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Aurora Mancinelli

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  1. Aurora Mancinelli

    Battesimo di un Eroe

    Ciao @plads, volevo darti il mio modesto e personale parere sulla tua storia. Per primo mi sembra indispensabile trattare lo stile che analizzerò in 3 punti: 1) il rapporto tra fabula ed intreccio, 2) la focalizzazione della storia, 3) il ritmo narrativo. 1) Il rapporto tra fabula ed intreccio è abbastanza coincidente, semplice, lineare, chiaro e ben definito. I fatti sono narrati in ordine cronologico e non c'è nessun tipo di salto temporale; tutto sommato la trovo una scelta azzeccata per quello che ti sei proposto di scrivere ed è sia la più classica ma anche la più adatta per un racconto di guerra. In questo modo il lettore ha la sensazione di vivere gli eventi insieme al protagonista, soprattutto quando la storia è scritta al tempo presente, mentre con il tempo passato, decisamente più comodo, questa sfumatura si va un po' perdendo, partendo dal presupposto che il protagonista, per raccontare la storia, sia rimasto vivo; di contro è ottima per aggiungere a posteriori commenti e considerazioni nel modo più efficace possibile, studiando le parole con precisione ed adattandole all'esperienza successiva del narratore, che si può sfruttare per caratterizzare meglio l'atmosfera mano a mano che la narrazione procede, cosa che invece, in un racconto al presente, potrebbe risultare un po' caotica e poco chiara in certi momenti della narrazione. Per questo forse tenderei a rivedere un po' l'uso del presente nella prima frase dell'incipit. Capisco l'inizio in medias res e la voglia di dare l'impressione che la storia sia ancora in divenire e che si stia scrivendo mentre la si legge, cosa che apprezzo tantissimo, però lo stacco successivo con il passato rovina un po' quella sensazione d'immediatezza che si vuole suggerire. Personalmente, escludendo l'ipotesi di trasformare tutto il racconto al presente, che richiederebbe una revisione totale da capo a fondo del testo, riscriverei la prima frase: in questo modo: Quello che invece mi ha sorpreso positivamente riguardo al cambio di tempo è stata la frase finale, abbastanza ad effetto. Tuttavia questa ha un piccolo problema per quanto riguarda il punto di vista, che viene a non coincidere più con quello del narratore e quindi esce fuori come un frammento a sé, indubbiamente ad effetto ma non troppo in linea col resto del racconto. Anche qui, modesto ed opinabile cambiamento da: a: Ad essere onesta, non ritengo che questa sia una chiusura soddisfacente ma potrebbe tornarti utile per qualche spunto futuro, quindi non considerare quest'ultima come una correzione ma come un punto di vista alternativo. 2) La focalizzazione della storia è interna, anche questa ottimale, a mio avviso, per rendere l'idea che la storia viva di vita propria, insieme al protagonista ed al lettore. Qui però si fa sentire una discrepanza tra la dimensione interna del protagonista e la dimensione esterna al protagonista. Mi spiego meglio: la storia è filtrata attraverso gli occhi, la mente e la personalità del protagonista, però non c'è uno spazio preciso per le descrizioni degli stati d'animo del protagonista e per i luoghi o le vicende che avvengono intorno a lui. Questo non significa che non sia comprensibile cosa sia reale da quello che soggettivamente il personaggio senta, provi e pensi, ma che si passi con troppa rapidità da una parte all'altra senza mettere bene a fuoco nessuna delle due. Nello stesso paragrafo ci sono mescolate insieme stati d'animo, descrizioni di luoghi ed azioni, ma queste sono troppo ravvicinata le une alla altre perché si possano ben distinguere e, anziché esaltarsi a vicenda e susseguirsi in maniera organica, finiscono per cozzare tra di loro, perché non hanno abbastanza spazio. Questo è un problema anche dovuto al limite dei caratteri, cosa del tutto comprensibile e giustificabile, però non credo che sia dovuto solo ed esclusivamente a questo. C'è una certa fretta, fisiologica quando si scrive un racconto, di arrivare subito alla fine e passare velocemente da una situazione all'altra. A mio avviso ti sei concentrato troppo sullo stato d'animo del protagonista, forse distratto proprio dalla focalizzazione interna, tralasciando molto la descrizione dell'ambiente circostante, specialmente all'inizio. Quello che personalmente ho percepito dalle prime righe è stata una grande confusione: nella mia testa non riuscivano a formarsi delle immagini precise di quello che stava avvenendo; non avevo riferimenti spaziali o fisici su cui basarmi per costruire il personaggio e l'ambiente e questo porta ad essere stretti all'interno della testa del protagonista senza più uscire e fa perdere l'interattività della lettura. Dovresti tenere a mente che non sono solo i personaggi a vivere la storia ma anche i lettori a cui serve uno spazio ben preciso per potersi rapportare con il racconto. E' molto interessante vedere la prospettiva di un personaggio e vivere le sue