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Kasimiro

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    Emilia Romagna
  • Interessi
    Teatroterapia

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  1. Kasimiro

    Il mare sopra il cielo

    Il signor Cartozzi abitava in una casa vicino al mare; una mattina, appena svegliato, notò qualcosa di strano dalla finestra, di molto strano. Richiuse gli occhi, gli diede una bella stropicciata e li riaprì, ma le cose non cambiarono: “Forse sto sognando!” pensò fra sé, e si riaddormentò. Al risveglio, gli apparve la stessa visione: il mare sembrava diverso, come se la superficie dell'acqua fosse ricoperta da un sottile strato di nebbiolina. Uscì fuori e quando alzò lo sguardo gli venne un colpo. Si tastò la testa, il corpo e le gambe: “Non sono appeso come un pipistrello! Cosa sta succedendo? -si chiese esterrefatto- E lassù?” In alto, al posto delle nuvole appariva una distesa d'acqua. “Sembra che il mare si sia spostato in cielo.” continuò. Provò con degli schiaffi in faccia: “No, non sto sognando.” Arrivò urlando, con le mani fra capelli una vicina: “Ha visto cosa è successo? La fine del mondo!” esclamò la signora Giulietti. In pochi istanti, tutto il quartiere si ritrovò a parlare dell'accaduto. “Non è possibile! Un mare sopra e uno sotto! Finiremo schiacciati! Sommersi! Annegati! Morti! Gli squali ci faranno a brandelli e le nostre ossa si accumuleranno sul fondo!” delirò il signor Giunchi. “Sì, ma sul fondo del mare sopra o di quello sotto!” aggiunse Cartozzi. “Non mi sembra il momento di scherzare.” “A meno che...” ebbe un lampo Cartozzi. “A meno che, cosa?” “Sotto, invece del mare, ci sia finito il cielo. Certo! È l'unica spiegazione! Il mare e il cielo si sono invertiti.” “Eh! -risposero in coro sbalorditi- Perché dovrebbe essere successa una cosa del genere?” “Non ne ho la più pallida idea.” “Sentite, andiamo a toccare con mano.” disse un'altra vicina. “Io torno a letto. Questo è soltanto un brutto sogno” concluse la signora Giulietti congedandosi. Gli altri cautamente si avvicinarono alla scogliera. Ai loro occhi apparve una distesa di nuvole. “Chi ha il coraggio di tuffarsi?” chiese Cartozzi. “Ci provo io!” si fece avanti Giunchi. Appoggiò un piede per tastare e sentì un vuoto. Provò più in giù...vrooonn, scivolò verso il basso: “Aiutoooooooooooooooo...” “Oddio! Signor Giunchi! Signor Giunchi! Ci sente!” provarono a urlargli a turno. Nessuna risposta. Tutta la popolazione fu in preda al panico. La follia divenne la normalità. C'era chi partiva in macchina senza una meta. Chi lanciava sassi con una fionda verso l'alto, per vedere se facevano splash. Chi semplicemente stava sdraiato con le mani dietro la nuca ad osservare il mare in questa nuova prospettiva. Il vero dramma lo vissero i pescatori: dovevano munirsi di razzi anfibi se volevano continuare a lavorare. Ma non ce ne sarebbe stato bisogno: pesci di ogni specie piovevano dal cielo quando meno te lo aspettavi: sardine, sgombri, merluzzi. Chiunque poteva andare a pesca: bastava mettere un retino a mezz'aria ed aspettare. Una volta però, accadde quasi una tragedia. Precipitò una balenottera che per fortuna impattò nella piscina comunale olimpionica, creando un mini tsunami, con qualche spogliatoio allagato. “Quanto è alto il mare?” chiese una bambina a suo papà. “Non sono pronto per questa domanda” rispose. Un giorno venne a piovere, acqua salata naturalmente, ma non quella pioggerellina intensa, battente, costante. No, poche gocce, intervallate, dalla portata di diversi decimetri cubi; secchiate d'acqua di mare che cadevano dall'alto. I bambini si divertivano un sacco, un impiegato di banca che si avviava al luogo di lavoro, un po' meno. In molti avevano paura a chiedersi cosa stesse accadendo. Con qualche precauzione ci si stava abituando. Questa sorta di atmosfera marina non doveva essere molto spessa, la luce del sole riusciva a filtrare e ad arrivare sulla terra, fioca, come una lampadina da comodino. Inevitabilmente, la temperatura si abbassò di qualche grado: piacevole sensazione nella parte del globo dove era in corso l'estate. Ma il tutto durò breve tempo. Uno dei maggiori esperti di astrofisica, il professor Korovskj, tenne una conferenza in mondovisione dando la spiegazione all'anomalo fenomeno: “Quello che è successo è da imputare alla luna. Abbiamo fatto una clamorosa scoperta: non è solo un piccolo ed arido satellite, ma un'entità vivente: è sensibile ed ha la capacità di ragionare e pensare. Abbiamo elaborato dei segnali sonori provenienti dallo spazio e codificato un linguaggio partito proprio dal cuore della luna. Voleva comunicarci e spiegarci quello che gli era successo: un fortissimo desiderio di fare un bagno. Si è avvicinata vertiginosamente a noi, provocando con la sua forza d'attrazione, uno spostamento parziale degli oceani. Osservando la terra, così ricca di risorse, ha provato amarezza, tristezza e sconsolazione per non poter ospitare nulla di tutto ciò. Voleva piangere ma non aveva lacrime da versare e la sua pelle rugosa e screpolata non aveva mai goduto di un po' di sollievo: avere l'acqua è sempre stato un eterno desiderio. Qualche residuo di ghiaccio, aveva ammesso, si era accumulato in prossimità dei poli, ma nulla di paragonabile. Considerata l'influenza sulle maree, ha voluto avvicinarsi pensando di risucchiare un po' di liquido dagli oceani, non immaginando lo scompiglio che avrebbe provocato. Per fortuna si è fermata quando ha capito quello che stava succedendo. L'acqua è rimasta così sospesa tra chi voleva prenderla e chi non voleva cederla. Siamo riusciti a convincere la nostra amica ad abbandonare l'impresa. Abbiamo provveduto a inviarle una risposta spiegandole che questa situazione instabile stava provocando scenari imprevedibili e che doveva ritornare al suo posto, per il nostro bene (ma a lei sarebbe importato?). Le abbiamo proposto di inviarle una serie di razzi cargo carichi d'acqua e rilasciarli sulla sua superficie. Ci ha risposto immediatamente, soddisfatta dell'offerta e dispiaciuta dei problemi causati.” Ma alla vigilia dell'imminente primo viaggio ricevettero un nuovo segnale dalla luna che venne subito codificato: “Non so qual'era la mia posizione di partenza e non saprei proprio come ritrovarla, è un problema?” “Un pochino, ma non preoccuparti, la prima spedizione penserà a ricollocarti fino alla posizione originaria” le risposero dalla terra. Così, giunti in prossimità, dopo averla reidratata, la sistemarono nella sua posizione aiutandosi da uno speciale riflettore laser che ne ristabilì la distanza precisa. L'acqua versata, a contatto con la crosta lunare, fu risucchiata all'istante, assorbita come una goccia in un mare di spugna. “E' una sensazione che aspettavo da un miliardo di anni! Ora quest'acqua sarà sempre con me, mi è entrata dentro e non mi abbandonerà più” rispose con un ultimo messaggio. Sulla terra le cose ritornarono come prima: il mare ripiombò in basso ed il cielo riprese la sua ascesa verso l'alto. Ma dopo quello che è successo tutti presero maggiormente consapevolezza della precarietà dell'esistenza e la coscienza che altre azioni stravaganti potevano arrivare dallo spazio oscuro in qualsiasi momento. Quando tutto fu ristabilito, il signor Cartozzi e la signora Giulietti notarono qualcosa cadere dal cielo verso il mare. Andarono con una barca a vedere di cosa si trattasse e con sorpresa videro il signor Giunchi, quello caduto in basso nel cielo, che nuotava. “Ehiii come sta? Tutto bene?” Gli urlarono. “Benissimo!” rispose “Wow, che viaggio pazzesco!”
  2. Kasimiro

