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  1. franciesmorrone_scrittore

    Video-presentazione del mio libro!

    Carissimi lettori, vorrei con immenso piacere informarvi che Domenica 1 settembre ci sarà in anteprima assoluta la video-presentazione del mio romanzo d'esordio, Le decisioni della nostra vita. Il video sarà trasmesso in diretta a partire dalle 19.00, dopodiché sarà visibile in ogni piattaforma di streaming online (compreso youtube, facebook e instagram). Sinceramente, Francies M. Morrone
  2. franciesmorrone_scrittore

    Salve a tutti!

    Cari lettori di Writer's Dream, sono lieto di far parte di questa grande comunità, la quale mi ha in questi anni aiutato molto per ampliare la mia esperienza di scrittore. Colgo, quindi, l'occasione di presentarmi. Mi chiamo Francesco Morrone, in arte Francies M. Morrone, autore di due romanzi, una trilogia fantasy e una serie Ebook. Amo scrivere, leggere, la natura e il mare. Amante degli animali, e ogni tanto mi diletto con investimenti in borsa. Adoro qualsiasi cosa stimoli il mio intelletto, e accresca "l'esperienza della mia anima". Non ci sono molto cose che odio, e anzi, credo di non provare questo sentimento praticamente verso nulla e nessuno. Ringrazio infinitamente lo staff di Writer's Dream per avermi accolto. Un caro saluto e a presto! Con affetto, Francies M. Morrone
  3. franciesmorrone_scrittore

    California Dreaming: A Los Angeles Series #1

    Arrivo a Los Angeles James Alliston era seduto sul volo di linea diretto per Los Angeles. I voli di seconda classe non avevano mai avuto una buona reputazione, ma da sempre la capacità di deprimerlo. Ciò nonostante, il suo agente ‒ e migliore amico da quindici anni ‒, Andy Jackson gli aveva promesso che quella svolta non avrebbe potuto che giovarli: una lunga strada verso l’ignoto, con una valigia da quattro soldi con all’interno un paio di jeans scuri e un paio di magliette nere piuttosto attillate, schiuma da barba, lamette, e un vestito per le occasioni eleganti. Quello almeno era tutto ciò che aveva avuto il tempo di arraffare prima che la sua ex moglie lo sbattesse fuori di casa, accompagnata da un avvocato barra mastino con il quale lui aveva avuto il piacere di molti incontri per tutta la durata del processo di divorzio. Fortunatamente, era riuscito ad ottenere l’affidamento congiunto di Elizabeth, e due volte al mese avrebbe potuto vedere la sua bambina di tre anni. Una brutta rottura, così l’aveva chiamata Andy, il suo agente, anche se la considerazione ricevuta fino ad oggi per tutta la faccenda lui non era riuscito a prenderla in maniera adeguatamente seria. Forse, era perché era successo tutto troppo in fretta, ma non era mai riuscito a capire quanto Karen e lui si fossero distaccati. Quando era successo questo? Nel momento in cui era dovuto andare a Los Angeles, per iniziare a lavorare alle riprese del film del suo romanzo? Karen aveva apertamente comunicato il suo disaccordo e i motivi erano piuttosto chiari:«Non puoi decidere di partire così all’improvviso lasciando me e tua figlia qui», aveva detto. Eppure, cos'altro avrebbe potuto fare? Neanche a lui piaceva molto l’idea, ma quale scelta aveva avuto, al tempo? Sicuramente, non era stata quella la ragione scatenante, bensì ce n’erano un migliaio d’altre, e per essere esatti i loro nomi erano Clarisse, Vanessa, Maggie, Barbara e molte altre da aggiungere alla lista. In effetti, non aveva mai tradito Karen con nessuna di queste, in fondo le avance da parte di bellissime donne come loro, non erano state abbastanza perché lui rinunciasse a Karen e a sua figlia. Il fatto era che dopo aver terminato il suo libro, non era più riuscito a scrivere nulla che lo emozionasse come un tempo, e questo per James era stato l’inizio di una lunga “depressione letteraria”, così Karen l’aveva chiamata. Una volta finito il film era tornato a New York, pensando che tutto, da quel momento in poi, sarebbe stato fantastico. Insomma, aveva scritto un libro che il New York Times aveva definito “il nuovo approccio relazionale nel 21° secolo”, e se molte persone leggevano quella rivista – e molti lo facevano ‒, il gioco era fatto: ecco che il tuo romanzo iniziava a vendere centomila copie in poco più di due mesi. Grazie anche al fatto che il suo agente, Andy Jackson, aveva fatto sì che ciò accadesse. Da lì, ecco l’arrivo di una proposta cinematografica e dei primi veri soldi come scrittore. Tutto andava magnificamente, senza intoppi, e anche Karen era entusiasta che i suoi sforzi finalmente fossero ripagati. Anche se a molte persone piaceva elogiare insistentemente il suo innato talento nella scrittura, purtroppo lui non era mai riuscito a vedere ciò con gli stessi occhi. Almeno questo era il suo stato d’animo attuale, verso qualunque cosa e non solo verso la scrittura. Quando era successo, si chiese, mentre l’hostess passava nel corridoio stretto dell’aereo con il carrello del cibo e ne offriva a ogni passeggero con un sorriso più che smagliante. Quando aveva perso Karen? Questa era una domanda che si era posto molto spesso nelle ultime settimane. Era davvero impossibile che tornasse tutto come una volta e loro due si ricongiungessero ancora? Le carte del divorzio erano una risposta più che eloquente, ma lui era sempre stato un tipo da lieto fine, malgrado adesso non riuscisse a scovare un’idea così folgorante da poter fare in modo da incastrarci un lieto fine come si deve. A un tratto, i suoi pensieri furono interrotti dalla donna seduta di fianco a lui. Era una donna affascinante, sulla quarantina forse, un paio di occhiali scuri che le coprivano il volto e un leggero abbozzo di rughe ai lati della bocca, per via dell’età. La donna non aveva fatto caso a lui fino a quel momento. Probabilmente, i voli dovevano metterla in soggezione perché, ora, James, fece caso al continuo muoversi e agitarsi da parte della donna, che difatti, non era stata ferma un momento. Di fianco a lei, c’era un uomo grassottello, che a fatica riusciva a stare seduto composto sopra gli stretti sedili della seconda classe. Era tutto cimentato a vedere fuori dal finestrino esattamente il nulla, poiché ancora l’aereo era troppo in alto per riuscire a vedere un accenno di terra, bensì, ora, c’erano solo nubi bianche a circondarli a circa diecimila metri d’altitudine. «Nervosa per il volo?» Chiese lui, rivolgendosi alla donna con un sorriso aperto. «A dire il vero, sì.» Pronunciò lei, con un sorriso tirato che evidenziò maggiormente il suo nervosismo. «Anche la mia ex moglie era sempre agitata quando si trattava di prendere un aereo.» Disse lui, per farle capire che non doveva essere imbarazzata per questo. Mettere il gentil sesso a proprio agio, era una cosa in cui era sempre riuscito bene; non solo per la sua sapienza nel parlare, ma nei suoi stessi modi di fare sicuri di sé tendeva ad attrarre le donne. Questo, evidentemente, piacque alla donna, perché gli rivolse un sorriso e gli porse la mano. «Mi chiamo Caitlin Thomas.» «James Alliston.» Fece lui. «Viaggio di lavoro?» Continuò, avendo notato il suo abito elegante e la gonna attillata fino alle ginocchia di colore grigio. «Indovinato. Si tratta di un colloquio importante con uno studio legale a Los Angeles.» Rispose lei, confermando le sue supposizioni. «Ah, un’avvocatessa in carriera.» «Be’, non proprio in carriera. Ho deciso di trasferirmi a Los Angeles per stare più vicino a mia madre, che al momento non è in ottime condizioni.» Confessò, lei. «Sei anche specializzata in medicina?» Disse lui, facendole l’occhiolino. «Diciamo una semplice volontaria, e una figlia che cerca di riscattare il tempo perso con sua madre.» «Ottima opportunità, direi.» «Direi di sì. Ma il cambio città è stressante, e ancora non sono certa su come andrà il colloquio. Speriamo bene.» Fece la donna, incrociando le dita. «Vedrai che andrà bene, hai tutto ciò che un avvocato dovrebbe avere.» Disse lui, rivolgendo per un secondo lo sguardo verso le hostess in fondo al corridoio, a ridere per qualcosa di cui lui ignorava l’esistenza. «Ah, si. E cosa?» Chiese Caitlin, togliendosi finalmente gli occhiali da sole e mostrando un paio di occhi blu incorniciati da un velo di trucco viola. «Fascino, tenacia e un buon cuore.» Rispose, lui. «Come fai a dirlo? Non mi conosci neppure.» Chiese lei, sospettosa. «Be’, il fascino è ovvio. La tua tenacia e il tuo sangue freddo l’ho notato dal momento in cui sei salita sull’aereo, ma per quanto ti spaventi, non hai voluto farti sovrastare dai tuoi timori e hai mantenuto il sangue freddo per tutta la durata del volo. Per quanto riguarda il buon cuore… » Fece una breve pausa, rivolgendole un sorriso e guardandola dritta negli occhi. «Chi, se non una donna di buon cuore, con un lavoro sicuro a New York, senza il minimo rimorso mollerebbe tutto per stare accanto alla povera mamma malata?» Lei gli sorrise divertita. «Hai azzeccato in pieno, complimenti.» «Nulla di ché.» Fece lui, «basta avere