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MyConc

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    MyConc
  • Compleanno 10 novembre

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  1. MyConc

    Quando peggio di così non si può.

    Grazie @Macleo . Anche questo racconto fa parte di una serie di primi tentativi di scrittura di quando ero una ventenne. Col tempo non ho trovato la giusta obbiettività per rimetterci mano. O forse trovavo gravoso spulciarlo come invece sei stato bravo a far tu. Giustamente mi fai notare che è da riconvertire sul fronte frasi e pensieri che appartengono o meno ad un bambino. Prendo atto di tutti i tuoi appunti e ti ringrazio di avermi letto.
  2. MyConc

    Quando peggio di così non si può.

    Avevo bisogno d’assistenza. Da solo non avrei potuto fare niente neanche volendo. I miei familiari cercavano di accudirmi come meglio potevano ma, avevano impegni di lavoro, impegni mondani e poi, come qualsiasi altro essere umano, avevano anche loro limiti di resistenza. Io non ero proprio un peso per loro, anzi, mi amavano e si sentivano in colpa perché non potevano prendersi cura di me a tempo pieno. “ Dopotutto di cosa mi lamento? “ ragionavo, “ Mi rispettano e fanno di tutto per soddisfare ogni mia necessità. Laura, l’unica donna della mia vita, mi adora; è spesso fuori per lavoro ma appena può telefona per chiedere come sto. Intanto si è preoccupata di lasciarmi alle cure di un’ infermiera carina…” In verità Ileana, l’infermiera, non mi andava a genio, ma purtroppo non ero in condizioni di poter decidere, ero costretto a letto e mi era impossibile parlare; per quanto mi sforzassi riuscivo ad emettere solo balbettìi. Intanto le mie giornate erano abbastanza travagliate; Ileana “ l’infermiera “, mi scorrazzava da una stanza all’altra così velocemente da non permettermi neanche di mettere a fuoco gli ambienti, tenevo spesso gli occhi chiusi perché mi dolevano nello sforzo di individuare qualche oggetto familiare. Ileana mi lavava, mi cambiava, mi dava da mangiare, mi teneva compagnia; sempre lei! “ Posso assicurarvi che per me era un supplizio. “ Dai suoi modi sbrigativi non tardai a capire quanto fosse inesperta e maldestra, certamente era la prima volta che si cimentava in un’esperienza così impegnativa e sicuramente avendo mentito alla mia ingenua e generosa Laura. Il suono del campanello di casa era un punto di riferimento, ma spesso lo seguiva la comparsa di Ileana. Quando cominciai a mettere in relazione le due cose quel Din-don-doon prolungato mi metteva in allarme; la mia Laura non se ne accorgeva ed io non sapevo farmi capire. “ Un tempo parlavamo tranquillamente di tutto, lei adorava ascoltarmi, rispondermi. Ma poi da quell’ incidente terribile non mi sono più ripreso, da allora niente è stato più lo stesso. “ “ Allora caro, ti lascio con Ileana, vedi è qui… Mi raccomando non stancarti troppo tesoro. Sarò di ritorno questa sera alle otto. “ e dopo un lieve dolce bacio sulla guancia si allontana. “ Oh Laura! Perché te ne vai? Resta qui con me. Ti prego! Non conosci la mia disperazione, la mia voglia di stringerti, di sentirti vicina. “ Ma lei finge di non intuirmi, al suo posto mi appare il sorriso di Ileana e chiudo gli occhi senza speranza. “ Bene bene, mio caro Roberto! A quanto pare siamo soli; che ne dici di cominciare a toglierci il pigiama e di andare dritti in bagno a lavarci? “ Santi numi che prospettiva! Tanto per cominciare ormai odiavo il suono della sua voce, non sopportavo il suo tono confidenziale e il suo sorriso da saputella. Sapevo già cosa mi aspettava e finivo per odiarmi per la frustrante impotenza a cui ero costretto. “ Quella là”, intanto, non immaginava neppure quanto il mio animo fosse turbato mentre procedeva a svestirmi per poi passare a sfregarmi il corpo con una spugna. I suoi movimenti maldestri facevano ciondolare la mia testa da un lato all’altro; mi infilava un bastoncino nelle orecchie senza neanche accertarsi se in realtà non fosse nel naso e seguiva poi ad incipriarmi i genitali con tanta polvere profumata da provocare una reazione allergica. Guai poi se mi trovava qualche piccola ferita con la crosta cicatrizzata: il suo passatempo preferito era staccarla con le unghie. Sempre sulla carrozzella mi riportava in camera da letto e qui, sfuggendo a gomitate e unghie affilate, venivo rivestito. Inutile dirvi quanto disperatamente imploravo il ritorno di Laura. La colazione era identica al pranzo o alla cena ormai… mi infilava il cucchiaio fino alle tonsille costringendomi a ingerire strane creme o abbondanti passati di verdure. Erano immangiabili ma non osavo ribellarmi perché “ quella là “ aveva uno sguardo micidiale che sognavo anche di notte. Per non parlare di tutte le volte che mi legava qualcosa al collo per non farmi sporcare: ogni volta stringeva sempre più. Sempre allo stesso orario mi spingeva fuori in giardino; “ Che ne dici di andare al parco? “ mi chiese un giorno con la sua odiosa voce cinguettante, “ Figuriamoci se potevo risponderle! “ Mi sistemò bene il cuscino dietro le spalle e si apprestò a spingere la carrozzella per attraversare la strada. Inorridito fissai i veicoli, dal mio punto di vista enormi, venirci addosso da entrambi i lati; ricordo che tentavo di parlare, di allarmarla; mi agitavo per quanto mi era possibile, ma lei, col suo solito sorrisetto, ignorava il mio terrore. “ mi fa piacere vederti di buon umore Roberto. “ mi dice con tono sdolcinato; “ Avrei voluto strangolarla! “ Un attimo dopo sentìi