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Lo scrittore incolore

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Tutti i contenuti di Lo scrittore incolore

  1. Lo scrittore incolore

    [N20-2] ə

    Traccia: un incontro inaspettato Questa sera un'uscita fra vocali A e O sposati e clericali Lei casalinga inossidabile Lui lavoratore infaticabile I ed E sono molto simili Ma prima di incontrarsi E alla follia amarsi Ci fu pluralità di stimoli Infine U e Y sedute un po' in disparte La prima confonde articoli La seconda nata agli antipodi Si amano, ma mancano le carte Attenzione però! Facce sorprese Unə si è sedutə a capotavola E sorride a più riprese "Saremo grandə amicə! Staremo una favola!"
  2. Lo scrittore incolore

    [N20-2] Nella pace degli dei

    Classicheggiante e altisonante. Sembra un componimento antico, eppure vibra di modernità. Operazione di sintesi molto interessante fra passato e presente. A una seconda lettura si apprezza di più! Piaciuta molto
  3. Lo scrittore incolore

    [N20-2] Ode al mattone

    Da una traccia orrida derivano grandi responsabilità... O qualcosa del genere dicevano a Spiderman hai saputo tenere botta e ci sei riuscito in modo egregio a mio avviso! Piaciuta molto
  4. Lo scrittore incolore

    [N20-2] Perduta Patria

    Avete scelto un'attualità ormai quotidianamente martellante davanti ai nostri occhi. Il risultato poteva essere banale. Invece c'è tutto il dolore per l'assistere inermi a tutto ciò e l'amore per una patria ferita. Bellissimo componimento.
  5. Lo scrittore incolore

    [N20-2] Cenere

    Un finale che chiude in modo inaspettato una serie di immagini roboanti e scottanti. Sarà che l'area semantica delle fiamme era davvero vivida davanti ai miei occhi, mentre leggevo, ma davvero ho avvertito il calore. Piaciuta molto!
  6. Lo scrittore incolore

    [N20-2] ə

    Grazie a tutti per il passaggio e per il commento! Felice che vi sia piaciuto l'esperimento
  7. Lo scrittore incolore

    [N20-2] Haiku

    Brevissima Almissima... Eppure bravissima! Gli haiku sono quanto di più complicato ci sia, ma tu hai saputo crearne uno davvero profondo! Complimenti
  8. Lo scrittore incolore

    [N20-2] La pazza è di nuovo a piede libero

    Una poesia che più sperimentale non si può. Vibrante, scoperta a ogni verso. Davvero complimenti infiniti
  9. Lo scrittore incolore

    [N20-2] Fatti di niente

    Un'intera relazione amorosa in pochissime parole, ognuna con un suo peso specifico. La poesia secondo me è questo, quando il dono della sintesi di vocaboli fa esplodere tutto un mondo. Quindi questa è una poesia meravigliosa. Complimenti!
  10. Lo scrittore incolore

    [N20-2] Attesa

    Un vuoto di morte, ma forse anche di possibilità? Chissà cosa c'è di là. La riflessione su questo passaggio viene espressa in modo potente in questi versi. Piaciuta moltissimo.
  11. Lo scrittore incolore

    [N20-2] ə

    Questa me la tatuo, in particolare. Rodari è un dio a cui cerco di tendere da quando alle elementari la mia maestra me lo fece scoprire e non se ne è più andato dalla mia testa
  12. Lo scrittore incolore

    [N20-2] ə

    Grazie a tutti per il passaggio e il commento! Felice che vi sia piaciuta molto
  13. Lo scrittore incolore

    [N20-2] ə

    Grazie a entrambe abbiamo voluto osare e scrivere la poesia più moderna che potessimo
  14. Lo scrittore incolore

