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Giovanni Prete

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Tutti i contenuti di Giovanni Prete

  1. Giovanni Prete

    Tutta colpa di un rotolo

    Non riesco a modificare il testo del messaggio: invece di "mi aspettavo che", intendevo dire "mi ha sorpreso che"
  2. Giovanni Prete

    Tutta colpa di un rotolo

    Il mio primo pensiero è stato un banalissimo "wow!". Hai trattato uno degli argomenti a me più cari: la relazione tra spazio e tempo, giungendo ad uno scenario del genere attraverso un espediente che da sempre mi affascina, il déjà vu. Per quanto riguarda la forma, non ho notato assolutamente nulla che non vada, anzi, il racconto scorre fluidissimo fino alla fine. Mi aspettavo però che, il protagonista, pur essendo diventato un essere atemporale, riesca a sfuggire al perenne ciclo di inizio e fine, avrei anche provato a rivelare la fine destinata all'essere umano. Ho trovato forse un po' fuori contesto lo scenario dei dinosauri, in un contesto piuttosto coerente con ciò che sappiamo dell'universo, al di là ovviamente dello spunto iniziale per dar vita al racconto, secondo me stona un po' il suicidio di massa. Gran bello spunto ad ogni modo, il racconto mi ha tenuto incollato per tutta la durata. Complimenti!
  3. Giovanni Prete

    Storie dall'aldilà

    Eravamo morti. Io, mia madre e mia sorella. Non mi erano chiare le circostanze del trapasso ma ero di nuovo sulla terra, con le mie fattezze terrene. Io, che non credevo ad una vita dopo la morte, ero lì assieme a due dei miei famigliari. Eravamo in grado di spostarci anche volando sebbene io avessi qualche difficoltà in tal senso, loro due sembravano invece più a loro agio. Probabilmente era da imputare alla mia estrema razionalità mentre ero in vita, una situazione del genere era difficile da accettare per la mia ragione. L'avvenimento non sconvolse però le mie idee circa l'assenza di un essere superiore, onnipresente, creatore di mondi e universi. Nossignore, lì non c'era alcun dio. Era una nuova realtà, molto probabilmente, ciò che noi definiamo coscienza, riesce in qualche modo a superare la morte del corpo, quella che viene comunemente chiamata anima, poteva essere una conservazione dell'energia che non andava dispersa con la morte. Scoprimmo insieme di avere ancora desideri legati alla nostra precedente vita, il primo istinto fu di procurarsi del cibo. Ci trovavamo nel nostro paese di nascita e residenza, ci recammo così, in volo, al negozio di frutta e verdura. Con mio sommo stupore, il commerciante ci riconobbe, ma com'era possibile, chiesi a mia sorella? Mi rispose che, probabilmente, all'inizio la nostra nuova forma d'esistenza non accettava di cambiare subito il nuovo modo di vedere le cose. Perciò, convinti ancora di far parte della nostra vecchia dimensione, riuscivamo a trasmettere in qualche modo la nostra presenza, almeno per un periodo di tempo limitato. Pensai che, forse, la spiegazione di parecchi fenomeni sovrannaturali del mondo fisico, del mondo tangibile, erano da imputare a questa caratteristica, concentrando in modo automatico l'energia, allo stesso modo di come si respira, riuscivamo a mostrarci ai vivi, salvo perdere tale potere una volta accettata del tutto la nuova realtà. Capitava infatti di udire dei racconti agghiaccianti circa l'avvistamento di defunti, in taluni casi era possibile anche interagire con loro, come ad esempio parlarci. Ipotesi che avevo sempre associato alla malafede del narratore oppure ad un fattore suggestione estremamente marcato. Continuavo a sentirmi smarrito in quella nuova forma di vita, pertanto mi limitavo a seguire mia madre e mia sorella. Fu così che mi ritrovai nel cimitero del nostro paese. Noi trapassati eravamo in grado di vedere sia i morti che i vivi, e non sapevo come distinguere gli uni dagli altri, a meno di non avere dei ricordi circa la dipartita di chi mi capitava a tiro. Era anche il giorno dei morti, pertanto il cimitero era affollato sia dai vivi, sia dai defunti alle prese con la loro (e nostra) situazione. Cercammo la cappella di nostro padre. Il corpo era stato trasferito in una bara di vetro trasparente, pertanto era nuovamente possibile soffermarsi sul suo temibile sguardo. Mi chiesi però, come mai, non avessi ancora avvistato la sua nuova forma d'esistenza, o la sua anima per rendere le cose più semplici. Da lì a poco, ci raggiunse a bordo della sua sedia a rotelle, si presentò così ai nostri occhi, evidentemente la sua energia aveva scelto di manifestarsi nella sua forma fisica finale. Cominciò subito a lamentarsi ed inveire contro di noi, io cominciai a provare nuovamente rabbia finché, ad un certo punto, proposi una tregua definitiva. In fondo non aveva più senso traslare dal vecchio mondo al nuovo i rancori della passata esistenza. Ormai eravamo tutti forme d'energia, energia libera, svincolata da qualsiasi convenzione sociale e, pertanto, anche dai litigi feroci ai quali i vivi erano spesso soggetti. Tutto ciò continuava comunque a sembrarmi parecchio inquietante, sinistro, pericoloso. Che senso aveva vagare di continuo senza poter lasciare traccia, salvo casi eccezionali? Una volta presa facoltà del nuovo corpo immateriale, si poteva comunque riprendere ad usare oggetti fisici, appartenenti alla vecchia dimensione. Ma il bello della vita non era forse quello di sapere di avere un tempo limitato a disposizione, e pertanto i piaceri ad essa correlati cessavano di esistere nel momento in cui la nuova vita pareva essere eterna? Cosa mi avrebbe riservato il futuro? Non ne avevo idea, nel frattempo sapevo solo che, adesso, ero soltanto una tra le infinite anime in pena.
  4. Giovanni Prete

