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La Anders

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Su La Anders

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  • Compleanno 11 settembre

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  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Mediterraneo
  • Interessi
    Letteratura, psicoanalisi, scrittura, cinema, viaggi in camper.

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469 visite nel profilo
  1. La Anders

    Lo stile. Inteso come impronta personale

    @leopard, mi interessa questa discussione sullo stile. Lo stile può piacere e non piacere, ma bisogna prendersi la responsabilità di scegliere, non si può piacere a tutti e in fondo a nessuno. È quello che accade quando si è uguale a tutti gli altri, si risulta forse piacevoli, ma anonimi e quindi sostituibili, cosa che non avviene a chi ha una voce unica che non si sottomette alle leggi del mercato. Credo sia la differenza tra arte e artigianato. Il tuo amico ha ragione a suggerirti di cercare la tua strada. Prova a pensare a quello che ti piace, concentrati sui suoni delle parole, sulle cose che istintivamente a te danno emozione. Una ricerca sui tuoi gusti ti aiuterà a sfruttarli quando scrivi. A me ad esempio piacciono i pensieri complicati, le frasi lunghe e lo so che possono essere pesanti e fuori moda, ma non mi sentirei bene a scrivere altrimenti per piacere agli altri o per vendere, mi sparirebbe la voglia di scrivere, diventerebbe un lavoro, una fatica. Credo che avere una voce riconoscibile sia un investimento a lungo termine.
  2. La Anders

    [M142] Arte e spazzatura

    @Almissima grazie del tuo commento! In realtà non intendevo promettere orrori al lettore, mi incuriosce che tu lo abbia interpretato così. Intendevo fare una riflessione sul fatto che la voce narrante credeva durante l'infanzia che fosse necessario guardare le cose in faccia perchè smettessero di ossessionarla, convinta che in fondo non potevano essere così brutte come le aveva immaginate, ma l'esperienza le ha insegnato che purtroppo la realtà supera la peggiore fantasia. La riflessione non era legata a quello che aveva scoperto da adulta che in fondo era disgustoso e folle, ma alla mania ereditata dall'infanzia di non sottrarsi all'orrore, di andare a fondo alle cose per capire. Lo splatter è stato assolutamente involontario.
  3. La Anders

    [MI 142] La perpetua

    @Edu Ciao, ho appena finito di leggere il tuo racconto, devo dirti che mi è piaciuto molto. Il tema della purezza del corpo e la dualità mente corpo mi interessa sempre moltissimo. Complimenti!
  4. La Anders

    [MI142]Quel giorno che persi il mio corpo

    Ciao @Kiarka divertente e tenero questo racconto, complimenti!
  5. La Anders

    [MI 142] Giochi notturni

    @Silverwillow ho letto il tuo racconto e l'ho trovato fresco e divertente. Brava, complimenti!
  6. La Anders

    [M142] Arte e spazzatura

    @Ippolita2018 grazie, tolti e grazie davvero per il tuo commento
  7. La Anders

    [M142] Arte e spazzatura

    @Poldo, grazie per aver commentato!
  8. La Anders

    [M142] Arte e spazzatura

    Buona sera @Poeta Zaza grazie del tuo commento e del benvenuto. Gli errori di battitura avrei potuto evitarli rileggendo con calma.
  9. La Anders

