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Franco Iannarelli

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Tutti i contenuti di Franco Iannarelli

  1. Franco Iannarelli

    Sono nuova da queste parti

    Benvenuta, Regina! E buone soddisfazioni dal tuo libro!
  2. Franco Iannarelli

    Disegnatori

    A proposito, Donkey, ti voglio raccontare una mia vecchia esperienza così ti risollevo il morale. Qualche anno fa conobbi un aspirante scrittore di horror. Stava mettendo su, un libro di racconti con l'intenzione di autopubblicarlo. Mi piaceva come scriveva e mi ci trovavo con la sua amicizia, così gli proposi di allegare a ogni racconto una mia illustrazione e di realizzare questo libro un po' a "quattro mani", inserendo anche qualche mio racconto (che lui avrebbe prima analizzato e modificato liberamente) e consentendo me di consigliarli qualche piccola modifica ai suoi. In questo modo ci sarebbe stato anche il mio nome sul libro, e questo sarebbe stato il mio solo compenso. Lui ne fu entusiasta e anch'io cominciai a lavorare con entusiasmo. Poi boh, sparì nel nulla e non sono più riuscito a contattarlo, ma resta il fatto che potresti allo stesso modo coinvolgere un disegnatore offrendogli, lealmente e chiaramente, di collaborare al libro con la stessa tua aspettativa di avere il piacere di essere ripagato dalla soddisfazione di vederti pubblicato e poi, chissà...
  3. Franco Iannarelli

    Siamo bravi e nessuno lo sa?

    Si si, Frà, sono nella tua stessa linea perché stiamo dicendo lo stesso concetto pur se con qualche sfumatura di differenza. Per esempio qui: Sono d'accordo, ma nella pratica questo rimane un concetto, appunto, astratto. Tranne in alcuni casi eccezionali, è impraticabile separare in un racconto o romanzo il bello che proviene dal talento, dal bello che proviene dalla tecnica. Anche dai racconti che gli amici del WD postano alla sezione narrativa, credo che non potremmo mai con certezza riuscire a distinguere se quello che ci è piaciuto leggere proviene da talento o da tecnica sopraffina. Un altro esempio pratico: se un aspirante scrittore mi si lamentasse che: "lascio perdere lo scrivere, non ho talento." Io gli risponderei senz'altro:" Ma lascia stare 'ste pippe mentali! Ti appassiona scrivere? Studia, confrontati, leggi, esercitati (frequenta il WD! ) e vedrai se minimo un miglioramento non l'otterrai!". Se lo stesso mi si lamentasse che: "lascio perdere lo scrivere, non ho tecnica." Io gli risponderei la stessa cosa! Quindi, quello che voglio dire, nella pratica, è ribadire che questo ormai famoso talento è concetto così astratto e sfuggente, che non serve ad altro che a farci contenti di averlo se un giorno scoprissimo con certezza di averlo, e a lasciarci indifferenti se non lo scoprissimo mai e goderci invece l'eventuale successo ottenuto con lo studio, dedizione ecc., o a rammaricarci di non essere stati sufficientemente studiosi, dediti ecc.
  4. Franco Iannarelli

    Disegnatori

    Io che non sono un disegnatore affermato, ti chiederei tra i 40 e i 50 euro a tavola, in bianco e nero, realizzati con tavoletta grafica. E' un prezzo medio/basso. Puoi trovare anche ragazzi in cerca di fama che te li farebbero a 10 euro o addirittura in cambio della sola soddisfazione di vedersi pubblicati.
  5. Franco Iannarelli

    La Matita Rossa

    Mi sembra un'agenzia seria e lavoratrice, con le idee chiare (e, Rossella, sei molto carina, complimenti!). Solo una domanda: avete dei generi letterari preferiti o di cui non vi occupate, o valutate qualsiasi genere?
  6. Franco Iannarelli

    Disegnatori

    Genere, linea del racconto da illustrare? E' importante perché se il racconto è un horror, non puoi chiedere a un disegnatore per l'infanzia. Oppure se il racconto è realistico, non puoi chiedere a un disegnatore fantasy e così via.
  7. Franco Iannarelli

    Siamo bravi e nessuno lo sa?

