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Kasimiro

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    Emilia Romagna
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    Teatroterapia

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  1. Kasimiro

    Il viaggio di Agnese

    Grazie @Poeta Zaza i tuoi suggerimenti oltre che utili sono proprio calzanti. Terrò presente l'idea di un prosieguo. Mi fa molto piacere che hai apprezzato questa storia e le sensazioni che ho cercato di trasmettere, grazie ancora. Alla prossima
  2. Kasimiro

    Il viaggio di Agnese

    Grazie @La Andersper la lettura. Non sei stata per niente pignola anzi, direi che le tue osservazioni sono impeccabili. Provvedo alle correzioni. Nel complesso mi fa piacere che lo hai apprezzato. Alla prossima
  3. Kasimiro

    Il viaggio di Agnese

    Molto piacere @Kiarka, grazie per l'apprezzamento. Bellissima riflessione. In realtà al pappagallo come tristo mietitore non ci avevo pensato consciamente. Quella del parrocchetto (la specie che ha colonizzato le nostre terre) è un'immagine che mi incuriosisce perchè ne vedo sempre più in giro, con il loro distinguibile cinguettio. Dalla finestra dove lavoro, poi, ho assistito ad una nidiata all'interno di un buco in un albero fino al loro primo volo. Ho pensato, visto che provengono da altri continenti e terre più incontaminate, che alcuni di questi volevano ritornare al loro luogo di origine intraprendendo un lungo viaggio, portandosi dietro delle anime perse, verso luoghi più puri. Giusta la tua osservazione sul dialogo, provo a metterci mano. Alla prossima Grazie @ilion per la lettura e le tue considerazioni
  4. Kasimiro

    Il viaggio di Agnese

    Grazie @Roberto Ballardini,per la lettura e le giuste osservazioni. L'ho scritto un po' di getto e come mi hai fatto notare ci sono alcune incongruenze (che mi riescono particolarmente bene), valuto una revisioncina. Quello che mi sento di dire è che trattandosi di un racconto nel quale, oltre all'ispirazione ad una situazione precisa, si sviluppano passaggi fantastici per i quali non ho sentito la necessità di dare una logica particolare agli eventi (anche se poi l'inconscio gioca sempre il suo ruolo), ma più evocare delle sensazioni. Interessante la tua ultima riflessione sull'ipotesi di uno uno sviluppo più esauriente di alcuni passaggi accennati, ci ragiono. Mi ha fatto molto piacere che lo hai apprezzato. Alla prossima
  5. Kasimiro

    Il conte Armando della Mezzaluna

    Grazie @retoric@ per l'apprezzamento. Mi sono reso conto anch'io che ci sono diverse incongruenze, grazie per averle evidenziate, valuterò i tuoi suggerimenti. Ho scritto un po' come l'istinto mi ha dettato. Pensandoci però, non sarebbe male, ma non è il mio caso, avere una scrittura con delle perfette incongruenze; difetti, magari grossolani, ma che rendano unico e potente un racconto o addirittura che ne rappresentino il punto di forza. L'idea di base che mi ha stimolato è stata quella che, alcuni eventi possano ripetersi od avere elementi in comune in uno spazio e tempo diversi. Alla prossima
  6. Kasimiro

    Il conte Armando della Mezzaluna

    Grazie @Super per l'apprezzamento e per le tue opinioni che prenderò in considerazione. Il dialogo tra il bruco e Luigi appartiene al mondo favolistico dove animali o oggetti inanimati possono naturalmente interagire con la parola, anche se, in effetti, in questo caso è un po' brusco e può lasciare sorpresi . È sempre utile ricevere opinioni altrui. Alla prossima. Grazie @GP300720 per l'attenzione che hai dedicato al racconto e per le tue opinioni. Grazie, direi che questa è una svista. Nella vicenda del conte, mi sembra che ci sia una morale implicita, anche se un po' inquietante: quella, da parte dell'uomo, di non essere in grado di autogestirsi, ma di avere bisogno di una guida, anche se dittatoriale, per la propria organizzazione sociale. Ripensandoci, a mio avviso, uno dei punti deboli poteva essere quello che collega il bruco visto da Luigi con il conte della leggenda. Il mio intento era legato al fatto che la visione di Luigi poteva avere una corrispondenza con un altro evento, accaduto in un non meglio precisato momento della storia, come se alcune cose possano rivivere in una sorta di memoria cosmica. Non so mi sono spiegato bene...vabbé. Grazie ancora e alla prossima.
  7. Kasimiro

