Vai al contenuto

Ezio Bruno

Scrittore
  • Numero contenuti

    31
  • Iscritto

  • Ultima visita

Tutti i contenuti di Ezio Bruno

  1. Ezio Bruno

    Armando Siciliano Editore

    Nome: Armando Siciliano Editore Catalogo: http://www.armandosicilianoeditore.it/collane.asp Modalità di invio dei manoscritti: non specificato, info@armandosicilianoeditore.it Distribuzione: http://www.armandosicilianoeditore.it/distributori.asp Sito: link http://www.armandosicilianoeditore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/armandosiciliano.it/
  2. Ezio Bruno

    Cosa state leggendo?

    Sto leggendo La Torre di Cenere di George RR Martin. Un libro di racconti di fantascienza, scritti negli anni '70 che risente molto dell'influenza di Dick. Molto lontano dal Martin delle Cronache. Sorprende che un personaggio del racconto premiato con l'Hugo (Una canzone per Lya) si chiami Lyanna. Diverte, anche se rammenta Lovecraft, che Dio sia "un animale che vive nelle grotte", per di più incapace di elaborare un pensiero. Da leggere, comunque.
  3. Ezio Bruno

    I racconti della Prima Luna - Sesto ciclo

    Complimenti vivissimi, @Alberto Tosciri !
  4. Ezio Bruno

    Mi diletto col dialetto

    Lissa, in siciliano sta per quella sensazione mista di malinconia, noia e lieve spossatezza che si prova talvolta al mattino, mi svigghiai ca lissa (mi sono svegliato con la lissa). ABSDMQI L OPZRTNCFGHUVE
  5. Ezio Bruno

    Mi diletto col dialetto

    Iètticu: nella variante messinese del siciliano malconcio, deperito in senso fisico e morale. Forse il significato originario era itterico. La parola nel significato attuale è di uso estremamente comune, in italiano potrebbe tradursi con un vocabolo del gergo medico, defedato. ABSDMQ I LOPZRTNCFGHUVE
  6. Ezio Bruno

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Usurata: la rata da pagare allo strozzino KG U CJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  7. Ezio Bruno

    Spiegoni: sì o no?

    Ma riuscite a immaginare la "Trilogia della Fondazione" di Asimov senza le voci dell'"Enciclopedia galattica"? Impegnandomi potrei anche riuscirci a inserire tutte quelle informazioni nella narrazione, ma perché mai? Si allungherebbe il testo intercalando con decine di pagine che ne spezzerebbero il ritmo. E tutti questi artifici per evitare gli "spiegoni", alla fine, rischierebbero di stancare il lettore molto di più, sempre ammesso che qualcuno si sia mai annoiato leggendoli. Ancora, a me piacciono le note, forse perché vengo da un ambiente accademico. E, nel contesto letterario, preferisco le note a piè di pagina a quelle poste alla fine del libro o del capitolo.
  8. Ezio Bruno

    Si può scrivere in un altro modo?

    Mi viene in mente l'incipit di "Il vecchio e il mare" (E. Hemingway, tradotto da F. Pivano, Mondadori, 1952) In cinque righe di testo ho trovato Ripetizioni: vecchio, vecchio, vecchio, pesce, pesce, pesci, ottantaquattro giorni, quaranta giorni, quaranta giorni, giorno, ragazzo, ragazzo, ragazzo, ragazzo, vela, vela, vela, barca, barca, barca, serrata, serrata, prendeva, prendesse, prese Avverbi: decisamente e definitivamente Similitudini: La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne. Secondo i criteri che vengono sbandierati nel manifesto e che tanti tra noi accettano, questo dovrebbe essere uno dei peggiori incipit della letteratura ed Hemigway si sarebbe dovuto suicidare subito dopo averlo pubblicato, nel 1952. Beh, lo fece, ma solo dieci anni dopo. Nel frattempo vinse il premio Pulitzer (1953) e il premio Nobel per la letteratura (1954). La traduzione della Pivano riportata sopra si aggiudicò il premio Bancarella del 1953. Al di là dei premi, su cui si può sempre discutere, la prosa di Hemingway, con le sue ripetizioni, con gli avverbi, i participi, i gerundi e le similitudini ha letteralmente illuminato la mia adolescenza, divorai ogni cosa che egli scrisse e ancor oggi continuo a leggerlo. Con orgoglio. Anzi, orgogliosamente.
  9. Ezio Bruno

