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Dominik G. Cua

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  1. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Buio improvviso, silenzio assordante. Una pioggia di sangue tingeva l'intero paesaggio di rosso cremisi e una luna di fuoco brillava nell'etere oscuro, illuminando a poco a poco ciò che, fino a un attimo prima, era stato inghiottito dalle tenebre. Ogni forma di vita aveva cessato di esistere. L'unica cosa che riusciva a scorgere in quel macabro scenario erano quattro figure poco distinte, quattro figure che, di lì a poco, avrebbero rovinato la quiete e portato disgrazia in quell'ambiente dove da sempre regnavano la pace e la tranquillità. ... Erano ormai diverse notti che Roisin faceva quel sogno, o per meglio dire, quell'incubo. Chiunque al suo posto avrebbe ignorato la cosa, classificandola come una semplice coincidenza o ancora, come spesso accade, un normalissimo sogno. Tuttavia lei sapeva bene che non era affatto un normalissimo sogno, né tanto meno una coincidenza e ciò la preoccupava considerevolmente. Roisin era una donna ormai prossima all'età avanzata e di corporatura più o meno robusta, i suoi occhi erano di un nero intenso e i suoi capelli arricciati avevano un colore che andava fra il castano e il grigiastro. A differenza delle sue coetanee non sembrava mostrare i tipici malesseri causati dall'avanzare degli anni. Inoltre aveva la capacità di fare, in determinate situazioni, dei sogni premonitori. Quella capacità era un qualcosa che aveva fin da bambina, ma nessuno ne era mai venuto a conoscenza, poiché, se mai ne avesse fatto parola, avrebbe rischiato di essere considerata un'eretica, di essere accusata di stregoneria e infine essere messa al rogo. Irlanda, anno 1450. Ai piedi del monte Carrantuohill, nella contea del Kerry, sorgeva un villaggio isolato che contava poche centinaia di abitanti. Le uniche forme di vita, inclusi gli abitanti del villaggio stesso, erano gli animali selvatici che popolavano la fitta vegetazione circostante, inoltre era molto raro che qualcuno proveniente dall'esterno andasse a visitare il posto. Il territorio era particolarmente tranquillo e la routine quotidiana sempre la solita: gli uomini si dedicavano alla caccia, alla pesca, alla coltivazione nei campi e all'allevamento del bestiame, i bambini correvano e giocavano ravvivando l'atmosfera del villaggio, mentre le donne si occupavano delle faccende domestiche e della raccolta di frutti ed erbe nel bosco, senza però allontanarsi più del dovuto. Le varie mansioni, escludendo l'allevamento e la coltivazione, avevano un certo livello di pericolosità, dunque venivano scelti gli uomini più adatti per lo svolgimento di ogni specifico compito e divisi in gruppi. Di solito le tecniche di sviluppo di tali compiti venivano tramandate di padre in figlio, generazione dopo generazione, a cominciare dalle precauzioni da prendere prima di allontanarsi dal villaggio, fino alle condizioni climatiche migliori che avrebbero consentito loro di non tornare indietro a mani vuote. I cacciatori, per esempio, si munivano di armi da caccia e di provviste, per poi addentrarsi in un bosco alle volte così fitto da impedire ai raggi solari, perfino in pieno giorno, di illuminarne adeguatamente i sentieri. Un equipaggiamento adatto favoriva il corretto andamento del lavoro, se male attrezzati invece non era difficile cadere vittime di un agguato da parte di animali feroci e passare così da cacciatori a prede. I pericoli della pesca, per quanto essa potesse sembrare una mansione innocua, risiedevano invece nel tragitto. Si doveva infatti attraversare un boschetto nel lato opposto del casale per circa cinque o dieci miglia, a seconda dei sentieri scelti, i quali variavano di continuo a causa di eventi climatici che li rendevano talvolta inagibili e pericolosi. Si arrivava così a pochi passi da una rupe profonda circa cento metri, la cui base ospitava il torrente in cui si sarebbe tenuta la pesca. Bisognava poi aggirarla prendendo dei sentieri estremamente pericolosi, dove un qualunque passo falso poteva causare loro dei gravi incidenti o, nei casi più gravi, costare la vita. Quella volta il cielo era soleggiato e totalmente sgombro da nuvole, l'aria fresca in contrasto col calore solare rendeva la temperatura gradevole e favoriva il lavoro, dunque gli uomini si prepararono e si incamminarono chi nei campi, chi nel bosco, chi al torrente. Al calare della sera, quando il sole irradiava i suoi ultimi raggi di luce, rincasavano stanchi e soddisfatti del lavoro svolto, non era raro però che qualcuno riportasse delle slogature o ferite causate da alcune disattenzioni. Sul posto non si presentavano mai problemi causati da fattori esterni, il morale era alto e tutti vivevano tranquilli e sereni, tutti tranne Roisin che, spaventata da ciò che stava per accadere, poteva solo sperare che tutto sarebbe finito per il meglio. Era un nuovo giorno. Un acuto rintocco di campane che valicava l'intera area abitata, invitava il villaggio a recarsi in chiesa. Quest'ultima, posta nella parte più sopraelevata del territorio, si presentava come un'antica struttura di grandi dimensioni, eretta nei secoli precedenti dagli avi del parroco in carica, che portarono sul posto la fede cristiana. Davanti alla chiesa si ergeva il cimitero del casale, le cui lapidi, nella parte più interna dello stesso, ospitavano un antico albero morto da decenni e mai sradicato, che rendeva il posto lugubre e sinistro; tutto ciò era infine circondato da un solido muro di pietra, congiunto da un grande cancello che separava il mondo dei vivi da quello dei morti. Innanzi all'entrata della cappella, il parroco era solito accogliere l'intera popolazione con riverenza prima di celebrare la messa. Padre Lennon, quello era il suo nome, era un uomo come gli altri e ben voluto da tutti, nessuno escluso; aveva l'abitudine di prendersi cura degli ammalati e ospitava gli orfani nella sua cappella, trattandoli come dei figli. «Qualcosa non va, figliola? È da un po’ di tempo che vi vedo preoccupata, è forse successo qualcosa? Non è da voi.» chiese Padre