un minimo d’attenzione ai dettagli.» Lei gli scoccò un’occhiata guardinga, mettendosi l’asta degli occhiali in bocca da un lato, mentre era evidente che stava riflettendo su qualcosa. «Scommetto che sei uno scrittore o uno sceneggiatore.» Disse lei, d’un tratto. «Hai visto, non e poi così difficile. Basta saper osservare. Da cosa l’hai dedotto?» Domandò, lui. «Uhm, vediamo… » iniziò a dire la donna, «nulla, semplicemente dal fatto che ti ho visto sopra l’ultima rivista del New York Post e sul The New Yorker.» Fece una breve pausa. «Non ero sicuro fossi tu all’inizio, ma guardandoti meglio, ora ne sono quasi certa.» Concluse la donna, con un sorriso sempre più malizioso. «Prima di acquistare il tuo libro, fui un po’ scettica, a dire il vero.» Confessò, lei. «Leggendolo, però, ho in comune noi persone è proprio il pregiudizio e le difficoltà con le quali facciamo fatica a relazionarci, specialmente con l’altro sesso.» «Uno sguardo, non ci serve di più per conoscere una persona.» Disse lui, guardando la donna con i suoi occhi azzurri e scostando appena una sua ciocca di capelli bionda dal viso. Lei sorrise, e lo scrutò appena imbarazzata. Soprattutto, perché, lui, ora, la stava guardando fissa negli occhi. Dopodiché, lei, si avvicinò al suo orecchio e gli sussurrò:«ti aspetto nel bagno fra cinque minuti.» Poi si alzò e liscò il vestito, passandogli di fronte e dirigendosi lungo lo stretto corridoio dell’aereo. Una volta sceso dall’aereo, James si avviò attraverso il lungo corridoio che lo avrebbe portato al terminal. Di fianco a lui, c’era quella splendida donna conosciuta sull’aereo, e nonostante fosse impensabile, lei gli aveva raccontato in pratica tutta la sua vita a New York fino ad oggi. Si avviarono entrambi nel terminal dell’aeroporto, e mentre lei continuava a insistere sul fatto che avrebbero dovuto rivedersi, lui non era dell’idea di volerlo fare. Non era nulla di personale, ma dopo tutta la trafila con il suo divorzio non aveva la minima voglia di gettarsi a capofitto in un’altra relazione ‒ probabilmente complicata ‒, con un avvocato di Los Angeles; sicuramente non l’avrebbe vinta lui, se ci fosse stato qualche problema a livello di fedeltà. I due si fermarono proprio fronte i sedili della sala d’attesa dell’aeroporto, dove avrebbero dovuto salutarsi e andare ognuno per la sua strada. In fondo, lui era stato abbastanza sincero con Caitlin, e aveva accennato a un matrimonio finito non proprio nei modi migliori, ma evidentemente la tresca sull’aereo e il suo profondo fascino dovevano averla colpita, perché la donna non accennava a mollare. «Dovremmo, non so… fare qualcosa uno di questi giorni. In fondo, siamo tutti e due nuovi qui, e avere qualche amicizia in più non farà certo male a entrambi.» Disse la donna, con enfasi. Il problema era proprio questo, e avere nuove amicizie come quella di Caitlin non gli sembrava per niente una buona idea. Come avrebbe fatto a dirglielo senza ferire il buon cuore di una dolce samaritana che era venuta fino a Los Angeles per prendersi cura di sua madre. Fortunatamente, il suo agente risolse il quesito, comparendo alle loro spalle e chiamandolo a gran voce. «Ehi, James!» Sia lui sia Caitlin, si voltarono nella direzione da cui proveniva la voce, e videro il suo agente venire nella loro direzione. Aveva gli occhiali da sole in mano e il cellulare nell’altra, con la sua solita cuffietta bluetooth all’orecchio da vero agente che si rispetti. Probabilmente, le persone non sapevano che l’unico cliente che al momento l'era rimasto, era proprio lui, e non solo per vicissitudini sessuali che molte volte lo vedevano da protagonista, nonostante il suo agente non avesse mai tradito sua moglie, e fino ad allora era stato più che un ottimo marito: fedele e affettuoso nei confronti di Michela. Almeno lo era stato più di lui. Farsi, però, riprendere con una videocamera da una segretaria avida del tuo posto di agente, mentre si “occupa” di te in un modo non consono a un bravo agente e marito, non era certo buona pubblicità, e questo poteva facilmente rovinarti gli affari. Michela, per fortuna, aveva creduto al fatto che ciò che era successo in quel video era solo un lungo piano studiato per far sì che potessero ricattare il suo agente, in modo da fargli avere una promozione, e anche se inizialmente non l’aveva presa in maniera ottimale, tanto da far dormire Andy fuori da casa sua per una settimana intera, dopo essersi calmata e averlo perdonato, lo aveva riaccolto, pentito e mal messo; dopo una lunga settimana in un motel di quart’ordine. Andy era davvero un ottimo agente, e se non fosse stato per lui, James non avrebbe raggiunto mai il successo con il suo romanzo. E inoltre, il fatto di essere amici intimi da quindici anni, doveva pur contare qualcosa. «Ti aspettavo con ansia.» Disse Andy, con un sorriso stampato sul volto. I due uomini si abbracciarono fraternamente, dimenticandosi per un istante di Caitlin, che rimase a fissarli. «Che uomo orribile, lascia che ti presenti Caitlin.» Fece lui, dopo il lungo abbraccio, rivolgendo lo sguardo verso la donna. Quest’ultima, allungò una mano e si presentò con un sorriso cordiale. «Il piacere è tutto mio.» Fece Andy, baciando con eleganza la mano di Caitlin, che arrossì un poco per il gesto di galanteria. «Stavo giusto per chiedermi quanto tempo avrebbe impiegato James a fare di nuovo breccia nel cuore di un’altra donna.» Disse il suo agente, con un sorriso malizioso. La donna fece per rispondere, ma Andy la precedette. «Purtroppo devi sapere che non abbiamo tempo per questo, e soprattutto lui è troppo immerso in questioni decisamente complicate al momento.» Fece un finto sorriso dispiaciuto e continuò. «Su avanti, James. Che cosa aspetti? Prendi la tua valigia e corriamo in studio. Ho un’infinità di carte da farti firmare, organizzare presentazioni e interviste che non possono assolutamente aspettare.» L’uomo si rivolse a lui con uno sguardo severo, muovendosi con fare indaffarato mentre raccoglieva la sua borsa e non guardava neppure per un istante Caitlin, al momento sconcertata e a bocca aperta. Così, lo trascinò letteralmente via, mentre la povera donna rimase lì con uno sguardo furente intanto che guardava i due uomini recarsi verso l’uscita dell’aeroporto. Una volta fuori, l’aria calda di Los Angeles lo colpì in pieno volto. Si era quasi dimenticato del clima asciutto che c’era in città, e il ricordo dell’ultima volta cui era stato lì gli si palesò nella mente. «Questa è l’ultima volta che ti salvo da una sexy avvocatessa arrapata, è chiaro?» Le parole del suo agente lo riportarono alla realtà. Ritorno in sé, e si rivolse a Andy con un sorriso da furbetto. «Andiamo, in questo consiste il tuo lavoro, oppure no?» Disse lui, «difendermi dagli attentatori che vogliono compromettere la mia creatività, e far sì che la mia attenzione non sia distolta dal mio lavoro letterario.» Concluse, poi. «Ammetto che sarebbe stata una bella distrazione. Ciò non toglie che potevi almeno ravvederti da farla sperare.» Replicò Andy, serio. «Di cosa stai parlando, io non ho fatto assolutamente nulla. Solo due chiacchiere sul volo fino a qui.» L’agente lo guardò scettico. «Si, ma da come hai stropicciata la maglietta e dalla tua patta aperta, posso immaginare come sia finita.» Lui abbassò lo sguardo e tirò su la cerniera dei jeans. Dopodiché, sempre col solito sorrisetto, guardò il suo agente. «Non ne avevo idea, giuro! Pensavo fosse solo interessata al mio libro, e infatti per la maggior parte del tempo di quello abbiamo parlato.» Disse lui, e in parte era anche vero. «Si, certo.» Fece l’amico. «Ascolta, ciò che dobbiamo fare noi qui è roba seria. Devi rimetterti in gioco, ok? Non esiste che il mio cellulare non squilli più da un mese a questa parte. Neanche una piccola intervista da parte di qualche studente universitario… sai questo cosa vuol dire?» Chiese l’uomo, con tono di rimprovero. «Andiamo, calmati. Sono qui apposta, no?» Fece lui, guardando da dietro le lenti scure due giovani ragazze sulla ventina che passavano disinvolte, mentre queste lo squadravano con interesse. Andy gli passò una mano davanti al volto. «Ehi, sono qui se non te ne fossi accorto.» Sospirò, e disse:«vedi, è proprio di questo che parlavo. Secondo me non prendi troppo seriamente la cosa.» «Come no, certamente che la prendo sul serio.» Rispose, lui. «Sai, è proprio per questo che tua moglie ti ha lasciato.» Disse, l’agente. «Non hai preso lei e tua figlia troppo seriamente.» «Invece l’ho fatto.» Replicò lui, tornando serio di colpo. «Ho fatto un errore, questo è vero, ma l’amo ancora e soprattutto voglio bene a Elisabeth.» «Lo so, amico mio. Lo so.» Fece l’agente, sospirando e rivolgendo lo sguardo verso gli alti grattacieli di Los Angeles, oltre l’aeroporto. «Se a lei non le sta bene come sono, che si fotta è un problema suo.» Concluse poi, lui. «Gli farò vedere che sono un uomo cambiato e decisamente più maturo e responsabile. Quando avrò finito