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Exairesi

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  1. Exairesi

    Contest di Poesia CP4 - Off topic

    @Ippolita2018 grazie per l'invito, ti ricordi sempre di me è un onore🥀🥀 purtroppo in questi giorni ho avuto il tempo solo per studiare - la mia vena poetica è al momento otturata da impegni imcombenti. Comunque passerò senz'altro a leggere le vostre poesie, dato la bellezza delle tracce non vedo l'ora di vedere che cosa ne esce. In bocca a lupo a tutti😊
  2. Exairesi

    Corpi in ombra

    @Ton grazie mille, hai detto bene il mio intento è proprio quello di parlare di sensazioni e percezioni rendendole fisiche, reali. Mi fa piacere che questa sfumatura sia stata colta. Così come mi fa piacere avere catturato la tua attenzione con un'altra delle mie poesucce. Grazie mille, a presto!
  3. Exairesi

    [LP 8] Nostalgia

    Grazie a @INTES MK-69, @Talia, @Ippolita2018, @Emy, @Sira per i vostri commenti e le vostre interpretazioni. So che già da molti commenti qualcuno mi sta chiedendo una risposta sul componimento. Sarà il ricordo di uno strupro o di un amore? La mia intenzione era quella di ricostruire un'ossessione - come ha evidenziato Sira - l'ossessione del ricordo. In questo caso il ricordo riporta ad un amplesso che non è descritto di certo come positivo; ma questo soprattutto perché è visto da lontano, con gli occhi di chi da quel ricordo non riesce a staccarsi anche se dovrebbe. E allora lo deforma, lo allunga, lo distorce, lo tormenta nel pensiero, torna lì anche se non vuole con la mente e allora il ricordo diventa come una violenza proprio in quanto ossessione. Ad ogni modo sono davvero contenta di essere riuscita a stimolare delle riflessioni e delle interpretazioni di questo tipo, tanto che non mi dispiaceva affatto l'intepretazione di @Ton che mi ha dato molto su cui pensare. Grazie mille Che attenzione, grazie Esattamente, grazie anche a te di cuore per il bel commento Onorata di averti colpito, grazie anche a te Un saluto a tutto di nuovo, a rileggersi presto!
  4. Exairesi

    Lampi di Poesia 8 - Topic ufficiale

    Grazie mille per i vostri voti, non mi aspettavo assolutamente di arrivare prima data la qualità di tutte le poesie in gara. Quindi sono onorata e molto contenta. Un grazie grande ad @Anglares per questa occasione. E' stato bello condividere con tutti voi emozioni e parole in questo momento di buio. Ci vediamo alla prossima, un abbraccio sincero a tutti
  5. Exairesi

    [LP8] Pronomi dell'amore

    Bella poesia @Emy. Il luogo diventa pretesto per raccontare di un amore finito, che si ricostruisce tramite dati di senso (i passi, le voci) che prendono il loro via da spunti legati alla casa, al luogo, come uno sguardo che amplia la sua prospettiva. Questo diventa pretesto per il dialogo tra due voci distanti, che trovano un punto di incontro proprio in quel ricordo e lo rievocano in un dialogo che sembra grido intimi tra loro che noi lettori osserviamo di sottecchi. A rileggerti, grazie per la poesia molto dolce
  6. Exairesi

