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Enrico Conte

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  1. Enrico Conte

    L'editoria ai tempi del Coronavirus

    Ad oggi non so se il quadro descritto dall'articolo sia cambiato e in che modo, ma quello che mi chiedo in realtà è: l'emergenza ha certamente ha avuto ripercussioni forti sul mondo dell'editoria piccola e media, come l'articolo puntualmente cita, ma come si traduce il quadro nella condotta delle grandi case editrici? Il loro approccio sarà certamente cambiato: selezionano dunque "meglio", o puntano sul sicuro, magari escludendo chiunque non abbia già un nome noto e/o un seguito cui rivolgersi? Credo ci siano numerosi esordienti/emergenti che si chiedono questo.
  2. Enrico Conte

    Edizioni CentoAutori

    Grazie FranCorvo
  3. Enrico Conte

    Edizioni CentoAutori

    Qualcuno sa come stiano le cose per quanto riguarda l'invio? Se accedo alla pagina indicata, dopo l'indirizzo e al posto di quello che si intuisce dovrebbe essere il modulo, mi compare solo una stringa di codice.
  4. Enrico Conte

    Massimiliano Zantedeschi - Agente letterario

    Di niente, Alina e me lo auguro anch'io.
  5. Enrico Conte

    Massimiliano Zantedeschi - Agente letterario

    Io parlavo del mio caso, ma sul sito la ricezione dei manoscritti è attiva (quando non lo è stata, è stato segnalato) per cui immagino si possa tranquillamente inviare.
  6. Enrico Conte

