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RobinK

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  1. RobinK

    ZenZero Editore

    Buongiorno! Nome: ZenZero Editore Sito: https://www.zenzeropenspace.com/ Catalogo: https://www.zenzeropenspace.com/libri Modalità di invio dei manoscritti: non specificato. Tempo addietro esisteva un form "nascosto" sul sito per accedere all'invio manoscritti (e bisognava essere abili e curiosi per riuscire a scovarlo), ma da quel che ho potuto appurare è stato ad oggi rimosso. Sulla pagina Fb, però, invitano a inviare i propri manoscritti e l'unico indirizzo email è zenzeroeditore@gmail.com. In ogni caso questa di seguito è la pagina contatti sul sito https://www.zenzeropenspace.com/contatti Distribuzione: suppongo che qui https://www.zenzeropenspace.com/zenzerismo si trovino tutte le informazioni riguardanti la distribuzione Facebook: https://www.facebook.com/ZenZeroPenSpace/ Non so se sia possibile aggiungere un'opinione o meno. Non è specificato nel regolamento di sezione. Nel dubbio, mi piacerebbe condividere la mia esperienza. Io ho avuto il privilegio (sol per caso, in realtà) di incrociare la strada della persona, l'editor e editore, che c'è dietro questo progetto. Si tratta di una donna di polso, con ideali etici altissimi e una modalità di "ricerca autori" per me pari a quella che hanno i bambini di scegliere il giocattolo preferito: con entusiasmo e voglia di scoprire emotivamente quanto bello può essere lasciarsi incantare dall'ignoto. Questa donna ha fatto parte della mia vita per pochissimi mesi, durante i quali ha accompagnato la stesura della mia primissima storia con garbo e riflessioni utili, stimolanti e oltremodo proficue. Non mento quando dico che è stata non solo la mia prima lettrice, ma anche la motivazione per cui ho scelto di continuare a scrivere. Non avrei voluto mi pubblicasse nessun altro. All'epoca, a ogni modo, questa casa editrice ancora non esisteva. Poi le nostre strade si sono divise, non ho più avuto modo di sentirla, forse il mio lavoro non rientrava nel suo progetto editoriale, non lo so. So che si basava su un concetto molto semplice di divulgazione di "prodotto di qualità": il passaparola. E se è vero che quel che mi ha regalato in termini di ascolto, empatia, arguzia e punti di vista nuovi è stato impagabile, il minimo che io possa fare è restituirle il minimo sindacale e farle pubblicità positiva. Eh, niente. Mi auguro possa arrivarle la mia gratitudine.
  2. Non si fosse trattato di divulgare i propri recapiti personali a uno sconosciuto, ma solo di mettere a disposizione l'audio della lettura di un libro, mi sarei lanciata immediatamente perché l'idea è molto bella! :)
  3. RobinK

    Off topic. Ti taggo.

    Ciao, @Ippolita2018! Grazie per aver pensato a me, sei carinissima. Non me l'aspettavo davvero. Grazie. Entrerò certamente per seguirvi, e sarebbe bello partecipare. Non so se riesco però, è un periodo davvero pieno, e ogni volta che entro sul forum posso a stento legger le notifiche. In ogni caso, grazie ancora.
  4. @lapillo ho riso un sacco quando ho letto cosa cercavi! Vediamos e vien fuori qualcosa: il Buco Nero, il Divisore,il Miscredente, l'Antiparticella, Il Meteorite (), Buio della scienza (contrapposto a "lume della scienza" ), Ladro di conoscenza, la Calamità scientifica (da confondersi eventualmente con "Calamìta scientifica" così lo prendono anche per... vabbè, s'è capito)... ...continuo a pensarci, ma tu tienici aggiornati!
  5. RobinK

    Una proposta di condivisione

    Io alzo la mano e sono disponibile! :) Oltretutto ti invito anche a dare un'occhiata alle iniziative pregevoli del cosiddetto "bookcrossing", e magari lasciare un paio di copie proprio nelle stazioni addette! Potresti scoprirne di nascoste nella tua città! ^^
  6. RobinK

    La vera narrativa è solo in prima persona al presente?

