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Stefano Verrengia

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  1. Stefano Verrengia

    sbadiglio

    Ciao, partiamo spediti. Trovo assolutamente interessante la similitudine iniziale. Potessi morire senza accorgermene in un millesimo di secondo come muore un profondo sbadiglio a tarda sera capace di farti chiudere gli occhi ancora una volta. Anche il ritmo dei versi, ben cadenzato, dà la sensazione di scivolare in un "sonno mortale" ma, al contempo, che dona ristoro. Il verso "come muore un profondo sbadiglio a tarda sera" è veramente inciso nella roccia, tanto è ben incastrato nella prima frase. E scivolare via come polvere che la pioggia porta via, che assorbe la terra rinascere erba, che secca e muore rinasce a primavera del colore sempre verde della speranza Da qui in poi, però, la poesia perde completamente lo slancio iniziale. Le similitudini diventano inefficaci, banali, con una chiusa che rovina l'eccellente lavoro fatto nella prima frase. Una "volontà di rinascita" espressa con immagini concatenate che trovo assolutamente mal utilizzate, poco originali, quasi come fossero state buttate lì a caso senza alcuna rifinitura, rilettura più attenta dell'opera. Trovo che la partenza sia ottima, ma penso che tu non abbia rifinito il componimento: scritto, piaciuto, pubblicato. Solo Mozart non rivedeva i suoi spartiti, si dice . Ovviamente è il mio pensiero e potrei sbagliarmi, ma la seconda parte è decisamente meno efficace della prima. A rileggerti.
  2. Stefano Verrengia

    Dilettante

    Ciao Gianfranco. Con piacere esprimo un "giudizio" su questo tuo simpatico componimento. Prima strofa. Simpatico l'utilizzo dei vari strumenti retorici (e metrici) per enfatizzare il fatto che la poesia la si può trovare in qualsiasi "metrica", anche se essa può apparire ai "poeti laureati" vetusta, anacronistica. Paradossalmente, i versi sono estremamente fluidi, chiari, semplici, senza l'utilizzo di termini eccessivamente ricercati e altezzosi. Unica nota stonata, dal mio punto di vista, è la rima "sorprendenti-accidenti". Stranamente, però, questa stonatura dà maggior carica "canzonatoria" al tutto: non ne so il perché. Questa, secondo me, la strofa meno efficace. Ci sono troppe rime forzare che, al contrario della rima "stonata" della strofa precedente, vengono a noia. L'idea di fondo è sempre piacevole ma viene snocciolata in un vittimismo pietistico che non risulta coerente con una "overture" di grande valore. Le rima "mare-arrivare", "vento-lamento", strozzano, soffocano la sinfonia. A livello contenutistico, sebbene sia condivisibile, non apprezzo "l'inquadratura" per le ragioni che ti ho prima elencato. Anziché una stilettata di ironia feroce, è stato uno schiaffo con una foglia. In questa terza strofa, invece, si apre un nuovo spiraglio con molti lati oscuri. La "furia poetica" rompe (o dovrebbe rompere) qualsiasi paradigma stilistico e, a mio avviso, è incoerente con quella magnifica e musicale overture dove prendevi in giro "i poeti laureati". Anche qui, la rima "stupita-vita" risulta forzata. "Umana gente" un anacronismo non necessario (l'eco dell'antica e nobile poesia italiana è chiaro e voluto, ma dal mio punto di vista incoerente). Bella l'immagine della foglia. In conclusione, credo il tuo componimento sia partito come una Ferrari che poi, malauguratamente, è uscita fuori pista (ultimamente ci ha, inoltre, abituato a ciò). La tua abilità tecnica è innegabile ma, a mio avviso, andrebbe revisionata per apportare coerenza a tutto il componimento. Il dr.Cialdini afferma che la "coerenza" è una delle 7 armi della persuasione, e la poesia è soprattutto persuasione estetica. A presto.
  3. Stefano Verrengia

