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Elisa Audino

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Tutti i contenuti di Elisa Audino

  1. Elisa Audino

    Reset

    C'è qualcosa di profondamente ingiusto nel camminare su una palla sospesa che rotola su se stessa in uno spazio vuoto.
  2. Elisa Audino

    Reset

    @Ippolita2018, che commento straordinario, grazie. Mi hai anche fatto conoscere una poesia che non conoscevo e che è assolutamente nelle mie corde: disarmante e semplicissima. Per quel che riguarda la mia, la realtà è che l'ho scritta la scorsa estate, ma sebbene contasse molto per me le ho sempre attribuito uno scarsissimo valore poetico. Un amico recentemente l'ha fatta riemergere. È nata partendo da un'immagine che avevo, due mani che avevo raccolto nelle mie qualche anno fa, con un gesto così inusuale per me che sono sempre un po' rarefatta nell'emotività. Era stato un gesto istintivo e ho riflettuto a lungo tanto da scriverci sopra più volte: quelle mani raccolte per me era la comunanza e il senso di fragilità comune che si ha quando si avverte di essere simili insieme, perché finiti. Poi, avevo questa cosa in mente che ballava, quella dei dialoghi che ho spesso con persone che stanno su pareti opposte (immagine già usata anche questa), a fusi orari diversi. Camminiamo tutti sulla stessa palla, in luoghi diversi e comunichiamo e siamo umani e così fragili, perché questa palla è, indipentemente da tutte le spiegazioni scientifiche, una palla in un universo di cui non conosciamo nulla. La fragilità. È nata così, andando a capo casualmente. A volte ho dei seri dubbi di riuscire a scrivere ancora certe cose, ma sono contenta che quel che per me aveva un senso abbia trovato in altri una corrispondenza, quello stesso sentire comune che avvertivo nelle mani raccolte. Grazie ancora, tengo anche le tue mani tra le mie,
  3. Elisa Audino

    Siamo zavorra

    Ciao @INTES MK-69, o ti stai evolvendo o prima non ti leggevo con la dovuta attenzione. È molto bella questa poesia, mi ha ricordato per certi versi alcune cose di Franco Arminio, quelle più attaccate all'uomo contemporaneo e quelle in cui c'è un grido e una voce che si leva. Non ho trovato sbavature e incrinature, semmai, ma senza nulla togliere alla poesia, limerei giusto qualcosa qua e là Qui c'è qualcosa nella costruzione da sistemare, ma non riesco a girarla diversamente, forse è quell' 'a meno che' che pesa leggermente o forse è il senso che risulta non del tutto chiaro: siamo pesanti e lo saremo meno che defechiamo denaro? perché modica? nel senso che basta togliere poco denaro per alleggerire? ma se la zavorra pesa perché basta poco denaro in meno e non semplicemente defecare denaro? Siamo/restiamo zavorra a meno che il corpo non si abitui a defecare denaro? Bello questo inserto, io l'ho pensato anche senza punteggiatura o addirittura dovetitrovicomestaicosarespiri o dove-ti-trovi-come-stai-cosa-respiri. qui va alleggerito, il fiato non regge la lettura. Si può anche togliere il carnevale inesistenti, insieme le immagini dicono cmq la stessa cosa, qualcuna è di troppo. anche qui va alleggerito. Potrebbe essere un mondo calpestato da merci, deprivato del ghiaccio, la febbre sale incontrollata o qualcosa del genere. per limare potresti mettere la pira di denaro sotto il culo in un unico verso e usare l'acqua per spegnere anziché spegnere l'incendio (diventa ridondante) Questa è la mia parte preferita, soprattutto in quel 'fate molta attenzione' , che trovo quasi onnisciente, mi piace. Attenzione alla zavorra, che si ripete di nuovo e al solo sopravvivendo, potresti ridurlo a sopravvivendo e sarebbe più rarefatto. Ora non riesco ad andare a capo per qualche strano motivo, comunque la poesia mi è piaciuta moltissimo e credo che con qualche colpo di sciabola diventerà perfetta. Buona giornata!
  4. Elisa Audino

    Lampi di Poesia 7 - Off topic

    È mancato il tempo, ma non la volontà. Giornata coccole, scusate.
  5. Elisa Audino

    Lampi di Poesia 7 - Off topic

    Ah Ah, no, io sbircio sempre, devo solo capire come sono messa domani pomeriggio e se posso disinteressarmi della questione della forma.
  6. Elisa Audino

