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Roger75

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  1. Roger75

    Il profumo di cedro

    @nerinacodamozza accetto le critiche senza alcun problema. Come ho ribadito fino allo sfinimento i miei dubbi non sono relativi al non saper accettare una recensione negativa ad un mio pezzo ma quanto alla sola focalizzazione, vista in più commenti anche su testi di altri, sull'aspetto tecnico. Ti ringrazio comunque per i tuoi consigli ne farò tesoro.
  2. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    @Black ti ringrazio, credo di averlo capito, ho l'impressione che molti però non abbiano capito il messaggio che volevo far passare. PS Calvin & Hobbes di Bill Watterson insieme a Mafalda di Quino sono i miei fumetti preferiti.
  3. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    Ho l'impressione che si continui a credere che io me la sia presa per il fatto che @Kuno mi ha segnalato una montagna di errori. Non è cosi, io ringrazio @Kuno come ringrazio chiunque abbia suggerimenti da darmi. Così giusto per rammentarlo a chi continua a battere su questo chiodo.
  4. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    @JPK Dike Dimmi la verità, tu sei la reincarnazione dell'emerito professor Jonathan Evans Pritchard vero? Quindi fammi capire più tua moglie è bella più sono le volte che può permettersi di tradirti, se invece è la Pina di Fantozzi è condannata. Anzi mettiamola così, avendo appena affermato che più un vino è pregiato più è giustificabile berlo in un bicchiere di carta sono curioso di capire come ti salverai dall'ira di @Marcello che per coerenza dovrebbe perlomeno bandirti a viti dalle sue letture. Dai sii sincero, hai sparato una cacchiata per mettermi alla prova vero?
  5. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    @JPK Dike Ed io continuo a non concordare, ribadisco inoltre che secondo me si è perso il motivo per il quale questa discussione sia stata iniziata, tu compreso. Tutti possono imparare, tutti devono impegnarsi, tutti devono studiare, tutto corretto ma non è questo il punto. Il dubbio è solo rivolto alla metodologia utilizzata da molti nel commentare i testi, dedicando quasi tutta l'attenzione alla grammatica, all'ortografia e alla forma e poco al "valore" della storia. Faccio un altro esempio che verrà massacrato come i precedenti, immagina di essere un insegnante di italiano focalizzato prettamente all'insegnamento della lingua, davanti a te hai un alunno con del potenziale, magari con una visione delle cose alternativa, controcorrente, fantasiosa ma sei talmente preso dal bisogno di insegnare il meglio possibile da non riuscire a vedere che varrebbe la pena sedersi li con lui ogni tanto e godere della sua visione. Questa è la sensazione che ho leggendo alcuni discorsi di questa discussione.
  6. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    chi non riesce a studiare abbastanza queste cose da eliminarle quasi del tutto, non può avere la testa per scrivere anche una bella storia???? Scusa @JPK Dike ma questa è un'affermazione lontana anni luce dal mio modo di pensare, talvolta illuminazioni brillanti arrivano proprio dai profani.
  7. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    @Talia ho l'impressione che sia diventata solo una questione di punti di vista. Tra bere il Tavernello dal cartone ed un buon vino in un bicchiere di plastica io scelgo la seconda (sebbene io non beva vino.) Era per dire che se una storia è bella anche se penalizzata dall'ortografia hai sempre in mano una storia bella che può essere migliorata, a differenza di una storia piatta che anche se scritta bene sempre piatta resta. @massimopud ha saputo esprimere bene il concetto:
  8. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    Innanzitutto ringrazio tutti per i vari punti di vista, c'è solo da imparare. Ho però l'impressione che nel dibattere qualcuno si sia lasciato sfuggire un attimino il focus. In apertura, non ho assolutamente detto che scrivere bene non sia importante, non ho mai fatto riferimento al fatto che il solo contenuto debba essere valutato, lungi da me pure l'idea "scrivo come cazzo mi pare tanto poi qualcuno correggerà" come qualcuno pensa,. Ho semplicemente notato che molti commenti, e non mi riferisco solo a quello di @Kuno al mio testo, versano par la maggiore sull'aspetto grammaticale o di forma, meno importanza si da al fattore "coinvolgimento", mi interessava banalmente avere un riscontro per capire quanto più i lettori reputino importante l'uno o l'altro pur sembrando i due indivisibili. Tutto qua. Devo rileggere i miei testi? Devo studiare la grammatica? devo migliorarmi? Lo farò, sono qui per questo. Lungi da me però arrivare al livello di interrompere una lettura solo perché l'autore ha usato erroneamente un transitivo !! Un vino da 100 euro a bottiglia bevuto su un bicchiere di plastica resta comunque un vino da 100 euro.
  9. Roger75