    Riunione di condominio

    Ciao Elisa, ancora una volta sei riuscita ad attirare la mia attenzione. Ci riesci perché, in fin dei conti, sei una poetessa "urbana". Non cerchi obbligatoriamente l'universalità dei grandi temi: ti "accontenti" di narrare il quotidiano, e questo attira sempre la mia attenzione. Posso utilizzare un termine controverso? Ti "differenzi" dalla solita poesia. Concluso il complimento. Arriviamo alla critica. Interessante l'attacco da "arena", dove il pover'uomo viene seppellito dalle grida. Ritmica molto interessante con versi corti e ritmati, che danno immediatamente tensione al pezzo. Fino all'ultimo "insolvente" ci siamo. "Se ne stava in silenzio scolpito nell'ebano a gridare" ... chiara l'immagine del povero debitore scolpito nell'ebano, erto, forse addirittura sdegnoso per la mancanza di umanità dell'arena che chiede la sua "morte" come fosse un povero gladiatore. Mi ricorda Farinata Degli Uberti e la sua bara infuocata, che sdegnava l'inferno stesso al quale era stato condannato per il suo ateismo (che immagine che ha tirato fuori Dante, porca miseria). Ecco, questo passaggio è molto apprezzabile. Poi, ti lasci prendere dalla tua "furia retorica", perdi il controllo del pezzo, a mio avviso. "A gridare colpevole, colpevole, colpevole, ecc. ecc." Ma il povero Cristo non era in silenzio? Questo ossimoro funziona ben poco, avrei utilizzato altro per descrivere quel che volevi descrivere, ad esempio un "silenzio colpevole" o roba del genere. Capisco il voler utilizzare l'anafora ma, a mio avviso, si perde tutto il resto. La chiusura è discreta, in alcune parti buona in altre mediocre. Il figlio è lì, ad ascoltare il povero padre umiliato, immagine coerentissima e azzeccata. "Le urla dell'arena" banalizzano l'immagine che eri riuscita a creare precedentemente utilizzando solamente lo strumento dell'anafora. Complimenti, come al solito compi scelte differenti.
  4. Stefano Verrengia

    Che strana la vita!

    CHE STRANA LA VITA! Che strana la vita! Un giorno mi aggrada e un giorno la aborro. È una troia lasciva che in orge d'azzurro e di nero intona i suoi canti. Armonia strana, che in lei è eterno ciò che muore nell'agonia di lamenti e versi rossi. E brucia nelle vene, fiammeggia come tuoni fra nembi ottenebranti, fra venti che urlano e onde che si fracassano come secondi sul tempo. Che strana la vita, un giorno è un fiore e un giorno è una pistola, che odora di violette e polvere da sparo.
  5. Stefano Verrengia

    [LP12] Voglio fare un picnic al cimitero 

    Ciao @Ippolita2018. Analizziamo questo "picnic al cimitero". Sebbene dal titolo si possa pensare che sia un'opera "funebre", non appena si legge il testo, non si può che pensare il contrario. E' un inno alla vita e, tale inno, viene intonato proprio lì dove essa "dovrebbe" essere assente. Le immagini sono chiarissime, quotidiane, senza pretese: la retorica è quasi assente, addirittura la punteggiatura è quasi assente. Quasi una confessione a degli amici ritmata da versi sciolti e parole sciolte. Una poesie piacevole, divertente e rincuorante, che mi ha fatto sorridere. Ti ho immaginato nell'organizzazione del picnic da te descritto e ho riso. Piccolo appunto: in nessuna festa come dio comanda si beve la coca cola.
  6. Stefano Verrengia

    ‘A zizzona

    Ciao Monica. Direi che, essendo un'unica frase, vada analizzata nel suo insieme. Ho letto il titolo e ho pensato:"Una poesia in dialetto su una tettona? La leggo subito." Poi ho cliccato e mi si è aperta la pagina col tuo componimento. "Italiano" ... c'è stato, in me, un attimo di delusione. Mi aspettavo un testo verace in napoletano, o non so quale dialetto. Sai, quei testi "genuini e sporchi" che il popolo canta fra vicoli e viuzze tipo Spaccanapoli. Analizziamo, quindi, quel che ci troviamo di fronte. E' sicuramente un componimento schietto, e questo mi dà sempre piacere: disprezzo i testi arzigogolati che salgono su un piedistallo per ricevere gli applausi del "pubblico". In tal caso, però, non andiamo oltre la schiettezza. Manca la profondità, la condensazione, il mistero di un abisso. Un'immagine semplice, una scena quotidiana di bramosia e di lussuria (che è sempre un bene) che rimane scarna, senza sfumature che possano renderla tridimensionale. La critica che faccio al tuo componimento è molto semplice: l'idea di base è apprezzabile, ma il come viene elaborata e tradotta in versi no. A rileggerti: so che una poetessa o un poeta di rado modificano le proprie opere per altrui parere (ti capisco perfettamente) ma credo che tu possa tirar fuori veramente un bel pezzo se cambi "inquadratura".
  7. Stefano Verrengia

