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Lo scrittore incolore

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Tutti i contenuti di Lo scrittore incolore

  1. Lo scrittore incolore

    [MI 135] La prima notte degli uomini

    Il mio commento Traccia di mezzanotte Se si toccano il gomito sinistro con il dito medio della mano destra significa “arancione”. Interessante. Inaspettato e interessante. Certamente arzigogolato, ma hanno tutto il tempo di evolversi. Mi era venuto il dubbio che oltre al gesto fisico, ci fosse anche un legame con un verso gutturale. Perché “Pelliccia di lupo”, il soggetto che ho iniziato a seguire per primo, appena il sole ha iniziato a tramontare, ha anche urlato «Gaaaarra». C’è da dire che dal nascondiglio di foglie e liane dove mi sono infilato, potevo vedere solo il suo volto contratto e mi sono fatto ingannare. Infatti, qualche minuto dopo mi sono spostato di un paio di metri, ottenendo una visuale più ampia, e ho scoperto che il grido era una manifestazione di dolore. “Pelliccia di lupo” stava indicando una zanna di cinghiale, conficcata nel terreno, a due donne “Osso nei capelli 1” e “Osso nei capelli 2”. Allo stesso tempo mostrava loro un lungo graffio sulla gamba destra, con ogni probabilità causato dal resto dell’animale. Ha dato quindi uno schiaffo a testa alle due e ha rifatto il gesto del medio sul gomito, indicando il cielo con un’espressione preoccupata sul volto. Poi l’uomo si è allontanato. “Osso nei capelli 1” e “Osso nei capelli 2” sono scoppiate in un pianto basso e hanno cercato di farsi forza a vicenda: la loro colpa è quella di non aver pulito la zona di fronte alla caverna, lasciando così che il loro uomo si ferisse. «Poligamia e patriarcato» dico, per registrare le informazioni che sto raccogliendo. Sto ribadendo l’ovvio e confermando teorie consolidate ormai da secoli, eppure per la prima volta possono essere studiate. Il viaggio nel tempo nel tardo Paleolitico inferiore è stato uno dei primi che mi hanno fatto svolgere. Volevano capire quando e come i primi ominidi avessero preso coscienza dell’alternanza giorno-notte. Sono andato avanti e indietro tante volte. Gli Australopitechi e gli Habilis erano troppo immaturi e spaventati. I Neanderthal già ben coscienti e pronti ad accendere dei fuochi al tramonto, per difendersi dai predatori notturni. La chiave erano dunque gli Erectus e anche per loro si sono resi necessari diversi viaggi, prima di individuare il corretto segmento temporale in cui soffermarsi. È tornato “Pelliccia di lupo”. Indica il cielo alle sue due compagne e si tocca la fronte con l’indice e il medio della mano destra. «Geeerre» dice e la combinazione fra movimenti e parole mi fa pensare che questo sia il suo modo per esprimere il concetto di notte. È disperato, perché il sole, dopo essere diventato arancione, è scomparso, lasciando solo buio. “Osso nei capelli 1” e “Osso nei capelli 2” lo imitano e il coro di «Geeerre» diventa più acuto. Poi “Pelliccia di lupo” si zittisce e dà uno spintone alle donne per bloccarne il lamento. Deve aver sentito qualche rumore, perché tende l’orecchio in direzione della caverna, oltre la quale dovrebbe esserci un’ampia radura. Ora che i tre hanno smesso di vociare, posso ascoltare anche io e riesco a captare dei suoni. Si sentono distintamente altri versi di Erectus. Devono essere subito dietro alla caverna. “Pelliccia di lupo” afferra per i polsi le sue donne e comincia una corsa sgangherata verso la fonte delle voci. Io aspetto qualche istante, quindi con la massima circospezione, li seguo. Sento che sto per registrare un momento storico per l’umanità. Ho seguito a lungo nel mio viaggio precedente la generazione dei figli di “Pelliccia di lupo”, scoprendo poi che per loro giorno e notte erano concetti già acquisiti. Deve essere questo il momento. Non può non esserlo. Giro attorno alla caverna e li vedo subito, distintamente: “Pelliccia di lupo”, le sue donne e altri tre nuclei familiari. È stato acceso un fuoco al centro della radura. Il primo fuoco della storia dell’uomo. Illumina le espressioni rabbiose degli Erectus e noto subito con estremo interesse un collegamento inaspettato. “Pelliccia di lupo” indica il fuoco agli altri e si tocca il gomito sinistro con il dito medio della mano destra. È convinto che quello sia il sole e che i suoi simili gliel’abbiano rubato. Quindi inizia a urlare come un ossesso e si piega sulle ginocchia, battendo i pugni a terra. Ci sono altri tre Erectus adulti, ma “Pelliccia di lupo” ha il petto che è almeno il doppio degli altri e si presenta come il maschio alfa, con il trofeo di caccia che porta sulle spalle. Gli altri, impauriti e rispettosi, gli lasciano spazio di azione e lui si piega sulle fiamme, pronto a riprendersi il sole. Quando il calore lo costringe a desistere, la sua collera esplode, incontenibile. Prende a pugni il primo dei suoi simili, mentre gli altri due aspettano, inermi, di ricevere lo stesso trattamento. Faccio un paio di passi avanti e mi arrischio leggermente oltre la grotta: questa lotta tribale davanti al fuoco ha qualcosa di magnetico. Le facce spigolose e pelose degli Erectus sono contratte una dalla rabbia e le altre dalla paura e vengono illuminate dalle fiamme, in un gioco di luci e ombre, che ne esalta la straordinaria espressività. «Geeerre» “Osso nei capelli 1” è a un passo da me. Mi osserva con franco terrore. Deve avermi notato nel caos del combattimento e si è avvicinata. La missione è fallita. Porto il braccio destro alla fessura vocale: «Androide 56KT segnala errore 442: Timeline compromessa. Si richiede intervento preincontro con tempoautoctoni e sistemazione flusso temporale.» È andata. Ora verrà spedito qui un collega, che mi impedirà di incontrare “Osso nei capelli 1” e il mio corpo verrà disattivato e riprogrammato. Non ho niente da perdere nel frattempo. Serro la mano attorno al collo della donna Erectus che mi ha scoperto e la soffoco, prima che possa dare l’allarme e rovinare gli ultimi momenti della mia gita temporale. Quindi torno a gustarmi lo scontro fra “Pelliccia di lupo” e i suoi simili. Combattono per tutta la notte, senza stancarsi mai e quando all’alba sorge il sole, del fuoco è rimasta solo brace spenta. “Pelliccia di lupo”, che esulta per aver riconquistato il sole, è l’ultima immagine che mi è concesso vedere.
  2. Lo scrittore incolore

