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Exairesi

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  1. Exairesi

    Al niente

    @Poeta Zaza Grazie per il tuo commento e ciao di nuovo sono d'accordo sui due punti finali. E grazie per i refusi... mi vergogno enormemente per il d'appertutto, ma effettivamente ho pubblicato velocemente e con il telefono e mi perdono hihi.
  2. Exairesi

    Off topic. Ti taggo.

  3. Exairesi

    Al niente

    Per salutarvi dopo una lunga assenza; l'esperimento per una prosa poetica un po' distratta. Ciaoo Ero a Bologna e sono andata in bibilioteca. Uscendo di casa ho percorso strade di passi e mascherine. Rombavano tram e c’era musica dalle cuffiette. Tu eri: d’appertutto. Ho fatto la tessera in Sala Borsa e ho incontrato un ragazzo con gli occhi da pazzo, azzurri. Aveva la voce di un piccolo angelo e capelli – neri. Tra gli scaffali di libri su libri ho cercato una voce – nuova. Fuori la pioggia batteva sui vetri e ogni tanto qualcuno – parlava o rideva. Tu eri d’appertutto. E sapevo che non c’eri, tornando indietro con quel peso di pagine tra le mani, ti vedevo ma sapevo di non vederti – mai. Come, mi chiedevo, ero colata su di te al punto da crederti ciò che non eri – stato mai? E la fontana di Nettuno occhieggiava e traspariva sul fondo di un pensiero nebuloso e scrosciante di pioggia – di autunno. E’ agosto – avevi detto – a uccidere sempre tutto. E mentre lo pensavo cadeva rosseggiando l’orizzonte – lontano se ne andava il sole. E di nuovo i passi e le stesse vorticose – strade. Tu eri; d’appertutto. Ottobre avanzava correndo e non lasciava pietà – I giorni non raccoglievano che le macerie di ieri.
  4. Exairesi

    Mal d'animo

    Ciao @edotarg, molto bella la tua poesia, il titolo mi sembra molto romantico-decadente, come piace a me. Il tuo stile è quasi classico nei modi e moderno non tanto per l'impostazione dei versi e delle strofe ma nello stile che è più narrativo di quanto sia musicale o attento al lato retorico e poetico. Tutto danza nel grande palco dell’esistenza: balli sgangherati, schiavi delle luci, e famelici sorrisi, mascheranti la cruda essenza. Come dicevo prima lo stile mi appare narrativo, questo ingresso che parte da una visione ampia nella prima strofa e poi si restringe nella strofa dopo mi fa pensare al movimento di una macchina da presa che inquadra prima la zona intorno e poi si ferma sul protagonista. Un'impostazione narrativa comunica un messaggio attraverso un'immagine: io qui vedo un ballo, quasi una discoteca, e poi la metafora palesata fin dal primo verso - che l'esistenza è come una grande danza, un grande vortice di balli sgangherati, e schiavi delle luci (gli uomini che si trascinano andando dietro a futilità, ricchezze, ambizioni). Mi piace molto questa metafora graffiante e l'uso forte di certi termini per descrivere gli uomini - schiavi, famelici sorrisi - e poi quell'aggettivo: cruda! ) ma non mi piace quel "mascheranti" e non capisco l'utilizzo della virgola dopo famelici sorrisi (mascheranti la cruda essenza non si riferisce forse ai sorrisi?). Se volevi una pausa sonora era meglio introdurre un trattino o uno spazio secondo me. Tu che cosa ne pensi? Vigile e malinconico il tuo sguardo, spettatore di spettacoli infiniti, nasconde la paura di rifarlo. Seduto ai margini delle tue ombre ribolli fiumi di lava che piovono sulle tue vittorie, come bombe. Qui la prospettiva si è ristretta. la prima strofa di questo gruppo mi piace molto. Amo quel verso " spettatore di spettacoli infiniti" e mi piace come il discorso venga lasciato in sospeso dopo quel "nasconde la paura di rifarlo". Ci chiediamo, che cosa? - e questo mistero assume la forma di un rimpianto taciuto, di un non detto, qualcosa che andrà inevitabilmente a fondersi in quella cruda realtà che si maschera dietro ai sorrisi. Nella seconda strofa infatti parli di alcune ombre, la cui vista porta a un ribollire di lava - il rimpianto, il dolore, il pensiero scuro capace di coprire anche le vittorie e distruggerle, come bombe. Ti arrovelli il cervello, come possono quei burattini senza dote, compiere un gesto così bello? Finché una mano amica ti invita ad alzarti, e gioire di tutto questo, e mentre tu lo fissi, così, da una vita, noti nello specchio che è possibile il compromesso. Qui rimango perplessa, la prospettiva continua a restringerci e ci inserisce così a fondo nella mente del protagonista da entrare nei suoi pensieri. Il lettore legge la domanda ma non capisce a cosa ci si sta riferendo, siamo esclusi dal filo logico dei pensieri. Per quanto a livello concettuale possa essere un discorso senz'altro interessante, in questo caso il verso è freddo, non trasmette granché né dal punto di visto sonoro, né da quello delle immagini o delle sensazioni. E poi il finale, positivo, come una scossa che fa rientrare il protagonista nelle danze. Di nuovo il turbine del mondo lo rapisce, nasconde quel ruggito silenzioso, quella lava sotto la pelle - sarà positivo questo compromesso? Sembra di sì ma la possibilità sembra rimanere aperta... Grazie per questa poesia! Spero di averti dato degli spunti di riflessione, o comunque di non averti turbato con le mie interpretazioni! j
  5. Exairesi