    [N20-1] Il Narratore Millennial

    Traccia: Distrazione Un attimo di distrazione: può essere uno scambio di medicine, un segreto svelato, un gesto sconsiderato, qualsiasi cosache abbia effetti sulla vita di qualcun altro. Il racconto a quattro mani mio e di @ITG Faccio una premessa. Non aspettatevi una trama e un intreccio ben condotti, una storia spiegata che vada a scavare nei dettagli più piccoli: il trauma infantile del cooprotagonista o l’odore dei capelli della nonna del cattivo. Per le menate profonde, che puzzano di antico, c’è quel so tutto io di mio nonno Onnisciente. «Quando raccontavo io le storie avevano un inizio, uno svolgimento e una fine. Le storie di adesso su cosa si basano? Rimpasti di vecchia roba mia. Non c’è più un viaggio dell’eroe, una saga epica, una storia d’amore che faccia tremare i polsi.» Oh, quanto se la mena quel boomer. Ogni giorno, davanti al camino, con la sua vecchia pipa in bocca, a sputacchiare sentenz- Scusate, devo inviare un vocale. Rispondo un attimo a un amico e sono di nuovo da voi. «Bro, se vuoi te lo ripeto ancora: se guarda le tue storie Instagram, non significa niente.» Dicevamo? Ah, sì, mio nonno: storie complete, calibrate come si deve, personaggi caratterizzati. Superato. Nemmeno posso garantirvi una narrazione come quella di mio padre Interno, che racconta solo una parte delle cose, ma sa il fatto suo. Io cercherò di trovare uno stile mio, personale. Ma… Dopo un Tik Tok. Uh! Ah! Dancing! Everybody now! Uh! Ah! Uff, che sudata. Prendo un asciugamano e ci sono. Dunque, vediamo un po’… C’era una volta. Nah. Non è una favola, è una storia moderna, rapida. Ci sono un re e una regina. Lui ottantanove anni, lei ottantotto. A uno starnuto dalla fossa per capirci. Vecchi, pelle appesa, e la regina ci sente solo dall’orecchio sinistro. Ma di lasciare il trono non se ne parla, neppure a cannonate. E poi c’è il principe, nemmeno lui un fiorellino, che chiede loro un giorno sì e l’altro pure di abdicare. Come si fa a dargli torto? Eddai! Va per i sessantasette e se li vorrebbe sparare pure lui un po’ di anni ruggenti al potere. Ma i vecchi niente, oh, hanno sempre fatto finta di non sentire. Va beh, la regina un po’ meno finta. Il succo è che quelle quattro reali natiche avvizzite non hanno alcuna intenzione di lasciare i due cuscini di raso che le separano dai troni in pietra. Scusate, cerco un attimo il caricabatterie dell’Iphone, perché sto scrivendo sulle note e se si scarica rimango con il racconto a metà. Ok, trovato. Dov’ero? Ah, sì, il principe che cerca di diventare re. Dovete sapere che due anni fa ha anche architettato un attentato per far fuori i matusa. Ha negato in tutti i modi, certo, ma che ci fosse la sua mano dietro lo pensano un po’ tutti. In sostanza qualcuno aveva piazzato una bomba al plastico sotto al tappeto della sala del trono, collegandola con degli inneschi a pressione, messi nei cuscini di raso. Per sfortuna di questo qualcuno i due regnanti avevano da pochi giorni iniziato un'efficacissima dieta ipocalorica, sottoscritta dal diabetologo di corte, e non hanno fatto scattare la trappola esplosiva. Scusate un attimo. «Bro, ha messo un cuore a una sua amica che ha ricondiviso la storia di tuo cugino, in cui ti vedi tu, sullo sfondo, di spalle. Non significa niente. No, non ti odia, ma nemmeno ti ama, non abbiamo elementi a sufficienza per capirlo.» Altro vocale, colpa mia, ma il mio amico è duro di comprendonio. Dunque neppure l’attentato di due anni fa ha eliminato i vecchi, che hanno continuato a regnare beati. Fino allo scorso mese, quando nel regno è scoppiata un’epidemia sconvolgente. Un nuovo batterio, resistente pure agli antibiotici più forti, ha decimato la popolazione sopra i settant’anni. E i due si sono salvati per il rotto della cuffia, solo perché si erano chiusi nel loro castello senza mettere fuori quei nasi rugosi. Cosa c’entra? Ah già! Dimenticavo. Il regno era pieno di anziani, tutti nati, cresciuti e pasciuti sotto il re e la regina. Uno zoccolo coriaceo, che il