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Stevesteve

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Tutti i contenuti di Stevesteve

  1. Stevesteve

    Cloe è tornata 2di4

    premessa: siccome lo sto facendo per me, mi esercito qui a tagliare, dove mi sembra che verrebbe meglio. Naturalmente, son gusti , ma magari qualcosa potrebbe piacerti. Premessa due: mi piace molto come scrivi, bella l'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi. «Non ho immagini definite, riguardo a mia madre; piuttosto: sensazioni.» forse meglio "alla" innegabile qui mi pare stoni che il corpo fosse nudo lo hai già scritto, ripeterlo qui toglie forza a "bianco". se la spaventavano non c'è bisogno di definirle arcigne, che anzi "edulcora" la paura. una di esse si anima e viene avanti: è Manfred, il più giovane dei suoi due fratelli, piccoli occhi gialli da serpente, taglio sottile della bocca. «Che cazzo sei tornata a fare?» occhi e bocca come li hai così vividamente descritti bastano a rendere chi è il fratello, senza tanti aggettivi. Inutile anche "solita malagrazia", già contenuta nella frase con la quale le si rivolge. ______________________________ Beh, sono arrivato qui, la storia mi ha incuriosito, penso continuerò a leggerla. Spero qualcosa ti possa essere utile. Stefano
  2. Stevesteve

    Speedy Paolino

    L'idea è carina: un ragazzino così veloce in azione e pensiero da battere tutti a scacchi. Divertente pure il tentativo della respirazione yoga. L'incontro con il bratipo annuncia la svolta, che però non arriva: non sembra sia cambiato niente, scambia ancora the e brodo, si infila pantaloni senza mutande... Vede l'alba, sì, questa sembra la novità, ma in che modo questo fatto nuovo "dipende" dall'incontro col bradipo? Sono rimasto deluso dal finale, in un racconto il lettore si aspetta che ogni elemento narrativo abbia una funzione, invece se ci sono nessi fra l'evento "incontro con il bradipo" e "oggi vedo l'alba", io non li ho colti. In sostanza, che cosa volevi comunicare a chi legge? Era interessante anche l'idea che il bambino ha circa il bradipo che, in quanto lento, starebbe male: occasione per riflettere sulla relatività delle percezioni. La scrittura va via scorrevole, si fa leggere piacevolmente. Ci sono tanti spunti - la lezione yoga, i dispetti alla sorella, i tentativi dei genitori, il potenziale futuro da matematico - che potrebbero essere estesi, aggiungendo particolari per dare maggiore sostanza alla figura del bambino velocissimo. Però credo si debba alla fine arrivare a uno stato diverso da quello da cui si è partiti. Qui metterei due punti dopo "dote", perchè andare a capo? Personalmente preferisco usare le virgolette solo quando tutto il periodo è dialogo. Si potrebbe scrivere: Chissà, forse avrà un futuro da matematico, pensò la mamma.  Oppure: La mamma pensò che forse avrebbe avuto un futuro da matematico. [così è pesante, meglio la tua versione]. Ma su questo le scuole di pensiero sono le più diverse, così come i gusti, e non vorrei impelagarmi in esercizi di stile. Stefano
  3. Stevesteve

    La dottoressa C.

