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jessica

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  1. jessica

    Arduino Sacco

    A me hanno richiesto una quota associativa volontaria, denominata normativa ISBN, di 204euro. Quando ho provato a chiedere se questa quota "volontaria" fosse effettivamente tale o meno, questa la risposta: La normativa ISBN, è denominata volontaria perché è volontà degli Autori aderire alla Associazione Culturale Arduino Sacco Editore, la quale esiste solo per dar voce a chi insegue un sogno immettendo investimenti su quelle Opere Editoriali altrimenti destinate a versare somme che si aggirano ad un minimo di €...1.500 per vedersi pubblicati. Più che girare questa domanda, che accetto comunque come tante altre, si domandi piuttosto quanto investiamo noi per ogni pubblicazione. E questo è sempre un investimento volontario, infatti nessuno ci obbliga a farlo. Questo è il motivo per cui i nostri investimenti e quelli di iscrizione da parte degli Autori vengono denominati volontari. Cosa vuol dire secondo voi?
  2. jessica

    Carmen

    Proverò a dare un briciolo di fiducia a questi lettori allora, è difficile anche qui ;-) Grazie a tutti per i consigli.
  3. jessica

    Carmen

    Riguardo a Nanni, sì, con la trama ci siamo in buona parte. Ora risponderò al commento successivo: ho iniziato a scrivere sviluppando il mio stile in questo modo, e perlomeno per ora, lo stile con cui stendo parole su carta sono io, se m'imponessi di cambiare mi vedrei snaturata. Il mio ultimo interesse è quello di vantarmi, la mia unica esigenza è quella di riversare tutto quello che sento in questo modo, è l'unica cosa che son capace di fare. Che poi possa piacere come non possa piacere è lecito, ognuno ha i suoi gusti. Per quanto riguarda la "medusa governata", quale altro verbo potrei metterci al posto di governare? Esempio: che la trascinano via? Per quanto riguarda la bambina, in realtà avrei voluto impostare quella domanda come un qualcosa che stesse a significare sì, ulteriore pretesto per conoscere ancor meglio il proprio io, ma anche per tentare di capire se sia così giusto in fondo "sacrificare" una vita per tale conoscenza. E se in fondo alla fine si tratti di sacrificio o meno. Tentare di conoscere le esigenze di un bambino, di un'altra vita a cui necessariamente dobbiamo imporre la nostra volontà, perlomeno all'inizio. Non emerge questo, non è vero?
  4. jessica

    Carmen

    Gli ho apportato delle modifiche, eccola qui: Carmen: una scrittrice, una madre, una donna, infinità di anime in un unico corpo; cuore pulsante vite in continua evoluzione, trasformazione. Anime sconosciute fra loro. La storia inizia raccontando una sua tipica serata passata in casa a lavorare sul suo manoscritto. Da qui parte il suo volo a ritroso spiegandosi fra l’intricato percorso della sua vita. Superstite di una famiglia problematica, della successiva morte della madre, di Davide e del suo amore impossibile. «E ti abbraccio, ti bacio, ti consolo, ti avvolgo nella nostra immortalità, nella sua eternità. Dolcemente sfuggente, struggente e non incatenante, fluttuando verso il tuo cuore m’immergo, lasciandoci ogni volta un pezzo del mio». La loro storia finirà. Dopo qualche anno conoscerà Giorgio, e sperimenterà l'esperienza della maternità: Annalisa. La loro bambina, la creatura da cui, fra le parole di una ninna nanna, nacque sempre una sola e unica domanda: come sapere cosa sia meglio per un altro cuore se tutta la vita è tentare di conoscere quello che pompa il nostro stesso sangue? Col passare degli anni anche questo rapporto si deteriorerà, la bambina e un legame sorretto da un sentimento di amore-odio saranno gli anelli che continueranno a tenere uniti i due. Il tutto culminerà con il suo ultimo compagno Andrea e la sua possessività malata. «Tutto era compiuto. Carmen si lasciò andare come una medusa impotente alla forza delle acque che la governano, dirigendosi verso l’ignoto. Un brulichio di voci, passi veloci, luce». I soccorsi arriveranno troppo tardi. Qualche giorno prima dell'omicidio però, riuscì a recuperarsi, diventando superstite di se stessa. Tesse un filo logico che legò fra loro tutti i vari accaduti, riuscendo nell’atto estremo che diede un senso alla sua vita. Riuscì ad abbracciarsi, poco prima che Andrea gliene portasse via il diritto, trasformando le sue ferite, paure e angosce in chiavi di lettura dalle quali vedersi attraverso la sua vera luce. «Vivi, questa volta non ti perderai, ci saranno queste parole a mostrarti la via di casa, quando ne avrai bisogno. Non sarai più sola. Anche voi, mie care parole, andate, ora siete libere».
  5. jessica