Lennon, vedendo Roisin più strana del solito. «Non è niente, Padre. L'età inizia a farsi sentire, tutto qui.» rispose la donna, tentando di tranquillizzarlo. «Non prendetemi in giro, cara, ci conosciamo da innumerevoli anni, capisco quando qualcosa vi turba. Parlatemene pure, sapete che potete farlo.» riprese il prete. Roisin lo guardò negli occhi ed esitò, sapeva bene che se avesse parlato dei propri sogni sarebbe stata messa al rogo. «Ultimamente faccio fatica a prendere sonno, quindi non riesco a recuperare al meglio le energie, ma starò meglio, ve lo assicuro.» concluse Roisin sorridendogli. Padre Lennon sembrò finalmente essersi convinto, quindi invitò la donna ad entrare in chiesa e la seguì. Finita la messa la gente si incamminò verso casa e il prete stava per fare altrettanto, tornando in cappella. Fu però fermato da una ragazza che iniziò a chiamarlo quasi insistentemente. «Padre, Padre!» urlava la ragazzina, mentre gli andava incontro. «Arold lo ha fatto ancora, è entrato da solo nel bosco, ho provato a fermarlo ma non mi ha dato ascolto.» «Buon Dio! Gli avrò detto centinaia di volte di non entrarci da solo, è pericoloso!» rispose il prete. «Grazie di avermi avvisato, ci penso io.» Dopo averle dato una carezza, come per ringraziarla dell'avvertimento, si incamminò nel bosco per recuperare Arold che fortunatamente non si era spinto troppo oltre. Roisin intanto, come il resto del villaggio, si incamminò verso casa con la preoccupazione in volto: quella notte aveva nuovamente avuto lo stesso incubo. La festa del villaggio era alle porte. Era un evento che si teneva ogni anno, durante il quale tutti si riunivano e banchettavano, danzavano e si divertivano; una notte di spensieratezza che permetteva a chiunque di dimenticare, almeno temporaneamente, i propri problemi. Le donne cominciavano ad organizzarsi e a prepararsi in vista di quel giorno; si sarebbe tenuto nella piazza, davanti ad una grande statua raffigurante un angelo.
  2. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Mi ci vorrà del tempo, @Adelaide J. Pellitteri, ma ci riuscirò di sicuro! O almeno spero. Grazie mille! Leggo già un buon numero di libri, ma con le descrizioni ho ancora molto da imparare, e tanti vocaboli (anche banali) da comprendere. Tempo al tempo Mi sento in colpaaa ahahah mi spiace ma va beh, avrai il tempo di migliorare ulteriormente il racconto per il nuovo contest
  3. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Ah, ecco. Ma questo è attualmente il mio stile, quindi credo passeranno secoli prima che possa cambiarlo
  4. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Non preoccupartii A quale punto ti riferisci? P.s. scusa se ti ho scambiata per un uomo ahah errore mio!
  5. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Ciao, @Adelaide J. Pellitteri e grazie anche a te per essere passato! Ma no, dai, era la pioggia di sangue a tingere di rosso, mica erano cadaveri. Diciamo che era un sogno da interpretare, ma di per sé non è ancora successo nulla Beh, sono informazioni di base e poco rilevanti, poco importanti alla trama. Le ho messe giusto per dare al lettore un'idea della disposizione dell'ambiente. Poi, certo, so bene che è migliorabile e ribadisco che sono ancora alle prime armi, ma col tempo imparerò a perfezionarmi. Questo mi è stato fatto notare da @mercy (che ringrazio nuovamente ) e l'ho prontamente sistemato Mi piace essere tragico in ogni caso, sono stato semplicemente generico. Certo, alcuni lavori sono pericolosi, ma era normale per l'epoca; era così ovunque, credo. La vita in generale però era tranquilla, nessuno dall'esterno veniva a disturbarli insomma, cose del genere. Macché drastico, non ti preoccupare! Hai solo dato un tuo parere costruttivo, e a me piace ricevere pareri nuovi, positivi o negativi che siano, purché appunto costruttivi come in questo caso. Con la scrittura ho certamente tanto da imparare, ma col tempo riuscirò a perfezionarmi sempre di più, la strada da percorrere è ancora molto lunga. Grazie di essere passato se dovesse interessarti, in qualche modo, sappi che questa è la prima parte del capitolo. Ci sono anche le altre due. Dunque, se nonostante le imperfezioni l'hai trovata una lettura piacevole (o quasi) puoi tranquillamente dare un'occhiata al resto. Alla prossima e grazie di nuovo!
  6. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Ciao, @Arve Inari e grazie di essere passato a leggermi. Allora, parlando del sogno, a mio avviso va bene così com'è visto che si tratta, per l'appunto, di un sogno. E i sogni non sono mai nitidi e coincisi, c'è sempre quell'alone di mistero e roba da interpretare. Si tratta di un sogno premonitore, serve appunto per mettere curiosità al lettore, a fargli porgere delle domande e a spronarlo ad andare avanti e capire cosa succede. Questo non lo avevo ancora fatto, ma comincerò a lasciare una riga vuota dopo ogni cambio di argomento, grazie mille! Ho ancora tanto da imparare, ma la doppia negazione è usata molto spesso. Il "Non si presentavano mai problemi" è grammaticalmente giusto, così fanno tutti e così faccio io, quindi non penso abbia bisogno di essere corretto. A dire il vero non mi piacciono i nomi italiani e poi non è ambientato in italia, quindi reputo poco logico inserire nomi di altre nazionalità. Qui non capisco cosa intendi, non ci noto nulla che non va nei dialoghi. Un cambio di tempo a volte è anche dovuto, a seconda del tipo di discorso, ma potrei benissimo sbagliarmi. Ti ringrazio, ma non è una chiusura; l'articolo non finisce così. Grazie mille per il tuo intervento e per i consigli che mi hai dato, ogni parere è sempre ben accetto. Naturalmente sono ancora alle prime armi, quindi mi servirà del tempo per riuscire a perfezionare il mio stile di scrittura, quindi già solo il fatto di sentirmi dire che ho un certo talento, o comunque di essere riuscito a fare un buon lavoro, mi riempie di gioia, grazie mille! P.s. beh, questa è solo la prima parte del capitolo. Ho semplicemente sbagliato a scrivere il titolo che in realtà è "Capitolo 1 parte 1/3" quindi ci sono anche le altre due parti. . Grazie ancora di essere passato!
  7. Dominik G. Cua