    In effetti, Frà, il talento E' un concetto astratto; non è un oggetto ben definito, non ha solo tre dimensioni. La parola "talento", da sola, può dire poco e niente: si può avere talento nell'immaginare storie mirabolanti, oppure nello scrivere in maniera scorrevolissima, oppure ancora nello scrivere in maniera così popolare che cattura facilmente l'attenzione della gente... O al limite avere il solo talento di sapersi vendere o al massimo avere tutti questi talenti. E poi c'è anche il fatto che il talento può essere MOLTO, e fa del talentuoso un vero prodigio. O essere poco, che fa del talentuoso di turno un mediocre artista conosciuto per lo più a livello locale, ma che ancora gli si può dire che ha talento. E c'è ancora di più: un artista può avere un gran talento per una cosa, ma essere una frana per tutte le altre; risultato: non svilupperà mai la sua capacità e vivrà facendo qualcosa d'altro. Deduzione: non solo il talento è un concetto astratto, ma è astratta anche la sua utilità. Come ha scritto qualcuno qualche post indietro, può essere una dote che facilita e semplifica il percorso verso l'affermazione, ma quello che c'è di sicuro, è che per realizzarsi ci vuole impegno, dedizione, studio e tenacia.
  8. Franco Iannarelli

    Siamo bravi e nessuno lo sa?

    Mi ci trovo e non mi ci trovo nel tuo ragionamento, Czar (ma perché è la questione talento a essere fumosa e sfuggente). Il talento è innato o esce fuori con allenamento, dedizione e praticantato? Può essere entrambi o uno dei due. Ma dei due non può mai essere il solo talento. Ovvero, se nasci con un talento ma non ti ci alleni, dedichi, non lo pratichi, rimane un talento nascosto. Chiunque con anni di allenamento può diventare bravino? Boh, non ne sono sicuro. Ci sono quelle persone che non c'è niente da fare: con quella tale cosa sono impediti. Ho un esempio personale: per tanti anni ho fatto il termoidraulico, ma non c'è stato niente da fare, è un lavoro che non "mi entra", non ho mai superato il ruolo di aiutante, e appena ho smesso mi son dimenticato tutto. Dei ragazzetti che cominciavano per la prima volta quel lavoro, per attitudine partivano già più svegli e bravi di me. quoterrimo. Mai convincersi di non avere talento su una attività che ci appassiona. Piuttosto, al contrario, meglio illudersi di averlo (illudersi in se stesso, non vantandosi con gli altri) è più intelligente e spinge a realizzarci.
  9. Franco Iannarelli

    La qualità del giornalismo in Italia

    Come pensate che stiamo messi per quello che riguarda la qualità del giornalismo in Italia? Senza andare a guardare al particolare, alle qualità dei singoli, ma analizzando l'insieme, il "vento" giornalistico fatto di articoli su giornali e blog, sui telegiornali e varie trasmissioni di approfondimento. A me pare che il panorama sia desolante: un giornalismo affetto da manie di protagonismo, dalla consuetudine alla pacchiana spettacolarizzazione in cui i giornalisti sono più show-man che ficcanti ragionatori. In cui a far carriera sono i lacchè dei poteri forti e le inchieste si sono asservite alla legge dell'audience, fino all'assurdo non stupirci più se vediamo una persona seria rispondere seriamente su un serio argomento... mentre è intervistato dal pupazzo rosso del Gabibbo!
  10. Franco Iannarelli

    Siamo bravi e nessuno lo sa?

    Bel discorso, Eleya, "quotonisco" in particolare queste tre leggi: Che riconosco come valide non solo nello scrivere, ma anche in qualsiasi altra cosa della vita si abbia l'ambizione di raggiungere. Vedo solo meno assoluta la necessità di avere talento: al limite si potrebbe ovviare alla lacuna rimpinzandola con un solido affinamento della tecnica, oppure/anche caricando con forza sul proprio stile, facendolo spiccare, così che l'eventuale poco talento viene mascherato dall'appariscenza dello stile
  11. Franco Iannarelli

