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Luca Ferrarini

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  1. Luca Ferrarini

    I racconti della Quarta Luna - Quinto ciclo

    Caspita!!! Leggo solo ora !!! Grazie mille a tutti! Sono molto contento vi sia piaciuto il racconto. Prometto che appena questo periodo pieno di lavoro passa ricomincio a essere piu' partecipe. Ancora grazie a tutti e buona giornata!
  2. Luca Ferrarini

    Tra rami di pesco

    Ciao @segg99, grazie mille per aver trovato tempo di leggere la mia poesia e commentarla. Sono contento ti sia piaciuta. Non so se capiti spesso oppure no, non sono poeta ne' scrittore ma un dilettante che si diverte con le parole, comunque mi e' capitato spesso di scoprire da altri significati molto piu' profondi di quelli che io intendevo far trapelare. La poesia porta per me un messaggio molto semplice. Alcune settimane fa ero in procinto di partire per un viaggio di lavoro. Mi capita di doverlo fare di tanto in tanto e per quanto apprezzi l'esperienza ogni volta, la fase della partenza in cui lascio a casa moglie e figlie e' sempre e comunque pungente. Ecco cosa sta dietro a questi pochi versi :-) Grazie ancora e buona giornata
  3. Luca Ferrarini

    La Filastrocca

    Grazie mille @Lauram Per il tempo dedicato e per il piacevole commento. Buona giornata
  4. Luca Ferrarini

    Lampi di Poesia 4 - Off topic

    Grazie mille @Ippolita2018 per la menzione . Scusa per il ritardo nel rispondere ma si tratta davvero di un periodo pieno al lavoro :-) Mi spiace non aver potuto partecipare. Magari in una prossima occasione. Grazie ancora e buona giornata a tutti
  5. Luca Ferrarini

    Il Bambino e La Farfalla

    Grazie mille @Amara Fa sempre piacere sapere che ciò che uno scrive piace agli altri. Buona Domenica e a presto!
  6. Luca Ferrarini

    L'Inganno

    Grazie mille @Talia per essere passata a leggere la mia poesia, per il commento positivo e per il suggerimento (sempre ben apprezzato). Buona giornata e presto!
  7. Luca Ferrarini

    L'Inganno

    Grazie mille @Poeta Zaza uff .. in questo periodo proprio non riesco a dedicare a WD il tempo necessario. Scusa se rispondo solo ora. Sono giornate molto piene al lavoro. Buona giornata e a presto
  8. Luca Ferrarini

    Il Signor Doute

    Ciao @Lauram, scusa se rispondo solo ora e grazie per essere passata a leggere. Sono in viaggio per lavoro e non accedo spesso a internet in questi giorni. L'elemento irreale inserito l'ho messo giusto perche' volevo trovare una spiegazione al comportamento del concierge. Perche' il motel offre questa possibilita'? Che rientro ne ha il concierge? Come dici giustamente tu, si sarebbe potuto fare anche senza l'aspetto horror, ma mi e' piaciuta l'idea che il concierge fosse in realta' li' per espiare a sua volta una colpa. Tutto qua :-) Quando pubblichi il tuo fammi sapere. Passo a leggere molto volentieri! Ciao e buona giornata
  9. Luca Ferrarini

    Tra rami di pesco

    Grazie mille @Mario74 per il tempo speso a leggere, per i complimenti e per le domande che portano sempre a riflettere su cosa un lettore veda in quello che qualcun altro scrive. Grazie davvero e buona giornata
  10. Luca Ferrarini

    Il Signor Doute

    Buongiono @Alessiomantelli, grazie mille per essere passato e per aver lasciato commenti costruttivi. Sono sempre ben apprezzati. Per toglierti il dubbio: il Signor Doute sale le scale partendo dall-atrio del motel per giungere al primo piano. A quel punto fa le sue considerazioni. Quando si volta e guarda verso le scale, guarda verso il basso, in direzione dell'atrio, che vede avvolto nell'oscurita'. Senza dubbio dovrei provare a mettere meglio in evidenza la dinamica. Per il finale, hai sicuramente ragione: e' sbrigativo e dovrebbe essere elaborato ulteriormente. Per ora prendilo come un esercizio da ... officina :-) Grazie ancora e buona giornata
  11. Luca Ferrarini