    Il profumo di cedro

    Queffe capisco quello che dici. La mia non voleva essere una polemica. Apprezzo le segnalazioni, le indicazioni ed i consigli, ci mancherebbe, semplicemente un'impressione che ho avuto è che ci si focalizzi molto più sulla perfezione del testo che sul contenuto. Io, ed è un mio personale punto di vista metto sul primo gradino del podio la qualità della storia poi a seguire il resto. Accetto e comprendo chi mi dice che alcune cose debbano andare pari passo, ho solo detto la mia impressione.
  10. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    Ok vi ringrazio per i vostri punti di vista, volevo chiarire che la mia non vuole essere una mancanza di rispetto nei confronti di nessuno, volevo solo capire quanto lontano sia il mio modo di vedere le cose rispetto a chi oltre ad avere una visione più razionale ha anche una maturità letteraria superiore alla mia. Imparo la lezione e cerco di farne tesoro ammettendo a me stesso che ho veramente tanto su cui lavorare x migliorare. Grazie a tutti.
  11. Roger75

    Purismo letterario...si o no?

    Volevo aprire un tavolo di confronto sul purismo letterario cosa che qui su WD noto essere tenuto molto in considerazione. Premetto, scrivere bene e scrivere correttamente è importante su questo non ci piove, però... Però è giusto secondo me fino ad un certo punto, mi spiego meglio. Credo che la peculiarità di ognuno di noi sia quella di avere un proprio stile di scrittura, quindi mi chiedo, il fatto di venire sempre valutati più per l'aspetto tecnico che per quello artistico, essere corretti per la virgola fuori posto, i due punti inutilizzati o il numero scritto in numero anzichè in cifre è veramente più importante del contenuto? della morale? della storia in se? Faccio due esempi che forse rendono meglio il mio pensiero. Ti invitano a cena, entri in una casa tutta in ordine, impeccabile, asettica, tutto impostato e tutto organizzato, dove solo l'idea di pulirti la bocca con un tovagliolo in raso ti rabbrividisce per paura a sporcarlo, cibo buono per carità ma dovendo sempre stare attenti a non sbagliare una battuta, utilizzare il bicchiere corretto, rispettare ossessivamente i canoni del Bon Ton, poi il giorno dopo di invitano ad un'altra cena, ambiente molto più famigliare, piatto con i fiorellini del mercatone e tovagliolo in carta, pasticcio al ragù con giro di amari in chiusura sulle ultime barzellette sporche e sull'ironia della macchia di pomodoro che ti è rimasta sulla camicia. Cosa scegliete? Io non ho dubbi. Immaginate di fare l'amore, preferireste essere a letto con la più bella donna del mondo per scoprire che poi durante l'atto ti dice "più a destra, più a sinistra, aumenta, rallenta, fermati." e come avete finito corre al bidè a lavarsi la sbrisola per paura delle dermatiti o preferite quel sesso che scoppia anche in centrale termica mentre tirate fuori la biancheria dall'asciugatrice con una donna che via affascina nonostante una smagliatura o qualche capello bianco? quel sesso che non ti basta mai e dopo il quale finisci abbracciato e trovi piacevole anche l'odore che c'è nell'aria? Io non ho dubbi. Ecco cosi secondo me dovrebbe essere la scrittura, se quello che scrivo, la storia che ti racconto ti conquista, ti affascina, ti coinvolge allora quanto senso ha fare le pulci su una virgola? su una ripetizione? su un errore che in realtà è un errore per volontà di interpretarlo come tale, se il testo mi assorbe il resto conta, ma fino ad un certo punto. Fino ad ora quello che ho notato è la totale dedizione all'estetica e poco al contenuto, sembra quasi sia preferibile un storia fiappa scritta in maniera impeccabile che una storia densa in alcuni tratti un po' sbavata. A me piace il pasticcio e sentire l'odore del sesso. Che ne pensate?
  12. Roger75