    MBTI e Scrittura

    @LukeSkywriter Il problema è che Socrate, per scelta, non scrisse mai nulla, preferiva la forma del dialogo orale. Quello che sappiamo di lui ci è giunto attraverso gli scritti di Platone e di Senofonte, che furono sì suoi discepoli, ma che probabilmente avevano ragioni per deformarne il pensiero. Grazie comunque per i chiarimenti. Posso chiederti se hai trovato, anche fuori da WD, correlazioni tra tipi junghiani e generi/stili di scrittura?
  10. Ezio Bruno

    Gioco dei Racconti Minimi

    Azzardo Lanciò i dadi e fece dodici. L'altro si cavò un occhio col coltello.
  11. Ezio Bruno

    MBTI e Scrittura

    Secondo il test, il mio archetipo sarebbe ENTP, ma potrebbe essere anche ESTP o ESFP. Devo dire che mi lusinga ritrovare nel mio tipo Bertrand Russell e Voltaire, mi sorprende che ad esso appartenga anche Socrate (come avranno fatto a somministrargli il test?). Mi preoccupa invece, per la validità del test, il fatto che io condivida il giudizio negativo di Bertand Russell su Socrate, vedi la Storia della Filosofia Occidentale. Rispondendo alla domanda di @Lukespacewalker, i progetti letterari in cui mi sto cimentando riguardano il romanzo storico e la favola, ma sto anche pensando di scrivere storie che hanno per protagonisti idee più che personaggi e, chissà, potrei anche impegnarmi nella fantascienza, un genere che amo moltissimo.
  12. Ezio Bruno

    Mi diletto col dialetto

    Sautafossa: letteralmente saltafossi, persona disposta a tutto pur di ottenere il proprio scopo, senza alcuna remora morale. Dialetto messinese ABSDMQILOPZRTNCFGHUVE
  13. Ezio Bruno

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Lascia o laccetta: famoso quiz horror televisivo degli anni '960 KGUCJROXEZPBDQA L IHVTMWFNSY
  14. Ezio Bruno

    Jukebox

    Zombie - The Cranberries
  15. Ezio Bruno

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    e "mezzo", scusate il refuso
  16. Ezio Bruno

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Ahimè, tra due anni sarò tre volte e mazzo maggiorenne! Grazie
  17. Ezio Bruno

    Romanzo preistorico

    Sto provando a scrivere un romanzo preistorico, con questo intendo dire che la mia narrazione cerca di essere compatibile con le evidenze archeologiche, paleogeologiche, palezoologiche, paleobotaniche e così via. Niente sorcery e niente sword, anche perché all'epoca non c'erano metalli e neppure spade. Una notevole fonte di ispirazione sulle "tecnologie" dell'epoca sono stati i video di "archeologia sperimentale" rinvenuti in rete, in cui i ricercatori vengono filmati mentre realizzano armi o utensili con gli strumenti del tempo. Mi rimangono due problemi piuttosto grossi e spero di poter trovare aiuto. La misura dello spazio e del tempo sono strettamente connesse. Il giorno, il ciclo lunare e l'anno sono unità elementari che sono state disponibili da sempre, le stesse unità vanno bene anche per indicare le distanze, per esempio "una giornata di cammino". Il sole indica anche i punti cardinali, così è possibile specificare la direzione. Ma, come dire "quattordici anni" oppure "cento passi"? In entrambi i casi il problema è il numero. Nell'età della pietra (il periodo in cui è ambientata la mia storia è il mesolitico) come contavano e fino a quanto erano capaci di contare? Direi che sicuramente sapevano contare fino a dieci, tanto quante le dita delle mani. Sapevano andare oltre? Potevano dire "quattro volte le mie dita" per "quaranta"? L'altro problema, estremamente complesso è la religione. C'è il culto dei morti, per lo meno si ritrovano inumazioni. Probabilmente si ritiene che gli spiriti dei morti e degli animali uccisi interagiscano con i viventi. Ci sono totem, ci sono tabù. Ci sono anche divinità legate agli astri (il sole, la luna)? Ancora un'ultima domanda. Tra i lettori del forum c'è qualcuno impegnato in un progetto simile? Grazie per ogni suggerimento o idea che vorrete darmi.
  18. Ezio Bruno