un suono acuto simile al campanello della posta di casa e Ileana prese a spingere veloce correndo verso l’altro lato della strada. Fermatasi di colpo, quasi mi scaraventa giù dalla carrozzella. Le stradine del parco, ricoperte di ghiaia, mi facevano sobbalzare paurosamente ad ogni spinta. Svampita com’era poi, si fermava spesso a parlare con i suoi coetanei lasciandomi solo sotto un albero; “ ma al sole! “ a volte mi additava come se fossi una mostruosità. Quando finalmente prendeva la via del ritorno, la testa mi scoppiava e nel riattraversare la strada, gli occhi mi uscivano dalle orbite. Esausto a casa giungevo spesso privo di sensi, “ lei “, invece credeva che io dormissi. Al mio risveglio era inutile il mio gesticolare per avvertirla che dovevo soddisfare i miei bisogni personali, tanto lei era tranquilla; mi aveva infilato un pannolone e aveva chiuso la porta della stanza. Come sempre dopo qualche ora ritornava all’attacco. Nel cambiarmi teneva gli occhi chiusi e comicamente si tappava il naso. Sbrigativamente provvedeva a pulirmi borbottando qualcosa di incomprensibile a denti stretti e, in malo modo, mi sbatteva sul letto. Si liberava il naso e di corsa apriva la finestra per respirare a pieni polmoni. Io non potevo trattenermi dal ridere. Dopo un’eternità passata alla finestra a chiacchierare con qualcuno di passaggio, si decide a mettermi sulla carrozzella e a portarmi in cucina. Nel farlo per poco non mi chiude una mano nella porta. Tanto per cambiare sta ancora sorridendo macabramente. In cucina solito tran-tran del bavaglio sempre più stretto al collo e sempre schifoso miscuglio ficcato fino alle tonsille. Un trillo insistente attira la nostra attenzione e lei va a rispondere al telefono; chiacchiera e ride comodamente seduta. Io ne approfitto. Ultimamente avevo scoperto la possibilità di muovermi. Dalla carrozzella mi aggrappo a un mobile e faticosamente, ma felice, mi trascino fino al divano; là mi mancano le forze e cado miseramente. Inutile parlarvi del dolore e dei miei gemiti. Ileana mi sente, mi afferra rapidamente, mi esamina attentamente per accertarsi che sia tutto intero e poi mi rimette sulla carrozzella. La guardo strabuzzato; stavolta non sorride, e questo è grave! “ Come devo fare con te Roberto? “ mi rimprovera seccata, “ Possibile che non possa lasciarti solo un secondo? Vediamo se riesco a distrarti almeno fin quando non torna Laura. “ Laura… solo sentire il suo nome mi fa rinascere. Ma ahimè! Quella sera non la vedo rincasare alla solita ora. Infatti Ileana ha acceso il televisore; ogni sera , mentre mi rilasso guardando la pubblicità, Laura, “ la mia mamma “, torna a casa. Mi agito, balbetto un po’ , emetto piccoli gridolini disperati, ma non serve a niente, anzi… Ileana mi prende in braccio e mi scorazza da un lato all’altro della stanza. “ Oh! Roby, ti prego fa il buono, è quasi ora della nanna, vedrai che la mamma tornerà presto. “ Macché! Dalla tensione di Ileana capisco che è tardi, che quella sera non era come le altre. Ileana prende a saltellare e a cantare con me in braccio, accidenti! è tremendo. Mi fa male il pancino e cosa peggiore, a causa sua, mi sono addentato la lingua. L’atmosfera si fa elettrica, piango disperato e Ileana, sempre più tesa e nervosa, cerca di mettermi nella culla. “ Ma! E’ impazzita? “ io non voglio dormire, voglio Laura, voglio scendere, piango, singhiozzo, mi dimeno come un posseduto e inevitabilmente vomito nel lettino. Ileana, spazientita sferra un calcio al comodino e si mette a piangere frustrata. Figuriamoci se io me ne sto zitto, continuo a lamentarmi e lei impietosita comincia a svestirmi; i suoi gesti sono rabbiosi, nel togliermi la maglietta non riesce a farla passare per la testa, e io panico! Sembra riprendere il controllo della situazione e mi porta in bagno. Mi lava: l’acqua è alternata a o troppo fredda o bollente! E finalmente mi veste, non senza avermi strattonato all’infinito. Stavolta mi mette a terra sul tappeto, mentre lei comincia a cambiare le lenzuola al mio lettino. Io, che mi sono un po’ calmato, afferro la prima cosa che mi viene a tiro, una pallina. La lancio e questa va a finire sotto il vicino termosifone. A gattoni la raggiungo ma, mentre sto per agguantarla mi incastro con la testa in quel po’ di spazio che c’è tra il muro e il termosifone. Sono intrappolato! Piango e strillo più di prima, Ileana si volta spaventata e ,ancor più terrorizzata, emette un grido. Si precipita da me e con mani tremanti tenta di liberarmi, dopo un po’ ci riesce e mi stringe forte a sé, poi mi porta in cucina e mi spalma una cremina fresca sulla fronte, mentre io continuo a disperarmi. Per la prima volta cerco la sua protezione… mi sento solo, impaurito, mentre lei è grande e, anche se non è la mia mamma, si sta prendendo cura di me “ a modo suo” . Mi abbraccia e mi sussurra qualche parolina dolce, poi mi canta una ninna-nanna stonata e mi porta a letto. “ Ti prego Roberto, adesso dormi perché io non ho più forze. Tu vali per un esercito, io ho solo diciannove anni, non ce la faccio più. Laura è una cara amica e speriamo che questo secondo bimbo che aspetta non sia come te! “ Io la guardo diffidente e lei mi implora; “ Capisco che venire al mondo è subire un trauma da incidente, capisco che sei piccolo e non riesci a farti capire da noi grandi, ma almeno cerca di avere un po’ di pietà… “ Ma cosa dice? Non la capisco. Intanto mi ha annoiato e io sono stanco. Inevitabilmente mi si sono appesantiti gli occhi; credo proprio che dormirò.
  3. MyConc