    Dialogo di fine mondo

    Un racconto "vestito" di divertente e scanzonato, ma con un contenuto morale serio e attuale. I personaggi di Dio e Sam sono simpatici. Dopo "indosso la tshirt che preferisco", invece della virgola andrebbero o le parentesi o l'inciso, perché sembra che prende la maglietta e una non bene definita compagna ufficiale di sbronze. Mi è venuta l'immagine di lui che cammina trascinando al guinzaglio le gambe amputate della tipa Sarebbe da trovare una forma migliore per esprimere che si trascina seguendo le gambe della bellona. Avrei preferito un " Come, e la flora e la fauna?". Scritto invece come hai scritto, sembra che dica "Come?" per dire "non ho capito" Nel dialogo non ho trovato altro da appuntare, tranne una serie di errori o mancanze nella punteggiatura
  12. Franco Iannarelli

    Consigli di lettura

    Ho una gran voglia di immergermi in un bel romanzotto del genere sci fi, fantastico, post apocalittico, distopico. Che mi consigliate? Accetto, e anzi mi interessano particolarmente, anche romanzi scritti da voi
  13. Franco Iannarelli

    E l'avatar più bello?

    Persistenza persistente. Uso il mio avatar da anni e dappertutto, tanto che...
  14. Franco Iannarelli

    Ciao a tutti!

    Benvenuta, Silvia! Personalmente non saprei proprio che consigliarti per fare la traduttrice. Ma qua e là nel forum, qualcosa l'ho letta...
  15. Franco Iannarelli

    perchè sono qui?!

    Uno scrigno non si apre così facilmente, no, Scrigno? eh eh Benvenuta e buon...si, buon lavoro qui sul WD! Buon lavoro e buon divertimento. Domandina, se posso: su che genere è il tuo romanzo?
  16. Franco Iannarelli

    E l'avatar più bello?

    Singolare, adoro l'avatar di Musidora. Mi piace l'espressione intrigante fra la Monnalisa e l'amazzone di quella (attrice? Cantante?) nella foto in bianco e nero che mi sembra presa da uno quei film intensi e enigmatici degli anni 70...
  17. Franco Iannarelli

    Non è bene inviar manoscritti...

    Ok Ice, allora sono d'accordo anche con il "tristemente"
  18. Franco Iannarelli

    Non è bene inviar manoscritti...

    Un'ottima digressione Ice, l'unica cosa che non ho capito è perché sei "tristemente" d'accordo. Nel senso che è una situazione che reputi triste? Se fosse così io sarei del parere opposto, perché tutto sommato Eco non sta scoraggiando, sta consigliando altre vie per pubblicare alternative al mero spedire il manoscritto alle CE. Non ne ho idea. Dico solo che a occhio e croce e secondo me, le pubblicazioni degli esordienti da parte delle grandi CE dovrebbero tendere allo zero, mentre aumenterebbero con le piccole CE. Quasi come un tacito accordo in cui le grandi si occupano di pasteggiare con i più famosi, e gli "avanzi" (povca misevia che brutta metafora che ho scelto! ) spettano alle piccole
  19. Franco Iannarelli

    Le corde vocali dei beagle e le donne bruciate dell'India

    Beh, Swetty, ma la situazione è questa, non è che ci si possa fare granché, tranne che nell'acuire le proprie capacità critiche e logiche al fine di non farsi "imbufalire". E' il rovescio della medaglia della pluralità della possibilità di pubblicare notizie e informazioni, avvenuta con il dilagare del solito internet, che consente praticamente a tutti di farsi giornalisti on line. Se prima avevamo notizie non vere e notizie vere, ora abbiamo anche le super-notizie: notizie che sono state vere, tempo fa, ma vengono pubblicate come vere di oggi. Oppure che sono vere ma addobbate in maniera tale che risultano più sensazionali di quanto sono in realtà. Oppure entrambi le cose. Bisogna darci dentro di "Rasoio di Occam" e di faticare nel fare controlli incrociati fra disparate fonti di notizie
  20. Franco Iannarelli

    Non è bene inviar manoscritti...

