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Tonino123

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  1. Tonino123

    Insoddisfazione

    Ciao Stefano, grazie per il tuo tempo e per il commento! Sì, come dicevo prima, quella parte non è utile a descrivere la ragazza ma il protagonista stesso. Volevo dare l'idea della banalità della sua visione di "ragazza perfetta". Eh sì, nella parte iniziale tentavo di dare un'impostazione un po' colloquiale. Mi sa che mi è riuscito male! Grazie, per adesso ho finito la prima stesura. Ci sono delle parti da modificare ed altre da riscrivere, magari tra qualche settimana metterò un altro frammento. Grazie ancora, farò tesoro dei tuoi consigli
  2. Tonino123

    Insoddisfazione

    Grazie, ne farò tesoro
  3. Se la clausola morale è inclusa può farlo, in caso contrario in linea teorica non potrebbe. Tieni conto che, come dicevo prima, sarebbe comunque un caso "particolare". Di solito queste clausole si trovano in contratti dove la moralità di una delle parti è rilevante per l'immagine dell'altro contraente!
  4. Potrebbe esserci una "clausola morale", frequentemente inserita nei contratti di sponsorizzazione. In pratica le "morality clauses" vengono inserite per assicurarsi che lo sponsorizzato non faccia sfigurare lo sponsor con determinati comportamenti. Nel caso di cui parli tu non è impossibile che la casa editrice l'abbia proposta dato che l'immagine del politico è certamente di primaria importanza ai fini della vendita del libro. In Italia comunque queste clausole hanno alterna fortuna in giudizio, quando la valutazione della "moralità" è arbitraria la clausola stessa può essere nulla. Pardon, ho scritto dal cellulare, se riesco più tardi metto qualcosa in più!
  5. Tonino123

    Insoddisfazione

    Grazie mille, apprezzo il tempo che hai speso I tuoi suggerimenti sono molto utili! Queste erano volute in origine, però in effetti se non sono molto apprezzabili da chi legge le rivaluterò Questa non ho idea di come mi sia sfuggita. 26esimo è orrendo da scrivere. In linea di massima sono d'accordo, in questo caso cercavo di mostrare più la psicologia dell'io narrante. Ho usato due modi di dire banali (tra gli altri) per mostrare cosa per lui è "il prototipo di una ragazza perfetta". Per illustrare il personaggio di "Laura" nelle pagine successive sono stato più attento, giuro! Mea culpa, mi sarò involontariamente rifugiato nella punteggiatura più semplice. Farò più attenzione nella revisione completa ! Grazie mille di nuovo, sei stato gentilissimo ed il tuo commento utilissimo! Grazie mille, anche i commenti brevi sono molto importanti per me. Sapere che quello che scrivo piace è un ottimo motivo per portare avanti il mio lavoro! Questo è l'incipit di un romanzo breve che ho terminato da poco, mi sto prendendo del tempo prima di revisionarlo integralmente. Vediamo cosa ne uscirà, poi certamente ne pubblicherò qualche altro estratto e mi farà molto piacere se vorrai leggerlo!
  6. Tonino123

    [MI 131- Fuori concorso] Tre amici in cascina.

    Utilissima, grazie. Mi trovo d'accordo con le tue osservazioni. Proverò a seguire i tuoi consigli.
  7. Tonino123

    Sei uno scrittore solo se gli altri te lo riconoscono?

    Articolo 498 cp: Usurpazione di titoli o di onori.
  8. Tonino123

    [MI 131- Fuori concorso] Tre amici in cascina.

    Ciao @mercy , grazie mille per il commento! Diciamo che questo racconto non ha convinto neppure me, l'ho scritto in un paio di orette domenica sera, l'ho trovato privo di mordente e non l'ho terminato per il MI. Sinceramente non avevo compreso dove risiedesse il problema principale finché non me lo hai indicato tu, di questo ti ringrazio sinceramente. Il narratore è troppo freddo, quasi distaccato, rileggendolo ora me ne rendo perfettamente conto. Credo di averlo reso male, lui li vede a tratti. Ha una visuale statica essendo paralizzato, spesso capisce chi è a parlare chi è a parlare dalla voce e non perché lo vede direttamente farlo. Avrei dovuto inserire meglio questa cosa o eliminare il riferimento, diciamo che mi è sfuggito. Credo di aver iniziato con lo stile sbagliato e tutto è venuto di seguito. Grazie ancora ed un saluto!
  9. Tonino123

    [MI 131- Fuori concorso] Tre amici in cascina.