    Il principe e la ladra

    Ciao@Eudes ,piacere di conoscerti. Soprattutto è stato un piacere leggerti. Ero proprio alla ricerca di questo genere di lettura. Qualcosa di bello, che ti lascia dentro immagini. Mi ha incuriosito il titolo che richiama certi film o serie televisive romantiche. Ho trovato il personaggio di Valentina un pò troppo maschile nelle sue caratteristiche e nel suo vissuto. Una ragazza spregiudicata e incurante del pericolo, padrona di sé. Non so se è dovuto alla penna maschile che scrive o alle mie aspettative femminili. Poi però, dopo l'incontro con il principe, Valentina, sembra divenire un personaggio dalla psiche quasi ingenua: una giovane che resta rinchiusa nelle pagine di un libro, su di un piccolo asteroide,accettando un quotidiano completamente opposto alla vita emancipata. Non esplora, non cerca e non trova risposte o alternative. Analizzando il principe mi viene da chiedermi se in fin dei conti sia davvero l'eroe o il predatore. Colui che la tiene rinchiusa su mondi assurdi impedendole di tornare alla realtà. Mi sono divertita a cercare dei significati capovolti. Come per tante favole inizi col raccontare un esempio di vita " normale "e poi c'è l'incontro con questo personaggio magico che fornisce i mezzi per risolvere il problema di Valentina. Devo dire che l'accostamento dei due personaggi e dei due mondi di provenienza stride, ma questo rende possibile la favola. L'ho letta con vero piacere gustando il sapore romantico che volevi far trapelare. Ho apprezzato lo stile semplice e naturale. Spero di ritrovarti.
  4. MyConc

    Quando peggio di così non si può.

