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Vittoria Ribolova

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  1. Vittoria Ribolova

    La tua acqua, che mi manca

    Piove. Dolce, lento. Fino a che non apri la finestra: allora senti addosso il vento ed ogni goccia. I miei pensieri fanno rumore come tane abbandonate. Ma senti la pioggia. La finestra aperta, il cielo viola. Non vedo i roseti ma accarezzo ancora e ancora quel pensiero chiuso che ha il tuo nome. La pioggia. Qualche goccia l'ho avuta sul viso. E quindi sul pavimento insieme a una perla del mare che ho in testa. Ti piacerebbe questa sera, e questo concerto di acqua, vento e giardino, tegola, metallo, sasso, vaso, terra. Solo, non sentiresti come l'acqua entra dentro alla rosa chiusa, come gira intorno al suo dolore prima di scivolarle dentro. Ti piacerebbe questo pensiero ed io vorrei averti accanto con me davanti alla pioggia, e le tue dita in tasca.
  2. Vittoria Ribolova

    Mare di notte

    Che ne hai fatto oggi del mare? Non hai risposto. Qui tutto è stato bianco per quasi due giorni. Ma stanotte ho aperto gli occhi nel buio, sotto al vento. Fuori si è aperto il cielo e dentro ho avuto un sasso fino al mattino. "L'hai sentito urlare? C’era anche domenica" hai detto in uno straccio di sogno. Conosco fino all'osso il giro del vento dentro di me e l'incaglio sul fondo e la notte, come non scorre.
  3. Vittoria Ribolova

    Scoperta

    Tra me e te ampi spazi. E se troppo grandi, me li richiudo addosso come se volerti accanto fosse tirare la tua coperta. Forse quella sera seguivo un filo scucito, l’orlo arricciato su cui sempre si sofferma il pensiero. Ne testavo la resistenza, la direzione. Ma dove finisce? E all’improvviso ha ceduto tutto dalla mia parte.
  4. Vittoria Ribolova

    Sogno 1

    @Lauram ti ringrazio tanto del tuo commento. È già stato rilevato prima, ma in realtà la sospensione del finale e la vaghezza un po' onirica sono volute e rientravano nelle mie intenzioni. Ciò non toglie che il testo non sia ben riuscito, sia chiaro. Alla prossima.
  5. Vittoria Ribolova

    Sogno 1

    @Sharon Mercuri ti ringrazio del tuo commento approfondito. Per di più a un testo del genere, che ha enormi mancanze. Hai confermato i miei dubbi su più o meno tutto. Io non scrivo spesso prosa (e qui se ne capisce benissimo il perché, suppongo), ma ogni tanto mi capita di provarci e ci tenevo ad avere almeno un parere. Grazie di nuovo!
  6. Vittoria Ribolova

    Il sesso.

    @Tareus bah. Ecco il problema. Meccanicamente tutte le scopate sono uguali. Se ripenso alle mie, sono solo mie.
  7. Vittoria Ribolova

    La tua acqua, che mi manca

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42897-buona-fortuna-amici/?do=findComment&comment=758644 Piove. Dolce, lento. Fino a che non apri la finestra: allora senti addosso il vento ed ogni goccia. I miei pensieri fanno rumore come tane abbandonate. Ma senti la pioggia. La finestra aperta, il cielo viola. Non vedo i roseti ma accarezzo ancora e ancora quel pensiero chiuso che ha il tuo nome. La pioggia. Qualche goccia l'ho avuta sul viso. E quindi sul pavimento insieme a una perla del mare che ho in testa. Ti piacerebbe questa sera, e questo concerto di acqua, vento e giardino, tegola, metallo, sasso, vaso, terra. Solo, non sentiresti come l'acqua entra dentro alla rosa chiusa, come gira intorno al suo dolore prima di scivolarle dentro. Ti piacerebbe questo pensiero ed io vorrei averti accanto con me davanti alla pioggia, e le tue dita in tasca.
  8. Vittoria Ribolova

    Il sesso.