    Contest di Poesia CP4 - Off topic

    @Ippolita2018 grazie per l'invito, ti ricordi sempre di me è un onore🥀🥀 purtroppo in questi giorni ho avuto il tempo solo per studiare - la mia vena poetica è al momento otturata da impegni imcombenti. Comunque passerò senz'altro a leggere le vostre poesie, dato la bellezza delle tracce non vedo l'ora di vedere che cosa ne esce. In bocca a lupo a tutti😊
  6. Exairesi

    Corpi in ombra

    @Ton grazie mille, hai detto bene il mio intento è proprio quello di parlare di sensazioni e percezioni rendendole fisiche, reali. Mi fa piacere che questa sfumatura sia stata colta. Così come mi fa piacere avere catturato la tua attenzione con un'altra delle mie poesucce. Grazie mille, a presto!
  7. Exairesi

    [LP 8] Nostalgia

    Grazie a @INTES MK-69, @Talia, @Ippolita2018, @Emy, @Sira per i vostri commenti e le vostre interpretazioni. So che già da molti commenti qualcuno mi sta chiedendo una risposta sul componimento. Sarà il ricordo di uno strupro o di un amore? La mia intenzione era quella di ricostruire un'ossessione - come ha evidenziato Sira - l'ossessione del ricordo. In questo caso il ricordo riporta ad un amplesso che non è descritto di certo come positivo; ma questo soprattutto perché è visto da lontano, con gli occhi di chi da quel ricordo non riesce a staccarsi anche se dovrebbe. E allora lo deforma, lo allunga, lo distorce, lo tormenta nel pensiero, torna lì anche se non vuole con la mente e allora il ricordo diventa come una violenza proprio in quanto ossessione. Ad ogni modo sono davvero contenta di essere riuscita a stimolare delle riflessioni e delle interpretazioni di questo tipo, tanto che non mi dispiaceva affatto l'intepretazione di @Ton che mi ha dato molto su cui pensare. Grazie mille Che attenzione, grazie Esattamente, grazie anche a te di cuore per il bel commento Onorata di averti colpito, grazie anche a te Un saluto a tutto di nuovo, a rileggersi presto!
  8. Exairesi

