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dyskolos

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dyskolos ha vinto il 2 settembre 2019

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956 Magnifico

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    Il Sommo Misantropo
  • Compleanno 11 febbraio

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    Uomo
  • Provenienza
    Sicilia

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  1. dyskolos

    Occhi e capelli: il solito cliché?

    Non i lobi delle orecchie? Non sai che ti perdi…
  2. dyskolos

    Passato remoto e trapassato prossimo

    Può essere ma io rispondevo alla frase di Fraudo che fa: "Betina, infatti, era convinta che fosse la figlia di un gran signore". Detta così non potevo di certo dedurre altro. Grazie per la precisazione. Non lo sapevo al momento di rispondere e forse ho dedotto troppo
  3. dyskolos

    Passato remoto e trapassato prossimo

    Anche io. O forse metterei un gerundio ("Il foresto pagò più del dovuto, lasciando così al rufiàno e alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile"). Nel contesto che mi sono immaginato, e che ritengo il più probabile, la temporale ("Dopo aver pagato…") ha poco senso. Io, per logica, ci vedrei meglio una causale, infatti il foresto lascia quel ricordo non dopo aver pagato il giusto (cosa che magari avevano fatto tutti), ma a causa del fatto che aveva pagato, sì, ma più del dovuto. Con la frase citata (meglio col gerundio, ma è questione estetica più che altro) risolvi il problema causale/temporale a piedi pari ed elimini il dubbio successivo. Non manca a te di adattarla meglio al contesto, ma il concetto è quello. P.S.: Io comincerei con "… era convinta di essere…". Credo che sia meglio di "… era convinta che fosse…", ma anche qui è questione estetica più che altro.
  4. dyskolos

    Discorso animale

    Io voto per "discorso diretto".
  5. dyskolos

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    Non puoi bivaccare all'esterno di un locale, vale a dire che non ti puoi fermare con una bottiglia di bevanda alcolica in mano per consumarla. Non vale dappertutto, ovviamente. In certi posti, addirittura mettono la polizia davanti ai locali a controllare se le persone si fermano magari per scambiare quattro chiacchiere con un amico incontrato improvvisamente. Ti riferisci all'Islanda, alle isole Åland o a Malta? Su certe cose hanno ragione, su altre no: in fondo è soggettivo, come dici. Per dire, se vedono uno col macchinone (inquinante), le donne pensano: "O è il solito italiano sborone o è spagnolo" e girano i tacchi, mica "Che figo, ahò!" Fai più figura se arrivi in taxi
  6. dyskolos

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    Anche io lo potrei dire Solo che mi basavo sui numeri, non sulle motivazioni profonde. Una volta analizzavamo le scale che portavano a dire che nel Nord Europa si vive meglio. Mica vero: dipende dai parametri di valutazione che usi. Cambiandoli, magari scopri che le cose vanno al contrario. Hai colto il vero punto Purtroppo l'uso esagerato dell'alcol modifica anche le vita sociale di quei posti. Se esci la sera, trovi un mare di ubriachi che… ehm… evacuano, diciamo così, per strada. Poi magari te li ritrovi l'indomani mattina vestiti in giacca e cravatta, con gli occhiali da nerd e i capelli ben ordinati, che sembrano appena usciti da Oxford, dietro la scrivania di qualche ufficio. Per questo alcune limitazioni che ora abbiamo noi a causa del covid loro le vivono da decenni, e se glielo racconti, quelli ti dicono "Solo questo!? E che c'è di strano?". A quel punto capisci che quello strambo sei tu, ah ah Grazie, Dyskolos for president! Sarai la mia first-lady, non preoccuparti
  7. dyskolos

    Scrivere nel mondo ma anche leggere

    Comunque è anche vero che nei paesi nordici i suicidi in percentuale sono molto più che nei paesi mediterranei. Lo stesso si può dire per le malattie mentali e le disabilità intellettuali. Basta prendere ogni tanto qualche mezzo pubblico lassù per rendersene conto. Chissà se ciò ha qualcosa a che vedere con i libri. Per gli strizzacervelli c'è sicuramente più lavoro, ah ah Tendo a pensare che abbia ragione @Francesco Curcio quando parla di vita sociale. Come dice Teresa Mannino alla fine di uno sketch, "la cosa più importante che ho imparato qua a Milano è che se sei solo, non hai amici, se tutti corrono, se nessuno ti considera… non è solitudine, è indipendenza". D'altro canto, in molti paesi lassù le università sono gratuite, e anzi gli studenti hanno una marea di sconti in cinema, teatri, musei, sugli abbonamenti dei mezzi pubblici, sui libri, ecc… Forse sta proprio lì il busillis. Io propongo di eliminare le tasse universitarie. Ci fu una volta un politico che lo disse, ma fu subito messo da parte tra le risate generali.
  8. dyskolos