    Mi aggrego agli assolutamente no! Anche se ammetto che la cagata pazzesca ha meglio espresso ciò che ho sentito dentro quando ho letto il post introduttivo!
  7. Andrò certamente controcorrente (e probabilmente solo perché porto a esempio la mia personalissima esperienza), lo so. Il fatto è che non ritengo possa esserci una struttura biologica che va a influire sul prodotto finale, su un'opera, che più spesso è frutto di innumerevoli variabili. Queste ultime derivanti dal bagaglio culturale, dall'educazione, dall'esperienza, ma anche semplicemente dalla volontà intrinseca di ognuno di infondere parte di sé (o meno) nei testi. Nella mia intera esistenza ho tentato in ogni circostanza (e spesso anche irragionevolmente) di non conformarmi mai. Il solo atto di sembrare uguale a qualcun altro ha sempre smosso in me moti di profondo disagio. La ricerca dell'originalità in ogni ambito, fosse sociale, lavorativo, familiare, relazionale, mi ha spinto a fare ricerche, documentarmi e puntare ogni volta a un fatto imprescindibile: la diversità intellettuale. Ricordo che a vent'anni, durante alcune ricerche per un esame di biologia, una nozione appresa da uno dei libri di testo mi sconvolse al punto da spingermi a rivedere con occhio critico quanto fino ad allora avevo ritenuto valido, tangibile. A partire da quella stupefacente scoperta (tale ovviamente sol per me, che seguitavo a cercare risposte all'esistenza, alla vita, ai perché dell'essere) e certo "subendo" il condizionamento di ogni minimo evento accadutomi negli anni della crescita, ho di fatto preso a rivalutare qualunque cosa, accadimento, persona avessi intorno, tentando di scoprirne i motivi. Perché si è come si è? Cosa ci spinge a mostrar di noi una caratteristica piuttosto che un'altra? Per quale motivo portiamo a bandiera (o meno) la nostra "femminilità" o "mascolinità" a seconda dei casi e delle situazioni? E tutto il papiro per segnalare che, nella mia opinablissima visione del fatto, non basta una storia (che altro non è che il prodotto di vita per osservazione per immaginazione per desiderio per rivalsa per n altre variabili psico-fiosiologico-sociali) con la sua trama, il suo stile, il suo ordine, la sua correttezza formale e razionale, a definire la femminilità o la mascolinità dell'essere umano autore della stessa. E non basta perché ogni specifico essere vivente è un po' dell'uno e dell'altro insieme, a prescindere da ciò che biologicamente lo definisce tale. Anche l'uomo più virile conserverà almeno un ricordo, un gesto, un momento in cui è stato delicato, femmineo, bambino e smaliziato; così come la più splendida e delicata donna almeno una volta avrà dimostrato tecnicamente di avere due OO così. E solo formulare quest'ultima frase è stato così sbagliato nei termini, da dare una misura pressoché chiara dell'impossibilità di definire "maschilità" e "femminilità". Cosa sono, dopotutto? "Femminile" sta per delicato, dolce, assertivo? "Maschile" sta per coraggioso, forte, dominatore? Beh, è assolutamente plausibile incontrare, conoscere e apprezzare uomini e donne che posseggono un po' tutte queste caratteristiche a prescindere dal loro sesso. Perché non è il genere che fa la persona. Ma mi sto ripetendo! XD Ho già detto che non sono d'accordo? Ecco, in succo volevo dire solo questo!
  8. RobinK

    I Am

    Picci, congratulazioni anche qui!
  9. RobinK

    Confusione tra avverbi di tempo e tempi verbali

    Bene! Non mi fossi ancora spiegata mi sarei posta due domande. Ma son ben felice di essere riuscita nell'intento... oltretutto trovo che quegli specifici abbinamenti vadano anche a delineare lo stile proprio delo scrittore che li adopera (si spera sempre con originalità). Ma sai... una buona fetta della rappresentanza femminile ritiene sul serio di riuscire ad approntarsi in pochi minuti, e invece inevitabilmente fa altre mille cose che a manciate di secondi portano via le mezz'ore di cui sopra. Io faccio parte dell'altra fetta: quella che di solito aspetta pronta! Sì, donnzella. Anche se sullo scrivi femminilmente la mia editor avrebbe avuto da ridire, dato che mi ha sempre definita "uno scaricatore di porto nel corpo di una principessa". () Ecco anche spiegato l'avatar e il nick name maschili. L'avatar precedente raffigurava la copertina (ora però modificata) del mio primo romanzo.
  10. RobinK