    Lampi di Poesia 8 - Topic ufficiale

    Grazie mille per i vostri voti, non mi aspettavo assolutamente di arrivare prima data la qualità di tutte le poesie in gara. Quindi sono onorata e molto contenta. Un grazie grande ad @Anglares per questa occasione. E' stato bello condividere con tutti voi emozioni e parole in questo momento di buio. Ci vediamo alla prossima, un abbraccio sincero a tutti
  9. Exairesi

    [LP8] Pronomi dell'amore

    Bella poesia @Emy. Il luogo diventa pretesto per raccontare di un amore finito, che si ricostruisce tramite dati di senso (i passi, le voci) che prendono il loro via da spunti legati alla casa, al luogo, come uno sguardo che amplia la sua prospettiva. Questo diventa pretesto per il dialogo tra due voci distanti, che trovano un punto di incontro proprio in quel ricordo e lo rievocano in un dialogo che sembra grido intimi tra loro che noi lettori osserviamo di sottecchi. A rileggerti, grazie per la poesia molto dolce
  10. Exairesi

    [LP 8] Dal polso esile e bianco

    Ciao @Ippolita2018 eccomi tra le tue parole. Una poesia sull'assenza non può che diventare, qui più che in altre, una poesia sulla perdita. La vita tante volte ci mette davanti alle perdite, grandi e lievi, alle cose, alle persone, che incontriamo e alle quali diciamo addio, con leggerezza o con dolore, quasi senza accorgercene. Questa poesia mi ricorda questo; la perdita che è implicita del vivere, la perdita inevitabile. Quel palloncino che scivola dal polso di generazioni diverse e si libra nell'aria, e negli occhi di un bambino diventa simbolo e ideale dal valore irraggiungibile. Tutti noi ricordiamo di avere fissato il cielo guardandolo slittare via nel blu, sempre più piccolo e un po' più a destra o a sinistra; tutti lo abbiamo seguito con gli occhi con la fiducia che per lui iniziava un viaggio diverso; credendo che sarebbe di certo arrivato da qualche altra parte; chiedendoci a quanto ammontavano le distanze del mondo che lo trascinavano così su quando prima era lì in basso, con noi. Alla luce di questa poesia quella scena assume un nuovo significato. Il palloncino è senz'altro un simbolo. Per me alla lettura è stato simbolo della perdita involontaria, a volte non sofferta, simbolo anche della grandezza del mondo e dei suoi cieli. Un'interpretazione tutta personale, ne sono consapevole, ma le tue parole sono riuscite a comunicarmi una forte emozione che ho voluto esprimere con te. L'ho trovata molto bella, forse poco musicale nella chiusura (gli ultimi due versi ritengo siano la parte più debole) ma è inevitabile che non sia perfetta dato il poco tempo che avevamo a disposizione per lavorarci. A rileggerti!
  11. Exairesi

    [LP 8] Primavera?

    @Poeta Zaza grazie per questa poesia, leggerti è sempre un piacere per me. Ti è già stato detto molto quindi cerco di non ripetermi. La primavera (tanto attesa, di cui ogni anno si prova nostalgia) diventa qui pretesto per descrivere la paura di ciò che stiamo vivendo in queste settimane. Molto bello quel "-fuori" isolato dal testo graficamente (con la parola scritta a capo) e sonoramente (con il trattino, pausa sonora di forte intensità); l'assonanza con fiori pone la parola al centro dell'attenzione e isola ciò che descrivi ( la - primavera - anche questa parola centrale) in una dimensione spaziale che si trova fuori, nelle strade, nelle campagne. Questa demarcazione fa già presagire l'emozione che prevarrà nella strofa dopo, la paura, perché rimarca senza ancora dirlo che la prima c'è, si, ma non qui, non nelle case, è - fuori. I fiori tanto attesi stanno sbocciando, lì fuori, sbocciano e sono pensieri di terrore, paura, di chi "prigioniero" si interroga su ciò che sta accadendo e su ciò che accadrà. Splendida poesia, che prende il suo ritmo dai silenzi e mette in primo piano quella primavera, quei suoi fiori, che oggi più che mai rivelano la loro bellezza e il loro significato. Penso che questa poesia riesca a raccontare la quarantena, la paura e la fragilità di ognuno di noi - e lo fa senza cadere in forti slanci lirici, mantiene una prospettiva distante ma comunque leggera, dolce. Mi da l'impressione di un raggio di sole che cala, caldo e avvolgente, per illuminare. Mi intorpidisce e mi fa alzare gli occhi dal foglio, a quel - fuori -. Bellissima, grazie.
  12. Exairesi