    [LP 8] Dal polso esile e bianco

    Ciao @Ippolita2018 eccomi tra le tue parole. Una poesia sull'assenza non può che diventare, qui più che in altre, una poesia sulla perdita. La vita tante volte ci mette davanti alle perdite, grandi e lievi, alle cose, alle persone, che incontriamo e alle quali diciamo addio, con leggerezza o con dolore, quasi senza accorgercene. Questa poesia mi ricorda questo; la perdita che è implicita del vivere, la perdita inevitabile. Quel palloncino che scivola dal polso di generazioni diverse e si libra nell'aria, e negli occhi di un bambino diventa simbolo e ideale dal valore irraggiungibile. Tutti noi ricordiamo di avere fissato il cielo guardandolo slittare via nel blu, sempre più piccolo e un po' più a destra o a sinistra; tutti lo abbiamo seguito con gli occhi con la fiducia che per lui iniziava un viaggio diverso; credendo che sarebbe di certo arrivato da qualche altra parte; chiedendoci a quanto ammontavano le distanze del mondo che lo trascinavano così su quando prima era lì in basso, con noi. Alla luce di questa poesia quella scena assume un nuovo significato. Il palloncino è senz'altro un simbolo. Per me alla lettura è stato simbolo della perdita involontaria, a volte non sofferta, simbolo anche della grandezza del mondo e dei suoi cieli. Un'interpretazione tutta personale, ne sono consapevole, ma le tue parole sono riuscite a comunicarmi una forte emozione che ho voluto esprimere con te. L'ho trovata molto bella, forse poco musicale nella chiusura (gli ultimi due versi ritengo siano la parte più debole) ma è inevitabile che non sia perfetta dato il poco tempo che avevamo a disposizione per lavorarci. A rileggerti!
  7. Exairesi

    [LP 8] Primavera?

    @Poeta Zaza grazie per questa poesia, leggerti è sempre un piacere per me. Ti è già stato detto molto quindi cerco di non ripetermi. La primavera (tanto attesa, di cui ogni anno si prova nostalgia) diventa qui pretesto per descrivere la paura di ciò che stiamo vivendo in queste settimane. Molto bello quel "-fuori" isolato dal testo graficamente (con la parola scritta a capo) e sonoramente (con il trattino, pausa sonora di forte intensità); l'assonanza con fiori pone la parola al centro dell'attenzione e isola ciò che descrivi ( la - primavera - anche questa parola centrale) in una dimensione spaziale che si trova fuori, nelle strade, nelle campagne. Questa demarcazione fa già presagire l'emozione che prevarrà nella strofa dopo, la paura, perché rimarca senza ancora dirlo che la prima c'è, si, ma non qui, non nelle case, è - fuori. I fiori tanto attesi stanno sbocciando, lì fuori, sbocciano e sono pensieri di terrore, paura, di chi "prigioniero" si interroga su ciò che sta accadendo e su ciò che accadrà. Splendida poesia, che prende il suo ritmo dai silenzi e mette in primo piano quella primavera, quei suoi fiori, che oggi più che mai rivelano la loro bellezza e il loro significato. Penso che questa poesia riesca a raccontare la quarantena, la paura e la fragilità di ognuno di noi - e lo fa senza cadere in forti slanci lirici, mantiene una prospettiva distante ma comunque leggera, dolce. Mi da l'impressione di un raggio di sole che cala, caldo e avvolgente, per illuminare. Mi intorpidisce e mi fa alzare gli occhi dal foglio, a quel - fuori -. Bellissima, grazie.
  8. Exairesi

    Loch Ness

    @Aurelio C.P. Mandraffino strana ma bella poesia la tua. Mi spiego: La trovo strana perché a prima impressione sembra dedicata ad un possibile amore, e niente mi sembra strano questo paragone con il mostro di LochNess (spero me lo spiegherai) ma per il resto la tua poesia mi piace molto. Il tuo lessico è semplice ma nonostante questo il discorso rimane poetico, ricco di metafore e interruzzioni sonore (come quel "in silenzio") che tu fai andare a capo, isolato dal testo circostante, creando una pausa sonora che è simile all'apnea quando entri sottacqua. L'emozione prevalente che emerge è quella dell'abbandono dell'io lirico che si lascia andare all'oscurità che regna sotto le acque del fiume. Presumiamo che questo bisogno di abbandonarsi dipenda dal desiderio di stare con il "mostro del lago", o almeno intuisco quello ascoltando l'io lirico che si rivolge direttamente al mostro (Affondiamo dice, e poi strigimi, stritolami) alzando una voce che si fa preghiera (quasi masochista). Per quel contatto, per quella danza ballata sotto le scure acque notturne, l'io lirico accetta la morte ed annega, fuso in un'unica apnea con il suo "mostro", l'oggetto del suo desiderio. A questo proposito mi ha ricordato uno dei motti di Jenny Holzer: Protect me from what i want. Molto bella, grazie per questa lettura!
  9. Exairesi