    Il profumo di cedro

    @Kuno tu utilizzi mai quei videogiochi di simulazione di guerra? Ecco, hai presente quando inizia il combattimento ed i due eserciti si scontrano? Chiaramente quello più forte vince lasciando a terra decine e decine di morti, ecco il tuo commento mi ha dato questa impressione. Attenzione che apprezzo eh? Sicuramente il mio modo di scrivere va rivisto, la punteggiatura e diversi errori di forma che tu giustamente hai evidenziato e segnalato a mio discapito voglio dire però che il purismo letterario mi incute timore, mi lascia perplesso il fatto che sia facciano sempre le pulci sulla grammatica, sul rispetto maniacale delle regole e si valuti sempre poco il contenuto. E' solo un punto di vista però mi piacerebbe aprire una discussione su questo argomento.
  13. Roger75

    Madreperla

    @paolati Beh a me piace questo racconto, mi ricorda un po' quegli amori sporchi alla Bukowski. Eppure esistono queste relazioni, dove a volte lo si sa dall'inizio che prima o poi finiranno nel peggiore dei modi eppure di sceglie di viverle lo stesso perché sono più i segni che lasciano nel cuore che nella pelle. Certo non giustifico la violenza attenzione, soprattutto nei confronti delle donne eppure quando le donne non denunciano molto spesso è per paura di ritorsioni, ma in qualche raro caso credo possa essere perchè da subito sapevano che sarebbe potuto succedere ma la passione e l'amore hanno comunque avuto il sopravvento. Non so la devo un po' metabolizzare sta cosa. Detto questo il testo mi è piaciuto molto, io non sto a fare grandi lezioni sulle virgole, sulla composizione delle frasi, quando leggo la cosa può semplicemente coinvolgermi o annoiarmi, in questo caso mi ha decisamente coinvolto. Rileggerò sicuramente qualcosa di tuo. Grazie per questo pezzo. Ruggero
  14. Roger75

