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Rhomer

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  1. Rhomer

    [FdI 2019-2] Una bionda e il suo libro

    Racconto abbastanza gradevole, scritto bene e senza sbavature. Ottimi i dialoghi tra i due compagni, e anche funzionali visto che gettano i semi di quello che, alla fine, sarà il riscatto di lei. Forse risulta poco credibile che una bella ragazza in perizoma (nonostante il coltello) la faccia franca con tanta facilità di fronte a due sociopatici di quella risma (ragazzini e dunque anche infantili, al punto da poter reagire nonostante la vista della lama). In più la parte in cui descrivi il lavoro del fidanzato l'ho trovata sì scritta bene, ma superflua, mi ha dato l'impressione di essere troppo di "contorno", visto che è la protagonista la vera star, avrei iniziato la storia dal suo punto di vista (ma è solo il mio gusto personale). Ma va beh, nulla di grave. Più importante è invece la volontà fulminante della protagonista di voler "reagire" una buona volta, che è il fulcro del racconto, e arriva netta al lettore. Un buon lavoro. Ciao @simone volponi
  2. Rhomer

    Jukebox

  3. Rhomer

    [FdI 2019-2] Il prezzo dello sguardo

    @flambar Grazie per essere passato e per aver lasciato il tuo pensiero. Sono contento che tu l'abbia apprezzato nonostante, alle volte, "il filo del discorso" possa esserti sfuggito. Non è nelle mie intenzioni confondere il lettore, per nulla. Che posso dire... forse, a 'sto punto, mi viene proprio naturale. ( :
  4. Rhomer

    [FdI 2019-2] Ombra principe dei Rottweiler

    Ciao @flambar . Come ben sai mi stanno a cuore le storie a tema canino, e dunque mi sono lasciato trasportare dalla tenerezza di certe scene che hai descritto, proprio perché le ho passate anche io. Educare bene un cane è davvero cosa difficile, soprattutto quando fanno i capricci e piagnucolano (lì è dura davvero rimanere impassibili). Insomma, un racconto che ho gradito. Ho notato però più errori del solito, e non mi riferisco rispetto al racconto del precedente contest (so bene che in quello hai accettato un aiuto che, come noto da ciò che dici, preferisci non riutilizzare perché preferisci che il tuo prodotto sia Tuo e basta, e in questo ti rispetto molto),ma proprio ad altri tuoi letti in officina. Insomma, sai bene che con un po' di pazienza e riletture, riusciresti a migliorare molto più di quello che pensi. Ma va beh, ho già detto abbastanza, alla prossima esperienza di vita vissuta, amico mio.
  5. Rhomer

    [FdI 2019-2] L'im-materiale prezioso

    Bellissimo pezzo Che dire @Adelaide J. Pellitteri , mi ha convinto molto questo tuo racconto. Mi ha convinto la tua metafora, la tua miniera, la ricerca di un im-materiale prezioso. Il buio (per quanto questo concetto avrei preferito vivesse anche senza essere citato così tante volte nella storia) si attacca al lettore che, grazie alla tua bravura nel descrivere le sensazioni della protagonista, entra in simbiosi col personaggio e con il suo malessere. Alla fine, nella lettura, mi sono ritrovato a desiderarla anche io quella luce filtrata dalla finestra. E dunque il "risveglio", il ritorno della vista, la voglia di reagire. Insomma, mi è piaciuto. Inizialmente ho pensato che il concetto del "riscatto" non fosse così vivido in questa storia, ma riflettendoci su, riscattarsi da una profonda depressione, anche solo grazie alla forza di volontà, sfruttando quell'impercettibile resilienza che ci rimane in corpo, è di per sé una forma di riscatto, eccome. Per quanto riguarda la poesia, credo che da sola valga tutto il racconto, in quei versi c'è tutta la storia, tutto il suo significato, dunque due volte brava.
  6. Rhomer

