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crazycat

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Tutti i contenuti di crazycat

  1. crazycat

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    Ciao, ragazze
  2. crazycat

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    Domanda random dovuta probabilmente alla mia disattenzione: posso partecipare a questa tappa del contest anche se non ho preso parte alle prime due?
  3. crazycat

    [N2017-3] La ruota panoramica in un sottopassaggio

    Commento: La ruota panoramica in un sottopassaggio Ho tirato su la cerniera della giacca di pelle, ma continuo ad avere freddo. Sono compresso in un bozzolo impacciato, mentre lei è lì, dritta nei suoi jeans. Sta iniziando a piovere di nuovo ma lei rimane immobile. Con i capelli in faccia per il vento, mi guarda socchiudendo gli occhi. Sullo sfondo di cemento e pozzanghere chiude i pugni, arriccia le labbra. – Io… scusa, mi dispiace, – mormoro. Abbasso lo sguardo, so di sembrare stupido. Una goccia mi cade sulla nuca, scivola sotto la maglia e segue la colonna vertebrale. Ho le scarpe sporche di fango e non ho il coraggio di guardarla, mi sento male. Il cielo pesa sulla mia testa mentre le nuvole si fanno compatte. Le sento raggrupparsi sopra di me, vogliono soffocarmi, schiacciarmi sul cemento. Alzo lo sguardo e lei non c’è. Lei non c’è più. Dai, cavolo, corri Boccheggio, ma faccio un passo, poi un altro. Corri, coglione. Aumento la velocità, mentre la pioggia mi schiaffeggia, cado. Le ginocchia, i palmi delle mani: tutto sanguina. Le gocce mi scivolano sulla faccia, si confondono sotto il mento. Mi alzo traballante, sono pesante, freddo. Corri. – Sì, lo so che devo correre, ma non ce la faccio, – urlo. Lei non c’è più, non è qui davanti a me. Non posso correre se lei non c’è, il fiato non mi basta e non mi bastano le motivazioni. M’infilo nel solito sottopassaggio che puzza di piscio. Un tuono mi risuona dentro, io sto tremando. Mi appoggio al pilastro, scivolo contro il cemento. I capelli sono una seconda pelle sulle guance. Un grugnito mi fa sobbalzare. – Samir, non farmi questi agguati. L’uomo senza denti mi sorride, tendendomi una mano. L’afferro, anche se non so quand’è l’ultima volta che si è lavato. Mi indica di seguirlo nella penombra del sottopassaggio. Mi lascio guidare inerme, mentre cerco di nascondere le mani che ancora tremano. Si gira spesso a guardarmi, continua a sorridermi, ma ha una strana luce negli occhi. In questo periodo è dimagrito ancora di più, il giubbotto a scacchi gli ricade addosso semivuoto. Il cunicolo si apre in uno stanzone di cemento. La luce è tremolante, le tubature perdono, la vernice cade a pezzi e ci sono rifiuti ovunque: qui tutto muore senza pudore. Samir mi indica un paio di cartoni, ci sediamo. Fa sempre così, quando ci incontriamo pretende che io passi un po’ di tempo con lui. Non parla, ma mi fa vedere ritagli di giornale, mi fa leggere le frasi che sottolinea con una penna rossa. – Oggi però, non posso stare molto. Annuisce, poi si mette a frugare nel suo vecchio zaino e tira fuori una cartellina, mentre io mi concentro per rallentare il fiato. – Cos’hai da farmi vedere? Fa segno di aspettare, mentre risuona un altro tuono. Io non dovrei essere qui, dovrei correre, chiederle perdono. Samir mi tende la foto di una vecchia ruota panoramica, sullo sfondo di un cielo nuvoloso. Sul retro c’è scritto Černobyl’. – È un parco giochi abbandonato dopo il disastro nucleare, vero? Annuisce. – Beh, è una foto davvero molto bella, ma mette tristezza. Faccio per restituirgliela, ma lui scuote il capo e mi indica. – Grazie, Samir, ma ora vado, ho passato una brutta giornata Mi alzo in piedi e lui sorride di nuovo, facendomi l’occhiolino. Sull’orlo del sottopassaggio, guardo la pioggia