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Mattia Alari

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  1. Mattia Alari

    Malattia

    Hai presente come si mettono le dita per dare la benedizione? E come si mettono per imporre il silenzio con un gesto? In modo molto simile. Un indice immaginario sulle labbra che impone il silenzio, con il gesto di una benedizione. E presente hai quel taglio che spesso è verticale, sul labbro inferiore? Il riferimento è a quello. Labbra, taglio, riga crespa perché le labbra di un ammalato sono screpolate. E' quindi solo una traduzione di un'idea mentale che mi è venuta per associazione ad un gesto. Riga\crespa mi piace per il suo essere ruvido e dare l'idea (sempre nella mia testa, ovviamente) della cosa. Ti ringrazio di avermi letto e dei complimenti alla mia poesia ed anche della tua interpretazione. Come ho già scritto è bello leggere come viene letta da diverse persone. L'importante è che dica qualcosa e le intenzioni originali non sono, per me, che il sottofondo di tutto il resto che viene "fuori". A rileggerci
  2. Mattia Alari

    Gratta e vinci

    E' interessante. Penso che abbia del buon potenziale e frasi che colpiscono. La composizione è molto spontanea, in certi punti quasi ... "rozza" (nel senso di non studiata, naturale; selvatica è il termine che forse la definisce meglio) e in certi punto è molto "forte". Mi piace il tono. Mi piace il tema. La chiusa è molto classica ma anche misteriosa sul senso di tutto. Ci sono delle ripetizioni e secondo me persino una strofa intera potrebbe essere messa da parte. Tu non sei niente. La strofa precedente si chiude su queste parole e tu le riprendi ma... in modo troppo fitto e così la frase perde forza. A mio parere la forma la penalizza un po' nella lettura e se non ti offende... provo a dividerla, senza toccarla: Questa mattina speravo in un colpo di fortuna. Ho sperato nel cambiamento, di trovare la quiete dell'anima. ...Agognata calma... La trovai un giorno, davanti solo un campo. Era fine estate, le spighe si muovevano n el caldo vento estivo, quando al tramonto tutto diventa diverso, e ti sembra il mare. Onde fresche e profumate condite con piccoli brividi lungo le membra pesanti schiacciate dalla vita. Dura sempre troppo poco. Questa mattina speravo in un colpo di fortuna. Ho desiderato di far tacere quelle voci urgenti nella mia testa, incitanti, inderogabili; ululanti di stabilità, successo, vittoria. Perché devi dimostrare di valere. Devi palesare il tuo spessore. Devi divorare il tuo nemico solo per dire: "si, sono io che valgo! E tu non sei niente". Tu non sei niente, tu non meriti niente. Io schiacciata da me stessa e tu, tu che non sei niente. Il fato ti sorride, mentre a me sbeffeggia; io che mi merito qualcosa, che mi sento di valere qualcosa che devo valere qualcosa. Questa mattina speravo in un colpo di fortuna. Ho grattato via con le unghie sporche ciò che mi separava ho raschiato via la mia dignità perché non sapevo come fare, perché non c'era altro modo. Questa mattina speravo in un colpo di fortuna, ma ho ritrovato, ancora una volta, l e catene che mi inchiodano qui. E ancora una volta, Ti ho odiato, fratello mio. Quasi quanto ho odiato me stessa. Basta anche poco e prende subito respiro, dal mio punto di vista. Se ti va, consideralo. A presto
  3. Mattia Alari

    Malattia

    Ma non bisogna mai parlare troppo di sé o si annienta totalmente l'interpretazione altrui.
  4. Mattia Alari

    Malattia

    Hai ragione, in parte. Mai parlare di ciò che non si conosce o decide di conoscere. Perché siamo umani e l'esperienza degli altri può diventare "nostra". Se ciò che dici viene estremizzato, la questione diventa triste. Ogni scrittore (ogni artista) avrebbe una limitatissima gamma di opzioni, a meno di non aver fatto di tutto nella vita e non aver avuto tempo per scrivere. Quindi non parliamo più di tormenti che non abbiamo avuto? Sono umani. E come li comprendiamo, possiamo persino "prenderli" per empatia. Pensaci: Tutti gli scrittori di gialli sono assassini e quelli di horror sono mostri o disturbati? In realtà non è esattamente così. Puoi partire da ciò che hai e sei e poi romanzare. Se riesci a farlo bene, vuol dire che hai un certo talento. Altrimenti sembrerà solo che tu abbia raccontato una brutta balla. E se parli di affidabilità e verosimiglianza, ho detto che il mio racconto è stato totalmente autobiografico ma... Dal tuo commento penso che la parte che hai preso per sincera, sia proprio quella che ho inventato.
  5. Mattia Alari