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Dolmenista: Mitologico semidio gallico solito a menare i suoi nemici con enormi massi KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  19. Ezio Bruno

    Romanzo preistorico

    Grazie, @Adamantia per l'incoraggiamento!
  20. Ezio Bruno

    Romanzo preistorico

    @Alberto Tosciri Alberto, mi sono documentato parecchio, leggendo soprattutto letteratura scientifica. Sono assolutamente d'accordo con te, il sole era parecchio importante nella preistoria e credo che questa sia anche la ragione dei grandi templi megalitici, che la maggioranza degli studi disponibili considera come strumenti per misurare il tempo. Alla fine del Paleolitico, nel Mediterraneo Centrale l'ossidiana era disponibile in Tunisia, in Sardegna e a Pantelleria. L'ossidiana di Lipari, che nel VI millennio a.C. raggiunse tutte le coste del Mediterraneo, risale soltanto all'eruzione del Monte Pelato nel IX millennio a.C. e non c'è evidenza di commercio marittimo di ossidiana prima tale evento: L'ossidiana del Mesolitico quindi la si trova soltanto in Tunisia e in Sardegna. Gli altri? Usavano la selce, è dura e tagliente quasi quanto l'ossidiana e la si trova praticamente dappertutto. Fondamentalmente c'è il ciclo di Ayla di Jean Auel. I romanzi trattano l'incontro tra la cultura dei Cro-Magnon e quella dei Neandertal, circa 30 mila anni fa. Sicuramente erano Homo sapiens, i Neandertal si erano estinti ventimila anni prima. Se erano simili a noi fisicamente, qui termina quello che sappiamo. Erano bianchi o neri? Di che colore gli occhi e i capelli? Le pitture rupestri, sono davvero tante, non ci possono dare queste informazioni. Sappiamo che usavano lance, archi, asce, pietra, legno, pelli, tendini, avevano addomesticato i cani. Recentemente alcuni scavi ci hanno mostrato che oltre a cacciare pescavano, forse anche in mare aperto, che avevano sviluppato tecniche rudimentali per affumicare i cibi, che iniziavano ad addomesticare pecore e forse capre. Ma che imbarcazioni? Semplici tronchi scavati o canoe di legno e pelli trattate? Gli uomini del mesolitico pescano, migrano, iniziano pastorizia e agricoltura rudimentali, diventano almeno parzialmente sedentari, dipingono. Fin qui i fatti. Penso pure, ma qui è soltanto una mia idea che non contraddice quanto noto, che sviluppino il concetto di numero e qualche forma di religione. Tutto questo mi affascina enormemente Grazie per l'aiuto.
  21. Ezio Bruno

    Mi Presento !!

    Da isolano a isolano (io sono siciliano), in bocca al lupo! Oltre alla ricerca di CE, anch'io ho trovato così questo blog, ti segnalo anche la sezione Officina dove postiamo e commentiamo racconti e poesie.
  22. Ezio Bruno

