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Superfrancy

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  1. Superfrancy

    Il barbone con gli occhi da buono

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/47272-fuochi-nella-notte/?do=findComment&comment=838472 Questo è un esercizio di riscrittura in forma narrativa di una canzone che amo: El purtava i scarp del tennis di Enzo Jannacci. Questa è la storia di un mio amico. Una storia vera: un po' triste e un po' allegra. Più triste, però. Un giorno, il mio amico decise di andare all'idroscalo. Era estate e aveva una gran voglia di fare il bagno, e il mare era lontano. E... Niente. Si mise le scarpe da tennis, allacciò in qualche modo le stringhe mezze rotte e si avviò parlando da solo, come faceva sempre quando correva dietro ai sogni, con i suoi occhi da buono accesi. Per vederli meglio. I sogni. Quel giorno era un sogno d'amore. L'aveva vista passare. Bianca e rossa, veloce come il vento, lustra che ti ci potevi specchiare. Un colpo al cuore! Ma lui era solo un barbone. E poi... Niente. Quella maledetta macchina si fermò. Scese un sciur che non sapeva la strada per l'aeroporto Forlanini. Un tipo spocchioso; assomigliava a Gianni Agnelli da giovane. Lui, il mio amico, voleva aiutarlo ad arrivare almeno fino all'idroscalo. Fino all'aeroporto no perché non c'era mai stato. Non era mai salito sull'aereo, lui. Lui che voleva solo un passaggio. Lui che la macchina non l'aveva mai avuta. Lui che voleva solo accarezzare i sedili di pelle bianca, sedercisi sopra, accendere l'autoradio e ascoltare Jannacci che cantava Vengo anch'io. No, tu no. Cosa c'era di sbagliato? Lui. Lui e le sue scarpe da tennis scucite. I jeans che non erano più blu consumati sulle ginocchia, tanto che si erano bucate anche le toppe. Di quelle adesive. (Gliele avevo attaccate io, in qualche modo. Lo dico così, per la cronaca.) Li hanno trovati sotto un mucchio di cartoni. Tantissimi cartoni. Lo ha trovato Crazy (il cane di uno che lavora all'idroscalo) che ogni volta che lo incontrava gli annusava i sogni e scodinzolava come un matto. Poi girava su se stesso e cercava di mordersi la coda. Come un matto. Un matto innamorato di un barbone. A un certo punto si è sentito un gran colpo. Il mio amico è volato oltre la strada, sui cartoni. Le scarpe gli si sono staccate dai piedi e sono cadute un po' più in là. Il Gianni è scattato fuori dalla macchina (non passava nessuno) e gli ha buttato addosso tutti i cartoni. Tanto, di un barbone non importa mica a nessuno... Lui, il mio amico, e i suoi occhi da buono. Se n'è andato così, per primo, come un barbone. Senza necrologio sul Corriere, come Agnelli.
  2. Superfrancy

    Il barbone con gli occhi da buono

    Grazie, @paolasenzalai. Troppo buona...
  3. Superfrancy

    Linea Edizioni

    Nome: Linea Edizioni Generi: narrativa per ragazzi e adulti Invio manoscritti: redazione@lineaedizioni.it Distribuzione: LibroCo http://www.lineaedizioni.it/libreria/ Sito: http://www.lineaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/LINEAedizioni/?ref=br_rs Vorrei segnalare la casa editrice Linea Edizioni di Padova da cui ho ricevuto una proposta a pagamento. Al momento il sito è in manutenzione, pertanto i generi pubblicati sono da verificare. Ho inviato il mio romanzo poche settimane fa e ho ricevuto una proposta di pubblicazione in cui mi si chiedeva l'acquisto di 115 copie con il 20% di sconto.
  4. Superfrancy

    Concorso Una Storia per il Cinema [30/09/2020]