    Malattia

    Fortunatamente ho un'immaginazione che può fare di meglio. Anche in tal senso. Romanzarsi è peggio, sai?
  6. Mattia Alari

    L' amante

    @San tutti sono all'altezza di dare un parere sulla qualunque, soprattutto quando si legge qualcosa. E ti ringrazio delle tue belle parole per me.
  7. Mattia Alari

    L' amante

    @Floriana, grazie come sempre della tua analisi punto per punto. Ti riconosco una volontà analitica decisamente sopra la media e devo dire che le tue osservazioni sono sempre stimolanti. Hai dubbi su un verso: Questo verso è poco convincente. Le mie, sono le mie. Che vuoi trasmettere con questo verso? Qui, lui osserva lei, la sua bellezza, il senso delle sue mani. Perfette, bianche. Pulite, nonostante ciò che sono insieme. Sono mani che ama. Le sue mani invece, sono solo le sue. Perché alla fine è solo.Lei non ricambia con la medesima purezza di sentimento. Infatti, alla fine, lui ha l'aspetto del vento perché "si sente" nella sua vita ma è invisibile. Mi piace che chiunque dica la propria, su quel che scrivo. La mia interpretazione è superflua, troppo spesso. Ma spero di averti almeno chiarito questo interrogativo. Grazie ancora, Floriana. Alla prossima
  8. Mattia Alari

    Malattia

    @Arianna Sofia Ferrari ti ringrazio dell'apprezzamento. La cosa divertente è che hai capito ciò che non ho affermato ma neanche nascosto. In "Un Chiodo" io parlo di una persona ripiegata come un origiami. Un tizio un po' strano, forse. E che ha fatto una cosa curiosa. Quel racconto è totalmente autobiografico. Punto per punto, ogni cosa. Sono io. Quindi sì, il protagonista di "Un chiodo" ha scritto questa poesia. Bravissima, lo hai capito. Gli ami, gli uncini, i chiodi... hanno per me un valore molto particolare per tanti motivi e almeno due eventi importanti della mia vita (uno, quello che ho raccontato). Ricorrono, sì. E ancora porto il chiodo storto in tasca, come ho raccontato. E' stato un regalo. Non più i bastoncini di cannella. Complimenti per la sensibilità interpretativa. E grazie delle tue parole. Alla prossima, se vorrai.
  9. Mattia Alari

    Ulisse

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/41926-reading/ Corde e non catene. Bastano, io non ho più forza. Non posso spezzarmi le ossa o la pelle di vaso, già crepata; E molli, troppo molli, ho le parti più nascoste di un infelice corpo, i cui angoli Sono al buio perché troppo chiusi. Corde e non catene, bastano. E ti ascolterò, legato. E mi legherò al tuo silenzio assoluto; ciò che ti verrebbe in bocca guardandomi, come per troppa acqua in gola. Ma il silenzio non esiste. Cantamelo, in blu cobalto senza notte, In giallo di pallida ruggine tramontata; in bianco, come la tua lingua muta. Canta di me, mentre, nel tuo letto d’acqua, tra i sassi rossi tocco, senza toccare, la rima tagliente Delle tue squame e la tua schiuma. Senti la resistenza Della tua pelle di pesce alle mie dita? Non puoi, sono legato. Vedi le tracce del segno Al mio tocco poco gentile? Non c’è niente. Sono legato. Così, su di te, ma senza crudeltà, taglierei la tua coda, per riavere le tue gambe e aprire la tua ferita femmina fino al centro del tuo nuovo corpo. E tu lo sai Come contemplerei ciò che sprofonda nelle tue viscere raccolte, come su un tavolo tra sanguinosi succhi. Purissimo il taglio, il nostro bacio il tuo sospiro senza dolore. E sarebbe mia, l’acqua salata a bagnarti dentro, bruciando Tra le tue labbra schiuse. Ma sono a pezzi, e sono legato. Non avresti meraviglia di me ma pena profonda, sulla distante soglia. Non saresti sirena ma madre, perché tu mi ami; e amante così, come non vorrei, torneresti lontanissima. Ma negli occhi di scogli tra autunnali ciglia, nelle correnti del tuo sguardo su una vaga ombra, di Ulisse hai ancora immaginaria voglia. Tu senti la mia voce perché legato, grido. E purtroppo, io non sono muto.
  10. Mattia Alari

