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dyskolos

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Su dyskolos

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    Il Sommo Misantropo
  • Compleanno 11 febbraio

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  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Italia, Sicilia

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  1. dyskolos

    Compleanni nel WD

    Auguri, capitano @flambar!
  2. dyskolos

    Qualche riflessione sui lettori

    Brava, indovinato Ti vanno bene anche gli armadi dell'Ikea?
  3. dyskolos

    Cosa state scrivendo?

    In bocca al lupo @butch e tanti complimenti!
  4. dyskolos

    Qualche riflessione sui lettori

    Esatto!
  5. dyskolos

    Qualche riflessione sui lettori

    Complimenti al poliziotto! È quello che spesso sostengo (anche qui), cioè che il titolo di studio dice niente o poco sulla "bravura" dello scrittore. Uno può avere pure diciotto lauree, duecentoquarantadue master, ottocentoottantotto PhD, essere un dotto prof. di storia, ecc… eppure non sapere scrivere decentemente nemmeno mezza pagina di un racconto. Poi arriva uno con la terza media, e scopri che scrive molto meglio. Soprattutto se il primo si è laureato con gli esami di gruppo sessantottini Bella domanda! Dipende, secondo me, da tanti fattori. Riassumendo, "trovare un mercato" e "modo di sentire la scrittura" coincidono in un editor bravo. Ecco, buon pranzo Confesso. Il mio vero nome è Eugenio e vinsi il Nobel nel 1975
  6. dyskolos

    Qualche riflessione sui lettori

    Sono d'accordo con te @AdStr In realtà diciamo la stessa cosa. Con la metafora del premio Nobel volevo dire che uno scrittore deve impegnarsi a scrivere con qualità. Se poi vuole scrivere con qualità libri per bimbi o "rosa" alla Harmony o anche una commercialata senza pudore (bella questa ), per me va benissimo.
  7. dyskolos

    Qualche riflessione sui lettori

    Ogni tanto ci vuole Ah ah, non è vero! Non buttarti giù, tu sei molto evoluto Per fare un'osservazione del genere, devi essere per forza evoluto. Mi ricordi quelli che dicono: "Io non fumo, non bevo e non dico parolacce… Cazzo, mi è caduta la sigaretta nella birra!" È una variante dell'annosa questione se uno scrittore debba scrivere con un (o anche di più) occhio al mercato, anche quando questo non richiede la qualità, o debba badare al proprio stile e pensare a scrivere con qualità indipendentemente dal mercato. Io sono più per la seconda opzione, anche per gli esordienti / aspiranti in erba. Si dice sempre che uno scrittore debba rispettare il lettore, e io naturalmente sono d'accordo e firmo col sangue. Io lo rispetto considerandolo evoluto e non sempliciotto. Che rispetto ne avrei — mi chiedo — se lo considerassi a priori sempliciotto, imbecille, o quanto meno non in grado di capire le mie belle e colte "acrobazie" linguistiche d'autore? Io penso che uno "scribacchino" in erba (come me ) debba scrivere con la vittoria del Nobel in mente, o come se stesse scrivendo il miglior libro mai scritto, o simili. Quello va posto come obiettivo, mica come cosa che certamente si avvererà. Come chi corre la maratona: deve aspirare a, e allenarsi per, correre 70km e non i classici 42km e 195 metri. E se ne correrà 70 di chilometri, a maggior ragione ne saprà correre 42 e poco più. Certo, all'inizio può aiutare individuare o crearsi una nicchia di lettori: anche una nicchia di casalinghe sempliciotte (ma chissà quanto poi) può andare bene, in particolare se uno scrive "rosa" (una volta lessi "letteratura da aeroporto" ). Certo, per uno scrittore di thriller legali quella nicchia va meno bene.
  8. dyskolos

    Adele di nuovo in ascensore

    Neanche il mio ma mi sa che Terence non è d'accordo. In un mio romanzetto thriller, Adele era l'assassina, ah ah! La penso come te. Infatti i più accorti dicono che il narratore (o l'autore) tende a scomparire, ma in realtà non scompare mai del tutto. In un altro post parlavo di semi-show e semi-tell. Discorso moooolto lungo e periglioso È che il lettore moderno vuole (in un certo senso) vedere la mela sputata. Ma è la sensibilità di questa nostra epoca e non è detto che in futuro sia così. Magari fra cinquant'anni i lettori non vorranno più vedere la mela sputata e gli parrà meglio sapere che la mela è bacata. Chissà! Chi vivrà vedrà!
  9. dyskolos

    Unpopular opinion

    Mi hai convinto, ora cerco qualcosa in Rete
  10. dyskolos

    Unpopular opinion

    Mi fido, sarà qualche cartone VM 18, e io — giuro —non ho ancora 18 anni
  11. dyskolos

    Unpopular opinion

    Ai miei tempi, io guardavo Holly e Benji È lo stesso cartone? credo di no Lo sospettavo
  12. dyskolos

    Unpopular opinion

    Ai miei tempi, io guardavo Holly e Benji È lo stesso cartone?
  13. dyskolos

    Maledizione!

    Lo faccio anch'io: lo evito e mi ritengo soddisfatto
  14. dyskolos

    Maledizione!

    La seconda persona è meno frequente, in effetti. Eppure una volta un tizio che scriveva opere drammatiche mi disse: «se non soddisfi il pubblico, non va bene». Io risposi: «Ahem… "se non soddisfai", non "se non soddisfi"». Ma forse tu ci hai visto un passato remoto (che è ancora peggio), tipo: una volta io soddisfai il pubblico. Eh no — dico io — si dice: una volta io soddisfeci il pubblico. Sono all'antica, lo so
  15. dyskolos

    Adele di nuovo in ascensore

    Uh, però! Grazie! Prego La bozza precedente era più bella: narratore più nascosto, concetti più asciutti e più incisivi, più "sensoriale"… Ti faccio un esempio tratto dalla fine del frammento: Il "bussò lievemente per tre volte" riesco a visualizzarlo, mentre la parte in grassetto no: la racconta il narratore, ma non si vede. Cioè vedo lei che arriva alla porta, bussa e fa il movimento sottolineato, ma non vedo (non percepisco) che non suona prima di bussare, perché semplicemente non si possono vedere (percepire) cose non avvengono. L'ultima frase in grassetto è invece un commento anticipatorio del narratore, o forse di Adele. Prova a leggere il tratto che ho citato senza i due enunciati in grassetto: la scena ne guadagna e non perdi nulla. Recentemente ho letto uno studio sull'attivazione cerebrale durante la lettura. Dove c'è attivazione, il lettore è coinvolto, dove non c'è attivazione (invece di suonare, Térence sarebbe impazzito) il lettore resta un po' ai margini; ma — precisa lo studio — anche le parti senza attivazione alla fine servono: rallentano il ritmo e consentono al lettore di rifiatare. Potremmo dire che è sempre il vecchio caro show, don't tell, ma in versione neuroscientifica
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