    Non chiedere a un poeta

    Ciao Elisa, lecito il tuo commento: ognuno ha i "suoi gusti". Abbiamo una visione completamente differente di tutto, a quanto pare. Non credo che si debba trovare qualcosa di nuovo nella poesia, anche perché la poesia rispecchia "l'uomo e i suoi tempi". Non esiste nulla di anacronistico nell'arte (in generale) se esprime potentemente un concetto. Anzi, provo in tutte le maniere a non lasciarmi condizionare dal "nuovo" a tutti i costi per esprimere semplicemente quel che mi viene da dentro e come viene da dentro, per poi raffinarlo successivamente. Poi, ovviamente, sono completamente in disaccordo con i vari riferimenti che hai fatto. "Teschio/Shakespeare" solamente per l'Amleto? Dai, questo no, dare la proprietà del "teschio" a Shakespeare per l'Amleto mi sembra veramente eccessivo. Montale? "Ni", in contesto e modi completamente diversi. Parole abusate? Di tutto, ormai, abbiamo abusato, è come ne abusiamo che fa la differenza. Per il restante è il tuo gusto del quale, ovviamente, sei completamente padrona. Voglio solo farti notare che il poeta non è affatto superiore, anzi, è "alieno fra gli alieni", e non è fuori dal mondo, ma fuori dagli altri. A presto.
  8. Stefano Verrengia

    Non chiedere a un poeta

    NON CHIEDERE A UN POETA Non svegliarmi domattina. Voglio rimanere fra le lenzuola come un bruco nel suo baco a filare sogni infiniti in questa piccola bara di carne. Lo so che per te la vita è un dono ma nel mio teschio parole di polvere asciugano le aride labbra. Non chiedermi perché, ti prego. È come chiedere all'oceano il perché delle sue onde. Non chiedere a un poeta da dove nasca la poesia, come può una penna esser simile a una croce. È una voce flebile, sottile come un rasoio, che ti sfiora le orecchie disattente. Forse è questo che volevi, forse è questo che so dirti. È un ruggito in un bisbiglio, un giglio insanguinato. Non son nato per il mondo, alieno fra gli alieni. E temo, o si che temo!, anche nei giorni sereni dove l'azzurro m'abbraccia, il nulla oltre le nuvole.
  9. Stefano Verrengia

    Se dei suoi giorni sapessi

    Una penna "esperta" si riconosce subito. Credo che, al di là dei gusti, al di là della propria filosofia e del proprio modo di vedere le cose, la "tecnica" rimanga "tecnica". In questo caso l'uso delle metafore è raffinato, elegante per dir meglio, le rime sono leggere, azzeccate, al punto giusto, e "avviluppano" il componimento con un buon ritmo e una buona musicalità. Non ho amato la tua poesia perché non "parla di me", non mi tocca nel profondo, non mi coinvolge. E' come una bella donna che non mi piace. Di certo non ne sono innamorato, ma il bello è bello, anche se non ci fa perdere la testa. "Orizzonti di caligine": eccezionale. "Di quei timori faresti coriandoli": metafora veramente azzeccata e "intelligente". "E dei pensieri avviluppati tra le dita, vergini stelle filanti di vita": ottimo il ritmo e buona la rima, ma l'immagine è, dal mio punto di vista, molto meno efficace rispetto alle precedenti. Giusta l'idea del climax ascendente (caligine, coriandoli, stelle-piccolo, piccolo, abnorme. Non so se fatto appositamente) ma l'ultima è molto meno calzante, avrei provato. Complimenti Sira. A rileggerti.
  10. Stefano Verrengia

    La poesia del Tirreno

    Grazie @Poeta Zaza. Son contento che ti sia piaciuta.
  11. Stefano Verrengia

    La poesia del Tirreno

    LA POESIA DEL TIRRENO Il Tirreno brilla turchese e le paranze solcano i flutti per catturar con le reti un altro giorno di speranza. È una danza di piccoli motori che scuotono quel blu profondo prendendo il largo, fin dove possono. I gabbiani garriscono e si fiondano in mare come una penna su un foglio. Ma le parole non dicono quel che vedono gli occhi, sono brezze che scivolano sull’acqua che bisbiglia. La poesia è il vibrar delle onde, la poesia è il profumo d’abisso.
  12. Stefano Verrengia

    Un tipo normale

    Questa è una di quelle poesie che va analizzata "nella sua semplice complessità", quindi interamente. Quando troviamo qualcosa che ci piace è assolutamente impossibile disinnamorarsene per dei nei, anzi, a volte quei nei diventano addirittura portatori di piacevole imperfezione. Questo è uno di quei componimenti che mi è caro per stile e per tema. Ho trovato estremamente piacevole il modo "leggero" con il quale hai trattato l'argomento, senza costruire inutili e complesse architetture retoriche utili solamente (molto spesso) a gonfiare il proprio ego per la propria "bravura" stilistica. Come dire, le solite "baroccate" che il più delle volte distruggono l'essenza di un lavoro artistico. insegue i fiori nel vento? raccoglie le gocce dell’ultima pioggia? prova a riconoscere quel volto che ogni mattina lo fissa da uno specchio? Piacevolissima quartina, bellissima perché limpida come uno specchio d'acqua: lascia al lettore immagini talmente nitide, fulgide, da non lasciar spazio a fraintendimenti. Ed è proprio nella chiarezza che si nasconde il segreto: ognuno si rispecchia in queste immagini. Le prendiamo, le facciamo nostre, le modelliamo come ci pare. E' come se avessi detto a noi "colleghi":"noi questo strano materiale, questo pongo malleabile. Eccolo, ve lo do, fatene quello che vi pare". E poi – ma non so dove l’ho letto – si vergogna di ogni parola con cui si ferisce. Chiusura masochistica che solo chi "scrive veramente" può capire. Ogni parola è un coltello con il quale ci sfregiamo, ogni parola è dolore, sofferenza, cicatrice, malinconia, rabbia. Notevole, limpido e notevole, tratto caratteristico del componimento. Come vedi non ho minimamente citato le altre due strofe. Sono di assai facile lettura, quotidiane, piacevoli, e danno a tutto il testo un'esperienza intima ed amichevole. Stai parlando a noi, tuoi "amici di penna", gli unici che possono capire quanto sia doloroso scrivere, e al contempo quanto sia indispensabile. Siamo con te, o almeno io sono con te. A rileggerti.
  13. Stefano Verrengia

