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Obs Snow

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  • Compleanno 11/09/1989

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    Barletta

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  1. Beh, mettiti nei loro panni. Aspettare un autore, magari esordiente, per più di qualche giorno... con il rischio di essere rimbalzati perché si è scelta un altra realtà considerata migliore. Questo moltiplicato per più circostanze tra autori diversi e alla lunga nel tempo, mentre ti ritrovi a dover selezionare più o meno accuratamente centinaia di proposte editoriali, settimana dopo settimana. Per me è più che comprensibile.
  2. Obs Snow

    Algra Editore

    Nulla da aggiungere, firmato a febbraio e in attesa di partire con l'editing. @Mister Frank potrebbe essere in una fase più avanzata avendo firmato molto prima di me.
  3. Obs Snow

    Vale la pena pubblicare un libro di poesia oggi?

    Beh, a molti quesiti hai dato una risposta dopo poche e righe e in linea di massima mi trovi d'accordo con te. Prendendo la faccenda più alla larga, si, la poesia è un genere bistrattato, ma ne varrebbe comunque la pena. Prendilo come un trampolino di lancio. Qualcosa che ti preparerà ad un'ipotetica, speriamo, pubblicazione con una big. Un rodaggio con un progetto che un domani, con maggiore visibilità, potrebbe essere rivalutato e preso maggiormente in considerazione. Io il mio esordio nella narrativa lo sto vivendo così. Inoltre big per esordiente non è mai sinonimo di garanzia *coff CIAO PAOLO IL TUO LIBRO DA ESORDIENTE CON LA MONDA MI HA CAMBIATO LA VITA *coff
  4. Sono ancora molto indeciso sul titolo, infatti non mi piace nessuno dei due, dovrò inventarmi qualcosa La prima frase è autoreferenziale, potete ignorarla Prologo: Dal vangelo secondo Giovanni, capitolo 19, versi 14-18: “Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!» Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!» (…) Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, detto in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo.” 1. “Ventotto farisei armati arrivarono a cavallo” L’estate, con tutto ciò che ne concerne, era ormai passata. Me l’ero buttata alle spalle, come un ricordo datato, come una parentesi oramai conclusasi. Faceva un freddo boia, pioveva da due giorni ininterrotti e l’odore pungente dell’asfalto e della terra appena inumidita aveva lasciato spazio all’aria gelida, che si insinua nelle narici e ti irrigidisce la gola. Si congelava per davvero in quella giacca di pelle, che magari non risultava il massimo per ripararsi dal ghiaccio, ma che in compenso aveva tante di quelle tasche, interne ed esterne, che avresti potuto nasconderci dentro tutti gli addobbi di un albero di Natale, e nessuno ne avrebbe avuto a vedere. Quello natalizio era un periodo pregno di aspra ipocrisia, ma allo stesso tempo dolce, davvero delizioso se ti ritrovavi coinvolto in un certo genere di business. I depressi durante quel paio di settimane erano ancor più a terra, i disagiati diventavano falliti, le persone sole si sentivano ancor più isolate, costrette a dover trovare una via di fuga che fosse immediata ed efficace. Molti avrebbero voluto rimanere soli con sé stessi, eppure quasi tutti si ritrovavano controvoglia catapultati in quelle sere fin troppo familiari. Erano riuniti a tavola con amici e parenti, a fingere che tutto andasse a gonfie vele, a celare il dolore dietro una maschera sorridendo, ma aspettando anche impazientemente il lento trascorrere del tempo. Avevano spesso bisogno di qualcosa che sfondasse quelle barriere, che facesse da catalizzatore sociale, che svuotasse un po’ il vuoto dentro, ed era qui che piombavo in gioco io, come loro ad aspettare il lento trascorrere del tempo. L’unico mio problema infatti, in quel momento, era quanto Bomba tardasse ad arrivare. Se la prendeva comoda, “Bombetta”, quando si trattava di affari. Non era lui, del resto, a dover aspettare sotto l’acqua in quel parchetto dimenticato da Dio, tra bidoni della spazzatura rovesciati e panche adibite oramai a giacigli per vecchi barboni sporchi e rincoglioniti. Alcolisti, anch’essi tossici, nella loro forma socialmente accettata e a tratti persino compatita. Noi invece appartenevamo a un’altra categoria, a noi toccava nasconderci come ratti e quando senza invito la pula si presentava, venendo a farci visita al vecchio consorzio abbandonato, era sempre una bella grana ed un fuggifuggi generale. O forse ero io, alla soglia dei trenta, ad essere diventato inutilmente retorico e lamentoso. Fottesega. Bomba finalmente fece la sua comparsa, apparendo in clamoroso ritardo da dietro una staccionata mezza marcia, quella che delimitava i confini del parco. Pensavo mi dispiacesse deturpare un luogo così innocente. Immaginato, progettato ed edificato esclusivamente per allietare i pomeriggi di famiglie spensierate, ma alla fine destinato ad un altro genere di svago, quello delle persone da cui gli stessi genitori come farisei prendevano le