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greenintro

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  1. greenintro

    Cosa state leggendo?

    concordo con le impressioni su Gogol, in base ai tempi lontani in cui lessi quei racconti. E "Il maestro e Margherita" di Bulgakov, che ora sto leggendo, quel surrealismo cinico, tipicamente russo, me lo sta facendo ricordare molto.
  2. greenintro

    Cosa state leggendo?

    "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov. Sto leggendo da un sito. Bellissimo.
  3. greenintro

    Cosa state leggendo?

    Sì, è un illustrato, e i disegni li ho trovati molto belli. é una breve fiaba gradevole nella sua semplicità, ottima da leggere a un bambino per invogliarlo alla lettura, ma può piacere a prescindere dall'età in cui la si legge, e l'ho trovata anche molto tenera, particolarmente sul finale... Non sapevo fosse la storia di Inge Feltrinelli, grazie dell'informazione!
  4. greenintro

    Cosa state leggendo?

    Ho terminato ultimamente "La casa degli spiriti" di Isabel Allende e "La bambina che parlava ai libri" di Stefano Benni. Ho iniziato la lettura in due volumi del catalogo in due tomi "L'idea del bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori" dedicata alla mostra tenuta a Roma dal 29 Marzo al 26 Giugno 2000 presso al Palazzo delle Esposizioni ed ex Teatro dei Dioscuri, comprendente una serie di saggi sulle teorie dello storico dell'arte seicentesco Bellori, di cui mi sto occupando per uno studio universitario.
  5. greenintro

    Il gioco del "se fosse"

    Una foresta infestata da fantasmi (o anche un solo fantasma) Stando, all'attualità, se fossi uno dei presidenti nella storia degli Usa?
  6. greenintro

    Il gioco del "se fosse"

    Carlo Calenda Se fossi un genere musicale?
  7. greenintro

    Viaggi nel tempo:ipotesi realistiche

    queste infinite ipotesi temporali in quanto "ipotesi", cioè possibilità attuali, non fanno parte della realtà, ma della nostra immaginazione. La possibilità di poter immaginare ucronie, possibilità alternative del corso della storia non rende tali possibilità effettive. Lincoln è stato ucciso e questo non può mutare, in quanto evento del passato, dunque non presente, e non suscettibile di modifiche. Non voglio apparire troppo tranchant e semplicista, sono argomenti complessi e sono ignorante di fisica quantistica, avendo una formazione più legata alla filosofia, ma in generale penso che ogni scoperta dei saperi sperimentali, empirici, possa essere valida entro i limiti in cui non si contrappone ai princìpi della logica formale, (la fisica moderna e contemporanea può contestare a ragione la cosmologia, l'astronomia aristotelica, ma non la logica, che vale al di là dell'esperienza da cui provengono le scoperte fisiche) tra cui il terzo escluso, indicante l'impossibilità che un certe ente (anche un certo evento) possa essere allo stesso tempo e per lo stesso aspetto in un certo modo e nella negazione del modo stesso, e dunque l'impossibilità che un certo fatto sia accaduto e al contempo non accaduto. L'unica possibilità di far cadere la contraddizione sarebbe ipotizzare che questa dimensione alternativa, la cui storia dovrebbe determinarsi sulla base delle modifiche retroattive dei viaggiatori del tempo al passato, siano realtà spazialmente separate dal nostro universo, nel quale ammettere la possibilità che un "Lincoln B" possa salvarsi, differentemente da quella, nostra, in cui "Lincoln A" è stato ucciso. Ma per interagire con queste dimensioni alternative, dovremmo viaggiare nello spazio, non nel tempo, in quanto il tempo, non avendo estensione, non può contenere nei suoi stessi istanti che lo compongono eventi tra loro contraddittori, come fosse uno spazio in cui in un punto Lincoln A è assassinato mentre in un altro Lincoln B si salva. A meno che non si concepisca il tempo in modo del tutto diverso da quello delle definizioni tradizionali, di schema mentale e non realtà fisica esistente, ed è per questo che mi premunivo di distinguerlo dal concetto di "divenire", che invece indica un fenomeno attinente alla realtà oggettiva, cioè concretamente esistente, e per il quale sarebbe teoricamente ammissibile un regresso
  8. greenintro