    A Pau Casals

    E va bene, con le becchi tutte ... anche Pau Casals! Quando si parla con un amico, un vero amico, ci lasciamo andare ad una vera e propria confessione che non segue più schemi metrici tradizionali, ma quelli interiori. Ecco, in questo componimento si sta parlando ad un amico, forse un mentore, forse un modello da seguire o semplicemente un musicista apprezzato. Non so e non voglio saperlo. Questi versi sono leggeri ed eleganti (cosa che a quanto pare ti contraddistingue), un sussurro. E' molto difficile entrare in questo componimento con un "giudizio obiettivo". Ovviamente non esiste un giudizio obiettivo, perché la poesia non è obiettiva, altrimenti sarebbe scienza. Intendo un giudizio secco. Infatti, questi tuoi versi, mi hanno lasciato spiazzato. L'ho riletta più volte. Ci sono momenti che mi sembra non mi lasci nulla, come guardare una bella donna che però non fa "scattare quella scintilla". Altre volte, invece, questa leggerezza, anziché diventare indifferenza, è come se diventasse un vento leggero sul viso, come una carezza. Non posso definire questo mio commento un giudizio ma un'impressione. Nella tua poesia, come sempre, vi è quell'eleganza che ti contraddistingue, ma non so dirti altro.
  14. Stefano Verrengia

    Tramonto a Porto Cesareo

    Partiamo a razzo. Prima quartina. Un idillio marino veramente incantevole, una musicalità invidiabile e una "pittura leggera", positivamente sofisticata, che fa presagire quasi una suite oceanica, fatta di eleganza, di dolcezza e abbandono alla bellezza della vita e della natura. Cosa succede? "Franiamo" nella malinconia? Assolutamente efficace, intelligente, frutto di una penna sapiente, abile ed esperta, ecco che questa quartina proietta improvvisamente nell'idillio marino un'immagine di cedimento che trova la sua massima espressione retorica nella "spezzata" erosa/scogliera. Anche in tal caso, l'autore dimostra grande sapienza tecnica e ci dimostra che di certo non è la prima volta che maneggia la penna come un direttore d'orchestra maneggia la sua bacchetta. Tutto è armonico, preciso, dannatamente preciso, impeccabile fino ad ora. Il sonetto è coerente, musicale, solido. In alcuni punti, come l'erosa/scogliera, possiamo sicuramente affermare che ci siano dei "colpi da maestro". Andiamo avanti. Ormai l'oceano ha assorbito lo sguardo dell'autore che proietta sé stesso nell'incommensurabile distesa che ha da sempre ispirato i poeti. La contrapposizione fra la "grandezza" e la piccolezza degli occhi del poeta ora si rivela. Infatti nell'oceano tutto è immenso, fonte di infiniti istanti, fin quando i "pensieri non si incagliano" nel ricordo, nella malinconia e nelle gioie avare. La chiusa, forse involontariamente, forse volontariamente, mi sembra un "richiamo" al componimento di Rimbaud "l'Eternità", dove il cielo e il mare si fondono nell'immenso e nell'eterno, lì dove, ad ammissione dello stesso poeta, tutto si confonde in un istante infinito. Complimenti, dal mio punto di vista eccellente componimento.
  15. Stefano Verrengia

    Pagine bianche

    PAGINE BIANCHE Dove vai, serpente ondeggiante fra questa folla di fili d'erba? So che segreto nascondi in quella pochette da 1000 euro o più. Vorrei aprire le tue gambe come un libro mai letto ma son sicuro che le pagine sono tutte bianche. Forse, per una notte, potrei dirti che tuo padre è uno stronzo e tu potresti donarmi 3 secondi di gioia. A volte, ci si accontenta anche di una rosa finta, di una pinta e di una notte meno tetra.
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