    Mezzogiorno d'inchiostro 135 - Topic ufficiale

    Grazie a tutti! Non pensavo davvero di spuntarla io, vista la grande qualità in giro è stato bellissimo confrontarmi con voi! Appuntamento al prossimo MI E sì! Viva la paleoantropologia!
  3. Lo scrittore incolore

    [MI 135] La prima notte degli uomini

    @Ippolita2018 non sono paleoantropologo, ma diavolo se mi piacerebbe! Anche io sono affascinato dalle "prime volte" dell'essere umano e credo che tornerò su questa materia per darle più spazio e respiro! Felicissimo che ti sia piaciuto @Ton che racconto di Borges? Sono curioso felice che ti sia piaciuta la parte immaginifica! Era quella a cui puntavo di più @Emy felice di ritrovarti e dei complimenti Troppo gentile! Diciamo che Alberto Angela che doppia questo androide sarebbe sensazionale Felicissimo che ti sia piaciuto! Sistemerò le virgole, giuro L'incipit l'ho scritto così di getto, non pensavo che avesse un impatto così funzionale! Grazie mille per il passaggio @M.T. grazie anche a te per il passaggio e il commento
  4. Lo scrittore incolore

    [MI 135] L'ultimo uomo

    In un momento apocalittico per tutta la terra, un racconto ancor più apocalittico, un’apocalisse alla seconda. Lui è l’ultimo uomo rimasto su questo pianeta e decidi di raccontarci i suoi sogni o incubi a seconda di come li si voglia vedere. È solo, solissimo, talmente solo che anche nel sonno la Terra è vuota. Persino il gatto, che gli aveva tenuto compagnia fino a poco tempo fa ora non c’è più e sembra essere l’unica entità con cui riesce ad avere un minimo dialogo nel sonno. Mi è piaciuto moltissimo, perché hai saputo dosare le informazioni e non scadere nel patetico o in un dolore feroce e basta del protagonista. Ci hai fatto vivere un dolore digerito, quasi accettato ormai. Lui è l’ultimo uomo e tant’è. Neppure i piccioni gli danno più soddisfazione. Complimenti davvero.
  5. Lo scrittore incolore

    [MI 135] Sogno di una notte di mezza est…

    Un racconto comicissimo, che gioca su uno dei topoi comici più utilizzati: la creatura che si rivolta al creatore, eppure la tua declinazione è stata frizzante e mai banale (la scena del personaggio che fa sesso con la madre del romanziere è un colpo di scena ben preparato, che fa sganasciare). Non ho molto altro da aggiungere, visto che le pulci le hanno già fatte altri prima di me. Un bel racconto godibile, che fa ridere di gusto, una roba che sembra scontata e che è invece merce rara.
  6. Lo scrittore incolore

    [MI 135] Andiamo a scuola

    Un’idea talmente semplice ed essenziale che diventa vincente: è da qualche giorno che penso a quando io avevo l’età dei ragazzi che ora vanno a scuola e rifletto su come l’avrei vissuta io. Primi giorni mega pacchia e grandi sorrisi, ma poi appunto, come al tuo protagonista, mi mancherebbe non la scuola, ma l’andare a scuola. Ben (?) venga dunque questa fuga insensata, eppure necessaria. Racconta in modo pratico e vivido quello che starà passando per la testa di tutti i ragazzi d’Italia, in questi giorni in cui la quarantena è diventata da pretesto di vacanza, vero dramma di chiusura in casa. Complimenti! Piaciuto molto!
  7. Lo scrittore incolore

    [MI 135] In braccio alla luna

    Un testo delicato e quasi fiabesco, con questo personaggio estremamente positivo, anche in un luogo come un ospedale in cui, specie di questi tempi, è difficile immaginare anche un sorriso. L'ho letto con piacere, nonostante il genere non sia nelle mie corde e ti faccio quindi i complimenti, perché non c'è nulla di più difficile di piacere a qualcuno che di solito non gradisce un genere
  8. Lo scrittore incolore

    [MI 135] Luna a scacchi

    Questo racconto mi è piaciuto moltissimo, perché fa della vividezza il suo tratto distintivo. L’idea di far mangiare a sbafo il condannato, così da farlo umiliare in punto di morte e renderlo disgustoso agli occhi del popolo che aveva cercato di infervorare, è meravigliosa. Davvero meravigliosa. Non esagero nel dire che per me regge tutto il racconto, che si svolge sempre più crudo a ogni capoverso. I personaggi parlano in modo diretto e si comportano in modo diretto, facendo trasparire la loro umanità in ogni gesto, positivo o negativo che sia. Anche il risvolto finale si sposa perfettamente con quanto abbiamo visto durante tutto il testo. Complimenti! Fenomenale!
  9. Lo scrittore incolore

    [MI 135] Nostalgia

    Un racconto molto denso, pieno di descrizioni precise e mai banali, che trasudano una conoscenza approfondita degli abiti e delle usanze dell’epoca che descrivi. Ho potuto assaporare ogni dettaglio e calarmi nella prospettiva storica in cui collochi i tuoi personaggi. La nota dolente è a mio avviso la trama, troppo sacrificata rispetto ai pensieri e ai patimenti del protagonista, lasciando il racconto piatto e mai vibrante, se non appunto nei rimpianti dell’uomo. Sembra più che un racconto, una parentesi che starebbe benissimo in un romanzo, un’anticipazione di uno “scontro” fra i due amanti, in cui il protagonista svela alla donna la difficoltà di riconoscerla dopo i cambiamenti a cui è andata incontro. Trovo che sarebbe davvero deliziosa come “prologo” questa parte a qualcosa di più sostanzioso. La scrittura è puntuale e ricchissima di termini adeguati alla materia che tratti.
  10. Lo scrittore incolore