    Concorso a pagamento Ciao a tutti. Ho appena scoperto questo concorso: https://www.unastoriaperilcinema.it/il-concorso/ indetto da VenerArt Associzione Culturale. Copio e incollo la descrizione del concorso presa dal sito. IL TUO LIBRO PUÒ DIVENTARE UN FILM Quante volte scrivendo il tuo libro hai pensato, sognando ad occhi aperti, che potesse trasformarsi in un film? Ebbene, oggi può diventare realtà! Il concorso "Una storia per il cinema" da quest'anno in avanti diventerà l'unione tra due meravigliosi mondi, quello editoriale e quello dell'audiovisivo. Che tu abbia già pubblicato il libro o no, non importa, l'importante è che la storia sia adatta ad una trasposizione cinematografica o seriale per il web. Saranno dei professionisti dei due mondi a decretare il manoscritto vincente che da quel momento in poi verrà trasformato in sceneggiatura a seguito della quale si produrrà il film o la web serie. Sembra interessante, ma sul sito non appare un termine ultimo per la consegna delle opere. Inoltre, la tassa d'iscrizione è di ben 70 euro. Qualcuno ne sa di più?
  5. Superfrancy

    Assomigliare a un'idea, un'idea dell'Ikea.

    «Mi chiamano Agrado. Perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita più gradevole agli altri». «Proprio com'era mia mamma. Sempre pronta ad aiutare chiunque». pensò Frida alzando lo sguardo annebbiato di lacrime verso il televisore. Trasmettevano Tutto su mia madre, di Almodóvar. Dal 48 pollici appeso alla parete del soggiorno, Agrado sembrava rivolgersi anche a lei, intenta a mettere ordine tra le centinaia di foto di famiglia ammassate alla rinfusa in una scatola di cartone telato. Le aveva sparpagliate tutte sul tappeto di lana grigia dell'Ikea: uno sfondo neutro, perfetto per quell'incerta sequenza di vuoti e di pieni che chiamiamo “vita”. Immagini di soldati, storie di bombe e di tombe, ma anche feste e divertimenti di bimbi, come quella in cui, a dieci anni, giocava a fare la mamma con il fratellino più piccolo ingozzandolo di stelline in brodo fin quasi a soffocarlo. Ora, a quarant'anni, Frida era avviluppata in un asfittico involucro di carne, martoriato dai tatuaggi e inflaccidito dal dimagrimento. Inadatto a ospitare anche soltanto un embrione di vita. Il corpo di una ex grande obesa, bulimica dell'affetto di cui era stata privata, passata da centocinquanta a ottanta chili in due anni. Di quell'enorme zavorra non restava che una pesante camera d'aria sgonfia, larga e spessa. Maledettamente attirata verso il basso. Le sue dita, rapide e ossessive, si muovevano tra le foto cambiandone continuamente la cronologia nel folle tentativo di modificare il passato per sovvertire il presente. C'erano anche dei ritratti di sua madre, morta cinque anni prima; non i soliti cheese tanto per compiacere l'obbiettivo, bensì le smorfie di una malattia precisa, feroce, inafferrabile. Di quelle che attorcigliano il cuore di chi guarda. Ovunque spostasse quelle foto, l'effetto non mutava. Il dolore si muoveva con loro. Nel bel mezzo di quella danza diabolica squillò il telefono. Era Marta, una vecchia amica. «Frida, sabato ho la mia prima prova di body suspension. Ti va di venire a tenermi la mano? Sai, sono un po' nervosa». «Certo. Conta pure su di me». Parcheggiarono l'auto davanti a un capannone, ex sede di una ditta inghiottita dal proprio fallimento, alla fine di una lunga strada a fondo chiuso. Un posto isolato, in periferia. Superati i controlli di rito, entrarono. Mentre Marta si spogliava dietro una tenda nera, gli occhi di Frida, appollaiata su uno sgabello troppo piccolo, correvano rapidi in ogni direzione: prima verso le schiene tatuate, poi i buchi _ non dei comuni piercing _ buchi veri, sangue che sgorga, altri buchi, acciaio che aggancia, cavi, tiranti che tirano, pelle che si scolla, corpi che si issano. «Sì, lo voglio anch'io. Appendetemi» gridò in preda all'esaltazione. Un forte odore di disinfettante. Altri fori. Altro sangue. Altri ganci. «Tutto a posto, Frida?» sussurrò l'operatore, accarezzandole il cranio ispido. «Tutto OK.» rispose Frida, appesa in orizzontale, a poco più un metro da terra, a poco meno di un metro da Marta. Si tenevano per mano e sorridevano al vuoto. Beate in un luogo dove non esistono parole; dove, in un impeto di violenta compassione, il dolore stordisce la sofferenza. Denudate fino a strapparsi la pelle: questo è il pegno da pagare per essere autentiche perché «una è tanto più vera quanto più somiglia all'idea che ha sognato di se stessa».
  6. Superfrancy