    Il profumo di cedro

    Marco ha sempre adorato cucinare. Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati. Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano, in queste cose non riusciva a trovare una sua identità, perchè a 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio di capire se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà, a 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che non sei più un bambino e ti ritrovi cosi a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà ma che sei certo di voler affrontare. Una delle poche cose che faceva sentire bene Marco era cucinare, fin da piccolo aveva dimostrato interesse verso quest’arte, aveva dimostrato di esserne predisposto ma ciò che realmente contava era che con le mani in pasta e la testa in zona fornelli il dolore psicologico della disabilità svaniva nel nulla e questo era quello che rendeva le persone che gli stavano attorno i suoi primi fans, i veri sostenitori di questa dote e di questa passione. Certo poi oltre alla cucina c’erano gli amici, c’era la famiglia, c’era anche Angelica, una ragazzina che bazzicava per casa e che che aveva trovato in Marco un vero amico. Angelica poteva starsene ore in silenzio seduta in disparte a guardare Marco mentre armeggiava con le pentole, era totalmente affascinata dalla semplicità con il quale si destreggiava tra la penisola della cucina, il frigorifero ed il piano cottura per poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti che sembrava impossibile fossero usciti dalle mani di un preadolescente, ed ogni volta che alla fine gli faceva i complimenti lui si faceva completamente rosso. Marco era bravo. Cucinava piatti deliziosi, la cura maniacale che incanalava nel presentare il piatto era davvero sorprendente. Vederlo cucinare era una gioia per tutti, o quasi. In casa oltre ad Angelica c’era lei, nonna Matilda. Era lei la musa ispiratrice di quel piccolo chef su quattro ruote. Grazie alla nonna Matilda, Marco aveva imparato il segreto della cucina, soprattutto dei dolci, la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione. Mancava poco a Natale, era arrivato il momento di preparare tutto per il grande giorno per l’arrivo dei parenti lontani, era ormai una tradizione che si ripeteva da prima che il ragazzo avesse quel terribile incidente. Tutti i parenti arrivavano il 24 Dicembre per intrattenersi al Paese fino a Santo Stefano. Quest’anno però era speciale, al tavolo ci sarebbero stati tre ospiti in più: Angelica ed i suoi genitori, e non era l’unica novità che attanagliava il sonno di Marco. Da qualche giorno aveva, con la sola compiacenza della nonna, inviato la sua candidatura ad un concorso di cucina, i casting si sarebbero svolti di lì a poco, doveva concentrarsi sul piatto della presentazione. Se fosse stato scelto avrebbe voluto stupire i giudici e Marco fortunatamente viveva nella sana convinzione che per lasciare le persone a bocca aperta erano più efficaci le cose semplici e fatte bene piuttosto che scelte complesse e ricercate non solo altamente rischiose ma chiaramente volte ad attirare l’attenzione più che a dimostrare le proprie capacità. Nella sua testa c’erano quindi due pensieri fissi che lo martellavano continuamente, trovare la ricetta con la quale candidarsi alle selezioni del programma e definire il pranzo di Natale. Continuava a scrivere bozze di menù, il tavolo era un groviglio di libri di cucina, di riviste, di ricette scarabocchiate su tovaglioli, su confezioni in cartone di qualsiasi genere recuperate dagli alimenti che utilizzava per cucinare insomma una piramide disastrosa di idee culinarie. Era arrivata sera che nemmeno se n’era accorto e ancora non aveva nulla di definito. Giunse alla conclusione che avrebbe dovuto distrarsi un pochino, riposare la mente certo che una volta schiarite le idee dal nulla sarebbe emersa quella giusta. Spense la luce e fece svicolare la sua carrozzina fino in salotto. Con il telecomando accese la tivù è scelse la cartella “cartoni anni ’80”, si perché un’ altra cosa per