    [M142] Arte e spazzatura

    Traccia di mezzanotte. Le domeniche d'autunno della mia infanzia, da che ho memoria, erano state segnate dall'odore dolciastro delle interiora di cinghiale bollite, un odore ripugnante indimenticabile per chi l'ha sentito anche una volta sola. La testa staccata dal corpo della bestia, il trofeo per chi le aveva inferto il colpo mortale, era esposta al centro della cucina nell'atmosfera satura di vapore e puzza. Mi soffermavo a osservarla cercando di cogliere il dolore o la ferocia, ma non tradiva emozioni, non era nemmeno uno spettacolo macabro, gli occhi erano aperti e fissavano il vuoto, l'espressione era quella di chi si può rilassare, tutto è finito. A quel tempo ero un'ingenua, credevo bisognasse addestrarsi a sopportare gli spettacoli più osceni perché mai avrebbero potuto essere all'altezza di quelli che riuscivo a immaginare, avrei scoperto che la realtà era meno orribile di quello che si può pensare e questo mi avrebbe rincuorata. In virtù di quei ragionamenti m'imponevo quei sacrifici, volevo credere al proverbio il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. Purtroppo scoprii che il diavolo può essere più brutto di come lo si dipinge, solo che è difficile capacitarsene. Questa scoperta risaliva a parecchio tempo addietro il fatto degli amanti con la testa recisa, nondimeno ammetto che quando ritrovai le teste dei due nella spazzatura, lì per lì ebbi un colpo. L'idea bizzarra che quella faccia che s'intravedeva attraverso la plastica rosa semitrasparente del sacchetto del comune fosse un opera d'arte d'inestimabile valore, mi mosse a frugarci dentro. Mi era balenato in mente che qualche sciocco sprovvisto del talento che gli avrebbe consentito di aprezzarla l'avesse gettata all'immondizia e quel ritrovamento mi avrebbe resa milionaria; dopotutto i giornali sono prodighi di simili notizie che sembra accadano più spesso di quanto si sospetti. Ero immersa in quello stato d'animo sognante quando le mie mani afferrarono qualcosa che aveva l'inconfondibile consistenza della carne e lo stesso tepore, ma la paura non mi fermò, l'incanto della morte a quel punto mi spinse a continuare. Tirai fuori un groviglio di capelli castani lunghi impiastrati di sangue coagulato, avvinghiati indissolubilmente alla testa che avevo intravisto in trasparenza. Li rimisi dentro furtivamente e trascinai in casa il sacchetto, attenta a non farmi notare. A casa impiegai oltre un'ora a districare quell'intrico fino che riuscii a separarare le teste di un uomo e una donna, le lavai, lavai i capelli della donna e li pettinai, volevo profumassero, ma non fu possibile, i capelli dei morti non profumano. Ripuliti, i due avevano lo stesso sguardo vacuo del cinghiale della mia infanzia ed erano dominati dall'assenza di dolore, parevano sculture di cera. Chi aveva reciso quelle teste doveva avere una certa esperienza perché lo aveva fatto di netto, senza indecisione, lo stesso taglio che si sarebbe ottenuto con la lama di una ghigliottina. Erano uomini fino a poco prima, quegli occhi vedevano, quelle bocche si baciavano avide, dentro le pareti della loro scatola cranica invisibile si era svolta un'intensa attività elettrica e ora erano solo pezzi di carne svuotati della vita; non si fosse trattato di appartenenti di primo rango della gerarchia animale non sarebbe stato inappropriato gettarli con noncuranza nel bidone dell'umido. Sapevo a chi apparteneva la testa di donna, era la mia vicina di casa, quella dell'appartamento sotto, al primo piano, quarant'anni, sposata, niente figli, una natura selvatica. Ogni volta che la incontravo ero tentata di fingere di non vederla per il gran imbarazzo che mi procurava, se potevo cambiavo strada e immagino che lo stesso avrebbe fatto lei, ma le convenzioni ci costringevano a dirci almeno buongiorno ed ero sempre io a dirlo per prima. Mi sarebbe piaciuto conoscere i suoi pensieri, osservarla da vicino, ma naturalmente l'educazione mi aveva sempre imposto di distogliere lo sguardo. Ora non era più necessario. Anche da morta la mia vicina era bella. L'uomo non lo conoscevo, aveva forse cinquant'anni, stempiato, un'aria sofferente da intellettuale, in tutto e per tutto diverso dal marito della vicina. Trascorsi ore a osservarli in contemplazione ma, all'improvviso iniziai a fiutare l'odore della decomposizione, quell'odore insopportabile e fui costretta a eliminarli, presto o tardi la puzza avrebbe allarmato gli altri del palazzo. Li riposi nello stesso sacco d'immondizia da cui erano stati prelevati e lo deposi nello spiazzo da cui l'indomani il camion l'avrebbe prelevato. Nei giorni successivi presi a spiare il marito della vicina perché naturalmente avevo sospettato che lui fosse il colpevole, che avesse sorpreso la moglie con l'amante e avesse deciso di ucciderla insieme a lui. La mia fantasia non riusciva ad anadare oltre i limiti segnati del clichè. Il suo comportamento tuttavia confutava i miei sospetti e io mi arrovellavo nel dubbio. Aveva fatto denuncia di scomparsa e trascorreva le giornate ad affiggere volantini con la faccia della moglie. Era visibilmente invecchiato e dimagrito, sembrava sinceramente un vedovo addolorato. Per di più dal loro appartamento non avevo mai udito i rumori tipici delle coppie che si odiano, quelle urla cariche di odio e di furore all'ordine del giorno nelle famiglie violente. Nei mesi che seguirono furono ritrovati due corpi senza testa, uno dei quali era quello della mia vicina. Il vedovo affranto aveva incaricato un solerte investigatore di scoprire la verità. L'investigatore scoprì che la moglie era infelice con lui e aveva un amante, un uomo più vecchio e che i due si amavano di un amore eccessivo, erano consumati da una passione malata e facevano l'amore tutte le volte che lui non c'era, come dei disperati. Allo stesso tempo la coppia avendo vissuto attimi d'intensa beatitudine temeva più di tutto di poterli perdere, erano abbastanaza vecchi da sapere che l'amore non dura per sempre, così, poiché non si ha mai così tanto desiderio di morire come quando si ama, si erano addormentati con un overdose di morfina, non prima di aver incaricato un folle reclutato nel deep web di decapitarli e far sparire il loro corpo una volta morti. C'era una lettera che gli forniva istruzioni precise su come agire e c'erano le tracce bancarie del compenso che avrebbe ricevuto. Il marito da un giorno all'altro traslocò e non ne seppi più nulla, avrei voluto conolarslo.
  10. La Anders