qui, la convincerò a tornare con me, vedrai!» Esclamò poi, sicuro di sé. «Non so quante possibilità hai, ma è questo lo spirito giusto.» «Adesso, però, andiamo a mangiare qualcosa.» «A proposito, come ci muoviamo? Non vedo da nessuna parte la tua Gran Cabrio.» Disse lui, volgendo lo sguardo a destra e a sinistra per riconoscere la Maserati del suo agente. «Oh, non te l’ho detto? Ti ho voluto fare un piccolo pensiero per darti il benvenuto a Los Angeles, amico mio. Un po’ per riprenderti anche dalla brutta batosta matrimoniale.» Detto questo, indicò con il dito la Mustang v8 nuova fiammante con il tettuccio decapottabile di fronte a loro. «Fantastico, questo si che è un regalo.» Disse lui, chinandosi a osservare i cerchi che riflettevano splendidamente la sua immagine, per quanto erano lucidi. «Be’, tua moglie si è presa l’auto, e anzi, a dire il vero s’è presa tutto, compresa la casa. Il fatto che ti abbia permesso di vedere Elizabeth due volte al mese mi ha piuttosto sorpreso.» «Si, mi piace.» Confermò lui. «Ovviamente, ti sarà detratto il suo prezzo dal prossimo assegno che ti arriverà tramite il nuovo contratto del tuo libro.» «Come sarebbe a dire, non era un regalo?» «No, ho detto che era un piccolo pensiero, non un regalo.» «Mi sembrava troppo bello.» «Non ti preoccupare, se le mie previsioni sono giuste, il tuo prossimo contratto ci farà guadagnare ancora più soldi che con il tuo vecchio romanzo.» «Ehi, cerca di essere rispettoso, io la considerò storia, non vecchiume.» Fece lui, in tono accusatorio. «Dimenticalo, ho alcune persone da farti conoscere e dopo capirai perché parlo così.» Concluse l’amico con un sorrisetto, sicuro di sé. Così, i due uomini montarono in auto, dopo aver messo la sua borsa sopra i sedili posteriori, e si avviarono verso le trafficate strade della città, mentre il sole picchiava sui palazzi e l’aria calda di Los Angeles riempiva loro i polmoni. *** Arrivarono di fronte i cancelli della villa a sera inoltrata, dopo aver passato l’intero pomeriggio negli studi della Cross n’ Sweeny, la famosa agenzia letteraria in cui lavorava Andy, per mostrargli il quantitativo di lavoro che lo aspettava. Non che questo lo spaventasse: conosceva bene la lunga trafila cui avrebbe dovuto sottoporsi una volta iniziato il nuovo romanzo. Il problema era che ancora non aveva la minima idea di cosa avrebbe scritto, o di quale argomento avrebbe trattato il suo prossimo libro. Nulla, il vuoto totale. A sentire il suo agente, alla fine gli sarebbe venuto qualcosa in mente, e questo era ciò che sperava anche lui. I cancelli si aprirono sotto il tocco del piccolo telecomando di colore grigio che il suo agente aveva in mano e il v8 fece echeggiare il suo potente rumore, muovendosi pigramente verso il vialetto di casa, proprio vicino alla piscina illuminata dai faretti al suo interno. Le luci erano accese, e lui s’immaginò Michela, nella sua camera da letto matrimoniale a scegliere il vestito più adatto per la serata che avrebbe atteso tutti e tre. A dire il vero sarebbe stata una serata a quattro, e nonostante la comunicazione notevolmente in ritardo da parte del suo agente, lui non poté rifiutare, ormai. Mentre scendevano dall’auto, lui, issandosi in spalla la sua sacca di pelle nera, si rivolse a Andy. «Sei assolutamente sicuro che non possa rifiutare quest’uscita a quattro?» Chiese, sapendo ugualmente quale sarebbe stata la risposta da parte del suo agente. «Esattamente, e come ti ho già detto, Greta è una famosa attrice cui piace conoscere scrittori di talento come te. E questo, come potrai ben capire, rimane un’ottima possibilità per farsi pubblicità se, come da previsione, faranno uscire il film del tuo prossimo romanzo.» Lui era scettico a riguardo, ma quando si trattava di fiutare buone possibilità, doveva ammettere che il suo agente sapeva bene ciò che faceva. Nonostante questo, non gli andava a fatto di cenare fuori con un’attrice piena di sé che non avrebbe smesso un secondo di parlare delle sue ultime attività professionali in ambito cinematografico. Era stanco, e dopo quella lunga giornata voleva stendersi su di un letto e dormire fino all’indomani. D’altra parte, persuadere Andy era altrettanto difficile quasi quanto farlo stare alla larga dalle giovani studentesse con consuete tempeste ormonali. Si diressero lungo in vialetto in pietra fino a che arrivarono di fronte un enorme portone di legno massello a doppia chiusura blindata. «Hai molto da nascondere qui dentro.» Disse lui, serio. «La sicurezza non è mai troppa, lo sai.» Lui lo guardò di traverso. «Oh, andiamo. Sei in uno dei quartieri più ricchi di Los Angeles, qui i poliziotti non attendono altro che farsi riprendere da una telecamera mentre prendono a calci qualche criminale che tenta di fare intrusione in una delle lussuose ville della zona.» «Vorrei essere ricco altrettanto, amico mio.» Conosceva, all’incirca, la situazione economica del suo agente, e anche se non sapeva quanto avesse esattamente sul conto, un cliente solo non doveva portarti abbastanza introiti da mantenere una villa da due milioni di dollari, un’auto da centosettantamila e i vizi ‒ che conosceva perfettamente anche lui ‒ di Michela. Ma in fondo la vita era fatta così: a volte ci sono gli alti, e stai bene, e a volte devi tenere duro quando le cose non vanno come vorresti. Lui era sicuramente il secondo caso. Quando entrarono in casa, Andy accese le luci dell’atrio, il quale dava la vista su un salotto immenso, lindo e pulito, con un lungo divano di pelle bianca di fronte a un caminetto spento in marmo nero. Si avviarono verso la cucina, anche quest’ultima talmente pulita da rasentare l’ossessione. Ricordò il suo appartamento, invece, per quei mesi che era stato lì a Los Angeles, alla prima del suo film, e sicuramente la pulizia, senza Karen nei dintorni a tenere la casa, non era delle migliori. In quel momento, i momenti passati insieme a Karen e sua figlia gli tornarono in mente: quando lui era a scrivere, la sera tardi, dopo aver messo Elizabeth a letto, e Karen si avvicinava da dietro senza volerlo disturbare e gli dava la buonanotte. Oppure, quando la mattina si svegliavano tutti e tre e facevano colazione insieme, come una vera famiglia o a notte fonda, quando nel letto lui e Karen stavano abbracciati e facevano l’amore per tutta la notte, per poi addormentarsi l’uno nelle braccia dell’altro. Lo avvolse una tremenda tristezza, nel gustarsi certi ricordi ma con la consapevolezza che non sarebbero tornati a breve. Andy prese una bottiglia di vino da sotto un armadietto della cucina, poi si allungò verso uno dei cassetti e prese un apribottiglie. Stappò il vino e arraffò tre calici da sopra un armadietto, in alto stavolta. «Micky! Vieni giù, sono insieme a James.» «Arrivo!» Rispose Michela dal piano di sopra, probabilmente intenta a truccarsi. Andy iniziò a versare il vino all’interno di uno dei calici e ne porse uno a lui. «Al tuo futuro successo.» Disse l’uomo con aria solenne. «E all’inizio della nostra avventura qui a Los Angeles.» Replicò lui, altrettanto serio e solenne. Bevve una sorsata, dopodiché sentì il suono dei tacchi di Michela scendere uno dopo l’altro i gradini della scalinata che portava al piano di sotto. Lui si voltò e vide la donna, messa a nuovo per la serata. «Ehi! Quanto tempo James.» Fece entusiasta lei, avvicinandosi e abbracciandolo calorosamente. Lui ricambiò l’abbraccio, e i tre, dopo aver bevuto il loro bicchiere di vino, si avviarono all’esterno della casa, per dirigersi verso il ristorante nel quale il suo agente aveva prenotato quel pomeriggio. Impiegarono circa venti minuti a raggiungere il ristorante, il quale era esattamente nel cuore di L.A. Uno di quelli piuttosto eleganti, né più né meno della maggior parte dei locali in centro città. Lui ci mise poco più di dieci minuti a trovare il posto auto, mentre, Andy, come al solito, fu più fortunato nel trovare parcheggio. Avevano deciso di andare ognuno per conto loro cosicché, dopo, lui avrebbe raggiunto prima l’albergo nel quale aveva alloggiato quel pomeriggio, essendo a pochi isolati da lì, nonostante Andy e Michela avessero insistito tanto per far sì che lui si fermasse, almeno per quella notte, a casa loro. Lui, però, aveva espressamente rifiutato, un po’ per carineria, e un po’ perché non aveva la minima voglia di sentire le realtà matrimoniali fra una coppia di sposi. Ricordò di aver pensato alla giovane segretaria in calze a rete e reggiseno, nel video che vedeva come protagonista sia lei sia il suo agente. Probabilmente, a Andy arrapavano le segreterie tutte piene di piercing, ma lui non riuscì a capire come faceva, quando aveva una moglie come Michela. Era ancora decisamente attraente. La noia, forse, di entrare in un matrimonio monotono, l’aveva spinto a fare ciò che aveva fatto? Lui con Karen non aveva mai avuto di questi problemi, e nonostante tutti quegli anni di matrimonio, la trovava ancora irresistibilmente sexy e attraente. Dopo