    Viaggi nel tempo:ipotesi realistiche

    queste infinite ipotesi temporali in quanto "ipotesi", cioè possibilità attuali, non fanno parte della realtà, ma della nostra immaginazione. La possibilità di poter immaginare ucronie, possibilità alternative del corso della storia non rende tali possibilità effettive. Lincoln è stato ucciso e questo non può mutare, in quanto evento del passato, dunque non presente, e non suscettibile di modifiche. Non voglio apparire troppo tranchant e semplicista, sono argomenti complessi e sono ignorante di fisica quantistica, avendo una formazione più legata alla filosofia, ma in generale penso che ogni scoperta dei saperi sperimentali, empirici, possa essere valida entro i limiti in cui non si contrappone ai princìpi della logica formale, (la fisica moderna e contemporanea può contestare a ragione la cosmologia, l'astronomia aristotelica, ma non la logica, che vale al di là dell'esperienza da cui provengono le scoperte fisiche) tra cui il terzo escluso, indicante l'impossibilità che un certe ente (anche un certo evento) possa essere allo stesso tempo e per lo stesso aspetto in un certo modo e nella negazione del modo stesso, e dunque l'impossibilità che un certo fatto sia accaduto e al contempo non accaduto. L'unica possibilità di far cadere la contraddizione sarebbe ipotizzare che questa dimensione alternativa, la cui storia dovrebbe determinarsi sulla base delle modifiche retroattive dei viaggiatori del tempo al passato, siano realtà spazialmente separate dal nostro universo, nel quale ammettere la possibilità che un "Lincoln B" possa salvarsi, differentemente da quella, nostra, in cui "Lincoln A" è stato ucciso. Ma per interagire con queste dimensioni alternative, dovremmo viaggiare nello spazio, non nel tempo, in quanto il tempo, non avendo estensione, non può contenere nei suoi stessi istanti che lo compongono eventi tra loro contraddittori, come fosse uno spazio in cui in un punto Lincoln A è assassinato mentre in un altro Lincoln B si salva. A meno che non si concepisca il tempo in modo del tutto diverso da quello delle definizioni tradizionali, di schema mentale e non realtà fisica esistente, ed è per questo che mi premunivo di distinguerlo dal concetto di "divenire", che invece indica un fenomeno attinente alla realtà oggettiva, cioè concretamente esistente, e per il quale sarebbe teoricamente ammissibile un regresso
  9. greenintro

    Viaggi nel tempo:ipotesi realistiche

    penso bisognerebbe sempre tener conto della differenza tra "tempo", inteso come forma mentis tramite cui ordiniamo l'esperienza degli eventi nello schema a 3 passato-presente-futuro (che sarebbe l'accezione kantiana, ma già di S.Agostino, che vedeva il tempo non come cosa reale, dato che di reale ci sarebbe solo il presente, mentre il passato è "non essere più" e il futuro è "non essere ancora, ma come misura della coscienza), e "divenire" come aspetto inerente la realtà oggettiva extramentale. Il tempo inteso nella prima accezione, mi pare evidente possa procedere solo unilateralmente: viaggiare con la macchina nel tempo nel passato o nel futuro vorrebbe dire negare passato e futuro in quanto tali, sulla base della loro stessa definizione, che ne sancisce l'irrealtà, il non essere presente attuale (non esser più/non essere ancora), cadendo in evidente contraddizione logica. Dire che il passato rivive come presente o che il futuro è stato anticipato sarebbe come dire che A =non A. Da questa assurdità discenderebbe quella per cui, viaggiando con la macchina del tempo sarebbe possibile intervenire sulla storia evitando ad esempio l'assassinio di Lincoln: in questo modo ci ritroveremmo con un evento storico del passato, che come "passato" è già accaduto e non potrebbe essere cancellato, ma che al tempo stesso è tornato ad essere presente e modificato, ci ritroveremmo a pensare che Lincoln è stato assassinato e al contempo non sia stato assassinato, cosa logicamente impossibile. Diverso il discorso se si parla di "divenire": non sarebbe logicamente (almeno nel senso di una logica puramente formalista, ora non discuto se sia una probabilità nei fatti) impossibile immaginare una direzione della storia in cui eventi del passato si ripropongono identicamente a come si erano già realizzati, una sorta di regressione, che però non andrebbe intesa come "ritorno al passato", nel senso in cui lo si rappresenta nel cinema con i viaggi nella macchina del tempo, ma banalmente come ripetizione del passato. Cioè, il passato tornerebbe, ma non in quanto tale, ma nel senso di un nuovo presente caratterizzato in tutto e per tutto con gli stessi aspetti del passato, che però concettualmente resterebbe "passato" impossibile da rivivere. In questo modo salveremmo l'unidirezionalità dello scorrere del tempo senza che ciò escluda la possibilità di un ritorno della storia ad eventi già accaduti, in quanto il passato che era e ciò che "ritorna" resterebbero comunque posizionati in momenti diversi della linea temporale
  10. greenintro

    Quali sono le vostre citazioni preferite

    "Non fuggire da te, rientra in te stesso. Nell'uomo interiore abita la verità" S.Agostino da Ippona
  11. greenintro

    Libri sulle brigate rosse.

