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SALVATORE MONETTI

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  1. Varios años han pasado desde aquel día que entré en el pórtico de la Catedral de Santiago, desde entonces he vivido, he visto, he recogido sedimentos de vida pasada reordenando el Espíritu, como si me hubiese curado de una pasión, de una enfermedad, de una soledad. Ese viaje era mío, sólo mío, de repente partí sin preguntarme una razón, el deseo de armonizar el espíritu con una identidad superior, de alguna manera, todavía desconocido para mí, invitándome cada vez a seguir adelante hacia un "conocimiento" que maduraba en un imperativo categórico y de confianza, abriendo una ventana de un mundo antiguo, casi olvidado y la luz que me dio nunca se apagó en el alma, aun cuando el destino adverso y despiadado se burló de mí.
  2. La prima cosa che scaturisce dalla lettura del libro di Salvatore Monetti è il sentimento di calore e di amore che egli nutre per la terra di Tramonti, una terra che l’autore ha adottato e da cui è stato adottato, come i figli che in passato molte famiglie tramontine adottavano, integravano e equiparavano alla prole naturale sia nell’affetto che nell’eredità. Il fotografo che si annida nell’animo di Salvatore Monetti emerge, oltre che dalle bellissime foto inserite nel libro, dalle accurate descrizioni che sono indice della naturale propensione dell’artista a cogliere i particolari più nascosti e perciò tanto più significativi di luoghi, cose e persone. Nel lessico e nello stile semplice, naturale e spontaneo, perfettamente adeguato all’argomento, è possibile cogliere sfumature che testimoniano la sensibilità e le doti poetiche dell’autore di cui egli ha già dato prova in opere precedenti. Questo di Salvatore Monetti è certamente un libro originale: né storico né ricette in senso tradizionale, ma una fotografia di Tramonti nei suoi aspetti naturali, umani, produttivi e potenziali di un paese che, seppur vecchio di anni, può considerarsi “in divenire” grazie alla tenacia, alla passione e alla laboriosità degli abitanti e della classe dirigente locale.
  3. Sono convinto che l’uomo, per realizzare i suoi sogni, debba partire dalla conoscenza della tradizione, dalla difesa della memoria, dalla conservazione dei sentimenti che lo legano al suo passato. Tale è il senso di questo luogo che diventa un libro alla scoperta di un paese che scompare, degno di essere salvato in nome della “memoria”. Salvatore Monetti
  4. Ma perché Santiago de Compostela? Esistevano altri luoghi dello Spirito da percorrere, perché proprio là? Era un richiamo interiore, profondo, che da anni si ramificava nell’anima attraverso la nostalgia di recuperare quella dimensione ormai dimenticata, rinnegata, smarrita. La ricerca mi ha condotto verso una nuova nascita, anzi verso una rinascita, perché imparassi ad educarmi ad un contatto con una realtà nuova e diversa da quella che mi era stata imposta dalla storia e dalla società. Quell’impresa fu sorretta da una fede interiore che ogni giorno svelava la natura del mio io , rendendomi consapevole della mia fragilità ma anche delle mie potenzialità. Camminare tra la natura, a volte aspra e selvaggia e altre volte docile e affascinante mi fece comprendere che essa non è qualcosa di statico ma è qualcosa di complesso e perfetto, fino ad elevarsi e a fondersi con la più alta e complessa espressione della natura: l’UOMO. Agli amici che ho conosciuto lungo la strada; agli amici che ho tradito e mi hanno tradito; agli amici che ho conosciuto e persi; agli amici che sono partiti per nuove città e nuova vita; agli amici che non sono mai arrivati; agli amici che sono morti; a tutti gli amici che ancora dovrò conoscere.