emozioni e sensazioni durante la storia ma queste dovrebbero restare sempre le sue e mai essere imposte al lettore, che dovrebbe avere il tempo ed il modo di rapportarsi ai fatti come persona esterna, proprio per farsi un'idea critica della situazione che sta leggendo. In più di un'occasione questo non gli è permesso ed è un po' frustrante. Questa "mancanza" che ho avvertito non è però dovuta al punto di vista che hai scelto ma all'assenza di descrizioni accurate ed alla concentrazione troppo stringente sull'io del personaggio. Senza vedere chiaramente il contesto in cui opera o senza percepire il tempo in modo emotivo e sostanziale, il lettore non riesce a fare propri i sentimenti del protagonista perché ciò che li causa spesso è fuori dalla sua portata ed è costretto a prenderli come imposizione senza margine di soggettività. A mio avviso sarebbe stato più saggio soffermarsi un po' di più su questi punti. Comprendo bene che tu stia scrivendo di qualcosa che non conosci e che quindi tu non possa descrivere dettagliatamente luoghi, persone, suoni, odori o dettagli, ma per il genere che hai scelto questi sono alcuni dei punti cardine. Alcune immagini, anche piccole, se descritte con le giuste tempistiche e con delle buone sfumature lessicali, possono veicolare lo stato d'animo del protagonista molto meglio che una sua descrizione. I sentimenti sono difficilissimi da esprimere, meglio tentare di suscitarli piuttosto che enunciarli direttamente. Per questo, ti consiglierei, quando c'è un cambio di scena, di abbandonare per un attimo il punto di vista del protagonista e descrivere l'ambiente solo per come appare, per dare modo al lettore di orientarsi e sentire le sue emozioni a riguardo e solo successivamente di rendere note quelle del protagonista. Questo darà anche modo di empatizzare meglio con il protagonista, perché farà sentire il lettore come compagno di quest'ultimo e non solo come osservatore esterno. 3)Il ritmo narrativo, proprio come ho scritto precedentemente, non è il punto forte della storia. Si sente una certa fretta nell'arrivare alla fine, tutto tende ad un momento specifico cardine della vicenda che però non si riesce ad individuare. Inoltre, a mio avviso proprio per il punto di vista, c'è un gran disordine narrativo per quanto riguarda il tempo. La storia comincia in un modo che è anche abbastanza interessante, ossia con una riflessione del protagonista, che sarebbe un ottimo modo per caratterizzare subito il personaggio. Il problema è che è troppo piccola, sbrigativa, veloce ed approssimativa. Forse, anche per la riflessione che hai impostato sulla guerra, il protagonista può letteralmente essere chiunque, cosa che pagherebbe abbastanza in un racconto scritto in terza persona ma non in prima. Anche se abbozzati, devono esserci degli elementi, anche un po' fisici, che contestualizzino il protagonista e l'epoca in cui vive. La prima informazione che permette di crearci un'immagine di ciò che potrebbe essere il protagonista è la parola treno, che viene dopo tre righe dall'inzio, in una posizione non troppo felice per quella che è un'informazione importante e che, tra l'altro, non sarà seguita da nessun approfondimento in merito al protagonista. Inoltre, tralasciando momentaneamente l'incipit, la storia compie dei balzi temporali molto grandi e dilatati senza che il lettore percepisca la loro effettiva durata e, in parte, non sembra percepirla nemmeno lo stesso personaggio. La preparazione al viaggio, la partenza, il viaggio stesso, l'arrivo, la marcia per raggiungere i compagni, la battaglia, il gap temporale tra lo svenimento ed il risveglio, la corsa per salvare il figlio della prigioniera, tutti eventi che dovrebbero essere percepiti, esternamente od internamente, dal protagonista vengono liquidati in poche parole o righe, facendo sembrare che quasi non le stia vivendo lui. Ripeto, colpa anche del limite e del fatto che dovrebbe essere un racconto, però sono mancanze che si fanno sentire, specie, dopo un inizio così personale, in cui si sentiva bene la presenza e la personalità del protagonista. A dire la verità, credo che questo, per me, difetto sia dovuto anche al messaggio che vuoi dare al lettore, per cui è necessario che si delinei in maniera continuativa la voce del protagonista per tutto l'arco della vicenda, proprio per evidenziare la sua trasformazione nell'arco del tempo. Tuttavia, se la sequenza degli eventi non ha una sua armonia, anche il messaggio di fondo si perde; l'avventura che ha un tempo di mesi pare avvenuta in un giorno, cosa che non rende giustizia alla trasformazione psicologica del protagonista. Anzi, lui stesso sembra più volte vittima di questo andamento forsennato, tanto da passare estemporaneamente da uno stato d'animo all'altro nell'arco di pochi secondi senza metabolizzare quello che gli accade intorno. In questo racconto si sente molto la tua voce, si percepisce da subito il deterministico intento di "redenzione" che caratterizzerà il protagonista e come ogni sua azione sia orientata a quello, altro motivo per cui il risvolto