    [MI135] Non so scrivere con la luce accesa

    Un testo delicatissimo, che prende forma più con le emozioni descritte, che con delle vere e propri azioni. Ho trovato personalmente una certa difficoltà a muovermi fra i nomi, ma capisco bene che data la materia trattata i personaggi non potevano chiamarsi altrimenti. Ho trovato molto elegante e mai stucchevole la rappresentazione della spiritualità e il modo in cui vengono fuori le caratteristiche dei singoli personaggi. Anche qui come nel racconto Nostalgia di AnnaL., ho trovato forse una mancata accensione, un guizzo narrativo che desse al racconto una natura più dinamica, ma capisco bene che l’intento è diverso e nel volere raccontare dei brandelli di umanità in tumulto questo è davvero eccellente. Complimenti!
  11. Lo scrittore incolore

    [MI 135] I poveri non hanno i denti

    Ho trovato questo racconto interessante e ben scritto su due livelli: il primo quello della storia che racconti. Una sofferenza che spesso si dà quasi per scontata e metabolizzata dalla società che la lascia un po’ di lato, sperando che sparisca davvero (finale pazzesco con l’esaltazione di un egoismo che è l’unico baluardo in una società che chiude gli occhi). Il secondo quello dello stile. Queste frasi che avanzano quasi a singulti, seguendo le incertezze della protagonista e sottolineando, semmai fosse necessario, il moto di emozioni contrastanti che scuotono la protagonista. L’ho apprezzato davvero molto. Complimenti.
  12. Lo scrittore incolore

    [MI 135] I piedi sotto alle coperte

    Un racconto che ho apprezzato moltissimo, con uno sviluppo del tutto inaspettato e per questo davvero ben riuscito. Resta il dubbio sull'età del personaggio, nel senso che a volte sembra un bambino, a volte un adolescente anche troppo scafato. Questo potrebbe essere un problema o una benedizione. Un problema perché in alcuni punti rende complicato inquadrarlo e capire perché abbia delle pensate da bambino e poi subito dopo delle uscite più mature e piene di malizia, una benedizione perché questo "sfasamento" di età e la mancata comprensione contribuiscono a creare ancor di più il colpo di scena e il pugno alla bocca dello stomaco, che è lo svolgimento. A me è piaciuto davvero molto. Complimenti!
  13. Lo scrittore incolore

    [MI 135] L’ULTIMA CASA

    Un racconto molto interessante, che si aggancia solo nel finale alla realtà dei nostri giorni, con una critica velata a un sistema che sì, è crollato e ha perso la sua comfort zone per un piccolo virus. C'è critica sociale, c'è una dimensione onirica ben gestita, che fa perdere il protagonista in una dimensione a metà fra sogno e triste realtà. Ho particolarmente apprezzato l'assenza dei suoni, la realtà che in questi giorni mi sta infastidendo di più.
  14. Lo scrittore incolore

    [MI 135] L'appuntamento

    Un racconto delizioso, che prende un argomento semplice come l'amore di un ragazzino per una ragazzina e ci fa vivere tutta la pena che i due vivono in un momento storico assurdo come quello attuale. Trovo sempre rischiosi i racconti del genere rosa, perché il rischio di cadere nello stucchevole è sempre dietro l'angolo, eppure tu hai saputo districarti molto bene nelle pene d'amore. Complimenti
  15. Lo scrittore incolore

    [MI 135] La prima notte degli uomini

    Ciao! Felicissimo che anche tu abbia colto il tutto e grazie per il passaggio!
  16. Lo scrittore incolore

    [MI 135] La prima notte degli uomini

    @Poeta Zaza le virgole sono il mio maggior nemico da sempre! Forse mancavo alla scuola elementare quel fatidico giorno che l'hanno spiegate Scherzi a parte, sono felice che ti sia piaciuta l'idea della gita temporale e chissà che non ne arrivino altre! Felicissimo che tu abbia colto fedelmente ciò che volevo intendere @Kikki Felice che sia piaciuto anche a te! La mia idea era che gli uomini di un futuro ancora più avanzato del nostro mandino indietro nel tempo degli androidi, che studino l'umanità preistorica e cerchino di capire quando è finita "la fase scimmia" per lasciare spazio a "la fase uomo". Ho lasciato più spazio alla scoperta, che allo scopritore e la cosa su cui sto riflettendo anche grazie ai vostri commenti, è che potrebbe funzionare in altri contesti. L'intento è quindi squisitamente antropologico e svela il bisogno dell'uomo di capire le proprie origini @Edu Ho semplicemente visto il periodo in cui l'uomo ha scoperto il fuoco e intrecciato il resto con un po' di fantasia felice che sia piaciuto anche a te
  17. Lo scrittore incolore