    Procopia e il cervo volante

    Procopia e il cervo volante C’era una volta, in un paese non troppo lontano, una bambina che si chiamava Procopia. Procopia viveva felice in un castello col tetto d’oro zecchino insieme al padre, Re Paciocco, e alla madre, Regina Carina. Il Conte Stellario abitava giusto dirimpetto. Egli desiderava tantissimo una copertura sbrilluccicante per il proprio palazzo. Per legge, nel regno di Paciocco, i metalli preziosi erano riservati alla famiglia reale e a nessun altro, così il Conte si era dovuto accontentare di comuni lastre di ardesia. Tuttavia, discendendo da una casata antichissima la cui nobiltà risaliva alle Crociate, egli non sopportava quella proibizione. Iniziò così a covare invidia e presto l’invidia si trasformò in odio per il Sovrano. Un giorno, non potendone più, Stellario irruppe nella Sala del Trono e, con due colpi netti della sua scimitarra, staccò la testa al Re e alla Regina e si proclamò Imperatore. La piccola Procopia pianse disperata alla vista di tutto quel sangue. L’Usurpatore sapeva che in futuro ella avrebbe potuto cercare di riappropriarsi del trono, ma, vedendola tanto afflitta, non ebbe il cuore per ucciderla e ordinò ai suoi uomini: «Rinchiudetela, nella torre più alta del castello! E accertatevi che non se ne allontani mai, per nessuna ragione». La principessa fu condotta in una cella dove venne trattata con tutti i riguardi dovuti al suo rango: si diceva che forse l’Usurpatore avrebbe voluto sposarla quando fosse stata abbastanza grande. Né la splendida vista sui tetti dorati né i deliziosi manicaretti che le venivano serviti valsero però a consolarla e la piccola principessa trascorse molti giorni tristi, salati come le lacrime che le rigavano il viso. Un pomeriggio, un grande cervo con enormi corna ramose improvvisamente apparve, proprio dentro la stanza di Procopia. Immaginerete il terrore della piccolina! «Non temere», fece l’animale. «Sono il principe Azzurro. Il crudele Mago Merlotto si vendicò di me perché una volta gli pestai inavvertitamente i calli, trasformandomi in quello che vedi. Per mia fortuna, il Mago era un po’ brillo, forse avrà sbagliato qualcosa nell’incantesimo, e io ho acquisito il potere di volare e passare attraverso i muri. Posso pure rendermi invisibile ogni volta che lo desidero. Passavo di qui e ti ho sentita piangere. Come posso aiutarti?». La principessa gli raccontò la sua storia. Da quel giorno, i due trovarono conforto l’uno nell’altra: trascorrevano molte ore insieme, discutevano, leggevano favole. Naturalmente, non potevano essere felici, lei rinchiusa in una cella e lui con l’aspetto di un animale, ma, anche in simili casi, l’amicizia può essere un conforto. Insieme, cercarono di escogitare una soluzione per i problemi che li affliggevano. Fu Procopia ad avere l’idea: «Ho notato che i guardiani, la sera, dopo avermi servito la cena, lasciano la chiave della cella nel buco della serratura. Tu potresti prenderla e aprirmi, di notte, quando dormono tutti». «Non credo», rispose Azzurro, «con gli zoccoli non posso certo girare la chiave nella toppa!». «Con la bocca, però, puoi tirarla fuori. Mi farò portare carta da disegno e ne farò passare sotto la porta un foglio. Tu farai cadere la chiave, io tirerò il foglio e aprirò dall’interno». Così fecero e furono liberi. La principessa montò sulla groppa del cervo e, insieme, scorazzarono a lungo nei cieli. Quando si stancarono, Azzurro, che era assai coraggioso e molto abile con la spada, propose: «Ucciderò Merlotto e Stellario! Torneremo nei nostri castelli, tu sarai Regina e io Re». «Non credo», disse Procopia, «senza mani non puoi maneggiare armi né sperare di trovare aiuto. Nessuno dà retta a un cervo, non importa se vola. E poi, se pure tu uccidessi Merlotto, non potresti mai liberarti dall’incantesimo che ti ha lanciato». Era vero. Così, più prudentemente, fuggirono e, in attesa di tempi migliori, si nascosero nel bosco. Trovarono riparo in una casetta assai graziosa, ma abbandonata da tempo. C’erano ragnatele ovunque e i due si dovettero dar da fare per ripulire tutto. I letti, poi, erano troppo piccoli. Per poter dormire, dovettero usarne tre ciascuno. «Sembra la casetta dei nani di Biancaneve», disse Procopia. In breve, la casetta tornò ad essere linda e confortevole. Far bene le pulizie, talvolta, riserva piacevoli sorprese. Così, nascosto in cantina, in un vecchio baule, i due trovarono un librone tutto consunto. Sulla copertina impolverata e scolorita era scritto a caratteri cubitali “Incantesimi e ricette magiche”. Procopia, eccitata, cominciò a sfogliarlo. «Guarda!», disse al suo amico, «C'è un incantesimo che fa per noi! “Come trasformare in principe un cervo volante». Reperire gli ingredienti non fu facile. I cervi che volano e posseggono il potere dell’invisibilità hanno tuttavia molti vantaggi rispetto ai comuni mortali. Azzurro volò fino a Parigi per procurarsi la