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Shikana

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  1. Shikana

    Dopo e di nuovo ora

    La prima parte di questo pezzo è davvero bellissima @Rica, perché trasuda l'associazione della cura alla malattia, e la cura (sbagliata) diventa la malattia. È vero che è una cosa che permane sia in questo testo che nel primo, ma detto in questo modo, dove l'associazione risalta in primo piano quasi come sotto luce, la cosa diventa molto potente, secondo me. Molto forte. Ho sottolineato il pezzo dopo perché penso che se mai tu dovessi fare un lavoro che comprenda tutti e 3 i testi in successione (nell'ordine che ha detto @Sira che condivido molto) taglierei l'inciso con cui inizi la frase, fino a 'avevo rimosso' perché penso sia già detto tanto nella cura. Ma se li vuoi tenere separati, allora lo terrei perché così chiarisci quello che si era capito dalla cura. Quello che viene dopo, i segni dell'errore, mi piace per lo stesso motivo di prima: i segni diventano sintomi. È una traslazione di significato che mi piace davvero molto Bravissima Subito, appena letto questa descrizione della zia, ho pensato che avrei voluto avere anche io una zia così, qualsiasi persona così, vicina, nella mia crescita. È una bellissima descrizione: ne esce una donna forte, con carattere e idee ben definite. Una donna che pare muoversi come gli uomini e fra gli uomini, quando magari non era uso farlo. M'ha fatto pensare, per questo, a Marie Curie. Posso essere sincera? Io leggo questo pezzo e rimango un po' stordita, incredula: ma com'è possibile? Dopo che la zia l'ha praticamente salvata, lei praticamente le volta le spalle, non la sopporta e manifesta astio e fastidio. Non capisco... non ha capito quello che la zia aveva fatto per lei? Ho pensato che forse, invece, l'aveva capito, e le ha dato fastidio: è stata l'unica a frapporsi fra lei e la cura sbagliata, a torarla fuori da una male provocato da una diagnosi sbagliata, forse per disattenzione o disinteresse, e magari la madre voleva sì che qualcuno la vedesse e l'aiutasse come aveva fatto la zia, ma forse non voleva che fosse lei. Durante le pillole accettava l'aiuto perché era l'unico possibile, l'unico sguardo "giusto" che riceveva, ma appena è tornata a star bene anche l'aiuto ha assunto una forma diversa, provocando fastidio: mi ha aiutata per dimostrare che lei sa e gli altri no, che lei è più avanti. Non lo so, ma davvero, questo pezzo mi ha ferita: non è possibile ripagare in questo modo qualcuno che si è messo di traverso per aiutarti. Mi fa capire che la zia è una specie di macchietta del paese, che si dice e pensa male di lei nelle famiglie dabbene per le sue scelte e la sua vita. E mi fa provare una profonda tristezza per questa zia, che fondamentalmente esprimeva con contegno e rispetto, mi è parso, la sua libertà di pensiero e di azione. Questo non mi basta come motivo della distanza presa dalla mamma nei confronti della zia: visto quello che la zia aveva fatto per lei, in una situazione del genere, anche solo per riconoscenza, la mamma avrebbe potuto star vicina alla zia, a modo suo, certo, ma poteva farlo. Questa non è una critica a te, ma alla vicenda che leggo e che mi ferisce, perché io leggo e sento, e questo mi fa male perché parto dal presupposto che tutto potrebbe essere vero. E capisco anche che è una cosa plausibile e fattibile: i suoi figli si drogano, c'è paura che condizionino la protagonista e la portino a fare le stesse cose, quasi che fosse una cosa infettiva dove basta la vicinanza perché questo accada. Penso siano pensieri di paese, normali e frequenti: io per prima ho subito una cosa mto simile da una persona talmente vicina che potevo considerarla tranquillamente una seconda mamma e che ad un certo mi ha estromessa completamente dalla vita della figlia, allora mia migliore amica da 14 o 15 anni, perché in paese si diceva che mi facevo (ed era falso) sparendo con lei. E l'ha fatto subito dopo che la mia famiglia ospitò lei e sua figlia, con il fratellino di un anno, a casa nosta per quasi due anni perché loro erano rimasti senza casa. Forse anche per questo mi ferisce tanto l'isolamento forzato che vedo costruirsi attorno alla zia. Penso tu abbia descritto benissimo la caduta di una persona con queste parole che si collegano con quelle della descrizione che hai fatto prima della zia. Accostate, il contrasto è nettissimo e non si può non provare compassione, secondo me, verso la zia. Penso sia lei adesso, ad aver bisogno di aiuto, ma che nessuno lo vede. L'immagine che mi sono fatta di lei denteo di me è davvero desolata. Questo chiude tutto il discorso fatto prima con una fitta alla pancia. Io sento senso di colpa per la zia: lei, a suo tempo, c'era stata, aveva cambiato il corso delle cose per qualcuno che aveva bisogno. Adesso, che è lei ad aver bisogno, non c'è nessuno per lei. E lei non riesce più nemmeno a rendersene conto. È la prima volta che in un tuo racconto non leggo una redenzione, un riscatto, un cambio di rotta in positivo. La storia della zia è triste, non lascia che amaro in bocca. Nemmeno i figli che hanno trovato la loro strada la redimono o la sollevano un po': tutti l'hanno come dimenticata o rinnegata o abbandonata. Anche se mi fanno male, perché tolgono speranza, mi piace anche leggere storie così: forse sono più vere. Per quello che ti dicevo invece della protagonista: ho avuto la stessa sensazione anche rileggendo il testo. Ma forse ho capito cosa mi manca davvero, stavolta: il testo inizia con lei, con la sua paura di una cura sbagliata, e si chiudeva con la stessa cosa nella cura. Qui però, dopo aver aperto con questo, non l'hai più ripreso nel corso del racconto. C'è la zia, ma le aspettative che mi crei all'inizio non sono sulla zia, ma sulla protaginista: Tutto l'incipit è strettamente collegato alla protagonista, e a questa paura che l'ha condotta a fare l'ipnosi. Ma poi tutto questo lo lasci perdere, e parli solo della zia. Ma intanto io mi sono creata tutta l'aspettativa di sapere della protagonista, della sua paura, e come ci sta dentro, come vive e si muove in tutto quello che dici nel tuo incipit. L'impressione è quasi come se questo fosse un racconto a metà: questa la prima parte e la seconda, che deve venire a partire da questa chiusa, ancora da scrivere, che si ricollega all'incipit centrato su di lei, i suoi incubi e la sua paura.
  2. Shikana