aver piazzato il nuovo bolide in un parcheggio, a circa cinquecento metri dal ristorante, scese, e mettendosi la giacca si diresse lungo il marciapiede. In quel momento, gli vibrò il cellulare. Lo prese dalla tasca e lesse il messaggio. Era del suo agente, il quale gli chiedeva se avesse finalmente trovato parcheggio e che loro erano già seduti al tavolo insieme a Greta. Perfetto, pensò lui. La sua voglia di mettersi seduto a un tavolo e cenare come se nella vita non ci fosse nulla di più fantastico, lo depresse ancora di più. Niente di personale nei confronti della donna, ma non era dell’umore adatto e nonostante avesse avvertito il suo agente, quest’ultimo lo aveva deliberatamente ignorato. Quindi, ora si trovava costretto a intrattenere una conversazione per ore, fingendosi pure divertito. Va bene, poteva farcela, o almeno ci avrebbe provato. Entrò nel ristorante e si diresse verso i tavoli. Era un locale completamente in tinta, e persino i camerieri facevi fatica a non confonderli con la tappezzeria rossa e nera del posto. Arrivò finalmente al tavolo, e fu il momento delle presentazioni. «Lui è James Alliston.» Annunciò il suo agente, presentandolo a Greta. Era una donna piuttosto affascinante, sulla quarantina. Nulla di speciale, ma dopo una rapida occhiata, lui concluse che sicuramente, dal volto maturo che aveva, era quel genere di donna che sapeva come farti divertire a letto. Lei gli sorrise caldamente. «Finalmente faccio la tua conoscenza.» Disse, Greta. «Devo ammettere che sei molto più affascinante dal vivo che sul retro di una copertina.» Continuò la donna, senza peli sulla lingua. Lui abbozzò un sorriso e si sedette al tavolo. «Allora, Perché hai deciso di trasferirti qui a Los Angeles?» Domandò Greta, in attesa del cameriere per ordinare. «Ho trovato fosse una fonte di ispirazione piuttosto notevole. Belle spiagge, clima caldo e donne affascinanti.» Rispose lui. «Un mix vincente, insomma.» Ovviamente omise alcune ragioni, come ad esempio la sua ex moglie e un matrimonio finito alle spalle, un tradimento, una via in cerca di rettitudine e serate intere dove gli unici amici erano l’alcol e la solitudine. Non era tipo da sbottonarsi al primo appuntamento, anche se quello pareva tutt’altro. Rispose Andy al suo posto. «Esattamente. Devi sapere, Greta, che questo strano tizio seduto accanto a me, anche se può sembrare tutt’altro, è un ottimo scrittore. Si da il caso, infatti, che abbia in mente qualche progetto per far uscire da quella sua testa un libro straordinario.» Lui non era proprio dello stesso parere, né sull’idea innovativa né sul suo talento. Ma a ogni modo non gli andava neppure di contraddire Andy in maniera del tutto spudorata. «Non è del tutto vero.» Pronunciò lui, privo di enfasi. «Oh, si che lo è.» Confermò, Michela. «è un fantastico scrittore, Greta.» La donna osservò James. «La tua fama di precede, temo. Devi sapere che ho letto il tuo ultimo romanzo e che tu ci creda o no, l’ho trovato molto affascinante.» Gli rivolse uno sguardo che lui considerò senza ombra di dubbio suadente. Forse era l’età avanzata, ma essa ti faceva porre verso gli uomini in maniera più limpida e diretta probabilmente. Magari era solo la sua capacità di riuscire a leggere nei comportamenti delle donne a far risultare Greta una povera zitella di quarant’anni a caccia della sua ultima vittima da incatenare a sé. Quasi a leggergli nella mente, il suo agente condivise questo pensiero con la donna. «Devi sapere anche che ha un talento innato nel comunicare e nel leggere i comportamenti delle persone.» Affermò Andy, sicuro di chi sa cosa sta dicendo. «Ma davvero… » fece la donna, affascinata. «Non proprio. Ho solo buon occhio.» Concluse lui, spicciolo. Lei lo guardò scettica. «Avanti, fammi vedere.» Disse, in tono ancora più suadente, ora. I due si guardarono per un attimo negli occhi, e lui ancora prima di aprire bocca intuì esattamente dove sarebbe andata a finire quella conversazione. Fece un respiro profondo e iniziò a parlare. «Vediamo, la mia capacità sta nel saper osservare i comportamenti delle persone. E da quello che ho potuto vedere… » fece una breve pausa. «Tu sei una donna di e mezza età in cerca disperatamente di un compagno che le risollevi quel poco di autostima che le è rimasta, dopo essere passata di letto in letto ed essere stata scaricata dall’ennesimo uomo, non ti rimane che gettarti a capofitto in nuove ed eccitanti relazioni per poterti sentire ancora attraente, per colpa di uno stronzo che ti ha mollata per una ragazza più giovane di te. Purtroppo, io non posso aiutarti, ed è per questo che non volevo accettare di essere qui a cena stasera.» Concluse con un sorriso rammaricato, ma in fondo quella era la verità. Gli occhi della donna erano un misto di consapevolezza uniti all’amarezza che provava nei suoi confronti in quel momento. Non versò neppure una lacrima, bensì prese il suo bicchiere di vino da sopra il tavolo e glielo gettò addosso, prima di alzarsi in maniera irruenta e dirigersi verso la toilette del ristorante. «Ottima mossa, campione.» Disse il suo agente. Michela si grattò dietro la nuca e tossicchiò. «Be’, non è andata poi così male.» «Scusatemi, ma ora sarà meglio che vada.» Disse lui, per poi alzarsi. «Va bene, ci sentiamo per telefono.» Concluse, Andy. Si diresse fuori dal ristorante, con la maglietta che puzzava di vino. Quando arrivò all’auto, mise in moto e si diresse in direzione dell’hotel. Fece per prima tappa in un discount. Parcheggiò e spense il motore, prima di scendere ed entrare nel piccolo negozio. Prese un carrello e s’inoltrò nei corridoi illuminati dalle luci al neon. Infilò alcuni cibi precotti da scaldare al microonde e si avviò verso il reparto alcolici. Esaminò alcune bottiglie prima di scegliere uno dei tanti vini scadenti messi in esposizione. Lo aprì e iniziò dare una grossa sorsata. Poi, si diresse verso il reparto dolciumi e cominciò a mettere dentro al carrello sacchetti di caramelle e lecca lecca. Dopodiché, mentre si soffermò a esaminare alcuni snack che a Elizabeth piacevano tanto, irrimediabilmente un senso di nostalgia lo colpì allo stomaco. In quell’istante, vide una ragazza lungo il corridoio che si infilò nella borsetta un paio di sacchetti di caramelle. Lui rimase lì dov’era, e si rivolse a lei. «Lo sai che è un reato, vero?» Lei si voltò verso di lui, guardandolo attentamente con i suoi occhi azzurri. «Certamente, per questo sono stata attenta che le telecamere non mi riprendessero.» «Andiamo, non hai bisogno di rubare.» «Tu credi?» «E se anche fosse, non puoi farlo ugualmente.» «Non penso tu mi conosca abbastanza per affermare di cosa ho bisogno io.» «Sono convinto tu abbia bisogno di una bella sculacciata da parte di tuo padre. Che cosa direbbe se ti beccasse qui a rubare?» «Puoi provare a chiederglielo in galera, se vuoi.» «O magari glielo dirai tu stessa, quando ti arresteranno.» Lei finse di pensarci su. «E va bene, volevo solo vedere che succedeva se lo facevo.» «Non osare, ragazza mia. Le conseguenze potrebbero essere devastanti se non stai attenta a ciò che fai.» «In verità, aspettavo che una persona come te venisse a farmi redimere da tutti i miei peccati.» La giovane ragazza gli prese di mano la bottiglia e bevve una lunga sorsata. E va bene, pensò lui scettico, non sta prendendo una bella piega questa situazione. «Andiamo, te le pago io.» Fece lui. «Se mi prometti che non lo rifarai più. è un brutto posto la prigione per le giovani ragazze come te.» Lei sorrise e i due si avviarono alla cassa. Dopo aver messo la sua roba nel sacchetto e aver pagato le caramelle della giovane ragazza, si avviarono fuori dal discount. «Wow, bel mezzo.» Fece lei, osservando meglio l’auto parcheggiata di fronte a loro. «Si.» Rispose lui, posando i sacchetti sul sedile posteriore. «Allora… » iniziò a dire lui. «Cerca di non metterti nei guai.» Poi, montò in auto e accese il motore. «Aspetta, vorrei sdebitarmi in qualche modo.» Disse lei, appoggiandosi con le braccia sulla portiera del passeggero. «Non importa.» Fece lui, ingranando la marcia pronto a partire. «Sul serio. Purtroppo, ora non ho soldi con me.» Concluse lei, con un sorriso colpevole. «Davvero, non fa nulla.» Ribadì lui, ma avendo il sentore che la ragazza non avrebbe mollato. «Tu vivi da queste parti?» Chiese lei, improvvisamente. Un sorriso le comparve sul volto, e non era il tipico sorriso da ragazza fresca e gioviale. Bensì, un altro genere di sorriso. Uno di quei sorrisi che ti mettono di certo nei guai. Arrivarono all’hotel, e dopo essere entrati in camera, la ragazza si accomodò sul divano mentre lui andò in cucina per appoggiare le buste del discount. Quando tornò, lei lo guardò maliziosamente e gli mostrò la piccola sigaretta chiusa che aveva in mano. «Tu fumi?» Chiese poi, la ragazza. «Solitamente, no. Ma non disprezzo.» La fece corta, lui. Si sedette anche lui sul divano e lasciò che la ragazza accendesse lo spinello, poi, dopo un paio di tiri, lo