    Il conte Armando della Mezzaluna

    Che dire, @Colored Shadows Prod grazie ancora per il tempo che hai dedicato. Se ci sono dei punti deboli, li hai colti in pieno. La pagina bianca credo che sia l'ostacolo più duro da superare quando si inizia a scrivere una storia, ci si può stare fermi per ore, giorni, poi quando, come per incanto, partono i primi pensieri e vengono trascritti, avviene una sorta liberazione. Ognuno ha il proprio modo e la propria fonte di ispirazione per scrivere. Nel mio caso può succeder che abbia in mente delle cose precise, dei fatti o aneddoti sui quali costruire una trama oppure, come nel caso di quest'ultimo racconto, avviene una sorta di astrazione della mente, per cui inizio a scrivere delle cose che non hanno senso, surreali, e da quegli spunti cerco di trovare il nesso per costruire un racconto. Mi rendo conto che può essere una strada che porta verso il nulla, in quanto non si ha l'idea di dove andare a parare, aspettando un lampo che possa dare un senso e un legame alle cose. Devo confidarti che da un inizio comune, avevo sviluppato almeno altre due versioni completamente diverse l'una dall'altra, che si erano incagliate in un vicolo cieco. Poi in quest'ultima, mi è sembrato di aver trovato un punto di unione tra le parti anche se un po' scombinato, e sono andato avanti con questo risultato. Credo che il fatto di raccontare molto, derivi dall'intento di trovare un legame tra le situazioni messe in campo, che inevitabilmente non risulta immediato e potrebbe diventare anche forzato. Infatti quando ho le idee chiare, tendo ad essere molto più sintetico. Credo che comunque sia un esercizio interessante per sviluppare la creatività. Come hai fatto notare c'è qualcosa di ingenuo e forse di evanescente che tutto sommato non mi dispiace, forse anche un po' naif. La storia come facevi notare non ha delle fondamenta solide e rimane forse nel campo di un'idea. Proverò a seguire il tuo consiglio di riscriverla completamente, anche solo come pratica utile, magari lasciandola prima decantare un po'. Alla prossima. Un saluto a @Ilaris, sono contento che sia stata una piacevole lettura
  8. Kasimiro