    La trama si annuncia interessante: quattro pazienti promettono sviluppi su vari fronti. Della protagonista sappiamo che sta per andare in pensione, ha alcuni rituali, sta rinviando un bilancio della sua vita. La mia aspettativa di lettore è che le tematiche dei suoi pazienti le daranno alcune occasioni per cominciare a farlo. Che sia una psicoterapeuta forse andrebbe fatto capire all'inizio, se no come farebbe a sapere, ad esempio, degli amanti della prima paziente? Lo stile è a tratti ingarbugliato, la punteggiatura direi che meriti più attenzione. Sotto provo a esporre alcuni esempi, solo su alcune parti di testo. Oltre che ripetuto, "suo/a" mi sembra superfluo. Anche la virgola dopo "matrimoniale". Cambierei così la punteggiatura: Domani è il tre marzo, lesse. Dopodomani, pensò, compirò.... "pens..." : troppe ripetizioni. MAIUSC +F7 di word di solito mi è di grande aiuto La prima frase la toglierei, l'unica informazione in più è il numero di appuntamenti, potresti aggiungerla, se proprio necessaria,.nel paragrafo precedente. Comincerei con "Il primo appuntamento era alle nove..." Metterei qualche ";" fra figlio, marito, amanti. "se fossimo inclini alla semplificazione intellettuale, non esiteremmo": mi arriva "pesante". Perchè "almeno" due amanti? Proverei così, dopo "attraente" riferito al marito: "due amanti: un giovane bello e squattrinato e un vecchio agiato e influente." ______________________________ Le descrizione così dettagliata dell'amante-2 come lettore mi sconcerta, perchè il punto di vista passa improvvisamente dalla dottoressa allo scrittore. "ebbrezza del carcere"? Farei tagli proprio drastici. Per esempio: Soffriva di attacchi di panico e fobie: guidare, mangiare in pubblico, prendere l'ascensore, baciare suo marito, le sole idee la facevano letteralmente vomitare. Ciò che la preoccupava maggiormanete, tuttavia, era la guida. Non guidare la faceva sentire soffocata, senz'aria, più che stare rinchiusa in ascensore, più di un boccone di traverso, più della lingua di suo marito in fondo alla gola. Ci sono tutte le premesse per un bel racconto, aspetto il seguito. Stefano
  4. Stevesteve

    Segnalazioni problemi tecnici

    due domande: 1) più che un problema tecnico si tratta di mia ignoranza (perchè una volta l'ho pure fatto ma ora non ritrovo come): come si fa a mettere la linguetta nera che indica il genere di racconto? 2) si può aggiungerla dopo aver pubblicato il post iniziale? Grazie Stefano
  5. Stevesteve

    In ascensore [revisionato]

    Grazie freedom writer (imparerò a evidenziare i nick?) per l'attenzione che hai messo. In effetti in è più corretto che sull: si può non finir mai di rivedere. Non scriverei mai "riversare in lei il suo piacere", ma si tratta, appunto, di gusti. Il racconto l'ho scritto un bel po' di tempo fa, non posso ricordare che cosa esattamente avessi in mente, semplicemente immagino che ognuno si possa fare film che non hanno intenzione di diventare realtà e che perciò possono avere la natura anche brutale dei sogni.. La ragazza potrebbe anche avere venticinque anni, ma nel racconto venticinque sono soltanto i piani : sono molto interessanti queste estensioni di significato parzialmente inconsce 😎. Una maggiore e migliore descrizione dei personaggi si potrebbe fare, certo: sarebbe un altro racconto, con un altro ritmo, qui ho voluto schizzare i personaggi nell'arco di tempo che un ascensore ci mette a salire venticinque piani.
  6. Stevesteve