    Avevo bisogno d’assistenza. Da solo non avrei potuto fare niente neanche volendo. I miei familiari cercavano di accudirmi come meglio potevano ma avevano impegni di lavoro, impegni mondani e poi, come qualsiasi altro essere umano, avevano anche loro limiti di resistenza. Io non ero proprio un peso per loro, anzi, mi amavano e si sentivano in colpa perché non potevano prendersi cura di me a tempo pieno. “ Dopotutto di cosa mi lamento? “ ragionavo, “ Mi rispettano e fanno di tutto per soddisfare ogni mia necessità. Laura, l’unica donna della mia vita, mi adora; è spesso fuori per lavoro ma appena può telefona per chiedere come sto. Intanto si è preoccupata di lasciarmi alle cure di un’ infermiera carina…” In verità Ileana, l’infermiera, non mi andava a genio, ma purtroppo non ero in condizioni di poter decidere, ero costretto a letto e mi era impossibile parlare; per quanto mi sforzassi riuscivo ad emettere solo balbettìi. Intanto le mie giornate erano abbastanza travagliate; Ileana “ l’infermiera “, mi scorrazzava da una stanza all’altra così velocemente da non permettermi neanche di mettere a fuoco gli ambienti, tenevo spesso gli occhi chiusi perché mi dolevano nello sforzo di individuare qualche oggetto familiare. Ileana mi lavava, mi cambiava, mi dava da mangiare, mi teneva compagnia; sempre lei! “ Posso assicurarvi che per me era un supplizio. “ Dai suoi modi sbrigativi non tardai a capire quanto fosse inesperta e maldestra, certamente era la prima volta che si cimentava in un’esperienza così impegnativa e sicuramente avendo mentito alla mia ingenua e generosa Laura. Il suono del campanello di casa era un punto di riferimento, ma spesso lo seguiva la comparsa di Ileana. Quando cominciai a mettere in relazione le due cose quel Din-don-doon prolungato mi metteva in allarme; la mia Laura non se ne accorgeva ed io non sapevo farmi capire. “ Un tempo parlavamo tranquillamente di tutto, lei adorava ascoltarmi, rispondermi. Ma poi da quell’ incidente terribile non mi sono più ripreso, da allora niente è stato più lo stesso. “ “ Allora caro, ti lascio con Ileana, vedi è qui… Mi raccomando non stancarti troppo tesoro. Sarò di ritorno questa sera alle otto. “ e dopo un lieve dolce bacio sulla guancia si allontana. “ Oh Laura! Perché te ne vai? Resta qui con me. Ti prego! Non conosci la mia disperazione, la mia voglia di stringerti, di sentirti vicina. “ Ma lei finge di non intuirmi, al suo posto mi appare il sorriso di Ileana e chiudo gli occhi senza speranza. “ Bene bene, mio caro Roberto! A quanto pare siamo soli; che ne dici di cominciare a toglierci il pigiama e di andare dritti in bagno a lavarci? “ Santi numi che prospettiva! Tanto per cominciare ormai odiavo il suono della sua voce, non sopportavo il suo tono confidenziale e il suo sorriso da saputella. Sapevo già cosa mi aspettava e finivo per odiarmi per la frustrante impotenza a cui ero costretto. “ Quella là”, intanto, non immaginava neppure quanto il mio animo fosse turbato mentre procedeva a svestirmi per poi passare a sfregarmi il corpo con una spugna. I suoi movimenti maldestri facevano ciondolare la mia testa da un lato all’altro; mi infilava un bastoncino nelle orecchie senza neanche accertarsi se in realtà non fosse nel naso e seguiva poi ad incipriarmi i genitali con tanta polvere profumata da provocare una reazione allergica. Guai poi se mi trovava qualche piccola ferita con la crosta cicatrizzata: il suo passatempo preferito era staccarla con le unghie. Sempre sulla carrozzella mi riportava in camera da letto e qui, sfuggendo a gomitate e unghie affilate, venivo rivestito. Inutile dirvi quanto disperatamente imploravo il ritorno di Laura. La colazione era identica al pranzo o alla cena ormai… mi infilava il cucchiaio fino alle tonsille costringendomi a ingerire strane creme o abbondanti passati di verdure. Erano immangiabili ma non osavo ribellarmi perché “ quella là “ aveva uno sguardo micidiale che sognavo anche di notte. Per non parlare di tutte le volte che mi legava qualcosa al collo per non farmi sporcare: ogni volta stringeva sempre più. Sempre allo stesso orario mi spingeva fuori in giardino; “ Che ne dici di andare al parco? “ mi chiese un giorno con la sua odiosa voce cinguettante, “ Figuriamoci se potevo risponderle! “ Mi sistemò bene il cuscino dietro le spalle e si apprestò a spingere la carrozzella per attraversare la strada. Inorridito fissai i veicoli, dal mio punto di vista enormi, venirci addosso da entrambi i lati; ricordo che tentavo di parlare, di allarmarla; mi agitavo per quanto mi era possibile, ma lei, col suo solito sorrisetto, ignorava il mio terrore. “ mi fa piacere vederti di buon umore Roberto. “ mi dice con tono sdolcinato; “ Avrei voluto strangolarla! “ Un attimo dopo sentìi un suono acuto simile al campanello della posta di casa e Ileana prese a spingere veloce correndo verso l’altro lato della strada. Fermatasi di colpo, quasi mi scaraventa giù dalla carrozzella. Le stradine del parco, ricoperte di ghiaia, mi facevano sobbalzare paurosamente ad ogni spinta. Svampita com’era poi, si fermava spesso a parlare con i suoi coetanei lasciandomi solo