    Il Regno di Shakhàra e l'effetto melagrana

    Ciao @Deborah Zan., ti lascio le mie impressioni sul tuo racconto Il girasole di solito è un fiore che ispire solarità, gioia, perciò stona la metafora successiva del fiore che ha perduto la gioia a mio avviso. Questa frase mi suona più curata così corretta, vedi tu Qui mi son chiesta cosa avesse nei pantaloni visto che la melagrana l'aveva già mangiata, forse ti riferisci alla tasca studiata appositamente Bene, credo di aver corretto tutto quello che mi sembrava necessario, devo dirti che l'abuso di avverbi mi ha infastidita, d'altra parte la trama scorre e la storia è fresca e carina, anche se non amo le ambientazioni in altre epoche. Penso che tu abbia molta immaginazione e doti narrative, ma debba curare maggiormente la grammatica, i tempi dei verbi, la scrittura in generale. Ciao, a presto!
  11. La Anders

    Mezzogiorno d’inchiostro 142 - Off topic

    Oh, non so se ci riuscirò cara @Ippolita2018, ci provo. Grazie dell'invito
  12. @cheguevara credo che in un mondo ideale gli albi dovrebbero tutelare gli iscritti, nella realtà purtroppo, e te lo dico perché per professione sono iscritta ad un ordine, l'unico vantaggio che ne traggo è il pagamento della tassa d'iscrizione di circa duecento euro all'anno e un bel po' di burocrazia in più. Non credo sarebbe la soluzione. È triste ma è così. Sarebbe anche difficile stabilire chi ha il diritto di iscriversi e chi no. Chi si può ergere sopra i colleghi per giudicarli?
  13. La Anders

    La mattinata di Elvira

    Ciao @Mirkos91, ho letto il tuo frammento e ti lascerò le mie impressioni. Innanzitutto questi due capoversi sono in contraddizione: perchè se molte persone avrebbero confuso la vibrazione con un mal di pancia leggero, poco dopo, riferendoti alla stessa giornata che sarebbe stata piena, dici che quella stessa mattina aveva un dolore lancinante? Rileggendo inoltre mi sembra ci sia poca cura nella ricerca delle parole, un uso del linguaggio stereotipato, mattina piena, mai prima d'ora, stritolare le budella sono espressioni abusate nel linguaggio comune e hanno perso di significato. Farei uno sforzo maggiore di ricerca lessicale Qui penso che svelare troppo subito comprometta la suspense e faccia sciamare l'interesse del lettore, ci hai già svelato quasi tutto Esiste un orologio a dondolo? o intendevi forse a pendolo? Ti propongo come la scriverei io, vedi tu: "Ai pochi che avevano la pazienza di ascoltarla, raccontava che sono ben altri i mostri che s'impicciano di questioni terrene; tuttavia quei dialoghi per lo più si riducevano al monologo di una vecchia che blatera sola. Credo di aver concluso con i miei appunti. Nel complesso l'idea è carina e si potrebbe ulteriormente sviluppare ma dovresti curare di più il linguaggio e la scrittura che è acerba, ma può sempre migliorare. Spero di esserti stata utile.
  14. La Anders

    Rivelazione

    Il nove marzo era cominciata la clausura e io speravo non finisse mai. Il gelo dell'inverno degradava verso il tepore della primavera sempre carica di promesse non mantenute. Trascorrevo le giornate seduta in cucina davanti alla finestra a guardare fuori per ore: il giardino era trascurato, le erbacce e gli arbusti selvaggi soffocavano gli iris e le rose che avevano un aspetto rachitico, ovunque cresceva molesto il tarassaco. Solo i tre alberi di betulla si ergevano maestosi e indifferenti in quei giorni. Era il venticinque aprile, involontariamente accesi la televisione -avevo smesso da tempo di guardarla per via della stupidità dei giornalisti, nessuno è più ipocrita e fasullo di quegli opportunisti sempre pronti a puntare il dito e a giudicare ciò che ignorano- stavo per spegnere, quando le note di una canzone cara me lo impedirono. Facce sconosciute di professionisti o cantanti improvvisati in tutti gli angoli della terra avevano pensato di consolarci intonando Bella ciao. Persino i tedeschi cantavano per noi il canto che anni addietro gli si rivolgeva contro, persino quel popolo glaciale che ho sempre detestato era stato capace di provare sentimenti. Quel fatto mi commosse fino alle lacrime, sentii un'aurea calda e luccicante avvolgermi, fu una rivelazione. Tutto ciò che serve all'umanità è solidarietà. Per la prima volta da che avevo già scontato trentatre anni di condanna alla vita seppi di non averlo fatto invano. Avevo un progetto. Presi la giacca e uscii per strada, se mi avessero fermata le guardie avevo pronta una motivazione inattaccabile. (...)
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