    In ascensore

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/41831-amore-giovane/?do=findComment&comment=740561 ____________________________________________________________________________________________________________________________ IN ASCENSORE Salgono insieme sull’ascensore. Lui va al 25° piano. Anche lei. Lui è di media statura, media corporatura, media età. Appena stempiato. Sudato. Ha parcheggiato con difficoltà lasciando l’auto un po’ di traverso. Ha percorso sotto il sole il tratto di marciapiede lungo l’edificio dentro al quale è poi entrato. È un po’ teso perchè deve avere un colloquio per un posto di lavoro importante. Non ne sa molto ma ha deciso di tentare. In verità non gliene frega niente, dato che ha già un lavoro soddisfacente. Ci va per mettersi alla prova, per vedere se vale. Per gratificarsi. Lei è giovane, spigliata. L’aria condizionata dell’ingresso le ha gelato la camicetta di seta sulla schiena. Viene direttamente dal parrucchiere all’angolo. Torna a casa, dove finirà di prepararsi per la serata. Si osserva uno sbaffo scuro sulla scarpa sinistra, di camoscio color tortora. Resta indecisa se provare a pulirlo: sarebbe un movimento poco elegante. Lo fa, poi sorride di sghimbescio al compagno di ascensore, per scusarsi. Lui lo prende per un vero sorriso. Si è accorto della manovra con la scarpa, ma magari era un pretesto, pensa. Sorride a sua volta ma lei ha già voltato lo sguardo. Ora guardano entrambi la bottoniera. Poi l’indicatore dei piani. Il pavimento. Lui pensa che potrebbe gratificarsi anche conquistando quella donna. Lei si sente osservata ma le capita spesso. Venticinque piani sono tanti e questo ascensore è lento. Le fa piacere essere guardata. Fingendo di aggiustare un ciuffo di capelli si gira fuggevolmente: lui la sta fissando. Ora è infastidita. Lui si aggiusta la camicia, si schiarisce la voce, si dondola da un piede all’altro. Potrebbe gratificarsi anche violentandola, perchè no. Poco tempo. Ma no, mica è necessario proprio venirle dentro. Potrebbe violentarla pizzicandole un capezzolo. Oppure, strappandole i vestiti. Urlerebbe. Potrebbe minacciarla per farla stare zitta. Non lo farò, ma potrei farlo. Dunque sei in mio potere, pensa lui. Sembra carino, pensa lei. È così impacciato che le viene voglia di parlare per prima. Intanto giocherella con la collana. Lo sbaffo sulla scarpa è rimasto tale e quale. Sorride a sè stessa e pensa che potrebbe farne qualsiasi cosa, di quel tipo. Potrebbe farlo innamorare. Oppure solo eccitarlo, provocarlo. Farsi invitare a cena e non andarci. O andarci: potrebbe anche essere piacevole. Lo sente plasmabile. Potrebbe gratificarsi anche uccidendola, pensa lui. Se la strozza lei si divincola e restano tracce. Un colpo alla carotide con taglio della mano: lei resta senza fiato a occhi sbarrati e lui la uccide con calma. Lei sta sbirciando il giornale che l’uomo tiene in mano. Lui se ne accorge e coglie l’occasione per attaccare discorso chiedendole se vuole leggerlo. Glielo porge. Lei lo guarda un attimo, ringrazia e glielo restituisce con un commento su uno dei titoli della prima pagina. Lui risponde con un’osservazione sul caldo di quei giorni. Lei sta per replicare ma le porte automatiche dell’ascensore si aprono. È il venticinquesimo piano. Lei si avvia verso la porta di fronte con la chiave in mano. Lui apre la bocca senza emettere alcun suono. Fa un passo verso di lei. Dieci minuti dopo, dove aveva appuntamento per il colloquio, lo cancellano dalla lista.
  7. Stevesteve

    In ascensore

    ho fatto io, spero di aver fatto bene. Il racconto [revisionato] sta qui
  8. Stevesteve

    Sfinge

    Carino, mi piacciono i racconti con finale acido. In generale ben scritto, alcune osservazioni: - invece di "brutta donna" direi "donna brutta": la prima espressione ha un sottinteso di malvagità, come "una brutta persona", mentre la seconda si riferisce chiaramente all'aspetto fisico. Perchè ti riferivi all'aspetto fisico, giusto? O volevi anticipare il comportamento finale? Ma quando si incontrano il tipo non sa ancora... - Il sogno mi sembra un po' appiccicato, se lo togli che cosa cambia nel significato del racconto? Secondo ma stai un pò ingannando il lettore, al quale stai anticipando "il tipo conosce una tipa disperata" però poi niente del racconto va in quella direzione. - "mi ero sentito incapace di proseguire con la mia vita" sembra eccessivo: non c'è niente prima - "m'era rimasto solo il cane dopo aver perso...." - che lo renda plausibile. Stefano
  9. Stevesteve

    Giuditta e Oloferne

    Il mio l'ho da poco ripulito, ha un'età 😊. Mi farebbe piacere leggere il tuo, come lo trovo?
  10. Stevesteve

    In ascensore

    Grazie del commento. La mia intenzione era dare l'idea del tipo come di uno interessato al colloquio ma non tanto da non essere disponibile ad andare dietro a un nuovo interesse. Si tratta comunque più di un'atmosfera che di una storia chiusa. Ne ho scritta una versione revisionata che però non posso pubblicare qui. Appena sarò riuscito a scrivere una nuova recensione la pubblicherò e metterò qui il link.
  11. Stevesteve

    Meucci Agency

    Grazie! Non conoscevo la distinzione. Ora che l'ho letta immagino che autocollocarsi in literary aiuti ad essere scartati 😊. Curioso di sapere quale spunta ha messo chi ha partecipato. Risposte alle altre domande?
  12. Stevesteve

    Nuvole

    Bello. Al maschile perché, se si prova a leggerlo in fila, senza le interruzioni dei versi, a me pare più un gioellino di racconto che una poesia. Stefano
  13. Stevesteve