polvere di mummia che occorreva e la rubò proprio sotto il naso dei custodi del Louvre. Al suo ritorno, Procopia aveva già posto un paiolo sul fuoco: «Ali di pipistrello… veleno di vipera… polvere di mummia egizia...». Quando il principe-cervo bevve un po’ della pozione fumante, una nebbiolina azzurra lo avvolse e, quando questa iniziò a dileguarsi, apparve... un cervo volante! No, non avete capito, l’aspetto del principe mutò, eccome: egli non rimase un cervo che vola, ma divenne un cervo volante, cioè quel grosso insetto che si nutre di legno e somiglia un po’ ad un comune scarafaggio. Com’era stato possibile? Rileggendo bene la ricetta, Procopia si rese conto di aver compreso male. Tuttavia, non si perse d’animo. Si diede subito da fare e cercò una nuovo incantesimo per trasformare il cervo volante in principe. Purtroppo nessuna delle magie riportate nel librone sembrava fare al caso loro. «Ecco qui, “Come trasformare un cervo volante in un rospo”, andrà bene. Tanto poi so come cavarmela». Il principe-bacherozzo cercò invano di protestare, ma la principessa non ci fece caso: nessuno dà mai retta agli insetti, neppure ai Grilli Parlanti, figuriamoci poi ai bacherozzi. Infastidita da Azzurro che continuava a ronzarle in un orecchio, Procopia preparò la pozione e cercò di fargliela bere. Niente da fare: l’animaletto scappava sempre via. Alla fine, con una reticella per farfalle, Procopia riuscì ad acchiapparlo e buttarlo dentro l’intruglio. Dalla nebbiolina che si sprigionò, questa volta apparve un verde e grosso rospo. La principessa sapeva bene cosa fare, prese in mano l’animaletto e, vincendo la ripulsa che provava, gli assestò un bacio sulla bocca. Meraviglia! Il rospo si era trasformato in un principe, anche piuttosto avvenente. Tutto sembrava al posto giusto:due braccia, due gambe, due occhi, persino la spada al fianco sinistro. Procopia, entusiasta e, questa volta, senza provare schifo, lo baciò sulla bocca… Il principe scoppiò in lacrime... «Che, non ti piaccio? Guarda che ti faccio tornare rospo!». «No, no, sei bellissima, ma... io sono tutto verde». E, in effetti, verde era il suo mantello, verde la giacca, verdi persino gli stivali e la pietra incastonata nell’elsa della spada. «Non ti preoccupare, posso cercare un altro incantesimo...» «No, meglio lasciar stare, non vorrei ritrovarmi ad essere un topo o una biscia...» «Non hai nessuna fiducia… Ma forse hai ragione. Chiederemo alla mia amica Nuccia, che ha una tintoria, andremo da Flavia, che fa l’orefice, e le chiederemo di sostituire lo smeraldo della spada con un turchese o un’acquamarina». Ci provarono, ma non servì a nulla. Appena il principe indossava indumenti azzurri, ma anche gialli, rossi o marroni, questi, immancabilmente, divenivano verdi. Provarono pure a fargli cucire abiti nuovi di zecca da Silvestro, il sarto reale. I migliori broccati, le migliori sete, qualunque colore avessero, diventavano verdi: bastava che il principe li toccasse. Persino la gemma incastonata nella spada, potevano sostituirla con turchesi, zaffiri o acquemarine o persino con diamanti, rubini o perle, immancabilmente si trasformava in un verdissimo smeraldo. «Pensavo che, in fondo, va bene anche così, non ti offenderai se d’ora in poi ti chiameremo il principe Verde. Ora basta piangerci addosso: è giunto il momento di passare alla seconda parte del nostro piano. Dobbiamo occuparci di Stellario e Merlotto». Come abbiamo già detto, al principe non mancava il coraggio. Egli riuscì a introdursi di soppiatto nel palazzo del Mago e, prima che questi potesse lanciare un incantesimo, con un netto colpo di spada, gli mozzò il braccio all’altezza del gomito. Senza bacchetta, Merlotto non era più pericoloso. Per maggior sicurezza, lo rinchiusero in una gabbia d’acciaio costruita da un fabbro inglese di nome Faraday da cui nessuna magia poteva fuoriuscire. L’arresto di Stellario fu ancora più facile: i sudditi spesso mal sopportano gli Usurpatori. Bastò quindi un ordine di Procopia e del principe Verde e le guardie misero ai ferri Stellario e lo rinchiusero insieme a Merlotto. Come tutte le favole, anche la nostra ha un lieto fine. Procopia e Verde si sposarono e vissero felici e quasi completamente contenti, presto circondati da tanti bambini. Merlotto e Stellario giurarono fedeltà ai nuovi regnanti e furono perdonati. A Stellario permisero di porre degli specchi sul tetto. Il suo palazzo, quanto a sbrilluccichio, rimase pur sempre secondo al castello reale, il Conte però trasse vantaggio dagli specchi che gli permisero di alimentare un impianto solare a concentrazione. Al mago Merlotto venne restituita la bacchetta dopo che egli fece promessa solenne di non esagerare mai più col vino. Infine, il principe Verde si rese conto che gli smeraldi sono assai più preziosi delle acquemarine e, sfruttando il suo inaspettato talento, riuscì a riportare in pareggio i bilanci del Regno. «»
  23. Ezio Bruno