    Commento Traccia di mezzanotte. Non mi ha convinto molto questo racconto e quindi ieri, in mancanza di buone idee in corso di scrittura, l'ho lasciato a metà. Oggi ho deciso di inviarlo comunque come fuori concorso. L’acqua gelata risvegliò i miei sensi ottenebrati. Sentii il bisogno di urlare, non ci riuscii. Michael e Frank mi stavano fissando sconvolti, il secondo aveva ancora in mano un secchio arrugginito. Provai a muovere le braccia, non risposero ai comandi. Cercai di capire dove ci trovassimo, gli unici indizi che trovai furono le pareti in legno divelto e un tavolino pieno di bottiglie di alcolici semivuote. Non ricordavo di essere mai stato lì. La luce filtrava dagli spazi tra le tavole e da un largo finestrone alle mie spalle che riuscivo solo ad intravedere. Provai a muovere la testa ma anche il collo era rigido, sentii qualcosa di ruvido che mi stringeva le mani. «Cazzo Mick, quella pasticca era una bomba, merda non dovevi fargliela prendere, cazzo guardalo. Gli hai fritto il cervello.» Riconobbi subito la voce, era mio cugino Frankie, ansimava tra una parola e l’altra. «Zitto Frank, forse si riprende, l’abbiamo presa anche noi e non ci ha fatto nulla. Forse ha solo avuto… non so, un ictus?» disse Michael, da sempre il più risoluto del nostro trio. «E… Se fosse stata la botta?» ipotizzò il mio adorato cuginetto. «Quale botta Frank? Non c’è stata nessuna botta, ok?» Riuscii a vedere con la coda dell’occhio lo sguardo minaccioso di Mick. Mi trovai di fronte agli occhi la faccia barbuta di Frankie, sembrava esaminarmi. La sua mano pelosa mi aprii meglio le palpebre e poi le labbra. Iniziò a muovere l’indice di fronte al mio naso, io fissai lo sguardo sulle unghie nere. Portatemi all’ospedale, cazzo. Pensai. Avrei voluto riuscire a ripetere quelle parole ad alta voce, magari si sarebbero decisi. «Mick, segue il mio dito, forse si sta riprendendo.» «A me non sembra, è solo un riflesso Frank. Vedi quello che vorresti vedere, sai cosa dobbiamo fare.» «No Micky, non dobbiamo, si riprenderà ne parleremo tutti e tre come abbiamo sempre fatto e risolveremo tutto.» «Frank. È tuo cugino, lo so, ma si è fatto la mia ragazza, che altro potevo fare? E poi se adesso si riprende ci denuncerà e finiremo entrambi in galera. Lo sai tu, lo so io». Oh, merda, sono fottuto. Lo sa. «Micky, no. Non lo farebbe mai, non il nostro Stephen, gli spiegheremo tutto...» Frank si coprii il viso con le mani e iniziò a singhiozzare. «Smettila bambino del cazzo, cresci. Lo abbiamo bastonato e legato al letto!» lo liquidò Mick, il caro Mick, che già conoscevo quando portavamo entrambi il pannolino. «Io non gli farò nulla, portiamolo in ospedale, sapranno cosa fare. Si riprenderà e finirà tutto.» «Si, certo, lo spieghi tu ai tuoi genitori che ci stavamo facendo allegramente tutti e tre? Che lui ha iniziato a parlare senza freni e io, quando ha ammesso di essersi fottuto Milena, gli ho dato una sediata in testa? Che tu eri d’accordo con me e lo hai legato, gli dirai tutto questo?» «No» sussurrò Frank. Grazie cuginetto del cazzo, e io che ti ho sempre difeso. Ipocrita tra l’altro, Milena mi ha detto che ci hai provato anche tu con lei. «Bene, non abbiamo alternative, se si sveglia siamo fottuti e se rimane così pure. Deve scomparire…» Concluse risoluto Mick. Frankie annuì coprendosi gli occhi con i palmi delle mani, io iniziai a muovere le pupille a destra e sinistra nella speranza capissero il mio “no”. Mi trovai davanti agli occhi il viso di Micky, il mio migliore amico. Mi stava fissando con occhi allucinati. Alzò le mani, reggevano un cuscino coprisedia. Un polveroso e merdoso coprisedia. Lo piegò in due e me lo poggiò sul viso, non vidi più nulla. Provai a muovermi, mi sarebbe bastato girare un po’ il collo. Iniziai a sentire la fame d’aria. La mia vita stava per finire. Un tonfo leggero, Micky mollò la presa e il cuscino cadde a terra. «Che cazzo… Merda che schifo!» Un topolino bianco era caduto dal tetto, esattamente sulla testa di Micky. Era ingrovigliato tra i suoi capelli e il mio caro amico iniziò a muoversi come in preda agli spasmi. Nel frattempo si schiaffeggiava il capo terrorizzato come una ragazzina. Frank, forse ancora stordito dalle droghe, era immobile a qualche metro di distanza. Finalmente il topolino si liberò dallo scalpo di Mick, cadde a terra e iniziò a correre verso la porta esterna. «Bastardo di un topo, che schifo, ammazzalo Frank» urlò Mick, come avrebbe fatto il bambinetto isterico che era stato solo qualche anno prima. Frank non rispose, stava fissando un punto fisso dietro di me, verso la luce. «Frankie?» «Shhh» rispose il cuginetto. «Chi va là? Chi c’è nel capanno?» Una voce roca proveniente dall’esterno, «Vi ho sentiti, se siete i soliti ragazzini vandali vi avverto: Ho il fucile da caccia con me.» I due amici si scambiarono uno sguardo d’intesa, poi come mossi da una sola coscienza guardarono me. Scomparvero di corsa dal mio ristretto campo visivo. Ero salvo, c’era solo da aspettare che il mio benefattore si decidesse ad entrare nel suo riparo. Sarei finalmente tornato al sicuro, a casa. Non dubitai neppure per un attimo che la paralisi fosse solo temporanea. Già pregustavo la decisione più ardua: dimenticare tutto o vendicarmi?
  10. Tonino123