    Brassotti agency

    Propongono editing a pagamento a prezzi modici.
  7. Superfrancy

    Brassotti agency

    Anch'io sono stata appena contattata via LinkedIn. Vi farò sapere.
  8. Superfrancy

    Concorso Una Storia per il Cinema [30/09/2020]

    Ho fatto qualche ricerca e mi sembra che dietro a questo concorso ci sia la CE Caosfera. Infatti, l'indirizzo di Venetart e quello della CE sui rispettivi siti coincidono. Non capisco perché nel topic relativo a Caosfera, in cui è stato chiesto abbastanza esplicitamente, l'editore non abbia né confermato né negato.
  9. Superfrancy

    Assomigliare a un'idea, un'idea dell'Ikea.

    Vabbè, ho capito: devo proprio continuare a scrivere.
  10. Superfrancy

    Concorso Una Storia per il Cinema [30/09/2020]

    Sì, pare che il film venga prodotto da Halley Pictures o altri partner che si uniranno al progetto.
  11. Superfrancy

    Assomigliare a un'idea, un'idea dell'Ikea.

    Che dire? Grazie, grazie, grazie! Mi fa particolarmente piacere questa frase: "una descrizione che ha il sapore di violenti pennellate date su una tela". Infatti, rappresenta perfettamente il mio approccio alla scrittura: dipingere con le parole.
  12. Superfrancy

    Assomigliare a un'idea, un'idea dell'Ikea.

    Grazie per le belle parole, Adelaide! Per quanto riguarda il corsivo: non so perché, ma copiando e incollando il racconto da word a writersdream il corsivo si è perso. Misteri... Sullo scopo della body suspension... Beh, credo che ogni persona sia un caso a sé con motivazioni molto soggettive e difficili da indagare. Comunque, in rete si trovano sia informazioni che immagini (da guardare solo se non si è impressionabili).
  13. Superfrancy

    Il bivio

    Invece di dire cosa fa il cielo, io lo descriverei cercando di rendere la sensazione di temporale imminente. Non vedo la necessità di specificare che il vento è forte: se scuote gli alberi non può essere una brezza. Al posto di "le tagliò il respiro" metterei "le mozzò il respiro" perché suona più netto e deciso. Proseguirei con "fu costretta a fermarsi" senza aggiungere altro. Sostituirei "confusa" con "scomposta" e "sparsa sul volto" con "che le nascondeva il volto". Sulla "cosa" (auto, moto, fantasma...) ho qualche perplessità perché subito dopo scrivi che non c'era nessuno. E nessuno fa pensare a una persona. Mi riesce difficile immaginare uno sguardo che si assottiglia. Credo che intendessi qualcosa come "infilò di nuovo lo sguardo nella stradina". Un presentimento la tratteneva dallo staccare i piedi dal suolo. Non era solo stanchezza, c'era dell'altro. Questa frase incuriosisce il lettore. Metterei un punto dopo "strapiombo". Mi sembra più efficace. Toglierei "infine" e metterei "in un istante" al posto di "in quell'istante". Poi sintetizzerei le frasi seguenti: la sua realtà era lì. Come poteva non volerci tornare? I suoi cari, la sua casa... Il suo mondo. Sostituirei "propria" con "sua". Poi alleggerirei un po' le frasi. Ma questo è solo e unicamente il mio gusto personale. Era mai stata veramente felice in quell'appartamento al terzo piano? L'aveva voluto così tanto e così a lungo, come si desidera l'indipendenza. Ma ora si domandava: perché rinunciare a una vita diversa, anche a costo di fare la cosa sbagliata? L'ombra della paura di un "sì" le si insinuò nel cuore. D'improvviso, il fragore di un tuono la riportò al punto in cui i suoi amici erano scomparsi. Nessuno si era accorto della sua assenza, nessuno era tornato a cercarla. Sbuffò di delusione. Poi li giustificò, ancora una volta. La paura, la fretta, la voglia di tornare a casa... L'arrivo dell'Ombra scacciò il fastidioso ronzio di quei pensieri. E così via con lo svolgersi del racconto. La consapevolezza di trovarsi intrappolati in una storia che non è la propria può rivelarsi destabilizzante o salvifico. Chissà che il medaglione non tragga d'impaccio la protagonista...
  14. Superfrancy