    Io qui ci vivo

    Parlano di luoghi estinti da tempo con termini pascoliani. Ma tra il fanciullino e il deserto ci sono cinque giorni e vanno dal lunedì al venerdì
  7. Elisa Audino

    Io qui ci vivo

    @Eleuterio, grazie infinite , grazie anche per quella 'cristallizzazione frantumata'. Mi ha ricordato qualcosa a me molto caro e hai colto nel segno: lungi da me attaccare la nostalgia, anzi la saudade, ma la nostalgia fine a se stessa ha un altro nome. È una fuga in in mondo inesistente e, soprattutto, distante. Un abbraccio, vado nel mio angolino pure io, ma lascio la finestra aperta.
  8. Elisa Audino

    Ti ho cercato

    Nell'Atlantico scivolato a casa nelle porte aperte dalla galanteria nelle i n te r m i t t e n z e delle scale e nel calice raccolto prima del fondo. In ogni impercettibile momento di stallo nel tabacco esterno ai locali nelle sedie di metallo borchiato nel bancone del bar il giorno di mercato nei chiacchiericci degli insonni e nei rimbalzi della mia voce. Ho conservato ogni pausa disattesa ogni non-te. Oggi no. Oggi ogni corridoio luce volto gesto galante traballa. Oggi sono lo sgabello la ghiaia sul marciapiede la vitrea indifferenza alla morbosità dei passanti il gioco perverso del tuo rilancio.
  9. Elisa Audino

    Ti ho cercato

    Grazie @(Irene), in realtà, forse perché ci ho lavorato un po' di più, io avevo l'impressione fosse un po' banale. Ma ho pensato potesse andare bene per San Valentino, tutto sommato.
  10. Elisa Audino

    Minuti nel tempo

    Via a cercarti Gregory Corso, The bomb. E poi dimmi che ne pensi.
  11. Elisa Audino

    Minuti nel tempo

    The bomb, @Roberto Ballardini? Te l'hanno già menzionata qui sopra? Me l'ha ricordata subito.
  12. Elisa Audino

    Lazzaro

    Ciao @Johnny P, sarà molto difficile dilungarmi su questa poesia, ma tendo ostinatamente a commentare quel che mi piace molto quindi ci provo. Parto da una considerazione generica: procede come una marea, senza scogli improvvisi, senza incrinature, avanzando lentamente sui propri piedi e altrettanto lentamente si arresta. Amo poco i finali 'a tema' e qui, invece, chiudi con un leggero interrogativo, continuando a camminare. Molto bello. Ora passiamo a esplorarla meglio. Ho una predilizione per l'uso dei vocaboli nelle poesie e qui mi sono affezionata a 'profilo': uso sapiente o per lo meno io ci ho letto un accenno voluto ma non marcato al profilo dei social. Perché no? Anche questo fa parte della nostra realtà quotidiana e i passanti sono anche quelli che passano da un luogo virtuale all'altro, da un'immagine all'altra. Distratti perché ormai ce ne sono così tanti che si amalgamano tutti, no? di nuovo: digitali! Suona benissimo tra i denti: distanti digitali (due consonanti dentali di seguito, dopo le altre due dentali 't' in quanti e di nuovo 'd' in mondi. Mi chiedo spesso se l'uso di certe consontanti ripetuto sia voluto, ma credo che tutto sommato sia - almeno nel mio caso è così - qualcosa che arriva per analogia, senza troppo studio. I mondi digitali sono silenziosi e stranieri alle crepe reali del soffitto di un letto e non sanno da chi farsi accarezzare, come i gatti senza padrone: delicatissimo! Bello. Di nuovo: non/notti/nude. Alveolari e dentali. Ho una passione per la linguistica e qui suona così bene quest'uso delle /n/ e delle vibranti. Ripeto: non so se è voluta, ma scivola in bocca perfettamente. Bella chiusa. Mentre Lazzaro chissà se si riposa. Ma io Lazzaro rinuncio a capire chi sia, perché nel frattempo mi sono persa nelle immagini della stanza, nel soffitto, nei profili muti e nei gatti che cercano un padrone. Lo stile prosastico è quello che prediligo, qui è usato molto bene. Non so se mi convince la centratura, dovrei provare ad allinearla, ma sono dettagli. Piace anche a me spostare le parole e non sempre vanno dove ci si aspetta. Complimenti,
  13. Elisa Audino

