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Enrico Conte

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  1. Di errori di ricostruzione se ne trovano tranquillamente anche in testi di autori, per esempio, americani che scrivono degli Stati Uniti d'America. Io, d'altro canto, da anni mi muovo in una forma diversa, che è quella del cinema, e anche lì scrivo e dirigo storie ambientate altrove. Risultato: coi miei lavori ho raccolto decine su decine di selezioni ufficiali e preso premi negli Stati Uniti, in Canada e nel Nord America tutto. Non capisco quindi perché, se una sceneggiatura scritta da me, dichiaratamente italiano, oltretutto in inglese che non è la mia lingua, e ambientata negli USA può essere apprezzata al punto da essere selezionata, arrivare in finale o addirittura vincere (come è successo) un concorso proprio negli Stati Uniti, un mio testo con la stessa ambientazione non può essere considerato valevole da un editore italiano. Non ha senso.
  2. Questo dimostra soltanto che bisogna documentarsi bene, ma questo è un discorso che credo valga in ogni caso.
  3. Riprendo questa discussione perché il punto mi sta particolarmente a cuore. Sono colpevole: io scrivo storie ambientate negli Stati Uniti (e in Siberia, in Francia, su Saturno), e cerco di farlo con cura nella ricostruzione e anche con gusto per quei "cliché" tanto vituperati. Trovo che il quadro descritto da Bango Shank sia realistico, ma completamente esecrabile: l'unico metro di valutazione che dovrebbe interessare un'opera dovrebbe essere la qualità dell'opera stessa, non un pregiudizio limitante. Un'ambientazione propria di chi scrive garantisce accuratezza e valore? Allo stesso modo, il provincialismo che si diceva prima (condito da un'ottusità marchiana) sta semmai nello scartare opere che si ritiene arbitrariamente non valide solo perché non descrivono il vissuto dell'autore: io che sono salentino non so nulla di come sia la vita in Valle D'Aosta, tuttavia se scrivessi una storia ambientata in quei luoghi sono certo che non troverei la resistenza riservata invece ad un'ambientazione statunitense. A fronte di ciò, non capisco perché questo atteggiamento supponente e sciocco non riguardi altre forme di narrazione nobili quanto la letteratura, come ad esempio i fumetti (o non avremmo Tex, che è un coacervo di quei deprecabili "cliché", Dylan Dog, Nathan Never e praticamente nulla della Bonelli) o il cinema (e non avremmo avuto Leone, Bava, Fulci, Bertolucci). Per concludere se, come certo, stanno così le cose, io inviterei gli autori a non desistere da questo intento, ma a perseverare. Sono dell'idea che la scrittura di qualità nasca innanzitutto dalla fascinazione e dal gusto che l'autore stesso prova per i luoghi, i contesti, i personaggi che scrive, e se a me l'Italia non interessa, dovrei benissimo poter scrivere i qualsiasi altra cosa, potendo conservare la speranza di non essere snobbato e scartato per questo. Per cui insistete, documentatevi bene, curate le vostre storie e poi insistete ancora, a curarle e proporle. I sistemi fallati si possono sanare. Mi scuso in anticipo con Bango Shank e con tutti se ho usato toni che potrebbero sembrare un po' accesi, ma come ho detto è un argomento che sento particolarmente vicini.
  4. Enrico Conte

    Scrivere solo di quello che si conosce bene?

    Sono perfettamente d'accordo con te e generalmente, a mio parere, tutto quello che c'è dietro una storia non dovrebbe avere un peso che non sia collaterale (una "curiosità", chiamiamola così). Eppure ho notato una marcata diffidenza nei confronti di chi scrive di realtà che non lo hanno riguardato direttamente o che non ha vissuto, in qualche modo, in prima persona. Potrei anche credere si tratti di una mia impressione, se non fosse che alcune CE specificano di non volere storie che non riguardino direttamente il vissuto di chi le ha scritte. Per me, che a scrivere storie ambientate nella terra in cui sono nato non ci penso proprio, questo è un bel problema e un principio privo di qualsiasi senso; se tutti avessero solo scritto di luoghi e contesti che hanno vissuto, oggi non avremmo Salgari (perdonatemi il paragone spudorato). Senza contare che questa stessa logica finisce per penalizzare anche l'utilizzo di interi generi, come ad esempio il fantasy che vive di ambientazioni irreali ma è al tempo stesso associato alla cultura anglosassone e sembra per questo essere spesso snobbato se scritto da italiani. Personalmente non scrivo fantasy (non del tipo sword&sorcery sicuramente), ma ciò che mi dà piacere dello scrivere è proprio la possibilità che mi offre di viaggiare "oltre", me per primo e con la speranza di poter coinvolgere in questo stesso viaggio il mio potenziale lettore, e non credo dovrebbe influire il fatto che io scelga di far vivere i miei personaggi negli Stati Uniti e non in provincia di Lecce. Per poter scrivere bene, devo innanzitutto potermi sentire io affascinato da ciò che scrivo. Questi i miei TwoCents.
  5. Enrico Conte

    Baldini & Castoldi Editore

    Sta di fatto che, dopo svariati tentativi negli ultimi giorni, l'invio tramite email come indicato, si è rivelato letteralmente impossibile (la mail ritorna indietro per casella piena o altri problemi)
  6. Enrico Conte

    Nuovo utente, mi presento

    Grazie mille, Ippolita e piacere di conoscerti.
  7. Enrico Conte

    Nuovo utente, mi presento

    Grazie mille, Ellery; ci do un'occhiata subito.
  8. Enrico Conte

    Baldini & Castoldi Editore

    Provato anch'io, casella di posta piena. Qualcuno, nel frattempo è riuscito nell'invio? Si ha un'idea dei tempi tra uno svuotamento della casella e l'altro?
  9. Enrico Conte

    Nuovo utente, mi presento

    Salve, mi chiamo Enrico e sono un salentino trentacinquenne. Scrivo da quando ho imparato a farlo, nel vero senso dell'espressione, ossia in prima elementare; negli anni mi sono "specializzato" in scrittura cinematografica e regia (cortometraggi, spot, videoclip musicali) con risultati più che discreti, e solo recentemente sono ritornato ad accostarmi alla scrittura tradizionale, o "letteraria" per intenderci. Questo si è concretizzato nella produzione di diversi racconti (forma che, tuttavia, non avevo mai del tutto abbandonato, seppur con intensità alterne) e, soprattutto, di un romanzo che ho appena iniziato a proporre qui e là, tra agenzie e case editrici, per vedere cosa succede. Sono piuttosto contento di essere su Writer's Dream, piattaforma che "lurko" da tempo e che si è rivelata uno strumento praticamente indispensabile per indirizzare le mie ambizioni. Spero di poter condividere su queste pagine le mie esperienze e contributi costruttivi, tanto quanto sono riuscito a carpire in passato da quelli degli altri. Ci leggiamo in giro.
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