    Tra rami di pesco

    Grazie mille @Giulio Santoni, sono contento ti sia piaciuta. Grazie anche per il suggerimento. In una delle versione che avevo provato c'era in effetti il mio di cui parli. Ma ho voluto tenere la poesia in versi di ugual metrica (quantomeno ho provato). Il mio avrebbe allungato il verso portandomi poi a dover (per scelta, ovviamente) ripensare i successivi. Grazie ancora e a presto
  12. Luca Ferrarini

    Il Signor Doute

    Primo commento Secondo commento Quando il Signor Doute entrò nell’atrio del motel, il concierge da dietro al banco lo scrutò con interesse, invitandolo ad avvicinarsi con un fugace cenno della testa. Il Signor Doute domandò se vi fossero stanze disponibili per la notte e un sorriso appena affiorato sul volto del portiere lo rincuorò. L’uomo rovistò per qualche istante in un cassetto nascosto agli occhi del Signor Doute. Quando sollevò nuovamente lo sguardo, apostrofò l’ospite con una proposta inconsueta. “Ho qui due chiavi per lei. Una apre la porta di una stanza come tante altre. Potrà entrare e riposarsi fino a domani mattina. L’altra è di una stanza dove alloggia una persona sola come lei. Attende qualcuno con il quale consolarsi. Se sceglierà questa chiave, ciò che accadrà dietro a quella porta rimarrà tra di voi. In questo motel amiamo la discrezione e sappiamo che mescolare più solitudini può essere pericoloso.” Il Signor Doute abbassò lo sguardo sulle mani del concierge. Mani ruvide, segnate da solchi profondi che, come reti, avvolgevano le due chiavi. Rialzò lo sguardo ed incrociò gli occhi vuoti dell'uomo. Per un attimo sentì affiorare una domanda, ma quando aprì la bocca si ritrovò incapace di formularla. Un forte senso di smarrimento lo avvolse. Allungò la mano, prese la chiave e si incamminò verso le scale. Il concierge continuò ad osservarlo con un sorriso d'intesa e mal dissimulata speranza. Le scale conducevano al primo e unico piano del motel. La vecchia porta scolorita si apriva su di un corridoio stretto e lungo quanto l'intero edificio. Vecchie lampade appese alla parete destra illuminavano con luce fioca le porte che si succedevano con regolarità. Un rapido conto suggerì al Signor Doute che ve ne dovevano essere non più di venti. La moquette, logora e ricoperta di cupi ricami arabeschi, ricopriva l'intero pavimento. In fondo al corridoio, un alto specchio appeso alla parete rimandava al Signor Doute la propria immagine distorta. Le porte delle stanze erano prive di numero, ma su ognuna di essa erano stati scalfiti lunghi segni verticali irregolari. Uno sulla prima porta alla sua sinistra, due sulla seconda e così via. Il Signor Doute si portò la chiave più vicina agli occhi. Con i polpastrelli accarezzò i cinque graffi scavati sull'impugnatura. Cinque, come gli anni di matrimonio che lo legavano alla moglie. Cinque, come gli anni di sua figlia. Se qualcuno glielo avesse chiesto, non avrebbe saputo dare un solo motivo per giustificare la scelta fatta pochi minuti prima. Amava sua moglie e adorava la sua bambina. Si trovava in viaggio per lavoro da poco più di una settimana e l'indomani, sarebbe finalmente rientrato a casa da loro. Solo poche ore prima, mentre cenava seduto a un tavolo di uno sperduto locale, le aveva chiamate per augurare loro la buona notte. Era stata sua moglie a insistere affinché non continuasse a guidare: sarebbe stato più opportuno riposarsi e raggiungerle il giorno dopo per pranzo. Così il Signor Doute aveva chiesto informazioni alla cameriera che lo aveva indirizzato verso l'unico motel della zona. Immobile, con lo sguardo perso nel lungo corridoio, il Signor Doute considerò la possibilità di scendere e restituire la chiave al concierge. Avrebbe preteso di avere una stanza qualsiasi dove riposare. Si voltò verso le scale ma l'atrio era avvolto in una profonda oscurità. Deve essere andato a dormire, pensò. Le dita continuavano nervosamente a giocare con la chiave nel palmo della mano. Sebbene fossero sposati da solo cinque anni, lui e sua moglie si conoscevano da molto più tempo. Avevano iniziato a frequentarsi