    Carmen

    Fredda intendi? Di per sé un po' della trama che c'è dietro viene fuori o meno? Il libro c'è, non volevo palesarlo ;-) E' solo che odio le sinossi, credo che vadano a ucciderlo il libro, per quanto possano essere utili alle case editrici per capire se poi effettivamente il manoscritto vale la pena o meno. Dimmi che cosa intuisci della trama se non ti dispiace, per me è un'agonia riassumere i miei scritti, ogni volta è una tortura.
  6. jessica

    Carmen

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18569-falso-piano/?p=326744 Carmen: una scrittrice, una madre, una donna, infinità di anime in un unico corpo; cuore pulsante vite in continua evoluzione, trasformazione. Anime sconosciute fra loro. La storia inizia raccontando una sua tipica serata passata in casa a lavorare sul suo manoscritto. Da qui parte il suo volo a ritroso spiegandosi fra l’intricato percorso della sua vita. Superstite di una famiglia problematica, della successiva morte della madre, di Davide e del suo amore impossibile. «E ti abbraccio, ti bacio, ti consolo, ti avvolgo nella nostra immortalità, nella sua eternità. Dolcemente sfuggente, struggente e non incatenante, fluttuando verso il tuo cuore m’immergo, lasciandoci ogni volta un pezzo del mio». Per poi continuare con Giorgio e la loro bambina Annalisa, la creatura da cui, fra le parole di una ninna nanna, nacque sempre una sola e unica domanda: come sapere cosa sia meglio per un altro cuore se tutta la vita è tentare di conoscere quello che pompa il nostro stesso sangue? Il tutto culminante con il suo ultimo compagno Andrea e la sua possessività malata. «Tutto era compiuto. Carmen si lasciò andare come una medusa impotente alla forza delle acque che la governano, dirigendosi verso l’ignoto. Un brulichio di voci, passi veloci, luce». Superstite di se stessa, recuperando un filo logico che legasse fra loro tutti i vari accaduti, riuscendo nell’atto estremo che diede un senso alla sua vita. Riuscì ad abbracciarsi, poco prima che Andrea gliene portasse via il diritto, trasformando le sue ferite, paure e angosce in chiavi di lettura dalle quali vedersi attraverso la sua vera luce. «Vivi, questa volta non ti perderai, ci saranno queste parole a mostrarti la via di casa, quando ne avrai bisogno. Non sarai più sola. Anche voi, mie care parole, andate, ora siete libere». Consideratelo il frammento di un'eventuale e futura sinossi. Ora, vorrei venisse analizzata dal punto di vista grammaticale e della sintassi, dal punto di vista della scorrevolezza e della storia, per poi finire con le vostre impressioni. Sareste invogliati a conoscere questa Carmen o meno?
  7. jessica