    Mezzogiorno d'inchiostro 135 - Topic ufficiale

    [MI 135] La prima notte degli uomini - Traccia di mezzanotte
  18. Lo scrittore incolore

    [MI 135] La landa dei morti scriventi

    Testo molto suggestivo, che mi ha ricordato le atmosfere del primo volume de "La torre nera". Mi è piaciuto molto, perché lo stile ha accompagnato frase dopo frase questa insolubile ricerca del protagonista. Questa parte mi è piaciuta particolarmente, perché funziona molto bene per l'introduzione del viaggio, che il nostro prode si appresta a compiere e dà, con un dialogo di un paio di battute, la dimensione spaziale al racconto. Si potrebbe obiettare che questa donna rimane un po' vaga, perché il dubbio sulla sua vera identità resta un po' sospeso, mentre il nostro segue la missione da lei indicata. Vista la direzione che prende poi il racconto mi permetto di consigliarti di farla tornare nel finale nei panni della morte stessa, il che darebbe al racconto una circolarità interessante e alla donna un ruolo più tondo. Piaciuto molto questo elenco. Che cos'è la vita, se non l'insieme delle emozioni che la compongono? Intelligente inserire sia emozioni "positive" sia "negative": danno un'universalità che non era scontata e il rischio di cadere nella trappola di mettere solo le emozioni "buone" poteva far risultare questa lista stucchevole. Un finale non originalissimo, eppure squisitamente schietto e reale. Il "Carpe diem" non passa mai di moda e in questo senso fa da perfetto raccordo e chiusura per l'esperienza del personaggio del tuo racconto. Conludendo: ho apprezzato molto le atmosfere e le suggestioni che lanci qua e là. Sono sicuro che con qualche accorgimento può avere ancora più mordente e colpire più a fondo.
  19. Lo scrittore incolore