passò a lui. Insomma, a questo si era ridotta la sua vita: fumare spinelli con una sconosciuta decisamente attraente di cui ignorava ancora il nome, mentre la sua ex moglie era con sua figlia a New York, Dio sa a fare cosa. Nulla di sconveniente, sperò lui. Ma ora non voleva stare a pensare a lei, così diede un paio di tiri e si appoggiò allo schienale del divano. Dopo qualche secondo di silenzio, lei vide la splendida Stratocaster elettrica firmata appoggiata vicino alla sua valigia. «Oh mio dio, ma questa è… » fece lei su di giri. «Esatto.» Confermò, lui. Lei la prese con cura e la esaminò più da vicino. «Posso?» Chiese, e lui fece cenno di sì. Si avvicinò di nuovo al divano e si sedette sulla moquette di fronte a lui, prima di iniziare a intonare qualche accordo. Dopodiché, emise qualche suono dalla bocca. «Non sei niente male.» Disse lui, passandogli lo spinello. Lei fece un tiro lungo e glielo ripassò. «Mio padre mi insegnò a suonare.» Confessò, lei. Chissà cosa avrebbe pensato suo padre ora, sapendola in casa di uno sconosciuto. In fondo, lui non era una cattiva persona e gli eventi a volte non si potevano controllare come previsto. Passarono i minuti, e la ragazza suonò e canticchiò qualche pezzo dei Beatles, un paio di Jimi Hendrix e uno dei Blue Violet. Poi, ripose la chitarra accuratamente sul divano e si sedette di fianco a lui, più vicino questa volta. Non ci volle molto che lo spinello facesse effetto, e le loro inibizioni svanissero. Scivolarono via lentamente, come delle lenzuola di seta, delicatamente, secondo dopo secondo. Poi, lei si voltò verso di lui e si avvicinò piano alle sue labbra. Dopodiché, si sollevò e i due si lasciarono completamente andare, rapiti da quel momento e senza pensare minimante né al futuro né al passato. Lei gli tolse la maglietta e lui gli slaccio il reggiseno. Dopodiché fu il turno dei pantaloncini di jeans. Nel momento in cui accadevano certe cose, c’era ben poco che si poteva fare per controllarle, si ritrovò a pensare James. A quanto delicatamente sfuggissero via tutte le paure e le incertezze, lasciandosi andare a una notte piena di passione, morbida quanto la pelle di quella giovane ragazza dal nome tutt’ora sconosciuto e sensuali quanto le curve di una giovane donzella incontrata nel discount dietro l’angolo. Era forse questa la vita che lo aspettava lì a Los Angeles, e quanto lo avrebbe trovato giusto Karen? La sua testa era più annebbiata del solito in quel momento, e i suoi ragionamenti d’un tratto non ebbero più importanza; si lasciò semplicemente andare agli eventi e a quello che lo avrebbero portato. Andy Jackson era diretto verso la sua villa insieme a Michela. Ultimamente, il pensiero di James era stato una delle sue principali priorità e sapeva che doveva farlo decollare il prima possibile, o il mutuo e il finanziamento dell’auto non si sarebbero certo pagati da soli. Sua moglie era lì di fianco a lui, fissa con lo sguardo verso la strada illuminata dai lampioni ai lati della strada. «Povero James.» Disse improvvisamente, Michela. «Lasciato così, e senza il minimo preavviso.» Fece poi, con una punta di rammarico nella voce. «Ci puoi scommettere. Anche se in verità, io ho sempre pensato che lui e Karen non avessero mai avuto molto in comune.» Michela si voltò, guardandolo intensamente. «Io penso invece che facessero una coppia perfetta. Quelle poche volte in cui li ho visti insieme erano così adorabili, ed era così romantico quando lui la guardava.» In quel momento, la donna allargò appena le gambe e il suo sguardo cadde proprio sulla spaccatura del vestito, il quale mostrava una buona porzione di coscia nuda. Cercò di rimanere concentrato alla guida, anche se la voglia di possedere Michela crebbe in maniera spropositata. Rimaneva una donna decisamente attraente, anche se aveva da poco compiuto quarant’anni. Nonostante ciò, riusciva tutt’oggi a far sorgere in lui una voglia matta. Anche in quel momento, se non fosse stato alla guida, l’avrebbe presa lì dov’era, le avrebbe sollevato la gonna del vestito e tolto l’intimo, dopodiché avrebbero fatto l’amore per ore. Forse aveva avuto qualche scaramuccia con una segretaria o due, ciò non toglieva che provava per Michela un forte affetto, e in fondo era normale, poiché ormai erano sposati da quasi undici anni. Nonostante tutto, il suo chiodo fisso rimaneva James, e a tutto il lavoro che li aspettava. Arrivarono a casa verso l’una, e una volta parcheggiata l’auto, scesero entrambi. Scrutò per un istante Michela, accingersi verso il vialetto e verso il portone principale, con quei tacchi alti e quel vestito così attillato. Gli salì nuovamente la voglia, e una volta di fronte il portone di casa le tirò uno schiaffetto sul posteriore. Lei fece un gridolino, e lui si eccitò ulteriormente. Lei fece una risatina e lo guardò con quei suoi occhi scuri e profondi, con uno sguardo finto - innocente, in modo da provocarlo. Una volta entrati in casa, non ce la fece più a resistere ai suoi impulsi. Si avvicinò a Michela e la strinse a sé, mentre con foga le tirò giù la cerniera del vestito, in modo da lasciarle la schiena completamente nuda. Lei ansimò, e il suo respiro si fece affannoso mentre si lasciava andare alle sue mani rudi e forti. Fece scivolare il vestito in terra e in un attimo Michela fu nuda, a parte che per il reggiseno e le mutande. La fece stendere sul divano e lentamente iniziò a baciarle il polpaccio, poi la coscia e via via sempre più su. Dopodiché si sollevò e si tolse la camicia, poi le aprì in maniera irruenta le gambe e dopo averle tolto l’intimo ‒ solo quello inferiore ‒, le prese le cosce e cominciò a spingere, per poi aumentare la velocità intanto che lei gemeva in maniera sempre più forte e urlava dal piacere. Il mattino seguente fu un risveglio non del tutto piacevole. Si mosse fra le lenzuola del letto, pensando di essere ancora a New York, nel letto di casa sua insieme a Karen. Aprì gli occhi e si rese conto di essere nella stessa scadente stanza di hotel, e con svogliatezza si alzò e si diresse verso il bagno. Dopo un paio di minuti, girovagò come un morto vivente per casa, tentando di ricordare gli eventi successi la sera prima. Fu in quell’istante che si accorse che la ragazza dal nome sconosciuto era andata via e non solo, con lei si era portata via la Stratocaster. Ecco cosa si ottiene a dare fiducia a una sconosciuta, incontrata per caso in un discount, pensò lui, la quale riesce a portarti a letto e in modo del tutto fortuito a rubarti una chitarra costosa. Non fece in tempo a imprecare, che il suono del campanello lo destò del tutto. Qualcuno bussò in maniera insistente, finché non riuscì a raggiungere la porta. Aprì e la vista del suo agente non fu per nulla una sorpresa. «Ehi, spero tu non abbia passato una notte troppo orribile.» Disse l’uomo. Aveva gli occhiali da sole, perciò non riuscì a vedere i suoi occhi. «Si, a parte che sono stato derubato.» Confessò, lui. «Cosa? Da Chi?» Domandò, l’amico. «Da una ragazza che potrebbe essere la prossima Eric Clapton al femminile.» Fece lui, con disinvoltura. Mentre si accingeva a infilarsi il paio di jeans stesi sul pavimento, riuscì a beccarsi un’altra ramanzina da parte del suo agente. «Non voglio neppure chiederti cosa ci faceva una ragazza qui, ieri sera. Devi stare più attento.» Lo ammonì, l’uomo. «Lasciamo stare… » fece una breve pausa, in cerca della sua maglietta. «Dimmi perché sei qui, piuttosto.» Il suo agente continuò a scrutarlo con una faccia sorridente. «Oggi ti presenterò molte case editrici, amico mio, e alla fine della giornata avrai un contratto. Credimi sulla parola.» Disse, più entusiasta di quanto si sentiva lui, al momento. Uscirono dalla camera e lui s’infilò gli occhiali da sole per via della forte luce. Il sole picchiava senza pietà sopra l’asfalto, e lui poté solo intuire gli alti gradi che c’erano all’esterno. I due uomini si avviarono ognuno verso la propria auto, e dopo aver acceso il motore e ingranato la marcia, seguì il suo agente per le strade affollate della città. Una volta di fronte un enorme palazzo, Andy parcheggiò e lui lo imitò, stazionando poco distante dall’auto del suo agente. Aprì lo sportello e scese, dirigendosi verso la Rare Bird Books, una famosa casa editrice a Los Angeles la quale aveva pubblicato molti libri di autori di spicco come Greg Anton, Isaac Fitzgerald, Jeffrey Deaver and Gary Phillips. Si addentarono nella Hall e il suo agente sembrò sapere bene come muoversi all’interno di quel posto immenso. Fecero due piani di scale a piedi, e dopo aver sorpassato un lungo corridoio, svoltarono a destra, dove una segretaria dai capelli biondi dorati era intenta a parlare al telefono con chissà quale autore o produttore. Il suo agente andrò dritto al sodo con lei. «Abbiamo un appuntamento.» Fece in tono irriverente. Probabilmente doveva avere qualche cosa di personale nei confronti delle giovani segretarie, pensò lui. La giovane donna non sembrò farci caso, probabilmente