    Il conte Armando della Mezzaluna

    Un bruco passeggiava per la via del centro, tutta cemento. Non avrebbe disdegnato qualche vegetale per pranzare, ma l'unica foglia nei paraggi era l'insalata nel panino del bar che, con tutta la buona volontà, mangiarla non potrà. Forse è stato spinto dal vento o scappato da un allevamento? Era già successo a Luigi di incontrare un bruco in un luogo insolito: in biblioteca, sul treno e sulla lampada del comodino, ma con questi colori era la prima volta: verde smeraldo sul dorso con sfumature di cobalto ai lati e una spruzzata di vermiglio sulla testa. Lo prese delicatamente e lo mise nella scatolina di mentine, dopo averle ingoiate tutte d'un colpo, nel taschino. Arrivato a casa decise di allevarlo; lo trasferì in una scatola più grande con vari ortaggi e tipi di frutta per vederne l'evoluzione, ma non mangiava nulla. «Strano, li ho sempre visti divorare foglie, e come dimenticare il classico bruco che nella mela fa il buco?» «Mi spiace ma non sono un classico». «Direi anch'io, considerato che vagavi per la via della moda». «Stavo andando a fare shopping, questi colori quest'anno non vanno più. Perché sono rinchiuso in una scatola con della frutta e verdura marcia?» «Oh scusa, sono curioso di assistere alla metamorfosi. Cosa mangi di solito?» «Potrebbe andar bene una tartare di zucchine con aceto balsamico invecchiato in botti di rovere da almeno cinquant'anni, in alternativa una crudités di mare con champagne e caviale». «Opterei per la prima, sostituendo il balsamico di cinquant'anni con uno di cinque mesi. Sono proprio curioso di vedere che tipo di farfalla diventerai». «Vuoi proprio saperlo?» «Sicuro». «Nessuna farfalla: ritornerò il conte Armando della Mezzaluna». «Cioè?» «Una mattina mi sono svegliato e ritrovato in questo stato, un bigliettino al mio fianco diceva: quando bozzolo diventerai, ti trasformerai in una eccelsa creatura, dimenticando quella mediocre di conte Armando della Mezzaluna. A parte che non saprei come si possa diventare un bozzolo, e chi ha tramato questo scherzo è oltretutto sgarbato e offensivo». «Sembra un incantesimo. Chi lo ha attuato, a quanto pare, non doveva avere una buona opinione delle tue gesta. Non avrai combinato sgradevoli od offensive azioni altrui?». «Assolutamente no, solo dei ragazzini ho sfruttato facendoli lavorare al mio castello dieci ore al dì, qualche esproprio qua e là, alcuna tassa per lavorar la terra e una piccola percentuale sul raccolto per sostener le spese e il vitto della servitù. Dovrò anch'io pur guadagnar qualcosa». «Peggio che nel medioevo! Chi ha ordito questo sortilegio ha voluto darti un'altra possibilità: il divenire farfalla, simbolo della rinascita interiore». «Come è possibile?» «Quando si dice...vivere una favola». «Devo ammettere che come sogno è molto reale, molto. Ora mi sveglio e come prima cosa andrò a prendermi un vestito, nella via della moda, da umano». Ma quel sogno sembrava non finire anzi, una strano presentimento lo pervase: diminuzione della percezione dei sensi e una vibrazione lungo tutto il corpo associata ad una tempesta ormonale. «Cosa sta succedendo? Mi sento come paralizzato con perdita della sensibilità, e la mia pelle si sta lacerando». «Credo stia arrivando il momento». «Non facciamo scherzi! Questa facc...eend...aa stttt...aaa duuurrrrannd...ooo annnnn...cccchee trrr...oopp...o...o...o...» e cadde in un sonno profondo. «Ci siamo. Chissà quanto tempo ci vorrà». La crisalide si era formata attaccata alla foglia di vite che aveva allestito nella scatola. «Dove sarà il castello del conte Armando della mezzaluna?» si domandò Luigi. Fece una ricerca su internet: nessun risultato. Chiese a tutti i suoi compagni di scuola, ai professori, ma nessuno ne aveva sentito parlare. «Credo di conoscerlo» si fece avanti Greta, una timida compagna dell'ultimo banco. Il giorno dopo si presentò con un vecchio volume: Storie e leggende dall'Egitto all'Oriente. «Guarda, in questa si parla di un certo conte Armando della Mezzaluna». «Veramente?» «Sì, era un tiranno che sfruttava il popolo facendolo lavorare giorno e notte, gli rifilava gli scarti del raccolto e delle carni, poi un giorno i sudditi decisero di ribellarsi. Fecero una rivoluzione, non con le armi, ma con lo spirito. Vollero renderlo consapevole di quello che stava facendo e delle sue cattive azioni, che andavano a danno della sua anima. “Andando avanti così, la vecchiaia ti porterà ad avere scrupoli di coscienza e delle pessime credenziali per la vita nell'aldilà!” cercarono di persuaderlo». «Quindi? Come andò a finire?» chiese curioso Luigi. «Fece una gran risata e si burlò di tutti. Aumentò i turni di lavoro e le tasse. Ma il popolo insistette, cercò di aiutarlo a superare il brutto momento, pregando, portandogli doni per la sua anima. Ma lui si imbestialì ancora di più, convinto che stessero tramando nei suoi confronti. Esperti di medicina naturale prepararono pozioni speciali con lo scopo di addolcire la sua psiche. Ma ancora più sospettoso, pensando ad un avvelenamento, obbligava la servitù a berle, e non importava se tutti ne traevano beneficio». «Davvero un popolo controcorrente, e poi?» «Intervenne la mano divina: doveva abbandonare il proprio corpo per rinascere con una nuova veste e così una mattina lo ritrovarono nel letto avvolto da una corazza. Ci rimase per molti mesi, fino al giorno in cui la superficie che lo ricopriva iniziò a creparsi e ne uscì lo stesso identico conte. Le prime parole che proferì furono: “Non sono degno di essere re, proclamerò al mio posto il più povero e sfortunato di tutto lo stato. Lavorerò per tutti voi per il resto della mia vita anche se non potrò mai ricompensare il dolore che vi ho arrecato”. Ma nessuno volle dargli credito e il popolo all'unanimità decise che nessun re avrebbe più regnato su quella terra e che tutti in futuro avrebbero lavorato nella giusta misura, secondo le proprie possibilità. Il castello, da quel momento, sarebbe stato ad uso esclusivo dei più bisognosi e dei malati». «E vissero tutti felici e contenti». «Per un po'. Nel tempo qualcuno, considerato che a lavorar non fosse obbligato, saltò dei turni di fatica, seguiti da altri che si sentivano stanchi. “Se ognuno può fare quello che può, io posso fare questo” diceva un popolano. E così sempre meno persone dovettero provvedere al sostentamento di tutta la comunità, massacrandosi di lavoro. Fino a quando si tirarono gradualmente tutti indietro; ne rimase solo uno, il rinato conte della Mezzaluna, che andò dritto per mesi a lavorar giorno e notte per tutti, come promesso, finché una mattina, sfinito, svenne nel campo di grano. Lo portarono su un letto con preoccupazione ed apprensione, poiché senza il suo apporto, nessuno avrebbe più mangiato. Ma non si svegliò e il suo corpo si trasformò nuovamente in crisalide; successivamente si crepò ancora una volta, facendo riapparire l'originario conte spietato e despota che rimise tutti in riga a lavorare. E questa volta sì, che vissero tutti felici e contenti, o quasi». «Credo che in casa mia ci sia qualcosa di inerente a questa storia». «Un altro volume?» «Non proprio, vuoi venire a vedere?» «Volentieri». «Guarda questa crisalide». «È bellissima». «È da alcuni mesi che la veglio aspettando il momento». «Non so se ti conviene, ho letto che possono volerci anche anni». «Sai che qui dentro non c'era un bruco? O meglio, c'era un bruco che diceva di essere un conte». «Ah! ora capisco...» «Pensi che abbia avuto una visione?» «E che male c'è! A volte una visione può essere più vera della realtà». Verso l'imbrunire, mentre tutti e due erano ipnotizzati di fronte alla crisalide, questa iniziò a vibrare, poi a creparsi, prima sul dorso, poi tutto lungo il corpo lasciando intravedere due splendide ali ricamate, quasi monocrome, che sfumavano dal color seppia al blu di Prussia. Una maestosa falena si ricompose dallo sforzo e dopo poco, prese il volo verso il cielo in direzione di una splendida luna spaccata a metà.
  9. Kasimiro