    Reading

    Trovo questo racconto piuttosto interessante per il tema. Molto "filmica" la decisione di mostrare tale situazione, che si poteva prestare ad invenzioni di ogni genere (hai un protagonista, un tema forte, un pubblico attorno e una riflessione personale profonda) tuttavia posso dire che leggendolo mi sembra che lo svolgimento sia ostacolato dall'uso di parole molto pesanti che non aiutano il racconto a procedere nella lettura (e ironicamente parli di un reading) e a volte sembra che le riflessioni interiori del protagonista si incuneino nella scena rompendola del tutto, senza che ne giovi. Ogni cosa che hai scritto potrebbe essere ripresa con maggiore leggerezza e penso, opinione personale, che gioverebbe parecchio di un'invenzione al suo proposito per dare dinamicità ad una situazione che finisce per essere staticissima. Inserire qualche stralcio di ciò che legge? Qualche commento del pubblico? Cambierebbe ogni cosa e pure il racconto. Proprio il pubblico invisibile è per me il punto debole. Non una descrizione di reazione, non qualcosa che ricordi la sua presenza. Potrai certo dirmi che non era il focus del racconto ma... la percezione è quella di trovarsi davanti ad un personaggio che è da solo con i suoi pensieri. E tu hai fatto presente che è una lettura e le considerazioni su come sia differente leggere da soli o con altri di fronte, sono tue. Se il tuo personaggio si è provato in questo modo (la considerazione finale sul fatto che non si fossero anniati ad ascoltarlo vuol quindi dire che la presenza degli altri non è "trasparente" ma ha una sua importanta nella cosa) sarebbe interessante "vedere" la performance. Forse la staticità della situazione e il registro linguistico da te utilizzato... limitano troppo la storia. Certo, le mie sono considerazioni da lettore e personali (su quello che eventualmente potrei fare io, con un soggetto di questo tipo) e tu sei molto diverso da me. Dall'impostazione, e dal tuo commento al seguito, sembra infatti che tu abbia davvero l'idea che sia necessario "impegnarsi molto" per leggerti. Il tuo giudizio sul fatto che la gente non lo fa abbastanza mi ha fatto sorridere. Perché non hai tutti i torti, ma ci porta ad essere troppo criptici, chiusi all'accesso e forse scrivere qualcosa che sia "più abbordabile" da chiunque (magari a strati, ed è un'impresa anche più intellettuale di usare un linguaggio forbito o forme più rigide) è davvero un valore aggiunto. "Ripulire" il testo da parole forbite è sicuramente la prima cosa da fare, per il suo bene. Mi associo poi nel dire che purtroppo la fine è confusionaria e non si comprende bene il senso di quello che volevi dire (ed è un peccato). Ti interessa il teatro? Mi sembra di averlo intuito. Se non ho capito male hai "citato" te stesso nel racconto (i due racconti citati, intendo) e poi hai aggiunto che i tuoi testi sono stati rielaborati per essere recitati da un attore in forma di monologo. Anche questo si presterebbe e molto. Al posto tuo, lo affronterei di nuovo cambiandolo completamente. La storia c'è. Prova a raccontarla diversamente, se ti va. A presto
  11. Mattia Alari

    Il gioco del "se fosse"

    "Gli alieni esistono" Se tu fossi un cappello?
  12. Mattia Alari

    Bar A

    @Edu ti ringrazio dell'apprezzamento.
  13. Mattia Alari

    I racconti della Seconda Luna - Quinto ciclo

    Grazie @Poeta Zaza, @Rica e @Lauram!
  14. Mattia Alari

    I racconti della Seconda Luna - Quinto ciclo

    Una bella sorpresa dopo una giornata... difficile. Ti ringrazio, @wyjkz31
  15. Mattia Alari

    L' amante

    @Lauram ma va benissimo! Ciascuno a suo modo, sempre. Come si sarà ampiamente capito sono un pigro. Sì, scrivo "E' " piuttosto che in altro modo corretto proprio per pigrizia totale... la ritroverai sicuramente, perché è troppo faticoso farla diversamente. D'altra parte confido che sia evidente che sia una mia mancanza "consapevole". E' (nota) bello che nonostante io abbia in mente un certo senso nelle poesie, esse vengano interpretate in modo distante da quello che avevo pensato. Mi colpisce particolarmente la tua interpretazione di "aspetto del vento", lontanissima da quello che avevo in mente. In questa poesia è lei a non restare. Forse lei ha un altro o forse non lo vuole abbastanza. Lui è il suo amante in ogni senso possibile ma lei... fino ad un certo punto. E lui, che è sempre attorno a lei ma invisibile nella sua vita, è come il vento. Che si sente ma non può essere guardato. Banale, immagino. Ma era tutto qui. Mi piace vi troviate molto altro. Grazie dei tuoi appunti, come al solito! Alla prossima
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