    Unpopular opinion

    Chissà. Magari è proprio così La memoria era un mio campo di studio, anche perché avevo un professore di neuropsicologia che lavorava in un centro di Roma per amnesici gravi, e ogni tanto ci raccontava aneddoti divertentissimi (a essere cinici, poiché erano persone malate e non c'era niente da ridere). La tua metafora, secondo me, non è male. Io aggiungerei che la memoria funziona in due passi: codifica e decodifica, cioè prima scrivi l'informazione e poi la leggi. Per leggerla, la devi trovare in mezzo a un mucchio di informazioni scritte. È come avere un disco fisso che ha, sì, il file che ti serve, però non riesci a trovarlo nel mucchio. Tutti i file in una cartella alla rinfusa, con nomi che non dicono niente. Molti "disturbi di memoria" sono di questo tipo. Nei casi più gravi si parla di "stato confusionale", non difetti di memoria in senso stretto. Lo escludo, dai! Hasta la victoria, siempre!
  9. dyskolos

    Unpopular opinion

    Molto interessante. Anch'io facevo gare di memoria una volta. Per esempio, sapevo — e so tuttora — le capitali degli Stati del mondo. Sapevo parecchi canti della Divina Commedia a memoria. Imparavo con facilità interi passi dei libri di storia. Ma la mia memoria è più di tipo uditivo che visivo: ricordo bene le parole delle persone dette anche più di venti anni fa, ma non le facce. Ricordo pure tutti i compleanni di persone che non vedo da trent'anni. Imparavo a memoria la targhe delle macchine e i numeri di telefono di centinaia di persone, ma solo perché ricordo che e quando quelle informazioni mi sono state dette, ricordo il suono. Quindi stai attento: fra duecento anni rammenterò le cose che mi hai detto. Ne parleremo nell'aldilà, tanto io andrò in Paradiso e anche tu, ne sono sicuro; e San Pietro ci offrirà il caffè. Comunque credo che la memoria sia un indice del funzionamento mentale in genere. Infatti nelle demenze senili la prima facoltà che si perde è la memoria a breve termine: quella a lungo termine resiste molto di più. Per esempio, io mi accorgo di chi ha l'Alzheimer perché ripete sempre le stesse cose. Ripete perché ha dimenticato di averlo già detto o sentito trenta secondi prima. Le ripetizioni sono anche tipiche del Parkinson iniziale, ma con qualche differenza. Anche, ma è più raro, di altre malattie neurodegenerative. Una volta, in un ospedale, una signora 84enne mi disse: "Giovanotto, giovanotto… se ti do mille lire mi compri il pane giù?". Poi parlai con la figlia che mi disse che la madre aveva un panettiere sotto casa dove abitava, quindi la signora pensava di essere a casa chissà quanti anni fa, tant'è vero che nel frattempo si era dimenticata dell'euro: era rimasta ferma a una trentina di anni fa. Ma le cose di trent'anni fa le ricordava quasi tutte e quasi bene (certo, c'era un po' di confabulazione…). Non c'è niente da fare: la memoria va esercitata sempre, anche in proiezione futura. Io cerco di farlo. Credo che quei traffici comprendessero anche la Sicilia. Partendo dall'odierno Libano (o dall'Egitto) e andando verso lo stretto di Gibilterra, i popoli antichi notavano da lontano il pennacchio di fumo sull'Etna e sbarcavano. Ah, i Greci antichi (VIII secolo a.C.) chiamavano Italìa la Calabria. Quando sbarcarono per la prima volta in Sicilia (Sikelìa per loro) nel 756 a.C. — ancora Roma non era stata fondata — trovarono un popolo protostorico indoeuropeo ad attenderli, i Siculi (Sikèlioi li chiamarono). Nelle parti più interne invece c'era un popolo non indoeuropeo, i Sicani. Avevano una lingua di origine sconosciuta, tuttora lo è. Forse questi riuscirono in tempi remoti a raggiungere la Sardegna navigando verso nord. Interessante. Mi viene in mente che il re assiro Assurbanipal a volte viene trascritto come Sardanapalo. Il padre si chiamava Asarhaddon, che mi pare vagamente sardo. Addirittura alcuni affermano che il siciliano deriva dall'aramaico antico oltre che dal latino. Ipotesi che io (e non solo) ritengo fantastorica. Immagino, soprattutto per chi navigava e non poteva vedere che as istellas a quell'ora. E non solo. Mi autodenuncio. Io pensavo che il tuo cognome si pronunciasse "Toscìri", poi però m'è venuto il dubbio sull'accento, quindi grazie per la precisazione.
  10. dyskolos