distanze. Tuttavia gli affari erano affari, sia per me che per loro. Gli stessi padri, le stesse madri, in maniera più o meno anonima sarebbero tornati e andati poi a comporre una parte della schiera dei miei clienti più affezionati. La dipendenza non guardava in faccia nessuno, ma questa è un’altra storia. Bomba proseguiva nel venirmi incontro, tranquillo, mentre io avevo raggiunto il limite. Era arrivato proprio quando ormai avevo quasi perso le speranze e stavo per andar via. Potevo dire di conoscerlo da quasi un paio d’anni, credo, ma allo stesso tempo non sapevo molto di lui. Non immaginavo quali fossero i suoi interessi, a parte una sana passione per l’erba. Ignoravo cosa facesse nella vita e a dirla tutta non ero nemmeno al corrente del suo vero nome. Una situazione del genere tra noi “reietti” non era nemmeno così poco comune, anzi molto spesso accadeva che a qualche povero malcapitato venisse affibbiato, in tenera età, un nomignolo che poi gli sarebbe rimasto attaccato a vita. Accadeva quasi sempre per un non nulla, un’inezia. La maestra che veniva chiamata “mamma” per sbaglio, la mamma che offriva bonariamente dei pasticci agli amici imbarazzati, gli amici imbarazzati che avevano lasciato cadere le loro remore ed erano diventati qualcosa di più di semplici amici. Era così che erano stati coniati i vari “Madame”, “Pasticcio” o “Madre”, ma non come quella superiora di Trainspotting, quello sarebbe arrivato dopo, dando vita ad una curiosa coincidenza. Insomma erano stati appellati come tali e tali sarebbero rimasti, di lì a vent’anni, e sicuramente più. Per quanto riguardava Bomba, anche conosciuto come “Bombein” o “Bombetta”, ignoravo l’origine di quell’appellativo, avevo fatto la sua conoscenza quando lui era già un over trenta. A quel punto il nomignolo gli faceva compagnia, sono sicuro, da non meno di metà della sua sbandata esistenza, e io non riuscì ad approfondire i dettagli che si nascondevano dietro quell’epiteto, che mi ricordava un esplosivo o una sigaretta d’erba. Alla fin fine non me ne fregava poi tanto, dato che lo stronzo mi aveva fatto arrivare in quel posto per una stagnola da cinque, con cui a malapena ci avrei fatto un paio di birre quella sera stessa. Era un amico, o meglio, amico di amici e quello più che un affare era un favore. Non ci si chiede il motivo che spinge a fare un favore all’amico di un amico. Mi casa es tu casa. Boh. Venendomi incontro estrasse le mani rosso pomodoro dal kway marrone kiwi e se le portò al viso, facendosi spazio nel cappuccio di pelliccia e mostrandomi un sorriso, il suo marchio di fabbrica. Si stava divertendo la carogna, gradiva lo spettacolo, evidentemente. Io ero fradicio, ma non ci misi molto ad estrarre la stagnola da una delle tante tasche della mia giacca zuppa, tirando fuori una dose che più di una stecca sembrava un filamento leggero, che il vento avrebbe potuto portarsi via da un momento all’altro. «Buona?» Quell’imbecille aveva l’aspetto di uno sballato e ciondolava sul posto come un coglione, non in senso metaforico. «Cosa?» Il suo sorriso si spalancò e una folata di alcool spiccio da drogheria losca di periferia, mischiata al freddo, mi schiaffeggiò il viso. Un attimo per riprendermi, e l’attenzione di Bomba si era già spostata sulla stagna di marijuana. «Fai il concentrato» Gli chiesi quasi implorandolo come Vincent faceva con Mia. Non stette a sentirmi. Cavò i soldi fuori dal taschino e vi rimase con la mano incastrata per un attimo, fu proprio in quell’istante di distrazione che ci colsero di sorpresa. Erano carabinieri, Bomba doveva esserseli portati appresso incosciente, mezzo sfatto. La volante inchiodò in coincidenza dell’entrata del parco, un secondo e li avevamo già alle calcagna che ci correvano dietro, incazzati neri come dobermann, rabbiosi e pronti a farci il culo. Noi invece eravamo poco più che due pinscher nani, confusi, fuori forma e idrocefali. Il suolo era scivoloso, le foglie e l’acqua scrosciante rendevano le nostre scarpe bucate le vittime ideali, fautori inconsapevoli di una scivolata che avrebbe potuto spezzarci qualche osso come si spezza la legna secca prima di essere gettata nel camino per scaldarsi. Lasciai cadere quei pochi spicci in terra, mi girai di scatto e cominciai a correre senza meta, come se non avessi fatto altro da sempre. Per qualche secondo io e Bomba rimanemmo uniti, poi lui cominciò a perder colpi, la pelliccia continuava a limitargli la visuale, ma quantomeno fino a quel momento il cappuccio doveva aver contribuito a mantenere celata la sua identità alle forze dell’ordine. Lo persi di vista, l’unica cosa che mi importava in quel momento era evitarmi la notte in caserma, l’ennesimo SerT, l’accusa di spaccio. Uscii dal parco scavalcando e presi per i porticati, conoscevo bene quelle strade. Un paio di slalom tra le colonne, poi decisi di infilarmi in uno dei vicoli che separavano ogni palazzo, cominciando a ringraziare la sorte e la poca prestanza unita alla scarsa lucidità di Bomba, che con tutta probabilità era già stato fermato.
  5. Obs Snow