    [MI 131- fuori concorso] Quasi quasi smetto...

    Ok, ora che ho qualche minuto posso fare un commento come si deve. Il racconto è divertente, ammetto di essermi fatto una risata in almeno due punti. Complimenti per l'originalità, ho trovato geniale l'idea dei gattini. L'incipit mi è piaciuto, certo è un po' strano svegliarsi in un sogno con una secchiata d'acqua, però volendo ci può stare. Il personaggio principale mi è piaciuto molto, anche la Carla onirica è un personaggio interessante. Bella punizione. Per il resto, nella mia modesta opinione: Non mi piace tantissimo, avrei scritto "Ti consiglio di non sbagliare" per rispondere al "Se sbaglio?" del protagonista Qui mi ha convinto poco la pizzeria con lo champagne Però la frase fa sorridere. Anche questo mi ha convinto un po' poco. Che pubblicità dovrebbe essere? Qui ho riso, davvero! L'unica altra cosa che non mi convince è il fatto dell'essersi addormentato durante la cena. Il sogno poi dura un po', non è brevissimo, secondo me è abbastanza strano che Maria non se ne sia accorta prima. In definitiva mi piace questa storia che non si prende molto sul serio e deride un po' la mania social di cuoricini, gattini e foto delle vacanze.
  11. Tonino123

    [MI 131- fuori concorso] Quasi quasi smetto...

    Questo racconto mi ha divertito! mi piace. Pardon per il commento lampo, scrivo col cellulare.
  12. Tonino123

    18 in giardino

    @Rhomer , grazie per esserti soffermato e per i preziosi consigli! Sì, avrei dovuto revisionare più attentamente il testo, mea culpa! Sono d'accordo con te per quasi tutto sulla punteggiatura. Sono sempre un po' in difficoltà nell'alternare dialoghi e descrizione, è lì che la mia punteggiatura vacilla. Sì, l'ho inserita un po' tardi nel racconto in effetti. Volevo dare l'idea del professore in sovrappeso senza descriverlo apertamente! Riguardo gli spettatori, forse ho voluto esagerare un po' troppo l'idea di teatralità nei modi del professore. Questo era l'intento! Non l'ho visto, ahimé, però ovviamente conosco il personaggio. Sì dai, forse una vena di follia c'è anche nel nostro Antonio. Assolutamente, nessuna noia. Ho apprezzato il tuo commento in ogni parte. Beh, certo. Non c'era un significato profondo, l'intento era divertire e prendere un po' alla sprovvista il lettore. Sono lieto di esserci riuscito. Grazie!
  13. Tonino123