    Avevo già letto questa lettera tempo fa, ma rileggerla mi ha fatto piacere e mi ha rinfrescato le idee. Credo che sostanzialmente la situazione sia rimasta quella descritta da Eco, tuttavia ci dovrebbero essere delle sfumature di differenza tra la situazione attuale e quella di anni fa. Credo che attualmente ci sia a disposizione dell'aspirante scrittore, un numero maggiore di piccole case editrici che a tutti gli effetti possono con relativa tranquillità leggere e selezionare i manoscritti che gli arrivano. Rimane però valido il consiglio di Eco: non contare di: scrivere un libro, svegliarsi una mattina e spedirlo a mille mila case editrici con l'aspettativa che lo trovino eccezionale e corrano a pubblicarlo. Occorre che prima e durante il fare questo, si cerchi di entrare nel giro, di aumentare la propria visibilità anche su internet (se non mi sbaglio, la lettera di Eco fu scritta quando ancora non c'era il boom di internet e i suoi social network, quindi questa dovrebbe essere un'altra sfumatura di differenza tra il prima e l'oggi)
  21. Franco Iannarelli

    Sperimentazione sugli animali

    Amici! Stiamo ottando alla grande però! ( ottando: voce del verbo ottare=andare fuori topic). Così non mi ci raccapezzo più per cosa e con chi devo litigare!
  22. Franco Iannarelli

    Sperimentazione sugli animali

    Allora dimmi: dove può essere sostituita e dove è impossibile fare a meno degli animali? E già che ci siamo: cosa hanno le sperimentazioni in vitro, su tessuti e fluidi umani che non vanno? Perché mentre ci sono questi metodi si continua a utilizzare la SA? dove sarebbe migliore della prima?
  23. Franco Iannarelli

    Sperimentazione sugli animali

    Puntualizzando che i metodi evoluti che NON utilizzano animali salvano ancora più vite della SA, perché sono più precisi e più sicuri -perché eliminano l'incertezza dell'effetto che si avrà sull'Uomo dopo aver sperimentato su animali- puntualizzando questo, la ricerca senza utilizzare animali è spinta non solo da un grande amore per l'essere umano, ma anche per tutti gli altri esseri viventi. Ci sarebbe un'evoluzione anche morale
  24. Franco Iannarelli

    Cosa state scrivendo?

    Sto scrivendo/disegnando una sorta di romanzo che ha un taglio da rivista, e viceversa. Praticamente sto raccontando una storia con una tecnica alquanto sperimentale, in cui la narrazione non è incanalata in una sola tecnica (per esempio scrittura o fumetti) ma a seconda di quello che devo narrare o descrivere, utilizzo la scrittura, i fumetti o una singola illustrazione. Ma anche sulla scrittura non uso lo stesso canale: gran parte della storia è di tipo fantascientifico/fantapolitico, e va bene. Ma per esempio, se devo narrare che sono scesi sulla terra degli alieni con aspetto simile a delle formiche, e che affermano di essere stati mandati da Dio, non racconto questo, ma lo faccio intuire al lettore facendogli leggere una pagina in cui c'è un sensazionale editoriale giornalistico che parla di questa discesa degli alieni. A un certo punto ci sarà un personaggio che comincia a sospettare che dietro a questa discesa degli alieni c'è qualcosa di losco e segreto: qui invece utilizzo la narrazione scritta tradizionalmente. Poi questo personaggio incontra un informatore suo amico d'infanzia che gli svela alcuni segreti: qui passo ai fumetti. Nel frattempo, scegliendo accuratamente la pagina giusta, descrivo il mondo del futuro non narrandolo, ma inserendo dei finti spot pubblicitari che fanno capire al lettore in che ambiente si trova la storia. Finti spot tipo questo: ...Insomma mi sono imbarcato in una gran faticaccia, perché devo realizzare questa specie di pulp-novel in maniera che risulti sorprendente ma comprensibile all'ipotetico lettore. E tenere ben salde le redini della storia anche perché, parallelamente alla storia fantascientifica, c'è la storia del finto autore della storia fantascientifica che rimane invischiato a una spregiudicata proprietaria di una casa editrice, che gli farà tante promesse per il romanzo ma alla fine lo coinvolgerà in faccende poco pulite. E questo lo racconterò postando nelle pagine, tra un capitolo e un altro, le finte email che i due si scambieranno...
  25. Franco Iannarelli