cadere sull’asfalto. Metto la foto di Samir nella tasca interna della giacca e mi lancio sotto il temporale. Il vento mi schiaffeggia, la pioggia mi tartassa, ma continuo a correre. Sembra che il tempo si sia fermato: la strada è vuota, il marciapiede anche. Le luci di un supermercato brillano nell’oscurità del temporale. Sembra un mondo fatato, lontano dall’umidità. Le commesse alla cassa non fanno altro che sorridere, devono averle addestrate bene. Mi sembra di sentire la musica di sottofondo alla gente che compra prodotti. Vorrei che fosse sempre tutto così semplice: stai lì di fronte a uno scaffale e puoi cercare con calma quello che vuoi. Hai riparo, canzoni alla radio e sorrisi. A nessuno importa se scegli il prodotto sbagliato, le conseguenze saranno solo tue e del tuo portafogli. Vorrei pagare per i miei sbagli, ma mi piacerebbe anche ricevere sorrisi. E invece per me c’è solo pioggia. Corri. Non ricordo più perché stavo correndo, né perché lo sto facendo ancora. C’era lei, con i suoi ricci e i jeans stretti. E c’ero anch’io, ma non la guardavo, non riuscivo a guardarla. Sono rimasto solo, ma la colpa è mia, lei ha ragione. La spiaggia è vicina. Il mare si gonfia, mangia qualsiasi cosa, torna su suoi passi. Odio il mare. La sabbia è dura, sembra cemento. Avanzo fino a quando le onde non mi sfiorano le scarpe. Un lampo, poi un tuono. Qui la tempesta sembra reale. L’acqua mi arriva alle caviglie, rabbrividisco, la pioggia mi scorre addosso. Ed eccola di nuovo con i capelli in faccia, le labbra arricciate. Questa volta però, si avvicina. Mi sembra di avere il suo fiato addosso, mentre sorride. Poi, mi tira uno schiaffo. – Smettila. Un’onda più alta mi fa perdere l’equilibrio. Il mare mi tira verso di sé e io annaspo in movimenti convulsi. Vengo sballottolato da una parte all’altra, bevo acqua. Per quanto tenti di tornare a riva, sono sempre più lontano dalla costa. Vado giù, non riesco a risalire. È una lotta senza senso. Sto affondando, ma non mi sembra più un problema. Mi siedo su un seggiolino giallo. Si muove con lentezza, mi fa dondolare, è un movimento piacevole. Lei è di fronte a me, ogni tanto mi guarda. Poi si alza in piedi, mi si siede a fianco. Non sento il suo calore, ma va bene così. È bello guardare tutto dall’alto, la desolazione è meno evidente. Gli alberi si muovono appena, il vento questa volta è gentile. – È bello qui, vero? Lei annuisce, mi prende la mano. – Però, credo che non sia il massimo portare una ragazza in un parco giochi abbandonato di Černobyl’. – C’è la tempesta a proteggerci dalle radiazioni, non è questo. – Ah già, la tempesta. Mi guarda e scuote la testa. – Cosa devo fare con te? – In che senso? – Guarda questo posto, è così triste. – Scusami, tesoro, non ho saputo trovare di meglio. – Io non voglio che tu sia triste. – Io non sono triste. – Come mi chiamo? In basso ci sono altre giostre arrugginite, più in là un palazzo con la cornice scrostata. – Come mi chiamo? – Io… mi dispiace. Stiamo scendendo, le mie scarpe sono ancora sporche di fango, comincio a vedere le crepe nel cemento, l’erba secca. – Io non esisto, tesoro. – No, tu sei qui con me. – Nemmeno tu sei qui. – Ti vedo, mi vedo, quindi siamo qui. Un singhiozzo mi fa sobbalzare. Lei sospira. – Lasciami qui e torna sopra, affronta la tua tempesta. – Non posso abbandonarti, ci sono le radiazioni, ti prenderai un tumore. – Le radiazioni sono solo nella tua testa. Io sto meglio qui, tra le giostre rotte. Mi prende il mento, mi punta addosso gli occhi castani. – Non importa quanto sia brutta la realtà, devi tornarci – Sono affogato, non posso. – Respiri ancora, tesoro, quindi puoi. Samir sta accendo un falò, io mi giro dall’altra parte, cercando un cartone con cui coprirmi. I tubi perdono, la vernice si stacca sempre di più.
  4. crazycat

    Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Off Topic

    Eh già, ci aspettavamo che almeno qualcuno capisse che era scritto a più mani... è stato divertente leggere i commenti Ringrazio @Ghigo per l'idea di scrivere insieme l'ultimo racconto, non mi era mai capitato di farlo. Ringrazio @caipiroska per i suoi racconti mai banali e per la sua collaborazione. E poi ringrazio tutti, ma proprio tutti. Dai vincitori allo staff e a tutti i partecipanti, perché se mi sono rimessa in carreggiata è solo grazie a voi
  5. crazycat

    Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Finali

    Perdonatemi... queffe vs Bango Skank: 0 a 2
  6. crazycat

    Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Finali

    Gli Ultimi queffe vs Bango Skank: 0 a 1 Marcello vs Plata: 1 a 1
  7. crazycat

    [N2017-F] Perché piangi, mamma?

    Ma perché questa frase la dicono sempre gli uomini? Beh ma hai appena detto che il cielo è bianco, mentre il cemento è grigio Cavolo, nonostante fosse scontato come andasse a finire mi hai fatto commuovere. Complimenti
  8. crazycat

    [N2017 - F] E profesor

    Mi sono piaciute molto le tue descrizioni, il modo malinconico in cui hai tratteggiato la vita di questo ragazzo. Il messaggio sarà anche un po' moralista, ma a volte capita davvero di incontrare personaggi di questo tipo. Bravo come sempre
  9. crazycat

    [N2017 - F] Jones sogna topi alieni

    Racconto carino soprattutto perché il punto di vista è quello di un gatto (e se c'è un gatto non posso fare a meno che apprezzare )
  10. crazycat

    [N 2017 - F] Vita da demiurghi

    Racconto divertente, leggero. Certo non ha una trama, si basa solo su queste battute divertenti tra un autore disperato e i suoi personaggi, il suo punto forte è che fa sorridere. Bravo
  11. crazycat

    [N2017 - F] Il fiore più bello

    Un po' troppo inflazionato e Qui c'è una contraddizione Come sempre scrivi molto bene, su questo non ho nulla da obiettare, ma io avevo già intuito tutto da come cercava la moglie nel letto, dal fatto che lei non si vedesse ma che lui sentisse solo la sua voce. Avrei preferito un velo di misteriosità in più. E' comunque una buona prova
  12. crazycat

    Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Finali

    Capitano crazycat
  13. crazycat

    Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Finali

    Gli Ultimi Titolari: Ghigo e caipiroska Riserva: crazycat
  14. crazycat

    [N2017-S] Terra arida

    @camparino grazie mille caro! Già, mi sa che questa volta ho un po' toppato, ma sono contena che ti piaccia il mio stile Mi sono ripromessa di lavorarci su la prossima volta Grazie, Marcello! Vedrò di limarlo un po' per renderlo meno ostico La violenza non è avvenuta del tutto, ma forse sì ho calcato un po' troppo la mano. Il fatto è che in certi ambienti è facile che venga usata la "coercizione sessuale" e non so, mi è venuto spontaneo inserire un episodio del genere. Ringrazio anche te
  15. crazycat