    Io qui ci vivo

    Ciao @INTES MK-69, ho molto apprezzato questo tuo commento e il richiamo delle canzoni. La musica cantautoriale può avere molto a che fare con la poesia e spesso ha il pregio di non cercare di voler essere una forma specifica o un esercizio di stile, proprio perché nasce dalla vita. Questa poesia, nello specifico, è nata da un reading a cui avevo assistito, il tema era la montagna - la 'mia' - e in quel momento mi aveva in un certo modo infastidito il voler creare un'immagine ormai morta e sepolta, senza riuscirne peraltro a utilizzare in modo convincente la nostalgia. Il risultato è vuoto, alcune volte, emotivamente vuoto. E lo è a maggior ragione se chi vive nei luoghi o nelle esperienze descritte avverte una certa non corrispondenza o falsità dei luoghi. Amo anche poco l'insistere sui luoghi abbandonati, perché c'è sempre qualcuno che vive l'isolamente e il deserto e quest'esperienza, la vita, mi sembra più degna. Grazie ancora,
  14. Elisa Audino

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    Da qualche tempo tiro fuori parole in un hotel stellato. A cena con uno, due, tre uomini beat discuto di cose che hanno bisogno di anonimo spazio, di asciugamani buttati a terra e della provvisorietà del vino. La piacevolezza è tale che racconto della nostra soddisfatta nostalgia senza però accennare alla ricerca costante delle tue ormai sporadiche tracce di eiaculazione virtuale.
  15. Elisa Audino

    I likes

    Grazie @Domenico S., @Lo scrittore incolore, credo che abbiate colto esattamente l'immagine che ho cercato di riprodurre. Nessun quadrilatero amoroso, appunto, ma un contrasto tra la piacevolezza della poesia in un luogo che richiama una certa nostalgia e facilita il tono confidenziale e il cercare traccia della stessa persona di cui si scrive e si parla in un misero like. Grazie di cuore per le belle parole,
  16. Elisa Audino

    I likes

    Ciao @Convulsioni, è un piacere leggere il tuo commento. Indipendentemente dal contenuto, che va a mio favore. La scelta dell'hotel e il riferimento all'eiaculazione virtuale non è casuale. Per una serie di casi della vita, gli amici e le conversazioni a cui faccio riferimento si svolgono nel ristorante di un hotel e l'hotel però richiama una serie di immagini, tra cui quella degli asciugamani buttati a terra. Devo ammettere di essere sempre molto concreta in quello che scrivo, anziché scegliere spesso registro cose che vedo. Devo spiegarti anche le eiaculazioni: sono i likes, i 'mi piace' che riceviamo su quel che pubblichiamo e, nella mia testa, una sorta di orgasmo mediocre ma cercato, soprattutto quando riguarda quelli di una persona in particolare. Grazie ancora, complimenti per la tua capacità di analisi e di scrittura.
  17. Elisa Audino

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    Ciao Stefano, ti ringrazio per il passaggio. Ognuno interpreta a suo modo ed è corretto, però sei fuori strada. Non è un quadrilatero, è un gruppo di ormai amici che si ritrovano a cena periodicamente a parlare di poesia e anche di se e nel farlo raccontano anche delle proprie storie, passate e presenti. Il lui non è un cacciatore di teste, è solo un'assenza il cui ricordo e i cui likes fanno compagnia. Grazie ancora
  18. Elisa Audino

    Poetry slam

    Qualcuno di voi ha mai partecipato a una poetry slam? Mi è capitato di fare un paio di reading e mi hanno chiesto di partecipare, il prossimo mese, a una di queste competizioni, in un ambiente molto informale (un pub) e con una buona organizzazione dietro. Ora, l'idea della gara associata alla poesia non mi piace per niente, l'idea della socialità e del fare rete moltissimo. Non ho problemi a leggere in pubblico e di solito sono a mio agio, però ho quest'idea dello slam come a una sorta di poesia rappata, con una certa oratoria e non so decidermi. Esperienze o simili sull'argomento? (Sì, la birra offerta a ogni poeta è allettante, ma non è sufficiente e, comunque, non sono sicura che qui rispettino la tradizione).
  19. Elisa Audino