cui Marco impazziva erano i cartoni animati di vecchia generazione. La scelta ricadde su Shrek, il secondo capitolo per la precisione. Marco non se ne accorse ma la stanchezza prese il sopravvento è si addormentò, la nonna Matilda che teneva sempre monitorata la situazione lo coprì con una copertina in pile proprio nel momento in cui il cattivo torturava un povero omino di pan di zenzero. Tra tutte le persone che sostenevano le aspirazioni di quel giovane ragazzo era lei, la nonna a non sottovalutare le possibili delusioni che Marco avrebbe potuto incontrare. Con l’inquietudine nel cuore, tipica di chi vuole bene, si addormentò accanto al nipote sul divano. “Nonna! Nonna!!! Ho fatto un sogno!!” “Ehi… piccolino…” “Nonna, non sono più piccolino, sono sulla sedia a rotelle, ma non sono più un bambino…” “Va bene, scusami, ma per me resterai il mio nipotino…” “Si ok, grazie, comunque. Nonna! Ho pensato ad una cosa…” “Sentiamo…” “Io mi presento con un dolce, io porto il pan di zenzero…” “Sei sicuro? Non mi sembra una ricetta ricca, è un dolce semplice…Tu sei in grado di fare piatti più complessi…” “Si nonna, lo so, però voglio stupire con la semplicità, del resto non è questa la caratteristica più importante? Me lo dici sempre anche tu…” “Si, però ci pensiamo domani, sistemiamo la tavola ed andiamo a dormire, domani mattina ne riparliamo…” Marco non chiuse occhio, con non poche difficoltà all’alba scese dal letto ed andò in cucina, del resto i dolci si devono mangiare soprattutto nella prima parte della giornata, quindi, perché non cimentarsi con alcune prove in attesa della sua più severa consigliera? “Nonna! Cosa ci fai già sveglia? E questo profumo? Cos’hai infornato?” “Vai a dormire, non farti vedere per almeno un’ora…” “Ma nonna, io volevo esercitarmi…” “Marco. Vai a dormire” Il tono della nonna era autoritario, a Marco non restò che girare le ruote e tornare in camera, si sdraiò ma non riuscì a riaddormentarsi, iniziò ad immaginare l’impiattamento: “Marco, presentaci la tua ricetta! Pani di zenzero guarniti con crema al limone ed al pistacchio, pistilli di vaniglia per accentuarne il profumo.” “Beh, la descrizione è degna di uno chef, ora assaggiamone il gus….” “Marco!!!!!!!!! Vieni!!!” Il sogno ad occhi aperti venne interrotto da un richiamo dalla cucina. “Arrivo nonna, arrivo…” Quando marco raggiunse la stanza preferita restò esterrefatto, pan di zenzero dai mille colori riempiva piatti con sfondo rosso, era Natale e non c’era bisogno di ricordarlo. La nonna iniziò ad elencare gli ingredienti… “Il burro dev’essere a temperatura ambiente, perché altrimenti non lega con la farina. Il limone, mi raccomando! Due gocce! Dovrà essere biologico, Marco, mi stai ascoltando? ” “Si nonna, ti ascolto…” Vedendo la quantità di dolci presenti in cucina Marco iniziò a pensare che questo era e doveva restare un sogno, non sarebbe mai riuscito ad eguagliare la bontà di quei dolcetti preparati dalla nonna. “Marco ascoltami, perché dovrai mettere tutto in pratica, passo dopo passo, Marco mi raccomando non sbagliare…” “Nonna ti sto ascoltando, ma perché hai così a cuore questa cosa?” “Vedi piccolo… Questo sogno è un po’ anche il mio…” La nonna era esausta, Marco l’aveva riempita di domande, le aveva chiesto mille perché e le aveva posto mille però, non credeva ci fossero al mondo altri ragazzini che a dodici anni in piena notte potessero avere tanta energia e tanta passione per qualcosa da sprofondare con anima e corpo in una dimensione come quella culinaria. Furono giorni intensi, Marco provò e riprovò’ quella ricetta decine di volte testando nuove varianti, provando nuovi ingredienti, cercando un qualcosa che caratterizzasse in maniera inequivocabile il suo pan di zenzero, voleva che la sua ricetta fosse qualcosa di assolutamente nuovo ed innovativo, se solo fosse riuscito a trovare quell’aroma che la rendesse unica avrebbe potuto dormire sogni tranquilli perché consapevole di aver lavorato da vero chef professionista. Un giorno Marco tornando da scuola confessò ad Angelica questo suo