    Storie dall'aldilà

    Ciao Luca, grazie mille del benvenuto Venendo al contenuto del tuo intervento, gran parte dei dubbi possono essere risolti tenendo presente che si tratta di un mio sogno che ho cercato di romanzare, senza aggiungere e né togliere nulla, scritto davvero in pochi minuti. Il lettore giustamente non può tenere presente questa premesse, pertanto i tuoi dubbi circa la trama sono assolutamente legittimi. Se mi capitasse di scrivere nuovamente un racconto basato su un sogno, cercherò sicuramente di renderlo più distaccato ampliandone i contenuti. Quanto ai "peccati" di scrittura mi trovi perfettamente d'accordo (ecco, in questo caso è un'eccezione la d eufonica visto che le vocali collegate sono diverse? Che io sappia si usa appunto tale forma). Purtroppo faccio un uso smodato delle virgole, nonché non ho capito quando andrebbe usata la forma contenente i due trattini che racchiudono la frase. Le ripetizioni credo siano colpa di una rilettura frettolosa e disattenta. Provo ad esempio a risolvere uno dei dubbi che, in effetti, puo risaltare al lettore: in sostanza, i vivi non riescono a vedere i morti, solo in certi casi, quando il defunto non è ancora del tutto consapevole della sua nuova forma di esistenza, riesce a manifestarsi con sembianze umane, da qui il mancato stupore del negoziante. Da quel punto in poi, e non l'ho specificato, i tre protagonisti vengono avvistati solo dai loro simili. Praticamente, una sorta di sottinteso che rimanda alle credenze popolari, storie del tipo "rimasi scioccato dopo aver saputo che tizio era morto la sera prima, io lo vidi perfettamente la mattina successiva e ci parlai anche" (per inciso, leggende alle quali non ho mai creduto neanche per un istante). Ancora una volta, il lettore non può tenere presente il sottinteso, ed è compito dello scrittore quello di specificare le circostanze. Grazie mille dunque, sono consigli utilissimi che terrò presente alla mia prossima prova da scrittore, sia quelli sul contenuto, sia quelli sulla forma. Vado a leggere uno dei tuoi racconti per ricambiare il favore, a presto!
  5. Giovanni Prete

    [FdI 2019-3] NEL CUORE DI GIUDA

    Ciao, provo a ricambiare il commento. L'unico passaggio che non mi convince è questo, io toglierei i puntini di sospensione prima del punto esclamativo. Per il resto, sono rimasto davvero soddisfatto del personaggio principale, della storia e del finale. Sono stato ingannato alla grande, due volte: all'inizio pensavo fosse una classica storia sdolcinata di amore e passione, poi si è rivelato il vero intento, macabro come piace a me Quindi sono stato ingannato anche dall'interlocutore, come altri pensavo si trattasse di uno psicologo o un poliziotto, sei stata abilissima a fornire sia indizi sulla sua identità, sia a sviare il lettore ricorrendo alla terza persona quando si riferisce alla madre della ragazza. Il protagonista, all'inizio, sebbene dimostri un amore morboso nei confronti dell'amante, non da l'impressione di poter sfociare nella follia più totale. È il classico personaggio che riesce a saltare fuori dalle pagine, mi è piaciuto davvero un sacco, complimenti!
  6. Giovanni Prete