    [FdI 2019-2] Son fatto così

    Ciao @Marf , piacere di conoscerti. Non male questo tuo racconto un po' distopico, un po' "space opera", un po' psicologico. Mi è piaciuto il senso di colpa del protagonista che sembra essere indirizzato sulla donna che ha amato, ma in realtà è qualcosa di più grande, di sociale ed etico. Questo suo desiderio di "resettare" tutto mi è piaciuto molto. Forse un po' troppo "raccontato" ma è solo un mio gusto, e poi non mi è pesato così tanto, in fin dei conti scorre bene. La poesia non so... mi sembra più un tributo alla donna che altro, l'ho percepita debole se paragonata a tutto il resto, ma è davvero una piccolezza (considera che di poesia io non ci capisco un tubo). Detto ciò ti saluto, alla prossima!
  7. Rhomer

    [FdI 2019-2] L'isola

    Frasi ad effetto che arrivano in pieno. Un malessere profondo che non si mostrerà mai al lettore, ma che si percepisce in tutta la storia, e che lascia tutto il suo peso nell'isola. Esoterico; davvero, davvero bella la parte con la santera, sentivo il suo fascino mentre leggevo le sue parole. E la poesia che sembra un grido d'aiuto, forte in ogni suo verso. Alla fine è mattina e c'è freddo, mi sono sentito "libero" anch'io. Mi è piaciuto molto. Ciao @camparino
  8. Rhomer

    [FdI 2019-2] La notte

    Ciao @Sarettyh , come facciano certe ragazze ad essere attratte da uomini così teatrali, spocchiosi, come se tutto il peso del mondo gravasse sulle loro spalle, non lo capirò mai! Ma sicuramente è un mio limite....(ma chi ci crede al fatto che credo sia un mio limite...). Va beh, ho esordito così nel commento proprio per allacciarmi all'unico elemento che, secondo il mio personalissimo parere, "rovina" il racconto: Lui. La parte dal suo punto di vista, in fin dei conti, fa molto spiegone/teatrale e non incontra i miei gusti. Mentre mi è piaciuta tutta (anche per come scritta, a parte qualche virgola fuori posto) la prima parte, con il punto di vista di Olly. Buona la poesia, anche se in linea con la parte finale che, come detto prima, reputo deboluccia. E, a tal proposito, finisco dicendo che trovo l'idea del riscatto con la morte abbastanza forzata, non tanto per l'idea in sé, ma proprio perché è dipesa da questo tizio, che mi fa vedere lei come una persona totalmente traviata da un'infantile attrazione che la porta a non formulare davvero una sua "visione". Ciao, e a rileggerci!
  9. Rhomer

    [FdI 2019-2] Il prezzo dello sguardo

    non vedo di cosa tu ti debba scusare. Ognuno di noi ha una percezione diversa quando legge una storia, e io ci metto del mio a non essere totalmente chiaro. ( :
  10. Rhomer

    [FdI 2019-2] Il prezzo dello sguardo

    @Sarettyh @camparino @H3c70r Grazie dei vostri commenti. In realtà non si dovrebbero confrontare, come appunto tu dici non sono confrontabili e io infatti non volevo che il lettore li confrontasse. Sono due simboli diversi per due personaggi diversi: Farfalla per Elena e ragno per Magda. Ma credo che la colpa sia mia, avrei dovuto rendere, forse, più incisivo, il simbolo di Elena. No, no, assolutamente no. il "nostro" si redime per ben altro motivo (Magda). Semplicemente, come lo definisco nella storia, è una sorta di "angelo custode" (un colpo di fortuna, in pratica.) Abuso voluto. Ho prestato particolare attenzione all'interpunzione, per ottenere una musicalità precisa. Dunque se ne può parlare, alla fin fine è anche una questione di gusti. Ma, conoscendo la mia goffaggine nello scrivere, è molto probabile che ci sia stato qualche scivolone. ( : Grazie anche a te @Adelaide J. Pellitteri anche se ti vedo parecchio confusa ( : L'hai letto TRE volte per "capirlo"? Non mi rincuora affatto... ) : Scherzi a parte, posso capire la confusione che può generare (immagino che questa frase la dovrò scrivere chissà quante volte per tutti i miei racconti... e mi sa che andrò di copia e incolla). Qui ci siamo! yep, è un orrendo e cattivissimo ragno peloso (ma simbolicamente parlando....per fortuna) quindi ha ceduto alla tentazione, anche se poi... Qui non ci siamo! Lui è sempre dentro l'auto che le osserva. è scappato prima, ma la capatina nell'utero l'ha fatta! Boh la capatina la fa "mentalmente", nell'utero della sua compagna (la povera Elenea che lo aspetta a casa)....Lui scappa per la prima volta da un "posto" da cui non è mai scappato prima, che è il suo "vizio". Nope, molto banalmente pensavo al sole ( : Grazie a tutti per essere passati!
  11. Rhomer