psicologico è, a mio avviso, molto più presente di quello fattuale ma così poco efficace. Il punto è che questo squilibrio ed il naturale sviluppo della storia non riescono a farla godere fino in fondo. Proprio perché la morale è la parte più evidente del racconto il massimo impegno dovrebbe essere profuso non sull'arrivare a questa morale, ma al come ci si arriva e quindi, al ritmo ed alla costruzione formale e stilistica della storia. Nulla su cui non si possa lavorare, e di certo hai voluto sperimentare una scrittura un po' al limite tra il personale e l'impersonale, ma va a mio avviso affinata e perfezionata, magari prendendoti più spazio in un racconto a capitoli. Passiamo ora alla trama: buona, si infila bene in un filone narrativo di un certo tipo senza sconvolgerlo troppo, classica e semplice. Analizziamola punto per punto: -L'incipit: è un po' confusionario, il protagonista non viene presentato in maniera approfondita, come i luoghi e la sua storia. La situazione è vaga, probabilmente per scelta o necessità, ma un maggiore approfondimento nelle descrizioni fisiche o del contesto sarebbero utili al lettore per immergersi bene nella vicenda che va ad affrontare. Buono l'inizio in prima persona con la voce del protagonista, meno l'essenzialità con cui sono narrati i fatti in quella che dovrebbe essere, in teoria, dovrebbe essere la parte della storia che introduce le vicende. Inizio a metà tra il medias res ed un ritratto del personaggio. Entrambe sembrano lasciate troppo a metà e mai riprese successivamente, dando una senso di incompiutezza. -Sviluppo della trama: veloce e fulmineo, focalizzazione totale sull'io narrante, tutto è filtrato attraverso il suo punto di vista ma vi sono delle strane incongruenze tra le decisioni prese: Infine, piccolo focus sul protagonista: personaggio interessante, presenta numerose contraddizioni interne, tutto sommato coerenti con il contesto della guerra ed il contrasto tra umanità e violenza ha un suo perché, risulta un personaggio un po' abbozzato ma tridimensionale, rappresentato in tutte le sue fragilità e debolezze, difetti e pregi. L'evoluzione, anche se prevedibile, ha una sua lenta e graduale accentuazione e, nonostante qualche difetto logico, una sua continuità ed organicità. Il personaggio, contraddittorio, assume paradossalmente più fascino proprio per l'assenza di un'identità ben definita, nonostante sia apprezzabile qualche approfondimento sulla sua condizione prima della storia e necessiti di un tratteggio più preciso. Pur con alcuni difetti, riesce ad essere discretamente carismatico ed è, logicamente, il punto focale e cardine della storia. Nel complesso il lavoro è molto buono, promettente. Le mie critiche, forse un po' troppo puntigliose e sicuramente troppo prolisse , sono solo personali considerazioni e nel farle ho tenuto in conto il fatto che il testo potesse essere una prova ed un esercizio di stile, fatto appunto per migliorarsi, che resta comunque, per gli obiettivi che si pone sicuramente soddisfacente. Permettimi infine un paio di consigli di lettura. Per quanto riguarda la scrittura in prima persona, ti consiglio "Memorie dal sottosuolo" di Fëdor Dostoevskij. Per quanto riguarda invece la resa psicologica dei personaggi, ottimi sono Italo Svevo con "La coscienza di Zeno" ed il suo corrispettivo anglo-irlandese James Joyce, in particolare "L'Ulisse" e "Gente di Dublino". Per i racconti di guerra, invece, ti consiglio il "De bello gallico" di Giulio Cesare e "L'anabasi" di Senofonte, che, benché scritti in terza persona, sono entrambi racconti autobiografici. Per le descrizioni e la resa impersonale è ottimale Verga, magari in qualche racconto breve, come "Rosso malpelo" o "Mazzarò". Infine, come strutturazione del racconto, ti consiglio i classici, l'Iliade e L'Odissea, entrambe stupende sia per stile che per articolazione del racconto, specie la seconda. Detto questo voglio farti i complimenti per l'opera che hai scritto e spero che tu voglia ampliarla ed approfondirla. Mi scuso ancora per la lunghezza del commento e per la sua pesantezza, spero che non ti abbia demoralizzato od infastidito. Alla prossima storia.
  2. Aurora Mancinelli

    Salve a tutti

    Salve a tutti i membri della community, mi presento: sono Alessia99 (anche se il nome è solo uno psudonimo), sono nata in Umbria ed amo scrivere. Sono abbastanza timida e forse non sarò una grande presenza tra di voi, anche se, da quello che ho visto, troverò sicuramente delle persone molto simpatiche con cui confrontarmi e scambiare pareri e non vedo l'ora di leggere e commentare qualche vostro testo, sperando di non sembrare troppo prolissa o pignola; in compenso mi farà molto piacere ricevere le vostre critiche, che spero siano le più specifiche ed articolate possibili, magari anche parecchio dure ed aspre, e qualunque giudizio, consiglio e complimento sarà sicuramente ben accetto da parte mia. Detto questo vi saluto momentaneamente in attesa delle vostre opere e dei vostri commenti.
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