abituata a tali comportamenti. «Solo un secondo, il sig. Dickens è in riunione, ma a breve sarà finita e potrete parlare con lui.» «Possiamo aspettarlo qui?» Domandò, James. «Certamente.» Rispose la segretaria con un sorriso cordiale. Si accomodarono su delle sedie messe lì, di fronte la segretaria e dopo circa dieci minuti di attesa, la porta alla loro sinistra si aprì. Uscirono due uomini e poi riconobbero Dickens. Lui e Andy avevano incontrato l’uomo anni prima, nel momento in cui James era venuto a Los Angeles per aiutare con la sceneggiatura del film tratto dal suo libro. Era un uomo di mezza età, con capelli grigi tirati indietro da una montagna di gel, vestito con un costoso abito di seta blu a righe bianche. Quando lì vide non nascose la sorpresa. «James Alliston! È passata una vita dal nostro ultimo incontro.» Non sapeva da dove provenisse tutto il suo entusiasmo, poiché l’ultima volta che si erano visti il loro incontro non era finito nel migliore dei modi. «Tua moglie spero stia bene.» Fece l’uomo, con un ghigno sfrontato. Figlio di… pensò lui. Ok, sicuramente non poteva sapere del loro recente divorzio, ma le sue avance verso la sua ex moglie non doveva averle certo dimenticate. Sicuramente lui non l’aveva fatto. Tant’è che il loro ultimo appuntamento, una sera insieme a Karen, nella settimana in cui era venuta con la bambina per fargli visita a Los Angeles, era finito quasi con una scazzottata da parte di entrambi. Probabilmente, ora che lui era in cerca di un contratto per il suo nuovo libro, e dopo che il suo agente lo aveva contattato per far sì che loro firmassero insieme una collaborazione, doveva renderlo estremamente felice sapere che James aveva bisogno di lui. I tre uomini si accomodarono nello studio di Dickens, e dopo che quest’ultimo si sedette sulla grossa poltrona di pelle nera, in maniera troppo plateale, il suo agente iniziò a parlare. «Come ti ho già comunicato al telefono, Richard, siamo in cerca di un’importante collaborazione. James è alle prese con un nuovo libro che diventerà sicuramente un prossimo caso editoriale. Proprio per questo siamo venuti da te. Sei l’unico su cui si possa contare per fare in modo che il nuovo lavoro di James venga sponsorizzato e distribuito al meglio.» Rimasero entrambi in attesa di una risposta da parte dell’uomo, la quale arrivò dopo pochi secondi. «Certamente.» Fece Dickens con aria superba. «Purtroppo, qui insorgono alcuni problemi, amici miei.» Continuò l’uomo. «Vedete, è dura ma le voci girano e mi sono arrivate alle orecchie molte chiacchiere sul vostro conto.» Si prese qualche secondo per esaminarli entrambi, dopodiché continuò. «Insomma, video che ritraggono agenti con la segretaria. Scrittori falliti, che si danno all’alcolismo e divorziano dalle mogli. Dovete sapere che di questi tempi è tosta, e l’immagine è tutto.» Si lisciò i capelli indietro, spalmando ancora di più il gel che gli copriva l’intera testa. «Voglio darvi una possibilità, però.» Disse poi, come se in quel momento fosse un buon samaritano che non avrebbe mai potuto rifiutare di aiutare il prossimo. «A una condizione, certo.» Concluse, infine. Allora sapeva di lui e Karen, pensò James. Entrambi rimasero con le orecchie ben aperte in attesa delle condizioni a cui avrebbero dovuto sottostare. «Niente più cazzate.» Disse l’uomo, serio in volto. Il fatto di dover collaborare con uno stronzo simile, non era un problema. Iniziare da una casa editrice piuttosto importante come quella di Dickens, in fondo era un gran bel passo avanti. Sicuramente, sarebbe stato un ottimo inizio. Alla fine, lui e Dickens non avrebbero dovuto vedersi troppo spesso, una volta firmato il contratto, e lui non sarebbe stato costretto ad avere di fronte la sua brutta faccia, quindi poteva anche starci. Erano quasi pronti a concludere il tutto, quindi si alzarono in piedi e si avvicinarono alla scrivania piena di fogli impilati sotto fermacarte, mentre l’uomo aggirò il tavolo. Erano uno di fronte all’altro, ma proprio nel momento in cui Andy non stava più nella pelle per questa loro “vittoria”, se così poteva definirsi, Dickens volle esagerare. «Un secondo soltanto.» Fece l’uomo, con un sorriso. «Un’ultima cosa.» Si rivolse a James, e sempre con quel sorrisetto stampato sul volto, disse:«Non ci dovrebbero essere problemi se io provassi a uscire con tua moglie di tanto in tanto. Vedi, ho qualche viaggio di lavoro che mi aspetta a New York e sai bene quanto non resista al fascino di Karen.» A quelle parole, lui non riuscì più a trattenersi. Si fiondò sull’uomo a braccia aperte facendo scapicollare entrambi sopra e oltre la scrivania di Dickens. La segretaria fece irruzione, per via del grosso trambusto e al seguito c’erano già le guardie di sicurezza dell’edificio, le quali presero sia lui sia il suo agente e li buttarono fuori dal palazzo. «Va bene, come primo incontro non è andato così male. Stavano per firmare, in fondo.» Disse Andy, grattandosi la nuca. Si avviarono entrambi verso le loro auto e ripartirono in vista di altri colloqui con altre editorie di media importanza, o almeno non al pari della Rare Bird Books. I colloqui che susseguirono non andarono meglio dell’ultimo, e anche se non arrivarono a farsi sbattere fuori, la loro fama purtroppo li precedeva fin lì’ a Los Angeles, almeno per quanto riguardava lui. Be’, il suo agente non aveva una reputazione migliore, ma d’altra parte non potevano certo aspettarsi di essere accolti a braccia aperte, quando avevi la reputazione di alcolizzato, impertinente e arrogante e di maniaco sessuale per quanto riguardava il suo agente. Verso le tre del pomeriggio decisero di fare una pausa, e la decisione venne proprio di fronte l’ultimo ufficio della Prostar Publications, che nell’uscire, le segretarie, avevano fatto fatica a reprimere le risate; sempre riguardo l’ultima avventura del suo caro e vecchio agente letterario. «Allora, ci vediamo di fronte la Waterton Publishing Company fra un’ora e mezza.» Annunciò il suo agente. Lui si diresse verso la sua auto e si addentrò nuovamente nelle strade trafficate di Los Angeles, nel momento in cui il sole era più alto nel cielo e illuminava la città piena di palazzi scintillanti, per via delle grosse vetrate lucide. Parcheggiò vicino alla spiaggia e scese, dirigendosi verso il molo. Era piacevole e l’aria da quelle parti era molto più fresca e asciutta. Si era quasi scordato di quanto fosse bello il mare lì, o le spiagge, piene di surfisti e ragazze in bikini impegnate a passare le loro giornate sulle splendide coste californiane. Nonostante ciò, desiderava stare con Karen, e la sua vita, da quando lei lo aveva lasciato, era più vuota che mai. Si avvicinò a un baracchino che vendeva hot dog e ne comprò uno, insieme a una bottiglietta d’acqua minerale. Si sedette su una panchina e si rilassò, gustandosi l’odore dell’oceano che inebriava l’aria con il suo sapore salmastro. Una volta finito, gettò la carta in uno dei cestini di fianco a lui e si avviò a ritroso verso l’inizio del molo e verso la sua auto, per poi ripartire verso il centro città. Parcheggiò l’auto a pochi isolati dal ristornate in cui era stato la sera prima, insieme al suo agente, e dopo essere sceso s’incamminò lungo il marciapiede, per passeggiare in tranquillità fra i negozi affollati. Si fermò esattamente di fronte una libreria, la quale aveva in esposizione roba di una trentina di copie del suo libro. Vedere il suo romanzo così esposto non riusciva più a dargli la soddisfazione che aveva provato all’inizio, anche perché esso gli ricordava oil fallimento con Karen e tutto di quel libro parlava di loro. Decise di entrare. La sorpresa fu ancora maggiore quando all’interno della libreria trovò ancora più copie esposte. Chi diavolo ordinava così tante copie in una sola volta, si domandò, mentre girovagava all’interno della libreria piena di gente immersa nella lettura. Si soffermò nel reparto dei romanzi d’epoca, e poi passò a qualcosa di più recente. Ad un tratto, una voce alle sue spalle lo fece voltare. Un viso familiare, ma che lui non riuscì a riconoscere subito. «Avevo sentito che eri tornato, ma non riuscivo a crederci finché non ti ho visto entrare dalla porta principale del negozio.» Fece la giovane donna, guardandolo con un sorriso aperto e solare. Doveva aveva già visto quella donna? Si domandò, con aria interrogativa. Prima che lui riuscisse a rispondere a questa domanda la donna fece qualche passo verso di lui e osservandola più da vicino, i ricordi riaffiorarono di colpo. «Stacy Smith!» Fece lui, mentre il ricordo di Stacy riemerse uno dopo l’altro. Quasi quindici anni erano passati dal loro ultimo incontro, e lei non era cambiata affatto, ma rimaneva la ragazza affascinante e sexy che aveva conosciuto prima della sua decisione di trasferirsi a New York per rimanere con Karen. «Oh mio Dio! È passato un secolo.» Disse la donna, avvicinandosi a lui e abbracciandolo d’istinto. Lui ricambiò l’abbraccio, ma