cruccio, l’unica cosa che in quel momento contava era trovare la ricetta perfetta e lui non sapeva più dove sbattere la testa, dal canto suo la ragazza altro non poteva fare che rasserenarlo e motivarlo dicendogli di stare tranquillo che prima o poi l’illuminazione sarebbe arrivata. Quel pomeriggio Angelica andò da Marco, voleva essere certa che non si buttasse giù di morale, voleva in qualche modo incentivarlo, voleva essere quella persona che ha il dovere di essere presente quando un’amico è nel momento del bisogno, lui non lo sapeva ma lei sperava di poter piano piano diventare anche qualcosa di più, sperava di poter essere lei stessa quell’ingrediente segreto di cui Marco era alla disperata ricerca. Seduti al tavolo, Marco se ne stava imbronciato sulla sua carrozzina con le braccia conserte, Angelica dopo aver provato di tutto per farlo distrarre e magari sorridere stava per gettare la spugna. “Certo che tua nonna non si risparmia con il riscaldamento” e con fare semplice si sfilò il maglione. Dopo averlo appoggiato sulla sedia rivolse lo sguardo nuovamente verso Marco il quale la fissava con occhi brillanti ed un sorriso ebete. “Che c’è? Non hai mai visto una ragazza togliersi un maglione?” Marco continuava con quell’espressione estasiata senza proferire parola, Angelica si accorse che non guardava il suo viso, ma fissava il suo petto da adolescente ed una vampata di rossore accese il suo viso, abbassò lo sguardo e capì. Nel centro della sua t-shirt un albero colorato a mo’ di graffito e sotto una scritta, quella fissava Marco, “CedarTree”. Farina, zucchero di canna, zenzero, limone biologico. Cedro. Cedro. Cedro. La ricetta è completa! Finalmente!!! Un sorriso comparve sul viso di Marco. -Ehi, tutto bene? Com’è che d’incanto ti metti a sorridere!?!?! -Cedro!!! La risposta è cedro! -Allora. Puoi farmi capire, puoi parlare come me? Non ti capisco! -Va beh, non è importante, chiudi gli occhi e stai zitta. -Senti! Sto zitta solo se ne vale veramente la pena!! -Ti fidi di me? -No. -Non fa niente, ti farò ricredere. Ora non deconcentrarmi, lasciami fare, vedrai… Mentalmente Marco iniziò a ripetere la ricetta della nonna, Farina 00 ben setacciata, zucchero di canna, zucchero bianco piuttosto granuloso, burro freddo, sale, miele d’acacia ( quello del mercato è ottimale), un uovo del contadino… due gocce di cedro, solo cedro. Prese carta e penna e scrisse la ricetta: 60 gr di farina 00. 75 gr di zucchero semolato 75 gr di zucchero di canna 150 gr di burro freddo 150 gr di miele 1 uovo 1 pizzico di sale 1/2 cucchiaino di bicarbonato succo di cedro La ricetta era quasi completa, ora l’attenzione era diretta verso l’ impiattamento. L’impasto era pronto, i biscotti erano in forno, stavano cuocendo. -Certo che… -Cosa? -No… Niente, mi è venuta una strana idea…Senti… Intanto che si raffreddano, ti va di andare a fare una passeggiata?!? -Passeggiata? In che senso? -Cambiamo aria, usciamo un po’?!? In questo senso… -Va bene… -Mi fai un favore? Mi prendi quel pezzo di corteccia? -Marco, cos’hai in mente? -No, no … Nulla… Angelica non riprovò a chiedere spiegazioni, conosceva l’ostinazione di quel giovane ragazzo che nonostante sedesse su quattro ruote non accennava a rassegarsi. -Marco! I tuoi biscotti sono pronti! -Nonna… Ho pensato di personalizzarli. Il mattino seguente Marco prese gli ingredienti, con cura e devozione e li ripose in uno zaino, su un’altra borsa con cautela ripose la corteccia d’albero raccolta il giorno prima durante la passeggiata, in infilò il piumino e prese un bel respiro, era il giorno del casting. Era un giorno strano, era un giorno di prime volte. Per la prima volta Marco salì su un treno insieme alla nonna e ad Angelica che non ne aveva voluto sapere di rimanere a casa. I paesaggi scorrevano sul finestrino come in un film, le città si intervallavano alla campagna, destinazione Milano. La nonna ed Angelica parlavano, lui invece ripassava a memoria passo per passo quello che doveva fare, il tempo per preparare la sua ricetta era poco e lui di certo non voleva commettere