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SoloArya

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  • Compleanno 12 marzo

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  1. SoloArya

    L' Essenza

    Grazie per aver scelto di commentare questo mio pezzo. Non devi chiedere perdono, perché le emozioni sono personali, sono dunque contenta di avere risvegliato un'emozione in te. Il punto esclamativo seguito da quello interrogativo esprime incredulità e stupore! Un esempio di domanda per farti capire è questa: -E' possibile che sia proprio così?!-
  2. SoloArya

    L' Essenza

    E' profondamente piacevole scoprire che esistono persone che colgono ancora il senso delle metafore in modo così completo e profondo. Grazie
  3. SoloArya

    La porta.

    Grazie davvero Sergio, il tuo commento mi è molto utile. Per quanto riguarda la tua interpretazione, è perfetta!
  4. SoloArya

    La porta.

    Grazie Electra81 della dettagliata attenzione che hai dedicato al mio pezzo Trovi contorto un frammento in realtà "contorto" e quanti errori ortografici. Sin dalla mia presentazione ho precisato che non sò neppure scrivere e al riguardo potrebbe sorgere una logica domanda: "Perché dunque scrivo?" Risposta: "Perché mi libera la mente" e vorrei condividere con il mondo i miei pensieri così come vengono fuori (a parte gli errori grammaticali e di distrazione). p.s. Ho visitato il tuo blog
  5. SoloArya

    Dove vanno le parole.

    Ciao Francesco, si, molto vero quello che dici, è un passo che avevo notato come l'ho notato in altri miei versi e la cosa non mi entusiasma. Ciò che colpisce è la capacità di trasformare i propri pensieri in qualcosa di originale, un singolare che appartiene davvero in tutto e per tutto allo scrittore. Espressioni e formule ripetitive e scontato non penetrano perché sono scontate. Sono felice di aver ricevuto il tuo parere. I tuoi versi trasportano, affascinano! Ti leggerò spesso!
  6. SoloArya

    L' Essenza

    Grazie per il tuo commento, è bello che qualcuno esprima un sentimento su quello che scrivo. La pesantezza che scorgi si trova nelle parole o nel modo che sono state scritte (riga lunga e dunque dispersiva) ? Mi pare di aver capito (riga lunga), anche perché quanto ho scritto è un condotto personale, cioè sono espressioni che si collegano tra loro e prendono senso a volte solo per chi le scrive. Il senso del verso è "filtrare situazioni pesanti celate dietro cose apparentemente leggere" Scorgo quell' "ancora" (di troppo) a rendere pesante i due versi. Grazie per ogni consiglio. A rileggerci!
  7. SoloArya

    Dove vanno le parole.

    Grazie mille Sara e grazie ancora di più per avermi fatto notare gli errori di distrazione. Io stessa non apprezzo gli errori di ortografia quando leggo un testo, perchè perde il suo fascino oltre a distrarre il lettore dal testo. Anzi corro a correggere i medesimi errori anche nel mio sito. Ciao.
  8. SoloArya

    Dove vanno le parole.

    Chiedo scusa per la postura del testo: troppo spazio tra un rigo e l'altro. Ho fatto copia incolla dal mio sito. La postura sembrava ok ma all'invio è risultata così come appare. Se non va bene, la riscrivo.
  9. SoloArya

    Dove vanno le parole.

    http://www.writersdream.org/forum/topic/12257-circo/page__gopid__185246#entry185246 Le ombre rincorrono ricordi irrinunciabili... abbattono muri sorpassando siepi spinate aguze come fondi di bottiglia e lui e lì che muore nell'attesa che un'altra mano si pieghi. Io l'ho visto, nei giorni di pioggia, quando il sole bruciava e la mia anima si perdeva. Nel nulla finisce il tutto. nell'etere più oscuro. nell'abisso dei mari. Dove vanno le parole dette? Dove i discorsi ripetuti? Dove le promesse? Oh..! Mi avessi tu rubato gli occhi e le orecchie, non avrei visto e neppure udito l'inganno fatto al mio cuore. Dove va la verità? Quella detta e spergiurata? Fuori l'uscio di casa mia sotto lo zerbino? ...come polvere accartocciata, vecchia e dimenticata!
  10. SoloArya

    Circo

    Ciao, ti leggo per la prima volta, niente male le espressioni che usi. Aspetto di leggerti ancora per poter fare un commento più preciso.
  11. SoloArya

    L' Essenza

    Scrollandoti macigni di tempeste come un tappeto battuto alla finestra, scopri fra nascoste cicatrici polveri indelebili di pietra che ancora ricoprono lembi minuscoli di pelle, ancora pesano sugli occhi troppo spesso stanchi e ti convinci sempre con il calar del sole di essere solamente un immenso solitario: Perché!?
  12. SoloArya

    San felice.