    Treis - Capitolo 1 - Parte 1/3

    Anche io non sono un fan dei licantropi, tuttavia il primo capitolo mi è sembrato molto scorrevole e di facile lettura. Ma passiamo ai dettagli: non gli affiorava alla mente nulla: Troppo pomposo, affiorare mi da una sensazione di delicatezza e non mi sembra il verbo più adatto per una situazione del genere. Gli avrei preferito un "tornava in mente" o semplicemente un non riusciva a ricordare, insomma qualcosa di più crudo e adatto al contesto. di qualche tipo: un'informazione che non aggiunge nulla, tralasciando la descrizione avresti un effetto più misterioso, aggiungendo dettagli immergeresti maggiormente il lettore nell'ambientazione. "Di qualche tipo" non aggiunge nulla, per me è inutile. Un imponente grattacielo nero squadrato, accompagnato a mo’ di guardie del corpo da due edifici: Leggendo mi immaginavo un edificio importante con a fianco due colossi, poi l'analogia è andata a riferirsi a delle "guardie" e mi sono immaginato due persone che, per quanto imponenti possano essere, rimangono persone ben più piccole di edifici. Si può fare di meglio. che vedeva oltre l’ascella: Quando pensiamo alle ascelle ci vengono subito in mente puzze e pernacchie. Questo spezza troppo la tensione, a mio parere, e potrebbe essere cambiato semplicemente con un avambraccio. Era strano: Cambierei i due punti con una più versatile virgola. Errori marginali, ma tutto è migliorabile. Nel complesso ho adorato il contrasto tra situazione potenzialmente critica, lo stato di angoscia evidente e la parentesi artistica. La divagazione del protagonista sui quadri rallenta il ritmo, alterando la percezione del pericolo, che in ogni caso rimane lì ad attendere il lettore che a sua volta resta consapevole che a breve dovrà immedesimarsi ancora in quella brutta situazione. Senso di angoscia netto e incessante. Il primo colpo di scena, con la perdita di memoria, va ad aumentare la tensione e lo stato di confusione. Mi è sembrata una scelta azzeccata. La parte finale lascia tutto in sospeso ponendo al lettore molte domande e invogliandolo senza dubbio nel continuare a leggere. Per me è un si nonostante, come già detto, io sia tutt'altro che un amante del genere.
  6. Obs Snow

