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Io che mi manco

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  1. Io che mi manco

    Dalle nuvole

    A volte l'idiozia può essere peggio di qualsiasi insulto. E comunque non mi pare di aver insultato nessuno. Mi spiace ma non sono il genere di persona che accetta le cretinate a testa bassa. ma dove sta scritto che dev'essere così? Lo temo anch'io. Cancellatemi con i relativi post. Grazie @Black
  2. Io che mi manco

    Dalle nuvole

    @Miss Ribston Ti ho risposto nel commento sotto, a andC. Banna pure. Tanto ciò che dovevo dire l'ho detto e mi basta così.
  3. Io che mi manco

    Dalle nuvole

    @AndC Ti ringrazio. Allora, più che a te, pongo una domanda alla moderatrice: che razza di problema c'è nel dissentire da un commento palesemente idiota, dato che 4 persone (e molte altre, in altri siti) hanno espresso nei loro commenti l'esatto opposto? Una dice, con tono estremamente arrogante, secondo me, che il testo manca di trama, poesia, ritmo e il linguaggio è inadeguato. Tutti gli altri affermano l'esatto opposto. Qua sopra bisogna soltanto stare zitti a ogni c....a che si riceve come commento? Come se non si sapesse che certe persone aprono la bocca giusto per darle fiato...
  4. Io che mi manco

    Dalle nuvole

    sì, mi urtano tanto. Non so scrivere come voi!
  5. Io che mi manco

    Dalle nuvole

    @Almissima I racconti non sono fatti solo di fitti intrecci e colpi di scena. Ma non è questo il punto, i gusti sono gusti, se alla maggior parte della gente piacciono i racconti nel senso più classico del termine non c'è alcun problema. Decidetevi soltanto, perché nel commento precedente al tuo mi viene detto che manca tutto, dalla trama, allo stile, alla poesia, al ritmo, al lessico. Tu dici che è poetico e ha un buon ritmo... forse il problema non sono io allora.
  6. Io che mi manco

    Dalle nuvole

    @Almissima Nonostante il commento precedente al tuo, che mi ha stroncato in toto il racconto, non ho mai pensato di aver scritto una "merda" (passami il termine) come mi è stato più o meno velatamente fatto notare, e infatti le tue parole e quelle di altri, altrove, me lo confermano. Ma tanto qua sopra funziona così, se non si fa parte di certe dinamiche di socializzazione. Grazie! Sì, i protagonisti sono due uomini.
  7. Io che mi manco

    Dalle nuvole

    Commento https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46663-mi-134-amiche-forever/?do=findComment&comment=825978 Dalle nuvole Tutte le mattine cado dal letto. A svegliarmi è l’urto contro il pavimento. Questa mattina, però, non c’è stato alcun tonfo. Ho sentito un lungo e interminabile soffio percorrermi la pelle e, prima ancora dello schianto, ho realizzato che stavo precipitando da qualcosa di molto più alto. Dalle nuvole. Tu avevi appena lasciato le coperte. Vuota era anche la metà del letto sulla quale poco prima riposavo. Durante la mia discesa riuscivo facilmente a vedere la nostra camera dall’abbaino della mansarda. Ogni angolo della stanza era illuminato dalla timida luce dell’alba. Quando hai rivolto lo sguardo oltre i vetri, ho pensato di richiamare la tua attenzione agitando le mani perché tu potessi, con un energico abbraccio, salvarmi da una rovinosa caduta. Ma, con un senso di smarrimento, mi sono accorto di non possedere gli arti. Forse è per questo motivo che mi sentivo inspiegabilmente leggero. Poco dopo, infatti, è bastato il sibilo del vento a risospingermi più in alto e a posticipare il mio atterraggio mentre tu, ignaro di tutto, terminavi di vestirti per poi raggiungere alla svelta l’uscio e recarti al lavoro. Da quell’altezza avevo una visione completa del viale alberato che, qualche istante più tardi, hai cominciato a percorrere. Mentre continuava la mia discesa ho provato più volte a gridare il tuo nome con tutto il fiato possibile. Per un attimo ti sei fermato e ho davvero creduto che avessi udito qualcosa. Aspettavo con ansia che sollevassi gli occhi verso di me. Invece ti sei chinato per stringere il nodo al laccio di una scarpa, poi hai ripreso senza esitazione il cammino. A quel punto ho capito di non aver emesso alcun suono. Non possedevo la voce e tantomeno il fiato. Cosa ero diventato? In preda al panico mi sentivo sempre meno lucido, e intanto continuavo a cadere. Una cosa, però, ora mi era chiara: cadevo lento, e intorno a me tutto era bianco. Qualunque fine mi attendesse, provavo il bisogno di incontrare un’ultima volta il tuo sguardo. Ma con quale gesto o quali parole avrei potuto reclamare la tua attenzione se non mi erano rimasti né voce né arti? Ho iniziato, allora, a dondolarmi con tutte le mie forze. Cercavo di farmi trascinare da ogni filo d’aria per cambiare traiettoria e non restare parecchi passi indietro, in modo da attraversare il tuo campo visivo poco prima di terminare la discesa. Dopo diversi tentativi e qualche errato calcolo di distanza, mi sono finalmente trovato in posizione verticale rispetto alla tua fronte, a meno di un metro da essa. Ma tu hai sollevato gli occhi con distrazione e, senza riconoscermi, hai aperto l’ombrello. Decisamente poco morbido per essere un telo di poliestere!, è stata la prima riflessione che ha abbozzato la mia mente intorpidita quando, sollevate all’improvviso le palpebre a causa dell’impatto avvenuto, mi sono ritrovato come tutte le mattine sulla dura superficie del pavimento. Innanzitutto, mi sono accertato di essere ancora fornito di gambe, braccia e tutto il resto. Poi, scongiurata l’ipotesi di non avere più un corpo, mi sono voltato verso il letto e ti ho osservato dormire. Senza più trattenere il fiato, ho provato a sussurrarti qualcosa. Dalla gola mi è uscito un caldo ti voglio bene. Scongiurata, quindi, anche l’ipotesi di non avere più la voce, ho soffiato un bacio sulle tue labbra che hanno subito assunto la forma di un ancora poco definito, ma promettente, sorriso. Poi il tuo sguardo ha messo a fuoco il mio viso e vi si è posato come una carezza, e ho avuto la prova definitiva di non essere mai stato per davvero, ai tuoi occhi, inconsistente e anonimo come un fiocco di neve.
  8. Io che mi manco