    Sospensione dell'incredulità

    Il titolo è intrigante e mi ha messo una gran curiosità. Mi è partita subito una riflessione personale. Credo che i miei libri preferiti li ho letti solo una volta, non ho avuto necessità o voglia di riprenderli, forse perché le emozioni legate a quei momenti di lettura sono ancora così impresse e forti anche dopo tanti anni che ho quasi timore che rileggendone il testo possa rimanerne deluso, un po' come è successo al tuo protagonista. Mentre altri libri considerati capolavori ma che a me non hanno trasmesso nulla, li ho letti ripetutamente per capire che cosa in me non funzionava. Troppo ottimista sulla sapienza del genere umano. Bellissima descrizione. Concordo! Se uno ha la facoltà, leggere in lingua originale è la cosa migliore. (Parlo io, che non so neanche una lingua straniera) È una cazzata ma mi ha fatto ridere molto! Forse perché, tutto sommato, è abbastanza plausibile che un bambino possa chiedere di disegnare una pecora. Ma solo un bambino. Qui entriamo in un sottile surrealismo. A rigore un falso ha come riferimento un corrispettivo originale. Qui abbiamo l'aggettivo che si paragona a un oggetto inesistente. Molto potente. Se qualcuno dovesse leggere questo racconto fra cinquant'anni, dovrà fare una ricerca per capire chi era. Un racconto molto amaro e pessimista sul valore del genere umano. Fa riflettere con una scrittura sempre molto esaustiva. Con quello "scapellamento destrorso" ci hai illuso su un prosieguo grottesco e demenziale. Si parte da citazioni colte ma poi si cade in basso. Perfettamente d'accordo che la salvezza ci può arrivare da quelli che "non richiedono nessuna sospensione dell'incredulità" Forse nella parte prefinale, prima dell'incontro col cane, mi sarei aspettato un po' più di creatività nella sequenza di descrizioni di inganni dell'uomo, anche se la scelta immagino sia stata volutamente scarna ed essenziale, prendendo ad esempio l'ipocrisia della politica e della religione. Trovo sempre, come in altri tuoi testi, una gran capacità di rendere le situazioni con un linguaggio semplice e scorrevole, che non annoia mai. Bello. Adoro il lieto fine, anche se in questo caso è frutto di una casualità e non di una volontà. Ma dalla casualità nasce tutto. Dopo questa perla di saggezza, un saluto e a rileggerti. @Macleo
  3. Grazie @m.q.s. per il passaggio. Hai colto bene il senso: molto agrodolce nonostante il finale leggero. Hai ragione sulla spiegazione riguardo la vita di una volta, un po' moralistica; è un rischio che avevo messo in conto. Ha cercato di sintetizzarla al massimo per non appesantirla, sentivo di dover dare un minimo di spiegazione al fatto che una volta c'erano meno separazioni e altri problemi, considerando il mio intento di rivolgermi a un lettore piccolo d'età. Grazie per l'apprezzamento. Alla prossima. Grazie @Kuno per questo breve ma intenso commento. Cogli con precisione e chiarezza diversi aspetti peculiari di mia intenzione riguardo la scrittura. Probabilmente questa narrazione dialogica ha un rimando a miei trascorsi teatrali. Mi immagino che un riflettore venga puntato all'improvviso durante una conversazione, senza fornire descrizioni. Si entra direttamente nel cuore della scena. La mia intenzione è quella di fornire gli elementi minimi per comprendere i personaggi, senza essere pedante, in questo caso con vari passaggi di scena: due sorelle, due genitori, genitore figlia, famiglia al completo. Il tutto in pochi tratti con un legame fra loro. La mia intenzione, ambiziosa lo ammetto, nella quale inevitabilmente pecco, è quella di rimandare al lettore le sensazioni derivanti da questi semplici passaggi, lasciando spazio all'immaginazione, alla riflessione. A far scattare dei meccanismi legati l'uno all'altro. È vero che i dialoghi non sono sempre credibili, soprattutto quando escono dalla bocca di bambini. In questo caso credo di concedermi delle licenze personali per far fluire meglio il testo. Penso che questa forma dialogica possa essere meglio colta da una lettura teatrale, con una voce con toni diversificati, pause, incalzare o rallentare di frasi recitate. Probabilmente, come mi hai fatto notare, sono alla ricerca di un mio stile e modo che miri all'essenziale. Grazie, lo ritengo un bel complimento.