    [LP 8] Numeri

    @Elisa Audino come sempre sono felice di rileggerti. Parole crude, secche, ma non per questo meno incisive. Anzi con i loro tratti affilati descrivono molto bene le ansie, le paure e le sofferenze della situazione che stiamo vivendo. Non risparmiano né si addolciscono di sentimentalismi; è una concretezza fredda e sconvolgente che traspare dai tuoi versi, scanditi da quei passi che proseguono in avanti con i giorni. Grazie mille per questa poesia molto bella, tanti complimenti.
  10. Exairesi

    [LP 8] Poesia

    @Vincenzo Iennaco è un piacere leggerti qui, molto bella questa poesia, immagini malinconiche e struggenti come piacciono a me. A parte l'uso della rima che per me nel tuo caso ti incatena un pò. Il lessico che usi sarebbe sufficente da solo a creare un giusto fondo sonoro al componimento. Bellissima immagine che ci trasporta all'inerno di una casa, con i piedi impatofolati, mentre fuori dalla finestra è vento gelido nella sera scura, e quel guardare fuori al mondo... la solita malinconia. Immagini, come una cinepresa che fa un giro su stessa, veloce, e riporta i frame stilizzati di ciò che incontra. Un tratto lì, un tratto là, tutto continua mentre l'occhio di noi che osserviamo si sposta veloce. E poi la chiusura, meravigliosa. La prospettiva prima ampia che correva dalla finestra al piatto al bambino, si chiude su quella lacrima e diventa prospettiva personale e intima. Ed è la prospettiva intima che ci innalza oltre i muri della stanza, oltre la finestra, ci fa piombare nella notte che cala su ogni cosa, anzi la spegne, come già si è spenta quell'ultima stella - ed è qui che appare il ricordo, nella malinconia. La chiusura è fatalista, getta un' ombra dura su tutto l'intero componimento. Il presente è vivo e immobile, racchiuso all'interno dei muri, dei vetri, nell'intimità di un piatto e del suono delle pantofole che strisciano. Ma è vuoto silenzio, la lacrima scende e si perde in quel miraggio lontano che è il passato, il ricordo. Ed è inevitabile, sembri dire con la tua chiusura, che anche il presente si trasformi in passato, e che tutto questo ferisca, rimanga, o scorra via come acqua in un fiume nei momenti di vuoto. E forse tutto questo non significa niente, chi lo sa. Molto bella, scusa la digressione mi sono lasciata prendere. A rileggerti!
  11. Exairesi

    [LP 8] Grasso ubriaco e stupido

    Ciao @Ton, una poesia fortemente musicale, attenta ai ritmi e ai suoni. L'ho trovata originale e fortemente espressiva. Mi è davvero piaciuta anche perché credo, d'ora in avanti, che appena leggerò qualcosa di tuo lo riconoscerò. Uno stile completamente personale, tuo e di intensa ricerca sonora, davvero complimenti. Concordo con Sira sull'uso delle rime, asservire il proprio stile a una forma prestabilita è limitante soprattutto all'inizio quando dovresti esplorare, portare avanti la tua indagine e le tue ricerche in fatto di stile, metrica, sonorità, uso del verso etc etc. Comunque in questa poesia non direi che ti sei piegato alla metrica, né che utilizzare la rima ti abbia limitato. Questo soprattutto perché l'incidenza ritmica e sonora dei tuoi versi - per l'uso assente che fai della puntaggiatura - fa sì che l'attenzione non cada direttamente sulle rime alternate ma su quel sistema di assonanenze, ripide discese di fiato, ritmo veloce, che attraversa tutto il tuo testo. Entro più nel dettaglio (sperando di non ripetere troppo ciò che ti è già stato detto): La struttura della poesia fa si che sia difficile intuirne subito il senso, la prima impressione che ricevi è quella del fiato, dei ritmi serrati, del lessico fortemente aggettivato. Pian piano va a delinearsi un momento di solitudine dove tutti questi aggettivi, queste parole che piovono a raffica in ogni verso, diventano specchio dell'interiorità dell'io lirico che è fermo in questo momento di stasi, in paralisi, nel tempo morto. Sono i tuoi versi, queste parole che sembrano uscire tutte in un unico fiato, che danno una scossa al tempo morto, alla paralisi, ai gusci senza anime, vuoti - vi si contrappone. Mi ha molto interessato poi l'utilizzo delle parole composte che attirano lo sguardo e l'attenzione molto più della rima nella lettura (dentrovuoto, spenteluci). Anche in questo caso l'impressione è quella di parole che incalzano aumentando il ritmo di lettura. Mi chiedo cosa sarebbe successo se tu avessi modulato queste accellerazioni tenendole per i momenti di maggiore pathos, comunque ho apprezzato moltissimo il tuo lavoro. Sia dal punto di vista dello stile (mi pare che ci sia fantasia, ricerca) sia dal punto di vista del contenuto (in particolare il contrasto tra la stasi dell'assenza, e il vortice di parole che compone la poesia). Grazie mille, a rileggerti! P.S. Ovviamente la poesia offre una maggiore libertà per quello che riguarda l'interpretazione rispetto alla prosa. Una poesia può essere fortemente ermetica ma comunque può essere apprezzata anche in un primo momento, mentre con la prosa questo è molto più difficile. Scrivere una prosa ermetica e chiusa è un compito molto arduo, perché la prosa è di solito finalizzata ad una narrazione o all'esposizione di un certo argomento. Una prosa d'arte, che si regga solo sullo stile, è qualcosa che si ottiene sviluppando uno stile assolutamente personale, ma è comunque difficile trovare l'equilibrio tra slancio lirico e correttezza nell'esposizione.
  12. Exairesi

