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S. Alice Piangente

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  1. S. Alice Piangente

    Bianco Indelebile

    Ciao @Emy e grazie per il tuo commento molto apprezzato; sono felice che la poesia ti abbia permesso di compiere un buon percorso emotivo. In tutta onestà, sono un poco restia a spiegare contenuti di miei componimenti un po' per personale riesrvatezza e un po' perché, appunto, rispetto e apprezzo molto i viaggi mentali ed emotivi altrui. Cercherò comunque di chiarire leggermente due punti, ma perdonami se la risposta non sarà troppo esaustiva. Ad ogni modo, mi pare che tu abbia inteso piuttosto bene ciò che anche io intendevo e ne sono lieta. Allora, come da te ipotizzato, sì, si parla di amore. Un amore, come dire, generale però... senza categorizzazioni. E un amore non per forza folle o malato, ma di sicuro un amore che, ahimè, sembra non essere mai abbastanza. Stessa cosa per gli "uomini" di cui parlo; intendo riferirmi ad esseri umani in generale. Infine, l' "angolo" dell'ultima strofa non è un posto concreto nella mia mente, bensì semplicemente quel posto dove a volte può capitare di sedersi tirandosi un po' fuori dalla vita senza sentirsene parte fino in fondo. Questo è quanto. Spero comunque di averti un po' esaudita anche perché non credo nemmeno di essere molto brava io stessa a spiegare il significato di ciò che scrivo! Saluti e ancora grazie!
  2. S. Alice Piangente

    Bianco Indelebile

    È la droga che mai vorresti e non porta nulla di buono. Nemmeno una briciola, mai. E più non la vuoi respirare, più vola nell'anima e niente più basta se non per poco. Cresce dentro e si moltiplica finché non resta spazio per un battito di gioia Vorrei strapparmi gli occhi e scagliarli nel blu lontano da tutti questi uomini che tanto poco amano, folli e meravigliosi; miei dolci mercanti di lacrime. Vorrei urlare che ci sono anch'io, che anch'io merito una cura. Che son figlia anch'io e non ho colpe per quando ho paura. Fa tanto freddo in questo angolo da cui ogni piccolo dettaglio della vita che passa appare grosso, pesante e troppo importante. Vorrei essere punto sulla carta, ma sono tutta sbiadita e bianca.
  3. S. Alice Piangente

    Dove sono adesso le strilla e le urla?

    @Eleuterio Breve componimento poetico asciutto ed efficace che racconta, mi sembra, di un terribile conflitto con la figuara paterna. Pare quasi un pensiero gettato in prosa ma con alcune immagini molto forti e suggestive che colpiscono quasi quanto una pugnalata o una scossa. Prima tra tutte, quella creata dalla parola "sorriso" che, in evidente antitesi con il resto della poesia, resta ben evidenziata e quasi stonata, dipingendo un sorriso che, in realtà, pare assomigliare più a un folle ghigno di cui si fatica a trovare un senso. Stessa cosa anche per la parola "capovolgermi" che inizialmente mi rimanda ad un lessico giocoso e contrario alla poesia in questione. In seguito, in corsivo, compare una domanda il cui vero interrogativo mi pare relativo alla ricerca del senso degli avvenimenti terribili che hanno marchiato il poeta e di cui, nonostante il violento e sempre presente impatto, concretamente non resta più nulla. Molto suggestiva anche l'immagine dell'io poetico che si sbriciola in lacrime, che emana una sofferenza difficile da portare a braccetto per anni e che, forse, solo la constatazione finale riesce ad alleviare alemno in piccola parte. L'autore sembra, infatti, divenire consapevole che tutti sbagliano e chi commette errori non lo fa mai apposta anche nei casi peggiori. Al contrario, come la violenza genera violenza, così è anche vero che essa è sempre generata da violenza e lo "strazio" -parola molto cruda- è di ambo le parti, di chi subisce e di chi colpisce. Tale consapevolezza aiuta forse il poeta, se non a concedere perdono, almeno a comprendere ciò che può stare dietro al sipario. In generale, il componimento è asciutto e il lessico semplice ma preciso e, dunque, molto efficace a smuovere menti e cuori, almeno parlo personalmente. Saluti!
  4. S. Alice Piangente

    Anima di Cenere

    Buongiorno @Floriana grazie del commento. Ne faccio tesoro! A rileggerci!
  5. S. Alice Piangente

    Anima di Cenere

    @Sira mi ha fatto molto piacere il tuo commento. Da una parte perché sono abbastanza nuova in officina e questo è stato il primo e unico commento che ho ricevuto fino ad ora! Dall'altra sono lieta di essere riuscita a trasmetterti il senso della poesia e apprezzo le tue osservazioni. A rileggerci!
  6. S. Alice Piangente

    Anima di Cenere

    Mi è caduto il cuore di traverso; questo calice straripa di vuoto. Briciole di polvere sputate dagli occhi e denso inchiostro gorgogliante nelle viscere dello stomaco. Dove si cela la via della seta? La cucitura che mi fa meno incompleta? Dov'è la freccia che taglia il nero come cometa? Piango la cenere della mia anima che un tempo era mia e ora brucia e ribrucia e le vene pulsano fiamme di nebbia. Voglio solo quel che urla la mia natura. Ma sento che nata sono contro Natura.
  7. S. Alice Piangente