  4. Grazie @Edu speranza avverata! Errore, non dovevo andare a capo. Grazie Potevo cavarmela fermandomi a "Non si danno i calci." Le parti basse è una citazione che ho sentito dire a una bambina in una vera combinazione di calci con un'amica. Poi mi ero immaginato che il dolore in qualche modo arrivasse alla pancia. Ma perché complicarsi la vita? Hai ragione, meglio non alzare troppo il tiro. Giusto, meglio il tuo ultimo suggerimento. Provo a dare una spiegazione di quelle che sono le mie sensazioni. A dir la verità mi sono posto il problema dell'età delle bambine. Nella prima parte fino alla citazione delle due sorelle con differenza d'età non ho voluto specificare altro perché mi piaceva l'idea che ognuno potesse immaginarsela. Sì. la più piccola canta giro giro tondo sapendo di infastidire la sorella (per essere coerente coi tempi avrebbe dovuto cantare JAX o Giusy Ferreri, ma non si poteva proprio! E mi piaceva il fatto che dopo "tutti giù per terra" si prende un ceffone) , però è anche quella, nella mia immaginazione e non specificandolo, che non crede a babbo natale; è più scaltra mentre la più grande più ingenua. Mi rendo conto, tutto solo nella mia testa. Poi l'età viene in realtà fuori con la frase della mamma quando la figlia gli cambia la password al telefono del papà. Considerando che Marta è quella in cucina, Emma la sorellina è quella più piccola. Forse anche dieci anni non sono un'età sufficiente per comprendere che i poli opposti si attraggono? Non sono un esperto, ma a riguardo mi ero immaginato l'attrazione tra cariche positive e negative, tipo tra protone ed elettrone o nei legami chimici. 22 ore fa, Kasimiro ha scritto: In questo periodo guardavo dei film ------------------------------------------------------------- Periodo natalizio. Era usuale vedere film comici. Fossero tutti così i commenti! Grazie, mi piace il concetto che citi di "autopedanteria", giusto, bisogna essere rigorosi con se stessi, cosa che a me, ammetto, manca un po'. Grazie per i consigli e l'apprezzamento. Credo anch'io che sia molto utile allenarsi per rafforzarsi, e quindi alla prossima. A proposito, ho letto qualcosa di @Lauram e mi era piaciuto molto, magari approfondirò. Grazie @Kikki onorato di essere seguito. Ammetto che spesso introduco battute un po' teatrali nei dialoghi dei bambini che sono frutto di farina del mio sacco. Probabilmente lo faccio per condirli maggiormente per paura che possano risultare noiosi. Hai ragione, non c'è un grosso divario di registro tra le interazioni di adulti e bambini, dovrò lavorarci. Nello specifico, riguardo a commenti riguardanti storie precedenti non ricordo bene, ma ormai ho una memoria a breve termine, magari ci guarderò. Grazie per l'incoraggiamento e l'apprezzamento, è di stimolo per continuare. E allora buon lavoro a tutti. Alla prossima
  5. Una famiglia al tempo delle festività natalizie, ma anche prima e anche dopo “Giro giro tondo casca il mondo...” “Basta! Non se ne può più di questa cantilena.” “casca la terra...” “Mi dai fastidio!” “tutti giù per terra.” “Sbam!” “Ahi! Mi hai fatto male!” “Te lo avevo detto che mi davi fastidio, ma tu non ascolti, anzi lo fai apposta. Ahia! I capelli!” “Stomp.” “Ohi la pancia. Non si danno i calci nelle parti basse.” “Tu mi hai strappato i capelli.” E di nuovo a darsele. Urla e oggetti vari scagliati l'uno contro l'altra o contro il muro. “Sei impazzita! Potevi ammazzarmi.” “E chi se ne frega.” “Mi hai rotto il regalo di Babbo Natale.” “Babbo Natale non esiste.” “Non è vero, mi ha risposto.” Ancora ad azzuffarsi. Camera e corpi a soqquadro. Due sorelle: un anno e tre mesi di differenza. “Non ti sopporto più!” “Neanch'io!” Rumore di piatti rotti e urla dalla cucina. Nella camera improvvisamente torna il silenzio. “Stanno litigando di nuovo.” “Anche noi lo facciamo.” “Sì, ma non è la stessa cosa.” Marta si dirige in cucina. “Avete finito?” “No! Torna in camera tua” risponde il papà. “Non hai avuto un gran successo” dice Emma, la sorellina. “So io come farli smettere” soggiunge ritornando di