    Il barbone con gli occhi da buono

    Grazie, scrittricepazza. In effetti, il fatto di dover ascoltare la canzone o leggerne il testo potrebbe scoraggiare qualcuno alla lettura: non tutti amano Jannacci e non tutti capiscono il milanese. Ti ringrazio ancora per le parole di apprezzamento.
  15. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    «E levati di mezzo, pagliaccio! Ché dobbiamo spostare il furgone». disse Joe. Il pagliaccio non mosse un muscolo. «O è sordo o è un povero citrullo». disse Mark. Olly aveva ancora addosso il trucco da clown. Stava immobile, quasi una statua, accanto al pick-up. Con la sua faccia di gesso rattrappita in una smorfia. Lo spettacolo era finito. La giacca, trafitta dai fischi, era piena di buchi. Il cuore, vuoto. «L'ultima sconfitta la dedico a te». pensò guardando la linea dell'orizzonte seminascosta da nuvole scure. Le prime gocce di pioggia, grosse e pesanti, lasciavano delle orme rotonde sulla terra battuta e sulle scarpe impolverate di Olly. Quelle scarpe che lo avevano accompagnato per tanti anni lungo le strade del Midwest erano sul punto di dare forfait. Scarpe di pelle nera. Grosse e pesanti. Con i lacci. Le suole: di gomma, per non far rumore. «Dai, facciamoci un goccetto. Il furgone lo spostiamo dopo». disse Joe. «Chissà che nel frattempo il pagliaccio sparisca...» disse Mark. Il cappello volò via dal capo di Olly. Pioveva controvento. Il pesante trucco di scena si scioglieva. Scie bianche, rosse e nere scendevano sul suo viso scavato. La dissoluzione del pagliaccio. Quando la pioggia ebbe finito di lavargli il viso, Olly si mosse. Alzò il piede sinistro, ma la scarpa si aprì come una scatola di sardine mostrando dei geloni rossastri aggrappati alle dita del piede. Abbassò lo sguardo, il naso da clown rotolò per terra. Mentre si chinava a raccoglierlo una foto scappò fuori dalla tasca interna della giacca e si mischiò al fango. Era la sua Jenny, che lo aveva lasciato senza un perché. Solo due parole scritte con la matita rossa sul retro: «Addio, pagliaccio». La virgola l'aveva aggiunta lui. Con la matita nera. «Addio, Jenny». disse piano Olly. Si girò e percorse i pochi passi che lo separavano dal furgone. Gli abiti zuppi erano diventati pesanti. I piedi gli dolevano. Le ginocchia cominciavano a cedere. Con fatica riuscì a distendersi sotto il pick-up, all'asciutto. Si addormentò. «Forza, Mark. Fai manovra e mettiti dietro al palco ché siamo più comodi a caricare». disse Joe. Il pagliaccio non si accorse di nulla. Piovve per ore. Una pozzanghera del colore del vino annacquato si formò intorno alla sagoma di Olly. Nessuno si accorse di nulla.
  16. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    Grazie anche a te per le osservazioni. Sinceramente, non ricordo perché ho scelto un sostantivo piuttosto che un altro. E' un racconto che ho scritto qualche anno fa. "Aggrappolati" è una parola che non conoscevo. Grazie. Mi piace. Sulla punteggiatura non so che dire: ognuno ha le sue preferenze. L'ambientazione americana è dovuta al fatto che si tratta di un esercizio assegnatomi a un corso di scrittura creativa: scrivere un racconto ispirato alla foto Sad Clown della fotografa statunitense Vivian Maier. Tutto qui. In effetti, anch'io penso che sarebbe meglio scrivere di ciò che si conosce bene e, a meno che non si sia vissuti a lungo negli USA, non ha molto senso ambientarvi una storia.
  17. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    Grazie per il tuo commento così incoraggiante! Penso di pubblicare altri racconti nei prossimi giorni, anche il fatto di dover prima commentare gli scritti altrui mi frena un po'.
  18. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    Grazie, Floriana! Cercherò di pubblicare altre storie.
  19. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    Grazie, Elisabeth! Mi fai venire voglia di pubblicare altri racconti.
  20. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    Devo dire che hai letto il mio racconto con grande attenzione. E questo mi fa piacere. Per rispondere alle tue osservazioni posso dire che secondo me non è fondamentale dare una spiegazione puntuale e razionale a tutto. Le storie possono essere interpretate in tanti modi o non essere interpretate affatto. Un po' come certe opere d'arte davanti alle quali si rimane senza parole ma si provano delle emozioni estetiche, o i testi di molte canzoni di Fabrizio De André, non sempre di immediata comprensione ma di una bellezza davanti alla quale ci si può solo arrendere. L'importante è che alla fine resti qualcosa, anche soltanto l'aver colto il significato profondo di una metafora o l'aver condiviso uno stato d'animo.
  21. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    Grazie per le parole di apprezzamento e i suggerimenti. In effetti non mi ero accorta della ripetizione della parola viso. Per quanto riguarda, invece, la minuscola dopo il punto al termine del dialogo, è una cosa che mi hanno insegnato a un corso di scrittura creativa e l'ho presa per buona. Ciao.
  22. Superfrancy