pretendente al trono ha cercato di scardinare per tutta la vita e ora vedeva smantellarsi, cadere un pezzo alla volta. E in preda all’entusiasmo si è pure messo a fare annunci alla stampa: «Passata l’epidemia, è tempo di rinascere e ammodernare il regno». Senza fare i conti con i genitori, però. Ecco, devo dire che per me esistono due tipi di vecchi: quelli che diventano patetici a furia di rimpiangere i tempi passati e quelli che diventano patetici nel tentativo di restare giovani. E ora non saprei dire a quale delle due categorie appartengono questi due, visto che chiusi nella sala del trono, mentre il figlio chiacchiera, hanno trovato il modo di riorganizzarsi. Morti tutti gli storici consiglieri di immagine, stroncati dal batterio gerofobo, si sono trovati faccia a faccia con il social media manager di corte, uno smilzo di meno di trent’anni fatto assumere un paio di mesi prima dalla fidanzata del nipote. «Dovete cambiare la vostra immagine, vossignorie. Solo così potrete conquistare i giovani del r egno.» Perdonatemi lo stacco, ma ero arrivato al massimo di caratteri delle note del cellulare e ho dovuto iniziarne una nuova. Dov’eravamo? Il social media manager, giusto. Re e regina sono stati a sentirlo, più per forza che per voglia. E si sono convinti a convocare il tatuatore di corte. Alla fine il vecchio si è trovato con una croce capovolta vicino all’occhio sinistro e un mitra in fronte. La vecchia ha optato per un piercing septum al naso e il tatuaggio di una lacrima vicino all’occhio sinistro. Si sono sparati un paio di selfie e hanno creato un profilo Instagram con un nome che voleva essere sia altisonante sia speranzoso per le loro sorti social: i vir(e)ali. Hanno provato con le dirette, due o anche tre al giorno. Il re ha raccontato di aver sorvolato il regno in dirigibile per lanciare monete, una manovra grande, che unisse pubblicità e carità. Peccato che da quell’altezza e i danari in metallo cadevano sulle teste speranzose dei sudditi e quelli finivano stecchiti più che risollevarsi economicamente. Si sono impegnati, non c’è che dire. Ma la reazione dei follower è stata più che tiepida, limitandosi a un solo cuore istituzionale arrivato dal principe. Vi lascio immaginare la delusione dei vecchi. Abituati a godersi la venerazione dei sudditi, a galleggiare tra le adulazioni. Ci ha provato anche la regina, ha preso la parola per dare nuova linfa alla diretta, ma niente. Non è riuscita ad aprir bocca, abituata com’è a solo a salutare alzando la mano. E quindi, triste e distratta, ha lasciato cadere il cellulare, per poi avviarsi sul suo trono. Dopo pochi istanti la vecchia si è addormentata. Come fanno… i vecchi. E il re a ruota. E mentre dormiva la regina continuava a fare ondeggiare la sua mano in cenno di saluto, con la goccia tatuata che oscillava tra le rughe della sua faccia flaccida. È qui che il miracolo social è avvenuto, perché lo smartphone continuava a trasmettere e i follower sono impazziti per questo raro attimo di umanità e di teneri rivoli di bava. I cuori sono fioccati e la diretta è arrivata al numero uno delle tendenze. L’account dei vir(e)ali è il più seguito della settimana. E la regina infila storie tra una pillola e l’altra. E il principe? Ha cercato, nemmeno a dirlo, di cavalcare il successo dei genitori. Ha creato l’account “vir(e)ale_official” con tanto di spunta blu, riconosciuta da Instagram. Ma riceve solo insulti e meme parodistici dai sudditi. Non ce la farà mai. Cosa ci insegna questa storia? Ci vuole una morale forte, sennò non vi rimane impressa. Vediamo un po’. No, niente, scusate, trovatela voi, perché il mio amico mi sta togliendo i sentimenti e adesso mi sta proprio videochiamando. «Bro, se l’hai vista mentre si baciava con un altro è andata. Dimenticala. No, gli amici non si baciano. È per forza il ragazzo. Grazie per avermi rovinato la morale. Lo so io che morale, lascia stare. Ci vediamo domani in dad. Ciao.» Vi chiedo perdono. Spero che il prossimo racconto mi verrà meglio. Bella.
  15. Lo scrittore incolore