    Mezzogiorno d’inchiostro 133 – Topic ufficiale

    Complimenti in super ritardo alle vincitrici!
  20. Lo scrittore incolore

    [MI 133] Covid litteralis 21

    Traccia di mezzogiorno "L'epidemia" il mio commento «Che entri sua maestà Mario Rossi da Gallarate!» Lo squillo di trombe risuona in tutto l’appartamento. Un tappeto rosso viene lanciato dalla camera al salotto, srotolandosi con una faticosa curva a gomito nel tinello. L’uomo avanza con sguardo fiero e mento prominente. Il petto sporge, oltremodo gonfio. In testa ha una corona brillante, ottenuta con un sapiente lavorio a partire da un rotolo di alluminio per alimenti. Lo scettro è un bastone da passeggio. Il mantello un lenzuolo con fantasia floreale. «Signor Rossi! Apra!» Bussano alla porta del suo palazzo. Chi osa interrompere la cerimonia della sua incoronazione? L’uomo sbuffa, quindi interrompe la sua camminata e schiaccia pausa sullo schermo del cellulare: “Effetti sonori – Squilli di trombe” viene interrotto sul più bello e Spotify tace. «Sire, apro io, non sporchi le sue regali mani» dice la signora Gianna Ponzecchi in Rossi, moglie di Mario, quindi dà una stiratina al tappeto rosso nel punto più critico del tinello e tira giù la maniglia. Ci sono due uomini sulla porta: hanno mascherine FFP3 con filtro, occhiali protettivi, guanti in lattice e tute bianche acetate, a coprire ogni centimetro dei loro corpi. «Signora, buonasera. Siamo qui per portarvi con noi nel primo ospedale disponibile della zona. Tutto il quartiere è stato messo in quarantena. È fondamentale che voi ci seguiate, per evitare ulteriori contagi» dice uno dei due, con la voce ovattata dalla pesante mascherina. La donna ride sguaiatamente, quindi assume un’espressione rigida: «Andate via, villici o il re, Iddio l’abbia in gloria, scaglierà su di voi la sua rabbia incontenibile.» Dopo aver sputato la sentenza, la donna chiude la porta con un rapido movimento del braccio, ma viene bloccata da uno degli uomini in tuta, che ha infilato la gamba davanti allo stipite. Sconcertata da una simile mancanza di rispetto, Gianna Ponzecchi si volta verso il marito e con voce tremante, esclama: «Il Granducato di via Roma 73, interno 4 bis, è sotto assedio, mio signore.» Mario Rossi ghigna di piacere. Non vedeva l’ora di far uscire la cavalleria. Allora batte il bastone da passeggio sul pavimento in cotto e urla: «All’arme! All’arme! Il Granducato è sotto assedio!» Da una cameretta, in fondo a destra nel corridoio, viene fuori un ragazzo. Se ne sta a cavallo di una cyclette, alla base della quale sono state saldate delle piccole rotelle, di quelle che stanno sotto le sedie da ufficio. Il cavaliere nella mano destra brandisce una baguette del Conad. In punta sono state attaccate delle forbici da cucina con dello scotch. «Sir Francesco, difendi il tuo regno o muori valorosamente sul campo di battaglia!» urla re Mario Rossi e il figlio diciassettenne si tuffa nel corridoio con la cyclette, nella tipica posa dinamica di un cavaliere durante una giostra medievale. I due uomini sull’uscio, esasperati da una simile resistenza, decidono quindi di tirare dei taser fuori dalle tasche delle tute e di mettere fuorigioco tutta la famiglia: l’alternativa del dialogo è andata ormai a farsi benedire. «Quante carrozze abbiamo, ancora?» Dall’altra parte del telefono arriva un sospiro basso. «Parliamo di quelle vere o delle ambulanze adattate?» «Di quelle vere. Con le ambulanze adattate non ci cascano, quante volte devo dirvelo?» «Non ci cascano? Stiamo parlando degli stessi pazzi, giusto?» «Non sono pazzi! Sono malati. E se non si considerano i postumi del virus, sono perfettamente orientati. Ti ripeto la domanda ed esigo una risposta: quante carrozze vere abbiamo?» «Sei.» «Solamente sei? Ho dato ordini precisi, cazzo. Siamo in piena emergenza. Lo capite o no?» «Farò aumentare la produzione, governatrice.» «Ecco. Finalmente ragioniamo. Ne voglio venti per il fine settimana. Arrivederci.» La donna non aspetta alcuna replica dall’altra parte e chiude la chiamata. È disgustata dalla leggerezza con cui i suoi sottoposti affrontano