    Falso piano

    "Da quattro tre ore non avevo più visto passare un’auto". --> o quattro o tre, scegli tu quale togliere. "Ero fuori dal mondo, il telefonino mi era schizzato fuori dal giubbotto andando in pezzi quando ero caduto (al momento della caduta mi piace di più sinceramente, ma forse anche la tua espressione va più che bene in questo contesto), per evitare quella maledetta serpe". "Il rumore si avvicinava, era impossibile non vedermi in quel deserto, ero salvo". --> Probabilmente suonerebbe meglio se impostata in questo modo: il rumore si avvicinava, sempre più: impossibile non vedermi in quel deserto. Ero salvo. Invece l’elicottero passò dritto sopra di me e si allontanò. Bastardi! (quel bastardi lo ometterei perché non mi da l'idea di un'esclamazione di rabbia ma piuttosto fa perdere la sensazione di drammaticità della situazione). Il finale lo modificherei in questo modo: ...c'era ad giurarlo. L'elicottero passò dritto sopra di me e si allontanò. Nel cielo quattro macchie nere in movimento. Avvoltoi. Più coinciso e quasi più rassegnato, quindi con una maggiore resa tragica ;-) Era da un po' che non "frequentavo" più il sito, mi è mancato. Comunque bel frammento per il resto, non mi sarei aspettata quel finale, ma ora la mia curiosità è: gli avvoltoi faranno il loro dovere o meno? ;-)
  8. jessica

    GDS Edizioni

    Questa è la mia personale esperienza con questa CE. Vi riporto il nostro breve scambio di mail: *Editato dallo Staff* Propongono l'opzione free con editing effettuato per conto mio, o effettuato da loro ma a carico dell'autore Quanto alla distribuzione, dicono: "Noi pubblichiamo in cartaceo e successivamente anche in formato e-book, e distribuiamo i libri la dove i librai c'è li richiedono". Stampano 100 copie per volta. Dall'alto della mia ignoranza allora posso (anche erroneamente) asserire che credo (ma spero soprattutto) di poter trovare una casa editrice che, pur piccola che sia, riesca a pubblicare il mio libro senza dover sborsare un centesimo perlomeno, per due motivi: 1- non potrei permettermelo, 2- sinceramente, non intenderei comunque sostenere tale spesa. Il significato della parola Free secondo me sta in questa cosa.
  9. jessica

    Mani e inchiostro

    Per Sanguy: personalmente, i messaggi li scrivo sul palmo della mia mano (che sarebbe l'interno sostanzialmente). Per Emma: ‘inchiostro che piano piano prende le tue sembianze’. Era proprio quello che volevo che la mia frase trasmettesse... anche se può sembrare e strana, e forse lo è davvero. Per tutti: per quanto riguarda gli errori grammaticali (ma anche di stile) sono d'accordo con voi su tutto.
  10. jessica

    Scena notturna

    Ciao. Inizio dicendoti che il tuo frammento mi ha colpito in maniera positiva. Lo scritto è scorrevole, lo stile semplice e non troppo complesso, rendendo più semplice e comprensibile l'idea che vuole trasmettere. D'altronde, ma questo è un mio gusto personale, mi piacciono di più testi scritti senza troppi giri di parole, che sappiano andare dritti al punto. Unica "nota dolente" potrei trovarla nella quantità esagerata di nomi (troppi per un testo così corto) che mi hanno lasciato leggermente confusa. Ho comunque apprezzato.
  11. jessica