    Meucci Agency

    Domande rivolte a chi ha già compilato il form: Commercial / upmarket / literary che cosa si intende? qui tutti literay, immagino.. giusto? Tag potete postarne l'elenco così non bisogna pensarci sul momento? Sinossi: c'è un limite di caratteri, o battute? Se sì, quale? Domicilio fiscale: si tratta di stati? Città? oppure? Insomma che tipo di elenco appare? Grazie! Stefano
  14. Stevesteve

    In ascensore

    Mi piace l'idea dei piani diversi... però però... poi si perde il dubbio circa l'uscita insieme allo stesso piano. A volte tocchi una virgola da una parte e devi ritarare. Ma è pure questo il divertente. Nella versione revisionata ho aggiunto, alla fine, ": assente".
  15. Stevesteve

    I demoni meridiani

    L'andamento mi piace: partire dalla fine con l'annuncio immediato , non esplicitati, di qualcosa di quantomeno strano successo ai quattro amici, crea attesa. L'attesa è ben coltivata dalle descrizione degli incontri, della preparazione dello scenario di qualcosa di ancora indeterminato. Poi, quando "il fatto" avviene, a me è arrivato come una soluzione facile (facile intendo che poteva essere qualsiasi altro "fatto"), non preparata nemmeno con qualche piccolo indizio, qualche precedente. Insomma arriva un po' gratuito. Mi sarei anche aspettato una minima caratterizzazione - a volte basta una sfumatura, un tic - dei quattro personaggi , così sarebbero potuti essere cinque o sette e niente sarebbe cambiato. Lo stile a periodi brevi mi piace molto e mi pare sia adatto al contenuto. Un racconto gradevole, complimenti. Stefano
  16. Stevesteve

    In ascensore

    (grazie)
  17. Stevesteve

    Io vagabondo che son io

    che dire? Ti sei divertito e va bene. Gli errori però sono troppi per far credere che si tratti di un racconto. Un'idea c'è - un lettore di una casa editrice davanti a un testo sgrammaticato - ma mi pare che tu l'abbia solo "esposta". Insomma, lo "svolgimento" dov'è? Stefano
  18. Stevesteve

    In ascensore

    mi sembrava invece interessante, forse sopratutto per chi ha postato critiche e/o suggerimenti, poter leggere nello stesso thread il risultato finale. Comunque se questa è la regola ovviamente la rispetterò, grazie comunque. "Se invierai a uno staffer qualsiasi il link a un commento valido,": qui proprio non ho capito Stefano
  19. Stevesteve

    Io porto il futuro

    piacevole da leggere, non lo direi proprio un racconto, più una serie di considerazioni personali sui valori della vita e sulla bellezza dell'essere figlia pronta a diventare madre. Se dovessei cavarmenla con un solo aggettivo sceglierei "edificante", che può valere come un apprezzamento più alla persona che alla scrittrice. L'incipit è un buon tentativo, anche se non originale, ma il lettore dovrebbe "essere informato" almeno un po' dopo la seconda o la terza riga.
  20. Stevesteve

    In ascensore

    @Jacopo Stefanett, grazie, circa il finale, la risposta sta nel mio post precedente
  21. Stevesteve

    In ascensore

    grazie a tutti, all'ascensore va benissimo il salotto, il poverino era rimasto qualche giorno con zero commenti @paolati : "gratificarsi" l'ho volutamente ripetuto, ma forse hai ragione tu, la seconda volta suonerebbe meglio un altro verbo; allora: nello stesso edificio (vanno al venticinquesimo piano, quindi edificio grandino) ci sono sia uffici sia abitazioni, il tipo sta andando ad un colloquio di lavoro, la tipa sta tornando a casa. L'ultima azione descritta della tipa è aprire la porta di casa sua, l'ultima azione descritta del tipo è fare un passo verso di lei. Quello che succede dopo, se pure succedesse qualcosa, è tutto tuo :-), e ti puoi togliere infinite curiosità.
  22. Stevesteve