là. “Se non la finite lo sbatto contro il muro!” irrompe con tono minaccioso. I due lentamente rivolgono lo sguardo in direzione di quell'esclamazione. “Calma, non ti muovere, appoggialo delicatamente sul tavolo.” risponde il papà. “Non ci penso proprio. Siete peggio dei bambini.” “Va bene, hai ragione. Ora però posalo, contiene cose molto importanti.” “Tieni, prendilo pure, tanto ho cambiato la Password.” “Stai scherzando?” “Ah, ah, ah.” “Cosa ridi tu? Lo sai che c'è il mio lavoro racchiuso in quel telefono?” “Non è un lavoro sicuro, se una bambina di dieci anni te lo può portare via” risponde la mamma. Il padre se ne va sbattendo la porta. “Giro giro tondo casca il mondo...” “Mamma, digli qualcosa tu.” “Credo che siamo noi la sua fonte d'ispirazione: stiamo cascando come famiglia.” “Non siamo gli unici, sai quante ce ne sono nella mia classe.” “Una volta non succedeva.” “Perché?” “C'era la guerra e si facevano dieci figli, come diceva il nonno.” “Doveva essere divertente avere dieci fratelli.” “Sì, se non pativano la fame e non andavano a lavorare a sette anni, era un'infanzia decisamente più allegra. Non sono sicura che fosse così anche per la donna, relegata a sbrigare le faccende di casa, lavare i panni e cucinare. Ripensandoci, è meglio la libertà di scegliere che abbiamo oggi. “Infatti, non ti ho mai vista cucinare.” “Non esageriamo! Certo, quella testa calva di tuo papà lo fa meglio.” “E poi non c'è il rischio di trovare peli nella minestra. Perché litigavate?” “Perché a me piace il bianco e a lui il nero, a me il sole e a lui la pioggia, a me il finito e lui l'infinito, la parola ed il silenzio, l'ordine e il disordine, il mare e la montagna, il pandoro e il panettone.” “Beh, i poli opposti si attraggono, succede anche con la chimica.” “Vero, ma alla lunga...” “Ho fame!” esclama Emma entrando in cucina. “Pandoro o panettone?” risponde la mamma. “Mi fanno schifo tutti e due. Prendo i wurstel.” “Li ho finiti ieri.” “Sei la solita ingorda.” “Senti chi parla, hai finito il vasetto di ketchup in due giorni.” “E allora? È salsa di pomodoro.” “Non proprio.” “Basta! Non ricominciate. Piuttosto, aiutatemi a raccogliere questi cocci.” “Prendo l'aspirapolvere.” “Non vale, l'hai usato l'ultima volta, ora tocca a me” risponde Emma. “Oh sentite, ci vuole la scopa, sono pezzi troppo grossi.” “Dlin dlon!” “Chi sarà?” “Avevo dimenticato le chiavi” si ripresenta il papà con quattro cartoni da pizza. “Margherita per tutti!” “Si!” esclama il resto della famiglia. “Guardiamo un film?” chiede Marta. “Va bene, concediamoci un po' di relax” risponde il papà. “Oggi decido io il titolo.” “Ma toccava a me!” “Non è vero!” “Basta! Lo scelgo io. In questo periodo guardavo dei film che mi facevano ridere come un matto. Una delle coppie più esilaranti del cinema. Ecco, questo per esempio.” “Ma sono due uomini” nota Marta. “Direi di sì, a giudicare dalle sembianze. Ora me la dici la password?” “Non me la ricordo.” “Non è divertente.” “Ho detto la verità, non posso ricordarmela: non l'ho mai cambiata.” “Sei un fenomeno.” “Papà! Dormono insieme nello stesso letto!” interrompe Emma “Ma sono pigiami? Davvero buffi. Come si chiamano?” “Volgarmente: Stanlio e Ollio.” “Sono peggio di noi. Stanno distruggendo la casa.” “Se ne combinavano di tutti i colori, ma con tenerezza. Un legame indissolubile che non ha mai attraversato crisi. Quando uno dei due venne a mancare, l'altro non volle più interpretare nessun film da solo. Come spesso accade, facevano ridere sul palco, ma avevano una vita privata e dei legami familiari molto tormentati.” “Non succede solo agli artisti comici” aggiunge Emma. “Volete il dolce?” Si alza la voce della mamma dalla cucina. “Sì, ma non quelli natalizi” rispondono le due sorelline. “Non preoccupatevi, c'è il gelato.” “Nocciola e cioccolato” dice Marta. “Non c'è la nocciola” risponde la mamma “Uffa!” “Per me fragola e limone” “Non c'è il limone. Li faccio come vengono, credo che li mangerete lo stesso.” “Per me una bella porzione di solo fragòla, mmm, mmm” chiede il papà aggiustandosi il papillon. “Per noi anche con un po' di cioccoleto” aggiungono le figlie grattandosi il ciuffo.
  6. Kasimiro