    [MI 134] - Amiche forever

    Ciao @Kikki Un racconto molto tenero e delicato, ricamato di ironia leggera e innocente. Hai dipinto il mondo della pre-adolescenza con pennellate lievi e morbide, portando in superficie le ansie e le preoccupazioni – ma anche i sogni – di quella età. Le due ragazzine sono caratterizzate con cura, in modo molto verosimile, pur ricalcando alcuni cliché che però non avverto come una stonatura, anzi rendono simpatiche e tenere le due protagoniste: da un lato Eva, la fanciulla pre-pubescente, timida, che si vergogna dei suoi seni cresciuti e indossa la maglia anche in spiaggia per occultarli; dall'altro Alice, più disinibita, desiderosa di crescere in fretta e di avere seni altrettanto grossi, tutta intenta a coltivare i suoi primi sogni amorosi col ragazzino di cui è infatuata, Fabio. Su queste basi è costruita questa scena piacevole e fresca, strutturata interamente in forma di dialogo, che fa emergere in modo cristallino il mondo di queste due giovani piene di vita e di speranze, con un futuro roseo davanti ad esse. Così fantasticano sui primi amori, sul loro possibile lavoro futuro, a tratti battibeccano tra di loro ma a legarle è un affetto molto grande, infatti a entrambe piacerebbe diventare un giorno professoresse nella stessa scuola per recarsi ogni mattina insieme al lavoro. Questo passaggio l'ho trovato molto tenero. Si può dire, quindi, che questo brano sia un vero inno al valore profondo dell'amicizia. Anche i dialoghi sono strutturati bene: freschi, veloci, semplici, con intercalari tipici del gergo comune e dell'età delle due protagoniste. Ne è un esempio il passaggio: “mi diventeranno come a loro”. Questo rende credibile e verosimile la scena ricreata. Forse soltanto l'espressione "tua madre è una gran noiosa" risulta un po' stucchevole; è più plausibile che una ragazzina di quell'età utilizzi altri aggettivi più crudi e coloriti, come magari "pallosa", o "rompipalle". Ecco, penso che potresti sostituire il termine con uno di questi: diretti ma comunque non tanto volgari. Il ritmo è veloce, serrato, rende gradevole la lettura di questo racconto che probabilmente non vuole avere grandi pretese, ma sa regalare comunque piccole e piacevoli emozioni. Non ci sono colpi di scena, non c'è un particolare intreccio, ma la tua penna ha saputo ricreare con efficacia un intero mondo interiore, colto nel delicato e critico momento della crescita, attingendo alle paure, ai sogni, alle incertezze che hanno caratterizzato tutti noi a quell'età; per questo motivo le due giovani fanciulle risultano particolarmente simpatiche ed empatiche, come due figure familiari. Sembra quasi di vederle, sulla spiaggia, baciate dal sole e da tutto ciò che di bello riserverà loro il futuro.
  9. Io che mi manco