    S'intende ridere nonostante le intenzioni dell'autore siano altre. E sì, capita. Mi è capitato con testi tragicomici loro malgrado, con una prosa non per forza scadente. Ma è sicuramente anche una questione di sensibilità personale. A me, ad esempio, le descrizioni pornografiche non fanno né caldo né freddo: per buone che siano e in qualsiasi contesto si trovino, le leggo con una tranquillità d'animo totale. Ho pensieri più intensi per certi tipi di fiori o persino di fronte a un panino. Per il resto, il genere erotico rientra nei miei interessi. Ma è uno dei più difficili e con il più alto grado di fallimento. L'esempio è tipico! Purtroppo non capita di rado. Eppure, sebbene mettere scene di sesso tanto per aumentare l'appetibilità del prodotto in un certo target produca di rado buoni risultati, è vero che se un romanzo è "erotico", per definizione deve raccontare altro oltre al sesso. Ma ho ben presente il tipo di romanzi a cui ti riferisci e condivido l'irritazione.
  9. Vittoria Ribolova

    Sogno 1

    Commento Una volta mi faceva vedere i suoi sogni con le parole. Me li raccontava. Questo, soprattutto prima delle pillole. Era bello. Mi manca. ... Ormai nemmeno le storie sono vere come quelle di una volta... non sono solide, non hanno carne. Questa frase si ripete con cadenza ossessiva nel mio dormiveglia di stanotte. L'ho letta in un libro, ma non c'entra niente col resto. Cade nei miei pensieri da un'altezza vertiginosa. Cado. E lei sale di intensità, si accende nel buio, è di latte e argento. Si scioglie. Mentre lo fa, scivola e mi brucia addosso. E infine, rintanata nel mio orecchio, a un tratto mi trapassa il cervello. Un urlo strozzato, gli occhi aperti nella penombra: il solito, tutte le sere. Silenzio. Accanto, lui dorme quieto: sono le pillole. Mi passo una mano sul viso, concedo ai miei sensi qualche secondo per riemergere e poi mi alzo. La cucina, lei, è la stanza sempre sveglia. Solo in attesa. Prendo dal frigo il latte e me ne verso un bicchiere. Siedo al tavolo per berlo, senza accendere la luce; intanto ascolto i piccoli rumori della notte: mi godo tutto, anche il freddo che scende dentro di me insieme al latte. Domattina non mi racconterà i suoi sogni come faceva una volta. Quando anch'io prendevo le pillole, passammo i primi mesi a considerare insieme le sensazioni della notte: come erano lievi eppure abbastanza profonde da tenerti avvinto a loro! Ma cos'erano, esattamente? Non lo sapevamo. Ci sfuggivano le parole per definirle. Erano come il respiro della sabbia, il velo dell'acqua, il calore immaginato della pelle, l'orlo di una luce lontana. E sempre remote. Nei nostri sogni non c'erano più carne e storie. "Sognate bene e vivrete meglio": uno slogan ingannevole. Dovrebbe dire "non sognate". Per un risveglio pulito, un sonno ristoratore: una pillola non garantisce un completo oblio notturno ma regala un'esperienza onirico-sensoriale vaga e piacevole che sovrascrive i sogni più agitati. Anche quelli belli. Ma chi siamo, noi tutti, senza sogni? Senza carne e senza racconti? Quando l'orologio all'improvviso ticchetta più forte, mi sveglio di nuovo. Lascio il bicchiere vuoto sul tavolo, torno in camera. Non mi infilo sotto i lenzuoli, ma resto sopra, girata verso di lui. So che non dormirò. Accarezzo le sue spalle nude. E' freddo, lo copro un po' di più con la stoffa e il mio calore, ma senza avvicinarmi troppo. Non voglio disturbarlo. Lui dorme, sogna. Tutte le notti, tutte le volte. Quando chiude gli occhi, io resto sola. Ha chiuso gli occhi tanto tempo fa. Ho smesso di prendere le pillole per guardarlo sognare.
  10. Vittoria Ribolova

    Il sesso.

