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Gorgia

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    Sognatore
  • Compleanno 19/11/1995

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    Maschio
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    Musica.
    Leggere.
    Scrivere,ancora e sempre!
    Sognare.
  1. Gorgia

    Quanto tempo perdete?

    Mi scuso per aver usato il verbo "perdere". Qui noi non "perdiamo" tempo, qui noi scriviamo!
  2. Gorgia

    Quanto tempo perdete?

    In quanto tempo riuscite a concludere un racconto o una poesia? ( Incluso il tempo per rileggerlo, sistemarlo, ecc...) Quante ore scrivete al giorno? E quanto tempo leggete?
  3. Gorgia

    Il campo invernale

    Commento: http://www.writersdr...959#entry183959 Questo è il mio primo e sudato racconto horror. Spero che sia un buon lavoro. /-----/ Il silenzio del bosco fu interrotto da un brontolio. Le prime gocce iniziarono a sbattere sulla tenda. Il ritmo della pioggia iniziò a crescere. Luca si svegliò. Il ragazzino vide un gran bagliore, per pochi istanti il buio della notte mutò in un azzurro elettrico: “Salvo, Salvo. Hai visto pure tu?” Salvo aprì gli occhi, ancora pieni di sonno: “Cosa Luca, che c’è?” “Hai visto il lampo?” “No, Luca. Ora dormi.” Gli occhi di Luca si abituarono alla notte e distinsero le sagome dei sacco a pelo, dentro nessuno dormiva: “Oh, Salvo. Perché ci sono i sacco a pelo vuoti?” “Luca, non rompere...Sono alla riunione notturna. Dormi.” Luca si infilò dentro il sacco a pelo, restò sveglio un altro po’ per ascoltare il pianto della pioggia, poi chiuse gli occhi. L’allarme di un fischietto fece aprire gli occhi di Luca. Salvo ancora sognava fin quando l'amico non lo svegliò con un colpetto alla guancia: “Sveglia Salvo!” “Ancora un altro po’.” “Svegliati, diamine, è l’ora dell’alza bandiera!” Luca saltò di paura, quando il capo pattuglia bruscamente aprì la tenda: “Ragazzi sbrigatevi. Siamo già schierati.” “S-s-i. Stiamo arrivando.” “Va bene. Uscite come siete vestiti. Indosserete la divisa dopo colazione.” “Ok, arriviamo.” Uscirono dalla tenda. La pioggia aveva lasciato il posto ad un’aria frizzate e alla luce debole del primo sole. Luca avvicinò la bocca all’orecchio di Salvo e bisbigliò: “Per colpa tua siamo ultimi.” “Non mi rompere.” rispose Salvo consapevole di avere colpa. Si schierarono insieme alla propria pattuglia vicino la guida. Ogni pattuglia del reparto prendeva il nome da un animale, loro erano le “Antilopi” . Prese parola il capo reparto: “Questa mattina apriamo il campo invernale in memoria del nostro fondatore Robert Baden-Powell. Intoneremo un canto per ricordarlo.” Certe voci si alzarono dal silenzio della schiera e iniziarono a cantare, altre in coro facevano da accompagnamento. Si passò alla colazione. Luca aveva una fame tremenda, dentro di sé sentiva lo stomaco brontolare. Mangiò una decina di biscotti e si riscaldò con una tazza di latte. Lo avvisarono che prima di portare la divisa doveva lavare faccia, mani