durante il primo anno di Università, quando lui era poco più che un ragazzino, timido e impacciato con tutti. Durante le lezioni, era solito scegliersi un posto tra le ultime file: non perché fosse disinteressato ai corsi, al contrario si era dimostrato da subito uno studente eccellente. Ma non sopportava l'idea di essere osservato a sua insaputa. Anche Marta, che dieci anni dopo sarebbe diventata la Signora Doute, era solita sedere in disparte. Non passò molto tempo prima che i due si notassero. Trascorsero invece mesi prima che Marta, in un grigio lunedì mattina autunnale, approfittando di un intervallo tra due lezioni, si facesse avanti presentandosi al futuro Signor Doute. Quel primo breve scambio di parole divenne presto un rituale che entrambi attendevano, benché senza confessarlo. L'amicizia crebbe in un sentimento più profondo e alla fine del primo anno Marta e Il Signor Dotue si ritrovarono a condividere quella che per entrambi poteva definirsi la prima vera relazione. Insieme avevano affrontato importanti esperienze ed erano andati incontro a diversi cambiamenti. Ripensando a quei primi anni trascorsi insieme, il Signor Doute provava sempre una forte tenerezza. Conclusi gli studi avevano di comune accordo deciso di dare priorità alla loro crescita professionale. Altri sei anni erano trascorsi tra estenuanti impegni di lavoro e piani per una vita insieme che continuavano a posticipare. Con il passare del tempo, il Signor Doute aveva iniziato a nutrire dubbi sul loro rapporto. Osservando con puntiglioso interesse le relazioni di altri loro conoscenti, non era in grado di ritrovare nulla di romantico o passionale nella propria. Non poteva intuire se Marta condividesse o meno le sue stesse preoccupazioni, ma un giorno come tanti, dopo essersi alzato accanto a lei deciso a parlargliene, si era scoperto incapace di farlo. Durante il mese successivo si era più volte ripromesso di affrontare l'argomento; aveva valutato la possibilità che la loro relazione fosse ormai giunta ad un punto morto e l'idea non l'aveva affatto allarmato. Poi, una domenica mattina, mentre facevano colazione, Marta gli aveva annunciato di essere incinta. Aveva lasciato cadere le parole sul tavolo e lui le aveva raccolte lentamente. Si erano abbracciati ed erano stati, di questo ne era certo, entrambi veramente felici. Meno di una settimana dopo, il Signor Doute aveva chiesto a Marta di sposarlo e quest'ultima, due mesi prima del termine della gravidanza, era diventata la Signora Doute. La nascita della figlia aveva portato un notevole cambiamento nelle loro vite. Li aveva avvicinati sotto molti aspetti. Ma si era trattato prevalentemente degli aspetti organizzativi della loro quotidianità. Nulla era mutato nel loro rapporto di coppia. O forse sì. La sensazione di essere solo pur vivendo all'interno di un nucleo familiare era aumentata. Sentiva di amare entrambe, ma sapeva altrettanto bene di non poter comunicare con loro. Non aveva mai immaginato che il suo stato d'animo fosse così facilmente intuibile per un estraneo, ma evidentemente il concierge aveva saputo interpretare i suoi occhi schivi. Mosse i primi passi verso la porta numero cinque. Il corridoio era immerso in un profondo silenzio. Da nessuna delle stanze giungeva alcun rumore. Dovevano essere vuote, o occupate da persone che non conoscevano la solitudine. Persone che all'offerta del concierge avevano risposto diversamente, o alle quali la possibilità non era nemmeno stata data. Cinque segni scalfiti sulla porta. Il Signor Doute vi appoggiò sopra la mano e con i polpastrelli accarezzo quelle cinque ferite. Dall'alto al basso. Per un istante solo pensò di bussare. Chissà chi lo attendeva dall'altra parte? Ma era veramente importante saperlo? No. Il dubbio che gli attanagliava lo stomaco era piuttosto che cosa lo attendesse l'indomani. Quando sarebbe rientrato a casa. Quando avrebbe dovuto guardare sua moglie e sua figlia negli occhi e mentire. Tuttavia, il buio alle sue spalle non lasciava alternative. Con mano ferma, infilò la chiave nella serratura, fece