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RobinK

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257 Strepitoso

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  1. Non si fosse trattato di divulgare i propri recapiti personali a uno sconosciuto, ma solo di mettere a disposizione l'audio della lettura di un libro, mi sarei lanciata immediatamente perché l'idea è molto bella! :)
  2. RobinK

    Off topic. Ti taggo.

    Ciao, @Ippolita2018! Grazie per aver pensato a me, sei carinissima. Non me l'aspettavo davvero. Grazie. Entrerò certamente per seguirvi, e sarebbe bello partecipare. Non so se riesco però, è un periodo davvero pieno, e ogni volta che entro sul forum posso a stento legger le notifiche. In ogni caso, grazie ancora.
  3. @lapillo ho riso un sacco quando ho letto cosa cercavi! Vediamos e vien fuori qualcosa: il Buco Nero, il Divisore,il Miscredente, l'Antiparticella, Il Meteorite (), Buio della scienza (contrapposto a "lume della scienza" ), Ladro di conoscenza, la Calamità scientifica (da confondersi eventualmente con "Calamìta scientifica" così lo prendono anche per... vabbè, s'è capito)... ...continuo a pensarci, ma tu tienici aggiornati!
  4. RobinK

    Una proposta di condivisione

    Io alzo la mano e sono disponibile! :) Oltretutto ti invito anche a dare un'occhiata alle iniziative pregevoli del cosiddetto "bookcrossing", e magari lasciare un paio di copie proprio nelle stazioni addette! Potresti scoprirne di nascoste nella tua città! ^^
  5. RobinK

    La vera narrativa è solo in prima persona al presente?

    Mi aggrego agli assolutamente no! Anche se ammetto che la cagata pazzesca ha meglio espresso ciò che ho sentito dentro quando ho letto il post introduttivo!
  6. Andrò certamente controcorrente (e probabilmente solo perché porto a esempio la mia personalissima esperienza), lo so. Il fatto è che non ritengo possa esserci una struttura biologica che va a influire sul prodotto finale, su un'opera, che più spesso è frutto di innumerevoli variabili. Queste ultime derivanti dal bagaglio culturale, dall'educazione, dall'esperienza, ma anche semplicemente dalla volontà intrinseca di ognuno di infondere parte di sé (o meno) nei testi. Nella mia intera esistenza ho tentato in ogni circostanza (e spesso anche irragionevolmente) di non conformarmi mai. Il solo atto di sembrare uguale a qualcun altro ha sempre smosso in me moti di profondo disagio. La ricerca dell'originalità in ogni ambito, fosse sociale, lavorativo, familiare, relazionale, mi ha spinto a fare ricerche, documentarmi e puntare ogni volta a un fatto imprescindibile: la diversità intellettuale. Ricordo che a vent'anni, durante alcune ricerche per un esame di biologia, una nozione appresa da uno dei libri di testo mi sconvolse al punto da spingermi a rivedere con occhio critico quanto fino ad allora avevo ritenuto valido, tangibile. A partire da quella stupefacente scoperta (tale ovviamente sol per me, che seguitavo a cercare risposte all'esistenza, alla vita, ai perché dell'essere) e certo "subendo" il condizionamento di ogni minimo evento accadutomi negli anni della crescita, ho di fatto preso a rivalutare qualunque cosa, accadimento, persona avessi intorno, tentando di scoprirne i motivi. Perché si è come si è? Cosa ci spinge a mostrar di noi una caratteristica piuttosto che un'altra? Per quale motivo portiamo a bandiera (o meno) la nostra "femminilità" o "mascolinità" a seconda dei casi e delle situazioni? E tutto il papiro per segnalare che, nella mia opinablissima visione del fatto, non basta una storia (che altro non è che il prodotto di vita per osservazione per immaginazione per desiderio per rivalsa per n altre variabili psico-fiosiologico-sociali) con la sua trama, il suo stile, il suo ordine, la sua correttezza formale e razionale, a definire la femminilità o la mascolinità dell'essere umano autore della stessa. E non basta perché ogni specifico essere vivente è un po' dell'uno e dell'altro insieme, a prescindere da ciò che biologicamente lo definisce tale. Anche l'uomo più virile conserverà almeno un ricordo, un gesto, un momento in cui è stato delicato, femmineo, bambino e smaliziato; così come la più splendida e delicata donna almeno una volta avrà dimostrato tecnicamente di avere due OO così. E solo formulare quest'ultima frase è stato così sbagliato nei termini, da dare una misura pressoché chiara dell'impossibilità di definire "maschilità" e "femminilità". Cosa sono, dopotutto? "Femminile" sta per delicato, dolce, assertivo? "Maschile" sta per coraggioso, forte, dominatore? Beh, è assolutamente plausibile incontrare, conoscere e apprezzare uomini e donne che posseggono un po' tutte queste caratteristiche a prescindere dal loro sesso. Perché non è il genere che fa la persona. Ma mi sto ripetendo! XD Ho già detto che non sono d'accordo? Ecco, in succo volevo dire solo questo!
  7. RobinK