e denti. Così portò faccia, mani e denti nella sezione “Pulizia”. Un sistema idraulico portava l’acqua a rubinetti impiantati sul muro, quella parte di muro era la sezione “Pulizia”. Luca prese posto davanti l’ultimo rubinetto rimasto libero. L’aria odorava d’imbarazzo perché accanto aveva la sua guida. La guida sputò acqua con un miscuglio di saliva e dentifricio, poi guardando Luca sorrise: “Oh, Luca. Come ti stai trovando nel reparto?” “Bene, bene. Sto facendo un’esperienza molto allegra. Posso farti una domanda?” “Dimmi.” “Dov’è l’altro novizio, come si chiama…ah ecco, Stefano. Dov’è andato a finire?” Il volto della guida gelò, gli occhi,senza espressione, erano freddi come il volto. Luca iniziò a sudare, non capiva la reazione della guida, era pieno di vergogna. Il silenzio della scena fu spezzato dalla voce cupa della guida: “Stefano? Stefano è tornato a casa, l’ha sorpreso la febbre.” “Cap-i-to. Vado a cambiarmi.” Luca se ne scappò da quella situazione incomprensibile. Si infilò dentro la boscaglia poi dentro la tenda dove si riscaldò. Indossò la divisa. Quando uscì si chiese dove fosse finito Salvo, di certo non lo avrebbe chiesto alla guida, dopo la loro ultima parlantina. Passeggiando per il bosco, si ricordò che aveva lasciato la sua gamella appoggiata sulla mensola della sezione “Pulizia”. “Oh, diamine!” pensò “Spero che non l’ho persa.” Corse verso quella facciata di muro. Fortunatamente la gavetta era ancora lì, sorrise. Sentì oltre l’angolo del muro vociare, riconobbe la voce di Salvo “Chissà con chi starà parlando.” Si concentrò per ascoltare il discorso: “Stasera pronunzierai la promessa” “Di sicuro questa è la voce della guida.” Quel timbro di voce se lo ricordava bene. “Perché lui sì e io no. In fin dei conti abbiamo la stessa esperienza.” “Gr-r-a-zie. Sono molto felice.” “Questa notte Salvo sarà esploratore novizio…Io dovrò aspettare il prossimo campo.” Pensava Luca mentre rabbiosamente sistemava lo zaino. La notte calò sul bosco e lo spicchio di Luna donava i suoi riflessi, pareva una notte d’Estate. Dentro il suo sacco a pelo Luca fingeva di dormire, poi si alzò e giunto in prossimità di un muretto, spiò il rituale. Gli occhi videro, ma cercarono di non guardare. Il ragazzino era incapace di respirare. Le gambe non reggevano il peso del corpo. Terrore e paura. Salvo era disteso per terra nudo con una stella a cinque punte pitturata sul petto. Esseri ripugnati pronunciavano una fastidiosa litania. Uno di loro alzò le braccia verso la Luna: “Grande Eiodolon! Perdona i nostri peccati, dona a noi l'eterna beatitudine. Ti omaggiamo con il sacrificio di uno sporco profano: accetta la sua carne, bevi il suo sangue, gusta il suo cuore!” Il rito fu accompagnato dai battiti sgradevoli di gravi tamburi. Subito il sacerdote si gettò su Salvo e gli strappò un morso, il sangue uscì a fiotti. Un coltello aprì il petto dell'innocente vittima e la guida gli strappò il cuore, gli diede un morso e lo alzò alla Luna. Luca cadde come corpo morto.
  4. Gorgia