scattare la molla e spinse la porta. La luce della stanza era spenta. Tuttavia, quella che filtrava dalla finestra e dal corridoio era sufficiente per distinguerne i contorni. Sulla sinistra c'era un armadio a muro con le ante chiuse. Sulla destra, appena dopo gli interruttori, una seconda porta si apriva su quello che il Signor Doute immaginò essere il bagno. Completavano l'arredamento un tavolino in legno, una sedia, e il letto a una piazza posto sotto la finestra, in fondo alla stanza. Su di esso, sdraiata, una figura si girò verso di lui. L'oscurità ne nascondeva i lineamenti e le forme, ma i suoi occhi brillavano riflettendo la poca luce concessa. Il Signor Doute entrò, richiudendo la porta. Avanzò ancora qualche passo studiando la reazione di chi si celava sotto le coperte. Chiunque fosse (ormai era quasi sicuro si trattasse di una donna), non aveva voglia di parlare. Il Signor Doute, dal canto suo, non aveva molto da aggiungere. Fece ancora qualche passo, giungendo in prossimità del letto. Qualcosa dietro di lui si mosse impercettibilmente, ma i suoi occhi erano ormai intrappolati in quelli della donna che lo attendeva. Occhi che lo invitavano e che sussurravano promesse attese da moltissimi anni. La donna sollevò la coperta offrendo il suo corpo giovane all'aria fredda della notte. Si alzò lentamente e si avvicinò al Signore Doute. Con il palmo della mano gli chiuse gli occhi, prima di iniziare a spogliarlo. Lui la lasciò fare, incapace di trattenere il suo desiderio. Quando sentì la mano di lei scivolare nella sua, la seguì fino al letto dove lei iniziò ad amarlo. Ora entrambe le mani del Signor Doute erano avvolte da quelle calde e pulsanti della donna. Il moto ritmico e sensuale dei suoi fianchi lo aveva svuotato di ogni volontà. Quando lei sussurrò quelle parole, il suono riverberò nella testa del Signor Doute come se fosse stato lui a pensarle. La tua solitudine ora è mia. Fu allora che Signor Doute aprì gli occhi. La luce che fino a pochi minuti prima aveva visto brillare negli occhi della sua amante aveva ora lasciato spazio ad un profondo abisso. Con il suo viso a pochi centimetri di distanza, il Signor Doute si sentì risucchiare dentro a quel baratro. I suoi ricordi, i suoi dubbi, le sue debolezze. Tutto stava svanendo. Qualcosa nuovamente si mosse vicino alla porta del bagno. Questa volta il Signor Doute se ne accorse e volse la lo sguardo in quella direzione. Immobile a pochi passi da loro, il concierge li fissava avidamente. Le sue parole irruppero con violenza squarciando il velo di apatia che stava ormai avvolgendo il Signor Doute. Sappiamo che mescolare più solitudini può essere pericoloso ... Volse nuovamente lo sguardo verso la donna che ancora si muoveva su di lui. Il volto di lei era ormai irriconoscibile: il buio dei suoi occhi si era allargato fino ai bordi del viso, tramutandolo in una grottesca maschera nera. Le mani continuavano a stringere le sue: il calore intenso stava scavando solchi profondi nei suoi palmi. Solchi come i suoi ebbe il tempo di pensare prima di volgere un ultimo sguardo al concierge e perdere conoscenza. Quando si risvegliò non era più nella stanza del motel, bensì al piano di sotto, dietro al bancone. Nelle mani stringeva due chiavi: il destino che avrebbe potuto scegliere e quello che aveva scelto. Il concierge, vicino alla porta, lo guardava con disprezzo. “Moltissimi anni fa ho commesso il tuo stesso errore. Non ho saputo dare il giusto valore a ciò che avevo e ho perso tutto.” Il Signore Doute avrebbe voluto rispondere che non capiva, ma un'intuizione lo convinse a tacere: non vi era più spazio per le menzogne. Comprendeva fin troppo bene ciò che quell'uomo gli stava dicendo. Il vecchio concierge continuò. “Per così tanti anni ho atteso qualcun altro come me. Finalmente sei arrivato. Hai riscattato il mio debito, sono libero. Ora spetta a te soddisfarla, perdendo qualcosa di te ogni volta. Preparati. La notte è fredda da queste parti e il suo urlo ti terrà sveglio.” Poi se ne andò lasciandolo solo ad attendere nuovi clienti.
  13. Luca Ferrarini