    Prima pubblicazione: quali volumi di vendita attendersi?

    Ogni tanto è bello riesumare vecchi topic. Parto subito col dire che tra il vendere migliaia di copie e il ricevere centinaia di apprezzamenti sinceri, preferirei di gran lunga la seconda opzione. Meglio crearsi una nicchia di pubblico che continuerà a leggerti fino alla fine piuttosto che dar via migliaia di copie a gente che magari non apprezza il testo, dimezzando o addirittura azzerando le vendite dei libri successivi. Tornando all'argomento originale (perché, a distanza di anni, il discorso è stato un po' deviato, credo) penso che, per un esordiente totalmente sconosciuto, sarebbe già un ottimo traguardo vendere anche solo 100 copie in un certo lasso di tempo e con una piccola casa editrice. Certo, dovrebbe esserci impegno da parte di entrambe le parti (autore/editore), anche perché la concorrenza è tanta, ma ricordate: è vero che vengono pubblicati ogni giorno decine (se non centinaia) di nuovi libri, ma considerate che solo una piccola percentuale di quelle pubblicazioni può essere considerata un lavoro di qualità. Ma è anche vero che a causa di questo mare di continue novità, molte potenziali opere di qualità vengono quasi sempre ignorate. Nel dubbio... mai arrendersi!
  8. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Ciao, @mercy, grazie di essere passata! Non c'è alcun prologo nel libro, scrivo tutto passo dopo passo; gli eventi si evolvono poco per volta, quindi all'inizio è normale che io mi dedichi per lo più alle descrizioni. Tranquillo in generale, che stavano per i fatti loro e che non ricevevano mai visite esterne (cosa che cito più avanti). Beh, ho voluto un tantino specificare a cosa si dedicavano, a prescindere dal fatto che fossero più o meno cose scontate. Credo che specificherò queste cose, grazie mille! Le armi utilizzate le ho specificate dopo un'intervento di @Fantom (che ringrazio nuovamente), magari aggiungerò la tipologia di provviste prendendo i tuoi esempi. Per i bambini, non credo che facciano altro oltre a rincorrersi (cosa citata più avanti) Verrà descritto e raccontato tutto a tempo debito, man mano che si evolve la storia (parlando dell'interno della chiesa e delle escursioni nel bosco) Il primo capitolo non mirava a spaventare. Certo, è un horror, ma sono ancora un principiante in materia; come già detto, preferisco far evolvere gradualmente la storia, piuttosto che arrivare subito al punto e forzare le cose. (Non mi va più a capooo xD) Ancora una volta grazie mille di essere passata a leggermi e grazie dei consigli, attenderò con ansia, se ci sarà, una tua visita alle altre due parti del primo capitolo.
  9. Tornati al villaggio, proibirono ai loro figli di entrare nel bosco a causa della quantità di animali feroci presenti al suo interno. «Però è strano, i lupi non si muovono mai in branchi così numerosi in questo bosco, era come se stessero facendo la guardia a qualcosa... No, impossibile, ma che vado a pensare?» disse Aidan fra sé e sé. La giornata era ancora lunga e, avendo a disposizione un po' di tempo libero, un residente del villaggio andò a visita al parroco, portando con sé alcune provviste e degli indumenti preparati dalla propria moglie. Si recò in cappella, dove Padre Lennon e gli orfani da lui tutelati erano soliti passare le loro giornate. «Buon giorno, Padre.» disse l'uomo. «Buon giorno a voi, figliolo. Cosa vi porta nella dimora di Dio, in questa splendida giornata?» chiese Padre Lennon. L'uomo tirò fuori da una bisaccia in pelle ciò che aveva portato con sé. «Questi sono da parte di mia moglie per gli orfani di cui vi prendete cura. Mi ha pregato di portarglieli personalmente, li ha molto a cuore.» disse subito dopo. «Che Dio vi benedica, figlioli, vi ringrazio anche da parte loro, ne saranno felicissimi.» rispose il parroco, con aria di gratitudine. «A proposito, ora che ci penso non li vedo dalla festa di quella sera. Stanno bene?» «Oh... Si, ecco, quei giorni di maltempo li hanno fatti ammalare e ora stanno riposando nelle loro stanze. Ma si riprenderanno molto presto, state tranquillo, figliolo, sono dei ragazzini molto forti.» concluse il parroco, che per un attimo sembrò irrigidirsi. Riuscì comunque a tranquillizzare l'uomo. Si ricordò poi del medaglione rinvenuto nel bosco durante i festeggiamenti di quella sera. «Ora che ci penso, vi ricordate di quello strano medaglione?» domandò. «Certo, quello trovato da mio figlio. Ha per caso scoperto qualcosa, Padre?» replicò l'uomo. «Ho fatto un po' di ricerche e ho scoperto qualcosa di orrendo. Sono strumenti utilizzati da streghe e adoratori del demonio, spesso portano su di sé maledizioni e sortilegi di ogni genere. Vi consiglio, anzi, vi prego di liberarvene immediatamente; purificatelo col fuoco e seppellitelo da qualche parte lontano dal nostro villaggio.» Detto ciò alzò gli occhi al cielo e si fece il segno della croce. L'uomo invece si agitò nell’apprendere quelle informazioni. Ringraziò il prete per l’avvertimento e, prima di tornare al lavoro, si avviò verso casa, intento a liberarsi di quell'oggetto. Giunto a destinazione avvicinò suo figlio. «Dov'è quel medaglione?» chiese l'uomo, preoccupato. «Non ce l'ho più, padre, l'ho restituito.» rispose il figlio, quasi spaventato dall'espressione che suo padre aveva in viso. «In che senso non ce l'hai? Restituito a chi?» domandò ancora. «Ad una signora