    [LP 8] Commiati mai detti

    @INTES MK-69 splendide e dolorose parole le tue. Sei riuscito a cristallizzare con questi tuoi versi un dolore che percorre tutta la nostra penisola, e non solo. Emoziona molto essere spettatori di questo tuo grido che si alza e diventa preghiera, diventa racconto di ciò che accade in questi giorni. Senz'altro non lascia indifferente, anzi fa venire i brividi. Questi versi raccolgono il senso di tutta la poesia e credo sia ben riusciti in particolare per come gestiscono il discorso. Anche se l'impostazione di questi versi è prosastica, come peraltro già avevi annunciato all'inizio della poesia, il ritm rimane poetico. Apprezzo anche che il soggetto sia nascosto. Non nomini coloro a cui ti riferisci, lasci che siano le parole a portarli a noi, a lasciarceli intendere. Questo silenzio dell'io lirico, questo suo dire girandoci attorno ha un che di doloroso e sofferto; come chi davanti a qualcosa di spiacevole preferirebbe non vedere, posare su quella verità gli occhi solo per poco affinché il dolore non sia così travolgente. Sono queste immagini in particolare a farci intuire i soggetti, rimarcando il bisogno di interrompere questa distanza straziante. Qui la vena poetica raggiunge il suo culmine ed è la parte che ho preferito. Ci sono però degli aspetti che proprio non ho capito. Per esempio l'inizio, che sembra essere scritto di getto e poi lasciato lì. Ci vedo la frustrazione del non riuscire a piegare "la penna" all'esigenza poetica. Contribuisce ad accrescere lo sconcerto e il dolore della poesia, in quanto ci appare una voce turbata che non solo non riesce ad essere poetica ma lo dice senza mezzi termini: "non ho voglia di fare poesia oggi". Ad ogni modo - e spero di non offenderti ma tendo ad essere sincera è un brutto vizio - io non li avrei lasciati. Hanno la forma di uno sfogo, di un inizio che non sa bene dove vuole andare a parare e non hanno molta pertinenza con ciò che arriva dopo. Questo bisogno di uscire da sè ( dimenticare chi sono) non è più espresso nel componimento che si sviluppa a partire dal verso successivo. In fin dei conti dimenticare chi si è significa anche dimenticare i propri legami e le proprie angosce, ed il componimento non sembra volere dimenticare/seppellire/fuggire queste problematiche ma anzi le esprime, le celebra, le butta fuori. In definitivo trovo che sia un inizio grezzo sia a livello di suoni (per nulla musicale) sia a livello di contenuto (non apporta niente di utile al componimento). Quel "lo" io lo avrei eliminato, ma è una questione di gusti. Grazie per la tua poesia, forte e piena di emozioni. A rileggerti!
  13. Exairesi