in maniera meno invasiva rispetto Stacy, che sembrava davvero felice in quel momento di averlo rivisto. Be’, anche a lui fece un enorme piacere. «Sono contenta che non ti sei dimenticato di me.» Disse Stacy, allontanandosi da quell’abbraccio e sorridendogli. «Di cosa parli, sei esattamente identica a quando ti incontrai la prima volta.» Fece lui, seriamente sorpreso del fatto che non fosse cambiata per nulla. Ovviamente, si vedevano un tantino i segni dell’età, come le fossette appena abbozzate ai lati delle labbra e intorno agli occhi, ma per il resto era la donna stupenda con cui aveva avuto una delle prime relazioni serie molto tempo prima di conoscere Karen, e di cui si era profondamente innamorato. La donna lo esaminò ancora. «Quando sei tornato?» Disse poi, con un sorriso amichevole. Sicuramente, le notizie a Los Angeles volavano più in fretta che a New York, pensò lui automaticamente. «Come sempre la mia fama mi precede.» Scherzò, lui. Lei sorrise ancora, e sembrava non volesse smettere più. «Che ne dici di andarci a prendere un caffè da qualche parte, in memoria dei vecchi tempi?» «Sicuro.» Rispose, lui. Una volta usciti dalla libreria, si avviarono lungo il marciapiede, cominciando a parlare del passato e di tutte le cose successe finora. «Sicuramente, la mia carriera di attrice non è andata come avevo progettato, ma sono ugualmente contenta della mia vita.» Confessò, Stacy. Ricordò i tempi in cui lui viveva ancora all’università, insieme a Andy, e mentre gli anni di college passavano, fu proprio allora che incontrò Stacy, a un evento per la nuova uscita del libro di un autore famoso dell’epoca. Le cose erano molto cambiate con il passare del tempo, e a parte Stacy, tutto era mutato; compresa la sua visione verso il mondo. In effetti, ricordava quanto il sogno della donna fosse da sempre stato quello di diventare un’attrice di successo a Hollywood. «Come mai hai abbandonato il tuo sogno?» Chiese lui, mentre si dirigevano verso la caffetteria dietro l’angolo. «Il fatto di diventare mamma, fece in modo che il mio sogno non coincidesse con quello di cui aveva bisogno un bambino.» Spiegò lei, semplicemente. Era diventata addirittura madre. Allora sì, che le cose cambiano, pensò lui. Immaginò come sarebbe stato suo figlio e probabilmente era uno di quei fissati di videogiochi, mammoni che non si staccavano dal seno della mamma fino alla veneranda età di trent’anni, per poi attaccarsi a quello della donna che aveva abbastanza coraggio per innamorarsi di loro e che li avrebbe accuditi per il resto della loro patetica vita. «Be’, congratulazioni.» Disse, lui. «Anche se è un peccato che tu non abbia realizzato ciò che avresti voluto. Ricordo che eri piuttosto brava.» «In effetti… » fece una lunga pausa e poi ad un tratto scoppiò:«è stata colpa tua!» Urlò letteralmente la donna contro di lui, facendolo rimanere basito e non riuscendo a capire come avrebbe potuto essere colpa sua, ma cercando comunque qualche appiglio nei suoi ricordi per dare credito alle parole della donna. «Tu mi hai abbandonata e sei scappato senza farti più sentire!» Continuò a dire Stacy, parlando a voce così alta da far girare la maggior parte delle persone in mezzo alla strada. «Non capisco. Di che diavolo stai parlando?» Fece lui, non riuscendo realmente a capire. Lei si porto le mani sul viso e coprì il volto in lacrime. «Senti, ora calmati. Non riesco a capire di cosa tu stia parlando.» Cercò di dire lui, mentre le persone continuavano a guardare quella scena, pieni di occhiatacce rivolte verso di lui. Dopo un paio di secondi, però, lei iniziò a singhiozzare, ma non erano scossoni di pianto quelli di Stacy e lui si accorse che in effetti stava sogghignando, fino a quando non scoppiò completamente a ridere facendolo rimanere ancora più perplesso e incerto sulla sanità mentale della donna. Probabilmente era diventata pazza, rifletté lui. «Ti ho fregato!» Disse Stacy, puntandogli un dito contro e tornando ad avere il suo grosso sorriso stampato su volto. Lui non riuscì a dire nulla, ma battendo un paio di volte le mani, disse:«eccezionale.» Dovette ammettere lui. «Davvero un’attrice di talento.» Dopodiché, i due si diressero verso il Coffee Shop sull’angolo ed entrarono. Una volta aver ordinato, si sedettero uno di fronte all’altra e lei iniziò a raccontargli la sua vita a Los Angeles. «Nulla di ché a dire il vero, diciamo che ho la mia solita routine e fra essere mamma e anche padre allo stesso tempo, questo mi ha tenuta impegnata negli ultimi quindici anni. Sono passata da lavapiatti a cameriera e ad assistente manager di un ristorante. Per un periodo sono stata l’aiutante di un dentista che allungava troppo le mani, e per questo ho mollato. D’altra parte, quell’ultimo lavoro mi ha permesso di mettere via abbastanza soldi da potermi aprire un’attività tutta mia.» Mentre raccontava, lui non riuscì a non rivedere la giovane e fresca ragazza che era un tempo. Davvero era passato così tanto tempo dal loro ultimo incontro? Si chiese, lui. Eppure sembrava proprio ieri che dovette prendere la decisione di andare a vivere a New York per passarci gli ultimi quindici anni insieme a Karen. «E di cosa ti occupi?» Le chiese, lui. Nel momento in cui fece quella domanda, però, arrivò la cameriera che portò loro il caffè lungo per lui e il macchiato per Stacy. E questo fece sì che lei cambiasse argomento. «Piuttosto, dimmi di te, James Alliston. Perché sei venuto qui a Los Angeles, e cosa hai combinato negli ultimi anni?» «Nulla di importante.» Si limitò a dire lui. «Ho deciso di ricominciare qui la mia vita e il mio nuovo libro.» E in parte, mentre lo disse, si sentì proprio come se negli ultimi quindici anni non avesse fatto nulla di così eclatante da essere descritto con fierezza. «Oh, andiamo James. So che hai scritto un libro campione di incassi e da questo vi hanno tratto pure un film, il quale devo ammettere di aver guardato almeno sette volte, e letto il doppio.» Lui si sentì un po’ in imbarazzo in quel momento, ma non lo diede a vedere. Però, quando una persona come Stacy Smith ammetteva di essersi innamorata del tuo romanzo tanto d’averlo sfogliato almeno dieci volte, era un po’ come se lo avesse messo con le spalle al muro e scoperto tutte le sue carte. «Come hai detto tu, James… » fece una breve pausa e lo guardò con occhi maliziosi. «La tua fama ti precede.» C’era da sempre stato qualcosa in Stacy, si rese improvvisamente conto, che riusciva a tenerlo legato al suo sguardo. Come se non avesse mai voluto staccarlo dai quei suoi occhi magnificamente azzurri e magnetici. Come se lei fosse stata l’unica, oltre Karen a sapergli leggere dentro. Improvvisamente, sentì di voler vuotare il sacco e, dopo un po’, lo fece. «Mia moglie mi ha lasciato perché da tempo avevo preso le distanze da lei per la mia continua arroganza nel voler sempre capire ciò che magari non andava spiegato a parole. Per non averle dato le attenzioni che si meritava. Dopodiché, mi sono lasciato andare all’alcol e non ho la benché minima idea di cosa tratterà il mio nuovo libro, nonostante il mio agente continui a insistere che l’ispirazione prima o poi, tornerà. Il problema è sostanzialmente che una volta firmato il contratto con una casa editrice avrò il tempo limitato. Inoltre, le interviste e le presentazioni per Unforgivable, il mio ultimo libro, scarseggiano. E proprio per questo, non trovo più nulla di affascinante che riesca a farmi venire l’idea per un nuovo romanzo.» Fece un pausa, e concluse. «Questa è la mia vita fino ad oggi.» Lei lo fissò per un bel po’, prima di parlare. «Tutti quanti attraversano i loro alti e bassi, questo non deve essere un agio per te a mollare tutto e non provarci ancora, non credi?» Poi, dopo una breve pausa, aggiunse:«comunque, hai detto la verità. La tua vita non è stata proprio il massimo negli ultimi anni.» Disse lei, rimbeccandolo un po’. «Si, non la considereresti proprio ciò che si dice allettante.» Ammise, lui. «Andiamo ti sto prendendo in giro.» Disse Stacy, sorridendogli. «A ogni modo, si fa quel che si può.» Concluse, poi. «Questo è lo spirito giusto. In fondo la vita è una, no?» Disse lei, euforica. Doveva ammettere che la compagnia di Stacy era piuttosto rigenerante. Si scoprì piacevolmente sorpreso di apprezzare la compagnia da parte sua. D’un tratto, lei guardò l’orario ed esclamò:«santo cielo, è tardissimo! Devo tornare a casa prima che torni da scuola per preparare il pranzo.» Fece la donna, agitata, senza nemmeno specificare a chi si riferisse. Lui non ebbe neppure il tempo di rispondere che Stacy si stava già fiondando fuori dalla caffetteria. Ma poco prima di uscire, tornò indietro e scrisse al volo un numero su un foglietto di carta che tirò fuori in fretta e furia dalla sua borsa. «Nel caso volessi ricordare altri aneddoti del passato.» Disse poi, con un bellissimo sorriso aperto. Dopodiché si avviò a grandi passi verso l’uscita, lasciandolo lì, a chiedersi il motivo per cui non