che si trovava davanti al bosco, padre. Ha visto il medaglione che portavo addosso e ha detto di esserne la proprietaria, le era caduto nella vegetazione qualche sera fa, così l'ho restituito. Poi è sparita nel nulla.» concluse il ragazzino. L'uomo si chiese chi potesse essere quella donna. Forse un'eretica, visto che teneva una cosa simile, ma smise subito di pensarci, era sollevato dal fatto che suo figlio si fosse liberato di quel medaglione. Intanto i giorni passavano velocemente. Approfittando di un cielo sereno, i membri dei gruppi che si occupavano della pesca decisero che era il momento di tramandare il mestiere ai propri figli. Fecero tutti i preparativi, diedero loro dei consigli di base su come attrezzarsi al meglio e quali sentieri prendere e lasciarono il villaggio per raggiungere il torrente. Com'era prevedibile, il tragitto era particolarmente pericoloso e l'erba alta poteva nascondere delle insidie, quali vipere o fosse profonde, e i ragazzi avrebbero quindi dovuto abituarsi a tutto ciò, imparando quali sentieri percorrere e quali invece evitare. Camminarono per diverso tempo e, quando finalmente uscirono dalla boscaglia, si ritrovarono a pochi metri dalla rupe che ospitava il torrente. Da quel momento in poi sarebbe iniziata la parte più difficile e gli adulti chiesero ai propri ragazzi di fare molta attenzione, poiché sarebbe stato necessario percorrere dei sentieri molto stretti e pericolosi, per poter superare quella parete che li separava dalla loro zona di pesca; una minima disattenzione e si sarebbero potuti perdere o, nel peggiore dei casi, precipitare dalla rupe. Qualcuno cominciava a lamentarsi. «Padre, la camminata mi ha stancato, posso riposare un po' qui? Non ci vorrà molto.» chiese uno dei ragazzini, non affatto abituato a percorrere tragitti così lunghi. «Va bene, intanto noi andiamo avanti, devo guidare il gruppo. Tornerò a prenderti, ma non muoverti e non provare a seguirci da solo. Aspettami qui, chiaro?» raccomandò il padre. Il figlio acconsentì e gli assicurò che non lo avrebbe fatto preoccupare. Si mise a sedere su una roccia a pochi passi dalla rupe, mentre il resto del gruppo riprese il cammino alla volta del torrente. Diversi minuti più tardi, erano ormai giunti a destinazione e si prepararono a sistemare la loro attrezzatura per la pesca, quando udirono uno strano rumore proveniente dall'apice della rupe, dove riposava il ragazzino. Sollevarono il capo e videro qualcosa investire il povero fanciullo: era un animale selvatico impazzito che correva verso il dirupo, precipitandoci e portando con sé il bambino che riuscì però a rimanere aggrappato ad una roccia sporgente, in procinto di cadere. «No! Resisti, resisti per favore!» urlò il padre del ragazzino che, in preda al panico, tornò indietro di corsa. La paura di perdere il suo unico figlio faceva sì che l'uomo non si curasse della pericolosità del tragitto che stava percorrendo, rischiando anch'egli la vita. Non c'era più tempo, non avrebbe resistito a lungo e la cima era ancora lontana. «Padre! Aiutatemi!» urlò il ragazzino, spaventato. Comprese di essere arrivato al limite, che nel giro di pochi secondi avrebbe mollato la presa e sarebbe tutto finito. Il suo unico rimpianto fu non aver avuto la possibilità di andare a pesca col suo amato padre, con i suoi amici e la sofferenza che avrebbe patito la propria madre una volta appresa la notizia della sua morte. Intanto il padre del fanciullo, dopo un'incessante corsa contro il tempo, raggiunse il posto. Si precipitò verso la rupe ma scorse qualcosa che trasformò, in un solo istante, la sua paura in stupore: suo figlio stava bene, era seduto sulla stessa roccia in cui riposava fino a pochi minuti prima, in lacrime e spaventato. Vedendo il padre, corse ad abbracciarlo. «Ho avuto tanta paura, padre, è stato orribile, non lasciatemi più solo.» disse il ragazzino, contento di riabbracciarlo. «Non lo farò mai più, te lo prometto! Ma… che cosa è successo?» «Non lo so, è avvenuto tutto così in fretta. Riposavo su quella roccia e all’improvviso ho visto quel lupo correre verso di me. Ho provato a scansarmi ma mi è saltato addosso, spingendomi contro la rupe.» Il padre lo strinse a sé, facendogli capire che ormai era al sicuro. Poi gli domandò come avesse fatto a risalire quella rupe, dal momento che riusciva a stento a reggersi su quella roccia. «Mi ha aiutato una signora, era lì per raccogliere delle erbe e, sentendomi urlare, si è avvicinata per prestarmi soccorso. Poi è andata via.» concluse lui. Più tardi il gruppo tornò al villaggio e l'uomo chiese ai compagni se durante la sua assenza avessero notato qualcuno soccorrere il figlio. La loro risposta fu affermativa ma, vista la distanza, non riuscirono ad identificare la donna, che sparì subito dopo. Al villaggio nessuna osava avventurarsi così lontano, tanto meno per raccogliere delle erbe, quindi gli tornò in mente che pochi giorni prima aveva sentito parlare di una donna misteriosa, che affermava di essere la proprietaria di quello strano medaglione rinvenuto nel bosco da un ragazzino. Nessuno ne conosceva l’identità, nessuno l'aveva mai vista e la cosa iniziava a preoccupare la gente del villaggio. Ma quella preoccupazione si rivelò ben presto infondata; dopotutto, chiunque essa fosse, aveva salvato la vita a un ragazzino.
  10. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1 parte 3/3