    Mani e inchiostro

    Ho preso l’abitudine di scrivermi cose da fare sul palmo della mano. Guardo quelle scritte, quelle parole apparentemente aventi carattere d’urgenza, le farò, le farò quando mi libererò, rispettate la fila, c’è prima il signor pavimento che vuole essere pulito, poi lo smalto, ed infine il libro che vuole esser letto. <<E il foglietto su cui prima solevi scriverci, che fine ha fatto? E il messaggio conservato nella cartella “bozze” non esiste più?>> Non va più di moda, penserete. <<E lui? Che fine ha fatto? Lo chiedo a voi>>. <<Forse è nel palmo della tua mano, per qualche secondo, il tempo di ricordare che anche il suo palmo è pieno d’inchiostro che qualche ora fa stava a rappresentare delle parole, delle urgenze, ora sciolto per via del sudore della pelle>>. <<Perché sono sciolta anch’io? Io non ero una semplice parola, io credevo di essere il suo palmo, il sostegno su cui lui soleva scrivere>> . <<Ti eri sbagliata, tu non eri nemmeno un’urgenza>> . Mi rimangono i tuoi vizi, nel frattempo. Ti sento vicino sapendoci con le mani sporche. Mi chiedo il perché tu non abbia voluto far sciogliere l’inchiostro aderendo i tuoi palmi ai miei, il perché ti sia limitato a una lenta degradazione, ad un inesorabile decadimento piuttosto che alla fusione che ci avrebbe portato ad un’estinzione congiunta. Mi hai lasciato sola, a sciogliermi nell’inchiostro. Inchiostro a cui vedo, mano a mano, prendere le tue sembianze. Quando tornerai le nostre mani saranno già pulite. Le mie piccole, affusolate e disperate manine in cerca del tuo sudore, che avrebbe potuto persino sciogliere la nostra anima. Smettere di amarlo. Con carattere di urgenza. Si scioglierà presto, tranquillo.
  12. jessica

    Lettera

    Inventor: Il senso che avrei voluto trasmettere attraverso questo testo era il percorso di crescita di Luca, da bambino fino all'uomo che è oggi. Soprattutto avrei voluto far capire come le sue "disavventure" e la sua infanzia difficile siano riusciti in qualche modo a renderlo un uomo migliore oggi. Siccome è un pezzo preso da una storia molto più ampia, ho tagliato la parte in cui spiegavo che Giulia, si ritrova a leggere i suoi quaderni delle elementari, i suoi disegni dell'asilo, e le sue lettere. Quelle scritte quando era un bambino e questa, la più recente. Il "vero" racconto è la storia di Luca, attraverso Emanuele volevo evidenziare questo suo tentare di giustificare la sua di situazione, tentare di continuare a voler bene i suoi genitori nonostante tutto. Perché in fondo un genitore vuole sempre bene ai propri figli, se hanno agito come hanno agito più che giustificati o condannati andrebbero solo "analizzati". Bisognerebbe comprendere le persone... ci sono sempre varie cause dietro ad un'azione. Piccola digressione. Tornando a noi la scena in cui un bambino graffia una porta volutamente chiusa a chiave, non è così grottesca... purtroppo delle volte è reale, per quanto esagerata possa sembrare. Frà: Si, Luca parla a se stesso (guarda cosa ho scritto all'inizio di questa mia risposta). I perché iniziali li eliminerò: rileggendo stonano anche a me. Ho pensato di modificare la frase in questo modo: perché mi sento in colpa al solo pensiero che sia stato lui ad aver sbagliato, e non io? Tolgo la camera da letto e metto la cucina allora! In questo pezzo ho messo un po' di tutto, ma non anche della violenza sessuale. Povero ragazzo altrimenti...
  13. jessica