    Schizofrenia

    Nella stanza bianca, l'intonaco sta come foglie che si disseminano sugli specchi d'inverno d'acqua raffermi, e il cemento annaspa le sue ultime volontà, divorate dalla nebbia di un giorno qualsiasi, senza memoria. Giace al centro una donna ricurva, arroccata ad una sedia che le sorregge le ossa, prima che il sole tramonti e queste in sale e cenere si frantumino fra mani e piedi inchiodati come martiri al silenzio patendo il corpo vuoto. Col pollice lambisce l'ombra sospinta dal cielo e qualche lampione lungo la strada, là fuori: un peso micidiale che le buca le scapole.Così si affranca da sé, dalla notte e la dimenticanza, come un vecchio maglione finito sotto al letto. La urta l'arroganza, la forma vuota di quel corpo. Lo screzia, lo mutila, lo zittisce ma dai lunghi capelli neri vi resta impigliata: si arrende, e si dissangua. Spreme da sé il tempo e il silenzio e questi come vitelli piombano sul cemento, gemendo e sputando.
  3. Shikana

    Lista, Giuria stagionale e Annunci

    Io continuo a non sentirmi per niente sicura di riuscire a fare bene, anzi, tutt'altro. Ma accetto volentieri se manca qualcuno
  4. Shikana

    [FdI 2019-1] Un giorno tutto per sé

    Puoi sostituire nere con mute nel caso
  5. Shikana

    [FdI 2019-1] Un giorno tutto per sé

    Bhe @Silverwillow... mi hai commossa. Una storia semplicissima, lineare, ma mi ha toccata. Sarà che in fondo sono romantica, sarà che la speranza mi prova gli occhi o magari il distacco con cui hai raccontato tutto. E tutte le lacune, le spiegazioni che mancano, mi hanno permesso di identificarmi con questa donna, e rivedere qualcosa di me in lei. Mi rendo conto sia un parere strano, ma così l'ho sentito io: tutte le cose che non hai dette le ho riempite con qualcosa di mio. E la sensazione è stata bella, davvero. Della poesia mi piace questo pezzo ma taglierei taciute.
  6. Shikana

    [Fdi 2019-1] Non ti voltare

    @Lauram per me bellissimo, sul serio, soprattutto l'incipit. Meravigliosa la contrapposizione fra cristo e la suora e il loro dolore vicino. La cosa più bella del testo trovo che sia lo stile: dà un'atmosfera generale al racconto fra il cupo e lo stridente, avvolge all'ombra e l'atmosfera da sola mette inquietudine addosso e fa piombare in un monastero dalle fattezze di una prigiona. Bravissima, davvero!
  7. Shikana