    Proiezioni

    @Convulsioni Quel che percepisco è un non poco mal di vivere. Già la prima quartina mi porta una forte immagine di morte. Mi fa pensare alla massa di persone il cui corpo vive, mentre l'anima - che poi è la vita vera- si spegne sempre più. Ecco, dunque, che il "soffio" che "si estingue" diviene metafora del respiro di qualunque essere vivente la cui vita non è felice di andare avanti, bensì si "consuma" "nel futuro" e il "velo" che "resta immoto" rimanda al velo steso su di un cadavere. La seconda quartina propone l'immagine di speranza e spensieratezza dell'estate, vista come traguardo da raggiungere dopo un duro anno di lavoro, ma che resta flebile e, in un certo senso, forse condannata a non raggiungere mai quel significato di gioia e libertà che l'operaio le attribuisce. Operaio che resta, come tutti i colleghi immerso e, direi affogato, nella monotona routine di una vita che non pare sua ma dipendente dalle istruzioni si chi sta più in alto. La terza quartina allarga l'orizzonte dall'io poetico per raggiungere il mondo intero che, almeno agli occhi dell'operaio, non se la passa troppo meglio di lui. Nuove e macabre immagini di morte nella penultima quartina. L'anima non è libera di vivere come vorrebbe e, dunque, dorme un sonno simile alla morte perché, se l'anima è imprigionata, come potrebbe un corpo essere sufficiente a farci sentire vivi e appagati? Molto cruda ma affascinate l'immagine delle mosche che girano attorno al dormiente/morto. Da ultimo, uno sguardo ancora più vasto. Un occhio esterno pare osservare il nostro piccolo mondo addirittura dalla galassia e di tutto il rumore, la sofferenza e anche la gioia della Terra non restano che "echi" lontani e inutili, mentre la Vita, intesa come totalità e non come singoli, prosegue pianeta dopo pianeta, galassia dopo galassia e, -perché no?- universo dopo universo. Componimento un po' tanto pessimista, pare. Rimanda sensazioni di immobilismo e rassegnazione per la piccolezza dell'umanità. Tuttavia, non emerge un giudizio aggressivo da parte dell'autore che ritrae semplicemente un malessere profondo. Molte immagini suggestive accompagnate da uno stile e un lessico accessibili e lineari. Forse giocare un poco di più su qualche dura allitterazione avrebbe potuto aumentare e arricchire la crudezza del componimento. Ma questo è puramente soggettivo. Da quello che hai scritto sopra in risposta, forse la mia interpretazione non è molto azzeccata. Però mi è arrivato qualcosa di ben definito e credo questo sia l'importante. Buon proseguimento.
  8. S. Alice Piangente

    Presentazione

    Grazie
  9. S. Alice Piangente

    Fuori dai Giochi

    Commento Con viziosa e malsana indolenza tace il paese senza partenza. Stanca la schiena e morta la mente, dorme e cammina inutilmente. Celasi come grosso topastro sotto ai tetti graffiati dal vento che sibila e scivola nerastro su flebil gioia e poco tormento. Passai mille volte per questa via tra la luce vibrante e friggente degli aspri lampioni, sempre gli stessi. E mai mi sembrò tanto nuova e bella come dopo averti trovato un giorno per caso e contro ogni voglia di nuovo. E giuro che non basterebbe ambizione. Né di fama desiderio o fame di gloria a sbavare nero sopra questa storia. Come ti vogliono gli altri è più facile. E se tutto quel buono che ho perduto è servito perché è te che poi ho avuto, allora ho perso nel modo più facile e non potrei volere trofeo più bello di questo che ho sollevato nel buio senza sfarzo e in vuoto di applausi.
  10. S. Alice Piangente

    Ho chiesto al vento.

    @Stefano Verrengia Ciao autore, Sono nuova in officina e questo è il mio primo commento. Non ho letto molto, ma questa poesia mi è piaciuta particolarmente. Secondo il mio modesto parere, il finale cattura più dell'inizio. Leggendo mi sono chiesta cosa cercasse l'autore. Non so se ho capito, ma questo non è importante. Forse cerca qualcosa di più; ha un urgenza che lo fa soffrire e anche arrabbiare. Bella la richiesta al gabbiano. Sembra carica di rabbia. Mi piace. La trovo un ossimoro stupendo "ali sporche d'azzurro". Non è una colpa arrabbiarsi per quello che si desidera e non si riesce ad ottenere. (Non fa niente se l'autore uccide un gabbiano. È solo un simbolo!). Anche la chiusa molto bella. Il mare che non risponde alla richiesta dell'autore che forse vorrebbe vorticare come un uragano ma è bloccato. E il mare, simbolo di enormità, tace anche se tutto sa (natura crudele e sublime). Molto suggestiva anche la richiesta per una "cura" dal "prurito all'anima" e il desiderio di strapparsi la pelle per sentirsi finalmente liberi e svincolati da tutti quei limiti fisici che rendono gli uomini così finiti, intrappolando le loro anime. Lo stile mi pare semplice e mi piace così. Quando si usano modi e parole semplici che funzionano, allora credo si faccia centro. La poesia mi ha ricordato la mia limitatezza e fatto venire un po' di malinconia e tristezza per quel gabbiano macchiato di azzurro che continua a volare mentre la mia anima sbatte contro la pelle. Questa è la mia interpretazione e magari non c'entra nulla. L'importante per una poesia, tuttavia, credo sia quello che comunica. Poco conta se non era la vera intenzione dell'autore. Spero! Un saluto!
  11. S. Alice Piangente

    Presentazione

    Salve a tutti. Sono nuova anche se mi sono iscritta qualche mese fa per consultare la lista delle case editrici. Sono, infatti, in attesa di riuscire a pubblicare per la prima volta. Proprio di recente ho cominciato a inviare il mio manoscritto a qualche editore e continuerò nella mia ricerca. Mi piace scrivere romanzi, racconti e poesie e mi sto presentando perché mi piacerebbe provare a utilizzare anche la sezione officina giusto per scambiare qualche parere e scrivere qualcosa di mio. Un saluto a tutti!
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