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dyskolos

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    Il Sommo Misantropo
  • Compleanno 11 febbraio

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    Sicilia

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  1. dyskolos

    Cosa state leggendo?

    Ma il Molise non esiste
  2. dyskolos

    Wattpad: opinioni ed esperienze

    Sì Una volta su Wattpad lessi un romanzo rosa che cominciava con un inseguimento: c'era una "berlina di lusso" (l'autore ha tenuto a specificarlo, «ahò, co er macchinone, eh!, mica col pandino») che inseguiva un lupo dentro un bosco fitto fitto (come si fa? ) di notte con la luna. A un certo punto il lupo "semina" la berlina, ma non era un lupo-lupo: era un licantropo, un uomo-lupo. Questo allora vaga per il bosco di notte, al buio. Quando decide di trasformarsi in uomo, vede una bella ragazza vestita di bianco (ma di notte il colore del vestito come si distingue? ) che si aggirava sola nel bosco (sola di notte, così, senza motivo!). Lui allora si vergogna di trasformarsi in uomo perché apparirebbe nudo, e non sta bene davanti a una ragazza (di notte, eh!), allora rimane lupo. La ragazza quindi nota tra gli alberi gli occhi del lupo, così si avvicina e lo accarezza. Cioè, una ragazza sola in un bosco di notte vede luccicare due occhi nel buio e non si spaventa, anzi si avvicina e accarezza la bestia proprietaria degli occhi . Capolavoro! Ho sperato che fosse indicato il genere comico, invece c'era solo rosa
  3. dyskolos

    Wattpad: opinioni ed esperienze

    Può essere, in effetti il correttore non lo dovrebbe segnalare perché è una voce del verbo avvolgere. Comunque questo non è un'attenuante perché vorrebbe dire che la gente manda cose su WP senza averle rilette. In ogni caso si possono correggere dopo, se uno se ne accorge… AbbastanzE («abbastanze belle e filosofiche») però il correttore lo segnala. Per giunta, è la prima volta che leggo l'avverbio abbastanza usato in forma aggettivale e quindi accordato col sostantivo: è proprio vero che non si finisce mai di imparare.
  4. dyskolos

    Wattpad: opinioni ed esperienze

    Poco fa sono entrato in Wattpad, vado nella sezione dei racconti brevi e mi dico "Ora mi leggo un bel racconto". Il primo che mi si para davanti ha come titolo "cio' a cui penso": nota l'apostrofo usato a mo' di accento. Mi dico: "Sarà una svista. Può capitare. Andiamo avanti". Due centimetri più in basso, leggo questa frase: "avvolte mi vengono in mente delle frasi o mini, mini storie abbastanze belle e filosofiche quindi... niente, leggete". "Ok, leggo! Magari ci sono racconti filosofici che interpretano le leggi dell'universo o qualche riflessione su 'chi siamo' e 'dove andiamo'". Leggo il primo racconto: titolo "pensando", svolgimento: «Sono a scuola. "Lui" ha detto che io ero solo un gioco, questo me lo disse la sera che gli confessai il mio amore. Sto ancora pensando a quella frase mentre guardo l'astuccio. Tutti vengono al mio banco chiedendomi se sto bene e see ne vanno senza risposta. Ora vorrei che qualcuno si avvicini a me, si metta seduto di fronte a me e mi chieda "è così interessante l'astuc…"». Uhm… e le «mini, mini storie abbastanze belle e filosofiche» che «avvolte» (in cosa?) vengono in mente all'autrice, dove sono? Sì, lei riflette guardando l'astuccio: sarà questo che rende il racconto filosofico Voglio dire, c'è di tutto su Wattpad: di tutto di più, come la RAI
  5. dyskolos

    Unpopular opinion

    Ho Trilussa in firma, forse proprio nella poesia a cui ti riferisci: grande verità, è questione de nummeri…
  6. dyskolos

    Il rito dell'orizzonte

    Ciao @Kasimiro ti ringrazio per tutte le bellissime parole che hai usato per il mio racconto: mi hai commosso. Ho gradito molto il tuo passaggio. Ricordo ancora il tuo racconto, quello che ho commentato e che contiene il dialogo tra una madre e una figlia. Davvero bello! Poi per uno come me, che ama il teatro e l'ha pure fatto per anni, è il massimo. Direi di sì. Me lo raccontò mio nonno (1916 - 1988). Il custode del cimitero aveva un alloggio di servizio accanto al cimitero. Un giorno ci mise un grammofono e ascoltava diverse canzoni a volume non troppo alto, però, quando si passava davanti alla sua casetta, si sentiva la musica. Di tanto in tanto alzava il volume e la musica si sentiva in tutto il piazzale di fronte al cimitero. Anche la pianura padana è un posto molto poetico, specie alcuni scorci quando c'è la nebbia. Io sono nato a Milano e ci ho vissuto per anni. Certi angoli della città e delle zone intorno sono favolosi. Ieri ho scritto un racconto e l'ho ambientato proprio nella pianura padana in inverno, in un giorno di nebbia. Certe atmosfere mi hanno ispirato particolarmente. Grazie di tutto, @Kasimiro, rifletterò su alcune osservazioni intelligenti che mi hai rivolto e ne farò tesoro. Alla prossima, buona scrittura!
  7. dyskolos