    ZenZero Editore

    Mi ero persa questo scambio di battute! Eccomi, @Ngannafoddi. In questo caso l'errore è certamente il mio. Ho semplicemente copincollato gli indirizzi e non li ho "attivati" tramite tag corretti. Ecco perché non funzionano.
  11. RobinK

    Confusione tra avverbi di tempo e tempi verbali

    Va là! Che ti scusi! Anche la prima risposta mi aveva soddisfatta, in realtà! Ma vengo a te... Ok, sono morta dalle risate! Ma hai espresso in modo pressoché perfetto la tua tesi, lasciando però anche che emergesse il fatto che io stessa non mi ero spiegata a dovere come invece avrebbe meritato il post. Sono d'accordo con te. Nel confronto dialogico mai accosterei un avverbio di tempo riferentesi al presente parlando di qualcuno o qualcosa accaduto nel passato. Orrore! Bestemmia! Sacrilegio! No, no. Io valuto come corretto l'accostamento che ti ho citato solo in caso di narrazione. Quando cioè in uno scritto impostato al passato (con l'uso quindi dell'imperfetto narrativo dove necessario) si sta tentando di raccontare (se in prima o terza persona non fa differenza) ciò che accade in senso più "vicino nel tempo" rispetto a ciò che invece "nel passato è più passato". Gosh! La verità è che questo è un costrutto che adopero spesso: "ora" e "adesso" usati con narrazione al passato. L'ho fatto nel mio libro (la cui narrazione è anche in prima persona) in cui la mia protagonista, nello spiegare stati di consapevolezza attivi nel presente dell'episodio raccontato si profonde anche in accostamenti simili. Io sono Tizia, e ti sto raccontando in prima persona di un fatto che mi è accaduto 10 anni fa. Mentre lo faccio, mi avvicino a fatti più "recenti", risalenti a 8 o 5 anni fa. Nel momento in cui mi trovo nel presente di quel fatto, allora mi adopero anche a segnalare temporalmente come alcune azioni io le faccia "ora" in quel tempo. E tu lettore sei sempre nel mio presente, nonostante tu sappia che la narrazione è al passato. So di non essermi spiegata al meglio, ma è come se ti scrivessi: "Alla fine accettai di incontrare Dysk. Sì, era stato insistente, voleva tentare un esperimento linguistico o chissà cosa... ma i suoi modi gentili alla fine mi avevano convinta del tutto. Ci misi un secolo a prepararmi: nel bel mezzo del risciacquo lo scaldabagno aveva deciso di non funzionare, di acqua calda nemmeno l'ombra; con i capelli bagnati sarei andata poco lontano, li legai alla bell'e meglio con quel fermaglio kitsch a forma di foglia comprato chissà dove; oltretutto, avevo solo una camicia pulita tra le cose da stirare e nemmeno il ferro aveva voluto saperne! Maledetta elettricità: ero davvero infuriata! Come avrei fatto adesso a fare in tempo? Mi venne l'idea malsana di uscire comunque legando la camicia alla vita e con i capelli bagnati. Mi fosse venuto un bel raffreddore me lo sarei pure meritato! M'ero scapicollata per sbrigarmi in venti minuti, e ora che ero arrivata lui nemmeno c'era ancora!? Niente da fare, quella giornata sarebbe stata da dimenticare." In questo caso ritengo che l'uso che hai fatto del verbo "credere" fa sì che nella sua accezione di certezza ("credere" come "ritenere vero" e non come "supporre") possa essere adoperato con l'indicativo. Anche al mio orecchio la frase infatti suona bene. Ma come tu stesso hai segnalato in precedenza, si tratta di sottigliezze tipiche del senso intrinseco che si riesce a evincere dallo scritto e dal parlato. È lapalissiana la volontà di infusa certezza che hai dato al personaggio che esprime il concetto del "vi prego di credere che era a casa mia". Il congiuntivo avrebbe al contrario fatto sì che il lettore sprofondasse nel dubbio, invece, sulla colpevolezza di Giuseppe, proprio a partire dalle riserve del tizio che voleva coprirne le malefatte! XD Scusato. Ehehehe. Sempre. Come potrei non farlo... se continui a dar testate al muro poi son io a sentirmi in colpa!
  12. RobinK