    [FdI 2019-2] Il prezzo dello sguardo

    Il prezzo dello sguardo Lascio scorrere l'acqua per coprire i venti minuti passati a osservarmi allo specchio. Sembra più la tela di un ragno adesso, vedo riflessi i miei otto sguardi che mi accusano. Tengo il pugno serrato sotto il getto; l'acqua si mescola col mio sangue. Elena, la donna che dovrei amare e che mi ha rovinato la vita, è in salotto. Non avrà sentito il vetro che si frantumava presa com'è da quei cazzo di libri Self-help. Ce n'è uno aperto proprio sopra la tavoletta del cesso. I miei occhi smettono di guardarsi e si fiondano su una poesia scritta a caratteri cubitali: Ti vedi, nell'orizzonte Sei l'est, arrampicati. Si staccano, le ombre che dormono Eri l'ovest, condannali Ti schiaccia dall'alto, solo, il tuo peso Divieni forma e forza. E di nuovo ovest con l'ombra tua, oscurali. Mi rituffo nella tela, adesso ci sono otto bocche che sorridono e mi parlano: «ma vaffanculo». La mano non sanguina più. Mi vesto; saluto Elena; apro la porta. Eh no, si è ricordata di dovermi redarguire con lo sguardo. Lei sa dove andrò. I suoi occhi li conosco bene, neri e pieni di cicatrici, mi investono obbligandomi a guardare le punte delle mie scarpe. «Merda, non farmi ramanzine, mantengo le mie promesse», lo dico con la mano che si muove da sola facendo emettere un tonfo alla porta. «Lo so, non ti preoccupare. Solo..», si avvicina e io mi allontano. Non voglio guardare il suo corpo, non ancora. «...la tua mano, hai di nuovo dato un pugno allo specchio?». «Ci metto poco questa volta, non aspettarmi sveglia». Adesso c'è una porta a dividerci, non può vedermi, poggio le mani sulla superficie quasi a ringraziarla. Chiavi, sportello, accensione. Lo faccio solo di notte. Poso il cellulare e il portafogli nel cruscotto; un tempo lo facevo per assicurarmi che non mi rapinassero, non avrebbero trovato nulla nell'immediato. Adesso è più un rituale, tanto non combinerò nulla, e guai se ciò non accadesse, perché mi getterei da un ponte. Il tragitto è sempre lo stesso, anche le mie fermate, l'ordine in cui le faccio. Le prime vie le percorro a velocità, schiaccio più che posso l'acceleratore fregandomene di almeno un paio di semafori rossi – a quest'ora non passa mai nessuno – in direzione del centro. Vado veloce perché l'eccitazione è pressante, ho un'erezione e voglio che duri il più possibile. Controllo ossessivamente le tasche per assicurarmi che i soldi, spartiti in modo strategico a destra e a sinistra, siano ancora lì. Li sento umidi perché ho le gambe sudate. Alcune fanno le schizzinose e non li accettano, dunque li smuovo un po'. Ripetute azioni meccaniche, perché non li userò, lo so bene, non questa volta. All'autoradio una dèa intona you're gonna spread your wings, child, mentre l'odore dell'asfalto bagnato da una pioggerella insignificante mi brucia le narici. L'erezione svanisce di colpo. Spengo l'autoradio e alzo il finestrino, non voglio distrazioni. Vado a settanta chilometri orari mentre imbuco per la via che ho più percorso da quando ho preso la patente. Decelero. Prima vedo solo ombre, inizia sempre così. Le vedo dalla distanza che assumono le forme che voglio io; lunghe cosce, corpo snello, le mani impigliate nei capelli. Sono abbastanza vicino da capire che si tratta di un palo della luce. Altre ombre sono generate da altrettante forme improbabili. Quando sono in questo stato riesco persino a trasformare un cestino dei rifiuti nella sosia di Charlize Theron. Rido, per l'abitudine, per la consapevolezza. L'erezione è di nuovo incipiente, questa volta perché sono arrivato. Inizio a tessere la mia tela. Non ci sono più ombre, ma cosce e tette reali. E le conosco tutte quante. Le luci soffuse dei lampioni le illuminano di sbieco. Prima vedo i tacchi a spillo, poi le minigonne. Decelero, ancora, e le osservo. Arianna: rumena, un metro e ottanta circa, piccole tette a coppa, culo da sballo. (Bella, ma stressa col minutaggio) Giulia: bassina, un faccino non