    [LP 8] Non presente

    @(Irene) bellissima questa poesia! Non ho molto da aggiungere, il tuo stile è molto bello, dolce e armonico. Bellissima la malinconia di queste parole. Questo "ti avrei detto" getta su tutta la poesia uno struggente velo di rimpianto. Avremmo vissuto percorrendo strade simili, sembri dire, e io ti avrei detto ciò che avrei presto imparato. E poi lo sguardo si alza e arrivano le stelle, il vento, che parlano il liguaggio universale delle emozioni, dei sogni, delle dolcezze. L'unica cosa che mi stona è "se io ti fossi stata presente". Avrei evitato la ripetizione del ti, anche se immagino sia voluto. Comunque molto bello che l'assenza che descrivi sia proprio la tua. E poi la chiusura; visiva, descrittiva. Una foglia che cade. Dici: la mia voce sarà in quella foglia caduta. E così capiamo che ciò che stato ormai è nel passato, non può tornare, non può essere recuperato dall'oblio. La tua poesia parla dell'assenza incolmabile di qualcosa che poteva essere e non è stato. Lo dici senza dolore, parole morbide, dolci, venati da una composta malinconia. Bellissima! Brava!
  14. Exairesi

    [LP 8] Nostalgia

    @Rocco Lassandro @(Irene) @Vincenzo Iennaco @novemai e @Ton vi ringrazio tantissimo per le vostre parole e soprattutto per la vostra attenzione. So bene di avere uno stile un pò personale, ostico alla prima impressione - a volte anche alla seconda e alla terza - e quindi mi fanno ancora più piacere le vostre belle parole. L'intenzione era esattamente quelle che avete indicato: volevo rappresentare l'ossessione di un ricordo; come un desiderio struggente a tratti doloroso dalla quale non ci si riesce a separare. Di qui le ripetizioni, i versi attaccati, il lessico denso: tutto a volere ricreare quel senso di claustrofobia, bisogno di fuga. In particolare @Ton mentre scrivevo la poesia avevo pensato che potesse essere plausibile un'interpretazione come la tua. La cosa non mi dispiace affatto e non è mia intezione ne smentire ne confermare. L'amore nasconde in sé una grossa e complessa percentuale d'odio, anche se questa non è mai stata analizzata nel dettaglio così come il concetto di amore in sé. A volte l'amore può essere lo specchio di una violenza, forse come in questo caso?. a una rosa per tutti
  15. Exairesi

    [LP 8] Echi

    @Sira eccomi qui tra le tue parole. La poesia è molto bella, a partire da quel titolo così suggestivo: Echi. Sì perché parlare di eco quando si evoca un ricordo è un'immagine tristemente azzeccata. Un ricordo infatti che cos'è se non il lascito, il rimbombo sonoro o visivo di un'azione che, pur essendosi già conclusa, non ha esaurito la sua eco, la sua capacità di influenza sul presente. La tua poesia descrive esattamente questo; il ricordare spontaneo di tutti i giorni. La vita è l'amaca sulla quale ti abbandoni; davanti a te il vuoto, l'ignoto del futuro inconoscibile; dietro di te echi remoti ( ma non perduti) e poi sorrisi, sguardi - ricordi passati che "cullano" e quindi in certo senso allietano il presente rendendolo più dolce. Dipingi il ricordo come qualcosa di necessario, non di doloroso, e mi piace che tu abbia saputo cogliere questa sfumatura. Incastrata così, in un breve quadretto poetico come il tuo, lascia la stessa sensazione che si prova quando, d'estate dopo pranzo, ci si stende in un rettangolo di sole e si chiuduno gli occhi. L'unico dubbio che volevo sciogliere è questo: a che traccia ti sei ispirata? Immagino fosse la due perché dai sorrisi e dagli sguardi che citi capisco che ti stai riferendo ad una persona. Eppure l'immagine di questa persona non emerge, rimane evanescente e forse questa è l'unica cosa che mi dispiace. Grazie mille per questa poesia. Complimenti.
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