    Il falco miope

    Dal mio punto di vista l'incipit attira parecchio. Il messaggio è chiaro e trovo la metafora particolarmente azzeccata, mi sembra lasci un velo di mistero, accendendo la curiosità del lettore. L'ultima frase è la mia preferita, da subito un'idea di alienazione dal resto della comunità, solitudine e malinconia. La stessa va ad aumentare il carico sull'hype di chi si immedesima nel racconto. Avrei eliminato solo la parte in grassetto, spezza un po' troppo il ritmo a mio modesto parere, quando tutto scorreva alla perfezione. In queste righe invece si passa da un senso di tristezza ad un vero e proprio dolore, malessere. A mio modesto parere un po' troppo presto. Per usare un eufemismo non mi sono molto simpatici i protagonisti che si lamentano, ma potrebbe essere un mio problema Mi piace l'uso del termine "razzolare invece di", rende perfettamente l'idea sulla lotta fisica e mentale, interiore ed esteriore del diretto interessato, sempre senza dare nulla per scontato, sempre in pochi versi, il tutto appena accennato ma che va dritto al concetto. Ecco, io ho il terrore assoluto di scrivere di qualcosa di troppo simile a qualcun'altro. Questa linea mi ricorda molto la sinossi di un'opera di Saramago. Tirando le somme un buonissimo incipit con una fase introspettiva davvero interessante, l'unico consiglio che mi sentirei di dare è occhio a non esagerare
  7. Obs Snow

    Elliot Edizioni

    Dovrebbe essere la mail automatica generata quando la casella di posta elettronica del mittente è piena.
  8. Guarda Lucky, seguendo la discussione dall'inizio mi è sembrata più una questione di obbiettività, un filo logico e pragmatico in un'ambiente, come ripetuto più volte, caratterizzato da una forte posizione avversa nei confronti del fenomeno EAP. Parlo per me, ma allo stesso tempo credo che anche per quanto espresso da @Whispering Wind sia stata effettuata una presa di posizione molto simile. Io capisco il ripudiare certe pratiche, però piuttosto che puntare i piedi gridando "al rogo l'editoria a pagamento" mi piacerebbe che si fosse più aperti a questo genere di pratica che per quanto astio possa esserci continuerà ad essere attuata. Contrari, certo. Si può avere una pessima opinione di arriva alla pubblicazione attraverso ciò che potrebbe essere considerato quasi un'escamotage, qualcosa che aggira le abilità richieste per una pubblicazione e arriva dritto al risultato. Lo comprendo, ma in ogni caso mi piacerebbe un po' più di apertura. Per questo mi sono messo nei panni di chi c'è passato, provando a "giustificarlo" (?), anche se mai ho dovuto pagare e penso che non ne avrò mai bisogno,
  9. Una quantità comunque non indifferente Provo ad aggiungerne un paio: - distribuzione solo in digitale - promozione pari a zero - scarsissima visibilità - poca esperienza e/o casa editrice neonata Sia chiaro, non sto dicendo che pubblicare sotto forma di ebook sia peggio che pubblicare in cartaceo previo esborso economico, questi sono punti di vista più che opinabili, tuttavia plausibili.
  10. Obs Snow