    Poetry slam

    Torno su questo vecchio topic perché nell'ultimo anno, ridendo e scherzando, ho partecipato a un paio di poetry slam e mi è capitato di pormi qualche interrogativo sul cosa sia il poetry slam in Italia e cosa sia, invece, all'estero. Fermo restando che entrambe le occasioni sono comunque state utili per fare rete, mi è rimasto quel gusto in bocca che odora di 'format' e di 'zelig'. Beninteso, non che la comicità sia cosa sbagliata, anzi credo che per l'ironia e il far ridere richiedano intelligenza non comuni, oltre ad un'alta capacità performativa. Ma ho dato un'occhiata al canale del poetry slam italiano, ho conosciuto qualche nome quotato.. indipendentemente dalla competizione, che in effetti spesso è solo un pretesto, in Italia prevale un certo modo di fare poesia nei poetry slam, che usa quasi uno slang rappato e ci mette un po' di Catalano in mezzo, come se del poetry slam americano sia rimasto solo un contorno che richiama in qualche modo i rapper (a me piace il rap, non è una critica). Poi, mi è capitato di vedere che a Zelig il poetry Slam c'è finito veramente e che sul famoso canale c'è anche un premio per i 'vincitori', un gadget divertente con penna, taccuino e mi pare qualcosa su cui sfogare le proprie frustrazioni da poeta. Dopodiché mi chiedo: ok, ma all'estero? Guardo la finale inglese e ascolto i poeti recitare in modo serissimo su temi serissimi. Che ne è dello spirito originale, che in qualche modo si rifaceva a un certo modo di fare poesia nei locali americani dei beat? Sì, certo che non può essere la stessa cosa, ma sbaglio o abbiamo ancora una volta buttato sul ridere qualcosa che, invece, era nato in modo diverso? La finale inglese che ho visto io era un'eccezione o mi devo arrendere al fatto che uno strumento che poteva essere comunque interessante è diventato 'un raviolo' (mi si perdoni l'allusione)?
  20. Elisa Audino

    Flussi (corporei)

    Ogni secrezione La emettiamo in silenzio Io nel rispetto del tuo Tu nel timore di me Ogni immagine La coltiviamo a parte Le mie prolificano Di continenti Dettagli annunciati Le tue sono isole Raggiungibili a piedi
  21. Elisa Audino

    Grida solo chi può

    Lascia allora che io rompa tutto piatti giardini aspettative. Sono diverse I n c o m p a t i b i l m e n t e. Lascia che io suoni S B A M e che sposti a destra il rumore e a sinistra. Il rumore degli stereotipi quotidiani contiene verità silenziose [lo dico da sempre] dialoghi scritti cubi di cemento voti  la ricerca del colpevole [a favore di chi]. Tutto già visto. E se mi faccio divorare dall’assenza di altezza se mi faccio mangime per le fameliche bocche per i lombrichi di piazza Statuto allora poi lasciare andare se non posso andare è buttare tutto giù o sigillarmi qui .
  22. Elisa Audino

    Lista, Giuria stagionale e Annunci

    Oh, ma che bella notizia! La quotidianità mi aveva fatto completamente dimenticare i Canti d'Estate e sono particolarmente contenta siano caduti su queste due poesie. Sono una sorta di cambio di direzione, per me. Vista l'ora, offro un bicchiere di vino simbolico alla giuria (per ingraziarmela per la prossima volta, ovvio) @Roberto Ballardini, @AndC, @Talia, @Thea e ad @Anglares, che dedica sempre così tanto tempo a queste iniziative.
  23. Elisa Audino

    Se scrivere diventa un lavoro

    Personalmente, scrivere per alcuni giornali, tempo fa, mi ha riavvicinato alla scrittura. Di per sé, il giornalismo, soprattutto quello dilettante, non ha niente a che vedere con la narrativa e con la poesia, ma mi ha sbloccata.
  24. Elisa Audino

    Cosa state leggendo?

    Ho appena finito Tre piani, di Eshkol Nevo. Ho una passione viscerale per gli autori ebraici e questo libro, con le storie di tre vicini, che si sfiorano appena, mi ha toccata. L'ultima, in particolare, riporta tutto a casa e lascia quella sorta di nostalgia e accettazione tipica, per me, della letteratura ebraica. Insieme ai profumi di Israele, a una certa linearità - le case, le strade, il deserto - mista alle storie famigliari, piene di parola, rapporti, razionalità e sesso, insieme. Bellissimo.
  25. Elisa Audino

    [Gioco] Catena musicale

    Lenny Kravitz, Fly away
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