  5. Si narra nelle pagine che seguono di Bruzia Crispina Presente, Imperatrice e Augusta di Roma, moglie di Commodo, Imperatore che regnò dal 180 alla notte del suo assassinio, il 31 dicembre 192 d.C. Ogni singola pagina del libro suggella lo spirito e la presenza di Bruzia, perpetuando orme che consegnano valore assoluto alla storia romana. L’ordito del testo, la sua οὐσία (ousia), abbracciano e baciano Roma, come l'amante porge le labbra desiose a Venere. La Prof.ssa Maria Rosaria Pagnani adagia e dispiega la narrazione della caduca e preziosa esistenza di Bruzia Presente, nel sinuoso alveo che la storia nutre e dilata lungo la dorsale del racconto, che si àncora e sostiene sulla familiarità e l'erudizione del-l'autrice, rigorosa e raffinata, per l'età romana, capace di porgere e diffondere luce alla più oscura e cavernosa forra dell'universalità della potenza di Roma, sacralizzata dalla vagheggiata “Pax Romana”. In diverse università italiane, fra cui la Federico II di Napoli, ove è vivo e inclito un peculiare Corso di Storia, l'esame di Storia Romana si avvale, fra i vari testi, del sacrale “Manuale di storia romana” ispirato dall'eccelsa erudizione del Prof. Arnaldo Momigliano. Ebbene chi ha avuto il privilegio e l'agio di studiare il saggio, intuisce “ipso facto” che il lavoro e l'opera della docente Maria Rosaria Pagnani, può affiancare e ornare qualsiasi saggio di Storia Romana, ma in particolare detto “Manuale…”, ché irradia imperiosa e solenne imponenza, rendendo gravido il fecondo incanto, dall’aroma correo, nella gemina dimensione. Uno scherzo d’orgoglio fa riemergere da “quel-l’archeologia di genere”, una storia sommersa, che l'autrice purifica e celebra, incastonandola, come diadema, nell’essenza Augusta di Bruzia Crispina, Imperatrice che onora e sublima la donna, affidandola all'intelletto del lettore accurato. Bruzia Crispina ha donato la diafana infanzia ai volceiani di sangue Sabellico. Ha nonni, il paterno e il materno, oltre che gentilizi e blasonati, gloriosi e valorosi; a testimoniarlo e immortalarli, l’uno e l'altro, tasselli effigiati nella “Colonna Traiana”. Ma ha anche come nonna Laberia Ostilia Crispina, una donna eclettica, insigne e prestigiosa, “proprietaria di una villa a Vertina”, che veglia i clivi di Marsicovetere. “In primis et ante omnia” è un'imprenditrice, evento inusuale nella cultura romana antica. A Roma amministra una “figlina” (fabbrica di laterizi) e nella villa di Vertina il talento e la perizia l'hanno coinvolta nel “settore laniero”, conferendole lirica visibilità tra gli artigiani dopo che l’astuzia le ha fatto scoprire il “segreto della lana di Taranto”. Il libro che la Pagnani consegna alla cultura, oltre a irradiare delizia, venustà, malia, induce con seduzione alla “curiositas”, ancorandola con armonia alla dilatazione accidentale. Affinché la chiarezza sia saggia nell’ardire, assolderemo un singolo episodio fra la ridondanza fenomenologica che l'opera si fregia di annoverare. Nella “pars rustica” della villa di Vertina “campeggia una grossa civetta, simbolo di Minerva, protettrice e iniziatrice delle attività industriose e tecniche,…”. La frase adesca e risveglia sopite reminiscenze, che strutturano un addentellato dotto, ove prolifera una vaga irruenza, che cagiona azzardo e impudenza: Brunello Cucinelli è tra i più noti e rinomati imprenditori d'Italia. Il suo “capitalismo umanistico” dona aria casta e tersa all'economia e alla cultura della nostra berteggiata Italia. Come per Laberia, casualmente, le sue creazioni sono puramente in lana pregiata (cachemire). Il vate a cui deve ispirazione e anima è Marco Aurelio (suocero di Bruzia Crispina) e all’opera sua suprema di scuola stoica “Τὰ εἰς ἑαυτόν” (cosiddetti “Pensieri”). Le casualità: “lana di Taranto”; “capitalismo umanistico”; pensiero filosofico stoico; figura di Marco Aurelio, abbandonate all’orizzonte degli eventi, ubbidiscono sia al soffio temporale, sia alla ricerca di captare sincronie, finché risucchiate nella citata dilatazione accidentale, trovano albergo e dimensione nel simbolo greco della filosofia: la lettera dell'alfabeto greco “φ” (phi), stigma della civetta di Minerva, che le incarna e riunisce nel pensiero filosofico in un “sinolo” di armonia e bellezza che per amor di conoscenza rilascia monadi all'umana esistenza. Ammaliati dal pensiero della Prof.ssa Pagnani, mentre la leggiamo, ella ci esorta e incoraggia a vol-gere lo sguardo ad Aristotele, ove si svela che le quattro casualità in balia dell'accidente, impongono una dissertazione teleologica che approda nel-l'ἐντελέχεια (entelechia) dello stagirita, ove confluisce l'uomo, sede dell'essere, rapito e estasiato dalla sostanza, che sviluppa e estende la mente, per attingere l'eterea e eterna luce della dolce bellezza. La Pagnani che coltiva impronta e curiosità intellettuale nell’illuminata e abbacinante Lucania (λευκός), esalta la conoscenza e il sapere, divulga, irradia e eleva, con i suoi interventi, i suoi scritti, la sua testimonianza, il pensiero, che come l’alba incoraggia l'oscuro a incontrare la luce, dilatando e dispiegando ulteriormente lo spazio temporale del tempo donato, dischiudendo uno spiraglio nel buio dell'innocente barbarie. Il lignaggio, incarnando il fulgore e gli echi degli avi, impreziosisce la fierezza di Bruzia Crispina, sovrana dotata di innato buon gusto e raffinatezza, priva di volgarità, attenta ai dettagli e alle sfumature. Ella adusa “al piacere della lettura, alla sete di conoscenza, alla diffusione della cultura intesa come dovere civile”, paladina e nume delle donne, per “veicolare il sapere” si inchina con decoro e onore alla “gioia della vittoria della cultura e dell’informazione sull’ignoranza e l’indifferenza, in cui vivono molte sue coetanee, che si lasciano lentamente coprire dal-l’impalpabile polvere della noia”. Il Nuovo Testamento in un aforisma inappuntabile ne porge e descrive l'animo: “Omnia munda mundis”. Troppo presto ha reciso il tenero e armonioso vincolo con la sua famiglia, soprattutto col padre e quello sereno col “graccano” e colto fratello Quinto Bruzio Presente. Ma la “damnatio memoriae” la raggiunge e travolge. Secoli dopo la scrittrice Pagnani la riconsegna alla Lucania e alla Storia con forza e garbo ieratico, svelando una donna dal segno coevo, rigoroso e armonico. Accomiatati dalla lettura affiora il desiderio di incrociare Bruzia Crispina per estasiarsi, atterriti, al profumo e alla benignità della sua anima. Ma come il deserto fagocita l'acqua di una fonte argentina e incontaminata, così il suo sguardo, aureo e radioso per Commodo, inaridisce. Al Canto del Cigno l’opera ci consegna, in un’au-ra poetica e eterna, Bruzia Crispina che guarda “…verso ovest, dove lo sguardo spazia dal monte al mare e, laggiù all'orizzonte, si riconosce il profilo scuro, degli scogli di Capri, su un nastro di mare lucente”. È in quell’attimo che l’avvolge un fremito irrequieto e dolce. Sente l’anima e l’alito di un’amica vicina, anche se lontana nel tempo: Maria Rosaria Pagnani.