    Storie dall'aldilà

    Ciao, grazie del commento e dei consigli. Parto dalla fine: gli occhi di tutti noi "trapassati" erano aperti, nella nuova forma di esistenza viene conservato l'aspetto fisico di quando si era in vita, mio padre era presente non nella sua forma di cadavere ma in quella, per così dire, spirituale. Quanto al siparietto comico non era mia intenzione implementarlo, ho cercato di romanzare un sogno e l'atmosfera era abbastanza tetra (non so se traspare dalle righe). La forma "di chi mi capitava d'incontrare" è senz'altro più corretta di quella che ho usato, volevo però far apparire il narratore come il protagonista della storia che stava ancora vivendo, in una situazione del genere credo siano più indicate delle espressioni meno corrette ma più d'impatto. Quanto al tempo verbale utilizzato, ho preferito la forma "riuscivamo" perché fa riferimento, piuttosto che a una descrizione generale della situazione, al momento preciso in cui il negoziante riusciva a percepire la nostra presenza in modo chiaro e distinto, immagina ad esempio una situazione del genere: "appena la nebbia si sarebbe diradata, saremmo riusciti a vedere l'orizzonte" e poi, invece: "la nebbia si era diradata, riuscivamo a vedere l'orizzonte". Non so se è corretta la forma ma è comunque relativa a ciò che volevo comunicare. Quanto alla ripetizione, invece, era giusto per dare forza al concetto di sovrannaturale dell'io narrante. È vero che la prima parte racchiude la seconda ma immagina una cosa del genere: "assistetti allo scioccante incidente", di norma potrebbe finire così ma aggiungendo un "ero davvero sconcertato" credo si rafforzi ulteriormente l'immagine da voler descrivere. Ad ogni modo, è stato davvero il mio primo racconto, l'inesperienza c'è e si vede. Ciao e alla prossima!
  7. Giovanni Prete

    [MI129] Giochiamo: tu fai la vittima

    Wow. Adoro quando l'opera, sia essa letteraria o cinematografica, riesce a trarmi in inganno. Fino a un certo punto ho pensato infatti che, il tutto, fosse dovuto proprio all'impossibilità di poter accedere alla rete, in un futuro ipotetico, risalterà ancora di più alla vista una situazione del genere, quindi ho inteso il racconto come una critica (legittima, per quanto mi riguarda) alla società contemporanea. Il protagonista viene fissato da tutti per tale motivo e cominciano le sue paranoie (cosa avrò fatto di male per meritare ciò), vede la fine del suo tormento proprio nella possibilità di accedere nuovamente alla rete da lì a poco. Si passa dunque alla rivelazione shock: si sente forse egli stesso il protagonista di un'opera di fantasia? In quanto lettore, ho immaginato possibili ripercussioni in tal senso: un po' come un Deadpool privato della componente ironica/sarcastica e gettato in un contesto decisamente più drammatico e serio. Quanto ad eventuali errori, ti è già stato fatto notare il "restarono/restano", in un racconto tutto al presente, stona parecchio un passato remoto. Non condivido la visione di altri utenti circa la visione di ciò che accade: non può essere defunto se viene fissato dalla gente, non può essere una vittima e basta se, nel finale, pur di dispera. Se fosse un semplice gioco in cui lui è la vittima, dopo averlo scoperto, la reazione più naturale sarebbe quella di tirare un sospiro di sollievo, cade invece in ginocchio e piange. Per ora, l'ipotesi più plausibile avanzata mi sembra quella della strage compiuta la sera prima e dimenticata, non si spiega però lo sguardo compassionevole dell'anziano nel finale. Stupende alcune immagini che descrivono la metropoli del futuro: potenti e chiarissime. Proverò ad elaborare una mia teoria sulla storia, nel frattempo, complimenti!
  8. Giovanni Prete