    [N20-1] Il Narratore Millennial

    Ciao! Sì, ero io! Felice che ti siano piaciuti sia questo che quello, cara
  16. Lo scrittore incolore

    [N20-1] Il Narratore Millennial

    Ciao! Felice che sia piaciuto anche a te e soprattutto che tu ti sia divertito
  17. Lo scrittore incolore

    [N20-1] Il Narratore Millennial

    Felice che ti sia piaciuto e soprattutto che tu ti sia divertita ,<3
  18. Lo scrittore incolore

    [N20-1] Il Narratore Millennial

    Ciao! Il punto è che la traccia era la distrazione e noi abbiamo fatto distratto proprio il narratore, ma ci sta che non ti sia piaciuto grazie comunque per il feedback! Era una roba sperimentalissima e a posto così
  19. Lo scrittore incolore

    Classifica generale MI

    Vincerò il MI 2089, è il mio obiettivo! Ma voglio partecipare sempre e arrivare secondo a tutti gli altri scherzi a parte grazie per questa opportunità, per questa competizione, per questa voglia matta di scrittura che create in tante persone ogni due domeniche! Il torneo più bello del mondo
  20. Lo scrittore incolore

    [MI 144] Con gli occhi dei mignolicidi

    Il mio commento Traccia di mezzogiorno: nei panni degli altri Pinkie volge lo sguardo in alto e una folata di vento gli scompiglia i radi peletti che gli coprono la testa in modo disordinato: la salita che lo aspetta è così vertiginosa, da fargli tremare le falangette. Ma non c’è più tempo per tentennare, per chiedersi se ne valga la pena. Ora è arrivato il momento di agire. Non ha passato gli ultimi due giorni a limare la visiera di cheratina che ha sulla fronte, per tornare al proprio villaggio con la coda tra le gambe. L’ha fatto perché tutto può tornare utile alla scalata. E lui non ha nient’altro che la propria determinazione dalla sua. «Quegli esseri maledetti hanno spaccato la testa a tuo nonno e tu cerchi il dialogo con loro. Sei il disonore della nostra famiglia.» Se chiude gli occhi, le parole del padre gli riecheggiano nell’unghia. Lui non voleva che partisse. Voleva che restasse al villaggio. Voleva che continuassero quel misero stare rannicchiati e impauriti nell’ombra, che ha il coraggio di chiamare vita. In attesa del prossimo colpo inaspettato e inspiegabile da parte dei nemici. Ha sempre pensato che al padre piaccia contare i morti, che abbia una strana perversione per la visione dei propri fratelli con la testa piena di sangue e brandelli di cheratina. Ma, ora che è diventato anziano e un fungo gli ha invaso la testa, sembra che oltre alle cuticole gli stiano marcendo anche i pensieri: è uscito fuori di unghia. Pinkie non ha più intenzione di ascoltarlo: ha trovato uno dei terribili spigoli, sordi alle loro grida di dolore e ciechi davanti ai cadaveri di tanti fratelli. Lo sta scalando e si sta scheggiando tutta l’unghia nel farlo, ma non ha nessuna intenzione di fermarsi. Dovessero volerci giorni, lui continuerà a salire, fino a che non troverà qualcuno che gli dia spiegazioni convincenti, che gli motivi l’insensata scia di morte e distruzione subita per tanto, troppo tempo. «Hai un ragno sullo spigolo. Anzi non è un ragno. Che roba è?» Pinkie viene investito da una gioia incontenibile e continua a scalare con rinnovato vigore: ha sentito la voce colossale dei giganti. Sapeva dentro di sé che il modo per comunicare con il nemico c’era, ma la presa di coscienza