    Lassù, all’anagrafe, nessuno mi ama.

    Hai una scrittura @Macleo di una tale scorrevolezza che è difficile iniziare a leggere un tuo racconto e non arrivare alla fine, cosa che, per me che sono pigro, stanco e spesso poco concentrato nella lettura, è già un grande pregio. Inoltre hai la capacità di entrare gradualmente nella storia, partendo da un inizio che può sembrare non particolarmente eclatante, per poi sviscerare i fatti con colpi di scena e lampi creativi fino alla fine. E' il caso anche di questo racconto. Bella l'impronta colloquiale rivolta al lettore. Questo passaggio è reso così bene, che sento di immedesimarmi nel protagonista immaginando il piacere che può provare. A questo punto mi vien da dire: come dargli torto. Quel "direte voi", un particolare apparentemente irrilevante, ma che tende a rimarcare il rapporto confidenziale, in questo caso anticipando il pensiero del lettore. Molto interessante. Qui ci troviamo di fronte un signore di circa cinquant'anni, considerato che dicevi che era di mezza età, con una ragazza di venticinque. Credo che sia, tutto sommato, abbastanza comune, non paragonabile agli estremi Pascale-Berlusca. Insomma, però mi vien da dire che doveva essere un tombeur de femmes per toccare le cosce di una donna dopo così poco tempo di conoscenza; forse questo aspetto da latin lover si poteva far notare, oppure evidenziare che già dall'antipasto i loro sguardi si incrociavano con complicità e intrigo, se no sembrerebbe che, chiunque tocchi la coscia di una donna, questa debba acconsentire e qualcuna potrebbe prendersela a male. Credo che si possa omettere la parola ISEE che è un indicatore della situazione economica del nucleo familiare e serve per agevolazioni fiscali tipo bonus ecc. Forse anche nello stato di famiglia potrebbe esserci un inghippo, dico potrebbe, correggimi se sbaglio. Lo stato di famiglia credo che rappresenti un certificato in cui compaiono tutti gli elementi associabili ad una famiglia: coniugi, figli, nonni, nipoti, ma devono vivere tutti sotto lo stesso tetto. Mi sembra che questo non sia specificato, perché se le due coppie dovessero vivere in case diverse, il labirinto burocratico anagrafico potrebbe svanire in quanto ci sarebbero due stati di famiglia separati e i gradi di parentela solo sfiorarsi. Poi si entra in una gimcana spettacolare, così nitida e semplice nella sua complessità, basta seguire le istruzioni date all'inizio. Un paradosso della burocrazia che, non so perché, mi viene da sospettare che sia tipico italiano. Un crescendo calibrato fino all'esplosione finale. E l'ultima frase, malinconica, dove si chiede il sostegno del lettore, che fin dall'inizio è complice e anch'egli protagonista di tutta la storia. Ho molto apprezzato, alla prossima
  10. Kasimiro