    Massimiliano Zantedeschi - Agente letterario

    Fondamentalmente sì, l'emergenza ha bloccato tutto.
  7. Enrico Conte

    Massimiliano Zantedeschi - Agente letterario

    Salve a tutti, torno a scrivere sul forum dopo alcuni mesi, per riportare la mia esperienza con Massimiliano Zantedeschi. Mi scuso se potrà risultare troppo didascalica, ma ci tengo che sia precisa e, spero, utile a tutti gli interessati. Andando con ordine, tra ottobre e novembre scorsi ho iniziato a sottoporre alle case editrici (per lo più) e alle agenzie (poche) il mio romanzo nel cassetto. Tra gli altri agenti, ho notato proprio Massimiliano Zantedeschi, per un motivo che è presto detto: sul suo sito descrive minuziosamente il tipo di opera e storia a cui è interessato, e la mia corrispondeva praticamente in tutto. Inviato il materiale (sottolineando le corrispondenze), ricevo risposta a distanza di circa tre settimane: è interessato, ma essendo ormai a ridosso delle festività natalizie, fissa il responso per non prima della metà di gennaio, per avere il tempo di ultimare la lettura. Il quattordici gennaio, con grande puntualità, mi invia una mail in cui si scusa per il ritardo nella lettura e mi dice che mi farà sapere in breve. Pochi giorni dopo, infatti, mi ricontatta per email chiedendo un appuntamento telefonico che fissiamo senza troppi intoppi. La telefonata avviene, con solo un accettabile ritardo nell'orario dovuto al prolungarsi di altri impegni, e si rivela un'esperienza per me molto positiva e costruttiva. Parliamo a lungo (circa un'ora e venti) e in maniera approfondita non solo del mio romanzo, che inequivocabilmente ha letto, ma anche dell'attuale situazione dell'editoria e si dimostra anche in questo persona profondamente preparata e attenta. Per quanto riguarda il mio dattiloscritto, non si limita a darmi un giudizio sommario, ma sottolinea ciò che gli è piaciuto, indicandomelo anche come base di riferimento per poter poi intervenire su quei passaggi e su quelle caratteristiche del testo che, invece, lo hanno convinto meno. Su questi ultimi soprattutto mi dà dei suggerimenti molto precisi e utili, così come anche sulla necessità e modalità di sfoltimento e asciugatura dell'opera che comunque, non ne fa mistero, lo ha convinto (al netto degli aspetti che vanno aggiustati). In questo senso, ci tengo a dirlo, non mi propone editing ma mi chiede di basarmi sul nostro confronto per rimettere mano al romanzo io stesso, e poi tornare a sottoporglielo una volta aggiustato. A quel punto, dopo una rilettura, valuterà la rappresentanza. Neanche a dirlo, mi rimetto a lavoro e anche grazie all'entusiasmo generato dal riscontro e dal confronto, aggiusto il mio romanzo in un tempo molto inferiore a quello che avevamo ipotizzato (due settimane anziché due mesi). Gli rimando il tutto, mi risponde puntualmente un po' meravigliato dai miei tempi e mi rimanda a dopo la rilettura, nel frattempo mi dà qualche dritta ulteriore riguardo alcune CE a cui lo avevo già inviato, premi e le poche proposte. Dritte che ho messo a frutto, ovviamente. Purtroppo tutto questo, tra una cosa e l'altra, è avvenuto alla vigilia dell'emergenza sanitaria da cui stiamo riemergendo solo ora. Emergenza che ha ricombinato il tutto e, pare, non in meglio. In conclusione, il bilancio di questa mia esperienza, comunque non completa, non può essere che positivo. Massimiliano si è dimostrato essere una persona molto professionale e (come ho già detto) estremamente preparata, che nel tempo che mi ha dedicato ha saputo darmi molteplici spunti, tanto in materia letteraria quanto sull'editoria in generale, aprendomi gli occhi su questioni che difficilmente avrei potuto vagliare, altrimenti. Tengo inoltre a dire, qualora non si fosse già intuito, che non ha chiesto alcun compenso né proposto servizi a pagamento che potessero lasciarmi pensare che, da parte sua, ci fosse un interesse non legato ad un eventuale rapporto di rappresentanza. Riguardo quest'ultima possibilità non ha fatto mistero nel delineare come avrebbe provveduto a muoversi, mostrandosi anche in quello molto competente e abile. Il tutto ponendosi sempre con grande umiltà ed educazione. Non posso che consigliare a tutti di tentare con lui, pur tenendo conto della specificità della richiesta che pone. Se pensate che il vostro lavoro rientri nel genere e nella tipologia che suggerisce, non indugiate a contattarlo.
  8. Di errori di ricostruzione se ne trovano tranquillamente anche in testi di autori, per esempio, americani che scrivono degli Stati Uniti d'America. Io, d'altro canto, da anni mi muovo in una forma diversa, che è quella del cinema, e anche lì scrivo e dirigo storie ambientate altrove. Risultato: coi miei lavori ho raccolto decine su decine di selezioni ufficiali e preso premi negli Stati Uniti, in Canada e nel Nord America tutto. Non capisco quindi perché, se una sceneggiatura scritta da me, dichiaratamente italiano, oltretutto in inglese che non è la mia lingua, e ambientata negli USA può essere apprezzata al punto da essere selezionata, arrivare in finale o addirittura vincere (come è successo) un concorso proprio negli Stati Uniti, un mio testo con la stessa ambientazione non può essere considerato valevole da un editore italiano. Non ha senso.
  9. Questo dimostra soltanto che bisogna documentarsi bene, ma questo è un discorso che credo valga in ogni caso.
  10. Riprendo questa discussione perché il punto mi sta particolarmente a cuore. Sono colpevole: io scrivo storie ambientate negli Stati Uniti (e in Siberia, in Francia, su Saturno), e cerco di farlo con cura nella ricostruzione e anche con gusto per quei "cliché" tanto vituperati. Trovo che il quadro descritto da Bango Shank sia realistico, ma completamente esecrabile: l'unico metro di valutazione che dovrebbe interessare un'opera dovrebbe essere la qualità dell'opera stessa, non un pregiudizio limitante. Un'ambientazione propria di chi scrive garantisce accuratezza e valore? Allo stesso modo, il provincialismo che si diceva prima (condito da un'ottusità marchiana) sta semmai nello scartare opere che si ritiene arbitrariamente non valide solo perché non descrivono il vissuto dell'autore: io che sono salentino non so nulla di come sia la vita in Valle D'Aosta, tuttavia se scrivessi una storia ambientata in quei luoghi sono certo che non troverei la resistenza riservata invece ad un'ambientazione statunitense. A fronte di ciò, non capisco perché questo atteggiamento supponente e sciocco non riguardi altre forme di narrazione nobili quanto la letteratura, come ad esempio i fumetti (o non avremmo Tex, che è un coacervo di quei deprecabili "cliché", Dylan Dog, Nathan Never e praticamente nulla della Bonelli) o il cinema (e non avremmo avuto Leone, Bava, Fulci, Bertolucci). Per concludere se, come certo, stanno così le cose, io inviterei gli autori a non desistere da questo intento, ma a perseverare. Sono dell'idea che la scrittura di qualità nasca innanzitutto dalla fascinazione e dal gusto che l'autore stesso prova per i luoghi, i contesti, i personaggi che scrive, e se a me l'Italia non interessa, dovrei benissimo poter scrivere i qualsiasi altra cosa, potendo conservare la speranza di non essere snobbato e scartato per questo. Per cui insistete, documentatevi bene, curate le vostre storie e poi insistete ancora, a curarle e proporle. I sistemi fallati si possono sanare. Mi scuso in anticipo con Bango Shank e con tutti se ho usato toni che potrebbero sembrare un po' accesi, ma come ho detto è un argomento che sento particolarmente vicini.
  11. Enrico Conte