    Confusione tra avverbi di tempo e tempi verbali

    Ciao @dyskolos! Ti leggo sempre con molto piacere e anche questa volta, nel lanciarti nei meandri della speculazione linguistica, hai generato un non so che di interessante. Ti dico la mia, al netto dell'utilizzo degli avverbi di tempo e dei modi e tempi verbali nelle altre lingue (ma solo perché son da smartphone e fare papiri mi vien pesante XD - perciò mi scuso in anticipo). La 1 e la 2 sono scorrette se non contestualizzate. Faccio un esempio si tutti che spero spieghi ciò che voglio dire. In una narrazione al passato è possibile adoperare avverbi presenti se si passa da un fatto molto indietro nel tempo a uno relativamente più recente. Es: Era sempre stata ostinata, quasi fino alla stoltezza; fino a quando non sentì che quel moto d'animo non era più un valore. Crebbe smussando il proprio carattere e adesso era una donna determinata, ma non più così stupida. Ok, spero si sia inteso ciò che volevo dire... Contestualizzati nel "presente della narrazione al passato" allora sì, si possono usare. Tu che ne pensi?
  13. RobinK

    ZenZero Editore

    Ciao @sergio lynch! Mi hai quotato per chiedere lumi, suppongo. Ma non so aiutarti. Immagino che il modo più veloce e semplice per conoscere i dettagli sulla distribuzione sia inviare una email e chiedere delucidazioni in merito. Come hanno confermato @Emanuele72 ed @Emanuele03 non farai fatica a ricevere risposta.
  14. RobinK

    Taxi writer - Topic ufficiale

    Congratulazioni a tutti i vincitori e complimenti per le bellissime idee che sono venute fuori! Mi sono divertita un sacco, ho imparato tantissimo ed è stato un piacere scoprire un po' di più di tanti begli utenti. Complimenti anche allo staff che ci ha messo pazienza e serietà, ad @Anglares per l'idea! Alla prossima.
  15. RobinK