    I demoni meridiani

    L'incipit di questo tipo mi piace, "spoilerare" immediatamente cosa accade ad uno o più personaggi del racconto. Quest'ultimi mancano forse di un po' di spessore, trattandosi però di un racconto breve, ci sta il puntare tutto sulla storia nuda e cruda. Personalmente, avrei evitato qualche serie di puntini di sospensione ma, per il resto, credo sia tutto al suo posto. Venendo alla trama, leggo altri commenti di chi vorrebbe saperne di più, a me invece piace quella sensazione di sospeso, quel margine lasciato allo spettatore per fantasticare su cosa "sarebbe successo se", ad esempio, cosa sarebbe successo se uno o più personaggi si fossero voltati durante il rito? Mi piace pensare che, Laura, una sbirciatina l'abbia data e, proprio per questo motivo, sia stata la prima a morire. Non ho invece capito se è la loro prima evocazione o se, in quell'ultima eventuale circostanza, siano effettivamente andati un po' troppo oltre, in tal caso dev'essere accaduto qualcosa di realmente terrificante da indurre i protagonisti a voler dimenticare tutto. Bella anche la menzogna sul ricordo svanito del luogo e dell'ospitante. In conclusione, io ho apprezzato sicuramente, magari avrei fornito giusto un solo indizio in più ma funziona benissimo anche così. Bravo!
  9. Giovanni Prete

    Ciao, sono Giovanni

    Mi sono iscritto oggi ma non avevo letto nel regolamento la necessità di presentarsi, mi è stato fatto notare e rimedio subito. La mia principale passione è la musica, suono la chitarra, tempo fa cominciai però a scrivere un romanzo thriller/horror che adesso è in standby. Di recente ho fatto un sogno abbastanza inquietante e mi è venuta l'idea di scrivere il mio primo racconto breve, che trovate in narrativa. Adesso provo a rimediare all'altro mio errore, ovvero commentare un racconto in modo più esauriente. Giovanni
  10. Giovanni Prete

    Ciao, sono Giovanni

    Ciao Flambar, grazie anche a te
  11. Giovanni Prete

    Ciao, sono Giovanni

    Ottima segnalazione, adesso leggo con calma
  12. Giovanni Prete

    Storie dall'aldilà

    Fantastico, più tardi, con calma, me lo leggo per bene.
  13. Giovanni Prete

    Ciao, sono Giovanni

    Grazie a tutti ragazzi, mi fa piacere aver condiviso con voi la mia prima "opera" perché, adesso, ho un interessantissimo punto di ritrovo, utile a passare in modo costruttivo il mio tempo sul web
  14. Giovanni Prete

    Storie dall'aldilà

    Grazie Mario, in effetti non ho cercato di curarlo neanche un po', diciamo che è una versione nuda e cruda, così come mi è venuta. Proverò a sistemarlo un po'
  15. Giovanni Prete

    Ciao, sono Giovanni

    Grazie Mario! Questo tuo racconto è presente in una delle sezioni del forum?
  16. Giovanni Prete

    Storie dall'aldilà

    Ok, rimedio.
  17. Giovanni Prete

    Una birra

    Ciao, stavolta provo a commentare in modo un po' più esaustitivo. Purtroppo da un punto di vista della forma non posso esprimermi più di tanto, posso solo notare che la grammatica è corretta ma non ho strumenti per fornire pareri tecnici. La storia non è niente male, così come il modo quasi in apnea con cui la racconti, mi piace come stile, i dettagli non appesantiscono il tutto ma, al contrario, contribuiscono a far saltare i personaggi fuori dalle pagine. Probabilmente cambierei qualche pausa, ecco.
  18. Giovanni Prete

    Ciao, sono Giovanni

    Dimenticavo, in quanto lettore sono fan di King o comunque di tutto ciò che riguarda la letteratura horror (adoro anche Edgar A. Poe), leggo comunque un po' di tutto: Ken Follett, Herman Hesse, George Orwell, Isac Asimov, Umberto Eco ecc.
  19. Giovanni Prete

    Storie dall'aldilà

    È il mio primo racconto, scritto di getto. Basato su un sogno, l'idea è stata quella di romanzarlo. Tempo fa cominciai a scrivere un romanzo thriller/horror ma adesso è in stand-by.
  20. Giovanni Prete

    A modo tuo

    Scorrevole, nostalgico, fila via piuttosto bene. Bello anche il finale.
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