riusciva a togliersi le sensazioni piacevoli che lei gli aveva trasmesso, senza nemmeno essere capace di levarsi dalla testa quello splendido sorriso. Circa trenta minuti più tardi, era di fronte la Waterton Publishing Company, mentre si avviava a passo decisamente calmo verso il suo agente. «Sei in ritardo.» Fece quest’ultimo senza convenevoli. «Tranquillo, l’attesa piace alle donne.» Rispose lui, in tono più sicuro di quanto si sentisse quella mattina. Conosceva il capo editore della Waterton Publishing Company, e se c’era una cosa che sapeva fare era trattare con donne come lei, ma quello non era l’unico motivo per cui si sentiva così sicuro di sé. I due si avviarono all’ingresso, dove una porta scorrevole in vetro si aprì al loro passaggio. «Decisamente elegante.» Fece lui. «Si sono rinnovati negli ultimi anni.» «Si, e questo mi preoccupa.» Confessò, il suo agente. «Perché?» Chiese lui, guardandosi intorno. C’erano più donne che uomini all’interno dell’edificio. Probabilmente era un caso, ma il capo editore era una di quelle donnone tutte d’un pezzo cui si poteva attribuire più palle di uomo in carne ed ossa. Non che avrebbe voluto essere sessista, ma quella struttura era sicuramente una forma di comando che dava alle donne il potere maggiore, per numero almeno. Alla fine, preferì attribuire ciò a una semplice coincidenza. Una volta arrivati alla reception, fu il suo agente a parlare per primo, dicendo di avere un appuntamento con Arleen Johnson, in altre parole il capo editore della struttura. La segretaria guardò storto il suo agente, ma dopo pochi istanti prese la cornetta e parlò a bassa voce, in modo che loro non potessero sentire. Dopodiché, mise di nuovo giù e si rivolse a entrambi. «Potete salire, ora. Terzo piano a sinistra. Vedrete l’ufficio di Arleen in fondo al corridoio.» I due si avviarono, ma lui sentì le risate soffocate da parte di altre due segretarie che parlottarono qualcosa alle loro spalle. Probabilmente, ancora una volta per la tresca da parte del suo agente, pensò lui. «Quando finirà questa storia?» Chiese, il suo agente. «Non ti preoccupare, vedrai che tra un paio di settimane non si ricorderanno neppure chi tu sia.» «E questo dovrebbe farmi sentire meglio?» «Stai tranquillo, se ne dimenticheranno tutti molto presto. In fondo, è successo poco meno di tre settimane fa.» Arrivati al terzo piano, seguirono le indicazioni da parte della segretaria, e come detto dalla giovane donna, si trovarono di fronte l’ufficio di Arleen. A dire il vero, c’era una piccola sala d’attesa nella quale risiedeva un’altra segretaria di colore, molto giovane e altrettanto invitante. Fu il suo agente a fare osservazioni sconvenienti. «Ti ricordo che c’è Michela ad aspettarti a casa.» «Oh, non ne sarei molto sicuro, a quest’ora starà lavorando per qualche ricco imprenditore per risistemargli casa.» Vedendo il suo sguardo incerto, il suo agente gli diede maggiori spiegazioni. «Oh, non te l’ho detto? Michela in questi ultimi anni ha preso una laurea in art desining, e non se la cava per nulla male. Ha ristrutturato la maggior parte delle case a L.A. e dintorni.» Fece l’uomo visibilmente fiero. La segretaria, in tono gioviale, comunicò loro che adesso potevano entrare, dando una rapida occhiata verso di lui e lanciandogli uno sguardo d’intesa. Avrebbe potuto prenderlo come un complimento, ma l’esperienza del suo agente gli aveva certamente insegnato quanto fosse indispensabile tenere gli istinti a freno verso segretarie focose. Una volta dentro lo studio di Arleen, fece a entrambi cenno di sedersi, mentre era intenta a concludere una telefonata. I due uomini si sedettero sulle sedie proprio di fronte alla donna. Ebbe il tempo di esaminarla meglio, ed era esattamente come la ricordava. Corporatura robusta, capelli lunghi sciolti di colore castano, un paio di occhi verdi e una pelle più pallida di quello che dovrebbe essere, avendo passato metà della sua vita lì a Los Angeles. Una volta conclusa la telefonata, la donna si rivolse verso di loro con uno sguardo fra il disperato e lo scettico. «Una vita d’inferno.» Disse, guardando prima lui e poi volgendo lo sguardo verso il suo agente. «D’inferno, ve lo dico io, è la vita di un capo editore. Scrittori presuntuosi ricchi di pretese, senza volersi sacrificare neppure un po’, giovani aspiranti scrittrici che si credono i nuovi Bukowski del nostro secolo ma che non sanno scrivere un accidenti di niente. Tutti con i loro portatili all’ultima moda, convincendosi che questo li aiuti almeno un po’ a scrivere meglio, e magari fosse vero. Dov’è finita la vecchia Royal?» Chiese retoricamente, sapendo esattamente quanto loro che quella era una tecnologia ben sorpassata da anni, ormai. «E poi ci sono gli scrittori come te, James.» Fece la donna, con un ghigno divertito. Lui non seppe se prenderlo come un complimento o meno, quindi tacque e forzò un sorriso. «Che mi venga un colpo se non sono andata in defibrillazione quando ho saputo da questo individuo,» disse Arleen indicando con un cenno il suo agente, «che James Alliston era di nuovo in città.» Andy si schiarì la gola. «Difatti sei stata la prima a cui abbiamo pensato, Arleen.» «Oh, per l’amor del cielo, Andy. Finiscila con queste stronzate.» Disse la donna, e l’uomo si ammutolì. Lui si ritrovò a pensare che se fossero stati ai tempi della seconda guerra mondiale, Arleen sarebbe stata un ottimo generale. «Sappiamo tutti come hanno buttato fuori entrambi alla Rare Bird Books.» Continuò, Arleen. E a quel punto loro si schiarirono la gola e tossicchiarono per l’imbarazzo. «Sentite, perché siete qui? Se avete intenzione di farmi perdere tempo, io ne ho già abbastanza poco.» Fu lui a parlare a quel punto. «No, Arleen, ascolta… » iniziò a dire lui. «C’è stato un fraintendimento con Dickens, ma siamo qui per questioni serie e abbiamo intenzione di firmare un contratto per il mio prossimo libro proprio con una casa editrice seria.» Arleen parve più attenta ora, e allora lui proseguì. «Ho finito con le stronzate e con tutto. Mi voglio rimettere in pista sul serio, Arleen. E davvero sia io sia Andy, pensiamo sia un ottimo inizio venire qui da te.» La donna sembrò rifletterci sopra, così lui cercò di premere ancora sul tasto della fiducia. «Andiamo, Arleen. Lo sai che non mi prenderei mai gioco di te.» Aggiunse, lui. Il suo agente fece per parlare, ma ancora una volta Arleen non glielo permise. Evidentemente era ancora infuriata per la volta in cui Andy l’aveva spudoratamente rifiutata. Si, proprio così: Arleen ci aveva provato in maniera indecente con il suo agente e lui l’aveva rifiutata. Com’era possibile? Be’, sicuramente la stazza della donna era stato un buon incentivo per far sì che Andy non volesse andare a letto con lei, oltre al fatto che era sposato da undici anni, ormai. «Benissimo, e di cosa tratterà il prossimo libro?» Domandò la donna, all’improvviso. Prese entrambi alla sprovvista con quella domanda, ma in effetti si sarebbero dovuti aspettare che Arleen gliel’avrebbe fatta. In fondo, non poteva dare loro fiducia così alla cieca. «Ehm… vediamo… » iniziò a dire lui. «Il mio nuovo libro parlerà… » ma lasciò per troppo a lungo la frase in sospeso, tanto da fare capire ad Arleen che non aveva la più pallida idea di cosa avrebbe trattato il suo prossimo libro. La donna sospirò, e poi disse:«ascoltate, tutti e due voi. Mi fido di te, James, e ho letto il tuo ultimo libro e conosco il tuo talento. Ciò non toglie che la vostra reputazione vi ha fatto scendere in classifica.» «Quale classifica?» Domandò il suo agente, interrompendo Arleen. «Vuoi chiudere quella fogna e farmi finire?» Fece la donna, con un tono calmo. Andy si zittì e lei proseguì. «La maggior parte di L.A. non vuole lavorare con voi, e non per il poco talento da parte tua James, quindi cerca di non prenderla sul personale. Tu sei uno di quei pochi e veri scrittori che al giorno d’oggi si possono trovare. D’altra parte, hai un passato alle spalle e una reputazione che non farebbe invidia a molti.» Fece una pausa e si massaggiò le tempie. «Nonostante questo, voglio dare fiducia sia a te sia al tuo agente. Ma niente stronzate, ci siamo capiti?» Concluse, puntando lo sguardo verso di loro, i quali annuirono a l’unisono. Dopodiché si alzarono tutti e tre e lei porse a Andy i fogli del contratto che avrebbe dovuto firmare, probabilmente quella sera a casa; Andy non firmava mai prima di aver letto ogni clausola o postilla. «Benvenuto di nuovo a Los Angeles, James Alliston.» Fece poi, Arleen. Nel momento in cui il suo agente prese i fogli del contratto, la donna sfiorò la mano dell’uomo e gli rivolse un’occhiata d’intesa. E questo era solo l’inizio, pensò lui. Continua…
  4. franciesmorrone_scrittore

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    Salve a tutti, *** EDITATO DALLO STAFF *** Potete darmi dei consigli su come comportarmi? Un grazie anticipato. Francies M. Morrone
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