    18 in giardino

    Innanzitutto grazie ad entrambi per i commenti, @Lauram @Talia non uso spesso il narratore in terza persona, sono lieto di essermela cavata. Mi sono sfuggiti un paio di "<" dopo o prima le caporali... Il motivo è semplice e Talia ha indovinato, avevo scritto il nucleo del breve racconto sul tablet e per non complicarmi troppo la vita li ho usati impropriamente, col buon proposito di sistemare poi da pc. L'occhio umano è però fallace e qualcosa è sfuggito alla revisione. Idem per le ò, quelle le avevo messe già in prima battitura ma qualcuna mi sarà sfuggita. Ogni commento è ben accetto e vi ringrazio davvero per il tempo speso. Devo ammettere che la storiella di partenza è una leggenda di facoltà. Ce la raccontò un professore durante una delle lezioni del primo anno e mi è tornata alla mente . Il professore giurò che ai suoi tempi succedesse davvero (il diciotto in giardino, non la pistolata a salve). Questo l'ho pensato anch'io, volevo dare l'idea che fosse l'assistente a tenere il conto. Quasi avessero annotato la cosa sul registro per pura crudeltà. Quando siede Antonio infatti è lei a mormorare qualcosa all'orecchio del De Licani. Avrei dovuto renderlo più esplicito, anche perché sennò sembra davvero strano ricordi le 12 volte di Antonio! Sono d'accordo, ci sta meglio. Sia questa versione che quella che mi proponi subito dopo! Su word era in corsivo, ho dimenticato di rendere qui i corsivi. Anche" Illuso", il secondo "semplice" e il "fuori" lo erano. Beh, in realtà questo doveva essere un assist al lettore. Dato che la pistola è a salve, in qualche maniera è inutile, non può nuocere! Uhm, non so, qui ho pensato che fosse affonda perché mi convinceva un po' di più il suono. Poi ho pensato che la nave continua ad affondare mentre i topi la abbandonano. Non saprei, la consecutio la faccio sempre ad orecchio quindi è possibile che abbia sbagliato In prima battuta era "emerito", qualcosa non mi tornava però. Ho controllato e in effetti per essere "emerito" bisogna pensionarsi. Ho dovuto virare verso "chiarissimo" che rende molto meno in effetti. Grazie davvero! Tutto quello che hai scritto mi è utilissimo e ti sono grato di aver dedicato il tuo tempo al mio racconto! Ma che scusa? Grazie, hai usato il tuo tempo per leggere il mio racconto e hai commentato, mi ha fatto molto piacere!
  14. Tonino123