    [N2017-S] Terra arida

    Commento: Terra arida Mi accarezza, mentre cerco di trovare una posizione comoda. Questo letto è troppo stretto, mi sento stritolata tra lui e la parete. – Voglio tornare a casa. Ride. – È mezzanotte passata, non ci sono più autobus. – Ci sono i notturni. – Non passano mai, lo sai. – Allora accompagnami, cazzo. Mi guarda. – Non mi va. E poi domani devi andare in stazione, no? Hai portato la valigia qui proprio per questo. – Allora vado a farmi una doccia, fammi passare. Sbuffa. – Che palle che sei. Perfino le mattonelle sono calde. L’acqua fredda mi fa sobbalzare, ma dopo un po’ la pelle si abitua, i muscoli si rilassano. – Ehi. Le tendine della doccia si aprono. – Che c’è? Non posso farmi nemmeno una doccia in santa pace? Gabriele si gratta la barba. – Perché fai così? Domani torni dai tuoi, non ci vedremo per una settimana. Il sapone scivola sulle cosce, raggiunge i piedi, scompare nello scarico. – Io non so se ce la faccio, – mormoro. Scuote la testa. – Io volevo venire, sei tu che mi hai detto di restare. Mi guarda e io mi sento sporca nonostante l’acqua e l’odore del bagnoschiuma. Gli tendo una mano, lui la afferra, entra nella doccia. Mi abbraccia e io rabbrividisco. Lo stringo, gli bacio un orecchio. – Scusami. Sul treno l’aria condizionata è al massimo. Ho ancora l’odore di Gabriele addosso ed è facile immaginare la barba che pizzica sulle guance, il respiro che si fa convulso, la mia pancia contro la sua. Il treno parte e io sento uno strattone all’ombelico. I binari che scorrono sotto il finestrino mi fanno venire la nausea. Macchie di colore si susseguono in un miscuglio di periferia e campagna. Sento già le radici degli alberi che scavano sotto i miei piedi, avvolgono le caviglie, stringono il collo. Il sangue della mia terra chiama. Terra di rifiuti nascosti sotto i campi, di foreste bruciate, di bestie e forse di persone. Mi vedo oltre questo finestrino con i capelli lunghi fino ai fianchi e Lillo, il mio gatto tigrato, tra le braccia. A quindici anni ero una macchia di colore rosso: guance, labbra, unghie, vestiti. Mia madre mi diceva che sembravo un papavero striminzito, ma a me i papaveri piacevano. A quei tempi non pensavo a come potesse essere facile per un pugno di cavalli calpestare un fiore. Ho le labbra secche, la lingua impastata. L’erba ingiallita scricchiola sotto i piedi, l’aria calda puzza di fumo. Mi lego i capelli in una coda alta, cercando di non pensare a quanto sto sudando. – Cristo, – borbotto. È la prima volta che faccio questa strada da quella notte. Le mosche mi ronzano intorno fameliche, mi prude tutto, ma continuo a camminare con un bastone per le vipere. La collina sembra una montagna e io mi sento soffocare insieme a questa vegetazione mentre cerco di non inciampare. Sotto questo sole poco gentile gli strati accumulati negli anni si sciolgono, facendomi sentire di nuovo la ragazzina che usciva di notte per il caldo, la stessa che si vestiva di rosso e stava per ore ad ascoltare i grilli stesa sulla terra nuda. Mi sembra di sentire le campane dei cavalli e delle mucche. Un brivido mi corre lungo la schiena. I pantaloncini di jeans mi segano le gambe, le zanzare mi pungono, la strada sterrata circondata da querce sofferenti si apre in una piccola valle. Il cielo di colpo si capovolge e diventa nero, il sole esplode in una miriade di stelle e io torno ai miei quindici anni. Un cavallo pezzato mi sta fissando. È magro, con il pelo a ciuffi. Alzo una mano, sbuffa. Dietro di lui ce ne sono altri cinque, che mi guardano circospetti. Mi avvicino con il fiato sospeso, il braccio ancora allungato. Poi uno sparo esplode nella notte soffocante. – No, – urlo. Il cavallo si