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dyskolos

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dyskolos ha vinto il 2 settembre 2019

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Su dyskolos

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    Il Sommo Misantropo
  • Compleanno 11 febbraio

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  • Provenienza
    Sicilia

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  1. dyskolos

    Le parolacce

    Quando sento parlare di parolacce in letteratura, mi viene in mente questo brano del film "Mery per sempre" del 1989 Provate a scrivere la stessa scena senza usare parolacce e poi fatemi sapere In un punto c'è: Prof: Minchia, minchia, ma tu solo minchia sai dire? Natale: Sì, solo minchia so dire, minchia! Paradiso!
  2. dyskolos

    Parole misteriose...

    A dire il vero, anche a me "porfido" non pare un "parolone". Io lo sento, e lo uso quando capita. Nemmeno per me, anzi mi piace documentarmi su cose sconosciute. Il problema è la densità: un parolone ogni due pagine va bene, invece ogni due righe no. Una volta lessi un romanzo ambientato nel 1926 (o giù di lì) in Inghilterra. A un certo punto trovai una frase come questa: "Il dottor Rossi indossò una X". Non riconobbi la parola X, ma non la cercai sul vocabolario perché nella mia testa X era un cappotto, evidentemente di uso comune nel 1926. Finito il romanzo, cercai quella parola e scoprii che invece era un tipo di occhiali che andavano di moda in Inghilterra nel 1926. Cioè, per tutto il tempo del romanzo mi ero immaginato il dottor Rossi col cappotto e senza occhiali, ma in realtà era un tipo e senza cappotto e occhialuto Il non cercare ha i suoi cari effetti collaterali
  3. dyskolos

    La consecutio di Marcello Simoni

    Giusto, lo capisco. Ho pensato alla stessa cosa mentre scrivevo Diciamo allora che mi sono fidato troppo dell'editor: ho creduto che un editor competente non commettesse una vista così marchiana "Cosa disse l'inventore del cesso barocco?" "Il bisogno aguzza l'ingegno"
  4. dyskolos

    La consecutio di Marcello Simoni

    Se il dubbio è nel futuro, la frase è sbagliata perché non rispetta la consecutio. A un romanzo precedente, quindi al passato e allora la consecutio è corretta. È tutto lì l'"inghippo"
  5. dyskolos

    La consecutio di Marcello Simoni

    Penso di sì. Ti riferisci all'"avesse saputo reagire"? Se è così, la concordanza dei tempi è giusta e indica un rapporto di anteriorità: "si chiese se lei stessa (due anni prima), in circostanze estreme, avesse saputo reagire in modo retto". È una interrogativa indiretta, che può avere di regola il verso al congiuntivo o all'indicativo, dove il primo indica un registro più elevato coerentemente col "linguaggio dotto" di cui parli O ti riferisci a "stessa"?
  6. dyskolos

    Brano corretto?

    Può essere. Avendo inserito solo una parte del brano forse è sfuggito il contesto. Inizialmente è il figlio che ricorda, ma a mano a mano che scorrono le parole sembra che sia il narratore a parlare. Però considerando che il personaggio è psicopatico e deve conservare un'aura di mistero (sennò che giallo è!?) il cambio di POV a mio parere non disturba. Anzi, sottolinea che al tipo manca qualche rotella. Il problema è proprio la mancanza del contesto. Dopo la tua spiegazione di contesto (il personaggio è psicopatico) cambia tutto e una certa misteriosità, nei gialli, ci vuole La mia è ancora più arcaica. Pensa che andavo a scuola in groppa a un dinosauro: aveva catturato un comodo pterodattilo, che, siccome volava, mi faceva evitare il traffico D'accordissimo La penso come te. Per me la "voce" dell'autore deve essere sempre riconoscibile. L'editing che la nasconde non va mica tanto bene.
  7. dyskolos

    L'incubo più grande

    Difficile rispondere perché a volte è proprio dilungarsi e divagare che intrippa perché crea suspense. Qui sta il guaio e risponderti, se prima era difficile, ora è quasi impossibile. Pensavo alla canzone di Francesco Gabbani "Viceversa", che fa: Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male, e viceversa. Lì viceversa potrebbe anche portare a: Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e (viceversa) sei tu che mi fai stare male quando io sto bene. Insomma, i viceversa da soli creano incubi a chi riceve le canzoni d'amore, e anche agli scrittori. Meglio starne lontani!
  8. dyskolos

    Parole misteriose...