    [FdI 2019-1] La notte che andarono da Bronco

    @simone volponi ciao Mi è piaciuta molto la figura di Bronco per il contrasto che crea: squarta una persona, le spappola la faccia, guarda la coscia e pensa al cibo per i cani... eppure è attento all'ambiente, al cibo. Io non so, ho il difetto di cercare sempre qualcosa di buono in quello che vedo, ma anche qui mi sono fatta un film tutto mio (probabilmente molto lontano dalle tue intenzioni, non so): Bronco che parla dell'ambiente e dell'inquinamento, dell'amore da disilluso... è vero che è sporco, che fa ribrezzo nella descrizione che ne dai ed è quanto di più vicino possibile al gretto al sudiciume. Però non mi ha schifata, ecco, nemmeno moralmente per quello che fa. Poco prina di fare la ramanzina sull'amore e le fidanzate e le mogli, mi sembra faccia capire che, fosse stato per lui, quella ragazzina non sarebbe morta. Poi, ovvio, una persona del genere non si commuove, non si ribella, non batte ciglio: fa' il suo, sopravvive, senza morale da nessuna parte, che la vita è un'altra cosa. Questo per dire che non mi ha inorridita, rattristata o altro: mi ha colpita molto, in un contesto del genere invece, quelle sensibilità per ambiente ecc. Vero che poi le manifesta cagando dietro ad un albero, ma rimane sempre un contatto molto diretto con la natura e quindi in linea con le sue idee e il rispetto che ne deriva. Non so, in tutto questo ci vedo quasi un modo per dire, semplificando, il mondo è bello, gli esseri umani fanno schifo, quindi pietà per il mondo, la natura e basta. Ho pensato anche, e mi piacerebbe saperlo, a quale potrebbe essere la storia di Bronco: com'è arrivato lì? Che cosa ha passato e cosa lo ha cambiato o consegnato a quella sua dimensione? Un appunto che mi sento di fare è il lutto: non lo sento, non lo vedo, nemmeno nella scena finale. Anche la poesia parla del lutto per parlare ancora della morte, quasi che il prete godesse al pensiero. A livello di traccia questo può essere un difetto, ma nel racconto in sé penso sia meglio così, quanto meno peril rispetto dei caratteri
  8. Shikana

    [FdI 2019-1] Cede la rosa, petalo dopo petalo: la vita i giorni

    Ciao @Poeta Zaza. La cosa che più mi è piaciuta del tuo testo è la particolarità di questo lutto che arriva tardi per piangere chi non c'è più, e quasi diventa un doppio lutto: della persona e della possibilità di piangerlo per tempo. Davvero molto bella, acuta e sensibile la descrizione che ne fai. Mi è piaciuto anche questo scambio di idee: Mi ha dato da pensare, penso che continuerò a pensarci per un po', devo capire cosa ne penso io al riguardo ma è molto bello il guizzo del pensiero, secondo me e personalmente rimango contenta tutte le volte incontro qualcosa che mi stimola a pensare
  9. Shikana

    [FdI 2019-1] Amore e Psiche

    Ciao @Ton. A me piace molto questa sensazione di briciole nel testo, significati da trovare e collegare, più o meno grandi o indicative. È una sensazione che ho avuto qui e anche nel MI scorso e continua a piacermi. In questo testo, la cosa che mi è piaciuta di più è stato quello che penso ne sia il perno attoeno cui ruota il cambiamento: Quello che mi piace davvero, qui, è l'immagine di un dolore sconosciuto e altro che dà sollievo, per il solo fatto di esistere, lì e in quel momento, a quello del protagonista. La frase finale di questo pezzo penso sia, oltre che bella, importante e vera, ad ogni livello, non solo narrativo. Il dolore degli altri fa sentire compresi nel proprio, capiti, accolti, e meno soli. Posso essere sincera però? Mi sarebbe piaciuto entrare un pochino di più in questo momento tanto intimo, magari vedere uno scambio fra la donna nel confessionale e lui, o magari entrare un po' di più in lui, in quel momento. Cosa accade dopo? Sono ovviamente gusti personali però, il racconto mi è piaciuto molto
  10. Shikana

    [FdI 2019-1] Andata e ritorno dall'isola

    @ivalibri, è bellissimo il tuo racconto, soprattutto questa parte che mi ha colpita tanto: Trovo che sia un'immagine splendida, davvero. La poesia la trovo davvero bella: Anche la chiusa, l'ultima frase, è davvero bella: mi fa pensare che quella donna, dopo 20 anni, avrà ancora quella cicatrice, e andrà avanti nella sua vita portandosela dietro e non solo con dolore: magari avrà altri figli, o magari no, ma quel bambino c'è stato, in lei. E quella cicatrice ne sarà ancora la prova. Mi piace moltissimo quest'idea della memoria del corpo che parla e si modifica nel tempo. Bravissima
  11. Shikana