    Peggio ancora è far ridere.
  11. Vittoria Ribolova

    Attese a teatro

    Ciao @Lauram! In tutta onestà, anche se leggo non sono per niente abituata a commentare nella sezione Racconti, quindi scusami se, mio malgrado, sarò poco utile o poco in linea con i commenti che si leggono abitualmente qui. Cercherò di fare del mio meglio, prometto. Con poche mosse, l'incipit riesce a rendere l'idea di un'occasione stravagante e per persone abbienti (i tremila euro poi lo confermano). Ecco, ho un po' storto il naso a "la carne rimasta soda nonostante l'utilizzo", visto che Bea ha soltanto 40 anni, età alla quale non è proprio eccezionale essere "sodi". Anzi...! Ma c'è da dire che il tono generale del racconto, condotto (mi pare) dal punto di vista di lei rende bene conto di una certa visione volgare e spicciola della vita coniugale e della sessualità che associo a certa gente della società bene (e non solo). Dunque, in bocca a Bea, quella considerazione, così come le seguenti sulla libido del marito, ci sta. Un po' di confusione quando riporti pensieri o frasi: Tutti parlavano delle recite teatrali. "È solo per curiosità", rispondeva Bea e Bea pensava allo spettacolo: "chissà se è tutto finto", si domandava. Ci sono anche altre soluzioni riguardo al discorso diretto (compresa quella di non segnalarlo affatto), basta che tu applichi la stessa regola a tutto il testo. Dopo di che, ha inizio un passaggio piuttosto consistente in cui descrivi l'applicazione degli elettrodi e i comportamenti e le reazioni degli spettatori durante l'operazione... Non trovo che la tua descrizione sia noiosa, al contrario: in generale, hai delle trovate interessanti, dei guizzi personali che rendono il tutto gustoso da leggere. Tuttavia, nell'economia del racconto, mi sembra che tu abbia espanso troppo questa parte. Ad ogni modo... in fondo è lì per dar sfogo alle sensazioni: e ci dai un primo aggancio per immaginare in cosa effettivamente consista lo spettacolo, oltre all'ovvia componente visiva, già introdotta nello scambio di sguardi tra Bea e l'uomo. Evidentemente, non ci si aspetta dagli spettatori la sola reazione, ma qualcosa di più: o non costerebbe tremila euro e non ci sarebbero gli elettrodi, su! Sono pur sempre ricchi annoiati... Le cose si fanno interessanti quando paragoni l'elettrodo alla moneta e parli esplicitamente della vita degli attori. Un appunto: considerato il tono del racconto, e anche in assoluto, turgido fa un po' troppo... Harmony! Bea lo direbbe? Prima è appendice in mezzo alle gambe, poi coso, quindi non la "sento" dire "oh, guarda: ce l'ha turgido". Le porte del teatro si chiudono, le luci si spengono e veniamo introdotti anche noi allo spettacolo. Spieghi in cosa consiste. E dici che gli attori sono sporchi e trucidi, sorta di intoccabili. Sono tali perché considerati merce in tutto e per tutto, alla stregua di prostitute (lo sono). Sono in esposizione. Servono a qualcosa. Sono merci il cui valore e la cui sorte dipendono dal soddisfacimento del pubblico, in una specie di esasperazione della normale dinamica spettatori-attori. O dolore o piacere (orgasmi, addirittura), tutto di riflesso. Una prospettiva voyeuristica veramente distopica. Tutto, poi, cade rovinosamente con l'entrata in scena del povero attore ubriaco. Mi piace come non esiti nel descriverne le azioni e l'abbrutimento. Che... al marito piace. Bruttissima sorpresa per Bea, dopo tanta attesa (..."e non l'attesa del piacere essa stessa il piacere?") e le speranze riposte nell'esperienza. Lauram, nel complesso il racconto non mi è dispiaciuto, l'ho letto con curiosità. Anche se mi ero immaginata qualcosa del genere per lo spettacolo, l'effetto straniante e di turbamento l'ho avvertito (è veramente orribile immaginare che, pur in un contesto già squallido di suo, si possano infliggere sofferenze atroci a una persona sulla base del gradimento collettivo...), e mi piace la tua scrittura (qualche imprecisione, forse dovuta all'aver scritto con i tempi limitati dati dal contest?). Tuttavia, lo trovo un po' sbilanciato nelle parti... E non so dirti di preciso come si potrebbe modificare, dunque prendi questa osservazione con le pinze! A presto!
  12. Vittoria Ribolova

