesù è qui definito il figlio prediletto e il profeta, è il Messia sofferente identificato nel deutero - Isaia. Il brano di oggi non è correlato direttamente con quanto affermato sopra ma implicitamente è ivi contenuto il destino di sofferenza del Cristo. Egli rimase inascoltato! Il tema del riposo: si tratta di una questione escatologica, cioè la pace interiore che viene soltanto da Dio; La tenda: è simbolo nuziale, del matrimonio tra Dio e l’umanità, essa richiama a Mosè, che veniva “ricevuto da Dio” nella tenda del convegno; La voce dal cielo: è l’autorevolezza di Dio che entra in gioco a dare ufficialità alla missione del Figlio Prediletto, Gesù: egli è identificato come il Figlio regale, il Servo sofferente e il profeta. Per terminare i punti appena enucleati, cito, con C. Ghidelli, Riesenfeld: “Non bisogna dimenticare, sempre come riferimento alla trasfigurazione, che la nuova realtà, personificata da Gesù, a proposito dei prototipi presenti nell’Antico Testamento e nel culto giudaico, rappresenta non una seconda riproduzione né una spiritualizzazione, ma una seconda creazione nel quadro però delle antiche categorie e degli antichi motivi”. Luca fornisce in questo brano riferimenti cronologici precisi (otto giorni dopo) e, tipico di Luca, è raffigurato un Cristo sempre orante. Sul piano letterario, a differenza di Matteo, tralascia il termine greco metamorfoomai - metamorfoomai per evitare fraintendimenti con la cultura pagana, come sostiene A. Feulliet. I due uomini rappresentano i due angeli presenti al momento della risurrezione e al momento dell’ascensione. Dopo tutte le spiegazioni esegetiche riportate, un altro particolare è di estrema importanza: il post trasfigurazione fa convergere Gesù a Gerusalemme, capitale e centro di tutta la spiritualità giudaica, culla della Chiesa, centro di tutta la cristianità. Un altro particolare è che la trasfigurazione è un racconto simile all’episodio del Getsemani: il Cristo orante e la debolezza dei discepoli. I capisaldi sono dunque preghiera e vigilanza. Pietro, Giacomo e Giovanni, testimoni dell’evento, sono ancora troppo ignoranti per capire e, infatti, ne esce l’espressione: ”Maestro, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Cfr. brano evangelico). La nube che giunge inizia a far rendere conto ai discepoli di quanto accadeva, subentra il timore, Dio è coinvolgente. La voce del Padre “questo è il figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!” rappresenta l’ufficialità di Gesù rivelato come il prediletto che compie la missione redentiva dell’umanità. Una particolarità: Secondo Rengstorf, un esegeta biblico deutonico, l’evento della trasfigurazione si svolse probabilmente in ore notturne, tempo propizio per la preghiera di Gesù. In effetti, nella notte avvengono l’esodo, la creazione, la risurrezione di Cristo. La Chiesa riproduce tutti gli aspetti citati durante la celebrazione della Veglia Pasquale (pasqua significa passaggio ed esodo uscita). Termino con una citazione: Paolo VI, sabato 5 agosto 1978, il giorno prima della sua morte scrisse: “Sulla cima del Tabor, Cristo svela per qualche istante la sua divinità e il precedente destino della figura umana”. Noi vediamo il corpo di Cristo nostro fratello ma è anche il nostro corpo che va verso la gloria, la nostra sorte e il nostro splendore. Ci aiuti Maria, la donna della fede, pronta come Abramo a celebrare il suo “eccomi”. I discepoli, quando videro il Signore Risorto, gioirono nel cuore; i credenti devono sperare che la Quaresima li faccia progredire nella costante ricerca della bellezza di Dio. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Feulliet A. (1959), Le récit Lucanien de la tentation, in Bi. 40, pagg. 613-631 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie anno C – ad uso privato. Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie anno B – ad uso privato Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 28 febbraio 2016 – TERZA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 13,1-9 (I lettura Esodo 3,1-8.13-15 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 10,1-6.10-12) Il vangelo di oggi contiene due parti distinte: la prima ci dice che tutti siamo peccatori, la seconda che Dio dà a tutti i peccatori, la possibilità di pentirsi e salvarsi. La prima parte è spiegata commentando due episodi di cronaca (di cronaca nera, così anche come accade oggi) reali, la seconda per mezzo di una parabola. Ritornando alla prima parte è da notare che i giudei credevano che a ogni peccato corrispondesse un castigo materiale, qui in terra prima ancora che nell’eternità. I due fatti erano un eccidio operato dal governatore Pilato e una disgrazia umana che a tutti può accadere. Il primo episodio avvenne perché il Governatore fermò la rivolta degli Zeloti, un gruppo fanatico nei confronti della Legge e tradizione ebraica, il quale voleva sovvertire la “dittatura” imperiale romana (gli Israeliani, al di là delle polemiche attuali, difendono comunque sé stessi dagli oppressori). Di là dalle ultime considerazioni, gli Israeliti ragionavano che se a quelle persone erano accadute tali cose, significava che erano peccatori irresoluti e quindi meritevoli di un castigo. Gesù rifiuta tale visuale, dicendo che, in realtà, tutti gli uomini sarebbero meritevoli di castighi: a conforto di quanto affermato la preghiera dell’Atto di contrizione contiene la frase “perché peccando, ho meritato i tuoi castighi”, ma contiene anche la frase “e molto più perché sei infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa” (parte positiva della preghiera). Alla fine il messaggio di Gesù è che dobbiamo convertirci (sinonimo di fare penitenza), cioè invertire la nostra rotta, appunto essere buoni (non a Natale o a Pasqua ma sempre), amare di più il prossimo, pregare di più e meglio. Come affermato nel 2013, “Gesù mette in guardia sulla ricerca della falsa sicurezza; ci dice di evitare di fare il rapporto peccato-punizione ma il suo Invito riguarda la conversione. L'invito è produrre frutti di bene. I segni di Gesù devono portare alla conversione. Se non ci pentiamo e non cambiamo direzione di marcia, non possiamo arrivare verso Dio. Le sventure invitano alla conversione. Da una religiosità di abitudine dobbiamo arrivare ad una fede vissuta”. Dimostrando quanto affermato sopra, notiamo come, a un certo punto, Gesù esordisca dicendo: “Credete che quei galilei abbiano subito tale sorte perché Erano più peccatori di tutti gli altri Galilei? Vi dico che non è così; anzi, se non convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. I Farisei pensavano che fosse giusta la loro sorte, peccatori e loro, invece giusti. Gesù, ancora una volta, ribalta la situazione, fa il teologo “dogmatico”, ed esorta tutti a cambiare, ad essere vigilanti, perché a chiunque può accadere (e i mass-media, attualmente, ne danno forte risalto). Cristo è addolorato perché i Farisei non voglio convertirsi, tutti presi nei loro ragionamenti, tutti concentrati sul fatto che solo loro sono “giusti”. Egli allora aggiunge la parabola del fico sterile (comune a Luca), il quale ha bisogno di cure. Quali? La misericordia e il perdono. Il teologo J. Schmid diceva che il fico era un’immagine molto in voga per rappresentare Israele. Nel Vangelo, lo ricordiamo, oltre al fico, è utilizzata l’immagine della vigna, nonché nei profeti Veterotestamentarii. Se si leggesse attentamente la pericope evangelica, si evince che da tre anni la pianta era sterile. Tre anni sono il tempo del ministero messianico, il tempo in cui Gesù predica, il tempo finale prima della croce. Gli studiosi, nonostante questa felice intuizione, dicono che non è certo il collegamento tra un evento e l’altro. “Signore, lascialo ancora per quest’anno”: significa l’anno di grazia del Signore, richiamo al tempo del Giubileo (ricordiamo i giubilei avvenuti nella storia della Chiesa). Secondo Luca, in realtà, Gesù attende ancora la conversione di Scribi e Farisei, cosa che purtroppo non avvenne. Riguardo al fico scrissi nel passato: “Il Papa emerito, Benedetto XVI, durante la sua ultima omelia, prima delle dimissioni, il 13 febbraio 2013, giorno delle Sacre Ceneri, affermò che pochi sono disposti ad agire sul proprio cuore. La prima lettura dell’attuale domenica ci parla della trascendenza e dell'immanenza di Dio; il pensiero va all'episodio singolare del roveto ardente. Dio non preclude la possibilità di redimersi, vedi l'episodio del fico. Dio non ha creato all'inferno e non manda nessuno all'inferno, all'inferno ci andiamo noi e se non seguiamo i suoi comandamenti ci autocondanniamo con il nostro peccato”. Per terminare affermo che l’uomo è un triste peccatore ma la colpa è felice, come affermava Sant’Agostino: “O felice colpa, che mi ha dato un così grande redentore”! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie anno C – ad uso privato Ortensio da Spinetoli (1982), Luca, Cittadella Editrice, Assisi, pagg. 454 - 456 Rengstorf Karl Heinrich (1980), Luca, Brescia, pag. 280 Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 06 marzo 2016 – QUARTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 15,1-3.11-32 (I lettura Giosuè 5,9.10-12 ; II lettura Seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 5,17-21) Il vangelo di oggi è la classica parabola del Figliol prodigo, esemplificazione dell’amore di Dio ma anche dell’invidia da parte dei cosiddetti “giusti”. Per spiegare la misericordia di Dio, concetto contenuto nella pericope evangelica, parto da un Enciclica, edita da Giovanni Paolo II nel 1980, “Dives in misericordia”. L’episodio, qui non riportato interamente, parla di un uomo che aveva due figli, uno leale, l’altro no, un ingrato! Il secondo chiede al Padre di dividere l’eredità e parte per un paese lontano, vivendo da dissoluto e sperperando i suoi averi con le prostitute. Pentito, ritorna dal padre, accettando ogni eventuale punizione che gli avesse inflitto. Il Padre (immagine di Dio) invece di punirlo, lo redime, gli ridà la dignità perduta e lo accetta di nuovo a casa. Fa festa, il figlio perduto è stato ritrovato. L’altro fratello, tornando dai campi, sente la musica e apprende che era tornato il fratello prodigo, che suo padre festeggiava. Egli è arrabbiato e forse, pensandoci, lo sarebbe chiunque ma i beni del padre erano sempre a sua disposizione; egli, come tutti i peccatori, non accetta che il padre, Dio, possa perdonarlo. A volte capita di sentire l’espressione “Dio dovrebbe fare venire il cancro ai delinquenti punendoli”, come se noi potessimo gestire la situazione e dare a Dio consigli. Il Santo papa afferma: “Quel figlio, che riceve dal padre la porzione di patrimonio che gli spetta e lascia la casa per sperperarla in un paese lontano, vivendo da dissoluto, è in un certo senso l’uomo di tutti i tempi […]”. L’uomo, dopo aver sperperato i suoi averi, conosce la miseria e la fame, si fa assumere da un allevatore di porci ma continua a vivere la povertà. In questa situazione “avrebbe voluto saziarsi con qualche cosa, magari anche con le carrube che mangiavano i porci. Ma persino questo veniva rifiutato. L’analogia si sposta chiaramente verso l’interno dell’uomo”. Gesù ha affermato che dall’interno dell’uomo esce il male e non vi entra dall’esterno. Egli, come argomentava il Papa, aveva perso davvero la cosa più importante, la dignità di figlio. Non se ne rende ancora conto, neanche quando afferma: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui muoio di fame”! Egli misura se stesso con il metro dei beni che aveva perduto, che non “possiede” più, mentre i salariati in casa di suo padre li “posseggono”. Come si svela in questo brano la misericordia di Dio? La figura del genitore, del padre, come abbiamo già affermato sopra, è figura di Dio Padre. “Il padre del figliol prodigo è fedele alla sua paternità, fedele a quell’amore , che da sempre elargiva al proprio figlio. Tale fedeltà […] si esprime ancor più pienamente con quella gioia, con quella festosità così generosa nei confronti del dissipatore, dopo il ritorno, che è tale da suscitare l’opposizione e l’invidia del fratello maggiore, il quale non si era mai allontanato dal Padre e non ne aveva abbandonato la casa”. La gioia del padre sta nel fatto che era stata salvata l’umanità del figlio (in quest’occasione, appunto, si commuove, ma sono lacrime di gioia). Al figlio fedele egli afferma che bisognava fare festa perché suo fratello era morto ed è stato ritrovato, è “risuscitato dal male”. Il padre ama suo figlio e quest’amore è pari all’inno della carità di San Paolo apostolo: “La carità è paziente, è benigna la carità […], non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto […], si compiace della verità […], tutto spera, tutto “sopporta” e non “avrà mai fine””. Anche tutti noi credenti abbiamo forti pregiudizi, talvolta, sulla misericordia. Valutiamo la divina misericordia esteriormente e invece è un qualcosa d’interiore. La misericordia di Dio, quando ci perdona (basta che lo vogliamo), dimentica il male da noi commesso. La parabola del figliol prodigo, terminando questa prima parte, “esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione” (realtà espressa anche nella liturgia di domenica scorsa). Veniamo ora a un’esegesi più dettagliata ma che sicuramente proporrà anche concetti simili: La parabola di oggi è stata pronunciata da Gesù per scribi e farisei. Essa è stata variamente interpretata. È battezzata con vari nomi: la parabola del figliol prodigo, la parabola del padre misericordioso, la parabola dei due figli, ecc. Il messaggio, in effetti, va considerato tenendo conto del punto di vista di entrambi. La richiesta del patrimonio con il verbo “dammi” da parte del figlio scapestrato in sé e per sé non è peccaminosa. Il peccato è riferito a vari fattori: secondo Schlatter perché ha dilapidato i beni del padre, per Bornhauser perché conduceva una vita immorale, per Lyonner era l’immagine di Adamo che voleva essere autonomo rispetto a Dio. L’Antico Testamento contiene vari brani sulla liceità, anche giudaica, di ereditare e avere beni paterni. Il fatto che il fratello dilapidò i beni con le prostitute è simbolo d’impurità legale; il fatto, invece, che si saziasse di carrube è segno di grave miseria. Il centro, il nucleo, della parabola è l’amore del padre più che il pentimento del figlio. Egli riconosce tuttavia di avere peccato, segno del suo itinerario interiore di conversione. Egli percepisce la dimensione verticale del suo male, cioè di aver peccato contro il cielo (immagine di Dio) e contro il padre. Ascoltando le righe del vangelo di oggi viene in mente il peccato del re Davide, il quale, come il figliol prodigo, afferma, di non essere più degno. Allontanandosi da casa cerca la libertà, ritornando acquisisce la vera libertà e soprattutto, come abbiamo già affermato, la vera libertà. Non basta essere giusti per salvarsi, ma bisogna entrare nella logica nuova inaugurata da Gesù, l’amore. L’amore si attua nella partecipazione alla comunione, è l’agape, il massimo che si possa desiderare! Dio è amore! L’immagine del padre misericordioso è la fotocopia di Dio, prima che ci rechiamo a chiedere perdono lui ci ha già perdonati e ci abbraccia con vero affetto! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14) Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia. Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo! La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione. Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa. In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale. Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero. Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia). Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori. Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico. Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni). La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Schnackenburg R. (1977), Il Vangelo di Giovanni, Brescia, II, pp. 306-306 Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 20 marzo 2016 – DOMENICA DELLE PALME – SETTIMANA SANTA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: 1) Alla processione Luca 19,28-40; 2) Durante la Celebrazione Eucaristica Luca 22,14 – 23,56 (I lettura Isaia 50,4-7 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11) Oggi inizia ufficialmente la Settimana Santa, tempo di passione e di rievocazione dei passi principali della storia salvifica. Commenterò, come molti predicatori ed esegeti fanno, il vangelo introduttivo, il quale ci parla del Re che entra in Gerusalemme su un puledro e viene acclamato dalle folle, le quali lo condanneranno poco dopo. Vengono rievocati dunque i segni della salvezza, mediteremo sul mistero della Croce che ha salvato l’umanità. Il puledro che cavalca Gesù è figlio d’asina e ben sappiamo come il termine “asino” sia stata usato, e lo è tutt’ora, per denigrare lo studente che non ha studiato o la persona che non è colta, oppure chi sfoggia bellamente la propria ignoranza. Gesù sceglie un puledro non puro, perché ha “nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli”. L’asino è comunque un simpatico e tenero animale, tutt’altro che stupido. Un tempo l’arcivescovo di Marsiglia, ai tempi il Cardinale Etchegaray, così scriveva: “Io vado avanti come un asino… Sì, proprio come quell’animale che un dizionario biblico così descrive: “L’asino della Palestina è molto vigoroso, sopporta il caldo, si nutre di cardi; ha una forma di zoccoli che rende molto sicuro il suo incedere, costa poco il mantenerlo. I suoi difetti sono la caparbietà e la pigrizia” (Dheilly, pag. 52). Io vado avanti come quell’asino di Gerusalemme, che, in quel giorno della festa degli ulivi, divenne la cavalcatura regale e pacifica del Messia. Io non sono sapiente, ma una cosa so: di portare Cristo sulle mie spalle e la cosa mi rende più orgoglioso”. La domenica odierna è anche detta da alcuni liturgisti, da alcuni esegeti, un segno “pre-pasquale”. La seconda lettura di oggi, utilizzata in tutti e tre gli anni liturgici è un inno cristologico: “Cristo Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e diventando simile agli uomini. Apparso in forma umana umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre”. A riguardo di quest’ultima non c’è nulla da dire, soltanto è doveroso inginocchiarsi a quella croce che ci dà la salvezza! A differenza del vecchio Adamo che voleva essere simile e superiore a Dio, il nuovo Adamo, l’uomo Cristo Gesù, si umilia fino alla morte di croce per essere gradito al Padre. L’episodio odierno, dell’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, insieme ai versetti 41-44, è conclusione di una precedente sessione. Dopo l’introduzione seguono delle note topografiche (si trovavano, prima di Gerusalemme a Betfage e poi a Betania. Gesù poi si reca nel tempio ad insegnare, come era accaduto all’inizio del Vangelo così accade alla fine, perché alla fine del racconto quasi ci siamo. Da notare che Betania è il paese di Marta, Maria e Lazzaro, il terzo fratello che Gesù ha risorto (ricordiamo il famoso episodio della risurrezione di Lazzaro). Egli manda i suoi discepoli a sciogliere un asino, che però ha dei proprietari; sembra che i discepoli di Gesù lo rubino, in realtà l’espressione originale greca fa capire che i nostri beni appartengono prima di tutto al Signore e sono a Lui necessari. Prima dell’episodio Gesù aveva previsto “troverete un puledro legato”, dimostrando il profetismo messianico che principalmente viene da Dio. Quando fu vicino alla discesa del Monte degli Ulivi: è una precisazione che solo Luca ci offre. Gli apostoli osannavano Cristo per i miracoli e i segni compiuti; molto probabilmente, anche se l’episodio è contenuto in una pericope del Vangelo di Giovanni, si allude alla Risurrezione di Lazzaro. Benedetto Colui che viene (termine greco o ercomenoV - o ercomenos)…: la redazione lucana è molto specifica. Egli toglie l’espressione di origine aramaica Hosanna in ragione dei suoi destinatari che parlano il greco: invece di regno scrive re, secondo la profezia di Zaccaria, simile a Matteo, dimostrando che la finalità di questa pericope evangelica, che introduce l’inizio della settimana santa, mostra Gesù che, entrando gloriosamente in Gerusalemme è contemporaneamente Profeta, Re, Messia e Salvatore. come Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Mgr. Etchegaray (1978), in Bollettino diocesano di Marsiglia, Marsiglia (Francia) Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 27 marzo 2016 – PASQUA DÌ RISURREZIONE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo della notte: Luca 24,1-12; Vangelo del giorno: Giovanni 20,1-9 ; alla Santa Messa Vespertina per l’anno C si legge Luca 24,13-35 (I lettura Atti degli Apostoli 10,34.37-43 ; II lettura Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi 3,1-4 oppure I lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 5,6-8) A cura di Massimiliano Lanza Cristo è Risorto secondo le Scritture! Alcune parti del presente commento sono state tratte dallo scorso anno (la liturgia del giorno ha le stesse letture, cambiano i vangeli della notte e il vangelo della Santa Messa vespertina, celebrata la sera della domenica, per intenderci). Tornando alla nostra esegesi, possiamo affermare che la frase sopra riportata, il titolo, per intenderci, è tratta dal Credo, Gesù "è veramente risorto secondo le scritture". Il bel tempo della Quaresima è terminato e si attua pienamente, anche a livello liturgico (la liturgia terrestre interconnessa con la celeste), la pienezza dell'anno, la festa della Redenzione con la celebrazione della Pasqua, Solennità per eccellenza, frutto della precedente passione e morte di Gesù in croce. Il patibolo (ed è dimostrato dagli scritti giovannei) è la gloria di Dio per l'uomo vivente. Cristo è risorto nei nostri cuori ed è sempre vivo e presente in mezzo a noi! Le letture della Veglia della Notte (o serale) sono diverse, Antico e Nuovo Testamento; il senso delle nove letture (qualora fossero lette completamente poiché alcune sono obbligatorie, altre no) è che Dio si è sempre rivelato nella storia dell'uomo ma "ultimamente si è rivelato per mezzo del Figlio che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha creato il mondo". Ora un’occhiata al lezionario della Messa del giorno: I lettura La pericope è tratta da Atti degli Apostoli 10,34.37-43, la traduzione è precedente alla riforma dei lezionari. Gesù incomincia dalla Galilea la sua predicazione come riporta il brano biblico; un'altra traduzione può essere "i suoi inizi in Galilea". Ricordate, durante le feste natalizie, la famosa frase "Galilea delle genti, il popolo immerso nelle tenebre vide una grande luce". Quale? La luce del Cristo vivente, la luce del Cristo risorto. Il Cristo è apparto a testimoni prescelti, i quali erano a lui familiari. La familiarità è stata proprio il modo di rivelarsi pienamente di Dio in Gesù. Si può dire: "Abbiamo vissuto famigliarmente in sua compagnia per quaranta giorni dopo la sua risurrezione dai morti". Parlando di risurrezione dobbiamo ricordare la prima, condizione sine qua non (eccetto il peccato grave) di tutti i battezzati (percepibile solo a livello spirituale come armonia) e la seconda, alla fine del mondo: i vivi che ci saranno risorgeranno direttamente e gli altri là dove saranno morti e/o sepolti. Si parla anche di prima risurrezione o prima morte (per chi fu morto fisicamente prima della fine del mondo) e di seconda risurrezione o morte, in altre parole con il corpo le persone risorgeranno (ed è certo che accadrà a tutti, ma non tutti saranno nella gioia, per quanto Dio non si stanchi di cercarci) e andranno chi alla Vita eterna chi alla dannazione eterna. Salmo responsoriale La pericope salmodica è tratta dal Salmo 117 e ci dice che grande è la misericordia di Dio, il quale in Gesù è "testata d'angolo" ma scelta e preziosa davanti a Dio Padre. II lettura La seconda lettura di oggi è una pericope tratta da Colossesi 3,1-4: il brano biblico parla della risurrezione spirituale in attesa della gloriosa. Vangelo La liturgia del giorno propone in alternativa al Vangelo della Veglia (suggerito) la pericope di Giovanni 20,1-9 e, leggendo il brano, s’individua da subito: L'imperizia dei Discepoli a riconoscere la redenzione attuata da Cristo; L'evangelista Giovanni fa entrare prima Pietro dimostrando la preminenza del Papa nella Chiesa. La pericope evangelica letta anche durante la Solennissima Veglia Pasquale è tratta da Luca 24,1-12 (racconto della risurrezione) ed è di seguito commentato: la pericope evangelica è tratta dal capitolo ventiquattresimo di Luca, strutturato così: Esperienze al sepolcro; Apparizione ai discepoli di Emmaus (che commenterò); Apparizione agli Apostoli (non commentata qui); Ascensione di Gesù (commentata al momento della domenica omonima). Solo i primi due versetti concordano con Marco, dopo di che, se abbiamo iniziato a conoscere l’evangelista Luca, è opera a sé. L’attuazione della Risurrezione va creduta con un atto di fede; Luca ci dà un’esemplificazione di una spiegazione che coniuga le istruzioni di Gesù ai discepoli per il periodo post-risurrezione e i profeti che avevano vaticinato la dipartita e avevano previsto la risurrezione di Cristo. Gesù viene qui definito “il vivente tra i morti”. Negli altri due vangeli sinottici (cioè leggibili anche in tre colonne con temi e racconti paralleli) Gesù è definito “il crocifisso” (staurwJhnai- staurotzenai), anche nel momento della risurrezione. La differenza è che Luca lo identifica con il vivente (ton zwnta – ton zonta): Il verbo greco che richiama la vita compare soltanto in Luca. Si evidenzia “Il carattere redentivo del messianismo di Gesù”, come affermava Rigaux. necessario affermare che Luca insiste anche sull’incredulità dei discepoli, ma ciò sarà chiarificato nei versetti successivi. Tuttavia, solo con l’invio dello Spirito Santo nasce la Chiesa e solo allora la fede “la farà da padrona” e scomparirà ogni sentimento di incredulità. Nel fatto della risurrezione vi sono un fatto storico e uno metastorico (al di dà della storia): la risurrezione è un avvenimento salvifico, che rientra a completare, come affermano i professionisti in campo teologico, l’economia della salvezza. Luca, tuttavia, tiene separato il momento storico da quello metastorico, tiene separata la fede e la ragione, viene da pensare. Egli, tuttavia, insiste anche sulla possibilità di passare dai fatti osservati alla fede, ammaestrati solamente dallo Spirito divino. La fede nella risurrezione percorre una triplice via, così come suggerisce Danielou: Attraverso la Parola di Dio; Attraverso il ricordo delle parole di Cristo; Attraverso il riferimento alle Scritture, “che avevano annunciato l’azione escatologica della effusione dello Spirito per rinnovare tutte le cose e nel riconoscimento che questa azione si compie nella risurrezione”. Secondo l’evangelista Luca lo schema della risurrezione è il seguente: L’Angelo del Signore presente; La voce dell’Angelo; La paura del veggente; Il veggente si prostra; L’Angelo del Signore lo solleva e gli dà l’annuncio della risurrezione. Alcune pagine del Vecchio Testamento contengono delle apparizioni con sequenze simili. Il Papa emerito, Benedetto XVI, fa notare che lo schema è accompagnato dalla tematica della luce. Sant’Agostino aggiunge che le parole non servono di fronte al mistero ma solo il “giubilo”. Tutto ciò è contenuto nel Preconio di Pasqua, l’Exultet pasquale, in cui vi è la famosa frase di Agostino: “Felice colpa, se abbiamo meritato un così grande redentore”. ui La pericope evangelica che verrà letta durante la celebrazione vespertina è tatta da Luca 24,13-35 (episodio dei discepoli di Emmaus) ed è di seguito commentato: la struttura del racconto è composto dal: Dialogo dei due discepoli con un pellegrino, sulla cronaca del processo, condanna e pena capitale comminata a Cristo; Gesù fa una sorta di “esegesi” sulle sacre scritture, alla luce di Mosè, dei Profeti e dei Salmi; Riconoscimento di Gesù durante la cena; Notizie circa il ritorno a Gerusalemme. Dupont definisce l’episodio un “capolavoro” di tutto il Vangelo. Si intuisce il Kerigma, l’annuncio che questa pericope fornisce e la confessione di fede che ne scaturisce. L’episodio ha una dimensione liturgico-sacramentale, con chiara allusione eucaristica: vi è un accenno alla cena e, prima, spezza il pane. Tuttavia Laconi ci esorta ad andare oltre, perché il tema è sempre la risurrezione. A riguardo vi anche un altro schema: Aspetto storico: apparizione del Risorto; Aspetto teologico: riconoscimento dello stesso; Aspetto catechetico: prassi liturgica desunta dai gesti compiuti. Personaggi e luoghi: I due discepoli sono personaggi definiti; il villaggio di Emmaus è altrettanto un luogo indefinito. Il non riconoscere Gesù significa che non capivano il mistero della vita, morte e risurrezione del Signore. Il cuore dei due discepoli è triste, pigro e tardo. Rappresentarli dialoganti in cammino significa che anche tra gli Ebrei vi era l’usanza dei filosofi peripatetici greci, i quali riflettevano su tematiche spirituali (a loro modo) passeggiando. Venendo al linguaggio vi è da segnalare il verbo paroiceiV – paroikeis: significa stato di uno straniero che si trova in una città: Cristo viene scambiato per un forestiero, secondo la traduzione latina “advena sum, peregrinus habito”. I due discepoli avevano bisogno di un po’ di fede, dato che per loro la morte di Gesù era una tragedia (doveva essere il condottiero di Israele a liberare il popolo dall’oppressione romana). Per Gesù invece la sua morte è necessaria (stolti e tardi di cuore a non credere alle parole dei profeti- così disse loro). Luca sottolinea che la responsabilità dei capi spirituali è rilevante riguardo la morte di Gesù. Schlier dice che il sepolcro vuoto, tornando ancora ad una tematica di fede, non è prova della risurrezione ma riferimento e rimando ad essa. Koch afferma che il sepolcro vuoto porta al nucleo dell’evento. Nauck, invece, afferma che il sepolcro vuoto è testimonianza del risorto. In buona sostanza il messaggio di oggi è che la salvezza di Cristo passa attraverso la sofferenza, dal greco: paJein h eiselJein eiV ten dwxan - Pathein e eiselthein eis ten doxan. Come augurio di Pasqua, desidero ricordare a me stesso e a tutti i miei lettori che Dio ci vuole bene! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J. (1960), Le salut des gentils et la signification théologique du Livre des Actes, in N.T.St., n. 6 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti. Rigaux B. (1970), Temoignage de l’evangile de Luc, Bruges Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 – II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19) A cura di Massimiliano Lanza Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto. La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco. La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”. La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso. Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”. La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata! Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”. Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità! “Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore. Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere! Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca! Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo. Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono! La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti. Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 10 aprile 2016 – III DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 21,1-19 (I lettura Atti degli Apostoli 5,27-32.40- ; II lettura Apocalisse 5,11-14) A cura di Massimiliano Lanza Per iniziare ho estrapolato da altri commentari quanto segue: “Se non abbiamo un rapporto di amore con Dio e con Gesù, non lo possiamo seguire. L'amore di Cristo deve essere quello che Lui ha rivelato in mezzo a noi. L'amore è fare la volontà del Padre fino a sacrificare se stessi; il sacrificio é autentico quando seguiamo i suoi comandamenti e facciamo la volontà del Padre, come Lui ha fatto. Dobbiamo avere fiducia in Cristo Risorto! È necessaria allora la fiducia piena in Dio, non soltanto sempre e secondo la logica degli uomini! Il Signore interviene nella nostra vita solamente se lo mettiamo al primo posto: egli è stato definito come "il Risorto operante". Lo preghiamo? Chiediamo a Lui aiuto? È necessario far intervenire in noi la parola del Signore! L'esperienza dei Santi è per noi fondamentale e ne possiamo cogliere nuovi stimoli: Madre Teresa di Calcutta, ad esempio, diceva di prestarsi come strumenti nelle mani del Risorto. Il Signore è ancora e sempre presente! San Massimiliano Kolbe, morto nel 1941 ad Auswicht, diceva che voleva costituire una Cooperativa, una società con Dio, tra il suo peccato e la sua Grazia. “Voglio, o Signore, che la mia volontà coincida con la Tua! Amen” Dio chiede la corresponsione di un amore grande a Pietro che però è amato di amore infinito. Nella confessione lodiamo Dio, più che elencare i peccati; Dio ci ama, non ci chiede promesse, sa che siamo fragili e lo tradiamo in continuazione ma lui crede in noi e ci ama. Tuttavia la Confessione è la manifestazione assoluta dell’Amore di Gesù, che perdona i peccati e ci dona la Salvezza eterna; Egli ci rispetta nella nostra libertà, ci ama di amore eterno e infinito.” Venendo al commento redatto ho scritto quanto segue: La pericope evangelica contiene due racconti: L’episodio della pesca miracolosa (racconto abusato e molte volte ironizzato); L’episodio della professione di fede di Pietro all’amore di Dio. Dio lo perdona per il rinnegamento e gli affida la missione apostolica. La pesca descrive una Chiesa operosa. Essi si recano a pescare di notte, cioè una Chiesa sempre presente. Il testo greco dice che Pietro era nudo, cioè, essendo un pescatore (e vista l’epoca, non esistevano tute impermeabili), è in prima fila per “lavorare”. Tutto ciò è simbolico. La Chiesa non è un’anarchia, è Pietro a prendere l’iniziativa e tutti gli altri lo imitano. Anche a una Chiesa ordinata e anch’essa coinvolta nel processo di rivoluzione digitale, potrebbe toccarle la vacuità in sorte. Infatti, gli apostoli, finché non arrivò Gesù non presero nulla. La barca si riempì di 153 grossi pesci. Secondo San Girolamo, la zoologia greca considerava che le specie ittiche conosciute fossero 153. A riguardo Sant’Agostino affermò che la somma aritmetica da uno a diciassette faceva Chiaramente si deduce che il numero rappresentato è simbolico e significa pesca abbondante. Viene poi successivamente descritto molto semplicemente il pasto di Gesù, apparso risorto agli Apostoli. Schnackenburg affermò: “Sotto quest’aspetto egli ritorna sempre a manifestarsi nella sua comunità credente”. Il primo a riconoscere il Signore è l’apostolo Giovanni, il discepolo che amava; in realtà non c’è (come viene da pensare) rivalità o discriminazione con San Pietro: la Chiesa spirituale (giovannea) ha bisogno della Chiesa istituzionale (petrina), anche per dimostrare, oltre al primato petrino, il perdono di Gesù dopo il rinnegamento. Secondo Schnackenburg molti studiosi tendono a “riabilitare” la figura di Pietro negli incontri con il Risorto. Tuttavia, la tradizione ortodossa chiama “Santo teologo” l’apostolo Giovanni, verità ma non conflitto con Pietro. Il pasto con Gesù è dunque simbolo dell’eucarestia. Una curiosità: l’Evangelo di Giovanni ha due finali, una al capitolo venti, l’altra al capitolo ventuno, letto l’odierna domenica. Il capitolo ventuno sarebbe un’aggiunta postuma, datata circa il 100 d.C. Su chi l’abbia aggiunto, gli esegeti hanno formulato varie ipotesi: alcuni affermano si tratti di un discepolo della cerchia giovannea, chi l’Evangelista Luca e altre ipotesi che non riporto. L’insegnamento della pericope evangelica odierna è che Dio ci chiede, nel nostro cuore, se realmente lo amiamo. Dio ci ama effettivamente tutti di un amore incommensurabile e ha fiducia in noi. Anche noi, come l’Apostolo Giovanni, alla domanda “mi ami?” rispondiamo: “tu sai tutto, lo sai che ti amo”. Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti. Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 17 aprile 2016 – IV DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 10,27-30 (I lettura Atti degli Apostoli 13,14.43- ; II lettura Apocalisse 7,9.14b-17) A cura di Massimiliano Lanza Il brevissimo brano evangelico (non per questo privo di contenuti) di questa domenica pone l’accento sulla figura del Pastore. Il Pastore di cui si parla è Cristo risorto che è “esattamente la mano di Dio”. I chierici che regolarmente leggono l’Ufficio Divino, alla prima preghiera dell’Ufficio delle Letture, al momento dell’invitatorio leggono il Salmo novantaquattro, il quale dà un’idea di Dio creatore e pastore: “Nella tua mano sono le profondità della terra e le vette dei monti”. La Nuova Vulgata, la Bibbia in Latino promulgata da San Giovanni Paolo II arreca quest’espressione: “In manu eius sunt profunda terrae et altitudines montium ipsius sunt”. Sono molteplici i testi che parlano della mano, ossia dell’intervento di Dio e pertanto è difficile elencarli dettagliatamente. La mano è la stessa di Cristo risuscitato, quella di Dio con le “dita lunghe”, una mano dolce, carezzevole, giusta e anche severa, una mano forte come quella di un pastore, una mano che chiude il recinto e nessun nemico lo può aprire. Nessuna “pecora” scappa dalle mani del pastore divino. Il profeta Geremia dice con le parole di Dio: “Io susciterò dei pastori che le faranno pascolare; esse non avranno più paura né timore; nessuna andrà perduta. Oracolo del Signore” (Geremia 23,4). La prima lettura afferma “abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna”. I destinati alla vita eterna per i rabbini sono tutti gli ebrei, per i cristiani è necessario prima il Battesimo e la professione di fede in Cristo. In proposito Sant’Agostino, nell’opera De correptione et gratia afferma: “Se qualcuno di essi perisce, é Dio che sbaglia; ma nessuno di essi perisce, perché Dio non sbaglia; se taluni di loro periscono, Dio è vinto dalla colpa umana; ma nessuno di loro perisce, perché Dio non può assolutamente essere vinto”. La frase “nessuno le rapirà dalla mia mano” è riferita alla predestinazione. San Tommaso d’Acquino afferma: “Coloro che, in forza della predestinazione divina, sono ordinati ad avere la vita eterna, sono scritti semplicemente nel libro della vita e mai ne saranno cancellati” (S. Th., I, q. 24, a.3). La predestinazione, continua il Santo teologo, ha le caratteristiche dell’assoluta gratuità e dell’infallibile efficacia. Dio salverà infallibilmente quanti non si rifiutano di essere salvati. San Paolo, a proposito del Pastore, afferma che nessuna creatura “potrà mai strapparci dall’amore di Dio che ci giunge nel Cristo Gesù, nostro Signore” (Cfr. Romani 8,38). Tutto quanto scritto è positivo. Tuttavia, la seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse parla di gioia preceduta dalla persecuzione, alludendo probabilmente a quella di Nerone, utilizzata come esempio. Alla fine si parla di felicità escatologica (ovvero riferita alla fine dei tempi), allusione a vita futura, eccetera. Ritornando ancora al brano evangelico la frase “Io e il Padre siamo una cosa sola” è richiamo al mistero della Trinità. Gesù è la seconda persona del “circolo trinitario”. Per terminare affermiamo che Gesù è riconosciuto dalle pecore mediante la voce e pensiamo umanamente com’è importante; talvolta riconosciamo le persone tramite la voce (pensate ai non vedenti quando è importante!). In realtà la domanda che tutti noi dovremmo farci, è la seguente: ascoltiamo la voce di Gesù (la parola di Dio, una persona ispirata, una testimonianza) o continuiamo ad ascoltare le mille voci del nostro mondo? Sappiamo che se ascoltiamo Gesù abbiamo una guida e un difensore. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova 26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 – V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5) Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo. È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato. Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine didwmi - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”. Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse. Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco ouranon cainon – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco ghn cainhn – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è apelJon – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione. Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è numfon – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa. Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma: o qeoV met autwn estai – O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro. Il termine penJoV – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno". Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti. Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 – VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22- ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23) La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio. Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati. La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere. Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui… Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali: La presenza dello Spirito; La dimora divina in noi; L’insegnamento dello Spirito Santo. I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma): Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano; Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre; Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato. Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115 Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25 Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 08 maggio 2016 – ASCENSIONE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 24,46-53 (I lettura Atti degli Apostoli 1,1-11 ; II lettura Ebrei 9,24-28; 10,19-23) Con l’ascensione di Cristo la nostra umanità è entrata nella gloria, l’uomo ha varcato la soglia della casa di Dio! Noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo nostro capo nella gloria. Sentire Cristo con l’intelligenza significa conoscerlo, ma non una conoscenza superficiale o soltanto storico-biografica. Cristo va conosciuto ancora più profondamente, impossessandosi del suo messaggio; è certo che chi consegue tale conoscenza e accetta di sentirlo spiritualmente rimarrà affascinato dalle sue parole. Non è sufficiente la conoscenza della mente, è indispensabile anche la conoscenza del cuore. Cristo è molto esigente e ci domanda l’impossibile: “Siate perfetti, com’è perfetto il Padre mio che è nei cieli”. Ci chiede cose difficili, è vero, ma ci dona la forza per superarle. Venendo al testo: “… li benedì”: è il gesto tipicamente sacerdotale con il quale Gesù si congeda dai suoi. Esso può indicare anche il carattere sacerdotale di Gesù Messia. Dobbiamo notare che il terzo vangelo termina così com’era iniziato: all’inizio Zaccaria era nel Tempio a svolgere le proprie funzioni sacerdotali; alla fine i discepoli, dopo aver ricevuto la benedizione del Risorto, sono nel tempio a lodare e benedire Dio. “Si separò da loro ed era portato nel cielo”: con i migliori esegeti riteniamo autentica anche la seconda parte di Atti degli Apostoli 1,9-11. Il fatto avviene durante il gesto benedicente di Cristo ed è seguito da un atto di fede dei discepoli, i quali lo avevano appena adorato. Il significato è di carattere sacerdotale e richiamo al ristoro di Gesù alla destra del Padre: per i primi cristiani è la prova lampante dell’autenticità della missione, della verità e dell’insegnamento che scaturisce dall’episodio provvidenziale della passione-morte di Gesù. “Nel cielo”: Luca vi vuole trasmettere la dimensione teologica dell’evento fondandolo sulla sua realtà storica. All’evento corrisponde una dimensione terrestre (Gesù che si cela alla vista dei suoi al momento dell’Ascensione): la dimensione è storica, orientata al passato, ma anche proiezione al futuro, aspetto cristologico dell’Ascensione. Ormai Cristo è entrato nel seno del Padre, nel pieno della sua signoria ma vi è anche un aspetto ecclesiale, in altre parole lo Spirito Santo che sarà effuso sulla Chiesa da Gesù, ormai entrato nella gloria. L’Ascensione ha una sua dimensione storica, prefigurazione del ritorno glorioso del Figlio dell’uomo sulle nubi del cielo. “Se ne ritornarono a Gerusalemme”: la capitale Israelitica è la città nella quale saranno indissolubilmente legati gli inizi della predicazione apostolica. In essa i cristiani ricevettero il dono dello Spirito Santo e pertanto nasce la Chiesa. Infine è il tema della gioia a concludere il vangelo lucano: “Questa gioia e questo atteggiamento di preghiera sono indice della fede degli apostoli. Essi sanno ormai con tutta certezza che il Signore vive, oggi più che mai, in mezzo a loro, avendo egli portato a termine la sua missione salvifica”. Un altro commentario focalizza su due aspetti: Gesù fu elevato in alto: “L’Alto, la Nube, il Cielo è Dio stesso”. Si tratta di una caratteristica della liturgia secondo il Rito Romano: “In Cristo asceso al Cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a te nella gloria”. La partenza di Gesù da questa terra non significa abbandono o fuga, ma è presenza più estesa di Gesù nella Chiesa. La salita di Gesù al Padre è condizione per cui Cristo si può realmente afferrare. “Salito al cielo, siede alla destra del Padre” è l’articolo del Credo, come a dire: alla destra di una re, siede solo un re, alla destra di Dio solo Dio. La Chiesa come corpo di Cristo è ricettacolo della forza di Cristo. “Di questo vuoi siete testimoni”: occorre essere testimoni della presenza di Gesù. Il testimone “testimonia fatti, non chimere”. Testimoniare è dunque un verbo che, in prospettiva biblica assume il significato di affermazione che s’impone. Per terminare affermiamo: “Quando verrà […] lo Spirito di verità […] egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio” (Giovanni 15,26). Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Congar Yves (1983), La tradizione della Chiesa, Roma, pag. 61 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 – PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza 1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici); 2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17). A cura di Massimiliano Lanza Veni creator Spiritus, imple superna gratia! Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare. Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua. La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore. Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo. San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola. Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore. Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo! Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di: Parlare ed esortare; È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo; È dono che Dio elargisce gratuitamente. La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata). L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti. Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria. Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 22 maggio 2016 – SANTISSIMA TRINITÀ (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Giovanni 16,12-15 (I lettura Proverbi 8,22-31 ; II lettura Romani 5,1-5). A cura di Massimiliano Lanza Dopo averlo celebrato a Pasqua e Pentecoste, anche oggi entriamo nel vivo del Mistero di Dio. Per spiegare la Trinità (ammesso che si possa) è necessario, come afferma Padre Caldelari, rispondere a due domande: Perché vi è una festa dedicata alla Santissima Trinità? Perché Gesù, nel Vangelo, ne parla poco (o almeno così sembra)? La prima domanda ha una facile risposta: la solennità odierna è relativamente recente, poiché fu introdotta nel Medioevo, a corollario del Tempi forti liturgici celebrati nell’anno: Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua-Pentecoste. La Santissima Trinità è la “ciliegina sulla torta” di tutto l’anno liturgico, a completamento, come già è avvenuto con la Pentecoste, della Pasqua. In realtà, tutte le collette, tutte le preghiere liturgiche e anche altre devozionali, tutte le orazioni richiamano al Padre, a dire che anche Lui è festeggiato. Se ricordate, la scorsa domenica, ho comunque fatto accenno al mistero di oggi con la seguente affermazione: “… Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso”. La formula battesimale: “Andate in tutto il mondo e battezzate ogni creatura nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” è tardiva, aggiunta in seguito nei vangeli come espressione liturgica della chiesa primitiva adorante il mistero di Cristo. A proposito di vangelo rilevante è la pericope di oggi: “Molte cose ho ancora da dirvi – dice Gesù – ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Il “peso” era davvero oneroso per i pii israeliti, gli apostoli e i discepoli di Gesù. Difficile era per loro comprendere la realtà teandrica di Dio, unico in tre persone (i farisei avrebbero potuto anche accusare Gesù di politeismo non comprendendo la verità). A conforto di tutto ciò Gesù afferma: “Quando verrà lo spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera”. La colletta afferma: “… tu che nel figlio ci hai riconciliati …” (a conforto che la Trinità è riconciliazione). In buona sostanza la Trinità inabita in noi ed è scintilla divina nel nostro cuore. Non è possibile dire fino in fondo chi sia veramente Gesù senza arrivare alla Santissima Trinità. La “Trinità economica” è ciò che propone la Chiesa. Non ha nulla a che fare con l’economia ma sta a dire che Dio si rivela anche come Figlio e Spirito Santo; tutto ciò avviene nell’economia dell’opera di redenzione della sua casa che siamo noi. A contrapporre la dottrina trinitaria vi è il monoteismo ebraico (i cui rappresentanti erano Sabellio e Prassea), il quale vuole salvare l’unità di Dio (os monarchiam tenemus) riducendo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo a semplici modi o attributi “secondo cui l’unico Dio si manifesta agli uomini nella storia della salvezza”. In sostanza si trattava di una Trinità immanente, quasi materiale. Il pericolo è di leggere la dottrina trinitaria come se Padre, Figlio e Spirito fossero tre individui subordinati al Padre; non sono tre creature! Anche Ario diffuse una simile eresia. La Chiesa, contro gli ebraizzanti, reazionari, contrappone che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono tre persone, cioè agiscono personalmente; contro i grecizzanti contrappone la dottrina secondo la quale le tre persone hanno la medesima sostanza, cioè sono divine. Il prefazio di oggi, ad un certo punto, proclama: “… non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza”. Non si tratta di giochi di parole ma di verità teologiche. Dio è un essere sociale, come affermava il Teologo anglicano G.A. Gordon, pertanto il Padre e il Figlio sono uniti dal vincolo di amore dello Spirito Santo. All’interno della Trinità vi è un procedere tra le persone, le quali però si aprono alle creature, a noi, agli uomini e alle donne che popolano la faccia della terra. Sant’Agostino la identifica come “relazione sussistente”, in altre parole dono totale di Dio in sé e per l’umanità. Per terminare si può dire che “Padre e Figlio cesserebbero di esistere, se per un solo istante esitassero a porre il segno del loro vincolo di amore, lo Spirito Santo …”. Buona festa trinitaria a tutti! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2016), Commentari biblici, “Pentecoste!”, anno pastorale 2015 - 2016 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti – in corso d’opera Schmaus M. (1958), Essenza del Cristianesimo, Alba, pp. 209-223 Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26). A cura di Massimiliano Lanza Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica. La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio. Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie. Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc. La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica. J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto oi apostoloi - oi apostoloi ma con oi dwdeca – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”. Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta. Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia. Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re 17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 1,11-19). A cura di Massimiliano Lanza Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si parla di risurrezione. La prima lettura parla della risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo concordano. I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio, non si tratta di magia, le parole diventano opere (confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta, solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone). Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione come fondamento teologico. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo” apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il discorso della risurrezione con l’attesa della sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il Buddismo). L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il battezzatore (v. 22: i morti risorgono). Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra). Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone. Qui Gesù svelato come vero uomo (si commuove alla vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si parlato anche di morte e un altro commento afferma: “Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei nostri corpi!”. La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato - epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del popolo che deve “imparare”. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 12 giugno 2016 – XI DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 7,36 – 8,3 (I lettura Secondo Libro di Samuele 12,7-10.13 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 2,16.19-21). A cura di Massimiliano Lanza La domenica odierna è un prezioso richiamo alla misericordia di Dio, sempre pronto a perdonare le nostre miserie. È nuovamente l’incontro tra la miseria e la Misericordia, come affermava Sant’Agostino, l’incontro tra la povertà umana e la ricchezza di Dio. Vi sono due fatti narrati nella prima lettura e nel Vangelo a confermarlo. La prima lettura narra del pentimento del Re Davide, il quale aveva fatto morire un suo fedele condottiero in battaglia, facendolo mettere in una posizione rischiosa da uno dei suoi generali, per sposare sua moglie Betzabea. Il profeta Natan fa notare a Davide che Dio disprezza il suo gesto, considerandolo una grande ingiustizia, con le conseguenze legate al peccato. Egli riconosce la sua colpa: “Ho peccato contro il Signore”. La risposta arriva prontamente: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai”. Il Vangelo parla di un banchetto cui Gesù è invitato. Il racconto che si ascolta è tipico di Luca; sostanzialmente: una prostituta (erroneamente definita come Maria Maddalena) cosparge i piedi di Gesù con un unguento profumato, li bagna con le lacrime che asciuga con i capelli, si pente! Egli si trova in casa di un fariseo e, secondo le prescrizioni rituali, tratte dal libro del Levitico, non era possibile avere contatti con le prostitute, ritenute impure. Egli era considerato un profeta e, secondo la mentalità farisaica, un profeta non pranza con peccatori e meretrici. La risposta di Gesù è eloquente: a chi “si perdona poco”, significa che “ama poco”. Il paragone precedente era condonare dei debiti, avendo un amore più grande a chi si condona di più. Alla fine la donna è perdonata per la sua fede che la salva. Tutto ciò accadde perché il fariseo di nome Simone, aveva invitato Gesù a mangiare con lui. Tali inviti sono accettati volentieri da Gesù, che approfitta, con un esempio reale, a esortare il popolo alla misericordia. La meretrice di cui parlo sopra è anonima, tuttavia rappresenta una certa categoria di persone alle quali Cristo rivolge una particolare attenzione, lui amico dei peccatori. Egli accetta tutti i peccatori e rivolge indistintamente la conversione e la salvezza. Non c’è detto il modo in cui questa donna passa dal disordine alla conversione: essa deve il perdono dei suoi molti peccati a un precedente incontro con Gesù, poiché quando entra nella casa, essa ha già maturato il pentimento per il male fatto. Il fariseo, non accetta la cosa, ragiona tra sé (se costui fosse un profeta) e in un certo senso mormora contro Gesù reputandolo incapace di leggere i cuori. In realtà, leggendo i pensieri del fariseo in un'altra prospettiva, tendono a dimostrare che si tratta veramente di una profezia, quella di Gesù, una profezia nuova. Egli entra in dialogo con il fariseo per giustificare il suo atteggiamento e anche quello della donna. Tale dialogo esiste sia in una forma ellenistica sia in una forma rabbinica. Alcuni esperti lo definiscono un dialogo di tipo socratico (ossia riferito al grande filosofo greco Socrate). La domanda è posta da un avversario il quale risponde con una contro domanda, la quale sollecita una risposta dell’avversario che viene definitivamente debellato. L’altro esempio che fa Gesù è un creditore che aveva due debitori. Egli prese spunto da un episodio della vita comune. Tutto converge alla riconoscenza del debitore per il condono ricevuto. “Emerge già a questo punto la liberalità - bontà del padrone e la riconoscenza – amore del debitore”. Alla fine il fariseo risponde correttamente, ma la sua risposta è scolasticamente esatta, non a livello di umanità. Egli rimane sempre un fariseo, il quale è caduto in una “domanda-trabocchetto”. Egli non ha colto il significato profondo dell’intervento di Gesù. Egli vuole dimostrare che la donna aveva in sé un amore esuberante, femminile, che si traduceva in gesti, ma questi gesti avevano bisogno di essere rettamente interpretati. Alla fine si può dedurre che l’amore è l’effetto e conseguenza del perdono! Rigaux afferma: “Si ha torto a vedere nell’amore testimoniato a Gesù durante il banchetto la ragione del perdono. Non è l’amore che dona il perdono ma la fede e il pentimento. La peccatrice ha inteso e accolto la parola del Maestro prima di compiere il suo gesto. Essa ha colto l’occasione di esprimere al suo benefattore l’omaggio della sua contrizione e della sua riconoscenza amorosa. Essa sa che le sue numerose colpe le sono perdonate. Simone prende per peccatrice colei che ha trovato in Gesù il suo salvatore”. La pericope evangelica si chiude con il ministero itinerante di Gesù e le donne che, con gli apostoli, seguono Gesù. Egli guarisce queste donne dai loro mali, compie esorcismi, guarigioni, le eleva a una condizione più elevata di quanto la mentalità orientaleggiante avesse imposto. In Gesù l’umanità trova il salvatore contro tutti i mali. Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Rigaux B. (1970), Témoignage de l’evanglile de Luc, Bruges Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 19 giugno 2016 – XII DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,18-24 (I lettura Zaccaria 12,10-11; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 3.26-29). A cura di Massimiliano Lanza La domenica odierna ci esorta a ricercare la versa sapienza e soprattutto a riconoscere il Cristo, ad esempio perseguendo l’ideale evangelico delle beatitudini. Dobbiamo seguire il Figlio di Dio e non il figlio della perdizione (il diavolo), il quale è fautore della falsa sapienza, quale ad esempio il disprezzo del dolore, umiliante per l’uomo e non mezzo di crescita e sensibilizzazione. È falsa sapienza affermare che la giustizia e il perdono sono inconciliabili. Tale “vera” sapienza ha il suo maestro in Gesù, il quale non si colloca nel chiuso di un’aula ma su di un colle aperto. La cattedra di Cristo ci insegna a compiere atti di amore verso il Padre e verso i fratelli. A differenza di Marco, Luca omette alcune parti nel suo Vangelo (chiamate nel loro complesso “la grande omissione”), non tratta l’itinerario di Gesù verso Gerusalemme, omette i rimproveri di Gesù a Pietro, avendo deciso di dare rilievo e rispetto al primo degli apostoli (la pericope di oggi si colloca nel momento della confessione di fede di Pietro). Gesù si sforza di fare capire ai suoi di superare definitivamente l’indecisione dei loro contemporanei circa la sua reale identità. Egli aveva pregato per loro prima di sceglierli, così ora si ritira in preghiera per manifestare loro il destino della crocifissione. Gesù è il Cristo di Dio, in altre parole l’unto, il consacrato, il salvatore dell’uomo. Nell’Antico Testamento la parola unto, consacrato compare spesso e sta ad indicare il re di Israele oppure un personaggio scelto da Jahvé per una missione speciale. Qui Pietro esprime la sua fede in Gesù di Nazareth. Egli non coglie tuttavia l’interezza del mistero di Gesù. Per tale ragione Gesù si appresta a completare il quadro abbozzato da Pietro indicando le sofferenze che sarebbero avvenute contro il Messia. Pietro, tuttavia, è debole e, nel momento del pericolo, non esiterà a tradire il Messia. Gesù rimarca sulla necessità che il Figlio dell’Uomo sia crocefisso ed esprime una necessità conseguente dal punto di vista salvifico. Senza alcuna ombra di fatalismo o determinismo storico, Dio porta a compimento la sua realtà salvifica proprio attraverso tanti eventi o accadimenti storici concatenati. Figlio dell’uomo è uno dei titoli che è dato a Gesù, il quale è anche il Cristo Storico. Il richiamo è riferito al profeta Daniele e anche al Messia sofferente di Isaia. Il titolo, a detta dei migliori studiosi, è assai antico nell’ambiente evangelico ed ha una certa rilevanza dogmatica. Inoltre esprime, a detta di Schweizer e Cullmann, una solidarietà profonda con l’umanità sofferente. Un altro titolo sarebbe Figlio di Davide, poiché di discendenza davidica, ma apriremmo un’altra parentesi. Stiamo dunque riflettendo sul primo annunzio inerente alla passione di Gesù, momento comprensibile, da parte degli apostoli, solo dopo la risurrezione. Il brano di oggi suscitò la riflessione nelle prime comunità cristiane, soprattutto il mistero della sofferenza. Vi sono due aspetti importanti da considerare: Gesù invita a prendere la propria croce e seguirlo, perché è salvezza; Le sofferenze della vita rappresentano la croce: non salvano in sé e per sé ma solo se le mettiamo nelle sue mani. A me stesso e a tutti rivolgerei la domanda: voi chi dite che sia Gesù? La domanda fondamentale: chi è per me, per te Gesù? Ai dodici Egli rivolge questa inquietante domanda. Il Maestro non era semplicemente un profeta. Per tutti risponde Pietro: tu sei il Cristo di Dio! Le sue parole indicano una fede illuminata dall'alto. Gesù non è un profeta, lo stesso Messia e Salvatore che ha preso su di sé la nostra umanità per liberarci. Questo Gesù è il Cristo di Dio ma la vera identità di Gesù di Nazareth diventa più chiara se la si mette al pari della croce. A noi cristiani si aprono altre possibilità. Oggi il Cristo di Dio ci aiuta a rinvigorire la nostra fede un po' stanca. Per te che porti ogni giorno la croce pesante, ti rendi conto di essere riuscito a scoprire che non è una zavorra ma è un trampolino per la risurrezione! Massimiliano Lanza Bibliografia: Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 26 giugno 2016 – XIII DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 9,51-62 (I lettura Primo Libro dei Re 19,16.19-21; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 5,1.13-18). Il Vangelo di questa domenica ci parla di situazioni umanamente difficili da gestire. Gesù ci chiede semplicemente di mettere al posto dell’umano il divino. I termini di paragone, del tutto simili a Matteo, sono: le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo … (risposta al “ti seguirò dovunque tu vada”), oppure “lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. In realtà, entrando nello specifico, la domenica odierna può essere definita come la domenica della libertà nel servizio e si correla soprattutto al mondo del lavoro, al mondo dell’educazione e al mondo della finanza, nonché gli aspetti inerenti i colleghi di lavoro, il “vicino di lavoro”. In tutti i settori grossomodo elencati si può insinuare un tipo di servizio non libero, il contrario del Vangelo! In essi può invece attuarsi la bellezza del Regno di Dio. Il vangelo odierno è parallelo, se vogliamo, alla prima lettura: Eliseo sta arando ed Elia, gettandogli addosso il mantello, lo fa profeta, suo successore. Alla fine Gesù nel vangelo dirà: nessuno che ha messo mano all’aratro si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio. Una spiegazione alla durezza della pericope evangelica di oggi è la seguente: Non bisogna fondare la propria fede sulle sicurezze materiali o psicologiche; Non ci si deve aggrappare ad un passato morto e definitivamente superato; È necessario andare avanti verso quella porzione di campo che attende il nostro lavoro. Per quel che riguarda l’esegesi la frase “scenda un fuoco dal cielo” per quei samaritani che non accolsero Gesù, era già accaduto ad Elia quando aveva augurato una sorte simile ai suoi avversari. Egli sgrida i discepoli poiché Gesù intendeva convertire anche i Samaritani ma la sua sequela richiedeva scelte radicali. Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo è una frase che richiama la sua sepoltura, l’unico momento in cui il Dio fatto uomo poserà il capo. Alla fine di tutte queste brevi digressioni qual è la sostanza del discorso? Chi pensa di progettare il futuro da sé, senza Dio, rischia di essere escluso dal suo Regno! La ricetta è proprio la libertà nel servizio, che tutti gli uomini, siano credenti oppure no sono tenuti a perseguire. Massimiliano Lanza Bibliografia: Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di mercoledì 29 giugno 2016 – SANTI PIETRO E PAOLO – solennità - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Matteo 16,13-19 (I lettura Atti degli Apostoli 12,1-11; II lettura – Seconda Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 4, 6- 17.18). A Gesù che chiede cosa i discepoli pensano di lui risponde Simon Pietro con la caratteristica professione di fede: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". A ciò risponde il Cristo stesso: "Beato te, Simone... né la carne né il sangue te l'hanno rivelato ma il Padre mio che sta nei cieli". Nel famoso prologo del Vangelo Giovanneo si dirà che "non da volere di carne né da volere di sangue, ma da Dio sono stati generati". La risposta di Gesù è similmente contenuta anche altrove. Leggendo la prima lettura o ascoltandola nella proclamazione, si evince come la Chiesa intera sia unita al suo pastore e come una preghiera incessante salga affinché Pietro sia liberato e così avviene. Pietro primo degli apostoli, in seguito solamente il Vescovo di Roma il quale presiedeva, nella comunione della carità, anche le altre Chiese (ricordiamo Sant'Ignazio di Antiochia); solo dopo alcune generazioni di Vescovi si arriverà a definirlo papa, come unico rappresentante dell'unità della Chiesa. Pietro e Paolo sono uniti nel martirio e, secondo quando scrisse Sant'Agostino, benché martirizzati in momenti diversi, Pietro precedette, Paolo seguì e, aggiungiamo noi, martirizzati entrambi sul colle Vaticano, meritano di essere celebrati in un'unica festa! Essi erano un cuor solo e un'anima sola per la gloria di Dio. Il brano famosissimo di Giovanni 21,15-19, appendice del Vangelo stesso, fa dire a Pietro, interpellato dal Maestro, per tre volte "certo Signore, tu lo sai che io ti amo". Pietro aveva rinnegato per tre volte il Cristo perché aveva timore e per tre volte accetta il Cristo per amore seguendolo poi con il grande Apostolo Paolo nel martirio: proprio grazie ad esso la Chiesa fa scaturire dal suo seno "fiumi di acqua viva" e nuovi cristiani che seguiranno l'annunzio del Cristo. Massimiliano Lanza Bibliografia: Lanza M. (2015), Riflessioni private sulla solennità di Pietro e Paolo, ad uso privato degli studenti. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 luglio 2016 – XIV DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 10,1-12.17-20 (I lettura Isaia 66,10-14c ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 6,14-18). La domenica odierna ci porta al tema della missione. Sembrerebbe una chiesa un po’ improvvisata. Il numero di settantadue discepoli rappresenta, in realtà, tutte le genti pagane rispetto all’ebraismo. La missione è mondiale ma è insidioso il pensiero di Gesù: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”. Il Signore manda i discepoli senza molti mezzi di sussistenza e li invita a farsi ospitare, non per approfittare del prossimo ma per una questione pratica (all’epoca l’ospitalità era molto diffusa). Se scorrete la pericope evangelica, si nota che anche “alcune donne” si apprestavano alla missione, tra cui “Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni” (Luca 8,3). Chi annuncia il Vangelo ha diritto di vivere anche da questo lavoro, diritto di vivere, intendiamoci, non di arricchirsi (e qui sospendo il giudizio su alcuni ecclesiastici ricchi). Il Vangelo può essere annunciato da tutti: poveri, ricchi, ignoranti e sapienti, catechisti e semplici laici, contadini o operai, impiegati o quadri, dirigenti e politici; più speculativamente può essere annunciato meglio da Teologi, Vescovi, Cardinali, dai Papi, se tutti questi rendono buona testimonianza. Riguardo alla povertà apro una parentesi: il Papa (a partire da Paolo VI in poi, particolarmente con Giovanni Paolo II e i suoi 104 viaggi) viaggia in aereo, allo scopo, però, di raggiungere terre lontane e sempre per evangelizzare, non per fare turismo! Sant’Agostino rifiuta un’eredità, allo scopo di mantenere sobria la sua diocesi di Ippona. In realtà un cristiano santo potrebbe gestire una banca, con un forte distacco. Tutte le cose materiali dovrebbero essere usate con distacco, a maggior ragione beni più grandi. Come si diceva domenica scorsa, anche nel mondo della finanza si può essere cristiani! San Gregorio VII fu un Papa illuminato, in grado di usare il denaro con criterio e santità, così come afferma Joseph Lortz; inoltre, egli dirigeva la Chiesa da imperatore (allora si usava.) ma mantenendo distacco e non perdendo la spiritualità. I discepoli ebbero successi ma anche insuccessi. Tra i successi vi era l’esorcismo ma anche il monito di Gesù: “Non rallegratevi, però, perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Avere i propri nomi scritti nel cielo, significa che i meriti vengono da Dio e non dall’uomo, strumento. La pericope evangelica di oggi è estratta da un brano più lungo con la seguente struttura: Istruzioni ai discepoli da parte di Cristo; Minacce contro i renitenti; Il ritorno dei discepoli. Luca scrive tenendo conto degli altri evangelisti e s’ispira particolarmente a Matteo, sempre vangelo sinottico, come già spiegai. Il contesto, come già affermato, è la sequela radicale verso Gesù, cioè la donazione totale a lui e anche di lui, visto che sta per giungere a Gerusalemme, luogo del processo e supplizio conseguente. Come detto sopra i settantadue rappresentano anche i popoli pagani, dato che all’epoca si credeva che le nazioni pagane fossero settantadue, quindi una missione aperta alla mondialità. In realtà il numero settantadue era anche lo stesso dei collaboratori di Mosè, quindi riveste un duplice significato. Infine settantadue siamo tutti noi battezzati, impegnati nella quotidianità ad annunziare Cristo. Gesù, inoltre, invita i discepoli a utilizzare la preghiera prima di qualsiasi azione di predicazione. Il fatto che esortasse a non salutare nessuno lungo la via, era anche qui pratico, non era questione di maleducazione, poiché i saluti orientali comportavano dei convenevoli di lunga durata. Tuttavia ha anche il significato di considerare le persone tutte uguali, evitando i favoritismi personali. Il modo per praticare tutto quanto ho scritto è chiedere a Dio i doni del “coraggio apostolico” e della “libertà evangelica” che non si arrende di fronte alla difficoltà! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica, anno C, Tipografia Ferraro, Ivrea (TO) Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Lortz J. (1975), Storia della Chiesa in prospettiva di Storia delle Idee, San Paolo Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 10 luglio 2016 – XV DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 10,25-37 (I lettura Deuteronomio 30,10-14 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi 1,15-20). La domanda caratterizzante la quindicesima domenica è “Maestro, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” La risposta potrebbe essere che Gesù non cambia la Bibbia ma la realizza. Il proprio pensiero teologico Gesù lo fa dichiarare a un dottore della legge: “Che cosa è scritto nella legge, che cosa vi leggi?”. La sintesi è fatta dal testo di Deuteronomio, atto costitutivo della preghiera uoqu quotidiana del devoto ebreo la recita dello “Shemà Israel” (il “che cosa vi leggi” significa “recita”): Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente” e da un altro testo tratto dal libro del Levitico: “amerai il prossimo tuo come te stesso”. L’inquisitore di Gesù è in linea con il maestro, l’ortodossia degli ebrei prevede l’amore di Dio e l’amore del prossimo prioritari, tanto da far dire a Cristo “hai risposto bene”, ossia ad angolo retto, in greco orJwV – orthos. L’inquisitore però non perde l’abitudine di giustificarsi e chiede a Dio chi sia il suo prossimo: Gesù risponde con il racconto del buon Samaritano che si legge nella pericope evangelica odierna. La narrazione, potrebbe essere considerata un “incidente stradale”, giacché per strada un povero era stato derubato e malmenato. Un sacerdote e un levita passano davanti all’uomo ferito e non si fermano: ciò dovrebbe far pensare a tanti ecclesiastici ma anche a tanti laici devoti, i quali frequentano la Santa Messa e poi fuggono di fronte alla sofferenza, altrui e propria. L’altruismo che Gesù elogia nel Samaritano non è sentimentale, ovvero ha una base teologica: la verità di Dio passa dalla mente alla bocca e dalla bocca si trasferisce al cuore, dal cuore, alla parti “periferiche” del corpo”, per poter compiere opere di misericordia, come desidera il Papa regnante e come desideravano i suoi venerati predecessori. Se Dio non amasse l’uomo, l’uomo non varrebbe nulla! Vedendo il prossimo, vediamo Dio! Il Samaritano diventa figura del Cristo che realizza perfettamente il comandamento dell’Amore! Raffigura i beati degli ultimi tempi, paragonati ai beati del discorso della montagna. Gesù propone una vera e propria lezione di catechesi in tre momenti: Enuclea un principio dottrinale: l’amore di Dio e del Prossimo; Fornisce indicazioni pratiche; Dialoga con il suo interlocutore. Egli risponde alla domanda del dotto con un’altra domanda. Qui il prossimo è identificato con chiunque. Il Samaritano, un nemico dei giudei, un non osservante (ai giorni nostri diremo un eretico e uno scomunicato), soccorre il povero. Vero israelita è chi ama realmente ed è anche vero discepolo di Gesù. Il buon Samaritano aveva un cuore attento, a differenza del sacerdote e del levita. Egli è da imitare: “Va e anche tu fa lo stesso”! Massimiliano Lanza Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica, anno C, Tipografia Ferraro, Ivrea (TO) Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 17 luglio 2016 – SEDICESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 18,38-42 (I lettura Genesi 18,1-10 ; II lettura Seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 1,24-28) Oggi prima lettura e Vangelo sono concordi sul senso dell’ospitalità. Un esempio di omelia per la liturgia odierna Luca è particolarmente sensibile all'universo femminile e per ciò ci racconta l'episodio di Marta e Maria che ci mette in crisi. Il racconto che è narrato passa, o meglio deve passare al nostro cuore, rivelerebbe le verità di come siamo noi stessi nei riguardi del Signore. Gesù entra per farci fare un cammino di conversione, per proporre a noi un cambiamento radicale. Le due donne sono sole, da Giovanni sappiamo che hanno un fratello, Lazzaro, risuscitato da Gesù. Gesù conosce le tradizioni ebraiche che infrangono il buon costume. A Gesù poco importano le critiche; Marta è la padrona, la governatrice della casa in cui si trovano. A lei tocca l'accoglienza e la preparazione per l'ospite era una sorta di rituale, l'ospite era sacro, all'epoca ci s’intratteneva. L'accoglienza la attua Maria. In Ebraico non esiste la parola discepolo al femminile, non esiste discepola: Gesù, parlando con Maria, sovverte tale tradizione. Maria ascolta Gesù e interviene nella discussione. Nella Genesi vi è un termine, esed, riferito alla donna, la donna è l'aiuto che Dio ci dona. Dio crea la donna per l'uomo perché sia Sua presenza di Dio per l'altro; oggi avviene nel matrimonio sacramentale. Quando Marta chiede a Gesù, l'aiuto lo fa in tale situazione; chiede un aiuto perché possa ricevere anche lei la libertà dai doveri, che spesso caratterizzano la nostra vita. La risposta di Gesù non si lascia attendere, la parte migliore è fare la volontà di Dio, compiere ciò che lui dice e nessuno può toglierci la libertà. Papa Francesco ha detto di "non lasciarci togliere la speranza". La libertà è costituita dall'ascolto della Parola di Dio. Il Signore ci invita a dare la giusta importanza alle cose e il primo compito è ascoltare Dio che viene a visitarci. La priorità è l'ascolto e l'accoglienza di Dio che è presente sempre nella nostra vita. Dio viene in nostro aiuto e quest’accoglienza permette ad Abramo di realizzare la promessa di Dio. Dio stesso ci conferma che le sue promesse sono realizzate. Abramo uccise un vitello e accolse Dio in casa sua, è sproporzionato ma significa che a Dio bisogna dare tutto e così Dio può realizzare le sue promesse. Quando noi spalanchiamo il nostro cuore, Dio ci permette di far diventare realtà la sua parola. Sara sorride all'annuncio del figlio, fisicamente sa che è impossibile ma nulla è impossibile a Dio e tutto ciò si realizzerà nella sua vita. A noi oggi Dio invita ad accogliere la sua parola. L'invio è far entra Dio nella nostra vita e vedremo come Dio è fedele, proprio quando non ce lo aspettiamo più Dio compie quanto ciò aveva realizzato; sperimenteremo così una fede vissuta e autentica. Essere discepoli del Signore non è un qualcosa che provoca reazioni di simpatia e Dio, attraverso di noi, ci rende collaboratori e strumenti di salvezza al mondo: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Dio è chi può dare valore alla nostra vita. La nostra Chiesa travalica i muri, arriva soprattutto agli ammalati, ma anche ai carcerati: anche loro hanno bisogno di amore. Il mondo ha perso Cristo, è in crisi perché ha perso il Signore e quando arriveremo davanti al tribunale di Dio, diremo: ho accolto, accoglici. Non puoi dire amo Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi. Gesù ci invita ad amare i fratelli, come noi stessi, anche se non è possibile, ma dobbiamo amarci gli uni gli altri come Dio ha amato noi: ci dia il Signore la grazie per mettere in pratica la parola, agitur seguitur esse, l'agire segue il suo essere come diceva San Tommaso D'Acquino, e allora viviamo così. Esegesi Il luogo in cui ci troviamo è Betania, dove vivevano le due sorelle di Lazzaro. I padri della Chiesa hanno voluto leggervi la superiorità della contemplazione sull’azione. Alcuni autori moderni dicono che si tratta di un esempio di Gesù per raccomandare il valore di due ministeri vigenti nella chiesa primitiva: la liturgia e la diakonia (il servizio). Siamo di fronte a due tipologie di apostolato: Maria diventa il tipo del vero discepolo di Cristo, perché ascolta la Parola di Dio. La Parola di Dio ha un posto prioritario nella vita del cristiano, il quale deve poter contemplare. Il cristiano deve far fruttificare il seme della parola nel suo cuore e deve mettere al secondo posto le faccende terrene, compiendole ma non rinunciando alla vita spirituale. Marta è il tipo impegnato nella vita pastorale (altrettanto importante ma non bastante da sola), sottovalutando però il valore della salvezza, il dono che Gesù offre. Quando Marta si mette ai piedi del Signore, fa notare proprio il corretto atteggiamento del discepolo perfetto. Gesù, del resto, con lei vuole essere un vero maestro, che loda o rimprovera ma, in ogni caso, superando la prassi dei rabbini i quali non si degnavano di istruire le donne. Marta vuole servire Gesù a tutti i costi ma si dimentica che egli non è venuto per essere servito ma per servire, è Lui che compie la diakonia. Lei vuole servire un pasto decente a Gesù e finisce per perdere il gusto per il “vero cibo”: la fame e la sete della giustizia e della verità. Secondo Moffat Maria sceglie il piatto migliore. La parte migliore scelta da Maria è certamente la Parola di Dio. “Gesù si trova al centro della scena, tanto che in lui si incarna in modo molto chiaro la salvezza. In sostanza non si parla delle due sorelle, ma di Gesù, poiché quello che oggi è indispensabile è appunto lui stesso”. Marta vedeva il figlio, chi immola la Vita Eterna anzi, Vita Eterna lui stesso. Orientamenti pastorali A tavola si fanno le migliori discussioni, si è allegri, vi è il senso del convivio, dell’accoglienza e della comunicatività. I pilastri per un pranzo “sociale” sarebbero la cordialità, l’amicizia, la comunicazione, ricco o povero sia il convivio. Marta e Maria, da sempre, rappresentano la vita della Chiesa. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Lanza M. (2013), Commentari Biblici anno pastorale 2012-13, in omelie ed esegesi Rengstorf Kark Heinrich, o.c. in Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 24 luglio 2016 – DICIASSETTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 11,1-13 (I lettura Genesi 18,20-21.23-32 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi 2,12-14) Il Vangelo di oggi ci parla del valore della preghiera. Le nostre preghiere sono sempre esaudite; il Signore ci dà sempre ciò che gli chiediamo! Gesù ci invita ad avere fiducia che la preghiera sia esaudita ed è di una forza impressionante! Quando non esaudisce le nostre preghiere, il Signore non lo fa per difetto ma per eccesso: non ci esaudisce perché preghiamo male e chiediamo di più di quanto dovremmo. Matteo afferma che Gesù dà “cose buone”, Luca dice che il Signore effonde lo Spirito Santo su chi prega. Gesù afferma “se anche voi che siete cattivi date cose buone ai vostri figli, molto di più farà il Padre Celeste” (il verbo è ponhroi – poneroi). A riguardo vi sono anche altri contributi. Il Concilio Vaticano II, nella Sacrosantum Concilium, ricorda che Cristo è presente quando la Chiesa (riunita) prega e loda e ha promesso “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro”. La preghiera cristiana ha inizio da Dio e compimento in Dio. “Credi nella presenza di Cristo?” dicono i monaci di Taizé – “Credi nella presenza di Cristo in te, anche se non ne senti alcuna risonanza sensibile”. Quando non chiedo nulla, la mia preghiera è giusta, potente ed efficace. Una preghiera tratta dalla Liturgia, così afferma: “Dio Onnipotente ed eterno, perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare”. Callisto Caldelari così afferma che la nostra preghiera si basa sul “dammi”, “fammi”, eccetera. La preghiera di Cristo è invece incentrata sulla domanda “venga il regno di Dio sulla terra”. Nella prima lettura Abramo, con la forza della sua insistenza e tenacia, tenta di far desistere il Signore, rappresentato dal misterioso pellegrino, di risparmiare Sodoma e Gomorra che avrebbero meritato il castigo. Abramo è tuttavia il giusto che intercede con insistenza presso Dio. Il Vangelo di oggi è una piccola Catechesi di Gesù sulla preghiera. È una delle esigenze fondamentali sia a livello personale, sia comunitario proposta da Gesù. Ogni vero e buon maestro proponeva ai discepoli una preghiera tipica che conteneva la sintesi della propria dottrina, del proprio insegnamento. Gesù si propone di fare la stessa cosa. Un tema caro a Luca è Cristo in preghiera, luogo d’incontro tra Lui e il Padre. Gesù rivolge la sua preghiera al Padre, la Liturgia rivolge le preci eucaristiche, le collette e altre orazioni al Padre. Il termine Padre in Matteo ha un sapore giudaico (vedi il verbo abinu), in Luca più specificamente cristiano. Entro le tensioni teologiche del “già e non ancora” vanno lette e interpretate tutte le questioni inerenti il rapporto con il Padre. La preghiera è certamente un qualcosa che a noi, pellegrini sulla terra, riveste una forte rilevanza spirituale. Santificare Dio e il suo nome era un concetto tipico dell’Antico Testamento, soprattutto nelle correnti dell’ebraismo e del giudaismo. La volontà di Dio è sempre salvifica; Dio si manifesta nella pienezza dei tempi anche a livello universale, nella sua giustizia salvifica, nella sua santità che ci santifica e infine nella sua misericordia che elargisce il perdono. Luca ci dice “dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano”: egli pensa maggiormente al pane “escatologico” (cioè, come dicevamo altre volte, inerente la pienezza dei tempi o anche il paragone al pane eucaristico). L’indicazione di quotidiano è la derivazione dal greco epiousion – epiusion, che significa anche necessario, pane per il giorno seguente, ecc. può significare anche “pane assegnato”, necessario, sufficiente. Perdonaci i nostri peccati, a differenza di Matteo che dice “rimetti a noi i nostri debiti”, si passa qui dal concetto giuridico all’ambiente storico. Vi è una rilevanza dell’ostinazione dell’uomo al peccato sanata da Dio. Ci deve essere un sincero pentimento accettando il perdono da Dio, arrivando a una vera e propria metanoia, la conversione. Dio ci perdona ma noi dobbiamo avere un atteggiamento simile a Lui nei nostri confronti. Luca utilizza il tempo verbale al presente, a differenza di Matteo, perché l’obbligo del perdono è quotidiano e continuo. Dopo il Pater, continua la pedagogia della preghiera con la parabola dell’amico insistente, il quale fa cedere la controparte e ottiene ciò che desidera. J. Schmid afferma: “Se questa interpretazione è giusta, in prima linea non sta l’interpellante ma l’interpellato”. La fiducia, basata sulla fede, è il fulcro della preghiera cristiana. Chiedete, cercate e bussate, sono i tre imperativi della preghiera. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 31 luglio 2016 – DICIOTTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 12,13-21 (I lettura Qoèlet 1,2; 2,21-23 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi 3,1-5.9-11) Nella prima lettura troviamo una pagina meravigliosa tratta dal Libro del Qoèlet, dove uno scrittore certamente pessimista afferma: “Vanità delle vanità perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro”. La pericope evangelica di oggi narra di un contenzioso per un’eredità di cui Gesù avrebbe dovuto fare da arbitro. Egli si rifiuta, non fa sociologia e la sua missione verte su ben altro, oltre anche gli stessi problemi sociali. L’eredità spettava al primogenito e in caso di lite doveva intervenire il giudice; è scelto Gesù perché veritiero e imparziale. Egli sposta l’attenzione ai veri tesori, quelli per il futuro, la vita eterna, l’incorruttibilità! I farisei si ritenevano sapienti anche per il denaro, ma Gesù propone loro un’altra sapienza, un’altra via (l’Ebreo era certo che l’accumulo di denaro proveniva dalla benevolenza di Dio). Tradizionalmente tale introduzione precede, come afferma Dupont, il racconto del ricco stolto. Egli ha pensato a sfruttare – prosegue Dupont – “le sue ricchezze solo per la vita presente e non ha visto la possibilità di trarne vantaggio anche per la vita futura”. Un salmo afferma: “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”. Il significato non è mancare di rispetto agli animali ma significa che l’uomo pensa solo alle ricchezze quando ne è in possesso e non pensa al paradiso, uno stato superiore ed eterno alle ricchezze. Rigaux afferma che Dio vorrebbe che il ricco stolto si liberasse di se stesso: il suo errore (afferma Dupont) è stato quello di non ascoltare né i Sapienti, né Dio. È necessario avere tesori indefettibili per salvarsi l’anima. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Dupont J.(1968-69), Le salut Gentil et e signification théologique du Livre der Actes, in N.T. St. 6, 132-155 Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Rigaux B. (1970), Temoignage de l’evangile de Luc, Bruges Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 – DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19). La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore. La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi. Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso. Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi). I soggetti del vangelo della domenica odierna sono: La Vigilanza nell’attesa; La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa; La tragicità di questo tempo di attesa; Essere capaci a leggere i segni dei tempi; Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire. Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”. Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini. Vi è un termine greco di riferimento, oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278 Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 14 agosto 2016 – VENTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 12,49-57 (I lettura Geremia 38,4-6.8-10 ; II lettura Lettera agli Ebrei 12,1-4). È inevitabile, la sequela del vangelo genera divisione! Cristo divide l’umanità con il vangelo, con tutte le sue pretese e soprattutto con il ritorno di Gesù a Gerusalemme per il sacrificio della croce: propriamente parla della sua dipartita, della sua passione, morte e risurrezione. Egli vorrebbe portare un fuoco sulla terra e lo vuole portare acceso: è il Battesimo dello Spirito Santo! È il vivo desiderio di Gesù di passare attraverso la sua morte, redenzione di tutta l’umanità. Questo fuoco è in linea con il battesimo (di sangue) sulla croce. È opportuno capire però il giusto significato che non deve essere ristretto solo a tali argomenti. L’evangelista Luca presenta il suo scritto in una prospettiva storico-salvifica, si orienta verso la totalità del mistero pasquale che comprende la Pentecoste e la Parusia (seconda venuta) del Signore. In tale contesto le immagini del fuoco e del battesimo si dilatano fino a farci intravedere il mistero della Pentecoste e l’imminenza del Giudizio Divino. È sorprendente la frase che Lui ha portato non la pace ma la divisione! La pace è dono messianico per eccellenza, “sintesi di tutti i doni di Dio all’uomo”; non si tratta però di un quieto vivere, poiché le persecuzioni da sempre incombono sui cristiani e sulla Chiesa. Gesù non annuncia una pace facile e comoda (come asserivano da sempre i falsi profeti). Il povero profeta Geremia (calato in una cisterna sporca!) non annunciò tempi facili, il suo vaticinare (parlare in modo profetico) creava scompiglio nella società giudaica di allora. Gesù è venuto a portare “la divisione”, perché potessimo guardarci dentro. Il Vangelo ha delle esigenze radicali e comporta quindi divisione, nei confronti del mondo, dove, a volte, sono compromessi gli affetti più cari. La fedeltà a Cristo deve essere assoluta e la spada è ciò che si oppone a tale fedeltà, all’insegnamento del Signore. Tale divisione diventa “positiva” quando le sue cause sono Cristo e il Vangelo. Per comprendere quanto fin qui affermato la necessità è quella di saper leggere i segni dei tempi: la vigilanza non consiste soltanto in forza e coraggio ma anche in capacità di lettura e soprattutto la capacità di andare controcorrente! Il discorso di Gesù non è rivolto soltanto ai potenti della terra ma anche alle folle, le quali devono imparare a giudicare ciò che è giusto. Il paragone di Gesù è calzante: sapete dire “che tempo farà” (oggi la meteorologia è una scienza tecnologicamente sviluppata), in base ai segni premonitori e non sapete giudicare i tempi definitivi della salvezza inaugurati da Cristo. Non si trattava solamente d’incapacità ma d’ipocrisia, poiché i segni a riguardo erano abbondanti ed eloquenti. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di lunedì 15 agosto 2015 – ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE - Solennità - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: S. M. Vigilare: Luca 11,27-28 (I lettura Primo Libro delle Cronache 15,3-4.15-16; 16,1-2 - II LETTURA Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi 15.54-57); S. M. del Giorno: Luca 1,39-56 (I lettura Apocalisse 11,19; 12,1-6.10 - II LETTURA Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi 15.20-26). Oggi è Santa Maria Assunta in cielo. E' una solennità importantissima, perché è la condizione cui arriveranno i credenti, dopo Cristo che è la primizia e poi chi sarà di Cristo e poi sarà il giudizio finale, in altre parole il giudizio di amore e fiducia che Dio ha per ciascuno di noi. La festa odierna è il Dogma dell'Assunzione di Maria, proclamato da Pio XII nel 1950. Alle porte di Gerusalemme vi è una Chiesa intitolata alla "Dormizio virginis", in cui la tradizione definisce il luogo in cui è morta e ascesa al cielo la Vergine Maria. La festa odierna richiama l'Ascensione e la prima lettura di oggi, testo tratto da Apocalisse, definisce Maria (o meglio così si deduce teologicamente) come la Chiesa; da quel momento in poi, Chiesa e Maria sono la stessa immagine. Le devozioni Mariane talvolta sono "esagerate" poiché Maria è una sola, le rappresentazioni su Maria sono un'infinità: bianca, nera, messicana, meticcia, iconizzata, scolpita come statua, rappresentata in dipinti in chiese ma è la stessa e unica Maria, la stessa Madonna che veneriamo. Il vangelo proclamato durante la Santa Messa vigilare dice: "Beati piuttosto chi ascolta la Parola di Dio e la osservano" e così ha fatto Maria, così c’è chiesto a noi credenti. Gesù vuole evidenziare il fatto che a tutti i credenti è estendibile la prerogativa di essere fratelli, sorelle, padri e madri di Gesù (è la caratteristica del vero credente che si oppone agli avversari). Tutto ciò lo afferma una donna dal popolo (la quale però dichiarava beati i “parenti” di Gesù ma, senza saperlo, ha fatto in modo che Gesù accennasse alla “parentela spirituale”) e tutti sappiamo come poco fossero considerate le donne all’epoca! Si tratta quindi di un simbolo. Maria è un modello per i credenti. La Madre santa ha avuto il privilegio di essere la Madre di Dio, la Theotokos. Se leggiamo le litanie lauretane o altre litanie specifiche alla Vergine riconosciamo che Maria rappresenta tutte le categorie umane e sociali, nel bello e nel cattivo tempo, nella buona o nella cattiva sorte. Lei ha avuto un privilegio ma è rimasta umile, non per niente "santa". Dio ci aiuti a seguire l'esempio, anche solo imitandone il silenzio. L'Assunzione di Maria riguarda la condizione cui noi arriveremo, dopo la vita terrena. La condizione sarà di un corpo glorificato e incorruttibile ma che sempre, per l'eternità loderemo Dio. La mamma occupa un posto privilegiato nella vita umana, vuoi da un punto di vista umano, vuoi da un punto di vista spirituale, com’è avvenuto con Maria. Lei, preservata dal peccato originale, è strumento di salvezza. Oggi incontra il volto del Padre nella Gerusalemme celeste, con Gesù, che non ha mai abbandonato in ogni giorno della sua vita, è stata sempre con Lui, fin sotto la croce. É stata la prima, tra i credenti, ad accogliere il regno di Dio e ad osservare la sua Parola. Per seguire Maria dobbiamo vivere in comunione piena con il suo Figlio, Gesù. La prima lettura ci parla anche di "draghi" i quali non ci fanno perdere la speranza e affidiamoci allora a Maria che in Gesù ci porta la pace; il Magnificat è l'incontro di Dio con le creature per le quali siamo poi "assunti" in cielo. Vi è pure il Magnificat di tutte le donne sofferenti e che subiscono vari soprusi (stupri e omicidi, purtroppo). Mettiamo in pratica il Magnificat e viviamo la devozione a Maria come questione di Fede, fiducia, amore e sincerità, esercitando, per quanto possibile, la perfezione di una relazione basata sul cuore puro. Il magnificat è il canto di ringraziamento di Maria al suo creatore. Lei affermerà: ”D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Lei è consapevole di essere beata davanti a Dio. Oggi la Chiesa, nella sua sapienza, capisce che Maria è certamente assunta in cielo. Essa, dopo aver trascorso un tempo sulla terra, ritorna a Dio, e lo fa tramite suo figlio. Lei è regina del Cielo e della terra, essa è la regina nostra, è come una mamma, Maria, essendo la madre mia, diventa mia regina. C'è anche Maria, la nostra fede non si basa solo nella relazione tra me creatura e Dio creatore, ma anche Maria ci è stata affidata da Dio e allora siamo quel discepolo cui è stata affidata la madre. Senza Maria non si va da nessuna parte. La nostra fede è nella Santissima Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il Cielo ha avuto bisogno di questa giovane e la terra, con fare protestante, non riconosce più Maria. Che questa madre assunta in Cielo sia un modello per noi. Inviate pure vostri commenti ed osservazioni ai seguenti indirizzi di posta elettronica: massimiliano.lanza.121@istruzione.it maestro.max@hotmail.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Lanza M. (2013-2015), Commentari Biblici, anni vari, ad uso privato per gli studenti Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 21 agosto 2016 – VENTUNESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 13,22-30 (I lettura Isaia 66,18-21 ; II lettura Lettera agli Ebrei 12,5-7.11-13). Oggi si parla della porta stretta per entrare in Paradiso (come direbbe un buon catechista per infanti). Cristo è la porta, è il passaggio, la Pasqua eterna nel suo Regno. Dobbiamo conoscere Dio e non basta seguire un cattolicesimo tradizionale o perché così ci è stato insegnato, per questo ci dirà (speriamo mai) non vi conosco, qualora non arrivassimo al grado spirituale di conoscenza. Conoscere, per la Bibbia è un rapporto stretto, intimo e filiale con una persona, nel caso Dio! Dobbiamo essere uomini e donne di fede e non solamente seguaci della storia! Nelle letture bibliche di oggi riecheggia il tema dell’universalità nel Nuovo Regno, dove gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi. Gli ultimi rappresentano i pagani che si convertono, i primi rappresentano i Giudei, esclusi perché, nella loro presunzione, non comprendono la conversione, si ritengono esclusivamente giusti e non possono piacere a Dio. Gesù afferma: “Sforzatevi” di entrare nella porta stretta, in altre parole il verbo greco agwnizesJe - agonizesthe. Esprime l’idea di lotta e di aggressività (contro lo spirito del male!), di prontezza e di urgenza. Occorre non perdere tempo! (Ghidelli). Occorre, dunque, solo ed esclusivamente seguire le istruzioni del Divin Maestro! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 28 agosto 2016 – VENTIDUESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 14,1.7-14 (I lettura Siracide 3,17-18. 20.28-29 ; II lettura Lettera agli Ebrei 12,18-19.22-24). Dio non odia i potenti, anche se ci spinge a stare dalla parte degli umili, degli ultimi, degli indifesi, delle categorie fragili in generale. Non dobbiamo mai odiare i nobili, i potenti, i responsabili delle nazioni, i capi, ma nemmeno avere troppo a che fare con loro. La massima cristiana “chi si umilia sarà esaltato” ha le sue radici nel cuore della realtà cristiana: la morte e la risurrezione di Gesù. Dio non ha bisogno né della nostra sapienza, né della nostra superbia! Un prefazio canta: “Tu non hai bisogno della nostra lode… i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva”. L’umiltà non fa parte della tirannia di Dio, non mina la nostra libertà. Il Cardinale Carlo Maria Martini affermava che l’umiltà è riconoscere di non sapere. Il termine greco per indicare umile è tapeinwJesetai - TAPEINOTSESETAI, da cui la derivazione del termine italiano “tapino” e non credo qui di fornire successive spiegazioni. I sacerdoti, i religiosi e i laici di rito Romano o Ambrosiano che leggono il Breviario (la Liturgia delle Ore), recitano, ogni giorno durante i Vespri, il cantico della Beata Vergine Maria, il “Magnificat”. La versione latina della vulgata a un certo punto afferma: “Deposuit potentes de sede et exsultabunt umiles” (“Ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili”). La cornice in cui si ambienta la pericope evangelica della XXII domenica è il banchetto, inserito nel ciclo delle “Parabole dell’invito divino”. Cristo è dunque invitato a pranzo per discutere sulla questione del sabato (il giorno sacro agli ebrei). Gli Scribi e i Dottori della Legge intendono porre un tranello a Gesù, per poterlo condannare su questioni canoniche. Un altro elemento da notare è la presenza del pane, richiamo certamente al Pane di vita e, più teologicamente, in maniera velata, al pane eucaristico. Gesù si trova, ancora una volta, a confronto con persone pregiudizievoli. A lui si presume che non gli importasse molto. Gli apostoli hanno visto Cristo, noi no, ci fidiamo di quanto ci è stato tramandato. Eppure Cristo lo possiamo riconoscere: egli è manifestato soprattutto nei poveri, negli umili, nei diseredati. Cerchiamolo! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 04 settembre 2016 – VENTITREESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 14,25-33 (I lettura Sapienza 9,13-18; II lettura Lettera ai Romani 9,10.12-17). La pericope evangelica di oggi si riassume così: non è facile seguire l’esempio e gli insegnamenti di Gesù. Continua così il viaggio di Gesù verso Gerusalemme e tutto ciò che dice, è ormai rivolto a tutti i “cristiani”. Nella pericope evangelica odierna Gesù non vuole abolire il quarto comandamento, onora il padre e la madre, ma lo porta a perfezione facendoci mettere Dio al primo posto. Il termine odiare significa posporre, amare meno. Il fatto di odiare padre, madre, moglie, marito, figli e figlie e perfino la propria vita non va inteso letteralmente, ma nel senso di una radicalità alla sequela di Cristo. Umanamente è impossibile ma Cristo Gesù lo rende fattibile! La parabola è la costruzione della torre, per la cui costruzione bisogna essere in grado di portarla a termine. È necessario riflettere prima di intraprendere un’impresa: in campo cristiano ognuno ha la propria missione ed è inutile seguire sogni e miraggi, perché certe “vocazioni” sono specifiche per alcuni credenti e bisogna avere capacità, forza e tenacia per portarle a termine. Il fallimento è scandaloso e imperdonabile! Per seguire Gesù, a detta dell’evangelista Luca, è necessario abbandonare tutto, proprio tutto, anche le nostre angosce e paure! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 11 settembre 2016 – VENTIQUATTRESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 15,1-32 (I lettura Libro dell’Esodo 32,7-11.13-14; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 1,12-17). Nella prima parte della pericope evangelica si gioca sul binomio perdere-trovare (pensiamo alla pecorella smarrita). L’immagine che scorgiamo è quella del Cristo Buon Pastore, il quale va in cerca dell’unico peccatore che ha però bisogno di conversione! La gioia poi per la conversione del peccatore ha una dimensione comunitaria, poiché il pastore lo comunica agli amici. Vi è più gioia in cielo: la parola cielo sostituisce Dio dato che gli Ebrei non lo potevano nominare invano. Di là degli aspetti menzionati possiamo dire che Dio va in cerca della pecora dispersa e non aspetta che torni da sé. Nella seconda parte della pericope evangelica odierna si parla, ancora una volta, della misericordia di Dio; per spiegarla parto da un Enciclica, modifica da Giovanni Paolo II nel 1980, “Dives in misericordia”. L’episodio, qui non riportato interamente, parla di un uomo che aveva due figli, uno leale, l’altro no, un ingrato! Il secondo chiede al Padre di dividere l’eredità e parte per un paese lontano, vivendo da dissoluto e sperperando i suoi averi con le prostitute. Pentito, ritorna dal padre, accettando ogni eventuale punizione che gli avesse inflitto. Il Padre (immagine di Dio) invece di punirlo, lo redime, gli ridà la dignità perduta e lo accetta di nuovo a casa. Fa festa il figlio perduto è stato ritrovato. L’altro fratello, tornando dai campi, sente la musica e apprende che era tornato il fratello prodigo, che suo padre festeggiava. Egli è arrabbiato e forse, pensandoci, lo sarebbe chiunque ma i beni del padre erano sempre a sua disposizione; egli, come tutti i peccatori, non accetta che il padre, Dio, possa perdonarlo. A volte capita di sentire l’espressione “Dio dovrebbe fare venire il cancro ai delinquenti punendoli”, come se noi potessimo gestire la situazione e dare a Dio consigli. Il Santo papa afferma: “Quel figlio, che riceve dal padre la porzione di patrimonio che gli spetta e lascia la casa per sperperarla in un paese lontano, vivendo da dissoluto, è in un certo senso l’uomo di tutti i tempi […]”. L’uomo, dopo aver sperperato i suoi averi, conosce la miseria e la fame, si fa assumere da un allevatore di porci ma continua a vivere la povertà. In questa situazione “avrebbe voluto saziarsi con qualche cosa, magari anche con le carrube che mangiavano i porci. Ma persino questo veniva rifiutato. L’analogia si sposta chiaramente verso l’interno dell’uomo”. Gesù ha affermato che dall’interno dell’uomo esce il male e non vi entra dall’esterno. Egli, come argomentava il Papa, aveva perso davvero la cosa più importante, la dignità di figlio. Non se ne rende ancora conto, neanche quando afferma: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui muoio di fame”! Egli misura se stesso con il metro dei beni che aveva perduto, che non “possiede” più, mentre i salariati in casa di suo padre li “posseggono”. Come si svela in questo brano la misericordia di Dio? La figura del genitore, del padre, come abbiamo già affermato sopra, è figura di Dio Padre. “Il padre del figliol prodigo è fedele alla sua paternità, fedele a quell’amore , che da sempre elargiva al proprio figlio. Tale fedeltà […] si esprime ancor più pienamente con quella gioia, con quella festosità così generosa nei confronti del dissipatore, dopo il ritorno, che è tale da suscitare l’opposizione e l’invidia del fratello maggiore, il quale non si era mai allontanato dal Padre e non ne aveva abbandonato la casa”. La gioia del padre sta nel fatto che era stata salvata l’umanità del figlio (in quest’occasione, appunto, si commuove, ma sono lacrime di gioia). Al figlio fedele egli afferma che bisognava fare festa perché suo fratello era morto ed è stato ritrovato, è “risuscitato dal male”. Il padre ama suo figlio e quest’amore è pari all’inno della carità di San Paolo apostolo: “La carità è paziente, è benigna la carità […], non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto […], si compiace della verità […], tutto spera, tutto “sopporta” e non “avrà mai fine””. Anche tutti noi credenti abbiamo forti pregiudizi, talvolta, sulla misericordia. Valutiamo la divina misericordia esteriormente e invece è un qualcosa d’interiore. La misericordia di Dio, quando ci perdona (basta che lo vogliamo), dimentica il male da noi commesso. La parabola del figliol prodigo, terminando questa prima parte, “esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione” (realtà espressa anche nella liturgia di domenica scorsa). Veniamo ora a un’esegesi più dettagliata ma che sicuramente proporrà anche concetti simili: La parabola di oggi è stata pronunciata da Gesù per scribi e farisei. Essa è stata variamente interpretata. È battezzata con vari nomi: la parabola del figliol prodigo, la parabola del padre misericordioso, la parabola dei due figli, ecc. Il messaggio, in effetti, va considerato tenendo conto del punto di vista di entrambi. La richiesta del patrimonio con il verbo “dammi” da parte del figlio scapestrato in sé e per sé non è peccaminosa. Il peccato è riferito a vari fattori: secondo Schlatter perché ha dilapidato i beni del padre, per Bornhauser perché conduceva una vita immorale, per Lyonner era l’immagine di Adamo che voleva essere autonomo rispetto a Dio. L’Antico Testamento contiene vari brani sulla liceità, anche giudaica, di ereditare e avere beni paterni. Il fatto che il fratello dilapidò i beni con le prostitute è simbolo d’impurità legale; il fatto, invece, che si saziasse di carrube è segno di grave miseria. Il centro, il nucleo, della parabola è l’amore del padre più che il pentimento del figlio. Egli riconosce tuttavia di avere peccato, segno del suo itinerario interiore di conversione. Egli percepisce la dimensione verticale del suo male, cioè di aver peccato contro il cielo (immagine di Dio) e contro il padre. Ascoltando le righe della seconda parte del vangelo di oggi viene in mente il peccato del re Davide, il quale, come il figliol prodigo, afferma, di non essere più degno. Allontanandosi da casa cerca la libertà, ritornando acquisisce la vera libertà e soprattutto, come abbiamo già affermato, la vera libertà. Non basta essere giusti per salvarsi, ma bisogna entrare nella logica nuova inaugurata da Gesù, l’amore. L’amore si attua nella partecipazione alla comunione, è l’agape, il massimo che si possa desiderare! Dio è amore! L’immagine del padre misericordioso è la fotocopia di Dio, prima che ci rechiamo a chiedere perdono lui ci ha già perdonati e ci abbraccia con vero affetto! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 18 settembre 2016 – VENTICINQUESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 16,1-13 (I lettura Amos 8,4-7; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 2,1-8). Il Vangelo di oggi ci dice che non possiamo servire Dio e il denaro (mammona, secondo la precedente traduzione biblica). La lezione verte sulla jilarguria – philarguria: amore per il denaro. Dio non condanna il possesso dei beni terreni ma il loro cattivo uso, eventualità che si può facilmente verificare. Il Vangelo definisce l’uomo ricco ingiusto: oiconomon thV adiciaV - oikonomon tes adikias. Il termine scaltro è reso con jronimoV – phronimos. Altre considerazioni: 1) Gesù va alla ricerca della sua creatura perché non si perda. Dobbiamo essere ancorati con forza all'amore di Dio come Padre. Nel Vangelo esalta e loda chi gli ha derubato del suo. È una parola controcorrente, come può il padrone lodare l'amministratore dei beni se manca qualcosa? L'amministratore cerca consensi tra i debitori perché quando sarà licenziato, qualcuno di essi possa aiutarlo. Come domenica scorsa un figlio per convenienza ritorna dal Padre, così questa domenica di nuovo un Padre che accoglie e perdona. Non potete servire Dio e la ricchezza, dare a Dio la centralità e il primato, il primo posto a Dio nella nostra esistenza. Nulla e nessuno può prendere il sopravvento nella nostra vita. In tutta umiltà dobbiamo riconoscere che nei confronti di Dio abbiamo un figlio amato. Non si possono servire due padroni. Maria, nostra Madre, è l'esempio della figliolanza riconosciuta con amore. Dio vuole preghiere e suppliche affinché siamo salvati! 2) Dio ci dimostra che le persone disoneste, purtroppo, sono più scaltre delle oneste, le quali vivono fede da Chiesa come edificio o da sacrestia, invece di fare come dice il Papa, ossia sporcarsi tra l'umanità, rischiando di sbagliare ma amando il prossimo. San Paolo esorta Timoteo a camminare sulla retta via come Cristiano. Oggi assistiamo al male che dilaga, siamo il 17% di persone privilegiate contro l'83% di poveri, provocati dal nostro egoismo o di gruppi, nazioni,nei confronti di altre. Nella prima lettura vediamo che già ai tempi degli israeliti si "compravano i poveri per niente". Ciò che oggi abbiamo ascoltato sarebbe terreno di riflessione catechetica e teologica. Esorto tutti, me compreso, a cogliere l'invito di Papa Francesco, uscire dalle sacrestie e fare del bene all'umanità. È necessario riflettere sul monito all'accoglienza! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it o massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline. Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. 49. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 25 settembre 2016 – VENTISEIESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 16,19-33 (I lettura Amos 6,1.4-7; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 6,11-16). La Domenica odierna la potremmo nominare "... della giustizia" poiché si parla di un'ingiustizia terrena che poi diventa giustizia divina. Nella prima lettura è intravisto il castigo per i "buontemponi" che sfruttano le forze e i proventi (già miseri dei poveri) e non pensano ai reali problemi della società. Le persone menzionate sono le prime a "aprire" le fila verso l'esilio in Babilonia. Il Buon Gesù ci fa capire, tramite un racconto parabolico, la differenza nell'aldilà tra un egoista e un povero mendicante, l'egoista all'Inferno e il povero mendicante in Paradiso. In realtà, se i lettori notano, il ricco non è nominato, mentre il mendicante sì: Lazzaro. In realtà Gesù non si preoccupa di definire le due persone, non dice, in effetti, neanche se i due praticassero la fede o meno. Nella narrazione è chiaro però il contrappasso, il ricco senza Dio nell'aldilà e il povero con Dio nell'aldilà. Il ricco, nel caso della vicenda narrata, è "stolto", come tutti quelli che si costruiscono il paradiso in terra in modo artificiale e Dio sa come l'uomo ne sia capace! Se si vive come se Dio non esistesse alla fine, le conseguenze sarebbero devastanti, in questa vita e nella futura! Ricchi o poveri dobbiamo accogliere il meglio nella nostra vita: Cristo Gesù! Più facilmente, nonostante le difficoltà, arriveremo alla salvezza. Il povero si nutriva di ciò che cadeva dalla mensa del padrone, non da briciole e in tal caso, durante un processo di "beatificazione", la controparte avrebbe di che obiettare! Venendo al testo, il sostantivo mendicante è reso in Greco con ptwcoV - ptokos e sul significato possiamo definire mendicante chi si deprime e anche chi si rannicchia per spavento, spaventato da un mondo iniquo, consumista ed egoista anche se tra i ricchi c'è l'altruista (ricordiamo che Dio non odia i ricchi). Il sostantivo inferno è reso con il termine Basanous (basanous), e il significato sta appunto a Luogo di tormento, si potrebbe anche dire Luogo di tortura, tormento, sofferenza e infermità. All'inferno, fortunatamente, non ci manda Dio ma lo scegliamo noi stessi, le nostre opere cattive ci dicono la strada da percorrere; il brano evangelico su cui abbiamo disquisito è il dito puntato di Gesù contro i Farisei e gli Scribi, i quali accumulavano ricchezze disprezzando i poveri e usando "bilance false". Siamo chiamati a meditare su noi stessi e le nostre "false sicurezze", non solo in denaro ma anche spirituali. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 02 ottobre 2016 – VENTISETTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 17,5-10 (I lettura Abacuc 1,2-3; 2,24; II lettura Seconda Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo 1, 6-8.13-14). La pericope evangelica appena letta ci dice che oggi è la domenica della fede potente in Dio ma anche dei servi inutili, i giusti sono i servi inutili. Il giusto vivrà mediante la fede! È l'affermazione del profeta Abacuc nella prima lettura, il cavallo di battaglia di San Paolo nel Nuovo Testamento e anche, tristemente il cavallo di battaglia dello scisma causato da Lutero nel XVI secolo! Dobbiamo cogliere il mondo di Dio. Che grande fortuna poter aver la fede trasmessa e testimoniata, che è un dono dato a tutti quelli che lo desiderano! "La Chiesa, sposa di Cristo, ci annuncia sempre la stessa parola, lo stesso Vangelo. Il Vangelo ci dice: "Signore, aumenta in noi la fede!" Sarebbe bello che anche noi condividessimo questa richiesta". Vedendo le sofferenze del mondo diciamo: "perché, Signore, il dolore, la sofferenza, la morte? Dio ha dato una risposta esistenziale, Gesù è entrato nella vicenda umana, ha condiviso il dolore umano e l'ha inchiodato con lui sulla croce". La fede apre la porta a orizzonti grandi. Se l'uomo ci chiude la porta, noi entriamo dalla finestre, ciò anche che affermò il Santo di Pietrelcina quando disse: "se anche Dio chiude la porta Maria ci apre la finestra e ci fa entrare nel Regno! Una volta fatto tutto quello che dovevamo, riconosciamo che siamo servi inutili, la realtà di un cammino spirituale. Alcuni esegeti affermano che essere servi inutili significa iniziare ad amare, per "amore", non per "obbligo". Non dobbiamo fermarci all'obbligo, perché l'obbligo presuppone il timore e il timore presuppone il castigo, l'amore non ha timore. L'evangelista Luca distingue sempre gli Apostoli (i dodici) da cui derivano i Vescovi e i pastori dai discepoli, da cui derivano sacerdoti e diaconi e anche noi laici, in un certo senso diaconi perché in qualche modo al servizio della Chiesa. Allora sorge la domanda e anche un po' di confusione: siamo servi inutili, semplici servi o amici? Qual è l’ambiente ideale? La risposta è: servi inutili significa anche ordinari [douloi acreioi - duloi achreìoi = dal greco significa servi inutili o anche servi ordinari] e il servo è sì inutile ma anche amico di Dio e il Signore si compiace di lui, il termine greco è eudokew - eudokeo, cioè compiacimento. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 09 ottobre 2016 – VENTOTTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 17,11-19. La domenica odierna il Signore ci invita al ringraziamento; le letture bibliche contengono due momenti di riconoscenza: l’episodio di Naaman il Siro (prima lettura) e l’episodio del lebbroso Samaritano, l’unico che ringrazia tra i dieci sanati, l’unico peccatore (considerato così dagli ebrei di Gerusalemme), a differenza degli altri nove che si ritenevano giusti. Naaman il Siro pensa di ringraziare Eliseo con un regalo materiale che rifiuta. Allora, come regalo, si impegna nei confronti del profeta a non più sacrificare per gli déi ma al Dio vero! Nel Vangelo abbiamo ascoltato l'episodio dei dieci lebbrosi guariti. Vedendo Gesù a distanza, doverosa per le prescrizioni ebraiche che impedivano ai Lebbosi di avvicinarsi ai "sani", i malati (possiamo interpretare anche nello spirito) alzano la voce - hran jonhn - eran fonen: il termine eran deriva da airo (airw) e oltre ad alzare significa elevare, accrescere, esagerare, eccitare la voce a provocare una reazione da parte dell'interlocutore ma significa anche pongo, riporto (come se i dieci volessero riportare il precedente stato di salute, quello sano, grazie a Gesù). L'alzare la voce è anche inteso come apportare, arrecare (arrecare il coraggio alla voce), trascinare via, cioè prendendo Gesù e tenendolo per sé, significa anche alzare, prendere afferrare, espiare il peccato, distruggere il peccato, la richiesta a Gesù era, in buona sostanza, la distruzione dal peccato. Al termine della richiesta i lebbrosi furono sanati: venne messa alla prova la loro fede e ottennero la guarigione. Il termine greco è ecaJarisJhsan - ecatzaristzesan e il suo sinonimo è mondati. Lo straniero è il Samaritano e sappiamo che i samaritani erano nemici dei giudei; nella pericope odierna vediamo come il nostro personaggio sia stato l'unico su dieci a ringraziare il Signore per il miracolo e precedentemente il dono della fede. Il termine greco è allogenhV - alloghenes e significa che proviene da altrove, appunto Samaria. Ricordiamo che anche nell'episodio del malcapitato percosso e derubato dai briganti, sempre un samaritano si appresta a soccorrerlo. Per la seconda volta vediamo come la salvezza di Gesù sia rivolta ai pagani, perché, i suoi compatrioti, mancano di fede e carità ma anche noi oggi rischiamo di essere relegati in tale categoria. Come ha affermato oggi il Santo Padre non siamo più capaci, anche in famiglia, a dire "permesso, grazie, scusa", parole semplicissime che però hanno una rilevanza semantica notevole. La grazia, come affermava uno dei più grandi padri della Chiesa, Sant'Agostino, è gratis. Noi, "che siamo i cattivi", non siamo capaci a ringraziare, perché? Perché Dio è il nostro ringraziamento e già l'eucarestia, Dio che ringrazia, diventa, per Suo merito, ringraziamento da parte nostra! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 16 ottobre 2016 – VENTINOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 18,1-8. la prima volta, nei tre anni del ciclo liturgico, che ricorre questa domanda, senza risposta, da parte di Gesù: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. È necessario per noi cristiani riflettere su questa frase che richiama la fine dei tempi. é l'argomento di cui vorrei parlare oggi, perchè si parla, come avete ascoltato, si parla del valore della preghiera - la donna, con la sua insistenza ottiene giustizia dal giudice disonesto e Mosè fa vincere Israele in battaglia con il gesto delle mani alzate - e la fine dei tempi. Oggi però dobbiamo anche riflettere sulla fine dei tempi e lo dobbiamo fare con fede. Nel momento cui recitiamo il Padre Nostro (e mi auguro che lo preghiamo tutti i giorni) diciamo "liberaci dal male" e, mentre preghiamo con tali parole, pensiamo al grande mistero di Dio che sconfigge il male, di Gesù, che ha inchiodato il peccato una volta per tutte sulla croce. Ritornando al tema della preghiera, dobbiamo dire che essa non deve essere condizionata e deve essere scevra da interessi personali. Dio chiede una preghiera incessante con una fede non interrotta, un credo professato ogni giorno. La preghiera deve poter sempre essere presente nella nostra vita perché abbiamo il bisogno fondamentale di Dio, il quale non è il giudice ingiusto che cede alle nostre richieste ma fa prontamente giustizia quando preghiamo autenticamente, genuinamente e con la ricerca costante di Dio. Dio desidera essere cercato ed amato, Dio non è semplice e potente guaritore ma è Padre. Dio è un Padre al quale io non posso farne a meno, Dio è un Padre che non si cerca solo al momento del bisogno. Dio vuole la preghiera con il cuore, perché è un padre su cui possiamo sempre contare. Analizzando questo brano possiamo dire che la vedova è il simbolo della persona, debole, indifesa, povera, disattesa e maltrattata e per tale caratteristiche chiede giustizia. Sul testo greco c'è una frase che dice dall'originale - macroJumei ep autoiV ; - macrozumei ep'autois? = Li farà a Lungo aspettare? Si può anche tradurre con li farà pazientemente aspettare? La risposta sta nel fatto che i tempi del Signore, talvolta, sono lunghi e certamente non come i fedeli si aspetterebbero; la risposta è no ma dobbiamo essere pazienti fino al momento in cui saremo esauditi. L'invito a pregare incessantemente è contenuto in ciascuna delle lettere di San Paolo, anzi, sembra che Paolo raccomandi vivamente la pia pratica. Gesù ci dice di non sprecare parole ma al contempo di insistere con la preghiera: essa è come il respiro "dell'anima" e, dato che dobbiamo respirare sempre pena la morte, dovrebbe essere un atteggiamento automatico e al contempo vitale! Joseph Ratzinger (prima di essere Papa Benedetto XVI) scriveva sull'importanza della trascendenza, bloccata dalla storia attuale o comunque combattuta e perseguitata. Ratzinger ci esorta anche a difendere, pregando, i nostri fratelli cristiani e poveri nei paesi dove sono perseguitati e ci spinge ad essere missionari, cioè far trasparire da noi il germe divino che proviene dalla Santissima Trinità che ci ha creati!! Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 23 ottobre 2016 – TRENTESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 18,9-14. Il tema conduttore della domenica odierna è la preghiera, di nuovo ritornata come "respiro dell'anima", anche se intesa in modo diverso. La preghiera è ossigeno per la vita spirituale, tema ricorrente ma nel brano evangelico va evidenziata la parabola, la rappresentazione: due uomini, un fariseo e pubblicano, entrambi pregano ma il risultato è l'opposto: un atteggiamento da evitare, l'altro da imitare. La preghiera riguarda l'intimo dell'uomo. Il fariseo, in realtà, enuclea le sue virtù, non guarda a Dio ma a sé stesso, è in piedi, con atteggiamento presuntuoso e saccente. Egli, alla fine, accusa chi si comporta male, ma Dio preferisce il pubblicano, perché si pente e fa ammenda dei suoi peccati. Egli ha sbagliato ma è giustificato perché confessa gli errori. Il fariseo in realtà comincia bene e dice "ti ringrazio", tuttavia, al di là della "forma" successiva era veramente un pio, un puro, un separato, lo stesso significato della parola "fariseo". Il pubblicano era un "ladro qualificato" quindi, tra le righe, il Giudeo osservante non aveva tutti i torti ma Gesù smonta questo modo di fare. L'errore del fariseo è la sua autosufficienza, egli è ricco, non ha altri problemi! Il fariseo non è cattivo perché sta ritto in piedi ma perché non rende merito a chi lo fa stare in piedi con un fondamento, ovvero Dio! Abbassarsi di fronte a Dio è un modo nobile per alzarsi ed essere sostenuto da Lui. E poi non dimentichiamo la morte, dobbiamo essere umili perché destinati a rimanere distesi e a ritornare ad essere terra, humus. Le migliori sculture, nell'antichità, non erano raffigurate in piedi. San Paolo, alla fine ci dice "chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere". La Prima lettura non ci dice di non pregare ma di pregare con il cuore; i poveri, disarmati, pregano con il cuore e Dio non li discrimina. Giovanni Paolo I, il papa del sorriso, diceva che "una giornata senza preghiera è una giornata persa". Le tematiche di oggi sono: preghiera, digiuno, giustificazione, umiliazione, esaltazione. Sull'umiliazione, Plummer sosteneva che "l'umiltà è il passaporto per essere ammessi nel Regno di Dio". Il termine “giusto” in greco è exthemeo - exthemeò, nel testo originale "essere giusti" è reso con exouJenountaV - exouthenountas - è ricorrente anche in Paolo (Cfr. Romani 14,3). Sempre in greco la preghiera è anche una supplica, tradotto da proseuch - proseuchè. Digiuno ha lo stesso significato indicato sul testo ed è tradotto dal sostantivo nesteuw - nesteuo. Umiliazione è resa dal sostantivo tapeinwn - tapeinon; il termine tapino deriva da qui. Esaltazione è resa dal sostantivo uyon - ufon, che significa altezza sociale, ma anche l'altezza di Dio e del Cielo, inoltre significa elevo e innalzo. Penso che il fariseo pensasse proprio all'altezza sociale e, commento personale, niente a che fare con Dio. Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 30 ottobre 2016 – TRENTUNESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 19,1-10. Per tradurre l'omelia odierna, l'uomo ha il desiderio naturale, ma inefficace di vedere Dio. Ecco perché Zaccheo sale sul Sicomoro; tale fatto rappresenta tutti noi, abbiamo uno stimolo, inefficace però, di vedere Dio. Se qualcuno di voi è andato in Palestina si sarà recato a Gerico che si trova pressapoco al centro della Terra Santa, è un'oasi nel deserto, dove, con una certa approssimazione si intravede la pianta su cui salì il nostro Zaccheo. Zaccheo è insoddisfatto e vuole vedere Gesù; Diventa un incontro efficace per Zaccheo perché Gesù lo chiama; Zaccheo non cambia mestiere, si converte. Chi era Zaccheo? Gesù lo cerca, lo trova, va a casa sua. Per Gesù Zaccheo è importante! Zaccheo si rende conto di quel che è solo incontrando Gesù. Noi, se non facciamo delle cose grosse, ci sentiamo "persone per bene". Il Cristiano non è colui che non deve fare male ma è colui che deve fare il bene. Se non incontriamo Dio sul serio pensiamo di essere giusti. Il bene che coltiviamo in una famiglia, avendo anche la possibilità di studiare, lo dobbiamo far fruttare per gli altri. Don Oreste Benzi qui era un maestro: "tu non puoi essere un borghese ma in comunione con Dio e con il prossimo. Ciascuno di noi mette quanto ha ricevuto, dà il suo dono. Don Oreste Benzi diceva che ogni uomo ha la sua vocazione, la sua chiamata specifica. Anche i poveri hanno la chiamata che è la chiamata necessaria per tutta l'umanità, la chiamata per rendere più umano il mondo. I poveri non sono da mantenere, non è un compito del cristiano, il quale, però, deve essere vicino al povero per poter compiere il cammino con lui. Molte persone pensano di non valere nulla perché la società non le considera migliori, ma le membra più deboli sono le più necessarie. Don Oreste dice che sono state pensate tante rivoluzioni, comunismo, totalitarismo, nazismo, tutto è passato: se tu metti Gesù al centro della vita vedrai ciò che prima non potevi vedere. Mettere Dio al centro è una novità davanti agli occhi, dobbiamo aprire gli occhi perché Dio vuole salvarci dal male, a volte semplicemente tiepidezza e tristezza! Il Signore venuto perché noi abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza. Deve cambiare il nostro cuore! Ci sono tante ingiustizie, non è giusto l'aborto, non è giusto l'attuale sistema carcerario perché non è educativo, è diseducativo! I cristiani non devono tacere ma devono parlare, devono gridare la verità. La grande rivoluzione, chi vuole mettere veramente Dio nella propria vita, non siamo più soli! Geremia parlava di zoppi, ciechi, la donna partoriente. I poveri non vanno aiutati e rimanere nei propri agi, non serve tale aiuto. La grande rivoluzione, ipotizzata anche da Don Benzi, la vita è tutto dono, grazia, anche la debolezza è grazia, ci avviciniamo a persone concrete che possono stare vicino a noi! Il Segreto di Don Oreste era quello di Maria, lo stesso di tutti noi. "Zaccheo significa Dio ricorda", come ha anche affermato il Santo Padre. Riprendendo la prima omelia possiamo dire che l'uomo ha il desiderio naturale, ma inefficace di vedere Dio. Tutti gli uomini sono dunque inadeguati a vedere Dio. Gesù riconosce Zaccheo come figlio di Abramo ma nella linea della fede, così la conclusione del brano evangelico. Gesù alza gli occhi e vede Zaccheo, i due quindi hanno lo stesso intento, l'uno ricerca l'altro. Vi è un avverbio, molto ricorrente in Luca, che ci chiarisce quanto detto, l'avverbio shmeron - SEMERON, che significa il giorno d'oggi, oggi, il momento, il tempo presente, l'oggi di cui si parla, per Zaccheo: oggi la salvezza è entrata in questa casa. La restituzione quantitativa dei beni da parte di Zaccheo, è ben di più delle prescrizioni ebraiche che fissavano ad un quinto del reddito la cifra massima da elargire ai poveri; la conversione il nostro uomo la fa iniziare da qui. Luca rivolge la sua attenzione soprattutto ai peccatori, evidenziando la bontà di Dio e per tal motivo si parla della conversione di un pubblicano, Zaccheo. Il termine salvezza è reso invece con swthria - soteria e l'originale greco traducibile con liberazione, salvezza, salute, camino della salvezza o per la salvezza, salvezza eterna, totale e definitiva. La conversione non è un punto di arrivo per Zaccheo, comporta un lungo cammino e il fatto di voler restituire quattro volte tanto e dare la metà dei beni a poveri è solo l'inizio di questo bel cammino che porterà alla salvezza "eterna, totale e definitiva". Da aggiungere che il momento della conversione ci aiuta e grazie ad esso siamo "già salvi" ma comporta che coltiviamo e teniamo accesa la nostra lampada. Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 06 novembre 2016 – TRENTADUESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 20,27-38. Dio è l'origine della vita in senso umano. Se Dio non avesse voluto una realtà non l'avrebbe nemmeno creata. Noi cristiani dobbiamo vivere la vita umana come una testimonianza di fede. I fratelli Maccabei erano pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri. Siamo in tempi difficili, dobbiamo essere fedeli all'insegnamento della Chiesa e all'insegnamento del Papa. Amiamo Dio sopra ogni cosa e sopra la nostra vita? Anche noi vogliamo testimoniare nella nostra vita la nostra fede in Gesù Cristo e la vita eterna. Vogliamo testimoniare che stiamo camminando verso la casa del Padre. Gesù ha detto che dove c'è Lui saremo anche noi. Gesù è la vita e dona sé stesso. In Lui partecipiamo alla vita vera, Gesù ci dona la vita immortale. Maria è la madre di Cristo, la madre della vita eterna. Dio ci guarisce con tutta la mente e con tutta la forza. Dobbiamo cercare di capire il bene che c'è! La vita è più forte del male e del peccato e in Cristo possiamo vincere! Aggiungiamo di seguito uno stralcio di un’omelia tenuta in una casa circondariale alcuni anni fa: “Dobbiamo privilegiare la vita eterna. Siamo in una casa circondariale. Il carcere assomiglia ad un cimitero ma la vita all'interno è presente! C'è voglia di vivere anche se la vita è molto faticosa. In un carcere, aspettando il tempo entro il quale si può uscire, attendendo a progetti e sogni si attende di poter vivere, si attende la risurrezione. Una volta usciti si diventa dei "ri-sorti". Nella pericope evangelica odierna vi è subito una polemica [antilegonteV - antilegontes] tra i Sadducei, i quali, legati soltanto ai primi cinque libri della Bibbia, la Torah, negavano la risurrezione. In realtà anche all'inizio la Sacra Scrittura parla del Dio dei vivi, di Abramo, Isacco e Giacobbe. Essi negano che vi sia, "dicono che non c'è" risurrezione dei morti e che solo l'anima continua la vita"; i farisei comprendevano la risurrezione ma anche per loro la vita futura è continuazione della presente. Gesù afferma (dal testo originale): "isaggheloi gar eisin, cai uioi eisin Qeou thV anastasewV uioi onteV - isaggheloi gar eisin, cai uioi eisin Theou tes anastaseos uioi ontes - e gioca sui termini: immortalità, figliolanza divina, risurrezione. La traduzione, naturalmente è "e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli di Dio e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio". Il termine isaggheloi - isaggheloi significa uguale, simili agli angeli. I Sadducei derivavano il loro pensiero dal pensiero ellenistico (greco) che nega la risurrezione e parla solo di immortalità dell'anima. oV aggheloi - os aggheloi: significa come gli angeli.. "saranno come angeli di Dio". I Sadducei negavano la risurrezione e Gesù fa presente che Lui è il Signore dei vivi e afferma che nel Pentateuco (i primi cinque libri, la legge, la Torah) contiene la dottrina della risurrezione: nel roveto ardente Dio si presenta a Mosè (MwushV - moyses) come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe e non è un Dio dei morti ma dei vivi. Accettiamo Gesù nella nostra vita e saremo partecipi di certo della risurrezione futura. Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 novembre 2016 – TRENTATREESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 21,5-19. Dobbiamo incollarci a Cristo! Come sarebbe diversa la vita se lasceremo entrare la presenza buona di Cristo. Si parla del dono dell'immaginazione (chi non era entrato nel Tempio lo immaginava) e del tempo del pellegrinaggio a Gerusalemme. Per Israele il Tempio significava che il Signore era in mezzo a loro e senza il tempio la nazione "era persa". Senza lo Spirito Santo le cose non sono più vere. Anche se vi sono le Rivelazioni private (e buona parte la Chiesa approva) c'è sempre prima la fede. Nella pericope si parla di guerre, rivoluzioni: l'insegnamento è che di fronte ad esse non dobbiamo provare terrore, ma dobbiamo provare gioia quando ci si riunisce, perché nemmeno un capello del nostro capo cadrà. Non possiamo avere paura di Dio, perché significherebbe che non lo conosciamo. La pericope evangelica proposta la domenica introduce la Grande apocalisse Lucana, che si concluderà al v. 36. Si parla della distruzione del tempio: materialmente le chiese, come edifici materiali, deperiscono e crollano, ma spiritualmente la Chiesa è la nostra casa in cui coabitiamo con Cristo e i mattoni siamo noi, pietre vive impiegate per la costruzione del tempio. Nell'esegesi odierna vorrei farvi fare attenzione sugli ultimi due versetti del brano evangelico, il v. 18 e il 19: "Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà". Il termine perirà deriva da apolhtai - apoletai e può essere tradotto anche con lascio dietro, abbandono, perdo, cesso di essere, vengo meno, rimangi indietro, m'allontanano, ma anche seguo, oppure mi separo da, abbandono, lascio, dimentico (il rischio reale di dimenticare Dio), vengo lasciato, rimango (questi ultimi termini più positivi), permango, resto, resto per il futuro: non perirà significa anche che, al contrario, vivremo in eterno. "Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime". Parla della perseveranza (upomonh - upomonè) che salva e fa guadagnare anime. Il termine greco comprende entrambi i significati sopportazione e costanza di fronte alle persecuzioni. A livello semantico si parla di costanza, perseveranza, sopportazione, pazienza, attesa, speranza. E noi? Siamo pronti ad essere costanti, a perseverare, a sopportare, ad essere pazienti attendendo e sperando la venuta del Signore? Massimiliano Lanza Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 20 novembre 2016 – NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO RE DELL’UNIVERSO – SOLENNITà ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza Vangelo: Luca 23,35-43. Gesù è Re per chi soffre, per chi è povero, è Re per gli ultimi. Egli soffre per chi vive nel peccato. Anche Re Davide ha sperimentato il peccato! Dio vuole farsi Re nei nostri cuori; il Regno di Cristo è debole ma il Buon Ladrone ha accesa la lampada accesa per la fede. Gli altri, Farisei, Dottori della Legge, Soldati romani, stanno a guardare e, anzi, dileggiano il Cristo. L'altro condannato tenta Cristo come fece Satana nel deserto: se tu sei il Figlio di Dio salva te stesso e anche noi! L'altro non sfida Gesù e non lo insulta ma scende nel suo Io e formula una preghiera di soccorso e di aiuto: egli riconosce il proprio peccato, cosa che la società odierna rifiuta. Chi guarda i propri peccato e il Cristo nella fede entra nel Regno di Dio. e chiediamo a Gesù: "ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno" e la sua risposta "oggi sarai con me in paradiso". Oggi vediamo la figura di Gesù che è Re, il Re dei giudei. Mentre i farisei e i dottori della legge stavano a vedere senza fede, mentre i soldati romani lo schernivano, un uomo, il "buon ladrone", a differenza dell'altro, fa la sua professione di fede nella Misericordia di Gesù. La risposta non si fa attendere: oggi sarai con me in paradiso. L'oggi per l'evangelista Luca significa sempre. San Giovanni Crisostomo dice del ladrone: O ammirabile ladrone! Hai veduto un uomo crocifisso e lo proclamasti Dio! Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a: maestro.max@hotmail.it massimiliano.lanza.121@istruzione.it Bibliografia: Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato.
  15. Massimiliano Lanza

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