    Edizioni il viandante

    Con una mail mi hanno appena informato che da qualche giorno hanno ricominciato a valutare le proposte editoriali arrivate in redazione, chiedendo se la mia cercasse ancora un editore. Proposta inviata a metà ottobre 2019.
  11. All'epoca non ero ancora a conoscenza di WD e utilizzavo un'altra piattaforma, con info datate e poco precise. Successivamente è capitato con un paio di realtà editoriali "a doppio binario".
  12. 1) Figurati, non mi piacciono molto le etichette, per chiarezza mi riferivo alle CE come determinate categorie perché riportate allo stesso modo nel forum stesso, una in free e l'altra in doppio binario. Ho sempre condiviso le mie esperienze, in ogni caso, e trovate i suddetti avvenimenti raccontati nei thread dedicati alle varie realtà editoriali. 2) Non saprei, preferisco rimanere neutrale perché quelle che a me potrebbero sembrare porcate a qualcun altro potrebbero piacere. Certo, nei limiti del ridicolo. 3) Beh, si. Potrebbero comunque esserci casi in cui l'autore ha deciso di investire risorse economiche mentre noi non possiamo saperlo, qualcuno ha già riportato di essere a conoscenza di realtà simili, anche se ovviamente si rimane sul vago, io personalmente non ho bisogno di sapere altro. Ci tengo a precisare, comunque, che anche a me l'idea di "guadagnare" sui sogni e le ambizioni di un autore, soprattutto emergente, fa abbastanza ribrezzo. D'altro canto trovo plausibile il voler minimizzare i rischi di perdite in un settore evidentemente in crisi, specialmente in Italia. Ho fatto l'esempio della proposta che prevedeva l'acquisto di 30 copie, ma ho ricevuto anche contratti che prevedevano una spesa di più di 4000 euro, ecco, in quel caso ho sorriso e declinato semplicemente l'offerta. Sarebbe da folli anche solo pensare di rientrare nelle spese, un domani. D'altronde lo sarebbe altrettanto firmare un contratto che ti lega a qualcuno per vent'anni e sperare di vendere più di 1000 copie in quattro ristampe con pincopallino editore, con tutto il rispetto. Sono dello stesso parere, purtroppo hanno provato a convincermi in qualsiasi modo che trovare un'offerta migliore equivaleva ad illudersi. Ad un certo punto, quasi subito e capita l'antifona, ho smesso di rispondere. Acqua passata ormai, senza rancore, ma posso immaginare che adesso data la situazione ci marceranno ancor di più. Sono anche d'accordo sulla seconda parte del messaggio, anche se probabilmente non pubblicherei mai previo pagamento, alla fine la scrittura per me rimane una passione e il giorno in cui diventerà un qualcosa che mi ritrovo "costretto" a fare, per un motivo o per un altro, per rientrare nelle spese o per un eventuale ritorno economico, probabilmente mi passerà anche il gusto e la voglia di farlo.
  13. Io invece andrò controcorrente, ma cercherò di essere anche il più obiettivo possibile, spero non parta il linciaggio dunque. La mia esperienza da esordiente finora è stata particolarmente intensa, nonostante la situazione attuale, e posso dire di aver ricevuto numerose proposte editoriali, diverse tra loro e molto variegate. Poco più di trenta offerte, ad oggi, di cui ventidue che prevedevano -parlo al passato perché il manoscritto ormai ha la sua CE di appartenenza- un esborso economico, che in alcuni casi era davvero insignificante e in altri era una cifra che mai avrei potuto pensare avrebbero potuto chiedermi per pubblicare. Alla fine sono riuscito a trovare la proposta che mi ha soddisfatto completamente, però spesso mi sono ritrovato a dover confrontare contratti fondamentalmente molto diversi. Farò un esempio semplice, dunque, il mio. Ad un certo punto mi sono ritrovato dinnanzi al classico bivio, da una parte una proposta completamente free di una piccola CE con scarsissima distribuzione e poca visibilità, che proponeva un contratto in esclusiva ventennale e royalties solo dopo le mille copie vendute (keep dreamin') e dall'altra la proposta di una CE di fascia media che comportava l'acquisto di trenta copie -che magari un domani acquisterò in ogni caso per promuovermi- ad un prezzo conveniente, una distribuzione tra le migliori e un servizio di promozione appetibile. Ecco, fossi stato obbligato a decidere in quello stesso istante probabilmente avrei scelto la seconda opzione, dunque mi metto nei panni di chi non ha avuto la mia stessa fortuna e per un motivo o per l'altro non è riuscito a ottenere ulteriori valide alternative. In conclusione non me la sentirei mai di crocifiggere un autore, che comunque merita rispetto a prescindere, solo per una scelta personale. A maggior ragione se la scommessa è risultata vincente, sminuirne il successo al contrario mi farebbe sentire un tantino invidioso. Il fine in alcuni casi potrebbe giustificare i mezzi, specialmente in un settore imprevedibile come quello dell'editoria.
  14. Condivido. Per me, almeno in parte, sarebbe lo stesso. Se ho lasciato il primo lavoro incompiuto per 3/4 allora sono già certo che il secondo non andrà oltre la metà, anche se non l'ho nemmeno cominciato. Lavorare a due progetti diversi contemporaneamente invece, in passato, non è stato un problema. Se l'ispirazione c'è, allora non ha senso porvi un freno, anche se essa è indirizzata verso due correnti artistiche differenti. Il mio problema attuale è che adesso, vedendo una situazione editoriale generalmente stagnante, l'estro scarseggia
  15. Obs Snow

    Divergenze Edizioni

    Mai saputo più niente.
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