sotto un albero; “ ma al sole! “ a volte mi additava come se fossi una mostruosità. Quando finalmente prendeva la via del ritorno, la testa mi scoppiava e nel riattraversare la strada, gli occhi mi uscivano dalle orbite. Esausto a casa giungevo spesso privo di sensi, “ lei “, invece credeva che dormissi. Al mio risveglio era inutile il mio gesticolare per avvertirla che dovevo soddisfare i miei bisogni personali, tanto lei era tranquilla; mi aveva infilato un pannolone e aveva chiuso la porta della stanza. Come sempre dopo qualche ora ritornava all’attacco. Nel cambiarmi teneva gli occhi chiusi e comicamente si tappava il naso. Sbrigativamente provvedeva a pulirmi borbottando qualcosa di incomprensibile a denti stretti e, in malo modo, mi sbatteva sul letto. Si liberava il naso e di corsa apriva la finestra per respirare a pieni polmoni. Io non potevo trattenermi dal ridere. Dopo un’eternità passata alla finestra a chiacchierare con qualcuno di passaggio, si decide a mettermi sulla carrozzella e a portarmi in cucina. Nel farlo per poco non mi chiude una mano nella porta. Tanto per cambiare sta ancora sorridendo macabramente. In cucina solito tran-tran del bavaglio sempre più stretto al collo e sempre schifoso miscuglio ficcato fino alle tonsille. Un trillo insistente attira la nostra attenzione e lei va a rispondere al telefono; chiacchiera e ride comodamente seduta. Io ne approfitto. Ultimamente avevo scoperto la possibilità di muovermi. Dalla carrozzella mi aggrappo a un mobile e faticosamente, ma felice, mi trascino fino al divano; là mi mancano le forze e cado miseramente. Inutile parlarvi del dolore e dei miei gemiti. Ileana mi sente, mi afferra rapidamente, mi esamina attentamente per accertarsi che sia tutto intero e poi mi rimette sulla carrozzella. La guardo strabuzzato; stavolta non sorride, e questo è grave! “ Come devo fare con te Roberto? “ mi rimprovera seccata, “ Possibile che non possa lasciarti solo un secondo? Vediamo se riesco a distrarti almeno fin quando non torna Laura. “ Laura… solo sentire il suo nome mi fa rinascere. Ma ahimè! Quella sera non la vedo rincasare alla solita ora. Infatti Ileana ha acceso il televisore; ogni sera , mentre mi rilasso guardando la pubblicità, Laura, “ la mia mamma “, torna a casa. Mi agito, balbetto un po’ , emetto piccoli gridolini disperati, ma non serve a niente, anzi… Ileana mi prende in braccio e mi scorazza da un lato all’altro della stanza. “ Oh! Roby, ti prego fa il buono, è quasi ora della nanna, vedrai che la mamma tornerà presto. “ Macché! Dalla tensione di Ileana capisco che è tardi, che quella sera non era come le altre. Ileana prende a saltellare e a cantare con me in braccio, accidenti! è tremendo. Mi fa male il pancino e cosa peggiore, a causa sua, mi sono addentato la lingua. L’atmosfera si fa elettrica, piango disperato e Ileana, sempre più tesa e nervosa, cerca di mettermi nella culla. “ Ma! E’ impazzita? “ io non voglio dormire, voglio Laura, voglio scendere, piango, singhiozzo, mi dimeno come un posseduto e inevitabilmente vomito nel lettino. Ileana, spazientita sferra un calcio al comodino e si mette a piangere frustrata. Figuriamoci se io me ne sto zitto, continuo a lamentarmi e lei impietosita comincia a svestirmi; i suoi gesti sono rabbiosi, nel togliermi la maglietta non riesce a farla passare per la testa, e io panico! Sembra riprendere il controllo della situazione e mi porta in bagno. Mi lava: l’acqua è alternata a o troppo fredda o bollente! E finalmente mi veste, non senza avermi strattonato all’infinito. Stavolta mi mette a terra sul tappeto, mentre lei comincia a cambiare le lenzuola al mio lettino. Io, che mi sono un po’ calmato, afferro la prima cosa che mi viene a tiro, una pallina. La lancio e questa va a finire sotto il vicino termosifone. A gattoni la raggiungo ma, mentre sto per agguantarla mi incastro con la testa in quel po’ di spazio che c’è tra il muro e il termosifone. Sono intrappolato! Piango e strillo più di prima, Ileana si volta spaventata e ,ancor più terrorizzata, emette un grido. Si precipita da me e con mani tremanti tenta di liberarmi, dopo un po’ ci riesce e mi stringe forte a sé, poi mi porta in cucina e mi spalma una cremina fresca sulla fronte, mentre io continuo a disperarmi. Per la prima volta cerco la sua protezione… mi sento solo, impaurito, mentre lei è grande e, anche se non è la mia mamma, si sta prendendo cura di me “ a modo suo” . Mi abbraccia e mi sussurra qualche parolina dolce, poi mi canta una ninna-nanna stonata e mi porta a letto. “ Ti prego Roberto, adesso dormi perché io non ho più forze. Tu vali per un esercito, io ho solo diciannove anni, non ce la faccio più. Laura è una cara amica e speriamo che questo secondo bimbo che aspetta non sia come te! “ Io la guardo diffidente e lei mi implora; “ Capisco che venire al mondo è subire un trauma da incidente, capisco che sei piccolo e non riesci a farti capire da noi grandi, ma almeno cerca di avere un po’ di pietà… “ Ma cosa dice? Non la capisco. Intanto mi ha annoiato e sono stanco. Inevitabilmente mi si sono appesantiti gli occhi; credo proprio che dormirò.
  5. MyConc