  6. Questo libro per me rappresenta più viaggi dentro e fuori me stessa. Tramite i diversi componimenti il primo viaggio è quello del tentativo implicito di rivelare in modo celato alcune tappe importanti che hanno caratterizzato le storie raccontate, le emozioni e le unità di senso. In questa raccolta poetica ho radunato poesie scritte in diversi momenti della mia vita. Alcune di esse composte durante il mio viaggio a Tozeur in Tunisia, altre le ho composte a Cuba e altre durante le passeggiate silenziose attorno a casa. La scelta di presentare due libri in uno, con poesie bilingue italiano /spagnolo, che racchiudano lo stesso senso, rappresenta un secondo viaggio: lungo le mie radici culturali, che hanno un origine passata a Cuba e una crescita presente in Italia. Il terzo viaggio è un viaggio a due strade parallele: una lungo un inferno fiorito e l'altra verso un paradiso di rumoroso silenzio. Diciamo che solo la distanza da noi stessi ci avvicina al deserto. La morte della parola non è un trionfo, ma davanti al deserto dei sensi l'unica ricompensa è il sogno. Non amo scrivere della mia scrittura, non voglio uccidere i miei versi con le mie stesse parole. Lascio l'ultima parola a chi legge, a chi trova un ordine nel mio istintivo disordine; a chi vede nuove proiezioni di immagini oltre la mia alterazione del mondo; a chi fa che i miei versi assumano una nuova realtà. Yuleisy PREFACIO Este libro representa numerosos viajes adentro y afuera de mi misma. A través de los distintos componimientos el primer viaje encierra el tentativo implicíto de revelar veladamente algunas etapas importantes que han caracterizado las historias que narro, las emociones y sus sentidos. En esta antología poética he reunido poesías escritas en distintos momentos de mi vida. Algunas de ellas fueron compuestas durante mi viaje en Tozeur, Tunisia, otras las compuse en Cuba y otras durante paseos en silencio alrededor de mi casa. Con esta antología presento dos libros en uno, con poesías sea escritas en Italiano sea escritas en Español, privilegiando el sentido de la historia. Hago un segundo viaje: a través de mis raíces culturales, que tienen un origen pasado en Cuba y un crecimiento presente en Italia. El tercer viaje es un viaje a través de dos calles paralelas: una que lleva a un infierno florecido y la otra a un paraíso de ruidoso silencio. Podemos decir que solo la distancia de nosotros mismos nos acerca al desierto. La muerte de la palabra no es un triunfo, pero de frente al desierto de los sentidos, la única recompensa es el sueño. No amo escribir de mi escritura, no quiero matar mis versos con mis mismas palabras. Dejo la última palabra a quien lee, a quien encuentra un orden en mi instintivo desorden; a quien ve nuevas proyecciones de imágenes más allá de mi alteración del mundo; a quien hace sí que mis versos conquisten una nueva realidad.
  7. SALVATORE MONETTI

    LA REPUBBLICA PUNCIUTA

    Fino a
    Da chi è stata composta e quali trasformazioni ha subito nel corso del tempo l’organizzazione criminale chiamata Cosa Nostra? Quali sono stati gli effetti delle guerre di mafia che hanno insanguinato la Sicilia nella seconda metà del secolo scorso? Perché, dopo la tragica morte dei giudici Falcone e Borsellino e le bombe del 1993, la Cupola ha deciso di abbandonare la strategia stragista e di trattare con lo Stato italiano? “La Repubblica punciuta” prova a rispondere, documenti alla mano, a queste delicatissime domande.
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