è incredibile. La fatica scompare. Le falangette si piegano e l’unghia fa da perno, in un movimento fluido e continuo. «Non lo so. Ma adesso apro lo sportello e lo scuoto, così vola via. Mi sta facendo solletico.» Una seconda voce abissale. Una risposta all’essere che aveva parlato per primo. Questa volta però Pinkie non trema di gioia, ma di terrore. «No! Vi prego! Sono arrivato fin qui per parlare con voi! Vi scongiuro!» Urla come un ossesso, sperando che i giganti lo sentano. Ma non arriva nessuna risposta e lo sportello viene aperto: Pinkie ora è sospeso nel vuoto siderale. Dovrebbe pregare gli dei Alluci, affinché grazino la sua anima, a pochi istanti dalla sicura dipartita e invece osserva ammutolito lo spazio sotto di sé. Da qui Mignoland non è neppure visibile. E se non si scorgono neppure i grandi torrioni del suo villaggio, come può pretendere che i giganti vedano lui e i fratelli? Pinkie comincia a singhiozzare, perché ha appena scoperto una cosa triste e felice allo stesso tempo. Tutte le morti contate nel tempo non hanno un perché. I giganti non li odiano visceralmente come sostiene il padre. Non aspettano che si addormentino per falcidiarli come erbaccia cattiva. Semplicemente non sapevano neppure della loro esistenza fino a un attimo fa. «Chi sei, piccolo essere?» Pinkie alza lo sguardo e cerca di capire da dove sia arrivata la voce colossale. Ma non ci sono bocche. Solo duro e impassibile massello. «Il mio nome è Pinkie! Sono il principe di Mignoland, il villaggio che sorge ai vostri piedi!» «C’è un villaggio ai nostri piedi?» La voce ha un tono a metà fra il divertito e il francamente stupito. La domanda non era per Pinkie, ma per l’altro gigante, che risponde: «Io non ne sapevo nulla.» Il mignolo si ancora più saldamente con l’unghia allo sportello, perché il timore di cadere nel vuoto non l’ha mai abbandonato e capisce che è arrivato il momento di spiegare con chiarezza il motivo della sua visita. Parla con la voce rotta dal pianto e quando racconta delle teste insanguinate e della cheratina in mille pezzi deve fermarsi, tanto è il trasporto emotivo: sta spiegando nei minimi dettagli ai giganti il modo in cui per lungo tempo sono stati dei mignolicidi insensibili ed è già tanto che riesca a formulare delle frasi complete. Quando finisce il proprio racconto, un suono abissale prima gli fa tremare le falangette e poi lo fa sorridere amaramente. I giganti stanno piangendo. «Pinkie, noi chiediamo il tuo perdono e quello dei tuoi fratelli. Non sapevamo neppure della vostra esistenza. Devi crederci. Nessuno di noi qui vorrebbe mai macchiarsi del sangue di un altro essere vivente, per quanto piccolo esso possa essere.» Il mignolo si commuove. Ha aspettato tutta la vita di ascoltare queste parole e vorrebbe che il padre ora fosse qui con lui, per sentire e soprattutto vedere ciò che vede lui. Torna ancora a guardare verso il basso e di nuovo, davanti a quella vuota immensità, solleva i mignolicidi da ogni colpevolezza. In cuor suo li ha già perdonati. Poi uno dei giganti prende di nuovo la parola e ciò che dice sconvolge Pinkie. «Noi non possiamo neppure muoverci. Al massimo apriamo i nostri sportelli. Veniamo spostati in continuazione dagli umani.» L’idea che esistano degli esseri in grado di spostare i giganti dà dei giramenti d’unghia a Pinkie, che per un attimo