    Un Poeta a lettere grandi. Non potevo leggere di meglio e davvero non bisogna aggiungere nulla di più oltre ad altre tue poesie che spero di rileggere presto!
  13. SoloArya

    Questo dolore sa di veleno

    Ogni cosa che sgorga dal nostro cuore in un momento che non ci si aspetta è importante, lo è innanzitutto per chi la vive ma non è lo stesso per chi la coglie. Quello che tu scrivi è un sentimento per la quale ha attraversato stimoli forti che si sono evoluti in un dibattito piuttosto "comune" a chi vive una situazione di delusione personale. A chiunque verrebbe da esprimersi come ciò che scrivi. Dov'è dunque lo strascico di emozioni che dovrebbe trasmettere un racconto che non va palesemente offerto su un piatto d'argento. Un disappunto per i termini forti che usi. Sarà la mia opinione, ma chi usa la parolaccia in un discorso, è privo di vocaboli. Non che io ne sia ricca... ma la parolaccia è la comune espressione del momento per spiegare in modo abbreviato quanto siamo: feriti, arrabbiati, offesi, delusi, massacrati, ecc. e questo modo di parlare ed esprimere un sentimento in un racconto o poesia non trasmette il dettaglio di ciò che stiamo provando nel profondo delle viscere verso una singolare situazione (dato che ognuno di noi vive esperienze simili in modi completamente singolari, con intensità diverse), ma inibisce il senso vero di quello che proviamo riducendolo, minimizzandolo a sentimenti standard. Un saluto! A rileggerti!
  14. SoloArya

    Questo dolore sa di veleno

    Ogni cosa che sgorga dal nostro cuore in un momento che non ci si aspetta è importante, lo è innanzitutto per chi la vive ma non è lo stesso per chi la coglie. Quello che tu scrivi è un sentimento per la quale ha attraversato stimoli forti che si sono evoluti in un dibattito piuttosto "comune" a chi vive una situazione di delusione personale. A chiunque verrebbe da esprimersi come ciò che scrivi. Dov'è dunque lo strascico di emozioni che dovrebbe trasmettere un racconto che non va palesemente offerto su un piatto d'argento. Un disappunto per i termini forti che usi. Sarà la mia opinione, ma chi usa la parolaccia in un discorso, è privo di vocaboli. Non che io ne sia ricca... ma la parolaccia è la comune espressione del momento per spiegare in modo abbreviato quanto siamo: feriti, arrabbiati, offesi, delusi, massacrati, ecc. e questo modo di parlare ed esprimere un sentimento in un racconto o poesia non trasmette il dettaglio di ciò che stiamo provando nel profondo delle viscere verso una singolare situazione (dato che ognuno di noi vive esperienze simili in modi completamente singolari, con intensità diverse), ma inibisce il senso vero di quello che proviamo riducendolo, minimizzandolo a sentimenti standard.
  15. SoloArya

    La porta.

    Eccola, mentre cerca le parole davanti al quaderno... "Il mondo è in preda alla bufera e si aggrappa come può..." Lei vive in un luogo tranquillo, da qualche parte dentro di lei dove le cose non possono più entrare. Guarda! Adesso guardala! E' difronte a te, con suoi occhi neri, spenti da mille lingue, risucchiati dalla speranza. Eli ha fatto pulizia e spento l'interruttore della parete della sua stanza, tenendo per se il necessario. Chi lo avrebbe mai detto? Tu l'avresti detto? Non è bello o brutto il suo tempo-rale! E' ibrido! Non produce! Non crea! Il suo tempo è senza attesa, senza brio dell'entusiasmo del "chissà se". Un tempo senza perché! Si smorza il sospiro. Le lacrime stesse l'hanno abbandonata. Eli ha cambiato vestito al suo vivere e ai suoi capelli ma un bagaglio le pesa, carico di "se stessa prima"... ecco perché trovi Eli seduta a quella sedia davanti alla finestra chiusa, non è attesa, non è ansia, non è tristezza quella che scorgi. E' vissuto! ed è stanchezza. Le pagine di Eli sono appena finite senza averle donato la gioia di una minima educazione intorno alla gente, al mondo a come muoversi coi bei vestiti, nessuno le ha insegnato a sorride o dove andare a credere e a cercare. Eli non ha imparato granché se non il supporto di se davanti allo specchio. Quante volte Eli urla ancora... ma chi la sente potrebbe dire: Eli è sola o forse spera ancora! Ma Eli a queste dicerie non risponde e chiude la porta sospirando e diniegando!
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