alcune errore. Arrivati in stazione, mentre le sue accompagnatrici ammiravano la struttura architettonica e l’immensità del posto Marco sembrava non essere ne affascinato ne attratto da tutto ciò che lo circondava, in realtà tutti sapevano che era semplicemente teso e concentrato ecco perchè cercarono di assecondarlo raggiungendo subito il luogo dove si sarebbero tenuti i provini. All’ingresso c’era un sacco di gente, ragazzi della sua età o giù di li, alcuni silenziosi altri in preda a veri e propri attacchi di panico. Quando fu il suo momento Marco, con l’aiuto della nonna si posizionò ai fornelli, aveva 45 minuti di tempo, sapeva benissimo che la ricetta ne richiedeva almeno 50 quindi non doveva sprecare nemmeno un secondo. Angelica se ne stava seduta a guardarlo mentre si destreggiava con gli ingredienti come se fossero l’estensione delle sue mani, lei, che nemmeno una pasta in bianco sapeva fare, non aveva mai conosciuto persone cosi tenaci e convinte quando si trattava di raggiungere un obiettivo. La nonna supervisionava il lavoro continuando a fare cenni di conferma con la testa. L’impasto era pronto, Marco lo prese e lo mise in frigorifero, tenerlo a riposo per 20 minuti sarebbe stato l’ideale ma il tempo stringeva quindi 10 minuti sarebbero stati più che sufficienti. Nel frattempo come di sua abitudine, pulì tutta la zona lavoro, preparandosi gli attrezzi necessari per le lavorazioni successive. Estrasse la pasta dal frigorifero, un sorriso sulle sue labbra, andava bene. Gli altri concorrenti, i loro amici e familiari lo guardavano in silenzio, probabilmente stupiti da quanta naturalezza ci fosse nel suo muoversi con la carrozzina rendendosi conto di come fosse stato capace a non renderla un ostacolo. Fatte le formine, distribuite attentamente sulla teglia ed infornato. Durante il tempo della cottura Marco preparò la glassa per decorarle, poteva farla prima ma sapeva che farla all’ultimo era una garanzia perché sarebbe rimasta bella densa ed una volta decorato il biscotto non avrebbe cristallizzato e rimanendo morbida il giusto. Passavano i secondi, Marco estrasse gli omini dal forno, erano perfetti, tempo esaurito. L’assistente del programma lo avvisò che era il suo turno, mise tutto sul carrello di servizio e lo aiutò a dirigersi verso l’ingresso. La nonna sorridente gli fece un cenno di conferma, Angelica invece si alzò, corse da lui e come un fulmine a ciel sereno lo baciò dolcemente in bocca. Era una giornata di prime volte. Marco entrò, dinnanzi a lui 4 giudici apparentemente severi. “Buongiorno, mi chiamo Marco ed ho 12 anni, da sempre sono appassionato di cucina ed oggi vi ho portato un dolce.” Mentre Marco sistemava le sua cose sulla cucina gli stellati gli chiesero diverse cose, dalla sua disabilità a cose più semplici, se avesse una fidanzata ad esempio, domanda alla quale rispose con un semplice “da adesso si” anche se loro non capirono bene il senso di quella risposta. Arrivò il momento di presentare il piatto, si avvicinò ai giudici spingendo il carrello con il suo dolce completato, fiero con la testa ben alta lo presentò “Il sogno di Angelica”. Del perché le parti spezzate fossero sul piatto ed il resto del corpo ben presentato su una corteccia, tutti lo capirono, non è solo l’apparenza che conta, a volte è un dettaglio. Il profumo di Cedro Il primo titolo del libro di ricette scritto da Marco.
  15. Roger75

    Alex

    @don Durito io concordo con Mercy, i testi un po' resistivi alla lettura anche a me spesso piangono, oltre ad essere un ottima dimostrazione di stile come qualcuno ti ha già scritto sono anche un modo per tenere concentrato il lettore, seppur ogni tanto si corra il rischio di risultare impegnativi nella lettura e quindi far demordere chi sta davanti alla pagina. L'idea dell'amore per un qualcuno che non esiste è interessante, non so se hai mai visto il film LEI, secondo me può aprire bene la panoramica su questo argomento. Detto ciò mi complimento per il pezzo, a rileggerti. Ruggero
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