    La sorprendente semantica dello strafalcione

    Devi aggiornati. Oggi si dice lombardi d'oc oppure, se vuoi fare la fighettina, lombardi d'ok È vero che ho letto un testo sulla lingua d'oc, ma secondo me era un refuso…
  11. dyskolos

    La sorprendente semantica dello strafalcione

    Ahahahah! Immagino uno che dice "Oggi mi sento i denti grandi, come le zinne di un elefante" Mentre scrivevo mi è venuto un dubbio atroce: come sono le zinne di un'elefantessa? Anche tu conosci Teresa Mannino, wow! È una delle mie preferite, insieme a Giuseppe Giacobazzi. Qualche giorno fa, ho scritto in Racconti sul WD un monologo per lei. In quello sketch dice poi: "è come se uno di Ascoli Piceno dicesse tàppeto: 'non camminare sul tàppeto, minchione!'" Ecco il link (il punto è a 8:10):
  12. dyskolos

    La sorprendente semantica dello strafalcione

    È forse il peggiore che mi capita di sentire. Si espande sempre di più, poi va a finire che ce lo ritroviamo in qualche vocabolario Aggiungo qualcosa. Uno che proprio mi dà fastidio è il te soggetto al posto di tu. "E te che ne pensi?" Questo sta dilagando. Ogni volta faccio finta di non capire e mi giro come per cercare il te, che ovviamente non c'è Lei: "E te che dici?" Io: (Dopo essermi girato per finta) "Con chi parli?" Lei: "Con te" Io: "Con me?! Finché non dici con tu non ti rispondo" Poi non capisco perché la gente mi corregge quando dico "io sottovalùto" (e via coniugando). Dovrei dire, secondo loro, "sottovàluto". Ma dai! A proposito di accenti, dico sempre "salùbre" e non "sàlubre", ma alla gente non va giù. C'è un'aria viziata che ve la raccomando, però, a quanto pare, la gente è più interessata al mio accento che all'aria inquinatissima. E che dire di "rùbrica" in luogo di "rubrìca", e di "règime" in luogo di "regìme"? "Zinne" nel senso di "tette"? Stai attenta
  13. dyskolos

    Unpopular opinion

    Non la conoscevo. Ho visto il trailer. Molto interessante: le storie evolutive mi attirano sempre. Mi ricorda la storia di una persona che è passato da pulire i cessi a professore universitario. Una volta stava pulendo i cessi in un liceo. Dalla porta sentiva la preside che discuteva di musica con un altro. Allora lui si avvicinò a lei e, con molto delicatezza, le disse che stava sbagliando. Lei così gli chiese spiegazioni e rimase colpita dalla competenza musicale. Da lì cominciò la sua carriera. È stato un mio professore: persona burbera e molto permalosa. La prima volta che gli posi una domanda, lui mi si avvicinò, mollò un pugno fortissimo sul banco che avevo davanti e si mise a urlare a squarciagola a due centimetri dal mio naso — alto, grosso e barbuto com'era: un armadio — ma non ho mai visto una persona così competente in nessun campo. E non solo si intendeva di musica italiana, ma anche di musica internazionale di tutti i tempi. Era un esperto di musica indiana, africana, giapponese, cinese, mongola, caraibica, sudamericana, australiana, delle isole del pacifico, ecc… Tu nominavi un musicista, che so io?, ugandese degli anni '30 e lui lo conosceva e ti diceva tutto su di lui (biografia), sulla sua musica, sulla musica ugandese in genere. Non l'ho visto mai sbagliare un colpo. Si intendeva anche di musica suonata con note diverse dalle nostre e di ogni componimento ti diceva tutti i dettagli tecnici fino alle minuzie. Un mostro! Era un super-esperto dei film di Totò: li conosceva tutti, noti e sconosciuti. Se non vado errato, sono 108 e lui li conosceva nel dettaglio tutti e 108. Una mattina mi lanciò una sfida. Ci mettemmo attorno a un computer, io cercavo su Wikipedia film di Totò sconosciuti e lui di ognuno mi diceva tutto il cast. Ogni tanto faceva qualche nome non elencato, io dicevo "Si sbaglia, professore, questo attore non c'è", e lui mi rispondeva: "Qui è Wikipedia a sbagliare. L'attore che dico io compare per la prima volta nel 36esimo minuto, poi esce di scena nel 38esimo minuto, poi ricompare nel 104esimo ed esce definitivamente nel 107esimo. È un personaggio minore". Controllavo e aveva ragione. Se venisse sul WD… puoi immaginare. Questa cosa mi affascina. Mi chiedo: "Ma come diamine ha fatto una parola antica akkadico-mesopotamica a finire nel sardo?" In altri casi ho visto parole germaniche confluite nel sardo, credo attraverso lo spagnolo, che sai benissimo essere una radice forte del sardo. A proposito del "sas istellas" che dicevamo prima, mi ricorda da vicino lo spagnolo "las estrellas". Naturalmente ciò è dovuto a motivi storici, a causa della lunga dominazione spagnola sull'isola, ma l'akkadico? Che cos'è l'SLCN? Ti do uno scoop, però non dirlo in giro. In realtà l'inferno aveva un canto in più, che poi è stato censurato dalla Chiesa. Lì si parlava del girone dove stavo io, quello dei bastardi cronici, creato apposta per me
  14. dyskolos