    Buona fortuna, amici

    Ciao, @Elisa Audino Sono tornata più volte sulla tua poesia. Mi piace. Vedi, mi è piaciuta fin da subito ma la prima volta mi ha lasciata confusa. Il titolo mi ha fatto pensare, appunto, a un addio o a un allontanamento, proprio a una separazione sul piano ideologico - nonché ad un augurio - ma poi il discorso sul pianto mi ha trasportata in più contesti affettivi e sensazioni che mi hanno fatto dimenticare del titolo; perciò, giunta alla parte Perché ho detto no/Alla mia utopia... ho visto il buio, ho pensato che mancasse il collegamento - anche se lo intuivo. Eppure, fin dal titolo punti al momento finale, e ti assicuro che si avverte il movimento dei pensieri incanalati verso quella direzione. Mi piacerebbe poterla leggere con una divisione dei versi in blocchi che potrebbe aiutare ad apprezzarla di più; forse anche l'uso del corsivo sarebbe utile, specie quando "parli" tu (ad es.: Sono venuta da te E ho detto: Un attimo. [a quel punto, potresti persino liberarti dei due punti, per come la vedo io]) Mentre, in altri casi, al mio orecchio spezzi un po' troppo spesso con il punto fermo, là dove andare a capo è già inserire uno scalino e una divisione sia ritmica che di senso (o un cambio di scena). Ma più che una questione soltanto tecnica, è anche di gusto e sensibilità personale, credo. Comunque, i diversi tu a cui ti rivolgi, nel tono di voce colloquiale che ho letto in altri tuoi componimenti, li ho individuati; e l'emozione, le lacrime che non hai pianto, sono arrivate del tutto. In generale, credo che tu sia brava a trasmettere in maniera intuitiva un'esperienza individuale - se non proprio privata - e a renderla accessibile anche a chi, come noi che leggiamo, non sa del tutto di cosa stai parlando e/o non ha vissuto niente di simile: sarà quel rivolgersi sempre a qualcuno (compreso il voi del titolo), sarà quel che dicevi a commento di una mia poesia, ovvero il saper trovare il nocciolo di quel qualcosa che si vuol dire? Una cattedrale che brucia, una frase detta o meno, detta al momento sbagliato o proprio quello giusto, una storia: le persone in grado di versare lacrime per cose simili - e, soprattutto, di ammetterlo - sono poche. Purtroppo (e mi vengono in mente dei commenti idioti che ho letto al proposito di Notre-Dame, ad esempio). Quindi si torna ai versi iniziali: Non so piangere/E piango per cose/Di cui non piangono gli altri, come ad esempio dover dire di no alla propria utopia (perché? evidentemente non per motivi futili) salutare chi invece resta sul carro (anzi, la nave) dei vincenti. E non è certo facile, non è una cosa da tutti nemmeno questa.
  13. Vittoria Ribolova

    [MI 116] Nero in casa

    Ciao, @simone volponi Sono contenta di aver scoperto questo racconto grazie ai commenti recenti, perché mi è piaciuto. E' surreale, perturbante, orrorifico. Ed è un giusto pugno nello stomaco su cosa possa significare, talvolta e in certi contesti, assistere e traghettare una persona malata verso la fine. Sarà che tocca una corda, non lo so, ma penso che mi resterà impresso per un bel po'. Complimenti.
  14. Vittoria Ribolova

    Amami poco ma continua

    @Poeta Zaza un testo amaro e dolce al tempo stesso, con una grazia particolare, quasi imbarazzata e dolente. Sta tutto nel "ma". Mi è piaciuto, semplicemente.
  15. Vittoria Ribolova

    Disincontro

    @Mario74, @Exairesi: grazie sinceramente a entrambi delle vostre osservazioni, di aver apprezzato e commentato. E tu, Exairesi, non hai certo da scusarti se in dei punti la tua percezione si discosta dalle mie intenzioni. Anzi... Succede.
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