    Il rito dell'orizzonte

    Ciao @dyskolos che bel racconto. Hai una capacità descrittiva bellissima con una forma che a me pare perfetta per quello che vuoi raccontare. Trovo molto bello il fatto che, oltre alla delineazione del contesto con le sue tradizioni, inserisci anche visioni magiche con una visione sognante perfettamente integrata. Anche il titolo, autentico, rientra in questo ricamo di storia. Questo inizio lo trovo bello e potente, fa già capire tutto o quasi. Forse mi sarebbe altrettanto piaciuto più stringato: "Per noi il mare significa due cose: la prima andare e tornare; la seconda non tornare". Mi trasmette in modo più forte il non ritorno, che descrivi molto bene. quasi come se l'andata fosse superflua. perché è su quel non tornare che cade il pensiero, come una grossa ancora. Una semplice mia sensazione legata alle parole. Si prosegue con una bellissima descrizione: ho le immagini davanti Altro particolare, delicatissimo. Non avevo mai pensato ad una descrizione di un bivio così. Un'altra ottima resa. Interessante l'idea di questa canzone che viene mandata in filodiffusione. Ha un testo triste e commovente che si abbina con il luogo. Era un'usanza verosimile? Da tanto non lo sentivo specificare, un altro particolare che denota la tua attenzione ai dettagli. Deliziosa questa descrizione onirica Forse questa frase mi sembra che enfatizzi troppo, anche se immagino lo hai fatto apposta. Che dire? Anche questa trovata surreale la inserisci al punto giusto e si integra perfettamente con il resto della storia. Un finale inaspettato, mi ha sorpreso. Carico di inventiva. Bello. Complimenti. Un sentimento che ho provato leggendo questo racconto, è di grande invidia. Sono nato tra nebbie e gli acquitrini della pianura padana e immaginare porticcioli con alle spalle massicci e il mare di fronte credo sia un sogno poterci vivere. Anche se la malinconia che possono suscitare i due luoghi può essere paragonabile. Mi ha anche a me colpito donna Maria, senza tempo. Potrebbe essere passato un giorno o trent'anni dalla scomparsa del marito per lei non fa nessuna differenza. Un sacrificio d'altri tempi, non so se giusto o sbagliato. Alla prossima
  7. Kasimiro

    Madre e figlia

    Grazie @dyskolos per l'apprezzamento. Dal tuo commento si deduce un'ulteriore interpretazione, bellissima.
  8. Kasimiro