    Il mio funerale

    Ciao@RunaCenere,Piacere di conoscerti . Complimenti per l'originalità dell'argomento scelto. Un bel racconto ricco di spunti. Riesci a legare narratore e lettore non solo nel tempo e nel luogo del racconto ma anche oltre. Susciti sovrapposizione di stati emotivi: coinvolgimento,commozione, noia, fastidio... Come ti hanno già fatto notare altri, ho trovato anche io un pò altalenante la forma scritta iniziale. Qualche punto andrebbe alleggerito come in questa frase. ( Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero, bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente. Questa frase la dividerei per renderla più leggera e scorrevole; naturalmente prendi con le pinze il mio suggerimento, non sono esperta di correzioni, esprimo solo un' impressione da lettore. La proporrei così: ( Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero. Bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente.) Complimenti, ho trovato anche delle belle frasi ad effetto, come questa: ( Oggi però ho deciso, e vi dico che le regole le cambio. E a morire su questi fogli sarò io.) Per il mio modo di vedere ,sono frasi ad effetto che, sparse qua e là ,catturano il lettore aumentano la possibilità di attrarre attenzione e consenso. Rileggendo il racconto e le riflessioni e appunti che ti hanno fatto, giustamente, gli altri, sento di poter aggiungere che la storia richiama attenzione e fiducia riguardo alla sua possibilità di essere significativa. A rileggerti.
  6. MyConc