    Ciao di nuovo, @Fantom, e grazie ancora di essere passato! Dal momento che ho fallito miseramente nel fattore horror mi sono dato appunto al fattore curiosità, spero di poter soddisfare le aspettative dei lettori. Non è nel mio stile e non sono bravo a dare nomi a qualcosa che non sia un personaggio o una città in particolare, diciamo che li evito sempre, essendo cose secondarie che non appariranno mai più (villaggio a parte) Stessa cosa qui; non ci riesco proprio, non rientra minimamente nelle mie abitudini. Non qui, almeno. Diciamo che mi occupo principalmente dei personaggi che hanno un certo ruolo nella storia, il resto lo lascio da parte, più o meno. Appena verrà pubblicato il libro, inserirò anche i capitoli 2 e 3. Grazie ancora di essere passato a leggermi e dei consigli dati!
  11. Dominik G. Cua

    Sotto i portici

    Ciao, @ Esterella! Ti dico fin da subito che il finale mi ha fatto sorridere. Comunque, ti faccio notare qualche mancanza, ma si tratta di piccolezze insignificanti che potrebbero comunque migliorare la scorrevolezza del racconto. In questa parte, per esempio, dovresti mettere una virgola dopo "tubino" e, visto che si tratta di una domanda, un punto interrogativo dopo "dieta". Qui (ma anche nel precedente) non capisco perché torni a capo dopo ogni frase. Non è una poesia, dovresti scrivere tutto d'un fiato (?), ma credo te lo abbia già detto qualcun altro prima di me. "La vecchia" A parte il fatto che hai ripetuto la stessa parola due volte, io la sostituirei con "Anziana". Così sembra tu stia parlando di un oggetto, o con disprezzo nei confronti dell'individuo. Beh, che dire, il finale del racconto "alleggerisce" il tutto, ha quel tocco di simpatia che non ci si aspetta. Grammaticalmente parlando, invece, non ho riscontrato problemi e l'unica "pesantezza" è data appunto da quel continuo andare a capo, magari fatto per far apparire il testo più lungo. Per quanto riguarda i tempi verbali, non sono un grande ammiratore del tempo presente, ma non hai comunque commesso errori a riguardo, quindi va più che bene. Giudizio finale: testo leggero e scorrevole, non è male!
  12. Quest'ultima era considerata il simbolo del villaggio stesso e si pensava che offrisse protezione allontanando ogni male. Arrivò il gran giorno e, come di consueto, gli uomini presero una pausa dal loro lavoro, così da potersi occupare dell'organizzazione assieme alle loro donne. Gli adulti si dedicavano ai lavori pesanti, portavano quindi tavoli, legna da ardere e tutto ciò che sarebbe servito per il banchetto e per accendere alcuni falò, i più giovani invece pensavano alla gestione delle vivande che avrebbero consumato quella sera. Quando finalmente giunse il crepuscolo si riunirono tutti nella piazza principale, accesero i falò e misero a cuocere ciò che si erano procurati i giorni precedenti durante le battute di caccia e pesca. Il locandiere del villaggio portò da bere per tutti, Padre Lennon intanto si era accomodato accanto agli orfani di cui si prendeva cura e ad altri ragazzini, mentre le donne iniziarono a ballare in cerchio davanti ad un falò dalle fiamme così vive che riusciva a illuminare, quasi del tutto, l'intero villaggio. Si divertivano tutti, ridevano, cantavano, ballavano... L'atmosfera che si era creata faceva mettere da parte tutti i problemi e le preoccupazioni che li affliggevano, perfino Roisin sembrava aver cancellato, almeno per quella sera, tutti i timori riguardanti ciò che sognava ogni notte. Finito di banchettare, i ragazzini si diedero allo svago, iniziando quindi alcuni giochi di gruppo, tra i quali quello di rincorrersi per il villaggio. I genitori ovviamente raccomandarono loro di non allontanarsi troppo, ma non sembrava che qualcuno li stesse ascoltando, poiché dopo alcuni minuti uno dei ragazzi si avvicinò al bosco e, senza accorgersene, si ritrovò davanti a dei grandi alberi e un sentiero totalmente buio dinnanzi a sé. Il vento dimenava i grossi rami di quegli arbusti, generando dei rumori agghiaccianti che spaventavano sempre di più il ragazzo, il cui sguardo era puntato su un qualcosa poco lontano da lui, qualcosa che a stento riusciva a riflettere il debole bagliore dei falò. Prese coraggio e andò avanti, si chinò per raccogliere l'oggetto e, senza nemmeno controllare di cosa si trattasse, corse di nuovo al villaggio con la paura in corpo, che diminuiva man mano che si allontanava da quel luogo buio e raccapricciante. «Padre, padre, guardate cos'ho trovato!» disse il ragazzino, tirando fuori dalle tasche scucite lo strano oggetto che aveva raccolto. «Carino.» disse l'uomo, controllando l'oggetto. «Ascoltami, i tuoi amici ti stanno aspettando, perché non torni a giocare con loro mentre io controllo meglio di cosa si tratta?» riprese poi, mentre osservava incuriosito ciò che aveva trovato suo figlio. Era un medaglione di bronzo, raffigurante una stella a cinque punte racchiusa in un cerchio e degli strani simboli tutt'intorno, sembravano delle parole scritte in una qualche lingua sconosciuta. Non sapendo cosa fosse volle prima assicurarsi che non lo