    Madre e figlia

    Era da molto che non uscivo dopo cena ed anche quella sera ero stanco e non particolarmente invogliato. Ma c'era un'occasione e non potevo dire di no. Mentre ero in macchina attendendo quei pochi minuti dal suo arrivo, feci la cosa più stupida che si potesse fare: dare un'occhiata al cellulare. C'era una notifica, la aprii e il mio sguardo rimase come ipnotizzato. Quando salì in macchina mi chiese: “Tutto bene?” “Sì” risposi, ma lo sguardo rimaneva perplesso e la testa come fra le nuvole. Con quale coraggio potevo dire che il mio stato d'animo dipendeva da una “h”? Per un po' non ci pensai, ma più tardi il pensiero ritornava. La serata si concluse senza troppe emozioni e durante la notte quel pensiero non mi abbandonò. E dire che avevo riletto più volte, facendo anche sottili correzioni, ma di quell' h mancante non me ne avvidi. Com'è stato possibile ancora non me lo spiego. E dire che adesso, troppo facile però, se apro la pagina, l'occhio come un macigno cade in quel punto. Una spiegazione creativa potrebbe collegare il legame forte che c'è nella storia tra madre e figlia, indissolubile, quasi simbiotico, con il legame che ho con mia figlia che frequenta le elementari, dove lo scherzo dell' h ogni tanto si fa sentire. Forse inconsciamente ho voluto trasmettergli la mia comprensione: “Non importa, succede anche a me.” Il mio timore è quello che se anche avessi letto cento volte il racconto non me ne sarei accorto: preoccupante o buffo? Siamo al 50% con una propensione nel tempo verso la seconda opzione. Quindi, abbatterò il refuso con un refosco! Scusate, volevo condividere questo pensiero realmente accaduto. Grazie @Pigliasogni Essere letto e commentato credo sia un privilegio per l'autore e l'utilità è nell'atto in sé, indipendentemente dalla critica positiva o negativa, che aiuta senz'altro. Quindi ancora grazie per esserti soffermata. Adoro i raccontini semplici, ma non è altrettanto semplice raccontare l'essenziale per poter lasciare immaginare, me ne rendo conto. Grazie @Freedom Writer per le ineccepibili precisazioni. La forma dialogica, probabilmente, fa parte del mio primo processo ispirativo. Parto da frasi che immagino dette da personaggi e costruisco dei dialoghi, un po' istintivamente. Oppure per creare una forma semplice di narrazione, dato che mi propongo a dei lettori piccoli d'età. Il finale ammetto è frutto di una battuta un po' a freddo. "L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa." Da questo breve racconto si evince un legame fortissimo tra madre e figlia, come dicevo, quasi simbiotico, al punto che la madre riconosce se stessa da piccola pensando alla figlia. La sua affermazione "Siamo proprio della stessa stoffa" sta a ribadire questa identità. Mi ero immaginato il loro legame saldo, unito, come un rotolo di stoffa pregiata, nel quale le due parti sono fuse, indistinte, metafora del loro legame e della loro sensibilità artistica. Quando la figlia dice che l'invito era "esteso" me lo immaginavo con un doppio significato, tra cui quello riferito a questo rotolo di stoffa, che la figlia dice che sarebbe un peccato strappare, cioè dividersi, staccarsi, separarsi, forse per la prima volta, cosa che le mette un po' paura. Un po' troppo ardito, mi rendo conto. Nel frattempo mi è venuta in mente una variazione forse più coerente che prevede una breve risposta finale: Aggiungendo questa risposta finale della madre, potrebbe significare che è arrivato il momento per la figlia di prendere la sua strada e di staccarsi da quel cordone ombelicale che ancora la teneva unita. Forse è meglio? Alla prossima
  9. Kasimiro