    I Am

    Picci, congratulazioni anche qui!
  8. RobinK

    Confusione tra avverbi di tempo e tempi verbali

    Bene! Non mi fossi ancora spiegata mi sarei posta due domande. Ma son ben felice di essere riuscita nell'intento... oltretutto trovo che quegli specifici abbinamenti vadano anche a delineare lo stile proprio delo scrittore che li adopera (si spera sempre con originalità). Ma sai... una buona fetta della rappresentanza femminile ritiene sul serio di riuscire ad approntarsi in pochi minuti, e invece inevitabilmente fa altre mille cose che a manciate di secondi portano via le mezz'ore di cui sopra. Io faccio parte dell'altra fetta: quella che di solito aspetta pronta! Sì, donnzella. Anche se sullo scrivi femminilmente la mia editor avrebbe avuto da ridire, dato che mi ha sempre definita "uno scaricatore di porto nel corpo di una principessa". () Ecco anche spiegato l'avatar e il nick name maschili. L'avatar precedente raffigurava la copertina (ora però modificata) del mio primo romanzo.
  9. RobinK

    ZenZero Editore

    Mi ero persa questo scambio di battute! Eccomi, @Ngannafoddi. In questo caso l'errore è certamente il mio. Ho semplicemente copincollato gli indirizzi e non li ho "attivati" tramite tag corretti. Ecco perché non funzionano.
  10. RobinK

    Confusione tra avverbi di tempo e tempi verbali

    Va là! Che ti scusi! Anche la prima risposta mi aveva soddisfatta, in realtà! Ma vengo a te... Ok, sono morta dalle risate! Ma hai espresso in modo pressoché perfetto la tua tesi, lasciando però anche che emergesse il fatto che io stessa non mi ero spiegata a dovere come invece avrebbe meritato il post. Sono d'accordo con te. Nel confronto dialogico mai accosterei un avverbio di tempo riferentesi al presente parlando di qualcuno o qualcosa accaduto nel passato. Orrore! Bestemmia! Sacrilegio! No, no. Io valuto come corretto l'accostamento che ti ho citato solo in caso di narrazione. Quando cioè in uno scritto impostato al passato (con l'uso quindi dell'imperfetto narrativo dove necessario) si sta tentando di raccontare (se in prima o terza persona non fa differenza) ciò che accade in senso più "vicino nel tempo" rispetto a ciò che invece "nel passato è più passato". Gosh! La verità è che questo è un costrutto che adopero spesso: "ora" e "adesso" usati con narrazione al passato. L'ho fatto nel mio libro (la cui narrazione è anche in prima persona) in cui la mia protagonista, nello spiegare stati di consapevolezza attivi nel presente dell'episodio raccontato si profonde anche in accostamenti simili. Io sono Tizia, e ti sto raccontando in prima persona di un fatto che mi è accaduto 10 anni fa. Mentre lo faccio, mi avvicino a fatti più "recenti", risalenti a 8 o 5 anni fa. Nel momento in cui mi trovo nel presente di quel fatto, allora mi adopero anche a segnalare temporalmente come alcune azioni io le faccia "ora" in quel tempo. E tu lettore sei sempre nel mio presente, nonostante tu sappia che la narrazione è al passato. So di non essermi spiegata al meglio, ma è come se ti scrivessi: "Alla fine accettai di incontrare Dysk. Sì, era stato insistente, voleva tentare un esperimento linguistico o chissà cosa... ma i suoi modi gentili alla fine mi avevano convinta del tutto. Ci misi un secolo a prepararmi: nel bel mezzo del risciacquo lo scaldabagno aveva deciso di non funzionare, di acqua calda nemmeno l'ombra; con i capelli bagnati sarei andata poco lontano, li legai alla bell'e meglio con quel fermaglio kitsch a forma di foglia comprato chissà dove; oltretutto, avevo solo una camicia pulita tra le cose da stirare e nemmeno il ferro aveva voluto saperne! Maledetta elettricità: ero davvero infuriata! Come avrei fatto adesso a fare in tempo? Mi venne l'idea malsana di uscire comunque legando la camicia alla vita e con i capelli bagnati. Mi fosse venuto un bel raffreddore me lo sarei pure meritato! M'ero scapicollata per sbrigarmi in venti minuti, e ora che ero arrivata lui nemmeno c'era ancora!? Niente da fare, quella giornata sarebbe stata da dimenticare." In questo caso ritengo che l'uso che hai fatto del verbo "credere" fa sì che nella sua accezione di certezza ("credere" come "ritenere vero" e non come "supporre") possa essere adoperato con l'indicativo. Anche al mio orecchio la frase infatti suona bene. Ma come tu stesso hai segnalato in precedenza, si tratta di sottigliezze tipiche del senso intrinseco che si riesce a evincere dallo scritto e dal parlato. È lapalissiana la volontà di infusa certezza che hai dato al personaggio che esprime il concetto del "vi prego di credere che era a casa mia". Il congiuntivo avrebbe al contrario fatto sì che il lettore sprofondasse nel dubbio, invece, sulla colpevolezza di Giuseppe, proprio a partire dalle riserve del tizio che voleva coprirne le malefatte! XD Scusato. Ehehehe. Sempre. Come potrei non farlo... se continui a dar testate al muro poi son io a sentirmi in colpa!
  11. RobinK