    Lettera

    http://www.writersdream.org/forum/topic/11528-quella-pelle/ E’ giusto che lo dica, a me stesso perlomeno. Perché? Perché? Perché mi sento in colpa a pensare che mio padre abbia sbagliato nei miei confronti? Perché mi sento in colpa al solo pensiero di prender coscienza del fatto che abbia sbagliato lui e non io? Perché.. ma come... Luca, figlio mio... gli volevi bene, è normale che sia così. Quella stanza, quel corridoio, il mio nascondiglio e la tua grande camera da letto; ricordo tutto. Le mattonelle che hanno sopportato il nostro peso, i nostri dolori, la mia vita appena esplosa. Il mio amico Emanuele, l’amico con cui per divertirmi mi bastava giocare con le sue macchinine colorate... Emanuele, scappiamo! Mentre lui continuava a stringere il ghiaccio sulla sua guancia livida, tremando. Scappiamo insieme, io vengo con te, così quando torniamo tua mamma smetterà di picchiarti. Emanuele, chissà dove sei ora... mi ricordi ancora? Riesci ancora a sentire le mie parole? Io ti guardavo, e pensavo di esser fortunato, di doverti aiutare. Eri tu quello bisognoso d’aiuto, io il salvatore. Sono stato solo un misero consolatore, non ho salvato proprio nessuno. Io non avevo lividi, io non zoppicavo come te. Io tenevo in braccio la mia sorellina, facevo storie quando la mamma mi obbligava a mangiare il pesce, andavo bene a scuola e giocavo col cane dei vicini. Ero davvero io il bambino che pianse per un giorno intero chiuso a chiave nella sua cameretta?Che graffiava con le sue piccole dita la porta che non si voleva aprire? Che veniva morso dai crampi della fame steso sul tappetino dei Pokemon? Che venne incolpato di aver fatto prendere aspirine alla sorellina perché invidioso di lei? Io amavo la mia sorellina, io vi amavo, tutti. Io ero felice di esser uscito dalla camera, di aver visto mia sorella di ritorno dall’ospedale stare bene, di aver mangiato il pesce che tanto odiavo di nascosto, di notte, mentre tutti dormivano. Ero felice di esser riuscito a credere di aver preso quelle medicine, di dare ai miei amati genitori l’onnipotenza, di credere che siano riusciti a carpire l’invidia insita in me che io ancora non conoscevo, e di aver fatto un dispetto di pessimo gusto. Ero riuscito a sconfiggere il senso di ingiustizia, la rabbia, sostituendoli col mio senso di colpa. Li amavo troppo, non potevo addossargli questo peso. Me l’accollai io. Tutto sommato la mattina dopo non avevo lividi, le lacrime si erano asciugate, tutti stavano bene. Io non ero quello bisognoso d’aiuto, io ero il salvatore. Ora vorrei tanto poter abbracciare quel ragazzino, dirgli che tutto stava per finire, che presto anche lui avrebbe vissuto giorni migliori.. dirgli le stesse cose che lui disse ad Emanuele. Luca, mi senti? I tuoi genitori ti amano! Ti amano e ti ameranno anche più di te probabilmente. Tuo padre non l’ammetterà mai, non insistere. I suoi sensi di colpa lo stanno divorando ancora.. desidera solo dimenticare. Dimenticare la consapevolezza del fatto che tu non dimenticherai. E’ fatto così, non crede che le ammissioni di colpa servano a qualcosa, se non ad alimentare il dolore. Lui parla coi fatti, ci prova almeno. Ed in fondo anche tu non sei bravo in questo genere di cose, lo so. Perdonatevi nel silenzio, dandovi la buonanotte prima di andare a dormire, da lontano, mentre lui continua a guardare il suo film concentrando lo sguardo sulla proiezione che gli offre lo schermo. E’ fatto così, non sopporterebbe i tuoi occhi. Fanno così tanta tenerezza ora.. guardali. So che non capirai, eri e continuerai ad essere troppo piccolo per questo, per tutto quello che hai dovuto passare. Ma ti ringrazio, attraverso il tuo sacrificio io ora mi riconosco, sono soddisfatto del mio riflesso, orgoglioso del mio passato, di te. Esisto solo grazie a te. Se fossi stato egoista adesso sarei solo un’evoluzione del ragazzo ambizioso che credeva di poter salvare Emanuele. Le persone non si salvano, si amano. Solo così possono essere salvate.
  14. jessica

    Lettera

    Il commento l'ho fatto, ma piuttosto che tagliare preferisco postarlo nei "racconti". Grazie per l'aiuto. Un'altra cosa: questa discussione (non so come chiamarla) potrei eliminarla?
  15. jessica

    Lettera

    Il commento l'ho fatto, ma piuttosto che tagliare preferisco postarlo nei "racconti". Grazie per l'aiuto.
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