    18 in giardino

    Commento «Sa cos’è il “diciotto in giardino”?», domandò il professor De Licani sfogliando il libretto dello studente, <Lo accetterebbe? È la terza volta che si presenta…» concluse con un’occhiata in tralice al malcapitato. «No…Professore, cioè si, lo accetterei» il viso del ragazzo si illuminò, non erano in molti ad avere la fortuna di superare il famigerato esame di diritto privato del professor De Licani prima del quinto tentativo. «Bene» Rispose il docente alzandosi in piedi, firmò rapidamente e lanciò il documento dalla finestra del terzo piano «Se lo vada a riprendere in giardino. Fuori!» accennò ad un sorrisetto tornando a sedere «Il prossimo» disse la giovane assistente leggendo la lista dei prenotati «Caretta Antonio». Antonio si alzo, sedeva ai banchi dell’ultima fila e indossava una giacca nera ed elegante. Con la mano destra stringeva il portafortuna metallico riposto nella tasca interna. Mentre attraversava i pochi metri che lo distanziavano da quello che a tutti gli effetti gli pareva un plotone d’esecuzione cerco di mostrarsi tranquillo. Non ci riuscì, fu un tic all’occhio sinistro a tradirlo. Sedette di fronte al De Licani, porgendogli libretto universitario e patente. L’assistente li prese e registrò i dati, poi sussurrò qualcosa all’orecchio del cattedratico che annuì solennemente. «Lei è la dodicesima volta che si presenta, vuole stabilire un nuovo record?» Domandò De Licani lasciando scivolare gli occhialini sul naso, per guardare il ragazzo da sopra le lenti. «No, professore», L’occhio continuava a sfarfallare. «Beh ci sta riuscendo comunque, bravo il nostro recordman. Mi parli del possesso.» Antonio provò a rispondere, le prime parole venivano fuori piano, poi prese fiducia. Una domanda facile finalmente! Aveva persino ripetuto l’argomento pochi minuti prima. Parlò per oltre dieci minuti, si ricollegò ad altri istituti, citò la giurisprudenza. Stavolta prendo minimo 28, pensò. Illuso. Fu interrotto con leggero disappunto dal professore «Si, si, almeno questa la sa». Il ragazzo si zittì, le nozioni continuavano girare vorticosamente nella sua mente, avrebbe voluto urlarle in faccia allo stronzo. Il silenzio a cui era stato ridotto lo fece sentire nuovamente nel limbo. «Ora le farò una domanda semplice semplice», un ghigno sul viso del De Licani fece rabbrividire Antonio che continuava a stringere con forza il portafortuna, «Cosa prevede la riforma del febbraio 2019 riguardo i patti familiari?» Lo studente scattò all’indietro, spalancò gli occhi, c’era andato così vicino stavolta. Adesso la domanda impossibile. «Professore, non lo so… Suppongo non fosse in programma… Lei ha indicato un testo del 2017» Trovò il coraggio di ribattere con voce tremante. De Licani si voltò verso l’assistente, scosse platealmente il capo «<Che vergogna» disse mentre con altrettanta teatralità indicava il ragazzo con un braccio «Io non sono qui per le sue supposizioni» alzò la voce, a beneficio degli spettatori agli ultimi banchi «Queste sono le basi! Se ne vada! Non si faccia rivedere, non le permetterò di sprecare il mio tempo per la quattordicesima volta» la pappagorgia vibrava ad ogni parola. «Professore, la prego, un’altra domanda e io…» La schiena di Antonio era ormai china sulla cattedra, gli occhi bassi e la mano continuava a carezzare l’unitile gingillo nella tasca della giacca. «No, fuori di qui. Altrimenti lancio anche il suo libretto fuori e senza il diciotto!» Ridacchiò cercando lo sguardo d’intesa della giovane e procace assistente. Antonio si decise, estrasse la pistola dalla giacca «Eh, no professore. Questa è l’ultima volta che fa lo stronzo». La situazione si invertì, il sorriso comparve sulle labbra dello studente e a spalancarsi furono gli occhi del De Licani. «Ma… Oh Dio… la prego no! Risolviamo tutto…» La mano che reggeva il libretto adesso tremava visibilmente. Dai primi banchi si senti un brusio che aumentò gradualmente: stridio di legno e passi concitati, i topi terrorizzati abbandonavano la nave che affonda. «Certo che si risolve mio caro De Licani, ed ecco come…» Puntò l’arma alla fronte del professore mentre l’assistente si gettava ammutolita sotto la cattedra. Il grilletto fece meno resistenza del previsto. Bastò una lieve pressione dell’indice sudato di Antonio. Il tuono rimbombò nella vasta aula, l’odore della polvere da sparo fu coperto solo da un pesante puzzo di feci. Il Chiarissimo Professore se l’era fatta addosso. «È a salve coglione. Pulisciti il culo con quel libretto di merda, vado a fare i caffè al bar di famiglia. Passa a trovarmi, magari ti esamino su quello che abbiamo imparato oggi».
  15. Tonino123

    Colpevole?

    Partiamo dall'analisi del personaggio principale. Trovo sia irragionevole la sua reazione esagerata, per questo il racconto mi piace. Se avesse avuto una qualsiasi avvisaglia o dubbio reale sulla serata (specchietto rotto, ubriachezza) il racconto sarebbe stato meno significativo secondo me. Per me così è un' "ode all'ansia ossessiva", Gianni non ha motivo di dubitare di se stesso eppure lo fa. Si rovina una mattinata e va a costituirsi per qualcosa che non ha fatto solo perché si è autoconvinto che sia giusto così. Devo ammettere che sono rimasto un po' col dubbio sulla colpevolezza fino alle ultime righe e questo è un bene. Forse un po' in disuso ma non mi dispiace come termine Io eviterei il "visto che", non mi sembra suonare bene. Eliminerei "a un certo punto". Io avrei evitato "quell'oggetto" e avrei scritto "eppure vederlo" ... "gli provoca" "un senso di disagio" "tanto da sollevare il piede ..." Mi piace questa parte ma potrebbe essere più scorrevole. io avrei falciato un po': "accende l'aria condizionata, nell'abitacolo l'atmosfera è ormai densa e pesante" Anche questo punto spiega un po' la disattenzione cronica di Gianni, mi piace. Beh, qui Gianni sembra un po' troppo leggero in effetti La serratura dentro il locale? Suppongo intendessi che Gianni vuole aprire la serratura mentre si trova ancora dentro il locale, non si capisce benissimo però. Qui non sono convinto. Mi piace che si presenti per pura e insensata paranoia, è la descrizione in se a non piacermi. Ad esempio il "sono io il colpevole, ma non volevo" per i carabinieri potrebbe significare di tutto. Quindi ricapitolando ho apprezzato il racconto e la trama. Forse andando un po' controcorrente ho visto un senso diverso, per me l'originalità sta proprio nella mancanza di segni reali di colpevolezza. Come sopra ho evidenziato le parti che mi hanno convinto poco, soprattutto per la scorrevolezza del testo.
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