    Lampi di Poesia 4 - Off topic

    Ciao@Ippolita2018 , (Mi è venuto il dubbio che i nuovi iscritti ancora non sappiano del contest di poesia, e che a qualcuno dei veterani possa essere sfuggita la data di sabato prossimo: pertanto chiamo a raccolta qui nell'off topic i nomi che ricordo, sperando di fare cosa gradita! @Giulia Consiglio, @AnnamariaZ, @Ali_spiegate, @Giulio Santoni, @INTES MK-69@Luca Ferrarini, @Mario74, @liagiu, @Federica.6, @EmperorOfDisaster, @dirk, @MyConc, @Johnny P, @Dark Smile, @Marta96, @Max91, @Kalim Crumben: se vi fa piacere, vi aspettiamo qui per il "riscaldamento", e sabato per la gara vera e propria. Per scrupolo, ricordo la data anche a @Irene1970, @Elisa Audino, @Marcello Furiani, @Mathiel E chissà se sono interessati anche @Miss Ribston, @AndC e @Mister Frank... ) grazie di avermi taggata in questa discussione. Confesso di non aver capito come funziona il contest di poesia. Premetto che ,per motivi di lavoro, temo di non essere capace di rispettare tempi di scadenze. Al di là di questo ho davvero bisogno che mi si spieghi, nei modi più semplici possibili, come si svolge il tutto. Purtroppo ancora mi muovo da elefante in tutti gli ambiti della community e le battute d'arresto vanificano gli iniziali sforzi. Ringrazio te, e tutti, del tempo che potrete dedicarmi.
  7. MyConc

    La dieta delle parole

    P.S. @Ragno . Ho anche letto di corsa e commentato di getto per impegni imprevisti. Perdona la punteggiatura quasi assente. Ti confesso che leggo e rileggo: La dieta delle Parole. Ciao.
  8. MyConc

    La dieta delle parole

    Wuauu... ciao @Ragno. Ho appena terminato di leggere la tua favolosa poesia. Stavo facendo un giro nelle pagine addietro e non mi sembra vero di aver trovato la tua. Era un pò che mi frullava per la testa l'idea di scrivere una poesia diversa; leggera, comica ma vera... mi chiedevo se ne esistessero e la tua mi ha proprio positivamente spiazzata. Certamente la tua non è leggera nei contenuti, a differenza della forma che la rende molto scorrevole. Riesci magistralmente a denunciare le più semplici realtà. Reale il riferimento dei primi versi dove fai ironicamente notare che, per colpa di tante forme allergiche, non si può più mangiare tutti le stesse cose, e che siamo tutti lì a puntare il dito contro i vari stili alimentari. L'introduzione di alimenti super glicemici nella nostra dieta e anche questa forma o andamento di pensiero comune dove non si partecipa più coscienziosamente nelle scelte, dove il sapere nato dallo studio e dall'esperienza viene azzerato dalla tendenza di pensiero della moda del momento. Tutti presi dall'esteriorità, dalla vanità; tutti pieni di noi stessi. Estasiata x la forma ed i contenuti. Bellissima a rileggerti.
  9. MyConc

    Ancòra!

    Ciao@Sira . E' un bel leggerti. Premetto che non sono brava a interpretare, e certamente preferisco componimenti più scorrevoli e meno impegnativi da commentare; tuttavia la tua poesia è davvero espressiva. Una delicata figura, per me femminile, in là con l'età. (Fili fili fili fili d’argento dedalo di strade snodo della mente.) Questi pochi versi hanno forza per descrivere tutto un percorso di vita della protagonista, fanno immaginare e quasi intravedere le fatiche e le tante scelte di vita alla quale nessuno può sottrarsi. (Polsi di pietra stringono l’aria vene di gemme gridano: “Ancora!”) Mi vien facile intravedere quelle mani e quei polsi stanchi che tanto hanno operato, che oggi forse non hanno altro da afferrare ma che ancora pulsano e smaniano. Bellissima chiusura. Il grido di chi non si arrende, di chi sa di aver ancora tanto da dare. A rileggerti.
  10. MyConc

    Beyond the borders

    Piacere di leggerti @Mario74 . Un dolce componimento. Un testo che suggerisce, non esprime idee; facendo così leva sulla propria immaginazione. Trovo che la forza delle parole è espressa con suggestioni allusive, appena sussurrate. Bellissima chiusura. Complimenti.
  11. MyConc

