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ziohenry

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  1. Siamo davvero liberi di decidere delle nostre azioni? Il concetto di libero arbitrio è davvero applicabile alle nostre esistenze? Francesco, il Medico Veterinario protagonista della storia, ha la sfortuna di trovare la risposta a queste domande, suo malgrado, e con essa dovrà fare i conti, perché comprenderà di aver vissuto da sempre all’interno di un’illusione. Delle peggiori. Francesco è schiacciato dal senso di colpa per l’omicidio che ha commesso durante il servizio militare, per vendicarsi di un sopruso subito. Questo evento, rimasto impunito, e quelli collegati, lo hanno trasformato nella vittima di una sorta di autolesionismo “espiatorio”, un’ossessione che produrrà lo sfacelo della sua vita. Si troverà coinvolto e travolto da un vortice di rivelazioni che lo obbligheranno a rincorrere di nuovo la propria vendetta, l’unico mezzo che potrebbe far tornare i conti, che potrebbe far quadrare il cerchio. Un romanzo noir dai tratti surreali e horror, che esplora le contraddizioni, le paure, l’umanità e le fisime di un uomo che fugge da un se stesso che fatica a riconoscere. E che inciampa nelle macerie di convinzioni frantumate da nuove consapevolezze.
  2. ziohenry

    Porto Seguro Editore

    Anche il mio romanzo è stato valutato positivamente e sono stato invitato in una loro sede per un colloquio. Non sono andato. L'impressione è che accettino testi con troppa facilità. La cosa non mi piace. Qualcun altro ha avuto la stessa sensazione? Ciao
  3. ziohenry

    Freccia d'oro

    Ciao. Anch'io sono stato contattato nemmeno un mese dopo aver inviato il mio scritto, con una mail dai toni entusiastici. Il tutto mi pare assolutamente inverosimile, perchè non possono aver letto e valutato l'intero lavoro, e non è serio fare proposte sulla base della sola sinossi. Ergo, dovessero anche farsi vivi, rifiuterei con garbata fermezza. Comunque la mail non accennava all'acquisto di copie.
  4. ziohenry

    avevo otto anni

    http://www.writersdr...234-sala-prove/ Avevo otto anni, andavo bene a scuola e mi piaceva scorrazzare in bicicletta per le strade del mio paese. Avevo otto anni e pensavo che stare al mondo fosse una passeggiata, più o meno come sfrecciare con gli amici in sella alla mia bicicletta. Pensavo che per ottenere qualcosa fosse sufficiente meritarsela, ed era giusto che la pensassi così, in fondo avevo solo otto anni. Così decisi che mi meritavo una bicicletta nuova; l’avevo vista nel negozio all’angolo del palazzo dove vivevo; era bellissima e, neanche a dirlo, era rossa e cromata, con le ruote sottili e il cambio a dodici marce. Ma la cosa che più mi aveva conquistato era il manubrio, non un manubrio normale, quello era il manubrio di una bici da corsa, a corna d’ariete, curvo e nero dava il brivido della velocità solo a guardarlo. Mi sentivo un bambino fortunato a meritarmi una bicicletta come quella! Tutti i giorni, andando e tornando da scuola, mi fermavo qualche minuto davanti alla vetrina del negozio ad ammirarla, mentre già mi ci vedevo in sella e sentivo il vento scompigliarmi i capelli. La mia più grande paura era che la vendessero prima della fine della scuola, dato che avevo preso a tediare i miei genitori perché me la comprassero come regalo per la promozione. D’altronde era ovvio che me la regalassero, me la meritavo. Arrivò giugno e la scuola terminò. Ero stato promosso; non ero stato il più bravo, ma avevo avuto una pagella più che dignitosa. Ero soddisfatto. Non stavo più nella pelle, di lì a poco avrei potuto inforcare la mia bicicletta nuova, perché mio padre disse che mi avrebbe fatto un gran bel regalo. Quando me lo diede capii subito che qualcosa non andava. La mia bicicletta nuova non poteva stare in un pacco così piccolo! Ricordo che eravamo seduti in cucina, io, mia madre e mio padre; mio fratello più piccolo giocava in sala. Mi diedero quel pacco tutti sorridenti, ma io sentivo un nodo in gola che proprio non riuscivo a mandare giù. Come avevano potuto farmi una cosa del genere? Non volevo ferirli, ma sentivo la delusione crescermi dentro un istante dopo l’altro. Avevo una gran voglia di piangere. Cercando di dissimulare lo sconforto con qualche sorrisetto stentato, aprii il pacco. Quando ne vidi il contenuto mi fu tutto più chiaro: mi avevano regalato il manubrio. Non tutta la bicicletta, solo il manubrio. Mio padre disse che avrei potuto montarlo su quella che già avevo e che così sarebbe diventata proprio come una bicicletta da corsa. Avevo quasi nove anni quando capii che non sempre è sufficiente meritarsi qualcosa per ottenerlo. Non ho mai avuto una bicicletta da corsa.
  5. ziohenry

    Sala prove

    Devo dire che mi è proprio piaciuto. Mi ha buttato indietro di quasi trent'anni, quando vivere situazioni simili era la normalità. Adesso sono solo un ricordo, ma questo è tutto un altro discorso. Mi è piaciuto perchè non c'è trama, non c'è sotto nessuna storia se non la fotografia di alcuni amici che si trovano per suonare punk, bere birra e fumare. Come è giusto che sia, almeno a diciott'anni. E quel senso di vuoto che si prova a quell'età pensando al futuro, quando non si riesce ad immaginare un futuro, perchè tutto sembra possibile e impossibile allo stesso tempo. Il senso di frustrazione che ti prende, perchè cominci a renderti conto che non riuscirai a cambiare nulla, che probabilmente questo nulla cambierà te, che nella migliore delle ipotesi ti aspetta il baratro della normalità. L'università, il lavoro, la famiglia... a diciott'anni sembrano universi lontani anni luce, ma si comincia anche a intuirne l'ineluttabilità. Almeno, questo è quanto mi ha trasmesso il tuo brano, ciò che mi ha fatto pensare e ricordare. E' scritto in maniera lineare, senza troppi fronzoli e mi pare che scorra bene, volutamente spoglio; anche i dialoghi mi pare siano abbastanza realistici e verosimili, anche se a tratti mancano di spontaneità. In ogni caso, complimenti, in poche righe hai ben descritto tutta una serie di situazioni passate, presenti e future.
  6. ziohenry

    Ciao a tutti, mi presento

    Ciao. Il mio nome è Enrico e amo molte cose. Tutto ciò che ha a che vedere con l'arte mi affascina, in particolar modo con la scrittura e la musica. Scrivo. E suono. O almeno ci provo, mettendoci tutto l'impegno. Anche se capita, a volte, che i miei sforzi non si evidenziano nei risultati. Comunque non demordo. Spero, anzi sono convinto, di poter imparare qualcosa frequentando questo sito e cercherò di farlo nel miglior modo possibile. Per ora vi ringrazio e vi saluto cordialmente.
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