rischia di cadere dallo sportello. «Come… fanno a muovervi?» chiede infine il mignolo. Si è sforzato oltre ogni limite per immaginare la grandezza dei mignolicidi e ora non ha proprio idea di come visualizzare qualcosa di ancora più grande. «Ci spostano con grandi carrelli di ferro con le ruote. Poi ci smontano e ci assemblano. E si ricomincia di nuovo. Il nome di questo rituale è trasloco. E a quanto pare dura da così tanto tempo, perché l’umano che ci muove segue le direttive e i consigli di un essere a lui superiore: la moglie.» «E perché non vi lamentate? Perché non cercate il dialogo come ho fatto io con voi?» Pinkie è sconvolto. I mignolicidi sono vittime. Esattamente come loro. «Essi non ci sentono. Sono sordi alle nostre parole, Pinkie.» «Ma…» L’obiezione del mignolo si spegne sul nascere. Un sonoro clac spezza in due il gigante di massello e lo scossone fa cadere Pinkie nel vuoto. L’impatto con il pavimento è terribile e gli fa perdere coscienza. Si risveglia poco dopo. C’è qualcosa di diverso nel suo corpo. Non è più libero di muoversi autonomamente. Piega le falangette, ma resta fermo dov’è. «Padre!» chiama, perché per quanto possa guardarsi intorno non c’è più traccia di Mignoland o dei suoi fratelli. Ce n’è uno alla sua sinistra, leggermente più lungo di lui, che gli sta attaccato, eppure non è in grado di sentirlo. Soltanto dopo l’ennesimo «Ehi, tu! Sei un mignolo?» urlato da Pinkie, risponde «Sono un quarto dito. Non osare mai più accomunarmi a voi plebaglia e fai silenzio una volta per tutte.» Il mignolo non ci capisce più nulla. Mentre il quarto dito lo riprendeva, si è reso conto di avere un collegamento anche con altro dietro, ma non potendosi girare non capisce con cosa. Poi succede una cosa inaspettata e la struttura a cui credeva di essere ormai bloccato si muove nella sua totalità, sollevandosi nell’aria e ricadendo sul pavimento, con un moto sul quale Pinkie non ha il minimo potere decisionale. Può solo subirlo. Un altro movimento. Dunque un altro ancora. Pinkie si rende conto dello spigolo un attimo prima dell’impatto. Non ha neppure il tempo di piegare le falangette. L’ultima cosa che sente è un urlo colossale: «Sto cazzo di comodino sempre in mezzo. Mannaggia la…»
  21. Lo scrittore incolore

    [MI 144] Con gli occhi dei mignolicidi

    Un complimento meraviglioso, ancor più bello perché arriva da te, caro! Grazie infinitamente!
  22. Lo scrittore incolore

    [MI 144] Con gli occhi dei mignolicidi

    E questa è davvero l'unica cosa che conta! Grazie mille per passaggio e commento, caro
  23. Lo scrittore incolore

    [MI 144] Non sono Bart Lucchetti

    Un racconto che mi è piaciuto moltissimo, con questo personaggio che continua a fuggire dalla morte fra epoche e storie diverse. Un modo originale di interpretare il genere storico e dargli così originalità e nuova verve! Complimentissimi, caro
  24. Lo scrittore incolore

    [MI-144] Ubaldo

    Che ritmo e che cambi di prospettiva assurdi. Ho amato tutto. Mi hai lasciato senza parole. Complimenti vivissimi, cara!
  25. Lo scrittore incolore

    [MI-144] L'ultima lettera

    Un'idea geniale, davvero geniale. I panni degli altri sono qui quelli di un morto. E che fatica per questo capitano scrivere questa lettera. Piaciuto moltissimo
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