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Sam Crow

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  1. Sam Crow

    Quanto costa?

    Quanto costa? Ammira la codardia dal tuo trono Non resteranno che rimpianti Sogni assuefatti intrisi dal veleno Serate alcoliche tra canti e pianti Troppo incasinato a fare i conti Con una realtà che si sfoca piano Maledetti momenti, noi interdetti Ogni ribellione è un gesto vano Penetri come un vento gelido Ma neanche basta a provare un brivido innocuo è ieri di fronte al futuro Placato da un sorriso perfido Che appare lurido quanto basta Per non pensare che alla sopravvivenza Nell’evenienza, quanto costa? Non voler più soccombere nei tuoi abissi Conta voler cospargere il mondo di diamanti Se è scaduto il tempo ormai? Alla follia anteponiamo la prassi I tuoi poteri, son miei tormenti…
  2. Sam Crow

    Il tempo è uno stanco rumore della mente

    Ciao ho apprezzato molto i tuoi versi. In particolare il senso di smarrimento notturno in cui mi ci rivedo particolarmente è emblema della ricerca di risposte proprià dell'umanità dalla notte dei tempi. L'impossibilità di trovare da soli una soluzione agli enigmi quotidiani. Il silenzio volutamente soffoca le voci che per non disturbare la quiete della notte. Chi considera la morte l'unica salvezza non dovrebbe temere nulla in quanto la morte è liberatoria. Concezione alquanto idealista che considerà la realtà in primis un prodotto della mente.  La notte nella tristezza appare consolatoria ed accogliente, come una madre appunto. L'uomo per quanto cerchi Dio incessantemente ad accoglierlo troverà il nulla, che a tratti lo rende assuefatto.
  3. Sam Crow

    Salve

    Salve, sono un ventenne appasionato di letteratura, musica e cinema e sono capitato da queste parti. Sbadatamente ho inserito un post senza presentarmi e per questo mi scuso con lo staff. Spero di poter condividere spunti di riflessione con costanza e di conoscere gente interessante il più possibile. A presto!
  4. Sam Crow

    [ LP 6] Mi terrorizza

    Ciao, ho letto con interesse la tua poesia e vorrei esporre la mia personale interpretazione. "Mi terrorizza quest'acqua che invade le mie strade questa piena che trascina la mia terra." Questi versi designano in maniera assoluta la ferocia dell'acqua fatale che ricopre l'essenza del tutto in maniera quasi ineluttabile. La paura rivolta all'acqua, fenomeno naturale che potrebbe essere metafora di un fato incontrastabile lascia il segno nell'anima dei cuori più sensibili non disposti quasi ad accettare la natura del mondo. "È che non ho argini le mie braccia sono solo banderuole la mia bocca non assorbe abbastanza acqua" La mancanza di difese verso la sorte non lascia intravedere un briciolo di speranza e ne le braccia, tantomeno la bocca possono rappresentare un baluardo di salvezza. Questi versi probabilmente vogliono sottolineare l'impossibilità della volontà di agire a pieno sulla vita e sul mondo circostante. "MI terrorizza questa piena che trascina la mia gente questo fango  che seppellisce le mie strade." In questo punto l'angoscia individuale diviene collettiva, il mostro rappresentato dalla piena attacca il territorio,la gente ed infrange sogno. È come se il cielo piangesse  per il nostro destino come se volesse lavare il sangue del nostro suicidio collettivo." Nella parte finale viene fatto riferimento a un cielo che colto dalla pietà per l'umanità decide di cancellare ogni traccia col suo potere. Il suicidio collettivo che si perpetua ogni giorno potrebbe avere fine con una "apocalisse" di questo tipo riportando l'umanità ad aggrapparsi alla vita. Stilisticamente la trovo abbastanza fluida, sembra una sorta di presa di coscienza riguardo la propria condizione esistenziale, sono curioso di sapere il tuo punto di vista da autrice su questi versi. Molto bella comunque, complimenti.
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