    Il cielo sopra Torino

    Il frammento è piaceva da leggere e scorrevole. Segnalo certi intoppi per limare la forma. " "Il mondo non ha bisogno di racconti sgrammaticati e struggenti storie d'amore fra vampiri, c'è bisogno di freschezza, novità". " Cambia la "e" in "o" , rende di più, inoltre, stacca la frase con ":" fra "vampiri" e "c'è.." "Pensa a questo Mirko davanti a un quaderno vuoto" è più corretto "Pensa questo..." "un ex qualcosa" Questa espressione non mi piace, rendi meglio tutta la frase. "La storia di un teppista vizioso va bene giusto per qualche blog, un e-book, un self publishing, forse. Alla fine non è E.B., che a diciotto anni aveva già venduto centinaia di migliaia di copie. Di E.B. ne nasce uno ogni secolo, forse." Hai ripetuto due volte "forse" cerca di cambiare espressione senza cambiare il senso della frase. "Anche se lo stile è fico, la storia pure, è coinvolgente, come no." Ottima frase. Ultimo commento: sei riuscito a portarmi dentro la storia: ciò che prova,faccia e sogna Mirko sono parte di me. A rileggerti!
  5. Gorgia

    La scelta di un ragazzo

    Avete ragione. Questo racconto ha bisogno di una buona revisione.
  6. Gorgia

    La scelta di un ragazzo

    Commento: Il frammento è l'inizio di quello che sarà il mio primo romanzo, perchè finalmente ho una storia e voglio svilupparla. Scrivete cosa ne pensate. Prologo Tralascio il motivo del perché sto appuntando ciò che mi è successo. Ho il tempo e il bisogno di lasciare un po’ di nero decente sul foglio ancora vergine. ‘sta notte mi sono scontrato con l’esperienza che raramente o mai accade nella vita. Stavo gettando dei vecchi volumi che conoscevano solo polvere e buio in una cassa per omaggiare il cassonetto vicino casa mia, quando mi capitò tra le mani un vecchio manoscritto. Le pagine erano gialle, la carta era carta riciclata e ancora si notavano appunti lasciati in matita. Cominciai a leggerlo, era il mio primo romanzo, una vecchia storia mai resa al pubblico ma molto significativa per il sottoscritto. Da quelle pagine nacque la mia voglia di scrittura. Per non perderci, mentre leggevo solo gli occhi e la bocca erano attenti, la mente distratta ricordava il passato proiettandomi piccole sequenze. In quel momento rivivevo una vita già vissuta molto tempo prima. Molto tempo prima 1 La sveglia cominciò a strillare. Il display verde segnava le 7:30. “Oh merda” sussurrai staccando la sveglia. Un’altra bella giornata del cazzo mi aspettava. Odiavo i giorni della settimana, li odiavo come chiunque altro. Una giornata era la stessa giornata monotona e meccanica del giorno prima e, guarda il caso, dell’indomani. Naturalmente di mattina c’era la scuola che mi accoglieva con la sua classe III sezione A. Un’aula sempre buia con aria pesante e insopportabile che ti soffocava. Le serrande ti regalavano un po’ di luce, poi ci ripensavano e si bloccavano, quelle fottute serrande mi innervosivano. Gli angoli del pavimento erano pieni di polvere. Il cestino era ancora pieno della spazzatura del giorno prima, notavo che alcuni cartocci di carta da panino o lattine di bibite cadevano per terra come se lo stesso cestino li vomitasse. Il primo ad entrare e il primo ad uscire da quella fottuta classe. Odiavo la classe III A: i suoi banchi, le sue sedie, la sua lavagna troppo lontana e troppo sporca. Non sopportavo i compagni. Uno solo me ne garbava: il tipico secchione escluso dal gruppo che in fondo non era molto diverso da me. Strillava la campanella e subito la professoressa entrava in classe gettando il suo registro, la sua borsa e i suoi libri sulla cattedra. La fissavo per studiarla. “ Da giovane fu una bellissima ragazza, oramai è sciupata dal tempo e dal suo lavoro” pensai. Nella prima mattinata la campanella strillava, nelle prime ore calde del pomeriggio la campanella suonava musica per pochi secondi. Così ero fuori da scuola.
  7. Gorgia

    Vivere per niente

    Nel tuo frammento ho intenso il tuo sfogo e la tua rabbia verso questa società. Il contenuto del frammento non è da sottovalutare, la forma è un pò da limare. "Ditemi in fondo perchè vivete." Qui sono opportune delle virgole " Ditemi, in fondo, perché vivete" "Non certo per fare gli operai 10 ore al giorno, non per credere nella politica, non per guardare la tivù, eppure lo fate lo stesso." Io avrei scritto " Non certo per essere operai da dieci ore al giorno, non per avere fiducia nella politica, non per la tivù, eppure vivete lo stesso" "Nessuno dovrebbe vivere per ridursi a un sistema che ruba i sogni per renderti freddo." Questa frase mi ha interessato, hai reso perfettamente l'idea. "Il segreto del successo sta nel non avere emozioni." forse avrei reso questa frase " Il segreto del successo è nascondere e coprire l'emozioni". " La vita è complessa anche senza che questi animali si mettano a rovinare la vita, le speranze, i sogni di ragazze innocenti." lo ho reso: " La vita è complessa anche senza animali che rovinano la vita, le speranze e che rubano sogni di ragazze semplici." A rileggerti.
  8. Gorgia

    Ehi WD!

    Ehi WD! Sono ritornato. In questi giorni non ho avuto il tempo di connettermi: troppo studio, troppa palestra, troppo di troppo. Ora ci sono, al più presto con il mio prossimo testo!
  9. Gorgia

    Al lettore

    Commento: http://www.writersdr...815#entry178815 Questa poesia la scrissi molto tempo fa. Vuole essere un'introduzione umile ad una futura raccolta di poesie: Povero e sciocco lettore, costretto, forzato, ad accettare le mie poesie. Misero, disgraziato, i miei versi ti imbrattano la bocca, come petrolio su ali di gabbiano. L’angoscia, il lamento e il pianto disturbano la tua voce; smetti di leggere!
  10. Gorgia

    Pietre

    Non so perchè hai postato questo testo in frammenti, credo che sia una poesia. Anche se breve è pieno di contenuto. Non ho colto in pieno il significato della poesia ( mi permetto di chiamarla poesia) o forse, ho dato un significato diverso da ciò che tu volevi trasmettere. Sono curioso, toglimi questa curiosità scrivendomi un commento sul testo.
  11. Gorgia