eccezionale, tette abnormi. (Uno spettacolo, mi permette di tutto) Lisa: una nigeriana che parla un italiano migliore del mio, carina e simpatica. (Costa poco) Berta: la donna cromatica, capelli blu, la sua pelle è fatta di strass. (La mia preferita) Qui mi fermo, mi riconosce, sto per allungarle una zampa. Rischio di cedere ma un angelo custode mi salva; lo vedo dallo specchietto retrovisore: un vecchietto dentro una Panda che attende speranzoso che me ne vada, si vede dallo sguardo che la vorrebbe lui. I suoi occhi mi disgustano, li osservo e incontro i miei. Sgommata e riparto. «Faccia d'angelo, vieni da me...», urla Berta con la sua voce aliena. Non ho la faccia d'angelo, brutta troia. Sai bene che quella boccuccia non la devi usare per parlare. No, la rabbia non va bene, non adesso. Rifaccio il giro, noto che molte mancano all'appello, compresa Elena, ovviamente (la mia ex preferita). Quante volte avrà infilato i miei soldi umidicci nella sua borsa. Quante notti a consumare i sedili posteriori della mia auto. Ho l'immagine vivida di lei che salta su di me, e io che osservo quella dannata farfalla tatuata sulla pancia che si muove, si deforma, e, alla fine, si trasforma. E ancora.. Le sue coperte sono impregnate di sesso, mi ci tuffo in quel materasso sgualcito, le mordo i capezzoli e poi la giro. Forte, più forte. La rigiro. I nostri sguardi si incrociano e li abbassiamo nello stesso istante. E ancora.. Alza le braccia facendole immergere nel ritmo della musica. La luce è rossa. Il suo corpo si veste di fosforescenza. Balla per me, così, un po' più in basso. E ancora.. Mi dice che se voglio farlo dovrò pagare di più. Le domando se è davvero sicura, che i soldi non importano. Non ci rendiamo conto che una creatura ci scruta, ci sputa, e ci cattura. Ha dato sfogo alla mia autodistruzione, mi ha permesso di conoscerla senza filtri. Ovviamente le ho lasciato un'ombra dentro. Rieccole, sanno che è il mio secondo giro. Stanno ferme, non si esibiscono, mi lasciano tutto il tempo del mondo. Mi fermo e le osservo meglio. Arianna ha un herpes sulla bocca che sembra illuminarsi nel buio. Giulia ha lo sguardo perso nel vuoto; muove le labbra come se parlasse a qualcuno. Lisa tira su col naso mentre si passa un deodorante sotto le ascelle. Noto una mosca che ronza attorno a Berta, le si posa sul collo, lei mi sorride mostrando denti piccoli, grigi e storti, consumati dalla cocaina. Di nuovo sono eccitato, la frenesia fa emergere un lieve conato di vomito; ho un attacco di panico. Allora applico la mia personalissima cura Ludovico e faccio una capatina nell'utero della mia compagna, alla ricerca dell'ombra più grande di tutte. La vedo: ha otto piccoli arti e il corpo ricoperto di peli. Si gira e sento tutto il suo peso dentro quel liquido. Mostra una bocca con due appendici che terminano in due zanne affilate. Mi osserva famelica con quattro paia d'occhi. Scappo, per la prima volta in tutta la mia vita. Ingrano la marcia mentre mi beo della mia rabbia. Do un'ultima occhiata allo specchietto retrovisore e guardo i miei demoni fissarmi all'unisono. I loro corpi immobili e i volti puntati su di me. Arrivo a ottanta chilometri orari e ancora le vedo impresse lì; un'istantanea del mio passato. Poi diventano ombre, pali della luce e cestini dei rifiuti. Ho davvero chiuso questa volta. Scappo dalla tela. Prendo il portafogli e il cellulare dal cruscotto. Torno a casa. «Hai davvero fatto presto». Non è andata a dormire. È bellissima con quella maglietta che le finisce a metà pancia; un piccolo cocomero sormontato da una farfalla sbiadita, squartata. Prendo i soldi dalle tasche e glieli mostro. «Non c'era bisogno, avevo completa fiducia in te, lo sai», ha gli occhi lucidi mentre lo dice. Mi abbasso e appoggio l'orecchio sulla farfalla. Chiudo gli occhi e faccio un'altra capatina nell'utero della mia compagna. Decelero e la osservo meglio. Magda: cinque mesi circa, femmina, calcia molto (la mia bambina).
  12. Rhomer