    Procopia e il cervo volante

    Grazie @Eudes per l'attenta lettura e i consigli. Mi fa anche piacere che tu lo abbia trovato divertente. In origine volevo scrivere un racconto brevissimo, poi mi sono reso conto che non potevo stare entro i limiti degli 8000 caratteri e così ho postato in questa sezione. Forse l'allungherò ancora un po' per dare qualche spiegazione in più, seguendo anche le tue indicazioni. E' una possibilità interessante quella che mi suggerisci. Io l'avevo pensata come la reazione di un nobile che ritiene suo diritto l'esser trattato da pari, tieni conto che nell'Inghilterra del XIII secolo si combatterono ben due guerre dei baroni. Su altre cose abbiamo idee differenti. Per dirne una: non penso di dover spiegare perché i carcerieri lascino la chiave nella toppa della serratura. Le spiegazioni possibili sono molte, una la indichi tu, ma nessuna di esse, credo, aggiungerebbe qualcosa alla storia. Che Merlotto sia crudele lo dice Azzurro, sarebbe più sorprendente se non lo dicesse, dal momento che, brillo o no, lo ha trasformato in un animale!
  24. Ezio Bruno

    [N2019-3A] Sette anni e sei mesi

    La tua ucronia è deliziosa e i combattimenti tra gladiatori sono irrimediabilmente trash, ma perché dovrebbe essere un problema? Piuttosto mi sorprendono le statue di Romolo e Giulio Cesare al Colosseo. Quale Marzio Marcello o quale Napaloni, imperatore del Restaurato Romano Impero, avrebbe potuto rinunciare a farsi ritrarre accanto a Cesare? Gli spiegoni? Ma siete proprio sicuri che non piacciano? A me, da lettore, piacciono tantissimo ché altrimenti non capisco un tubo. Vale la pena scrivere il romanzo. Se metti anche gli spiegoni fammi sapere quando esce. Ezio
  25. Ezio Bruno

    Procopia e il cervo volante

    Grazie, @Bango Skank, per l'attenta lettura e gli utili consigli. Mi fa piacere che la favola ti sia, tutto sommato, piaciuta. La punteggiatura era in effetti alquanto disordinata e alcuni periodi un po' troppo contorti. Ho deciso anche di lasciar perdere l'"Imperatore": quando l'ho scritto avevo qualcosa in mente, ma spiegarlo avrebbe rallentato troppo il ritmo. La storia del perdono, invece, ho preferito lasciarla. Per me è importante, non tanto per la morale cristiana del "porgere l'altra guancia", che non mi appartiene, quanto perché sono convinto che tutte le pene debbano avere un termine e che il potere politico non debba compiere atti arbitrari, come potrebbe essere qui il proibire l'uso dell'oro ai sudditi. Per spiegare questa cosa, spero senza essere stucchevole o pesante, ho introdotto alla fine il personaggio della Fata Assennata. Spero ti piacerà quando riposterò la revisione del racconto. Un saluto Ezio
×