    Madre e figlia

    “Io il prezzemolo non lo metterei mai.” “Io metterei sempre il curry.” “Ti stai troppo indianizzando.” “Hanno iniziato i veneziani.” “L'india ha superato la Cina.” “E io ho superato i cinquanta.” Erano fatte così: botta e risposta immediata. A Lory piaceva fare la ruota. Non perdeva occasione per eseguire quel gesto ginnico su ogni superficie. Greta cercava di seguirla, a fatica, e spesso la guardava. Roteavano per ore. “Forse l'anno scoperta così, la ruota.” “Credo che la ginnastica sia arrivata dopo questa intuizione fondamentale per il trasporto.” Rispose Greta. “Quando l'hanno inventata la ginnastica artistica?” “Non ne ho la più pallida idea, ma saranno stati sicuramente dei bambini.” “Perche?” “Ce lo vedresti un ottantenne artritico? Se ci tieni, ricordati che a vent'anni sarai già vecchia.” “Come già vecchia?” “Non hai mai visto le olimpiadi? Hanno tutte la tua età.” “Quindi, vuoi dire che non potrò mai partecipare alle olimpiadi?” “Forse come spettatrice.” “Quanto tempo mi è rimasto?” “Non so, un anno? Ma ti assicuro che è meglio fare la ruota in un prato piuttosto che in mondovisione. E poi vorrebbe dire fare dei sacrifici immensi: abbandonare la famiglia, allenarsi per ore tutti i giorni, non poter più mangiare le nostre schifezze preferite; inoltre, metterebbe a dura prova muscoli e articolazioni, per non parlare dell'invidia.” “Succede tutto questo?” “È probabile.” “E inseguire un sogno? O un riscatto nella propria vita?” “Riscatto da cosa?” “A scuola mi chiamano pappamolle!” “Chi ti chiama così?” “È bastata una voce dal coro, che altre l'hanno seguita a ruota. Ah, Ah.” “Bello che la prendi sul ridere.” “Non mi dispiacerebbe dimostrare che si sbagliano.” “Ma cos'è successo?” “Durante la lezione di educazione fisica è capitato di non riuscire a prendere al volo una palla, di quelle morbide; Vanessa, la leader della classe, non ha perso tempo per urlare: pallamolle per pappamolle! Ed è scoppiata una risata collettiva.” “La battuta non era male.” “Sì, ma sono andati avanti per molto, e c'è un famoso detto a riguardo. “Hai ragione. Cos'ha Vanessa da farla sentire una leader?” “Ha delle zeppe ai piedi, dieci tatuaggi, cinque piercing, sta con il ragazzo più invidiato e svapa.” “Che orrore! Ai miei tempi un leader faceva altro.” “Cosa?” “Convinceva tutti i compagni a fare delle azioni che riteneva giuste.” “Per esempio?” “Fare fughino nell'ora di ginnastica o di religione.” “Bello!” “Ce ne sarebbero altre, ma non voglio tediarti. Il fatto è che una volta si leggevano i libri.” “Basta con sta storia, io i libri li leggo, e se voglio, ne posso avere cento racchiusi in un chip che posso utilizzare quando mi pare e portarmeli sempre dietro.” “Uno, sarebbe più che sufficiente.” “Faccio anche quello.” “Sai cosa ti dico? Non devi dimostrare niente a nessuno. Se una stupida ragazza ha riso ripetutamente mettendoti in difficoltà, vorrà dire che quando capiterà a lei, tu l'aiuterai.” “E chi sono: la sorella di Ghandi? Col cavolo!” “Se fai così, ti metti al pari del suo livello.” “Tanto non ammetterà mai di essere in difficoltà.” “Provaci tu.” “E come?” “Inizia a corteggiarla, fagli dei complimenti, paragona il suo pensiero a quello di Seneca o Platone”. “Penserà che sono dei trapper.” “Che bella idea! Mettici sotto una base: un trapper che declama in latino, un'idea che potrebbe spaccare.” “Sì, non ti dico cosa...” “Mi sembra che hai già superato la questione con Vanessa.” “Non sono sicura. Mamma, stasera volevo rimanere a dormire fuori.” “Siamo a gennaio.” “Mmm, allora posso?” “Va bene, salutami Laura.” “Veramente, non mi fermo da Laura.” “Allora ci andrai quando avrai compiuto la maggiore età.” “Perché da Laura sì e da Alberto no?” “Hai ragione, ma prendi precauzioni.” “Mamma: non bevo, non fumo, nessuna forma di pasticchetta e soprattutto non svapo.” “Lo so. Intendevo altro.” “Alberto è solo un amico.” “Sai cosa ci facevo con gli amici...delle gran briscole.” “Eravate già vecchi da giovani.” “Dipende cosa mettevi in palio...” “Posso esprimere un parere?” “Come sei delicata a chiedermi il permesso.” “Il tuo ultimo quadro è bruttissimo.” “Grazie per la schiettezza.” “È da un po' che volevo dirtelo. Ha dei colori che stridono: quell'arancione con il verde, e tutte quelle linee e fasce nere verticali, angoscianti e tristi.” “Caspita! È proprio la sensazione che volevo trasmettere: un incendio che divampa nella foresta, lasciando dei relitti carbonizzati.” “Ecco perché non mi piace, qualcosa di più allegro?” “Ora c'è questa fase, non sono io che decido quanto portarla avanti, si esaurisce da sola quando sarà il momento: si chiama ispirazione.” “Pensavo fosse un movimento della pancia.” “Siamo proprio fatte della stessa stoffa.” “Mamma, mi è passato tutto.” “Non avevo dubbi.” “Ma ancora non so cosa voglio fare” “C'è tempo per questo, anch'io non lo so.” “È vero che lo zio Carlo non ha mai visto il mare? Io non ho mai visto la Spagna.” “Ci devi andare.” “E l'Olanda.” “Bella.” “E la Norvegia.” “Capo Nord e l'aurora boreale, spettacolo!” “E la Russia.” “La transiberiana, infinita.” “E il Brasile, il Vietnam, la Grande Muraglia , la Patagonia.” “Un altro pianeta.” “Il Madagascar, l'isola di Pasqua, l'Uzbechistan, il Perù.” “No comment.” “Mali, Canada, Cile e Luana, che ha i nonni in Sardegna. Mi ha parlato di angoli ancora incontaminati e invitato ad andarci in primavera, il momento migliore.” “Non sono mai stata in Sardegna” rispose con tono riflessivo. “L'invito era esteso, sarebbe un peccato strappare questa bella stoffa.”
  10. Kasimiro