    Riti di passaggio

    Qui non mi convince la virgola dopo "aspetto", io la toglierei. Leggendola ad alta voce non mi scorre bene Qui un paio di annotazioni: i punti di sospensione è meglio evitarli quando sono fini a se stessi. Dunque "passami la maionese" e "Anche per me". Vada per quelli inseriti dopo "baffi". Per quanto riguarda invece: "disse all'amico, che gliela passò, rovesciandola col sedere per aria" io la rivedrei completamente. A parte che le azioni così descritte risultano troppo macchinose da leggere, trovo anche un po' forzata l'idea del "sedere" del barattolo di maionese. Dunque, un esempio più adeguato (ovviamente secondo il mio gusto personale eh, sia chiaro, e vale per tutto quello che scriverò in questo commento) potrebbe essere: disse all'amico che, rovesciandola col sedere per aria, gliela passò. Ma questo solo se proprio non vuoi tagliare nulla, perché io, con tutta onestà, metterei semplicemente: disse all'amico. Poi toglierei "io" dopo "dissi", si capisce benissimo che lo dice la protagonista. Anche se, a dirla tutta, si ripete un po' troppo "disse, dissi" cercherei di variare cercando altre soluzioni, come "aggiunsi io, sorridendo" per dirne una eh. Ora, ci tengo a precisare che segnalo le frasi che non mi convincono durante la lettura, dunque nel caso in cui dovessero acquisire senso successivamente ritornerò indietro nei miei passi. Detto ciò, al momento, questa informazione sul tappo della maionese la trovo abbastanza superflua Refuso Non ho capito questo passaggio. Cosa c'entra il fatto che, per fortuna, ha passato le medie giocando a Dungeons & Dragons? Questo pezzo mi piace. Finora i dettagli descritti sulle loro "particolarità" estetiche non mi hanno fatto impazzire, visto che suonano molto stereotipate (lo stempiato, il mingherlino ecc). Qui invece descrivi un "difetto" estetico facendolo diventare un pregio, e si percepisce bene. E qui si ritorna alla situazione stereotipata, peccato che ci sia questo contrasto. al di là della scelta delle descrizioni, comunque si ripetono troppo spesso. Quello così, quello colà ecc. Io utilizzerei altri espedienti, ma visto che hai scelto di non mettere i loro nomi capisco la difficoltà Niente, mi sa che in questo barattolo di maionese si nasconde il senso di tutto, forse vi si cela la risposta alla domanda che i personaggi si sono posti ( : Scherzi a parte, anche qui trovo forzata questa aggiunta. Mi arrendo, a 'sto punto sul serio mi aspetto di aver giudicato troppo in fretta, e di ritrovarmi con la piena consapevolezza alla fine della storia. ( : ....Oddio, forse ho capito! Visto che adesso il tappo è verso su, e visto che manco la stanno ad ascoltare (parlano di calcio), è una forma di non rispetto che, sfruttando il "simbolo" del barattolo, metti in evidenzia. Se è così, puoi