    In ascensore

    Al colloquio lo hanno cancellato perché non ci è andato 😊
  23. Stevesteve

    Reading

    È il primo racconto che inserisco, spero di aver fatto tutto bene. https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/41877-sono-patetico/?do=findComment&comment=739328 Reading Toccava a lui. Si meravigliò di non sentirsi emozionato. Eppure, per la prima volta avrebbe letto in pubblico un suo racconto. Lo aveva preceduto una ragazza inglese con una poesia, densa di morte segaligna e oscura. Budella appese come lenzuola ad asciugare al vento del dolore. E lui, con la sua prosa elegante, la consecutio sempre a modino, l’impercettibile sbavatura sintattica a testimoniare la capacità di piegare la lingua allo stile? Toccava a lui. Si versò un mezzo bicchiere d’acqua. Cercò tra il pubblico il volto noto di qualche amico. Cominciò a leggere. Fu piacevolmente sorpreso nell’ascoltare la propria voce invece che le parole interiori dell’abituale lettura silenziosa. La lettura è un atto intrinsecamente individuale: non era una bestemmia averlo reso pubblico? Avergli dato il limite di affidarlo ad una voce, fosse pure quella dell’autore? Leggeva con espressione, con i giusti accenti, con gli alti e i bassi e i brevi e i lunghi necessari. E, intanto che leggeva, stava anche altrove. A sentirsi leggere. Sarebbe stato corretto considerare questa capacità di sdoppiamento come un arricchimento dell’esperienza? Come se tante macchine da presa riprendessero lo stesso evento da angolazioni differenti? O non rappresentava, piuttosto, un impoverimento? Per il non essere in grado di stare tutto dentro a quanto stava avvenendo e viverlo in pieno mentre avveniva? E’ spirito critico. E’ intelligenza. E’ capacità di governare più punti di vista. E’ dolore. E’ dolore acquietato. E’ dolore lontano. A volte dolce. Mai disperato. Pure: dolore. Ricordò esattamente la prima volta in cui era stato consapevole di essere presente e, allo stesso tempo, di guardarsi da fuori. Si era fatto silenzio. Il pubblico era attento. Qualche bisbiglio iniziale era scomparso sotto ai cubi a forma di pietra antica che facevano da sedili. Bevve ancora un sorso. Dovette poi spostare la bottiglietta d’acqua che, per come l’aveva posata sul tavolo, attraversata ora dalla luce del faretto, mandava ombre oblique e mosse sul foglio che leggeva. Un paio di pagine, per un incontro fortuito in ascensore, ambiguo di gesti e di pensieri. Anche i due personaggi del racconto vedevano sé stessi da fuori, mentre l’ascensore saliva i 25 piani previsti dall’autore. Era arrivato in una stanza piena di persone tutte sedute lungo le pareti. Parlavano tutti a bassa voce. Qualcuno piangeva. Alla casa degli zii poco fuori città, dove - per vicende economiche familiari: un fallimento aziendale - viveva da qualche mese, erano andati a prenderlo i due cugini più grandi, tutti compresi nel compito da adulti - appena uno dei due aveva l’età della patente - cui assolvevano. Aveva intuito qualcosa di oscuro: già la mattina lo zio - si era durante le vacanze di natale - era inusualmente tornato a casa poco dopo essere uscito ed aveva parlato con voce concitata appartandosi con la zia. La lettura del racconto terminò. Ebbe piacere degli applausi, che gli parvero convinti, e fu contento del sorriso annuente di una sconosciuta. Avrebbe dovuto, come da scaletta, passare il microfono al vicino di destra. Si rese conto dello sconcerto degli amici organizzatori quando, invece, attaccò a leggere un altro racconto, previsto per la seconda parte della serata, dopo la pausa. Questo diceva della giornata allo stadio di un intellettualino. Di quelli - ma guarda a volte com’è buffa la vita! - che non riescono a stare in pieno nemmeno con le proprie emozioni più terra terra senza infiorettarle di ragionamenti intelligenti. Per quanto, da grande, lo avesse chiesto a tutti, non era più riuscito a ricostruire chi infine gli avesse detto che quel giorno, un colpo al cuore, zac, era morto suo padre. Forse, non glielo aveva mai detto nessuno. Forse è una delle cose che non sta bene dire. Meglio, meno doloroso sottintenderla, dovevano aver pensato. Per non turbarlo troppo. Per il suo bene, evidentemente. Insomma, era stata quella volta in quella stanza con tutti seduti sulle seggiole lungo i muri, nella parte dei parenti e amici addolorati, e sua madre già vestita a lutto, nella parte della vedova, che si era visto così, nella parte dell’orfano undicenne frastornato, privo di lacrime che non fossero di condiscendenza alle aspettative del pubblico pagante. Il racconto sullo stadio conteneva qualche spunto drammatizzabile, come alcune imprecazioni e urla - da stadio appunto - che si stupì di rendere con insospettate doti istrioniche. Piacque abbastanza anche questo. Non si erano annoiati, nonostante i due racconti di seguito. Era morto il 28 di dicembre. Per quale ragione, si chiese solo adesso, non avevano passato il natale insieme? E bastava, il dolore, a dare ragione che non fosse stata la madre ad andarlo a prendere, per dirglielo? Si guardò intorno. Poggiò i fogli sul tavolo, bevve l’ultimo sorso rimasto nella bottiglia, e vide sé stringere, con tutte le forze che potè raccogliere, fino a schiarire nocche e falangi, i braccioli della poltroncina su cui sedeva.
  24. Stevesteve