    [TW-3] Affinità elettive

    Commento @Befana Profana Segue la Seconda Tappa di @Ippolita2018 con Como si fuera esta noche la última vez (continuazione della Prima Tappa di @caipiroska con Lo chiamavano Klimt) Sembravano onde. Impalpabili, delicate e lucenti onde. Ma non lo erano. Fili d'oro leggeri, piuttosto, lisci come seta e voluttuosi per il contatto con l'acqua, si mescolavano armoniosi a un velo cangiante semitrasparente. In eleganti ciocche i capelli si avviluppavano a un collo esile e chiaro, i cui muscoli tesi si riusciva a intravedere attraverso le preziose spire. Libero di mostrarsi, il mento prominente e deciso puntava in alto, seguendo il necessario bisogno di mani affusolate e rivolte al cielo. Lo sguardo era celato dal movimento della chioma bagnata, lo zigomo invece, per quanto mirabilmente camuffato della sua asprezza, mostrava una cicatrice lieve, una linea sottile, un ricordo sbiadito. Un bagliore argenteo chiamava a sé labbra anelanti, tanto che l'intero busto del soggetto ne era illuminato d'attrazione; eppure, la sensazione di claustrofobica trappola era stata immortalata così bene che l'uomo sirena ritratto nel dipinto pareva affogare all'infinito, senza mai riuscire a infrangere l'ultima barriera per abbeverarsi d'aria. Tratti impossibili, luce abbagliante e riflessiva ombra: un abbraccio di rotondi e quadrati. Alberto, rapito e sconvolto, guardava il quadro chiamato Autoritratto con dolorosa e tachicardica emozione. Emozione che non aveva provato nemmeno quando s'era lanciato dal piccolo aeroplano per il suo primo salto col paracadute a Capo Verde. O durante la lezione di parapendio ad Alicante. Anche il bunjee jumping a Monaco di Baviera gli aveva dato un certo moto di adrenalina. Ma mai, mai come la vista dell'opera su cui posava gli occhi adesso, in una modesta galleria di un paesino sperduto della Provenza consigliatagli da Marika. Je vivrai en Provence! aveva detto una volta Klimt. Nascosto in un villaggio minuscolo nella mia minuscola casa, costruita di fronte al mare immenso. Sul mare. Il mio mare, ma in Provenza. Gli era precipitata nella memoria la frase vecchia di chissà quanti anni, e ora si sentiva richiamato in quei luoghi con l'ignominiosa premeditazione del suo inconscio. Come avesse sempre saputo dove trovare Mirko, ma mai avuto il coraggio di farlo davvero. Da una decina d'anni Alberto aveva iniziato a sentire che la sua vita andava indietro, anziché protendersi in avanti; una mano invisibile aveva azionato la manopola del rallentatore, posandogli sul cuore un masso pesante. Alla soglia dei quaranta si era perduto nel mare della monotonia, anche se quella profumava dell'aria frizzante dell'oceano mista alla salsedine delle spiagge bianche di Boa Vista. La natura sapeva restituirgli solo il senno, ma il cuore... il cuore era altrove: raccontato in fitte lettere mensili poi inviate a un destinatario sordo; rinchiuso nella speranza di una risposta mai ricevuta; conservato per un'anima talmente lontana nel passato che quasi aveva acquisito un'aura di misticismo. Era mai esistito Klimt? E il sentimento che aveva provato per lui era stato reale? Scappava dal rifiuto oppure correva per andare incontro al sollievo? Alberto si era domandato se non avesse amato sempre e solo l'idea di quel suo compagno di banco artista, di ciò che sarebbe potuto essere accanto a lui. Per anni, il bacio che Mirko gli aveva imposto, che gli aveva rubato e donato, era stato il centro dei suoi sogni più belli, ma anche degli incubi peggiori. E comunque, se avesse voluto, il giovane dai boccoli dorati avrebbe risposto alle sue lettere; se avesse voluto, Klimt avrebbe almeno tentato un nuovo contatto. Invece, indifferente, mai gli aveva dato cenno anche solo di aver letto le sue missive, e lo aveva collocato in un baule polveroso buttato nella soffitta di quel suo passato impossibile da accettare. Alberto si era perciò sposato con l'esperienza e ne aveva fatto compagna fedele per un solo motivo: provare un sentimento che lo emozionasse al punto da sentirsi nuovamente adolescente e impaurito, libero e completo, in balia dell'ignoto eppure sicuro, protetto. La medesima prova cui l'aveva sottoposto Mirko in quel caldo giorno d'estate baciandolo all'ombra di un portico isolato. Venticinque anni dopo, il vento delle possibilità pareva avesse cambiato direzione solo per lui, e con imprevedibile ironia lo stava riportando di nuovo sull'unica strada tortuosa diretta verso la felicità. «M-mi scusi» domandò tremante Alberto a un giovanotto in divisa che pattugliava i corridoi della galleria, «saprebbe per caso dirmi il nome dell'autore di questo quadro? Sul cartellino non è indicato.» Gli sudavano le mani e le orecchie avevano preso a fischiare. «Oh oui, Monsieur,» fece quello, agitando il faccione rubizzo e allargando gli occhi contento, «il quadro è del nostro artista locale più famoso, André Dubois!» L'orgoglio della guardia era evidente, tanto che il sorriso d'accompagnamento all'affermazione non gli era scivolato via nemmeno di fronte al dolore appena generatosi negli occhi di Alberto, il quale senza proferir parola si era diretto verso la seduta più vicina e vi si era abbandonato distrutto. Quale orribile coincidenza, che scherzo di cattivo gusto! Il destino si era accanito o lui stesso aveva avuto un'allucinazione. Il volto ritratto in quel quadro apparteneva a Mirko Niccolai. La sua unica più grande passione. I capelli mossi, il naso dritto e lo zigomo sporgente, la bocca piena e morbida... il senso di frustrazione e asfissia a causa di questo mondo così crudele. Così crudele! Perfino la cicatrice, la sirena e tutto il resto. Come poteva essere una coincidenza? «Oh, eccolo, Monsieur!» urlò applaudendo la guardia. «L'artiste est arrivé!» * Mirko aveva osservato Alberto per tutto il tempo. Marika si era rivelata alla fine una buona amica, aggiornandolo negli anni sulle peripezie di quel giovane tanto spregiudicato da fuggire via da tutto per rintanarsi in un'oasi di paradiso in terra. Alberto era stato caro a entrambi e per questo entrambi ne avevano condiviso notizie e informazioni. Dopo il divorzio dalla moglie, Mirko aveva scelto di lasciare l'Italia, per inseguire l'unico sogno per cui valesse la pena esistere: cercare Alberto e condividere il tempo che gli restava assieme a lui. E l'aveva trovato, alla fine. Alberto era felice, soddisfatto, completo, baciato dal sole, dorato di luce e ricco di quella gioia che lui, Mirko, sapeva non avrebbe mai potuto dargli. Perché era vero: a Sal Rei conoscevano tutti il giovane accompagnatore dagli occhi d'ambra. Dai racconti ascoltati Mirko aveva raccolto conferme su quanto piena fosse la sua vita, la vita di un uomo libero. Non sarebbe stato lui a ingabbiarlo di nuovo. Come si può ingabbiare il vento? Mai nemmeno avrebbe tentato. Gli aveva voltato le spalle, allora, e si era ricostruito il mondo attorno. Aveva ripreso in mano tempere a olio e carboncini, scelto un nome d'arte e reso famosa una macchia di terra della Provenza di appena un migliaio di abitanti solo per averla ritratta da ogni angolazione nei suoi dipinti; opere che nel corso degli anni sarebbero state pagate care come fossero intinte nell'oro. Mirko si era riappacificato con il senso della vita, accontentandosi di veder crescere suo figlio da lontano, di godere di fugaci notti d'amore con partner mai davvero appassionanti, di sopravvivere al giorno prima di chinare il capo alla notte. Vedere Alberto, invece, era stato come morire e rinascere, come respirare profumi pungenti e sentirsi di colpo affamati di esistenza, come vedersi attraversare la pelle da una scossa perpetua e gradita, fonte di perduta giovinezza. «Puoi toccarli» Mirko ripeté un'eco lontana avvicinandosi ad Alberto, che lo stava guardando come fosse frutto di un pensiero immaginato. «I miei capelli. Puoi toccarli se vuoi...» continuò, prendendogli la mano callosa e abbronzata, portandosela prima al viso e poi sulla testa rasata. Alberto ingoiò aria, e poi rise, permettendo a una lacrima di precipitarsi nel vuoto. «Lo puoi fare» insisté Mirko, «e puoi sussurrare che mi ami.» «Ti amo» respirò a stento Alberto. «Lo so» sorrise l'artista. Era lui. L'unica anima cui davvero era sempre stato affine.
  16. RobinK

