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Leaver

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  1. Leaver

    Lorem Ipsum

    Direi che è proprio come dice mene, non hanno alcun intento di rappresentare, vogliono guadagnare con le valutazioni e l'editing. Una macchinetta mangia soldi, insomma.
  2. Leaver

    Ceccacci literary agency

    Buongiorno, ho inviato un romanzo all'agenzia, chiedendo un servizio a pagamento e precisando che inviavo quelavevo scelto il libro da esaminare proprio perché mi cimentavo in un genere per me nuovo. In genere scrivo gialli fantapolitici, in un'occasione (quasi due) già pubblicati, ed ero perplesso sulle possibilità di commercializzare un romanzo a cavallo tra il genere "di formazione" e un mystery. Giunta nei tempi previsti, la risposta ha confermato i miei dubbi e indicato alcuni punti di miglioramento che sto già provvedendo a seguire. Fin qui tutto bene. Ma ci sono anche note dolenti. I toni utilizzati dal redattore mi sono parsi eccessivi, sono andati al di là della critica costruttiva, talvolta avvicinandosi all'insulto personale ("superficialità che porta l'autore a dare per scontata l'attenzione del lettore"; "credere di potersi permettere movimenti di camera panoramici", ecc.). La cosa mi ha lasciato perplesso, perché mi aspettavo (e auspicavo) fondate e pertinenti critiche sul romanzo, non certo un tono aggressivo, con l'aperto intento di scoraggiare l'autore. Pur infastidito, ho riletto più volte, con attenzione, il giudizio. Ho notato che, pur centrando alcuni limiti effettivi del romanzo, il critico trascurava o bypassava altri aspetti positivi che egli stesso ammetteva. Il mantra era: c'è la fabula (oddio, non è poco), non c'è l'intreccio. Ok, non ci vuole molto a costruirlo, basta rendere il romanzo un po' più mystery di come era stato concepito. In realtà, non volevo farne un altro giallo, pazienza, si vede che l'esercizio non mi era venuto molto bene. Ma l'attacco concerneva anche lo stile, definito "rigido e artificioso, quasi spigoloso", e poi anche "prolisso", e altro ancora ("sciattezza lessicale e sintattica", frasi "molto vicine a dover essere migliorate). Strano, proprio lo stile era stato costantemente considerato, da case editrici e da lettori esterni qualificati, il mio punto di forza. Alcuni esempi venivano esposti: erano spesso alcune frasi non riuscitissime su cui avevo già appuntato la mia attenzione per rifinirle. Mi parevano però l'eccezione, non la regola, qualcosa zoppicava. E così via per il resto. Veniva attaccato a fondo ogni aspetto del romanzo, con argomentazioni spesso valide, ma altre volte meno, talora apertamente pretestuose, altre un po' banalizzanti (es. le critiche su aspetti collaterali, di cui è sfuggito al lettore, certo per colpa mia, il nesso col fulcro del romanzo). Pur riconoscendo che il romanzo necessitava di una revisione esterna - per questo ero ricorso a un'agenzia letteraria - mi chiedevo i motivi di siffatto accanimento, che mi ha turbato anche perché lo trovavo francamente poco rispettoso del lavoro svolto. E' facile criticare, insomma, ma est modus in rebus. Paghi, persino, e poi non dormi una notte per il cazziatone, non va bene. Puoi (anzi devi) dire che un romanzo non va bene, che non ha i requisiti per essere pubblicato, è il tuo lavoro, ma si potrebbe facilmente evitare di ferire l'autore. Il critico, invece, mi pareva apertamente ostile, come se gli risultassi odioso in quanto persona, ancor più che come mediocre scrittore. Come mai tutto ciò, tanto più da parte di un'agenzia che ha una buona reputazione? Leggendo e rileggendo temo di aver finalmente capito da un dettaglio la molla che ha scatenato l'ostilità. Per quanto involuta, la frase rivelatoria era: "un romanzo dipinge come le tematiche che affronta si concretizzino nella realtà concreta (e narrativa) non cerca di un pretesto (sic) narrativo per mostrare al mondo come il suo autore la pensi su questo o quell'argomento". In linea di principio, potrei anche essere d'accordo, se non fosse che il romanzo è una metafora dello scontro tra tradizione e modernità, e che la questione era confinata a un paio di dialoghi, seppur essenziali, tra i protagonisti, non di più. Forse poteva esser ancora più diluita, più sfumata, ma il romanzo non era certo un pretesto narrativo per propagandare le (presunte) opinioni dell'autore. C'era evidentemente dell'altro. Forse il critico semplicemente non condivideva alcune idee espresse dai personaggi, riconducendole al pensiero dell'autore. Capita. Un romanzo "progressista" ha più buona stampa di uno che potrebbe esser interpretato come poco "politicamente corretto", è un fatto. In questo caso deve però esser scattato l'improprio meccanismo dell'intolleranza, cosicché il critico ha fatto leva su alcuni punti deboli del romanzo non tanto per migliorarlo bensì per cercare di distruggerlo, portando i toni al limite del consentito e liquidando a denti stretti il punto forte (l'idea di partenza comunque è buona"). Sarebbe stato lo stesso se, fermo tutto il resto, il romanzo fosse stato apertamente "progressista"? In ogni caso, sto già sfruttando la parte condivisibile e costruttiva della valutazione per migliorare il romanzo. Uno sguardo esterno è sempre utile. Se il libro sarà pubblicato ringrazierò il mio anonimo critico. Non troppo affettuosamente.
  3. Leaver

    IoScrittore

    Buongiorno, ho partecipato a questa selezione di ioScrittore. Ho qualche dubbio. Supponiamo, per miracolo, che io passi. Posso utilizzare i commenti che mi vengono fatti anche per migliorare l'incipit stesso o invece la parte che ho già presentato deve considerarsi cristallizzata? Ho poi adottato per la sinossi un concetto più da quarta di copertina perché mi pareva che fosse l'orientamento richiesto. Secondo voi ho fatto bene o male? Grazie.
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