avesse perso qualcuno del villaggio, quindi chiese a coloro che sedevano accanto a lui, ma tutti giurarono di non aver mai visto nulla di simile. «È un medaglione molto strano, ma penso di aver visto questi simboli da qualche parte. Farò alcune ricerche appena ne avrò l'occasione. Vi ha forse detto dove lo ha trovato?» chiese Padre Lennon, dopo avergli dato una veloce occhiata. «No, Padre, non ne ho ancora avuto l'occasione. Rimedio subito.» rispose l'uomo. Dopo aver individuato suo figlio, che correva da una parte all'altra assieme ai suoi amici, urlò il suo nome per attirare la sua attenzione, dopo di ché si scusò di aver interrotto il suo divertimento e lo fece avvicinare. «Potresti dirmi dove hai trovato questo medaglione?» chiese l'uomo, rivolgendosi al ragazzino. «Nel bosco, padre.» rispose lui. Sentendo quelle parole, l'uomo sobbalzò e cominciò a parlare al ragazzo con tono di rimprovero. «Ma sei pazzo? Sei entrato nel bosco con questo buio pesto? Sai che per un ragazzino è molto pericoloso, soprattutto di notte!» esclamò l’uomo. «Non farlo mai più.» Il ragazzo si scusò e promise che non sarebbe più successo, tranquillizzando il padre. Fu quindi perdonato, dopo di ché ritornarono al discorso del medaglione. «Allora, dove lo hai trovato esattamente?» Riprese l'uomo, mentre continuava a fissare l'oggetto. «Stavo giocando con gli altri, poi sono finito casualmente davanti all’entrata del bosco e, dando una rapida occhiata verso l’interno, ho visto qualcosa muoversi. Pensavo fosse un animale selvatico quindi non ci ho fatto caso, poi però ho visto qualcosa luccicare e ho deciso di avvicinarmi. Vi giuro che ci ho messo pochissimo, padre, ho fatto tutto di corsa, avevo troppa paura di rimanere lì dentro.» concluse il bambino. L'uomo era contento che non fosse successo nulla al proprio figlio, si era preoccupato terribilmente. Lo abbracciò e gli diede il medaglione che aveva trovato, dicendogli che ormai apparteneva a lui e che poteva tenerlo. La serata finì al meglio, tutti erano stanchi per i festeggiamenti e nessuno si era fatto male, quindi estinsero le fiamme dei falò e andarono a riposare. Il giorno seguente l'intero villaggio fu esposto ad un violento temporale, i suoi abitanti furono dunque costretti a rimanere chiusi in casa senza possibilità di lavorare, almeno finché il maltempo non fosse cessato del tutto. Approfittando della situazione, Aidan, uomo forte e corpulento nonché capo del villaggio, decise di riunire parte del gruppo di cacciatori nella propria abitazione. Li fece accomodare e, dopo essersi scusato per averli fatti uscire sotto la pioggia, spiegò loro che aveva intenzione di perlustrare a fondo il bosco, poiché dal momento che il ragazzino ci aveva trovato qualcosa che apparteneva senza dubbio ad un essere umano, ma che allo stesso tempo nessuno al villaggio aveva mai posseduto, c'era la possibilità che vi fosse qualcuno da qualche parte, all’esterno. Ci fu un breve silenzio di riflessione fra i presenti, poi uno di essi riferì di aver intravisto una vecchia dimora apparentemente abbandonata nel cuore del bosco, durante una battuta di caccia. Si misero quindi d'accordo per organizzare una perlustrazione quando le condizioni climatiche lo avrebbero consentito. Finita la riunione fece congedare tutti, raccomandando loro di riposare il più possibile. Li aspettava un lavoro arduo, dunque era preferibile svolgerlo al pieno delle forze. Il mal tempo proseguì incessante per due giorni. Alle prime luci dell'alba del terzo giorno, quando il cielo era finalmente sgombro, prepararono le attrezzature necessarie e un po' di provviste, si riunirono poi davanti alla grande statua nella piazza del villaggio e, completati gli ultimi preparativi, si incamminarono nel bosco. «Ne vale davvero la pena?» chiese qualcuno del gruppo. «Non proprio, ma se c'è qualcuno oltre a noi da qualche parte, ho bisogno di accertarmi che non abbia cattive intenzioni e che non si riveli un pericolo per noi e per le nostre famiglie.» rispose il capo. «Beh, il bosco di pericoli ne è pieno.» riprese l'uomo. «Avete ragione, ma preferirei assicurarmi che rimangano appunto nel bosco.» Il viaggio proseguì senza che nessuno proferisse parola; continuarono a inoltrarsi in quel fitto bosco facendosi spazio fra rovi e carcasse di animali che, di tanto in tanto, emergevano dal suolo accompagnati da un forte tanfo ripugnante. Non doveva mancare molto, ancora poche miglia e sarebbero arrivati a destinazione. Solo un paio di minuti più tardi da quella constatazione, tuttavia, il loro tragitto dovette interrompersi, poiché poco più avanti c'era un intero branco di lupi selvatici. Dal momento che il gruppo di cacciatori non era al completo, la loro attrezzatura da caccia non sarebbe bastata contro ciò che avevano davanti, erano fuori dalla loro portata e affrontarli tutti sarebbe stato un suicidio. Si videro quindi costretti a tornare indietro prestando attenzione a non farsi notare, o quella sarebbe stata la loro ultima escursione nel bosco.
  13. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1 parte 2/3