    [TW-3] Affinità elettive

    @Macleo, eh già... ma sarebbe stata un'altra storia. Questa volta happy ending, la prossima un bel finale crudele!
  17. RobinK

    [Gioco] Puntini, questi (s)conosciuti…

    Io ho inteso esattamente ciò che ha scritto @Alba360. Come fosse un gioco a ritroso del precedente, in cui vien giudicata non la "frase-soluzione" ma le modalità con cui si sceglie di dare gli indizi affinché si scovi quella frase. I più originali vanno premiati. Sì, è anche un gioco "enigmistico", ma non credo si possa paragonarlo all'Officina! Ah, mi scuso per l'assenza, ma il periodo storico non concede spazio di manovra.
  18. RobinK

    Mi presento

    Ciao, @Mara_86, benvenuta tra noi! Speriamo di leggerci in giro, allora!
  19. RobinK

    Ciao a tutti

    Benvenuto, @AlessandroRicci, complimenti per le pubblicazioni, ma soprattutto per le 36 ore di sobrietà!
  20. RobinK

    [TW-3] Affinità elettive

    Grazie, @Alba360! La verità è che il rosa non è mai stato il mio genere (come tutti generi trattati in questo contest, ad esser sincera), perciò per me è stata una bella scoperta cimentarmi. Sono davvero felice di legger che è stato di tuo gusto.
  21. RobinK

    [TW-3] Affinità elettive

    Awww...
  22. RobinK

    Mi presento

    @annanna benvenuta tra noi! Non avere paura e vedrai che ti si apriranno porte per opportunità incredibili. In bocca al lupo per questo tuo nuovo percorso.
  23. RobinK

    [Gioco] Puntini, questi (s)conosciuti…

    Il gioco del senso accademico (?) I miei due centesimi a gioco terminato!
  24. RobinK

    Presentazione

    Questo è umano. E credo ti faccia soltanto onore. Il rispetto per la letteratura viene più spesso da chi vi si approccia con reverenza, piuttosto che da chi ritiene di che il proprio contributo ad essa sia meritevole a prescindere. Oltretutto, per quanti cornetti sfornerai nella tua pasticceria, sono del parere che a stomaco vuoto un caldo croissant preparato ad arte ti farà sempre gola. E io ti faccio il mio in bocca al lupo, perché la preparazione della pasta sfoglia richiede tecnica ed esperienza!
  25. RobinK

    Presentazione

    Benvenuto, @Steve Warren. Se posso permettermi, come mai nessuna pubblicazione? Se l'intenzione è di cimentarsi, allora questo è il posto giusto senza ombra di dubbio.
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