    Alla porta

    Commento https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46090-capello-bianco-iceberg/?do=findComment&comment=815543 Alla porta Non saprei dire in quale stanza mi trovassi, e cosa stessi facendo, la prima volta che bussò alla porta. Ricordo soltanto che rimasi spiazzato dal seguente particolare: non aveva premuto il campanello come invece avrebbe fatto chiunque altro. Oltretutto, non aspettavo visite - non a quell’ora, per lo meno. Con lo sguardo smarrito, esitai per quasi un minuto. Poi, ancora perplesso, mi diressi lentamente verso l’uscio fino ad avvicinare, con prudenza, l’occhio allo spioncino; guardandovi attraverso, feci appena in tempo a scorgere qualcosa di mosso e poco definito che stava già svanendo dal limitato campo visivo. Supponendo che il mio indugio fosse stato interpretato come indizio di assenza da casa, distolsi lo sguardo e, con un certo sollievo, tornai a dedicarmi alle abituali faccende domestiche. L’indomani, riprovò a bussare. Il suo tocco, più incalzante del giorno precedente, mi provocò un diffuso tremore alle gambe. Soltanto dopo essermi più volte ripetuto che per un po’ di irruenza, in fondo, non c’era motivo di allarmarsi, mi decisi a procedere in direzione dell’ingresso. Non del tutto convinto di quanto stessi facendo, però, alternavo movimenti a frequenti attimi d’arresto. Anche a sforzarmi di pensare in modo ottimistico, non riuscivo a vincere i miei timori che, al contrario, crescevano a mano a mano che quel tocco risuonava più insistente; quando, infine, divenne incessante, mi parve oltremodo fondato il sospetto che a cercarmi fosse proprio lui. Ne avevo riconosciuto il carattere minaccioso e aggressivo. Senza avanzare ulteriormente, restai immobile a chiedermi come avesse potuto trovarmi; avevo dato per scontato che lasciare la vecchia abitazione, nella quale soleva irrompere disseminando tormento e sofferenza, sarebbe bastato a fargli perdere le mie tracce. Invece era lì, nei suoi tratti sbiaditi, a pretendere che gli aprissi la porta sulla quale, nel frattempo, aveva iniziato a battere con tanta violenza da indurmi a credere che volesse sfondarla. In preda al panico indietreggiai. Per poco non pestai una zampa al mio povero Otto che, avvicinatosi tranquillo, era unicamente concentrato a strofinare il muso sulla mia gamba al fine di ricevere qualche carezza. D’impulso mi guardai intorno, in cerca di un posto sicuro in cui nascondermi. Con apprensione setacciai ogni angolo che potesse costituire un valido rifugio; ma poi, resomi conto di non avere via di scampo, mi fermai davanti al divano e, rassegnato, mi ci lasciai cadere come un peso morto. Con un balzo, Otto mi raggiunse e si accucciò al mio fianco scrutandomi con occhi dolci e indagatori; probabilmente si stava domandando perché apparissi così affranto. Allora lo presi in braccio regalandogli la tanto sospirata carezza, in risposta alla quale ricevetti ripetute leccate sul viso. Il suo affetto mi aiutò a sciogliere la tensione e a distrarre la mente da pensieri e affanni, al punto che quel suono assillante cominciò a sembrarmi sempre più lontano e ovattato. Le palpebre si fecero pesanti; mi concessero giusto il tempo di distendermi, prima di chiudersi. Il risveglio fu tutt’altro che sereno; a interrompere bruscamente il mio riposo intervenne un boato che mi fece sobbalzare. Lui, tornato all’attacco, con tutta la sua forza aveva sferrato un potentissimo colpo contro la porta provocandone la caduta. Quando misi a fuoco ciò che era accaduto, avevo già al collo la sua stretta; un nodo spietato che mi avviluppava la gola comprimendola con crescente ferocia. Nemmeno Otto, che continuava a dormire ai miei come se nulla fosse, avrebbe potuto aiutarmi, se anche fosse stato sveglio; questa volta il mio nemico era davvero intenzionato a soffocarmi. Per quanto provassi a reagire, non riuscivo in alcun modo a sottrarmi a quel supplizio. I miei polmoni stavano esaurendo le riserve d’aria e avevo difficoltà a immagazzinarne dell’altra. Con gli occhi arrossati dalle lacrime, ero convinto che mi rimanessero scarse possibilità di sopravvivenza. Soltanto quando mi sforzai di accantonare il risentimento che da mesi serbavo per la fine di una relazione che mai avrei voluto terminasse, tornai a poco a poco a respirare regolarmente. Lui – il ricordo di te – aveva smesso di affliggermi e, con fare benevolo, mi stava accarezzando la fronte.
  10. Io che mi manco