    Confusione tra avverbi di tempo e tempi verbali

    Ciao @dyskolos! Ti leggo sempre con molto piacere e anche questa volta, nel lanciarti nei meandri della speculazione linguistica, hai generato un non so che di interessante. Ti dico la mia, al netto dell'utilizzo degli avverbi di tempo e dei modi e tempi verbali nelle altre lingue (ma solo perché son da smartphone e fare papiri mi vien pesante XD - perciò mi scuso in anticipo). La 1 e la 2 sono scorrette se non contestualizzate. Faccio un esempio si tutti che spero spieghi ciò che voglio dire. In una narrazione al passato è possibile adoperare avverbi presenti se si passa da un fatto molto indietro nel tempo a uno relativamente più recente. Es: Era sempre stata ostinata, quasi fino alla stoltezza; fino a quando non sentì che quel moto d'animo non era più un valore. Crebbe smussando il proprio carattere e adesso era una donna determinata, ma non più così stupida. Ok, spero si sia inteso ciò che volevo dire... Contestualizzati nel "presente della narrazione al passato" allora sì, si possono usare. Tu che ne pensi?
  12. RobinK

    ZenZero Editore

    Ciao @sergio lynch! Mi hai quotato per chiedere lumi, suppongo. Ma non so aiutarti. Immagino che il modo più veloce e semplice per conoscere i dettagli sulla distribuzione sia inviare una email e chiedere delucidazioni in merito. Come hanno confermato @Emanuele72 ed @Emanuele03 non farai fatica a ricevere risposta.
  13. RobinK

    Taxi writer - Topic ufficiale

    Congratulazioni a tutti i vincitori e complimenti per le bellissime idee che sono venute fuori! Mi sono divertita un sacco, ho imparato tantissimo ed è stato un piacere scoprire un po' di più di tanti begli utenti. Complimenti anche allo staff che ci ha messo pazienza e serietà, ad @Anglares per l'idea! Alla prossima.
  14. RobinK

    [TW-3] Affinità elettive

    @Macleo, eh già... ma sarebbe stata un'altra storia. Questa volta happy ending, la prossima un bel finale crudele!
  15. RobinK

    [Gioco] Puntini, questi (s)conosciuti…

    Io ho inteso esattamente ciò che ha scritto @Alba360. Come fosse un gioco a ritroso del precedente, in cui vien giudicata non la "frase-soluzione" ma le modalità con cui si sceglie di dare gli indizi affinché si scovi quella frase. I più originali vanno premiati. Sì, è anche un gioco "enigmistico", ma non credo si possa paragonarlo all'Officina! Ah, mi scuso per l'assenza, ma il periodo storico non concede spazio di manovra.
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