l’urgenza. E Bruno Ciunni, assessore ai trasporti, non è da meno. Il coronavirus litteralis 2021, abbreviato in covidl21 dai medici e ribattezzato “il virus della corona” dai media, le sta togliendo il respiro da ormai due settimane. Stando agli esperti, sarebbe partito da una tribù del Congo più profondo, dedita al consumo alimentare di leoni, ai fini di un complesso rituale religioso. I Garabazù, questo il nome della tribù, sono soliti consumare la criniera dell’animale, prima bollita e poi ripassata in padella. Essi credono possa donare ai loro capi grandi capacità di governo e leadership. E mai come in questo caso la virologia ha dovuto dare ragione alle credenze. Sembra infatti che un sottotipo della famiglia coronavirus, nel passaggio dal leone all’uomo, abbia fatto un salto evolutivo incredibile. Il covidl21, o “virus della corona” si diffonde come una normale influenza e basta uno starnuto, per far credere a un essere umano di essere diventato un re, una regina o un suddito estremamente devoto. Ora qualcuno ha dato la colpa ai barconi degli immigrati. Qualcun altro agli europei, i quali hanno distrutto le foreste e hanno costretto i Garabazù a venire a contatto con la gente comune, diventando primi untori. Qualcun altro ancora al cambiamento climatico e allo scioglimento dei ghiacchiai: quella dei poveri Garabazù e dei leoni sarebbe una fake news e il covidl21 sarebbe un virus millenario, sepolto sotto il ghiaccio ed evolutosi nel corpo dei pinguini reali dell’Antartide. Ma alla governatrice della Lombardia Mary Maripolda poco interessano le origini. Lei è preoccupata dai numeri. Perché in pochi giorni i casi di covidl21 si sono moltiplicati a dismisura nella sua regione, arrivando a toccare la quota record di 456 casi. Ora per fortuna rispetto al covid19 di due anni fa, questo virus non porta in nessun caso alla morte, ma gli effetti secondari possono essere davvero devastanti. Due settimane fa, infatti, durante la fiera delle poltrone e dei sofà di Busto Arsizio, è successo l’irreparabile: un uomo si è ammalato di covidl21 e si è dichiarato monarca del Principato dello stand dei Cuscini. Dall’altro capo della fiera una donna ha contratto il virus e si è proclamata regina del Regno dei due Guanciali. In pochi minuti il virus è dilagato e i due hanno avuto una folta schiera di proseliti. La guerra fra Principato e Regno è scoppiata con ferocia e si sono registrati 45 morti e 23 feriti gravi. Un’altra battaglia sanguinaria è scoppiata al festival della Cazoeula. Prima dell’intervento dei sanitari, nove uomini hanno rovesciato dei barili di olio bollente sullo stand di fronte a loro, lamentando un’imminente invasione. Mary si morde il labbro inferiore: gli infetti, se trattati con tutti gli onori del caso, come il trasporto in ospedale in carrozza, sembrano collaborare in più di qualche caso, ma l’emergenza rimane altissima. Con i pazienti più indisciplinati ha dovuto autorizzare l’utilizzo dei taser, non senza qualche polemica da parte dell’opinione pubblica. Ora ha sbloccato lo smartphone e ha letto su Twitter di possibili casi in Piemonte e in Trentino. Il suo terrore più grande sta prendendo forma. L’epidemia di covidl21 non è stata contenuta e sta dilagando. Il telefono squilla: è Morgini, il presidente del Consiglio. Aspettava una sua chiamata in serata per una nuova riunione sull’emergenza. Perché la chiama ora? «Maripolda, è seduta?» «Sì, mi dica pure.» «Il virus della corona è arrivato in Germania.» «Cazzo. Io glielo giuro, abbiamo fatto di tutto per evitare…» «Se pensa a un semplice contagio teutonico si sbaglia.» «Sono di più? Dio mio.» «Il cancelliere Oktoben ha contratto il covidl21. Ha proclamato il Sacro Romano Impero e sta muovendo le sue truppe verso sud. Vuole ricomporne i confini medievali.» «Cristo. Cosa facciamo?» «Prenda la cosa più somigliante a un’arma e si prepari a combattere.» La chiamata si chiude. La donna apre un cassetto della sua scrivania, in cerca di un oggetto contundente. In lontananza risuonano i tamburi delle truppe tedesche e le urla degli italiani sani in fuga.
  21. Lo scrittore incolore