    La rivolta dell'arcobaleno

    Grazie per il commento, @Adelaide J. Pellitteri Confesso che mi hai sorpreso in punto. In questo: Uhm… confesso che a primo acchito sono rimasto così: Come min… ehm… come diavolo l'ha capito? Poi un secondo dopo mi sono detto: "Ah è siciliana, quindi non è strano che conosca la materia". Be', ammetto che, mentre scrivevo, ho pensato a lungo a quella strage. All'inizio no: è una storia ispirata a un racconto di mio nonno, ma poi, non so bene perché, ho pensato a Giuliano e alla strage di Portella. È come se tu mi avessi letto nel pensiero. Avrai poteri sovrannaturali Perdonatissima! Anzi, doppie, triple e quadruple (e oltre) grazie per l'attenzione che hai gentilmente dedicato al mio raccontino. Nella mia idea la trama è molto simile a quella che hai ricostruito ma c'è qualche differenza. Rosario ce l'ha a morte con i mafiosi che chiedono il pizzo ai contadini e hanno ucciso il padre Manfredi che si rifiutava di pagare, allora decide di organizzare una doppia rivolta tra i pescatori e i contadini. Ai pescatori non hanno mai chiesto il pizzo, perché andavano per mare, dunque non avevano a che fare molto con la mafia: diciamo che i "diretti interessati" sono solo i contadini. Allora inventa una scusa per fare andare i pescatori sulla montagna. Sono gente ignorante e quindi si sono bevuti la storia, che già sapevano, della pentola d'oro. Quindi Rosario parla con Procopio, il quale si incarica di coinvolgere i 120 pescatori, ma evidentemente i mafiosi vengono a sapere tutto. I contadini invece sanno della potenza della mafia e decidono per paura (omertà?) di non ribellarsi e di continuare a pagare il pizzo. Fifì e Fofò vanno via dicendo: "Hanno saputo". Ma non specificano chi ha saputo e che cosa. Evidentemente a sapere sono stati i mafiosi (non i contadini), che infatti poi reprimono a modo loro la rivolta: trovano i pescatori in cerca della pentola e li uccidono tutti. I sei energumeni sono i capimafia, che ordinano la strage. I pescatori vanno disarmati (vivendo in mare, dove se ti tolgono la barca, sei morto) perché non hanno dimestichezza con le armi. Rosario spera che i mafiosi siano solo quei quattro che chiedono il pizzo, i pescatori sono 120: insomma 120 contro 4 devono vincere. Rosario, mediante Procopio, infatti, invita i pescatori ad allontanare quelli armati, cioè i mafiosi. Insomma la rivolta finisce male: i pescatori vengono uccisi tutti, i contadini neppure ci provano a ribellarsi. Al massimo, come racconta Maddalena, fanno donazioni alla famiglia di Manfredi (Maddalena e Rosario). Succedeva davvero così nei piccoli paesi. Il diario. Rosario non esce di casa col diario, esce dalla sua stanza. Questo punto mi ha fatto penare parecchio (confesso ) perché in effetti c'era l'ambiguità che hai notato tu giustamente. Io ho cercato di risolverla aggiungendo il "ne". Prima era "andò nella sua stanza e uscì" (esce dalla stanza o dalla casa?), poi ho messo "andò nella sua stanza e ne uscì", ma, chiaro, questo espediente non è bastato! Questo non è un refuso. Setoso significa più o meno "come la seta". Setoloso sta per "come le setole". All'inizio ci avevo messo "ispidi" ma poco prima di mandare il racconto, ne ho letto un altro che conteneva la frase "capelli ispidi"; allora mi sono detto: "Dysk, cambia ispidi dal tuo racconto, forse capelli ispidi è troppo inflazionato", allora sono tornato indietro, ho tolto ispidi e ci ho messo setolosi, che in fondo è lo stesso Ti vengo a trovare in manicomio, promesso Grazie di tutto, cara Una delle cose più interessanti dell'Officina è scoprire la differenza tra ciò che parte dalla testa dello scrittore e ciò che arriva in quella del lettore.
  8. dyskolos