anche cancellare tutti i miei interventi di prima sull'argomento che, come dicevo, "analizzavo" al momento. In caso: bravo. (mi piacciono i simbolismi) Mi piace Non mi piace. Sfatiamolo 'sto mito Ora sì che mi appaga leggerla. Refuso per "pranza", ma a parte ciò è un'ottima chiusa. Allora @Domenico Santoro Intanto mi scuso per essere partito in quarta senza neanche un saluto, ma ho preferito far così per evitare che mi perdessi qualche dettaglio da analizzare e citare dal tuo testo. Dunque piacere di conoscerti. E' la prima volta che leggo un tuo scritto e l'impressione è buona. Questa è una storia semplice, ma non per questo banale, anzi...è proprio in una conversazione quotidiana che si cela tutto quello che siamo, ed è quello che penso tu voglia far passare. Lo fai con le parole della tua protagonista "per me il senso è mangiare e stare con le persone" che trovo, in fin dei conti, seppur nella loro condivisibilità o meno, molto sagge alla fine. Però, come ho già citato prima, il testo è un po' infarcito di certe frasi retoriche e descrizioni stereotipate, ed è un peccato; visto che vanno a minare proprio il messaggio di fondo basato sulla "semplicità d'essere", ecco....uno stereotipo esaspera quella "semplicità" banalizzandola, e non mi piace. Ma comunque, a conti fatti è un buon racconto, che scorre e ti fa arrivare alla fine con un sorriso. Detto questo ti saluto, alla prossima!
  13. Rhomer

    [FdI 2019-1] Chiudigliocchi

    Ciao @Adele Emmeti , piacere di conoscerti. Ti ringrazio molto per essere passata e per il tuo commento, ma soprattutto per aver dedicato un'attenta lettura a questa storia. Che dire... la tua analisi è corretta, hai colto il messaggio che più di ogni altro volevo che passasse. L'unica cosa che non coincide con la mia visione è l'identità che hai dato al barbone (mi sta bene anche la tua idea della "morte"). A parte il collegamento con la protagonista (legato al trauma che ebbe da piccola e che lei, alla fine, racconta alla figlia), l'ho utilizzato per tributare un personaggio folkloristico: l'omino dei sogni. Per questo, quando finisce il sogno, getta ai piedi della protagonista un sacco vuoto che doveva essere pieno di sabbia. Ma è giusto un piccolo tributo che volevo dedicargli, nulla di importante, infatti mi va benissimo anche la tua interpretazione. Il fulcro principale l'hai ben compreso, e ciò mi rende felice, visto che, sicuramente per un mio errore (la capacità di farsi "capire" da tutti deve essere dello scrittore), un po' di utenti si sono confusi, come tu stessa hai notato. Di nuovo grazie, e alla prossima. ( :
  14. Complimenti a tutti, soprattutto ai primi cinque. Nonostante la mole dei racconti mi sono divertito, dunque alla prossima tappa (forse...).
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