    [FdI 2019-1] Liberazione

    Ciao @skifezza il racconto mi è piaciuti davvero molto: delicato e tremendo: più doloroso di perdere qualcuno c'è solo chi resta e continua a soffrire, disseminando il suo dolore in giro. È quasi un'agonia, sentirne i lamenti e non poter intervenire per far nulla. E allora in genere ci si allontana... e questo lo trovo immensamente triste. E ingiusto anche, nonostante comprenda. Davvero bravissima
  12. Shikana

    [FdI 2019-1] Cinque distanze

    Ciao @queffe, mi piace molto la leggerezza con cui scrivi e mi è piaciuto molto il pezzo del padre: c'è una visione della morte molto particolare, quasi fosse un incubo con la propria consapevolezza che permane sotto la nebbia, ingabbiata dalla propria distanza. Si sente molto anche come questa morte divida una famiglia, soprattutto grazie a quello che dice la figlia. Il figlio più piccolo invece quasi commuove per la sua sensibilità. Quello che mi colpisce sono le richieste del padre morto -dimenticatemi, non piangete - confrontate con le reazioni naturali della sua famiglia, che non sentono e quindi lo feriscono col proprio dolore. Questo mi commuove molto, mi fa provare pietà verso il morto. La madre è quella che mi è piaciuta meno, come personaggio. Capisco meglio il dolore dai piccoli indizi che lasciano i figli: la sua parte, divisa fra l'odio per lui che l'ha tradita con la morte e lo schifo per la morte, non la sento realistica e se lo è, è troppo distante da me per capirla. La poesia è davvero bella invece: un'onda delicata e tenera, molto dolce.
  13. Shikana

    [FdI 2019-1] Le panchine sotto i tigli

    Ciao @Talia, il tuo racconto è davvero molto bello: delicato, tenero, un po' malinconico anche se resta fresco. Mi è piaciuta moltissimo l'atmosfera generale del racconto, che pare una carezza. Penso che tu abbia affrontato benissimo anche la tematica del lutto, che a quell'età è diverso: mentre leggevo il racconto mi è venuto in mente mio nonno, che ogni giorno guarda sulla gazzetta se qualche suo amico è morto, ma senza tristezza. Quando gli avevo detto che era una cosa triste iniziare la giornata così, lui mi aveva detto che non era triste, ma alla sua età muoiono tutti e lui vuole andare a salutare i più cari, che magari non vede da tanto. Ecco, penso che tu abbia descritto in modo davvero commovente questa nuova percezione della morte, che non è più maligna, ingiusta o crudele ma che fa parte del quotidiano come tutto il resto, e senza troppa tristezza. Fa molta tenerezza anche la protagonista, che alla fine non ha il tempo per recuperare un proprio rimpianto. Mi hai commossa tanto, davvero. Sei stata bravissima, complimentissimi
  14. Shikana

    [FdI 2019-1] Chiudigliocchi

    @Rhomerciao. Piaciuto molto il tuo racconto, soprattutto per il sogno: mi poace il procedere quasi casualmente da una scena all'altra a spezzettoni. Mi è piaciuta molto anche la poesia: l'ho trovata molto sentita: Mi è piaciuto moltissimo tutto questo pezzo, il cambio di registro prima dell'interruzione -che penso simboleggi la sua decisione- e dopo. Mi fa molta molta pena la seconda parte: sento un uomo davvero lacerato e sconfitto da una natura che non riesce a sconfiggere e che alla fine lo inabissa, non gli permette di sfuggirgli. Bravo, davvero, è molto sentita e porta in scena due lutti: quello di lei per lui, che però è in tutto il testo quindi ben visibile, e quello di lui per sé stesso, che si arrende a quel lui non c'è. Lo trovo interessante e bello, quindi bravo, complimenti
  15. Shikana

    [FdI 2019-1] Faccina che piange

    Ciao @Andrea28. Sinceramente non so come reagire. Il racconto (bello, originale, spigliato) mi lascia interdetta: per metà mi fa sorridere, se lo prendo alla leggere e guardo alla farsa ironica. Per l'altra metà mi sconvolge perché di ragazzini oggi che reagirebbero così ce ne sono tantissimi, e questo mi ammutolisce ancora di più. Tu sei stato bravissimo a trattare ironicamente un tema che è molto molto attuale e per me preoccupante. Bravo, davvero.
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