    Il canarino! Il canarino! Il canarino!

    Grazie ancora @Colored Shadows Prod per la lettura e il commento. In questo caso, per casa, intendevo un luogo dove le persone sono seguite in semiautonomia, con degli educatori; possono essere piccole residenze per persone con disagi psicofisici. La casa di cura è quella dove l'assistente sociale vuole mandare Mario. Perché se un'ospite vive in una struttura gestita o convenzionata con l'ausl, la legge prevede che al sessantacinquesimo anno d'età debba trasferirsi, appunto, in una casa di riposo, (non so se vale su scala nazionale o regionale) che inevitabilmente sono posti prettamente assistenziali e sicuramente meno stimolanti, dove il rapporto ospiti-personale è molto ridotto a scapito di quest'ultimi. Buffo, un'età che equivale alla nostra entrata in pensione, circa, solo che loro sono in pensione dal diciottesimo anno d'età (d'invalidità). Non so se sia giusto o sbagliato, considerando che una persona disabile invecchia molto più precocemente, per gravi patologie, psicofarmaci potentissimi ecc. e avrà, forse, bisogno più di assistenza che di un educatore, ma sicuramente rappresenta un trauma uno spostamento obbligato, quando si vive una realtà alla quale si è trovata una propria dimensione. Riguardo la morale, mi rendo conto che a volte tendo a manifestarla un po' troppo apertamente, me lo avevano già fatto notare, cerco di tenerlo presente ma a volte mi sfugge di mano. Potrei giustificarmi col fatto che spesso mi rivolgo a un pubblico di ragazzi? Grazie e alla prossima
  11. Kasimiro

    [TW - 2] E di dolore ce n'è sempre uno nuovo

    Caspita! Non avevo prestato la meritata attenzione. Bellissima idea! Un collegamento perfetto! Scusa, è la mia mente un po contorta. Provo a farti un esempio per vedere cosa sono riuscito ad interpretare con gran sforzo di fantasia. Tipo se scrivevi: le luci intorno allo specchio le illuminavano la luna, potrebbe sembrare che il chiarore della luna andava a battere sulle luci intorno allo specchio illuminandole, nel caso, io, sempre con la mia mente scombinata, con la parola viso finale mi ero immaginato lo stesso effetto della luna, per quello non capivo. Boh! forse ho peggiorato la situazione. Ciao @caipiroska, è stato un piacere leggerti
  12. Kasimiro

    Il canarino! Il canarino! Il canarino!