    Anche a me lo hanno fatto notare. È che spesso ciò che è ricercato per altri non lo è per me. Per esempio, una volta scrissi "appressarsi" in un racconto del WD. I commenti erano del tipo "Appressarsi è troppo ricercato, devi scrivere avvicinarsi!", ma per me è normale che uno si appressi a un altro. Altro esempio: sempre in un racconto del WD, scrissi "accosto a" invece di "accanto a" e i commenti furono dello stesso tenore. Il problema è che uno deve tenere conto di tante cose quando scrive. Per dire, "accosto" mi serviva per evitare di ripetere troppo "accanto" e "appressarsi" per evitare un brutto effetto con "avvicinarsi", che avevo scritto alcune righe prima. Chi giudica da fuori spesso non considera il co-testo, ma solo la singola parolina. In un libro ho scritto "pioggerellare" invece di "piovigginare". Però, in questo caso, non credo che un lettore non capisca pioggerellare e allora vada a cercare il dizionario (Aveva pioggerellato per tutta la notte, anche mentre andavo verso casa di Ermenegildo con i tergicristalli accesi a bassa velocità). Con mia madre usavo dire colazionare al posto di fare colazione. Pensavo: "C'è cenare e pranzare, dunque perché mai non devo dire colazionare? Per di più, in inglese to breakfast è comune!". Anche in questo caso, non credo che un eventuale lettore non capisca colazionare (Marta e Vincenzo quella mattina colazionarono assieme con uova e bacon) e vada in cerca del dizionario. Nei tuoi esempi, invece, sì poiché usi termini che non si "ancorano" ad altri. Non sono solo ricercati, ma anche pochissimo comuni: quasi mai usati in pratica o piuttosto desueti. "A bassa disponibilità" direbbero alcuni linguisti. Allora li eviterei. Non è però un obbligo: per esempio, Hemingway usò parole gergali molto tecniche in Il vecchio e il mare. Insomma, dipende dal contesto e da tanti fattori, ma io preferirei evitare "paroloni".
  9. dyskolos

    Brano corretto?

    Lo sospettavo, anche perché con tre personaggi il brano avrebbe poco senso
  10. dyskolos

    Cosa state leggendo?

    Allora sei messa anche peggio di me Vi farò sapere. La persona che me lo ha segnalato mi ha detto che ha pianto parecchio anche lei leggendo La bambola di vetro. Finora non c'è riuscito nessuno con me. Vediamo se Jodi ci riesce; nel caso, mi alzerò e le farò un applauso
  11. dyskolos

    Brano corretto?