    La rivolta dell'arcobaleno

    In una terra dove persino il sole fa particolarità, risplendendo in una parte più e meno altrove, c’era un paesino sotto un monte a occidente, che alzava l’orizzonte anticipando il tramonto. Ad aggirare quel monte, avevano costruito una strada larga in terra battuta. Questa per un lungo tratto dava su uno strapiombo, che terminava giù nell’acqua azzurra del mare, tra onde e scogli; dall’altra parte cresceva una pineta folta. Di là dal monte, oltre il precipizio e la pineta, si distendeva una vasta pianura, che in paese era detta “Pianura Grande”. Lì la strada digradava e l’orizzonte si faceva più basso così che il sole tramontava più tardi che nel paesino; e proprio lì i contadini del luogo possedevano fazzoletti di terra che coltivavano con amore. E ci andavano con le bestie, tutti i giorni; anche quando soffiava lo scirocco e appesantiva gli zapponi di umidità; anche quando il calendario cambiava di colore. Rosario rientrò a casa dalla madre Maddalena. «Ci sono quattro uomini armati con lupare sulla strada della Pianura Grande.» «Li hai visti?» «Sì, mamma, mi sono nascosto dietro a un cespuglio e li ho sentiti chiedere la tassa a chi passava con muli e asini.» «Dopo che hanno scaraventato tuo padre Manfredi giù nel mare, non sono ancora contenti! Così lo hanno ringraziato perché si rifiutava di pagare. E il corpo… Il corpo non lo ha mai ritrovato nessuno: ora lo bagna la pioggia e lo muove il vento.» Si fermò, abbassò gli occhi e aggiunse con voce grave, scuotendo la testa: «Questi vogliono succhiarci il sangue dalle vene, questi!» «Maledetti!» Rosario sospirò osservando la finestra aperta che si affacciava sul porticciolo. «Sono arrivati i Carabinieri, i quattro hanno calato le coppole e li hanno ringraziati, ma in un altro modo.» Si affacciò alla finestra e gridò con tutta la voce che aveva in corpo: «Bastardi!». «Bastardi!» ripeté Maddalena tra i denti, con disprezzo. «Mio padre… Non posso morire senza averlo vendicato.» Corse nella sua stanza, prese il diario segreto, se lo strinse al petto e ne uscì. La signora Maddalena lo guardò in lacrime e gli sussurrò in un orecchio abbracciandolo: «Quello, te lo ha regalato Manfredi prima di lasciarci per sempre. Abbine cura.» Rosario scese al porticciolo. I pescatori rammendavano le reti squarciate nella pesca della notte precedente e lavavano le nasse, sulla banchina cui le loro barchette erano assicurate con funi nodose, prestando i fianchi all’acqua che ci sbatteva contro e produceva un suono ritmato. Un ragazzo stava in piedi su una di esse, e Rosario gli s’avvicinò. «Procopio!» Lo chiamò così, una sola volta, e quello gli rivolse lo sguardo. Rosario continuò: «Ricordi l’arcobaleno di ieri dopo la pioggia?». «Sì, era bellissimo.» «Usciva dalla pineta.» «Ricordo bene.» «Là, da dove viene l’arcobaleno, c’è una pentola di monete d’oro.» «Lo dice pure una favola. Quando in alto mare incontriamo un arcobaleno, sappiamo che sul fondo laggiù c’è una pentola.» «La saggezza popolare ha sempre ragione. Vuoi quella pentola?» «Sì, sarebbe una buona cosa per noi poveri pescatori.» «Quanti siete?» domandò Rosario. «Centoventi.» «Dovrete cercarla: più siete, meglio è. Se riesci a portarli tutti alla pineta domenica mattina alle nove, la pentola sarà vostra.» «Oggi è martedì, ho poco tempo per parlare con loro e convincerli» disse Procopio. «Ce la farai. Ricorda che non dovete portare armi, così vuole la favola, e se vedete qualcuno armato, lo allontanerete.» L’indomani mattina Procopio parlò con Rosario. «Li ho convinti tutti. È dura la vita di mare, che l’unica cosa che possiedi davvero è la barchetta su cui peschi. Se te la levano, sei morto.» Rosario si recò in un bar e vi trovò Giorgio. «Come va con la compagnia teatrale?» gli domandò. «Abbastanza bene. Fra un mese ci esibiremo nel teatrino del paese: Teatro Vitale si chiama adesso col nuovo proprietario.» «Avete le chiavi?» «Sì, il Comune ce le presta per le prove e il signor Vitale è d’accordo: viene ad assistere e ci fa tante osservazioni intelligenti.» Il giovane passeggiava per la via verso casa osservando il monte con espressione pensosa. Entrò. «Mamma, ho bisogno di radunare i contadini al Teatro Vitale sabato mattina alle sette.» «Che hai in mente?» «Voglio che non paghino più la tassa a quegli sgherri venuti da chissà dove.» Maddalena gli carezzò i capelli setolosi e le guance. «Sono stanchi di pagare, mi dicono.» Sollevò il viso al soffitto, giungendo le mani. «Noi lo sappiamo bene perché abbiamo già pagato con la vita.» Poi piantò uno sguardo torvo sul figlio e continuò: «Un pedaggio salato… e così oggi siamo ridotti a vivere delle donazioni che ci fanno gli altri contadini impietositi.» «Mio padre era ben voluto.» «Ci penso io per quel raduno.» La sera Maddalena tornò a casa. «Saranno tutti al teatro sabato mattina. Ho sparso la voce tra gli zappatori più anziani.» Ma quel giorno, all’ora convenuta, solo due persone affollavano il teatro: Fifì e Fofò, i due scemi del villaggio. Due sventurati che avevano perso la testa e farneticavano tutto il santo giorno, si mormorava in giro. Uno disse: «Preferiscono pagare», mentre si avviavano all’uscita. «E sgobbare sulla terra.» «Hanno saputo.» E volarono via. «Chi ha saputo e cosa?» chiese Rosario alla madre. «Pensavo che sarebbero venuti almeno al teatro, e invece hanno pagato anche oggi.» Sei energumeni ben vestiti guardavano il paesino dal monte, in doppiopetto gessato e cravatta, con gli occhiali scuri appollaiati sul naso e le dita straboccanti di anelli lucidi, un cappello nero sulla testa e bracciali d’oro intorno ai polsi. E ridevano sotto i baffoni a manubrio. L’indomani, domenica, i pescatori salirono in massa a cercare la pentola nella pineta. Non c’era nessuna pentola. Solo guai e camicie bucate. Le donne aspettarono invano fino a sera. Rosario si rinchiuse nella sua stanza; prese il diario, una penna e scrisse in rosso: «La rivolta è andata male e si è trasformata in una strage». E più avanti: «Padre, i vostri amici contadini non vi hanno onorato». «Vendicherò la vostra morte, prima o poi!» aggiunse in verde.
  9. dyskolos