    Aveva vent'anni quando era entrato e per altri cinquanta nulla è cambiato. Batteva i piedi per manifestare un disagio e un po' meno le mani, ma queste eran nude e più sensibili al tatto, sanguinavano se ai palmi si alternavan le nocche; la crosta formata di breve durata, cadeva più volte se il trauma era fresco di poche ore o giornate. Mario neanche se ne accorgeva, sembrava insensibile e indifferente al dolore, sbatteva fino a quando voleva e nulla lo distoglieva. Dai venti ai trent'anni la mano andava giù pesante, non la sua ma quella degli altri, con i piedi legati al letto, per tutelarlo avevano detto. Lui allora parlava anzi, una sola parola proclamava: «Il canarino! Il canarino! Il canarino!» e così tutto il mattino e poi il pomeriggio, la notte e il giorno dopo e poi quello dopo ancora. Non restava che un bavaglio alla bocca, per tutelarlo dicevano. Ai quarant'anni la legge Basaglia gli tolse il bavaglio e le cose andarono un po' meglio, ma non più di tanto: quando un meccanismo è innescato è assai dura scardinarlo dal passato. Alla ripetizione del canarino si era aggiunta con meno frequenza: «Burro e marmellata! Burro e marmellata! Burro e marmellata!» «Le carezze ci vogliono» diceva la mamma «un po' di dolcezza per questa vita amara». Ma la mamma se l'era portata via la strega cattiva lasciando il bambino all'orco. Poi, per tutelarlo, trovarono qualcosa di meglio, non più il pavimento dove batter il tallone ma una superficie di gomma che dalle pareti proseguiva al soffitto. Colorata era ideale ma non da luce naturale poiché nessun raggio di sole poteva filtrare attraverso una finestra mancata. La stanza morbida: un'invenzione che sembra presa a prestito da una ludoteca per bambini. Solo che questi si divertivano a sbatterci contro, gli altri si disperavano. Fuori dalle quattro mura, che fossero rigide o morbide, Mario stava meglio. La natura gli donava un sorriso, che fosse folle, sarcastico, imperscrutabile, era pur sempre un sorriso. E poi camminava, con passo altalenante, il corpo pendente e un po' rigido. Camminare: una pratica raccomandata per curare ogni male, o almeno per alleviarlo. Ci prese gusto a passeggiare: dapprima intorno alla casa, poi al quartiere, nei parchi e nei boschi nelle vicinanze. «Se hai questa costanza, un giorno andremo a Compostela» diceva Claudio. «Il canarino! Il canarino! Il canarino!» rispondeva senza interruzione. «Scusa, scusa, non volevo interferire. Ci andremo come se dovessimo andare a comprare il pane, ma dovremo avere delle scarpe migliori». Dopo essere passati dal dottor Scorcigliani, un ortopedico di fama eccezionale, due scarpe ad hoc furono preparate, con plantari speciali e rinforzi studiati. L'originale postura per incanto fu ritrovata e l'andatura, più celere, molto migliorata, tanto da pensare che il pellegrinaggio non era più da considerare un miraggio. «Perché accontentarsi di un cammino a tappe programmato? Il giro del mondo è per noi più indicato» si espresse Claudio. Così alla soglia dei settant'anni la vita cominciò a riservargli qualche pillola di riscatto. Voleva recuperare i metri perduti per tutto il tempo nel quale era stato steso in orizzontale. «Sei! Uno, due, tre, quattro, cinque, sei: Egitto. Quelle erano delle tombe di persone molto importanti» disse Claudio «Ora tocca a me: Undici! Uno, due, tre...foresta amazzonica». «Il canarino!» «Ti sei avvicinato, ma questi sono pappagalli. Tocca a te». Mario prese i dadi e invece di lanciarli, li appoggiò sul tavolo dopo aver scelto i numeri che desiderava. «Va bene lo stesso» disse Claudio «Tre e tre: sei. Polo nord». «Il canarino!» «No, orso polare, Grrrr» fece il gesto di saltargli addosso solleticandolo su tutto il corpo. Mario iniziò a ridere senza più trattenersi. Il giro del mondo in una manciata di tiri di dado suona strano, ma non per Mario, che qualsiasi novità era vissuta con intensità. Poi arrivò l'assistente sociale a far notare che bisognava cambiare: «Abbiamo già aspettato oltre il limite consentito: i sessantacinque anni. Non può più stare qui, deve andare in un gerontocomio!» esclamava. Solo la parola, con l'assonanza simile a quel luogo che per tanti anni ha dovuto sopportare, a Mario fece venire i brividi e le convulsioni, il canarino era diventato un'aquila reale, tale era il tono e la veemenza con la quale gridava la parola. «Lei è un'assistente antisociale» si sentiva dire da Claudio. «Mi dispiace ma le leggi non le ho fatte io. E poi vedrà che starà bene, ne conosco molti che hanno migliorato la loro vita». «Conosco?» rispose a tono Claudio «Per conoscere le persone bisogna viverci assieme e non fare un copia e incolla del riassunto della loro vita, con una diagnosi vecchia di trent'anni, che poi va sempre bene per tutti: oligofrenia, più o meno grave. Il fatto è che voi avete a che fare con dei numeri da piazzare per far tornare i conti. Un bel finale può riscattare una vita di soprusi, e vale per tutti. Finirla come un soprammobile, prima che la persona lo diventi, sarebbe molto triste». Mario, in quel piccolo gruppo di persone colpite dalle traversie della vita, aveva trovato serenità. Inutile dire cosa volesse a colazione, preparava per tutti fette di pane, burro e marmellata finché non si esaurivano. Un giorno al risveglio trovarono il tavolo pieno di fette farcite che formavano una piramide: aveva finito tutta la dispensa della settimana, tanto che bisognava metterla sotto chiave. Ma il colpo di scena avvenne quando una mattina Claudio si presentò con una gabbia con dentro due canarini. Mario rimase senza parole, anzi senza parola. Guardava con la massima attenzione ogni movimento dei due candidi pennuti perdendoci le ore. Un giorno aprì lo sportellino della gabbietta ma la coppia non voleva saperne di uscire: il loro mondo ormai era là dentro, mentre fuori sarebbero andati incontro all'ignoto. Alla mattina ad ogni risveglio, la prima cosa che Mario faceva, era soffermarsi a osservare i due canarini, fino al giorno in cui, ad una nuova alba, la gabbietta si presentò vuota: il finale che avrebbe sperato, prima del trasferimento.
  13. Kasimiro