    [N2019-2A] La ricerca dell'alba

    Piacere di leggerti @Mister Frank. Questo racconto mi è molto piaciuto, Una scrittura fresca e scorrevole; una storia delicata in cui i personaggi sono ben delineati, riesci a far entrare nella situazione il lettore, come se fosse lì presente ad osservare la scena tra Andrea, Merlino ed Anacleto. Il prologo è interessante. L'incipit iniziale in versi disorienta e considerando il bambino che è in me, mi piace come scelta, coraggiosa, azzardata e azzeccata. Se consideriamo invece il bambino che è fuori di me potrebbe non essere compresa. La tua valutazione di iniziare con un racconto cruento per continuare con lo stupore della fiaba tenera, se il tuo intento è anche quello di rivolgerti a dei bambini, potrebbe non rientrare nelle corde di questi ultimi. Magari aggiungendo un po' di magia e mistero alla prima parte, forse... Forse anche soffitta si può togliere, mi sembra sottinteso che sia quella porta In effetti la prima reazione del bambino è assolutamente tranquilla, non sapendo ancora di chi si tratti. A me, pensando a com'ero da bambino, avrebbe trasmesso una certa inquietudine vedere un signore vestito stranamente, che di fatto è già entrato in casa e bussa alla porta. Considerando com'ero fifone mi sarei angosciato non avendo altre vie d'uscita. Oppure avrebbe potuto fare lo splendido dicendo: "Che bel costume, dove l'hai comprato?" Son tornato un attimo indietro. Ho visto che si ripete a breve bastoncino, forse lo sostituirei con un sinonimo, tipo legnetto ecc In questo passaggio Andrea non mi convince come risponde. A presentazioni fatte: Merlino, Anacleto, Camelot ecc. Il bambino riconosce la storia e i personaggi però è stupito e non distingue la bacchetta magica e il fatto che possegga un potere? O forse lo sa benissimo e fa finta di niente? Da qui in poi inizia la parte più esilarante, che preferisco. Qui il bambino fa la voce forte di fronte a un mago che potrebbe ridurlo polvere all'istante, e deve sottostare alle richieste del bambino. Bellissimo. La parte della trattativa mi piace molto, come l'hai affrontata, i dialoghi. Il finale è emozionante e devo dire che non l'ho colto subito, mi ha lasciato sentimenti contrastanti nonostante il ritorno dei genitori. Perché una perdita è una perdita. Ma trattandosi di un fantasy, allora è perfetto. Complimenti! A rileggerti
  11. Kasimiro

    Padre e figlio

    Grazie @Mister Frank per la lettura e le precisazioni, mi fa molto piacere che ti sia piaciuto. A presto
  12. Kasimiro

    [N2019-2B] Sfigator 13-17

    Una boccata di ossigeno per quando la tristezza allunga troppo la mano. Nel titolo c'è l'essenza per un grande classico dell'umorismo, ma tu lo hai affrontato in modo decisamente originale, anzi geniale! Dopo la seconda lettura aggiungerei anche un perbacco! Grazie @Macleo, mi ci voleva.
  13. Kasimiro

    Un luogo tranquillo

    Che dire, ti ringrazio @Macleo. Ho percepito una condivisione empatica su alcune sensazioni che ho voluto trasmettere, al di là delle mie carenze grammaticali, che per me è fantastica. Grazie ancora. Grazie @dyskolos per l'apprezzamento e le belle parole. Non sono molto pratico sull'esatta collocazione della punteggiatura, ti ringrazio per le precisazioni. A volte mi lascio trasportare dal flusso e sonorità delle parole nel contesto, trascurando la corretta terminologia per la costruzione della frase, grazie per avermelo fatto notare, ne terrò conto. A risentirci
  14. Kasimiro

    Un luogo tranquillo

    @Mister Frank mi fa molto piacere che hai apprezzato questa breve storia. Ti dico che la parte finale l'ho vissuta veramente ed è stato un momento molto commovente dal quale ho sentito la necessità di costruirci un racconto. Non è per niente un commento arzigogolato o fuori di testa, anzi, hai colto molti particolari di mia intenzione. E grazie per il "ci tenevo a dirtelo", ho stimato molto questa volontà. Alla prossima
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