    Ciao @Brutus (tu quoque, Brute, fili mi?) Il tuo brano mi sconfinfera parecchio. Ti rispondo a livelli… 1) Livello sintattico-grammaticale. A parte il "si fosse verificata" alla fine (come ti hanno già fatto notare) – che credo sia un refuso, nulla di che –, è tutto corretto. 2) Livello della punteggiatura. Seppure non ci sia un vero e proprio errore, utilizzi lo stesso segno (la virgola) per due funzioni grammaticali diverse: sia per separare l'inciso (prima o poi) nel pensiero diretto sia per separare il pensiero diretto dal relativo tag. Forse generi confusione, quindi vedrei meglio un trattino nel secondo caso (senza cambiare il tuo ordine delle parole, "la cosa sarebbe finita male, prima o poi, così – pensò suo padre"). 3) Livello POV. E qua viene il mio "pallino" che mi sta dando molti pensieri negli ultimi tempi Sembra che nel tuo brano ci sia un errore di POV (PDV in italiano) ma se ipotizziamo la presenza di tre personaggi, questo errore apparente svanisce. I tre personaggi dovrebbero essere questi: Padre, Mario e Figlio, dove Padre è il padre di Mario e Figlio è il figlio di Mario. In questo caso il tuo brano sarebbe così, senza cambiare l'ordine delle parole, solo esplicitando i soggetti: "La cosa finirà male, prima o poi, così – pensò Padre –. Quello che non è riuscito alla famiglia riuscirà certamente allo Stato. Mario allora spedì Figlio nell’esercito. Sarebbe tornato sano o non sarebbe tornato affatto. Ormai a Mario non importava quale delle due possibilità si fosse[!] verificata, purché in casa tornasse la pace". Ma i personaggi sono davvero tre? 4) Livello di editing. Qui, nello spirito del WD, voglio condividere un ragionamento che ho letto nel saggio "Dialoghi" di Robert McKee e che mi sembra collegato al tuo brano. L'Autore dice che è possibile identificare una frase incisiva: quella che ha più rilevanza, di solito. A seconda della posizione della frase incisiva, si determinano te casi (metto la frase incisiva in grassetto): 1) frase suspense, quando la frase incisiva sta alla fine. Es.: Prese la ruota di scorta e maledisse il cric mentre cercava di cambiare una gomma bucata. (Con tono di perdita) Quella fu l'ultima volta che lo vidi; 2) frase ad accumulazione, quando la frase incisiva sta all'inizio. Es.: (Con tono di perdita) L'ultima volta che lo vidi fu quando cercava di cambiare una gomma bucata. Aveva preso la ruota di scorta e malediceva il cric; 3) frase bilanciata, quando la frase incisiva sta in mezzo. L'Autore sostiene che la scelta migliore è certamente la prima (frase suspense), ma aggiunge che usare sempre la stessa costruzione è noioso e quindi propone "periodi misti" in cui i tre casi si alternano. Nel tuo caso, la frase incisiva mi sembra "spedì suo figlio nell’esercito". Quante riflessioni si possono ricavare da un piccolo brano! Volevo dire un'ultima cosa. L'editing di Renato, per quanto bello, dice una cosa diversa dalla tua. Lui infatti scrive "decise di spedire" laddove tu dici "spedì". Secondo me, Renato ha ragione perché è una decisione, non un fatto.
  12. dyskolos

    Cosa state leggendo?

    Non c'è niente di cui vergognarsi L'e-book, oltre a costar meno (a parte qualche eccezione), e talvolta molto meno, è pure bello da possedere: è ecologico (lo è tutto il processo, non solo il risultato finale) e, se lo ordini online, non devi neppure aspettare il tempo della spedizione; inoltre te ne puoi portare appresso anche centinaia e nemmeno te ne accorgi, mentre col cartaceo… be', prova a prendere la metro con solo cinque libri appresso, poi ripassi da me e mi racconti la tua esperienza. Però a volte faccio l'incubo notturno di qualcuno che vede la mia scrivania con solo due scaffali occupati da libri, corre da me e mi sveglia, anche con torture atroci; e mi rimprovera aspramente gridandomi in faccia: "Dove diamine sono i libri che leggi, disgraziato?". Da qualche giorno l'incubo è finito perché rispondo al tizio, intanto che mi tortura e grida come un'anima dell'inferno: "Aah, li vuoi vedere? Disgraziato sei tu, non io! Guarda nel mio computer e ne trovi una caterva, deficiente!". E poi, concedimi la battutina, dall'e-book posso mettere i copia-incolla qui sul WD, col cartaceo non potrei e le mie tesi strambe rimarrebbero indimostrate Ancora: a causa di problemi di vista ingravescenti, ho difficoltà quasi insormontabili a leggere libri stampati (che fatica e quanto tempo sprecato!), e invece quelli digitali li posso ingrandire quanto voglio. Io sono arrivato a leggere fino a tre libri contemporaneamente mentre scrivevo il mio: sono un pazzo Per partecipare alla discussione, sto leggendo La custode di mia sorella di Jodi Picoult.
  13. dyskolos

    Principiante

    Ottimo. Scrivo gialli/thriller e non mi piace lasciarli insoluti, nei limiti del possibile Ben venuta @Virginia Monzàli
  14. dyskolos

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    [...] Monumento! D'accordo con te al 100%! Io dico che l'Uomo va in chiesa per avvicinarsi all'Altissimo, ma ha bisogno anche di lavarsi il culo (chiedo scusa per la rozzezza dell'immagine). Così la scrittura può raggiungere vette sublimi e divine, ma poi arriva il tempo in cui ha anche bisogno di scendere a pulirsi il… didietro. E allora puliamolo quando capita, no?
  15. dyskolos

    Unpopular opinion

    Resta, che mi unisco a te nell'urlo virtuale. Urliamo insieme anche senza luna
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