    Un lavoro difficile

    * mi ci ficco dentro.
  12. Gorgia

    Un lavoro difficile

    Commento: http://www.writersdr...606#entry178606 Il racconto non è finito. Questa è solo la parte iniziale: se può andare continuo il racconto, se non va bene cercerò di sistemarla. Corro. Corro. Scappo da qualcuno. Ho la pelle sudata, le gambe stanche e pesanti, il cuore agitato si dimena dentro la gabbia, il fiato veloce e irregolare, la vista offuscata. La nebbia avvolge il vicolo cieco schiacciandolo. Sento dei passi che gradualmente si avvicinano, vedo un fucile con la canna rivolta verso di me. L’ombra carica il fucile. Sento la sveglia strillare, mi guardo intorno; la sera prima mi ero addormentata dentro la vasca da bagno. Ormai è un rito. Torno a casa, mi spoglio, apro il rubinetto della vasca e ci mi ficco dentro. L’acqua ha un potere soporifero su di me: dimentico di essere dentro una vasca e il giorno dopo mi sveglio là dentro. Esco dalla vasca, l’acqua così gentile mi accompagna bagnando il pavimento. Mi asciugo e mi rivesto. Squilla il telefono, apro la chiamata: <<Sofia, fatto?>> <<Sì, sì. Tutto a posto.>> <<Quanti colpi?>> <<Due>> <<Dove?>> <<Uno alla gamba destra, uno sulla fronte.>> << Ti ha visto qualcuno?>> <<Scherzi?>> <<Ok, perfetto.>> << Prossimo incarico?>> <<Molto tempestiva, te lo stavo dicendo. Si tratta di un bersaglio molto difficile.>> <<Perché difficile?>> << E’ un ragazzo di sedici anni>> Sento un calcio sulla pancia, qualcuno che mi strozza. Non avevo mai ucciso un ragazzo. <<Stai scherzando?>> <<No. Purtroppo no. Il cliente è uno importante, uno che conta.>> << Che si fotta! Non uccido un ragazzo.>> << Ascoltami: se non lo uccidi, lo ucciderà qualcun altro. Se scoprono che non lo hai ucciso, uccidono sia me che te perché hanno già pagato>> Esito a rispondere. Ha ragione, purtroppo lo devo uccidere. <<D-d-dimmi chi è>> <<E’ Alberto Lemmi, appunto sedicenne, frequenta il liceo classico “Giosuè Carducci” . Lui non sa che suo padre è un uomo d'onore di Cosa Nostra. Sua madre scappò dalla Sicilia quando Alberto era ancora neonato. La famiglia Scazza vuole vendicarsi del tradimento subito, così hanno ingaggiato noialtri.>> <<Quando e dove?>> << Sabato prossimo c’è il compleanno a casa della fidanzata, in via dei sospiri numero 40.>> << Devo ucciderlo proprio quel giorno?>> << Ti chiamo a lavoro finito>> Staccano la chiamata. Io sto ferma col cellulare in mano. Non posso, non posso uccidere un ragazzino. L’intestino si contorce, corro verso il gabinetto, vomito. Esco da casa. Corro. So che non posso scappare da ciò che dovrò fare.
  13. Gorgia

    Stelle Cadenti

    Il frammento èbreve, ma grazioso. Interessante questa figura del bambino che cerca di raccogliere le stelle con il retino. Forse è un frammento sarcastico, una semplice barzelletta; ma io ci colgo qualcosa dipiù: mai sottovalutare la fantasia dei bambini e la loro bravura a far sembrare sciocchi gli adulti. Concordo con te " i grandi spesso si dimenticano cosa vuol dire essere bambini."
  14. Gorgia

    Un sasso

    Grazie per i vostri consigli e per le vostre critiche.
  15. Gorgia

    Disertore

    Scusate se rispondo in ritardo. Ho scritto questo frammento come dice chinotto di getto, senza rifletterci molto. Non ho delineato in modo sufficente nè il personaggio nè il contesto nè l'ambientazione. Ho descritto certi fotogrammi che mi comparivano in testa. Ma avevo anche uno scopo: lasciare immaginare il lettore (staccando il frammento con spazi bianchi) . Per quanto riguarda la forma penso che sia ok. Panzer ho usato il termine pilotare anziché manovrare per dare una sfumatura in più, per dire che era il protagonista a guidare e comandare il mortaio (sapendo che il mortaio è un'arma fissa). Il problema principale che ha la mia forma è la punteggiatura. Come dice Inventor N°556 devo "ammorbidire" la punteggiatura per rendere il testo più scorrevole. Grazie per le vostre critiche e per i vostri consigli Ho in mente la stesura di un racconto, spero che lo leggerete!
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