    [TW - 2] E di dolore ce n'è sempre uno nuovo

    Ciao @caipiroska, il tuo racconto fin prime battute l'ho travato molto appassionante, le parole scorrono in maniera perfetta e la descrizione essenziale dei particolari fanno percepire ben nitide le immagini. L'incipit poetico mi piace, crea uno stacco e un legame allo stesso tempo, che stimola la lettura. Ad una prima lettura non riuscivo a capire il senso della frase: come fa il viso ad illuminare le luci intorno allo specchio? Ci ho pensato un po', che stupido, poi ho capito. La frase mi sembra corretta anche se non scorre perfetta come le precedenti, forse si può trovare una forma più essenziale, se posso permettermi, provo a fare un'ipotesi ma non sono sicuro: dove i punti di sutura provavano a chiudere le ferite, dalle quali la vita stava per scorrerle via, aveva applicato piercing di diamanti grezzi. Questo passaggio è bellissimo, è tra i miei preferiti. Ho provato a pensare ad un'immagine alternativa, simile, che potesse rendere l'effetto cacata sull'abito del papa: no, è così potente che come qualcun altro ha detto sopra, è un colpo di genio. Forse a me non verrebbe da mettere l'esclamativo. Bello! In questo passaggio non mi convince, ma è solo un parere personale, l'aver citato i progetti raggiunti in passato da Alice. Certo, dimostrano lo spessore morale, la caparbietà e la lotta per ogni forma di disuguaglianza. L'infibulazione è deplorevole, come tante altre azioni che solo l'uomo è capace di fare (a mio avviso anche la pena di morte, la tortura, ecc). Credo che siano in molti tra associazioni, credo anche l'ONU a chiederne l'abolizione. Ma il mio animo pessimista su alcune nefandezze dell'uomo mi fa temere che ci sarà sempre qualcuno che praticherà questa forma di mutilazione genitale. Penso anche che la castrazione chimica e fisica sia, in forma minore, una violenza, a prescindere dagli abominevoli reati sessuali, che forse non si addice a un nobel per la pace. anche se capisco la tentazione. Comunque tanto di cappello ad Alice che è riuscita a porre all'attenzione mondiale temi così importanti. Credo anch'io che il secondo Nobel sia esagerato. La vincita del premio coglie un po' di sorpresa e forse scivola via e si esaurisce senza quel dramma, quell'espressività che ci hai abituato nei versi precedenti. Non so, mi sarei aspettato che Alice, al ritiro del premio, potesse fare il discorso di ringraziamento su una base punk cantando con la sua intensa voce, magari dopo aver baciato in bocca la regina di Svezia o di Norvegia. La pallottola nel petto è così potente e rende così bene che l'annuncio stile notiziario mi sembra che stoni. Nel caso ci avrei visto più uno stacco poetico come hai deliziosamente fatto in precedenza per introdurre la chiusa finale. Praticamente perfetto! A rileggerti
  14. Kasimiro

    Il viaggio di Agnese

    Grazie @Domenico S. per il bel commento. Mi fa molto piacere che hai colto l'atmosfera che ho cercato di trasmettere.
  15. Kasimiro

    Il viaggio di Agnese

    Ma grazie a te @Just Met, per la lettura e le belle parole, era un po' lo spirito che mi ero proposto. Grazie per le correzioni @Macleo puntualissime. Per me è un onore essere scelto e commentato per esser pubblicato. Se potessi far l'abbonamento lo farei in questo momento. Raggiante per l'apprezzamento.
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