    Loch Ness

    @Aurelio C.P. Mandraffino strana ma bella poesia la tua. Mi spiego: La trovo strana perché a prima impressione sembra dedicata ad un possibile amore, e niente mi sembra strano questo paragone con il mostro di LochNess (spero me lo spiegherai) ma per il resto la tua poesia mi piace molto. Il tuo lessico è semplice ma nonostante questo il discorso rimane poetico, ricco di metafore e interruzzioni sonore (come quel "in silenzio") che tu fai andare a capo, isolato dal testo circostante, creando una pausa sonora che è simile all'apnea quando entri sottacqua. L'emozione prevalente che emerge è quella dell'abbandono dell'io lirico che si lascia andare all'oscurità che regna sotto le acque del fiume. Presumiamo che questo bisogno di abbandonarsi dipenda dal desiderio di stare con il "mostro del lago", o almeno intuisco quello ascoltando l'io lirico che si rivolge direttamente al mostro (Affondiamo dice, e poi strigimi, stritolami) alzando una voce che si fa preghiera (quasi masochista). Per quel contatto, per quella danza ballata sotto le scure acque notturne, l'io lirico accetta la morte ed annega, fuso in un'unica apnea con il suo "mostro", l'oggetto del suo desiderio. A questo proposito mi ha ricordato uno dei motti di Jenny Holzer: Protect me from what i want. Molto bella, grazie per questa lettura!
  13. Exairesi

    [LP 8] Numeri

    @Elisa Audino come sempre sono felice di rileggerti. Parole crude, secche, ma non per questo meno incisive. Anzi con i loro tratti affilati descrivono molto bene le ansie, le paure e le sofferenze della situazione che stiamo vivendo. Non risparmiano né si addolciscono di sentimentalismi; è una concretezza fredda e sconvolgente che traspare dai tuoi versi, scanditi da quei passi che proseguono in avanti con i giorni. Grazie mille per questa poesia molto bella, tanti complimenti.
  14. Exairesi

    [LP 8] Poesia

    @Vincenzo Iennaco è un piacere leggerti qui, molto bella questa poesia, immagini malinconiche e struggenti come piacciono a me. A parte l'uso della rima che per me nel tuo caso ti incatena un pò. Il lessico che usi sarebbe sufficente da solo a creare un giusto fondo sonoro al componimento. Bellissima immagine che ci trasporta all'inerno di una casa, con i piedi impatofolati, mentre fuori dalla finestra è vento gelido nella sera scura, e quel guardare fuori al mondo... la solita malinconia. Immagini, come una cinepresa che fa un giro su stessa, veloce, e riporta i frame stilizzati di ciò che incontra. Un tratto lì, un tratto là, tutto continua mentre l'occhio di noi che osserviamo si sposta veloce. E poi la chiusura, meravigliosa. La prospettiva prima ampia che correva dalla finestra al piatto al bambino, si chiude su quella lacrima e diventa prospettiva personale e intima. Ed è la prospettiva intima che ci innalza oltre i muri della stanza, oltre la finestra, ci fa piombare nella notte che cala su ogni cosa, anzi la spegne, come già si è spenta quell'ultima stella - ed è qui che appare il ricordo, nella malinconia. La chiusura è fatalista, getta un' ombra dura su tutto l'intero componimento. Il presente è vivo e immobile, racchiuso all'interno dei muri, dei vetri, nell'intimità di un piatto e del suono delle pantofole che strisciano. Ma è vuoto silenzio, la lacrima scende e si perde in quel miraggio lontano che è il passato, il ricordo. Ed è inevitabile, sembri dire con la tua chiusura, che anche il presente si trasformi in passato, e che tutto questo ferisca, rimanga, o scorra via come acqua in un fiume nei momenti di vuoto. E forse tutto questo non significa niente, chi lo sa. Molto bella, scusa la digressione mi sono lasciata prendere. A rileggerti!
  15. Exairesi