    Scrivere solo di quello che si conosce bene?

    Sono perfettamente d'accordo con te e generalmente, a mio parere, tutto quello che c'è dietro una storia non dovrebbe avere un peso che non sia collaterale (una "curiosità", chiamiamola così). Eppure ho notato una marcata diffidenza nei confronti di chi scrive di realtà che non lo hanno riguardato direttamente o che non ha vissuto, in qualche modo, in prima persona. Potrei anche credere si tratti di una mia impressione, se non fosse che alcune CE specificano di non volere storie che non riguardino direttamente il vissuto di chi le ha scritte. Per me, che a scrivere storie ambientate nella terra in cui sono nato non ci penso proprio, questo è un bel problema e un principio privo di qualsiasi senso; se tutti avessero solo scritto di luoghi e contesti che hanno vissuto, oggi non avremmo Salgari (perdonatemi il paragone spudorato). Senza contare che questa stessa logica finisce per penalizzare anche l'utilizzo di interi generi, come ad esempio il fantasy che vive di ambientazioni irreali ma è al tempo stesso associato alla cultura anglosassone e sembra per questo essere spesso snobbato se scritto da italiani. Personalmente non scrivo fantasy (non del tipo sword&sorcery sicuramente), ma ciò che mi dà piacere dello scrivere è proprio la possibilità che mi offre di viaggiare "oltre", me per primo e con la speranza di poter coinvolgere in questo stesso viaggio il mio potenziale lettore, e non credo dovrebbe influire il fatto che io scelga di far vivere i miei personaggi negli Stati Uniti e non in provincia di Lecce. Per poter scrivere bene, devo innanzitutto potermi sentire io affascinato da ciò che scrivo. Questi i miei TwoCents.
  12. Enrico Conte

    Baldini & Castoldi Editore

    Sta di fatto che, dopo svariati tentativi negli ultimi giorni, l'invio tramite email come indicato, si è rivelato letteralmente impossibile (la mail ritorna indietro per casella piena o altri problemi)
  13. Enrico Conte

    Nuovo utente, mi presento

    Grazie mille, Ippolita e piacere di conoscerti.
  14. Enrico Conte

    Nuovo utente, mi presento

    Grazie mille, Ellery; ci do un'occhiata subito.
  15. Enrico Conte

    Baldini & Castoldi Editore

    Provato anch'io, casella di posta piena. Qualcuno, nel frattempo è riuscito nell'invio? Si ha un'idea dei tempi tra uno svuotamento della casella e l'altro?
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