impenna, nitrisce. Altri spari, mi sembra di andare in mille pezzi, mentre l’animale crolla davanti a me. – No, no, ti prego, smettila. Gli altri cavalli corrono, io cado, rotolo sull’animale ferito. Tutto è un circolo di odori forte e sangue che pulsa. Una figura familiare si allontana con un fucile tra le mani, mentre un altro cavallo cade a terra con un tonfo. – Oddio. Tocco l’animale ancora caldo, mentre il sangue si allarga sul terreno secco, m’inzuppa le mani. La chiesa non è tanto piena, il prete aspetta paziente che i banchi vengano occupati. Ogni tanto qualcuno mi si avvicina, mi stampa due baci molli sulle guance e mi fa qualche battuta del tipo “da quanto tempo”, “allora non ti sei dimenticata dov’è casa tua”, ma io rimango immobile come se non sentissi niente. Le vetrate colorate rendono celestiale la luce satanica del sole di agosto. Gratto un po’ di vernice dalla panca, evito di guardare le statue patetiche dei santi. Odio tutti, dalla vecchia con l’alito puzzolente, al bambino di una mia cugina di secondo grado. Mia nonna cerca di farsi aria con un ventaglio a fiori, mio padre batte il piede a terra con noncuranza. La verità è che a nessuno importa che zio Peppe si sia suicidato. Lui era il pazzo, quello che parlava solo con gli animali, che quando non aveva soldi per comprargli le balle di fieno li lasciava liberi di depredare i raccolti e i fienili di tutto il vicinato. Dieci anni fa qualcuno gli lanciò un avvertimento. E io ero lì con il mio vestito rosso a vedere come la terra avida di acqua inghiottisse sangue. Il prete si schiarisce la voce, cala il silenzio. Lo vedo qui davanti, al posto della bara, mentre galleggia nel serbatoio d’acqua che rifornisce i nostri vicini quando c’è siccità. La schiena rivolta al crocefisso, la pancia a malapena coperta da una canottiera sporca che dà sul fondo. Forse aveva capito che le bestemmie non bastano a portare sfortuna. Ora vedo me stessa mentre corro con le mani sporche di sangue, inciampando nel terreno sconnesso. Il vestito rosso mi si appiccica addosso mentre seguo quel fucile e le braccia che lo reggono. – Ehi, fermati! Enzo si gira. – Togliti dalle palle, ragazzina. – Brutto porco. Mi lancio contro il suo fucile, lo strattono. – Che cazzo fai? Sei matta? Vuoi farti ammazzare? – Tanto sei già un assassino. Mi spinge, cado di nuovo a terra. – Devi imparare le buone maniere. – Fottiti, stronzo. Si avvicina, mi guarda come se fossi nulla. Non c’è nemmeno odio in quegli occhi socchiusi dal vuoto. Non vede la figlia dei vicini che correva nuda per il giardino quando era bambina. Mi tira un calcio. – Ripetilo di nuovo. Mi afferra per un braccio, mi tira uno schiaffo. – Forza, ripetilo. Non riesco a dire niente, sono una bambola di pezza, senza cuore e senza sangue, arida e secca, pronta a spezzarmi alla più piccola pressione. Si mette a carponi su di me, mi fruga sotto i vestiti, mi infila la mano nelle mutande. Poi scoppia a ridere. – Prova a dirlo a qualcuno e la prossima volta non sarai così fortunata. Mia madre beve il caffè, mi guarda. – Allora com’è questo ragazzo? Ti ci trovi bene? Le rughe le tirano in basso gli occhi, scavano le guance in una smorfia sempre triste. Sorrido. – Beh, Gabriele è così. – Così come? Apre il rubinetto, lava le tazzine. I pantaloni della tuta le enfatizzano il sedere piatto, i gomiti pallidi sbucano dal maglione con prepotenza. Si è già tolta il vestito nero, quello del funerale. – È difficile da spiegare. Apre il frigorifero, prende una pentola piena di sugo, la piazza sul fornello. – Hai presente come sono aridi qui? – Aridi? – Sì, aridi. Lui è l’esatto opposto. Si gira, si pulisce le mani sui pantaloni. – Uhm, se lo dici tu.
  16. crazycat