    Ci sarebbe "Il prigioniero" di Paola Tavella e Anna Laura Braghetti, Edito Feltrinelli 2003. Non l'ho ancora acquistato, ma ho "sbirciato" delle parti nell'anteprima di GoogleLibri, e lo trovo molto interessante. Si tratta della cronaca dei giorni della prigionia di Aldo Moro (la Braghetti era nel nucleo dei carcerieri dello statista in via Montalcini), in cui emerge molto bene la componente umana del politico, ancor più interessante se osservato dalla prospettiva dei suoi nemici. Inoltre la rappresentazione degli eventi dovrebbe caratterizzata da un certo realismo, considerando il fatto di esser raccontati da una testimone di primo piano. Dovrebbe essere stata anche fonte di ispirazione per il film di Bellocchio "Buongiorno notte", uscito lo stesso anno. Poi non so se la cosa rientri nella tipologia di libri che ti interessava, intanto mi sembrava giusto segnalarlo
  12. greenintro

    Il gioco del "se fosse"

    "Sette chili in sette giorni" con attori protagonisti Carlo Verdone e Renato Pozzetto Se fossi un mese dell'anno differente da quello in cui si è nati?
  13. greenintro

    Se aveste la possibilità di scegliere un editore

    forse direi Mimesis, non ci ho ancora mai pubblicato nulla, ma so che è molto gettonata nell'ambito della pubblicazione filosofica, ha una visibilità nazionale, attenta alla qualità, mi sembra una buona soluzione di equilibrio tra l'attenzione ad aree di ricerca non così sovraesposte e l'attitudine a lavorare su prospettive promozionali relativamente ampie (penso in particolar modo alla distribuzione libraria)
  14. greenintro

    Alle presentazioni vi sentite a vostro agio?

    ho fatto la mia prima presentazione del mio libro (saggistica filosofica) lo scorso Novembre, in un locale/enoteca gestito da miei conoscenti, fortunatamente, senza che potessi saperlo, ho fatto in tempo a evitare le dinamiche Covid. Sono timido, poco abituato a espormi in pubblico, escludendo qualche intervento dal pubblico in conferenze, e molto nervoso, inizialmente. Se da un lato la saggistica, rispetto alla narrativa, è un ambiente molto più di nicchia, dove il margine di interesse pubblico è più limitato, dall'altro, le aspettative di rigore scientifico fanno sì che quella nicchia, inferiore quantitativamente, possa essere più esigente riguardo l'adeguatezza a parametri oggettivi del tuo lavoro, per cui per un verso l'ansia da prestazione è inferiore per un aspetto, ma più forte per un altro. Nel mio caso il pubblico era davvero numericamente ridotto, mi pare sulle 7,8 persone, in prevalenza ragazzi invitati da una docente universitaria che mi affiancava per l'evento. Ecco, direi che forse il fattore più importante, o uno dei più importanti, per la riuscita dell'evento sia il trovare un buon accordo con la persona/le persone che fanno da correlatori della presentazione (sempre che non si voglia far tutto da soli), riguardo le modalità di esposizione. Noi ci siam trovati d'accordo nell'evitare monologhi lunghi, e nell'impostare la cosa soprattutto come "botta e risposta" fra noi 3, io e altri due correlatori, con ampio spazio riservato agli interventi del (mini)pubblico, modalità da me molto preferita, in quanto mi ha evitato lo stress di dover preparare e memorizzare una lunga relazione, e mi ha consentito di trovare costantemente appigli dialogici nel rispondere ai brevi interventi altrui, giovandomi del poter trovare idee sulla base del supporto dei loro stimoli, in tempo reale. Non so quanto effettivamente possa aver comunicato una buona immagine di me e del lavoro, poi ci son sempre pensieri a posteriori sul fatto che la cosa sarebbe potuta andare meglio o peggio rispetto alle aspettative di partenza, diciamo che almeno, sicuramente, la prossima volta, se ci sarà, starò più attento alla promozione dell'evento, evitando di dimenticarmi di riferire alla copisteria che doveva stampare le locandine, tra le informazioni, l'orario di inizio, stupido errore di cui solo circa un mese dopo mi sono accorto, per le parole di un'amica a cui avrebbe fatto piacere esserci, ma che non aveva trovato l'orario sulla locandina...
  15. greenintro

    Il vostro più grande pregio e il vostro più grande difetto

    pregio: forse una forte autonomia mentale, cioè facoltà di formarmi le mie opinioni in modo molto personale, senza aderire a priori a delle posizioni altrui predefinite, sia individuali che collettive difetti: tantissimi, uno fra tutti, il lasciarsi condizionare troppo di umore dalla stima e dal consenso altrui verso le mie idee o modo di vivere, con conseguenti rimuginamenti mentali per metabolizzare le critiche, cercando di trovare un punto di vista per cui queste non incidano più di tanto sulla mia autostima. Finché non lo trovo posso restare paralizzato nelle mie attività quotidiane o comunque demotivato nel portarle avanti Il pregio e il difetto sembrerebbero in contraddizione fra loro. In realtà convivono perché riguardano aspetti diversi della personalità, il pregio riguarda la parte razionale, il secondo colpisce quella emotiva. Insomma, razionalmente resto convinto delle mie idee fintanto che le reputo ben fondate, a prescindere dalle critiche, emotivamente mi angoscia il pensiero di restare isolato a difendere le mie ragioni, anche quando continui a riconoscerle come valide. La ragione non basta a tenermi compagnia
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