    Quelle oscurità che soffocano lo scrittore

    Mi dispiace tanto Hai la mia solidarietà. Sì, anche adesso. Io reagisco rispondendo NO a questa domanda; anzi, più divento triste, più scrivo. Perché per me la scrittura è un atto naturale, come dormire, respirare, sentire il cuore che batte… Smettere di scrivere è come smettere di respirare, smettere di dormire, ecc… È come smettere di vivere, in una parola. Scrivere aiuta, ti tiene legato alla vita, ti fa svagare, ti fa viaggiare, ti tiene il cervello e il cuore in funzione, in senso proprio e figurato. Non smettere mai, sforzati, poi diventa naturale e ti aiuto a superare il lutto. Casomai cambiano le cose che scrivi. Quella porta murata nella tua mente puoi riaprirla immaginando cosa c'è oltre e scrivendolo prima per te, poi per gli altri. Può essere una bella terapia e un viaggio interessante.
  10. dyskolos

    Due prime persone ed epilogo... troppe voci narranti?

    Ti sei dato tu stesso la risposta. Se il POV terzo è confusionario, allora, sì, crea confusione. Se invece non è confusionario, ci può stare benissimo
  11. dyskolos

    Incipit ad effetto

    Direi di no, anche se in qualche contesto non lo vedrei malissimo. Qui direi di sì Può andare, se descrivi un'azione del personaggio o, in certi contesti, se descrivi un paesaggio. Comunque la risposta, a mio avviso, dipende fortemente dal tipo di testo e dalla sua lunghezza: se, per dire, è un racconto breve o un romanzo, le cose sono diverse. Se è un flusso di coscienza, per dire, allora escluderei l'ipotesi della cosa slegata dal contesto. Se è un saggio sulla vendemmia o sulla savana del Kenya, per dire, il paesaggio introduttivo va benissimo. Se è un testo basato su onomatopee, allora cominciare con una parola onomatopeica potrebbe essere appropriato e magari la migliore soluzione. Se è un testo comico oppure sperimentale, cominciare con la descrizione di un personaggio particolarmente buffo, bizzarro, uno che si mette i calzini sulle scarpe e i guanti sui capelli, potrebbe andare "alla grande". Eccetera. E allora, caro fratello WDiano, alla fine la vera risposta è: dipende.
  12. dyskolos

    Scovare una sorella misteriosa

    La signora Ester! Adesso è morta, però ha sbagliato. Se dici una bugia alla polizia, poi sei costretta a trovare una bugia più grossa per giustificare la prima. E così le è successo: si è addirittura inventata gravidanze a sua insaputa E poi finisci nella spirale o nel tunnel. Lei voleva nascondere la tresca con ll conducente dell'autobus, secondo me. Il caso Yara Gambirasio è il più interessante degli ultimi 15 anni. Purtroppo ci è scappato il morto. Prima c'era quello di Cogne. E anche lì ci è scappato il morto.
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