    Unpopular opinion

    Faccio anche io così, di certo non rispondo. Prima usavo un metodo psicologico per evitare troppe rotture, poi mi è sembrato troppo crudele e ho smesso. Quando mi chiamava qualche call-center, all'inizio mi fingevo interessato. Quando lui cominciava a snocciolare i numeri, inventavo una scusa per allontanarmi dal telefono, tipo "mi scusi un attimo, abbasso il volume della tele che non sento bene. L'offerta è straordinariamente interessante. Torno subito!". Ma non tornavo più Eheh! Così lo mettevo in dissonanza cognitiva: via via che il tempo passava, lui pensava che doveva aspettare per non perdere un cliente già mezzo infinocchiato e contemporaneamente che il cliente non sarebbe più tornato e contemporaneamente che non poteva perdere troppo tempo… Porello! Poi ho smesso: non volevo avere troppi call-centeristi sulla coscienza. Adesso mettono le voci elettroniche pre-registrate, così il mio metodo infame (me lo dico io stesso ) non può più funzionare. Peccato per me e buon per loro. Poi sono passato al metodo del malato terminale, che però funzionava solo con gli uomini. Provalo! Dicevo, più o meno: "Sono un malato terminale, mi hanno diagnosticato un cancro in fase avanzata, e fra una settimana al massimo morirò. Che vuole che me ne importi a me della tariffa del telefono?". Ai maschi non gliene fregava un beneamato e chiudevano subito con un "Auguri, arrivederci!", e mettevano giù. Le femmine invece cominciavano a piangere, mi raccontavano del loro padre morto per cancro. Una volta ne beccai una a cui il giorno prima avevano diagnosticato un gravissimo cancro del pancreas. Fiumi di lacrime, tragedie varie, strepiti, urla di dolore: un casino… Così ho smesso anche questo.
  15. dyskolos

    Unpopular opinion

    Hai centrato il punto da sardo originario quale sei. Quella ragazza è, se non vado errato, di Casteddu (Cagliari). Ultimamente mi sto interessando alle lingue italiche "minoritarie". Ho deciso, dopo anni, di smettere di confrontare l'italiano con le altre lingue neolatine maggiori (spagnolo, francese, portoghese e romeno). È molto più interessante confrontare il siciliano con lingue come il sardo. Si imparano più cose. L'Italia ha un patrimonio linguistico ricchissimo e senza pari al mondo. Mi dispiace tantissimo quando una lingua muore. Quelle che mostrano una salute migliore (oltre all'italiano, ovviamente, che è in perfettissima salute) sono il sardo, il siciliano, il veneto e il piemontese. L'ultimo mi ha sorpreso parecchio. Il romagnolo ha una caratteristica per certi versi divertente, vista dall'esterno. Oltretutto, ho una sorta di debito morale verso la Sardegna perché è l'unica regione italiana in cui non sono mai stato. La altre, dalla Valle d'Aosta alla Calabria, le ho visitate tutte. Per quanto riguarda le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stato più volte in entrambe. Ahah! La saggezza popolare! Basta sostituire chilla con chidda ed è quasi perfetta. Questo è un proverbio molto diffuso. Forse è appropriato un altro proverbio siciliano che fa: megghiu diri "chi sacciu?" chi diri "chi sapìa?". Non lo traduco: te lo lascio come compito per casa. Avrei una domanda per te. Scusami se approfitto biecamente della tua sapienza. Siccome non riesco a capirlo leggendo libri, non mi resta che chiederlo a un sardo. Spero non sia troppo stupida o pedante (e mi sa che lo è). La doppia d in sardo (dd) è sempre pronunciata come occlusiva retroflessa sonora o qualche volta dentale, come nell'italiano "addetto addolorato"? Insomma sempre /nieɖ:u/ o a volte /nied:u/? Se la risposta è la seconda (e credo di sì), come si distingue graficamente la ɖ dalla d?
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