    [MI 133] Covid litteralis 21

    @Ippolita2018 ciao! Grazie mille per il passaggio e i consigli preziosissimi
  22. Lo scrittore incolore

    [MI 133] Laugh Tale / Fori

    Stracciatella! 😂
  23. Lo scrittore incolore

    [MI 133] Covid litteralis 21

    Ciao! Grazie anche a te per il passaggio e il commento! Ho cercato di dare una spiegazione sommaria e infilarci altri elementi comici, ma forse ho calcato troppo la mano Felice che ti abbia divertito
  24. Lo scrittore incolore

    Mezzogiorno d’inchiostro 133 – Topic ufficiale

    Ho cercato di lasciare una veloce impressione a tutti, perché avevo solo questa serata libera e fino a mercoledì sarà molto complicato. Ora vado a votare nella stanza anonima, ma volevo dire qui che tutti i racconti mi sono sembrati di livello davvero alto e sono felice di potermi confrontare con penne così guizzanti e abili! Complimenti a tutti
  25. Lo scrittore incolore

    [MI 133] U(n) grosso cane nero

    Game. Set. Match. Come riuscire a dare un'impennata con una singola frase a un racconto che sembrava andare chissà dove. Un portento davvero, preciso in ogni sua parte e con questo finale chirurgico, che apre un mondo intero. Complimenti vivissimi
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