    Ciao, @Fantom. È la seconda parte di quella che mi hai commentato prima. La terza parte dovrebbe uscire oggi, se trovo qualcos'altro da commentare.
  14. Dominik G. Cua

    Neve

    Così piccolo e così ricco di significato. Il tuo testo, seppur breve, riesce a esprimere molte più emozioni di quanto possa farne uno di oltre mille parole. Hai dosato al meglio ogni vocabolo e trattato un tema sempre attuale: la pericolosità dell'uomo nei confronti del proprio pianeta. Mi piace il suo tono calmo, quella compassione e quel tentativo di scacciare via ogni male con un fragile manto di neve. Complimenti!
  15. Dominik G. Cua

    Fissazioni, capricci e altre manie

    Ci sto da poco ma ne ho già potuto constatare affidabilità e serietà Alla prossima!
  16. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto Capitolo 1/3

    Ciao a te, @Fantom Prima di tutto grazie di aver letto il mio testo e di avermi lasciato il tuo contributo. Inizio fin da subito col dirti che questo non è un prologo. Non li faccio mai, parto subito con la storia che va ad evolversi gradualmente, dunque è comprensibile che le prime parti siano per lo più descrittive e noiose. Scontatezza (?) a parte, l'ho voluto specificare più che altro perché qualcuno potrebbe anche chiedersi quale sia il livello di pericolosità di questi lavori (non si sa mai xD) Qui ti do pienamente ragione e ti ringrazio, questa sera vedrò di modificare il testo specificando, per lo meno, che tipo di armi utilizzano di preciso. In effetti è stato qualcosa di breve, e quel "quel giorno" è inutile. Rimedierò. Non sono quel tipo di persona che arriva subito al dunque, arrivo alla questione gradualmente (e in questo caso gli eventi iniziano dal secondo capitolo in poi, il primo è puramente "descrittivo", per dare un'idea del posto e cose varie) Ti ringrazio di nuovo per il contributo, sono ancora un emergente e ho tanto da imparare, ma farò del mio meglio. Poi, purtroppo, devo essere io ad occuparmi dell'editing e conoscendo già il testo ci sono parecchie imperfezioni/errori che non saltano all'occhio.
  17. Dominik G. Cua

    Fissazioni, capricci e altre manie

    Sì, questa parte l'ho risolta facilmente. Basta semplicemente posizionare il puntatore su una parte del testo e andare a capo due o tre volte, così da spezzettarlo Intendevo che non ho mai usufruito di qualche forum (se non anni e anni fa) ma sei comunque la prima persona che ho commentato qui Uhm, non so, credo convenga sistemare in qualche modo tutta la frase, perché se togliessi la parola sembrerebbe confuso. Beh, si impara con la pratica, non demordere! Meno malee ma sì, migliorerai Alla prossima.
  18. Dominik G. Cua

    Sam

    Non nel mio caso, se neanche so cosa siano ahahah
  19. Dominik G. Cua

    Sam

    @Elisa Audino non fraintendermi, so cos'è un folletto, solo non capito se ti riferissi appunto a quel tipo di folletto o se ci fosse qualcosa soprannominata come tale ahah Figurati!
  20. Dominik G. Cua