    Contest di Natale 2017 - Scrittopoli - Semifinali

    Gli Ultimi Kuno vs simone volponi: 2 - 0 Marcello vs massimopud: 2 - 0
  17. crazycat

    [N2017 - S] Due pianeti color nocciola

    Bah, Simone io ti ho detto soltanto la mia e cioè che l'effetto sorpresa non rende. Perché? Perché secondo me non c'è cuore nella narrazione fino a quel punto. A parte l'inizio, tutto il resto sembra messo lì solo per far caratteri, è tutto teso verso il finale. Comunque di incomprensibile io ci ho trovato ben poco, ma detto questo, secondo me le critiche andrebbero accettate, alla fine postiamo sul forum non solo per farci apprezzare, ma anche per imparare ad andare incontro al lettore. Tu scrivi bene e mi pare che ti sia stato riconosciuto più volte, quindi non te la prendere così.
  18. crazycat

    [N2017 - S] Ottobre alentejano

    Ciao, Marcello! La parte che ho apprezzato di più in questo racconto è quella centrale. È così poetica, evocativa... il finale mi ha lasciato molta tristezza perché non sono riuscita ad accettare che proprio quel ragazzo così pieno di vita sia invecchiato, non riuscendo a voltare pagina. L'unico appunto che ti faccio riguarda il cane. È un po' un cliché che il proprio fido ci porti ciò che abbiamo perso/ciò di cui abbiamo bisogno, ma a parte questo ti faccio i miei complimenti. Alla prossima
  19. crazycat

    [N2017-S] Terra arida

    Grazie, @Bango Skank, cercherò di seguire i tuoi consigli
  20. crazycat

    [N2017 - S] Due pianeti color nocciola

    L'inizio mi piace, ma poi secondo me ti perdi. È come se la narrazione si stoppasse fino alle battute finali dove stravolgi tutto. Non so, non mi hai convinto. Avrei dedicato meno caratteri alla tiritera, fornendo più particolari sull'omicidio di Marta. Tu mi dirai "e l'effetto sorpresa?"... beh secondo me qui l'effetto sorpresa non rende. Ci si legge!
  21. crazycat

    [N2017-S] Sotto la Croce del Sud

    Bel racconto, ho apprezzato soprattutto la descrizione della defunta. L'unico appunto che ho da farti e che in alcune parti secondo me ti sei fatto prendere un po' troppo la mano, divagando in ragionamenti secondo me non necessari. È comunque un'ottima prova
  22. crazycat

    [N2017-S] Terra arida

    E @Vincenzo Iennaco credevo di averlo specificato abbastanza, ma se siete in due a dirmelo vorrà dire che è poco chiaro Vincenzo concordo sul particolare dei binari, non ci ho pensato proprio. Per quanto riguarda la luce satanica era un ossimoro voluto... in più mi veniva da pensare alle fiamme dell'inferno. Invece la parte del serbatoio, lei lo immagina al posto della bara con lo zio che ci galleggia dentro a pancia in giù. Scusa se ti ho risposto tipo lista della spesa, ma con il cellulare non riesco a citare singole frasi. Grazie mille per il tuo passaggio
  23. crazycat

    [N2017-S] Se Dio finisse l'acqua

    Un moderno Abramo in una Roma post apocalittica: fantastico. Gran bel racconto, complimenti @Joyopi P.s. gran bella scelta per la scena finale, il parco degli acquedotti è molto scenografico.
  24. crazycat

    [N2017-S] Terra arida

    @DoubleD grazie per essere passato e per l'apprezzamento. Il finale l'ho voluto lasciare così di proposito, forse ho esagerato Ehm, assolutameno no. Lui voleva andare con lei a casa dei suoi Non è un orpello stilistico, il fatto è che non capisco come funzionano questi cavolo di trattini... @simone volponi scusami per i troppi "questo" e grazie per avermi letto Il serbatoio se lo sta immaginando lei e dentro c'è lo zio morto, quello che aveva i cavalli. Il tizio che lei insegue invece, è quello che ha sparato sulle bestie, un vicino di casa. Mi spiace che sia poco comprensibile, Macleo, ma grazie comunque!
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