    Apparizione delle otto di sera

    Ciao@Exairesi . Poesia quasi artificiosa, essenziale. Qualità proprie della poesia ermetica. Rifiuti le forme tradizionali e convenzionali del linguaggio per ottenere un risultato enigmatico. (Era forma, la tua che sguardo posava di cenere e vento) Nessuna descrizione elaborata, ma pura esposizione nuda e cruda delle sensazioni personali. ( Sorriso irrangugibile ci divideva, io goccia cadevo sulla terra e giù, ancora, all'inferno) Qui ti è sfuggito un errore di battitura ma irrilevante. Versi sofferti, evocativi e comunicatori, dove riesci a trasmettere i turbamenti più segreti. (Tu; salvezza e dannazione sei stato e sei strazio doloroso ferita aperta nell'incontrarti per caso, all'angolo, della via.). Carica di significati allusivi e valori simbolici e stupendo il verso (nell'incontrarti per caso, all'angolo, della via.). Ecco ,non sono brava a commentare. Meriti davvero di essere letto e commentato dai bravi della community perché sapranno valorizzarti certamente meglio di me. A me sei piaciuto tantissimo. A rileggerti.
  12. MyConc

    Giovani versanti

    Bracciali di imprudenze e incertezze portano alle mani giovinetti inesperti. Affidati ai sogni, a impulsi e sensazioni, travolgono incoscienti nuovi cieli sognando e spostandosi in luoghi e dimensioni … “VIA!” gridano come treni in corsa senza concedere attenzione o ascoltare antiche saggezze. Cuori dai battiti accelerati che cavalcano onde fantasiose, e poi delle loro scelte porteranno i segni . Per molti saranno rovine e ferite… e per quanti avranno acquisito una guida saggia, dinanzi li aspetta la realtà da scalare e conquistare, quando il tempo li avrà maturati e i venti della giovinezza saranno meno forti.
  13. MyConc

    Umido d'inverno

    Ciao@liagiu . Bel componimento arricchito da note impressionistiche. Immagini vive e sintetiche. Una poesia simbolista che parla delle piccole cose per poi introdurre l'immagine dell'inverno umido come, malinconico ,dato di fatto. A rileggerti.
  14. MyConc

    Rammarico

    Nel grigiore di un parco, bagnato dalla pioggia, un anziano signore fissava ogni goccia. Il lungo cappotto e l’ombrello nero parlavano di lui e di quell’espressione fiera. In quel tardo pomeriggio, senza altrui compagnia, quel tizio ormai solo pensava con ironia: “ A me, a me solo la vita rinnega quel tanto che basta per raggiungerti in volo. Perché andar via? Perché a quel modo? Non hai afferrato nemmeno il mio perdono! Con te, mio giurato nemico, avrei ribattuto e insistito, ancora, che nella vita c’è spazio per tutti coloro. Sei stato freddo e indifferente; ti sei riempito l’animo di parole vane come il vento… Hai condannato gli altri, hai escluso me, hai voluto al tuo fianco persone marce... già vuote come te. In quella nostra eterna guerra saresti comunque stato dentro di me! Ma è stato lì, dinanzi alla tua tomba, che ti ho rivolto la mia ultima accusa: “Non avresti dovuto lasciarti perire senza una parola per me… Senza chiedere scusa! Con decoro e rispetto depongo le armi, lascio svanire il mio tormento e sereno aspetto di spendere bene il resto di vita con le cui meraviglie essa è arricchita.
  15. MyConc

    Madre

    Ciao @Ali_spiegate , (In ogni pianto ho pianto fino a farti urlare perché tutti sentissero che eri solo per me.) Questo verso è quantomai veritiero. Mi fa pensare a tutti i bambini che fanno capricci attaccati alle vesti delle loro madri. Urlano e piangono ma le loro grida sono solo una continua richiesta di attenzioni e possesso del bene materno. (Sono corso via, per cercarti in ogni donna) questi figli proiettati nel futuro; la fretta di crescere, di andar per conto loro. Alla fine si accorgono che anche nella moglie ricercano aspetti della madre. (Resto così a guardarti, a bramare l’abbraccio che non so più darti). Dolorosamente vero anche questo passaggio. Doloroso da ambo le parti. Nella realtà, anche la madre si accorge dell'abbraccio che non riceve e che è giusto che sia così. Molto bella, intensa e sentita. Complimenti.
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