    Sperimentazione sugli animali

    Lascio allora la parola a una biologa anti SA, come ultimo tentativo, incollando un estratto di un documento che trovate completo qui: http://sperimentazio...ostiene-la-s-a/ Lo faccio solo adesso, per tigna, ma non ne seguiranno altri per non impestare il topic. Come fareste a testare gli effetti collaterali di un farmaco senza usare gli animali? Oggi in teoria possiamo valutare/prevedere sia la tossicità che gli effetti collaterali di una data sostanza su organi e sistemi attraverso l’uso di batterie di test in vitro, colture d’organo, colture di tessuto umano, colture cellulari umane di diverso tipo e complessità. Come può una coltura in vitro sostituire la complessità di un essere vivente? Una coltura di cellule non può certamente rappresentare la complessità dell’organismo umano e nessuno pretende che lo faccia. Tuttavia più tecniche (in vitro ed in silico) basate su cellule, tessuti, organi umani, dati epidemiologici, studi clinici, possono, se utilizzati in modo razionale ed integrato, avvicinarci sempre più alla complessità dell’organismo UMANO. D’altra parte l’animale fornisce risposte certamente complete ma non attendibili. E’ pertanto preferibile un insieme di dati incompleti per costruire un mosaico che si avvicini quanto più possibile alla complessità umana, che una mole di dati completi ma inutilizzabili perché fuorvianti. Se devo valutare gli eventuali effetti collaterali sul sistema cardio-circolatorio di una molecola che gli studi in vitro mi danno per non tossica ai dosaggi terapeutici, come faccio? Si potrebbe ricorrere a degli studi elettrofisiologici in vitro, utilizzando colture di miocardiociti umani. Sarebbe così possibile prevedere eventuali effetti sui canali ionici, quindi sull’attività elettrica (prolungamento Q-T, eventuali effetti aritmogeni, ecc.). Come potremmo studiare gli effetti di un deficit cerebrale o indagare sulle funzioni cognitive senza alterare il cervello degli animali? dovremmo forse alterare il cervello degli esseri umani? La stimolazione magnetica transcranica (TMS) è una tecnica non invasiva di stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale. Mediante questa tecnica, è possibile studiare il funzionamento dei circuiti e delle connessioni neuronali all’interno del cervello dei volontari umani, provocando uno squilibrio transitorio e completamente reversibile. Come posso capire se una sostanza attraverserà la barriera ematoencefalica senza provarla sugli animali? Sono disponibili dei modelli di barriera ematoencefalica in vitro, realizzati sia a partire da cellule animali che umane. Come pensate sia possibile riconoscere se una sostanza possa passare la barriera fetoplacentare? E’ possibile, effettuando gli studi del caso su placenta umana (ex vivo) perfusa in vitro. Se devo mettere a punto tecniche operatorie per il trapianto di cuore o rene o fegato i modelli in vitro come mi aiutano? Qui le “tecniche operatorie” non c’entrano. La più grande barriera nei trapianti è infatti quella immunologica. Studiare le reazioni immunitarie ed il meccanismo del rigetto in specie diverse dalla nostra non è certo d’aiuto. Gli studi in vitro potrebbero essere utili in campo immunologico e solo di conseguenza vi sarebbero utili applicazioni per i trapianti. La s.a. è fondamentale per la ricerca. Lo affermano scienziati del calibro di Remuzzi e Garattini. Non vi basta? Che la s.a. sia fondamentale per la ricerca è da dimostrare, mentre sembra ben dimostrato il contrario: questo è un dato di fatto che può piacere o meno . Remuzzi, Garattini ed altri non possono cambiare la realtà con delle affermazioni personali e con la loro autorità: essere dei luminari non li autorizza a proclamare come vera un’ipotesi di fatto mai verificata, quella della predittività ed imprescindibilità della s.a. D’altra parte chi ha fatto pubblicazioni e carriera grazie alla sperimentazione animale e campa su quella, sarà un po’ difficile che neghi l’utilità del suo operato, no? Non sapete che per mettere a punto i modelli in vitro ed in silico serve la S.A.? Semplicemente non è vero, per mettere a punto i modelli in vitro ed in silico semmai è necessario superare la pregiudizievole fiducia nella s.a. e decidersi a voltare pagina, rivoluzionando l’approccio della medicina e della ricerca. Diversi sofisticati e complessi metodi in vitro come in silico sono già stati messi a punto ma sono da anni fermi al vaglio della validazione o semplicemente non vengono impiegati su larga scala perché manca l’educazione e l’informazione in merito al loro utilizzo.
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