    [LP 8] Grasso ubriaco e stupido

    Ciao @Ton, una poesia fortemente musicale, attenta ai ritmi e ai suoni. L'ho trovata originale e fortemente espressiva. Mi è davvero piaciuta anche perché credo, d'ora in avanti, che appena leggerò qualcosa di tuo lo riconoscerò. Uno stile completamente personale, tuo e di intensa ricerca sonora, davvero complimenti. Concordo con Sira sull'uso delle rime, asservire il proprio stile a una forma prestabilita è limitante soprattutto all'inizio quando dovresti esplorare, portare avanti la tua indagine e le tue ricerche in fatto di stile, metrica, sonorità, uso del verso etc etc. Comunque in questa poesia non direi che ti sei piegato alla metrica, né che utilizzare la rima ti abbia limitato. Questo soprattutto perché l'incidenza ritmica e sonora dei tuoi versi - per l'uso assente che fai della puntaggiatura - fa sì che l'attenzione non cada direttamente sulle rime alternate ma su quel sistema di assonanenze, ripide discese di fiato, ritmo veloce, che attraversa tutto il tuo testo. Entro più nel dettaglio (sperando di non ripetere troppo ciò che ti è già stato detto): La struttura della poesia fa si che sia difficile intuirne subito il senso, la prima impressione che ricevi è quella del fiato, dei ritmi serrati, del lessico fortemente aggettivato. Pian piano va a delinearsi un momento di solitudine dove tutti questi aggettivi, queste parole che piovono a raffica in ogni verso, diventano specchio dell'interiorità dell'io lirico che è fermo in questo momento di stasi, in paralisi, nel tempo morto. Sono i tuoi versi, queste parole che sembrano uscire tutte in un unico fiato, che danno una scossa al tempo morto, alla paralisi, ai gusci senza anime, vuoti - vi si contrappone. Mi ha molto interessato poi l'utilizzo delle parole composte che attirano lo sguardo e l'attenzione molto più della rima nella lettura (dentrovuoto, spenteluci). Anche in questo caso l'impressione è quella di parole che incalzano aumentando il ritmo di lettura. Mi chiedo cosa sarebbe successo se tu avessi modulato queste accellerazioni tenendole per i momenti di maggiore pathos, comunque ho apprezzato moltissimo il tuo lavoro. Sia dal punto di vista dello stile (mi pare che ci sia fantasia, ricerca) sia dal punto di vista del contenuto (in particolare il contrasto tra la stasi dell'assenza, e il vortice di parole che compone la poesia). Grazie mille, a rileggerti! P.S. Ovviamente la poesia offre una maggiore libertà per quello che riguarda l'interpretazione rispetto alla prosa. Una poesia può essere fortemente ermetica ma comunque può essere apprezzata anche in un primo momento, mentre con la prosa questo è molto più difficile. Scrivere una prosa ermetica e chiusa è un compito molto arduo, perché la prosa è di solito finalizzata ad una narrazione o all'esposizione di un certo argomento. Una prosa d'arte, che si regga solo sullo stile, è qualcosa che si ottiene sviluppando uno stile assolutamente personale, ma è comunque difficile trovare l'equilibrio tra slancio lirico e correttezza nell'esposizione.
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