    Addio, pagliaccio.

    Troppo gentile! Grazie delle belle parole. Rifletterò sull'eliminazione di quella breve frase.
  23. Superfrancy

    Fuochi nella notte

    Nell'insieme trovo l'incipit interessante. Mi ha fatto subito venire voglia di cercare Baumurtas su Google per vedere qualche foto del paese. Peccato che non esista... Anch'io trovo la seconda frase un po' troppo lunga, ma si può rimediare facilmente spezzandola o riscrivendola. Mi incuriosisce il fatto che gli abitanti del paese rifuggano il contatto con l'acqua. E' questo che rende il paese "diverso"? Il fatto che gli abitanti siano poeti e non amino l'acqua? Oppure il suo odore caratteristico che, però, non si riesce a immaginare, come se non assomigliasse a nulla di terrestre. Anche il loro essere tutti poeti grazie alla "vita arcaica di una volta" non mi sembra così scontato: la vita primitiva è una lotta per la sopravvivenza e spesso abbruttisce le persone. La frase che descrive lo sguardo degli abitanti del paese potrebbe, secondo me, essere resa più efficace sintetizzando il concetto e andando subito al punto. Qualcosa come "i loro occhi neri ti leggevano dentro, in silenzio", ad esempio. Le "voci delle pietre immobili" mi lasciano perplessa. Non capisco se si tratta del vento che soffia tra i massi e produce dei suoni, visto che le pietre sono, per loro stessa natura, ferme. Anche la descrizione degli abitanti che raccontano storie o fatti accaduti contiene qualche ripetizione ("impersonando", "diventando la persona") che rende un tantino difficoltosa la lettura. "Perché non mentivano e se pure poteva accadere se ne pentivano per tutta la vita, avendolo fatto con quelle capacità non comuni che la natura aveva loro concesso." Qui non mi è chiaro il motivo di un pentimento così duraturo. Se mentivano perché, presi dalla foga del racconto, colorivano un po' le vicende, non mi sembra poi tanto grave... La natura così mite e pacifica di queste persone mi sembra poco realistica, ma forse nello sviluppo della trama ne sapremo di più. Magari è proprio questa la "diversità" che, per qualche misteriosa ragione, rende il paese unico. Per concludere: mi sembra una storia da sviluppare, tutta in salita, in un'ambiente arido e polveroso in cui si inserisce una voce narrante che vorrei sentire più decisa e impostata.
  24. Superfrancy

    Oltre il padre

    Nel pieno della realizzazione professionale ed economica un padre scopre di essere malato. Di una malattia dal movimento lento ma inesorabile, che solo la morte fermerà. Deve trovare una soluzione per il futuro del suo unico figlio, disabile fisico. Chi si occuperà di lui DOPO? Non certo la madre. La madre che non lo ha mai accettato. La madre che nasconde segreti inimmaginabili. Ignaro del tormento paterno, il giovane si compiace delle attenzioni di un altro uomo: il cuoco del ristorante sotto casa sua, a Milano. Tra un piatto di bucatini e un risotto allo zafferano tra i due nasce una storia di cui nessuno sembra accorgersi. Il cibo si fa messaggero di un amore insolito e inaspettato. La metafora culinaria sostiene l'intero romanzo, l'intreccio delle vite dei personaggi principali e di quelli secondari, ridicole macchiette di se stessi, posseduti da passioni e ossessioni. Come anime in transito dentro i propri inferni, raccontati dalla voce di un vecchio barbone di nome Jésus.
  25. Superfrancy

    Concorso Una Storia per il Cinema [30/09/2020]

    Grazie. Non avevo visto la pagina FB.
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