    Sam

    Ciao, @Elisa Audino Innanzitutto ci sono troppi Di in un solo rigo, ciò appesantisce leggermente la lettura. Ti consiglierei di rimuovere quel "di sicuro", poiché non necessario, così da rendere il testo più scorrevole. In questa parte invece, avrei dei dubbi... potresti semplificare il tutto con "Metà di quel ricavato era andato a coprire spese varie, tra le quali affitto, viveri, bollette, abbonamento a internet, una mostra e un libro" o qualcosa del genere. Se invece volessi lasciare tutto così com'è, mi limiterò a segnalarti l'errore di digitazione: Pomorodo (Pomodoro) e ci metterei un trattino dopo l'elenco di viveri (c'è quello di entrata, ma non quello di uscita) Qui sostituirei "macchina" con "automobile" perché il primo termine è fin troppo generico. Per l'ultima frase, sarebbe più corretto un "sarebbe stato l'unico posto" Qui mi ha spiazzato la lieve "volgarità" del testo. Credo ci siano molti modi migliori per descrivere la sua situazione. Qui, infine, è fin troppo confuso. La prima frase è poco comprensibile, ma forse sono l'unico a non capire cosa sia questo "Folletto". Dopo il punto, invece, cambi totalmente tempi verbali e passi dal passato prossimo/imperfetto al presente. È forse la parte di un dialogo? Beh, che dire, la trama in sé fa capire che è la storia di una donna con problemi finanziari, ma tutto il testo è incentrato su quanti soldi ha e su come li ha spesi, non ci sono ulteriori particolari, di conseguenza non c'è granché da capire se non ciò che ho appena citato. La scrittura non è scorrevolissima e spesso ci sono parti confuse (troppi elenchi poco chiari o punti di testo incomprensibili, tipo appunto l'ultimo rigo.) ma si può sempre migliorare. Mi scuso se sono stato poco chiaro nell'esprimere le mie perplessità, ma ti auguro di migliorare sempre di più il tuo stile, non arrenderti! Alla prossima.
  21. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto

    Mi sto occupando della revisione di un mio libro, ma sono bloccato su una frase che non riesco a migliorare in alcun modo... C'è qualcuno che saprebbe aiutarmi? P.s. la frase in sé è grammaticalmente corretta, ma a mio parere suona troppo banale, vorrei migliorarne la forma. (Evidenzierò la frase in questione) Il quasi totale silenzio del posto faceva supporre che, se anche fosse effettivamente abitato da qualcuno, quel qualcuno non era lì con loro in quel momento, quindi si limitarono a dare un’occhiata in giro, così da capire per lo meno con chi avevano a che fare. Considerate le dimensioni dell’edificio, pari o addirittura superiori a quelle della chiesa del villaggio, ci sarebbe voluto un po’ per perlustrarne ogni angolo, così decisero di dividersi per accorciare i tempi. Uno in particolare si diresse verso un corridoio buio che conduceva ad una porta socchiusa, dalla quale usciva una strana luce. Raggiunse quella stanza, pensando di trovare qualcuno al suo interno, ma c’era invece qualcosa che non si sarebbe mai aspettato di vedere… «Ve... Venite qui... presto!» urlò l'uomo. Una voce stridula, tremolante, appartenente a qualcuno che sembrava essersi trovato faccia a faccia con il diavolo in persona, fece allarmare il resto del gruppo che accorse immediatamente sul posto e che, superato quell'oscuro corridoio, comprese il motivo di tanta agitazione.
  22. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto

    La frase in questione è già stata sistemata a dovere, ma ti ringrazio per il contributo.
  23. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto

    Ciao e grazie di essere passata! Sì, il luogo in questione è stato descritto (dall'esterno) prima di questo frammento, ma per il momento "appare" solo di sfuggita, ne curerò la descrizione interna molto più avanti, magari. I personaggi sono anonimi (cacciatori, anch'esso spiegato prima del frammento) proprio perché sono personaggi praticamente inutili, poco più che secondari, quindi non mi pare il caso di dare un nome a chiunque. Le descrizioni non mancano, circa, magari è questa parte ad esserne quasi priva, ma ti assicuro che nel resto ce ne sono anche troppe (credo) Credo che aggiungerò uno dei termini da te proposti (pulsante, magari) Il corridoio è buio e sporco, entrambe già inserite durante la revisione, ma credo che specificherò qualcos'altro come da te proposto (come ad esempio "si muoveva a passo incerto, inquieto" o qualcosa del genere) Ancora una volta grazie infinite per la tua opinione, la prossima volta cercherò di sfruttare a pieno i 3.500 caratteri disponibili!
  24. Dominik G. Cua

    Ghost hunters - Il villaggio maledetto

    Ciao, innanzitutto grazie per le tue considerazioni e il contributo datomi. Per la frase in questione... volevo solo renderla più scorrevole e ho trovato il modo di farlo, quindi quella è ormai a posto. I personaggi in questione non sono affatto importanti, in effetti (muoiono malamente qualche scena dopo, ma questi son dettagli) per questo sono stato vago, se dovessi dare dei nomi ad ogni personaggio secondario si creerebbe una confusione madornale. Effettivamente... Ma per quella scena in questione non potevo fare altrimenti, diciamo che sono ancora un principiante nel campo della scrittura, ad ogni revisione scopro sempre qualche nuova imperfezione. Credo che ne eliminerò qualcuno, sono effettivamente troppi. Alla prossima e grazie infinite per l'aiuto!
  25. Dominik G. Cua

    Fissazioni, capricci e altre manie

    Perdonami, non ho lasciato un commento esaustivo, o comunque ho omesso qualche particolare. Ebbene, da come è posto deduco che tu sia alle prime armi con la scrittura (o magari è solo il tuo stile; è il continuo cambio dei tempi verbali che mi mette il dubbio).In ogni caso, la scrittura è a volte poco scorrevole (ad esempio l'elenco dei colori assegnati ai numeri e al loro significato, c'è troppa confusione.). Nel complesso, non si è capito molto del personaggio (non si sa se è un medico, un prete o chissà che altro) ma il testo nel suo insieme potrebbe decisamente essere migliorato, reso più scorrevole. Ricorda prima di tutto di mantenere un unico tempo verbale. Buona fortuna e, se punti a diventare uno scrittore, non arrenderti mai. Mi scuso di nuovo per essermi espresso in maniera più o meno poco chiara.
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