    Reading

    grazie @Floriana per il puntualissimo editing! La maggior parte delle tue osservazioni le condivido e penso le utilizzerò, come altre più sopra, per una seconda stesura. In generale, se un lettore non capisce, o lo scrittore è stato poco chiaro o il lettore è de coccio. Propendo per la prima ipotesi, nella stragrande maggioranza dei casi. C'è da considerare anche qualche ipotesi intermedia: per esempio, se lo scrittore non ha voluto essere esplicito, ha preferito lasciare una suggestione invece di spiegare. Questa ipotesi intermedia si può attribuire al periodo finale che, da quanto precede, non mi pare dovrebbe essere difficilissimo interpretare come un gesto insieme di espressione e contenimento di un dolore antico che era affiorato. Qui sotto alcune risposte (dove non rispondo accolgo): ___________________________________________________________________ Lo aveva preceduto una ragazza inglese con una poesia, densa di morte segaligna e oscura. Budella appese come lenzuola ad asciugare al vento del dolore. Qui parli della poesia? R. sì. Forse diventa più chiaro se sostituisco il punto con due punti. ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ E lui, con la sua prosa elegante, la consecutio sempre a modino, l’impercettibile sbavatura sintattica a testimoniare la capacità di piegare la lingua allo stile? Toccava a lui. Che vuol dire: sempre a mondino? La frase non è chiara. R. non capisco se la tua incertezza dipenda dal tuo refuso (ho scritto "a modino", non "a mondino") e se proprio non ti risulta chiara comunque. ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ E’ dolore. E’ dolore acquietato. E’ dolore lontano. A volte dolce. Mai disperato. Pure: dolore. Cosa significa: E’ dolore acquietato? R questo non lo so spiegare meglio di come l'ho scritto, francamente non mi pare ambiguo. ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ Questo diceva della giornata allo stadio di un intellettualino. Di quelli - ma guarda a volte com’è buffa la vita! - che non riescono a stare in pieno nemmeno con le proprie emozioni più terra terra senza infiorettarle di ragionamenti intelligenti. Non capisco questa frase. Cos'è un intellettualino? R. l'intellettualino e quel tipo descritto nella frase successiva. L'intenzione è autoironica. ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ La lettura del racconto terminò. Ebbe piacere degli applausi, che gli parvero convinti, e fu contento del sorriso annuente di una sconosciuta. del sorriso annuente di una sconosciuta. Cioè?  R. una tipa che mentre sorride fa sì con la testa ___________________________________________________________________ Ancora grazie. PS qui "L'ascensore", uno dei due racconti citati
  25. Stevesteve

    Amore Giovane

    Mi è piaciuto, è ben scritto, scorrevole, delicato. Avrei evitato la precisazione pre-racconto circa il sesso della persona amata, perché togliere al lettore il gusto di domandarselo e restare nel dubbio? Questo dubbio, lasciato non sciolto, sarebbe potuto essere il tema principale del racconto. Forse lo è. In effetti il sesso della persona amata non è dichiarato, ma a me è arrivato evidente che si trattasse di due ragazzi maschi. Altrimenti, a 17 anni, non sembrerebbero molto verosimili tante esitazioni. Direi che il dubbio andrebbe più "coltivato" durante il racconto, con qualche sviamento che renda più incerto il lettore. Nel complesso, mi è molto piaciuta la delicatezza d'insieme, complimenti.
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