    Capello bianco (iceberg)

    @Adelaide J. Pellitteri Ho apprezzato molto questo racconto, che definirei la fotografia di un'anima. Un ritratto cinico, spietato, affilato. Un'intera vita raccontata con poche ed efficaci pennellate che rendono bene il dramma del protagonista, distante dal mondo e dalla vita reale, unicamente concentrato su se stesso; eloquente, a tal proposito, questo passaggio (tra l'altro molto bello): “Il mondo di Pinco Franco aveva una forma e un volume specifico: altezza un metro e settantacinque, peso settantatré chili. Ad allungare la mano non avrebbe tastato che il vuoto.” Un testo a tratti poetico: bella l'idea di chiamare “virgole” le inezie che assillano il protagonista, che sente crollargli il mondo addosso se soltanto scopre una grinza sulla camicia o una ruga. Il vero dramma di quest'uomo è che è completamente avviluppato nel vortice delle sue ossessioni. C'è un passaggio nel testo in cui si afferma che più il protagonista trova virgole e più le virgole aumentano di giorno in giorno; è un passaggio "chiave", in quanto rende bene l'idea di quanto l'uomo sia irreversibilmente schiacciato dalle sue ossessioni senza riuscire a venirne a capo. Il linguaggio da te utilizzato è semplice ma curato, scorrevole. Sei riuscita a ricreare una certa tensione fin dalle prime righe, suscitando un sentimento di curiosità nel lettore che avverte che qualcosa di terribile sta per accadere all'uomo; quando poi si arriva alla fine del testo, con quel finale tragicomico, l'effetto è spiazzante ed esilarante. Molto buona l'idea di terminare con i punti di sospensione, senza specificare esattamente quale sia la cosa sconvolgente che vede il protagonista, ma che poi si chiarifica ripensando al titolo. Mi piace anche il fatto che il testo sia incentrato su un dramma esistenziale la cui amarezza viene però stemperata con una certa ironia e un tono vagamente satirico, che alleggerisce la storia narrata e la rende piacevolmente kafkiana. Del protagonista non viene detto molto, non viene raccontata la sua vita nei dettagli: non si sa se sia sposato, ad esempio, e non si conoscono molte altre informazioni sulla sua vita, ma queste mancanze non le ho percepite come “buchi”; o meglio, buchi che il lettore stesso può arrivare a colmare con l'intuito, considerando l'esistenza solipsistica di Pinco Franco e il suo mondo, fatto esclusivamente di se stesso. Quindi, pur dicendo poco, in poche righe hai detto tanto. Complimenti.
  11. Io che mi manco

    I racconti della Tredicesima Luna - Quinto Ciclo

    Grazie mille @Poeta Zaza
  12. Io che mi manco

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    @Kikki Grazie mille, gentilissima. Scusa per il lavoro extra!
  13. Io che mi manco

    John Wayne

    Alla prossima anche no, grazie. Ti ringrazio del tempo che mi hai dedicato. Non ho mai mosso alcuna critica in questi mesi a tutti i commenti che mi sono stati fatti, ma ora sento di farla. Credo che spesso i vostri commenti, le vostre critiche, le vostre analisi, siano estremamente mosse dal vostro gusto soggettivo e personale, dal quale non sempre riuscite a distaccarvi per analizzare in modo obiettivo. Per carità, mi rendo conto di non scrivere grandi capolavori, ma alcune osservazioni le trovo fuori luogo. Ad esempio, mi critichi l'assenza di enjambements. Ma sei sicuro che a me interessi usarli? La cadenza prosaica... hai mai pensato che forse è proprio ciò che ricerco volutamente? Capisco che ognuno abbia i propri gusti, e proprio come tu hai i tuoi, preferendo le poesie alla ballardini o alla verrengia, io ho i miei... Ma non significa che se una poesia non incontra i nostri gusti perché non ha enjambements o è troppo prosaica debba per forza essere malfatta. Detto questo, non pubblicherò più nulla qua sopra.
  14. Io che mi manco

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

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  15. Io che mi manco

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    non riesco. scusa
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