    Cielo del Nord

    Ciao @Federica.6 ho visto che il tuo lavoro non aveva ancora commenti e così ne approfitto per essere il primo a lasciarne uno. Parto dall'immagine che costruisci. E' descritta in modo molto lineare. Rendi bene il momento evidenziando gli aspetti più importanti di questa notte spesa sotto il cielo del Nord. Trovo inoltre molto piacevole la costruzione di un'immagine serena per giungere alla conclusione che (credo giustamente) occupa appena tre versi (tra l'altro molto corti): ti senti felice, in pace con ciò che ti circonda. E' una poesia leggera ma che riesce a trasmettere bene le tue sensazioni di un momento. Passo ai commenti puntuali. Nel leggere i primi versi penso ad una notte illuminata dalla aurora boreale. E nella mia fantasia (non ho mai avuto la fortuna di vederne una) questa è caratterizzata da luci verdastre ne risplendono nel cielo. Quindi non capisco il riferimento all'ardesia. Forse è sbagliato pensare all'aurora boreale, ma allora mi chiedo cosa illumini la notte. O forse è errata la mia concezione di aurora boreale e il colore dell'ardesia è opportuno. Mi dirai tu :-) Sebbene sia giusta l'associazione tra un qualcosa di torbido e il fatto che non faccia paura, mi spiace vedere il mare del nord rappresentato come qualcosa di impuro. Perchè hai scelto questo aggettivo? Era proprio il senso che volevi trasmettere? Se si tratta invece di dare l'idea di un qualcosa di cupo, proverei un altro aggettivo (magari proprio cupo). Il torbido mi pare rovini il paesaggio. Allo stesso modo non credo che il concetto di torbido possa inebriare ... almeno io non riesco a vedere questa associazione I versi che seguono li trovo invece tutti azzeccati. Come ultimo suggerimento, eviterei le maiuscole all'inizio di ogni verso. Rendono più difficile capire dove finisca un periodo e ne inizi un altro. Grazie per aver condiviso il tuo lavoro. Buona serata
  14. Luca Ferrarini

    Un muffin al cioccolato

    Ciao @Miss Ribston, sono contento di essere capitato sul tuo racconto. Mi e' piaciuto molto. Affronta un tema assolutamente centrale e attuale, ma lo fa con garbo. La descrizione dei luoghi e di come la protagonista si muove all'interno della stazione/aeroporto e' davvero avvincente e porta il lettore a visualizzarla senza alcuno sforzo. Ho apprezzato molto anche il fatto che pur con un racconto molto corto tu sia riuscita a completare la storia senza lasciare indietro pezzi importanti. Passo ora ai pochissimi appunti (forse piu' considerazioni che altro). In questa frase, come in molte dopo, usi la virgola accompagnata dalla 'e' di congiunzione. So che non e' formalmente errato, ma in genere preferisco non usare la punteggiatura prima di un 'e'. Come seconda considerazione, ho trovato un po' confuso il passaggio dalla stazione ai gate (che invece mi rimandano all'aeroporto). Dove hai immaginato la tua protagonista? Si tratta di una stazione dei treni, di un aeroporto o di entrambe le situazioni (tipo Schipol in Olanda :-))? Questa frase non l'ho capita. Di quale senso di gratificazione stai parlando? Di quello del padre padrone o di quello della madre che sopravvive convincendosi di essergli indispensabile. Forse e' da chiarire meglio. Forse qui sarebbe meglio usare del suo carnefice e di se stessa. Ti lascio infine con un dubbio sulla trama. Il racconto suggerisce che la madre stia confessando il segreto alla figlia. Ho l'impressione che la figlia non sappia di quello che succede alla madre. Non conosco assolutamente le reali dinamiche dietro a delle realta' cosi' complesse, quindi con una probabilita' altissima dico cavolate. Eppure ho l'impressione che una situazione come quella descritta dovrebbe essere esistita da tempo. Immagino le figlie cresciute in un ambiente di violenza (che tra l'altro giustificherebbe il ricadere nella stessa trappola della figlia). Ma se la figlia scopre ora della situazione in cui vive la madre, allora immagino sia qualcosa che e' mutato di recente nella loro vita. Ma quest'ultima ipotesi stride un po' con il senso di assuefazione che la madre sembra avere per la propria situazione. Te lo lascio come spunto di riflessione. Per il resto, tantissimi complimenti! A presto
  15. Luca Ferrarini

    Tra rami di pesco

    Grazie molte @Giorgio zarfi
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